Lavoro E Maroni difende l’albo antipadroncini

Lavoro E Maroni difende l’albo antipadroncini

Dal Corriere del Ticino di mercoledì 2 marzo 2016

Per il presidente della Regione Lombardia la Legge ticinese sulle imprese artigianali «non è discriminatoria» Norman Gobbi al vertice di Milano: «Ho ribadito che la richiesta del casellario giudiziale rimane in vigore»

L’albo antipadroncini? «Non è discriminatorio». Ad affermarlo non sono state, una volta di più, le autorità ticinesi, ma nientemeno che il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Tanto vituperata nelle scorse settimane sul versante italiano – con tanto di missive del ministro degli esteri Paolo Gentiloni a Berna e Bruxelles per verificarne la legalità –, la Legge sulle imprese artigianali (LIA) è in effetti stata difesa nell’ambito dell’incontro tenutosi ieri a Milano tra lo stesso Maroni e il presidente del Governo Norman Gobbi. Un vertice, questo, che nonostante i temi spinosi all’ordine del giorno e le scintille degli scorsi mesi tra i due leghisti ha portato dunque a delle parziali schiarite.

Pur dicendosi preoccupato «perché ciò comporterà costi aggiuntivi per le nostre imprese e rende più difficile la loro vita in Canton Ticino», Maroni ha come detto compreso le ragioni alla base dell’albo: «Se lo considerassi discriminatorio o punitivo per le imprese lombarde, interverrei per chiederne la cancellazione immediata. Ma qui parliamo di una decisione che serve a garantire la correttezza nelle prestazioni professionali e lavorative». Un passo verso il Ticino chiaramente apprezzato da Gobbi: «Il nostro obiettivo è quello di tutelare il mercato dalla concorrenza sleale e di aumentare il livello qualitativo dell’offerta garantendo pari condizioni alle ditte interessate. Sia svizzere sia italiane». Oltretutto, ha ricordato, «le procedure per le aziende ticinese intenzionate a lavorare in Italia sono ben più complicate di quelle adottate nel nostro cantone». Ma la novità in quest’ambito, oltre al citato beneplacito lombardo, è però un’altra: la questione verrà affrontata anche in sede di Regio Insubrica con l’istituzione di un tavolo di monitoraggio sugli effetti dell’attuazione della LIA. E questo, ha sottolineato Maroni «per vedere come affrontare e come risolvere insieme i problemi». Mentre Gobbi ha rilevato come «ognuno nella difesa dei propri interessi, ma in un clima di dialogo e non di guerra aperta, avremo la possibilità di eventualmente valutare casi di discriminazione».

E a proposito di Regio Insubrica. Al presidente del Governo ticinese abbiamo chiesto se il nodo delle quote non pagate è infine stato sciolto: «Allarme rientrato» ci ha confermato, parlando di «un cambio qualitativo evidente» a seguito del riassetto istituzionale della comunità di lavoro che ha visto le Regioni assumersi i costi delle Province. Per Maroni due altri problemi da discutere a livello di Regio – «collaborando tra regioni perché gli uni contro gli altri non funziona» – saranno quindi l’innalzamento a 1,5 metri del livello del lago Maggiore e l’inquinamento del Ceresio. «Queste sono decisioni che devono essere prese di comune accordo così come quella che riguarda la navigazione dato che ci sono tariffe differenziate che favoriscono qualcuno e penalizzano qualcun altro».

Ma a Milano si è parlato anche di altri dossier scottanti. Come quello relativo agli accordi fiscali tra Svizzera e Italia. Al proposito Maroni si è limitato a chiarire di aver informato il Governo italiano dato che l’argomento attiene più al confronto fra Italia e Svizzera, che non a quello fra Lombardia e Ticino. E anche Gobbi ha rilevato come in quest’ambito gli interessi siano divergenti e i margini di manovra interni: «Maroni – ha comunque precisato il consigliere di Stato – ha un problema da risolvere, e cioè la parità di trattameno fiscale dei suoi cittadini». E intanto, restando in tema, ieri la neocostituita Associazione frontalieri Ticino ha annunciato una nuova manifestazione di protesta che si terrà il 2 aprile a Lavena Ponte Tresa.

Altro dossier mai veramente digerito da Maroni, la richiesta obbligatoria del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B (dimora) e G (per frontalieri). Ieri se ne è discusso solo marginalmente. «Da parte mia – ci ha spiegato Gobbi – ho ricordato le finalità del provvedimento in termini di sicurezza e il passo fatto dal Governo verso l’autorità federale e la Lombardia sospendendo la richiesta del certificato dei carichi pendenti». Mentre per quanto concerne il casellario il direttore delle Istituzioni ha ribadito che «la misura rimane in vigore», aggiungendo di non aver presentato a Maroni il relativo bilancio distribuito a Natale ai colleghi di Governo.

E sempre a proposito di sicurezza sul tema della chiusura dei valichi secondari Maroni ha affermato di aspettarsi «leale collaborazione e comune intento di risolvere i problemi quando e dove si presentano». Mentre sollecitato sulla linea ferroviaria internazionale Stabio-Arcisate ha rassicurato: «Siamo intervenuti risolvendo alcuni problemi e consentendo ai cantieri di riprendere. L’opera sarà regolarmente conclusa nel 2017».

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Canton Ticino e Regione Lombardia: incontro ufficiale

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato oggi a Milano il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. La riunione ha permesso di riaffermare i cordiali e costanti rapporti istituzionali e di affrontare diversi temi di comune interesse, secondo lo spirito della Dichiarazione d’intesa tra i due territori.

I Presidenti di Ticino e Lombardia hanno tenuto oggi il primo degli incontri bilaterali che a cadenza annuale – come previsto dall’accordo firmato a Como il 16 giugno 2015 – permetteranno di valutare lo stato della cooperazione istituzionale. All’incontro hanno preso parte, per il Cantone, anche il Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella e il Delegato cantonale per i rapporti transfrontalieri e internazionali Francesco Quattrini. In un clima cordiale e franco, i Presidenti si sono informati su vari temi e progetti di comune interesse regolati dalla Dichiarazione d’intesa, tra i quali le infrastrutture e la mobilità transfrontaliera, la sicurezza, la navigazione e la gestione delle acque italo-svizzere. In generale, sono stati sottolineati i forti vincoli tra Ticino e Lombardia, auspicando un rafforzamento del dialogo e della collaborazione.

La riunione ha inoltre consentito di discutere anche alcuni temi d’attualità, come il rinnovo dell’Accordo sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri del 1974, le chiusure notturne di alcuni valichi doganali secondari e la recente modifica normativa che ha introdotto in Ticino un albo delle imprese artigianali, in vigore dallo scorso 1. febbraio. A quest’ultimo proposito, la Regione Lombardia ha preso atto del carattere non discriminatorio della misura; è stato ad ogni modo concordato che la Regio Insubrica servirà da luogo di discussione e monitoraggio del tema.

I presidenti hanno infine posto l’accento sull’importanza di mantenere un dialogo costante, in particolare grazie alle istituzioni transregionali di cui Ticino e Lombardia fanno parte, come il Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Svizzera 2014/2020 (Interreg), la Comunità di lavoro Regio Insubrica – di cui la regione Lombardia è diventata recentemente membro – e la Strategia per la Macroregione alpina (Eusalp), ufficialmente lanciata il 25 gennaio scorso in Slovenia.

Le rassicurazioni hanno pagato

Le rassicurazioni hanno pagato

Da LaRegione del 29 febbraio 2016

«Un sì del Ticino alla Svizzera. Un sì della Svizzera al Ticino. Un sostegno reciproco per rinsaldare quell’amore che ci lega e che passa anche da una votazione di questo tipo». Una votazione che ha visto quasi il sessanta per cento dei ticinesi allinearsi alla posizione del Consiglio di Stato. Il quale negli scorsi mesi si è lungamente speso – salamini compresi – a favore della costruzione di un secondo tunnel autostradale al Gottardo. «Era importante – spiega il presidente dell’esecutivo Norman Gobbi alla ‘Regione’ – far comprendere al resto del Paese che il governo, il Gran Consiglio e la deputazione cantonale alle Camere federali sostenevano questo progetto». Un progetto che alla luce del risultato di ieri pare aver «offerto quelle garanzie di cui i ticinesi hanno bisogno».

Una garanzia su tutte: il traffico non aumenterà, nonostante l’apertura di un secondo tunnel.

Sì. Oltre all’articolo costituzionale, ora pure il decreto legislativo afferma a chiare lettere che non ci sarà e non ci potrà essere un aumento della capacità sotto il Gottardo. Una rassicurazione che ha portato il Consiglio di Stato a sostenere un risanamento che rispetta il volere dei ticinesi, i quali in passato si sono espressi chiaramente contro l’iniziativa Avanti e a favore dell’Iniziativa delle Alpi.

Dal passato al futuro: tali rassicurazioni, signor Gobbi, non devono rimanere sulla carta…

È un impegno che si assumeranno in particolar modo i contrari al raddoppio, così come i governi direttamente toccati dal tema. Ossia il Canton Ticino e il Canton Uri. E per quanto concerne il Ticino, lo ribadisco, resteremo vigili: non vogliamo venir meno alla nostra parola, né tantomeno farci prendere per il naso dalle autorità federali. Si farà di tutto per scongiurare un aumento del traffico. È ciò che si attende la popolazione.

Soprattutto quella del Mendrisiotto, che ieri ha detto no.

È comprensibile che il Mendrisiotto abbia votato no. La regione è fortemente toccata dal traffico transfrontaliero e in tal senso l’impegno del governo sarà quello di rispondere a queste preoccupazioni e di continuare con quei progetti che si stanno mettendo in atto per migliorare il trasporto pubblico e la mobilità transfrontaliera. Il tutto nell’ottica di migliorare la vivibilità del Mendrisiotto.

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Dal Giornale del Popolo del 29 febbraio 2016

Bellinzona e Berna festeggiano Avendo sostenuto dall’inizio il progetto, i Governi federale e cantonale non hanno nascosto d’aver gradito il risultato che porterà alla costruzione di una seconda galleria autostradale. Consiglio federale soddisfatto… Grande soddisfazione è stata espressa dalla ministra federale dei trasporti Doris Leuthard per il «sì» al risanamento del San Gottardo. Durante l’usuale conferenza stampa post-voto del Consiglio federale che si è tenuta nel pomeriggio di ieri a Berna, Leuthard ha commentato: «È nello spirito della nostra Nazione garantire collegamenti con tutto il Paese», ha rilevato, «il collegamento deve essere efficiente anche nei periodi di risanamento». L’Ufficio federale delle strade (USTRA) potrà lanciare un progetto, che verrà sottoposto al Governo, operando in collaborazione con i Cantoni e i Comuni interessati. Una volta ottenuta luce verde, se nessuno presenterà ricorsi, i lavori dovrebbero iniziare già nel 2020. «Strada e ferrovia non sono concorrenti, ma funzionano in modo combinato», ha aggiunto Leuthard. Sulle opposizioni emerse nel Mendrisiotto, la ministra dei trasporti ha affermato che «nel sud del Ticino ci sono altri problemi, con il traffico e i frontalieri, che non hanno niente a che vedere con il risanamento del San Gottardo». … così come il Consiglio di Stato Il Consiglio di Stato cantonale ha espresso la sua soddisfazione e ringrazia i cittadini per avere riconosciuto il valore del progetto presentato dal Consiglio federale. Il CdS rassicura anche chi, soprattutto nel Mendrisiotto, si è espresso negativamente per timore di un aumento del traffico e dell’inquinamento. Per una reazione abbiamo sentito il presidente del CdS Norman Gobbi: «Soddisfatti per il voto in Ticino, ma anche per l’esito negli altri Cantoni. Questo a fronte di un grande impegno per cercare di far capire che l’opera è necessaria per mantenere collegato, in modo costante e durevole, il sud delle Alpi dal resto della Svizzera. Il Sì in Ticino rimette ordine sulle volontà dei ticinesi, infatti troppo sovente ho sentito dire dagli avversari che rappresentavano meglio le volontà dei ticinesi rispetto a quelli dei favorevoli. Rilevo anche che i cittadini del canton Uri hanno votato in modo diverso dalle indicazioni di voto del loro Governo. Il Mendrisiotto, regione confrontata con problemi di vivibilità, ha votato in modo negativo. Un segnale indirizzato anche al Governo il quale dovrà continuare a migliorare la mobilità transfrontaliera e legata al trasporto pubblico. E voglio dire un’ultima cosa: questo voto ha rafforzato l’amore confederale tra il Ticino e il resto del Paese».

«Rafforzato il legame con la Svizzera»

«Rafforzato il legame con la Svizzera»

Dal Corriere del Ticino del 29 febbraio 2016

Il sì al risanamento con raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo, sostenuto dal Consiglio di Stato, ha vinto in modo piuttosto netto: vi aspettavate questo risultato? Quali gli argomenti che hanno fatto pendere l’ago della bilancia?
«Auspicavo un 55% di sì, pur consapevole che il tema è sensibile: i ticinesi hanno a cuore il proprio territorio e la sua vivibilità. Sono convinto che le rassicurazioni messe in campo unitamente al testo di legge che esplicitamente non ammette un aumento di capacità di transito attraverso il San Gottardo siano state una garanzia sufficiente. E il Governo ha preso posizione a sostegno del risanamento proprio per le garanzie che venivano offerte».
Nel Mendrisiotto però queste rassicurazioni non sono bastate…
«In Ticino il Mendrisiotto è il territorio più toccato da problemi di mobilità e vivibilità, non tanto per il traffico Nord-Sud legato al San Gottardo ma quanto piuttosto per il traffico transfrontaliero. Occorre però notare che si attendevano risultati più schiaccianti per il no, così come mi attendevo risultati più tiepidi in Leventina, mentre invece i sì di Airolo, Quinto e Faido sono stati netti. È stata una sorpresa positiva e sicuramente il messaggio del Mendrisiotto è un monito al Governo cantonale perché continui a impegnarsi sui progetti che sta portando avanti con i comuni nel migliorare la mobilità transfrontaliera».
I sostenitori del no promettono ancora battaglia. Da una parte attribuiscono la vittoria del sì ai mezzi finanziari messi in campo, dall’altra ricordano il ricorso inoltrato al Tribunale federale dal WWF del Canton Uri sulla formulazione della scheda di voto. Lei cosa risponde?
«Il Governo cantonale ha messo in campo ben 180 salametti (ride, ndr.). Scherzi a parte, i contrari nei manifesti e nella campagna hanno puntato sull’invasione dei camion, mentre il sì ha portato altri temi come la sicurezza, non solo legata agli incidenti ma anche al collegamento tra Nord e Sud, e la coesione nazionale. Quello che è importante sottolineare è che il sì dei ticinesi è stato un sì alla Svizzera e viceversa. Questo legame confederale è stato rafforzato».

Votazioni del 28 febbraio 2016: il bilancio del Governo

Votazioni del 28 febbraio 2016: il bilancio del Governo

Durante il fine settimana i cittadini ticinesi sono stati chiamati alle urne per esprimersi su quattro consultazioni federali e su un oggetto di pertinenza cantonale. Il Consiglio di Stato, preso atto della volontà popolare espressa, stila il proprio bilancio.

Votazione federale – Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo
Il Consiglio di Stato esprime la propria soddisfazione per la decisione della popolazione svizzera, e la ringrazia per avere riconosciuto il valore del progetto presentato dal Consiglio federale e approvato dal Parlamento.
L’approvazione della soluzione di risanamento della galleria autostradale tramite la costruzione di un secondo tubo assicurerà al Ticino un collegamento stradale senza interruzioni con il resto della Confederazione, nel rispetto della coesione nazionale e delle esigenze dell’economia elvetica.
Al termine dei lavori, l’apertura dei due tubi monodirezionali senza aumento di capacità permetterà inoltre di migliorare sostanzialmente la sicurezza degli automobilisti in transito, eliminando il pericolo di incidenti frontali.
Il Consiglio di Stato si rallegra in modo particolare per il risultato della votazione a livello cantonale, e intende rassicurare anche chi – soprattutto nel Mendrisiotto – si è espresso negativamente per timore di un aumento del traffico e dell’inquinamento. Il Governo ribadisce a questo proposito la propria massima determinazione nel fronteggiare gli attuali problemi viari e ambientali del Sottoceneri, legati in modo preponderante alla mobilità transfrontaliera.

Votazione cantonale – Legge sull’apertura dei negozi del 23 marzo 2015
Il Consiglio di Stato si rallegra per la decisione dei cittadini ticinesi, che hanno dato il loro avallo al progetto già approvato dal Gran Consiglio.
Rispetto agli anni ai quali risaliva la precedente Legislazione (1968–1970), esigenze e abitudini dei consumatori sono radicalmente cambiate. Il Governo è dell’avviso che il nuovo ordinamento permetta di adeguare alla situazione attuale – in modo chiaro e semplice – gli orari di apertura dei negozi nel ramo della vendita al dettaglio, allineando il sistema normativo del Ticino, almeno parzialmente, con quelli in vigore nella maggioranza degli altri Cantoni. La nuova normativa rappresenta un tassello importante per mettere chiarezza sull’attuale sistema di deroga e, inoltre, permette una regolamentazione più uniforme sul territorio, anche dal punto di vista stagionale.
Il Consiglio di Stato ribadisce la propria attenzione per le condizioni di lavoro nel settore e la volontà di mantenere elevato il proprio impegno per favorire il dialogo fra imprese e dipendenti. Esso si adopererà per raggiungere un’intesa su un contratto collettivo prima dell’entrata in vigore della nuova legge, come espressamente previsto dal testo legislativo. La nuova legge istituisce inoltre una Commissione consultiva, composta da rappresentanti delle associazioni economiche e sindacali.

I nuovi agenti dichiarano fedeltà alla Costituzione e alle leggi

I nuovi agenti dichiarano fedeltà alla Costituzione e alle leggi

47 in totale gli agenti delle polizie comunali e della Cantonale, 9 i diplomati della Scuola agenti di custodia SAC 2015

Ha avuto luogo questo pomeriggio presso il Palazzo dei Congressi a Lugano la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte degli agenti diplomati alla Scuola cantonale di polizia SCP 2015 (26 della Polizia cantonale e 21 delle Polizie comunali) e della Scuola agenti di custodia SAC 2015 (9 nuovi agenti). Presenti le autorità cantonali, luganesi e delle forze di polizia.

Scuola agenti di custodia SAC 2015

Cavalieri Selene – L’Abbate Stefano – Negro Andrea – Papale Gian Luca – Pierin Fabio – Rocca Francesco – Velievski Sabri – Weiss Michel – Zukanovic Ferhad.28

Polizia cantonale

Abate Patrick – Armanini Sonny – Bandettini Dario – Beneventi Benny-Ben – Betar Maverick – Bialik Stefan – Bianchi Elia – Boo Simone – Bottelli Nico – Culap Marko – Da Dalt Mattia – Gago Ruben – Galante Aldo – Grisetti Milo – Keller Lars – Kurz Giorgio – Lovatti Loris – Markic Ante – Moscaroli Antonella – Quattrone Davide – Rusconi Nicola – Valsecchi Elia – Vërshefci Valdet

Polizia cantonale PG

Büyükdag Adam – Grandi Andrea

Polizia comunale Lugano

Calderoni Simone – Fassora Aris – Peyer Jean-Philippe – Vladisavljevic Blagisa

Polizia comunale Bellinzona

Botta Simone

Polizia comunale Mendrisio

Ferreira Correia Diego – Leoni Mosè – Russbach Mattia

Polizia comunale Chiasso

Karrer Pascal

Polizia comunale Locarno

Debernardi Joel – Demaldi Ian – Morais da Silva Patrick

Polizia comunale Ceresio nord

Pagano Antonio

Polizia comunale Muralto-Minusio

Balenovic Dejan – Parackal Vinod

Polizia comunale Losone

Gehrig David

Polizia comunale Ascona

Francetti Loran

Polizia comunale Torre di Redde

Cordonier Michel

Polizia comunale Malcantone Ovest

Ambrosetti Flavio

 

Arnoldo Coduri è il nuovo Cancelliere dello Stato

Arnoldo Coduri è il nuovo Cancelliere dello Stato

Il Consiglio di Stato con decisione odierna ha nominato Arnoldo Coduri (classe 1962 di Maggia) quale nuovo Cancelliere dello Stato.

La scelta del Governo è avvenuta dopo un iter di selezione tra i trenta candidati che hanno partecipato al concorso pubblicato lo scorso mese di novembre. Tra questi sono state scelte dieci persone per l’audizione davanti al collegio governativo, il quale ha in seguito maturato la sua scelta fondandosi sulla aspettative che il Consiglio di Stato ripone nel nuovo Cancelliere.
Dopo attenta riflessione l’Esecutivo ha ritenuto di dare la propria fiducia al signor Arnoldo Coduri (1962, Maggia), riconoscendo la sua esperienza dirigenziale nell’economia privata e all’interno dell’Amministrazione cantonale, che fanno di lui la persona più indicata ad assumere il ruolo di Cancelliere dello Stato e nell’affrontare le sfide con le quali saranno confrontati l’Amministrazione cantonale, la Cancelleria e i servizi ad essa subordinati.
Laureato in economia aziendale presso l’Università di Zurigo, Arnoldo Coduri è sposato e padre di tre figli. Dopo gli studi ha avuto esperienze professionali nell’industria privata, che lo hanno portato a dirigere diversi ambiti aziendali (capo finanze, controlling e amministrazione vendita) e aziende del Gruppo Georg Fischer in Ticino e negli Stati Uniti. Dal 2002 al 2011 ha assunto la direzione della Divisione dell’economia del Dipartimento finanze ed economia, periodo durante il quale ha portato avanti diverse riorganizzazioni interne e nuovi orientamenti delle attività. Dal 2012 è il Chief Operating Officer presso la Fidinam Group Holding di Lugano.
Arnoldo Coduri inizierà la sua attività nei prossimi mesi, durante i quali sarà per un periodo affiancato dall’attuale Cancelliere dello Stato Giampiero Gianella che assicurerà il passaggio di consegne. Il Governo ringrazia sentitamente Giampiero Gianella per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua oltre trentennale attività ai servizi dell’Amministrazione cantonale che terminerà formalmente il prossimo autunno.
Il Consiglio di Stato ringrazia infine tutte e tutti coloro che hanno partecipato al concorso, permettendo così al collegio governativo di poter scegliere tra un’ampia rosa di candidati le cui qualità sono indiscusse, e nel contempo augura al nuovo Cancelliere pieno successo nelle sue attività.

Protezione del minore e dell’adulto – modifiche legislative

Protezione del minore e dell’adulto – modifiche legislative

Il Consiglio di Stato, nel corso della propria seduta settimanale, ha definito la data d’entrata in vigore delle modifiche della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto decise dal Parlamento il 23 settembre 2015, definendo pure l’Unità amministrativa competente per decidere nel fuori orario le misure urgenti indispensabili in materia di protezione del minore.

Dal 1. marzo 2016 – con l’abolizione delle ferie giudiziarie e l’introduzione del servizio per l’adozione in urgenza e nel fuori orario di misure di protezione sui minori – sarà migliorata la tempestività delle decisioni, e un’adeguata assistenza sarà garantita anche durante le festività, in particolare ai minori.

L’abolizione delle ferie giudiziarie nel settore della protezione del minore e dell’adulto precede di poche settimane la Pasqua, che tradizionalmente coincide con un periodo di ferie giudiziarie. Le Autorità regionali di protezione del Cantone sono quindi state invitate a tenere conto da subito del cambiamento, e a informare le persone coinvolte dalle decisioni che la non sospensione dei termini di ricorso sarà valida già in occasione delle prossime festività pasquali.

Nel campo delle misure d’urgenza per i minorenni il Consiglio di Stato ha stabilito che il servizio sarà garantito dall’Ufficio dell’aiuto e della protezione del Dipartimento della sanità e della socialità, che potrà essere allertato esclusivamente dalla Polizia, dal servizio di autoambulanza o dal Care team.

Schweizer Tunnelblicke

Schweizer Tunnelblicke

L’Handelsblatt mi ha intervistato nelle scorse settimane sul tema del risanamento autostradale del San Gottardo. Ecco l’articolo, integrale dove si possono leggere anche le mie risposte.

Der Streit um eine zweite Autoröhre durch den Gotthard entzweit die Schweizer. Es geht um die Unversehrtheit ihres Berges – und um ihre Souveränität. Eine Annäherung an den Mythos Gotthard von Holger Alich.

Es ist ein unwirtlicher Ort, tief unten im Berg. Schmutz klebt auf den einstmals weißen Kacheln.Fahles Neonlicht fällt von
der an ungezählten Stellen ausgebesserten Decke. Unablässig rollen Autos und Laster vorbei, die Wände lassen den Lärm iderhallen.
Der Tunnel rauscht wie ein wütendes Meer. Jürg Röthlisberger machen Lärm und Staub nichts aus. Im dunklen Anzug wirft er sich in Pose, blickt Richtung Italien, dreht sich um die eigene Achse. Der 51-Jährige leitet das Schweizer Bundesamt
für Straßen (Astra), er hat zum Fotoshooting geladen. Denn Röthlisberger ist im Wahlkampf. Für seinen Tunnel. Durch den Gotthard. Es ist eine historische Wahl, die die Schweizer am 28. Februar fällen. Oberflächlich geht es um Baupläne, Teer und Schutt. Man muss aber nicht tief bohren, um zu erkennen: Unterschwellig geht es um innerste Schweizer Befindlichkeiten.
Um die Unversehrtheit ihres Berges. Um ihre Souveränität. Was also, bitte, steht zur Wahl? Der Straßentunnel durch den Gotthard aus dem Jahr 1980, der Göschenen im Kanton Uri mit Airolo im Tessin verbindet, muss saniert werden. Die Regierung will den Tunnel in dieser Zeit sperren – und vorher eine zweite Röhre in das Felsmassiv bohren, um das Tessin während der Bauarbeiten nicht abzuschneiden.
Der Plan stößt auf eine bunt gemischte Gegnerschaft. Ex-Minister, Bau-Ingenieure und Umweltschützer, sogar die „Neue Zürcher Zeitung“, die sich sonst eher staatstragend gibt, protestieren: Das Vorhaben sei zu teuer, obendrein letztlich überflüssig. Tatsächlich sollen Tunnel und Sanierung 2,8 Milliarden Franken kosten. Aber vor allem glauben die Gegner der Regierung nicht, dass sie später beide Röhren mit nur je einer Spur betreiben wird. Sie fürchten Verkehr auf vier Spuren. Und mehr Spuren im Berg heißen mehr Laster im Berg.
Röthlisberger versichert zwar, man könne das durch Verfassung und Gesetz verhindern. Aber: „Was einmal gebaut wird, das wird eines Tages auch genutzt“, warnt Manuel Herrmann. Er trägt Bartstoppel im Gesicht und rote Turnschuhe. Herrmann spricht für die Alpenschutz-Initiative, einen der lautesten Gegner der zweiten Röhre. Ein vierspuriger Straßentunnel wäre ein gewichtiger
Konkurrent für den neuen Gotthard-Basistunnel der Bahn, der im Juni eröffnet (siehe Kasten).
Doch Herrmann hat noch mehr zu sagen: „Warum sollten wir der Europäischen Union gratis eine neue Transitstrecke für ihre Lkws bauen?“
Das ist der kritische Punkt, um den es in den Augen vieler Schweizer letztendlich geht: um ihr Verhältnis zur EU. Dass
sich dieser Punkt nun am Gotthard manifestiert, macht die Sache nicht einfacher, im Gegenteil. Die Zeitungen sind
voll mit Kommentaren, kaum ein Schweizer, der sich noch nicht zum Bauexperten erklärt hat.
Der Gotthard ist eben ein Mythos. Das Massiv zählt zu den Gründungslegenden des Landes, die Region gilt als Wiege der Schweiz. Als die Armee im Zweiten Weltkrieg eine Alpenfestung in das Massiv sprengte, wurde dieses sogenannte Reduit zum Symbol der Eidgenossen zur Verteidigung ihrer Unabhängigkeit.
In gewisser Weise haben es die Schweizer dem Gotthard sogar zu verdanken, dass ihr Land die Wirren der Geschichte berdauerte, wie André Holenstein, Professor für Schweizer Geschichte an der Universität Bern, erklärt:
Der Historiker verweist auf den Wiener Kongress von 1815, als Europa neu geordnet wurde. Die Schweiz bekam die Rolle des neutralen Pufferstaates zugewiesen. Sie sollte kritische Verkehrswege über die Alpen wie den Gotthard kontrollieren.
Zwei Tage dauerte es damals mit der Kutsche von Basel nach Mailand. Schon seit dem 13. Jahrhundert ist das Gotthard-
Massiv passierbar, aber bis ins 19. Jahrhundert ging es nur über den Pass nach Italien. 1882 eröffnete dann der erste Eisenbahntunnel – 15 Kilometer lang und seinerzeit der längste Tunnel der Welt. Es sollte noch mal fast 100 Jahre dauern, bis erstmals Autos durch den Berg rollten. Durch jenen StraßenStraßentunnel, der heute erneut die Gemüter der Eidgenossen erhitzt.
In einem schlichten Besprechungsraum im Betriebszentrum neben dem Tunneleingang in Göschenen ergreift nun Röthlisberger das Wort und eine Fernbedienung. „Fangen wir mit dem Fakt an, den niemand bestreitet“, sagt er und lässt per Knopfdruck die erste
Seite seiner Präsentation zur Tunnelsanierung an die Wand werfen. Eine Million Laster und fünf Millionen Autos im Jahr haben dem Tunnel arg zugesetzt:
Die Zwischendecke muss erneuert werden, ebenso der Fahrbahnbelag, ganz zu schweigen von Lüftung, Rettungstunnel, Stromanlage und, und, und.
Die Arbeiten an sich seien nicht kompliziert, sagt Röthlisberger. „Was die Dinge schwierig macht, ist die Tatsache, dass der Tunnel 17 000 Meter lang ist.“Über 200 Varianten haben seine Leute untersucht, „der zweite Tunnel ist die beste Variante“. Dann seien auch spätere Sanierungen einfacher und billiger.
Vor allem aber gehe es um Sicherheit: Ohne Gegenverkehrt sinke die Unfallgefahr gewaltig. Wer erinnert sich nicht an
die schrecklichen Bilder jener Katastrophe von 2001, als zwei Laster frontal ineinanderrasten und ausbrannten. Innerhalb
von Minuten stiegen die Temperaturen im Tunnel auf 1000 Grad Celsius, elf Menschen starben.
Röthlisberger referiert besonnen, man merkt ihm an, dass er den Vortrag schon oft gehalten hat. Und doch lässt auch den Spitzenbeamten das Thema Gotthard nicht kalt.
Bei Fragen zu der Kritik seiner Gegner wird er schnell emotional. Was ist zum Beispiel mit dem Argument, die Sanierung werde teurer als nötig, weil ja der Tunnel an neue technische Normen angepasst werden müsse? „Unfug.“ Wäre mehr Autoverkehr auf der Schiene keine Alternative zum Bau einer zweiten Röhre? Nein, niemand wolle die Grundstücke für die notwendigen Verladeterminals verkaufen. „Das haben wir alles geprüft.“ Seine Überzeugung, dass der Gotthard eine zweite Röhre braucht, ist so unverrückbar wie das Massiv.
Felsenfest ist auch die Überzeugung von Manuel Herrmann. Zum Gespräch in einem Café in Altdorf, wenige Kilometer vom Eingang zum Straßentunnel entfernt, ist er mit einer dicken Aktenmappe angerückt, gefüllt mit Daten und Zahlen.
Unweit von hier hat man auf einer Brücke eine gute Aussicht auf das Gotthard-Massiv – und die Straße, die sich in das Alpenpanorama frisst.
Herrmann blickt auf die Laster hinab, die unter ihm hindurchrollen. Sie machten aus der Schweiz eine „Transit-Hölle“, warnt seine Initiative. Die Alpenschützer hatten schon 1994 durchgesetzt, Lkw-Verkehr auf die Schiene zu verlagern. Per Gesetz ist die Zahl der Transit-Laster auf 650 000 begrenzt, aber die Zahl wird längst überschritten.
Wenn Herrmann von der Hölle spricht, hat er allerdings mehr im Sinn als den Dreck und Lärm der Laster.
Herrmann verdächtigt die Regierung, eine versteckte Agenda zu haben. „Die Tunnelnutzung mit vier Spuren kann als Faustpfand in den Verhandlungen mit der EU eingesetzt werden“, vermutet er.
Es gibt ja nicht gerade wenige Streitfragen mit der EU zu klären – man denke nur an jenen Beschluss der Schweizer, die Zuwanderung auch aus der EU wieder zu begrenzen. Die Frage der Tunnelnutzung könnte im politischen Gemenge quasi zum Tausch angeboten werden, fürchtet Herrmann.
Ganz klar: Die Europäer haben ein Interesse an einer problemlosen Passage durch die Schweiz, und ein bilaterales Abkommen verbietet es der Schweiz, die Straßenkapazitäten durch die Alpen künstlich zu beschränken. Allerdings hat die EU-Verkehrskommissarin Violeta Bulc der Schweiz in einem Brief versichert, dass es das Abkommen nicht verletzen würde, später beide Röhren mit nur je einer Spur zu nutzen. Die Kapazität des Tunnels bliebe ja im Vergleich zur heutigen
Situation die gleiche.
Doch was ist ein Brief wert von einer EU-Kommissarin, die bei Fertigstellung des Tunnels wohl nicht mehr im Amt ist?
Längst haben sich erfahrene Kämpfer zu den Alpenschützern gesellt.
Auch Thomas Minder sagt: „Solche Zusagen halte ich nicht für sehr belastbar.“ Der Unternehmer, dessen Name in der Schweiz vor allem für Zahnpasta und andere Kosmetikprodukte steht, ist auch Politiker – einer der wenigen, die jenseits der Alpen bekannt sind. Er lancierte die „Abzocker-Initiative“, die 2013 eine Mehrheit fand; öffentlichkeitswirksam unterstützte er auch die europaweit umstrittene Volksinitiative „Gegen Masseneinwanderung“.
Seit 2011 vertritt Minder im Ständerat den Kanton Schaffhausen ganz im Norden.
Er befürchtet, dass sich die Schweiz mit dem Bau einer zweiten Röhre gegenüber der EU „erpressbar“ mache. Er entwirft
dafür ganz eigene Szenarien: „Sollte eines Tages der Brenner-Pass zum Beispiel nach einen Erdbeben gesperrt werden
müssen, wird der Druck von der EU massiv werden, alle vier Spuren im Tunnel zu öffnen, um den Alpentransit zu gewährleisten.“
Auch betriebswirtschaftlich hält er nichts von der zweiten Röhre. „Es ist doch finanzpolitischer Unfug, für 1,4 Milliarden Franken einen Standstreifen zu bauen“, empört er sich. Minder ist parteilos, sitzt aber im Parlament bei den Abgeordneten der nationalkonservativen SVP – die wiederum sind für die zweite Röhre. Der Tunnel entzweit politisch Gleichgesinnte, so wie er auch die Fronten zwischen den politischen Lagern verschiebt.
Das beobachtet Norman Gobbi, der von Süden aus auf den Tunnel blickt. Er amtiert im Kanton Tessin als Regierungspräsident, vergleichbar mit einem deutschen Ministerpräsidenten, und wundert sich: „Die Linken, die sonst für eine offene Schweiz und eine Annäherung an die EU plädieren, sind gegen die neue Röhre. Die Bürgerlichen, die eher EU-skeptisch sind wie ich, sind dafür.” Die Schweizer so durcheinander zu bringen, das schafft nur der Gotthard.