Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Entrata in vigore della legge sulla prostituzione: il Governo approva il Regolamento

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo regolamento sull’esercizio della prostituzione che definisce una serie di aspetti pratici relativi all’entrata in vigore dell’omonima legge, prevista il 1. luglio 2019.
Lo scorso 28 novembre il Governo aveva deciso di posticipare la data di entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative concernente l’esercizio della prostituzione – inizialmente prevista per il 1. gennaio 2019 – al 1. luglio 2019.
In questo modo il Gruppo di lavoro ha potuto definire una serie di aspetti pratici legati in particolare alla difesa della salute pubblica, all’aiuto alle persone nella condizione di sfruttamento e alla lotta alla tratta agli esseri umani come previsto da alcuni articoli della nuova legge (art. 16-18).
Il Regolamento, composto da 61 articoli, definisce l’attuazione pratica delle nuove disposizioni stabilite nella legge. In particolare il Consiglio di Stato ha definito in modo chiaro le autorità competenti per l’applicazione del nuovo testo di legge e del relativo regolamento: il Dipartimento delle istituzioni è responsabile dell’attuazione della legge, il Dipartimento della sanità e della socialità per le disposizioni in materia di igiene, salute pubblica e prevenzione sanitaria, il Dipartimento delle finanze e dell’economia degli aspetti legati alla fiscalità (trattenuta e versamento dell’imposta forfettaria). Ai Municipi spetta invece il compito di verificare la conformità strutturale del locale erotico e degli appartamenti non soggetti ad autorizzazione in riferimento alle normative edilizie e pianificatorie. Inoltre il Governo ha pure stabilito in modo preciso i doveri della figura del gerente responsabile del locale erotico.
Nelle prossime settimane i servizi del Dipartimento delle istituzioni provvederanno a informare compiutamente e in maniera trasparente tutti gli attori toccati dalla nuova legge.

 

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 de La Regione

La riforma del sistema giudiziario ticinese non è archiviata, assicura il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Nessuno dei rapporti dei gruppi di lavoro rimarrà nei cassetti del Dipartimento. Si procede per priorità, che ora sono la riorganizzazione delle Arp.

I discorsi di Mauro Mini in veste di presidente del Tribunale d’appello un pregio ce l’hanno: fanno discutere. E animano una cerimonia – l’apertura dell’anno giudiziario – solitamente attenta a scansare invasioni di campo, perlomeno quelle manifeste. Poi è chiaro: le diagnosi e le proposte di cura formulate dal giudice che da dodici mesi è alla testa della massima autorità giudiziaria cantonale sono opinabili. Ieri a Lugano l’audace Mini ha consacrato la propria relazione a un unico tema: l’indipendenza della magistratura. E lo ha fatto richiamando il sacrosanto principio della separazione dei poteri, le costituzioni, federale e cantonale, e la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un intervento monotematico che in coloro che non frequentano aule giudiziarie e codici può far sorgere un dubbio. L’indipendenza del potere giudiziario ticinese è a rischio? O è addirittura già compromessa, causa la pressione di partiti e gruppi di interesse? Se così fosse, i cittadini dovrebbero preoccuparsi parecchio. Attendiamo allora sull’argomento il parere del Consiglio della magistratura, cioè dell’organo che in Ticino vigila sul funzionamento della magistratura nel suo insieme. Un chiarimento sulla delicatissima questione si impone.

È da otto anni che se ne parla ma di concreto sino ad oggi c’è poco o nulla. Quale fine ha fatto ‘Giustizia 2018’, la riforma che negli intenti del direttore del Dipartimento istituzioni dovrebbe «modernizzare» l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo «più efficace ed efficiente»? Il 2018 è passato, ma il progetto, puntualizza Norman Gobbi, parlando, ieri a Lugano, alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2019-2020, «mantiene tutta la sua attualità». Bene. Forse però, per dirla con il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, è arrivato il momento della «sintesi»: la sintesi degli approfondimenti fin qui eseguiti. «Nessuno dei rapporti trasmessi dai gruppi di lavoro di Giustizia 2018 rimarrà nei cassetti del Dipartimento», assicura Gobbi: «Come più volte indicato negli incontri semestrali tra Dipartimento istituzioni e presidenti delle magistrature permanenti, come Consiglio di Stato abbiamo definito delle priorità di intervento sui vari progetti inseriti nella riforma. Perché tutto non si può fare e va garantita comunque l’operatività della Divisione della giustizia, che si deve occupare anche di altri settori».

Insomma, il riassetto del sistema giudiziario non è stato archiviato. Il Dipartimento vuole però procedere per priorità. Quali? Oggi sono un paio. Anzitutto, spiega il consigliere di Stato, la riorganizzazione – per ciò che concerne il socialmente delicato dossier tutele e curatele – delle Arp, le Autorità regionali di protezione. Una riorganizzazione «molto complessa, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche, informatiche e più in generale amministrative». La «seconda priorità d’intervento» sono le giudicature di pace. Nel frattempo si profilano, in fatto di risorse umane, dei potenziamenti a breve per alcune autorità giudiziarie. Di recente il Consiglio di Stato ha dato luce verde al messaggio allestito dal Dipartimento per l’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici ordinari del Tribunale penale cantonale. Tocca adesso al parlamento pronunciarsi sulla relativa modifica della Log, la legge sull’organizzazione giudiziaria. «Nelle prossime settimane», prosegue Gobbi, verrà posto in consultazione dal Dipartimento il progetto di messaggio governativo inerente ai rinforzi per il Ministero pubblico. Concretamente: l’assegnazione all’ufficio di «un procuratore ordinario in più», da destinare alla squadra di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati «finanziari», e l’estensione «delle competenze dei segretari giudiziari, che saranno pure potenziati di tre unità». È stato tuttavia anche congelato qualche scenario ipotizzato, come la separazione istituzionale e fisica fra Tribunale d’appello e Tribunale penale cantonale (autorità di prima istanza). «Come Dipartimento – segnala Gobbi – abbiamo deciso di soprassedere a questo scorporo, preso atto anche dell’evoluzione a livello svizzero della questione e delle necessità di carattere logistico».

A prescindere dalle riforme, la magistratura ticinese, sottolinea Gobbi, «è indipendente». Ma non lo è «dall’efficienza», ribadisce il ministro di giustizia. Per il consigliere di Stato, difficilmente gli interventi di carattere legislativo e i potenziamenti d’organico «portano da soli a dei miglioramenti: anche i magistrati devono garantire un’efficace amministrazione della giustizia», emanando decisioni in tempi ragionevoli. Attualmente, rileva Gobbi, «non abbiamo dalla magistratura (tranne che dal Tribunale cantonale delle assicurazioni) indicazioni circa la durata media di evasione delle procedure, né dati sugli incarti prescritti». Parole che paiono rimandare a uno dei quesiti del gruppo liberale radicale in Gran Consiglio in merito ai conti del Consuntivo 2018 del Cantone.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia La Magistratura si sente stretta

L’appello di Mauro Mini in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario: «Meno politica nella nomina dei magistrati» Chiesta più autonomia finanziaria
Norman Gobbi: «Il Ministero pubblico è indipendente, ma non dall’efficienza»

Il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini l’aveva già scritto nel rendiconto 2018 del Consiglio della Magistratura e ieri, in occasione dell’avvio dell’anno giudiziario, è tornato a ribadirlo: il terzo potere ha bisogno di maggior autonomia. «L’indipendenza – ha detto – è un requisito fondamentale e irrinunciabile per il buon funzionamento della Giustizia. Ecco perché è necessaria, o meglio urgente, una revisione del sistema». Un cambio di rotta che per Mini dovrebbe fondarsi su tre pilastri: l’autonomia organizzativa e quella finanziaria, nonché la revisione delle procedure di nomina dei magistrati. E se in termini di organizzazione Mini ha auspicato l’estensione del periodo di nomina da tre a cinque anni del presidente e dei due vice del Tribunale d’appello «in modo da dare una certa stabilità al sistema», per quel che concerne l’indipendenza finanziaria «si potrebbe pensare di dotare la Magistratura di un budget definito di concerto con il Gran Consiglio. Una richiesta questa tutt’altro che esotica».

Più delicata per contro la nomina delle toghe, oggi affidata al Gran Consiglio ma che per il presidente del Tribunale d’appello dovrebbe essere rivista in modo da ridurne «l’influenza della logica partitica». Come? Ripensando proprio il ruolo del Parlamento. «In futuro il Legislativo dovrebbe poter eleggere unicamente il procuratore generale e i due aggiunti, il presidente del Tribunale d’appello e i suoi vice nonché il presidente dei giudici dei provvedimenti coercitivi», ha dichiarato Mini che ha poi aggiunto come «a loro volta, il procuratore generale e i due aggiunti avrebbero la responsabilità di nominare i procuratori pubblici mentre per gli altri magistrati si potrebbe pensare a una specifica Commissione nomine e conferme». Una nuova impostazione che per Mini si impone non da ultimo dopo i risultati delle ultime elezioni cantonali che hanno visto «affermarsi quale terzo partito le schede senza intestazione. Insomma – ha rilanciato il presidente del Tribunale d’appello – va detto senza giri di parole: l’attuale logica partitica scoraggia la partecipazione ai concorsi per la Magistratura di profili validi, ma indipendenti dai partiti». Allo stesso tempo, però, gli stessi magistrati «non devono avere soggezione, sudditanza e reverenza eccessiva nei confronti della politica», ha sottolineato Mini ritenendo che questi «dovrebbero evitare di partecipare ad attività politiche che potrebbero, verso l’esterno, rendere problematica la loro indipendenza».

Attuale ma non prioritario
E se l’appello del terzo potere è stato chiaro, altrettanto lo è stata la risposta del Dipartimento delle istituzioni: «La Magistratura è indipendente – ha esordito il consigliere di Stato Norman Gobbi –, ma non dall’efficienza». In tal senso, per il direttore delle Istituzioni l’autonomia organizzativa e finanziaria della Magistratura «è un tema che resta attuale, ma non prioritario né urgente». Anzi: «Le modifiche organizzative volte a implementare questa soluzione saranno certo oggetto di approfondimenti – ha assicurato Gobbi –, ma solo dopo l’intervento su misure puntuali e urgenti che riguardano l’operatività delle autorità giudiziarie».

Nel dettaglio, ricordando come nelle scorse settimane il Governo abbia dato luce verde al messaggio per potenziare il Tribunale penale cantonale attribuendo un giudice ordinario aggiuntivo, Gobbi non ha usato giri di parole: «I soli interventi legislativi oppure gli innesti di personale aggiuntivo volti a migliorare l’amministrazione della Giustizia rendendola più efficiente difficilmente porteranno a delle reali migliorie se chi è chiamato ad operare non lo farà nel medesimo intento». In quest’ottica, sollecitando i presenti a «non trincerarsi dietro il principio della separazione dei poteri», Gobbi ha invitato la Magistratura a «definire sistematicamente degli obiettivi e degli indicatori da raggiungere annualmente. Cosa che, tuttavia, non è ancora la regola. Ma perché questi temi non sono oggetto di discussione nella Magistratura?». Interrogativo questo che si inserisce nel solco di un possibile potenziamento del Ministero pubblico che verrebbe dotato di un procuratore pubblico in più per far fronte all’incremento dei reati finanziari. E se a breve partirà la consultazione del messaggio il consigliere di Stato ha sottolineato che un simile potenziamento «intende contribuire a migliorare e razionalizzare l’operato del Ministero pubblico, ma al contempo deve costituire un rinnovato avvio di riflessioni interne a questa autorità giudiziaria».

Le priorità per il 2019
Detto del delicato rapporto tra Giustizia e politica, l’inaugurazione dell’anno giudiziario ha fornito altresì l’occasione per fare il punto sulle priorità che caratterizzeranno il 2019 dopo un 2018 già ricco di cambiamenti (solo per citarne alcuni la nomina a pg di Andrea Pagani in sostituzione di John Noseda come pure l’annuncio della partenza di Antonio Perugini e di Fiorenza Bergomi). In tal senso, Gobbi ha precisato come priorità di quest’anno saranno da un lato gli interventi che interesseranno la giustizia di pace, ma soprattutto la riorganizzazione delle autorità regionali di protezione. Una ristrutturazione questa definita «molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni» che, se accolta, in futuro vedrà «la cantonalizzazione di queste autorità, oggi gestite a livello comunale», ha ricordato Gobbi.

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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 3 giugno 2019 de Il Quotidiano

Inaugurato l’anno giudiziario
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11838689

 

 

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

PCi: “Se non ci fosse bisognerebbe inventarla”

Norman Gobbi evidenzia l’importanza della capillare struttura di intervento

Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è stata l’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domande principali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Uno sguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
“Un momento forte, perché a Rivera presso il Centro di formazione la PCi è stata messa sotto i riflettori, dimostrando tutta la sua importanza strategica e operativa nel nostro sistema di sicurezza”, ci dice il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il mondo politico cantonale e comunale ha potuto toccare con mano tutti i campi di intervento della PCi. Accanto a Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi mercoledì ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui la necessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.
Con Gobbi anche i suoi più stretti collaboratori in questo ambito, in particolare il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. “La PCi oggi in Ticino ha raggiunto un alto grado di professionalizzazione e sempre di più è al fianco della popolazione nei più svariati interventi. Il tutto senza entrare in contrasto con aziende private, ma affiancando in particolare i Comuni, le associazioni e gli enti attivi in ambito culturale, sociale e sportivo. Se non ci fosse, oggi come oggi bisognerebbe inventarla”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Riparte “Acque sicure”

Riparte “Acque sicure”

Da www.rsi.ch/news

Partita la campagna di prevenzione che per il 2019 propone alcune novità tra cui un concorso a premi

La campagna 2019 del programma di prevenzione “Acque sicure”, presentata venerdì mattina dal Dipartimento istituzioni, propone alcune novità. In particolare saranno posati nuovi cartelli per segnalare alcune zone di pericolo e si cercherà di coinvolgere nella sensibilizzazione anche i bagnanti con uno speciale concorso a premi.

Con l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti, il Dipartimento diretto da Norman Gobbi, intende, anche quest’anno, attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

Norman Gobbi ha ricordato che “garantire la sicurezza per persone e beni è un compito essenziale dello Stato”. Proprio in quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni nel corso degli anni ha sviluppato un concetto di sicurezza a 360 gradi, nel quale rientrano anche le campagne di sensibilizzazione come “Acque sicure”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Riparte-Acque-sicure-11826626.html

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Da www.tio.ch

Nove morti in un anno. Simulata la tragedia nell’acqua

Prove di salvataggio durante la presentazione della nuova campagna “Acque Sicure”. Ma l’obiettivo è evitare che i soccorsi debbano intervenire»

Nove morti di cui cinque direttamente in acqua e quattro in seguito a un incidente / infortunio. È con queste cifre che la polizia lacuale ha presentato la nuova campagna di prevenzione “Acque Sicure”. La presentazione ha avuto luogo in Valle Verzasca, dove tutto ebbe inizio con la campagna “Fiumi Sicuri” all’inizio di questo millennio.

«Solo nella zona di Aquino abbiamo avuto 86 interventi, 18 morti e, a memoria, negli ultimi 25 anni soltanto una ragazza è riuscita ad uscire indenne dalla cascata dell’Orrido», indica Marcel Luraschi, Sergente Maggiore Capo della Polizia Lacuale. «Qui c’è l’unico punto in cui si pensa di poter attraversare il fiume in tranquillità. Purtroppo il fondale è viscido, ci sono molte alghe e la possibilità di aderenza, anche con scarpe è minima».

«Una maestosa bellezza come questa può nascondere dei rischi mortali», sottolinea a sua volta il Consigliere di Stato Norman Gobbi. «L’obiettivo è di evitare che i soccorsi debbano intervenire. La prevenzione è necessaria perché il Ticino è da sempre meta di turisti, ma anche i ticinesi usufruiscono di montagne, corsi d’acqua e laghi».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1372664/nove-morti-in-un-anno-simulata-la-tragedia-nell-acqua

 

Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Comunicato stampa

È stata presentata questa mattina a Lavertezzo l’edizione 2019 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la preposta Commissione cantonale. Tra le principali novità di quest’anno figurano la posa di nuovi cartelli per segnalare alcune zone di pericolo e un maggior coinvolgimento dei bagnanti attraverso un concorso a premi.
La campagna «Acque sicure» è stata lanciata ufficialmente oggi a Lavertezzo, durante un evento che ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Sindaco di Lavertezzo Roberto Bacciarini, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del Presidente della Commissione Boris Donda e del Responsabile ad interim del progetto «Acque sicure» Benjiamin Albertalli. Con l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti, il Dipartimento delle istituzioni intende infatti – come di consueto – attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.
Anzitutto il Direttore del DI Norman Gobbi ha ricordato che “garantire la sicurezza per persone e beni è un compito essenziale dello Stato”. Proprio in quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni nel corso degli anni ha sviluppato un concetto di sicurezza a 360 gradi, nel quale rientrano anche le campagne di sensibilizzazione come «Acque sicure».
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato l’importante lavoro effettuato dalla Polizia lacuale nel corso del 2018, con 250 interventi su tutto il territorio ticinese. Successivamente ha sottolineato l’importante collaborazione intercantonale instauratasi con la Polizia cantonale del Canton Grigioni, che vede la Lacuale intervenire pure in Mesolcina. Un assaggio dell’attività svolta da questa sezione della polizia è stato dato ai presenti durante un’esercitazione pratica nella quale gli agenti sono stati impegnati nel recupero di un manichino che simulava la caduta in acqua di una persona.
Da quest’anno la campagna di sensibilizzazione sarà ancora più mirata e si punterà a un maggior coinvolgimento dei bagnanti, anche attraverso un concorso a premi. Tra le misure previste sul territorio, saranno posati alcuni nuovi cartelli in zone ritenute a rischio per migliorare la sicurezza dei bagnanti. Tra queste figura anche la località di «Aquino» nel Comune di Lavertezzo, scenario della dimostrazione pratica odierna. Un importante passo avanti nel lavoro di sensibilizzazione, come ha sottolineato il Presidente Boris Donda, che è stato possibile grazie all’approfondita analisi svolta all’interno della Commissione «Acque sicure».
In questo senso il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha concluso ponendo l’accento sul senso di responsabilità che cittadini, Autorità comunali ed enti pubblici sono chiamati a dimostrare nei contesti acquatici: il lavoro di prevenzione, infatti, è un gioco di squadra e si ha successo quando tutti gli attori che stanno al fronte fanno la propria parte, svolgendo anche il ruolo di «sentinella» ovvero segnalando comportamenti a rischio e zone ritenute pericolose.

La protezione civile apre le porte

La protezione civile apre le porte

Da www.rsi.ch/news

Riuniti sul Monte Ceneri i vari attori che compongono l’apparato per la sicurezza sul territorio

Una giornata di porte aperte si è tenuta mercoledì mattina al Centro d’istruzione cantonale del Monte Ceneri. Presenti non solo i militi della protezione civile ma anche le autorità (cantonali e comunali), polizia, pompieri, soccorritori,… ovvero gli attori che compongono il sistema per garantire la sicurezza sul territorio.

Il grosso problema di cui si è discusso è la diminuzione degli effettivi nella protezione civile. In Ticino si è infatti passati da 530 nuovi reclutamenti nel 2010 a 263 nel 2017.

In ballo c’è però la revisione della nuova legge a livello federale, che porterà a un ampliamento del tempo di servizio e della durata della formazione. Meno militi, ma più formati e attivi. È stata anche ribadita la necessità di interventi coordinati e gestiti in primo luogo dalla polizia cantonale.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11820488

La Protezione civile guarda al futuro

La Protezione civile guarda al futuro

Comunicato stampa
Che cosa fa la Protezione civile? Quali sono le sue attività principali? Quale è statal’evoluzione nel contesto della protezione della popolazione? Sono le domandeprincipali a cui ha voluto rispondere la Giornata di Porte Aperte intitolata “Unosguardo al futuro”, tenutasi mercoledì 29 maggio 2019 e voluta dal Dipartimento delle istituzioni con la sua Sezione del militare e della protezione della popolazione, in collaborazione con i Consorzi delle Regioni di Protezione civile.
L’appuntamento era fissato a Rivera presso il Centro di formazione della PCi e la Giornata era rivolta al mondo politico cantonale e comunale, nonché ai professionisti del settore della sicurezza (esercito, polizia, pompieri, enti di soccorso). Accanto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a fare da padrone di casa, anche i colleghi consiglieri di Stato Claudio Zali, Raffaele De Rosa e il presidente del Governo Christian Vitta, nonché almeno una ventina di deputati in Gran Consiglio. Molti Comuni ticinesi erano rappresentati dai loro sindaci, oppure dai municipali responsabili dei dicasteri sicurezza.L’evento, che ha coperto tutta la mattina protraendosi sino alle ore 13.00, ha vissuto unaprima parte in cui il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato i concetti di politica di sicurezza di fronte alle vecchie e nuove minacce e soprattutto di fronte a situazioni particolari che potrebbero colpire la popolazione: catastrofi naturali, incidenti, epidemie. “Da qui lanecessità di un costante aggiornamento nella strategia di intervento, nel monitoraggio dei pericoli e nella possibilità di collaborazione con tutte le forze chiamate in causa in simili circostanze. E la Protezione civile in questo contesto – ha ricordato Gobbi – assolve un ruolo decisivo e che sempre più vuole essere di sostegno e di supporto alla popolazione”. Anche per questo è in atto una modifica della legge cantonale sulla protezione della popolazione, la cui entrata in vigore è prevista, negli auspici del Capo del Dipartimento, per il primo gennaio 2021.In questa prima parte della Giornata sono pure intervenuti il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che ha presentato le modalità di intervento nella gestione delle emergenze; il coordinatore della Conferenza dei presidenti di Protezione civile Alessandro Helbling, che ha sottolineato che cosa fanno le organizzazioni regionali di PCi a favore dei Comuni. E da ultimo ha parlato il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, il quale ha sottolineato le prestazione che la Protezione civile è in grado di fornire a vantaggio della popolazione.Gli ospiti nella seconda parte della Giornata hanno invece potuto seguire – suddivisi in sette gruppi e a rotazione – dimostrazioni pratiche sui sistemi di ingaggio dei militi della PCi: ricerca, localizzazione e salvataggio nelle macerie; pompaggio acqua-sbarramenti, supporto in caso di incendi boschivi; intervento in caso di malattie altamente contagiose; protezione dei beni culturali; allestimento tenda di comando, aiuto alla condotta, rinforzo alla polizia; gestione di generatori di corrente e illuminazione, nonché l’allestimento del Posto di Comando del Consiglio di Stato nei gravi casi di emergenza.
Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino

26 maggio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa giornata di festa, ma anche di riflessioni, indetta per l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino.

Già Stefano Franscini scriveva che la Gola del Piottino non era forse famosa come il Ponte del Diavolo sul versante urano del San Gottardo, ma per caratteristiche presentava lo stesso scenario, con un tremendo quanto affascinante orrido che ha costituito da sempre uno spauracchio per viandanti e viaggiatori.

Grazie ai lavori di recupero che oggi possiamo apprezzare, torniamo anche noi a godere con più tranquillità di tale spettacolo straordinario, inserito in questo itinerario che stiamo percorrendo assieme.

L’opera, promossa dalla Pro Media Leventina, è di proprietà della Degagna generale di Osco e ha potuto quindi essere oggetto di un importante contributo (100’000 franchi) da parte del Fondo di aiuto patriziale.
Proprio ieri ho partecipato all’assemblea dell’Alleanza Patriziale, evidenziando in quella circostanza come sia sempre più necessario l’intervento dei Patriziati – in questo caso con l’aiuto della Pro Media Leventina – per migliorare il nostro territorio e le proposte anche di carattere turistico-culturale-sociale.

Questi lavori assumono una valenza simbolica. Siamo ai piedi del massiccio del San Gottardo, emblema nazionale per noi svizzeri. È la “montagna madre” della Svizzera, da cui partono i quattro fiumi principali che hanno disegnato il nostro territorio da sud a nord, da est a ovest. Come una pianta con le sue radici, il San Gottardo rappresenta la nostra storia, fatta di scambi, di incontri, di scontri, e da sempre è il valico alpino più importante nel cuore dell’Europa, nel cuore della Svizzera. La “via delle Genti” non per nulla: una strada veloce per il trasporto delle persone e delle merci, mai priva di pericoli. E nonostante la sua morfologia, il Passo del San Gottardo ha raggiunto, come detto, una grande importanza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale di noi Ticinesi. Di tutti i Ticinesi. Siamo stati fortunati a nascere nella vallata a sud di questo massiccio, definita dal fiume Ticino. Abbiamo goduto di una centralità geografica che da sempre è stata il motivo del nostro benessere.

Con l’apertura di AlpTransit – e domani ancora di più con la seconda galleria autostradale del San Gottardo – la Leventina rischia però di diventare un territorio sempre più periferico sulla mappa cantonale. Perché le persone nemmeno vedono la Leventina, quando, comodamente sedute sui treni veloci all’interno della galleria di base, raggiungono Bellinzona, Lugano o Milano. Questo isolamento va assolutamente evitato, attraverso un’attenta politica regionale e cantonale, con misure concrete per accrescere l’attrattività della Leventina. In primis con la salvaguardia della linea di montagna delle FFS, con collegamenti regolari.

La valorizzazione delle Valli è una questione che, come ben sapete, mi sta particolarmente a cuore e che mi vede costantemente in prima linea.  Contro il rischio di spopolamento occorre investire in progetti importanti, come il raddoppio della galleria autostradale e la copertura dell’area autostradale di Airolo. O come la benefica presenza di strutture dell’esercito, che garantiscono importanti posti di lavoro e notevole indotto. Oppure, ultima arrivata, la realizzazione della nuova Pista della Valascia.

In questa configurazione – tra pericolo di isolamento e nuove opportunità – il settore che maggiormente potrà trarre giovamento è quello turistico. Le bellezze naturalistiche proprio non ci mancano!
Bisogna invece migliorare da un lato le infrastrutture ricettive e dall’altro le attrazioni da offrire al potenziale ospite.

Ecco, questo bellissimo itinerario, importante per i suoi contenuti storici e naturalistici, si inserisce proprio in tale discorso. Anche per questo ho detto all’inizio che l’inaugurazione dei lavori alla Gola del Piottino aveva una valenza simbolica.

Sono quindi molto contento di essere qui con voi, portando il mio saluto, ma soprattutto il mio apprezzamento per quanto è stato fatto. Un ringraziamento che esprimo a nome del Consiglio di Stato.
Un Grazie che va alla Pro Media Leventina, in particolare al suo presidente ingegner Nicola Cappelletti e a tutti i membri dell’Associazione; alle autorità federali – e qui ringrazio per la presenza e per il suo intervento Hans Peter Kistler, dell’Ufficio federale delle strade; ai servizi cantonali; alle autorità comunali e a tutte le persone che si sono date da fare in questo bel progetto.

Grazie per l’attenzione, e continuiamo il nostro cammino assieme.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Un nuovo inizio per la Gola del Piottino

È stata inaugurata ieri con una festa popolare allietata da alcune compagini musicali della zona la via storica della Gola del Piottino, resa di nuovo accessibile dopo l’ultima fase dei lavori di ripristino a seguito di frane e cedimenti, durata 4 anni e costata 1,37 milioni. Numerosi gli interventi durante la parte ufficiale, tra cui quelli del consigliere di Stato Norman Gobbi e del suo omologo del canton Uri Dimitri Morelli. I lavori sul sedime di proprietà della Degagna di Osco sono stati promossi dall’associazione Pro Media Leventina.

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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 26 maggio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11809484

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

Assemblea ALPA 2019 a Castel San Pietro

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Castel San Pietro il 25 maggio 2019.
Erano presenti 220 persone, a rappresentare 93 patriziati, con circa 160 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali il consigliere di stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Ticinese Claudio Franscella, il Consigliere Nazionale Marco Romano.
I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. La giornata è stata organizzata dai Patriziati della Valle di Muggio: Bruzella, Cabbio, Castel SanPietro, Morbio Superiore e Muggio.In apertura di seduta, dopo i saluti di rito da parte del Comitato di organizzazione, Loris Spinelli ha presentato le 5 realtà patriziali della valle, evidenziandone le caratteristiche, e la vastità del loro territorio.
Il presidente del Gran Consiglio ticinese Claudio Franscella ha sottolineato il fatto che “Essere patrizi in Ticino non è solo un privilegio, è pure un impegno sociale e istituzionale, una responsabilità nel mantenere vivo il passato e la nostra storia e una dedizione collettiva di servizio pubblico a livello locale a favore di tutta la comunità. Siete nel pieno dell’era dei Patriziati-imprenditori dove cercate di utilizzare in maniera redditizia le vostre proprietà fondiarie generando un indotto finanziario e anche un miglioramento del nostro territorio.”Il saluto del Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati è stato portato da Gaspard Studer, membro di comitato.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sempre molto attento e vicino alla realtà patriziale, ha evidenziato aspetti molto importanti: “Prendo spunto da un dato di fatto incontestabile: il Patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese e piace alla classe politica cantonale. Dico questo, forte del sostegno che la recente revisione parziale della Legge organica patriziale ha ottenuto davanti al Gran Consiglio. Modifiche legislative accolte all’unanimità dal Parlamento, segno che quanto viene portato avanti trova i favori e un convinto sostegno. … Il Patriziato – lo voglio ribadire a chiare lettere – dovrà sempre mantenere le sue due caratteristiche che ne definiscono la natura stessa: avere cura e promuovere il territorio che ancestralmente è chiamato ad amministrare, ed essere custode nel solco della tradizione dell’identità e cultura locale.”
Il tema della revisione parziale della Legge organica patriziale è stato un punto importante anche nella relazione del presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti: “L’approvazione all’unanimità da parte del Gran Consiglio è anche dovuta al contributo dei singoli Patriziati, grazie all’importante ingaggio in fase di consultazione preventiva delle modifiche.” Zanetti sottolinea anche “il ruolo attivo dei Patriziati che si stanno mostrando in gran parte sempre più forti anche verso l’autorità cantonale, riuscendo a raggiungere quelle visioni di alcuni anni or sono, dove vi è stato un importante cambio di rotta verso una nuova dimensione dei Patriziati stessi, nel lavoro mirato alla conservazione e alla promozione del nostro patrimonio territoriale.” La relazione presidenziale ha toccato pure il tema dell’aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati del 2009. “Si tratterà di capire quali sono stati gli effetti dopo l’introduzione del Fondo per la gestione del territorio o se vi sono situazioni particolari che possono essere migliorate in modo anche d’identificare dei progetti strategici per valorizzare in maniera appropriata il Patriziato ticinese. Questa necessità è dettata dalla consapevolezza che in questi dieci anni vi sono stati degli importanti mutamenti e anche la realtà patriziale del nostro Cantone è andata modificandosi. Ciò potrebbe portare a degli aggiustamenti in alcuni ambiti ma anche a delle importanti opportunità per l’entità patriziale, con l’obiettivo di valorizzare ulteriormente gli Enti patriziali.
L’ALPA è coinvolta in questo nuovo studio strategico all’interno di un’apposita commissione istituita ad hoc. Dopo questo studio si vorrebbe poi partire con un’ulteriore miglioramento dell’offerta per le Amministrazioni patriziali: la creazione dell’elenco elettronico dei Patrizi ticinesi, deciso nell’ambito della revisione parziale della LOP.”Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha fornito i dati statistici del trimestrale dell’ALPA: abbonati sostanzialmente stabili, attorno alle 2000 unità, tiratura leggermente aumentata a 3200 copie per numero e prezzo dell’abbonamento fermo da parecchi anni a 20 franchi all’anno.Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato sui sussidi erogati nel 2018: complessivamente quasi 800 mila franchi.
Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno a Federlegno.ch, ha evidenziato lo sforzo di promuovere il legno quale materiale da costruzione e d’energia. Uno sforzo che coinvolge in maniera sempre più marcata tutta la filiera, con la possibilità di lavorare spalla a spalla tra operatori di diversi ambiti: impresario forestale, segantino e falegname, carpentiere. Questo ha dato anche risultati pratici di rilievo: citiamo soltanto il progetto dei lamellari di castagno, che ha impegnato costantemente Federlegno negli ultimi 3 anni, dovendosi così confrontare con il mondo produttivo.Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha riportato l’attenzione sui pericoli legati alla presenza dei lupi sul territorio cantonale.
I conti consuntivi 2018 e i preventivi 2019 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli. I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. L’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi e quest’anno ha chiuso con un leggero avanzo di esercizio di circa 4000 franchi.
Al termine dei lavori assembleari è stata designata la località che ospiterà l’Assemblea ALPA 2020. L’Assemblea si svolgerà ad Airolo, organizzata dal locale Patriziato. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune a base di prodotti locali e le visite guidate a scelta: Museo etnografico Valle di Muggio – Cabbio, Mulino di Bruzella – Bruzella, Vivaio cantonale di Lattecaldo – Morbio Superiore.
 
 
(Foto: sito web Alpa)

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Servizio all’interno dell’edizione di sabato 25 maggio 2019 de Il Quotidiano
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 27 maggio 2019 de La Regione

Proprietari di mezzo cantone

Nonostante il meteo inclemente, sabato si è svolta a Castel San Pietro l’assemblea annuale dell’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). All’appuntamento hanno detto ‘presente’ circa 200 delegati dei patriziati locali, il consigliere di Stato Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, nonché diversi membri delle Autorità nazionali e regionali. «Un successo» secondo gli organizzatori, che hanno lamentato soltanto di non essere riusciti a svolgere la visita in programma al Mulino di Bruzella per via della pioggia. «Siamo molto felici che tutti i patrizi abbiano avuto la possibilità di vedere la Valle di Muggio» ha riferito alla ‘Regione’ Marialuce Valtulini, segretaria del comitato organizzatore. Durante gli interventi di rigore, Tiziano Zanetti, presidente dell’Alpa, Gobbi e Franscella hanno tutti quanti sottolineato l’importanza dei patriziati, in particolare «in un momento storico in cui mutano i confini giurisdizionali dei comuni». «Il processo aggregativo – ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – può raggiungere i suoi obiettivi, cioè portare vantaggi di carattere sociale ed economico ai residenti, solo se sappiamo mantenere e sviluppare sul territorio tutte le potenzialità presenti nelle nostre comunità». In questo senso Gobbi si è detto convinto che «il patriziato continua a rimanere un punto fermo nel quadro istituzionale ticinese». Per il presidente dell’Alpa le situazioni di aggregazioni comunali sono state delle «opportunità per dimostrarsi partner affidabili e di supporto ai nuovi grandi comuni». Inoltre, secondo Zanetti, i patriziati hanno assunto un ruolo sempre più marcato nella rete di gestione territoriale del Cantone, «e questo impegno influenza positivamente anche il trend economico del Ticino». A questo proposito è stato Claudio Franscella a ricordare che «più della metà del territorio cantonale è occupato dal bosco, patrimonio prevalentemente di proprietà dei patriziati che, con il Cantone, hanno il compito di gestirlo». Il presidente in carica del Gran Consiglio ha anche salutato con favore ciò che ha definito «il nuovo ruolo dei ‘patriziati-imprenditori’» che ha generato un importante indotto finanziario a favore dell’industria turistica ticinese.

Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Oibò: tre controlli radar su quattro sono effettuati dalle Comunali

Ma non era Norman Gobbi lo spietato manovratore degli apparecchi che misurano la velocità?

Le cifre parlano chiaro: i tre quarti dei controlli radar nel nostro Cantone vengono effettuati dalle Polizie comunali; il rimanente quarto dagli agenti della Cantonale. Ma vediamo questi dati, che si riferiscono all’anno scorso. In totale i controlli mobili sono stati 1’615. Gli agenti della Cantonale ne hanno effettuato 427; i Corpi delle Polizie comunali ne hanno svolti 1’188. La modalità con cui sono stati eseguiti: 1’291 con radar, 324 con pistola laser. Per quanto riguarda i radar: 980 sono i controlli degli agenti delle Comunali e 311 quelli della Cantonale. Con il laser sono intervenuti 208 volte gli agenti delle Comunali e 116 volte gli agenti della Cantonale. C’è, come abbiamo detto, un rapporto di uno su quattro negli interventi tra Polizia cantonale e Corpi delle Polizie comunali.
E qui ci salta la mosca al naso: noi credevamo – visto quanto viene comunemente fatto capire alla gente – che i controlli fossero maggiormente effettuati dalla Polizia cantonale, sotto la responsabilità quindi del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Anche perché soprattutto in campagna elettorale lo stesso Gobbi veniva sempre associato a questi controlli sulla velocità. E invece scopriamo che sono i Comuni a richiedere ai loro agenti un intervento di questo tipo. Rimaniamo solo ai centri più importanti e andiamo a vedere chi sono i capi dicastero: A Chiasso, Mendrisio, Lugano, Bellinzona e Locarno sono tutti politici del PLR. Però, tutti zitti questi ultimi, intanto c’è Gobbi a fare da parafulmine…
“L’intervento delle Comunali è spesso voluto dai cittadini stessi, che chiedono maggiore sicurezza su tratti di strada considerati pericolosi. È un loro diritto e la Polizia che per prossimità interviene è naturalmente quella comunale” – spiega al Mattino della Domenica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. È però singolare che nell’opinione pubblica sia sempre il sottoscritto a essere preso di mira per questi controlli. I dati che presentate dimostrano un’altra realtà. Ma ho le spalle abbastanza larghe per sostenere questo peso, anche perché un peso non è”. Ci spieghi… “Non lo è nella misura in cui i controlli radar a livello cantonale vengono inseriti in una strategia coordinata di prevenzione, e anche l’intervento repressivo rientra in questa strategia. Abbiamo un obiettivo unico: far capire agli automobilisti che adottare un comportamento confacente alla guida dà vantaggi a tutti, in primis agli stessi automobilisti”. I risultati ottenuti negli ultimi anni, con una diminuzione di vittime sulle nostre strade, e più in generale di incidenti, è confortante. “Esatto. Ciò dimostra, per rimanere in tema, che stiamo percorrendo la strada giusta e a una velocità corretta. Perché non si vuole esagerare nell’approntare misure repressive, che devono in ultima battuta sempre essere finalizzate al loro scopo principale: la prevenzione”.