“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

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Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza». 

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide fino al 24 agosto 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato fino al 24 agosto 2020 le disposizioni attualmente in vigore per limitare la diffusione del coronavirus sul territorio cantonale. La decisione tiene in considerazione l’evoluzione epidemiologica in Ticino e l’efficacia dimostrata dalle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale.

Il Consiglio di Stato segue costantemente la situazione sanitaria nel Cantone e rileva che dal profilo epidemiologico e sanitario non si ravvisano elementi di novità per riconsiderare le misure attualmente in atto. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione e attenendosi così agli appelli formulati a più riprese dalle istituzioni e dagli operatori sanitari.

Il Governo ticinese aveva introdotto una prima serie di misure cantonali già lo scorso 3 luglio e un’ulteriore misura per il settore della ristorazione lo scorso 20 luglio (con scadenza il 9 agosto). Prolungando fino al 24 agosto i provvedimenti attualmente in vigore, il Governo conferma in particolare l’obbligo – per il personale addetto al servizio alla clientela di ogni genere di struttura della ristorazione – di indossare la mascherina facciale (che copra naso e bocca) o un adeguato dispositivo di protezione individuale, laddove non è installato un dispositivo strutturale in plexiglas o equivalente. Per i settori nei quali il consumo avviene anche in piedi – e in tutti i bar, club, discoteche e sale da ballo – restano in vigore le prescrizioni già note: massimo di 100 ospiti complessivamente sull’arco dell’intera serata, tra le 18.00 e l’orario di chiusura, e obbligo di raccogliere i dati personali dei clienti e verificarli. Alla luce dell’evoluzione sanitaria, il Governo ritiene che queste misure si siano dimostrate molto efficaci, e che permettano al settore ticinese della ristorazione di operare in piena sicurezza.

Come finora, sono infine vietati gli assembramenti di più di 30 persone nello spazio pubblico (nei luoghi pubblici, sui sentieri e nei parchi). Anche in presenza di meno di 30 persone, il Governo invita a rispettare le raccomandazioni sull’igiene e il distanziamento, dalle quali sono esentate solo le persone che vivono nella stessa economia domestica. Il Governo ricorda che le persone tenute a rispettare la quarantena perché di rientro da uno dei Paesi a rischio (come previsto dalla specifica Ordinanza federale) hanno l’obbligo di annunciarsi alla hotline cantonale (0800 144 144 e hotline@fctsa.ch).

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Den Bürgersinn wiederentdecken

Den Bürgersinn wiederentdecken

Da www.aargauerzeitung.ch

Ein Gastkommentar von Norman Gobbi zum 1. August.

«Was während der Notlage erreicht wurde, muss auch morgen gelten: Bürgersinn, der zur Schaffung von Wohlstand für alle führt»

Die Schaffung eines neuen «Paktes» zu Gunsten der Schweiz: Das wünsche ich allen Schweizerinnen und allen Schweizern anlässlich dieses 1. August. Angesichts der Krise, mit der wir konfrontiert waren und sind, erhält dieser Feiertag eine neue Bedeutung.

Unser System ist auf die Probe gestellt worden. Wir kommen gut da raus, vor allem dank des grossen Solidaritätsgeistes. Aber Vorsicht: Die Schweiz – bestehend aus Kantonen, aus Gemeinden, aus Bürgerinnen und Bürgern – muss ihren neu gefundenen Modus Vivendi angesichts dieses unsichtbaren Virus erst noch bestätigen.

Es ist insbesondere notwendig, sich als Menschen wiederzuentdecken, der eingefügt in eine Gemeinschaft ist. Eine Gesellschaft, in der jeder Einzelne der Schlüssel zum Erfolg einer ganzen Gemeinschaft ist. Die Coronavirus-Krise hat uns dies gezeigt: Der Bundesrat und der Regierungsrat jedes Kantons haben die Eigenverantwortung ihrer Mitbürgerinnen und Mitbürger eingefordert, um die Ausbreitung der Ansteckung zu bekämpfen. Opfer wurden von allen gefordert.

Gerade als Präsident der Tessiner Kantonsregierung bin ich mir dessen wohl bewusst. Das Opfer, das wir von allen gefordert haben – ich spreche insbesondere von der Tessiner Realität, die ich am besten kenne – hat zu einer massiven Eindämmung der Kurve geführt. Eine fast bewegende Reaktion, die das wahre Gesicht der Schweiz und der Schweizer zeigte. Tatsächlich hat jeder seinen Teil dazu beigetragen, indem er an sich selbst und andere dachte.

Was während der Notlage erreicht wurde, muss jedoch auch heute und vor allem morgen noch gelten: ein wiederentdecktes Konzept des Bürgersinns und des Verantwortungsbewusstseins, das zur Schaffung von Wohlstand für alle führt. Am 1. August müssen wir uns dies sagen und uns daran erinnern.

Die durch die Krise auferlegte Isolation hat uns unser Territorium, «unsere Heimat», wiederentdecken lassen. Der Ort der Zuneigung, der Ort unserer Wurzeln, der Ort, den wir am meisten lieben und für den es sich lohnt, sich einzusetzen. Viele von uns kannten bestimmte Inseln oder weit entfernte Nationen und waren mit dem Gebiet, in dem sie aufwuchsen, nicht vertraut.

In den letzten Monaten haben wir stattdessen die Gelegenheit zu schätzen gewusst, durch die Strassen «unserer Heimat» zu gehen und – endlich – die Orte «unserer Heimat» zu besuchen. Die Produkte «unseres Hauses» zu kaufen, indem man dem Erzeuger, dem Bauern oder dem Gastwirt in die Augen schaut, der uns ein Gericht mit einheimischen Produkten serviert hat.

Der Wert der Wiederentdeckung «unserer Heimat» hat unser Wohl begünstigt, das Wohl unseres Volkes, das Wohl der Arbeiter und der ansässigen Arbeitnehmer. Das Gemeinwohl. Am Tag des 1. August müssen wir es uns sagen und uns daran erinnern.

Diese Wiederentdeckung sollte uns dazu bringen, am 1. August über einen neuen «Pakt» nachzudenken, den jeder von uns mit der Schweiz schliessen kann. Wir müssen stolz darauf sein, was wir in Krisenzeiten getan haben. Aber dieser Stolz kann nur dann in eine treibende Kraft umgewandelt werden, wenn wir in der Lage sind, die Werte zu respektieren und zu erneuern, die unser Heimatland aufgebaut haben.

Werte wie die gegenseitige Hilfe (d.h. die Solidarität zwischen den Menschen), die Verteidigung unserer Freiheit gegen jede Einmischung, auch von aussen, der föderalistische Aufbau unseres Staates, die Achtung der Minderheiten, die Gewährleistung der Autonomie der Kantone, die Freiheit unserer Wirtschaft. Damit jeder Bürger – alle Bürger – frei und Schweizer ist.

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Comunicato stampa

Ieri a Monte Carasso presso l’Antico convento delle Agostiniane ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati dell’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 24 nuovi assistenti, che hanno seguito un rinnovato iter formativo presso la Scuola assistenti di sicurezza pubblica 2020 (SASP), garantendo nuove leve che andranno a rafforzare la Polizia cantonale e le polizie comunali. Il settore della formazione è un ambito che per sua natura richiede un continuo aggiornamento e adattamento alle nuove emergenze, all’evoluzione della tecnologia e alle crescenti esigenze di armonizzazione di formazioni e titoli a livello nazionale. Quest’ultimo ambito lo scorso anno è stato anche interessato dall’introduzione di un certificato ISP per la formazione di assistenti di polizia, che prevede diverse specializzazioni in ambito di missioni fondamentali, nella circolazione stradale, per operatori di centrale, per il servizio gestione detenuti e, in un prossimo futuro, anche nel controllo del traffico pesante con la costruzione del Centro di Giornico. Questo a tutto vantaggio del personale coinvolto e dei Corpi che potranno sfruttare maggiori competenze professionali specifiche.

Nel corso dell’evento sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato nonché Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Capo sezione formazione della Polizia cantonale Cristiano Nenzi, direttore del corso. Presente alla cerimonia pure il direttore dell’ISP Reto Habermacher, già Comandante della Polizia cantonale del canton Uri. 

 

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato ritiene che l’obbligo introdotto a Ginevre, Giura e Vaud, possa essere evitato rispettando tutte le altre norme

È ormai il tema del momento: la mascherina negli spazi chiusi, in particolare nei commerci. Nei cantoni di Vaud e Giura è ormai la norma, mentre a Ginevra scatterà dalla mezzanotte. E in Ticino? Nei negozi pochissimi ormai la indossano, sono quindi in molti a chiederla (e, chiaramente, altri che la ritengono un’esagerazione). Ma cosa ne pensa il Consiglio di Stato, il prossimo 6 agosto dovrà valutare quali saranno le misure che saranno introdotte dal 10, per il momento il governo valuta l’evolversi della situazione: “Non bisogna introdurre le misure quando non sono ancora necessarie”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi al Tg Estate di Teleticino. “Abbiamo scritto a tutti i rappresentanti dei commerci, richiamando al rispetto delle norme di distanza sociale, di igiene accresciute e dei piani di protezione, proprio nell’ottica di usare l’obbligo di mascherina in tutti gli spazi chiusi come ultima ratio”.

“La mascherina non è tutto”
La paura, ha spiegato, è che l’obbligo di mascherina spinga poi a sottovalutare gli altri comportamenti essenziali: “In alcuni paesi come la Germania o la Gran Bretagna, che hanno introdotto questo obbligo, poi si crede che con il porto della mascherina si possa risolvere molto o quasi tutto, mentre è molto più importante mantenere un’elevata igiene e il distanziamento sociale”.

I controlli
Se si introducono delle regole, poi bisogna farle rispettare, ma chi controlla che tutti sia fatto a regola d’arte? “Ci sono diversi livelli ispettorati. L’ispettorato della Suva, l’ispettorato del lavoro, le attività delle polizie comunali, della Polizia cantonale. Vi è il laboratorio cantonale. Ognuno quando fa le sue verifiche settoriali, verifica anche il rispetto di queste misure, nel richiamare un compito che è collettivo”. Ma i primi, come abbiamo imparato durante questa crisi, a dover agire sono i singoli, che devono rispettare le regole. “Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma evidentemente anche di chi gestisce un’attività economica. Il suo obiettivo è di gestire un’attività economica, se non rispetta queste misure, il rischio operativo per lui è di dover chiudere. Cosa che crea un danno a lui, ma anche alla collettività”, spiega Gobbi.

Sul bus senza mascherina
Attualmente in Ticino l’unico luogo dove vi è l’obbligo tassativo di indossare la mascherina sono i mezzi pubblici, lo ha deciso la Confederazione. Ma la nuova regola non sempre è rispettata. “Purtroppo dovremo intervenire, perché abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto di questo obbligo”, conferma Gobbi. “Ci sarà un’attività di controllo, che verrà coordinata nei prossimi giorni, proprio per far capire che un obbligo, soprattutto un obbligo federale, va rispettato. Anche perché vale su tutta la rete di trasporto pubblico: non è che uno può dire in Canton Ticino, non sapevo che vigesse quest’obbligo, proprio perché vale su tutto il territorio nazionale”.

“Le aziende hanno dei doveri”
Sempre restando sui mezzi pubblici, alcuni conducenti si sono lamentati, del fatto di dover controllare che tutti abbiano la mascherina, ma soprattutto di doversi scontrare con chi proprio non la vuole mettere. “ “Posso capirlo, ma non posso comprenderlo. Posso capirlo, perché è una cosa momentanea e le persone devono ancora farci l’abitudine, o perché facendo caldo non si vuole metterla. Ma non posso comprenderlo. Se si pensa al divieto di fumare sui mezzi pubblici, voglio vedere se un conducente di un bus di linea non interviene se un passeggero comincia a fumare sul bus. Questo credo sia comunque una responsabilità non tanto del conducente, me delle aziende di trasporto pubblico. Le quali hanno un mandato pubblico per garantire un servizio pubblico e nell’ambito dell’attività pubblica c’è anche il far rispettare le regole”.

I delatori
Infine vi è la polemica legata all’invito a segnalare chi non rispetta la quarantena, fatto alcuni giorni fa dal Dss. Qualcuno fa paragoni con gli stati totalitari. “Non bisogna esagerare né da una parte né dall’altra”, ribatte Gobbi. “Non chiediamo di fare delazione, ma chiediamo di vigilare. Perché se ci appelliamo ogni volta alla responsabilità individuale dei nostri cittadini, se alcuni cittadini questa responsabilità individuale non la prendono seriamente, mettendo in pericolo la salute della collettività, creano un danno alla collettività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/cronaca/mascherina-al-chiuso-ultima-ratio-IY2991280

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Da www.blick.ch

https://www.blick.ch/news/politik/regierungspraesident-gobbi-empoert-ueber-quarantaene-zwang-fuer-tessin-rueckkehrer-ein-unverstaendlicher-entscheid-von-belgien-id15995044.html

Als einziger Kanton der Schweiz wurde das Tessin von Belgien auf der Liste der Risiko-Regionen gesetzt. Regierungspräsident Norman Gobbi ist empört. Auf Druck des Bundes hin krebst Belgien nun zurück.
Der Entscheid sorgte im Tessin für Empörung: Belgien hat den Südkanton auf die Liste der Risikoregionen gesetzt. Wer aus dem Tessin nach Belgien reist, muss in Quarantäne und einen Corona-Test machen. Darüber berichtete heute Morgen die Westschweizer Zeitung «Le Matin».
Das Tessin ist die einzige Schweizer Region, die in Belgien auf der orangen Liste landete. Und das, obwohl der Kanton inzwischen im schweizweiten Vergleich längst nicht mehr aussergewöhnlich viele Corona-Fälle registriert.

«Ich habe kein Verständnis für den Entscheid»
Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (43) war empört. «Es gibt keine wissenschaftliche Begründung für diesen Schritt Belgiens», sagte er zu BLICK. «Der Kanton Tessin ist zurzeit einer der sichersten Kantone.» Komme hinzu: Auch im Vergleich mit Belgien stehe man deutlich besser da.

«Ich habe deshalb kein Verständnis für den Entscheid», sagte Gobbi. Seinen Angaben zufolge hat sich der Kanton umgehend dafür eingesetzt, dass das Eidgenössische Departement für auswärtige Angelegenheiten (EDA) in Belgien interveniert. «Wir haben sofort Kontakt mit dem EDA aufgenommen, damit die Gründe für dieses unverständliche Verhalten diplomatisch abgeklärt werden.»
Der Bund fackelte nicht lange und beklagte sich bei den belgischen Behörden. Mit Erfolg. Wie das EDA mitteilt, haben die Belgier entschieden, das Tessin von der Quarantäne-Liste zu streichen.

Tessin verschärft Maskenpflicht
Das Tessin war der erste Kanton, der aufgrund seiner Nähe zu Italien von der Corona-Pandemie erfasst wurde. Er gehört deshalb zu den Kantonen mit den meisten Corona-Todesfällen, wobei allerdings seit Mitte Juni niemand mehr am Virus gestorben ist.
Angesichts der schweizweit wieder steigenden Zahlen registrierter Fälle verschärft das Tessin die Corona-Massnahmen nun weiter. Die Regierung verabschiedete eine vorübergehende Maskenpflicht für das Servicepersonal in Bars und Restaurants. Dies, sofern die Mitarbeiter nicht durch eine räumliche Abtrennung, zum Beispiel eine Plexiglasscheibe, geschützt sind. Die Massnahme gilt ab kommendem Montag bis vorerst 9. August.
Zudem wird nach den Sommerferien auch in Schulhäusern eine Maskenpflicht eingeführt. Ausserhalb des Schulzimmers – also zum Beispiel im Lehrerzimmer und den Gängen – müssen Lehrer neu eine Maske tragen.
Wie BLICK weiss, hat das Tessin auch eine Maskenpflicht in Geschäften geprüft, wie sie die Kantone Waadt und Jura bereits kennen. Vorerst sieht die Regierung aber davon ab.