Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Cantone-Comuni C’è molto da rivedere

Dal Corriere del Ticino del 9 giugno 2016, un articolo a cura di John Robbiani

Norman Gobbi presenta in anteprima ai municipali del Luganese il progetto «Ticino 2020» L’obiettivo è riformare radicalmente entro un anno la ripartizione degli oneri e dei compiti

Il Governo e in particolare il Dipartimento delle istituzioni l’avevano più volte annunciato e ventilato per rispondere anche alle sempre più vigorose critiche provenienti dai Municipi ticinesi in merito al ribaltamento degli oneri e dei compiti dal Cantone ai Comuni. Ora il progetto «Ticino 2020» ha un volto. Ieri il consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine dell’assemblea dell’ente regionale di sviluppo del Luganese, ha presentato in anteprima il progetto e lo ha fatto rivolgendosi proprio ai municipali del Distretto che, probabilmente, più di tutti in Ticino hanno accusato il Governo di «sbolognare» alle amministrazioni locali costi e compiti eccessivi in nome del risanamento finanziario cantonale. Gobbi è partito da una constatazione: «Si assiste a un lento deterioramento del federalismo elvetico nei rapporti fra Cantone e Comuni».

Strategia in cinque punti

Un deterioramento a cui, appunto, «Ticino 2020» vuole dare un freno con una strategia in 5 punti. Il primo prevede una riorganizzazione territoriale dei Comuni (e dunque la riattivazione del Piano cantonale delle aggregazioni). Questo perché, secondo Gobbi, «in Ticino esistono Comuni molto diversi e non tutti sono in grado di svolgere gli stessi compiti». Il ministro ha fatto l’esempio di Corippo (12 abitanti) e di Lugano (69.000) e ha lasciato intendere che un rafforzamento dei Comuni rappresenta la base dell’intero progetto. Il secondo punto riguarda il riordino dei compiti e dei flussi, cui seguirebbe una revisione della perequazione finanziaria e in contemporanea una riorganizzazione dell’efficienza cantonale e un riassetto delle organizzazioni comunali.

Compensazioni
Gobbi era affiancato in sala da Michele Passardi, che di «Ticino 2020» è co-direttore di progetto. I due hanno spiegato che in futuro (un decreto legislativo potrebbe essere presentato nella primavera del 2017) «i compiti trasferiti da un livello all’altro dovranno essere accompagnati, dove necessario, da un adeguato finanziamento» e «a parità di prestazioni offerte e a garanzia del principio di efficienza produttiva, gli oneri complessivi a carico di Cantone e Comuni saranno inferiori o al massimo uguali a quelli attuali». La neutralità della spesa dovrà comunque essere soddisfatta a livello globale e non per singolo Comune. «Tuttavia – è stato illustrato – non si può permettere che un Comune si ritrovi con una situazione sensibilmente peggiore rispetto a quella iniziale» e dunque verrà presa in considerazione la possibilità di elargire contributi e compensazioni. Si vuole dunque ottenere servizi razionali e maggiori qualità per i cittadini, più autonomia decisionale per gli enti locali, l’aggiornamento dei compiti assunti dallo Stato e la semplificazione dei rapporti Cantone-Comuni.

Moltiplicatori e fiscalità
Uno strumento che permetterà di «neutralizzare» gli effetti di «Ticino 2020» sarà la perequazione diretta e la correzione fiscale attraverso i moltiplicatori.
Ente regionale: nuovi volti
Oltre che per assistere alla presentazione di «Ticino 2020» l’assemblea dell’ente regionale era stata convocata per eleggere il suo nuovo comitato esecutivo per il quadriennio 2016-2020. Comitato i cui membri passa da 7 a 5.
Confermati gli uscenti Giovanni Bruschetti (presidente, di Massagno), Michele Foletti (Lugano) e Sabrina Romelli (Collina d’Oro). Al loro fianco sono stati nominati praticamente all’unanimità Paolo Ramoni (Novaggio) e Franco Voci (Torricella-Taverne). Durante l’assemblea è stato ricordato come, durante la scorsa legislatura, sono stati finanziati 73 progetti imprenditoriali (per un totale di circa 2 milioni di franchi) che hanno generato 13 milioni di investimenti sul nostro territorio.

Una giustizia al passo con i tempi

Una giustizia al passo con i tempi

Discorso che ho pronunciato lunedì 6 giugno 2016 in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2016/2017

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Signor Presidente, membri e segretari della Commissione per la formazione permanente dei giuristi,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Professori,
Cari praticanti,
Signore e Signori Giornalisti,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione della consueta cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario. Una cerimonia che è divenuta negli anni ormai un rito ma soprattutto, per il sottoscritto, un’occasione privilegiata per incontrare i membri del potere giudiziario e tutti gli addetti ai lavori, un’occasione per esporre le riflessioni in corso in ambito giudiziario, stimolando il dibattito su luci e ombre dell’anno appena trascorso e sulle iniziative già avviate o di prossimo avvio, allo scopo di migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario. Un sentimento di gratitudine lo rivolgo a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione e agli ulteriori compiti assunti.

Ringrazio la già giudice d’appello Emanuela Epiney Colombo che, pur essendo al beneficio della pensione, ha assunto la presidenza della Commissione di ricorso sulla magistratura, Commissione che ha visto la partenza degli avvocati Alessandro Soldini, già presidente, e Stefano Bolla, ai quali esprimo i miei vivi apprezzamenti per il loro operato. All’avvocato Epiney Colombo e al nuovo membro, giudice Roy Garré, formulo i miei più sinceri auguri per quest’attività che li vedrà confrontati, unitamente a membri e supplenti, anche con le riflessioni su una riorganizzazione della Commissione, come richiesto dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio il dicembre scorso.

Alla presidente della Corte di appello e di revisione penale giudice Giovanna Roggero-Will, che per anni ha svolto la non facile funzione di Presidente del Consiglio della Magistratura, vada un pubblico ringraziamento per il suo operato in favore del potere giudiziario. Particolarmente apprezzati sono stati la fattiva collaborazione e il dialogo costante instaurati con la Divisione della giustizia, approccio che ha permesso di cooperare in maniera proficua. Sono certo che questa efficace modalità di lavoro sarà adottata anche dal suo successore, giudice Werner Walser, neo presidente del Consiglio della Magistratura, che ho già avuto modo di incontrare proprio la scorsa settimana per discutere delle tante tematiche aperte nell’ambito dell’amministrazione della giustizia cantonale che andrò a illustrarvi in seguito. Caro Werner, auguri a te, al neo vice-presidente del Consiglio della Magistratura, procuratore pubblico Nicola Respini, e al neo-membro, pretore Marco Peverelli, per un lavoro proficuo, mirato e appassionato, com’è la tua predilezione per il tiro sportivo che ci accomuna! Un sentito ringraziamento vada anche al già vice-presidente dell’autorità di sorveglianza sui magistrati, pretore Francesco Bertini.

Anche la Direzione del Tribunale di appello ha subìto da poco degli importanti avvicendamenti. Avantutto ringrazio sentitamente il giudice Mauro Ermani, che, come sentiremo dal suo intervento, ha svolto con responsabilità la funzione di Presidente della più grande autorità giudiziaria cantonale che, per darvi un’idea delle sue dimensioni, oggi conta oltre 130 persone, per un totale di spese per 37 milioni e di entrate per quasi 4 milioni. Molto apprezzata la cooperazione attiva avuta in questi due anni e in particolare in questi ultimi mesi con la Divisione della giustizia, un apporto molto gradito poiché anche volto alla ricerca di soluzioni comuni; un approccio meritevole, favorito pure dalla cara cancelliera del Tribunale, avvocato Claudia Petralli, che ringrazio per la dedizione e la professionalità, a sostegno del buon funzionamento del Tribunale. Ella continuerà ad essere un importante punto di riferimento anche per il nuovo presidente, giudice Matteo Cassina, e l’attuale vice-presidente, giudice Mauro Mini. A voi formulo i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente, in un periodo che vedrà il Tribunale di appello da un lato riformarsi organizzativamente nel contesto di Giustizia 2018, dall’altro trovare finalmente un’adeguata soluzione logistica. Auguri che estendo alle neo giudici di appello Matea Pessina, attiva ormai da qualche mese, e Sarah Socchi che ha di recente prestato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

A questi due inizi di carriera corrispondono i pensionamenti di due magistrati che hanno servito lo Stato e la Giustizia per tanti anni. Il giudice d’appello Stefano Bernasconi, magistrato che ha operato al Tribunale di appello per ben 25 anni, al quale esprimo la mia profonda gratitudine e i migliori auguri per il futuro. Auguri e ringraziamenti che porgo anche al giudice Edy Meli, Presidente dei Giudici dei provvedimenti coercitivi, che ha dedicato ben 27 alla giustizia penale cantonale, iniziando dalla funzione di giudice istruttore straordinario della giurisdizione sottocenerina nel dicembre del 1989 e terminando a fine luglio con la presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quando passerà il testimone all’attuale collega giudice Maurizio Albisetti Bernasconi, con il quale mi congratulo, formulandogli gli auguri di rito.

Oggi non posso inoltre non rendere omaggio a una figura importante per l’amministrazione della giustizia, l’avvocato Giorgio Battaglioni, a beneficio della pensione dal mese di gennaio dopo oltre 30 anni di attività in seno all’Amministrazione cantonale. Una figura che ha accompagnato la giustizia ticinese nella sua inarrestabile crescita e nelle sue riorganizzazioni, oltre che seguire in prima persona le attività della Divisione che oggi conta quasi 400 collaboratori, attività legate alle strutture carcerarie e a vari uffici, da quelli di esecuzione e fallimento, ai registri, passando dall’ufficio dell’assistenza riabilitativa, solo per citarne alcuni. A lui esprimo un sentito ringraziamento per il suo importante operato e formulo i miei migliori auguri al suo successore, l’avvocato Frida Andreotti, che da febbraio dirige la Divisione.

Le sfide attuali e future che la Divisione, il Dipartimento, il Governo e il Parlamento devono affrontare con la collaborazione delle autorità giudiziarie, dell’Ordine degli avvocati, di quello dei notai, le varie associazioni, eccetera, sono tante. In ogni cambiamento va comunque vista un’opportunità. Come diceva il generale e filosofo cinese Sun Tzu, “una volta colte, le opportunità si moltiplicano”. È con questo spirito positivo, con la giusta fiducia in sé e nei propri mezzi ma pure con entusiasmo, determinazione e coraggio che le Istituzioni devono affrontare i cambiamenti e abbracciare le sfide attuali e future. Stiamo vivendo un periodo di mutamenti economici e sociali che superano ampiamente i confini cantonali e nazionali, mutamenti che pongono la nostra società dinnanzi a quesiti fondamentali, rispetto ai quali dobbiamo costruire strumenti di analoga portata. È innegabile, pensando al nostro Cantone, che con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo, il Ticino sarà confrontato con grandi opportunità, ma anche con taluni rischi, penso alle regioni periferiche a al rischio di una loro marginalizzazione. In che modo può quindi il Ticino crescere insieme al tunnel di base del San Gottardo? Dallo sviluppo economico alla pianificazione del territorio, passando dal settore dei trasporti e della mobilità: tutti ambiti che saranno toccati da vicino da questo cambiamento epocale e all’interno dei quali dovranno essere concretizzate le misure adatte ad accrescere il benessere del nostro Cantone e della sua popolazione. Questo cogliendo le opportunità che si presenteranno nell’avvenire – vicinanza del Cantone al resto della Svizzera, consolidamento della visione Città-Ticino perno del Piano direttore cantonale, eccetera – e riducendo al massimo i possibili effetti negativi. Un Cantone, il nostro, che attualmente deve altresì affrontare il notevole ridimensionamento della sua piazza finanziaria, per anni motore trainante dell’economia ticinese. Ultimo esempio in questo senso è ahinoi l’ingloriosa situazione della BSI. Cosa comporterà per la piazza finanziaria ticinese e giocoforza per il nostro tessuto socio-economico? Quali saranno le implicazioni per lo Stato, forzatamente confrontato con un’importante diminuzione del gettito fiscale del settore bancario? La BSI, creata nel 1873, ricordo essere nata da una coraggiosa iniziativa imprenditoriale di eminenti cittadini luganesi coscienti delle esaltanti prospettive favorite dall’impresa ciclopica di un traforo del massiccio del San Gottardo e dell’influenza che questo avrebbe potuto avere sull’evoluzione economica, industriale, commerciale e turistica del Canton Ticino. Una visione positiva e lungimirante, nata in un periodo contrassegnato da grandi progressi scientifici e tecnologici e nel contempo da forte instabilità economica e sociale. Un altro fenomeno che sta modificando radicalmente la nostra società è rappresentato dai flussi migratori che toccando l’Europa tutta, con incroci di popoli, culture e sensibilità diverse; un fenomeno che ha notevoli implicazioni economiche, sociali e culturali nonché anche di ordine pubblico. Come possiamo gestire questa immigrazione senza precedenti, affinché la stessa non cambi completamente il volto della nostra società? Una società oggi parimenti alle prese con una sfida demografica, ossia l’invecchiamento della popolazione, che si riflette anch’essa sul nostro Stato sociale e di conseguenza sulle finanze pubbliche.

In questo contesto di imponenti mutamenti e di prospettive finanziarie non delle più rosee, il nostro Cantone è confrontato con l’esigenza di un intervento ad ampio respiro sull’assetto strutturale delle finanze cantonali. E il Messaggio che propone un pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali 2017-19 varato dal Governo qualche mese fa, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019, ha chiesto sacrifici anche ai dipendenti dell’Amministrazione cantonale, Magistratura compresa. Nel contempo però, gli investimenti nel settore della giustizia, logistici soprattutto, sono stati mantenuti. Continuano quindi la progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona, quella di Palazzo di giustizia a Lugano, le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile a Lugano da destinare al Tribunale di appello oltre che alla ristrutturazione contenuta del carcere penale La Stampa. Investimenti assolutamente necessari, proprio perché occorre superare con progettualità, coraggio, spirito di adattamento e perché no, con creatività, questo periodo di difficoltà economica e di profondi cambiamenti, che sta lasciando spazio a un nuovo ordine sociale ed economico.

Il potere giudiziario può contare ad oggi su oltre 340 persone attive nelle varie autorità. A livello finanziario, nel 2015 le uscite sono state di 75 milioni, 45 milioni derivanti da spese del personale, 15 milioni da spese per collocamenti uffici giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Questi importi rigurandano solo il potere giudiziario e la magistratura. Le entrate – che comprendono gli introiti da tasse e spese di giustizia, multe e pene pecuniarie – sono state pari a 20 milioni. Questi importi riguardano solo il settore della giustizia, escluso quindi l’ambito di esecuzione delle pene e delle misure, uffici registri e così via. I costi del potere giudiziario sono costantemente cresciuti nel tempo; un’evoluzione, dovuta in particolare alle spese per il personale, potenziamenti soprattutto, ma pure alle spese per l’espletamento dell’attività giudiziaria. Attività giudiziaria che nel 2015 ha risposto alle domande di giustizia dei cittadini in maniera lusinghiera, come indicato nel Rendiconto 2015 del Consiglio della Magistratura. Con oltre 46’000 incarti evasi dai 118 magistrati, supplenti esclusi, il Consiglio della Magistratura constata una generale operosità e conclude che l’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone non presenta particolari problemi. Questo buon risultato va certamente attribuito all’impegno dei membri della Magistratura, che saluto positivamente. Ma ai numeri deve seguire una lettura critica e un’analisi degli antefatti che li producono. La valutazione dell’efficienza non può unicamente fondarsi su schematiche cifre lusinghiere; occorre difatti approfondire ulteriori indicatori tra quelli utilizzati nella lettura economica per l’analisi dell’operato delle autorità giudiziarie. Mi riferisco segnatamente ai parametri della durata delle procedure e alla “stabilità” delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio. Quest’ultimo è a mio avviso un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità d’incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato. Non posso quindi che sollecitare il Consiglio della Magistratura a portare una particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese. Sempre dal Rendiconto 2015 emergono tuttavia una serie di criticità, alcune persistenti e preoccupanti, ove peraltro il Governo è già intervenuto in passato su segnalazione dello stesso Consiglio della Magistratura. Non intendo entrare nei particolari per ovvie ragioni, degno di nota tuttavia, l’operato della Sezione 1 della Pretura di Lugano: ringrazio per questo il Pretore Trezzini, neo professore ordinario all’Università di Lucerna, e tutti i suoi collaboratori. In ogni caso, per le situazioni critiche, faccio appello alla solidarietà tra autorità giudiziarie tutte, affinché vengano destinate temporaneamente, tramite trasferimenti interni, le risorse sufficienti allo scopo di ridurre le pendenze. È questo il cosiddetto sistema del “pool dei cancellieri o dei giudici”, che è in uso nei tribunali federali e in alcuni tribunali cantonali, sistema promosso altresì dalla Divisione della giustizia nei vari uffici che la compongono. Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata; un obiettivo che deve caratterizzare in generale le Istituzioni, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in questo periodo di cambiamenti, alfine di garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati e contenuti.

Ed è proprio in quest’ottica che deve trovare ispirazione il progetto Giustizia 2018, progetto che, come sapete, mira a una riorganizzazione dell’assetto giudiziario cantonale sul lungo termine, in un’ottica di efficienza, efficacia e razionalità. Un progetto che vedrà nel corso del mese di giugno la presentazione del messaggio di riorganizzazione delle giudicature di pace che riprende le conclusioni del relativo gruppo di lavoro, condivise dall’Associazione dei giudici di pace. Colgo l’occasione, per ricordare il giudice di pace del Circolo di Onsernone Dario Perlini, deceduto il maggio scorso, che per oltre 10 anni ha esercitato la sua funzione con impegno e concretezza. Tornando a Giustizia 2018, a fine giugno terminerà la consultazione agli interessati sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni. Nel corso dell’estate, il gruppo di lavoro che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e, sempre nel corso dell’estate, la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello, prendendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro. Il Consiglio di Stato attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto oppure di continuare a far operare le Autorità regionali di protezione, rafforzandole.

Si prospetta quindi un autunno intenso per il progetto Giustizia 2018, anche perché nuovi cantieri prenderanno avvio. È notizia della scorsa settimana che nell’era digitale, gli archivi nazionali e cantonali raggiungono ben 368 chilometri di atti – per darvi un’idea, circa la medesima distanza tra Ginevra e San Gallo – e che ogni anno a questi tanti chilometri se ne aggiungono altri 10. Anche il Canton Ticino è confrontato con questo problema, che comporta delle implicazioni importanti dal punto di vista logistico e finanziario. Il Dipartimento negli scorsi anni ha intrapreso la via della digitalizzazione, un esempio, la dematerializzazione dei dossier della Sezione della popolazione che ha poi permesso la distruzione di gran parte dei documenti cartacei. Il Dipartimento sta inoltre fornendo una serie di servizi ai cittadini tramite sportelli virtuali, come ad esempio avviene alla Sezione della circolazione. I benefici dell’informatizzazione sono noti: un servizio accresciuto ai cittadini che fanno uso delle nuove tecnologie, favorendo l’ottimizzazione del loro tempo e di quello dei funzionari, con un risparmio finanziario senza alcun pregiudizio qualitativo. Anche la Giustizia ticinese dovrà confrontarsi nei prossimi anni con le implicazioni dell’evoluzione tecnologica. Il Dipartimento intende emanare una normativa riguardante l’archiviazione degli incarti per permettere anche lo spurgo degli archivi esistenti. Occorrerà poi implementare la comunicazione elettronica tra i cittadini e le autorità giudiziarie, o meglio la trasmissione per via elettronica di atti scritti quali citazioni, decisioni o allegati di causa. Anche il notaio diventerà “digitale”. Nei prossimi mesi, verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico che permetterà ai pubblici notai di redigere gli atti notarili direttamente in forma informatica con sottoscrizione attraverso l’utilizzo della firma digitale. Aggiungo infine che la scorsa settimana il Consiglio federale ha approvato la Convenzione tra la Confederazione tra la Confederazione e i Cantoni, sull’armonizzazione informatica della giustizia penale che mira alla standardizzazione di processi operativi tra polizia, ministeri pubblici, autorità giudiziarie e uffici preposti all’esecuzione delle pene. Anche il nostro Cantone sarà coinvolto.

Tutte le questioni che vi ho illustrato oggi e che toccano tanti interlocutori, è mia intenzione discuterle regolarmente con gli interessati. Continuerò quindi in prima persona e per il tramite della Divisione della giustizia, ad avere contatti singoli regolari con i partner interessati. Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo inoltre istituire nel corso dell’autunno un tavolo di discussione tra Dipartimento e i rappresentanti delle Magistrature permanenti. Un incontro che vuole essere un luogo di condivisione sui temi della giustizia che deve tradursi in collaborazione e dialogo, sia pur nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni. Un incontro ove raccogliere in prima persona le sollecitazioni provenienti da autorità giudiziarie e dove favorire il diffondersi di buone pratiche, affrontando assieme le tante sfide che oggi vi ho indicato. E termino con un pensiero che declino al contesto giudiziario, un pensiero di un professore di diritto costituzionale, già presidente della Corte costituzionale italiana, Gustavo Zagrebelsky: “Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune”.
Vi ringrazio dell’attenzione.

Grandi aggregazioni: Losanna boccia il Ghiro

Grandi aggregazioni: Losanna boccia il Ghiro

dal Giornale del Popolo del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Nicola Mazzi

Il Tribunale federale, nell’audizione pubblica che si è tenuta ieri, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona».

Questa volta Giorgio Ghiringhelli non ce l’ha fatta. Il Tribunale federale (TF), nell’audizione pubblica che si è tenuta ieri, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”. Con questa decisione il TF ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente al 2013, quando il legislativo aveva giudicato irricevibile la proposta costituzionale. Da parte del Tribunale con sede a Losanna è stato ribadito in particolare come il testo, che fu sottoscritto da 11.558 cittadini, fosse in conflitto con il diritto internazionale. In particolare fosse in contrasto con l’articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale. Da noi interpellato, il responsabile del DI Norman Gobbi commenta in questo modo la decisione: «Era una decisione attesa in quanto chiarisce il modo in cui prosegui-re su un’altra iniziativa popolare e cioè quella della VPOD che diversamente dall’iniziativa Ghiringhelli coinvolge tutto il territorio cantonale. Credo sia stato questo l’elemento debole dell’iniziativa bocciata dal TF. Ma dovremo leggere le motivazioni dei giudici e da lì partiremo per l’analisi dell’iniziativa della VPOD e per consolidare il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e il suo piano di attuazione. L’obiettivo del Cantone resta quello di stimolare le aggregazioni, ma esse possono sicuramente arrivare anche dal basso come è avvenuto nel Bellinzonese». Come aggiunge lo stesso Gobbi «il dossier è sul tavolo del CdS che dovrà esprimersi nelle prossime settimane. E prossimamente ci sarà anche un incontro con i Municipi del distretto del Luganese. Quindi dovremo elaborare un nuovo messaggio sull’iniziativa della VPOD e sul Piano di attuazione del PCA».

La sentenza Un no secco alle megafusioni

Dal Corriere del Ticino del 4 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso sull’iniziativa per le aggregazioni nel Bellinzonese e nel Locarnese Ghiringhelli: «Accetto sportivamente il risultato» – Gobbi: «Vista l’apatia occorrerà prima o poi decidere»

«Accetto sportivamente il risultato. Ho però la coscienza tranquilla di chi sa di aver fatto il possibile per far uscire il Locarnese dal suo isolamento». Questa la reazione di Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste), promotore nel 2012 dell’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», alla decisione del Tribunale federale di Losanna che ne ha respinto il ricorso. L’oggetto del contendere era infatti la ricevibilità dell’iniziativa, che era riuscita con 11.588 sottoscrizioni e che prevedeva la creazione di due città nel Locarnese e nel Bellinzonese entro il 2017 e tramite una votazione popolare cantonale. Nell’ottobre del 2013 il Gran Consiglio aveva infatti sancito l’irricevibilità, decisione contro cui Ghiringhelli aveva ricorso. E oggi, dopo 2 anni e mezzo, si può mettere il punto a questa vicenda. «È la prima volta in Svizzera che veniva proposta un’aggregazione seguendo la via dell’iniziativa costituzionale – sottolinea Ghiringhelli – nessuno poteva prevedere come sarebbe andata a finire». Al centro del dibattimento, iniziato ieri mattina a Losanna alle 9 e protrattosi per circa 3 ore, vi era l’articolo 5 della «Carta europea dell’autonomia locale», ratificata dalla Svizzera nel 2005: in sostanza, secondo il trattato, i cittadini dei Comuni interessati hanno il diritto di pronunciarsi per primi tramite una votazione consultiva. L’iniziativa è stata quindi giudicata contraria al diritto superiore. A Ghiringhelli resta però un po’ di amaro in bocca: «È la prima volta in Svizzera che un’iniziativa popolare viene dichiarata irricevibile perché in contrasto con un trattato europeo. I tre giudici hanno dato un’interpretazione molto rigida, che non viene osservata da nessun altro Paese europeo: hanno fatto i papisti più del Papa». Il capo della Sezione degli Enti locali Elio Genazzi , presente all’udienza pubblica di ieri, ha precisato: «La tesi che ha prevalso e che ha quindi rigettato il ricorso è stata quella di dire che si sarebbe dovuti andare al voto solo dopo che i cittadini ticinesi sono stati messi al corrente delle opinioni dei cittadini dei territori interessati, che era poi il motivo per il quale il Gran Consiglio aveva approvato l’irricevibilità dell’iniziativa. Per i dettagli occorre però attendere la pubblicazione delle motivazioni».
Rimane ancora l’iniziativa popolare costituzionale lanciata nel 2013 dal sindacato VPOD, primo firmatario Raoul Ghisletta, riuscita con 11.271 firme. «Era stata tenuta in stand-by dal Gran Consiglio in attesa di vedere cosa decideva il Tribunale federale, quindi anche questa dovrebbe essere dichiarata irricevibile per lo stesso motivo», ci ha detto Ghiringhelli. Diverso il parere del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi : «L’iniziativa promossa dalla VPOD ha il vantaggio di considerare tutto il territorio cantonale, da Airolo a Chiasso e da Lumino a Brissago, cosa che invece il progetto di Ghiringhelli non prevedeva. Probabilmente questo è stato l’elemento che ha fatto pendere l’ago della bilancia verso il rigetto del ricorso». Ora le Istituzioni possono riprendere con i dossier relativi all’iniziativa VPOD e al Piano cantonale delle aggregazioni, «che deve essere consolidato», aggiunge Gobbi, «per questo incontreremo i sindaci del Luganese». Resta ancora da definire il piano d’attuazione: «Il Cantone ha cercato di stimolare le aggregazioni dall’alto, ma sempre attendendo una partenza dal basso. Ma se ci sono situazioni in cui non si vuole decidere a un certo punto credo sia importante partire: uno degli elementi che sollevava Ghiringhelli era proprio l’apatia sul tema aggregativo del Locarnese», ha sottolineato Gobbi.

le tappe
marzo 2012
Giorgio Ghiringhelli (Il Guastafeste) lancia l’iniziativa popolare costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», che chiede di inserire nella Costituzione cantonale un articolo che stabilisce l’aggregazione di 17 Comuni nel Bellinzonese e di 18 Comuni nel Locarnese tramite votazione cantonale. Le firme raccolte sono state 11.588.
14 ottobre 2013
Il Gran Consiglio dichiara irricevibile l’iniziativa popolare costituzionale con 50 voti contrari alla ricevibilità, 24 favorevoli e 1 astenuto. Due i rapporti che approdano nell’aula parlamentare: uno favorevole di Bruno Cereghetti (PS) e uno contrario di Carlo Luigi Caimi (PPD).
13 novembre 2013
Il Comitato promotore dell’iniziativa presenta ricorso al Tribunale federale (TF) di Losanna.
3 giugno 2016
Durante un’udienza pubblica, ieri il TF ha deciso di respingere il ricorso. Il Gran Consiglio deve però ancora esprimersi sulla ricevibilità di un’altra iniziativa costituzionale, «Rafforziamo i Comuni», primo firmatario Raoul Ghisletta, che prevede la creazione di 15 Comuni forti in Ticino.

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Gobbi: ‘Chiuso il periodo d’incertezza’

Da LaRegione del 4 giugno 2016

«Il Piano cantonale delle aggregazioni, voluto dal Consiglio di Stato nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’, è una visione che può essere stimolata dal basso, come peraltro è capitato con l’aggregazione di Bellinzona o anche dall’alto, ma col rispetto della volontà popolare chiamata a esprimersi su questi processi. La sentenza di oggi [ieri, ndr], dunque, non muta il nostro iter, ma anzi fa chiarezza». Così Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato a ‘botta calda’, subito dopo il verdetto – a lungo discusso – dell’Alta Corte losannese. Nel caso specifico, quello dell’iniziativa Ghiringhelli, si sarebbe votato solo sul destino di alcune specifiche realtà, per quanto importanti, ovvero Bellinzona e Locarno. «E questa era senz’altro una criticità dell’iniziativa che toccava, appunto, solo una parte del cantone e non l’intero territorio ma per la quale però votava l’intero comprensorio cantonale» precisa ancora Gobbi. Resta aperto il destino di un’altra iniziativa popolare, sempre sulle aggregazioni, lanciata dal sindacato Vpod «ma quest’ultima coinvolge l’intero territorio cantonale» osserva il consigliere di Stato che peraltro non si dice stupito del verdetto finale. «Si sapeva che sarebbe stata una decisione ‘tirata’ perché le interpretazioni potevano reggere in entrambi i casi, ricevibile o meno». Nella sentenza maturata ieri in Tribunale federale si fa riferimento al diritto internazionale e, in particolare, alla ‘Carta europea dell’autonomia locale’ ratificata dalla Svizzera nel 2005 che prevede il parere preliminare delle collettività locali interessate, passaggio escluso dall’iniziativa Ghiringhelli. In ogni caso ora c’è più chiarezza, osserva una nota del Dipartimento delle istituzioni. E un obiettivo politico è comunque già stato raggiunto con la nascita della nuova Bellinzona. A questo punto si procederà col progetto ‘Ticino 2020’ che “intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni” come precisa la nota dipartimentale.

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Iniziativa «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona»

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto della sentenza con la quale il Tribunale federale, nell’audizione pubblica odierna, ha dichiarato irricevibile l’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», confermando la decisione del Parlamento ticinese. I lavori di consolidamento del Piano cantonale delle aggregazioni possono ora proseguire.

Il Tribunale federale ha confermato la decisione del Gran Consiglio, risalente all’ottobre 2013, riguardo all’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale. È stato in particolare ribadito come il testo – presentato il 20 marzo 2012 e sottoscritto da 11.558 cittadini – risultasse in conflitto con il diritto internazionale (articolo 5 della carta europea dell’autonomia locale).
Da un punto di vista politico, il Dipartimento delle istituzioni tiene a sottolineare che uno degli obiettivi dell’iniziativa è già stato raggiunto, con la nascita della Nuova Bellinzona. Nel frattempo, un cambiamento epocale per il futuro delle istituzioni ticinesi ha inoltre preso forma con l’avvio dei lavori per la riforma «Ticino 2020», che intende rivedere completamente i rapporti fra Cantone e Comuni. In questo fondamentale cantiere si inserisce anche il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA); l’attesa decisione odierna del Tribunale federale pone fine a un lungo periodo di incertezza, e permetterà di proseguire il processo di consolidamento di questo documento strategico.

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Da LaRegione.ch del 1. giugno 2016

«Un po’ di tensione è inevitabile e direi normale in simili eventi. Tutto comunque è stato pianificato nei minimi dettagli», dice il comandate della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

A garantire la sicurezza a Pollegio e dintorni ci sono «diverse centinaia di agenti»: poliziotti della Cantonale, agenti urani, della Svizzera centrale e dei cantoni romandi, nonché specialisti di altri cantoni.

«Abbiamo iniziato a pianificare il dispositivo dalla fine dello scorso mese di settembre», spiega Cocchi.

Permessi – All’ombra del casellario

Permessi – All’ombra del casellario

Dal Corriere del Ticino del 27 maggio 2016, un articolo di Massimo Solari

L’attività dell’Ufficio della migrazione, tra libera circolazione e misure dipartimentali Morena Antonini: «Ma i numeri non dicono tutto, alla quantità preferiamo la qualità»

«Per il rinnovo di un visto, premere tasto 1; per verificare lo stato della vostra pratica tasto 2; per altre informazioni tasto 3». Anche noi, per raggiungere la responsabile dell’Ufficio della migrazione Morena Antonini, siamo dovuti passare dallo speciale contact center introdotto a inizio 2015 dal Dipartimento delle istituzioni. Insieme ad altri, uno strumento implementato con l’obiettivo di gestire al meglio il rilascio e il rinnovo dei permessi. Provvedimenti, questi, culminati nell’aprile dello scorso anno con la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale per i richiedenti di un permesso di dimora (B) e per frontaliere (G). E in tal senso è stato come ritornare alle origini, in quanto la procedura era già prevista prima dell’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione (ALC) nel 2002, che invece l’ha poi permessa solo in via eccezionale. «Il discorso però è complesso» ci fa notare Antonini: «Sono una della vecchia guardia, che ha vissuto sulla propria pelle tutti gli aggiornamenti intercorsi in questi anni». Sì perché, sottolinea la capoufficio, «la materia stranieri, anche prima dell’ALC, è sempre stata in evoluzione: sia nell’ambito del legislatore che a livello di giurisprudenza». E se tra il 2002 e il 2015 la modifica formale più rilevante per cercare di ovviare all’assenza di un filtro come il casellario è stata l’introduzione dell’autocertificazione sui precedenti penali, dietro le quinte le autorità preposte ai controlli hanno dovuto in qualche modo reinventarsi.

Quel filtro preventivo venuto meno
«Oltre alla richiesta del certificato penale – spiega Antonini – prima della libera circolazione si procedeva anche con un esame preventivo delle domande. Per le persone intenzionate a esercitare un’attività lucrativa in Ticino si raccoglievano una serie di dati sui rispettivi datori di lavoro. Verificavamo l’esistenza dell’azienda, se il fabbisogno di manodopera estera fosse giustificato e si fosse già ricercato sul mercato del lavoro residente, la correttezza delle condizioni salariali». Detto altrimenti, quando si rilasciava l’autorizzazione tutti i controlli erano già stati eseguiti, e quindi la possibilità che vi fossero abusi o casi che interessassero le autorità giudiziarie risultavano più limitati. Con l’ALC tutto è cambiato. «I diversi organi di controllo, come i Comuni, l’ufficio AVS o dell’assistenza, l’Ispettorato del lavoro e l’Ufficio per la sorveglianza del mercato del lavoro, sono stati chiamati ad agire in seconda battuta» indica Antonini. La maturazione di questo nuovo paradigma operativo si è tuttavia protratta negli anni. «Tant’è – rileva la nostra interlocutrice – che siamo arrivati nel 2014 con un rilevante accumulo di segnalazioni. Questo ha giustificato una riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, con l’istituzione di un settore giuridico che oggi approfondisce i casi critici. E naturalmente aumentando i controlli è cresciuto il numero delle decisioni di diniego o revoca».
Ma se i 192 casi gravi venuti a galla tra l’aprile del 2015 e quello del 2016 sono figli della richiesta sistematica del casellario, lo stesso non può dirsi per altre fattispecie. Oltre alla citata collaborazione con altri settori, così come con la Confederazione e le forze dell’ordine, prima del casellario il Dipartimento delle istituzioni aveva tentato altre vie. «Penso all’esame dei richiedenti tramite il motore di ricerca Google» spiega Antonini: «Certamente le informazioni che si ricavano non sono affidabili quanto quelle di un certificato rilasciato dalle autorità, ma anche in Internet è possibile risalire a dati che giustificano una richiesta di approfondimento». Ma come funziona? «La procedura non è facile: vengono inseriti i nominativi con determinate modalità tecniche che i collaboratori hanno appreso da esperti, il tutto per ottenere risultati più attendibili».

Dietro ai numeri
Se si analizzano le statistiche 2015 relative ai permessi globali emessi agli stranieri non può ad ogni modo passare inosservato il crollo numerico rispetto al 2014: i permessi sono infatti passati da 90.848 a 77.008. Difficile non pensare a un deciso giro di vite in quest’ambito. «Ma se guardiamo al 2005 – nota Antonini – eravamo a quota 66.000. Questi flussi sono legati ai rinnovi, a loro volta dettati dalle scadenze quinquennali dei permessi che si spalmano sull’arco di 3 anni». Antonini inoltre rinvia alla statistica sui permessi in vigore, «dove al contrario si assiste a un incremento del totale, passato dalle 174.240 unità del 2014 alle 174.711 del 2015». La capoufficio non nasconde comunque che «a seguito dell’aumento dei richiedenti, di quello dei controlli e delle segnalazioni, effettivamente l’ufficio ha accumulato dei ritardi nell’evasione delle domande». Ciò detto, puntualizza, «non sarebbe attendibile trarre delle conclusioni basandosi unicamente sull’entità dei permessi rilasciati. Il nostro è un lavoro di qualità, non di quantità».

«Soluzioni fatte in casa»
Nessun atteggiamento vessatorio nei confronti degli stranieri, dunque? abbiamo chiesto al direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. «Tutt’altro: con l’avvento della libera circolazione c’è stata una limitazione sulle possibilità di anticipare gli interventi e rispettivamente fermare persone ricercate. Perciò – aggiunge – abbiamo dovuto trovare delle soluzioni fatte in casa che ci permettessero un maggiore controllo». Politicamente parlando, per Gobbi alla base di queste decisioni v’è «il principio del Ticino sicuro e accogliente. Il Cantone è in effetti disposto ad accogliere sul territorio coloro che vogliono partecipare attivamente alla vita economica e alla crescita del Paese, e non solo beneficiare del luogo. Dall’altra parte c’è poi una dimensione di sicurezza, cruciale per un cantone come il nostro che, a differenza di altri, è esposto in maniera accresciuta a fenomeni come la criminalità organizzata».

Lodrino, l’affare Mazza & Gobbi

Lodrino, l’affare Mazza & Gobbi

Da La Regione del 25 maggio 2016

Il Comune sarà proprietario della struttura a un prezzo politico: un milione di franchi, o anche meno – Accordo c on la Confederazione trovato in un incontro chiarificatore, con il supporto di Norman Gobbi.

Entro la fine di quest’estate l’aeroporto di Lodrino sarà di proprietà della Confederazione. Il consigliere di Stato Norman Gobbi , da noi interpellato ieri, ha preferito non sbilanciarsi troppo riguardo al recente incontro a Berna – di cui siamo venuti a conoscenza – sull’aeroporto di Lodrino con i vertici del Dipartimento federale della difesa, il centro di competenza ArmaSuisse. Con un «grande risultato» – di buon auspicio per lo sviluppo futuro del nuovo Comune che nascerà dall’aggregazione con Cresciano, Osogna e Iragna – che entusiasma il sindaco di Lodrino Carmelo Mazza .

E non si fa certo fatica a credergli. È da tempo che aspettava questa notizia. «Già dal 1996 – spiega alla ‘Regione’ Mazza – il Municipio di Lodrino ha istituito un gruppo di lavoro con la Regione Tre Valli e l’allora direzione dello scalo militare rivierasco (Nelio Rigamonti), con l’obiettivo di preparare un (primo) regolamento in vista di un disimpegno della Confederazione e di uno sfruttamento, a scopi civili, dell’aerodromo». Una bozza, certo, frutto di una visione. Ebbene, oggi, a vent’anni di distanza, la certezza che si andava nella giusta direzione.

Traspare la tenacia di una valle, segnata dalle sorti dell’industria del granito, dal coronamento delle aggregazioni e poi la determinazione di un sindaco, dei ‘suoi’ municipali. Ma non solo. Mazza rivolge parole di ringraziamento verso Gobbi. Sua l’idea, dice Mazza, dell’incontro, l’attesa strategica del cambio della guardia tra il ‘vecchio’ ministro Ueli Maurer (ora capo delle Finanze) e il volto ‘nuovo’ Guy Parmelin. Da tempo era in agenda un incontro ‘chiarificatore’. La Confederazione voleva sei milioni, poi tre, mentre l’offerta del Comune non superava il mezzo milione. Con, due mesi e mezzo fa, «l’ultimatum» da Lodrino. A fare da contatto tra Maurer e Parmelin Bruno Locher, capo della Sezione territorio e ambiente che ha ricevuto incarico da Maurer di seguire il caso. Ecco che il costo ipotizzato ora è di un milione. Forse meno.

Si è però rischiato il tracollo. Successe già negli anni 2000. Grazie al lavoro di squadra con Sereno Imperatori (timoniere Ruag), con gli inserimenti di Raffaele De Rosa (direttore dell’Ente regionale per lo sviluppo del Bellinzonese e Valli) e il coinvolgimento delle ditte (Heli Tv e Ruag), con il supporto del delegato dell’aviazione Davide Pedrioli e di Fabio Conti (Sezione del militare e protezione della popolazione) si è giunti, nel 2013, al Piano settoriale dell’infrastruttura aeronautica (Psia) con le direttive federali per lo sviluppo edilizio e operativo dell’aerodromo, a concretizzare l’impegno pubblico del Comune di Lodrino (o, in alternativa, del Cantone).

Per farsi un’idea delle grandezze in gioco l’hangar 4 (verde), costruito una quindicina di anni fa per gli elicotteri Super Puma, è costato 12 milioni di franchi. Per convincere Berna della validità dell’offerta (e degli intendimenti) del Comune di Lodrino per l’aeroporto, il Municipio ha insistito sui progetti nati «per il nuovo Comune-Regione» sull’aerodromo in collaborazione con la Supsi, quel Polo tecnologico dell’aviazione che dispone ora delle basi per creare ricchezza. Quanto basta, insomma, per dimostrare che sul sedime (con la torre di controllo e gli hangar) non si intende lanciarsi in speculazioni immobiliari di nessun genere, ma che piuttosto si vuole avviare un progetto di sviluppo. Condizioni particolari fissate dalla Confederazione? Il mantenimento di condizioni di favore nei confronti delle forze aeree, quale segno dell’importanza che il Comune futuro intende riconoscere verso le loro esigenze, anche negli anni che verranno.

Ex Tutorie, la via mediana

Ex Tutorie, la via mediana

Da LaRegione del 25 maggio 2016, un articolo di Paolo Ascierto e Andrea Manna

L’idea della sottocommissione: diritto di famiglia alle preture, protezione alle Arp

C’erano una volta le Tutorie. Oggi ci sono le Autorità regionali di protezione, le Arp, a occuparsi della protezione di adulti e minori. E domani? La via del Consiglio di Stato è chiara: passare dal modello amministrativo a quello giudiziario. Ossia da un sistema incentrato sulle Arp a uno incentrato sulle preture. Una proposta, quest’ultima, già benedetta dal Gran Consiglio. Senonché ora la sottocommissione parlamentare della Legislazione che sta approfondendo il dossier propone una ‘via mediana’, a metà tra il giudiziario e l’amministrativo. Nello specifico, spiega alla ‘Regione’ la coordinatrice della sottocommissione Amanda Rückert (Lega), si tratterebbe di «passare alle preture tutte le attuali competenze delle Arp che rientrano sotto il cappello del diritto di famiglia. Le Arp, la cui struttura andrebbe comunque rivista, manterrebbero invece le proprie competenze nell’ambito della protezione di adulti e minorenni». Calma e gesso però. «Tutto è ancora aperto». Anche perché c’è un nodo tecnico da sciogliere: «Il Codice civile – spiega Rückert – stabilisce all’articolo 440 che l’autorità che giudica deve essere la stessa in entrambi gli ambiti: quello del diritto di famiglia e quello della protezione». Per questo si è chiesto all’Ufficio federale di giustizia se sussistono «margini di manovra» per seguire la ‘via mediana’. D’accordo. Ma perché non passare al giudiziario come si era stabilito a suo tempo? «Dalle diverse audizioni condotte in sede di sottocommissione è emersa una disparità di trattamento nell’ambito del diritto di famiglia: quando si ha a che fare con figli di genitori sposati per questioni di separazioni, mantenimenti e via dicendo – spiega la deputata leghista – è sempre competente la pretura. Se per contro i genitori non sono sposati la competenza è delle Arp». Per eliminare tale «disparità di trattamento» si è quindi pensata la ‘via mediana’, «che è una via possibile, ma non l’unica». Si vedrà. «Sto ancora valutando quale sia la soluzione migliore. Devo dire però – aggiunge il socialista Ivo Durisch – che se prima ero un po’ scettico sul modello giudiziario così come proposto dal messaggio governativo, ora sono possibilista». In ogni caso, continua il capogruppo del Ps, «è secondo me necessaria una riduzione a cinque del numero delle Arp e la loro cantonalizzazione. Nel senso che le Autorità regionali di protezione dovrebbero dipendere non più dai Comuni, bensì dal Cantone. L’attuale modello amministrativo infatti non soddisfa». Inoltre, rileva Durisch, «bisognerà affrontare un altro aspetto del sistema vigente e cioè la formazione dei curatori che spesso si trovano confrontati con situazioni divenute per loro ingestibili». E l’esecutivo? Non chiude le porte. «Attendiamo – rileva il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi, ricevuto ieri mattina dalla sottocommissione – di conoscere il parere dell’Ufficio federale di giustizia, che solleciteremo affinché risponda ai deputati. Poi ci confronteremo con la sottocommissione sulle vie che si potranno prendere: c’è lo statu quo, mantenendo un sistema amministrativo in mano ai Comuni. Oppure, sempre in ambito amministrativo, si potrebbero cantonalizzare le Arp. Oppure ancora passare al giudiziario con le preture o con la creazione di un apposito tribunale. Questi gli scenari tra i quali scegliere. E il settore – conclude Gobbi – non deve essere scombussolato dal punto di vista operativo, dato che si rivolge a persone che hanno bisogno».