«La Polizia ticinese ha risposto alla chiamata»

«La Polizia ticinese ha risposto alla chiamata»

Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 20 gennaio 2020 del Corriere del Ticino

Uno dei temi centrali, quando si parla di World economic forum, è quello della sicurezza. A garantirla saranno la Polizia cantonale grigionese e i suoi partner, compresa quindi la Polizia ticinese, anche quest’anno presente a Davos. Una presenza che si rinnova.

Anche quest’anno la Polizia ticinese sarà attiva al WEF di Davos. Si può parlare di collaborazione storica?
«Si può parlare certamente di una presenza molto importante delle polizie cantonali a sostegno del Cantone dei Grigioni che ne ha chiesto l’appoggio. Le competenze acquisite dagli agenti della Polizia cantonale ticinese (anche grazie all’esperienza maturata proprio a Davos) sono riconosciute a livello nazionale e quindi costantemente ricercate per questo tipo di impiego».

Il dispositivo di sicurezza comprensibilmente non permette di rivelare indiscrezioni. Ma si può dire in cosa saranno principalmente impiegati i ticinesi?
«Lo ha già detto lei: per questioni tattiche non si può svelare ciò che andranno a fare gli agenti ticinesi. Per il tipo di incontri, per la notorietà dei personaggi internazionali che vi partecipano e per i temi trattati, nonché per l’attenzione mediatica che il WEF genera, la sicurezza è al primo posto delle preoccupazioni. Di sicuro chi dovrà vigilare sull’evento e i suoi frequentatori non starà con le mani in mano».

Il suo Dipartimento e la conferenza dei direttori di polizia che ruolo giocano in vista del WEF?
«Il nostro sistema federalista trova risposte adeguate anche di fronte a questo genere di impegni. Per questo la Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia è coinvolta nel processo decisionale, attraverso un gruppo ristretto di consiglieri di Stato (di cui faccio parte) che decide sugli impieghi intercantonali come il WEF o le conferenze internazionali che si tengono regolarmente in Svizzera, avallando poi il numero di agenti impiegati e decidendone anche la provenienza dai diversi corpi o concordati regionali di polizia. Le discussioni non mancano, anzi».

Il Forum economico è spesso anche l’occasione per manifestanti e contrari di mostrare l’altra faccia del WEF. Come valuta questa espressione del dissenso?
«Se guardiamo bene, l’altra faccia del WEF negli ultimi anni si mostra all’interno dello stesso WEF. Per questo invito a non fermarsi su pregiudizi stereotipati, ma a guardare tutti i contenuti del simposio. Non è un caso che anche gli oppositori hanno meno possibilità di esprimere il dissenso in loco e lo fanno nelle città, dove pure le polizie cantonali e cittadine vengono impiegate. Comunque: viviamo per fortuna in una nazione democratica e il dissenso, se espresso in forme civili, è linfa del confronto democratico».

Lei andrà a Davos nei prossimi giorni?
«No, quest’anno l’agenda non me lo permette».

Il Ticino istituzionale in che misura sarà presente nella località grigionese?
«Non sono a conoscenza di nostre presenze. Lo scorso anno eravamo presenti con il collega Vitta e alcuni parlamentari federali agli eventi organizzati dal Politecnico federale di Zurigo».

Tornando a chi dice no. Matteo Pronzini lamenta il fatto che a Davos il Ticino «spreca soldi inutilmente, vi sono altre priorità». Come replica al deputato dell’MPS?
«Ci sono sempre altre priorità. E spesso (ma non sempre) quelle di Pronzini non sono le mie».

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

“Lugano diventa capitale della Giustizia”

Il Consigliere di Stato dopo la decisione di acquistare l’ex Banca del Gottardo

È un passo decisivo quello fatto dal Consiglio di Stato: la proposta di acquistare per 80 milioni di franchi l’immobile ex Banca del Gottardo, firmato Mario Botta, oggi di proprietà di EFG Bank SA, in centro Lugano, nonché di programmare la completa ristrutturazione dell’attuale Palazzo di Giustizia permetterà di realizzare il Polo logistico delle autorità giudiziarie ticinesi. “Siamo giunti a una soluzione ottimale, dopo un lungo iter fatto di analisi, di possibili soluzioni, di proposte alternative – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Oggi mettiamo sul tavolo la visione definitiva di quelli che saranno gli spazi necessari alla magistratura per funzionare al meglio. Da un lato avremo una sede prestigiosa, come è doveroso che sia, grazie all’edificio progettato dall’architetto Botta, e dall’altro lato ci assicuriamo la possibilità di avere per i prossimi decenni il necessario spazio a disposizione per questi servizi essenziali per la collettività.”

A Lugano si concentreranno così le Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), le Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché altri servizi amministrativi del Luganese, sempre del Dipartimento delle istituzioni (e qui intendo l’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). “Andiamo a realizzare – sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ciò che la nostra Costituzione prevede. Se Bellinzona è capitale politica del Cantone, Lugano è la capitale della Magistratura. Senza però dimenticare che sarà assicurata in ogni regione la presenza di quelle autorità di maggior prossimità ai cittadini, ad esempio le Preture e le future Autorità di protezione una volta cantonalizzate. Il lavoro per portare a tetto questa impostazione è purtroppo ancora lungo. Ne sono cosciente. Però come politici abbiamo il dovere di trovare soluzione durature. Nel settore delle infrastrutture, che come Stato dobbiamo mettere a disposizione della Giustizia, oggi abbiamo tracciato una direzione chiara. Certamente ne beneficia la Città di Lugano e la sua popolazione, ma il servizio garantito in stabili dignitosi e rappresentativi darà quell’immagine positiva che la Giustizia merita anche dal punto di vista architettonico, che andrà a rafforzare il suo ruolo – già oggi percepito positivamente – nella popolazione ticinese tutta”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

La “frittata” della tassa militare

La “frittata” della tassa militare

Da www.rsi.ch/news

I vertici della protezione civile di Lugano denunciano gli effetti perversi delle nuove norme – Il bilancio del 2019

Militi che hanno finito l’assoggettamento con la vecchia legge devono continuare a pagare con la nuova: è il pasticcio, che riguarda centinaia di persone in tutta la Svizzera, denunciato ancora una volta venerdì in occasione dell’annuale rapporto degli ufficiali della protezione civile del consorzio di Lugano Città.

Per effetto di una mancata coordinazione fra il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport e quello delle finanze, da un lato la riforma dell’obbligo di servizio, che prevede un totale di 245 giorni da svolgere in modo flessibile fra i 19 e i 37 anni di età, non è ancora stata approvata dalle Camere e non sarà in vigore prima del 2021. Dall’altro, però, è già scattato il ricalcolo della tassa militare. Prima si faceva di anno in anno fino al 30mo o 32mo, mentre il nuovo meccanismo è cumulativo fino al 37mo, con la conseguenza che coloro che con il precedente sistema avevano effettuato relativamente pochi giorni di servizio si ritrovano confrontati a fatture salate per non aver toccato il traguardo di 245, un obbligo… che ancora non c’è. Fatture salate, oltre tutto, anche perché calcolate sulla base del reddito attuale. “Non si raggiunge così lo scopo di motivare il cittadino a prestare servizio volontario”, secondo il comandante Aldo Facchini, e se non è un sistema per far cassetta “allora bisogna fare retromarcia”.

“Questa misura ha creato una chiara iniquità che deve essere contrastata. L’autorità federale fiscale non voleva entrare in discussione, ma ha dovuto sedersi al tavolo”, spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, “dovranno essere fatti dei conguagli a tutela dei militi trovatisi in questa situazione che danneggia loro, ma anche l’immagine della PC”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-frittata-della-tassa-militare-12475635.html

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Al posto della banca il Palazzo di giustizia

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Stabile Botta – Il Cantone intende comprarlo per 80 milioni e trasferici tribunali e Procura Un’epoca che si chiude: per decenni è stato uno dei simboli della forza della Lugano finanziaria EFG rassicura: «Restiamo legati al Ticino e rinnoveremo gli edifici di nostra proprietà in centro»

Ottanta milioni: a tanto ammonta l’investimento del Cantone per acquistare lo stabile EFG di viale Franscini (ex Banca del Gottardo) a Lugano. Insieme all’attuale Palazzo di giustizia in via Pretorio, l’immobile costruito da Mario Botta andrà a costituire un polo per la giustizia ticinese «assicurandole così – si legge in una nota del Consiglio di Stato – per i prossimi cinquant’anni spazi adeguati e coerenti dal punto di vista della funzionalità del lavoro». Il messaggio, approvato ieri dal Governo e che ora verrà trasmesso al Gran Consiglio, contiene pure la richiesta di un credito di quasi 6,5 milioni di franchi per la progettazione della ristrutturazione e dell’adeguamento dello stabile EFG, ma anche per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria necessaria al momento del cantiere al Palazzo di giustizia. Infatti, nei prossimi anni verranno intrapresi anche i lavori di rimessa a nuova dello stabile di via Pretorio (il costo preventivato ammonta a 83 milioni) e nel frattempo il Ministero pubblico verrà trasferito nella sede di via Bossi. Si tratta di lavori importanti e di cifre altrettanto importanti: sono quasi 224 i milioni di franchi che verranno investiti nel periodo 2020/2032 per completare il nuovo polo della giustizia.

Un luogo centralissimo
«Negli ultimi anni alla ricerca di uno spazio per la giustizia – spiega il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – abbiamo valutato molte varianti, ma una delle condizioni poste era di poter disporre di uno stabile che fosse rappresentativo e degno del terzo potere» (il palazzo ex Banca del Gottardo sarà sede del Tribunale d’appello, che rappresenta il terzo potere del sistema democratico cantonale, n.d.r.). A far propendere il Cantone ad acquistare lo stabile, la disponibilità di metri quadri, la posizione centrale così come pure il suo essere un simbolo. Il palazzo è stato infatti per anni uno dei veri cuori della Lugano finanziaria. È stato la sede della Banca del Gottardo negli anni della sua massima espansione e ha poi vissuto, nel 2008, la fusione con la BSI e infine l’assorbimento in EFG.

La ripartizione e i tempi
Nella sede di viale Franscini saranno sotto lo stesso tetto tribunali e uffici, compreso il Tribunale d’appello che attualmente si trova a Locarno, il Tribunale penale cantonale e la Corte d’appello e di revisione penale, la Pretura penale e il Tribunale di espropriazione. Nel Palazzo di giustizia ristrutturato troveranno spazio invece Ministero pubblico unificato (sedi di Lugano e Bellinzona), Magistratura e Polizia. L’accordo con l’istituto bancario prevede che EFG occupi per i prossimi tre anni il palazzo Botta, dove i lavori di ristrutturazione partiranno nel 2024. Nel 2032 saranno invece terminati quelli che riconsegneranno il «vecchio» Palazzo di giustizia al Ministero pubblico.

Secondo il direttore Gobbi, «l’acquisto del palazzo EFG rappresenta non solo un miglioramento a livello logistico, ma anche un investimento per il futuro. Di immobili importanti realizzati da Mario Botta il Cantone non ne possiede molti: questo è anche un riconoscimento dell’autorità cantonale nei confronti del maestro».

Cornaredo resta un’opzione
La Città di Lugano aveva chiesto formalmente al Cantone di portare Palazzo di giustizia (o almeno una parte di esso) in una delle future due torri la cui realizzazione è prevista al nuovo polo sportivo degli eventi. Ipotesi a questo punto non più realizzabile. «Era un’opzione – spiega il capodicastero Roberto Badaracco – che abbiamo sempre tenuto in considerazione. Il Cantone però, nonostante diverse sollecitazioni, non ci ha mai fatto sapere le sue intenzioni. Le nostre porte restano comunque aperte». Ma la perdita del Cantone rischia di compromettere il progetto (che verrà tra l’altro presentato oggi)? «No», risponde il sindaco Borradori. «Una torre sarà occupata dagli uffici della città e l’altra ospiterà contenuti abitativi. Esiste ancora la possibilità che il Cantone porti degli uffici a Cornaredo. In questo caso potrebbero utilizzare parte dello stabile che sorgerà di fronte ai Pompieri». Come spiega dal canto suo Gobbi, «la variante di uno spostamento a Cornaredo era ipotizzabile per le attività amministrative, ma non certo per la giustizia». In ogni caso, conclude, «il discorso non è ancora completamente chiuso visto che abbiamo ancora altri servizi da riposizionare».

Che farà l’istituto?
EFG ha fatto sapere in una nota di «rimanere legata al Ticino» e che si concentrerà sugli stabili già di sua proprietà, come lo storico Palazzo Riva.

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 27 novembre 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12467643

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Il Cantone acquista lo stabile ex Banca del Gottardo e definisce la pianificazione delle sedi delle autorità giudiziarie

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di mercoledì 27 novembre 2019, ha approvato il messaggio con la richiesta di un credito di 80 milioni di franchi per l’acquisto dell’immobile ex Banca del Gottardo dell’arch. Mario Botta a Lugano di proprietà di EFG Bank SA, e di un credito di 6.44 milioni di franchi per la progettazione della relativa ristrutturazione e adeguamento logistico. Tale credito servirà pure per uno studio di fattibilità e per la progettazione degli spazi destinati alla sede provvisoria, necessaria al momento della ristrutturazione del Palazzo di giustizia di Lugano (PGL).

È un passaggio decisivo, quello siglato dal Governo, per l’amministrazione della Giustizia nel Canton Ticino. Oltre ad entrare in possesso di uno degli stabili amministrativi di maggior prestigio nel centro di Lugano, a meno di 300 metri dall’attuale Palazzo di giustizia, il Consiglio di Stato ha definito l’assetto logistico e infrastrutturale del futuro delle Autorità inquirenti (Ministero pubblico, Magistratura dei minorenni, Polizia), delle Autorità giudiziarie (Tribunale d’appello, Pretura civile di Lugano, Tribunale d’espropriazione, Uffici del giudice dei provvedimenti coercitivi, Pretura penale e Consiglio della Magistratura), di altri servizi amministrativi cantonali (Servizio nuove entrate dell’Ufficio della migrazione, Ufficio dell’incasso e delle pene alternative), nonché di altri servizi amministrativi del Luganese (e qui si parla dell’Ufficio del registro fondiario, dell’Ufficio di esecuzione, dell’Autorità di prima istanza LAFE, dell’Ufficio dei fallimenti, dell’Ufficio dello Stato civile, della messaggeria e verosimilmente delle Autorità regionali di protezione). Alcune modifiche nell’occupazione e assegnazione degli spazi, segnala il messaggio, potrebbero intervenire in corso d’opera, anche perché l’arco temporale per completare questa importante ristrutturazione si sviluppa dal 2020 al 2032.

Un Polo per la Giustizia ticinese
Con questa decisione il Consiglio di Stato creerà a Lugano – nelle due sedi scelte, ossia nell’attuale Palazzo di giustizia completamente ristrutturato e nello stabile ex Banca del Gottardo – un polo per la Giustizia ticinese, trasferendovi anche le autorità di prima istanza penale, quando queste precedentemente erano previste a Bellinzona nel ristrutturando Pretorio. Ma a Bellinzona si rafforzerà la presenza del Tribunale penale federale, le cui esigenze di nuovi spazi legati all’istituzione di una Corte di Appello federale indipendente decisa dall’Assemblea federale il 17 marzo 2017 saranno soddisfatte con l’assegnazione di un intero piano nel futuro Pretorio, che ospiterà pure la Polizia cantonale (con Gendarmeria e Polizia giudiziaria), la Pretura civile di Bellinzona e le Strutture carcerarie cantonali con celle per la carcerazione preventiva.

Il valore dell’immobile
Il Consiglio di Stato sottolinea l’ottima collaborazione con i vertici di EFG Bank SA. Il Cantone, dopo aver valutato attentamente diverse alternative, ha individuato nello stabile costruito dall’arch. Mario Botta ed inaugurato nel 1988 la struttura potenzialmente migliore per dare alla Giustizia ticinese oltre che una sede di prestigio, anche un immobile rispondente a tutte le necessità di spazio. A questo punto EFG Bank SA si è dimostrata disponibile ad entrare in materia sulla vendita. Per stabilire il prezzo dello stabile, il Consiglio di Stato – attraverso la Sezione della logistica – ha fatto esperire dettagliate perizie, che hanno portato in ultima analisi a stabilire un valore di 80 milioni di franchi per un edificio definito in eccellente stato e composto da 6 piani fuori terra e da 3 piani interrati, suddiviso in 4 blocchi, per una superficie totale di 24’862 metri quadrati, di cui 9mila ad uso uffici, 3mila per l’autorimessa da 106 posti auto, 4’800 per archivi e 2mila per i servizi tecnici. Il 22 novembre scorso le due parti – CdS e EFG Bank SA – hanno firmato una lettera d’intenti che, riservate le competenze del Parlamento, stabilisce i termini dell’acquisto. In particolare EFG Bank potrà rimanere nello stabile per un periodo indicativo di 3 anni dal momento dell’acquisto.

Fasi del progetto, operatività e costi
Per garantire l’operatività della Magistratura ticinese nel corso di tutte le fasi di ristrutturazione, in particolare del Palazzo di giustizia di Lugano, è stata individuata una sede provvisoria nello stabile di via Bossi, che – debitamente ristrutturato per una spesa preventivata in 5 milioni di franchi – permetterà di far spazio a quei servizi, soprattutto il Ministero pubblico, che dovranno traslocare per i lavori al PGL. Gli uffici ospitati nell’edificio di via Bossi, ossia la Pretura civile di Lugano, il Tribunale delle espropriazioni e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, entreranno invece nei nuovi spazi dell’ex Banca del Gottardo. Le varie fasi dei lavori si svilupperanno dal 2024, con la ristrutturazione dell’immobile progettato dall’architetto Botta, al 2032, quando il PGL sarà definitamente ristrutturato e consegnato al Ministero pubblico. Le uscite totali d’investimento per l’acquisto dell’ex Banca del Gottardo (80 milioni di franchi), per la sua ristrutturazione e adeguamento (55.9 milioni di franchi), per la ristrutturazione e adeguamento del Palazzo di giustizia di Lugano (83 milioni di franchi), nonché per l’adeguamento della sede provvisoria nello stabile di via Bossi (5 milioni di franchi) ammontano quindi a 223.95 milioni di franchi, che verranno investiti nel periodo 2020/2032. Al termine di un lungo iter, fatto di proposte, di analisi, di possibili soluzioni il Consiglio di Stato è convinto di presentare al Parlamento una proposta lungimirante, realistica e fattibile, che assicura alla Giustizia ticinese dei prossimi 50 anni spazi adeguati e soprattutto coerenti da un punto di vista della funzionalità del lavoro.

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Divisione della giustizia: nominata la coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica

Comunicato stampa

Il Governo ha nominato nella sua ultima seduta la Signora Chiara Orelli Vassere quale coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica presso la Direzione della Divisione della giustizia. Una nuova figura voluta dal Dipartimento delle istituzioni cui è stata attribuita la gestione istituzionale di questa importante tematica.

Classe 1965, domiciliata nella Città di Lugano, Chiara Orelli Vassere ricopre attualmente la carica di Direttrice di SOS Ticino – Soccorso Operaio Svizzero – e vanta una solida e comprovata esperienza dal profilo istituzionale anche a livello di tematiche sociali.
La Signora Orelli Vassere implementerà, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, la nuova figura di coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica, predisponendo in particolare il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Istanbul e delle leggi federali in materia.
Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, questa nuova figura coordinerà altresì la comunicazione, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore sul piano cantonale, inter-cantonale e federale.
La nomina di questa importante figura è resa nota oggi proprio in concomitanza con la ventesima Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e vuole segnare la risposta delle Istituzioni alla necessità di avvalersi di un punto di riferimento proprio in questo ambito. Un fenomeno, quello della violenza domestica, che già oggi nel nostro Cantone vede impegnati diversi servizi pubblici e molteplici enti sul territorio, che in questo periodo hanno promosso diverse lodevoli iniziative allo scopo di sensibilizzare la popolazione sull’argomento e promuovere la consapevolezza nei confronti della violenza tra le mura di casa, che non va assolutamente sottovalutata.

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta, il Consiglio di Stato ha risposto alla mozione parlamentare denominata «Comune di Astano: aiutiamolo a uscire dalla crisi con un progetto solido e a lungo termine» presentata il 16 settembre 2019 da Piero Marchesi e cofirmatari. Il Governo sottolinea in particolare che l’aggregazione di Astano, verosimilmente con il nuovo Comune di Tresa – le cui discussioni preliminari sono in corso –, è l’unica soluzione percorribile dall’ente locale malcantonese per risolvere in modo duraturo i problemi finanziari che lo attanagliano.

La risposta del Consiglio di Stato ricorda anzitutto come le disposizioni legislative entrate in vigore nel 2017 abbiano ridato una maggior autonomia ai Comuni nel valutare il tipo e la modalità d’investimento da attuare, rafforzando al contempo l’obbligo di recuperare responsabilmente e nel breve tempo un eventuale disavanzo di bilancio, nell’ottica di prevenire un dissesto finanziario irrecuperabile. La difficile situazione finanziaria del Comune malcantonese ha reso necessario l’intervento del Cantone che ha fissato il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%.
In quest’ottica, nella propria risposta il Governo sottolinea che l’aggregazione per il Comune malcantonese è l’unica via attualmente percorribile per risolvere a lungo termine i problemi strutturali di cui è oggetto. La Sezione degli enti locali sta fornendo supporto al Comune di Astano, nell’ambito delle sue competenze, per portare a termine un progetto aggregativo in termini ragionevoli e per attuare una serie di misure volte a mitigare la critica situazione finanziaria. A questo proposito, il Consiglio di Stato prende atto con piacere dei primi contatti intercorsi tra i rappresentanti del Municipio di Astano e i Comuni che confluiranno nel futuro Comune di Tresa.
Il Governo, inoltre, tiene a smentire le affermazioni riportate da alcuni organi d’informazione secondo cui una gerenza esterna possa accelerare il processo aggregativo; infatti, la procedura non cambia. Il Consiglio di Stato ritiene per contro che un organo esecutivo in carica possa tutelare maggiormente gli interessi di Astano.
Infine, il Consiglio di Stato assicura che vigilerà attentamente sull’applicazione delle norme legislative entrate in vigore due anni fa, per stimolare responsabilmente l’intervento tempestivo dei Comuni le cui finanze peggiorano in maniera critica ed evitare possibilmente il ripetersi di casi analoghi a quello del Comune di Astano.

(foto: www.astano.ch)

‘Una legge che tutela tutti’

‘Una legge che tutela tutti’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 novembre 2019 de La Regione

Fiduciari, il governo vara la revisione della normativa.
E ribadisce la necessità di mantenerla.

Finanziari sotto la vigilanza federale. Regime autorizzativo confermato per commercialisti e immobiliari.

“Una legge nata negli anni Ottanta, che risulta da un lato pienamente coerente con gli sviluppi legislativi federali, dall’altro attuale ancora oggi nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti, rafforzando la loro fiducia in una piazza economica ticinese che deve continuare a essere stabile e funzionante, valorizzando altresì i tanti professionisti seri ivi operanti”. È con queste parole che il Consiglio di Stato conclude il messaggio riguardante la revisione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid), messaggio che ha varato ieri, come segnala in una nota. Ed è con quelle parole che invita il parlamento ad approvarlo. In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985 (a tutt’oggi è l’unico cantone ad avere una legge ad hoc). La normativa è stata riformata da governo e Gran Consiglio nel 2009, con entrata in vigore tre anni più tardi del nuovo testo, dopo essere stato sostanzialmente avallato dal Tribunale federale. Siamo dunque alla seconda revisione, questa volta “dettata” dall’introduzione – il prossimo 1° gennaio – di due leggi federali: quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi). Occorre pertanto adeguare a queste ultime la legge ticinese. Il Consiglio di Stato propone quindi di abolire il regime autorizzativo cantonale per i fiduciari finanziari (gestione patrimoniale, consulenza negli investimenti…), dato che “saranno assoggettati alla vigilanza a livello federale”, ovvero alla vigilanza della Finma: sarà infatti l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari ad autorizzare l’attività. Ma il governo non si è limitato ad adattare la LFid alle imminenti disposizioni volute da Berna. Al Gran Consiglio suggerisce anche il mantenimento del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari: i commercialisti e gli immobiliari. Se il parlamento seguirà l’Esecutivo, commercialisti e immobiliari per esercitare dovranno, come oggi, essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza, organo previsto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale.

Elaborato in seno al Dipartimento istituzioni dalla Divisione giustizia, diretta da Frida Andreotti, il messaggio prima di venir licenziato dal Consiglio di Stato è stato posto in consultazione. Diversi gli enti che il governo ha interpellato: Federazione ticinese delle Associazioni di fiduciari, Autorità di vigilanza sulle professioni di fiduciario, Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Canton Ticino, Associazione bancaria ticinese, Camera di commercio, Camera dell’economia fondiaria, Centro studi Villa Negroni, Ministero pubblico, Tribunale d’appello, Ordine degli avvocati e Ordine dei notai, Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, Associazione inquilini, nonché i sindacati Ocst, Vpod, Sit, Unia e Uss. “In generale la proposta di revisione della legge viene accolta positivamente dagli attori consultati, che ne postulano il mantenimento per i fiduciari commercialisti e immobiliari, riconoscendo come il testo legi- slativo abbia creato trasparenza e certifi- cato la professionalità dei fiduciari, a tutto vantaggio dei clienti”, scrive l’Esecutivo. Una sola voce fuori dal coro: quella dell’Oad-Fct, l’Organismo di autodisciplina dei fiduciari, che ha chiesto l’abrogazione della LFid (vedi articolo sotto). Una legge che va invece mantenuta, afferma e ribadisce il capo del Dipartimento istituzioni. «Non è un’esigenza manifestata da questa o quella categoria, ma dalla stragrande maggioranza di quelle che sono state consultate – rileva Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ –. La legge tutela non solo i fiduciari che operano correttamente, ma i clienti e dunque l’intera comunità. Del resto – aggiunge il consigliere di Stato – non sono mancate le sanzioni dell’Autorità di vigilanza nei confronti anche di fiduciari commercialisti o immobiliari che tali non erano, poiché privi dell’autorizzazione a esercitare. E se pensiamo ai procedimenti penali per reati finanziari, una buona fetta degli intermediari coinvolti era abusiva. L’autorizzazione inoltre certifica il possesso di titoli di studio e di competenze professionali».

ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

Comunicarto stampa
Il Consiglio di Stato ha partecipato oggi all’esercitazione nazionale della rete integrata svizzera per la sicurezza, che si è svolta sull’arco di 52 ore consecutive tra l’11 e il 13 novembre. Il Governo valuta positivamente le attività svolte durante i tre giorni, che hanno confermato la professionalità e la preparazione degli enti incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone.

L’Esercitazione della rete integrata svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19) si è svolta a livello nazionale ed è stata coordinata a livello ticinese dalla Polizia cantonale, con la collaborazione, dove necessario, dei partner attivi nel settore della sicurezza. Dall’11 al 13 novembre, il programma ha coinvolto un totale di circa 70 organizzazioni fra servizi federali, Cantoni, Città e infrastrutture critiche di tutta la Confederazione.
L’esercitazione prevedeva uno scenario sul tema della minaccia terroristica persistente e comprendeva fenomeni criminali che, nella realtà, potrebbero toccare anche il nostro Cantone: fra questi, ad esempio, attacchi a infrastrutture critiche, emergenze sanitarie, pressione alle frontiere e possibili attentati. L’ERSS 19 si poneva l’obiettivo di mettere alla prova le strutture e le procedure di sicurezza in vigore nel nostro Paese, di fronte a una minaccia terroristica persistente. Il dispositivo ha inoltre permesso di esercitare, a più livelli, la struttura di condotta cantonale secondo il nuovo concetto di protezione della popolazione. La nuova impostazione vede, in casi gravi, l’entrata in funzione di Stati maggiori di primo intervento (SMEPI), Stati maggiori regionali di condotta (SMRC) e lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) che nella fase acuta vengono diretti dalla Polizia cantonale e dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) nelle fasi di ripristino.

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Collina d’Oro e Muzzano

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della volontà espressa dalla popolazione di Collina d’Oro e Muzzano, che non ha accettato la proposta di aggregazione tra i due comuni.

Il Dipartimento delle istituzioni riconosce l’esito della consultazione popolare odierna, che segna l’abbandono del progetto fortemente voluto dalle autorità politiche locali.
Già in occasione della consultazione dei comuni sugli orientamenti aggregativi espressi dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), esse avevano auspicato l’inserimento di uno specifico scenario aggregativo del comprensorio, che è stato recepito dal Governo e formalizzato nel PCA presentato lo scorso dicembre al Gran Consiglio.
Alla luce dell’esito della votazione, i due comuni continueranno dunque a operare con l’assetto attuale e rinnoveranno i propri organi in occasione delle prossime elezioni generali comunali dell’aprile 2020.
Il Dipartimento delle istituzioni approfondirà nelle prossime settimane il risultato del voto odierno e presenterà al Governo una proposta di messaggio che definirà l’abbandono definitivo del progetto.

(immagine: www.collinadoro.com)