Altolà ad altri 20 stranieri

Altolà ad altri 20 stranieri

Dal Corriere del Ticino | Nuove decisioni negative sui permessi: sono 53 le persone con precedenti bloccate Lettera del Governo alla Commissione degli Stati per applicare la misura in Svizzera

«Negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio». Questo il bilancio aggiornato dal Dipartimento delle istituzioni relativo alla richiesta di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Una misura straordinaria che, lo ricordiamo, il consigliere di Stato Norman Gobbi aveva introdotto nell’aprile dell’anno scorso con lo scopo di tutelare la sicurezza del territorio. In sostanza si tratta di bloccare chi ha alle spalle precedenti penali gravi. Il bilancio del Governo a fine marzo contemplava 33 decisioni negative: la misura aveva impedito l’entrata in Ticino di una persona condannata per omicidio continuato e distruzione di cadavere e persone che avevano commesso reati quali la detenzione illegale di armi e munizioni e rapina continuata. La richiesta di presentazione del casellario si avvicina però a un bivio: all’inizio del 2017 il Dipartimento, su incarico del Governo, sarà tenuto a presentare una variante sostitutiva della misura per sbloccare il dossier fiscale pendente tra Svizzera e Italia. Nella nota stampa Gobbi ha inoltre evidenziato che «il Consiglio di Stato ha scritto oggi (ndr. ieri per chi legge) alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale». In questi giorni si stanno tenendo le riunioni della Commissione, che all’ordine del giorno presenta la discussione sulle due iniziative depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese: «All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera», ha sottolineato Gobbi. Con la lettera inviata alla Commissione, il Consiglio di Stato intende esprimere «il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)», ha proseguito Gobbi. Per il rilascio o rinnovo dei permessi B e G, le Istituzioni fanno sapere che dall’introduzione della misura straordinaria su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0,86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste, come detto, sono in seguito giunte decisioni negative. «Il Consiglio di Stato ha rammentato ai commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali», ha concluso Gobbi.

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Casellario giudiziale – Il Governo aggiorna i dati e scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha scritto oggi alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, invitandola a sostenere le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il Governo ha inoltre colto l’occasione per aggiornare i dati che riguardano la misura straordinaria introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nell’aprile 2015; negli ultimi sei mesi sono state emesse ancora 20 decisioni negative per un totale di 53, a tutela della sicurezza del nostro territorio.

Durante le sedute previste il 7 e l’8 novembre, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati discuterà le due iniziative popolari depositate nel 2015 dal Gran Consiglio ticinese. All’Assemblea federale viene domandato di introdurre la richiesta sistematica della fedina penale per i cittadini stranieri provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.

Con una lettera inviata oggi alla Commissione, il Consiglio di Stato esprime il proprio sostegno alle due iniziative, evidenziando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri).

A un anno e mezzo dall’adozione del provvedimento, su un totale di 30.689 domande esaminate dalla Sezione della popolazione, in 30.426 casi (99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, a dimostrazione dell’equità della misura. In 263 occasioni (0.86%) sono invece emersi elementi rilevanti di natura penale, che hanno portato a un approfondimento del dossier: per 53 di queste richieste sono in seguito giunte decisioni negative. A questo proposito va ricordato che i dati di fine marzo 2016, presentati dal Governo in una conferenza stampa, contemplavano 33 decisioni negative.

Il Consiglio di Stato ha rammentato ai Commissari l’effetto dissuasivo potenziale determinato dalla misura nei confronti di chi intende celare i propri precedenti penali.

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Dal Mattino della domenica | Quindici future guardie pontificie saranno formate a Isone

Qualche settimana fa insieme al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi mi sono recato a Roma per la firma di un importante accordo. Il nostro Cantone da lunedì è diventato protagonista di una tradizione svizzera di oltre 500 anni, ma sempre attualissima: il servizio delle guardie svizzere a difesa del Papa.

Il Ticino istruttore delle guardie pontificie
Sono molti i giovani che negli anni hanno lasciato il nostro territorio partendo alla volta di Roma per offrire il loro servizio a Sua Santità. Il nostro Cantone fa la sua parte fornendo giovani leve al più piccolo – ma efficace – esercito del mondo. Attualmente si contano ben otto ticinesi attivi al Vaticano. Da quest’anno però diventiamo parte integrante di questa speciale missione, mettendo a disposizione le nostre strutture e le nostre competenze per la formazione delle future guardie. Lo scorso 26 settembre infatti ero a Roma quando il Comandante delle guardie svizzere Christoph Graf e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi hanno sottoscritto una convenzione, grazie alla quale lunedì scorso quindici giovani reclute hanno iniziato il loro percorso di formazione nelle infrastrutture militari di Isone, messe a disposizione dall’esercito.
Un accordo raggiunto non solo grazie alle poche ore di viaggio che separano il nostro Cantone da Roma, ma anche e soprattutto grazie alle strutture presenti sul nostro territorio, che offrono la possibilità alle reclute di esercitare nuove forme di difesa già nella formazione di base, per affrontare al meglio le sfide imposte dalle nuove minacce globali. Sfide con le quali, chi fa un lavoro come quello delle guardie pontificie, deve confrontarsi ogni giorno.

Al via la formazione
Per il primo mese – quello che appunto si svolgerà in Ticino – la formazione delle nuove reclute è coordinata dal Centro formazione di polizia del Cantone, a Giubiasco. Centro che, oltre a formare agenti di polizia, potrà ora vantare una formazione particolare e unica come quella delle guardie pontificie. Per gli aspetti più tecnici le lezioni saranno proposte nella lingua madre di ciascuna recluta, così da garantire la miglior comprensione possibile. Il resto della formazione avverrà in italiano, che non rappresenta solo una delle nostre lingue nazionali, ma anche quella che le guardie pontificie utilizzeranno nella loro quotidianità al Vaticano. Il soggiorno ticinese sarà pure l’occasione per entrare in contatto con la cultura latina che ci contraddistingue e che costituirà il contesto del loro futuro lavoro. Mi piace pensare che ogni guardia, ritornando a casa oltre Gottardo, porti con sé e condivida con famigliari e amici la propria esperienza nel nostro Cantone, contribuendo alla promozione dell’italianità nel resto del nostro Paese.
Partecipando direttamente alla difesa del Pontefice, le guardie svizzere affrontano una missione unica, che richiede coraggio, fede e umiltà. Valori che sono basilari nella selezione per individuare le reclute più adatte. Sono necessarie determinate peculiarità psicofisiche e anagrafiche, ma soprattutto la vocazione del singolo a difendere il Papa a qualsiasi prezzo. A questi candidati, attraverso la formazione nel nostro Cantone, daremo gli strumenti adatti per svolgere al meglio il loro compito.

Più vicini al cuore della Svizzera
Il Ticino, grazie all’ottimo lavoro della nostra Polizia, abbraccia dunque una tradizione unica nel suo genere che continua ad affascinare i giovani, che non è folclore, bensì spirito di servizio e sicurezza personale, a difesa del cuore della cristianità. Una tradizione che è riuscita a rimanere al passo con i tempi e a mantenere viva la sua missione iniziale: anche se la pittoresca uniforme e l’alabarda sono una parte essenziale nell’immagine delle guardie, l’esercito del Papa è dotato di armi moderne per garantire la propria efficienza nella difesa di Sua Santità.
Le guardie svizzere rappresentano il Santo Padre, agli occhi dei pellegrini che da tutto il mondo si recano al Vaticano. Grazie all’operato della Polizia cantonale anche il nostro Cantone può quindi dare il suo contributo a uno dei simboli del nostro Paese che incarna la nostra affidabilità, quella svizzera, a livello globale.
“Acriter et fideliter”, ovvero “Con coraggio e fedeltà”: nel motto delle guardie pontificie sono racchiusi i valori con i quali nella storia abbiamo combattuto a favore della nostra madre Patria. Valori che accomunano tutti noi cittadini elvetici e ticinesi. Valori che incarnano l’essenza svizzera e che con onore il Ticino contribuisce da qualche giorno a difendere e diffondere nel resto del mondo.
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«Il Ticino ha negato il visto d’entrata a un imam con posizioni estreme»

«Il Ticino ha negato il visto d’entrata a un imam con posizioni estreme»

Da Ticinolibero.ch | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha parlato, in radio e su Facebook, del tema dell’estremismo nelle moschee, invitando i moderati a denunciare. «Togliamo la pelle d’agnello ai lupi»

BELLINZONA – L’arresto dell’imam della moschea di Winterthur ha fatto tornare alla ribalta il tema dell’estremismo islamico in Svizzera, e in particolare nelle moschee.

Il Ticino ha negato il visto a un imam che aveva tendenze radicali. Lo ha detto Norman Gobbi ieri, ospite alla trasmissione radiofonica Modem.

Una funzione importante, nello scovare gli estremisti, va anche a chi estremista non è. «Nel mio intervento ho ribadito che le comunità religiose musulmane – che intendono essere parte integrata del nostro Paese – devono denunciare coloro che esprimono pensieri o si comportano in maniera estrema, in quanto le moschee sono punti di passaggio privilegiati da parte dei radicalizzati e dei reclutatori», ha scritto su Facebook commentando la sua partecipazione alla trasmissione.

Il Ticino non è comunque un Eldorado. «Dobbiamo togliere la pelle d’agnello ai lupi, e renderci conto come il nostro territorio non sia esente dalla radicalizzazione. Il Ticino in passato ha già negato un visto d’entrata ad un imam con posizione estreme e recentemente è stato oggetto di inchieste su fondamentalisti islamici».

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Da RSI.ch | Dal 2017 scatta la fase pilota in cui si potrà applicare il braccialetto geolocalizzabile pure agli hooligan

Dall’anno prossimo il braccialetto elettronico, nella nuova versione con geolocalizzazione, potrà venir applicato anche a chi ha il divieto di frequentare stadi o piste di ghiaccio. Il Ticino diventerà così pilota anche in materia di lotta all’hooliganismo.

Sul territorio ticinese si fa dunque un passo in più in materia di braccialetto elettronico e dal 2017 lo potrà applicare anche a quei facinorosi frequentatori di impianti sportivi che oltre a una condanna penale hanno ricevuto delle misure di condotta, come l’obbligo di presentarsi al posto di polizia durante le partite.

Finora in Ticino sono tre le persone state condannate penalmente a seguito di episodi violenti in ambito sportivo. Una deve sottostare anche a misure di condotta e potrebbe quindi essere una potenziale candidata all’utilizzo del braccialetto elettronico. Sarà comunque un test inserito in una fase pilota; al termine del primo anno si tirerà un bilancio e si valuterà il da farsi.

Il mio intervento in radio: http://www.rsi.ch/g/8261419

Fussfesseln auch für Hooligans

Fussfesseln auch für Hooligans

Da Neuer Zürcher Zeitung | Dank Satellitenüberwachung ist die Einhaltung von Rayon-Verboten leicht überprüfbar – Ab 2018 ist schweizweit Hausarrest mit einer elektronischen Fussfessel möglich. Das Tessin will vorher ein GPS-System für Rowdys testen, die Stadionverbot haben.

Gefängnisse beklagen sich in der Regel nicht über Unterbelegung, sondern über das Gegenteil. Daher diskutiert man schon lange über das Electronic Monitoring, das Strafvollzug ausserhalb von Haftanstalten erlaubt. Es geht also um Hausarrest, der mittels einer elektronischen Fussfessel kontrolliert wird. Bereits seit 1999 laufen in den Kantonen Bern, Basel-Stadt/-Landschaft, Genf, Waadt und Tessin sowie seit 2003 in Solothurn und seit 2015 in Zürich Pilotversuche mit Fussfesseln. Diese kommen als alternative Vollzugsform vor allem für kurze Freiheitsstrafen in den eigenen vier Wänden zum Einsatz.

Einführung war früher geplant

Die meisten Pilotkantone konzentrieren sich auf Fussbänder mit Funksignalen: Die elektronische Fessel ist mit dem Festnetztelefon am Wohnort der verurteilten Person verbunden und ermöglicht so die Standortkontrolle. Zürich und auch das Tessin erproben GPS-Fesseln, die eine Bewegungskontrolle mittels Satellit erlauben. Die Test-Kantone seien nach wie vor vom Nutzen des Electronic Monitoring überzeugt, sagt Peter Häfliger vom Bundesamt für Justiz. Die Fussfessel komme in diesen Kantonen pro Jahr insgesamt in etwa 250 Fällen zum Einsatz. Laut Häfliger arbeiten zurzeit alle Kantone an einer gesamtschweizerischen Umsetzung: Die elektronische Fussfessel als Vollzugsform für kurze Freiheitsstrafen sowie in der Schlussphase von langen Freiheitsstrafen wird im ganzen Land endgültig auf den 1. Januar 2018 eingeführt. Um Opfer häuslicher Gewalt oder sexueller Übergriffe besser zu schützen, sind seit 2015 neue Gesetzesartikel in Kraft. Es können Tätigkeits-, Kontaktund überdies Rayonverbote ausgesprochen werden. In diesem Zusammenhang  ist es auch möglich, elektronische Fussfesseln einzusetzen, um die Einhaltung der Verbote zu kontrollieren. Eigentlich hätte ab 2016 auch der elektronisch überwachte Strafvollzug bereits landesweit eingeführt sein sollen. Doch weil viele Kantone noch nicht so weit waren, musste der Bund im September 2015 die Bewilligungen für die Fussfessel-Pilotprojekte verlängern. Neu durfte man auch GPS-Fussbänder einsetzen.

Von Letzteren macht der Kanton Zürich gezielt Gebrauch: Seit 2015 erprobt man Fussfesseln mit Satelliten-Ortbarkeit (siehe Zusatzartikel). Das Tessin, wo derzeit acht Personen ein Fussband tragen, will nächstes Jahr das neue System der «Geo-Lokalisation» einführen: Einzig mit einer GPS-Fussfessel sei es möglich, Rayonverbote wirksam durchzusetzen, sagt Luisella Demartini, Leiterin des kantonalen Bewährungsdienstes. Weil nach ihren Worten Fussfesseln ab 2017 im Tessin sowohl Funksignale wie auch GPS aufweisen werden, kann überdies nicht nur die Verletzung eines Hausarrests, sondern auch der genaue Aufenthaltsort der betreffenden Person festgestellt werden – mit einer Smartphone-App. Wie das Tessin wollen auch vier welsche Kantone eine Fussfessel einsetzen, die beide Systeme kombiniert. Die übrigen werden offenbar nur die Kontrolle via Funksignal einführen.

Der Südkanton prescht vor

Die GPS-Fussfessel sollen im Tessin nicht nur Urheber häuslicher Gewalt oder Sexualstraftäter tragen. Die Behörden möchten auch eine Anwendung für Personen testen, denen es verboten ist, sich Eishockey-Anlagen oder Fussballplätzen zu nähern, so Demartini. Mit anderen Worten: Es geht um Hooligans mit Stadionverbot. Laut Demartini gibt es noch keine gesetzliche Möglichkeit, auf administrativem Wege Stadionverbote mittels Electronic Monitoring zu kontrollieren. Im Rahmen des Strafrechts aber sind im Tessin drei solcher Verbote ausgesprochen worden, die auch mittels GPS überprüft werden dürfen. Wird also das Tessin vermutlich der erste Kanton sein, der GPS-Fussfesseln auch für Hooligans mit Stadionverbot einführt? Demartini bejaht dies.

 

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Comunicato stampa della Polizia cantonale | Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie. Oggi presso la Piazza d’armi di Isone quindici future guardie hanno iniziato il loro percorso formativo, sotto l’egida della Polizia cantonale e in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni (DI), che getterà le basi delle competenze richieste per garantire l’incolumità del Papa e la sicurezza del Vaticano. Questo in base ad un’apposita convenzione firmata lo scorso 26.09.2016 in Vaticano dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Comandante della Guardia svizzera pontificia Christoph Graf. Per quanto riguarda gli aspetti di supporto logistico e la messa a disposizione delle infrastrutture, si sottolinea il fattivo contributo dell’Esercito, in particolare del Comando forze speciali, per il tramite del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

La prima giornata è iniziata di buon mattino alle 6.20 seguita poi, alle 8, dall’Appello sulla Piazza d’armi. La formazione vera e propria è poi cominciata alle 8.15 con l’orientazione geografica sul terreno dei partecipanti per poi passare a lezioni di psicologia. Oltre a questa materia, la formazione prevede pure corsi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati, avvicinando al contempo le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. Lingua di Dante che utilizzeranno durante le loro attività quotidiane in Vaticano.

I corsi sono coordinati dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco, uno dei cinque centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da corpi di polizia di lingua italiana i cui collaboratori possono portare il titolo di Agente di polizia con Attestato professionale federale. Oltre alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare, su richiesta, come in questo caso da parte delle Guardie svizzere pontificie, le sue proposte possono rivolgersi anche ad altri enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è centro di competenza. Il corso destinato alle Guardie svizzere pontificie rientra appunto in questo ultimo ambito.

La permanenza delle future Guardie pontificie in Ticino e di 30 giorni, dopodiché
continueranno la loro formazione a Roma. Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

Casellario giudiziale, il governo non cambia

Da laRegione | Nessuna intenzione, almeno per ora, di rivedere l’obbligo per i permessi B e G

Dopo un anno di protagonismo mediatico assoluto, all’improvviso è sparito dalla circolazione. Abbandonato al suo destino nel maggio scorso, di tanto in tanto, negli ultimi mesi, ha fatto capolino fra le righe di qualche articolo, rotolando tuttalpiù in mezzo alle parole di qualche nostalgico, ma senza troppo successo. Che fine ha fatto il casellario giudiziale? A che punto sono i lavori al Dipartimento delle istituzioni? A maggio 2016, ricordiamo, il governo, sull’onda di mesi di polemiche, aveva dato mandato al Di di presentare un’alternativa “compatibile con il diritto internazionale” prima dell’entrata in vigore degli Accordi Svizzera-Italia. Lo aveva fatto dopo aver sospeso (nel novembre 2015) la richiesta dei carichi pendenti, ma mantenendo in vigore la misura “straordinaria” concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i permessi B e G. Ebbene, a più di 5 mesi da quella decisione si è mosso qualcosa, o s’intende farlo a breve? La risposta è no. Stando a RadioFiumeTicino il Dipartimento delle istituzioni non si sarebbe infatti ancora messo in moto per dare seguito alle richieste del governo, stabilizzandosi su un atteggiamento sostanzialmente attendista. Insomma, i tempi stringono (a febbraio scade il termine d’applicazione del voto sul 9 febbraio, che potrebbe sbloccare gli accordi con l’Italia), ma sul piatto non sembrano ancora esserci alternative – né concrete, né almeno ipotizzate o abbozzate. Un atteggiamento dettato da semplice noncuranza o frutto di una precisa strategia politica? «Il nostro territorio – ha spiegato ai microfoni di RadioFiumeTicino il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – deve potersi preservare dalla presenza di persone non desiderate che hanno già commesso dei reati gravi all’estero. Giovedì, a Berna, ho ribadito al presidente della Confederazione Johann Schneider Ammann e ai Segretari di Stato de Wattewille e Gattiker che negli ultimi due anni e mezzo sulle 200mila e passa decisioni prese dall’Ufficio della migrazione del Canton Ticino solo l’1% è stato negativo: la metà per motivi economici e l’altra metà per motivi di ordine pubblico. Quindi si tratta di discutere sullo 0,5% delle decisioni che grazie a questa misura riusciamo a depistare. Altrimenti avremmo molta più difficoltà a farlo». Nessuna fretta dunque. Eppure, come noto, il nodo sul casellario è una delle pietre d’inciampo per l’Italia nella ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri, un accordo già firmato da parte Svizzera ma bloccato a Roma alla Camera dei deputati in attesa che il nostro Paese definisca le proprie posizioni in materia d’immigrazione. «È notorio che gli italiani hanno ottenuto su altri banchi quello che a loro premeva di più» precisa Gobbi a Rft. E su questa linea, a quanto pare, c’è l’intero governo.

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Con l’avvertimento, le turiste hanno subito levato il burqa

Dal Giornale del Popolo |  Bilancio della nuova legge – Più problemi dall’accattonaggio

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11esima riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha pure informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

BURQA – Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale. Prossima riunione il 7 aprile 2017.

 

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Polizia, previsti ulteriori accorpamenti

Da Ticinonews.ch | Nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza focus su forze dell’ordine, dissimulazione del volto e radar

L’avanzamento della riforma dei rapporti tra le Polizie cantonale e comunali, l’applicazione delle nuove disposizioni su ordine pubblico e dissimulazione del volto negli spazi pubblici e la strategia in materia di controlli radar. Questi gli argomenti principali discussi venerdì a Palazzo delle Orsoline, nella 11. riunione della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

La riunione ha visto coinvolti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione su vari temi legati alla sicurezza nel nostro Cantone.

L’incontro si è anzitutto concentrato sull’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata in vigore il 1. settembre 2015 per gli otto circondari istituiti sul territorio cantonale; è stato in particolare verificato che tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi espresso l’intenzione del Dipartimento di procedere a ulteriori accorpamenti fra regioni, per migliorare la collaborazione e la ripartizione dei compiti fra la Polizia cantonale e i corpi comunali. In questo ambito ha inoltre informato che entro la fine del 2016 intende costituire il Gruppo di lavoro che lavorerà sul dossier della Polizia ticinese, coinvolgendo attivamente la Conferenza.

Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato ai rappresentanti dei Comuni il primo bilancio dopo l’entrata in vigore – lo scorso 1. luglio – del Regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico e della Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Nei primi tre mesi, le polizie comunali si sono occupate principalmente di accattonaggio e disturbo alla quiete pubblica; nei casi di dissimulazione del volto, la maggior parte delle turiste ammonite dalla polizia ha cooperato e si è prontamente adeguata alle nuove disposizioni. In merito a questa norma è stato comunque ricordato che è tuttora pendente un ricorso al Tribunale federale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi venerdì 7 aprile 2017.