Meno tasse per tutti

Meno tasse per tutti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

La manovra fiscale accolta all’unanimità dal Consiglio di Stato prevede la riduzione del moltiplicatore cantonale e dell’aliquota dell’imposta sugli utili delle aziende.
Vitta (Dfe): ‘Se non facessimo nulla scivoleremmo agli ultimi posti della classifica.

Giù il moltiplicatore cantonale di due punti percentuali, eventualmente anche di quattro dal 2025. E un «accordo politico» in seno al Consiglio di Stato che promette, dopo l’estate, misure mirate in ambito scolastico e per le fasce più bisognose della popolazione per una spesa di circa 30 milioni nel periodo 2020-2024. Così il governo bilancia l’operazione di ritocco fiscale – aliquota dell’imposta sull’utile delle imprese dal 9% all’8% dall’anno prossimo fino al 2024, poi al 5,5% dal 2025 – che trae origine dalla riforma federale, volta a tassare alle stesse condizioni l’utile delle persone giuridiche abolendo i regimi privilegiati. «Tutti i cantoni stanno abbassando l’onere complessivo per le persone giuridiche: se non facessimo nulla, scivoleremmo agli ultimi posti della classifica intercantonale, perdendo competitività», mette in guardia Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, presentando la manovra fiscale alla stampa. «L’obiettivo della riforma cantonale – prosegue – è quello di mantenere il substrato fiscale delle persone giuridiche e proporre un sistema aggiornato alle esigenze odierne per le persone fisiche». La riduzione del coefficiente cantonale d’imposta avanzata dal governo è temporanea, ed è pronta a cadere quando vedrà la luce la riforma della Legge tributaria cantonale a cui l’Esecutivo inizierà a lavorare già nel corso della legislatura, con l’obiettivo di proporre interventi più mirati e differenziati fra varie categorie di contribuenti. Stando però allo stato attuale delle cose, l’impatto complessivo del pacchetto fiscale presentato ieri implicherà dal 2025 un minor incasso per lo Stato di poco superiore ai 100 milioni, e per i Comuni di poco inferiore ai 50 milioni.

Comuni compensati
L’onere della riforma sugli enti locali sarà in parte compensato dal Cantone con un contributo di 9 milioni di franchi l’anno. Nell’ottica poi di «rafforzarne l’autonomia» sarà concesso ai Comuni di applicare, dal 2025, un moltiplicatore differenziato tra persone giuridiche e persone fisiche, spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Tra i due moltiplicatori non ci potrà tuttavia essere una differenza superiore al 20%, a partire da un moltiplicatore minimo fissato al 40%. Misure peraltro discusse con gli enti locali e volute per non aprire sfide troppo fratricide, scongiurando il rischio di ‘dumping fiscale’». Evitando cioè che i comuni con poche aziende sul territorio possano approfittarne proponendo prelievi fiscali irrisori. «Tenendo poi presente che le persone giuridiche non votano…», rileva ancora Gobbi.

Accordo politico in cinque punti
Nel patto concluso al tavolo del Consiglio di Stato, con cui di fatto è stato possibile assicurare l’appoggio del ministro socialista Manuele Bertoli agli sgravi fiscali (leggi a lato), non sono compresi soltanto i milioni destinati alla scuola e alla socialità, di cui abbiamo detto in apertura. I punti dell’accordo sono cinque: ai due crediti milionari si aggiunge la volontà di presentare “entro la fine del 2019” un messaggio “per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensioni” degli statali e “quantificate al momento a 500 milioni”. Sempre in ambito di previdenza, si promette l’adozione di una “definitiva” e soprattutto “equa soluzione” concernente il futuro sistema previdenziale dei consiglieri di Stato, “tenendo conto dei lavori di approfondimento già effettuati dalla commissione del Gran Consiglio che si occupa del tema” (come noto, quello dei vitalizi dei ministri è uno dei dossier rimasti bloccati in parlamento la legislatura scorsa). E da ultimo vi è l’obiettivo condiviso “di presentare il preventivo 2020 in equilibrio”, con la necessità di “definire delle priorità d’intervento per gli anni a venire”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

La riforma: Un fisco più leggero per stare al passo
Sì unanime del Governo al nuovo piano di sgravi: a regime l’impatto sarà di 106 milioni – Giù l’onere per le imprese Scenderà anche l’imposizione per le persone fisiche – È accordo politico su educazione, socialità e Cassa pensioni

Un pacchetto fiscale da 106 milioni di franchi (a regime dal 2025) che sgrava società e cittadini e attribuendo ai Comuni maggiore autonomia fiscale. Ma non è tutto. La notizia, politicamente parlando, è che il Governo ha accolto all’unanimità la riforma, che sarà accompagnata da investimenti per una trentina di milioni nel settore della scuola e della socialità, unitamente ad una maxi-iniezione da 500 milioni di franchi, per il risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato.

La materia, per i non addetti ai lavori, è di quelle ostiche. Andiamo quindi con ordine. La necessità di questa riforma a livello cantonale nasce dal voto popolare a livello federale dello scorso 19 maggio, quando gli elettori svizzeri hanno approvato la legge sulla riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) che entrerà in vigore il primo gennaio del prossimo anno e abolirà in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Tutti i Cantoni hanno quindi iniziato ad adattarsi a queste nuove disposizioni. E il Ticino non fa eccezione: «Se non facciamo nulla, siamo fuori dal mercato», ha affermato il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) Christian Vitta nel presentare la riforma. E così, per compensare la fine dei regimi privilegiati, la riforma cantonale prevede la riduzione in due fasi dell’aliquota dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che passerà dall’attuale 9% all’8% nel periodo transitorio 2020-2024, e infine al 5,5% a partire dal 2025, quando l’imposizione unica delle imprese sarà effettivamente a regime. Christian Vitta ha quindi sottolineato che, senza questa misura, il nostro cantone rischierebbe di trovarsi negli ultimi posti della «graduatoria» dell’onere fiscale massimo: in parole povere, il Ticino rispetto al resto della Svizzera sarebbe tra i meno attrattivi dal punto di vista fiscale per le imprese. La riforma è quindi stata impostata per mantenere il cantone nella media nazionale. Ma il progetto presentato ieri non si ferma qui. La riforma prevede infatti anche una riduzione del moltiplicatore cantonale in due fasi: dal 100% passerà al 98% nei quattro anni di transizione, per poi fermarsi al 96% dal 2025. Questa ultima riduzione del 2%, però, potrà avvenire solo su decisione del Gran Consiglio. Va poi segnalato che, come annunciato da Vitta, il Governo intende presentare nel corso di questa legislatura una revisione generale della Legge tributaria che potrebbe sostituire quest’ultima misura sul moltiplicatore cantonale.

Un’altra questione che ha fatto discutere negli ultimi mesi riguarda la perdita che i Comuni registreranno in seguito alla riduzione dell’imposta sull’utile delle persone giuridiche. Per limitare l’impatto sugli Enti locali, nella riforma il Governo ha previsto un contributo annuale di 9 milioni di franchi per i Comuni, che quindi dovrebbero registrare una perdita complessiva intorno a 60 milioni di franchi. Ma, anche in questo caso, non è tutto. Come spiegato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, a partire dal 2025 il progetto prevede di permettere ai Comuni di differenziare il loro moltiplicatore tra persone fisiche e persone giuridiche. «Si tratta di una misura che rafforza l’autonomia comunale. Dobbiamo ricordarci che il nostro federalismo è anche fiscale. Con il moltiplicatore differenziato a livello comunale diamo più autonomia agli Enti locali», ha sottolineato il consigliere di Stato, che ha poi precisato: «Le uniche limitazioni riguardano il differenziale massimo tra il moltiplicatore per le persone fisiche e giuridiche che non potrà superare il 20%, e il moltiplicatore minimo che non potrà scendere sotto il 40%». Gobbi ha infine precisato che queste misure saranno accompagnate da un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020.

Detto delle misure della riforma fiscale, veniamo ora all’impatto che queste avranno sui conti cantonali e comunali. Le ripercussioni finanziarie durante il periodo di transizione 2020-2024 dovrebbero essere quantificate in una perdita di 34,8 milioni per il Cantone e 10,2 per i Comuni. L’ulteriore impatto previsto dal 2025 porterebbe a una perdita di 71,2 milioni per il Cantone e 36 per i Comuni. L’impatto complessivo della manovra dovrebbe dunque essere il seguente: meno 105,9 milioni di franchi per il Cantone e meno 46,2 milioni per i Comuni. In questo senso, va detto, il consigliere di Stato Christian Vitta ha evidenziato: «L’obiettivo del Governo è di presentare il prossimo anno un preventivo in equilibrio. Dal 2021, invece, sarà necessario darsi una rotta per mantenere sostenibile l’impatto della riforma».

 

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Adeguamento della Legge tributaria cantonale alla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA) Riforma fiscale cantonale

Comunicato stampa

Il 19 maggio 2019 la popolazione svizzera ha approvato alle urne la Legge federale del 28 settembre 2018 concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS (RFFA). Tale riforma abolisce in particolare i regimi privilegiati con i quali sono imposte le società a statuto speciale. Di conseguenza, in Svizzera, tutte le persone giuridiche dovranno essere tassate sull’utile alle stesse condizioni.
A seguito delle modifiche federali, una buona parte dei Cantoni ha annunciato o già messo in pratica una riduzione delle aliquote riferite all’imposta sull’utile delle aziende, in diversi casi anche in maniera importante.

In questo contesto vi è ora la necessità di adeguare anche il quadro legislativo del nostro Cantone, cercando anche di assicurare al Ticino e al suo tessuto economico un adeguato livello di competitività nel confronto, in particolare, con il resto della Svizzera. Allo stato attuale il Ticino rientra infatti tra i Cantoni a fiscalità ordinaria elevata per le imprese e, in assenza di interventi, la sua posizione è destinata a peggiorare sensibilmente in ragione delle riduzioni di aliquota previste nel resto del Paese, scivolando nelle ultime posizioni della graduatoria intercantonale.

In questo senso gli interventi proposti, ed in particolare il progressivo avvicinamento in due tappe alla media intercantonale dell’onere fiscale delle persone giuridiche riducendo l’aliquota di imposizione prima all’8% (per il periodo 2020-2024) e a seguire al 5.5% (dal 2025), mirano a consolidare il substrato fiscale a beneficio del Cantone e dei Comuni, garantendo la possibilità di erogare servizi a favore della popolazione ticinese. In questo modo si riduce altresì il rischio di partenza dal nostro territorio anche delle aziende tassate ordinariamente ed in particolare delle tante piccole e medie imprese che compongono il nostro tessuto economico, le quali, in assenza di adeguamenti legislativi, potrebbero essere indotte a trasferirsi in altri Cantoni dove saranno praticate aliquote fiscali più vantaggiose.

La riforma federale ha introdotto anche un ulteriore margine di manovra a favore dell’innovazione e delle attività di ricerca e sviluppo nel nostro Paese, che si intende sfruttare in modo che il nostro Cantone possa rafforzare ulteriormente la propria strategia di sviluppo economico che pone l’accento sulle attività innovative a beneficio di una crescita equilibrata del nostro territorio.

Accanto all’imposizione delle imprese, la riforma cantonale proposta interviene anche sulla fiscalità delle persone fisiche attraverso una riduzione in due tappe del coefficiente d’imposta cantonale, di cui beneficeranno tutte le categorie di contribuenti. La prima fase prevede una riduzione del coefficiente cantonale d’imposta dall’attuale 100% al 98% (2020-2024), con possibilità di proroga e ulteriore riduzione al 96% su decisione del Gran Consiglio a far tempo dal 2025, qualora nel frattempo non sia entrata in vigore una riforma generale della nostra Legge tributaria. Il Governo intende infatti affrontare, nell’ambito della corrente legislatura, una revisione generale della Legge tributaria (i cui contenuti portanti risalgono al 1976), avendo un occhio di riguardo in particolare al tema della fiscalità delle persone fisiche. In questo ambito saranno considerati, oltre i cambiamenti generali in atto nella nostra società, anche gli atti parlamentari più rilevanti presentati in questi ultimi anni.

Dal profilo finanziario la riforma presentata risulta essere equilibrata sia per il Cantone che per i Comuni, per i quali sono state previste misure mirate nell’ottica di limitare l’impatto dei cambiamenti legislativi federali e cantonali e di aumentarne l’autonomia in ambito fiscale, permettendo un miglior adattamento al singolo contesto. In particolare si prevede un riversamento annuo ai Comuni di 9 milioni di franchi da parte del Cantone e l’introduzione, a partire dal 2025, della possibilità per i Comuni di differenziare il moltiplicatore comunale tra persone fisiche e persone giuridiche con un differenziale massimo di 20 punti percentuali, ritenuta una soglia minima del 40%. Questi cambiamenti saranno accompagnati con un progetto di revisione del modello perequativo intercomunale definito nell’ambito del progetto Ticino 2020, così come con una proposta per evadere le due iniziative legislative dei Comuni depositate a inizio 2019.

Il Governo sostiene all’unanimità il messaggio di riforma fiscale presentato, auspicando che il dibattito politico possa essere affrontato con un approccio costruttivo e lungimirante.

Accanto allo stesso il Consiglio di Stato si impegna, pure all’unanimità, a portare avanti, nell’ottica di un accordo più esteso, una serie di misure e progetti, volti a rispondere alle esigenze future e a risolvere alcuni problemi aperti. In particolare, nel periodo 2020-2024 saranno adottate delle nuove misure, nel settore dell’educazione e della socialità, per un onere complessivo di circa CHF 30 Mio che permetteranno di rispondere alle esigenze presenti nel settore dell’educazione avendo riguardo particolare per la scuola dell’obbligo e della socialità in particolare per le fasce di popolazione più bisognose e deboli. Le misure saranno sviluppate nel dettaglio durante l’estate predisponendo i necessari atti legislativi o esecutivi da considerare in modo complementare alla riforma fiscale. In ambito previdenziale sarà presentato entro la fine dell’anno un messaggio per rispondere alle necessità di risanamento della cassa pensione espresse dall’IPCT e quantificate al momento in CHF 500 Mio e si collaborerà con la Commissione del Parlamento che si occupa del tema alla ricerca di una definitiva ed equa soluzione per il futuro sistema previdenziale concernente i Consiglieri di Stato. Infine, il Governo si pone l’obiettivo di presentare il Preventivo 2020 in equilibrio, definendo per gli anni futuri delle priorità d’intervento.

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Saignelégier – 23 giugno 2019

– Fa stato il discorso orale –

Che onore!
Grazie!

Gentili signore, egregi signori

In questa giornata ricca di significati sono estremamente felice di rivolgermi a voi a nome del Governo ticinese, del Cantone che più di tutti volle, fortissimamente volle, seguire l’anelito di libertà, di autonomia, ma pure di progettualità delle cittadine e dei cittadini giurassiani.

Sono onorato e orgoglioso di quanto fecero i ticinesi. Per questioni anagrafiche io non partecipai al plebiscito nei confronti della nascita del ventiseiesimo Cantone elvetico. Lo fecero sicuramente i miei genitori.

54’109 ticinesi andarono a votare. 50.956 misero il loro sì a favore della creazione del nuovo Cantone. Con una percentuale “bulgara”: il 95,1 per cento! Da Leventinese sono fiero di constatare che ben 7 Comuni del mio distretto votarono senza alcuna opposizione alla nascita del Canton Giura. E li voglio citare: Anzonico, Bedretto, Calonico, Calpiogna, Campello, Rossura e Sobrio. In totale furono 26 i Comuni ticinesi in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini misero il loro SÌ nell’urna!

In quell’occasione il Consiglio di Stato trasmise alla Costituente della Repubblica e Cantone del Giura il seguente telegramma: “Il Governo del Cantone Ticino saluta con lo splendido voto del suo popolo il Giura assunto oggi a dignità di Cantone. Si rinnova e si consolida, in autentico spirito democratico, la Svizzera che vive nel costante confronto di stirpi e culture diverse, uguali in dignità e libertà”.

Sono nato ai piedi del massiccio del San Gottardo, ma a sud, non a nord. Dalla parte quindi di una minoranza. Il Ticino è entrato a far parte della Confederazione nel 1803 attraverso l’Atto di Mediazione voluto/imposto da Napoleone Bonaparte, che aumentò il numero di Cantoni. Questi Cantoni potevano così partecipare al funzionamento federalista della Confederazione Elvetica, e con un’ampia autonomia legata alle profonde differenze – di lingua e di religione in particolare – che avevano tra loro.

La vostra storia rappresenta l’autodeterminazione di un popolo, che all’interno di un quadro di riferimento imposto dal Congresso di Vienna ha voluto affermare le proprie caratteristiche: una lingua diversa, una religione diversa, dunque una cultura diversa.

Il vostro è un processo democratico – peraltro in sé non ancora concluso – che ha rafforzato nella grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri il profondo spirito elvetico fondato sulla libertà, e che fa della Svizzera una Willensnation grazie al suo federalismo. Quella votazione è stata come una ventata d’aria fresca per la democrazia. Il vostro slancio ha risvegliato molte coscienze, confermando la grandezza del nostro sistema federalista.

Personalmente mi sento molto vicino allo spirito che vi ha animato e che vi anima tutt’ora. Il mio percorso politico è nato battendomi per affermare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione. Per fare aprire gli occhi sulla pericolosità di non accordare forza e valore alla minoranza italofona elvetica. Per far capire che Berna non poteva trattare il Ticino come una periferia negletta della Confederazione. In un sistema federalista ogni Cantone deve poter esercitare la sua autonomia e il potere federale non può accollarsi tutti i compiti.

Perché questo amore per la causa giurassiana da parte dei Ticinesi? Il nostro Cantone nacque sotto il motto “Liberi e Svizzeri”. L’amore per la libertà, l’indipendenza e la coscienza di essere “particolari” ci unisce in questo Paese confederato, dove – ricordiamolo – i Cantoni non sono delle circoscrizioni amministrative, bensì piccoli Stati con tutta la loro dignità. Infatti, il Ticino e il Giura sono entrambi Repubbliche e Cantoni.
Allora, questo motto “Liberi e Svizzeri”, avantutto liberi e poi svizzeri, è il legame profondo che ci unisce e che ha permesso di accogliere il vostro Popolo libero come 26esimo Cantone svizzero.

Viva quindi tutti i Cantoni svizzeri.
Viva la Repubblica e Cantone del Giura.
Viva la libertà.

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Il Consigliere di Stato spiega la nuova imposta di circolazione

L’obiettivo era chiaro da alcuni anni: far pagare meno imposte di circolazione ai ticinesi. Con il nuovo sistema di calcolo approvato dal Governo settimana scorsa il risultato è stato raggiunto. “Una sfida non facile – commenta il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché i fattori in gioco erano molteplici. Da un lato favorire chi circola con vetture efficienti, che producono meno emissioni di CO2 e quindi meno inquinamento, ma dall’altro nemmeno penalizzare eccessivamente chi guida un’auto, diciamo, normale. Si è tenuto conto anche dell’impatto che una vettura ha sull’infrastruttura stradale e dei costi che genera.  E poi il criterio più importante era quello di far rientrare l’importo di queste imposte nella media svizzera o al di sotto. Ci siamo riusciti, abbassando del 5% il totale della cifra che i ticinesi pagano allo Stato per viaggiare sulle strade. Una diminuzione di 5 milioni di franchi. Mi sembra per il momento una buona operazione, pensando che si può sempre fare meglio, ma che non sempre il meglio è pure fratello del giusto”.

Intanto però piovono le critiche, che non sono mancate in tutta la fase che ha preceduto questa proposta fatta propria dal Governo: “Beh, lo sappiamo: l’imposta di circolazione – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzione Norman Gobbi – è uno dei temi più sentiti, perché tocca sostanzialmente tutti noi. Adesso vedremo che cosa deciderà di fare il Parlamento (al quale affidiamo pure la possibilità di intervenire direttamente nei prossimi anni definendo il gettito totale da prelevare mediante l’imposta di circolazione) e capiremo pure se questa soluzione verrà sottoposta al giudizio del popolo. Ricordo che sono state presentate due iniziative popolari a tal riguardo. Da parte mia sono soddisfatto del risultato ottenuto, perché finalmente con questa formula semplice si premiano le vetture che hanno un minor impatto dal punto di vista ambientale e da quello dell’uso dell’infrastruttura stradale, riuscendo a ridurre mediamente in costi per gli automobilisti ticinesi e a essere per tante categorie di vetture molto al di sotto dei costi che invece pagano i cittadini del resto della Svizzera. Respingo poi categoricamente la critica di chi sostiene che non si diminuirà l’incasso totale sulle imposte di circolazione. Se dovessimo mantenere l’attuale sistema di calcolo, nelle casse dello Stato – facendo le proiezioni – entrerebbero 112 milioni di franchi nel 2022. Con la soluzione proposta invece i ticinesi pagheranno in totale 103,7 milioni di franchi nel 2022. Una bella differenza! In più le entrate legate all’imposta di circolazione corrispondono ai costi per il mantenimento dell’infrastrutturale stradale. Sbaglia quindi chi sostiene che non c’è il nesso di causalità”.

Come detto ora la parola passa al Gran Consiglio. Il Governo dal canto suo chiede che questo disegno di legge venga considerato quale controprogetto all’iniziativa popolare “Per un’imposta di circolazione più giusta”, mentre esorta a respingere l’altra iniziativa del PPD “Gli automobilisti non sono bancomat”.

Emissioni e peso: fatta la tassa

Emissioni e peso: fatta la tassa

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 giugno 2019 de La Regione

Il governo approva all’unanimità il nuovo calcolo, che tiene conto al 70% delle emissioni di CO2 e al 30% della massa del veicolo.
Gobbi: ‘Parametro necessario vista l’usura della strada’.
Più l’auto inquina e pesa, più costosa sarà la targa. Il nuovo calcolo dell’imposta di circolazione, approvato all’unanimità dal Consiglio di Stato nella seduta di una settimana fa, semplifica drasticamente l’attuale formula (basata sul principio bonus/malus), considerata oltre che troppo complessa anche non più adatta al parco veicoli attuale. L’impatto ambientale dei mezzi continuerà a costituire il parametro principale per stabilire l’ammontare della tassa, grazie al valore di emissioni di CO2 (che impatta per i due terzi sull’importo complessivo). Valore considerato dal governo come “criterio semplice e conosciuto, di utilizzo ormai generalizzato” anche se – ci permettiamo di constatare – non è registrato sulla carta grigia ma va cercato sulle schede tecniche delle automobili. Valore che poi va moltiplicato per un coefficiente “con l’obiettivo di privilegiare le vetture meno inquinanti e maggiormente rispettose dell’ambiente”, scrive il governo. A questo si aggiunge il secondo parametro, quello della massa a vuoto. «L’elemento del peso del veicolo deve essere considerato visto l’impatto che il mezzo ha sul manto stradale, e conseguente usura dell’asfalto», osserva Norman Gobbi durante la presentazione alla stampa del messaggio governativo, frutto degli approfondimenti di un gruppo di lavoro. Il capo del Dipartimento delle istituzioni è consapevole che è proprio quell’elemento – il peso del veicolo – ad aver suscitato reazioni contrarie in sede di consultazione, e non solo. È ancora pendente l’iniziativa popolare del Ppd che suggerisce di rinunciare a questo parametro per non penalizzare le famiglie (leggi sotto). Ma anche sul fronte delle automobili elettriche il peso «penalizza» di fatto una categoria, come ammette anche Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione. «Considerato che si tiene conto in misura maggiore delle emissioni di CO2 (per le auto elettriche pari a zero, ndr), riteniamo che questi veicoli siano già adeguatamente promossi». Ad essere promosse, stando agli “esempi pratici” elencati dall’Esecutivo, sono soprattutto le categorie di auto medie, coupé/sportive e di lusso. Mentre ci saranno conducenti delle auto più piccole che si troveranno in busta un aumento della fattura. Se così vorrà il Gran Consiglio, cui ora compete l’esame del messaggio, e al quale il governo prevede di lasciare un margine di manovra non per ritoccare il calcolo, bensì per intervenire sul gettito complessivo dell’imposta. Intanto, sulla base delle proiezioni, le entrate che il nuovo sistema dovrebbe generare dal prossimo anno di fatturazione (2020) «sono già state considerate» dal governo «nell’ambito del Preventivo 2020 del Cantone e della pianificazione finanziaria per i prossimi quattro anni», fa sapere il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ricordando che il tema imposta di circolazione «rientra in un discorso più ampio», che vede «l’ente pubblico portare avanti anche politiche di tutela ambientale». Tornando ai soldoni, nel messaggio varato la settimana scorsa il Consiglio di Stato stima che con la nuova formula il gettito “nel 2022 sarà di circa 13 milioni di franchi inferiore al gettito previsto senza la riduzione di cinque milioni di franchi annui” decisa dallo stesso governo nel luglio 2018. Riduzione applicata dopo l’accoglimento parziale, da parte della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello, dei ricorsi di tre conducenti (rappresentati dal Fat, il Fronte automobilisti Ticino) contro l’impennata dell’imposta del 2017. Un motivo in più per rivedere la formula del balzello.

Dal peso alla massa. Quella a vuoto, che “è più sociale”
Oggi sulla licenza di circolazione, comunemente nota come ‘carta grigia’, figura la dicitura ‘peso’ (a vuoto e totale). Un domani, se la nuova formula per il calcolo dell’imposta di circolazione otterrà luce verde dal Gran Consiglio, si parlerà di massa. Che sarà uno dei due criteri – l’altro sono le emissioni di CO2, il principale – per la quantificazione del balzello. Per la precisione verrà presa in considerazione la massa a vuoto.
“La massa – spiega anzitutto il Consiglio di Stato nel messaggio – è di fatto il solo criterio che permette di valutare l’impatto di un veicolo sull’infrastruttura stradale, anche se per quanto riguarda i veicoli leggeri le differenze tra un’automobile e l’altra e quindi l’impatto in base alla massa sono tutto sommato ridotte”. Detto questo, per quale ragione si userà la ‘massa a vuoto’ nel calcolare l’imposta? “Due – premette il governo – sono le tipologie di massa che possiamo considerare: quella ‘totale’ (termine con cui intendiamo il carico massimo con cui la vettura può circolare) e quella ‘a vuoto’ (ovvero il peso del veicolo pronto all’uso a cui viene sommato il peso del conducente)”. Ora, la massa totale, continua il messaggio, “è il dato teoricamente più corretto per definire l’impatto di un veicolo sulle strade: si tratta però di un’unità di misura poco sociale. La scelta di un veicolo più grande, e quindi generalmente più pesante e in grado di accogliere più persone, a volte è una necessità legata a questioni di praticità oggettiva: pensiamo alle famiglie numerose. A titolo d’esempio, tra una vettura sportiva e una familiare con la stessa ‘massa a vuoto’, basandosi sulla ‘massa totale’ quella familiare sarebbe tassata più di una vettura sportiva semplicemente per il fatto che può trasportare più persone, ciò che ne aumenta la ‘massa totale’”. Ragion per cui, annota il Consiglio di Stato, “la ‘massa a vuoto’ è il criterio da preferire in quanto tiene maggiormente conto degli aspetti sociali”.
Passando al criterio principale di imposizione, come ci si regolerà con le 7mila automobili (pari a circa il 3 per cento dei veicoli immatricolati nel cantone, indica il governo) che in Ticino non dispongono del dato concernente le emissioni di CO2? Sono veicoli provenienti dall’estero o da altri cantoni, soprattutto sono mezzi vecchi. “Il problema – assicura l’Esecutivo – è in ogni caso risolvibile calcolando questo valore facendo capo alla formula che viene utilizzata anche in altri casi simili”. Senza dimenticare che il numero di questi veicoli è in “progressiva diminuzione”.

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Strade Un colpo di gas per essere più svizzeri
Via libera dal Governo al nuovo calcolo per l’imposta di circolazione. Ad incidere saranno emissioni e peso dell’auto. Le fatture saranno meno salate e più vicine alla media nazionale. Al Parlamento il compito di controllare le entrate.

Il nuovo sistema per il calcolo dell’imposta di circolazione è servito. Dopo un iter tortuoso fatto di curve a gomito e una consultazione che aveva evidenziato non pochi malumori, il Consiglio di Stato ha presentato la formula sulla quale intende puntare per sostituire l’attuale modello bonus/malus, diventato insostenibile visto il progressivo aumento sulle nostre strade di automobili efficienti. In sintesi, se supererà lo scoglio del Parlamento a partire dal 2020 il calcolo dell’imposta di circolazione si baserà su due parametri: la massa a vuoto del veicolo e le emissioni di CO2. Il primo criterio – che inciderà per il 30% sulla fattura – verrà moltiplicato per un coefficiente fisso pari a 0,11, mentre per le emissioni di CO2 – che influiranno per il 70% sui costi – il coefficiente varierà da un minimo di 0,5 a un massimo di 3,4 in base al grado di inquinamento del veicolo (vedi anche grafico a lato). Un decisivo cambio di marcia che a mente del direttore delle Istituzioni Norman Gobbi consentirà di «favorire le vetture meno inquinanti e più leggere», permettendo al contempo di «allineare l’imposta di circolazione ticinese alla media nazionale, riducendo la fattura nei casi in cui la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa».

Tra Smart e Porsche

E le cifre lo dimostrano. Come evidenziato da Cristiano Canova, a capo della Sezione della circolazione, con la nuova formula i proprietari di una vettura di categoria «media» quale una Skoda Octavia riceveranno in bucalettere una fattura più leggera del 36,7% rispetto ad oggi (da 619 a 391 franchi). Buone notizie anche per le categorie sportive: per i conduenti di una Porsche Carrera l’imposta di circolazione scenderà del 49%, passando dagli attuali 1.623 a 825 franchi. Per contro, a sorridere un po’ meno saranno i proprietari di vetture più piccole quali Smart o Volkswagen Polo. I primi vedranno la fattura salire da 179 a 189 franchi mentre per i secondi l’aggravio sarà di circa venti franchi (da 211 a 230 franchi). «È chiaro che andando a toccare i parametri che definiscono la formula anche il risultato cambia – ha spiegato Canova –. Con il nuovo sistema di calcolo ad essere preponderanti saranno le emissioni di CO2. Di conseguenza, le automobili che pesano poco ma inquinano molto verranno tassate maggiormente. Allo stesso modo va ricordato che con la nuova formula l’imposta ticinese si avvicina alla media nazionale e in alcuni casi risulta ben più conveniente».

Parola al Gran Consiglio

Fatture più leggere che, va da sé, si tradurranno in minori entrate per le casse cantonali. Un minor gettito che «è già stato considerato nel Preventivo 2020 – ha assicurato il direttore del DFE Christian Vitta – come pure nella pianificazione finanziaria dei prossimi quattro anni». Detto in soldoni, a fronte di un aumento continuo del parco veicoli il Cantone ritiene che la nuova formula permetterà di contenere le entrate al di sotto dei 106 milioni di franchi l’anno. E qui sta un’altra delle novità. «Tenendo in considerazione che l’ente pubblico deve poter contare su risorse a sua disposizione», si legge nel messaggio, il Governo intende «introdurre un coefficente di adeguamento del gettito (ovvero una sorta di «moltiplicatore» non delle imposte comunale ma della circolazione, n.d.r.), la cui applicazione sia di competenza del Gran Consiglio e che permetta, in caso di necessità, di ottenere il gettito stabilito». Detto in altre parole spetterà al Parlamento decidere se, e in quale misura, ritoccare il coefficiente per generare un aumento o una diminuzione delle entrate andando così ad incidere sui bilanci dello Stato.

Chi accelera e chi frena

La palla passa ora nel campo del Gran Consiglio, ma le reazioni non si sono fatte attendere. In particolare, se il presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti ha salutato con piacere il nuovo modello evidenziando che «riflette quella che è diventata una collaborazione sempre più stretta tra Stato ed economia privata», a tirare il freno è il PPD. Nel 2017, ricordiamo, il partito di Fiorenzo Dadò aveva lanciato due iniziative popolari denominate «Gli automobilisti non sono bancomat» e «Per un’imposta di circolazione più equa» – che avevano raccolto 23.116 sottoscrizioni – chiedendo non solo la restituzione dell’aumento deciso dal Governo per il 2017, ma anche di instaurare un’imposta di circolazione «più semplice ed equa». «Siamo soddisfatti solo a metà e di sicuro è presto per parlare di un ritiro delle iniziative», ha commentato a caldo Dadò. «Inoltre, noi avevamo chiesto di introdurre un tetto massimo di 80 milioni alle entrate mentre mi sembra che nella soluzione presentata la cifra sia ancora troppo alta. Per il momento, l’unico aspetto positivo è che grazie alle nostre iniziative il Consiglio di Stato si è attivato e il progetto presentato risolve alcuni problemi. Ma non tutti».

 

«Noi abbiamo tracciato la rotta, ma la decisione sarà dei cittadini»

Quando si parla di imposta di circolazione gli animi si accendono e trovare un sistema che accontenti tutti è una strada in salita. Perché la formula presentata dovrebbe trovare ampio sostegno?
«In questi ultimi mesi abbiamo visto che sul tema non c’è un’unità d’intenti. Da un lato c’è chi chiede di dare ancora più peso al criterio delle emissioni di CO2 mentre altri sostengono che la via migliore da percorrere sia quella di un sistema “50 a 50’’, dove massa e consumi della vettura incidano in egual misura nel calcolo. Da parte nostra abbiamo cercato di dare una risposta a tutte le necessità, in primis quella di ridurre il prelievo. E la nuova formula permette di diminuire considerevolmente il gettito annuo rispetto a quanto preventivato. Detto del fattore economico, il modello proposto risponde poi a una richiesta più ambientale: puntando l’attenzione sulle emissioni di CO2 favoriamo le auto efficienti senza andare a penalizzare la dimensione del veicolo che “pesa’’ sulla fattura solo nella misura del 30%. Allo stesso modo, introducendo la massa nel calcolo, non dimentichiamo l’impatto dei veicoli sull’usura delle strade. Mi sembra quindi che la soluzione proposta risponda pienamente alla richiesta di rendere più equa l’imposta di circolazione».

Detto della nuova formula una delle grandi novità è anche il passaggio del potere decisionale al Gran Consiglio che fungerà da «controllore». Con questa mossa il Consiglio di Stato vuole mettersi al riparo da future critiche?
«Mi sembra che quando il Governo si è assunto questa responsabilità qualcuno ci ha puntato il dito contro, accusandoci di esserci arrogati troppe competenze. Non da ultimo la Camera tributaria del Tribunale d’appello. Con questa modifica diamo veramente nelle mani del Parlamento, e in definitiva dei cittadini e degli automobilisti, il controllo su questo prelievo. Poi è chiaro che nella nuova formula abbiamo fissato noi i parametri per dare un deciso orientamento politico».

Quando Norman Gobbi sedeva tra i banchi del Gran Consiglio come deputato si è sempre detto contrario al sistema bonus/malus. Da consigliere di Stato perché attendere così tanto prima di presentare questa revisione?
«Innanzitutto posso dire di essere coerente perché il sistema bonus/malus non mi è mai piaciuto, non mi piace tuttora e infatti l’abbiamo superato. È però vero che c’è voluto molto tempo per un cambio di marcia. Il problema, quando si parla di imposta di circolazione, è che si può discutere quanto si vuole dei massimi sistemi ma, alla fine, ognuno guarda alla propria situazione. E trovare un modello che possa andare bene a tutti è praticamente impossibile. In questo senso l’obiettivo della nuova formula è quello di guardare al domani andando a premiare sempre di più i veicoli elettrici che, alla fine, pagheranno quasi unicamente in base al peso».

A rilanciare il dibattito era stata la stangata del 2017 alla quale, quest’anno, è seguito uno sconto del 5% sull’imposta. Si è trattata di una contromossa leghista?
«Non direi. La stangata arrivata con l’imposta non era dovuta al consigliere di Stato leghista ma rientrava nell’ambito del piano di risanamento. Poi l’evoluzione delle entrate ha permesso di rivedere questi rincari sulla fattura causati, non da ultimo, dal sistema bonus/malus dove a pagare erano sempre meno automobilisti. Per contro il vantaggio di questo nuovo sistema è che tutti verranno trattati allo stesso modo, indipendentemente dall’anno di immatricolazione (ma con l’eccezione delle auto d’epoca). Insomma: sarà premiata l’efficienza».

Se gli iniziativisti dovessero decidere di tirare dritto sarà per fare uno sgambetto al consigliere di Stato leghista?
«L’auspicio è che si arrivi a condividere questa soluzione. E il motivo è semplice: se una delle due iniziative dovesse passare l’intero meccanismo verrebbe rallentato e a perderci sarebbero gli automobilisti ticinesi».

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 18 giugno 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11890715

Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Imposta di circolazione: approvato il nuovo sistema di calcolo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione, il quale tiene in considerazione le emissioni di CO2 e la massa a vuoto del veicolo. Con l’approvazione del messaggio governativo viene data evasione anche alle due iniziative popolari pendenti: il Governo invita pertanto il Parlamento a considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e a respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”.
Questa mattina in conferenza stampa il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, e il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnati dal Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova e dal Presidente dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Roberto Bonfanti hanno presentato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione.
La formula, posta in consultazione una prima volta nel 2017 e una seconda volta lo scorso mese di gennaio, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato che l’obiettivo della nuova formula è quello di avvicinare l’imposta media cantonale alla media svizzera, riducendo l’imposta di circolazione nei casi dove la differenza con gli altri Cantoni era davvero significativa. Inoltre, ha spiegato il Direttore del DI, si intende contenere il gettito annuale dell’imposta sotto la soglia dei 105.8 milioni di franchi.
Dal canto suo, il Capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova ha illustrato alcuni esempi pratici relativi all’impatto che il nuovo metodo di calcolo avrà su alcuni dei modelli di automobili più venduti in Svizzera, dimostrando in tal senso il raggiungimento degli obiettivi prefissati.
L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari, è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020.

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Legge sulla prostituzione, il Consiglio di Stato approva le norme di attuazione

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 giugno 2019 de La Regione

Sessantuno articoli che definiscono ‘in maniera chiara’ pure le competenze delle varie autorità
Norme in vigore dal prossimo 1° luglio

Ora c’è anche il Regolamento. Quello della nuova Legge sull’esercizio della prostituzione in Ticino. Lo ha approvato nella seduta dell’altro ieri il Consiglio di Stato. Legge e Regolamento entreranno in vigore il prossimo 1° luglio. Sessantuno articoli (il testo esce oggi sul Bollettino ufficiale delle leggi), il Regolamento, spiega il governo, “definisce in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione” delle nuove norme volte a regolamentare il mondo del sesso a pagamento. Il Dipartimento istituzioni sarà responsabile dell’attuazione della legge; il Dipartimento sanità e socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria; il Dipartimento finanze ed economia degli aspetti legati alla fiscalità (“Trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria”). Ai Municipi, prosegue la nota del Consiglio di Stato, spetterà invece “il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie”. Il governo ha inoltre stabilito in modo preciso “i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico”. Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento istituzioni informeranno “compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge”. Legge la cui entrata in vigore era prevista inizialmente al 1° gennaio di quest’anno. Nella seduta dello scorso 28 novembre il Consiglio di Stato ha però deciso di posticiparne l’introduzione al 1° luglio: “In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta di esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge”.

Negli ultimi anni la realtà della prostituzione in Ticino sembra tuttavia essersi nel frattempo ridimensionata. E ciò in particolare dopo l’operazione di magistratura e polizia denominata ‘Domino’. «Anche dopo la presentazione nel 2013 del primo messaggio sulla nuova legge, Dipartimento e polizia hanno dimostrato operativamente, anche a chi ha tentato di fare di quella prima proposta normativa un terreno di battaglia partitica nonché elettorale, che il vero e unico obiettivo era quello di aumentare i controlli su uno specifico ambito professionale, che ricordo è legale ma che come noto è esposto a una serie di pericoli», dichiara alla ‘Regione’ il consigliere di Stato e direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Il quale non ha dubbi: «La nuova legge si giustifica ed è necessaria per evitare di tornare a una situazione in cui alcuni si sentivano in diritto di fare tutto». Aggiunge Gobbi: «Si danno poi importanti strumenti ai Comuni per regolamentare dal punto di vista pianificatorio l’esercizio della prostituzione e questo è proprio per rispondere alle preoccupazioni delle comunità locali». Il Regolamento «è molto dettagliato e stabilisce, in modo assai chiaro, le competenze delle varie autorità e declina dal punto di vista operativo gli articoli della nuova legge».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 giugno 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11850860

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), ricordano che è possibile inoltrare le candidature per la nuova edizione del premio “Comune innovativo” entro il 30 giugno 2019. Il concorso si articolerà in due sezioni: una dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie definita “Comunità SMART” e la seconda rivolta ai progetti organizzativi denominata “Innovazioni in Comune”.

Anche nel 2019 per i Comuni del Cantone, grazie a un’iniziativa promossa congiuntamente dal Dipartimento delle istituzioni (DI) e dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), prende avvio il concorso “Comune innovativo”. Al premio, giunto alla sua quinta edizione, possono partecipare comuni, patriziati, parrocchie come pure aziende municipalizzate, consorzi, società, associazioni e ogni altra realtà che opera per conto di un ente locale.
Il concorso, per l’edizione del 2019, si articola su due sezioni: una tematica, dedicata alla “Comunità SMART” e una seconda generale focalizzata sulle “Innovazioni in Comune”.
Attraverso la sezione “Comunità SMART” si intende condividere le esperienze dei Comuni che hanno già attivato la digitalizzazione dei propri servizi introducendo ad esempio la possibilità di richiedere certificati online. Tutte le realtà comunali che hanno o intendono utilizzare le nuove tecnologie digitali per rispondere in modo innovativo ai bisogni delle comunità locali sono pertanto caldamente invitati a condividere la propria esperienza nell’ambito del concorso.
Invece, attraverso l’apposita sezione del premio “Innovazioni in Comune”, possono farsi avanti tutti gli enti locali che si sono mossi con la promozione di progetti innovativi sia sul fronte dell’organizzazione interna (come ad esempio la gestione del personale, l’efficienza degli acquisti o l’utilizzo delle risorse economiche) sia nell’ambito dell’azione verso l’esterno (quindi attraverso il miglioramento dei servizi forniti ai cittadini, la promozione di una strategia di “marketing territoriale” o ancora la realizzazione di opere e di infrastrutture).
Le candidature devono pervenire entro il 30 giugno 2019 attraverso l’apposito formulario online disponibile sul sito www.comuneinnovativo.ch. Sul portale sono pure consultabili il regolamento del premio con tutte le informazioni utili per partecipare.

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici relativi all’entrata in vigore dell’omonima legge, prevista il 1. luglio 2019.
Lo scorso 28 novembre il Governo aveva deciso di posticipare la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative concernente l’esercizio della prostituzione – inizialmente prevista per il 1. gennaio 2019 – al 1. luglio 2019.
In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta agli esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge (art. 16-18).
Il Regolamento, composto da 61 articoli, definisce l’attuazione pratica delle nuove disposizioni stabilite nella legge. In particolare il Consiglio di Stato ha definito in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione del nuovo testo di legge e del relativo regolamento: il Dipartimento delle istituzioni è responsabile dell’attuazione della legge, il Dipartimento della sanità e della socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, il Dipartimento delle finanze e dell’economia degli aspetti legati alla fiscalità (trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria). Ai Municipi spetta invece il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. Inoltre il Governo ha pure stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico.
Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento delle istituzioni provvederanno a informare compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge.

 

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Una nuova legge per le attività di sorveglianza e investigazione private

Comunicato stampa

Nella sua ultima seduta il Consiglio di Stato ha avviato la consultazione relativa alla revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. Nella nuova proposta si tiene conto delle evoluzioni del settore delle attività di investigazione, nonché delle criticità rilevate nel tempo da parte del Gran Consiglio. Il testo di legge sarà oggetto di una consultazione rivolta a tutti gli attori coinvolti, che avranno tempo due mesi per formulare le loro osservazioni.

Questa revisione vuole rispondere alle mutate necessità a fronte della forte espansione che, negli ultimi decenni, ha toccato il settore della sicurezza privata. Nel corso degli anni l’evoluzione della società e il contesto sensibile in cui operano le agenzie di sicurezza ha fatto emergere alcune zone grigie e una serie di problematiche dell’attuale normativa.
In questo senso il Consiglio di Stato ha pertanto deciso di procedere a una revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza del 1976 la quale, per evidenziare il carattere radicale della proposta, in futuro verrà definita legge sulle prestazioni private di sicurezza.

Tra le principali novità è stato introdotto un nuovo regime autorizzativo, che rimane la misura più efficace a disposizione delle autorità per esercitare la sorveglianza sull’ambito della sicurezza privata. Al contempo il sistema è stato reso meno burocratico e più efficiente. Inoltre, sono state definite in modo più chiaro e dettagliato le attività di sorveglianza così da ridurre le zone grigie che in passato hanno creato problemi. Pure la formazione è stata rivista, imponendo ai responsabili standard più elevati sia per quanto attiene ai requisiti personali che professionali. Infine, per trasparenza, sono stati precisati formalmente i compiti che l’ente pubblico potrà delegare ad agenzie private o da indipendenti.

Anche la revisione totale della legge sulle attività private di investigazione e di sorveglianza si inserisce nel grande impegno promosso dal Dipartimento delle istituzioni nel rivedere le leggi più datate alle odierne esigenze della società, nell’ottica di adattare il contesto legislativo, in particolare in materia di sicurezza.