Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Comunicato stampa

Il Gruppo di lavoro “Grandi Manifestazioni” istituito dal Consiglio di Stato ha concesso oggi l’autorizzazione d’esercizio a tutte le stazioni sciistiche ticinesi, dopo aver analizzato i piani di protezione presentati da ogni singola stazione invernale. Piani che sono basati sulle attuali disposizioni imposte a livello federale.

Nel comunicare tale decisione, lo speciale Gruppo di lavoro evidenzia come le autorizzazioni non avranno una durata illimitata. La possibilità di tenere aperti gli impianti è infatti condizionata all’evoluzione epidemiologica che si registra a livello cantonale, al rispetto dei piani di protezione e a eventuali cambiamenti dell’ordinanza federale.
Per tutte le stazioni sciistiche ticinesi è previsto un contingentamento del numero di sciatori. Una restrizione che permetterà di gestire al meglio e in tutta sicurezza la pratica dello sci a coloro che raggiungeranno le piste.
Nel rispetto delle disposizioni federali e cantonali, anche sulle piste da sci i ristoranti e i bar resteranno chiusi, così come avviene nel resto del Cantone. Sarà tuttavia possibile il servizio d’asporto (take away), ma senza possibilità di consumare direttamente sul posto o nelle immediate vicinanze e in modo da non creare assembramenti con più di 5 persone.
I gestori degli impianti sciistici ticinesi hanno dimostrato una buona capacità di adattamento della loro attività alle condizioni imposte dall’attuale situazione. Saranno chiamati a far rispettare dagli utenti delle piste i piani di protezione prestabiliti. Inoltre il Cantone, in collaborazione con la Polizia cantonale, vigilerà affinché le norme siano rispettate. In caso contrario, come detto, potrebbe essere revocata l’autorizzazione d’esercizio. Per concludere si rinnova agli sciatori l’appello alla massima prudenza.

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna invernale del programma Montagne sicure. Quest’anno la campagna ha un duplice obiettivo: da un lato sensibilizzare la popolazione ad adottare un comportamento corretto in rapporto alle disposizioni anti-Covid, dall’altro sensibilizzare i frequentatori degli impianti sciistici e coloro che decidono di avventurarsi in montagna sui rischi che queste attività comportano.  

La pratica dell’escursionismo richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da una parte la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altra i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano un aumento del numero di vittime mortali nell’alpinismo e nello sci-escursionismo. Per quanto riguarda quest’ultima attività sportiva, tra il 2010 e il 2019 si sono verificati in totale 210 incidenti mortali (un aumento rispetto ai 136 incidenti avvenuti tra il 2000 e il 2009). Dal canto suo l’alpinismo conta purtroppo 238 incidenti mortali. I dati raccolti dalla Polizia cantonale nel 2020 evidenziano 5 infortuni in montagna con esito letale. Nel 2018 si erano rilevati 10 infortuni con esito letale in montagna, mentre nel 2019 i casi registrati erano stati 6.
Il programma di prevenzione Montagne sicure intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri meravigliosi paesaggi innevati, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni. Affinché frequentare le nostre vette sia sempre un piacere, gli specialisti alpini forniscono poche ma indispensabili raccomandazioni da seguire, sia agli esperti sia ai neofiti della montagna: ·

  • Mai avventurarsi da soli in caso di gite, di sci-escursionismo o di sci fuori pista.
  • Pianificare accuratamente le uscite con l’ausilio di una cartina topografica, tenendo in considerazione le proprie capacità fisiche e tecniche.
  • Portare sempre con sé il materiale di sicurezza primario: ARTVA, sonda, pala, farmacia, bibita calda, cartina topografica, provviste sufficienti e un mezzo per comunicare.
  • Non speculare sull’attrezzatura e l’abbigliamento.
  • In caso di poca esperienza rivolgersi alle società alpinistiche o affidarsi alle guide alpine.

In collaborazione con la Cancelleria dello Stato, sarà ulteriormente distribuito il flyer rivolto in particolare ad escursionisti, contenente questi e altri fondamentali consigli di sicurezza. Fra le diverse raccomandazioni, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche, dell’importanza di consultare il bollettino delle valanghe e di informarsi sulle condizioni della neve. 
Con lo scopo di mantenere una linea di continuità del progetto sono inoltre stati prodotti cinque nuovi videomessaggi registrati da specialisti del settore alpino, contenenti consigli per gli escursionisti. Questi filmati saranno diffusi anche sui social dai profili ufficiali della Polizia cantonale e sul canale Youtube della Repubblica e Cantone Ticino.
Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, sono stati creati dei banner con le icone della campagna cantonale di prevenzione sanitaria, i quali saranno posizionati nelle tredici stazioni sciistiche ticinesi.
Da inizio gennaio e fino al mese di marzo sarà inoltre attivo il concorso “Quizneve”. Si tratta di un concorso a premi con domande settimanali che indurrà i partecipanti a navigare sul sito www.montagnesicure.ch per poter rispondere a quesiti di carattere generale su aspetti legati alla sicurezza in montagna.  

Siate prudenti e rispettate le regole, affinché la montagna sia sempre un piacere.  

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

 

Articolo pubblicato nell’edizione dl mercoledì 16 dicembre 2020 del Corriere del Ticino

La proposta è stata rilanciata in un’iniziativa parlamentare generica e interpartitica che propone una riorganizzazione basata sul sistema neocastellano.
Norman Gobbi non esclude la possibilità di lasciare più autonomia alle grandi città.

In Ticino si torna a parlare di polizia unica. Su questo annoso tema si sono nuovamente chinati i deputati Raoul Ghisletta (PS), Massimiliano Ay (PC), Giorgio Galusero (PLR), Michele Guerra (Lega), Claudio Isabella (PPD) e Tamara Merlo (Più Donne), i quali hanno inoltrato un’iniziativa parlamentare generica che propone «una migliore organizzazione della polizia in Ticino». Nell’atto parlamentare, sottoscritto anche da diversi altri colleghi deputati, gli iniziativisti propongono di basarsi sul modello neocastaellano, caratterizzato da una polizia cantonale, da organi cantonali e regionali per orientare l’attività della polizia cantonale (consiglio cantonale di pilotaggio della sicurezza pubblica e consigli regionali di sicurezza pubblica) e agenti di sicurezza comunali non armati con compiti locali specifici. In estrema sintesi, l’iniziativa chiede «di accettare questi tre principi cardine, che consentiranno di varare una riforma volta a raggiungere maggiore razionalità nell’organizzazione della polizia in Ticino».

Lunghe discussioni
Quello della polizia unica è un tema discusso da tempo. Sono infatti passati oltre cinque anni da quando, spiazzando il Parlamento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e costruito insieme ai corpi comunali e regionali».
Ma a che punto siamo su questo dossier ora? Lo abbiamo chiesto direttamente a Norman Gobbi: «Il gruppo di lavoro ‘‘Polizia ticinese’’ deve valutare diversi nuovi scenari, tra i quali inseriremo naturalmente anche questa nuova iniziativa parlamentare. Già in passato il Gran Consiglio aveva corretto le proposte del Governo. E quando fu proposta ed implementata la regionalizzazione della Polizia si è creato un problema: una maggiore frammentazione delle forze di Polizia presenti sul terreno. Nel frattempo sono stati adottati alcuni correttivi. Dopo alcuni anni di applicazione della Legge sulla collaborazione di Polizia qualche problema esiste, riconosciuto a più livelli istituzionali e di polizia. Ad esempio, diversi Comuni hanno espresso le loro perplessità, in particolare sulla possibilità di gestire in autonomia piccoli corpi di polizia. In questo senso, la figura di assistente di polizia risponderebbe a quei compiti di controllo e sicurezza locale cui molti Municipi anelano e potrebbe essere una variante da approfondire». Per Gobbi un altro possibile scenario da approfondire riguarda la revisione della struttura attuale, con tanti piccoli corpi frammentati e pochi corpi cittadini più solidi. «Il Cantone potrebbe occuparsi di tutte le attività al di fuori dei più importanti centri urbani del Ticino. Nelle zone prettamente urbane le polizie comunali dovrebbero implementare maggiormente l’attività di prossimità, già più volte dichiarata come fondamentale dalle stesse, a scapito degli interventi di urgenza e doppioni con la Gendarmeria». Ancora Gobbi: «I centri hanno delle dinamiche differenti rispetto alle zone periferiche. È anche vero che alcune città hanno pure la cosiddetta collina, come succede a Lugano. Però, appunto, nei centri urbani si dovrebbe ragionare sempre di più su un servizio di prossimità sulle 24 ore, in particolare in settori sensibili come le stazioni e i luoghi di assembramento». A livello di tempistiche il gruppo di lavoro non si è ancora espresso. «Finalmente abbiamo tutti i nomi dei rappresentanti comunali, purtroppo ci abbiamo messo un po’ a trovarli», ha aggiunto Gobbi. «Ora dunque si potrà approfondire meglio alcuni scenari indicati dal legislativo». Come ha rilevato il sindacato VPOD, una spinta al progetto della Polizia unica sarebbe arrivata grazie anche alla pandemia e all’instaurazione dello Stato maggiore di Polizia integrato nello SMCC. «Lo Stato maggiore di Polizia ha funzionato bene, soprattutto dal punto di vista dell’ottimizzazione delle risorse e nella definizione degli obiettivi », ha concluso Gobbi. «In un periodo in cui le risorse finanziarie saranno maggiormente scarse è giusto pensare a un sistema più efficiente ed efficace. La riorganizzazione dovrà tenere conto della qualità del servizio, ma con una riduzione generale dei costi del Cantone e dei Comuni. È una sfida alla quale dobbiamo rispondere».

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Comunicato stampa

Si avvicinano le feste del periodo natalizio che quest’anno richiederanno da un lato di rispettare le disposizioni e le raccomandazioni legate alla crisi sanitaria, dall’altro di rispettare comunque sempre la regola di non bere quando si guida per evitare incidenti che potrebbero trasformarsi in tragedia. Anche quest’anno, in base al motto “chi guida non beve”, il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, torna a sensibilizzare la popolazione su questo delicato tema.  

L’alcol al volante continua ad essere uno dei maggiori problemi riscontrati in ambito di circolazione stradale, in quanto una parte consistente degli incidenti è legata all’abuso di alcol. La soluzione per evitare di cagionare danni a sé stessi e agli altri utenti della strada permane sempre la stessa: “chi guida non beve”.
In Svizzera nel 2019, in base alle statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), si sono verificati 3’870 incidenti, la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve fino alla perdita della vita.
In Ticino vi sono stati circa 290 incidenti riconducibili all’abuso di alcol, di questi 212 si sono conclusi con danni materiali mentre hanno cagionato ferimenti o decessi in 85 casi.
A questi numeri si aggiungono quelli relativi alle revoche delle licenze di condurre per chi guida in stato di inattitudine: sempre in Svizzera nel 2019 sono state ritirate 13’128 patenti di guida, mentre in Ticino sono state 951.
Numeri importanti che non possono che rafforzare il messaggio preventivo di non bere quando ci si mette alla guida. Nel caso in cui si sia ecceduto con l’alcol, le migliori soluzioni per il rientro al domicilio sono di utilizzare i mezzi pubblici, il taxi o comunque di farsi riaccompagnare da chi non ha bevuto. Un’altra buona regola è quella di stabilire in anticipo chi guida. È fondamentale in questo caso definire il “safe-driver” il quale si impegnerà a non consumare alcolici e a garantire un rientro sicuro al domicilio. In occasione della campagna di prevenzione sarà distribuito un portachiavi che custodisce una moneta che riporta da un lato la scritta “guidi tu” e dall’altro la scritta “guido io”. Un piccolo sacrificio e una scelta responsabile possono infatti fare la differenza per il conducente e per tutti gli altri utenti della strada. 

«Non sono sorpreso dell’accaduto»

«Non sono sorpreso dell’accaduto»

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino
Era così imprevedibile quanto successo? No, dice l’esperto di terrorismo ed ex capo del Servizio delle attività informative della Confederazione Peter Regli
L’intelligence mette da anni in guardia

È sorpreso da quanto successo a Lugano?
«Prima di tutto sono triste che sia capitato nel mio cantone d’origine. Sono triste anche per il fatto che devo constatare che due signore erano al momento sbagliato al posto sbagliato. Questo fa un po’ parte di questa minaccia terroristica di matrice islamista. L’attentato stesso in fondo non mi ha sorpreso, perché in base alla situazione europea, dove abbiamo avuto attacchi in Francia, in Germania, in Austria… con le reti jihadiste che in parte conosciamo, era una conseguenza diretta. E il nostro Servizio d’informazione con il direttore Gaudin ha sempre reso attenti negli ultimi anni, per tanti anni, che questa minaccia fosse latente e che presto o tardi avrebbe colpito anche la Svizzera».

L’autrice dell’attacco era già nota alle autorità. Cosa è andato storto e cosa bisogna migliorare, concretamente, in futuro?
«Bisogna migliorare molto. Ho sentito Norman Gobbi dieci minuti fa (le 13:50 circa di mercoledì, ndr) su «Blick TV». E siamo pienamente d’accordo: prima di tutto la politica adesso deve rendersi conto che è un problema molto serio, accanto alla problematica COVID. Nell’ambito della COVID-19 Si tratta sempre di decidere fra le nostre libertà e la sicurezza. E nell’ambito terroristico, soprattutto per il terrorismo di matrice islamista, dobbiamo avere più sicurezza e rinunciare un poco alle libertà cambiando certe leggi, ma soprattutto fornendo molto più personale ai nostri corpi di polizia e ai Servizi di informazione della Confederazione se vogliamo che questi attentatori potenziali possano essere osservati ventiquattro ore su ventiquattro».

Non è possibile ora monitorare tutte le persone potenzialmente pericolose?
«No, perché il nostro Servizio di informazioni parla di circa 57 persone che potrebbero subito mettersi in moto e lanciare un attacco. Vorrei ricordare che per osservare una persona sospetta ci vogliono tra 20 e 25 agenti in permanenza. Conoscendo gli effettivi die nostri corpi di polizia, che sono veramente muniti per il bel tempo e qualora ci fosse il brutto tempo i mezzi non bastano, l’ha ripetuto l’onorevole Gobbi. E posso solamente sostenerlo in questa richiesta».

La procuratrice federale Juliette Noto alla «Neue Zürcher Zeitung» recentemente ha detto che gli ambienti radicalizzati in Romandia hanno più contatti con l’estero rispetto a quelli della Svizzera tedesca. Lei cosa osserva nella Svizzera italiana?
«Non posso esprimermi perché non sono più operativo. Sarà però molto importante poter interrogare l’attentatrice per sapere se fosse stata una attentatrice sola, un cosiddetto lupo solitario, o se lei facesse parte di una rete. E come sappiamo queste reti islamiste si basano soprattutto sul cyber: utilizzano le reti sociali. Avendo conoscenze dei suoi contatti forse si potrebbe anche rispondere alla domanda».

Se verranno raccolte le firme necessarie voteremo sulla legge antiterrorismo. Lei cosa pensa della nuova legge? Presenta delle misure sproporzionate o necessarie?
«Sono misure assolutamente proporzionate. Siamo uno Stato di diritto: anche per combattere l’islamismo abbiamo bisogno di leggi molto chiare. Questo aggiornamento della legge è molto necessario».

L’Udc chiede una sessione straordinaria

L’Udc chiede una sessione straordinaria

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione

Mentre i contorni del grave fatto di sangue avvenuto ieri a Lugano sono tutti ancora da definire, l’Unione democratica di centro (Udc) si porta avanti. Il partito infatti ha già chiesto di indire una sessione straordinaria del Consiglio nazionale incentrata sul terrorismo islamico a margine della sessione invernale di dicembre. Fra i temi che si vorrebbero affrontare, ha fatto sapere il capo del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi, vi è la revoca del passaporto ai cittadini con doppia nazionalità sospettati di jihadismo e il divieto per gli svizzeri radicalizzati di tornare in Patria.
La richiesta dovrà essere ora discussa e, eventualmente, approvata dall’Ufficio del Nazionale. In genere le sessioni straordinarie sono programmate il mercoledì dell’ultima settimana di sessione ordinaria, che a dicembre cadrebbe il 16, quando però è già prevista un’altra sessione straordinaria sul tema dell’accordo quadro con l’Unione europea. Anche questa chiesta dall’Udc.

Gobbi: ‘Più strumenti preventivi’
Dal canto suo, il presidente del governo ticinese Norman Gobbi si è rammaricato ieri al radiogiornale della Rts del fatto che il sistema legislativo non permetta di mettere determinati soggetti sotto controllo o in stato di fermo a titolo precauzionale. Secondo Gobbi, i direttori cantonali della Giustizia hanno già chiesto di rafforzare le leggi federali in questo senso, “in quanto si devono avere anche gli strumenti per intervenire nella prevenzione”.

Consiglio federale costernato
Intanto sull’accaduto si è espresso anche il Consiglio federale, che si è dichiarato costernato e ha espresso il proprio sostegno al Ticino. Lo ha dichiarato ieri il portavoce dell’esecutivo. André Simonazzi ha aggiunto che il governo si augura un pronto ristabilimento delle persone ferite. Già martedì in serata la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha contattato Gobbi per esprimergli solidarietà e sostegno. E proprio ieri si è tenuta online la seconda edizione del convegno organizzato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza nel quadro dell’attuazione del Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Lugano, l’ombra del terrorismo

Lugano, l’ombra del terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione

L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino

L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.

«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.

Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.

Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.

L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.

Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.

Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.

Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.

«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».

Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.

Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.

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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”

Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233

“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”

La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.

Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.

“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.

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Da www.rsi.ch/news

“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705

(Dal minuto 32.15)

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Discusse l’organizzazione e le modalità operative di collaborazione messe in atto dai vari Corpi di polizia ticinesi, sotto la responsabilità della Polizia cantonale, nell’ambito della prima fase della Pandemia legata al COVID19, nonché l’istituzione di un Gruppo di lavoro Cantone-Comuni relativo all’impiego di sistemi di videosorveglianza.

L’incontro odierno ha favorito il confronto tra i principali attori istituzionali responsabili della sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il procuratore generale Andrea Pagani, i capodicastero sicurezza dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali.

La situazione sanitaria legata al COVID-19, che stiamo vivendo in questo periodo, ha caratterizzato parte dei temi all’ordine del giorno. In quest’ambito si è discusso della eventuale modalità di lavoro che le forze di Polizia ticinesi potrebbero mettere in campo in caso di un ulteriore peggioramento della situazione. Questo basandosi sulle esperienze vissute tra marzo e giugno scorsi. In particolare, oltre alla presentazione della struttura organizzativa aggiornata dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta e dello Stato Maggiore di Polizia, è stata condivisa e confermata l’importanza a livello operativo di un’unica condotta e di una pianificazione centralizzata, agevolata da una regolare attività di comunicazione tra i partner di Polizia dislocati sul territorio cantonale.  

Indirettamente correlato al tema della pandemia, è stato pure discusso il condono dei contributi finanziari per coprire parte degli impieghi di mantenimento dell’ordine che i club sportivi sono tenuti a versare per quanto riguarda la stagione agonistica 2019/2020, interrotta anzitempo. Il Governo e i Comuni coinvolti hanno approvato il condono non volendo pesare ulteriormente sulle casse dei club sportivi, già particolarmente colpite da un punto di vista finanziario in questo difficile momento.

Si è inoltre discusso sullo stato della modifica della Legge di Polizia concernente la competenza anche per le Polizie comunali di utilizzare i sistemi di videosorveglianza mobile (bodycam-dashcam). È stato proposto di costituire un gruppo di lavoro Cantone-Comuni per questa attività di sorveglianza pubblica, alfine di chiarire tutti gli aspetti legati all’impiego anche da un punto di vista del rispetto della protezione dei dati. Per quanto riguarda il tema specifico dell’utilizzo della strumentazione bodycam-dashcam, è stato deciso di implementare un progetto pilota, gestito dalla Polizia cantonale in collaborazione con la Polizia Città di Lugano.

Infine, sono state fornite informazioni sull’avanzamento dei lavori del Gruppo di lavoro Polizia Ticinese.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 5 marzo 2021.       

SÌ all’acquisto di nuovi aerei da combattimento – un impegno per la sicurezza

SÌ all’acquisto di nuovi aerei da combattimento – un impegno per la sicurezza

L’elettorato svizzero è favorevole all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il Sovrano ha quindi preso una decisione fondamentale: vuole continuare a mantenere una forza aerea.
Gli aerei da combattimento in servizio dal 1978 e dal 1996 saranno sostituiti da nuovi aerei per un massimo di 6 miliardi di franchi svizzeri. La sostituzione proteggerà il nostro spazio aereo e la popolazione del nostro Paese dalle minacce aeree per i prossimi 30-40 anni a partire dal 2030. Il “sì” non di parte prende atto con soddisfazione del lungimirante “sì”.

La nostra sicurezza è garantita da un’intera alleanza: ambulanza, polizia, pompieri, protezione civile e anche l’esercito come ultima riserva di sicurezza a terra e in aria. Come ha dimostrato la campagna Yes, tutti i componenti di questa catena dipendono dalle competenze e dalle risorse necessarie per svolgere il loro compito. Di conseguenza, il Comitato del Sì è soddisfatto del sì all’acquisto di nuovi aerei da combattimento. Il popolo dà così un voto lungimirante per essere preparato ai pericoli più diversi e per non pensare a combattere le crisi quando sono già presenti. Un sì ai nuovi aerei da combattimento è anche un importante segnale internazionale che la Svizzera prende sul serio la sicurezza del suo Paese e la difesa della sua indipendenza e neutralità. Durante la campagna elettorale, il comitato ha ripetutamente fatto riferimento al fatto che la Svizzera ha bisogno di un’aviazione militare perché sono in gioco il futuro della politica di sicurezza nel suo complesso, la nostra politica estera e di pace e la credibile neutralità. Inoltre, durante tutta la campagna elettorale è stato indiscusso da parte degli oppositori che abbiamo bisogno di una difesa terra-aria. Il comitato non di parte presuppone pertanto che il PS e i Verdi accettino anche il relativo credito per l’approvvigionamento.

Le alternative del GSoA sono fallite
I cittadini non si sono lasciati intimidire dalla campagna polemica di paura del gruppo per una Svizzera senza esercito (GSoA) e SP, preparata da anni. Guidata dal GSoA, la parte del “No” ha proposto attori abbaglianti o argomenti ipocriti che andavano ben oltre i confini della verità e che quindi non trovavano la maggioranza: A causa dell’approvvigionamento, non mancano i fondi nel settore dell’assistenza e dell’AVS. Fu subito chiaro alla gente che si trattava di stanziare le finanze dell’esercito e che il denaro non sarebbe mancato in altri settori. Ma non è stato solo nel finanziamento del progetto di legge che il GSoA ha superato il suo margine di manovra argomentativo. Fino alla fine, il GSoA non è riuscito a convincere la gente dell’idoneità delle sue proposte alternative. Per coloro che hanno l’abolizione dell’esercito nel loro programma di partito o a loro nome appaiono rapidamente trasparenti se le alternative presentate non volano abbastanza in alto o non possono volare abbastanza velocemente.

Ampio comitato per il successo
Sotto la guida dell’Associazione per una Svizzera sicura, i rappresentanti del PLR, dell’UDC, del PPD, del BDP, del liberale-verde, della Lega dei Ticinesi, dell’EVP e di diverse organizzazioni come Swissmem, l’Associazione svizzera dei datori di lavoro, Aerosuisse, l’Associazione svizzera degli ufficiali (SSU), l’AVIA – Associazione degli ufficiali delle Forze aeree, l’Associazione svizzera degli sport di tiro e altri si sono adoperati per l’acquisto di nuovi aerei da combattimento. In una fase iniziale, il comitato ha creato trasparenza con un codice di condotta per garantire che non vengano accettati fondi da aziende e paesi produttori che hanno un interesse diretto o indiretto nell’acquisto di nuovi aerei da combattimento o di un nuovo sistema terra-aria. La campagna si è basata piuttosto su un approccio integrativo fin dall’inizio, in modo che oltre 2000 persone abbiano potuto partecipare alla campagna “Sicurezza Sì”.

Palla ora alla DDPS
Spetta ora al DDPS completare la valutazione entro la primavera del 2021 e al Consiglio federale prendere la decisione sul tipo nell’estate del 2021. Questo rimane importante in tempi di libri degli ordini vuoti e di ridondanze: Per il nuovo caccia, il produttore selezionato deve compensare il 60 per cento del valore del contratto con l’assegnazione di contratti in Svizzera. Ciò garantirà diversi posti di lavoro altamente qualificati nei prossimi decenni e contribuirà a far sì che, in tempi di Corona, i posti di lavoro non vengano tagliati, ma piuttosto ampliati e garantiti sulla base di ordini supplementari.