In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

Nell’ultima seduta del 2015 il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a organizzare una procedura di consultazione sul regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico (LOrP) e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Saranno coinvolti i Municipi del Cantone, l’Associazione dei comuni ticinesi, il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Comando della polizia cantonale, l’Associazione delle polizie comunali, la Pretura penale e il Tribunale cantonale amministrativo.
Dando seguito alla volontà del popolo che il 22 settembre 2013 approvò l’iniziativa per la dissimulazione del viso, lo scorso 23 novembre 2015 il Gran Consiglio ha adottato la legge sull’ordine pubblico (LOrP) e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Il Parlamento ha condiviso l’indicazione della Commissione della legislazione indicando che – per mettere in vigore le due normative – è indispensabile allestire un regolamento di applicazione, per garantire una prassi uniforme ed evitare disparità di trattamento.
Il Consiglio di Stato ha scelto di allestire un unico regolamento d’applicazione per le due leggi, considerando la comune materia dei due atti normativi e, soprattutto, nell’auspicio di semplificare l’attuazione dei provvedimenti da parte delle autorità comunali e della polizia locale.
Dopo la decisione del Legislativo, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi affidato a un gruppo di lavoro il compito di allestire, in tempi brevi, il regolamento previsto agli articoli 7 e 8 delle due leggi, e un rapporto esplicativo. In questo senso si è voluto dare seguito celermente all’auspicio emerso nel dibattito parlamentare di mettere in vigore la norma costituzionale e le disposizioni di applicazione entro il 1. aprile 2016.

Nominato il nuovo Segretario generale e coordinatore dipartimentale

Nominato il nuovo Segretario generale e coordinatore dipartimentale

Luca Filippini è stato nominato oggi quale nuovo Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, che sostituirà Guido Santini prossimo al beneficio del pensionamento. Il nuovo Segretario generale assumerà anche il ruolo di Coordinatore dipartimentale.
Luca Filippini, attinente di Airolo e domiciliato a Savosa, è attualmente vicedirettore con funzione di «Credit Officer» presso BSI SA. Classe 1968, ha assolto la propria formazione superiore presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH), ottenendo il diploma in ingegneria informatica, a cui ha fatto seguito un post-diploma in scienze economiche (BWI) sempre presso l’ETH. Negli anni ha maturato un’importante esperienza nel settore bancario in ambito di controlling, reporting e analisi di crediti oltre che nella conduzione del personale; un aspetto, quest’ultimo, che ha potuto rafforzare non solo nel contesto professionale, ma anche in quello legato ad associazioni non-profit in cui è stato ed è attivo, come pure in ambito militare, dove ha già ricoperto il ruolo di capo di stato maggiore della Brigata di fanteria di montagna 9.
In qualità di Segretario generale, Luca Filippini avrà il compito di assicurare il supporto e la consulenza al Direttore del Dipartimento per il tramite delle diverse unità amministrative che lo compongono, nell’ambito della progettazione, dell’organizzazione e del coordinamento delle molteplici attività dipartimentali. Inoltre, quale Coordinatore dipartimentale, rappresenterà il Dipartimento delle istituzioni nelle relazioni interdipartimentali.
Il Consiglio di Stato ringrazia con vivo apprezzamento Guido Santini per l’importante lavoro svolto e per l’impegno profuso nella sua lunga e proficua carriera in seno all’Amministrazione cantonale e formula a Luca Filippini i migliori auguri per l’esercizio della sua nuova funzione.

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Oggi ho risposto all’interpellanza “II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?” del deputato Giorgio Galusero, facendo il punto alla situazione sul fronte della minaccia per il nostro Cantone. Di seguito il testo.


Interpellanza 11 dicembre 2015
II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?

Signor deputato, con la presente, rispondiamo alle domande da lei poste nella summenzionata interpellanza come segue:

1. Vi sono persone in Ticino che hanno manifestato simpatie nei confronti del sedicente Stato islamico o che hanno raggiunto la Siria per arruolarsi nell’Isis?

La situazione è costantemente monitorata e i casi che possono risultare problematici per la sicurezza sono approfonditi con attenzione dalla Polizia cantonale, in collaborazione con l’autorità federale responsabile per la protezione dello Stato (Servizio delle attività informative della Confederazione – SIC), organo competente anche per la comunicazione d’informazioni in merito al terrorismo.
Va precisato che in base alle informazioni e ai casi verificati, il sedicente Stato islamico ha bisogno non solo di combattenti, ma anche di scienziati, informatici, insegnanti, infermieri e medici. La propaganda di ISIS promette una società giusta e prospera per la quale vale la pena di combattere e morire. 7 dei 40 cosiddetti jihadisti dalla Svizzera sono morti (secondo un dato “non confermato”, dei 71 casi sarebbero anche 13 decessi).
La Task-Force anti-terrorismo della Confederazione, in breve Tetra, si occupa di circa 70 casi specifici, persone legate ai viaggi a fini terroristici e le relative azioni di finanziamento e sostegno, ma non solo. Il gruppo di lavoro è composto dal già citato SIC, i Cantoni, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e la Procura Federale.
A titolo di esempio per i casi trattati dall’autorità cantonale ticinese in collaborazione con le citate autorità federali, ricordiamo il recente allontanamento del cittadino marocchino Khachia Oussama che si è espresso in maniera esplicita a favore dello Stato Islamico, segnatamente con una copiosa ed intensa attività nei social media volta sia alla diffusione virale di materiale propagandistico pro ISIS che all’espressione delle sue propensioni anti-occidentali, come pure alla manifestazione della sua intolleranza religiosa vicina all’ideologia jihadista, spingendosi addirittura ad esternare pareri di assenso a proposito delle azioni terroristiche relative agli attentati di Parigi nel mese di gennaio 2015.

2. Quale è il livello di minaccia terroristica in Ticino?

Il grado di minaccia in Ticino è in linea con la situazione Svizzera in quanto dalla fine del 2014, il livello di rischio è giudicato elevato ed è aumentato leggermente dall’inizio di novembre 2015 in ragione d’indizi relativi all’ulteriore pianificazione di attentati nei paesi limitrofi alla Svizzera.
Nel suo recente rapporto, Tetra avverte di un “leggero aumento” rispetto alla precedente relazione nel febbraio minaccia terroristica. Da un lato, i rimpatriati dalla jihad in Svizzera potrebbero progettare un attacco contro rappresentanze diplomatiche su suolo elvetico dei Paesi impegnati nella coalizione anti-ISIS. D’altro lato, gli attacchi potrebbero essere pianificati da persone radicalizzate – mai state in Siria o in Iraq – sempre contro obiettivi stranieri su suolo elvetico, oppure obiettivi di altro tipo.
Il Ticino non si discosta da questa valutazione, soprattutto essendo un asse di transito privilegiato tra il sud e il nord Europa, così come la porta d’entrata a meridione per la Confederazione.
La situazione in materia di sicurezza è costantemente analizzata dagli organi preposti della Polizia cantonale in stretta collaborazione con i partner competenti di Confederazione e Cantoni. Secondo l’evolversi della situazione e le conseguenti analisi vengono adottate, di volta in volta delle misure puntuali e con scopi ben precisi, come ad esempio il rafforzamento della presenza sul territorio messo in atto nelle ultime settimane.

3. Intende il Governo attuare o rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti sensibili?

Il Consiglio di Stato è molto sensibile alla questione e per il tramite degli organi competenti mette in atto tutti i provvedimenti necessari per garantire al meglio la sicurezza pubblica. A tale scopo sono mantenuti stretti contatti con le autorità federali, le quali sono primariamente competenti in questo ambito. È bene evidenziare che le misure di sicurezza vengono adeguate in base alla valutazione della minaccia ad esempio come con il metal detector per l’ultima sessione del Gran Consiglio. Tutte le misure di cui sopra fanno parte di una valutazione generale a livello Svizzero, anche grazie alla coordinazione dello Stato Maggiore di Condotta di Polizia che, da inizio anno e a seguito dei fatti di Parigi, è stato costituito e conta al suo interno rappresentanti di tutte le regioni e di tutti i Corpi di Polizia federali e cantonali.

4. Si prevede di aumentare il grado di formazione degli agenti di Polizia per interventi di questo genere? (a Ginevra un migliaio di poliziotti stanno seguendo una formazione specifica)

Negli scorsi anni tutto il personale di Polizia ha ricevuto una formazione specifica per quanto riguarda casi di AMOK (situazioni di follia omicida), tematica che attualmente è inserita nella formazione di base dei nuovi agenti. Al riguardo sono previsti costanti aggiornamenti che vengono erogati al personale già formato nelle varie sessioni di formazione continua a livello cantonale.
Nell’ambito specifico del contro-terrorismo, il personale di Polizia è stato sensibilizzato e ha a disposizione della documentazione specifica sulle modalità di ricerca e comportamento emanata dalla Conferenza dei Comandanti delle Polizie Cantonali (CCPCS). La Scuola cantonale di polizia riceve, nell’ambito della formazione di base, un’istruzione mirata da parte del Servizio cantonale per la Protezione dello Stato, competente in materia.
Anche nell’ambito della comunicazione e delle possibili richieste che giungono dal Cittadino al personale di Polizia, sono state diffuse delle direttive allo scopo di rassicurare la popolazione ed avere una “unité de doctrine” in questo specifico ambito.

5. È intenzione del Consiglio di Stato di sgravare di compiti burocratici o non ritenuti prioritari la Polizia cantonale affinché possa aumentare il lavoro di “intelligence” e di controllo in questo specifico campo?

L’effettivo del Servizio cantonale di protezione dello Stato è costantemente adeguato in base alle necessità dettate dal livello della minaccia.
Ovviamente la priorità numero uno della Polizia cantonale è l’aspetto operativo, tuttavia affinché tutto l’apparato possa agire al meglio, è necessario che vi sia anche un supporto amministrativo funzionante.
Già ora il Comandante della Polizia cantonale, congiuntamente ai suoi quadri, si assicurano che le risorse siano suddivise in maniera efficiente ed efficace in base ai bisogni e alle priorità dei diversi servizi. Numerosi sono gli ambiti di sicurezza dei quali la Polizia si deve occupare, non sarebbe giusto, né sensato, procedere a potenziamenti univoci che non tengono conto di tutti gli interessi e necessità in campo.
Ne consegue che la Polizia cantonale monitora le minacce di natura diversa che compromettono la sicurezza del nostro territorio in maniera proporzionata, in base alle urgenze e ai rischi riscontrati, adottando poi dispositivi adeguati.
A questo proposito e proprio per poter disporre di maggiore flessibilità da alcuni mesi è attiva la Sezione operativa (SOP) che viene impiegata in base alle necessità puntuali laddove le minacce sono maggiori.
Per poter essere ancora più dinamici e permettere una maggiore celerità d’intervento, fondamentale in situazioni gravi come quelle che hanno colpito la Francia e il Belgio nelle ultime settimane, la Polizia cantonale ha implementato dal mese di marzo un nuovo sistema di aiuto alla condotta. Parallelamente e in collaborazione con il Centro Sistemi informativi del Cantone si stanno valutando dei nuovi e performanti sistemi di allarme per aggiornare quelli attualmente in servizio e che necessitano di essere ammodernati.

Quel ritorno alla normalità

Quel ritorno alla normalità

Dal Giornale del Popolo
Per il presidente del Governo Norman Gobbi anche quella di ieri non deve essere stata una giornata normale. Per almeno un mese (dal momento dell’annuncio della sua candidatura ufficiale quale esponente ticinese al Consiglio federale sotto la bandiera dell’UDC) ha vissuto in un turbine di passione per la più alta carica politica (non di milizia) della Confederazione. E conoscendo l’uomo-Gobbi lo ha fatto conscio che le possibilità di ricoprire quella funzione c’erano tutte, altrimenti non avrebbe accettato nemmeno di spendere quei 30 franchi per la tessera dell’UDC. Catapultato sulla scena nazionale, con telecamere e microfoni sempre pronti a carpire sue dichiarazioni. Impegnato a tessere contatti per validare una rincorsa possibile, ma difficile; credibile, ma spesso messa in dubbio. Il risultato è noto. Il Ticino è chiamato a fare ancora anticamera per accedere a quella sala in cui si riunisce il Consiglio fedele. Gobbi è tornato in Ticino con la convinzione di aver giocato tutte le sue carte. Di essere stato in partita, come abbiamo più volte sentito ripetere dai cronisti della nostra RSI mercoledì mattina. Ma è rientrato anche consapevole che la pur breve notorietà mediatica di queste settimane gli permetterà di «spendersi» ancora meglio per il suo Cantone. E sì, quel Cantone che da ieri è ritornato a essere la sua preoccupazione prioritaria. Con le sue difficili sfide per il contenimento della spesa; con le difficoltà di sostenere una politica economica che lo faccia crescere; con le beghe che lo contraddistinguono. Erano circa le 9 di ieri mattina, quando Gobbi ha varcato la porta del suo ufficio al quarto piano del palazzo amministrativo di Bellinzona. O meglio, la porta che lo introduce nell’ufficio delle segretarie, con Claudia, Patrizia e Jessica pronte a salutarlo e a portargli sul tavolo del suo vero ufficio, dietro quella porta spessa così per evitare origliamenti indiscreti, i «soliti» dossier da sbrigare anche in vista e in preparazione della seduta di Governo, aggiornata alle 13.30. Una giornata però, come detto, che non può essere considerata normale, tenuto conto di quanto vissuto direttamente a Berna per alcuni giorni. Lo sguardo dei colleghi di Governo incontrando i suoi occhi esprimevano sicuramente rincrescimento, convinti però che il gioco andava giocato e che ora si ricomincia. I saluti dei collaboratori incrociati nei corridoi di palazzo tradivano imbarazzo frammisto a delusione per qualcosa che poteva essere e che non c’è stato. La stessa sensazione delle persone incontrate per strada. Ma la vita del politico Gobbi dovrà riprendere il suo ritmo normale. Che tanto normale poi non è, soprattutto in un anno in cui si è presidenti del Consiglio di Stato. Si potrà aver parteggiato più o meno in modo convinto dietro questa candidatura. Ma una cosa non la potrà togliere nessuno al politico Gobbi: aver vissuto una situazione che pochissimi nella loro vita hanno la possibilità di vivere.

Gianmaria Pusterla

Bellinzonese e Riviera: differite le elezioni comunali

Bellinzonese e Riviera: differite le elezioni comunali

Nella sua seduta odierna, il Consiglio di Stato ha deciso il differimento delle elezioni comunali generali – previste per il 10 aprile 2016 – nei 13 Comuni del Bellinzonese e nei 4 della Riviera che, nelle votazioni consultive dello scorso 18 ottobre, hanno approvato i rispettivi progetti di aggregazione.

Le elezioni comunali sono quindi prorogate – per quanto riguarda il Bellinzonese – nei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina. Voteranno invece regolarmente i cittadini di Arbedo-Castione, Cadenazzo, Lumino e Sant’Antonino, Comuni nei quali la legge non permette il differimento delle elezioni – indipendentemente dalle decisioni del Gran Consiglio sul progetto aggregativo del Bellinzonese. A questo proposito, il Consiglio di Stato – dopo le valutazioni del caso ancora in corso – sottoporrà al Gran Consiglio il messaggio nel quale definirà il progetto aggregativo e l’entità del contributo finanziario. L’Esecutivo comunicherà appena possibile le proprie intenzioni. Il Governo ha inoltre differito le elezioni comunali anche nei Comuni di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna, che si sono tutti espressi a favore della nascita di una nuova entità denominata Riviera. In questo caso il Consiglio di Stato ha nel contempo licenziato il messaggio con la proposta di aggregazione.

L’entrata in funzione dei nuovi Comuni aggregati di Bellinzona e Riviera – con le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato dei voti che saranno espressi dal Gran Consiglio, organo al quale competono le decisioni finali sulle aggregazioni. Il Consiglio di Stato dovrebbe quindi potere fissare la data delle elezioni entro l’aprile del 2017, riservate le procedure ricorsuali.

Candidatura al Consiglio federale, sostegno del Governo

Il Consiglio di Stato ha comunicato ufficialmente – con una lettera al gruppo dell’Unione democratica di centro alle Camere federali – il proprio sostegno alla candidatura del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi alla carica di Consigliere federale.

Nella lettera, il Governo ticinese ricorda che dal 1999 – con la partenza di Flavio Cotti – la Svizzera di lingua e cultura italiana non è più rappresentata in Consiglio federale, e sottolinea che questa assenza prolungata «non riflette l’identità e la forza del nostro Paese, da sempre distintosi per il rispetto delle diverse componenti culturali e linguistiche, il coinvolgimento delle minoranze e il rapporto costruttivo con tutti i Paesi confinanti».

Il Consiglio di Stato invita quindi il gruppo UDC a sostenere la candidatura di Norman Gobbi, nella convinzione che ciò assicurerebbe alle diverse formazioni politiche dell’Assemblea federale un apprezzamento e un margine di manovra più ampio al momento della scelta del candidato ideale per la sostituzione della Consigliera federale uscente Eveline Widmer-Schlumpf. Il Consiglio di Stato ritiene che Norman Gobbi – persona preparata in numerosi ambiti della vita pubblica sia sul piano cantonale sia federale – possa offrire un valido contributo in veste di Consigliere federale.

(18.11.2015)

Frida Andreotti nuova Direttrice della Divisione della giustizia

Frida Andreotti nuova Direttrice della Divisione della giustizia

È la prima donna all’interno dell’Amministrazione cantonale a ricoprire questo ruolo di responsabilità.

Il Consiglio di Stato ha nominato Frida Andreotti quale nuova Direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, che sostituirà Giorgio Battaglioni prossimo al beneficio del pensionamento. Frida Andreotti è la prima donna all’interno dell’Amministrazione cantonale a ricoprire il ruolo di responsabile di una Divisione dipartimentale.

Chi è

Frida Andreotti, attinente e domiciliata nel Comune di Gambarogno, è attualmente capo staff della Direzione dipartimentale. Classe 1977, ha compiuto la propria formazione superiore presso le Università di Berna e di Ginevra, ottenendo in quest’ultima la licenza in diritto, a cui ha fatto seguito il brevetto di avvocato nel Canton Ticino e di recente una formazione post-diploma in magistratura (CAS “Judikative”) presso l’Università di Lucerna. Dopo aver collaborato con alcuni studi legali in Ticino e all’estero, negli anni ha maturato un’importante esperienza in Magistratura quale vice-cancelliere redattore al Tribunale penale cantonale nonché quale cancelliere alla Corte di diritto fiscale del Tribunale amministrativo federale a Berna e successivamente a San Gallo. A quest’ultima professione, a partire dal 2011 ha affiancato a tempo parziale quella di collaboratrice personale del Consigliere di Stato Norman Gobbi, funzione che poi ha assunto a tempo pieno dall’aprile 2013, ricoprendo il ruolo di capo staff della Direzione del Dipartimento delle istituzioni.

Quale Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti avrà il compito di dirigere la Divisione, pianificando e coordinando l’attività delle varie unità che la compongono. Assicurerà inoltre lo sviluppo, il coordinamento e la concretizzazione dei vari progetti riorganizzativi e logistici in corso.

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Incontro italo-svizzero in materia di sicurezza transfrontaliera

Nel corso della giornata odierna il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato a Milano il Console generale di Svizzera Massimo Baggi nonché alti funzionari italiani e della Confederazione appartenenti a enti preposti alla sicurezza. L’incontro – promosso e organizzato dal Console generale di Svizzera a Milano – ha permesso di riunire per la terza volta le Autorità elvetiche e della vicina penisola operanti nell’ambito della sicurezza che hanno avuto l’occasione di confrontarsi su temi e strategie operative messe in atto da entrambe le parti nell’ambito del coordinamento della lotta alla criminalità transfrontaliera.

Durante la riunione sono stati trattati diversi temi tra cui, in particolare, quello della collaborazione in materia di lotta al terrorismo. Tutti i presenti hanno condiviso l’importanza di dotarsi di un efficiente sistema di scambio di informazioni per poter coordinare le attività in questo ambito.

Inoltre, nel corso della mattinata, è stata pure condivisa la necessità di intensificare la collaborazione da entrambe le parti per far fronte al fenomeno della migrazione, che negli scorsi mesi ha impegnato in modo importante le forze dell’ordine a ridosso della fascia di confine.

Altro tema rilevante emerso è stato quello dell’intensificazione e dell’ottimizzazione della collaborazione interforze sulla fascia di confine avvenuta negli scorsi anni. Prova ne è la recente Operazione DUOMO della Polizia cantonale, effettuata in collaborazione con la Polizia di Stato italiana e le Guardie di confine, che ha portato all’arresto a Castelrotto di sei pericolosi rapinatori.

Infine, è stato pure approfondito l’aspetto della sicurezza nel corso di Expo 2015. A questo proposito il Presidente del Governo Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per il dispositivo di sicurezza messo in atto dalle forze dell’ordine italiane che ha permesso di gestire al meglio l’importante afflusso di persone che quotidianamente hanno visitato la manifestazione.

In futuro saranno organizzati con regolarità ulteriori incontri, sia a livello strategico che operativo, tra forze dell’ordine svizzere e italiane, per incentivare e migliorare il dialogo attraverso lo scambio di informazioni. L’obiettivo è quello di coordinare azioni volte a contrastare la criminalità che non conosce confini.

Per la delegazione italiana hanno partecipato Michele Sinigaglia (Vice Questore Vicario di Milano), Vincenzo Coppola (Comandante Interregionale Carabinieri Pastrengo, Milano), Giuseppe Zafarana (Comandante regionale Guardia di finanza per l’Italia nord-occidentale) e Tullio Mastrangelo (Comandante della Polizia locale di Milano). Per la Svizzera, oltre a Norman Gobbi (Presidente del Consiglio di Stato), hanno preso parte all’incontro Pietro Lazzeri (Ministro dell’Ambasciata Svizzera a Roma), Jean-Daniel Pitteloud (Addetto di Polizia federale all’Ambasciata Svizzera a Roma), Massimo Baggi (Console generale di Svizzera a Milano), Elisa Canton (Console generale aggiunto di Svizzera a Milano) e Giovanni Capoferri (Responsabile II Reparto di Gendarmeria di Lugano).

Ministero pubblico della Confederazione: nuova responsabile dell’antenna ticinese

Ministero pubblico della Confederazione: nuova responsabile dell’antenna ticinese

Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per la scelta di Dounia Rezzonico quale nuova responsabile dell’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione.

La decisione – annunciata oggi – è in linea con le richieste formulate dalle autorità cantonali nel corso delle discussioni con il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber. Il Dipartimento delle istituzioni si rallegra quindi per la scelta di un magistrato ticinese – che conosce le dinamiche particolari del nostro contesto socioeconomico – e conferma il proprio apprezzamento per il lavoro sin qui svolto dal Procuratore generale, che ha una volta di più dimostrato la propria sensibilità verso le peculiarità del nostro Cantone.

Il Dipartimento formula alla nuova responsabile i migliori auguri per la sfida professionale iniziata oggi.

(foto Ti-Press)

 

Nuovo delegato per l’integrazione degli stranieri

Nuovo delegato per l’integrazione degli stranieri

Il Consiglio di Stato ha nominato oggi Attilio Cometta quale nuovo Delegato cantonale per l’integrazione degli stranieri, che sostituirà Francesco Mismirigo prossimo al beneficio del pensionamento.

Attinente di Arogno e domiciliato a Biasca, Attilio Cometta, classe 1959, è dal 2003 a capo della Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni. Dopo aver ottenuto la licenza in diritto all’Università di Friborgo, ha iniziato la sua attività professionale nel 1990 come Segretario assessore della Pretura del Distretto di Blenio per poi assumere dal 1996 al 2003 la funzione di Capo dell’Ufficio di esecuzione e fallimenti di Bellinzona. Il nuovo Delegato cantonale avrà il compito di favorire il promovimento dell’integrazione degli stranieri e la prevenzione della discriminazione come stabilito dalla Confederazione. Tra i principali ambiti di sua competenza vi è l’elaborazione e l’applicazione del Programma d’integrazione cantonale nel quale sono fissati gli obiettivi e i campi d’intervento in questo ambito. Inoltre, assicurerà i contatti in materia d’integrazione con i comuni, le associazioni private e para pubbliche nonché le comunità degli stranieri, garantendo pure il collegamento intercantonale nell’ambito della Conferenza svizzera dei Delegati.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ringraziare Francesco Mismirigo per l’impegno e la dedizione con cui ha sempre svolto i compiti a lui assegnati e formula ad Attilio Cometta i migliori auguri per l’esercizio della sua nuova funzione.