Torna il sostegno psicologico

Torna il sostegno psicologico

Riattivata in Ticino la ‘rete di intervento d’urgenza’ per le vittime di reati sessuali e maltrattamenti. Luce verde del governo a un progetto pilota. Collaborazione tra pubblico e privato: tra la Polizia cantonale e un’èquipe di specialisti.

Le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti potranno nuovamente contare su un immediato aiuto psico-sociale garantito ventiquattro ore su ventiquattro da specialisti. E gli agenti di polizia che in seno alla Cantonale operano nella Sezione reati contro l’integrità delle persone (Rip) potranno tornare a fare, a tempo pieno, il loro lavoro: indagare e assicurare il o i colpevoli alla giustizia. Ciò grazie al «progetto pilota» proposto dal Dipartimento istituzioni e al quale ha dato luce verde la settimana scorsa il Consiglio di Stato. Concretamente, sarà Rete Operativa Sa (sede a Bellinzona) – organizzazione, come si legge nel suo sito internet, di professionisti nei campi psico-sociale e medico-psicologico – ad assicurare il necessario sostegno alle vittime prima, durante e dopo la loro audizione da parte degli inquirenti. Una collaborazione dunque tra pubblico e privato, che riattiva la «rete di intervento d’urgenza»: quella rete, ha ricordato ieri ai giornalisti il commissario e sostituto capo della Rip Marco Mombelli , venuta meno in Ticino nel 2010 in seguito alla revisione della Lav, la Legge federale concernente l’auto alle vittime di reati. La nuova normativa infatti non prevede più l’obbligo per i consultori (Lav) di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro, ovvero anche al di fuori degli orari d’ufficio. E così in questi anni gli investigatori della Rip hanno dovuto fungere pure da psicologi e assistenti sociali.

«Hanno assolto egregiamente e con grande umanità compiti che non erano loro», ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . «Gli otto agenti della Sezione reati contro l’integrità delle persone sono stati formati per fare i poliziotti, non gli assistenti sociali e ogni secondo passato a dare sostegno psicologico alla vittima di un reato è un secondo sottratto all’accertamento dei fatti e alla ricerca del colpevole». L’esigenza di trovare una soluzione era stata manifestata dalla stessa Sezione della Polizia giudiziaria. «Ho avuto diversi incontri con Mombelli e con la responsabile della Rip Michela Gulfi », ha aggiunto il ministro. «Dal 2010 molto, troppo, era stato delegato alla polizia: la Rip si è dovuta far carico di incombenze che non rientravano nelle sue mansioni, nelle sue competenze specifiche», ha affermato a sua volta il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi .

L’imminente collaborazione con gli specialisti di Rete Operativa Sa, diretta da Fabio Spinetti , costerà al Cantone circa 150mila franchi all’anno. Di un biennio la durata del test. «Ma già alla fine del primo anno – ha fatto sapere Gobbi – si valuteranno i risultati ottenuti, anche per decidere, se del caso, ulteriori misure». Il progetto pilota, ha tenuto a puntualizzare il consigliere di Stato, «è frutto della volontà di due dipartimenti: il mio e il Dipartimento sanità e socialità». La volontà «di offrire un servizio di supporto agli inquirenti della Sezione Rip». La quale solo nel 2014, ha indicato il commissario Mombelli, ha aperto trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli, quattordici per coazione sessuale, quindici per violenza carnale e trentadue per violazione del dovere di assistenza o educazione. Trentaquattro incarti per atti sessuali con minori: vale a dire le vittime più deboli, che più di altre abbisognano di un pronto e adeguato sostegno psicologico. E questo «prima, durante e dopo» la loro audizione da parte della polizia, ha sottolineato Mombelli.

L’esigenza di un picchetto era stata espressa anche dal Gran Consiglio. Era il… 2010 e la commissione della Legislazione si pronunciava sulla revisione, confezionata dal governo, della normativa cantonale di applicazione della riformata Lav, cioè della nuova legge federale che non contemplava più l’obbligo per i consultori di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro. Scriveva l’autrice del rapporto, la socialista Pelin Kandemir Bordoli : “La Commissione ritiene opportuno e indispensabile trovare delle soluzioni che consentano il mantenimento di un picchetto che possa garantire una presenza anche al di fuori degli orari usuali d’ufficio”.

L’anno scorso trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli.

di Andrea Manna, LaRegioneTicino, 06.02.2015

Le imprecisioni di Natalia Ferrara Micocci

Le imprecisioni di Natalia Ferrara Micocci

Purtroppo non ho avuto il piacere di seguirla in diretta, ma diverse persone mi hanno riferito dell’intervista della signora Ferrara Micocci, candidata al Consiglio di Stato per il PLR, durante la trasmissione online di Ticinonews “A tu per tu”. Rispondendo a una domanda posta dal pubblico a casa, la candidata ha affermato che negli ultimi quattro anni il sottoscritto, e di riflesso il Dipartimento delle istituzioni, non ha fatto nulla di significativo. Nessun progetto, nessuna riforma. Ora, visto che la campagna elettorale in casa PLR è già iniziata da molto – troppo! – tempo, posso anche comprendere la tendenza a strumentalizzare la discussione, ma non posso tollerare che il lavoro svolto con grande impegno dal sottoscritto e dai collaboratori del mio Dipartimento venga denigrato in questo modo.

Che una già Procuratrice pubblica, riduca l’importante progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale denominato “Giustizia 2018” a un semplice “spostamento di uffici” è un’affermazione errata. Essa denota l’assenza di conoscenza delle attività legate all’amministrazione della giustizia portate avanti dal Dipartimento delle istituzioni, oltre che ad una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi ex colleghi procuratori, giudici, avvocati e di tutti coloro che in questi anni hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito ad elaborare una serie di misure volte a migliorare l’efficienza e l’efficacia del potere giudiziario. Tanti professionisti che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro energie con un unico scopo: concretizzare un apparato giudiziario moderno, a beneficio dei cittadini. “Giustizia 2018” è un progetto che ho fortemente voluto e a cui tengo molto. Anche nei mesi che precedono le elezioni, periodo durante il quale sarebbe facile e forse politicamente più pagante per il candidato in corsa se i dossier rimanessero chiusi nei cassetti, mi sto prodigando, assieme ai miei collaboratori, alfine di concretizzare le proposte formulate dai vari gruppi di lavoro; proposte tangibili, che possono anche dividere e a proposito delle quali si può naturalmente discutere, ma che perseguono sempre l’obiettivo di dare una giustizia migliore ai cittadini.

Per quanto concerne il rilascio dei permessi, altro argomento sul quale la signora Ferrara Micocci ha indicato la sua soluzione, vi è alla base un problema legato agli Accordi bilaterali, contro i quali la Lega dei ticinesi ha sempre combattuto a viso aperto. Questi accordi infatti non permettono – e questo la signora Ferrara Micocci in qualità di avvocato lo sa sicuramente molto bene – un controllo sistematico dei precedenti penali di tutte le persone che richiedono un permesso. In questi quattro anni, il Dipartimento delle istituzioni ha però dato priorità alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier, ottenendo risultati importanti. Ad esempio, negli scorsi quattro mesi, come riportato dai quotidiani settimana scorsa, ben prima dell’intervista “A tu per tu”, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, trenta dei quali hanno portato alla revoca del permesso; inoltre, è stato sviluppato un efficace sistema di collaborazione tra le autorità cantonali e quelle comunali, che favorisce un continuo scambio di informazioni. Quanto al fatto che i permessi in Ticino vengano concessi in tempi record, mi piacerebbe sapere quali siano le sue fonti, poiché gli attuali tempi di attesa si aggirano sui tre mesi.

Per non aprire poi il capitolo sulla sicurezza, dove sono state investite molte energie e risorse, e dove i risultati sono tangibili, e sui quali potremo esprimerci nelle prossime settimane. Nel frattempo vi rimando alla pagina specifica del mio sito in fondo a questo articolo.

“Soluzioni senza scorciatoie”, recita uno dei miei slogan. Questo poiché il Ticino sarà confrontato nell’avvenire a sfide complesse e per le quali non esistono soluzioni magiche. Occorrerà avere il coraggio di affrontare questo percorso difficile attraverso un lavoro costante, com’è stato fatto dal mio Dipartimento in questa legislatura, checché ne dica la signora Ferrara Micocci. Un lavoro svolto da tutti con grande impegno e sempre focalizzato su un unico obiettivo: accrescere la fiducia del Popolo ticinese nei confronti delle istituzioni del nostro Cantone e, soprattutto, portare un servizio di valore a tutti i cittadini!

Per ulteriori dettagli sulle misure intraprese su permessi e sicurezza, cliccate sui seguenti link:
http://www.vais.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/
http://www.vais.ch/sicurezza/

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

SuperNorman contro le residenze fittizie: 50 permessi revocati

Al gioco sporco delle residenze fittizie e dei permessi facili Supernorman ha detto no! E l’ha fatto con misure concrete ed efficaci. E la battaglia continua…

Il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha infatti istituito da tempo più controlli in seno all’Ufficio che emette i permessi per gli stranieri e creando per i Comuni un servizio telefonico preferenziale per segnalare eventuali abusi. Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola. Tanto che questi controlli hanno permesso di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali c’è stata immediatamente la revoca del permesso di dimora.

Ma non solo: fra le misure già attuate dal Dipartimento delle istituzioni nella lotta agli abusi c’è difatti quella di controllare meglio tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà del Consigliere di Stato leghista, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica minuziosa dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso.

Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso. Dall’autunno scorso, grazie ad una riorganizzazione interna, il Dipartimento di Norman Gobbi ha creato un nuovo servizio all’interno dell’Ufficio della migrazione che contribuisce a monitorare ed approfondire casi dubbi. Tra i vari compiti affidati a questi funzionari, vi è anche quello di ricevere le segnalazioni da altre autorità cantonali, ad esempio l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza, dalle autorità comunali o dai cittadini, di eventuali irregolarità o di violazioni alle normative sugli stranieri.

A partire dal 19 gennaio è inoltre attiva sempre presso l’Ufficio della migrazione una hotline che consentirà una gestione più efficace dei contatti e delle relazioni con gli utenti e in particolare delle Autorità comunali. Questo centralino che smisterà le chiamate in entrata, permetterà ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche. I Comuni potranno invece contare su di un partner facilmente raggiungibile grazie ad una linea preferenziale ed esclusiva appositamente creata per le loro segnalazioni e richieste. Un servizio offerto alle Autorità comunali che potrà aiutare a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi. L’Ufficio della migrazione non dispone per legge di ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione da parte dei Comuni medesimi, di altre autorità e anche dei cittadini.

Il ruolo dei Comuni è dunque particolarmente importante visto che sono loro, ad esempio, che devono segnalare i casi di sospette dimore dubbie o fittizie e di soggiorni irregolari sul proprio territorio di stranieri. I cittadini tutti possono poi contribuire a denunciare all’Ufficio della migrazione, ma anche alla Polizia cantonale, casi di attività/soggiorno abusivo, residenza fittizia, ecc. Segnalare è quindi importante. Il Dipartimento di Norman Gobbi ha quindi messo in atto una strategia di controllo, favorendo anche lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali per evitare abusi, in particolare in ambito di assistenza. Quanto fatto è dunque una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MS
http://www.mattinonline.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/

Combattenti europei in Siria­e Irak: un pericolo per noi

Combattenti europei in Siria­e Irak: un pericolo per noi

Lavorare in profondità per consolidare la nostra sicurezza.

La cronaca mon­diale di questa setti­mana è stata stra­volta dalla brutale strage di Parigi e dagli eventi che so­no seguiti che han­no fatto oltre una ventina di morti. La Francia, quinta potenza mondiale a livello militare-strategico, è stata colpita nel suo cuore. Un fatto che solleva diversi dubbi sulla reale ca­pacità di controllare i cosidetti ‘fo­reign fighters’, ossia europei e stranieri residenti in Europa che si recano per combattere nei territori oggetto di conflitti armati in cui l’ISIS è coinvolta, ma non solo. Dubbi più che legittimi, dopo quanto indicato dal ministro degli Interni italiano Angelino Alfano…

Lo scorso 17 dicembre, il ministro francese degli Interni Bernard Caze­neuve ha indicato al Parlamento tran­salpino che il numero di francesi e di stranieri residenti in Francia coinvolti, attivi o che si sono resi nei territori di conflitto in Siria ed in Irak sono circa 1’200: la cifra più alta d’Europa, ma solo al terzo posto se il numero viene riportato in base alla popolazione resi­dente. Infatti, il record va al Paese che più di tutti ha accolto numerosi siriani e migranti provenienti dal Medio Oriente: la Svezia, con oltre 30 com­battenti per milione di abitanti. Il paese scandinavo è seguito da un’altra na­zione che ha spalancato le sue porte alla migrazione da questi territori, il Belgio, con oltre 25 combattenti per milione di residenti. La Francia si situa in terza posizione, evidentemente per la sua importante popolazione resi­dente, con circa 20 combattenti per mi­lione di persone che vi risiedono.

La Svizzera, secondo le recenti indica­zioni, registra 62 persone che si sono recate nei territori di combattimento. Questo ha come indicatore quasi 8 combattenti per milione di abitanti. Una realtà, la nostra, significativa­mente sotto controllo, visto che co­munque il nostro Paese non rientra negli obiettivi primari dei ‘lupi solitari’ jihadisti, così pure negli obiettivi di ISIS. Ciò non deve però far abbassare la guardia, ma al contrario! Occorre es­sere sempre vigili e inoltre rafforzare quanto prima gli strumenti legislativi, in particolare la Legge federale sul ser­vizio informazioni della Confedera­zione (i nostri 007) e la Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomuni­cazioni. Oggi la Svizzera non può rac­cogliere informazioni preventive su potenziali persone pericolose per la no­stra sicurezza interna e quella di altri paesi; un’amara eredità dell’affare delle schedature di 25 anni fa che ora do­vremo superare dal punto di vista poli­tico federale, per la nostra sicurezza. Invece, la revisione della Legge sulla sorveglianza delle telecomunicazioni permetterà di verificare anche il traf­fico via social media e app, penso in particolare a Whatsapp e Skype. Gra­zie a questi ulteriori strumenti sarà pos­sibile ridurre il rischio in maniera importante, nella consapevolezza che il rischio zero non potrà tuttavia mai esistere.

Un fatto particolare mi ha però scon­certato: il numero indicato dall’Italia dei suoi ‘foreign fighters’. In Parla­mento e ai media, il ministro Angelino Alfano ha comunicato che la cifra dei combattenti provenienti dall’Italia è di 53 persone, ossia inferiore a quelli re­gistrati in Svizzera. Ciò significa che l’Italia conta 0.8 ‘foreign fighters’ per milione d’abitanti, ossia un decimo ri­spetto a quelli che sarebbero presenti nel nostro Paese! Mi permetterete qual­che fiero dubbio su questo numero, te­nuto anche conto di come la vicina Penisola abbia ormai perso il controllo della sua immigrazione e che le porte del Mediterraneo abbiano portato in Italia un buon numero di migranti anche da questi territori in guerra. E questi fatti, dal punto di vista della no­stra sicurezza, non sono per nulla con­fortanti, giustificando quindi ancor di più un urgente intervento a livello le­gislativo da parte del Parlamento fede­rale nell’adozione delle nuove norme delle due predette leggi. Ma non solo. L’ubicazione del nostro Cantone im­pone l’intensificazione dei controlli, in particolare alla frontiera, attività pre­ventiva di sorveglianza che sicura­mente verrà rafforzata in primis nell’ambito dell’immi- nente svolgi­mento del Word Economic Forum a Davos e successivamente riproposta in occasione dell’Esposizione Universale che si terrà a Milano a partire dal pros­simo maggio, evento che farà confluire a pochi chilometri dalla nostra frontiera oltre 20 milioni di visitatori. Anche la Polizia cantonale, responsabile per la sicurezza su suolo ticinese, si è spesa in questa settimana nella sensibilizza­zione di tutto il personale e degli enti preposti alla sicurezza attivi nel nostro Cantone, in modo da poter intervenire ed anticipare possibili situazioni parti­colari che dovessero presentarsi. Il Cantone e la Confederazione sono quindi vigili nel presidio del nostro ter­ritorio dopo quanto occorso a Parigi. Per la sicurezza di tutti noi.

Norman Gobbi

L’eterno oscillare tra libertà e sicurezza

L’eterno oscillare tra libertà e sicurezza

A cinque giorni dalla brutale strage e dai successivi ed altrettanto brutali eventi avvenuti a Parigi, i quesiti che si pongono sono sempre più numerosi. Dal perché i servizi francesi abbiano interrotto i controlli sui fratelli Kouachi circa sei mesi fa, poiché non ritenuti pericolosi, all’opinabilità delle inevitabili teorie complottiste sollevate da alcuni. Una situazione imprescindibile, come accade sempre dopo dei fatti violenti e incivili che colgono tutti di sorpresa nel nostro vivere quotidiano, ormai convinti che si possa controllare e prevedere tutto.

Wie sicher, wie frei wollen wir sein?

Die kriegsähnlichen Zustände in Paris wühlen die westliche Gesellschaft auf. In der Schweiz wird der Ruf nach mehr Sicherheit laut.

Es war der 3. September, der Didier Burkhalter zum weltweiten Twitter-Star machte. An diesem Tag stellte ein Journalist von «Le Temps» ein Foto ins Netz. Zu sehen war ein Mann, der am Bahnhof Neuenburg auf den Zug wartet und in sein Smartphone tippt. Das Bild zeigte Didier Burkhalter, den Schweizer Bundespräsidenten und Vorsitzenden der OSZE, allein, inmitten von Pendlern. Ohne Bodyguards. 

‘La nuova legge per un efficace lavoro di intelligence’

‘La nuova legge per un efficace lavoro di intelligence’

«Non possiamo certo militarizzare le redazioni e ogni luogo sensibile»: la lotta al terrorismo «passa quindi necessariamente da un performante lavoro di intelligence, sul piano internazionale come su quello nazionale». ll tragico fatto di Parigi «dovrebbe indurre il parlamento federale a sbloccare, finalmente, la Legge sul servizio informazioni».

Intelligence, ma la sicurezza totale non esiste

Intelligence, ma la sicurezza totale non esiste

La strage ad opera di due estremisti islamici avvenuta poche ore fa a Parigi risuona ancora nelle nostre orecchie e le immagini della brutalità offuscano ancora il nostro sguardo, spesso disattento, ma in questo caso scosso dalla terribile imprevedibilità dell’accadimento. Un evento che scuote l’Europa, esattamente come lo fece il massacro del 1972 alle Olimpiadi di Monaco di Baviera ad opera di estremisti palestinesi.