“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo: “Non abbassiamo la guardia. L’obbligo di mascherina? Pronti a tutto, ma lo valutiamo più in là…”

Le autorità cantonali tornano ad aggiornare la popolazione sulle misure cantonali in vigore dal prossimo lunedì 10 agosto per limitare la diffusione di coronavirus in Ticino.
All’incontro con la stampa nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona ha partecipato il presidente del Governo Norman Gobbi.

Misure prolungate fino al 24 agosto
Gobbi: “Il Consiglio di Stato ha confermato questa mattina e fino al 24 agosto le misure attualmente in vigore. La decisione tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e della sua efficace. Non ci sono novità tali da riconsiderare le misure in atto. Il Governo è pronto a valutare nuove misure: per questo abbiamo scelto un orizzonte temporale breve. L’evoluzione dei contagi indica che la popolazione ticinese continua a seguire le misure. Il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza”.

“Un nuovo lockdown non sarebbe sopportabile”
Gobbi: “Le scuole riapriranno il 31 agosto. La situazione attuale è di convivenza. La popolazione ha ritrovato una nuova normalità, anche se questo comporta il rischio di nuovi potenziali focolai. Il nostro obiettivo è quello di evitare un nuovo lockdown, che non sarebbe sopportabile. Il Governo ha confermato misure cantonali più restrittive: assembramenti e numero di persone sono limitate. Non abbassate la guardia e mantenere il rispetto delle norme”.

Raccomandato l’uso della mascherina
Gobbi: “L’obbligo di mascherina nei commerci sarà valutato più in là. Ci sentiamo di raccomandarlo. In Ticino restano vietati gli assembramenti spontanei con più di trenta persone. Il rispetto delle misure viene impiegato a diversi livelli”.

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Da www.rsi.ch/news

Le misure ticinesi prorogate fino al 24 agosto

Norman Gobbi: “Ricordiamoci che il virus non è sparito”. Nessun obbligo di usare la mascherina nei negozi. Norvegia, quarantena per chi arriva dalla Svizzera

 

Den Bürgersinn wiederentdecken

Den Bürgersinn wiederentdecken

Da www.aargauerzeitung.ch

Ein Gastkommentar von Norman Gobbi zum 1. August.

«Was während der Notlage erreicht wurde, muss auch morgen gelten: Bürgersinn, der zur Schaffung von Wohlstand für alle führt»

Die Schaffung eines neuen «Paktes» zu Gunsten der Schweiz: Das wünsche ich allen Schweizerinnen und allen Schweizern anlässlich dieses 1. August. Angesichts der Krise, mit der wir konfrontiert waren und sind, erhält dieser Feiertag eine neue Bedeutung.

Unser System ist auf die Probe gestellt worden. Wir kommen gut da raus, vor allem dank des grossen Solidaritätsgeistes. Aber Vorsicht: Die Schweiz – bestehend aus Kantonen, aus Gemeinden, aus Bürgerinnen und Bürgern – muss ihren neu gefundenen Modus Vivendi angesichts dieses unsichtbaren Virus erst noch bestätigen.

Es ist insbesondere notwendig, sich als Menschen wiederzuentdecken, der eingefügt in eine Gemeinschaft ist. Eine Gesellschaft, in der jeder Einzelne der Schlüssel zum Erfolg einer ganzen Gemeinschaft ist. Die Coronavirus-Krise hat uns dies gezeigt: Der Bundesrat und der Regierungsrat jedes Kantons haben die Eigenverantwortung ihrer Mitbürgerinnen und Mitbürger eingefordert, um die Ausbreitung der Ansteckung zu bekämpfen. Opfer wurden von allen gefordert.

Gerade als Präsident der Tessiner Kantonsregierung bin ich mir dessen wohl bewusst. Das Opfer, das wir von allen gefordert haben – ich spreche insbesondere von der Tessiner Realität, die ich am besten kenne – hat zu einer massiven Eindämmung der Kurve geführt. Eine fast bewegende Reaktion, die das wahre Gesicht der Schweiz und der Schweizer zeigte. Tatsächlich hat jeder seinen Teil dazu beigetragen, indem er an sich selbst und andere dachte.

Was während der Notlage erreicht wurde, muss jedoch auch heute und vor allem morgen noch gelten: ein wiederentdecktes Konzept des Bürgersinns und des Verantwortungsbewusstseins, das zur Schaffung von Wohlstand für alle führt. Am 1. August müssen wir uns dies sagen und uns daran erinnern.

Die durch die Krise auferlegte Isolation hat uns unser Territorium, «unsere Heimat», wiederentdecken lassen. Der Ort der Zuneigung, der Ort unserer Wurzeln, der Ort, den wir am meisten lieben und für den es sich lohnt, sich einzusetzen. Viele von uns kannten bestimmte Inseln oder weit entfernte Nationen und waren mit dem Gebiet, in dem sie aufwuchsen, nicht vertraut.

In den letzten Monaten haben wir stattdessen die Gelegenheit zu schätzen gewusst, durch die Strassen «unserer Heimat» zu gehen und – endlich – die Orte «unserer Heimat» zu besuchen. Die Produkte «unseres Hauses» zu kaufen, indem man dem Erzeuger, dem Bauern oder dem Gastwirt in die Augen schaut, der uns ein Gericht mit einheimischen Produkten serviert hat.

Der Wert der Wiederentdeckung «unserer Heimat» hat unser Wohl begünstigt, das Wohl unseres Volkes, das Wohl der Arbeiter und der ansässigen Arbeitnehmer. Das Gemeinwohl. Am Tag des 1. August müssen wir es uns sagen und uns daran erinnern.

Diese Wiederentdeckung sollte uns dazu bringen, am 1. August über einen neuen «Pakt» nachzudenken, den jeder von uns mit der Schweiz schliessen kann. Wir müssen stolz darauf sein, was wir in Krisenzeiten getan haben. Aber dieser Stolz kann nur dann in eine treibende Kraft umgewandelt werden, wenn wir in der Lage sind, die Werte zu respektieren und zu erneuern, die unser Heimatland aufgebaut haben.

Werte wie die gegenseitige Hilfe (d.h. die Solidarität zwischen den Menschen), die Verteidigung unserer Freiheit gegen jede Einmischung, auch von aussen, der föderalistische Aufbau unseres Staates, die Achtung der Minderheiten, die Gewährleistung der Autonomie der Kantone, die Freiheit unserer Wirtschaft. Damit jeder Bürger – alle Bürger – frei und Schweizer ist.

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Comunicato stampa

Ieri a Monte Carasso presso l’Antico convento delle Agostiniane ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati dell’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 24 nuovi assistenti, che hanno seguito un rinnovato iter formativo presso la Scuola assistenti di sicurezza pubblica 2020 (SASP), garantendo nuove leve che andranno a rafforzare la Polizia cantonale e le polizie comunali. Il settore della formazione è un ambito che per sua natura richiede un continuo aggiornamento e adattamento alle nuove emergenze, all’evoluzione della tecnologia e alle crescenti esigenze di armonizzazione di formazioni e titoli a livello nazionale. Quest’ultimo ambito lo scorso anno è stato anche interessato dall’introduzione di un certificato ISP per la formazione di assistenti di polizia, che prevede diverse specializzazioni in ambito di missioni fondamentali, nella circolazione stradale, per operatori di centrale, per il servizio gestione detenuti e, in un prossimo futuro, anche nel controllo del traffico pesante con la costruzione del Centro di Giornico. Questo a tutto vantaggio del personale coinvolto e dei Corpi che potranno sfruttare maggiori competenze professionali specifiche.

Nel corso dell’evento sono intervenuti il Presidente del Consiglio di Stato nonché Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Capo sezione formazione della Polizia cantonale Cristiano Nenzi, direttore del corso. Presente alla cerimonia pure il direttore dell’ISP Reto Habermacher, già Comandante della Polizia cantonale del canton Uri. 

 

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Mascherina al chiuso? “Ultima ratio”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Consiglio di Stato ritiene che l’obbligo introdotto a Ginevre, Giura e Vaud, possa essere evitato rispettando tutte le altre norme

È ormai il tema del momento: la mascherina negli spazi chiusi, in particolare nei commerci. Nei cantoni di Vaud e Giura è ormai la norma, mentre a Ginevra scatterà dalla mezzanotte. E in Ticino? Nei negozi pochissimi ormai la indossano, sono quindi in molti a chiederla (e, chiaramente, altri che la ritengono un’esagerazione). Ma cosa ne pensa il Consiglio di Stato, il prossimo 6 agosto dovrà valutare quali saranno le misure che saranno introdotte dal 10, per il momento il governo valuta l’evolversi della situazione: “Non bisogna introdurre le misure quando non sono ancora necessarie”, ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi al Tg Estate di Teleticino. “Abbiamo scritto a tutti i rappresentanti dei commerci, richiamando al rispetto delle norme di distanza sociale, di igiene accresciute e dei piani di protezione, proprio nell’ottica di usare l’obbligo di mascherina in tutti gli spazi chiusi come ultima ratio”.

“La mascherina non è tutto”
La paura, ha spiegato, è che l’obbligo di mascherina spinga poi a sottovalutare gli altri comportamenti essenziali: “In alcuni paesi come la Germania o la Gran Bretagna, che hanno introdotto questo obbligo, poi si crede che con il porto della mascherina si possa risolvere molto o quasi tutto, mentre è molto più importante mantenere un’elevata igiene e il distanziamento sociale”.

I controlli
Se si introducono delle regole, poi bisogna farle rispettare, ma chi controlla che tutti sia fatto a regola d’arte? “Ci sono diversi livelli ispettorati. L’ispettorato della Suva, l’ispettorato del lavoro, le attività delle polizie comunali, della Polizia cantonale. Vi è il laboratorio cantonale. Ognuno quando fa le sue verifiche settoriali, verifica anche il rispetto di queste misure, nel richiamare un compito che è collettivo”. Ma i primi, come abbiamo imparato durante questa crisi, a dover agire sono i singoli, che devono rispettare le regole. “Abbiamo sempre richiamato alla responsabilità individuale, del singolo cittadino, ma evidentemente anche di chi gestisce un’attività economica. Il suo obiettivo è di gestire un’attività economica, se non rispetta queste misure, il rischio operativo per lui è di dover chiudere. Cosa che crea un danno a lui, ma anche alla collettività”, spiega Gobbi.

Sul bus senza mascherina
Attualmente in Ticino l’unico luogo dove vi è l’obbligo tassativo di indossare la mascherina sono i mezzi pubblici, lo ha deciso la Confederazione. Ma la nuova regola non sempre è rispettata. “Purtroppo dovremo intervenire, perché abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto di questo obbligo”, conferma Gobbi. “Ci sarà un’attività di controllo, che verrà coordinata nei prossimi giorni, proprio per far capire che un obbligo, soprattutto un obbligo federale, va rispettato. Anche perché vale su tutta la rete di trasporto pubblico: non è che uno può dire in Canton Ticino, non sapevo che vigesse quest’obbligo, proprio perché vale su tutto il territorio nazionale”.

“Le aziende hanno dei doveri”
Sempre restando sui mezzi pubblici, alcuni conducenti si sono lamentati, del fatto di dover controllare che tutti abbiano la mascherina, ma soprattutto di doversi scontrare con chi proprio non la vuole mettere. “ “Posso capirlo, ma non posso comprenderlo. Posso capirlo, perché è una cosa momentanea e le persone devono ancora farci l’abitudine, o perché facendo caldo non si vuole metterla. Ma non posso comprenderlo. Se si pensa al divieto di fumare sui mezzi pubblici, voglio vedere se un conducente di un bus di linea non interviene se un passeggero comincia a fumare sul bus. Questo credo sia comunque una responsabilità non tanto del conducente, me delle aziende di trasporto pubblico. Le quali hanno un mandato pubblico per garantire un servizio pubblico e nell’ambito dell’attività pubblica c’è anche il far rispettare le regole”.

I delatori
Infine vi è la polemica legata all’invito a segnalare chi non rispetta la quarantena, fatto alcuni giorni fa dal Dss. Qualcuno fa paragoni con gli stati totalitari. “Non bisogna esagerare né da una parte né dall’altra”, ribatte Gobbi. “Non chiediamo di fare delazione, ma chiediamo di vigilare. Perché se ci appelliamo ogni volta alla responsabilità individuale dei nostri cittadini, se alcuni cittadini questa responsabilità individuale non la prendono seriamente, mettendo in pericolo la salute della collettività, creano un danno alla collettività”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/cronaca/mascherina-al-chiuso-ultima-ratio-IY2991280

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Belgien streicht Tessin nach Protest von Quarantäne-Liste

Da www.blick.ch

https://www.blick.ch/news/politik/regierungspraesident-gobbi-empoert-ueber-quarantaene-zwang-fuer-tessin-rueckkehrer-ein-unverstaendlicher-entscheid-von-belgien-id15995044.html

Als einziger Kanton der Schweiz wurde das Tessin von Belgien auf der Liste der Risiko-Regionen gesetzt. Regierungspräsident Norman Gobbi ist empört. Auf Druck des Bundes hin krebst Belgien nun zurück.
Der Entscheid sorgte im Tessin für Empörung: Belgien hat den Südkanton auf die Liste der Risikoregionen gesetzt. Wer aus dem Tessin nach Belgien reist, muss in Quarantäne und einen Corona-Test machen. Darüber berichtete heute Morgen die Westschweizer Zeitung «Le Matin».
Das Tessin ist die einzige Schweizer Region, die in Belgien auf der orangen Liste landete. Und das, obwohl der Kanton inzwischen im schweizweiten Vergleich längst nicht mehr aussergewöhnlich viele Corona-Fälle registriert.

«Ich habe kein Verständnis für den Entscheid»
Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (43) war empört. «Es gibt keine wissenschaftliche Begründung für diesen Schritt Belgiens», sagte er zu BLICK. «Der Kanton Tessin ist zurzeit einer der sichersten Kantone.» Komme hinzu: Auch im Vergleich mit Belgien stehe man deutlich besser da.

«Ich habe deshalb kein Verständnis für den Entscheid», sagte Gobbi. Seinen Angaben zufolge hat sich der Kanton umgehend dafür eingesetzt, dass das Eidgenössische Departement für auswärtige Angelegenheiten (EDA) in Belgien interveniert. «Wir haben sofort Kontakt mit dem EDA aufgenommen, damit die Gründe für dieses unverständliche Verhalten diplomatisch abgeklärt werden.»
Der Bund fackelte nicht lange und beklagte sich bei den belgischen Behörden. Mit Erfolg. Wie das EDA mitteilt, haben die Belgier entschieden, das Tessin von der Quarantäne-Liste zu streichen.

Tessin verschärft Maskenpflicht
Das Tessin war der erste Kanton, der aufgrund seiner Nähe zu Italien von der Corona-Pandemie erfasst wurde. Er gehört deshalb zu den Kantonen mit den meisten Corona-Todesfällen, wobei allerdings seit Mitte Juni niemand mehr am Virus gestorben ist.
Angesichts der schweizweit wieder steigenden Zahlen registrierter Fälle verschärft das Tessin die Corona-Massnahmen nun weiter. Die Regierung verabschiedete eine vorübergehende Maskenpflicht für das Servicepersonal in Bars und Restaurants. Dies, sofern die Mitarbeiter nicht durch eine räumliche Abtrennung, zum Beispiel eine Plexiglasscheibe, geschützt sind. Die Massnahme gilt ab kommendem Montag bis vorerst 9. August.
Zudem wird nach den Sommerferien auch in Schulhäusern eine Maskenpflicht eingeführt. Ausserhalb des Schulzimmers – also zum Beispiel im Lehrerzimmer und den Gängen – müssen Lehrer neu eine Maske tragen.
Wie BLICK weiss, hat das Tessin auch eine Maskenpflicht in Geschäften geprüft, wie sie die Kantone Waadt und Jura bereits kennen. Vorerst sieht die Regierung aber davon ab.

La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

Da www.tio.ch

Anche i pompieri, col 118, sotto lo stesso tetto della polizia. Una svolta cruciale. 
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato: «Importante unire nel medesimo luogo gli enti di primo intervento». Il “collega” Christian Vitta: «Sempre più performanti».

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1449243/centrale-polizia-pompieri-allarme-comune

Una svolta cruciale per la Centrale Comune d’Allarme, situata a Bellinzona. Il luogo in cui confluiscono tutti i numeri di emergenza. Oltre a organi come la Polizia cantonale o le guardie di confine, ora anche i pompieri, con il numero 118, finiscono sotto lo stesso tetto. «È importante unire nel medesimo luogo le centrali di allarme e operative degli enti di primo intervento», ha spiegato ai media Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni. Gobbi aggiunge: «Negli ultimi anni stiamo facendo ampi sforzi per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture e per garantire la sicurezza in Ticino».

Tempestività ed efficienza
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, rafforza questo concetto. «Dallo scorso primo di luglio, il 118 è presente presso la Centrale. Quando si parla di richiesta di soccorso, tempestività ed efficienza devono essere imperative. Anche per dare sicurezza ai cittadini. Grazie all’introduzione di questo nuovo tassello, è nata una vera e propria cittadella della sicurezza. Risponde anche a una precisa volontà del Consiglio di Stato. I tempi di intervento saranno compressi. Anche per i pompieri, la gestione quotidiana degli allarmi sarà ulteriormente migliorata. Saranno quindi ancora più performanti».

Miglioramento della qualità
Corrado Tettamanti, presidente della Federazione pompieri Ticino, sottolinea: «Questo è un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite al cittadino e al territorio. Si tratta di avere un coordinamento immediato con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Ci sono stati messi a disposizione strumenti innovativi». 

Oltre 400.000 chiamate all’anno
Interviene anche Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. «Festeggiamo l’arrivo di un nuovo membro all’interno della nostra Centrale. Un luogo che, nell’ultimo periodo, a causa del Covid-19, ci ha messi a dura prova. L’attività della Centrale è comunque aumentata col tempo, gestiamo circa 400.000 chiamate all’anno. Con l’arrivo del 118, avremo circa 35.000 chiamate annue in più. Ecco perché sono stati assunti tre nuovi collaboratori. Da qualche mese abbiamo anche assunto un nuovo tecnico che ci supporta dal profilo informatico». 

In arrivo pure il 144
In futuro presso la Centrale di Bellinzona dovrebbe arrivare anche il 144. Vale a dire l’ambulanza, attualmente ancora a Breganzona. Gobbi conclude: «Quando una persona chiama i pompieri, compone il 118. Ma poi spesso deve intervenire anche la polizia. In seguito, forse, pure l’ambulanza. Un sistema come quello che stiamo mettendo in atto, permette un coordinamento ottimale tra i vari enti».

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.  

Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.  

Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Da www.blick.ch

Eigenverantwortung oder Zwang?
Während Genf als erster Kanton eine Maskenpflicht im ÖV anstrebt, will das Tessin darauf verzichten. Das bestätigt die Tessiner Regierung.
Das Tragen einer Maske in Zug und Bus bleibt auch im Tessin freiwillig. Der Kanton, der landesweit von der Corona-Krise am härtesten getroffen wurde, will keine Maskenpflicht im ÖV einführen. Das sagt Regierungspräsident Norman Gobbi (43) zu BLICK.
«In dieser Krise haben die Schweizer Bürger ihre Eigenverantwortung grossartig demonstriert», so Gobbi. Darauf will die Tessiner Regierung auch weiterhin setzen: «Genau diese Eigenverantwortung, die ein Teil unserer Schweizer DNA ist, unterscheidet uns von benachbarten Staaten.»

Genf strebt Maskenpflicht inklusive Bussen an
Damit schlägt das Tessin eine andere Strategie ein als der Kanton Genf, der ebenfalls zu den am stärksten von der Corona-Pandemie betroffenen Kantonen gehört. Gesundheitsdirektor Mauro Poggia (61) ist klar für eine Maskenpflicht im ÖV. Am Mittwoch soll die Genfer Regierung darüber befinden, damit das Parlament bereits am Donnerstag eine dringliche Gesetzesänderung absegnen kann.

Damit wäre Genf der erste Kanton, der ein Obligatorium einführt. Für Poggia wäre aber ebenfalls denkbar, dass die Regierung nur unter gewissen Umständen eine Pflicht erlassen kann, berichtet die «Aargauer Zeitung». Etwa, wenn es im Kanton einen starken Anstieg an Neuinfektionen gibt.

Selbst beim Bund herrscht Uneinigkeit
Der Bundesrat hatte sich am vergangenen Freitag erneut gegen eine nationale Maskenpflicht ausgesprochen. Gesundheitsminister Alain Berset (48) wies darauf hin, dass der Ball nun bei den Kantonen liege. Der Bund beschränkt sich einzig auf eine dringende Empfehlung zum Maskentragen. Diese wird bisher jedoch kaum umgesetzt.

Das Vorgehen ist selbst beim Bund umstritten. Das Bundesamt für Verkehr (BAV) ist gegen kantonale Alleingänge. Immerhin sei das Transportrecht weitgehend Bundesrecht. Und auch im Parlament werden Forderungen nach einem nationalen Obligatorium laut. Per Motion fordert die SVP eine «risikobasierte» Maskenpflicht. «Ein zweiter Lockdown muss vermieden werden», betont Nationalrätin Verena Herzog (64, TG).

https://www.blick.ch/news/politik/eigenverantwortung-oder-zwang-tessin-will-keine-maskenpflicht-im-oev-id15952662.html