«Mein Herz darf nicht regieren»

«Mein Herz darf nicht regieren»

Da Schweizer Illustrierte | Flüchtlingselend vor den Toren des Tessins! Doch Regierungsrat NORMAN GOBBI, 39, kennt kein Pardon: «Wir müssen die Grenze schliessen!» Hat er gar kein Mitleid mit den Kindern auf der Flucht?

Bahnhof Chiasso, direkt an der Südgrenze. Hier versuchen täglich Dutzende Flüchtlinge, von Italien in die Schweiz zu gelangen. Gleich nebenan, im Zentrum für Polizei- und Zollzusammenarbeit, sitzt Norman Gobbi. Der Tessiner Polizeidirektor gibt auf allen Kanälen Auskunft über die Flüchtlingssituation in Como und Chiasso, auch in der «Arena» des Schweizer Fernsehens. Das Rampenlicht ist Gobbi gewohnt: 2015 kandidierte der Lega-Politiker für den Bundesrat.

Herr Gobbi, wie erklären Sie Ihren Kindern die Situation in Como?
Gaia und William sind jetzt fünf und vier – zu klein, um das zu verstehen. Wären sie älter, würde ich ihnen sagen: Diese Menschen kommen zu uns, weil sie sich eine bessere Zukunft wünschen. Aber wir können ihre Erwartungen nicht erfüllen, weil diese gegen unsere Gesetze verstossen.

Welche Erwartungen meinen Sie?
Viele Migranten hoffen, sie könnten ohne Papiere durch die Schweiz nach Deutschland reisen. Aber ohne Ausweis darf sich niemand frei bewegen. Das sieht unser Gesetz nicht vor.

Sie sprechen von Gesetzen. Haben Sie nie Mitleid mit den Menschen?
Doch, vor allem mit den Kindern. Das berührt mich tief. Aber …

… Ihr oberstes Ziel ist es, dass die Lage nicht eskaliert.
Genau! Als Polizeidirektor ist meine Aufgabe klar: Ich sorge für Ruhe und Ordnung.

Das tönt sehr abgeklärt.
Mein Herz darf nicht regieren, sonst kommen das Tessin und die Schweiz nicht weiter. Das heisst aber nicht, dass die Behörden und Grenzwächter unmenschlich vorgehen. Im Gegenteil: Wir handeln im Interesse der Menschen.

Indem Sie auch Migranten abweisen, die ein Asylgesuch stellen? Das werfen Ihnen die Flüchtlinge in Como vor.

Wir schicken nur jene zurück, die bereits irgendwo registriert sind oder nach Deutschland wollen. Wer explizit in der Schweiz Asyl beantragt, nehmen wir ins Verfahren auf. Übrigens: Dieses Jahr haben in Chiasso viel mehr Menschen einen Asylantrag gestellt als letztes. Obwohl an der italienischen Südküste gleich viele Flüchtlinge angekommen sind.

Was bedeutet das?
Dass die Schweiz offen ist für alle, die tatsächlich an Leib und Leben bedroht sind. Aber eben: Es gibt viele Migranten, die bereits in Italien registriert wurden, aber nicht dort bleiben wollen.

Trotzdem kann das Leben dieser Menschen bedroht sein.
Nein! Wer wirklich Schutz braucht, stellt keine Bedingungen. Ein Migrant kann nicht auswählen, wo er leben möchte – das verstösst gegen das Gesetz. Die Migranten in Como kommen nicht aus Kriegsländern – es gibt dort keine Syrer. Der Grossteil stammt aus Schwarzafrika. Das sind Wirtschaftsflüchtlinge.

In Como schlafen Menschen auf dem Bahnsteig, der nackten Erde.
Keine Frage, das macht betroffen. Dennoch: Wir können nicht einfach unsere Türen öffnen. Sonst haben wir das gleiche Problem wie Deutschland letztes Jahr, als eine halbe Million Migranten nicht registriert wurde.

In Como warten immer mehr Migranten. Gerät die Situation an der Tessiner Grenze plötzlich ausser Kontrolle?
Nein, wir haben alles im Griff.

Was passiert, wenn die Flüchtlinge die Grenze durchbrechen?
Wenn die Migranten das versuchen, werden wir nie wieder Verständnis für sie haben. Aber: Migranten durchbrechen Grenzen selten aus eigenem Antrieb. Meist werden sie von No-Boarder-Organisationen angestachelt. Diese suchen die Provokation.

Wären Sie froh um die Armee?
Ja, wir brauchen jetzt die Militärpolizei an der Grenze. Zurzeit erhalten die Grenzwächter in Chiasso Unterstützung von ihren Kollegen aus dem ganzen Tessin. Aber diese müssen wieder zurück zu ihren eigentlichen Aufgaben.

Ihr Vorbild, der verstorbene Lega-Politiker Giuliano Bignasca, forderte eine Mauer um die Schweiz, um diese vor Migranten zu schützen. Sehen Sie das gleich?
Wir müssen unsere Grenzen mit einem virtuellen Zaun schützen – indem wir jeden Migranten kontrollieren. Denn jeder illegale Einwanderer kann kriminell werden. Wovon soll er sonst leben? Darum müssen wir die Grenze schliessen!

Darf die reiche Schweiz so kaltherzig sein?
Wenn uns die Migration Milliarden kostet, sind wir gar nicht mehr so reich. Ausserdem müssen wir nicht die Probleme der anderen lösen.

Wer muss die Probleme lösen?
Die EU-Staaten! Sie müssen die Flüchtlinge solidarisch untereinander aufteilen.

Und die Schweiz?
Wir haben das Dublin-Abkommen unterschrieben. Daher muss auch die Schweiz Flüchtlinge nur aufnehmen, wenn sie nirgendwo sonst registriert sind. Aber in der Praxis funktioniert das nicht, weil viele Länder die Migranten weiter-schicken, ohne sie zu registrieren.

Man hat den Eindruck, Sie geniessen das Scheinwerferlicht, das im Moment auf Sie gerichtet ist.
Ich muss im Scheinwerferlicht stehen, damit die übrige Schweiz weiss, was wir hier im Tessin an der Grenze leisten.

Manche werfen Ihnen vor, zu hart vorzugehen.
Darum bin ich nicht zum Bundesrat gewählt worden.

Rancate: centro migranti operativo tra 3 giorni

Rancate: centro migranti operativo tra 3 giorni

Dal Corriere del Ticino del 25 agosto 2016 | Domenica sera la struttura di via alla Rossa aprirà i battenti agli stranieri in attesa di un rapido rinvio in Italia. Adattata in tempi record per far fronte allo stato di necessità – Sicurezza affidata alla polizia e a una ditta privata

Dopo gli ultimi lavori all’impianto elettrico e la pulizia generale degli spazi, il centro unico temporaneo per l’accoglienza dei migranti in procedura di riammissione semplificata aprirà le porte ai primi ospiti. Non vi sarà tempo per inaugurazioni o cerimonie ufficiali: la struttura di Rancate, nata in tempi record, serve infatti a rispondere a uno stato di necessità decretato dal Governo lo scorso 12 agosto. «Tutto è stato allestito in modo che il centro possa essere operativo a partire da domenica sera, 28 agosto, per sgravare le sedi di Protezione civile che attualmente ospitano i migranti e che si trovano nelle vicinanze delle scuole, prima dell’inizio delle lezioni che si terrà lunedì», ha spiegato il sostituto capo dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione Ryan Pedevilla durante la visita, tenutasi ieri e dedicata agli organi di stampa, al centro di via alla Rossa a Rancate. Vi troveranno una sistemazione, per una notte soltanto, i migranti in attesa di riammissione semplificata in Italia. Il centro potrà accogliere fino a 150 persone, permettendo di separare, qualora necessario, le diverse categorie, come le famiglie, i minorenni non accompagnati o gli adulti.

«In questa struttura non verrà effettuata nessuna nuova attività – ha detto Paolo Beltraminelli, presidente del Consiglio di Stato – tutti i compiti che vi si svolgeranno vengono attualmente già assolti dalla Protezione civile nelle sedi di Chiasso, Vacallo, Coldrerio e, all’occasione, Castel San Pietro. All’interno del centro queste mansioni verranno invece affidate allo Stato maggiore cantonale dell’immigrazione».

Lo stabile di Rancate, trasformato in pochi giorni da capannone industriale a centro per i migranti, si è reso necessario in particolare per rispondere ai cambiamenti di attitudine dei profughi ha aggiunto Beltraminelli: «Se dapprima per i migranti era prassi cercare di entrare in Svizzera per chiedere asilo, ora la volontà è quella di recarsi a nord».

E a far fronte per primo alla nuova situazione è stato proprio il Cantone: «Per fortuna fin da subito in Ticino è stato costituito lo Stato maggiore cantonale dell’immigrazione – ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – questo ci ha permesso di rispondere in tempi brevi a una situazione che necessitava di reazioni rapide e di ridurre il più possibile l’impatto per la popolazione». Un obiettivo al quale si è giunti soprattutto grazie alla buona collaborazione tra Confederazione, Cantone, Comune di Mendrisio, autorità italiane e tutti gli enti coinvolti. E non sono pochi. A garantire la sicurezza all’esterno del centro, ha informato il comandante della Polizia cantonale e capo dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione Matteo Cocchi, saranno la Polizia cantonale e la Comunale di Mendrisio. All’interno della struttura invece saranno presenti gli addetti di una ditta privata di sorveglianza. Durante il giorno, in attesa dell’arrivo dei migranti che trascorreranno la notte a Rancate, l’allestimento della struttura sarà compito della Protezione civile, mentre la notte, come riportato, sarà garantita la presenza di personale dello Stato maggiore cantonale dell’immigrazione oltre a quella delle guardie di confine, incaricate anche di assistere al trasporto dei profughi dalla stazione di Chiasso al centro di Rancate.

Tra le collaborazioni attivate nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, vi è poi quella con il Servizio autoambulanza del Mendrisiotto (SAM) che sul posto gestirà un’infermeria.

Procedure controllate dall’ONU

A Rancate, come spiegato dal comandante della Regione IV delle guardie di confine Mauro Antonini, troveranno posto in particolare i migranti la cui riammissione semplificata non potrà essere esaminata tra le 7 e le 24, orario di apertura degli uffici della polizia di frontiera italiana. In merito alle procedure messe in atto dalle guardie di confine, ha aggiunto Antonini, da settimana prossima sarà operativo pure un punto di comunicazione per rispondere agli attacchi ricevuti tramite i media. «Lavoriamo in stretto contatto anche con le Nazioni Unite che sono venute a verificare il nostro operato – ha concluso il comandante della Regione IV – dal controllo effettuato, l’ente ufficiale governativo non ha riscontrato nulla di inadeguato nelle procedure messe in atto dal personale delle guardie di confine».

‘Il Ticino risponde così’

‘Il Ticino risponde così’

Da La Regione del 25 agosto 2016 | Pronto a Rancate il Centro temporaneo per fronteggiare i flussi migratori, Mauro Antonini: «Darà una mano a chi è sul terreno» – Cambiati numeri e tipologia dei richiedenti l’asilo.

Poliziotti all’esterno, agenti della sicurezza privata all’interno (sul numero si preferisce glissare), e occhi elettronici puntati sull’area lì alla Rossa di Rancate. Il luogo è un po’ fuori mano (è nella zona industriale) e lo stabilimento, adattato alle necessità, è modulabile. Innalzata una recinzione, si è steso un telone verde per evitare sguardi indiscreti. Anche alle finestre sono comparse delle reti: per la sicurezza ma pure per evitare il lancio di oggetti da fuori, ci spiegano. Il Centro temporaneo destinato ad accogliere (per non più di 24 ore) i migranti in attesa di essere riammessi (tramite una procedura semplificata) in Italia adesso è davvero pronto. E a tempo di record. Da domenica si trasferiranno le prime persone dai tre impianti di Protezione civile, ai quali si è fatto capo sin qui. Ora si centralizza: a disposizione 150 posti in tutto a fronte di una pressione importante alle frontiere. Due terzi dei migranti intendono transitare dalla Svizzera, meta il Nordeuropa. Questa soluzione, dunque, ha convinto tutti: il governo cantonale – «che ha aderito in modo unanime», fa sapere il presidente del governo Paolo Beltraminelli – e chi opera in prima linea nella gestione dei flussi migratori. Alle porte, del resto, c’è la scena aperta della stazione San Giovanni di Como con uomini, donne e bambini, a centinaia, accampati. «Il Ticino è al fronte e lavora per tutta la Svizzera – annota ancora Beltraminelli –. Siamo un po’ la fanteria del Paese». D’altro canto, come ricorda lo stesso comandante del Corpo Guardie di confine della Regione IV Mauro Antonini , questo è «l’unico corridoio rimasto». Essere preparati (e previdenti) ha così aiutato il Ticino a reagire. «Nella Confederazione siamo stati i primi a creare uno Stato maggiore cantonale immigrazione», ricorda dal canto suo il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Di che lasciarsi sfuggire un ‘per fortuna’. «Il Ticino – rilancia – si è dimostrato attivo, pragmatico e attento nei confronti della popolazione». E l’esempio, si fa capire, è proprio il Centro di Rancate. Che grazie alla collaborazione fra polizie, Guardie di confine e agenti privati semplifica le operazioni e la gestione della sicurezza, richiama dal canto suo il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi . Il sigillo, poi, ce lo mette Antonini. «Una soluzione simile nel Mendrisiotto porta solo vantaggi – motiva –. Dà una gran mano a chi opera sul terreno, anche nell’economizzare risorse. Inoltre, rende manifesta la cooperazione fattiva tra Cantone e Confederazione – che contribuirà alle spese, ndr –, che in questo contesto funziona da anni». Chi dal 28 agosto varcherà la soglia del Centro alla Rossa troverà un giaciglio, un pasto (se ne incaricherà la Protezione civile), docce e bagni (dentro quattro container), e un locale infermeria. Donne, bambini e famiglie, se necessario, saranno separati e sistemati in camerate apposite ricavate al piano superiore del capannone, dove sarà presente un agente donna, illustra Ryan Pedevilla , sostituto capo Stato Maggiore Smci.

 

‘L’Onu ha visto’

Come dire che le condizioni in cui ci si muove in questa sorta di ‘terra di mezzo’, tra il fermo e la riconsegna all’Italia, sono dignitose. E che le denunce di presunte violazioni vengono rispedite al mittente. Se ne incarica Antonini: «Abbiamo ricevuto la visita dell’Alto Commissariato Onu e non ha riscontrato nulla. Ha visto che le procedure sono corrette».

 

INTERVISTA A NORMAN GOBBI – ‘Pronti anche ad arrivi massicci di migranti’

Ministro Gobbi sulle rotte dei migranti la situazione è in continua evoluzione, c’è preoccupazione?

L’incancrenirsi di una situazione di disagio, anche sociale e umano, può avere reazioni negative da parte dei migranti stessi ma pure della popolazione. È quindi importante che le autorità ticinesi e comasche, rispettivamente svizzere e italiane, continuino a collaborare, come fatto sin qui, proprio per scongiurare problemi possibili. Come è accaduto nella giornata di sabato: grazie ai contatti diretti con il prefetto di Como Corda abbiamo potuto evitare che i migranti si muovessero verso il confine, indotti da informazioni scorrette sull’apertura di un corridoio di transito in Svizzera. Cosa evidentemente falsa. Qualcuno però ha voluto giocarci, cercando di mettere alla prova la collaborazione transfrontaliera e la sicurezza. E quest’ultimo credo sia l’aspetto più importante: è giusto parlare di migranti, ma anche delle preoccupazioni della popolazione locale.
Sabato alle stazioni si sono schierati gli agenti. Non si rischia di restituire l’immagine di un Paese che arriva a blindare le frontiere per fronteggiare la pressione migratoria?

Si blindano le frontiere solo quando c’è qualcuno che vuole giocarci politicamente. Come è stato fatto in parte sabato, cercando di andare contro lo Stato, visto che in questi movimenti sono presenti pure organizzazioni di tipo anarchico. Dall’altra parte vi sono i migranti, che possono diventare vittime persino di coloro che pretendono di difenderli, almeno nelle loro affermazioni. Nei fatti si tratta di gestire queste persone in modo corretto. Cosa che in questo momento anche le autorità lariane e prefettizie stanno facendo, creando un campo di accoglienza temporaneo.
Qui si cerca di gestire i flussi migratori; la Germania potenzia le forze a presidio dei suoi confini. Alla fine in Europa non si fa a scaricabarile?

Siamo il ponte tra il Mediterraneo e l’Europa centrale, tra il punto d’entrata e il punto di destinazione. Questo ci mette in una situazione difficile: la pressione è qui, non altrove. D’altro canto, al di là del nostro lavoro di controllo e messa in sicurezza della frontiera – verificando che chi entra lo faccia in modo regolare –, abbiamo piena comprensione per l’operato delle autorità italiane. Penso che il lavoro di Simonetta Sommaruga – ministra di Giustizia e polizia, ndr – a livello dei suoi omologhi europei sia quello di portare avanti la posizione del governo italiano. Anche perché noi lo viviamo direttamente; e sappiamo quali sforzi compiono. Un’azione che trova poca solidarietà tra i Paesi dell’Ue, che non accettano una ‘chiave di riparto’ che invece la Svizzera conosce. In caso contrario avremmo tutti i richiedenti l’asilo in Ticino. È un aspetto di presa di responsabilità che qui c’è. Mi aspetto altrettanto dai Paesi europei.
I numeri dei respinti è lievitato. Coincide con una prassi più rigida?

Non è cambiata la prassi, ma la tipologia dei migranti. Lo ha ribadito anche il direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Bock, che abbiamo incontrato martedì. Le cifre assolute di coloro che hanno chiesto asilo in Ticino sono aumentate in modo importante: lunedì si contavano le stesse domande dell’intero 2015. E c’è un forte numero di migranti che intende raggiungere la Germania, e lì chiedere aiuto e lavorare. Ciò si scontra con gli accordi europei e la Legge federale sugli stranieri.
Dopo Rancate qual è la strategia?

Dal 2015 abbiamo previsto possibili arrivi massicci – e parliamo di migliaia – di migranti, in generale. Nel caso l’obiettivo è di non pesare solo sul Mendrisiotto e coinvolgere tutto il territorio cantonale, ma per un breve periodo. Chiedendo quindi la solidarietà del resto della Confederazione. Abbiamo avuto contatti con altri Comuni; e ci sono strutture pronte all’accoglienza.
La Confederazione vi sosterrà?

Più o meno. Il dispositivo cantonale fa parte del dispositivo federale.

«Arena» findet nicht in Como statt

Da NZZ.ch, 24 agosto 2016 | Die nächste «Arena» des Schweizer Fernsehens zur Migrationsproblematik findet weder in Como noch in Chiasso statt, sondern in Mendrisio. Migranten kommen nur durch Einspielungen zu Wort.

Die politische TV-Diskussionssendung «Arena» von SRF geht am Freitag im Südtessiner Städtchen Mendrisio über die Bühne. Diese seit zwei Tagen kursierende Vermutung hat Moderator Jonas Projer am Dienstagabend auf Anfrage bestätigt. Als Kulisse für die Sendung dient das neue Rückführungszentrum für illegale Aufenthalter in Mendrisio-Rancate. Es öffnet nächste Woche seine Pforten und wird für eine Nacht jene klandestinen Migranten beherbergen, welche die Grenzwacht meist in Chiassos Bahnhof aufgreift und nicht mehr gleichentags nach Italien zurückbringen kann – italienische und schweizerische Behörden haben unterschiedliche Bürozeiten.

Bisher habe man die Flüchtlingskrise in der «Arena» vor allem auf abstrakter Ebene diskutiert, so Projer. Doch nun entpuppe sie sich als grosse Herausforderung für die Schweiz und besonders für die Behörden und die Bevölkerung im Tessin. Denn das Leiden und die Hoffnungen der Migranten seien nun an der Schweizer Südgrenze unmittelbar zu spüren und zu sehen. Ursprünglich wollte Projer die Sendung im Park beim Bahnhof der norditalienischen Grenzstadt Como stattfinden lassen, um dem Publikum die Präsenz der Migranten vor Augen zu führen.

Kamerateams angepöbelt

In Comos Bahnhofspark biwakieren rund 500 Personen vor allem afrikanischer Herkunft. Sie warten auf eine Gelegenheit, via Chiasso und die Schweiz nach Deutschland sowie Nordeuropa zu reisen. In vielen Fällen haben sie es schon mehrmals versucht, aber ohne Erfolg. Just einige von diesen Migranten hätten während der «Arena»-Sendung vom kommenden Freitag zu Wort kommen sollen. Laut Projer erteilte die Präfektur der Provinz Como dem Vorhaben wegen Sicherheitsbedenken eine Absage. Denn letzte Woche waren offenbar TV-Journalisten und ihre Kamerateams vor Ort angepöbelt und bedrängt worden.

Auch die Idee, die Sendung stattdessen in Chiassos Bahnhof zu realisieren, stiess auf wenig Gegenliebe. Via SBB liess das Grenzwachtkorps mitteilen, ihm erscheine der Standort der Sendung im Bahnhof als «sehr kritisch». Auch hier überwogen also die Sicherheitsbedenken. Projer bedauert, dass in seiner Sendung vom Freitag keine Migranten live zu Wort kommen werden. Daher schickt er ein Kamerateam nach Como, um wenigstens während der Sendung Statements von Migranten einspielen zu können.

Das Rückführungszentrum in Mendrisio-Rancate, das vom Kanton Tessin verwaltet wird, ist aber auch ein passender Ort für die Sendung. Dort werden ab nächster Woche Menschen übernachten, die von Como her kommen und nach ihrer Rücküberstellung an Italien meist von neuem in Como auftauchen – um wieder die Durchreise durch die Schweiz zu versuchen. Und nicht zuletzt soll laut Projer das Stattfinden der «Arena» im Südtessin die Deutschschweiz daran erinnern, wie wichtig das Thema Migration für die Bevölkerung und Politik der italienischen Schweiz ist.

Als Gäste lädt Moderator Projer neben zwei Zürchern, nämlich der freisinnigen Nationalrätin Doris Fiala und ihrem grünen Ratskollegen Balthasar Glättli, auch zwei Tessiner ein. Als kantonaler Justiz- und Polizeidirektor ist der ehemalige Bundesratskandidat Norman Gobbi (Lega) direkt in die Thematik involviert. Er hege den Verdacht, dass man nördlich des Gotthards die eigentliche Dimension der Migrations-Situation an der Südgrenze nicht wahrnehme, so Gobbi. Nun könne man via «Arena» Augenschein nehmen und erkennen, welche Anstrengungen das Tessin zugunsten der ganzen Schweiz unternehme. Die Sendung extra muros sei ein gutes Beispiel für die Umsetzung des Service public.

Kritik wegen Massenabfertigung

Gemäss Gobbi wurde in den vergangenen Tagen das korrekte Handeln der Ordnungskräfte an der Südgrenze, namentlich der Grenzwacht, angezweifelt. Dies im Zusammenhang mit den Bundesgesetzen und internationalen Abkommen, welche die Schweiz zu respektieren habe und es auch tue. Nun sei es Zeit, die Dinge jenseits aller Ideologie ins rechte Licht zu rücken. Offenbar spielt damit der Tessiner Magistrat unter anderem auf die Vorwürfe der kantonalen SP an, in Chiasso fänden unsorgfältige Massenrückweisungen statt, obschon etliche Migranten einen Asylantrag im Sinne gehabt hätten. Gobbi hofft, dass sich die Diskussion in der «Arena»-Sendung auf konkrete Aspekte konzentrieren werde, die sowohl die Migranten wie auch die Behörden beträfen – und nicht auf ideologielastige Demagogie.

Der zweite Tessiner Gast wird der CVP-Nationalrat Marco Romano sein, der auch Mitglied von Mendrisios Exekutive ist. Während der Sendung möchte Romano den Deutschschweizern klarmachen, dass die Grenzregion Mendrisio-Chiasso von den Migranten nunmehr als das Einfallstor in die Schweiz und vor allem nach Mittel- und Nordeuropa wahrgenommen werde. Seine Heimatregion lebe seit Jahren mit dem Phänomen der Migration, das man zu häufig relativiere. Die «Arena»-Sendung stellt in Romanos Augen eine gute Gelegenheit dar, mehr Aufmerksamkeit für das Südtessin hervorzurufen und an die Kantone zwecks grösserer Solidarität zu appellieren. Wäre das Tessin nicht organisiert, hätte die Deutschschweiz heute ein grosses Problem, hält Romano fest.

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Dal Giornale del Popolo del 24 agosto 2016 | Il nuovo direttore dell’Amministrazione delle dogane ha anche ribadito l’appoggio di Berna al Ticino

«Le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona» e le normative internazionali vengono applicate «in maniera coscienziosa». È quanto è emerso ieri al termine dell’incontro tra il Consiglio di Stato e il nuovo direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. Ricevuto per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, Bock ha discusso con l’Esecutivo ticinese della pressione migratoria al confine ticinese. In questo senso l’Amministrazione federale delle dogane ha rassicurato il Governo, ribadendo il pieno appoggio di Berna al nostro Cantone. Il Consiglio federale, è stato sottolineato, «è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione». Bock ha quindi ringraziato le autorità cantonali per la «collaborazione esemplare prestata » fino ad ora nella gestione di una situazione non semplice. «Da parte delle autorità federali c’è piena solidarietà e una buona considerazione di quanto il Ticino fa», commenta da parte sua il presidente del Governo Paolo Beltraminelli. «Berna si rende conto che la quasi totalità dei flussi migratori che coinvolgono la Svizzera è concentrata a Chiasso. E il centro di Rancate è proprio il frutto della collaborazione tra le autorità federali e quelle cantonali». Ottima è anche la collaborazione con la vicina Penisola, sottolinea Paolo Beltraminelli. «In una situazione di difficoltà esiste una buona presa a carico e vengono rispettati i diritti dei migranti. A essere mutata è la tipologia dei migranti. Spesso siamo confrontati con persone che non vogliono chiedere asilo in Svizzera. In questo caso gli accordi internazionali prevedono che si proceda con una riammissione semplificata in Italia. Allo stesso modo i minori non accompagnati, nel caso in cui decidano di non presentare richiesta d’asilo, vengono rimandati oltre confine e presi a carico dalle autorità italiane», spiega ancora il presidente del Governo, che chiarisce che invece «nulla è cambiato in termini di procedure ». «Chi si presenta al confine e manifesta l’intenzione di chiedere l’asilo viene accompagnato al Centro di registrazione di Chiasso e preso in consegna dalla SEM», spiega. Nonostante le denunce da parte di alcuni migranti che lamentano di essere stati rispediti in Italia nonostante abbiano chiesto asilo alla Confederazione, il presidente del Consiglio di Stato tiene a sottolineare che «il Governo cantonale ha la massima fiducia nell’operato delle Guardie di confine. Non abbiamo motivo di credere che ci siano stati casi di abusi e irregolarità. È possibile che si possano essere verificati casi isolati nella massa degli arrivi, ma le procedure vengono rispettate». D’altro canto, spiega ancora Beltraminelli, «sono molti i casi di persone che si presentano più volte al confine, spesso con identità e età di volta in volta modificate e senza essere muniti di regolari documenti». Una procedura di verifica il più possibile accurata è pertanto «una necessità», prosegue, anche perché si rischia che i migranti che non vogliono seguire le procedure d’asilo poi scappino dai centri di registrazione, facendo perdere le proprie tracce.

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Bellinzona il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. La riunione ha permesso di discutere l’evoluzione dei fenomeni migratori che interessano l’area transfrontaliera, ribadendo la completa unità di vedute fra Cantone e Confederazione.

Il Governo ha ricevuto in Ticino il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, cogliendo l’opportunità anche per discutere alcuni temi d’attualità, legati soprattutto al forte afflusso di migranti che ha interessato nelle ultime settimane l’area transfrontaliera.

L’Amministrazione federale delle dogane ha anzitutto rassicurato il Consiglio di Stato in merito al pieno supporto delle autorità federali nei confronti del Ticino, ribadendo che il Consiglio federale è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione. Il Direttore generale ha inoltre ringraziato le autorità ticinesi per la collaborazione esemplare prestata fin qui nella gestione di una situazione straordinaria, anche dal punto di vista emotivo. È stata ricordata la portata delle sollecitazioni che toccano il Mendrisiotto, regione che si trova in prima linea nell’affrontare la situazione, con flussi migratori che dallo scorso mese di giugno hanno vissuto profonde trasformazioni. La soluzione organizzativa adottata per assicurare l’accoglienza temporanea dei migranti in Ticino, in vista della riammissione in Italia, è condivisa dalle autorità federali e ritenuta soddisfacente, anche dal punto di vista del suo finanziamento.

L’Amministrazione federale delle dogane e le Guardie di confine hanno infine colto l’occasione per fare chiarezza su alcune notizie fuorvianti, incomplete o semplicemente scorrette pubblicate negli ultimi giorni da alcuni mezzi di informazione. È stata ribadita l’ottima collaborazione fra Svizzera e Italia per un’applicazione coscienziosa delle normative internazionali; le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona, in particolare i migranti minorenni non accompagnati, la cui presa a carico è assicurata anche in Italia. Problemi puntuali non possono essere esclusi, data la portata del fenomeno che occorre affrontare, ma il sistema viene costantemente migliorato – e ogni segnalazione riguardo a eventi problematici è considerata con serietà e trasparenza.

Polizia: casa-scuola in sicurezza

Polizia: casa-scuola in sicurezza

Dal Corriere del Ticino del 23 agosto 2016 | Rinnovata l’adesione alla campagna «Ruote ferme, bimbi salvi!»

Sulla scia del successo riscontrato l’anno scorso, la polizia della Città di Lugano ha deciso di rinnovare la sua adesione alla campagna di prevenzione «Percorso casa-scuola – Ruote ferme, bimbi salvi!» promossa da Touring Club Svizzero (TCS) e Ufficio per la prevenzione degli infortuni (UPI).

Il messaggio principale veicolato dalla campagna è molto semplice: se un automobilista vede un bambino sulle strisce che manifesta l’intenzione di attraversare la strada, deve fermarsi completamente. Il progetto è però ben più ampio e mira a prevenire comportamenti scorretti e pericolosi da parte di conducenti, bimbi e genitori.

In vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, fa sapere la polizia cittadina, saranno posizionati lungo le strade e nelle vicinanze delle scuole striscioni e manifesti appositamente studiati allo scopo di sensibilizzare gli utenti della strada. Inoltre, il primo giorno di scuola (lunedì 29 agosto) agli allievi di prima elementare verrà distribuita dagli istruttori del traffico un’apposita pettorina per renderli più visibili nel tragitto casa-scuola. In totale il TCS fornirà gratuitamente 80 mila gilet per gli scolari di tutta la Svizzera.

Nell’ambito della campagna verranno anche distribuiti agli automobilisti dei flyer con lo slogan «Ruote ferme, bimbi salvi!» e agenti di quartiere saranno presenti nei pressi degli istituti scolastici per fornire consigli in merito al percorso casa-scuola. A questo proposito, la polizia invita i genitori dei bambini dell’asilo e delle elementari «a non portare i propri figli con l’automobile fino all’ingresso delle scuole, intasando la circolazione e creando situazioni potenzialmente pericolose».

Per garantire la sicurezza dei piccoli prima, durante e dopo l’apertura delle scuole verranno infine effettuati diversi controlli mirati della velocità e della circolazione nei pressi delle sedi scolastiche. In particolare gli agenti presteranno attenzione alla sicurezza dei bambini, che devono sempre viaggiare con la cintura allacciata e che, se minori di 12 anni o di statura inferiore ai 150 cm, devono essere assicurati con un apposito rialzo per bambini.

Per rendere più sicura la trasferta da casa a scuola e viceversa, la polizia cittadina consiglia ai genitori di scegliere per i propri figli «il percorso più sicuro, non il più breve» e farli partire da casa con sufficiente anticipo. Se per un motivo o per un altro si ha la necessità di accompagnare i bambini e i ragazzi in auto, «fermatevi nelle aree appositamente previste per il parcheggio e fateli scendere sul lato del marciapiede». Inoltre, «prima di partire controllate che, davanti o dietro al veicolo, non vi siano bambini presenti». Ulteriori info sulla campagna: http://www4.ti.ch/di/pol/prevenzione/inizio-scuole/.

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

60 Minuti, edizione di lunedì 22 agosto | Situazione migranti delle ultime settimane alla frontiera sud della Svizzera

Ospiti in studio:

-Norman Gobbi, consigliere di Stato, capo della speciale Task force

-Marina Carobbio, consigliera nazionale Ps Ti

-Mario Lucini, sindaco di Como

-Giorgio Fonio, Granconsigliere Ti e consigliere comunale di Chiasso

-Massimiliano Robbiani, consigliere comunale di Mendrisio

La puntata su RSI.ch: http://www.rsi.ch/play/tv/60-minuti/video/60-minuti?id=7845191

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Dal Mattino della domenica l Centro di Rancate, corridoi umanitari, finti rifugiati respinti, …

Questa estate nel Ticino mediatico e politico un tema più di tutti l’ha fatta da padrone: quello della pressione migratoria alla frontiera sud. La situazione alla stazione di Como è stata prontamente portata alla luce dai media ticinesi ed è diventata il cavallo di battaglia di presunti disinteressati, che non hanno però perso l’occasione di profilarsi dapprima sui media comaschi, poi su quelli ticinesi e da ultimo su quelli nazionali. Sia ben chiaro: la situazione alla stazione di Como è la testimonianza di un fenomeno di drammatica umana disperazione, ma credo che sia necessario fare un po’ di ordine.
I migranti che si presentano giornalmente alle guardie di confine provengono da Paesi africani che non sono in guerra. Non ci sono siriani, non ci sono afgani. La stragrande maggioranza di loro non è neppure interessata a chiedere asilo in Svizzera, tant’è vero che solo un terzo dei migranti controllati dalle guardie di confine domanda l’asilo. Il resto, la stragrande maggioranza, vuole semplicemente raggiungere altri Paesi. Ebbene, lo statuto di questi, e lo dice la legge, è di “illegale” e pertanto, sulla base degli accordi, e non di prevaricazioni o abusi delle guardie di confine, deve essere riammesso in Italia. Voglio riportarvi qui una citazione “Die Schweiz will kein Transitstaat werden” (la Svizzera non vuole essere un paese di transito). Chi l’ha detto? Il solito UDC razzista? Oppure un leghista populista? No! Si tratta della signora Simonetta Sommaruga. Ora, è raro che io sia d’accordo con lei, ma questa volta non posso che darle ragione. La Consigliera Federale nel dire questa verità, non si è rifatta alla per lei tanto odiata ideologia “destroide”, ma ha dovuto attenersi agli accordi internazionali, in questo caso di Dublino. Quindi: chi non vuole domandare l’asilo in Svizzera deve essere riammesso in Italia e, lasciatemelo dire, i colleghi d’oltre frontiera stanno collaborando ottimamente. Chi da settimane giura e spergiura la possibilità di un cosiddetto corridoio umanitario, oltre a chiedere alla Germania cosa ne pensa, dovrebbe informarsi su cos’è un corridoio umanitario e dovrebbe smetterla di far finta che i trattati internazionali non esistano.

Nelle scorse settimane sono stati molti i rappresentanti del PS che si sono recati a Como a portare – soprattutto sotto i riflettori – la loro solidarietà. Il loro impegno non mi sembra essere andato oltre. Avete forse letto di una proposta costruttiva? Io no! Quello che hanno fatto è stato infangare le guardie di confine, a volte intralciare pesantemente lo svolgimento del loro lavoro, e illudere i migranti dicendo loro di premere sulla frontiera perché così facendo avrebbero sicuramente ottenuto quello che volevano.

Ci sono poi i fomentatori. La loro ultima azione è di ieri, quando è comparso questo assolutamente falso post di “Abbattere le Frontiere”: “Pare che la Svizzera abbia aperto le frontiere, almeno momentaneamente”. Questo è il comportamento di persone che si dichiarano difensori dei migranti; a me sembra un comportamento deplorevole di chi, spacciandosi dalla loro parte, li usa per i propri scopi e, soprattutto, li illude. È poi un comportamento assolutamente illegale, visto che promuove, de facto, l’immigrazione illegale. Ma torniamo ai socialisti, che si sono dati molto da fare, sottoscrivendo con firma autografata delle domande d’asilo al posto dei migranti. Non tocca certo a loro, bensì ai postulanti dichiarare di voler iniziare le procedure per richiedenti l’asilo. Il risultato? Una volta capito che se avessero richiesto l’asilo in Svizzera non avrebbero più potuto lasciare il paese, che la loro vera meta, il nord, sarebbe stata irraggiungibile, improvvisamente l’interesse cambiava e ritiravano la richiesta fatta. 

Vorrei dire al Dottor Cavalli, già capogruppo PS alle Camere federali, che nel blog del Tagesanzeiger ha espresso la sua opinione affermando che chi scrive le richieste per i migranti è da lodare e che la procedura di riammissione è paragonabile a quanto avveniva durante la seconda guerra mondiale con gli ebrei, che forse è necessario dare le giuste misure e fare attenzione con le similitudini. Durante la seconda guerra mondiale gli ebrei rinviati alla frontiera svizzera si ritrovavano in un regime che aveva come obiettivo il loro sterminio. Se Cavalli ritiene di paragonare la vicina Penisola alla Germania nazista, è libero di farlo, basta che si prenda la responsabilità delle sue dichiarazioni. Se lui vuole lodare il lavoro della signora Bosia Mirra perché scrive e firma di suo pugno le richieste dei migranti, non è un problema. Il fatto che la maggior parte di loro non postula la domanda d’asilo quando ne comprende le implicazioni, l’obbligo a rimanere in Svizzera, mi fa concludere che i primi a non apprezzare lo sforzo sono i migranti stessi. Un media elettronico negli scorsi giorni ha citato la signora Bosia Mirra, che afferma che secondo lei ‘[…] al di sopra di ogni legge, ci sono i diritti umani’ (non male per una deputata, che le leggi le vota!) e che ‘ Aiutare i migranti è un affare personale, più che un lavoro’; rischia però di diventare una patologia: la sindrome di Polle.

NORMAN GOBBI

Rancate, precisati i costi

Rancate, precisati i costi

VIDEO Da RSI.ch e dal Quotidiano del 18 agosto 2016 | Oneri logistici nell’ordine di 300’000 franchi per la struttura destinata ai migranti in attesa di rinvio

Saranno nell’ordine di 300’000 franchi i costi logistici legati alla nuova struttura di Rancate destinata ad ospitare i migranti in attesa di riammissione in Italia.

Circa la metà di questa somma, corrisponde ai costi per l’affitto del capannone appartenente ad una società. Questa parte dell’ ammontare sarà di fatto coperta dal contributo versato dall’autorità federale.

“Il Ticino è purtroppo esposto a questo tipo di fenomeni molto più di altri cantoni ed è per questo che abbiamo chiesto un sostegno alla Confederazione”, ha dichiarato in proposito il direttore del Dipartimento cantonale delle Istituzioni, Norman Gobbi.

L’intervista al Quotidiano: http://www.rsi.ch/g/7898864