Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Mascherine, Garzoni: «La politica aveva ragione»

Da www.swisstxt.ch

«La politica ha deciso di non rendere obbligatorie le mascherine nei luoghi chiusi, ed ha avuto ragione di fare così».
Lo ha affermato il dottor Christian Garzoni che, a TicinoNews, alla luce dell’evoluzione della pandemia, ha riconosciuto alle autorità di aver fatto la scelta giusta.
E ciò malgrado i medici caldeggiassero l’introduzione di un obbligo molto più generalizzato di indossare la mascherina in locali chiusi in caso di sosta superiore 15 minuti.
«Eravamo preoccupati per un aumento che fortunatamente non c’è stato – ha spiegato -. Oggi le mascherine restano consigliate a tutti laddove non vi sono gli obblighi previsti dalla politica».

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli organizzatori di EURO MTB2020 del Monte Ceneri

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli organizzatori di EURO MTB2020 del Monte Ceneri

Comunicato stampa

Venerdì scorso, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato gli organizzatori dei Campionati Europei di Mountain Bike del Monte Tamaro per approfondire gli aspetti organizzativi e le misure di protezione legate al Covid-19. La Confederazione ha infatti delegato ai Cantoni la decisione di autorizzare a partire dal 1. ottobre le manifestazioni con più di mille spettatori.

I Campionati Europei di Mountain Bike sono previsti nel Comune di Monteceneri dal 15 al 18 ottobre 2020. Per gli appassionati di Mountain Bike sarà un’occasione preziosa per ammirare le grandi star della disciplina, primo su tutti l’otto volte Campione mondiale e Campione olimpico in carica, Nino Schurter. Dall’incontro è emerso che la  presenza di spettatori superiore alle mille unità sarà consentita, nel caso in cui le misure di protezione definite dagli organizzatori verranno giudicate adeguate dall’Autorità cantonale.

L’obiettivo di questo primo incontro è stato quello di discutere e coordinare i principali aspetti organizzativi di una manifestazione che saprà certamente attirare sui sentieri del Monte Ceneri numerosi appassionati di questa disciplina sportiva all’indomani della comunicazione del Consiglio federale riguardante i Grandi eventi.

La decisione di autorizzare queste tipo di manifestazioni spetta infatti al Cantone. In questo senso il Consiglio di Stato ha istituito uno speciale Gruppo di lavoro.

Oltre al Presidente del Comitato d’organizzazione dei Campionati Europei di Mountain Bike Marzio Cattani, e a Rocco Cattaneo, Presidente dell’Unione Ciclistica Europea, hanno partecipato all’incontro il segretario generale dei Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, che presiede il Gruppo di lavoro, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo della Sezione del Militare e della protezione della Popolazione Ryan Pedevilla e l’aggiunto e sostituto capo Sezione della Circolazione Aldo Barboni. Presente all’incontro anche il Direttore dell’Agenzia turistica ticinese Angelo Trotta per la visibilità che la manifestazione darà al turismo del nostro Cantone. Ora, la palla passa nel campo degli organizzatori. A loro il compito di costruire un evento divertente, entusiasmante, e sicuro. Competenze ed entusiasmo non mancano.

Nelle prossime settimane, a seconda delle necessità, potranno essere convocate altre riunioni per definire ulteriori dettagli.  

“Le partite con la mascherina? Facciamolo con responsabilità”

“Le partite con la mascherina? Facciamolo con responsabilità”

Ci vorrà la massima collaborazione e responsabilità da parte di tutti gli spettatori e tifosi. Solo così si potranno portare avanti le grandi manifestazioni, in particolare le partite di hockey e di calcio, in un sistema di autorizzazioni e controlli che vedrà il Cantone fortemente coinvolto”. Così esordisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi, all’indomani delle direttive fissate dal Consiglio federale sull’organizzazione degli eventi con più di mille persone a partire dal prossimo 1. Ottobre. “L’autorità federale ha fissato i margini all’interno dei quali dovranno lavorare le società, gli organizzatori di grandi eventi culturali e popolari. I Cantoni dovranno autorizzare tutti questi eventi, nonché controllare che le cose funzionino nei modi previsti”. Ma in concreto come farete? “Abbiamo istituito uno speciale gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, composto da tutte le parti coinvolte. Sarà questo gruppo voluto dal Consiglio di Stato a esaminare quanto si svolge in Ticino per eventi che possono avere più di mille partecipanti”. Ma un ruolo importante lo dovranno avere anche gli organizzatori, pensiamo alle società dello sport d’élite. “Esatto. Credo che la decisione di Berna di permettere partite con la presenza di due terzi degli spettatori rispetto alla disponibilità di posti seduti abbia voluto garantire un numero di persone tale da far sopravvivere le squadre professionistiche. Non sarà facile, anche perché le condizioni sono severe. Per questo occorre che ci sia una disponibilità accresciuta dei tifosi. L’accesso, il deflusso, il modo di assistere alle partite cambierà. Tutti dovranno avere la mascherina. E il Cantone, assieme alle società, dovrà vegliare che tutto proceda per il meglio, in particolare per quanto riguarda la possibilità di tracciamento dei presenti. Inoltre bisognerà essere attenti all’evoluzione di questo virus che, come abbiamo visto per il caso della discoteca nel Mendrisiotto, è ancora presente”. Una nuova normalità impegnativa da trovare per tutta la collettività… “È un tema che si propone a livello mondiale. Per arginare il virus bisogna mantenere alta la guardia. In Svizzera e in Ticino passo dopo passo cerchiamo di fare il meglio, tra necessità, appunto, di normalità, e bisogno di controllo sanitario. È una sfida globale, che ognuno di noi è chiamato ad affrontare individualmente, con responsabilità”, conclude il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi. 

 

“Paletti più larghi delle aspettative”

“Paletti più larghi delle aspettative”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre de La Regione

«Non siamo al 100% dell’occupazione inizialmente auspicata, ma con il 66% almeno abbiamo tolto quella discriminazione che sembrava esserci nei confronti di altre discipline sportive», dice invece da Lugano il Ceo Marco Werder. «Siamo tuttavia felici di sapere che grazie al nostro concetto di protezione i tifosi potranno andare allo stadio e seguire una partita in sicurezza».

Molti tifosi, ma non proprio tutti… «Diciamo che al momento attuale siamo ancora in zona verde, quindi riusciamo a garantire le partite ai nostri abbonati. Anche perché, è naturale, l’effetto Covid s’è fatto sentire: c’è quindi ancora un po’ di capacità, di cui vedremo cosa fare nelle prossime settimane. Certo, però, fa male sapere di avere uno stadio da 7’200 posti e dopo la trasformazione provvisoria delle curve (provvisoria, ripeto) che aumenterà i posti seduti a 5’000, potremo accogliere sole 3’300 persone».

E se improvvisamente la situazione dovesse migliorare? «Se capitasse, oppure se dovesse arrivare sul mercato il vaccino, mi auguro che tale condizione venga rivalutata immediatamente. Nell’attesa cominciamo a organizzarci bene, con questi cinquemila posti a sedere che dobbiamo ancora trasformare, in una situazione ben lungi dall’essere risolta e che causerà costi e minori entrate».

A proposito di spese: l’aumento temporaneo dei seggiolini chi lo pagherà? «È un costo che verrà diviso tra noi e la Città di Lugano».

Intanto si può dire che la decisione odierna cancella i timori di chi, dopo le indiscrezioni del Tages Anzeiger, ipotizzava un ulteriore rinvio dell’inizio stagionale? «I paletti messi da Berna sono più larghi di quanto ci si aspettava». È cautamente soddisfatto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi dopo aver appreso delle condizioni imposte da Berna per poter autorizzare le manifestazioni con più di mille persone. Soddisfazione anche perché «le decisioni del Consiglio federale sono andate oltre quanto posto in consultazione. Attendiamo da Berna ulteriori indicazioni per garantire un’applicazione più uniforme delle misure, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione epidemiologica» aggiunge Gobbi da Lugano, dove si trovava in occasione della giornata del Presidente ticinese. Pur essendo doloroso per il mondo dello sport, questo «è il compromesso che serviva per riuscire a far partire i campionati». Che quest’anno «saranno un po’ alla nordamericana: tutti seduti e, verosimilmente, con qualcuno che passerà a distribuire bibite e cibo tra i seggiolini, anche se questa misura va ancora discussa con i club. I tifosi dovranno fare uno sforzo per adattarsi».

Punto fondamentale per autorizzare eventi con più di mille persone è la capacità di ogni Cantone di assicurare un ‘contact tracing’ efficace in caso di focolaio. Per riuscirci, il Ticino richiamerà in servizio la protezione civile e verrano formate ulteriori persone. Ma se un tifoso si scoprisse positivo, quanti poi andrebbero in quarantena?, chiediamo. «Dipenderà dalle valutazioni dell’Ufficio del medico cantonale», conclude Gobbi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 3 settembre 2020 del Corriere del Ticino

«Sarà un ambiente nordamericano»
Il presidente del consiglio di Stato Norman Gobbi: «Oneri importanti per le società sportive»

«Che sport sarà? Un po’ alla nordamericana, con spettatori più calmi e forse meno passionali». Norman Gobbi lo sa bene: calcio e hockey, con tali restrizioni, non saranno gli stessi. «Gli obblighi di rimanere seduti e di indossare la mascherina limiteranno il tifoso, certo, ma queste misure erano il compromesso per far ripartire i campionati. Un compromesso che sarà doloroso per lo sport, fatto com’è di prestazioni ma anche e forse soprattutto di emozioni. I paletti posti dal Consiglio federale sono comunque più larghi di quelli che ci si aspettava. Un passo nella direzione dei club, anche se tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. Tengo comunque a sottolineare che le società sportive avranno oneri importanti: penso alla gestione dei flussi in entrata e in uscita dagli impianti, così come al controllo degli spettatori durante le partite». Fondamentale sarà il sistema del contact tracing cantonale. Ancora il presidente del consiglio di Stato: «Abbiamo buona capacità di personale, penso in particolare ai militi della Protezione civile già formati. Fondamentale sarà comunque il rispetto minuzioso dei piani di protezione».

 

Allerta idro-geologica

Allerta idro-geologica

Comunicato stampa

A causa delle piogge intense previste dal 28.08.2020 alle 20 fino al 30.08.2020 alle 18, in Vallemaggia, Bellinzonese, Valle di Blenio, Valle Leventina, Locarnese, Luganese, Mendrisiotto, Riviera, Valle  Verzasca e Basso Moesano la Polizia Cantonale, su indicazione dei servizi del Dipartimento del territorio, invita la popolazione a:

  • utilizzare il veicolo privato solo se strettamente necessario;
  • non sostare su ponti o in prossimità di corsi d’acqua;
  • prestare attenzione ai sottopassi, a zone di possibile accumulo di acque e a ruscellamenti di acqua dai versanti;
  • tenere presente il pericolo di scoscendimenti e caduta alberi lungo le vie di comunicazione.

 

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Richiedenti l’asilo: “Fatto grave a Chiasso”

Episodio increscioso avvenuto giovedì notte

Ha rubato un’auto; ha forzato due posti di blocco mettendo in pericolo la vita degli agenti, che hanno dovuto esplodere un colpo di pistola per fermare l’auto. È avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì a Chiasso. Autore? Un richiedente l’asilo libico ospitato nel Centro federale d’asilo di Chiasso. “È un fatto grave – sottolinea il consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi –  che conferma quanto sia delicata e difficile la gestione di quei richiedenti l’asilo che giungono in Svizzera con intenti non legati alla ricerca di un Paese ospitale per ricostruire la loro vita perché minacciati nella loro nazione. Persone – e non sono poche – che non avranno mai la possibilità di ottenere un permesso d’asilo, ma che la Svizzera deve ospitare per dar seguito alle loro domande d’asilo. Spesso sono tossicodipendenti. Da qui la necessità di accelerare le procedure, proprio per limitare gli effetti negativi e pericolosi che queste persone possono arrecare alla nostra comunità”.

Ma com’è la situazione a Chiasso? “Nelle ultime settimane la Polizia ha ricevuto parecchie segnalazioni di richiedenti l’asilo molesti, in particolare perché in preda ai fumi dell’alcol e della droga. È un problema che la SEM (Segretariato di Stato per la migrazione) assieme alle forze dell’ordine (Polizia e Guardie di confine) devono poter gestire al meglio. Ma non è assolutamente facile. Grazie all’attività all’interno e all’esterno delle agenzie private di sicurezza, che fanno direttamente riferimento alla SEM, si cerca di contenere il sorgere di problematiche più gravi, accompagnando e dissuadendo eventuali RA malintenzionati. Ma poi spesso queste persone quando escono – e non possono essere trattenute all’interno dei centri – commettono atti vandalici, furti e disturbo della quiete pubblica”.

Per la popolazione non deve essere facile… “È così, ma l’autorità comunale si impegna con la sua Polizia in collaborazione con gli agenti della cantonale e con gli agenti della sicurezza privata attiva all’esterno del centro a contenere i danni. Sarebbe bello se tutte le persone che giungono da noi per chiedere asilo si comportassero in modo corretto. Così però non è. Ci sono famiglie, ma anche adulti, che davvero hanno bisogno di poter ottenere un permesso per rimanere in Svizzera perché effettivamente minacciati negli Stati d’origine. Ma ci sono persone che abusano della politica d’asilo della Svizzera e nel periodo in cui rimangono da noi spesso rubano o spacciano droga. Lo sappiamo. L’autorità federale ne è cosciente. Si cerca di mettere cerotti. Da parte del Cantone non possiamo mai abbassare la guardia”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.   

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Un cappello necessario per la nostra sicurezza

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 13 agosto 2020 del Corriere del Ticino

Nel suo editoriale apparso su questo giornale il 15 luglio scorso Giovanni Galli scriveva che per convincere le cittadine e i cittadini svizzeri a sostenere il credito per l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento non basterà lanciare slogan. Occorrerà «dare informazioni chiare e concrete sul ruolo della difesa aerea». Ha ragione. Iniziamo allora a precisare che la nostra Costituzione prevede che l’esercito adempia il mandato di difesa della nazione. E per un Paese neutrale come la Svizzera risulta ancora più decisivo essere in grado di proteggere persone, cose e beni da eventuali minacce esterne. L’organizzazione di milizia del nostro Esercito permette di raggiungere l’obiettivo di difesa, coinvolgendo il maggior numero di cittadine e cittadini, che si rendono responsabili e attivi in questa «missione». A patto però che la struttura-esercito sia in grado di operare a favore della protezione a terra e della protezione in aria. Se non ci fosse quest’ultima verrebbe vanificato l’impegno delle truppe di terra. È come se per proteggersi dal sole – mi si passi il paragone – spalmassimo sul nostro corpo la crema solare adeguata, ma in testa non mettessimo un cappellino. L’insolazione sarebbe garantita, nonostante la protezione della nostra pelle. Le forze aeree risultano quindi il cappello necessario per la nostra sicurezza.

Una decisione di principio
Siamo chiamati a sostituire – per la sicurezza della popolazione – i nostri aerei da combattimento entrati in servizio rispettivamente nel 1978 (i Tiger, oggi completamente inadeguati allo scopo) e nel 1996 (gli F/A 18 Hornet, che nel 2030 raggiungeranno la fine della loro vita). I nuovi velivoli avranno un costo massimo di 6 miliardi di franchi e verranno pagati attingendo esclusivamente al budget del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Il 27 settembre dovremo quindi prendere una decisione di principio: aerei per proteggere la popolazione svizzera sì o no.

Le minacce
Facciamo spesso fatica, da cittadine libere e da cittadini liberi, a immaginare che vi siano minacce per la nostra persona, per i nostri beni, poiché siamo abituati a vivere in un sistema politico, economico e sociale stabile. La storia recente del XX secolo con le due Guerre mondiali, le disgregazioni di Stati anche a noi vicini avvenute sul finire del Novecento, nonché la radicalizzazione islamista che ha provocato e provoca il fenomeno del terrorismo, vera piaga di questo inizio di XXI secolo, dovrebbero farci comprendere che le minacce non cessano. Se guardiamo ai prossimi decenni nessuno ci può assicurare che vivremo sempre in pace. E gli sviluppi tecnologici avranno sempre un segno positivo o potrebbero far sorgere – Dio non voglia – albe di guerra?

La difesa della popolazione
Da qui la necessità di disporre di un sistema integrato di sicurezza per la difesa della nostra popolazione. Una rete composta da polizia, pompieri, servizi di ambulanza, in cui l’esercito si inserisce come riserva di sicurezza, sia a terra, sia per la protezione dei voli. In tutte queste «agenzie di sicurezza pubblica» occorre investire, perché esse permettono di mantenere una piazza economica attrattiva, dove la stabilità istituzionale e sociale, oltre all’attenzione ambientale, diventano essenziali vettori di crescita a favore del benessere di ogni cittadina e cittadino elvetico.
Non possiamo permetterci che il nostro Esercito sia un’anatra zoppa. La protezione dello spazio aereo è determinante – anche in tempo di pace – per prevenire, dissuadere e bloccare eventuali minacce. Ogni anno in Svizzera vi sono circa 40 casi in cui un velivolo viola la sovranità aerea, non rispetta le regole del traffico aereo o si trova in una situazione di emergenza tale da richiedere un intervento. Ogni anno le Forze aeree rossocrociate effettuano circa 350 controlli a campione per verificare i dati degli aeromobili. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome il nostro Esercito verrebbe privato di uno dei suoi principali compiti di protezione nella terza dimensione. Senza aerei da combattimento all’altezza di tale nome la sicurezza della popolazione svizzera non sarebbe più garantita. È lo scenario che vogliamo per noi e soprattutto per i nostri figli?

“Si parlava di fine anno”

“Si parlava di fine anno”

Da www.tio.ch

Secondo il Presidente del Governo cantonale, la decisione porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni

Il Consiglio federale ha deciso oggi che dal 1° ottobre saranno di nuovo autorizzate le manifestazioni con oltre 1’000 persone. 

Il Presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, si è dichiarato «sorpreso» dalla decisione. Una scelta inaspettata, come ha spiegato ai microfoni della RSI, «perché nelle scorse settimane, i Direttori della Sanità pubblica avevano espresso un forte scetticismo su un allentamento, e gli scenari parlavano di fine anno, rispettivamente del 31 marzo 2021».
Gobbi ha poi sottolineato che quella odierna «è una decisione che porrà molte competenze e costi sulle spalle dei cantoni, che dovranno poi anche coordinarsi tra loro».
«Non si può considerare un azzardo perché non è esecutiva subito», ha poi aggiunto il Consigliere, spiegando che «bisognerà capire se è solo un ‘contentino’ nei confronti soprattutto degli organizzatori di grandi eventi, come fiere, partite sportive ed eventi culturali, per prendere tempo».
Infatti, la decisione potrebbe presto cambiare: «Hanno deciso oggi di allentare, ma visto che il virus può evolvere molto velocemente, domani la decisione potrebbe non valere già più».

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Da www.cdt.ch

I dubbi di Gobbi: «Non vorrei che fosse un contentino ai club»

Il presidente del Governo ticinese commenta la mossa del Consiglio federale sul limite degli spettatori: «Da qui a ottobre potrebbe cambiare tutto e se del caso non avremo paura a prendere decisioni forti»

Porte aperte a più di 1.000 tifosi negli stadi a partire da ottobre. Il Consiglio federale ha indicato la via. Oneri non indifferenti, tuttavia, ricadranno sui Cantoni. «Ancora una volta, Berna dispone e i singoli governi devono eseguire con tutte le conseguenze del caso in termini di responsabilità e oneri organizzativi» rileva il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi. Che poi ammette: «La decisione del Consiglio federale ci ha un po’ sorpresi. Il motivo? Beh innanzitutto la conferenza dei direttori cantonali della sanità spingeva per un’altra soluzione. Inoltre tra gli scenari che erano stati posti in consultazione un simile allentamento era immaginato per la fine dell’anno o a marzo 2021». Quale, dunque, la lettura da dare a questa nuova accelerazione? Gobbi non usa tanti giri di parole: «Non vorrei che il Consiglio federale abbia voluto dare un contentino ai club sportivi, con il rischio però che a ottobre – dopo aver investito tempo e soldi – le cose prendano tutta un’altra piega».

Già, la variabile impazzita resta l’evoluzione del virus nei vari angoli del Paese. «Detto che nel prossimo mese e mezzo potrebbe cambiare tutto, ora cruciale sarà il coordinamento tra i vari attori. L’obiettivo è quello di impedire che si producano regimi troppo differenti da loro. Se penso all’integrità di un campionato sportivo, sarebbe infatti difficilmente comprensibile accettare partite con zero tifosi e altre con più di 5.000». In questo quadro il Governo ticinese non parte comunque da zero. Per più ragioni. Gobbi fa un esempio concreto: «Le prime partite amichevoli delle squadre di hockey disputate a Biasca hanno rappresentato un primo test sul piano dei concetti di protezione. Poi, naturalmente, sappiamo bene che molto dipenderà dal tipo di infrastruttura chiamata ad accogliere le singole manifestazioni». Aperto questo spiraglio, non si teme però che le società sportive alzeranno il pressing su Palazzo delle Orsoline? Sentite Gobbi: «Lo abbiamo già dimostrato in febbraio, chiudendo per primi le porte degli stadi. Prendere decisioni forti o imporre limitazioni non ci spaventa. E in futuro le cose non cambieranno». No, non è ancora tempo di lasciapassare e del «liberi tutti».

Le scuole riapriranno in presenza.

Le scuole riapriranno in presenza.

Da www.liberatv.ch

La metà dei contagi in Ticino arriva dall’estero.
A scuola la mascherina sarà facoltativa per allievi di medie e post obbligo, per i docenti saranno facoltative durante le lezioni e obbligatorie negli spazi comuni

Come si ripartirà con la scuola a settembre? Se ne è parlato questa mattina in conferenza stampa con Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale. 

Gobbi: “A decidere sono il DECS e il Consiglio di Stato”
“L’ambito scolastico è stato uno di quelli sensibili per noi nei rapporti con i comuni e con la Confederazione. Quello che annunciamo oggi è per tranquillizzare sulla realtà in canton Ticino e permettere a tutti di adeguarsi per tempo alla nuova normalità. Chi è anche genitore di bambini piccoli ha vissuto un lungo momento particolare con i figli a casa, supplendo anche ai docenti: l’obiettivo è non riviverlo. Le decisioni competono all’autorità cantonale, il DECS e il Consiglio di Stato devono decidere in intesa con le autorità sanitari, anche nei passaggi tra uno scenario e l’altro. Serve dialogo coi Comuni ma ciascuno deve rispettare le decisioni di chi ha il dovere di prenderle”.
 

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Da www.rsi.ch

La scuola riprende in presenza
La mascherina non sarà obbligatoria in aula, neanche negli istituti post-obbligatori: così ha deciso il Consiglio di Stato ticinese

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/La-scuola-riprende-in-presenza-13303098.html

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Mascherine, niente obbligo al chiuso.

Da www.laregione.ch

Il presidente dell’Esecutivo Gobbi: ‘Decisione proporzionata’. Ma il direttore sanitario della Clinica Moncucco: ‘Spero che il governo riveda la decisione’

Tanto tuonò che non piovve. Il Consiglio di Stato nella riunione di oggi sul fronte mascherine ha deciso di mantenere lo status quo. Niente obbligo di indossarle all’interno degli spazi chiusi come negozi o luoghi accessibili al pubblico, quindi. Fino al 24 agosto almeno, giorno fino al quale è stato prorogato quanto deciso in precedenza: assembramenti fino a un massimo di 30 persone, obbligo di quarantena al ritorno da un Paese a rischio e tutte le misure per il settore della ristorazione in merito a mascherine per il personale, la registrazione dei dati degli avventori e il limite degli stessi a 100 tra le 18:00 e la chiusura. Ma per ora, insomma, niente obbligo di mascherina al chiuso.
Una decisione che, spiega il presidente del governo Norman Gobbi, «tiene conto dell’evoluzione epidemiologica in Ticino e soprattutto dell’efficacia delle misure attualmente in vigore a livello federale e cantonale». Detta breve: «Il Consiglio di Stato non ravvisa quindi elementi di novità tali da indurci a riconsiderare le misure attualmente in atto, che per il momento riteniamo proporzionate». Eppure tuonò, e mica poco. Il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa si era dichiarato favorevole a quest’obbligo, per non parlare dell’Ordine dei medici del Canton Ticino che, due giorni fa, ha rinnovato l’appello all’Esecutivo di procedere in questo senso.
Cosa ha portato il governo a decidere, per ora, di non estendere l’obbligo? «L’aspetto della proporzionalità», risponde Gobbi a domanda de ‘la Regione’. E spiega: «Da un lato la decisione che abbiamo preso oggi non è ‘sine die’ ma valida fino al 24 agosto, dall’altro siamo pronti ad attuare nuove misure anche in breve tempo». Nel senso che, aggiunge, «se per esempio dopo il rientro dalle vacanze di numerosi concittadini dovesse palesarsi in parallelo un aumento di nuovi infetti, potremmo attuare nuove misure al fine di evitare un secondo lockdown, che non sarebbe umanamente, socialmente ed economicamente sopportabile». Tra queste misure, c’è l’estensione dell’obbligo della mascherina nei luoghi pubblici. Una misura che in Consiglio di Stato «si è ritenuto di essere pronti ad attuare, ma in questo momento vista l’evoluzione epidemiologica sotto i 10 nuovi casi al giorno no». Non è un numero detto a caso, perché Gobbi cita direttamente il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni il quale «alla fine di maggio diceva che fintanto che i nuovi infetti al giorno sono tra 0 e 10 con un contact molto stretto si riesce a gestire correttamente la situazione, oggi ci troviamo ancora con questi numeri e per il governo non è, ripeto, proporzionato attuare nuove misure».

La replica di Garzoni: ‘Una decisione politica’
Alle parole di Gobbi il dottor Christian Garzoni replica, da noi contattato, a stretto giro di posta: «Il numero tra 0 e 10 è un buon indicatore della stabilità della situazione. Numeri bassi e stabili, in Ticino la situazione è positiva. Io capisco che il Presidente del governo senza un’esplosione dei casi ritenga la situazione stabile, ma quella presa oggi è una decisione politica. Il Consiglio di Stato decide di non mettere un obbligo, prendo atto. Il mio appello a tutti resta quello di essere ragionevoli e di indossarla lo stesso, anche senza obbligo nei luoghi chiusi». Perché lo sguardo di Garzoni è rivolto a settembre: «Guardiamo con apprensione al rientro dalle vacanze, negli uffici, nelle scuole, quando staremo all’interno e non più all’esterno. Spero che in previsione di quello che potrebbe essere un problema il governo, in maniera preventiva, per inizio settembre riveda questa decisione alzando l’asticella di sicurezza». Ad ogni modo, Gobbi annota che «evidentemente abbiamo ascoltato le voci dal mondo sanitario, mondo che ha la sua visione: ma dobbiamo tenere conto, come autorità cantonale, di tutte le sensibilità e di quella che è la situazione».
Una situazione che per il Consiglio di Stato, riprende il suo presidente, «indica come la popolazione ticinese continua a comportarsi con prudenza, rispettando le norme di protezione. Ricordiamoci che il virus non è sparito, rimaniamo in una fase di convivenza. Non ci stancheremo mai di ripetere l’importanza di lavare e disinfettare spesso le mani, mantenere la distanza fisica e, laddove non è possibile, indossare la mascherina».
Passando ai numeri, i dati aggiornati al 4 agosto rilevano 22 persone in isolamento e 63 in quarantena o autoquarantena. A queste si aggiungono altre 263 persone in quarantena perché provenienti da Paesi a rischio. E sul tema, tornando sulla polemica innescata da un atto parlamentare del co-presidente del Ps Fabrizio Sirica, Gobbi rammenta che “la possibilità di segnalare alla Polizia cantonale il mancato rispetto di una quarantena non è un invito alla delazione, ma una misura che intende permettere ai cittadini di proteggersi in una situazione dove le regole vengono violate”. Lo strumento principale “resta la responsabilità individuale”, anche sul fronte dell’utilizzo dell’app di tracciamento SwissCovid: “In 15 casi è stato attivato un codice di segnalazione”, dice Gobbi. Concludendo che, comunque, “sono tutti strumenti in appoggio al contact tracing, la principale misura per fronteggiare la pandemia”.

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Da www.laregione.ch

Mascherine raccomandate nei negozi, nessun obbligo
Il Consiglio di Stato ha prorogato le misure attualmente in vigore fino al 24 agosto. Gobbi: decisione proporzionata alla situazione

Mascherina obbligatoria nei negozi, sì o no? Dopo le varie raccomandazioni degli ultimi giorni (tra queste la presa di posizione dell’Ordine dei medici del Canton Ticino, che ha richiesto al governo tramite una lettera di prevedere l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi chiusi accessibili al pubblico), tocca ora al Consiglio di Stato dire la sua.
«Riteniamo che le misure in vigore attualmente sono sufficienti», esordisce il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.  Per questo motivo per le prossime due settimane, ovvero fino al 24 agosto, le disposizioni governative rimangono perlopiù invariate. «Ciò vuol dire che continuiamo a raccomandare l’uso della mascherina negli spazi chiusi laddove non sia possibile mantenere la distanza fisica», aggiunge Gobbi. Raccomandate quindi sì, «ma senza prevedere per ora l’obbligo».
Il motivo di questa decisione? «Una questione di proporzionalità», spiega Gobbi interpellato da ‘laRegione’. Una proporzionalità data anche dal numero giornaliero dei contagi.
«Come diceva il dottor Garzoni – ricorda Gobbi –, finché ci muoviamo in una forchetta tra 0 e 10 contagi giornalieri un buon contact tracing dovrebbe bastare».  
Secondo il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, l’attuale evoluzione dei contagi in Ticino dimostra, tra l’altro, «che la popolazione continua a comportarsi con prudenza».