Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Dal Giornale del Popolo | Le considerazioni del consigliere di Stato dopo la firma della Convenzione e l’incontro con Francesco

Nel suo intervento prima della firma dell’accordo lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la “chiesa rossa” perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2.500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia dei Sassi Grossi di Giornico, nella Valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai confederati San Nicolao della Flüe (1417-1487) su tale argomento: «Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto».

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzerotedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra…

Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa… La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei Cantoni cattolici… Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “liberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

… che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla Prima Lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue:

«Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie papa Francesco.»

 

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi a Chiasso il proprio omologo Baschi Dürr, Direttore del Dipartimento di giustizia e sicurezza del Semicantone di Basilea-Città. La riunione ha permesso ai due Consiglieri di Stato di confrontarsi su diversi temi legati alla sicurezza transfrontaliera e ai fenomeni migratori, ma anche sulla situazione attuale del mercato del lavoro in Ticino.

Il vertice fra le due delegazioni, organizzato al Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso, ha anzitutto permesso di analizzare la situazione attuale alla frontiera sud della Confederazione, in relazione ai fenomeni migratori che hanno interessato a partire dall’inizio dell’estate la vicina Lombardia. Sempre in tema di sicurezza, è stato approfondito il fenomeno del «turismo criminale», che suscita costante preoccupazione soprattutto nel Sottoceneri. In conclusione, i Consiglieri di Stato hanno affrontato anche il tema delle possibili collaborazioni fra le varie forze di intervento.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, sono stati in seguito discussi anche temi legati alla dimensione economica e alle tendenze in atto sul mercato del lavoro ticinese. Il Consigliere di Stato Baschi Dürr è stato orientato in modo approfondito sulle dinamiche che si sono prodotte in Ticino negli ultimi anni – a partire dall’entrata in vigore dell’Accordo fra Confederazione e Unione europea sulla libera circolazione delle persone – e sulle politiche adottate dal Cantone in materia di permessi per gli stranieri.

L’incontro odierno ha offerto la rara e preziosa occasione per un confronto politico ad alto livello, fra due Cantoni che condividono la posizione transfrontaliera e le sfide che essa comporta. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato per l’occasione accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal Vice-comandante del Corpo guardie di confine della Regione IV Fabio Ghielmini, da Thomas Ferrari (Capo della Sezione della popolazione) e da Stefano Rizzi (Direttore della Divisione dell’economia). La delegazione del Consigliere di Stato Baschi Dürr comprendeva invece per la Polizia cantonale il Comandante Gerhard Lips e il Responsabile delle formazioni speciali Peter Kötter, la Direttrice dell’Ufficio economia e lavoro Nicole Hostettler e la coordinatrice per l’asilo Renata Gäumann.

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

Da Mattinonline.ch | Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è te­nuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha ap­provato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulte­riori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei con­trolli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare se­guito alla volontà parlamentare. Ab­biamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segna­lare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno se­gnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità. Il test ha mostrano come gli automo­bilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già rag­giunto i 150 km/h. Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sen­sibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preven­tivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richie­ste, per come sono state formulate. In­tendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Po­lizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali sa­ranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automo­bilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di ve­locità in tutto il Cantone, per indivi­duare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta! Inoltre dovremo rafforzare il coordi­namento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrap­posizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci per­metterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.

Sarà ancora più importante posizio­nare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consul­tiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti po­litici in materia di sicurezza per i co­muni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addi­rittura – in un momento di disatten­zione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è im­mune, neanche il Direttore del Di­partimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’im­portanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Cinque nuovi secondini ticinesi

Cinque nuovi secondini ticinesi

Da CdT.ch | Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale

Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono cinque i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo: Thea Buletti, Massimiliano Busacca, Diego Giambonini, Dejan Jevremovic, Kemal Güven Yilmaz.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica “con particolare soddisfazione che l’agente Thea Buletti è stata premiata per aver conseguito la miglior media d’esame tra gli agenti provenienti dai cantoni aderenti al concordato latino”.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie cantonali il Direttore Stefano Laffranchini, il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi, il collaboratore dello staff e della formazione Jean-Claude Corazzini e il collaboratore alla formazione Valentino Luccini.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – come precisato nella nota – “si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali”.

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Protezione della popolazione – Due giorni di formazione

Comunicato Stampa del Dipartimento delle istituzioni | Le Tre Valli ospiteranno mercoledì 21 e giovedì 22 settembre 2016 due edizioni del corso «SMEPI 16», una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si svolgeranno a Biasca, Bodio, Personico e Pollegio.

Da alcuni anni la Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione propone moduli di formazione per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione delle situazioni che vedono entrare in azione lo Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI). L’edizione 2016 prevede due giornate di esercitazioni, durante le quali una quarantina di operatori avranno la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche.

Per l’occasione sono stati preparati quattro scenari: l’esplosione di un forno industriale, un incidente di canyoning in Val d’Ambra, un incidente causato da un pirata della strada a Biasca e un franamento in una cava di estrazione di granito di Personico. I partecipanti avranno così la possibilità di esercitare in modo pratico l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza, applicare i protocolli di condotta e assumere le funzioni di capo dello Stato Maggiore e di capi dei servizi chiamati a intervenire sul posto.

A occuparsi degli aspetti logistici del programma di formazione sarà il Corpo civici pompieri di Biasca, con la supervisione della Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione. Le piazze di lavoro saranno predisposte in modo da non provocare disagi al traffico e per la popolazione.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).

Intelligence: sicurezza al servizio della libertà

Intelligence: sicurezza al servizio della libertà

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Il contesto internazionale in continuo mutamento pone nuove sfide alla sicurezza dei cittadini. Gli Stati sono chiamati a dotarsi di strumenti efficaci e adatti a combattere le azioni criminali, annientandone i germi sul nascere. Una missione particolarmente complessa, perché l’evoluzione della tecnica non sfugge agli ambasciatori di morte e violenza. Il terrorismo internazionale e le organizzazioni malavitose sfruttano le nuove tecnologie, si annidano in posti che mai avremmo pensato essere in pericolo, come accaduto qualche mese fa sul tranquillo lungomare di Nizza.

Non intendo alimentare allarmismi – anche perché la Svizzera non risulta essere negli obiettivi primari del terrorismo – ma sarebbe irresponsabile chiudere gli occhi «perché tanto qui non succederà mai». Probabilmente è una frase di cui erano convinti anche coloro che hanno incrociato la furia omicida che ha barbaramente colpito l’Europa e non solo. La Svizzera non è immune a quanto succede nel resto del mondo e il rischio zero non esiste. Secondo un rapporto della Confederazione, dai 300 ai 400 giovani in Svizzera simpatizzano per l’ISIS, con il serio rischio di radicalizzazione che ne consegue. Tant’è che in aprile abbiamo appreso la notizia dell’arresto di un presunto jihadista che frequentava quotidianamente il nostro cantone.

Dobbiamo inoltre potenziare i nostri vaccini contro le organizzazioni mafiose, proprio perché, ancora una volta, i fatti ci mostrano una realtà preoccupante: dalla cellula ’ndranghetista istallata da anni a Frauenfeld fino al «banchiere» arrestato nel 2014 e da alcuni anni in Ticino, accusato di associazione mafiosa, traffico di droga e armi, usura ed estorsione.

Chi s’impegna giorno dopo giorno nella difesa della nostra sicurezza reclama da tempo strumenti più efficaci contro le organizzazioni criminali. La nuova legge sulle attività informative (LAIn) – in votazione il prossimo 25 settembre – vuole dotare l’intelligence elvetica degli strumenti adatti a combattere questi nuovi pericoli. Attualmente, a titolo d’esempio, il Servizio delle attività informative della Confederazione può acquisire informazioni soltanto in luoghi pubblici, ostacolando indagini cruciali per l’ordine pubblico. La nuova legge invece permetterebbe finalmente all’intelligence elvetica di monitorare computer e telecomunicazioni, e di impiegare apparecchi di sorveglianza nel privato. Sono accorgimenti fondamentali per l’efficacia delle nostre indagini.

La nuova legge non offrirà solo degli strumenti migliori agli 007 svizzeri, ma rafforzerà pure il controllo sulle procedure di raccolta d’informazione, per garantire una maggior tutela della privacy. La vigilanza sarà esercitata dal Tribunale amministrativo federale, dal Consiglio federale, dagli organi parlamentari e da una Commissione indipendente di controllo. Le informazioni non collegate a gravi minacce dovranno essere distrutte, evitando qualsiasi deriva.

Si tratta dunque di una legge che non sacrifica la libertà sull’altare di una sicurezza soffocante. Il testo di legge su cui ci esprimeremo non getta in alcun modo le basi di uno Stato ficcanaso e orwelliano come i contrari continuano a far credere, con una buona dose di ideologia sempre diffidente verso chi deve assicurare l’ordine pubblico.

La libertà individuale è un principio fondamentale sul quale si basa lo Stato di diritto, ed è essenziale tutelarla senza contrapporla alla sicurezza individuale e collettiva. Uno Stato sicuro è uno Stato moderno che si adatta all’evoluzione dei tempi e aggiorna i propri strumenti, senza mai dimenticare che la sicurezza è sempre e comunque al servizio del nostro bene più grande: la libertà.

Per questi motivi invito tutti i cittadini a votare sì domenica 25 settembre alla nuova Legge federale sulle attività informative (LAIn).

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Radar «Le segnalazioni non hanno funzionato»

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi ritiene controproducente annunciare i dispositivi mobili 200 metri prima della loro ubicazione Sarà impossibile rispettare la volontà del Parlamento, ma si studiano alternative – Le simulazioni della polizia

«Così come formulata, non sarà possibile tradurre la richiesta del Gran Consiglio». Norman Gobbi esce allo scoperto e, a esattamente 5 mesi dalla decisione favorevole della maggioranza parlamentare, si esprime negativamente circa la possibilità di segnalare i radar mobili tramite la posa di un cartello 200 metri prima della loro ubicazione. Un’indicazione, questa, che era scaturita dal dibattito su due mozioni del 2014 targate Fiorenzo Dadò (PPD) e dall’allora deputato Marco Chiesa (UDC), volte a incentivare l’aspetto qualitativo e non quantitativo e finanziario dei controlli. «Dopo il voto in aula – spiega il direttore delle Istituzioni – è stata fatta una valutazione strategica per capire in che modo dare seguito alla volontà del Parlamento».

E la riflessione ha avuto molteplici declinazioni, in primis pratiche. «Abbiamo ordinato al reparto Gendarmeria stradale della Polizia cantonale di effettuare tre tipologie di controlli su un determinato tratto di percorrenza» indica Gobbi. Per poi precisare: «Si è trattato di un controllo radar normale, di uno segnalato e infine sempre di uno segnalato ma seguito, 300 metri dopo, da un radar amico, destinato a riverificare la velocità precedentemente accertata». Ebbene, dalla speciale operazione sono emersi dei risultati piuttosto chiari, che verranno inseriti nel rapporto dipartimentale.

«Come avviene con i radar fissi – evidenzia Gobbi – anche per i dispositivi mobili è stato riscontrato che l’automobilista frena all’altezza del controllo, ma subito dopo torna a schiacciare il gas». E a smascherare questa tendenza è stato per l’appunto il radar amico, attivo in seconda battuta. «Parliamo oltretutto di superamenti importanti della velocità, come nel caso più eclatante che ha visto un conducente rispettare il primo radar segnalato e con esso il limite di 100 chilometri all’ora, per poi però essere pizzicato a 150 all’ora 300 metri dopo».

Più probabile un avviso generico

Da qui, dunque, la constatazione che una segnalazione visiva prima dei dispositivi non risponde «allo scopo educativo e di prevenzione perseguito con i controlli radar» rileva Gobbi. E quindi, la richiesta del Parlamento rischia di restare lettera morta? chiediamo al consigliere di Stato: «Stiamo esaminando altre possibilità – afferma –, come potrebbe essere per esempio la segnalazione generica all’automobilista delle aree o delle regioni nelle quali saranno effettuati dei controlli stradali».

Alla ricerca di trappole

Il lavoro delle Istituzioni non si è ad ogni modo limitato a un tentativo di applicazione concreta della richiesta del Gran Consiglio. Sì perché, oltre alla segnalazione visiva dei controlli, dal dibattito in aula era altresì emersa la volontà di porre un freno a quei controlli radar definiti come «trappole per far cassetta», in quanto eseguiti magari in tratti stradali in leggera discesa o in zone discoste, fuori abitato.

«Su nostro impulso – annuncia Gobbi – e in collaborazione con il Dipartimento del territorio censiremo i limiti di velocità presenti su tutto il territorio, strade cantonali in primis, al fine di individuare quei casi di conflitto, percepiti un po’ come trabocchetti, dove sono per esempio presenti tre segnaletiche differenti nel giro di 500 metri». Ma non solo: anche dove il limite segnalato, visto l’assenza di abitato e di immissioni di traffico importanti, è da considerarsi non corretto. Un esempio? «A differenza di quanto riportato nelle scorse settimane, sul tratto stradale che da Paradiso porta all’entrata autostradale di Lugano Sud non è nostra intenzione posare un radar fisso ma adeguare il limite di velocità da 60 a 80 chilometri orari, con la possibilità – in caso di code – di un adeguamento verso il basso tramite dei cartelli modulabili».

Più in generale – conclude Gobbi – «vogliamo rafforzare il coordinamento tra Cantonale e polizie comunali, con queste ultime che saranno obbligate a segnalare su una piattaforma interna i luoghi e i momenti in cui faranno i controlli, così da evitare sovrapposizioni e al contempo permettere un’analisi della qualità delle verifiche stradali».

L’explosion des coûts

L’explosion des coûts

Da La Liberté | Avec la hausse des frais liés à l’asile, les cantons comme le Tessin craignent le pire pour leurs finances

«En ce qui concerne la migration, nous sommes la Grèce et l’Italie de la Confédération!» Norman Gobbi, chef du Département des institutions du Tessin, a un sens particulier de la géographie. Plus de 80% des migrants arrivant en Suisse passent par Chiasso. Ces arrivées commencent à peser sur les finances cantonales: rien que la gestion des requérants d’asile attribués au Tessin a entraîné un surcoût de plus de 5 millions de francs au cours du premier semestre de cette année.

Et c’est sans compter le centre temporaire créé fin août à Rancate que le canton doit cofinancer avec la Confédération. Il peut accueillir le temps d’une nuit jusqu’à 150 migrants ne souhaitant pas demander l’asile politique et qui seront reconduits en Italie. D’autres mesures à la charge du canton et de la Confédération, qui ne peuvent être dévoilées pour des raisons de sécurité, ont encore été adoptées.

Loyer mensuel à 650 000 francs
Afin de réduire les dépenses qui explosent, Norman Gobbi prône la protection des frontières avec une clôture virtuelle, grâce au travail coordonné des forces de l’ordre et un tri plus sélectif. «Les chiffres baissent, mais les gardes-frontière ont encore enregistré plus de 1300 arrivées entre le 15 et le 21 août, s’alarme le conseiller d’Etat. Les deux tiers de ces personnes ont été renvoyées en Italie. La plupart ne réclament pas l’asile en Suisse, mais veulent se rendre en Allemagne. Nous ne voulons pas devenir un couloir.»

En Valais, seconde porte d’accès au pays pour les migrants sans visa, Roger Fontannaz, chef de l’Action sociale à l’Office de l’asile, voit aussi les coûts monter en flèche. Les dépenses pour la prise en charge des demandeurs d’asile et des réfugiés sont passées de 42 millions de francs en 2013 à 48,7 millions en 2015. Le Nouvelliste rapportait récemment que le seul loyer mensuel pour loger les réfugiés et les requérants d’asile dans le canton s’élève à 650 000 francs.

Plus de coûts de personnel
«La population à prendre en charge est sans cesse croissante, ce qui engendre des coûts de personnel plus importants, lesquels
ne sont que partiellement compensés par les forfaits versés par la Confédération», souligne Roger Fontannaz. Des forfaits qui correspondent à un versement initial unique de 6000 francs aux cantons pour l’intégration et à environ 18 000 fr. par requérant ou réfugié par an.

Par ailleurs, les mineurs non accompagnés sont toujours plus nombreux. «Cette catégorie nécessite un encadrement et un suivi plus importants que les adultes, poursuit le Valaisan. Cela engendre encore des frais additionnels qui ne sont pas couverts par Berne.» Tout comme la prise en charge croissante de requérants ou de réfugiés vulnérables en institutions spécialisées, dont les coûts sont plus élevés que dans les structures ordinaires de l’asile. Et les frais de santé pour ces personnes sont en augmentation constante.

Les cantons frontaliers avec l’Italie ne sont pas les seuls confrontés à l’augmentation des dépenses liées à l’asile, puisque les requérants sont proportionnellement répartis dans les cantons selon leur population. D’ailleurs, en mai déjà, Vaud et Genève admettaient craindre devoir débourser pour 2016 quelques dizaines de millions de francs de plus que prévu pour l’asile.

Secrétaire générale de la Conférence des directrices et directeurs des affaires sociales (CDAS), l’organe qui coordonne la collaboration entre cantons dans le domaine de la politique sociale, Gaby Szöllösy constate que tous les cantons sont soumis à une pression grandissante: «La hausse du nombre d’arrivants, et le taux élevé, dépassant les 50%, de ceux qui sont reconnus comme réfugiés ou provisoirement admis, entraînent des frais croissants pour les cantons», assure-t-elle.

Une étude sur les coûts

Charles Juillard, président de la Conférence des directrices et directeurs cantonaux des finances (CDF), abonde. «Le forfait qui leur est attribué par la Confédération, inchangé depuis une dizaine d’années, ne suffit plus», soutient-il. Afin de trouver des solutions avec Berne, et d’avoir des chiffres pour appuyer les requêtes des cantons, le Jurassien a lancé une étude pour connaître plus précisément les coûts de l’asile.

De nombreuses nouvelles dépenses viennent se greffer aux charges cantonales, observe le ministre. Exemple: vu le nombre croissant de requérants et de réfugiés, les examens médicaux à l’arrivée dans les centres fédéraux sont devenus plus superficiels. «Dans certaines structures d’hébergement, des maladies ont été décelées, comme la gale, éclaire Charles Juillard. Rien de contagieux ou mortel, mais cela a suffi pour inciter plusieurs cantons à effectuer un second contrôle sanitaire auprès des nouveaux arrivants.»

De son côté, la Confédération voit elle aussi son budget 2017 grevé par les dépenses liées à l’asile, notamment à cause de l’augmentation attendue des forfaits destinés aux cantons pour l’aide sociale.

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Polizia e cittadini: un connubio vincente contro i reati

Dal Mattino della domenica | Non solo emergenza migranti per la Polizia quest’estate. Malgrado la forte pressione alla frontiera e il necessario dispiegamento di forze per far fronte alla situazione che si è palesata quest’estate, i nostri agenti non hanno smesso di lavorare su tutto il territorio per la gestione ordinaria della sicurezza dei ticinesi. I risultati parlano chiaro: un calo dei furti nelle abitazioni del 30% nei primi mesi del 2016.

Se n’è parlato per tutta l’estate: l’emergenza migranti tra Chiasso e Como e il dispositivo messo in piedi dalle forze dell’ordine (Guardie di confine, Polizia cantonale e polizie comunali) per gestire la situazione è stata ampiamente discussa e commentata dai media e dall’opinione pubblica. Situazione che, grazie all’ottimo lavoro di tutti gli attori coinvolti è stata gestita egregiamente e l’operato del nostro Cantone – che ha saputo mostrare ancora una volta un lavoro degno dell’efficienza “made in CH” – è stato anche elogiato di recente dalla Confederazione.
Il tema che ha scaldato gli scorsi mesi estivi è stato quindi quello della gestione dei flussi migratori e più volte ho commentato i fatti che hanno implicato un’attività straordinaria della nostra polizia.

Ma l’attività ordinaria di polizia non si è fermata. Anzi! I nostri agenti hanno continuato nello svolgimento delle loro mansioni a favore della nostra sicurezza. Nel bilancio estivo della Polizia cantonale troviamo cifre molto rassicuranti: in generale, sul nostro territorio, si segna un calo dei furti con scasso del 30% nei primi otto mesi del 2016, con dei picchi che toccano un -55% nel Locarnese e un -50% nel Mendrisiotto. Un risultato importante se pensiamo che in estate, a causa soprattutto di partenze per vacanze, i furti solitamente tendono ad aumentare. Tornando inoltre a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto uno dei record più positivi a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto di una maggiore e migliore presenza sul territorio da parte della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, e della collaborazione attivata in quest’ambito anche con le Guardie di confine. Un importante contributo in questo senso da parte del mio Dipartimento è stata la regionalizzazione della Gendarmeria. Un progetto di riorganizzazione che ho voluto introdurre e che ha permesso di riportare fisicamente i nostri agenti più presenti sul terreno, a contatto con la popolazione.

E sono anche i cittadini, tutti i Ticinesi, ad aver contribuito a ottenere questo risultato. È importante ricordarlo: i cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio. E il compito della sentinella è quello di allertare e segnalare alle forze dell’ordine le situazioni sospette che spesso portano a dei fermi.
In generale è proprio questo che fa la differenza sul nostro territorio, ticinese e svizzero: la collaborazione tra cittadino e autorità. Tutto questo contribuisce ad alimentare il senso di sicurezza collettivo percepito sul territorio.

Qualcuno potrebbe dire che ora che i reati sono diminuiti così nettamente, non è forse più opportuno tenere la tensione così alta e sarebbe invece il caso di adeguare gli effettivi della polizia alla situazione attuale. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni ritengo invece il contrario! Non dobbiamo abbassare la guardia proprio adesso: bisogna continuare sulla stessa strada. Questi risultati non sarebbero stati possibili senza una maggior presenza degli agenti in divisa su tutto il nostro territorio.
Possiamo ancora migliorare. Lo vediamo soprattutto con la situazione nel Malcantone, dove la diminuzione è stata meno marcata rispetto al resto delle altre regioni. In questa parte del nostro Cantone infatti la presenza della polizia è un po’ meno marcata – per l’estensione del territorio – e la vicinanza con l’Italia offre spesso più vie di fuga ai malviventi. Per questo è fondamentale continuare a lavorare in questa direzione facendo gioco di squadra.

Il connubio tra lavoro delle Autorità, più presenza sul territorio delle nostre forze dell’ordine e il ruolo da protagonisti dei cittadini-sentinella rende il nostro Cantone sempre più sicuro. Continuiamo a lavorare insieme per rendere il Ticino sempre più accogliente. Per la nostra sicurezza e per il nostro benessere.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni