“Serve un budget di 5 miliardi”

“Serve un budget di 5 miliardi”

I delegati della Società Svizzera degli Ufficiali, riuniti a Locarno, hanno approvato all’unanimità un documento sull’esercito

I delegati della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU), riuniti a Locarno, hanno approvato all’unanimità un documento sulla politica di sicurezza e sull’esercito svizzero. La SSU ha ribadito le sue richieste: un budget per l’esercito di 5 miliardi di franchi all’anno, un effettivo pari ad almeno 100.000 militi nonché il mantenimento dell’esercito di milizia sulla base dell’obbligo di leva.

“Dopo quattro anni era necessario adeguare la posizione ufficiale della SSU agli sviluppi e agli avvenimenti attuali”, ha spiegato il brigadiere Denis Froidevaux, presidente della società, citato in un comunicato.

Al parlamento gli ufficiali avanzano una serie di richieste: la decisione di stanziare 5 miliardi all’anno (20 miliardi suddivisi in quattro anni) per il finanziamento dell’esercito deve essere rispettata. L’esercito, afferma la SSU, necessita di un effettivo regolamentare di almeno 100’000 militi con l’opzione di un rapido aumento in caso di pericolo imminente. L’effettivo reale deve essere dunque pari a 140’000 uomini. Occorre poi rinunciare al limite di 5 milioni di giorni di servizio, poiché i giorni di servizio annuali dipendono dalle richieste e dal profilo delle prestazioni.

L’esercito, affermano ancora gli ufficiali, deve essere composto da tre brigate forti e non da due come previsto, poiché un esercito ridotto necessita di maggior flessibilità. I corsi di ripetizione da svolgere devono rimanere sei e la loro durata deve rimanere di tre settimane. Gli ufficiali sostengono anche che l’accesso al servizio civile durante e dopo la scuola reclute deve essere verificato e reso più difficile: “non si può fare cattivo uso del servizio civile per evitare le scomodità del servizio militare”.

Il brigadiere Denis Froidevaux, dopo un mandato di tre anni, è stato riconfermato alla presidenza per acclamazione per un ulteriore anno.

http://www.cdt.ch/ticino/cronaca/126957/serve-un-budget-di-5-miliardi.html

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Interessantissima visita quella svoltasi ieri presso la Piazza d’armi di Bière al Gruppo di artiglieria 49 (gr art 49), alla quale ho partecipato insieme alle Autorità civili, militari ed ecclesiastiche del nostro Cantone. Una visita che ha permesso di osservare da vicino il lavoro svolto dall’artiglieria e la formazione dei militari durante i corsi di ripetizione.

Il mitico “Quarantanöv”, che riporta indietro la mia memoria a quando ero anch’io – con altri mezzi – un artigliere, è un orgoglio per il nostro Cantone; un gruppo che incarna lo spirito ticinese e che svolge un importante servizio a favore della nostra sicurezza. Per questo motivo è stato un vero piacere incontrare personalmente i quadri e i soldati in servizio!

Il brigadiere Maurizio Dattrino, comandante della brigata fanteria di montagna 9, ha introdotto la visita indicando come la Svizzera sia attualmente in una “zona comfort”, e cioè in una situazione relativamente tranquilla, in cui l’intervento dell’Esercito non è ancora necessario. Tuttavia, i corpi di truppa devono essere comunque pronti ad intervenire qualora il nostro Paese dovesse uscire da questa “zona comfort”. Ed è proprio per garantire questa prontezza che l’Esercito lavora, ogni anno, alfine di mantenere i militari istruiti e in grado di assolvere efficacemente i loro compiti!

Il ruolo dell’Esercito è evoluto nel tempo, come ha ricordato il ten col SMG Manuel Rigozzi, comandante del gr art 49. Il servizio militare non è più quello di trent’anni fa: oggi siamo di fronte ad un esercito moderno ed efficace, che mira a gestire in maniera efficiente le risorse a sua disposizione. Un esercito che oggi è anche maggiormente vicino ai bisogni della popolazione e pronto ad intervenire in caso di necessità a favore delle Autorità civili.

Ringrazio nuovamente il gr art 49 per la visita stimolante che ha consentito di toccare con mano la prontezza della formazione d’artiglieria. In qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ho sempre sostenuto la causa grigioverde e in particolare il mantenimento dell’Esercito sul territorio ticinese. Una presenza essenziale, sia in termini di sicurezza che a livello economico, come testimoniamo gli investimenti futuri – si parla di 200 milioni! – della Confederazione in Ticino. Una presenza che garantirà pure quel rapporto diretto tra Esercito e cittadinanza, fondamentale alfine di mostrare alla popolazione il servizio che i militari svolgono a favore di tutti.

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

Dove son finiti gli zingari?

Dove son finiti gli zingari?

di Mauro Damiani. Quando sento affermazioni che tendono a sminuire il lavoro, riducendolo al nulla, che ha fatto negli anni il Dipartimento diretto da Norman Gobbi (ma anche nei confronti di altri), un po’ me la prendo. Ciò non tanto perché conosco Norman da diversi anni e quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato da motivi d’amicizia, ma soprattutto perché è semmai vero il contrario, e in svariati ambiti. Casualmente poi, certe affermazioni provengono di solito da persone che non hanno evidentemente mai operato in seno a un Esecutivo e quindi non possono comprendere né i tempi, né i modi con i quali è necessario portare avanti ogni singolo progetto politico. Ricordiamo per esempio quando, nel 2004, con il IV Forum cantonale dei giovani, sul tema “Integrazione – gli altri siamo noi!” si voleva promuovere la conoscenza e l’informazione della cultura zingara, attraverso un’apposita Commissione cantonale nomadi (CN) e mediante l’apertura di un sito gestito dall’Amministrazione cantonale dedicato agli Zingari.

Nel corso degli anni queste presenze sul territorio cantonale avevano generato paura e preoccupazione tra la popolazione perché, a dispetto di quanto veniva pubblicato sul sito a loro dedicato, tutti sapevano che le attività dei nomadi non erano propriamente tutte legali e con la libera circolazione delle persone, c’era poco da stare allegri.

Il Dipartimento delle Istituzioni diretto da Norman Gobbi ha deciso per prima cosa d’intervenire a livello di comunicazione per evitare che, come in passato, fossero veicolate informazioni equivoche che aprivano le porte alle carovane di nomadi stranieri. Di conseguenza ha dato in tempi brevi una risposta concreta alla popolazione e oggi, quasi increduli, ci domandiamo: “Ma dove sono gli zingari che fino a pochi anni fa occupavano regolarmente il nostro territorio?”. Se i risultati del non fare nulla sono questi, caro Norman, continua così e grazie!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Firmata una convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero

Questa mattina, a Bellinzona, il Dipartimento delle istituzioni e il Touring Club Svizzero (TCS) Sezione Ticino, hanno ratificato nuovamente la convenzione che dal 2001 consente al TCS di effettuare i collaudi nella propria sede di Rivera.

Un’ottima collaborazione che dura da più di dieci anni e che autorizza, a determinate condizioni, il TCS a eseguire i collaudi ufficiali di automobili nel proprio Centro tecnico avvalendosi dell’operato dei propri esperti. In questo senso nel 2014 il TCS ha svolto circa 10’800 collaudi su un totale di 63’400 effettuati dalla Sezione della circolazione.

La modifica della Convenzione si è resa necessaria in seguito ai cambiamenti procedurali legati all’introduzione del nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione. Si è quindi voluto approfittare dell’occasione per apportare altre modifiche, alla luce della ormai più che decennale esperienza.

In particolare, tra le principali modifiche è stato deciso di:

  • confermare la possibilità di collaudare automobili con più di 10 anni (facoltà concessa nel 2009);
  • concedere la facoltà di collaudare anche automobili fuori circolazione;
  • consolidare la prassi con cui la convocazione (presso l’Ufficio tecnico o il TCS) viene sempre svolta dalla Sezione della circolazione (l’utente ha la possibilità di spostare l’appuntamento);
  • introdurre l’obbligo di perfezionamento per gli esperti nonché il riferimento al sistema di qualità federale;
  • adeguare la registrazione dei collaudi: il TCS, infatti, è collegato al nuovo sistema informatico della Sezione della circolazione e può registrare direttamente i collaudi effettuati;
  • stabilire che la fatturazione di tutti i collaudi è effettuata dalla Sezione della circolazione, che poi riversa al TCS la sua quota parte;
  • adattare il numero di collaudi delegati al TCS in base alle cifre che rispecchiano l’attuale situazione.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che anche la situazione della delega dei collaudi ai garage è oggetto di attenta valutazione e la Sezione della circolazione ha iniziato a discutere del tema con i rappresentanti dell’Unione professionale svizzera dell’automobile (UPSA).

Da sinistra a destra:
Cristiano Canova (Capo della Sezione della circolazione), Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni), Carlo Vitalini (Presidente del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino) e Roberto Morandi (Direttore del TOURING CLUB SVIZZERO, Sezione Ticino)

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Gobbi: una squadra di polizia per combattere gli abusi sul lavoro

Dal Mattino della domenica del 1. marzo 2015.

Il progetto di Norman Gobbi per combattere in modo efficace gli abusi in aziende e cantieri. Il Canton Ticino, data anche la sua vicinanza con la Fallitalia, è ahinoi spesso confrontato con casi di abuso o di grave violazione delle leggi nel mondo del lavoro. In questo contesto, e in particolare dopo la sciagurata decisione dei balivi della BNS di togliere la soglia di cambio fissa franco-euro, occorre combattere fermamente il protrarsi di questi fenomeni preoccupanti.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, non ci ha pensato due volte e ha lanciato il progetto, accolto subito positivamente dal Comandante della Polizia cantonale e dal Procuratore generale del Ministero pubblico, relativo alla creazione presso la Polizia cantonale di una task-force permanente, composta da agenti specializzati, che si occupi dei reati nel mondo del lavoro. Una soluzione concreta che permetterà al nostro Cantone di combattere in maniera maggiormente incisiva gli abusi nei cantieri e nelle ditte.

Agire in maniera preventiva
Il nuovo gruppo di agenti, che dovrebbero provenire sia dalla Polizia giudiziaria che dalla Gendarmeria, avrà il compito di arginare in modo efficace gli illeciti penali nel mondo del lavoro. In quest’ottica, sarà importante promuovere la collaborazione a livello informativo tra la nuova squadra e l’Ispettorato del lavoro, la Commissione tripartita – quindi dalle parti sociali, sindacati e associazioni padronali – i vari servizi cantonali e comunali e le polizie. Fondamentale sarà, come sempre, anche l’apporto dei cittadini, che potranno segnalare eventuali abusi, sfruttamenti, violazione di contratti, ecc. La creazione di questa “Polizia del lavoro”, a cui Norman Gobbi tiene molto, consentirà di mettere in rete tutte le informazioni sensibili relative ai sospetti di reato nel mondo del lavoro (come ha già fatto creando una linea diretta tra il Ministero pubblico e gli Uffici fallimenti), che permetteranno di intervenire in maniera efficace in caso di abusi accertati. Importante è che sui cantieri si vigili con competenza e fermezza.

Il Ticino non è una facile terra di conquista!
La Lega dei ticinesi si batte da sempre affinché il Ticino non diventi una facile terra di conquista per gli speculatori e per le persone che si arricchiscono sulla pelle dei lavoratori (vedi caso Guttalac!). Questo non è il Ticino che vogliamo! Il ministro Norman Gobbi ha perseguito questo obiettivo, lanciando una proposta volta a salvaguardare l’economia ticinese sana e onesta e a scongiurare fenomeni allarmanti come il caporalato. Una proposta da implementare in tempi brevi, che ha dimostrato ancora una volta come il nostro Norman continui a lavorare con grande impegno da ormai quattro anni, per aumentare la sicurezza a tutti i livelli sul nostro territorio.

MDD, 01.03.2015

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro importante tassello nella politica di sicurezza

Un altro progetto realizzato che si aggiunge a tutto quanto fatto dal mio Dipartimento in questi quattro anni a favore della sicurezza del nostro Cantone. Oggi sono state presentate le nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, unitamente al nuovo Servizio Gestione Detenuti, attivo dal 2013 e facente parte della Polizia cantonale. Un progetto realizzato in tempi rapidi grazie alla stretta collaborazione tra il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Strutture carcerarie cantonali.

Le vecchie celle pretoriali di Lugano, così pure quelle di Bellinzona, Mendrisio e Locarno, furono chiuse nel 2006 quando fu aperta La Farera, dopo essere finite anche sulla lista nera di Amnesty International per via del degrado che le caratterizzava e che comprometteva il rispetto dei diritti umani. Negli anni di frequente si è discusso di una loro possibile riapertura, che, come ho avuto modo di sottolineare più volte, era subordinata ad un totale ammodernamento delle celle, che le rendesse conformi agli standard di sicurezza e di vivibilità.

Grazie al lavoro svolto con impegno in questa legislatura è stata resa possibile la realizzazione delle nuove celle di polizia presso il Palazzo di Giustizia di Lugano, inserita in un progetto globale di gestione delle risorse. Le nuove celle sono infatti legate alla creazione del Servizio Gestione Detenuti.

Questo servizio, per il quale sono stati formati degli agenti di custodia armati, si occupa della sorveglianza dei carcerati, della gestione dei detenuti piantonati, della traduzione delle persone in stato di arresto provvisorio, del trasporto dei carcerati su richiesta delle autorità penali ticinesi e presso le autorità di altri Cantoni, dell’organizzazione dei trasporti intercantonali e dell’allestimento dei profili segnaletici degli arrestati. Insomma, un servizio professionale che gestisce le persone incarcerate all’esterno delle Strutture carcerarie.

In questo contesto, l’apertura delle celle di polizia di Lugano permette di ridurre le incarcerazioni presso La Farera, con un conseguente sgravio delle incarcerazioni notturne in carcere. Il nuovo Servizio Gestione Detenuti ad opera di agenti di custodia armati, consente inoltre di sgravare gli agenti di polizia che non saranno più chiamati ad occuparsi dei piantonamenti e del trasporto dei detenuti.

Questo progetto, fortemente voluto dal sottoscritto, rappresenta un altro tassello importante nella politica di sicurezza implementata dal mio Dipartimento in questo quadriennio.

Norman Gobbi

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’importanza dell’Esercito in Ticino, per l’economia e la sicurezza

L’Esercito incarna i valori fondanti della Svizzera e costituisce un elemento essenziale dell’identità nazionale; un’istituzione importante sia in termini di sicurezza che a livello economico. In questi anni mi sono impegnato in prima persona affinché il Ticino mantenesse la presenza grigioverde sul proprio territorio. Come si usa dire nel gergo militare, l’ordine era “tenere”, ed abbiamo tenuto!

Oggi infatti possiamo affermare con orgoglio di essere riusciti a mantenere in Ticino la maggior parte degli stazionamenti militari e di aver ottenuto dal Dipartimento della difesa molto di più rispetto ad altri Cantoni. Un successo che ha ricordato a tutti come il Ticino debba affrontare il confronto con Berna senza paura, portando quelle che sono le sue ragioni e con la consapevolezza delle proprie forze.

Oltre 200 Milioni di investimenti nei prossimi anni
È di questa settimana la decisione del Consiglio federale di dare via libera a 67 Milioni di investimento per la realizzazione della nuova Caserma di Isone e della terza tappa del Centro Logistico del Monte Ceneri, col risanamento dell’attuale Arsenale sul passo. A questi importi, vanno aggiunti gli investimenti già decisi per 60 Milioni per la realizzazione della 1a e 2a tappa del Centro Logistico, mentre nei prossimi anni arriveranno ulteriori 80 Milioni per le caserme di Airolo e Monte Ceneri. Un totale di oltre 200 Milioni di investimento, a garanzia della presenza militare e di posti di lavoro federali in Ticino.

Una riserva strategica, anche per noi!
L’Esercito costituisce la riserva d’intervento del Consiglio federale e, pertanto, è anche a disposizione dei Cantoni. Esso è fondamentale per la sicurezza del Popolo svizzero; sicurezza che rappresenta un bene primario per tutti i cittadini, specialmente in un momento in cui siamo confrontati con una situazione d’instabilità a livello globale. Gli attacchi terroristici degli ultimi mesi, come quello di settimana scorsa a Copenaghen, devono spingere tutti i Paesi a impegnarsi ulteriormente per tutelare la tranquillità dei loro cittadini. In quest’ottica, è necessario che la Svizzera e il Canton Ticino possano continuare a contare su truppe formate e capaci di difendere la nostra popolazione! L’Esercito in Ticino è indispensabile anche per il suo supporto alle Autorità civili, e i molteplici interventi a favore della popolazione, come avvenuto a Locarno in occasione dell’esondazione del lago, dimostrano quanto sia importante mantenere i militi sul territorio cantonale.

Posti di lavoro riservati a Svizzeri
La presenza grigioverde nel nostro Cantone è fondamentale anche a livello economico. L’Esercito rappresenta infatti un datore di lavoro sicuro che predilige, come tengo sempre a rimarcare, l’assunzione di cittadini svizzeri. Uno dei motivi principali per cui mi sono battuto per mantenere gli stazionamenti militari in Ticino è proprio la salvaguardia dei 750 posti di lavoro garantiti da questi stazionamenti; la salvaguardia di quasi un migliaio di famiglie ticinesi!
Non dimentichiamo poi che la presenza dei militi ha delle ricadute positive sull’economia del nostro Cantone grazie agli acquisti, ai militari in libera uscita, agli affitti e alle diverse attività svolte dalla truppa. Proprio in queste settimane in Ticino sono in servizio, oltre alla già importante presenza di truppa stazionata normalmente sulle nostre piazze d’armi, circa novecento militari incorporati nel battaglione d’aiuto alla condotta 23 e nel battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3.
Da domani, altri cento ufficiali incorporati nello stato maggiore della regione territoriale 3 assolveranno i loro doveri militari. Sono mille persone! Una presenza, assolutamente non scontata, dal notevole beneficio economico e che è frutto del lavoro svolto dal sottoscritto e dai collaboratori della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Tutto questo è un importante lavoro diplomatico portato avanti in maniera costante con l’Autorità federale, che dimostra come andare nella Capitale non sia tempo perso, ma, al contrario, un investimento a favore del Ticino e dei Ticinesi. Ed è per questo che i lunghi viaggi verso Berna non mi pesano affatto!

Norman Gobbi

«ViaSicura da ristudiare»

Sempre più patenti ritirate, Gobbi chiede che si rivedano le sanzioni per le infrazioni al codice della strada. «Si tenga, conto di tutti gli elementi. Troppi i tentativi di elusione».

«Bisogna ridiscutere le misure punitive». Abbiamo chiesto al direttore del DI Norman Gobbi una reazione a questa notizia [vedi PDF sotto]. «Il Governo ticinese, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha evidenziato come le sanzioni draconiane introdotte con ViaSicura stiano ottenendo l’effetto contrario, con automobilisti che conducono il proprio veicolo durante il periodo di ritiro del permesso di condurre. Le misure sono draconiane poiché non ammettono la ponderazione di vari elementi tipo l’ora, il giorno, il luogo e la situazione viaria, in cui è stata commessa l’infrazione; senza questi elementi di ponderazione, un 85km/h in abitato davanti le scuole il martedì mattina viene sanzionato come un 180km/h in autostrada la domenica notte senza traffico. È evidente la disparità e la diversa percezione per il cittadino (non solo l’automobilista) del reale pericolo generato nelle due situazioni. Per questo ho chiesto che le misure punitive di ViaSicura vengano ridiscusse nell’ambito della revisione del diritto sulle sanzioni a livello federale».

Dal Giornale del Popolo, 20.02.2015

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