«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

Misure preventive di polizia: il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi replica alle critiche mosse da alcuni ex procuratori pubblici e difende la legge in votazione il 13 giugno: «Si tratta di avere la possibilità di individuare i potenziali terroristi per scongiurare attacchi».

Le misure preventive di polizia sono contestate a livello giudiziario anche da ex procuratori pubblici di tutta la Svizzera, che hanno dato seguito ad un ricorso partito proprio dal Ticino. Che cosa ne pensa il «ministro» della Giustizia?
«C’è assoluta libertà per ognuno di attivarsi a sostegno o contro un tema posto in votazione e le opinioni servono al dibattito democratico, cioè portano argomenti che arricchiscono anche chi la pensa in modo diverso. Sono scettico invece sulle modalità che alcuni (pochi) ex procuratori pubblici hanno voluto scegliere. Dopo aver sostenuto il loro punto di vista sulla “sostanza” del tema in votazione, forse perché poveri di argomenti sono andati a toccare la “forma”, imbarcandosi in ricorsi e cavilli. Mi sembra un’inutile coda di coloro che hanno terminato gli argomenti ».

Sostengono che chiunque potrebbe essere considerato un potenziale terrorista e quindi trattato come tale.
«Con il loro atteggiamento penso personalmente che inducano la gente a sottovalutare il rischio legato al terrorismo. Ma le cittadine e i cittadini sanno bene quanto questo pericolo sia presente nella nostra società. Non si tratta di creare allarmismi inutili. Non si tratta di considerare tutti potenziali terroristi. Si tratta di avere la possibilità e le capacità di individuare gli effettivi potenziali terroristi, per scongiurare atti o attacchi terroristici. E questo solo dopo aver messo in campo già diversi strumenti previsti dalla legge. Non dobbiamo poi pensare solo al terrorismo di matrice islamista, ma pure agli estremismi di destra e di sinistra, con questi ultimi nettamente maggioritari. Nel 2019 il Servizio delle attività informative della Confederazione è venuto a conoscenza di 29 eventi nell’ambito dell’estremismo violento di destra e di ben 207 eventi in quello dell’estremismo violento di sinistra. Senza dimenticare gli ecoterroristi che proprio in Svizzera hanno sempre trovato terreno fertile ».

La cultura del sospetto al posto della presunzione di innocenza?
«Chi conosce le nostre istituzioni liberali sa benissimo che siamo ben distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto. Lo spirito che anima questa legge, voluta dal Consiglio federale e da una larga maggioranza delle Camere, è lungi dal costruire questo tipo di cultura. C’è più cultura del sospetto in chi dice apertamente di non fidarsi delle donne e degli uomini che lavorano in polizia».

Secondo lei questa legge è sufficientemente garantista? O forse troppo, come sostiene l’ex pp Jacques Ducry?
«Il nostro ordinamento giuridico è fortemente orientato al garantismo. La legge MPT è sufficientemente garantista, anche trattando un fenomeno come il terrorismo con il quale non ci si può permettere di confrontarsi con le armi spuntate».

Che garanzie può dare invece che non ci saranno abusi?
«Le misure dalla MPT non possono essere ordinate in modo arbitrario. Secondo la legge, gli indizi contro le persone devono essere concreti e attuali. Si tratta di un metodo applicato già da tempo e pertanto esiste un’ampia prassi giudiziaria in merito. Le autorità sono tenute obbligatoriamente a rispettare tale prassi quando ordinano una misura. Anche le misure preventive di polizia sono oggetto di una ricca giurisprudenza del Tribunale federale. Per esempio, in relazione al Concordato contro il tifo violento, il Tribunale federale ha deciso che il divieto di accedere a un’area determinata o l’obbligo di presentarsi non violano né la Costituzione né la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali».

Le polizie per prime difendono questa legge sulla base delle conoscenze dirette del fenomeno. In concreto, a livello cantonale significa che esistono già situazioni critiche per le quali ad oggi non si riesce a garantire la necessaria sorveglianza?
«Si presume che in Svizzera ci potrebbero essere alcune decine di casi all’anno, ma al momento è difficile dirlo. Sarà la prassi a mostrarlo. Sarà decisivo il modo in cui si evolverà la valutazione della minaccia rappresentata dal singolo individuo. Non parlo volutamente della situazione in Ticino, essendo la competenza della fedpol».

Ci può fare degli esempi concreti di che cosa si fa già adesso a livello cantonale contro la radicalizzazione?
«Dal 2018 il Consiglio di Stato ha creato una piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione alla quale ci si può rivolgere per segnalazioni anonime, gestite e analizzate da un gruppo di esperti. Inoltre vengono formati docenti e “attori chiave” sul riconoscimento precoce di segnali di radicalizzazione. Tra l’altro partirà proprio in autunno un modulo di formazione dedicato agli aspiranti agenti e a tutti gli agenti della Polizia cantonale, grazie al quale si intendono fornire gli strumenti per individuare questi segnali di radicalizzazione. Senza entrare nel dettaglio, la Polizia cantonale collabora con fedpol nel monitoraggio e nell’analisi di sospetti casi di radicalizzazione di matrice violenta ».

I fatti di Morges e Lugano avrebbero potuto essere sventati con questa legge? C’è chi ne dubita.
«Non avremo mai la prova del nove, ma si può sicuramente affermare che la legge MPT avrebbe offerto alle autorità maggiori possibilità per intervenire tempestivamente. Le misure previste permettono di controllare e seguire meglio le persone in questione, per esempio tramite l’obbligo di partecipare a colloqui pronunciato da fedpol».

Avverte sfiducia nella polizia da parte dei contrari?
«Vale forse la pena ricordare e sottolineare che in Svizzera la polizia è l’istituzione che gode del maggior gradimento tra la popolazione. Supera di gran lunga il potere politico e lo stesso potere giudiziario. Gli agenti sono quindi percepiti in maniera molto positiva. È quindi significativo che la gente comune si fidi degli agenti molto di più di quanto non facciano alcuni ex procuratori pubblici».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 2 giugno 2021 del Corriere del Ticino

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2021 – la 58. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, è stato introdotto il tema della composizione della Piattaforma per il periodo 2021/2024. I nominativi dei rappresentanti comunali saranno definiti entro la seduta del 15 settembre, per tenere conto dei risultati delle elezioni comunali dello scorso 18 aprile e delle elezioni dei sindaci del 16 maggio.

Il Dipartimento del territorio ha in seguito risposto ad alcune sollecitazioni in merito all’autonomia comunale in materia di pianificazione, fornendo alcune rassicurazioni e manifestando la volontà di proseguire il dialogo su questi temi.

La Delegata per le pari opportunità Rachele Santoro ha quindi fornito una serie di chiarimenti in merito alle nuove disposizioni federali sulla parità dei sessi, precisando quali sono le attese nei confronti dei Comuni che impiegano più di 100 collaboratori; a questo scopo, sono state condivise alcune esperienze realizzate nell’Amministrazione cantonale e nelle località che hanno già svolto l’analisi prevista dalla Legge federale. È stata infine formalizzata la proposta di creare un gruppo di lavoro tecnico e politico.

Per quanto riguarda la gestione della pandemia, il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato brevemente l’attuale situazione epidemiologica. Il quadro attuale risulta confortante e ha indotto il Consiglio federale ad annunciare, oggi, una nuova serie di allentamenti delle restrizioni. Sono inoltre stati forniti aggiornamenti sulla campagna di vaccinazione in Ticino, che procede speditamente.

In merito alla riforma «Ticino 2020», è stato poi ricordato che nel mese di aprile si è conclusa la verifica della nuova ripartizione di compiti e flussi fra Cantone e Comuni. I membri della Piattaforma hanno concordato i prossimi passi, tra i quali figurano la conclusione dello studio di fattibilità e l’apertura della fase di consultazione, prevista nel mese di settembre.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato sulla riforma delle Autorità di protezione, che prevede l’istituzione delle nuove Preture di protezione. La consultazione sul progetto si è conclusa lo scorso 30 aprile, e durante il mese di giugno la Divisione della giustizia ne presenterà i risultati. In seguito, saranno organizzati incontri con tutte le parti interessate.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 15 settembre 2021.

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le decisioni odierne del Consiglio federale che, oltre a determinare un’ulteriore serie di allentamenti, ha confermato l’ordinanza federale che permetterà di tornare a organizzare, a partire dal 1. luglio, manifestazioni con una larga partecipazione di pubblico. Il Consiglio federale ha anche confermato la fase pilota per il mese di giugno. Ciò permetterà ai Cantoni di concedere a cinque organizzatori la possibilità di svolgere eventi fino a un massimo di 600 persone al chiuso e fino a 1000 persone all’esterno. Lo scopo di questa fase è di testare il corretto svolgimento secondo quanto stabilito dalla specifica ordinanza federale.

Il Consiglio federale ha deciso nella sua seduta odierna di confermare – al termine della consultazione con i Cantoni –  un’ulteriore serie di allentamenti comprese quelle che riguardano i grandi eventi. Questa decisione fornisce una prospettiva alla società e in particolare al settore degli eventi.

Al fine di testare modelli per uno svolgimento sicuro di grandi manifestazioni, l’autorità cantonale competente potrà autorizzare fino a un massimo di cinque sperimentazioni pilota che si svolgeranno tra il 1. e il 30 giugno 2021. L’autorizzazione potrà essere rilasciata solo se la situazione epidemiologica nel Cantone ne permetterà lo svolgimento e se l’organizzatore dell’evento potrà garantire un piano di protezione ben definito.

Visto il numero ridotto di eventi possibili, il Governo ha deciso di concentrarsi su manifestazioni importanti in settori diversi tra loro in modo da raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che serviranno come base per lo svolgimento di manifestazioni fino 3000 al chiuso rispettivamente 5000 persone all’aperto a partire da luglio.

Il Consiglio di Stato nel mese di giugno potrà autorizzare fino a cinque eventi in ambito concertistico, in campo sportivo, nel settore congressuale e altri settori. Ricordiamo che oltre ad avere un carattere intercantonale, questi eventi dovranno prevedere un minimo di 300 e un massimo di 600 spettatori se avranno luogo al chiuso e un massimo di 1000 spettatori se svolti all’aperto. Per consentire agli organizzatori di avere la reale possibilità di svolgere eventi, nonché sulla base delle informazioni fornite dall’autorità federale lo scorso 28 aprile 2021 nell’ambito della consultazione con i Cantoni, il Consiglio di Stato ha già individuato tre possibili manifestazioni che soddisfano tutte le caratteristiche degli eventi test. Il Consiglio di Stato valuterà se aumentare il numero dei test a cinque, come indicato oggi dal Consiglio federale. 

Nei prossimi giorni, sulla base dell’ordinanza federale relativa alle grandi manifestazioni, la pagina web del Cantone dedicata alle grandi manifestazioni (www.ti.ch/grandimanifestazioni) verrà aggiornata con le informazioni e i dati di contatto necessari a tutti gli organizzatori che intendono svolgere eventi a partire dal prossimo 1. luglio. L’autorizzazione verrà rilasciata, in maniera analoga all’anno scorso, per il tramite del Gruppo Grandi Eventi istituito dal Consiglio di Stato.

“Un anno fa avevamo più libertà”

“Un anno fa avevamo più libertà”

Norman Gobbi commenta l’introduzione del nuovo formulario online per entrare in Italia e presto anche negli altri Paesi europei
“Se penso all’anno scorso, quando non c’erano ancora i vaccini, proprio in questo periodo abbiamo iniziato a muoverci senza problemi lungo il confine.
Ora abbiamo i vaccini, un terzo della popolazione del Canton Ticino è stata vaccinata, anche la Lombardia ha fatto altrettanto, ma abbiamo più limitazioni rispetto allo scorso anno”.
Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato l’introduzione del Passenger Locator Form, un modulo da compilare online che diverrà obbligatorio per entrare in Italia da lunedì 24 maggio.
“Questo evidentemente è un po’ paradossale”, ha aggiunto. “Mario Draghi e il ministro Garavaglia parlano di rilanciare l’economia italiana grazie al turismo, più barriere uno mette, più difficile sarà far ripartire l’Italia”.
Gobbi ha parlato anche di disparita: “La Svizzera ha voluto garantire a tutti un’ampia libertà di movimento, dall’altra parte le limitazioni sono ancora tante e, a maggior ragione in un momento dove tutti parlano di privacy, questo è un ulteriore dato che viene registrato da uno Stato terzo che vuol sapere dove io mi muovo all’interno del suo Stato”.
Gobbi è invece più scettico sulla richiesta dei politici italiani della fascia di confine di garantire una fascia di maggiori libertà a ridosso della frontiera: “Dal loro punto di vista può essere corretto, ma crea ulteriore disparità nella disparità”, ha detto.
 
 
Da www.ticinonews.ch
In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

In giugno un’iniziativa del DI per sensibilizzare sulla violenza contro le donne e sulla violenza domestica  

Comunicato stampa

Dopo la pausa forzata per le limitazioni imposte dalla pandemia, riprendono le iniziative istituzionali in presenza volte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui temi della violenza contro le donne e della violenza domestica. Il primo appuntamento da segnare in agenda è l’evento La libertà è una passeggiata, organizzato dal Dipartimento delle istituzioni (DI) in collaborazione con l’Istituto internazionale di architettura i2a di Lugano per lunedì 14 giugno 2021 dalle ore 10:00 alle ore 12:00.  

Partendo dal Consultorio della Casa delle donne in via Vignola 14 a Lugano, un punto di riferimento centrale per le vittime di violenza domestica, lunedì 14 giugno (dalle 10:00 alle 12:00) verrà proposto alle donne partecipanti un percorso pedonale attraverso alcune strade del quartiere di Molino Nuovo.

La passeggiata cittadina, accompagnata da indicazioni urbanistiche puntuali, mira a coinvolgere le donne nella definizione degli spazi urbani ponendo in luce i punti forti e i punti deboli dei medesimi secondo una prospettiva di genere. In questo modo viene affrontato indirettamente ma in maniera incisiva il tema della sicurezza e dell’insicurezza nello spazio pubblico, nell’esperienza femminile spesso ambivalente così come ambivalente può essere lo spazio privato.

La passeggiata è anche un’occasione di (ri)appropriazione dei luoghi comunitari dopo il confinamento forzato nello spazio domestico dovuto alla pandemia. Sarà possibile presentare in seguito alle autorità della Città una sintesi delle proposte e delle richieste formulate, affinché siano pensati e realizzati spazi e loro utilizzi coerenti con le esigenze emerse.

I posti sono limitati e verrà seguito l’ordine di iscrizione per confermare gli accessi all’attività. L’iscrizione deve avvenire per mail, indicando le proprie generalità complete (nome, cognome, età, domicilio, recapito telefonico e mail) entro e non oltre il 31 maggio 2021 all’indirizzo violenzadomestica@ti.ch.

Maggiori informazioni possono essere chieste allo stesso indirizzo o al n. di telefono del coordinamento istituzionale violenza domestica, 091 814 32 32.  

Da ultimo, si ricorda che prosegue a scadenza trimestrale la pubblicazione della Newsletter sulla violenza domestica a cura del DI. Il numero zero è uscito nel novembre 2020, mentre l’8 marzo 2021 è uscito il primo numero dell’anno in corso. Ulteriori numeri sono previsti a giugno, a settembre e il 25 novembre 2021. È possibile abbonarsi alla newsletter attraverso la pagina https://www4.ti.ch/di/violenza-domestica/la-violenza-domestica/informazione-e-sensibilizzazione-sul-tema/agenda/ o scrivendo a violenzadomestica@ti.ch.

Flyer

 

Una legge per combattere il terrorismo a 360 gradi

Una legge per combattere il terrorismo a 360 gradi

“Come dimostrato dagli attacchi del 12 settembre 2020 a Morges e del 24 novembre 2020 a Lugano, la minaccia terroristica più probabile nel nostro Paese proviene da attori il cui orientamento violento è radicato tanto in crisi personali o problemi psichici quanto in un’opera di convincimento ideologico. Le persone radicalizzate più suscettibili di commettere attentati sono ispirate dalla propaganda jihadista senza avere necessariamente un contatto diretto con un gruppo o un’organizzazione jihadista. Questo tipo di attacchi rimane una sfida per la sicurezza”. Così si esprime il Consiglio federale nel rapporto 2021 sulla politica di sicurezza. Una sfida a cui il mondo politico è chiamato a rispondere per salvaguardare i cittadini del nostro Paese. Abbiamo le « armi » per garantire che attacchi ed episodi violenti legati al terrorismo – non solo quello dovuto alla radicalizzazione islamista, ma pure quello conseguente a un’estremizzazione di ideologie di sinistra, di destra e/o animaliste – vengano scongiurati?

La risposta è « sì », se si considera che la Svizzera ha ampliato i suoi mezzi di difesa. Con la revisione del Codice penale, i reati terroristici quali il reclutamento, la formazione, i viaggi per unirsi alla « guerra santa » nonché la commissione di gravi reati terroristici possono essere puniti più duramente. La risposta è « no», se pensiamo che oggi la Polizia può intervenire solo quando una persona ha già commesso l’attacco terroristico. È questa la lacuna grave, a cui Consiglio federale e Parlamento hanno posto rimedio con la Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo ( MPT) che saremo chiamati a votare il 13 giugno.

Il punto più criticato dai referendisti è la misura che permetterà alla Polizia di decretare gli arresti domiciliari. Di mezzo ci sono la nostra libertà e i nostri diritti. È una preoccupazione legittima, ma che non ha ragione d’esistere. La Polizia non potrà fare il « bello e cattivo tempo», ma attenersi a regole precise. Come cittadini svizzeri godiamo di garanzie costituzionali che la nuova legge non contraddice. Qualsiasi misura preventiva di polizia deve essere proporzionata, considerando i diritti di libertà costituzionali. Molti hanno timore che questa nuova legge potrà limitare la partecipazione a manifestazioni di carattere politico. Falso: la libertà costituzionale di espressione toglie qualsiasi aggancio per un intervento preventivo contro manifestanti. Le condizioni per ordinare misure di polizia per la lotta al terrorismo sono dunque severe. Il fattore decisivo è il potenziale di violenza di un individuo, e tale potenziale deve essere valutato per ogni individuo. La legge definisce chiaramente ciò che costituisce una minaccia terroristica: si deve presumere – sulla base di indicazioni concrete e attuali – che una persona sia coinvolta in attività terroristiche. Inoltre tale soggetto deve essere già stato seguito con misure sociali, di integrazione e terapeutiche previste dal Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento. Se quest’ultime hanno fallito e se sono stati esauriti anche tutti gli altri strumenti a disposizione della Polizia ( gli stessi utilizzati contro la tifoseria violenta e la violenza domestica), è solo in quel momento che possono essere applicate le nuove misure per la lotta al terrorismo. Senza dimenticare che qualsiasi intervento deve essere limitato nel tempo e può essere contestato con un ricorso davanti a un Tribunale. Gli arresti domiciliari, poi, necessitano dell’approvazione del giudice.

La legge ha già tenuto conto di tutti i fattori che potrebbero far sorgere dubbi sulla legittimità degli interventi, con particolare attenzione – come detto – al rispetto delle nostre libertà costituzionali. È quindi nell’interesse di tutta la collettività che questa legge entri finalmente in vigore. È l’unico mezzo per combattere il terrorismo a 360 gradi e per fermare la mente e la mano di queste persone prima che compiano un attacco criminale.

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 15 maggio 2021 del Corriere del Ticino

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

Nelle carceri ticinesi sempre più stranieri

“La nostra situazione geografica richiede ingenti investimenti per la sicurezza”

Ci sono due dati particolarmente sensibili che sono balzati agli occhi durante le ultime settimane. Il primo: in Svizzera i detenuti presenti nelle strutture carcerarie sono diminuiti di circa il 10 per cento. In Ticino no. Il secondo: la presenza di detenuti stranieri nelle strutture carcerarie svizzere continua ad aumentare e in Ticino è superiore rispetto a quanto avviene nel resto dei Cantoni, e oggi supera la media svizzera del 70%. Andiamo con ordine e parliamo del primo aspetto. “La controtendenza ticinese sull’affollamento delle carceri rispetto al resto della Svizzera – afferma di Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – è causata da importanti e numerose inchieste legate al traffico di stupefacenti. Ciò ha comportato un aumento di detenuti nel carcere giudiziario. Un dato da leggere – come sempre in questa materia – con una duplice valenza: in senso positivo, perché vuol dire che l’attività di repressione della Polizia è molto elevata. Dall’altro lato in senso negativo, perché significa che sul territorio ticinese la criminalità è presente per fare “affari” nel mondo della droga e usa il Ticino quale via privilegiata per i suoi traffici internazionali di stupefacenti. La risposta dell’autorità inquirente però, come si vede, è importante e non saranno passati inosservati alle e ai ticinesi che seguono la cronaca la serie di comunicati stampa diramati dalla nostra Polizia cantonale anche nelle ultime settimane. Stroncare i commerci internazionali di droga e assicurare alla giustizia questi venditori di morte rimane uno dei compiti prioritari per le forze dell’ordine”, evidenzia il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il secondo aspetto riguarda invece la presenza elevata di cittadini stranieri all’interno delle nostre carceri. “I dati parlano chiaro: su 242 detenuti, il 27% è svizzero, mentre il 73% è di nazionalità straniera. Alla Farera, ossia il carcere giudiziario con i prevenuti colpevoli in attesa del processo, il rapporto è addirittura 80% stranieri e 20% svizzeri. Questa proporzione, o disproporzione, mette sotto la lente il fatto che il Ticino per la sua particolare situazione geografica deve investire molto di più nella sicurezza per motivi legati a situazioni extra territoriali. L’attività investigativa contro il crimine organizzato internazionale, ma pure le molteplici inchieste che toccano stranieri del settore dell’asilo ci fanno capire che per mantenere un alto grado di sicurezza all’interno dei nostri confini dobbiamo spendere molti più soldi di altri Cantoni, non toccati dalle nostre problematiche”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Già la scorsa settimana dalle colonne del Mattino lei parlava di questa “situazione speciale” del Ticino rispetto al resto della Svizzera, con la necessità di avanzare richieste alla Confederazione per sostenere il Cantone con nuovi mezzi finanziari. “Non si scappa: il Ticino può trarre vantaggi dalla sua collocazione geografica, ma gli oneri che deve sostenere proprio per tale situazione sono diventati e diventano sempre più grandi. Come dicevo, basta guardare alla grandissima pressione sui salari e sull’occupazione che crea il mercato del lavoro lombardo sui nostri posti di lavoro. Anche il settore della sicurezza è una spia che ci mette sotto gli occhi l’evidenza di un Cantone chiamato a oneri supplementari a favore di tutto il resto della Svizzera. Tale sforzo è riconosciuto dalla Confederazione. Ma nell’ultimo decennio non appare più adeguato. È in questo quadro che dobbiamo intervenire”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.   

Scoppia un incendio nei boschi di Osco, ma è solo un’esercitazione  

Scoppia un incendio nei boschi di Osco, ma è solo un’esercitazione  

Comunicato stampa

Sirene dei pompieri, ambulanze, auto della polizia. Elicotteri in volo. Donne e uomini impegnati per 4 ore (dalle 8.00 alle 12.00) sabato mattina. Il tutto per un incendio scoppiato sopra l’abitato di Osco-Vigera, in Alta Leventina. Per fortuna – però – si è trattato di un’esercitazione in scala 1:1, che ha permesso ai partner della protezione della popolazione di testare la prontezza di intervento.

L’esercizio – diretto da un ufficiale del Corpo civici pompieri di Biasca, in stretta collaborazione con il Servizio protezione della popolazione della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni e con la Sezione forestale del Dipartimento del territorio – ha visto l’impiego di un’ottantina di soccorritori.
In particolare hanno collaborato: la Polizia cantonale, i pompieri di Biasca e di Faido, i pompieri di montagna delle Tre Valli, i servizi d’ambulanza, la Cooperativa elettrica Faido (CEF), una compagnia di elicottori e l’Esercito.

Grazie allo scenario predisposto i soccorritori hanno avuto la possibilità di mettere in pratica la catena d’allarme e di testare l’attivazione, il coordinamento e la condotta di un dispositivo d’urgenza al fronte, denominato SMEPI (Stato Maggiore degli Enti di Primo Intervento).
Gli aspetti principali sono stati – evidentemente – legati alle modalità (tecnico/tattiche) di intervento per casi simili.
L’esercitazione ha avuto un ottimo successo e ha permesso di identificare significativi spunti di miglioramento, di testare una nuova vasca antiincendio ubicata in zona e di esercitare pure la collaborazione civile-militare.

L’intervento coordinato rientra nell’ambito delle attività della Commissione dell’istruzione della protezione della popolazione (CT istr PP).   

Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Norman Gobbi guarda i 12 mesi passati e lancia una proposta per il futuro

Sembrava ieri e invece è già passato un anno da quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la presidenza del Governo. Tanto che nel corso della settimana c’è stato il passaggio di testimone con il collega Manuele Bertoli. “Questa volta però – e mi permetto la correzione – non si può dire “sembrava ieri”. È vero che il tempo passa sempre troppo in fretta, ma questi ultimi 12 mesi caratterizzati dalla pandemia a me sono sembrati più lunghi del solito. Una percezione credo condivisa dai più. Le limitazioni alle nostre libertà, imposte per motivi d’ordine sanitario, sono state certamente pesanti e ci hanno fatto vivere in una bolla per parecchio tempo. Sono venuti meno molti contatti familiari e di amicizia. Il lavoro ha subito per tutti dei cambiamenti”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Ecco, proprio il lavoro. Come è stato questo suo anno da Presidente del Governo? “Del tutto differente da un qualsiasi altro anno presidenziale. Per uno come me che ama il contatto con la gente, che ama stare assieme alla gente e sentire il polso del paese reale, l’anno presidenziale – come è stato il caso nel 2015-2016 nella prima esperienza da Presidente del Governo oppure nel 2008-2009 in qualità di Presidente del Gran Consiglio – solitamente è l’occasione per realizzare incontri. Quest’anno invece nulla di tutto ciò. Dirigere il collegio governativo durante la crisi del coronavirus è però stato molto importante. Di fronte a tante emergenze abbiamo dovuto trovare unità d’intenti. Ci siamo riusciti, confermando che l’attuale squadra lavora bene. E con Berna siamo riusciti a farci sentire, in un contesto non facile, perché al di là delle Alpi la percezione della gravità della situazione è giunta con ritardo rispetto al Ticino”.

A proposito di Berna: si è letto in alcune sue interviste che ha discusso con i colleghi, proprio al termine del suo mandato, un rapporto da lei redatto in cui avanza alcuni punti di discussione da fare con l’autorità federale. Di che cosa si tratta? “Questi mesi di “sofferenza” (in tutti i sensi: negli affetti, di carattere sociale ed economico) lasceranno molti strascichi. Dovremo essere capaci a superarli al meglio. Inoltre quest’anno ci ha fatto capire certe cose e vedere meglio taluni altri aspetti, come il ruolo del Ticino all’interno della Svizzera, la sua importanza per l’intera nazione. Anche chi non lo ha mai voluto vedere, capire e ammettere, si è reso conto che la frontiera è fonte di problemi e che le opportunità sono spesso sempre e solo per chi vive dall’altra parte del confine. La pressione del vasto mercato del lavoro lombardo sul Ticino, la vicinanza con una metropoli come Milano e i problemi connessi arrecano dei danni diretti e indiretti per la popolazione residente. E generano costi anche per le casse del Cantone. Vogliamo che queste considerazioni siano ben presenti anche all’autorità federale, che pure si è accorta – lo spero – come il Ticino può essere facilmente fragilizzato dalla sua situazione geografica. Un fattore che Berna deve riconoscere. Se penso che nell’ambito della perequazione delle risorse un Cantone come Lucerna (dove la gente mi sembra non se la passi peggio del ticinese medio, anzi…) riceve tre volte tanto rispetto al Ticino (136 milioni di franchi nel 2021 contro i nostri 44 milioni), allora sono sicuro che in questo ambito vi siano ampi spazi di manovra per far riconosce al nostro Cantone un sostegno confederale ben più cospicuo! Da queste premesse prende spunto il rapporto presentato ai colleghi ”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Uniti contro la discriminazione

Uniti contro la discriminazione

Comunicato stampa

Dal 10 al 16 maggio 2021 si terrà la Settimana cantonale di azione contro il razzismo. Il Servizio per l’integrazione degli stranieri (SIS) del Dipartimento delle istituzioni intende promuovere il tema della diversità per combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione.

La collaborazione fra Confederazione, Cantoni e Comuni è essenziale per garantire delle efficienti politiche contro la discriminazione. Il razzismo rimane il maggior ostacolo all’integrazione.
L’edizione 2021 della Settimana cantonale di azione contro il razzismo e la discriminazione è coordinata dal Servizio per l’integrazione degli stranieri ed è organizzata da OtherMovie Lugano Film Festival (ricordiamo che lo scorso anno la “Settimana” era stata annullata a seguito delle limitazioni sanitarie).
La manifestazione prevede due film che trattano la tematica da due angolazioni e percezioni diverse: 

  • Sami Blood, 2016, di Amanda Kernell
  • La città senza notte, 2015, di Alessandra Pascetta  

Le pellicole sono fruibili gratuitamente e liberamente dal 10 al 16 maggio sulla homepage www.luxreplay.ch
L’evento sarà preceduto da una tavola rotonda lunedì 10 maggio alle ore 20.30 (da seguire in diretta su Facebook OtherMovie Lugano Film Festival, oppure via Zoom, previa iscrizione inviando una mail a info@othermovie.ch), con diversi invitati. È prevista la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni.  

La locandina e il relativo programma sono scaricabili dal sito del Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri.  

https://www4.ti.ch/di/integrazione-degli-stranieri/home/

(Foto: locandina del film Sami Blood)