Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Combattiamo l’illegalità unendo le forze!

Dal Mattino della domenica | La scorsa settimana il Ticino ha accolto per la prima volta in Svizzera una conferenza dell’Interpol – l’organizzazione internazionale della polizia criminale – sul fenomeno della tratta di esseri umani. Un evento che ho fortemente voluto sul nostro territorio e che è stato organizzato con una collaborazione tra la nostra Polizia cantonale e la FedPol.

La tratta di essere umani è un fenomeno davanti al quale non possiamo rimanere indifferenti. Un fenomeno che tocca da vicino anche la nostra realtà. Un’opportunità – quella della conferenza – imperdibile per il nostro Cantone; ho insistito parecchio con le Autorità federali affinché l’evento si tenesse sulle rive del Ceresio, per dare l’opportunità a tutte le persone coinvolte – e parlo di partner internazionali – di toccare con mano la situazione del nostro Ticino. Inoltre, va evidenziato che sono momenti privilegiati per conoscere gli attori coinvolti e scambiare metodi di lavoro ed esperienze.

Ho avuto modo di ricordare a tutti i presenti – rappresentanti della Confederazioni compresi – che il nostro bel Cantone nel corso dell’estate è stato sotto i riflettori per l’ondata di migranti che sono giunti alla nostra frontiera. Non dobbiamo dimenticare che siamo la porta d’accesso alla Svizzera e al resto dell’Europa, un territorio di transito, per chi dal Mediterraneo vuole andare verso Nord.

Impossibile, come ho ribadito anche davanti alla Consigliera federale Simonetta Sommaruga, parlare di tratta di esseri umani senza fare nessun collegamento con i flussi migratori e la tratta di migranti. Due crimini connessi da uno stretto legame di parentela. Situazioni come la pressione migratoria che si è verificata al confine sud qualche mese fa, portano infatti con sé una copertura perfetta per le attività delle organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per attività criminali come quella dei passatori. Per i migranti che vogliono raggiungere i Paesi del Nord Europa il confine è visto come un ostacolo, da superare in ogni maniera, anche illegalmente. Ed è in questa situazione che entrano purtroppo in gioco i criminali che approfittano della povertà e della mancanza di prospettive di queste persone: un meccanismo tipico nella tratta di esseri umani.
Buona la collaborazione transfrontaliera

Grazie alla collaborazione tra il nostro Cantone, la Confederazione e le regioni italiane confinanti, sia in termini politici sia di coordinamento tra le forze dell’ordine, abbiamo garantito una gestione ottimale del flusso migratorio. Uno dei nostri obiettivi era anche quello di disincentivare la criminalità organizzata ad operare sul nostro territorio; in questo senso chi opera al fronte per la nostra sicurezza è riuscito a fermare alcuni passatori che stavano cercando di portare illegalmente alcune di queste persone oltre la frontiera. In casi come questi è determinante una solida collaborazione tra tutti gli attori coinvolti sia al di qua che al di là del confine. Un tema che non manco mai di discutere quando ho l’occasione di incontrare i miei partner politici di riferimento oltre Gottardo e negli altri Paesi per gli aspetti di sicurezza.
Una task force contro i passatori

Per far fronte alla problematica legata alla tratta di migranti ho voluto ricordare che il Ticino nel settembre del 2015 ha istituito – come prima nazionale – una Task Force dedicata alla lotta contro l’attività dei passatori. Il Gruppo Interforze Repressione Passatori è composto da rappresentanti della Polizia cantonale, della FedPol e del Corpo delle guardie di confine, e collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania, in modo da disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori.

I risultati ottenuti, da settembre dello scorso anno fino ad oggi, sono soddisfacenti: una quindicina di inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania.
Il Ticino non solo contro i passatori

Il nostro Cantone non si batte unicamente contro i passatori, ma negli anni ha sviluppato degli strumenti operativi contro le attività più infime dei criminali che sfruttano anche il flusso migratorio: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali.

Davanti ai rappresentanti della sicurezza di altri Stati ho quindi ribadito che nel nostro Cantone ci stiamo adoperando per essere un partner affidabile, a livello nazionale e internazionale, nella lotta contro la tratta di esseri umani. È questo che porta a dei risultati: un lavoro serio e quotidiano, in collaborazione con la Confederazione e gli altri Paesi europei. Non sono di certo le azioni improvvisate e declamatorie che aiutano i migranti e tutte le altre vittime di questo crimine. Al contrario! Le azioni di questo tipo sono controproducenti e vanno a complicare il lavoro di coloro che contro questo fenomeno lavorano ogni giorno; azioni che – sottolineo ancora – servono quindi solo ad attirare l’attenzione dei media sugli autori e a impinguare una dubbia campagna politica. Ancora una volta grazie quindi a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che si sono impegnati nel corso dell’estate e continuano a farlo quotidianamente per garantire la sicurezza non solo del nostro Cantone, ma di riflesso anche di tutta la Confederazione.

 

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Una battaglia da vincere insieme

Una battaglia da vincere insieme

Dal Corriere del Ticino | La lotta alla tratta di esseri umani è al centro della 4. Conferenza globale Interpol, per la prima volta in Svizzera Norman Gobbi: «Non servono azioni improvvisate» – Simonetta Sommaruga: «Le soluzioni siano internazionali»

Nascosto e silenzioso. Ma anche globale e affamato di uomini, donne e bambini vulnerabili. Così è stato dipinto il fenomeno della tratta di esseri umani, ieri sera al Grand hotel Eden di Paradiso nell’ambito della 4. Conferenza globale Interpol organizzata per la prima volta in Svizzera. Al centro dei lavori, sino a questo pomeriggio, la lotta alle organizzazioni criminali attive in ambito migratorio, ma altresì nel promovimento della prostituzione o nell’usura. Attività illegali, queste, che anche il nostro cantone conosce da vicino e combatte in prima linea. «Sì, il Ticino rappresenta un hotspot – un punto caldo – per quanto concerne la tratta di essere umani e per questo motivo non è stato a guardare» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Il nostro – ha dichiarato davanti a un centinaio di addetti ai lavori giunti da tutto il mondo – è un contesto particolare non solo per il bel panorama, ma in quanto la scorsa estate è stato confrontato con una pressione migratoria senza precedenti. Un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali».

Gobbi ha quindi menzionato gli strumenti di lavoro e la rete di contatti fatti propri a sud delle Alpi. In primis la task force Gruppo interforze repressione passatori – composta da Polizia cantonale, FedPol e Guardie di confine – sviluppata nel settembre del 2015 e che «nel suo primo anno di attività ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino alla Germania». Ma in precedenza, nel 2005, il Ticino si era dotato pure della TESEU, la sezione ad hoc della Cantonale votata alla lotta della tratta e dello sfruttamento degli essere umani. Su questo tema Gobbi ha quindi precisato: «Sia che si parli di tratta di essere umani che di tratta di migranti, non cambia il nocciolo della questione. Le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore delle loro vittime». Al proposito il consigliere di Stato ha voluto lanciare una frecciatina, riferendosi all’inchiesta in corso contro la deputata del PS Lisa Bosia Mirra. «Un migliore controllo del nostro territorio e della fascia di confine può essere raggiunto solo con nuove collaborazioni e con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti». E ancora: «Così i migranti diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto sostegno ai migranti a tutti i costi hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico».

«Una situazione intollerabile»
«Ma in Svizzera tutti sono d’accordo nel voler sconfiggere il fenomeno; non ci sono differenze politiche» ha da parte sua notato al termine dell’incontro la consigliera federale e ministra della giustizia Simonetta Sommaruga. Quest’ultima nel suo intervento ha posto l’accento sulla necessità – per contrastare la tratta di essere umani – di «soluzioni internazionali, mentre spesso l’orientamento politico privilegia strategie nazionali che rischiano di favorire questo mercato criminale». Sommaruga ha quindi evidenziato l’importanza, oltre alla lotta ai passatori, della tutela delle vittime. «Persone – ha detto – sovente invisibili, ma che subiscono una situazione intollerabile». E secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in ben 812 casi, con il registro del Centro d’assistenza per le migranti e le vittime di tratta delle donne che invece ha registrato 905 interventi.

La consigliera federale ha in tal senso ricordato il piano d’azione contro la tratta di esseri umani varato dalla Confederazione due anni fa, «mentre ora stiamo lavorando a un secondo pacchetto di misure». Perché, ha concluso, «non dobbiamo deludere chi si aspetta una chiara risposta da parte nostra. Ecco perché questa conferenza è preziosa e potrà fornirci nuove soluzioni».

«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

«Contro la tratta e in aiuto delle vittime»

Dal Giornale del Popolo |  L’appello di Simonetta Sommaruga e Norman Gobbi al convegno internazionale dell’Interpol – La consigliera federale ha anche evidenziato come la Svizzera nel 2017 inizierà un secondo piano d’azione sia per colpire i delinquenti sia per aiutare le vittime.

La tratta di esseri umani è un problema che si combatte collaborando. Un concetto chiaro e che è stato ribadito ieri, alla fine dell quarta conferenza globale dell’Interpol che si è tenuta a Lugano. Un evento che si è svolto per la prima volta in Svizzera e ha visto la presenza di esperti da tutto il mondo.

Tra i presenti anche la consigliera federale Simonetta Sommaruga la quale ha ricordato come questo tema sia una delle priorità strategiche del Consiglio federale. «La Svizzera ha elaborato un piano di azione nel 2012 con misure concrete per combattere la tratta di esseri umani e migliorare l’identificazione delle vittime. E anche il perseguimento penale è stato rafforzato, così come la tutela delle vittime», ha detto la ministra della giustizia. La stessa consigliera federale ha poi aggiunto che «negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti nella lotta alla tratta di esseri umani e la conferenza internazionale in Svizzera dimostra come il Paese sia diventato un protagonista nella lotta a questa piaga».

«La formazione del personale è fondamentale»
Sulla migrazione Sommaruga ammette: «Esiste anche questa difficile situazione che colpisce le persone più vulnerabili e i minori. Ecco perché è necessario avere un personale formato adeguatamente. La formazione è altresì utile anche per riuscire a comprendere se un rifugiato è anche una vittima della tratta di esseri umani».

«Dal 2017 entrerà in vigore il secondo piano d’azione»
Dal 2017 entrerà in vigore in Svizzera un secondo piano di azione per combattere la tratta. «Già con il primo programma abbiamo dimostrato la nostra volontà di agire. Un modo di affrontare il tema diverso rispetto a qualche anno fa quando si mettevano in atto solo alcune misure, ma senza una strategia coordinata. Inoltre – ha continuato Sommaruga – la conferenza di questi giorni è stata molto utile per capire meglio il problema e imparare dagli altri come affrontarlo».

«Il nostro Cantone è terreno fertile per passatori»
Da parte sua il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto sottolineare come il Ticino, «più di altri Cantoni, fornisce terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è un ostacolo per quei migranti che
vogliono arrivare in Nord d’Europa e per raggiungerlo oltrepassano il confine della legalità. E una volta fuori dalla legge sono facile preda di organizzazioni criminali».

Lo stesso Gobbi ha rilevato come la tratta di esseri umani e quella dei migranti siano strettamente connesse e legate da un vincolo di parentela. Secondo lui «devono essere affrontate come un unico grave problema in quanto dietro si nascondo organizzazioni di criminali che fanno leva sulla povertà».

In Ticino sono state aperte 15 inchieste in un anno
Il Ticino, ha ricordato il consigliere di Stato, dal 2015 si è dotato, per primo, di una task-force che dedica le attività investigative alla lotta dei passatori. I risultati ottenuti sono confortanti. Nel primo anno di attività il gruppo investigativo ha aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro «Contro la tratta e in aiuto delle vittime» delinquenti ch trasportavano migranti dall’Italia alla Svizzera. «Un’attività che ci ha permesso di meglio comprendere la rete criminale e in particolare la filiera africana che controlla il traffico da Somalia, Eritrea e Nigeria». Gobbi ha anche sottolineato come la Polizia cantonale, già dal 2015, si è dotata del gruppo TESEU che si occupa di tratte di esseri umani e di prostituzione.

In Svizzera, quasi mille interventi in 5 anni
Qualche altra cifra importante l’ha fornita la stessa consigliera federale. Secondo i dati dell’Ufficio federale di polizia (fedpol) tra il 2010 e il 2015 è stato fornito aiuto in 812 casi. Mentre il registro del Centro d’assistenza per le vittime delle tratte di donne e migranti conta 905 interventi. Da notare che in alcune circostanze una persona può apparire in entrambi gli archivi.

Un’altra cifra deve far riflettere: da metà e fino a due terzi di tutti i procedimenti registrati in questo settore e nel promovimento della prostituzione riguardano persone che provengono dall’Europa dell’Est: Romania, Bulgaria e Ungheria in primis.

Il Ticino vuole essere partner affidabile
«Il Cantone – ha continuato Gobbi – vuole essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale per questo motivo ci stiamo attivando per raggiungere nuove collaborazioni allo scopo di migliorare il controllo del territorio e in particolare della zona di confine».

Lo stesso responsabile del DI ci ha confermato come «Berna e in particolare la consigliera federale Sommaruga è molto sensibile al tema. E se è stato istituito questo gruppo attivo da un anno è grazie alla sua e alla nostra volontà. È anche molto sensibile alle vittime delle tratte di essere umani. Proprio perché l’azione deve essere fatta anche in questo senso e non solo colpendo i trafficanti. Le istituzioni hanno bisogno anche dell’aiuto delle vittime per riuscire a colpire i criminali».

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Sforzi comuni per combattere l’illegalità

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Conferenza Interpol contro la tratta di esseri umani

Signora Consigliera federale Simonetta Sommaruga,
Signora Roraima Ana Andriani, Direttrice del Reparto crimine organizzato ed emergente dell’Interpol,
Signora Nicoletta Della Valle, Direttrice dell’Ufficio federale di polizia,
Gentili signore,
Egregi signori,

è con immenso piacere e con una punta d’orgoglio che vi porgo questa sera il saluto del Consiglio di Stato: benvenuti in Ticino. È un onore per il nostro Cantone, accogliere qui a Lugano – per la prima volta in Svizzera – la quarta Conferenza mondiale INTERPOL incentrata sul tema della tratta degli esseri umani. È davvero un momento privilegiato per il nostro Cantone, la porta d’accesso alla Svizzera e dal Mediterraneo al nord Europa; credo che ci siano pochi luoghi più adatti per discutere un tema di portata internazionale come la tratta degli esseri umani, che purtroppo tocca da molto vicino anche la nostra realtà.

Ho insistito personalmente affinché la conferenza dell’INTERPOL fosse organizzata sul suolo ticinese: per prima cosa, ritenevo cruciale dare la possibilità a tutti voi di conoscere le peculiarità della nostra regione che la sua conformazione geografica rende un caso unico in Svizzera. Racchiuso a nord dalle Alpi e a sud dal confine con l’Italia, il nostro Cantone è diventato la porta di transito per chi desidera spostarsi verso nord, dal bacino Mediterraneo al cuore dell’Europa.

Durante la scorsa estate il nostro territorio – come può confermarvi anche la Consigliera federale Simonetta Sommaruga – è stato sotto gli occhi dei riflettori del resto del Paese ma non solo. Siamo infatti stati confrontati con una pressione migratoria senza precedenti alla frontiera sud; un fenomeno che, oltre a porre varie sfide per l’accoglienza dei migranti, rappresenta purtroppo la copertura perfetta anche per le organizzazioni criminali.

Il Ticino, più di altri Cantoni svizzeri, fornisce purtroppo terreno fertile per l’attività dei passatori. Il confine tra Italia e Svizzera è visto come un ostacolo dai migranti che vogliono raggiungere i Paesi a nord dell’Europa, e che cercano quindi di superarlo in ogni maniera, anche illegalmente. Purtroppo, una volta entrate nell’illegalità queste persone sono preda facile di organizzazioni criminali. I malintenzionati d’Europa, e non solo, sanno benissimo che possono approfittare dei grandi flussi di persone per celare attività criminali come la tratta di migranti, ma non solo: anche la tratta di essere umani si innesta infatti su questo tessuto di malessere. E questi due crimini, lo sapete bene, sono legati da uno stretto vincolo di parentela, e devono essere affrontati come un unico grave problema.

Sia che si parli di tratta di esseri umani, sia che si parli di tratta di migranti non cambia il nocciolo della questione: le organizzazioni criminali in queste situazioni fanno leva sulla povertà, sulla mancanza di prospettive e sulla speranza di un futuro migliore di queste persone che lasciano il loro Paese per cercare un futuro diverso.

Con un’ottima collaborazione tra le Autorità politiche del nostro Cantone e quelle delle regioni confinanti, il Ticino è comunque riuscito a gestire egregiamente l’importante flusso migratorio. Grazie al coordinamento tra le nostre forze dell’ordine, quelle della Confederazione e quelle di oltre confine, abbiamo portato a termine un lavoro del quale hanno beneficiato non solo i cittadini ticinesi, ma tutta la popolazione svizzera.

In casi come questi, lo voglio ribadire, solo la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti in Svizzera e nella vicina Italia può permetterci di fronteggiare adeguatamente un nemico che fa proprio dell’organizzazione il suo punto di forza.

Oltra a un’ottima rete di contatti e collaborazioni per poter smascherare attività criminali di portata internazionale ovviamente è necessario contare anche su strumenti di lavoro all’altezza dei tempi, e su strutture ben organizzate. Nel settembre 2015 perciò il nostro Cantone ha sviluppato per primo in Svizzera una Task Force che dedica tutta la propria attenzione alle attività investigative di lotta all’attività dei passatori. Si chiama Gruppo Interforze Repressione Passatori, e al suo interno sono rappresentate la Polizia cantonale, la FedPol e il Corpo delle guardie di confine; inoltre, collabora con agenti delle Forze dell’ordine dei Paesi vicini, in particolare l’Italia e la Germania. Questa unità ci permette di disporre di personale competente, con molta esperienza nell’ambito della repressione dei passatori. Il suo compito operativo è chiaro: indagare sul fenomeno dei passatori con l’obiettivo di stroncare questa piaga.

I risultati fin qui ottenuti ci confortano: nel suo primo anno di attività il Gruppo ha già aperto una quindicina tra inchieste preliminari e procedimenti penali contro delinquenti che trasportano migranti dall’Italia attraverso la Svizzera, fino in Germania. Questa attività ci ha permesso di capire meglio il funzionamento di questa rete criminale. È una, in particolare, la grande filiera di trafficanti individuata: quella africana, che si concentra sui migranti provenienti dalla Somalia, l’Eritrea e la Nigeria.

Ma oltre a coprire il traffico di migranti, come dicevamo in precedenza, le emergenze migratorie offrono anche un riparo perfetto a chi tenta di camuffare la tratta di esseri umani. I migranti sono infatti particolarmente a rischio perché si trovano lontani da casa e dal loro sistema giuridico, diventando così molto più vulnerabili. Il nostro Cantone non è stato a guardare neanche in questo caso, e ha scelto di affrontare con decisione anche questo problema. Oltre agli strumenti sviluppati nel corso degli anni dalla Confederazione per semplificare le procedure di denuncia e difendere meglio le vittime e i testimoni, il Ticino ha istituito nel 2005 una sezione della sua Polizia cantonale, la TESEU, che si occupa prevalentemente di inchieste legate a queste attività criminali: tratta di essere umani, promovimento della prostituzione, usura e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

La nostra convinzione è che proteggere e assistere in maniera adeguata le vittime sia il primo elemento di un circolo virtuoso che favorisce la disponibilità di vittime e testimoni a denunciare i loro aguzzini: e questo è un elemento fondamentale per raccogliere informazioni sempre più precise e a risalire fino alla fonte, per estirpare alle radici il fenomeno della tratta di esseri umani.

Per riuscire in queste sfide è naturalmente determinante anche la nostra capacità di rafforzare la cooperazione tra le forze dell’ordine, potenziando lo scambio delle informazioni che raccogliamo e le attività d’analisi e di coordinamento al di là delle frontiere. Solo in questo modo potremo consolidare una strategia comune e combattere con successo le attività illegali promosse dai passatori.

Il messaggio di fondo con il quale voglio salutarvi è che il Ticino sta lottando assiduamente contro la tratta di esseri umani: vogliamo essere un partner affidabile a livello nazionale e internazionale, e ci stiamo impegnando per raggiungere nuove collaborazioni e controllare così in modo ancora migliore il nostro territorio e la fascia di confine. Questo obiettivo può essere raggiunto solo con un lavoro serio e quotidiano, non con azioni improvvisate e declamatorie che non aiutano nessuno, soprattutto i migranti. Quest’ultimi diventano protagonisti inconsapevoli di una vera e propria campagna mediatica inscenata solo per attirare l’attenzione sui loro autori, persone che del cosiddetto “sostegno ai migranti a tutti i costi” hanno deciso di fare un cavallo di battaglia politico.

Questa conferenza ci servirà soprattutto per stabilire nuovi contatti, scambiare informazioni e condividere le nostre esperienze: vogliamo conoscere sempre più precisamente questo problema e aumentare la nostra capacità di risposta. Lo scambio e il dialogo ci permetteranno di lottare più efficacemente contro un nemico che rimane temibile e determinato, e di informare sempre meglio l’opinione pubblica riguardo a questo crimine inaccettabile che nessuno di noi può permettersi di ignorare.

Colgo quindi infine l’occasione per ringraziare Interpol per aver scelto il nostro Cantone come scenario di questo convegno, la Polizia cantonale ticinese e la Fedpol per l’eccellente organizzazione dell’evento ma soprattutto per il loro agire quotidiano a favore della sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro a tutti voi un buon proseguimento di serata.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Tra mafia e terrorismo

Tra mafia e terrorismo

Dal Corriere del Ticino | Il compito dei servizi segreti in Svizzera e in Italia – Il concetto di «isola felice»

I servizi segreti sono stati al centro della serata organizzata dagli Amici delle forze di polizia svizzere, presieduta da Stefano Piazza, al Centro scolastico Canavee di Mendrisio. L’occasione è stata data dal volume presentato dal generale dei Carabinieri Mario Mori «Servizi segreti. Introduzione allo studio dell’intelligence», che parte dall’epoca pre-romana per tracciare la storia dell’intelligence arrivando ai giorni nostri. Questo perché «la storia dell’intelligence è la storia dell’umanità», ha spiegato Mori, illustrando anche quello che è il lavoro dell’agente segreto: «Non è come viene presentato nei film con Sean Connery, si tratta di un lavoro metodico, di analisi, che viene svolto senza spocchia, nel silenzio». Alla presentazione è intervenuto anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , che ha ricordato la nuova legge federale approvata dal popolo lo scorso 25 settembre: «In questo periodo storico siamo confrontati con un aumento del terrorismo in Europa – ha detto – e i terroristi hanno mutato modus operandi, mirando alla destabilizzazione del senso di sicurezza dei cittadini e al loro modo di vivere». Ciò che secondo Gobbi deve far riflettere è il fatto che «i due terzi dei presunti jihadisti arrestati nel 2015 erano cittadini nati in Europa». Anche in Svizzera ci sono numerosi simpatizzanti dello Stato islamico e in aprile ne è stato fermato uno, proveniente dall’Italia, che frequentava il Ticino. Per questo «è fondamentale la collaborazione con le forze di sicurezza italiane anche per lottare contro il terrorismo», ha sottolineato Gobbi che a però anche messo in guardia contro le forme di radicalizzazione, facendo riferimento recente al raduno neonazista a Unterwasser. In seguito c’è stato un dibattito tra Mori e il già procuratore federale Pierluigi Pasi che, moderati e pungolati dal consigliere nazionale Marco Romano , hanno presentato la situazione della lotta al terrorismo e al crimine organizzato in Svizzera e in Italia. Pasi ha posto l’accento sul cambiamento di finalità, poiché «dove prima si parlava di repressione oggi si parla di prevenzione». Pasi ha poi affermato che «il nostro limite è il federalismo, che porta un elevato rischio di sovrapposizione di indagini e di perdita di efficienza ed energie». Ma la Svizzera, ha poi chiesto Romano, è un’isola felice? Per Pasi «è illusorio e pericoloso ritenere che la Svizzera sia un’isola felice non toccata dai fenomeni della criminalità organizzata e del terrorismo». Mori invece, paragonando la situazione elvetica alla storia italiana e del crimine organizzato nella Penisola, ha affermato senza esitazione alcuna «voi vivete in un’isola felice». «Pensare che il nostro Paese con la libera circolazione delle persone non susciti un certo interesse nel crimine organizzato è utopico. A me piacerebbe che sia così, ma generale non lo è. Abbiamo scoperto in Ticino la presenza di centri decisionali della ’ndrangheta».

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Igor Zubov’s meeting with delegation of Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of Swiss Confederation

Da en.mvd.ru | Today, Deputy Minister of Internal Affairs of Russia Igor Zubov held a working meeting with the delegation of the Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation who wished to learn about the structure, key functions and tasks of the Russian MIA. Chief of the International Law Administration of the Treaty and Law Department of the Russian MIA Vitaly Yakovlev and Chief of the 3rd Division of the National Central Bureau of Interpol of the Russian MIA Ilya Sevostyanov also took part in the event on the Russian part.

The Swiss delegation was led by President of the Government Conference Norman Gobbi.

Igor Zubov told the foreign partners about the specifics of the structure and the organization of the service of the Russian police agency.

In particular, he noted that the Russian Ministry of Internal Affairs was currently the largest and multifunctional part in the country’s law enforcement system. The main criterion for assessing its work is public opinion which is stipulated in the legislation.

“In recent years, we have managed to significantly increase the level of people’s trust. However, this effect cannot be permanent as it depends on multiple factors,” added the Deputy Minister.

He also spoke about issues related to the migration policy both in Russia and in EU countries, having noted that many challenges in that area were common and should be tackled in collaboration.

“We place a great emphasis on international cooperation, including with the Swiss Confederation,” noted Igor Zubov.

The participants in the meeting spoke about positive examples of the cooperation of the National Central Bureau of Interpol and the Investigation Department of the Russian MIA with the law enforcement bodies of Switzerland, especially in the area of search and identification of persons, as well as fight against crime perpetrated using computer technologies.

The Deputy Minister of Internal Affairs of the Russian Federation expressed his hope that negotiations, international events and conferences, including those focusing on fight against crime would help to establish and enhance the collaboration between the two countries in future.

For reference

The Government Conference of the Military, Civil Defence and Fire Brigade of the Swiss Confederation is the second most important structure within the state security system of Switzerland uniting members of governments responsible for defense, protection of civilians, and fire safety of the Cantons of Switzerland and the Principality of Liechtenstein. The bodies of the Government Conference include the plenum, the board, the General Secretariat, and the audit commission. The headquarters of the Government Conference are located in Bern.

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Dal Giornale del Popolo | Le considerazioni del consigliere di Stato dopo la firma della Convenzione e l’incontro con Francesco

Nel suo intervento prima della firma dell’accordo lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la “chiesa rossa” perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2.500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia dei Sassi Grossi di Giornico, nella Valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai confederati San Nicolao della Flüe (1417-1487) su tale argomento: «Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto».

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzerotedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra…

Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa… La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei Cantoni cattolici… Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “liberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

… che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla Prima Lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue:

«Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie papa Francesco.»

 

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Sicurezza ed economia in un contesto transfrontaliero – Il Canton Ticino incontra Basilea-Città

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato oggi a Chiasso il proprio omologo Baschi Dürr, Direttore del Dipartimento di giustizia e sicurezza del Semicantone di Basilea-Città. La riunione ha permesso ai due Consiglieri di Stato di confrontarsi su diversi temi legati alla sicurezza transfrontaliera e ai fenomeni migratori, ma anche sulla situazione attuale del mercato del lavoro in Ticino.

Il vertice fra le due delegazioni, organizzato al Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso, ha anzitutto permesso di analizzare la situazione attuale alla frontiera sud della Confederazione, in relazione ai fenomeni migratori che hanno interessato a partire dall’inizio dell’estate la vicina Lombardia. Sempre in tema di sicurezza, è stato approfondito il fenomeno del «turismo criminale», che suscita costante preoccupazione soprattutto nel Sottoceneri. In conclusione, i Consiglieri di Stato hanno affrontato anche il tema delle possibili collaborazioni fra le varie forze di intervento.

Cogliendo l’occasione offerta dalla riunione, sono stati in seguito discussi anche temi legati alla dimensione economica e alle tendenze in atto sul mercato del lavoro ticinese. Il Consigliere di Stato Baschi Dürr è stato orientato in modo approfondito sulle dinamiche che si sono prodotte in Ticino negli ultimi anni – a partire dall’entrata in vigore dell’Accordo fra Confederazione e Unione europea sulla libera circolazione delle persone – e sulle politiche adottate dal Cantone in materia di permessi per gli stranieri.

L’incontro odierno ha offerto la rara e preziosa occasione per un confronto politico ad alto livello, fra due Cantoni che condividono la posizione transfrontaliera e le sfide che essa comporta. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato per l’occasione accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dal Vice-comandante del Corpo guardie di confine della Regione IV Fabio Ghielmini, da Thomas Ferrari (Capo della Sezione della popolazione) e da Stefano Rizzi (Direttore della Divisione dell’economia). La delegazione del Consigliere di Stato Baschi Dürr comprendeva invece per la Polizia cantonale il Comandante Gerhard Lips e il Responsabile delle formazioni speciali Peter Kötter, la Direttrice dell’Ufficio economia e lavoro Nicole Hostettler e la coordinatrice per l’asilo Renata Gäumann.

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

La confessione di Norman Gobbi: “Anche io ho preso un radar davanti a casa mia…”

Da Mattinonline.ch | Era il 18 aprile quando in Gran Consiglio si è te­nuto il dibattitto sui radar. Al termine della discussione la maggioranza del Parlamento ha ap­provato le mozioni chiedendo al Consiglio di Stato ulte­riori approfondimenti in particolare sulle segnalazioni dei radar mobili e su un maggior coordinamento nei con­trolli tra la cantonale e le comunali. Il Dipartimento diretto da Norman Gobbi ha fatto i compiti e per dare se­guito alla volontà parlamentare. Ab­biamo chiesto al ministro leghista di spiegarci quali valutazioni sono state intraprese dal suo Dipartimento in questi cinque mesi.

Norman Gobbi, ci dica dunque, come ha fatto i compiti?
Volevamo capire l’efficacia di segna­lare i radar mobili. La Gendarmeria stradale della Polizia Cantonale ha effettuato un test, sperimentando tre tipi di controllo della velocità su un determinato tratto stradale: uno non segnalato, uno segnalato 200 metri prima da un cartello e infine uno se­gnalato e seguito da un ulteriore radar, 300 metri dopo, per rilevare nuovamente la velocità. Il test ha mostrano come gli automo­bilisti tornavano a schiacciare il gas subito dopo aver passato il controllo. I risultati sono chiari, e a volte anche piuttosto preoccupanti: il caso più eclatante lo abbiamo registrato con un’automobile che all’altezza del primo radar viaggiava a 100 km/h, mentre 300 metri dopo aveva già rag­giunto i 150 km/h. Posizionare un cartello 200 metri prima dei radar non educa e non sen­sibilizza quindi a una guida corretta e minimizza invece il loro effetto preven­tivo. Prevenzione e sensibilizzazione che sono il motore di questo tipo di controlli.

Dobbiamo quindi affermare che la volontà parlamentare questa volta non sarà perseguita?
Assolutamente no! Sarà difficile – ma non impossibile!- soddisfare le richie­ste, per come sono state formulate. In­tendiamo trovare il modo di rispettare quanto stabilito dal Gran Consiglio senza venir meno al compito della Po­lizia di prevenzione contro gli incidenti stradali.

In che modo?
Una possibilità sarebbe di informare in maniera generica gli automobilisti riguardo aree o regioni nelle quali sa­ranno effettuati dei controlli stradali. In questo caso l’effetto preventivo non verrebbe a cadere, perché gli automo­bilisti manterrebbero l’attenzione sulla propria guida non solo in un punto specifico. Ma stiamo ancora valutando la soluzione migliore.

Adotterà anche altri accorgimenti?
Con il Dipartimento del territorio di Claudio Zali censiremo i limiti di ve­locità in tutto il Cantone, per indivi­duare quei casi che agli occhi dei conducenti possono essere percepiti come trabocchetti, come ad esempio la presenza di diverse segnaletiche in poco spazio. Questo perché vogliamo sensibilizzare e prevenire e non fare cassetta! Inoltre dovremo rafforzare il coordi­namento tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali per evitare sovrap­posizioni nei controlli, chiedendo a quest’ultime di segnalarli tramite una piattaforma interna. Questo ci per­metterà in un secondo momento di analizzarne la qualità.

Sarà ancora più importante posizio­nare i radar in maniera adeguata e con buon senso, così da fungere da deterrente vicino a punti sensibili, come scuole o cantieri. Un importante lavoro che sto condividendo da tempo all’interno della Commissione consul­tiva della sicurezza, dove attorno allo stesso tavolo mi siedo regolarmente per discutere di collaborazione tra cantone e comunali con i referenti po­litici in materia di sicurezza per i co­muni e con i rappresentanti delle nostre forze dell’ordine.

E lei, che rapporto ha con i radar?
Mentirei se dicessi di non aver mai preso un radar, e mi è capitato addi­rittura – in un momento di disatten­zione – praticamente davanti a casa mia, ovvero ad Ambrì, con il radar fisso sulla cantonale! Nessuno è im­mune, neanche il Direttore del Di­partimento delle istituzioni. Non è mai un piacere ricevere la multa a casa. Bisogna però riflettere sull’im­portanza dei controlli della velocità a scopo preventivo che permette di scoraggiare chi ha l’abitudine di schiacciare un po’ troppo il pedale del gas, e che ha portato negli anni a una diminuzione degli incidenti e dei decessi causati dall’eccesso di velocità. Ed è questo ciò che conta veramente.

Cinque nuovi secondini ticinesi

Cinque nuovi secondini ticinesi

Da CdT.ch | Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale

Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono cinque i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo: Thea Buletti, Massimiliano Busacca, Diego Giambonini, Dejan Jevremovic, Kemal Güven Yilmaz.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica “con particolare soddisfazione che l’agente Thea Buletti è stata premiata per aver conseguito la miglior media d’esame tra gli agenti provenienti dai cantoni aderenti al concordato latino”.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie cantonali il Direttore Stefano Laffranchini, il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi, il collaboratore dello staff e della formazione Jean-Claude Corazzini e il collaboratore alla formazione Valentino Luccini.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – come precisato nella nota – “si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali”.