“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

“I rapporti con l’Italia saranno più difficili”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sul cambio di Governo: “Il Ticino perderà interlocutori che conoscevano bene le realtà di confine”

L’Italia ha un nuovo Governo. Dopo un mese di polemiche, trattative serrate e votazioni on line, le elezioni anticipate paiono definitivamente scongiurate: sarà Conte Bis. Un Esecutivo di cui faranno parte il movimento 5 stelle, il partito democratico, Liberi ed uguali. L’esperienza leghista, almeno per il momento, è dunque consegnata alla storia. Ma quel che succede al di là della frontiera può avere un certo peso anche a casa nostra. Secondo il direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato da TeleTicino, la perdita degli interlocutori leghisti complicherà i rapporti tra Svizzera ed Italia.
“C’erano persone a livello di Ministero e sottosegretari che conoscevano molto bene le realtà di confine. Molti provenivano dalle Province di Como e Varese” spiega il Consigliere di Stato. “Mancando questi interlocutori, dobbiamo riallacciare le discussioni. Avevamo dei contatti diretti che ci permettevano di anticipare e sensibilizzare su certi problemi, soprattutto la questione di Campione, che rimarrà ancora irrisolta. Se il Governo italiano non vorrà seguire quanto proposto, come per esempio posticipare l’entrata di Campione nello spazio doganale europeo e italiano, ci saranno gravi conseguenze per i campionesi e per noi, che dovremo rivedere determinati accordi e risolvere la questione finanziaria”.
Tra i vari fronti ancora aperti non c’è soltanto Campione d’Italia, ma anche quell’accordo fiscale che da anni giace impolverato sui tavoli della politica. Dato per morto a più riprese ormai sono in pochi a crederci ancora. Tra di loro sicuramente non figura Norman Gobbi

http://teleticino.ch/il-tg/i-rapporti-saranno-piu-difficili-NI1648690

 

 

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016. Questo, nell’attesa di poter verificare l’esistenza delle condizioni favorevoli a un accordo, dopo le comunali del 2020.
Nel luglio del 2016 il Consiglio di Stato ha ufficialmente dato avvio al progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio, costituendo la Commissione di studio composta da rappresentanti dei municipi di Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Cevio e Linescio. La Commissione ha allestito un proprio rapporto nel 2018, sottoponendolo per esame preliminare alla Sezione degli enti locali.
Il Governo, preso atto dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione e il Dipartimento delle istituzioni, ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Pur con il riguardo – anche finanziario – che sempre è riconosciuto alle regioni discoste, come concretamente verificabile alla luce delle numerose aggregazioni realizzate, aspettative come quelle finora prospettate in questo caso sono del tutto inconciliabili con un realistico impegno cantonale. La procedura avviata nel luglio 2016 è pertanto sospesa e la Commissione di studio è sciolta, come peraltro richiesto dalla Commissione stessa.
Il Governo auspica che i futuri amministratori locali dei comuni del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili, dopo il rinnovo dei poteri comunali del prossimo aprile 2020, ritenuto che il percorso aggregativo è in primo luogo nell’interesse delle comunità coinvolte e delle prospettive regionali nel contesto di oggi.

(immagine da www.cevio.ch)

Polizia cantonale: nominato il nuovo Capo Area della Gendarmeria

Polizia cantonale: nominato il nuovo Capo Area della Gendarmeria

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato il cap Marco Zambetti, attuale responsabile del Reparto Giudiziario 2, alla funzione di nuovo Capo Area della Gendarmeria. Dal 1° gennaio 2020 subentrerà al tenente colonnello Decio Cavallini, che passerà al beneficio della pensione al termine della sua brillante carriera professionale nella Polizia cantonale.
Marco Zambetti, classe 1968, è entrato nel Corpo della Polizia cantonale nel 1989 e ha fatto parte della Gendarmeria sino al 1998. Dal 1. settembre 1998 opera in seno alla Polizia giudiziaria, area nella quale ha maturato una notevole esperienza, quale inquirente e responsabile, nel servizio antidroga e nei commissariati locali. Dal 1. dicembre 2010 è Ufficiale responsabile del Reparto giudiziario 2. Nel 2014 ha rivestito per 9 mesi, parallelamente alla sua attività professionale in seno alla Polizia cantonale, il ruolo di Direttore ad interim delle Strutture carcerarie Cantonali. Le competenze acquisite negli anni di servizio in ambito operativo, gestionale, di accompagnamento a importanti progetti legislativi e nella conduzione di svariate operazioni di Polizia, potranno costituire un sicuro valore aggiunto nel suo nuovo ruolo di Capo Area della Gendarmeria.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri al neo nominato ed esprime i ringraziamenti più sentiti al tenente colonnello Decio Cavallini, che passerà al beneficio della pensione il prossimo 31 dicembre. Assunto in Polizia cantonale il 1. dicembre 1984 quale Ufficiale aggiunto con il compito di dirigere i Reparti speciali, Cavallini è stato in seguito responsabile della Sezione Comando, unità specializzata della Polizia cantonale. Dal marzo 1993 è stato promosso al grado di capitano e nel 1999 è stato chiamato a dirigere l’allora Gendarmeria del Sopraceneri. Dall’ottobre 2001 ha ricoperto la funzione di Capo di Stato Maggiore, dove ha diretto numerose e importanti operazioni di Polizia fino al 2003. Nell’ottobre 2005 è stato promosso al grado di maggiore e dal gennaio 2007 ricopre la funzione di Capo Gendarmeria. Nel gennaio 2012 è stato promosso al grado di Tenente colonnello. Attualmente ricopre pure la funzione di Presidente dei Capi Gendarmeria in seno al concordato romando di Polizia (RBT) e nell’arco della sua carriera è stato membro di diverse commissioni a livello nazionale.

Marco Zambetti

Italia, crisi sentita in Ticino

Italia, crisi sentita in Ticino

Da www.rsi.ch/news

Alcuni dossier aperti rimarranno in sospeso.
La collaborazione con la Lombardia può comunque continuare

La crisi italiana conclamata mercoledì con le dimissioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha ripercussioni anche in Ticino.
Alcuni dossier aperti tra Svizzera e Italia rimarranno dunque in sospeso. In particolare, quello legato all’accordo fiscale sui frontalieri. “Questa interruzione della continuità verso Roma da parte del Governo lombardo sicuramente interrompe anche questi passi che si erano compiuti su questo fronte, ma anche su altri, penso in particolar modo anche all’altro dossier che è molto caldo, perché non è sul confine, ma proprio all’interno del nostro territorio che è il caso di Campione d’Italia sul quale c’eravamo più volte confrontati con loro”, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi.
Ma non ci sono solo notizie negative, la collaborazione con il Governo lombardo, che non decade con quello centrale, continua, ha affermato Gobbi. “L’importate per noi è continuare a lavorare con la regione Lombardia e risolvere i problemi puntuali nell’ambito delle nostre competenze, ma di continuare anche a lavorare nella risoluzione di oggetti, che non sono nostre competenze, ma che vorremo sottoporre ai rispettivi Governi nazionali”.

Il Canton Ticino alla Fête des Vignerons 2019

Il Canton Ticino alla Fête des Vignerons 2019

Comunicato stampa

Il Ticino si appresta a vivere da protagonista l’edizione 2019 della Fête des Vignerons: sabato 27 luglio a Vevey (VD) è infatti in programma la giornata speciale dedicata al nostro Cantone. Per l’occasione sono state ideate numerose attività, che culmineranno in una parata con circa 600 persone attraverso la città, per giungere nei pressi dell’arena allestita direttamente sul lago Lemano.
Il 27 luglio 2019 il Cantone Ticino parteciperà alla prossima edizione della Fête des Vignerons con una «Giornata cantonale», i cui contenuti sono stati anticipati nel corso della conferenza stampa lo scorso 13 maggio. Il Consiglio di Stato, con questa presenza ufficiale, omaggerà la tradizione identitaria svizzera e renderà onore al contributo ticinese a questo grande evento: come noto, il regista Daniele Finzi Pasca ha creato, con Julie Hamelin Finzi, lo spettacolo al quale ruota la Fête des Vignerons 2019, del quale sarà anche regista.
Il nostro Cantone sarà rappresentato a Vevey da una delegazione istituzionale, mentre Ticino Turismo proporrà diverse attività di promozione del nostro territorio all’interno di uno spazio espositivo, con momenti folcloristici e musicali e un ampio spazio dedicato al settore vitivinicolo ticinese. Anche l’associazione Ticinowine sarà presente, all’interno del padiglione nazionale di Swiss Wine. Va infine ricordata l’iniziativa della rassegna gastronomica «Sapori Ticino», che ha creato la «Maison Ticino» nella quale saranno proposte alcune eccellenze culinarie del nostro territorio.

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Premio “Comune innovativo 2020”: 12 comuni in concorso con 21 progetti

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

Il 30 giugno 2019 si è conclusa la fase di raccolta delle candidature dell’edizione 2020 del premio “Comune innovativo”. Al concorso hanno preso parte 12 Comuni ticinesi che hanno presentato un totale di 21 progetti nelle due sezioni previste dalla competizione, ovvero “Comunità SMART” e “Innovazioni in Comune”. La proclama-zione dei vincitori avverrà nel mese di febbraio del 2020.
La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collabora-zione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), esprimono soddisfazione per il buon interesse dimostrato dagli enti locali al concorso “Comune inno-vativo”. Sono stati infatti 21 i progetti presentati da 12 Comuni ticinesi: nello specifico 13 candidature sono state inoltrate nella sezione generale “Innovazioni in Comune” (rivolta ai progetti organizzativi) mentre 8 iniziative sono state invece proposte nella sezione “Comu-nità SMART” (dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie).
La buona adesione alla competizione testimonia l’impegno costante dei Comuni ticinesi nel cercare di trovare soluzioni innovative per soddisfare i bisogni della comunità e al con-tempo conferma la sensibilità delle realtà locali nell’identificare progetti all’avanguardia per assolvere i propri compiti istituzionali e migliorare la propria organizzazione.
I vincitori del concorso saranno decretati in occasione della seconda edizione del Simposio Cantone-Comuni che avrà luogo nel corso del mese di febbraio del 2020.

Elenco dei progetti candidati al premio “Comune innovativo”

 

 

Titolo

Comune

Sezione del concorso

Comunità SMART

Innovazioni in Comune

1 Incentivare il ripopolamento Acquarossa

 

X

2 Pubblicazione su Acquarossa Acquarossa  

X

3 Aula nel Bosco Bioggio  

X

4 Bar baretto nel Parco Bioggio  

X

5 Servizio di trasporto dedicato alle persone anziani per l’aiuto alla spesa Bioggio  

X

6 Sportello zanzara tigre Bioggio  

X

7 Re-innovation for re-population Blenio, Acquarossa  

X

8 Sportello lavoro Cadenazzo  

X

9 Apiario didattico Capriasca  

X

10 Lugaggia Innovation Community Capriasca

X

 
11 Record management e archiviazione elettronica Locarno  

X

12 Piattaforma eGov Lugano  

X

13 Rinnovo scuola elementare Massagno

X

X

14 Revisione immagine turistica Melide

X

 
15 SmartxME Mendrisio

X

 
16 SoernGO Sorengo  

X

17 App Comune di Stabio Stabio

X

 
18 Archiflow Stabio

X

 
19 Instagram Stabio

X

 
20 Sportello elettronico Stabio

X

 
21 Ufficio eneregia Stabio  

X

 

 

 

Meno tasse per tutti

Meno tasse per tutti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

La manovra fiscale accolta all’unanimità dal Consiglio di Stato prevede la riduzione del moltiplicatore cantonale e dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle aziende.
Vitta (Dfe): ‘Se non facessimo nulla scivoleremmo agli ultimi posti della classifica.

Giù il moltiplicatore cantonale di due punti percentuali, eventualmente anche di quattro dal 2025. E un «accordo politico» in seno al Consiglio di Stato che promette, dopo l’estate, misure mirate in ambito scolastico e per le fasce più bisognose della popolazione per una spesa di circa 30 milioni nel periodo 2020-2024. Così il governo bilancia l’operazione di ritocco fiscale – aliquota dell’imposta sull’utile delle imprese dal 9% all’8% dall’anno prossimo fino al 2024, poi al 5,5% dal 2025 – che trae origine dalla riforma federale, volta a tassare alle stesse condizioni l’utile delle persone giuridiche abolendo i regimi privilegiati. «Tutti i cantoni stanno abbassando l’onere complessivo per le persone giuridiche: se non facessimo nulla, scivoleremmo agli ultimi posti della classifica intercantonale, perdendo competitività», mette in guardia Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, presentando la manovra fiscale alla stampa. «L’obiettivo della riforma cantonale – prosegue – è quello di mantenere il substrato fiscale delle persone giuridiche e proporre un sistema aggiornato alle esigenze odierne per le persone fisiche». La riduzione del coefficiente cantonale d’imposta avanzata dal governo è temporanea, ed è pronta a cadere quando vedrà la luce la riforma della Legge tributaria cantonale a cui l’Esecutivo inizierà a lavorare già nel corso della legislatura, con l’obiettivo di proporre interventi più mirati e differenziati fra varie categorie di contribuenti. Stando però allo stato attuale delle cose, l’impatto complessivo del pacchetto fiscale presentato ieri implicherà dal 2025 un minor incasso per lo Stato di poco superiore ai 100 milioni, e per i Comuni di poco inferiore ai 50 milioni.

Comuni compensati
L’onere della riforma sugli enti locali sarà in parte compensato dal Cantone con un contributo di 9 milioni di franchi l’anno. Nell’ottica poi di «rafforzarne l’autonomia» sarà concesso ai Comuni di applicare, dal 2025, un moltiplicatore differenziato tra persone giuridiche e persone fisiche, spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Tra i due moltiplicatori non ci potrà tuttavia essere una differenza superiore al 20%, a partire da un moltiplicatore minimo fissato al 40%. Misure peraltro discusse con gli enti locali e volute per non aprire sfide troppo fratricide, scongiurando il rischio di ‘dumping fiscale’». Evitando cioè che i comuni con poche aziende sul territorio possano approfittarne proponendo prelievi fiscali irrisori. «Tenendo poi presente che le persone giuridiche non votano…», rileva ancora Gobbi.

Accordo politico in cinque punti
Nel patto concluso al tavolo del Consiglio di Stato, con cui di fatto è stato possibile assicurare l’appoggio del ministro socialista Manuele Bertoli agli sgravi fiscali (leggi a lato), non sono compresi soltanto i milioni destinati alla scuola e alla socialità, di cui abbiamo detto in apertura. I punti dell’accordo sono cinque: ai due crediti milionari si aggiunge la volontà di presentare “entro la fine del 2019” un messaggio “per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensioni” degli statali e “quantificate al momento a 500 milioni”. Sempre in ambito di previdenza, si promette l’adozione di una “definitiva” e soprattutto “equa soluzione” concernente il futuro sistema previdenziale dei consiglieri di Stato, “tenendo conto dei lavori di approfondimento già effettuati dalla commissione del Gran Consiglio che si occupa del tema” (come noto, quello dei vitalizi dei ministri è uno dei dossier rimasti bloccati in parlamento la legislatura scorsa). E da ultimo vi è l’obiettivo condiviso “di presentare il preventivo 2020 in equilibrio”, con la necessità di “definire delle priorità d’intervento per gli anni a venire”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

La riforma: Un fisco più leggero per stare al passo
Sì unanime del Governo al nuovo piano di sgravi: a regime l’impatto sarà di 106 milioni – Giù l’onere per le imprese Scenderà anche l’imposizione per le persone fisiche – È accordo politico su educazione, socialità e Cassa pensioni

Un pacchetto fiscale da 106 milioni di franchi (a regime dal 2025) che sgrava società e cittadini e attribuendo ai Comuni maggiore autonomia fiscale. Ma non è tutto. La notizia, politicamente parlando, è che il Governo ha accolto all’unanimità la riforma, che sarà accompagnata da investimenti per una trentina di milioni nel settore della scuola e della socialità, unitamente ad una maxi-iniezione da 500 milioni di franchi, per il risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

La materia, per i non addetti ai lavori, è di quelle ostiche. Andiamo quindi con ordine. La necessità di questa riforma a livello cantonale nasce dal voto popolare a livello federale dello scorso 19 maggio, quando gli elettori svizzeri hanno approvato la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) che entrerà in vigore il primo gennaio del prossimo anno e abolirà in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Tutti i Cantoni hanno quindi iniziato ad adattarsi a queste nuove disposizioni. E il Ticino non fa eccezione: «Se non facciamo nulla, siamo fuori dal mercato», ha affermato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta nel presentare la riforma. E così, per compensare la fine dei regimi privilegiati, la riforma cantonale prevede la riduzione in due fasi dell’aliquota dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che passerà dall’attuale 9% all’8% nel periodo transitorio 2020-2024, e infine al 5,5% a partire dal 2025, quando l’imposizione unica delle imprese sarà effettivamente a regime. Christian Vitta ha quindi sottolineato che, senza questa misura, il nostro cantone rischierebbe di trovarsi negli ultimi posti della «graduatoria» dell’onere fiscale massimo: in parole povere, il Ticino rispetto al resto della Svizzera sarebbe tra i meno attrattivi dal punto di vista fiscale per le imprese. La riforma è quindi stata impostata per mantenere il cantone nella media nazionale. Ma il progetto presentato ieri non si ferma qui. La riforma prevede infatti anche una riduzione del moltiplicatore cantonale in due fasi: dal 100% passerà al 98% nei quattro anni di transizione, per poi fermarsi al 96% dal 2025. Questa ultima riduzione del 2%, però, potrà avvenire solo su decisione del Gran Consiglio. Va poi segnalato che, come annunciato da Vitta, il Governo intende presentare nel corso di questa legislatura una revisione generale della Legge tributaria che potrebbe sostituire quest’ultima misura sul moltiplicatore cantonale.

Un’altra questione che ha fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la perdita che i Comuni registreranno in seguito alla riduzione dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Per limitare l’impatto sugli Enti locali, nella riforma il Governo ha previsto un contributo annuale di 9 milioni di franchi per i Comuni, che quindi dovrebbero registrare una perdita complessiva intorno a 60 milioni di franchi. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Come spiegato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, a partire dal 2025 il progetto prevede di permettere ai Comuni di differenziare il loro moltiplicatore tra persone fisiche e persone giuridiche. «Si tratta di una misura che rafforza l’autonomia comunale. Dobbiamo ricordarci che il nostro federalismo è anche fiscale. Con il moltiplicatore differenziato a livello comunale diamo più autonomia agli Enti locali», ha sottolineato il consigliere di Stato, che ha poi precisato: «Le uniche limitazioni riguardano il differenziale massimo tra il moltiplicatore per le persone fisiche e giuridiche che non potrà superare il 20%, e il moltiplicatore minimo che non potrà scendere sotto il 40%». Gobbi ha infine precisato che queste misure saranno accompagnate da un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020.

Detto delle misure della riforma fiscale, veniamo ora all’impatto che queste avranno sui conti cantonali e comunali. Le ripercussioni finanziarie durante il periodo di transizione 2020-2024 dovrebbero essere quantificate in una perdita di 34,8 milioni per il Cantone e 10,2 per i Comuni. L’ulteriore impatto previsto dal 2025 porterebbe a una perdita di 71,2 milioni per il Cantone e 36 per i Comuni. L’impatto complessivo della manovra dovrebbe dunque essere il seguente: meno 105,9 milioni di franchi per il Cantone e meno 46,2 milioni per i Comuni. In questo senso, va detto, il consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato: «L’obiettivo del Governo è di presentare il prossimo anno un preventivo in equilibrio. Dal 2021, invece, sarà necessario darsi una rotta per mantenere sostenibile l’impatto della riforma».

 

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Comunicato stampa

Il 19 maggio 2019 la popolazione svizzera ha approvato alle urne la Legge federale del 28 settembre 2018 concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Tale riforma abolisce in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Di conseguenza, in Svizzera, tutte le persone giuridiche dovranno essere tassate sull’utile alle stesse condizioni.
A seguito delle modifiche federali, una buona parte dei Cantoni ha annunciato o già messo in pratica una riduzione delle aliquote riferite all’imposta sull’utile delle aziende, in diversi casi anche in maniera importante.

In questo contesto vi è ora la necessità di adeguare anche il quadro legislativo del nostro Cantone, cercando anche di assicurare al Ticino e al suo tessuto economico un adeguato livello di competitività nel confronto, in particolare, con il resto della Svizzera. Allo stato attuale il Ticino rientra infatti tra i Cantoni a fiscalità ordinaria elevata per le imprese e, in assenza di interventi, la sua posizione è destinata a peggiorare sensibilmente in ragione delle riduzioni di aliquota previste nel resto del Paese, scivolando nelle ultime posizioni della graduatoria intercantonale.

In questo senso gli interventi proposti, ed in particolare il progressivo avvicinamento in due tappe alla media intercantonale dell’onere fiscale delle persone giuridiche riducendo l’aliquota di imposizione prima all’8% (per il periodo 2020-2024) e a seguire al 5.5% (dal 2025), mirano a consolidare il substrato fiscale a beneficio del Cantone e dei Comuni, garantendo la possibilità di erogare servizi a favore della popolazione ticinese. In questo modo si riduce altresì il rischio di partenza dal nostro territorio anche delle aziende tassate ordinariamente ed in particolare delle tante piccole e medie imprese che compongono il nostro tessuto economico, le quali, in assenza di adeguamenti legislativi, potrebbero essere indotte a trasferirsi in altri Cantoni dove saranno praticate aliquote fiscali più vantaggiose.

La riforma federale ha introdotto anche un ulteriore margine di manovra a favore dell’innovazione e delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, che si intende sfruttare in modo che il nostro Cantone possa rafforzare ulteriormente la propria strategia di sviluppo economico che pone l’accento sulle attività innovative a beneficio di una crescita equilibrata del nostro territorio.

Accanto all’imposizione delle imprese, la riforma cantonale proposta interviene anche sulla fiscalità delle persone fisiche attraverso una riduzione in due tappe del coefficiente d’imposta cantonale, di cui beneficeranno tutte le categorie di contribuenti. La prima fase prevede una riduzione del coefficiente cantonale d’imposta dall’attuale 100% al 98% (2020-2024), con possibilità di proroga e ulteriore riduzione al 96% su decisione del Gran Consiglio a far tempo dal 2025, qualora nel frattempo non sia entrata in vigore una riforma generale della nostra Legge tributaria. Il Governo intende infatti affrontare, nell’ambito della corrente legislatura, una revisione generale della Legge tributaria (i cui contenuti portanti risalgono al 1976), avendo un occhio di riguardo in particolare al tema della fiscalità delle persone fisiche. In questo ambito saranno considerati, oltre i cambiamenti generali in atto nella nostra società, anche gli atti parlamentari più rilevanti presentati in questi ultimi anni.

Dal profilo finanziario la riforma presentata risulta essere equilibrata sia per il Cantone che per i Comuni, per i quali sono state previste misure mirate nell’ottica di limitare l’impatto dei cambiamenti legislativi federali e cantonali e di aumentarne l’autonomia in ambito fiscale, permettendo un miglior adattamento al singolo contesto. In particolare si prevede un riversamento annuo ai Comuni di 9 milioni di franchi da parte del Cantone e l’introduzione, a partire dal 2025, della possibilità per i Comuni di differenziare il moltiplicatore comunale tra persone fisiche e persone giuridiche con un differenziale massimo di 20 punti percentuali, ritenuta una soglia minima del 40%. Questi cambiamenti saranno accompagnati con un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020, così come con una proposta per evadere le due iniziative legislative dei Comuni depositate a inizio 2019.

Il Governo sostiene all’unanimità il messaggio di riforma fiscale presentato, auspicando che il dibattito politico possa essere affrontato con un approccio costruttivo e lungimirante.

Accanto allo stesso il Consiglio di Stato si impegna, pure all’unanimità, a portare avanti, nell’ottica di un accordo più esteso, una serie di misure e progetti, volti a rispondere alle esigenze future e a risolvere alcuni problemi aperti. In particolare, nel periodo 2020-2024 saranno adottate delle nuove misure, nel settore dell’educazione e della socialità, per un onere complessivo di circa CHF 30 Mio che permetteranno di rispondere alle esigenze presenti nel settore dell’educazione avendo riguardo particolare per la scuola dell’obbligo e della socialità in particolare per le fasce di popolazione più bisognose e deboli. Le misure saranno sviluppate nel dettaglio durante l’estate predisponendo i necessari atti legislativi o esecutivi da considerare in modo complementare alla riforma fiscale. In ambito previdenziale sarà presentato entro la fine dell’anno un messaggio per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensione espresse dall’IPCT e quantificate al momento in CHF 500 Mio e si collaborerà con la Commissione del Parlamento che si occupa del tema alla ricerca di una definitiva ed equa soluzione per il futuro sistema previdenziale concernente i Consiglieri di Stato. Infine, il Governo si pone l’obiettivo di presentare il Preventivo 2020 in equilibrio, definendo per gli anni futuri delle priorità d’intervento.

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Saignelégier – 23 giugno 2019

– Fa stato il discorso orale –

Che onore!
Grazie!

Gentili signore, egregi signori

In questa giornata ricca di significati sono estremamente felice di rivolgermi a voi a nome del Governo ticinese, del Cantone che più di tutti volle, fortissimamente volle, seguire l’anelito di libertà, di autonomia, ma pure di progettualità delle cittadine e dei cittadini giurassiani.

Sono onorato e orgoglioso di quanto fecero i ticinesi. Per questioni anagrafiche io non partecipai al plebiscito nei confronti della nascita del ventiseiesimo Cantone elvetico. Lo fecero sicuramente i miei genitori.

54’109 ticinesi andarono a votare. 50.956 misero il loro sì a favore della creazione del nuovo Cantone. Con una percentuale “bulgara”: il 95,1 per cento! Da Leventinese sono fiero di constatare che ben 7 Comuni del mio distretto votarono senza alcuna opposizione alla nascita del Canton Giura. E li voglio citare: Anzonico, Bedretto, Calonico, Calpiogna, Campello, Rossura e Sobrio. In totale furono 26 i Comuni ticinesi in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini misero il loro SÌ nell’urna!

In quell’occasione il Consiglio di Stato trasmise alla Costituente della Repubblica e Cantone del Giura il seguente telegramma: “Il Governo del Cantone Ticino saluta con lo splendido voto del suo popolo il Giura assunto oggi a dignità di Cantone. Si rinnova e si consolida, in autentico spirito democratico, la Svizzera che vive nel costante confronto di stirpi e culture diverse, uguali in dignità e libertà”.

Sono nato ai piedi del massiccio del San Gottardo, ma a sud, non a nord. Dalla parte quindi di una minoranza. Il Ticino è entrato a far parte della Confederazione nel 1803 attraverso l’Atto di Mediazione voluto/imposto da Napoleone Bonaparte, che aumentò il numero di Cantoni. Questi Cantoni potevano così partecipare al funzionamento federalista della Confederazione Elvetica, e con un’ampia autonomia legata alle profonde differenze – di lingua e di religione in particolare – che avevano tra loro.

La vostra storia rappresenta l’autodeterminazione di un popolo, che all’interno di un quadro di riferimento imposto dal Congresso di Vienna ha voluto affermare le proprie caratteristiche: una lingua diversa, una religione diversa, dunque una cultura diversa.

Il vostro è un processo democratico – peraltro in sé non ancora concluso – che ha rafforzato nella grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri il profondo spirito elvetico fondato sulla libertà, e che fa della Svizzera una Willensnation grazie al suo federalismo. Quella votazione è stata come una ventata d’aria fresca per la democrazia. Il vostro slancio ha risvegliato molte coscienze, confermando la grandezza del nostro sistema federalista.

Personalmente mi sento molto vicino allo spirito che vi ha animato e che vi anima tutt’ora. Il mio percorso politico è nato battendomi per affermare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione. Per fare aprire gli occhi sulla pericolosità di non accordare forza e valore alla minoranza italofona elvetica. Per far capire che Berna non poteva trattare il Ticino come una periferia negletta della Confederazione. In un sistema federalista ogni Cantone deve poter esercitare la sua autonomia e il potere federale non può accollarsi tutti i compiti.

Perché questo amore per la causa giurassiana da parte dei Ticinesi? Il nostro Cantone nacque sotto il motto “Liberi e Svizzeri”. L’amore per la libertà, l’indipendenza e la coscienza di essere “particolari” ci unisce in questo Paese confederato, dove – ricordiamolo – i Cantoni non sono delle circoscrizioni amministrative, bensì piccoli Stati con tutta la loro dignità. Infatti, il Ticino e il Giura sono entrambi Repubbliche e Cantoni.
Allora, questo motto “Liberi e Svizzeri”, avantutto liberi e poi svizzeri, è il legame profondo che ci unisce e che ha permesso di accogliere il vostro Popolo libero come 26esimo Cantone svizzero.

Viva quindi tutti i Cantoni svizzeri.
Viva la Repubblica e Cantone del Giura.
Viva la libertà.

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Il Consigliere di Stato spiega la nuova imposta di circolazione

L’obiettivo era chiaro da alcuni anni: far pagare meno imposte di circolazione ai ticinesi. Con il nuovo sistema di calcolo approvato dal Governo settimana scorsa il risultato è stato raggiunto. “Una sfida non facile – commenta il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché i fattori in gioco erano molteplici. Da un lato favorire chi circola con vetture efficienti, che producono meno emissioni di CO2 e quindi meno inquinamento, ma dall’altro nemmeno penalizzare eccessivamente chi guida un’auto, diciamo, normale. Si è tenuto conto anche dell’impatto che una vettura ha sull’infrastruttura stradale e dei costi che genera.  E poi il criterio più importante era quello di far rientrare l’importo di queste imposte nella media svizzera o al di sotto. Ci siamo riusciti, abbassando del 5% il totale della cifra che i ticinesi pagano allo Stato per viaggiare sulle strade. Una diminuzione di 5 milioni di franchi. Mi sembra per il momento una buona operazione, pensando che si può sempre fare meglio, ma che non sempre il meglio è pure fratello del giusto”.

Intanto però piovono le critiche, che non sono mancate in tutta la fase che ha preceduto questa proposta fatta propria dal Governo: “Beh, lo sappiamo: l’imposta di circolazione – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzione Norman Gobbi – è uno dei temi più sentiti, perché tocca sostanzialmente tutti noi. Adesso vedremo che cosa deciderà di fare il Parlamento (al quale affidiamo pure la possibilità di intervenire direttamente nei prossimi anni definendo il gettito totale da prelevare mediante l’imposta di circolazione) e capiremo pure se questa soluzione verrà sottoposta al giudizio del popolo. Ricordo che sono state presentate due iniziative popolari a tal riguardo. Da parte mia sono soddisfatto del risultato ottenuto, perché finalmente con questa formula semplice si premiano le vetture che hanno un minor impatto dal punto di vista ambientale e da quello dell’uso dell’infrastruttura stradale, riuscendo a ridurre mediamente in costi per gli automobilisti ticinesi e a essere per tante categorie di vetture molto al di sotto dei costi che invece pagano i cittadini del resto della Svizzera. Respingo poi categoricamente la critica di chi sostiene che non si diminuirà l’incasso totale sulle imposte di circolazione. Se dovessimo mantenere l’attuale sistema di calcolo, nelle casse dello Stato – facendo le proiezioni – entrerebbero 112 milioni di franchi nel 2022. Con la soluzione proposta invece i ticinesi pagheranno in totale 103,7 milioni di franchi nel 2022. Una bella differenza! In più le entrate legate all’imposta di circolazione corrispondono ai costi per il mantenimento dell’infrastrutturale stradale. Sbaglia quindi chi sostiene che non c’è il nesso di causalità”.

Come detto ora la parola passa al Gran Consiglio. Il Governo dal canto suo chiede che questo disegno di legge venga considerato quale controprogetto all’iniziativa popolare “Per un’imposta di circolazione più giusta”, mentre esorta a respingere l’altra iniziativa del PPD “Gli automobilisti non sono bancomat”.