Dal 2010 la situazione è peggiorata

Dal 2010 la situazione è peggiorata

Ticino: quasi l’80% dei detenuti è straniero

Era il lontano 2010 quando fui l’unico Consigliere nazionale della Deputazione ticinese a battermi tenacemente a favore dell’iniziativa popolare per l’espulsione dei criminali stranieri. L’esito delle urne ci diede ragione: infatti, il Popolo ticinese (61.3%) e quello svizzero (52.9%), nonché la maggioranza dei Cantoni (17.5%), approvarono il nuovo testo costituzionale che prevede l’espulsione degli stranieri residenti condannati per atti criminali di una certa gravità. Da allora, nonostante la creazione di gruppi di studio per l’attuazione del testo costituzionale e la consultazione svolta nei partiti e nei Cantoni nel 2012, nulla si è mosso. Anzi no, qualcosa di fatto è accaduto: il numero di incarcerazioni di stranieri nelle strutture carcerarie svizzere è aumentato negli ultimi anni.

L’incremento del numero di stranieri incarcerati, registrato negli ultimi anni, ha continuato, difatti, a consolidarsi e la Svizzera detiene ormai il per nulla invidiabile record europeo di detenuti stranieri: ben il 74%. In Ticino la situazione è ancora peggiore: 4 detenuti su 5 sono stranieri. Dati che, confrontati con quelli europei, evidenziano una forte e allarmante differenza con quanto accade nell’Unione europea, dove si registra una percentuale di detenuti stranieri, marcatamente inferiore, pari al 21%. In Italia circa un terzo dei detenuti registrati sono di origine straniera (in maggioranza nelle detenzioni di breve durata), mentre i due Paesi dell’UE con il tasso più alto sono il Belgio con il 42% e l’Austria con il 46%.

Votando a favore dell’iniziativa d’attuazione possiamo consolidare e migliorare tre aspetti importanti. In primo luogo si potrà dar finalmente seguito alla chiara volontà che il Popolo svizzero e quello ticinese hanno espresso nel 2010: l’esercizio dei diritti politici non deve rimanere un semplice esercizio di stile. In nessun Paese come in Svizzera il Popolo è infatti veramente Sovrano; un principio, un valore, che rappresenta la forza del nostro Paese e che sarebbe pericoloso svuotare di significato, specialmente in un ambito delicato e sensibile come questo. Secondariamente, sarà possibile ridurre i costi relativi all’amministrazione della giustizia e alla risocializzazione dei detenuti; queste spese, grazie all’effetto deterrente e alle conseguenze amministrative (perdita del diritto di soggiornare nel nostro Paese) consentiranno potenzialmente di ridurre i reati gravi e quindi le conseguenti incarcerazioni. Infine, grazie all’iniziativa si potranno evitare i casi in cui stranieri colpevoli di aver commesso in più di un’occasione atti criminali ritenuti gravi non possono essere allontanati dalla Svizzera. Sono situazioni che difficilmente sono comprensibili e ancora tollerabili dai cittadini elvetici. Gli esempi in questo ambito purtroppo non mancano nemmeno in Ticino, dove le decisioni prese dai servizi della migrazione del Dipartimento delle istituzioni e confermate dal Tribunale cantonale amministrativo vengono poi annullate dal Tribunale federale. In questo senso ricordo il caso di un cittadino di origine croata che nel 1993 commise il reato di violenza carnale per il quale fu condannato e in seguito scontò la pena nel suo Paese. Nel 2012 la persona in questione fece domanda per ottenere un permesso di soggiorno in Ticino, dove risiedono la moglie e i figli; richiesta che – per motivi di sicurezza e di ordine pubblico – fu negata dalla Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni. Una decisione in seguito confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale cantonale amministrativo. Il 15 settembre 2014, il Tribunale federale sentenziò invece che il cittadino croato poteva risiedere in Svizzera poiché, secondo l’Alta corte federale, non rappresentava più un pericolo concreto per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri, annullando di fatto le decisioni prese in precedenza dalle istanze cantonali.

Concludendo, la situazione dal voto del 2010 è peggiorata, segnando pure un aumento delle incarcerazioni e del numero di detenuti di origine straniera. Le critiche mosse contro l’iniziativa per l’attuazione, soprattutto sul fatto che il testo proposto sia troppo rigido, provengono da coloro che in questi 5 anni non hanno permesso la realizzazione del testo votato e approvato dal Popolo svizzero nel 2010. Sostengo quindi fermamente l’iniziativa, e il 28 febbraio invito tutti i cittadini a votare un sì convinto per riuscire finalmente a concretizzare la chiara volontà espressa nel 2010!
Norman Gobbi, Consigliere di Stato, Airolo

WEF & Esercito: “dispiaciuto e amareggiato”

WEF & Esercito: “dispiaciuto e amareggiato”

Da Corriere del Ticino – Intervista sui fatti del WEF, dove 12 militi ticinesi al rientro dal congedo settimanale sono risultati positivi a sostanze stupefacenti durante i controlli preventivi ordinati dal Battaglione.

Da maggiore dell’esercito come reagisce di fronte a quanto accaduto all’interno del battaglione di fanteria montagna 30?
 Naturalmente sono dispiaciuto ed amareggiato. In primo luogo poiché questi fatti rischiano di ridimensionare il fondamentale servizio garantito dai molti militari ticinesi impegnati in queste settimane nel Canton Grigioni. Un servizio a favore della sicurezza del nostro Paese, svolto lontano dai riflettori mediatici e con temperature molto fredde. 
Le azioni di pochi non devono quindi pregiudicare il lavoro di tutti, che tengo qui a ringraziare.  

 E da Consigliere di Stato?

 Si tratta di fatti di una certa gravità per i quali è stata aperta un’inchiesta da parte della giustizia militare. Occorre comunque precisare come questi fatti siano accaduti quando i militari in questione erano in congedo e stavano rientrando in servizio. Questo a riprova dell’efficacia dei controlli effettuati dall’esercito e della serietà con la quale esso adempie il suo servizio a supporto delle Autorità civili.  

Premesso che, come ha ben detto, pochi casi non devono produrre un processo sommario a carico dell’intera truppa, la gravità del consumo e possesso di stupefacenti non richiederebbe interventi drastici anche a livello di codice penale militare?

Come ho già detto, i militi sono stati controllati al rientro dal loro congedo, prima di entrare in servizio, quando è stato svolto un controllo preventivo. Come reagire in questi casi è regolato in modo adeguato dal codice penale militare.

Ha avuto contatti con il comandante di battaglione ten col Giovanni Ortelli? (o intende contattarlo?)

Si tratta di questioni interne all’esercito, sulle quali, come detto, è in corso un’inchiesta da parte della giustizia militare in merito alla quale il sottoscritto e neppure il Governo possono interferire. Mi preme però sottolineare la trasparenza con la quale le Autorità militari hanno reso pubblico l’accaduto. Un aspetto importante, in primo luogo nei confronti dei cittadini. 

E veniamo allo sparo. Suscita perplessità che un soldato di milizia sia al fronte con un colpo in canna. Non sarebbe il caso di lasciare questi compiti rischiosi ai professionisti?

Non sono a conoscenza delle dinamiche esatte del fatto in questione, che peraltro devono ancora essere chiarite. Quello che posso dire è che anche in questo caso non è corretto fare di tutta l’erba un fascio. Il colpo tra l’altro è partito durante il servizio di guardia presso gli accantonamenti, compito che peraltro viene effettuato ad ogni corso di ripetizione. Tutti i militari in servizio sono infatti sottoposti a una seria e professionale formazione sui compiti da eseguire e dunque anche sull’utilizzo delle armi. Le regole in questo senso sono chiare, così come sono chiare le conseguenze per chi non si attiene ad esse. 

Ovviamente la questione ha avuto ampia eco sui media. Il battaglione era ticinese e sui social c’è chi si vergogna per quella che viene descritta come una nuova figuraccia. Condivide?

Ripeto: sono il primo ad essere dispiaciuto. D’altronde quando un fatto del genere tocca l’esercito l’eco mediatico è sempre maggiore. Per il nostro Cantone deve comunque essere un motivo di orgoglio avere dei militari ticinesi impegnati al Forum economico mondiale di Davos. Un orgoglio per il servizio svolto e per il contributo che essi forniscono alla sicurezza della Svizzera, della nostra Patria.   

 In futuro non sarebbe meglio selezionare i militi da mandare al fronte al Forum economico mondiale (WEF) data la delicatezza del compito assegnato?

Queste discussioni dovranno essere fatte dalle Autorità civili competenti – quindi dal Canton Grigioni – insieme all’esercito. Ricordo come quest’ultimo intervenga in maniera sussidiaria a supporto delle Autorità civili, qualora esse lo ritengano necessario. Una collaborazione, quella del WEF, ormai consolidata, che negli anni ha sempre dato buoni frutti.

 Va detto che il portavoce dell’esercito Tobias Kühne, contattato dal CdT per una verifica, non ha nascosto nulla, presentando i fatti. Forse un tempo nell’esercito c’era maggiore protezione di quanto avveniva all’interno della truppa e ora è in atto una sorta di operazione trasparenza?

La trasparenza, come ho detto prima, è un punto fondamentale, sul quale in passato l’esercito, talvolta ingiustificatamente, è stato pure criticato. Un aspetto che, come in qualsiasi altra Istituzione, è importante per il rispetto innanzitutto nei confronti dei cittadini. Anche l’esercito è evoluto negli anni, migliorando da questo punto di vista, senza mai perdere i solidi valori sui quali esso è stato forgiato. 

Di Gianni Righinetti

Obergrenze in Österreich – das sind die Folgen für die Schweiz

Österreich will die Grenzen für Flüchtlinge dichtmachen. Neue Fluchtrouten würden über die Schweiz führen, sagen Asylexperten. Besonders das Tessin wäre betroffen.

Österreichs Ankündigung, Obergrenzen für Flüchtlinge einführen zu wollen, wirft hohe Wellen. Mehrere Balkanstaaten ziehen mit gleichen oder ähnlichen Massnahmen nach, und die deutsche Kanzlerin Angela Merkel steht unter noch grösserem Zugzwang, die Zahl der Asylsuchenden in ihrem Land zu senken. Diese Entwicklung hat Folgen für die Schweiz. «Wenn es Österreich tatsächlich gelingen würde, die Grenzen dichtzumachen, dann wäre jene im Osten der Schweiz indirekt auch zu», sagt der St. Galler Sicherheits- und Justizdirektor Fredy Fässler (SP).
Sein Kanton verzeichnet seit letztem Herbst eine starke Zunahme Asylsuchender, die über die Balkanroute kommend via Österreich einreisen. Die Botschaft, die einzelne Länder mit der Grenzschliessung sendeten, kämen bei den Flüchtlingen zwar an, aber: «Sie lassen sich dadurch nicht aufhalten – sie werden lediglich ihre Route ändern», so Fässler.

Obergrenze an Unterbringung orientieren

Genau diesen Effekt befürchtet Norman Gobbi. Der Tessiner Sicherheitsdirektor sagt: «Wenn Österreich die Grenzen schliesst, wird sich die Balkanroute weiter westlich nach Italien verschieben. Die Flüchtlinge werden dann wieder vermehrt über das Tessin statt über die Ostschweiz in die Schweiz einreisen.» Weil ab Frühling zusätzlich die Mittelmeerroute häufiger genutzt wird, geht Gobbi davon aus, dass das Tessin innerhalb der Schweiz die Hauptlast der jüngsten asylpolitischen Veränderungen in der EU tragen wird.

«Es ist gefährlich, wenn einzelne Regierungen Tatsachen schaffen»: Michael Lindenbauer, Westeuropa-Chef der UNO-Flüchtlingshilfe, zum Entscheid Österreichs (Audio: Anja Burri, 21. Januar 2016).

Das beurteilt SVP-Migrationspolitiker Heinz Brand ebenso. «Der Entscheid Österreichs wird zu einer Verlagerung der Flüchtlingsströme führen. Davon wird die Schweiz und besonders das Tessin direkt betroffen sein.» Diese neuen Vorzeichen zwängen auch die Schweiz, neue Massnahmen zu erwägen, sagt der Bündner Nationalrat. Die Einführung einer Obergrenze hält Brand indes für nicht umsetzbar, da damit die europäische Menschenrechts- und die Genfer Flüchtlingskonvention verletzt würden. «Wir dürfen den Schutzgedanken für tatsächlich Verfolgte nicht aufgeben, müssen aber den Missbrauch wirksamer bekämpfen.»

Gobbi dagegen sieht darin einen gangbaren Weg für die Schweiz – «es darf keine Tabus mehr geben». Er will keine konkrete Zahl nennen, stellt aber klar, dass die Höhe der Obergrenze nachhaltig und finanziell tragbar sein müsse und nicht weit über einem europaweiten Pro-Kopf-Durchschnitt liegen sollte. Auch andere bürgerliche Politiker sagen, eine Obergrenze müsse unter bestimmten Voraussetzungen eingeführt werden – dann nämlich, wenn ausser Österreich mehrere weitere Länder quantitative Grenzen festlegen und damit völkerrechtliche Verpflichtungen missachten. «Dann müssten wir unser Asylgesetz auf dem Dringlichkeitsweg anpassen. Trotz Begrenzung müssten wir uns aber überlegen, ob wir nicht zumindest Familien und unbegleitete Minderjährige weiterhin einreisen lassen sollten», sagt FDP-Nationalrat Kurt Fluri. Wichtig sei, dass die Diskussion, wie eine Obergrenze in der Schweiz ausgestaltet und durchgesetzt werden könnte, bereits jetzt geführt werde, sagt CVP-Nationalrat Gerhard Pfister.

Grenzkontrollen intensivieren

Brand und Gobbi wollen als Reaktion auf die internationale Entwicklung zudem die Grenzkontrollen neu ausrichten und intensivieren. «Warum sollte die Schweiz das einzige offene Tor in Europa sein, wenn andere Länder das Schengen-Abkommen längst nicht mehr respektieren?», fragt Gobbi. Und Brand kündigt an, dass die SVP weitere Vorstösse zum Thema einreichen werde. In der Wintersession hatte die Partei in einer Sondersession vergeblich systematische Grenzkontrollen gefordert. «Darum werden wir jetzt nicht mehr herumkommen.» Dafür müsse das Personaletat des Grenzwachtkorps nicht aufgestockt, sondern Aufgaben neu verteilt werden, so Brand. Der grüne Nationalrat Balthasar Glättli sagt jedoch, dass weder verstärkte Grenzkontrollen noch eine Obergrenze die Zahl der Asylsuchenden senken würde: «Die Schweiz ist völkerrechtlich verpflichtet, alle eingehenden Gesuche zu prüfen.»

Fässler betont zudem, die Schweiz habe mit der Asylgesetzrevision bereits geeignete Massnahmen ergriffen, um die hohen Gesuchszahlen zu meistern. Beschleunigte Verfahren und konsequente Ausweisungen seien sinnvoller als Grenzabriegelungen, zumal die Schutzquote heute hoch sei. Er plädiert dafür, dass sich die Schweiz stärker vermittelnd in den EU-Gremien einbringe, um eine gesamteuropäische Lösung mit einem Verteilschlüssel zu finden. Denn das und nicht eine Grenzschliessung sei wohl das eigentliche Ziel der österreichischen Aktion: «Es ist ein Hilfeschrei an Europa, dass die Asylproblematik nicht ein paar wenigen Staaten überlassen werden kann.»

«Vieles ist unklar»

Wie eine solche Lösung aussehen soll, diskutieren die europäischen Justiz- und Innenminister am kommenden Montag. Auch Bundesrätin Simonetta Sommaruga wird an den Gesprächen teilnehmen. Heute wollte sie sich nicht zu den österreichischen Plänen äussern. Dazu seien diese zu wenig konkret. Deutlicher wurde SVP-Bundesrat Guy Parmelin: Der Entscheid Österreichs betreffe auch die Schweiz, sagte der Verteidigungsminister nach einem Treffen mit seinem österreichischen Amtskollegen Gerald Klug am WEF. Wie genau, sei zurzeit noch unklar – ein Einfluss auf die Fluchtrouten sei nicht ausgeschlossen.

Das Staatssekretariat für Migration weist darauf hin, dass es sich bislang lediglich um eine Absichtserklärung handle. Vieles sei unklar – nicht einmal Österreich wisse, wie es den «Richtwert» umsetzen wolle und ob dieser konform mit zwingendem Völkerrecht sei, sagt Sprecher Martin Reichlin. Die Schweiz erwarte jedoch, dass sich Österreich ihr gegenüber weiterhin an die völkerrechtlichen Verpflichtungen gemäss Schengen/Dublin halte. «Die Absichtserklärung zeigt erneut deutlich: Mehr denn je braucht es eine gemeinsame europäische Asylpolitik. Unkoordinierte nationale Antworten lösen das Problem nicht, sondern lösen oft negative Kettenreaktionen aus», so Reichlin.

da www.tagesanzeiger.ch del 22 gennaio 2016

In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

Nell’ultima seduta del 2015 il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a organizzare una procedura di consultazione sul regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico (LOrP) e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Saranno coinvolti i Municipi del Cantone, l’Associazione dei comuni ticinesi, il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Comando della polizia cantonale, l’Associazione delle polizie comunali, la Pretura penale e il Tribunale cantonale amministrativo.
Dando seguito alla volontà del popolo che il 22 settembre 2013 approvò l’iniziativa per la dissimulazione del viso, lo scorso 23 novembre 2015 il Gran Consiglio ha adottato la legge sull’ordine pubblico (LOrP) e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Il Parlamento ha condiviso l’indicazione della Commissione della legislazione indicando che – per mettere in vigore le due normative – è indispensabile allestire un regolamento di applicazione, per garantire una prassi uniforme ed evitare disparità di trattamento.
Il Consiglio di Stato ha scelto di allestire un unico regolamento d’applicazione per le due leggi, considerando la comune materia dei due atti normativi e, soprattutto, nell’auspicio di semplificare l’attuazione dei provvedimenti da parte delle autorità comunali e della polizia locale.
Dopo la decisione del Legislativo, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi affidato a un gruppo di lavoro il compito di allestire, in tempi brevi, il regolamento previsto agli articoli 7 e 8 delle due leggi, e un rapporto esplicativo. In questo senso si è voluto dare seguito celermente all’auspicio emerso nel dibattito parlamentare di mettere in vigore la norma costituzionale e le disposizioni di applicazione entro il 1. aprile 2016.

10 nuovi assistenti di Polizia

10 nuovi assistenti di Polizia

La Sala del Consiglio Comunale di Locarno ha ospitato oggi la cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti alla Scuola cantonale di assistenti di polizia.

La nuova figura professionale – introdotta con la modifica di legge approvata dal Parlamento nell’aprile 2014 – risponde a un’esigenza segnalata dai Comuni, e permette di aumentare forze al lavoro sul territorio, a garanzia di una maggiore sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha salutato con orgoglio i 10 nuovi assistenti che, da oggi, diventeranno un nuovo punto di riferimento per la popolazione, la quale li distinguerà visivamente grazie ad uniformi diverse da quelle degli agenti di polizia.

Nell’ambito della circolazione stradale, gli assistenti di polizia possono effettuare controlli del traffico in movimento, così come si occupano di constatare le multe disciplinari e le contravvenzioni in procedura ordinaria. Il loro mansionario prevede inoltre la vigilanza in materia di estrazione delle lotterie, applicazione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione e della Legge sui campeggi.

Gli assistenti di polizia non sono armati poiché, con il loro lavoro, non vanno a sostituire quello degli agenti; il loro ruolo è di supportare l’operato della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, permettendo a queste ultime di concentrarsi sui compiti legati alla sicurezza di prossimità. Una figura che consente dunque di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’operato delle forze dell’ordine attive sul territorio, a beneficio di un’accresciuta sicurezza. Una figura la cui esigenza è stata segnalata dagli Enti locali e subito recepita dal Cantone, a dimostrazione di quanto la proficua collaborazione istituzionale in questo ambito sia fondamentale alfine di perseguire i comuni obiettivi in materia di sicurezza e di ordine pubblico.

“J’ai toute la légitimité pour cette candidature” UDC, dit Norman Gobbi

“J’ai toute la légitimité pour cette candidature” UDC, dit Norman Gobbi

Da rts.ch l “Si Norman Gobbi était né à Altdorf ou à Lausanne, il serait UDC, il n’y a pas de doute”, a expliqué l’intéressé lors du 19h30, en rappelant que la Lega dei Ticinesi (Ligue des Tessinois) était le seul parti de son canton à lutter contre l’adhésion à l’EEE dans les années 1990.

“C’est mon profil et pas celui de la Lega qui est présenté devant l’Assemblée fédérale”, a-t-il poursuivi, “J’ai ma façon de communiquer: dure dans les termes, correcte dans la forme et, surtout, orientée vers des solutions”.

Reconnaissant que son parti peut tenir des propos sensibles et que lui-même a pu faire des dérapages, notamment lorsqu’il avait traité un joueur de hockey de “nègre”, le politicien de 38 ans a assuré “avoir beaucoup appris”, notamment en enrôlant les fonctions de président du Grand conseil, de conseiller national et de conseiller d’Etat.

Reste qu’il ne va pas mettre de l’eau dans son vin. “Je préfère les choses pures”, a-t-il averti.

Le Tessin, un spécialiste des problématiques migratoires

Norman Gobbi a précisé que ce serait un atout pour le Conseil fédéral d’accueillir un Tessinois, ce qui n’est plus arrivé depuis 16 ans: “Le Tessin a une capacité à voir les problèmes avant qu’ils n’arrivent car le canton est un avant-terrain, par exemple pour les problèmes sécuritaires ou migratoires”. Le canton se situe à 20km de Milan et il est un point de passage entre la Méditerranée et le Nord, a-t-il souligné.

Ferme sur les frontaliers, Norman Gobbi s’est aussi fait remarquer en proposant de rétablir les contrôles à la frontière pour faire face à l’afflux de réfugiés. “Ce cri a permis de faire renforcer les contrôles aux frontières”, a-t-il soutenu.

http://www.rts.ch/info/suisse/7290991–j-ai-toute-la-legitimite-pour-cette-candidature-udc-dit-norman-gobbi.html

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Gobbi: «Ogni cittadino è una sentinella»

Da Giornale del popolo / Nicola Mazzi

Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea anche che a dipendenza
dell’evolversi della situazione i controlli potranno intensificarsi
oltre che alle frontiere anche all’interno del territorio.

I fatti di Parigi stanno avendo conseguenze anche alle nostre latitudini. Oltre a un maggiore controllo alle frontiere (vedi articolo a lato) vi è stato un incontro tra Guardie di confine e Polizia cantonale per un migliore coordinamento delle operazioni legate alla sicurezza. Proprio da questo fatto siamo partiti per un approfondimento della situazione con il presidente del Governo Norman Gobbi.

Presidente Gobbi cosa ci può dire dell’incontro tra Polizia cantonale e Guardie di confine?

«Se arriva l’ordine da Berna di intensificare i controlli, evidentemente, oltre ad avere un effetto sulle Guardie di confine, implica delle conseguenze anche sul dispositivo della Polizia cantonale. Sul dettaglio non posso ovviamente esprimermi, anche perché i terroristi sono molto attenti alle informazioni fornite dalle autorità; hanno difatti un buon monitoraggio dei media e quindi occorre mantenere un certo riserbo sulle strategie che adottiamo. Il tutto per una maggiore sicurezza delle operazioni. L’incontro di questa mattina conferma comunque l’ottima collaborazione tra le forze dell’ordine presenti sul nostro territorio, collaborazione che in situazioni come questa, viene conseguentemente intensificata».

Il piccolo Ticino può pensare a misure concrete per combattere il terrorismo?

«Ci sono due dimensioni sulle quali lavorare. Per la prima faccio riferimento a un’operazione di polizia avvenuta la scorsa settimana a Merano che ha portato all’arresto di 13 persone implicate nel reclutamento di terroristi. Il fatto che la base di reclutamento si trovasse in un appartamento a Merano, deve farci riflettere. Perché è una citta dina simile alle nostre, con un controllo sociale ancora presente. Ciò dimostra che un sistema di sicurezza deve essere attivato in modo più sensibile. La seconda dimensione sulla quale lavorare riguarda la politica dell’integrazione. Occorre fare in modo che i cittadini stranieri che giungono nel nostro Paese – che siano di prima, seconda, terza o quarta generazione – facciano loro i nostri valori di libertà e democrazia, alfine di scongiurare il rischio di una loro emarginazione dal nostro tessuto socio-culturale. Un aspetto che potrebbe infine implicare pure il reclutamento da parte di organizzazioni terroristiche, come è accaduto di recente a cittadini svizzeri o francesi cresciuti nei nostri paesi che si sono arruolati nell’ISIS. Un rischio che dobbiamo evitare».

E i cittadini che cosa possono fare?

«I cittadini sono le nostre sentinelle sul territorio: se si sentono insicuri o osservano situazioni dubbie, devono riferirsi all’autorità. E quindi chiamare il 117, numero di riferimento nell’ambito delle urgenze. Si tratta comunque di non perdere d’occhio la normalità. È vero, gli attacchi di Parigi hanno dato un segnale molto chiaro sull’obiettivo che i terroristi volevano colpire: è stata un’aggressione al nostro modo di vivere. Ma ciò non deve impedirci di vivere la nostra libertà».

Da più lettori ci arrivano domande sul fatto che alla dogana si aspettavano code di auto che invece non ci sono state. Una sua precisazione in merito potrebbe essere utile. 

«Come indicato in precedenza, la situazione viene monitorata costantemente dalle autorità federali e cantonali competenti. Al momento nel nostro Cantone sono state attuate delle misure preventive di presenza sul territorio, che non implicano ancora disagi visibili alle nostre frontiere in particolare. A dipendenza dell’evolversi della situazione, i controlli potranno essere intensificati sulla frontiera da parte delle Guardie
di confine e sul territorio cantonale dalla nostra Polizia, ciò che potrebbe anche comportare tempi di attesa così come accaduto negli ultimi giorni sul confine con la Francia e i Cantoni romandi».

Secondo lei si deve continuare come fatto finora o dare più spazio alla repressione rispetto all’integrazione?

«Il lavoro del mio Dipartimento, in questi anni, ha sempre posto grande attenzione all’integrazione: dall’arrivo di uno straniero sul nostro territorio alla sua dimora in Ticino. Abbiamo sempre cercato di lavorare sulla condivisione dei nostri principi, lo abbiamo fatto con una pubblicazione di benvenuto con la quale spieghiamo a queste persone quali sono i nostri valori e il nostro modo di vivere, alfine che esse, nel loro processo d’integrazione, li facciano propri. È un aspetto centrale, perché dobbiamo evitare che nascano dei ghetti, piccoli o grandi che siano; forse qualcuno già c’è, ma dobbiamo evitare che si diffondano e che diventino incontrollati come invece può capitare nelle grandi città europee. Un compito che dovrebbe essere facilitato dall’essere una piccola realtà. Ma ci vuole l’impegno di tutti, a cominciare dalle comunità straniere presenti in Ticino che già oggi sono attive in questo senso. Per quanto riguarda il Cantone, ci troviamo in una fase di transizione con la partenza del delegato all’integrazione Francesco Mismirigo. Ma le preoccupazioni appena descritte, assieme al programma d’integrazione della Confederazione e del Cantone, dovranno essere centrali anche in avvenire».

La collaborazione con le altre Polizie degli altri Cantoni sarà intensi ficata?

«Per prima cosa va ricordato che la sicurezza interna nel nostro Paese è di competenza della Polizia e quindi dei vari corpi cantonali. Il livello operativo nazionale viene coordinato dalla Conferenza dei comandanti delle Polizie cantonali svizzere che ha attivato, anche a seguito degli attacchi di inizio anno in Francia, un apposito stato maggiore di condotta di polizia. Questa coordinazione avviene in stretta collaborazione con la Polizia federale, così come anche con il Dipartimento federale della difesa. Una collaborazione tra autorità cantonali e federali che ha quale obiettivo il coordinamento in caso di eventi maggiori, così come la raccolta e la gestione di tutte quelle informazioni potenzialmente sensibili che devono essere condivise tra tutti i partner».

I contatti con il Consiglio federale o i Dipartimenti federali che si occupano di affari esteri o di sicurezza sono potenziati?

«Personalmente ho contatti regolari. Per esempio giovedì e venerdì ero a Davos per l’incontro con i direttori cantonali dei Dipartimenti di giustizia e polizia e con i consiglieri federali Ueli Maurer e Simonetta Sommaruga. Credo che ogni Cantone debba sentirsi coinvolto in questa situazione. Certo, alcune regioni possono essere potenzialmente più esposte come Ginevra e Vaud con le multinazionali, Basilea con l’industria farmaceutica, Zurigo con la piazza finanziaria, Lucerna con i suoi simboli cattolici o Argovia con le centrali nucleari. Ogni Cantone ha degli obiettivi sensibili e potenzialmente nel mirino di qualche organizzazione terroristica. E ciò deve farci riflettere: nessuno può guardare solo al suo orticello, ma occorre agire tutti insieme per rafforzare la nostra sicurezza. La collaborazione intercantonale è dunque importante, così come quella tra la Svizzera e gli altri Paesi. A questo proposito domani sarò in visita ufficiale a Milano e quello della collaborazione sarà sicuramente un tema di discussione con le autorità italiane».

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Da liberatv.ch l Gobbi dopo il massacro: “L’Europa ha sottovalutato questione migratoria e integrazione. Non abbassiamo la guardia. Il fondamentalismo attecchisce anche in piccole realtà”. Il presidente del Governo: “Pensiamo all’operazione di polizia che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di terroristi, alcuni dei quali vivevano in una cittadina come Merano, non molto diversa dalla nostra realtà”.

“L’Europa ha sempre sottovalutato l’aspetto migratorio, lo vediamo oggi con la difficoltà che ha nel gestire l’ondata di migranti. Secondo me ha anche sottovalutato il problema dell’integrazione perché la ‘welcome policy’ adottata da diversi paesi europei ha creato e sta creando ghetti nelle grandi città, ghetti dove i valori democratici non hanno attecchito e non trovano ascolto”.
Sono le riflessioni del presidente del Governo e ministro delle istituzioni Norman Gobbi all’indomani del massacro di Parigi.

“Per la Svizzera – aggiunge – è importante che questi fenomeni di ghettizzazione non nascano e che si insista sulla politica di integrazione, soprattutto a livello dei valori della democrazia e della libertà. Per evitare che nelle nostre città nascano società parallele. Se non riusciremo a farlo, verremo attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto ieri sera a Parigi”.

Gobbi precisa che in parallelo bisogna lavorare sul piano della difesa nazionale e della repressione. Ricorda a questo proposito che alcune persone che inneggiavano a organizzazioni terroristiche sono già state espulse dalla Svizzera. Perché, conclude, non dobbiamo sentirci al sicuro solo perché siamo una piccola nazione: “Pensiamo all’operazione di polizia che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una ventina di terroristi, la maggior parte dei quali in Italia. Ebbene, alcuni estremisti islamici vivevano a Merano, un paese del Sud Tirolo paragonabile a una qualsiasi cittadina ticinese. È preoccupante che una piccola realtà come Merano, dove sicuramente c’è un ottimo livello di controllo sociale, sia diventata luogo di reclutamento e radicalizzazione islamica. Quindi dobbiamo stare molto attenti, e crearci gli anticorpi per affrontare ogni possibile deriva estremista”.

emmebi

http://www.liberatv.ch/node/31259

Ministero pubblico della Confederazione: nuova responsabile dell’antenna ticinese

Ministero pubblico della Confederazione: nuova responsabile dell’antenna ticinese

Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per la scelta di Dounia Rezzonico quale nuova responsabile dell’antenna ticinese del Ministero pubblico della Confederazione.

La decisione – annunciata oggi – è in linea con le richieste formulate dalle autorità cantonali nel corso delle discussioni con il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber. Il Dipartimento delle istituzioni si rallegra quindi per la scelta di un magistrato ticinese – che conosce le dinamiche particolari del nostro contesto socioeconomico – e conferma il proprio apprezzamento per il lavoro sin qui svolto dal Procuratore generale, che ha una volta di più dimostrato la propria sensibilità verso le peculiarità del nostro Cantone.

Il Dipartimento formula alla nuova responsabile i migliori auguri per la sfida professionale iniziata oggi.

(foto Ti-Press)

 

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Si è svolto lunedì 2 novembre a Mendrisio, presso l’hotel Coronado, un incontro tra le forze civili e militari, svizzere e italiane, che saranno impiegate dal 19 al 22 giugno del prossimo anno nell’esercizio ODESCALCHI, nel corso del quale verrà simulato un incidente ferroviario chimico nella zona di Chiasso, causato da una collisione tra un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dettagli organizzativi circa l’evoluzione dell’esercizio – e le strategie di comunicazione ad esso correlate – al Consigliere di Stato e presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, al Comandante della regione territoriale 3, divisionario Marco Cantieni, al Prefetto di Como Bruno Corda e al Capo di Stato Maggiore di COMFODINORD, generale di brigata Tommaso Vitale.

L’esercizio ODESCALCHI permetterà di sviluppare e mettere alla prova la collaborazione tra autorità civili e militari svizzere e italiane. “L’obiettivo principale dell’esercizio è quello di creare i presupposti per una coordinazione e una valorizzazione delle sinergie a livello internazionale, tra i vari partner di primo intervento chiamati in causa”. ODESCALCHI prevede inoltre la messa in pratica dei dettami della convenzione internazionale che, fra le altre cose, regola l’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

A livello cantonale sarà messo in atto uno stato maggiore di condotta e sarà questa l’occasione per implementare i diversi meccanismi di gestione e di coordinazione con i vari partner, sia sotto il profilo dell’interventistica, sia sotto quello della comunicazione, con la verifica della cellula di comunicazione di crisi, “un’entità che racchiude personale specializzato di tutti i Dipartimenti dell’amministrazione cantonale e che ha quale compito principale quello di garantire alla popolazione un’informazione continua e puntuale”.