Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Questa mattina, a Bellinzona, il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero (TCS) Sezione Ticino, hanno ratificato nuovamente la convenzione che dal 2001 consente al TCS di effettuare i collaudi nella propria sede di Rivera.

Un’ottima collaborazione che dura da più di dieci anni e che autorizza, a determinate condizioni, il TCS a eseguire i collaudi ufficiali di automobili nel proprio Centro tecnico avvalendosi dell’operato dei propri esperti. In questo senso nel 2014 il TCS ha svolto circa 10’800 collaudi su un totale di 63’400 effettuati dalla Sezione della circolazione.

La modifica della Convenzione si è resa necessaria in seguito ai cambiamenti procedurali legati all’introduzione del nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione. Si è quindi voluto approfittare dell’occasione per apportare altre modifiche, alla luce della ormai più che decennale esperienza.

In particolare, tra le principali modifiche è stato deciso di:

  • confermare la possibilità di collaudare automobili con più di 10 anni (facoltà concessa nel 2009);
  • concedere la facoltà di collaudare anche automobili fuori circolazione;
  • consolidare la prassi con cui la convocazione (presso l’Ufficio tecnico o il TCS) viene sempre svolta dalla Sezione della circolazione (l’utente ha la possibilità di spostare l’appuntamento);
  • introdurre l’obbligo di perfezionamento per gli esperti nonché il riferimento al sistema di qualità federale;
  • adeguare la registrazione dei collaudi: il TCS, infatti, è collegato al nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione e può registrare direttamente i collaudi effettuati;
  • stabilire che la fatturazione di tutti i collaudi è effettuata dalla Sezione della circolazione, che poi riversa al TCS la sua quota parte;
  • adattare il numero di collaudi delegati al TCS in base alle cifre che rispecchiano l’attuale situazione.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che anche la situazione della delega dei collaudi ai garage è oggetto di attenta valutazione e la Sezione della circolazione ha iniziato a discutere del tema con i rappresentanti dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

Da sinistra a destra:
Cristiano Canova (Capo della Sezione della circolazione), Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni), Carlo Vitalini (Presidente del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino) e Roberto Morandi (Direttore del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino)

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’Esercito incarna i valori fondanti della Svizzera e costituisce un elemento essenziale dell’identità nazionale; un’istituzione importante sia in termini di sicurezza che a livello economico. In questi anni mi sono impegnato in prima persona affinché il Ticino mantenesse la presenza grigioverde sul proprio territorio. Come si usa dire nel gergo militare, l’ordine era “tenere”, ed abbiamo tenuto!

Oggi infatti possiamo affermare con orgoglio di essere riusciti a mantenere in Ticino la maggior parte degli stazionamenti militari e di aver ottenuto dal Dipartimento della difesa molto di più rispetto ad altri Cantoni. Un successo che ha ricordato a tutti come il Ticino debba affrontare il confronto con Berna senza paura, portando quelle che sono le sue ragioni e con la consapevolezza delle proprie forze.

Oltre 200 Milioni di investimenti nei prossimi anni
È di questa settimana la decisione del Consiglio federale di dare via libera a 67 Milioni di investimento per la realizzazione della nuova Caserma di Isone e della terza tappa del Centro Logistico del Monte Ceneri, col risanamento dell’attuale Arsenale sul passo. A questi importi, vanno aggiunti gli investimenti già decisi per 60 Milioni per la realizzazione della 1a e 2a tappa del Centro Logistico, mentre nei prossimi anni arriveranno ulteriori 80 Milioni per le caserme di Airolo e Monte Ceneri. Un totale di oltre 200 Milioni di investimento, a garanzia della presenza militare e di posti di lavoro federali in Ticino.

Una riserva strategica, anche per noi!
L’Esercito costituisce la riserva d’intervento del Consiglio federale e, pertanto, è anche a disposizione dei Cantoni. Esso è fondamentale per la sicurezza del Popolo svizzero; sicurezza che rappresenta un bene primario per tutti i cittadini, specialmente in un momento in cui siamo confrontati con una situazione d’instabilità a livello globale. Gli attacchi terroristici degli ultimi mesi, come quello di settimana scorsa a Copenaghen, devono spingere tutti i Paesi a impegnarsi ulteriormente per tutelare la tranquillità dei loro cittadini. In quest’ottica, è necessario che la Svizzera e il Canton Ticino possano continuare a contare su truppe formate e capaci di difendere la nostra popolazione! L’Esercito in Ticino è indispensabile anche per il suo supporto alle Autorità civili, e i molteplici interventi a favore della popolazione, come avvenuto a Locarno in occasione dell’esondazione del lago, dimostrano quanto sia importante mantenere i militi sul territorio cantonale.

Posti di lavoro riservati a Svizzeri
La presenza grigioverde nel nostro Cantone è fondamentale anche a livello economico. L’Esercito rappresenta infatti un datore di lavoro sicuro che predilige, come tengo sempre a rimarcare, l’assunzione di cittadini svizzeri. Uno dei motivi principali per cui mi sono battuto per mantenere gli stazionamenti militari in Ticino è proprio la salvaguardia dei 750 posti di lavoro garantiti da questi stazionamenti; la salvaguardia di quasi un migliaio di famiglie ticinesi!
Non dimentichiamo poi che la presenza dei militi ha delle ricadute positive sull’economia del nostro Cantone grazie agli acquisti, ai militari in libera uscita, agli affitti e alle diverse attività svolte dalla truppa. Proprio in queste settimane in Ticino sono in servizio, oltre alla già importante presenza di truppa stazionata normalmente sulle nostre piazze d’armi, circa novecento militari incorporati nel battaglione d’aiuto alla condotta 23 e nel battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3.
Da domani, altri cento ufficiali incorporati nello stato maggiore della regione territoriale 3 assolveranno i loro doveri militari. Sono mille persone! Una presenza, assolutamente non scontata, dal notevole beneficio economico e che è frutto del lavoro svolto dal sottoscritto e dai collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Tutto questo è un importante lavoro diplomatico portato avanti in maniera costante con l’Autorità federale, che dimostra come andare nella Capitale non sia tempo perso, ma, al contrario, un investimento a favore del Ticino e dei Ticinesi. Ed è per questo che i lunghi viaggi verso Berna non mi pesano affatto!

Norman Gobbi

«ViaSicura da ristudiare»

Sempre più patenti ritirate, Gobbi chiede che si rivedano le sanzioni per le infrazioni al codice della strada. «Si tenga, conto di tutti gli elementi. Troppi i tentativi di elusione».

«Bisogna ridiscutere le misure punitive». Abbiamo chiesto al direttore del DI Norman Gobbi una reazione a questa notizia [vedi PDF sotto]. «Il Governo ticinese, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha evidenziato come le sanzioni draconiane introdotte con ViaSicura stiano ottenendo l’effetto contrario, con automobilisti che conducono il proprio veicolo durante il periodo di ritiro del permesso di condurre. Le misure sono draconiane poiché non ammettono la ponderazione di vari elementi tipo l’ora, il giorno, il luogo e la situazione viaria, in cui è stata commessa l’infrazione; senza questi elementi di ponderazione, un 85km/h in abitato davanti le scuole il martedì mattina viene sanzionato come un 180km/h in autostrada la domenica notte senza traffico. È evidente la disparità e la diversa percezione per il cittadino (non solo l’automobilista) del reale pericolo generato nelle due situazioni. Per questo ho chiesto che le misure punitive di ViaSicura vengano ridiscusse nell’ambito della revisione del diritto sulle sanzioni a livello federale».

Dal Giornale del Popolo, 20.02.2015

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Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Gobbi: “Anche io vittima dei radar”

Il ministro uscente: “Da giovane ho anche distrutto l’auto di mia madre: per fortuna non mi sono fatto nulla”

BELLINZONA – Norman Gobbi, classe 1977, si ripresenta per un secondo mandato in Consiglio di Stato. Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni è stato deputato della Lega dei Ticinesi in Gran Consiglio dal 1999 al 2011 e presidente nell’anno di legislatura 2008-2009. A livello comunale è stato membro del Municipio del comune di Quinto, dal 2008 al 2011. Il 1. marzo 2010, sempre per la Lega dei Ticinesi, è diventato parlamentare del Consiglio nazionale, carica che ha lasciato il 13 aprile 2011. Ha svolto studi in scienze politiche a Zurigo e ha ottenuto la laurea in Scienze della comunicazione all’Università della Svizzera Italiana.

I radar fanno discutere: lei quante volte è incappato nella sua vita in una sanzione pecuniaria?
“La prima volta fu nel Canton Obwaldo e poi ne seguirono altre quattro. Ho pagato multe per 800 franchi, ma di chilometri ne ho macinati, e molti. In gioventù ho anche distrutto una macchina in autostrada. Era l’auto di mia madre che non era ovviamente entusiasta, ma per fortuna non mi sono fatto nulla”.

Ha la passione per le armi: qual è la sua preferita e perché?
“Ho sempre avuto la passione per il tiro nel sangue. Oggi, nella veste di consigliere di Stato preferisco usare l’arma della parola”.

A carnevale, da piccolo, quante volte si è travestito da poliziotto e quante da ladro?
“Mai da poliziotto mai e da ladro neppure. Ma il carnevale mi piace e mi travestivo spesso da boscaiolo”.

di Gianni Righinetti

http://www.cdt.ch/ticino/politica/125087/gobbi-anche-io-vittima-dei-radar.html

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Jihad: «Il livello d’allarme è già alto»

Il capo dei servizi informativi svizzeri Markus Seiler parla di terrorismo e attentati «Da noi decine di spie agiscono sotto copertura – Ci mancano mezzi adeguati». Il terrorismo, i conflitti nel mondo e l’estremismo violento, ma anche lo spionaggio e il furto di dati personali. Sono queste le principali minacce dalle quali il Paese deve proteggersi secondo Markus Seiler, direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC). Durante la conferenza «Che cosa minaccia la Svizzera nel 2015?» – organizzata ieri sera a Bellinzona, nell’auditorio di BancaStato, dal Dipartimento delle istituzioni rappresentato dal direttore Norman Gobbi – il capo dei servizi segreti svizzeri ha illustrato le sfide del prossimo futuro.

La relazione ha orbitato intorno al radar di cui si avvale il SIC per monitorare le minacce incombenti. Sul fronte della politica e della difesa, per esempio, i principali timori provengono dalle zone di conflitto in Europa orientale, Africa e nel mondo arabo. E mentre i Paesi emergenti investono sempre più fondi nelle forze militari, il mondo occidentale limita le spese. Il risultato? «Nel giro di cinque anni – ha affermato Seiler – Turchia e Russia disporranno delle forze aeree belliche più efficaci in Europa».

Sul fronte del terrorismo, la minaccia principale è data dallo jihadismo. Gli attacchi a Parigi dello scorso gennaio «non hanno innalzato il nostro livello di allarme perché questo era già molto elevato. A crescere sono invece le persone che dalla Svizzera si spostano all’estero con finalità terroristiche, per un totale di 64 casi registrati. A oggi non ci sono indizi concreti circa possibili attacchi su suolo elvetico, anche se non è possibile azzerare il pericolo di attentati».
Il capo dei servizi segreti ha poi parlato di estremismo violento e proliferazione di armi di distruzione di massa. Uno degli obiettivi del SIC è infatti prevenire che qualunque ente svizzero fornisca sostegno al programma nucleare iraniano, attraverso per esempio la fornitura di attrezzature da laboratorio.
Il capitolo spionaggio – una minaccia comunemente considerata meno pericolosa di altre – ha dato modo a Seiler di presentare alcuni aneddoti, curiosi e preoccupanti allo stesso tempo.

«In Svizzera sono presenti decine di spie che agiscono sotto copertura, spesso diplomatica. Una di queste la conosciamo tutti: Edward Snowden, un tempo attivo a Ginevra. Ma ci sono anche semplici uomini d’affari che possono trafugare informazioni sensibili senza dare nell’occhio». Talvolta in maniera banale e quasi ovvia, per di più. «Immaginate dieci persone che visitano un’azienda svizzera per la prima volta. Uno di loro finge di aver mal di stomaco e chiede del bagno, fa finta di perdersi e ne approfitta per scoprire quanto può sull’azienda. Oppure ipotizzate una conferenza come questa, in cui il relatore indice un’estrazione con premio. Vengono raccolti i biglietti da visita dei presenti, si tira a sorte e, all’uscita, i fortunati riceveranno una bottiglia di vino. Molti di voi si fiderebbero, eppure così facendo avrei raccolto all’istante indirizzi e-mail e telefoni cellulari di buona parte di voi».

La minaccia dello spionaggio riguarda infatti anche i privati, tra furti di dati su Internet e mancanza di privacy, in una costante ricerca di equilibrio tra libertà individuale e sicurezza. «Se adesso ognuno di voi spedisse un’e-mail a casa – ha ammonito Seiler – l’80 per cento di queste farebbe tappa a Londra e Washington per essere registrata e analizzata, prima di giungere a destinazione».
Il SIC non può fare molto di fronte a queste minacce. «Qualche settimana fa Berna ha dato il via libera all’assunzione di sei nuovi collaboratori al fine di fronteggiare la minaccia terroristica, mentre in Francia sono stati annunciati ben 2.860 posti aggiuntivi. Molto semplicemente, non disponiamo di sufficienti mezzi».

Eppure, qualcosa si può fare. «Appoggiare la Nuova legge sulle attività informative (LAIn), che ci fornirà una base legale moderna grazie alla quale potremo affiancare gli altri Stati europei nonché valutare e prevenire le minacce sempre più aggressive che caratterizzano il mondo di oggi» ha concluso Markus Seiler.

Corriere del Ticino, 12 febbraio 2015, di Mattia Bertoldi

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le sfide dei servizi segreti per la sicurezza del nostro Paese

Le notevoli conoscenze acquisite nel corso della sua esperienza da Markus Seiler, Direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), hanno reso la conferenza tenutasi ieri sera a Bellinzona presso l’auditorium di BancaStato un’occasione unica per riflettere su questioni di primaria importanza per la sicurezza del nostro Paese. Tengo in questa sede a ringraziare Markus Seiler per aver gentilmente accettato il mio invito e per aver permesso al pubblico in sala di “toccare con mano” le opinioni del più grande esperto in materia a livello svizzero.

Mediante il radar utilizzato dal SIC per illustrare le minacce che potrebbero interessare la Svizzera, l’oratore ha presentato i temi principali relativi alla sicurezza del nostro Paese. Come ha ricordato il capo dei nostri servizi segreti, “la Svizzera non è un’isola”. Nell’ambito degli attacchi terroristici, il livello di minaccia era già alto prima degli attentati di Parigi: la situazione dev’essere costantemente monitorata poiché, anche se al momento non vi sono indizi circa piani concreti, vi è sempre un rischio latente di emulazione o di persone che cercano di approfittare di questo “surriscaldamento”. Nell’epoca moderna, molte minacce derivano anche dalle nuove tecnologie. Markus Seiler ha rimarcato che “internet non è pensato come un luogo sicuro”, ma come uno spazio a rischio, dove si può accedere a un’enorme quantità di informazioni; e quando il capo dei servizi segreti indica che “l’80% delle nostre mail sono registrate e analizzate a Londra e Washington”, ci fa comprendere quanto questo tema riguardi tutti noi da vicino.

In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, il nostro Paese e i suoi servizi devono agire con capacità per salvaguardare la sicurezza della Svizzera e degli svizzeri. Un lavoro coordinato sull’insieme del nostro territorio, a cui anche i Cantoni sono chiamati a partecipare in prima persona. In questo senso, anche la nostra la Polizia cantonale collabora attivamente con i servizi d’informazione, in modo da poter difendere in maniera efficace noi cittadini dalle minacce che caratterizzano questo mondo sempre più complesso.

Norman Gobbi

L’80% delle nostre mail spiate da Londra e Washington

L’80% delle nostre mail spiate da Londra e Washington

Parola del capo degli 007 Markus Seiler, a Bellinzona per parlare di sicurezza. E sul terrorismo avverte: “39 persone partite dalla Svizzera per arruolarsi in Siria”.

“L’80% delle nostre mail, prima di giungere a destinazione, passano da Londra e da Washington dove vengono copiate”. Un’affermazione che sembra rubata da un copione di un film se non fosse di Markus Seiler, il capo degli 007 in Svizzera. Il direttore del Sic, il servizio delle attività informative della Confederazione era oggi, mercoledì 11 febbraio, a Bellinzona per una conferenza sulle sfide attuali e future dei servizi organizzata all’Auditorium di BancaStato dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. Un tema caldo soprattutto dopo le stragi avvenute il mese scorso a Parigi e che verrà presto affrontato dal Parlamento, chiamato a pronunciarsi sulla riforma del settore.

“Occorre dire che la minaccia nel nostro Paese era già alta prima dell’attacco armato orchestrato dai fratelli Kouachi all’interno della redazione di Charlie Hebdo” ha puntualizzato Seiler, mettendo l’accento sul fatto che oggi il diritto alla privacy vigente nel nostro Paese rende molto arduo il lavoro per la Sic. Seiler ha assicurato che non ci sono indizi concreti di piani jihadisti. “Tuttavia il pericolo zero non esiste: per una strage basta l’azione di un individuo isolato e il rischio emulazione dopo attentati come quello parigino è elevato”. Insomma, occorre sempre tenere alta la guardia: “Anche perché finora in Svizzera sono stati registrati 64 casi di persone partite all’estero per arruolarsi nelle compagini del terrore: 39 delle quali verso la Siria e l’Irak”. E prima o poi queste persone potrebbero tornare a casa.

Seiler ha poi proseguito facendo il punto della situazione sullo spionaggio nel nostro Paese: “La presenza di spie è massiccia soprattutto a Ginevra, divenuta una sorta di Eldorado”. E mentre il direttore della Sic pronunciava queste parole, la mente del numeroso pubblico giunto all’auditorium di Bancastato è andata al padre di tutte le spie: Edward Snowden, che nel 2007 lavorò sotto copertura diplomatica per conto della Cia proprio a Ginevra.

http://www.ticinonews.ch/ticino/228082/lrsquo80-delle-nostre-mail-spiate-da-londra-e-washington

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

Strutture carcerarie: un clima di lavoro più sereno grazie a scelte coraggiose

I primi 100 giorni di attività del nuovo Direttore delle Strutture carcerarie sono l’occasione per scattare una fotografia attuale sullo stato delle Strutture carcerarie cantonali.

Ma facciamo un po’ di storia. Nel 2007, un rapporto specialistico rilevò la necessità di procedere a delle riorganizzazioni per rendere più efficiente, oltre che più sicuro, l’operato nelle carceri. La gestione del personale era la situazione che destava particolare preoccupazione. Elevato tasso d’assenteismo, cronica mancanza di motivazione e stress psicologico generalizzato derivante dal continuo contatto con delinquenti e criminali, sono solo alcuni sintomi del disagio che regnava fra gli agenti di custodia.

Immediatamente dopo il mio insediamento in Consiglio di Stato nel 2011, recependo le legittime lamentele del personale, proposi al Governo di realizzare una perizia esterna. Il verdetto non fu dei più clementi, anzi. Urgeva un intervento efficace da parte della Direzione in particolare nella gestione del personale. La scelta di dar fiducia nuovamente all’allora Direttore Fabrizio Comandini si rivelò col passare dei mesi inadeguata. Motivo per cui, con l’accordo del Consiglio di Stato, incaricai del gravoso compito, ad interim, Marco Zambetti. Quest’ultimo, in pochi mesi, improntò un nuovo tipo di conduzione delle Strutture carcerarie che portò a dei buoni risultati, in particolare considerando il clima di lavoro.

Dal 1. novembre scorso, la direzione delle Strutture carcerarie è stata assunta da Stefano Laffranchini. Dopo 100 giorni dalla sua entrata in servizio e ad un anno dal cambiamento delle modalità di condotta, posso affermare che i disagi che si sono manifestati negli anni tra gli agenti di custodia, sono solo un ricordo. Nonostante le difficoltà di questa importante e sensibile professione – che oltre a simboleggiare la dignità e la legalità dello Stato, ha un ruolo importantissimo per la nostra sicurezza – il tasso d’assenteismo (indicatore del livello delle condizioni di lavoro e della motivazione) è quasi dimezzato rispetto al 2008. In aggiunta, le esigenze degli agenti hanno guadagnato importanza, essendo divenute un elemento integrante del processo decisionale, ciò che ha restituito dignità alla professione. In questo senso, rappresentativa del nuovo assetto gestionale è l’introduzione del “management by wandering around”, principio secondo il quale le decisioni importanti vengono prese solo dopo aver operato al fronte in prima persona, così da considerare ogni singola problematica cui il personale è confrontato.

Felice del notevole miglioramento intervenuto nel settore carcerario per merito della dirigenza ad interim e della nuova dirigenza, tengo a rivolgere i miei più vivi ringraziamenti al Direttore Stefano Laffranchini, capace di concretizzare con successo tutti gli obiettivi che avevo fissato nei miei primi mesi in Consiglio di Stato.

Norman Gobbi