Emissioni e peso: fatta la tassa

Emissioni e peso: fatta la tassa

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 giugno 2019 de La Regione

Il governo approva all’unanimità il nuovo calcolo, che tiene conto al 70% delle emissioni di CO2 e al 30% della massa del veicolo.
Gobbi: ‘Parametro necessario vista l’usura della strada’.
Più l’auto inquina e pesa, più costosa sarà la targa. Il nuovo calcolo dell’imposta di circolazione, approvato all’unanimità dal Consiglio di Stato nella seduta di una settimana fa, semplifica drasticamente l’attuale formula (basata sul principio bonus/malus), considerata oltre che troppo complessa anche non più adatta al parco veicoli attuale. L’impatto ambientale dei mezzi continuerà a costituire il parametro principale per stabilire l’ammontare della tassa, grazie al valore di emissioni di CO2 (che impatta per i due terzi sull’importo complessivo). Valore considerato dal governo come “criterio semplice e conosciuto, di utilizzo ormai generalizzato” anche se – ci permettiamo di constatare – non è registrato sulla carta grigia ma va cercato sulle schede tecniche delle automobili. Valore che poi va moltiplicato per un coefficiente “con l’obiettivo di privilegiare le vetture meno inquinanti e maggiormente rispettose dell’ambiente”, scrive il governo. A questo si aggiunge il secondo parametro, quello della massa a vuoto. «L’elemento del peso del veicolo deve essere considerato visto l’impatto che il mezzo ha sul manto stradale, e conseguente usura dell’asfalto», osserva Norman Gobbi durante la presentazione alla stampa del messaggio governativo, frutto degli approfondimenti di un gruppo di lavoro. Il capo del Dipartimento delle istituzioni è consapevole che è proprio quell’elemento – il peso del veicolo – ad aver suscitato reazioni contrarie in sede di consultazione, e non solo. È ancora pendente l’iniziativa popolare del Ppd che suggerisce di rinunciare a questo parametro per non penalizzare le famiglie (leggi sotto). Ma anche sul fronte delle automobili elettriche il peso «penalizza» di fatto una categoria, come ammette anche Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione. «Considerato che si tiene conto in misura maggiore delle emissioni di CO2 (per le auto elettriche pari a zero, ndr), riteniamo che questi veicoli siano già adeguatamente promossi». Ad essere promosse, stando agli “esempi pratici” elencati dall’Esecutivo, sono soprattutto le categorie di auto medie, coupé/sportive e di lusso. Mentre ci saranno conducenti delle auto più piccole che si troveranno in busta un aumento della fattura. Se così vorrà il Gran Consiglio, cui ora compete l’esame del messaggio, e al quale il governo prevede di lasciare un margine di manovra non per ritoccare il calcolo, bensì per intervenire sul gettito complessivo dell’imposta. Intanto, sulla base delle proiezioni, le entrate che il nuovo sistema dovrebbe generare dal prossimo anno di fatturazione (2020) «sono già state considerate» dal governo «nell’ambito del Preventivo 2020 del Cantone e della pianificazione finanziaria per i prossimi quattro anni», fa sapere il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ricordando che il tema imposta di circolazione «rientra in un discorso più ampio», che vede «l’ente pubblico portare avanti anche politiche di tutela ambientale». Tornando ai soldoni, nel messaggio varato la settimana scorsa il Consiglio di Stato stima che con la nuova formula il gettito “nel 2022 sarà di circa 13 milioni di franchi inferiore al gettito previsto senza la riduzione di cinque milioni di franchi annui” decisa dallo stesso governo nel luglio 2018. Riduzione applicata dopo l’accoglimento parziale, da parte della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, dei ricorsi di tre conducenti (rappresentati dal Fat, il Fronte automobilisti Ticino) contro l’impennata dell’imposta del 2017. Un motivo in più per rivedere la formula del balzello.

Dal peso alla massa. Quella a vuoto, che “è più sociale”
Oggi sulla licenza di circolazione, comunemente nota come ‘carta grigia’, figura la dicitura ‘peso’ (a vuoto e totale). Un domani, se la nuova formula per il calcolo dell’imposta di circolazione otterrà luce verde dal Gran Consiglio, si parlerà di massa. Che sarà uno dei due criteri – l’altro sono le emissioni di CO2, il principale – per la quantificazione del balzello. Per la precisione verrà presa in considerazione la massa a vuoto.
“La massa – spiega anzitutto il Consiglio di Stato nel messaggio – è di fatto il solo criterio che permette di valutare l’impatto di un veicolo sull’infrastruttura stradale, anche se per quanto riguarda i veicoli leggeri le differenze tra un’automobile e l’altra e quindi l’impatto in base alla massa sono tutto sommato ridotte”. Detto questo, per quale ragione si userà la ‘massa a vuoto’ nel calcolare l’imposta? “Due – premette il governo – sono le tipologie di massa che possiamo considerare: quella ‘totale’ (termine con cui intendiamo il carico massimo con cui la vettura può circolare) e quella ‘a vuoto’ (ovvero il peso del veicolo pronto all’uso a cui viene sommato il peso del conducente)”. Ora, la massa totale, continua il messaggio, “è il dato teoricamente più corretto per definire l’impatto di un veicolo sulle strade: si tratta però di un’unità di misura poco sociale. La scelta di un veicolo più grande, e quindi generalmente più pesante e in grado di accogliere più persone, a volte è una necessità legata a questioni di praticità oggettiva: pensiamo alle famiglie numerose. A titolo d’esempio, tra una vettura sportiva e una familiare con la stessa ‘massa a vuoto’, basandosi sulla ‘massa totale’ quella familiare sarebbe tassata più di una vettura sportiva semplicemente per il fatto che può trasportare più persone, ciò che ne aumenta la ‘massa totale’”. Ragion per cui, annota il Consiglio di Stato, “la ‘massa a vuoto’ è il criterio da preferire in quanto tiene maggiormente conto degli aspetti sociali”.
Passando al criterio principale di imposizione, come ci si regolerà con le 7mila automobili (pari a circa il 3 per cento dei veicoli immatricolati nel cantone, indica il governo) che in Ticino non dispongono del dato concernente le emissioni di CO2? Sono veicoli provenienti dall’estero o da altri cantoni, soprattutto sono mezzi vecchi. “Il problema – assicura l’Esecutivo – è in ogni caso risolvibile calcolando questo valore facendo capo alla formula che viene utilizzata anche in altri casi simili”. Senza dimenticare che il numero di questi veicoli è in “progressiva diminuzione”.

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Strade Un colpo di gas per essere più svizzeri
Via libera dal Governo al nuovo calcolo per l’imposta di circolazione. Ad incidere saranno emissioni e peso dell’auto. Le fatture saranno meno salate e più vicine alla media nazionale. Al Parlamento il compito di controllare le entrate.

Il nuovo sistema per il calcolo dell’imposta di circolazione è servito. Dopo un iter tortuoso fatto di curve a gomito e una consultazione che aveva evidenziato non pochi malumori, il Consiglio di Stato ha presentato la formula sulla quale intende puntare per sostituire l’attuale modello bonus/malus, diventato insostenibile visto il progressivo aumento sulle nostre strade di automobili efficienti. In sintesi, se supererà lo scoglio del Parlamento a partire dal 2020 il calcolo dell’imposta di circolazione si baserà su due parametri: la massa a vuoto del veicolo e le emissioni di CO2. Il primo criterio – che inciderà per il 30% sulla fattura – verrà moltiplicato per un coefficiente fisso pari a 0,11, mentre per le emissioni di CO2 – che influiranno per il 70% sui costi – il coefficiente varierà da un minimo di 0,5 a un massimo di 3,4 in base al grado di inquinamento del veicolo (vedi anche grafico a lato). Un decisivo cambio di marcia che a mente del direttore delle Istituzioni Norman Gobbi consentirà di «favorire le vetture meno inquinanti e più leggere», permettendo al contempo di «allineare l’imposta di circolazione ticinese alla media nazionale, riducendo la fattura nei casi in cui la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa».

Tra Smart e Porsche

E le cifre lo dimostrano. Come evidenziato da Cristiano Canova, a capo della Sezione della circolazione, con la nuova formula i proprietari di una vettura di categoria «media» quale una Skoda Octavia riceveranno in bucalettere una fattura più leggera del 36,7% rispetto ad oggi (da 619 a 391 franchi). Buone notizie anche per le categorie sportive: per i conduenti di una Porsche Carrera l’imposta di circolazione scenderà del 49%, passando dagli attuali 1.623 a 825 franchi. Per contro, a sorridere un po’ meno saranno i proprietari di vetture più piccole quali Smart o Volkswagen Polo. I primi vedranno la fattura salire da 179 a 189 franchi mentre per i secondi l’aggravio sarà di circa venti franchi (da 211 a 230 franchi). «È chiaro che andando a toccare i parametri che definiscono la formula anche il risultato cambia – ha spiegato Canova –. Con il nuovo sistema di calcolo ad essere preponderanti saranno le emissioni di CO2. Di conseguenza, le automobili che pesano poco ma inquinano molto verranno tassate maggiormente. Allo stesso modo va ricordato che con la nuova formula l’imposta ticinese si avvicina alla media nazionale e in alcuni casi risulta ben più conveniente».

Parola al Gran Consiglio

Fatture più leggere che, va da sé, si tradurranno in minori entrate per le casse cantonali. Un minor gettito che «è già stato considerato nel Preventivo 2020 – ha assicurato il direttore del DFE Christian Vitta – come pure nella pianificazione finanziaria dei prossimi quattro anni». Detto in soldoni, a fronte di un aumento continuo del parco veicoli il Cantone ritiene che la nuova formula permetterà di contenere le entrate al di sotto dei 106 milioni di franchi l’anno. E qui sta un’altra delle novità. «Tenendo in considerazione che l’ente pubblico deve poter contare su risorse a sua disposizione», si legge nel messaggio, il Governo intende «introdurre un coefficente di adeguamento del gettito (ovvero una sorta di «moltiplicatore» non delle imposte comunale ma della circolazione, n.d.r.), la cui applicazione sia di competenza del Gran Consiglio e che permetta, in caso di necessità, di ottenere il gettito stabilito». Detto in altre parole spetterà al Parlamento decidere se, e in quale misura, ritoccare il coefficiente per generare un aumento o una diminuzione delle entrate andando così ad incidere sui bilanci dello Stato.

Chi accelera e chi frena

La palla passa ora nel campo del Gran Consiglio, ma le reazioni non si sono fatte attendere. In particolare, se il presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti ha salutato con piacere il nuovo modello evidenziando che «riflette quella che è diventata una collaborazione sempre più stretta tra Stato ed economia privata», a tirare il freno è il PPD. Nel 2017, ricordiamo, il partito di Fiorenzo Dadò aveva lanciato due iniziative popolari denominate «Gli automobilisti non sono bancomat» e «Per un’imposta di circolazione più equa» – che avevano raccolto 23.116 sottoscrizioni – chiedendo non solo la restituzione dell’aumento deciso dal Governo per il 2017, ma anche di instaurare un’imposta di circolazione «più semplice ed equa». «Siamo soddisfatti solo a metà e di sicuro è presto per parlare di un ritiro delle iniziative», ha commentato a caldo Dadò. «Inoltre, noi avevamo chiesto di introdurre un tetto massimo di 80 milioni alle entrate mentre mi sembra che nella soluzione presentata la cifra sia ancora troppo alta. Per il momento, l’unico aspetto positivo è che grazie alle nostre iniziative il Consiglio di Stato si è attivato e il progetto presentato risolve alcuni problemi. Ma non tutti».

 

«Noi abbiamo tracciato la rotta, ma la decisione sarà dei cittadini»

Quando si parla di imposta di circolazione gli animi si accendono e trovare un sistema che accontenti tutti è una strada in salita. Perché la formula presentata dovrebbe trovare ampio sostegno?
«In questi ultimi mesi abbiamo visto che sul tema non c’è un’unità d’intenti. Da un lato c’è chi chiede di dare ancora più peso al criterio delle emissioni di CO2 mentre altri sostengono che la via migliore da percorrere sia quella di un sistema “50 a 50’’, dove massa e consumi della vettura incidano in egual misura nel calcolo. Da parte nostra abbiamo cercato di dare una risposta a tutte le necessità, in primis quella di ridurre il prelievo. E la nuova formula permette di diminuire considerevolmente il gettito annuo rispetto a quanto preventivato. Detto del fattore economico, il modello proposto risponde poi a una richiesta più ambientale: puntando l’attenzione sulle emissioni di CO2 favoriamo le auto efficienti senza andare a penalizzare la dimensione del veicolo che “pesa’’ sulla fattura solo nella misura del 30%. Allo stesso modo, introducendo la massa nel calcolo, non dimentichiamo l’impatto dei veicoli sull’usura delle strade. Mi sembra quindi che la soluzione proposta risponda pienamente alla richiesta di rendere più equa l’imposta di circolazione».

Detto della nuova formula una delle grandi novità è anche il passaggio del potere decisionale al Gran Consiglio che fungerà da «controllore». Con questa mossa il Consiglio di Stato vuole mettersi al riparo da future critiche?
«Mi sembra che quando il Governo si è assunto questa responsabilità qualcuno ci ha puntato il dito contro, accusandoci di esserci arrogati troppe competenze. Non da ultimo la Camera tributaria del Tribunale d’appello. Con questa modifica diamo veramente nelle mani del Parlamento, e in definitiva dei cittadini e degli automobilisti, il controllo su questo prelievo. Poi è chiaro che nella nuova formula abbiamo fissato noi i parametri per dare un deciso orientamento politico».

Quando Norman Gobbi sedeva tra i banchi del Gran Consiglio come deputato si è sempre detto contrario al sistema bonus/malus. Da consigliere di Stato perché attendere così tanto prima di presentare questa revisione?
«Innanzitutto posso dire di essere coerente perché il sistema bonus/malus non mi è mai piaciuto, non mi piace tuttora e infatti l’abbiamo superato. È però vero che c’è voluto molto tempo per un cambio di marcia. Il problema, quando si parla di imposta di circolazione, è che si può discutere quanto si vuole dei massimi sistemi ma, alla fine, ognuno guarda alla propria situazione. E trovare un modello che possa andare bene a tutti è praticamente impossibile. In questo senso l’obiettivo della nuova formula è quello di guardare al domani andando a premiare sempre di più i veicoli elettrici che, alla fine, pagheranno quasi unicamente in base al peso».

A rilanciare il dibattito era stata la stangata del 2017 alla quale, quest’anno, è seguito uno sconto del 5% sull’imposta. Si è trattata di una contromossa leghista?
«Non direi. La stangata arrivata con l’imposta non era dovuta al consigliere di Stato leghista ma rientrava nell’ambito del piano di risanamento. Poi l’evoluzione delle entrate ha permesso di rivedere questi rincari sulla fattura causati, non da ultimo, dal sistema bonus/malus dove a pagare erano sempre meno automobilisti. Per contro il vantaggio di questo nuovo sistema è che tutti verranno trattati allo stesso modo, indipendentemente dall’anno di immatricolazione (ma con l’eccezione delle auto d’epoca). Insomma: sarà premiata l’efficienza».

Se gli iniziativisti dovessero decidere di tirare dritto sarà per fare uno sgambetto al consigliere di Stato leghista?
«L’auspicio è che si arrivi a condividere questa soluzione. E il motivo è semplice: se una delle due iniziative dovesse passare l’intero meccanismo verrebbe rallentato e a perderci sarebbero gli automobilisti ticinesi».

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 18 giugno 2019 de Il Quotidiano

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Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, il quale tiene in considerazione le emissioni di CO2 e la massa a vuoto del veicolo. Con l’approvazione del messaggio governativo viene data evasione anche alle due iniziative popolari pendenti: il Governo invita pertanto il Parlamento a considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e a respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”.
Questa mattina in conferenza stampa il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, e il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dal Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova e dal Presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti hanno presentato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione.
La formula, posta in consultazione una prima volta nel 2017 e una seconda volta lo scorso mese di gennaio, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato che l’obiettivo della nuova formula è quello di avvicinare l’imposta media cantonale alla media svizzera, riducendo l’imposta di circolazione nei casi dove la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa. Inoltre, ha spiegato il Direttore del DI, si intende contenere il gettito annuale dell’imposta sotto la soglia dei 105.8 milioni di franchi.
Dal canto suo, il Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova ha illustrato alcuni esempi pratici relativi all’impatto che il nuovo metodo di calcolo avrà su alcuni dei modelli di automobili più venduti in Svizzera, dimostrando in tal senso il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari, è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020.

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 giugno 2019 de La Regione

Sessantuno articoli che definiscono ‘in maniera chiara’ pure le competenze delle varie autorità
Norme in vigore dal prossimo 1° luglio

Ora c’è anche il Regolamento. Quello della nuova Legge sull’esercizio della prostituzione in Ticino. Lo ha approvato nella seduta dell’altro ieri il Consiglio di Stato. Legge e Regolamento entreranno in vigore il prossimo 1° luglio. Sessantuno articoli (il testo esce oggi sul Bollettino ufficiale delle leggi), il Regolamento, spiega il governo, “definisce in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione” delle nuove norme volte a regolamentare il mondo del sesso a pagamento. Il Dipartimento istituzioni sarà responsabile dell’attuazione della legge; il Dipartimento sanità e socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria; il Dipartimento finanze ed economia degli aspetti legati alla fiscalità (“Trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria”). Ai Municipi, prosegue la nota del Consiglio di Stato, spetterà invece “il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie”. Il governo ha inoltre stabilito in modo preciso “i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico”. Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento istituzioni informeranno “compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge”. Legge la cui entrata in vigore era prevista inizialmente al 1° gennaio di quest’anno. Nella seduta dello scorso 28 novembre il Consiglio di Stato ha però deciso di posticiparne l’introduzione al 1° luglio: “In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta di esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge”.

Negli ultimi anni la realtà della prostituzione in Ticino sembra tuttavia essersi nel frattempo ridimensionata. E ciò in particolare dopo l’operazione di magistratura e polizia denominata ‘Domino’. «Anche dopo la presentazione nel 2013 del primo messaggio sulla nuova legge, Dipartimento e polizia hanno dimostrato operativamente, anche a chi ha tentato di fare di quella prima proposta normativa un terreno di battaglia partitica nonché elettorale, che il vero e unico obiettivo era quello di aumentare i controlli su uno specifico ambito professionale, che ricordo è legale ma che come noto è esposto a una serie di pericoli», dichiara alla ‘Regione’ il consigliere di Stato e direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Il quale non ha dubbi: «La nuova legge si giustifica ed è necessaria per evitare di tornare a una situazione in cui alcuni si sentivano in diritto di fare tutto». Aggiunge Gobbi: «Si danno poi importanti strumenti ai Comuni per regolamentare dal punto di vista pianificatorio l’esercizio della prostituzione e questo è proprio per rispondere alle preoccupazioni delle comunità locali». Il Regolamento «è molto dettagliato e stabilisce, in modo assai chiaro, le competenze delle varie autorità e declina dal punto di vista operativo gli articoli della nuova legge».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 giugno 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11850860

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), ricordano che è possibile inoltrare le candidature per la nuova edizione del premio “Comune innovativo” entro il 30 giugno 2019. Il concorso si articolerà in due sezioni: una dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie definita “Comunità SMART” e la seconda rivolta ai progetti organizzativi denominata “Innovazioni in Comune”.

Anche nel 2019 per i Comuni del Cantone, grazie a un’iniziativa promossa congiuntamente dal Dipartimento delle istituzioni (DI) e dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), prende avvio il concorso “Comune innovativo”. Al premio, giunto alla sua quinta edizione, possono partecipare comuni, patriziati, parrocchie come pure aziende municipalizzate, consorzi, società, associazioni e ogni altra realtà che opera per conto di un ente locale.
Il concorso, per l’edizione del 2019, si articola su due sezioni: una tematica, dedicata alla “Comunità SMART” e una seconda generale focalizzata sulle “Innovazioni in Comune”.
Attraverso la sezione “Comunità SMART” si intende condividere le esperienze dei Comuni che hanno già attivato la digitalizzazione dei propri servizi introducendo ad esempio la possibilità di richiedere certificati online. Tutte le realtà comunali che hanno o intendono utilizzare le nuove tecnologie digitali per rispondere in modo innovativo ai bisogni delle comunità locali sono pertanto caldamente invitati a condividere la propria esperienza nell’ambito del concorso.
Invece, attraverso l’apposita sezione del premio “Innovazioni in Comune”, possono farsi avanti tutti gli enti locali che si sono mossi con la promozione di progetti innovativi sia sul fronte dell’organizzazione interna (come ad esempio la gestione del personale, l’efficienza degli acquisti o l’utilizzo delle risorse economiche) sia nell’ambito dell’azione verso l’esterno (quindi attraverso il miglioramento dei servizi forniti ai cittadini, la promozione di una strategia di “marketing territoriale” o ancora la realizzazione di opere e di infrastrutture).
Le candidature devono pervenire entro il 30 giugno 2019 attraverso l’apposito formulario online disponibile sul sito www.comuneinnovativo.ch. Sul portale sono pure consultabili il regolamento del premio con tutte le informazioni utili per partecipare.

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici relativi all’entrata in vigore dell’omonima legge, prevista il 1. luglio 2019.
Lo scorso 28 novembre il Governo aveva deciso di posticipare la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative concernente l’esercizio della prostituzione – inizialmente prevista per il 1. gennaio 2019 – al 1. luglio 2019.
In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta agli esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge (art. 16-18).
Il Regolamento, composto da 61 articoli, definisce l’attuazione pratica delle nuove disposizioni stabilite nella legge. In particolare il Consiglio di Stato ha definito in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione del nuovo testo di legge e del relativo regolamento: il Dipartimento delle istituzioni è responsabile dell’attuazione della legge, il Dipartimento della sanità e della socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, il Dipartimento delle finanze e dell’economia degli aspetti legati alla fiscalità (trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria). Ai Municipi spetta invece il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. Inoltre il Governo ha pure stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico.
Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento delle istituzioni provvederanno a informare compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge.

 

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Comunicato stampa

Nella sua ultima seduta il Consiglio di Stato ha avviato la consultazione relativa alla revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Nella nuova proposta si tiene conto delle evoluzioni del settore delle attività di investigazione, nonché delle criticità rilevate nel tempo da parte del Gran Consiglio. Il testo di legge sarà oggetto di una consultazione rivolta a tutti gli attori coinvolti, che avranno tempo due mesi per formulare le loro osservazioni.

Questa revisione vuole rispondere alle mutate necessità a fronte della forte espansione che, negli ultimi decenni, ha toccato il settore della sicurezza privata. Nel corso degli anni l’evoluzione della società e il contesto sensibile in cui operano le agenzie di sicurezza ha fatto emergere alcune zone grigie e una serie di problematiche dell’attuale normativa.
In questo senso il Consiglio di Stato ha pertanto deciso di procedere a una revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza del 1976 la quale, per evidenziare il carattere radicale della proposta, in futuro verrà definita legge sulle prestazioni private di sicurezza.

Tra le principali novità è stato introdotto un nuovo regime autorizzativo, che rimane la misura più efficace a disposizione delle autorità per esercitare la sorveglianza sull’ambito della sicurezza privata. Al contempo il sistema è stato reso meno burocratico e più efficiente. Inoltre, sono state definite in modo più chiaro e dettagliato le attività di sorveglianza così da ridurre le zone grigie che in passato hanno creato problemi. Pure la formazione è stata rivista, imponendo ai responsabili standard più elevati sia per quanto attiene ai requisiti personali che professionali. Infine, per trasparenza, sono stati precisati formalmente i compiti che l’ente pubblico potrà delegare ad agenzie private o da indipendenti.

Anche la revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza si inserisce nel grande impegno promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel rivedere le leggi più datate alle odierne esigenze della società, nell’ottica di adattare il contesto legislativo, in particolare in materia di sicurezza.

 

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Morcote e Vico Morcote e ha istituito la commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.
Lo scorso 13 maggio 2019 i Municipi di Morcote e Vico Morcote hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza in data odierna, nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Morcote e Vico Morcote, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata da Morcote e Vico Morcote. I due comuni, già molto uniti da legami storici, sociali, territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, che include anche Melide. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Morcote
Nicola Brivio, sindaco
Rachele Massari, municipale
Giovanni Zürcher, presidente della Commissione della gestione

per il Comune di Vico Morcote
Giona Pifferi, sindaco
Mauro Marcon, vice sindaco
Federico Citelli, municipale

e dai rispettivi segretari comunali, Luca Cavadini (Morcote) e Werther Monti (Vico Morcote), questi ultimi con ruolo tecnico-amministrativo.
La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Primo sì al quinto giudice

Primo sì al quinto giudice

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 de La Regione

Il Consiglio di Stato vara il messaggio per l’aumento dell’organico del Tribunale penale cantonale

Ermani: potenziamento indispensabile. Gobbi: spero che il parlamento evada celermente la nostra richiesta.

Un primo concreto passo verso il potenziamento dell’organico dei giudici del Tpc, il Tribunale penale cantonale, è stato compiuto ieri. Il Consiglio di Stato ha formalmente aderito alla proposta del Dipartimento istituzioni di aumentare da quattro a cinque il numero dei magistrati ordinari, varando, rende noto lo stesso Esecutivo, il relativo messaggio all’indirizzo del parlamento. Se condiviso dal Gran Consiglio, il potenziamento richiederà una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. «Spero che il parlamento evada celermente il messaggio governativo e che lo evada accogliendo quanto prospettato dal Consiglio di Stato», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.

L’intenzione di assegnare un magistrato ordinario in più al Tribunale penale, il governo l’aveva manifestata agli inizi dello scorso agosto nell’annunciare la designazione dell’avvocato Manuela Frequin Taminelli quale giudice supplente a tempo pieno. Designazione resasi necessaria, ricorda il governo, “a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Consiglio di Stato”, dato che “la difficile situazione”, quanto a carico di lavoro, “imponeva interventi urgenti”. Operativa dal settembre 2018, Frequin Taminelli “rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario (al quale ovviamente potrà partecipare, ndr)”, qualora il Gran Consiglio dovesse dare luce verde al potenziamento. Ma al Tpc non era stato assegnato solo un giudice supplente a tempo pieno: l’Esecutivo gli aveva anche attribuito, in maniera definitiva, i due vicecancellieri in più accordati al Tribunale nel luglio 2017 a titolo provvisorio, sino a fine 2018. Misure queste “tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti” trattati dal Tpc. E come emerge dal rapporto sull’attività 2018 del Tribunale penale cantonale, rileva ancora il governo, “è soltanto grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi – oggi (ieri, ndr) nominati – che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze”. Se il Gran Consiglio approverà il potenziamento «verrebbe consolidata una posizione che già c’è: da un po’ di tempo disponiamo infatti di un quinto giudice, ancorché supplente – osserva, da noi interpellato, il presidente del Tpc Mauro Ermani –. Ed è grazie anche a questo giudice supplente se il Tribunale ha potuto chiudere il 2018 in sostanziale pareggio». Un consolidamento – con il passaggio, ancorato alla legge, da quattro a cinque giudici ordinari – «oggettivamente indispensabile», sottolinea Ermani: «Con quattro giudici ordinari sarebbe molto difficile andare avanti».

Procuratore pubblico in più, il capo del Dipartimento: ‘Arriva’
Nel pacchetto di potenziamenti in seno agli uffici giudiziari sotto la lente del Dipartimento istituzioni figura pure l’assegnazione di un procuratore ordinario in più al Ministero pubblico: dagli attuali ventuno pp (procuratore generale incluso) a ventidue. Un ulteriore procuratore pubblico che opererebbe verosimilmente nel gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari. Il messaggio governativo? «Arriva. Come Dipartimento – sostiene Gobbi – saremmo pronti. Resta solo da chiarire la questione delle competenze dei segretari giudiziari». Dunque: un pp ordinario in più, ma anche l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari (indagini, emanazione di decreti d’accusa o di non luogo a procedere ecc.) per il cosiddetto penale minore: è la duplice proposta del Dipartimento. «Abbiamo chiesto sì di estendere le competenze dei segretari giudiziari, limitatamente però alle contravvenzioni – rammenta il pg Andrea Pagani –. Estenderle anche ai delitti e ai crimini sarebbe contrario all’ordinamento. In materia di contravvenzioni non sarebbe necessaria la delega del pp: basterebbe stabilire nella legge che i segretari sono autonomi nella gestione dei procedimenti penali contravvenzionali».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Governo Nuovo ossigeno al Tribunale penale

Proposta al Parlamento la modifica della legge con la quale consolidare da 4 a 5 il numero dei giudici ordinari Gobbi: «A breve in consultazione anche il messaggio per dotare il Ministero pubblico di un procuratore in più»

«Il cittadino rischia di doversi confrontare con disservizi crescenti, di cui la Magistratura non può essere ritenuta responsabile». Con questo grido d’allarme nell’ultimo rendiconto il Consiglio della magistratura lanciava un appello alla politica affinché trovasse delle concrete soluzioni per dotare delle risorse necessarie il terzo potere dello Stato. Detto fatto, una prima importante risposta è giunta con la decisione del Governo di potenziare il Tribunale penale cantonale. E cioè uno degli organi per i quali il Consiglio della magistratura aveva ravvisato il problema strutturale del «collo di bottiglia» in termini di evasione degli incarti. Di qui il messaggio sottoposto ora al Gran Consiglio che tramite una modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria contempla l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo al Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo potrebbe in tal modo far capo in maniera stabile a cinque giudici e senza posizioni provvisorie. «Ora auspichiamo che il Gran Consiglio, e in particolare la neonata Commissione giudiziaria, affronti la questione con la necessaria sensibilità ed evada il dossier in tempi rapidi» sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: «Considerati i tempi legati al relativo bando di concorso, ideale sarebbe poter contare sull’operatività del nuovo giudice a partire dal 1. gennaio 2020». Nel frattempo, tiene a ricordare il consigliere di Stato, la scorsa estate il Governo era già intervenuto in modo urgente designando in via straordinaria la giudice supplente Manuela Frequin Taminelli e introducendo una serie di correttivi sul piano organizzativo. Oltre all’entrata in funzione di Frequin Taminelli – che resterà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario – il Consiglio di Stato aveva in effetti proceduto anche all’attribuzione di due vicecancellieri aggiuntivi al Tribunale penale cantonale, che a loro volta s’intende confermare. «Misure, queste, che hanno dimostrato la loro efficacia» rileva Gobbi, riferendosi alla necessità di porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione.

Il provvedimento era stato preavvisato favorevolmente anche dal Consiglio della magistratura, che negli scorsi mesi – insieme al procuratore generale Andrea Pagani – aveva però caldeggiato a più riprese pure la nomina di un procuratore pubblico aggiuntivo (straordinario od ordinario). Un magistrato, questo, a sua volta chiamato a smaltire i numerosi dossier rimasti in giacenza, in particolare alla Sezione dei reati economici e finanziari. E se inizialmente Gobbi e il Governo avevano invitato il Ministero pubblico a giustificare con i numeri la necessità del potenziamento, dopo la riorganizzazione messa a punto da Pagani e l’elaborazione di un apposito documento riferito agli incarti pendenti alla fine del 2018 il dossier aveva subito un’accelerata. Ma ora a che punto si trova il cantiere? «Stiamo procedendo in modo spedito» spiega Gobbi, annunciando che «a breve una bozza di messaggio del Governo sarà posta in consultazione in seno al Ministero pubblico e alle autorità giudicanti». E l’intenzione, preannuncia il direttore delle Istituzioni, è quella di mettere a disposizione della giustizia «un procuratore pubblico ordinario e non straordinario per un periodo di cinque anni. Ciò tenuto conto delle necessità di dare una certa stabilità alla Procura, sia per quanto concerne l’evasione degli incarti pendenti sia alla luce del turnover che puntualmente interessa questa autorità». All’interno del messaggio, con il quale si proporrà una nuova modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria, non sarà tuttavia proposta unicamente la designazione di un magistrato aggiuntivo. «La richiesta di un procuratore supplementare sarà inserita nel quadro di diverse misure operative, ad esempio a livello di deleghe decisionali, attraverso le quali rendere più efficace ed efficiente il lavoro del Ministero pubblico» conclude Gobbi.

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Servizio all’interno del TG di Teleticino di mercoledì 22 maggio 2019

http://teleticino.ch/il-tg/essenziale-contare-su-un-giudice-in-piu-JE1226821

 

Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, postulando l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo presso il Tribunale penale cantonale.
La proposta del Governo è volta a consolidare l’attuale situazione del Tribunale penale cantonale, a cui a contare dal 1° settembre 2018 è stato attribuito un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Con la modifica legislativa, il Tribunale penale cantonale si comporrà in maniera stabile di cinque giudici ordinari.
La designazione da parte del Consiglio di Stato di un giudice supplente presso il Tribunale penale cantonale, nella persona dell’avv. Manuela Frequin Taminelli, che rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario, si era resa necessaria a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Governo, concludendo che la difficile situazione imponeva interventi urgenti. Oltre alla designazione di un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, il Consiglio di Stato aveva confermato l’attribuzione di due Vicecancellieri aggiuntivi presso il Tribunale penale cantonale. Queste misure, tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione, sono state preavvisate favorevolmente dal Consiglio della Magistratura.
In quest’ottica, come emerge dal Rendiconto 2018 di attività del Tribunale penale cantonale, è solo grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi oggi nominati, che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze.
Il licenziamento del Messaggio governativo trova quindi una soluzione duratura a fronte dell’evoluzione dell’attività del Tribunale penale cantonale, nell’ottica di garantire il buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione del Governo del Cantone dei Grigioni, per una visita di lavoro. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e ha consentito di discutere svariati argomenti politici di interesse comune.
Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Christian Vitta, ha ricevuto oggi a Bellinzona una delegazione del Governo grigionese – il Presidente Jon Domenic Parolini, il vicepresidente Christian Rathgeb, i Consiglieri di Stato Marcus Caduff e Peter Peyer – accompagnata dal Cancelliere Daniel Spadin e dall’addetto alle relazioni esterne Carlo Crameri. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e testimonia l’ottimo stato delle relazioni tra i due Cantoni.
Durante la riunione politica che ha occupato la prima parte dell’incontro, i due Esecutivi si sono confrontati su numerosi argomenti di interesse comune. In primo piano, le questioni che riguardano il futuro dell’approvvigionamento energetico nel nostro Paese, con l’accento posto sugli sviluppi della produzione idroelettrica e le misure a favore dell’efficienza introdotte dai due Cantoni. Il confronto si è infine spostato su questioni legate ai settori dei trasporti, della fiscalità, della pianificazione territoriale e sanitaria, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione del settore delle cure a domicilio. Sono infine state discusse le misure adottate dai due Cantoni per il controllo del mercato del lavoro e delle attività economiche.
A margine dell’incontro è stato sottoscritto dai rispettivi Direttori cantonali Norman Gobbi e Peter Peyer un Accordo di collaborazione tra i due Cantoni che permetterà ai militi della protezione civile provenienti dalle regioni Moesa, Bernina e Maloja di seguire in futuro la formazione tecnica di base in italiano al centro cantonale di istruzione di Rivera.