Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

La proposta di Norman Gobbi contro la violenza negli stadi approvata dai suoi colleghi della KKJPD

Sono convinto che una delle misure più efficaci contro la violenza negli stadi sia l’introduzione del biglietto d’entrata nominativo”. Un’affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi contenuta in una recente intervista, che potrebbe diventare presto realtà. “In effetti venerdì a Mendrisio la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD) ha deciso all’unanimità dei presenti di chiedere alle autorità autorizzative dei Cantoni e delle Città di introdurre a partire dalla stagione 2022-2023 l’obbligo del biglietto d’entrata con il nominativo di chi lo acquista e si reca allo stadio. Avevo portato mesi fa all’attenzione della KKJPD questa soluzione e sono soddisfatto che i miei colleghi l’abbiano accolta positivamente. Inoltre avevo tematizzato questa problematica anche nel recente incontro del Governo ticinese con la Deputazione a Berna, svoltosi proprio mercoledì scorso”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il tema della violenza negli stadi si ripropone ciclicamente. Con il ritorno del pubblico, purtroppo sono ritornati anche episodi di violenza e di vandalismo. “Gli ultimi casi a cui abbiamo dovuto assistere si sono verificati in particolare nella città di Zurigo a seguito di una partita di calcio di Super League. Il vaso è colmo e assieme alle altre misure già introdotte adesso potrebbe essere la volta, finalmente, del biglietto nominativo. Un ticket che è conosciuto nei maggiori campionati europei e che ha dimostrato di portare benefici sotto l’aspetto dell’ordine pubblico. Spero che le autorità competenti dei Cantoni e delle Città si allineino a questa richiesta e che siano pronte, a partire dai campionati 2022-2023 di massima divisione di calcio e hockey, a introdurla”, ribadisce Norman Gobbi.

Come detto, la decisione è stata presa nel corso dell’Assemblea della KKJPD a Mendrisio. “Essere riusciti a portare in Ticino dopo 16 anni l’Assemblea plenaria della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia è stata un’ottima occasione, anche perché per la prima volta dopo diversi mesi abbiamo potuto farla in presenza. Inoltre ci ha dato l’opportunità di far giungere a Mendrisio due consiglieri federali, la signora Karin Keller-Sutter e il suo collega Ueli Maurer. I miei colleghi degli altri 25 Cantoni hanno apprezzato molto l’organizzazione e hanno potuto visitare, seppur in modo limitato, alcuni angoli del Mendrisiotto, toccando però anche con mano i problemi legati al traffico, soprattutto di carattere transfrontaliero”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Donne in grigioverde: “Opportunità da cogliere”

Donne in grigioverde: “Opportunità da cogliere”

“Il Ticino primo della classe con l’8% delle 18enni alle giornate d’informazione”

Tra le sfide che il nuovo capo dell’Esercito Thomas Süssli si trova ad affrontare vi è quella di fronteggiare e arginare il calo degli effettivi. “È una preoccupazione che viviamo da alcuni anni – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni – in cui constatiamo come i giovani, dopo la scuola reclute, non vogliono più impegnarsi per i sei corsi di ripetizioni, da svolgere sull’arco di 10 anni. Proprio a Lugano nella sua visita in Ticino Süssli ha indicato una possibile soluzione a questo problema, ossia l’interesse crescente per il grigioverde da parte delle donne. E il Ticino in questo contesto è uno dei Cantoni in cui si sta facendo di più per motivare le ragazze verso un possibile reclutamento”.

Intervistato dalla RSI il capo dell’Esercito ha evidenziato in modo positivo il dato ticinese di giovani donne che si presentano alle giornate informative, aperte a tutti i 18enni. “Siamo a una soglia dell’8 per cento di ragazze che partecipano alle giornate informative e questa cifra è più alta rispetto a molti altri Cantoni. Poi non tutte decidono di arruolarsi, ma l’interesse c’è. Uno degli obiettivi del mio Dipartimento e in particolare della Sezione del militare e della protezione della popolazione è quello di incrementare ancora maggiormente l’interesse verso il grigioverde da parte delle ragazze. Faremo azioni di sensibilizzazione mirate, affinché la scuola reclute possa essere vista come una opportunità anche dalle donne. Oggi abbiamo la fortuna di avere alcune “testimonial” di assoluto valore, come la donna pilota di jet da combattimento. Senza dimenticare che una donna ha raggiunto il grado di divisionaria e un’altra quello di comandante di battaglione. L’obiettivo dell’Esercito è quello di avere entro il 2030 il 10 per cento di donne nell’Esercito. È un’asticella ambiziosa. Per questo in Ticino ci impegneremo per fare la nostra parte e contribuire a raggiungere questo traguardo”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“L’Esercito oggi è una struttura moderna che offre molte opportunità anche di formazione, con corsi che possono essere validati con crediti per le università. L’Esercito può offrire pari opportunità uomo-donna, in un contesto sociale sempre in trasformazione e che manifesta un crescente bisogno di sicurezza. Per questo sono sicuro che il ruolo della donna sarà sempre più una ricchezza nel contesto militare nazionale e internazionale”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  

“La prevenzione resta fondamentale”

“La prevenzione resta fondamentale”

Nel 2021 la campagna Acque sicure è stata confrontata con il massiccio numero di turisti

È stato presentato negli scorsi giorni il bilancio per la stagione 2021 della campagna di prevenzione Acque sicure, promossa dal Dipartimento delle istituzioni; una campagna che quest’anno è stata in particolare confrontata con la massiccia presenza di turisti, affrontando quindi   nuove sfide, come conferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Analogamente allo scorso anno, anche nel 2021 molti turisti, sia svizzeri che stranieri, hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze nel nostro Cantone sfruttando appieno tutte le sue bellezze naturalistiche. Questo ha imposto un ripensamento della strategia di prevenzione della campagna che, oltre ad essere già stata declinata in altre lingue tra cui tedesco, francese e inglese, ha cercato di anticipare il più possibile le informazioni di prevenzione ai turisti che hanno scelto il Ticino quale destinazione, per esempio tramite inserzioni su guide e riviste turistiche, mezzi pubblici, o ancora con affissioni digitali pressi i distributori di benzina presenti a nord della Alpi e lungo le principali vie d’accesso verso il nostro Cantone”.

In effetti il bilancio, che conta 9 annegamenti (la statistica include pure un cittadino kosovaro annegato nel fiume Ticino mentre fuggiva dalla Polizia), vede coinvolti principalmente cittadini stranieri o turisti provenienti da oltre Gottardo. Un segnale che i messaggi di sensibilizzazione tra i ticinesi sono “passati”? “Direi di sì. Le ticinesi e i ticinesi del resto sono abituati a frequentare i nostri laghi e le nostre acque già da bambini; le fondamentali attività di sensibilizzazione che da anni vengono svolte sul nostro territorio permettono alla popolazione di comprenderne i rischi e quindi di affrontare le nostre acque con il necessario rispetto. Spesso invece chi viene dall’estero crede erroneamente che i nostri laghi siano come il mare, restano ammaliati dalla sua bellezza e dalla sua apparente calma senza tuttavia conoscerne le insidie tra cui il terreno scosceso, tant’è che dalle statistiche emerge che diverse persone che purtroppo perdono la vita a causa di un annegamento non erano in grado di nuotare.”

Quest’anno al centro delle cronache v’è stata la foce del Cassarate. Come si intende agire in questo luogo? “La Commissione Acque sicure dallo scorso mese di agosto si è già incontrata due volte con il dicastero competente della Città di Lugano. Attualmente le soluzioni proposte sono due: rafforzare in loco le misure comunicative con un adeguamento della segnaletica, rispettivamente introdurre un servizio di pattugliamento analogo a quello che da qualche anno già svogliamo nei punti critici in Valle Verzasca. La decisione finale spetterà alla Città, ma la Commissione si è detta disponibile a sostenere un progetto pilota di un anno così da poter valutare l’efficacia della misura. L’obiettivo finale – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – è che tutti possano godere di questo magnifico angolo della Città, come pure di tutte le zone balneari del Cantone, in piena sicurezza”.

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Lo afferma la magistrata dell’antimafia milanese Alessandra Cerreti – Norman Gobbi: “Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza”

“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero direzione distrettuale antimafia Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’’Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l’unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“ A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell’adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Svizzera-un-paradiso-per-la-mafia-14806137.html

Da www.rsi.ch/news

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Un progetto pilota congiunto permetterà di determinare se questo strumento potrà essere adottato da tutti gli agenti di polizia

“È necessario avere degli elementi concreti per valutare attentamente se è il caso di utilizzare le bodycam o meno in polizia in Ticino”. Lo afferma Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale, riferendosi al progetto pilota iniziato ad agosto che permetterà di determinare se queste micro-camere potranno essere adottate da tutti gli agenti.

Per il momento otto telecamere sono state date in dotazione alla polizia cantonale e altre otto alla comunale di Lugano e la sperimentazione proseguirà ancora per alcuni mesi. “Vengono acquisiti tutta una serie di dati sull’esperienza che si fa nel servizio e questi vengono valutati secondo criteri di logistica, di operatività e sotto gli aspetti giuridici”, continua Pizolli.

Eventuali criticità, come lo stoccaggio dei dati o aspetti legati alla privacy, saranno riviste sulla base dell’esperienza per fissare correttivi o limiti. Il primo rapporto sulla sperimentazione potrebbe già giungere nei primi mesi del prossimo anno.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Bodycam-in-Ticino-sperimentazione-in-corso-14789010.html

Da www.rsi.ch/news

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Nella riunione di venerdì 8 ottobre 2021, diretta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e i capi dicastero dei Comuni polo. Tra i temi trattati il progetto di “Polizia Ticinese”, il test operativo congiunto con le bodycam e i nuovi programmi di gestione per l’attività di polizia.

L’incontro – il ventunesimo di questa Conferenza – ha permesso di aggiornare diversi dossier in alcuni campi specifici.
Sul progetto “Polizia Ticinese”, ovvero la realizzazione di una visione comune che possa agevolare il lavoro delle varie forze di Polizia presenti sul territorio, il Gruppo di lavoro ha proceduto – in particolare – ad allineare i differenti compiti di polizia, tenendo in considerazione soprattutto le specificità legate all’attività di prossimità.
È poi stata l’occasione per informare sul progetto pilota sull’utilizzo delle bodycam che vede coinvolte la Polizia cantonale e la Polizia comunale della Città di Lugano. Questa fase di test, svolta durante l’operatività quotidiana, consentirà di valutare i benefici di un simile impiego e di affinare  le procedure operative nonché la eventuale necessità di adeguamento delle relative basi legali, che ad oggi ne consentono l’utilizzo solo ed esclusivamente alla Polizia cantonale.
L’informatica rivestirà un ruolo sempre più importante nel supporto delle attività gestionali e operative dei corpi di polizia. Al momento, l’aggiornamento di alcuni sistemi informatici è in atto in seno alla Polizia cantonale, ma è previsto nel breve-medio periodo anche per le polizie comunali.
Dopo la gestione comune e centralizzata delle urgenze svolta dalla Centrale comune di allarme CECAL, una base informatica condivisa permetterà di migliorare ulteriormente la collaborazione e di gestire in modo ottimale le risorse nell’interesse della sicurezza della popolazione.
Infine, all’incontro hanno presenziato per la prima volta i tre nuovi capi dicastero in rappresentanza delle Città di Bellinzona, Locarno e Lugano: si tratta, nell’ordine, di Mauro Minotti, Pierluigi Zanchi e Karin Valenzano Rossi, che si aggiungono a Sonia Regazzoni Colombo (Chiasso), Samuel Maffi (Mendrisio), Tiziano Broggini (Ascona) e Norma Ferrari Conconi (Biasca).
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 24 marzo 2022.   

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

“Più performanti contro il crimine organizzato, ma non solo”

Il Consiglio di Stato mercoledì ha nominato il capo di un nuovo Reparto delle Polizia giudiziaria (RG4). “È una nomina importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – ma soprattutto è importante la creazione di questo nuovo reparto della Polizia giudiziaria. È voluto in primo luogo per rendere ancora più performante la lotta contro la criminalità organizzata. Nel GR4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. Si tratta di creare un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo”.

“Grazie alla strategia che mira a perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori, la Polizia cantonale avrà ancora maggiori possibilità per lottare contro il malaffare, per bloccare magari già sul nascere eventuali infiltrazioni della criminalità e per sviluppare strategie preventive contro il crimine”, sottolinea il Consigliere di Stato. Norman Gobbi mette in chiaro come il controllo sul nostro territorio, grazie a uno scambio continuo delle informazioni e a un lavoro cosante di intelligence, sia essenziale per giungere a risultati concreti. “Non si tratta di invadere gli spazi dei cittadini, ma di inserirsi in processi anche informatici che nascondono attività criminali. Poter individuare tali attività ci consente di intervenire a protezione della sicurezza dei ticinesi, dei loro beni e delle loro attività economiche”.

A proposito di controlli, proprio questa settimana sono giunte dal Tribunale federale due sentenze che modificano la giurisprudenza in ambito di concessione di permessi di soggiorno, allargano le maglie per chi chiede un permesso. “Ciò provocherà sicuramente dei contraccolpi – annota il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I nuovi paletti definiti dal TF permetteranno a un cittadino dell’UE di ottenere la residenza anche senza abitare in modo continuativo in Ticino. Basta che vi rimanga almeno per sei mesi e un giorno. Vedo già dietro l’angolo il rischio di abusi, soprattutto nel campo degli aiuti sociali. Dovremo essere pronti a mantenere i controlli, sui quali peraltro sia il Tribunale amministrativo cantonale, sia il Tribunale federale hanno sempre dato il loro sostegno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

Comunicato stampa

Oggi è stato inaugurato il tassello conclusivo che riguarda la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° aprile è infatti attiva nello stabile anche la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si completa in questo modo il progetto che raggruppa ora sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.
Nel 2020 due importanti novità avevano coinvolto in primo piano la CECAL: lo spostamento di parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) e l’arrivo del numero 118 dei Pompieri ticinesi, gestito dal personale della Polizia cantonale presente in centrale. La prima aveva poi permesso di recuperare degli spazi, un’opportunità immediatamente colta dalle Autorità politiche ticinesi e dal Comando della Polizia cantonale, che hanno infatti mantenuto l’intento di proseguire sulla via della condivisione della struttura con gli enti di primo intervento presenti sul nostro territorio. In meno di un anno quindi, è nata e si è sviluppata l’idea di integrare anche la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144 nel nuovo polo delle urgenze. Una proposta accettata con entusiasmo e con grande slancio da parte della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), che ha così sposato la visione e la missione di questo centro di competenza, il più moderno a livello svizzero. Dalla primavera 2021 nella CECAL prendono dunque posto anche gli operatori e le operatrici della centrale Ticino Soccorso, nonché gli uffici amministrativi della FCTSA.
Nel corso dell’odierna conferenza stampa di inaugurazione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha ribadito l’unicità della Centrale a livello svizzero, che pone il Ticino quale Cantone faro nell’ambito del soccorso alla popolazione. Inoltre ha sottolineato l’importanza della funzione ricoperta dalla CECAL l’anno scorso nel contesto della gestione della pandemia, in particolare ospitando lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC).
Dal canto suo Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), ha ricordato gli elementi essenziali del simbolo della ‘Stella della vita’, che si traducono anche nel lavoro del 144. Un numero semplice da memorizzare e da comporre, capace di garantire dall’altro capo del filo una risposta qualificata e competente, in grado di tranquillizzare chi si trova nel bisogno dei soccorsi, di suggerire come comportarsi e di agire affinché i soccorritori possano celermente raggiungere il luogo dell’emergenza. Questo è possibile grazie alla rete capillare dei servizi ambulanze, che coprono tutto il territorio cantonale. Un sistema di pronto intervento e di cura che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha espresso la sua soddisfazione per il completamento del progetto di integrazione di tutti gli enti di primo intervento, sottolineando in particolare l’eccezionalità nelle tempistiche di realizzazione. Il Comandante Cocchi ha inoltre evidenziato come oggi la CECAL rappresenti un vero e proprio centro di competenze per quanto riguarda lo sgancio delle misure d’urgenza sul territorio cantonale e il coordinamento tra i diversi partner della sicurezza.
Il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), Dr. Luciano Anselmi ritiene che l’utenza non potrà che beneficiare di questa nuova situazione logistica; il coordinamento delle risorse sarà infatti sempre più mirato ed efficiente, permettendo di prestare soccorso ai pazienti in tempi rapidi e in un contesto altamente professionale. Una volta ancora il Ticino si distingue per l’adozione di soluzioni pratiche, pragmatiche e anche economiche.

Filmato di presentazione attività CECAL 2021 (canale youtube Repubblica e Cantone Ticino): https://youtu.be/yjFnCnIf_mI

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Comunicato stampa 

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per un credito complessivo di fr. 3’781’000.– per la sostituzione degli apparecchi terminali Polycom a servizio degli enti cantonali in vista della conclusione del loro ciclo di vita.

Come tutti i sistemi di comunicazione, anche Polycom deve mantenere aggiornata la propria piattaforma, assicurando la tecnologia necessaria. Per questo motivo negli ultimi anni la Confederazione e i Cantoni hanno investito capitali e risorse nel progetto WEP2030 (Werterhalt Polycom). Ciò permetterà all’infrastruttura Polycom di passare alla tecnologia IP, assicurando l’operatività per i prossimi 15 anni. Analogamente a quanto fatto per l’infrastruttura, anche i terminali che usufruiscono di questo servizio necessitano della dovuta manutenzione durante il loro designato ciclo di vita, al termine del quale – sia per l’adeguamento tecnologico sia per l’impossibilità di reperire gli elementi che li compongono –  segue un cambio generazionale. In quest’ambito si inserisce l’aggiornamento dell’attuale flotta radio Polycom in dotazione agli enti di primo intervento dal 2012. Questo tenendo conto del fatto che modelli radio portatili e veicolari ora in dotazione agli enti cantonali sono stati dismessi nel 2020 e non sono più reperibili dal fornitore, richiedendone la sostituzione in blocco. Si tratta di 1’060 unità portatili e 269 unità veicolari finanziate e gestite dalla Polizia cantonale.

Con l’acquisto dei nuovi apparecchi è prevista una riduzione dei costi di gestione e manutenzione, proporzionalmente alle sostituzioni, in quanto per i primi due anni saranno coperti dalla garanzia. Il passaggio al nuovo modello avverrà gradualmente, e per organizzazione, in modo da poter garantire l’uniformità all’interno di una singola istituzione (Polizia cantonale, Strutture carcerarie, Ufficio della caccia e della pesca, Area dell’esercizio e della manutenzione, Sezione del militare e protezione della popolazione e Settore gioventù e sport). Il lavoro di sostituzione e programmazione è fortemente condizionato dalle risorse specialistiche disponibili; per questo motivo il cambio generazionale verrà effettuato in almeno 3 e entro un massimo di 5 anni dalla disponibilità del finanziamento.

Si intende garantire il necessario adeguamento della flotta radio Polycom attraverso un progetto di aggiornamento tecnologico ritenuto prioritario sia per la Polizia cantonale sia per gli enti di primo intervento, di soccorso, di sicurezza e della protezione della popolazione. L’investimento finanziario, logistico, amministrativo e organizzativo è sensibile, ma ritenuto prioritario dal Governo, nonché indispensabile per garantire la continuità delle comunicazioni radio della Polizia e degli altri enti cantonali almeno fino al 2030.

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Mon Repos respinge il ricorso contro la revisione voluta dal Consiglio di Stato e approvata dal parlamento nel 2018: le nuove disposizioni non ledono la Costituzione

La nuova Legge cantonale sulla polizia supera lo scoglio del Tribunale federale. I giudici di Mon Repos hanno respinto il ricorso contro la revisione della normativa che permette la cosiddetta custodia di polizia (durata massima 24 ore), che disciplina trattenimento e consegna di minorenni e che regolamenta le indagini, anche ‘mascherate’, preventive, per impedire la commissione di reati. Revisione alla quale Losanna ha dato dunque luce verde con sentenza, una quarantina di pagine, datata 6 luglio e intimata ieri alle parti.Il ricorso era stato inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini: chiedevano l’annullamento di quasi tutte le disposizioni proposte dal Consiglio di Stato e approvate nella seduta del 10 dicembre 2018 dalla maggioranza del parlamento (quarantotto i deputati favorevoli, dodici quelli contrari e quattro astensioni) dopo qualche ritocco al progetto governativo.
I due giuristi lamentavano la violazione di diritti fondamentali. Spiegava Colombo alla ‘Regione’ pochi giorni dopo l’invio delle contestazioni al Tf: “Il nostro ricorso non è contro la polizia, ma contro una legge che riteniamo conferisca un eccessivo e ingiustificato margine di manovra alle forze dell’ordine. E gli abusi, derivanti da norme generiche e non chiare come in questo caso, sono dietro l’angolo. Il ricorso è quindi a tutela dei diritti fondamentali del cittadino”. Il Tribunale federale non ha però accolto le tesi dei ricorrenti, mentre ha sottoscritto quelle formulate dal Consiglio di Stato nelle osservazioni al ricorso.

L’articolo 7c ‘non lede il diritto federale e la Costituzione’
Buona parte delle contestazioni di Contarini e Colombo aveva per oggetto l’articolo 7c, la norma più delicata e controversa della rivista legge, secondo cui la Polizia cantonale può porre “provvisoriamente sotto custodia”, ma al massimo per 24 ore, “persone che mettono in pericolo se stesse o che possono rappresentare un pericolo per la sicurezza di terzi; persone che, per il loro comportamento, perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente; persone al fine di garantire l’esecuzione di una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione, ordinata dall’autorità competente”. Contro la misura della custodia di polizia “è dato ricorso (non ha effetto sospensivo, ndr.) al giudice dei provvedimenti coercitivi entro trenta giorni dalla messa in custodia”. Come si ricorda nella sentenza, i ricorrenti consideravano, fra l’altro, troppo vago il concetto di perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico, con conseguente possibile applicazione della norma in più situazioni: feste rumorose, schiamazzi dopo una bevuta fra amici… Ribattono i giudici federali: “Adducendo, manifestamente a torto, che ‘qualsiasi’ imminente perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico potrebbe condurre a una custodia di polizia, i ricorrenti misconoscono che esso dev’essere anche ‘grave’, ciò che non si verifica per gli esempi da loro indicati”. Rigettando questa e altre censure sollevate dai ricorrenti, il Tf giunge alla conclusione che l’articolo 7c “non lede il diritto federale e la Costituzione”, come neppure la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E in uno degli ultimi punti della sentenza Losanna ribadisce che nell’applicazione della custodia di polizia, le forze dell’ordine dovranno “attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato, nel senso che anche per questa fattispecie il pericolo dev’essere grave e imminente”.

‘Se del caso prima della scadenza delle 24 ore’
Nel mirino del ricorso era anche la disposizione e su ‘Trattenuta e consegna di minorenni”. Si tratta dell’articolo 7d, in base al quale “la Polizia cantonale, se disposto dall’ufficiale, può trattenere minorenni per procedere al più presto, di regola entro 24 ore, alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori competente”. Scopo della norma, annota Non Repos, “è, implicitamente, la tutela e la protezione del minorenne”. Nel rapporto parlamentare di maggioranza “si precisa infatti, rettamente, che i minorenni dovrebbero presentare uno stato psicofisico tale, a causa per esempio di un eccesso di consumo di alcol o di droghe, da non essere più in grado di badare a se stessi. Tenuto conto dei loro notori e particolari bisogni di protezione, scopo di un’eventuale trattenuta è in sostanza la tutela della loro incolumità e del loro sviluppo. Ora, questi intenti sono esplicitati all’articolo 11 della Costituzione (federale, ndr.) e nella Convenzione sui diritti del fanciullo conclusa il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore per la Svizzera il 26 marzo 1997”. Un intervento della polizia, prosegue il Tf, “potrebbe quindi aver luogo, considerando in particolare l’età e la maturità del minorenne, solo nel suo interesse, per preservarlo da un pericolo, che chiaramente dev’essere imminente”. Sottolinea Losanna: “È palese che, come per la custodia di polizia, la trattenuta dev’essere annullata qualora non sia più proporzionale, quindi se del caso già prima della scadenza del termine di 24 ore, in particolare quando il pericolo per il minorenne sia diminuito o scomparso”.

La soddisfazione di Gobbi: occorrono strumenti investigativi idonei
Soddisfatto ovviamente del verdetto di Losanna il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La sentenza del Tribunale federale – osserva il consigliere di Stato interpellato stamane dalla ‘Regione’ – conferma il buon lavoro svolto dal Dipartimento nell’elaborazione del testo di legge e la validità degli affinamenti garantisti introdotti dal Gran Consiglio. Riguardo sia alla custodia di polizia sia alle indagini preventive avevamo sempre detto che le relative norme erano ispirate dalle leggi di altri cantoni, che avevamo vagliato, ritenendole solide. La lunga e articolata sentenza del Tribunale federale è la dimostrazione che la materia è importante e complessa. Occorre comunque dotare la Polizia cantonale di strumenti investigativi idonei, volti anche a prevenire la commissione di delitti e crimini. Del resto l’attività inquirente deve confrontarsi anche con organizzazioni criminali tecnologicamente agguerrite».

Da www.laregione.ch

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Legge di polizia, ok da Mon Repos

Respinto il ricorso di due giuristi contro la norma votata nel dicembre 2018 dal Gran Consiglio ticinese

Il Tribunale federale, con una sentenza del 6 luglio intimata giovedì alle parti, ha respinto il ricorso inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini contro la nuova legge cantonale di polizia ticinese, approvata nel dicembre del 2018 dal Gran Consiglio. Lo anticipa laRegione. Ad essere contestato, in particolare, era l’articolo che permette alle forze dell’ordine di tenere provvisoriamente sotto custodia (al massimo per 24 ore)  persone che rappresentano un pericolo per sé stesse o per gli altri, che perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente o persone per le quali bisogna eseguire una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione.
In particolare il secondo concetto era ritenuto dai ricorrenti troppo vago e suscettibile di permettere abusi. I giudici di Mon Repos sono di avviso contrario: la norma, a loro avviso, non lede né il diritto federale né la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’altro aspetto criticato era quello relativo alla “trattenuta e consegna di minorenni”. La Corte di Losanna ritiene che lo scopo è implicitamente quello della protezione dei minorenni stessi e che sia palese che la custodia debba concludersi prima delle 24 ore se non più proporzionale.
La nuova legge introduce anche un nuovo strumento investigativo, la possibilità cioè di condurre inchieste anche mascherate, senza il nulla osta preventivo del Ministero pubblico.
I nuovi provvedimenti potranno essere messi in pratica da subito, ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi: la legge era già tecnicamente in vigore, ma gli articoli contestati non venivano applicati visto il ricorso pendente. È previsto di emanare direttive specifiche all’indirizzo degli agenti.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Legge-di-polizia-ok-da-Mon-Repos-14285631.html

Da www.rsi.ch/news

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Più strumenti per la Polizia

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da due cittadini contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia Gli agenti ora potranno svolgere inchieste preventive senza il coinvolgimento di un magistrato – Gobbi: «La sentenza premia le istituzioni»

«La Polizia cantonale ora potrà disporre degli strumenti necessari per svolgere indagini preventive e per meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone». C’è soddisfazione nelle parole del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dopo la decisione del Tribunale federale (TF) di respingere il ricorso (interposto da due cittadini) contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, approvata dal Parlamento cantonale nel dicembre del 2018. «La sentenza del TF premia il lavoro preparatorio del Dipartimento istituzioni, così come il dibattito parlamentare che ha permesso di aggiungere qualche tutela in più laddove era necessario intervenire». Nello stesso tempo, prosegue Gobbi, «in maniera anche piuttosto diretta e secca, la sentenza ha bacchettato i ricorrenti per aver sollevato temi pretestuosi e privi di fondamento».

Un ricorso che di fatto ha bloccato per oltre due anni e mezzo l’applicazione della revisione normativa. «In questo lasso di tempo avremmo potuto attuare alcune di queste modifiche che sono state pensate per meglio tutelare la persona, penso ad esempio alle nuove norme sulla custodia di polizia». Per le norme relative alle indagini preventive, invece, continua Gobbi, «avremmo potuto allenare una pratica che oggi ci vede in ritardo. Ora si tratta di recuperare il terreno perso».

La genesi
I nuovi articoli di Legge, ricordiamo, sono stati al centro di un’ampia fase di consultazione che ha coinvolto il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Consiglio della magistratura, la Divisione della giustizia, l’Associazione dei giudici di pace, la Pretura penale e l’Incaricato cantonale per la protezione dei dati. Il 10 dicembre del 2018 il Parlamento approvò la modifica con 48 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astenuti. Contro la decisione del Gran Consiglio, due cittadini presentarono ricorso al Tribunale federale chiedendo di annullare le nuove norme. «Il ricorso – si legge nella sentenza del Tribunale federale è incentrato in larga misura sulla pretesa indeterminatezza e astrattezza dei comportamenti che potrebbero rientrare nel campo di applicazione delle citate norme, le quali non rispetterebbero sufficientemente le esigenze poste dal principio di legalità».

Maggiore efficacia
Tra le norme contestate dal ricorso (respinto in data 6 luglio 2021) vanno ricordate quelle relative alle indagini preventive. Il ricorso metteva in dubbio la legittimità data all’autorità di Polizia di poter avviare – in ottica preventiva – inchieste senza il coinvolgimento di un magistrato. «Analogamente a quanto accade in altri Cantoni, con il nuovo articolo di legge anche la Polizia ticinese ora potrà disporre di strumenti d’inchiesta preventiva: osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata e sorveglianza discreta». Le nuove norme, spiega ancora Gobbi, sono state elaborate nel rispetto del quadro legale attuale e secondo le indicazioni della Conferenza dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «Questi articoli di legge permetteranno agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale. Ad esempio nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia su Internet. Il TF ha confermato la legittimità della misura che sostanzialmente riprende quanto già fatto in altri cantoni tenendo conto per altro della giurisprudenza federale».

Custodia temporanea
La Polizia cantonale potrà decidere la privazione della libertà temporanea nei confronti di persone che rappresentano un grave e imminente pericolo perl’integrità fisica o psichica propria o di altre persone; ad esempio, un individuoaggressivo e in preda all’alcol o a sostanze psicoattive. «Come accade in altri Cantoni, la misura potrà avere una durata massima di 24 ore», continua il Gobbi. Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù delle quali sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge. «Questa custodia, sottolinea Gobbi, non è una misura di carattere penale, ma è volta a prevenire atti magari anche più gravi di quanto fatto fino a quel momento». Con questo ulteriore tassello, conclude Gobbi, il DI ha creato le basi «per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 24 luglio 2021del Corriere del Ticino