Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Morcote e Vico Morcote e ha istituito la commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.
Lo scorso 13 maggio 2019 i Municipi di Morcote e Vico Morcote hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza in data odierna, nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Morcote e Vico Morcote, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata da Morcote e Vico Morcote. I due comuni, già molto uniti da legami storici, sociali, territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, che include anche Melide. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Morcote
Nicola Brivio, sindaco
Rachele Massari, municipale
Giovanni Zürcher, presidente della Commissione della gestione

per il Comune di Vico Morcote
Giona Pifferi, sindaco
Mauro Marcon, vice sindaco
Federico Citelli, municipale

e dai rispettivi segretari comunali, Luca Cavadini (Morcote) e Werther Monti (Vico Morcote), questi ultimi con ruolo tecnico-amministrativo.
La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Primo sì al quinto giudice

Primo sì al quinto giudice

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 de La Regione

Il Consiglio di Stato vara il messaggio per l’aumento dell’organico del Tribunale penale cantonale

Ermani: potenziamento indispensabile. Gobbi: spero che il parlamento evada celermente la nostra richiesta.

Un primo concreto passo verso il potenziamento dell’organico dei giudici del Tpc, il Tribunale penale cantonale, è stato compiuto ieri. Il Consiglio di Stato ha formalmente aderito alla proposta del Dipartimento istituzioni di aumentare da quattro a cinque il numero dei magistrati ordinari, varando, rende noto lo stesso Esecutivo, il relativo messaggio all’indirizzo del parlamento. Se condiviso dal Gran Consiglio, il potenziamento richiederà una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. «Spero che il parlamento evada celermente il messaggio governativo e che lo evada accogliendo quanto prospettato dal Consiglio di Stato», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.

L’intenzione di assegnare un magistrato ordinario in più al Tribunale penale, il governo l’aveva manifestata agli inizi dello scorso agosto nell’annunciare la designazione dell’avvocato Manuela Frequin Taminelli quale giudice supplente a tempo pieno. Designazione resasi necessaria, ricorda il governo, “a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Consiglio di Stato”, dato che “la difficile situazione”, quanto a carico di lavoro, “imponeva interventi urgenti”. Operativa dal settembre 2018, Frequin Taminelli “rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario (al quale ovviamente potrà partecipare, ndr)”, qualora il Gran Consiglio dovesse dare luce verde al potenziamento. Ma al Tpc non era stato assegnato solo un giudice supplente a tempo pieno: l’Esecutivo gli aveva anche attribuito, in maniera definitiva, i due vicecancellieri in più accordati al Tribunale nel luglio 2017 a titolo provvisorio, sino a fine 2018. Misure queste “tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti” trattati dal Tpc. E come emerge dal rapporto sull’attività 2018 del Tribunale penale cantonale, rileva ancora il governo, “è soltanto grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi – oggi (ieri, ndr) nominati – che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze”. Se il Gran Consiglio approverà il potenziamento «verrebbe consolidata una posizione che già c’è: da un po’ di tempo disponiamo infatti di un quinto giudice, ancorché supplente – osserva, da noi interpellato, il presidente del Tpc Mauro Ermani –. Ed è grazie anche a questo giudice supplente se il Tribunale ha potuto chiudere il 2018 in sostanziale pareggio». Un consolidamento – con il passaggio, ancorato alla legge, da quattro a cinque giudici ordinari – «oggettivamente indispensabile», sottolinea Ermani: «Con quattro giudici ordinari sarebbe molto difficile andare avanti».

Procuratore pubblico in più, il capo del Dipartimento: ‘Arriva’
Nel pacchetto di potenziamenti in seno agli uffici giudiziari sotto la lente del Dipartimento istituzioni figura pure l’assegnazione di un procuratore ordinario in più al Ministero pubblico: dagli attuali ventuno pp (procuratore generale incluso) a ventidue. Un ulteriore procuratore pubblico che opererebbe verosimilmente nel gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari. Il messaggio governativo? «Arriva. Come Dipartimento – sostiene Gobbi – saremmo pronti. Resta solo da chiarire la questione delle competenze dei segretari giudiziari». Dunque: un pp ordinario in più, ma anche l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari (indagini, emanazione di decreti d’accusa o di non luogo a procedere ecc.) per il cosiddetto penale minore: è la duplice proposta del Dipartimento. «Abbiamo chiesto sì di estendere le competenze dei segretari giudiziari, limitatamente però alle contravvenzioni – rammenta il pg Andrea Pagani –. Estenderle anche ai delitti e ai crimini sarebbe contrario all’ordinamento. In materia di contravvenzioni non sarebbe necessaria la delega del pp: basterebbe stabilire nella legge che i segretari sono autonomi nella gestione dei procedimenti penali contravvenzionali».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Governo Nuovo ossigeno al Tribunale penale

Proposta al Parlamento la modifica della legge con la quale consolidare da 4 a 5 il numero dei giudici ordinari Gobbi: «A breve in consultazione anche il messaggio per dotare il Ministero pubblico di un procuratore in più»

«Il cittadino rischia di doversi confrontare con disservizi crescenti, di cui la Magistratura non può essere ritenuta responsabile». Con questo grido d’allarme nell’ultimo rendiconto il Consiglio della magistratura lanciava un appello alla politica affinché trovasse delle concrete soluzioni per dotare delle risorse necessarie il terzo potere dello Stato. Detto fatto, una prima importante risposta è giunta con la decisione del Governo di potenziare il Tribunale penale cantonale. E cioè uno degli organi per i quali il Consiglio della magistratura aveva ravvisato il problema strutturale del «collo di bottiglia» in termini di evasione degli incarti. Di qui il messaggio sottoposto ora al Gran Consiglio che tramite una modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria contempla l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo al Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo potrebbe in tal modo far capo in maniera stabile a cinque giudici e senza posizioni provvisorie. «Ora auspichiamo che il Gran Consiglio, e in particolare la neonata Commissione giudiziaria, affronti la questione con la necessaria sensibilità ed evada il dossier in tempi rapidi» sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: «Considerati i tempi legati al relativo bando di concorso, ideale sarebbe poter contare sull’operatività del nuovo giudice a partire dal 1. gennaio 2020». Nel frattempo, tiene a ricordare il consigliere di Stato, la scorsa estate il Governo era già intervenuto in modo urgente designando in via straordinaria la giudice supplente Manuela Frequin Taminelli e introducendo una serie di correttivi sul piano organizzativo. Oltre all’entrata in funzione di Frequin Taminelli – che resterà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario – il Consiglio di Stato aveva in effetti proceduto anche all’attribuzione di due vicecancellieri aggiuntivi al Tribunale penale cantonale, che a loro volta s’intende confermare. «Misure, queste, che hanno dimostrato la loro efficacia» rileva Gobbi, riferendosi alla necessità di porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione.

Il provvedimento era stato preavvisato favorevolmente anche dal Consiglio della magistratura, che negli scorsi mesi – insieme al procuratore generale Andrea Pagani – aveva però caldeggiato a più riprese pure la nomina di un procuratore pubblico aggiuntivo (straordinario od ordinario). Un magistrato, questo, a sua volta chiamato a smaltire i numerosi dossier rimasti in giacenza, in particolare alla Sezione dei reati economici e finanziari. E se inizialmente Gobbi e il Governo avevano invitato il Ministero pubblico a giustificare con i numeri la necessità del potenziamento, dopo la riorganizzazione messa a punto da Pagani e l’elaborazione di un apposito documento riferito agli incarti pendenti alla fine del 2018 il dossier aveva subito un’accelerata. Ma ora a che punto si trova il cantiere? «Stiamo procedendo in modo spedito» spiega Gobbi, annunciando che «a breve una bozza di messaggio del Governo sarà posta in consultazione in seno al Ministero pubblico e alle autorità giudicanti». E l’intenzione, preannuncia il direttore delle Istituzioni, è quella di mettere a disposizione della giustizia «un procuratore pubblico ordinario e non straordinario per un periodo di cinque anni. Ciò tenuto conto delle necessità di dare una certa stabilità alla Procura, sia per quanto concerne l’evasione degli incarti pendenti sia alla luce del turnover che puntualmente interessa questa autorità». All’interno del messaggio, con il quale si proporrà una nuova modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria, non sarà tuttavia proposta unicamente la designazione di un magistrato aggiuntivo. «La richiesta di un procuratore supplementare sarà inserita nel quadro di diverse misure operative, ad esempio a livello di deleghe decisionali, attraverso le quali rendere più efficace ed efficiente il lavoro del Ministero pubblico» conclude Gobbi.

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Servizio all’interno del TG di Teleticino di mercoledì 22 maggio 2019

http://teleticino.ch/il-tg/essenziale-contare-su-un-giudice-in-piu-JE1226821

 

Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, postulando l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo presso il Tribunale penale cantonale.
La proposta del Governo è volta a consolidare l’attuale situazione del Tribunale penale cantonale, a cui a contare dal 1° settembre 2018 è stato attribuito un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Con la modifica legislativa, il Tribunale penale cantonale si comporrà in maniera stabile di cinque giudici ordinari.
La designazione da parte del Consiglio di Stato di un giudice supplente presso il Tribunale penale cantonale, nella persona dell’avv. Manuela Frequin Taminelli, che rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario, si era resa necessaria a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Governo, concludendo che la difficile situazione imponeva interventi urgenti. Oltre alla designazione di un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, il Consiglio di Stato aveva confermato l’attribuzione di due Vicecancellieri aggiuntivi presso il Tribunale penale cantonale. Queste misure, tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione, sono state preavvisate favorevolmente dal Consiglio della Magistratura.
In quest’ottica, come emerge dal Rendiconto 2018 di attività del Tribunale penale cantonale, è solo grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi oggi nominati, che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze.
Il licenziamento del Messaggio governativo trova quindi una soluzione duratura a fronte dell’evoluzione dell’attività del Tribunale penale cantonale, nell’ottica di garantire il buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione del Governo del Cantone dei Grigioni, per una visita di lavoro. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e ha consentito di discutere svariati argomenti politici di interesse comune.
Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Christian Vitta, ha ricevuto oggi a Bellinzona una delegazione del Governo grigionese – il Presidente Jon Domenic Parolini, il vicepresidente Christian Rathgeb, i Consiglieri di Stato Marcus Caduff e Peter Peyer – accompagnata dal Cancelliere Daniel Spadin e dall’addetto alle relazioni esterne Carlo Crameri. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e testimonia l’ottimo stato delle relazioni tra i due Cantoni.
Durante la riunione politica che ha occupato la prima parte dell’incontro, i due Esecutivi si sono confrontati su numerosi argomenti di interesse comune. In primo piano, le questioni che riguardano il futuro dell’approvvigionamento energetico nel nostro Paese, con l’accento posto sugli sviluppi della produzione idroelettrica e le misure a favore dell’efficienza introdotte dai due Cantoni. Il confronto si è infine spostato su questioni legate ai settori dei trasporti, della fiscalità, della pianificazione territoriale e sanitaria, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione del settore delle cure a domicilio. Sono infine state discusse le misure adottate dai due Cantoni per il controllo del mercato del lavoro e delle attività economiche.
A margine dell’incontro è stato sottoscritto dai rispettivi Direttori cantonali Norman Gobbi e Peter Peyer un Accordo di collaborazione tra i due Cantoni che permetterà ai militi della protezione civile provenienti dalle regioni Moesa, Bernina e Maloja di seguire in futuro la formazione tecnica di base in italiano al centro cantonale di istruzione di Rivera.

Tradizione: A Vevey si parlerà anche dialetto

Tradizione: A Vevey si parlerà anche dialetto

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 14 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Il canton Ticino sarà ospite d’onore il 27 luglio alla Fête des vignerons con uno spettacolo firmato Daniele Finzi Pasca
Il regista: «Esibizione ricca di emozioni e magia»
Norman Gobbi: «Evento eccezionale che omaggia la nostra storia»

Il Ticino è pronto a scrivere un pezzo di storia. Il 27 luglio il nostro cantone sarà infatti ospite d’onore alla Fête des vignerons, la manifestazione patrimonio dell’UNESCO che dal 1797 celebra il settore vitivinicolo e che ogni 25 anni anima la cittadina di Vevey, nel canton Vaud, attirando oltre mezzo milione tra appassionati e curiosi. «È un evento eccezionale e per il Ticino è un onore poter prendere parte a una manifestazione che omaggia la tradizione e la storia della Confederazione», ha rimarcato il vicepresidente del Governo Norman Gobbi. Una presenza rossoblù che, nell’ambito dei festeggiamenti in programma dal 18 luglio all’11 agosto, metterà in evidenza «l’amore del nostro cantone per il suo territorio e l’importanza di prendersi cura della propria terra», ha continuato il direttore delle Istituzioni sottolineando come «quest’amore passa anche dal saper coniugare tradizione e innovazione».

Dietro l’atmosfera
Ma questa 12. edizione della Fête des vignerons vedrà il nostro cantone giocare un ruolo ancor più importante. Sì perché lo spettacolo che contraddistingue la manifestazione porta la firma di uno dei maggiori artisti ticinesi: Daniele Finzi Pasca. «Racconteremo il lavoro di quegli uomini che, per tutto l’anno, si impegnano per far crescere la vigna in una rappresentazione ricca di emozione e magia», ha spiegato il regista che non ha voluto svelare troppo dello spettacolo promettendo però di «far immergere lo spettatore in un’esperienza sensoriale fatta di musica e luci. Abbiamo lavorato molto a questo progetto perché volevamo capire cosa c’è dietro a questa febbre che, tutto d’un tratto, esplode e per un mese trasforma Vevey. Insomma è un’atmosfera unica: basta pensare che nove mesi dopo la Fête des vignerons si registra un decisivo incremento demografico nella cittadina». Ironia a parte, a fungere da fil rouge della rappresentazione saranno un nonno e la sua nipotina, Julie, che accompagneranno gli spettatori alla scoperta delle tradizioni legate alla vigna. «La Fête des vignerons è cambiata rispetto al passato – ha aggiunto Finzi Pasca – ed è tuttora in evoluzione. Abbiamo quindi voluto presentare uno spettacolo che fosse, insieme, tradizione e innovazione. Per far sì piacere ai tradizionalisti, ma anche per saper affascinare i più giovani. Perché sono loro, sono le prossime generazioni che saranno chiamate a portare avanti questa tradizione». Uno spettacolo che si preannuncia «effervescente» e che vedrà 5.500 attori darsi il cambio sul palco di un’arena «ancora più grande rispetto al passato e capace di accogliere 20.000 spettatori. Un’arena – ha annunciato creatore artistico – che rappresenta anche una prima mondiale dal momento che il pavimento sarà interamente ricoperto di uno strato di LED capace di illuminare e far danzare i figuranti sulla luce».

Un’amicizia confederale
Detto dello spettacolo, la presenza del nostro cantone sulle rive del Lemano raggiungerà il suo culmine il 27 luglio, quando appunto «una delegazione ticinese sfilerà assieme a rappresentanti dei Cantoni della Svizzera centrale. Una scelta questa che vuole rimarcare l’amicizia confederale che ci lega», ha spiegato il cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri precisando inoltre come per l’intera durata della manifestazione «saranno molteplici gli appuntamenti e gli eventi che metteranno in risalto le peculiarità del nostro cantone quale terra vitivinicola». Una vetrina unica dove non mancherà «Sapori Ticino che, in collaborazione con Ticino Turismo, proporrà le eccellenze nostrane alla Maison Ticino», ha aggiunto il cancelliere.

In attesa di dare il via alla manifestazione,a sottolineare l’importanza della presenza ticinese alla Fête des vignerons è stato anche François Margot, presidente e abate della Confrérie des vignerons, che ha evidenziato il legame che unisce Vaud e Ticino. «Forse non sembra – ha affermato – ma il canton Vaud è molto vicino al Ticino e condivide con voi molti valori. Ecco perché siamo contenti della vostra presenza ad un evento storico ed eccezionale. Un evento capace di unire tutti i cantoni attorno ad una manifestazione culturale che è diventata parte integrante delle nostre radici. Non ho problemi a dirlo: questo appuntamento è diventato un tassello chiave della nostra identità». E di identità ha parlato anche Milena Folletti, vicedirettrice della RSI, che ha precisato come l’emittente «sarà presente per riportare i volti e le emozioni non solo del Ticino, ma di tutta la Svizzera» grazie anche a una serie di documentari dedicati a chi, del vino, ne ha fatto la propria passione. «Vogliamo portare oltralpe l’imprenditorialità della Svizzera italiana quando si parla di vino – ha precisato Folletti – mostrare a tutti l’eccellenza che caratterizza il nostro territorio».

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 13 maggio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11757788

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Guardie Svizzere del Papa: “Un esempio per i giovani”

Alcune considerazioni del Consigliere di Stato Norman Gobbi dopo la visita a Roma
Recarsi a Roma, visitare il Vaticano, partecipare alle funzioni religiose rappresenta per ogni cattolico un momento particolare. “ Sì, è il sentimento che ho provato lo scorso fine settimana – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Questa volta, però, c’erano due fattori ulteriori che hanno creato un ambiente ancora più toccante: il giuramento delle Guardie Svizzere del Papa e il fatto con il Canton Ticino per la prima volta fosse l’invitato d’onore a questa cerimonia”.  Gobbi faceva parte della delegazione ticinese. “Il programma allestito in tale circostanza ha permesso davvero di entrare meglio in contatto con una realtà, quella delle Guardie Svizzere, che suscita sempre ammirazione. La dedizione totale di questi giovani svizzeri alla causa del Papa è encomiabile. Tra coloro che hanno prestato quest’anno il giuramento il 6 maggio c’erano anche tre ticinesi. Da qui la presenza a Roma di tante persone giunte dal Ticino con le quali si è potuto scambiare opinioni, ma soprattutto emozioni”. La delegazione ticinese, oltre ai rappresentati del Governo, era formata anche da deputati in Gran Consiglio, come il vice presidente Daniele Caverzasio, da parlamentari a Berna, come la consigliera nazionale Roberta Pantani, dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e da autorità militari.
Il rapporto tra il Corpo delle Guardie Svizzere e il nostro Cantone è diventato ancora più stretto da quando una parte della formazioni dei giovani alabardieri viene svolta presso la Scuola cantonale di Polizia. “Si tratta di quattro settimane molte intensive – sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni – nelle quali le guardie svizzere affinano e rafforzano la loro formazione, così da essere meglio preparati nei compiti che dovranno svolgere in Vaticano a protezione del Papa. Durante gli incontri ufficiali, il comandante del Corpo delle Guardie Svizzere ha sottolineato la professionalità dei corsi e i benefici di tale formazione, ringraziando per la collaborazione e le competenze che il Ticino ha saputo mettere in campo. Personalmente ritengo che questo tipo di collaborazione abbia rafforzato le capacità organizzative in ambito formativo della nostra Polizia cantonale, portando quindi benefici anche al nostro Corpo. Per questo, oltre ad aver favorito tale soluzione, sosterrò con convinzione anche in futuro i rapporti con il comando delle Guardie Svizzere” .
Vaticano a tinte rosse e blu

Vaticano a tinte rosse e blu

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino ospite d’onore della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie

Il Vaticano si è tinto di rosso e blu, lunedì mattina, in occasione della cerimonia di giuramento delle 23 nuove guardie svizzere pontificie. Per l’occasione, era presente una delegazione guidata dal presidente del Consiglio di Stato ticinese, Christian Vitta.
Presenti, tra gli altri, anche i Cantori della Turrita, che hanno accompagnato la funzione all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.
Il giuramento delle nuove guardie svizzere si svolgerà nel tardo pomeriggio nel cortile di San Damaso, per commemorare la morte dei 147 soldati elvetici caduti in difesa del Papa Clemente VII nel Sacco di Roma (1527) proprio nel cortile del Palazzo Apostolico.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaticano-a-tinte-rosse-e-blu-11730863.html

 

Indebitato e in assistenza, via il permesso

Indebitato e in assistenza, via il permesso

Da www.ticinonews.ch

Il Tribunale federale ha confermato la revoca dell’autorizzazione di soggiorno di un cittadino italiano

Negli scorsi giorni il Tribunale federale (TF) aveva annullato la revoca dei permessi di soggiorni di una famiglia francese che versava in una situazione finanziaria disastrosa in quanto tutelata dall’accordo della libera circolazione delle persone (ALC).

In quel caso il padre aveva accumulato precetti esecutivi per un totale di 1,2 milioni di franchi e attestati di carenza di beni per quasi mezzo milione ma per i supremi giudici losannesi non era abbastanza per giustificare la revoca dei permessi di domicilio e dimora di cui beneficia la famiglia. Citando l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, il TH aveva rammentato che il diritto di rimanere in Svizzera accordato ai cittadini dell’Unione europea può essere limitato soltanto per motivi di ordine, sicurezza e sanità pubblici che vanno interpretati in modo restrittivo.

Altrettanto fortunato, però, non è stato un cittadino italiano domiciliato in Ticino e a carico dell’assistenza pubblica per più di 170’000 franchi. Il 1° dicembre 2004 l’uomo era stato posto a beneficio di un permesso di dimora per svolgere un’attività lucrativa indipendente (gerente di un’edicola) e 5 anni dopo aveva ottenuto un permesso di domicilio. Il 12 dicembre 2014, la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni lo aveva formalmente ammonito siccome dal maggio 2012 dipendeva dall’aiuto sociale e dall’aprile 2012 l’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento (USSI) anticipava gli alimenti ai figli, avuti dalla sua ex moglie.

Constatato che era ancora a carico dell’assistenza pubblica, il 12 giugno 2015 la Sezione della popolazione gli aveva revocato il permesso di domicilio di cui disponeva assegnandogli un termine per partire. Tale decisione era stata confermata su ricorso sia dal Consiglio di Stato (4 maggio 2016) che dal Tribunale amministrativo ticinesi (5 marzo 2018). L’uomo si era quindi rivolto al Tribunale federale domandando l’annullamento della revoca del suo permesso di domicilio, lamentando un contrasto con l’ALC.

Il TF ha però ritenuto che il richiamo all’ALC da parte del ricorrente non è lecito in quanto egli ha perso lo statuto di lavoratore autonomo senza più riacquistarlo e, non avendo maturato il diritto alla pensione e non essendo stato colpito da inabilità permanente al lavoro, non può invocare il diritto di rimanere in Svizzera sancito dall’ALC stesso. I giudici hanno infatti concluso che l’uomo non ha mai iniziato un’attività lavorativa pur avendo sottoscritto, nel novembre 2016, un nuovo contratto di locazione per un’edicola.

La sua dipendenza dall’assistenza è stata infine ritenuta “considerevole” mentre la sua permanenza in Svizzera è stata “caratterizzata da anni di inattività così come da una lunga dipendenza dall’aiuto sociale e dall’accumulo di debiti rispettivamente di 61 attestati di carenza beni, quindi da un’integrazione che è tutt’altro che esemplare e riuscita”.

 

Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto ad alcune importanti nomine nell’Amministrazione cantonale. L’attuale capo della Sezione della popolazione (SP) del Dipartimento delle istituzioni, Thomas Ferrari, diventerà dal 1. luglio capo Area della Polizia giudiziaria. Il Governo ha quindi scelto Silvia Gada quale nuovo capo della SP, nominando Dunja Valsesia nel ruolo di aggiunto. In sostuzione di Silvia Gada, Roberto Valaperta è stato nominato capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica della Divisione della formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.
Il nuovo capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari, classe 1977, si è laureato in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ottenendo sempre a Zurigo il brevetto di avvocato nel 2004. Tra il 2005 ed il 2016 ha poi maturato un’importante esperienza nel settore bancario. Negli ultimi 3 anni ha coordinato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Esperienze che costituiranno un valore aggiunto nel suo nuovo ruolo, in particolare nell’ambito della lotta alla media e grande criminalità anche nei reati economico-finanziari, sfida sulla quale Dipartimento delle istituzioni, Polizia e Magistratura intendono sempre più concentrare le proprie forze.
Per sostituire Thomas Ferrari alla testa della Sezione della Popolazione, a partire dal 1. luglio, il Consiglio di Stato ha scelto Silvia Gada. La nuova responsabile ha ottenuto il Master professionale in gestione della formazione per dirigente di istituzioni formative dell’Università della Svizzera italiana. Dal 2005 è capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica sotto la Divisione della Formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, e fa parte di numerose Commissioni federali nell’ambito della formazione. Grazie a questa sua esperienza e alla profonda conoscenza del mondo economico, professionale e dei Comuni la Sezione della popolazione potrà ancor meglio interagire con le aziende e gli enti locali. Per sostituire Silvia Gada, il Consiglio di Stato ha scelto Roberto Valaperta, attuale direttore del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano.
Il Consiglio di Stato ha inoltre recentemente riconosciuto la necessità di dotare la Sezione della popolazione – che comprende l’Ufficio dello stato civile e l’Ufficio della migrazione ed occupa oltre 140 collaboratori – di un aggiunto al caposezione. Per svolgere questa funzione è stata scelta l’avv. Dunja Valsesia, attualmente collaboratrice scientifica presso il Settore giuridico dell’Ufficio della migrazione. Diplomata in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ha ottenuto il brevetto di avvocato nel 2010 e ha lavorato per l’ufficio giuridico della Polizia cantonale dal 2014 al 2018, prima di passare all’Ufficio della migrazione.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri ai neo nominati ed esprime i ringraziamenti più sentiti al tenente colonnello Flavio Varini, che passerà al beneficio della pensione il prossimo 1. luglio. Assunto in Polizia cantonale il 1. marzo 1987, ha ricoperto per alcuni anni la funzione di ingegnere capo Servizio prima di essere nominato ufficiale, con la funzione di responsabile dei Servizi tecnici e logistici del corpo. Dal maggio 1993 ha poi assunto la funzione di Delegato di Polizia a Locarno e successivamente anche a Bellinzona, e dall’ottobre 2001 ha diretto la Polizia giudiziaria, ottenendo nel 2012 la promozione al grado di Tenente colonnello.