‘Nella lotta alla mafia bisogna fare di più’
Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler: il fenomeno esiste, ora dobbiamo cercare di trasformare gli elementi che raccogliamo in atti di accusa
«Che la mafia, nelle diverse forme, sia presente anche in Svizzera è fuori discussione. Ora però non basta più constatare l’esistenza del fenomeno, non basta più analizzare determinate situazioni. Bisogna anche lottare». E quindi «la sfida» per le autorità inquirenti federali e cantonali «consiste e consisterà nel trasformare gli elementi derivanti da indagini e analisi in atti d’accusa». Affinché le inchieste abbiano (anche) un epilogo processuale. Insomma, «possiamo e dobbiamo fare di più nel contrastare la mafia». Il nuovo procuratore generale della Confederazione Stefan Blättler è uno dei relatori della tavola rotonda organizzata, ieri pomeriggio, al Centro manifestazioni mercato coperto di Mendrisio, dalla Ssic-Ti, la sezione ticinese della Società svizzera impresari costruttori, al termine della propria assemblea. Con il pg ci sono la direttrice dell’Ufficio federale di polizia (Fedpol) Nicoletta della Valle, il consigliere di Stato e titolare del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi e Thomas Ferrari, responsabile in seno alla Cantonale della Polizia giudiziaria. Sono stati invitati dall’associazione a confrontarsi, sollecitati dalle domande del vicedirettore e consigliere nazionale Alex Farinelli, sul tema ‘La Svizzera e la lotta alla criminalità organizzata’. Una lotta che rappresenta «una priorità anche per gli impresari costruttori», sottolinea il direttore della Ssic-Ti Nicola Bagnovini introducendo la conferenza e ricordando che l’edilizia, qui come in altri paesi, è un settore a rischio infiltrazioni.
Tuttavia nessuna attività economica, osserva Blättler, può considerarsi completamente al riparo dai tentacoli mafiosi. «La criminalità organizzata – spiega il direttore del Ministero pubblico della Confederazione – investe o tenta di investire nel circuito legale denaro frutto di reati. Nel riciclare i soldi, la mafia cerca delle opportunità. Ebbene, l’intera economia può costituire un’opportunità». Per evitare che la mafia «diventi un cancro sociale, serve, ai fini di un’efficace azione di contrasto, l’impegno di tutti», evidenzia il pg. Di tutti: politici, operatori economici, semplici cittadini. ’Ndrangheta, Cosa Nostra e altre associazioni di stampo mafioso, non solo italiane, «agiscono in modo subdolo», avverte Ferrari. «È pertanto importante – aggiunge il capo della Polgiudiziaria ticinese – sensibilizzare la popolazione, in modo che sviluppi quel necessario spirito critico che possa portarla a diffidare di determinate proposte nel campo degli affari e a denunciare situazioni anomale».
‘La protezione dei dati non agevola la condivisione di informazioni necessarie’
Fondamentale dunque l’impegno di tutti. Fondamentale è la condivisione delle informazioni. «Più ne abbiamo, più analisi e indagini si possono fare», indica della Valle. In quest’ambito ci sono però in Svizzera, secondo la responsabile di Fedpol e Gobbi, ampi margini di miglioramento. Lo scambio di informazioni fra autorità amministrative, tra quest’ultime e quelle penali e fra Cantoni «è essenziale per contrastare la criminalità organizzata», annota il consigliere di Stato. «Purtroppo – constata il direttore del Dipartimento istituzioni – la protezione dei dati e una tutela eccessiva della privacy non agevolano questo scambio e questa condivisione di informazioni».
‘Urgente la banca dati nazionale’
C’è dell’altro. Afferma Blättler: «Abbiamo bisogno al più presto in Svizzera di una banca dati comune, nazionale, alla quale i poliziotti inquirenti di ogni cantone possano accedere e ottenere immediatamente informazioni su una persona ricercata o fermata». Per sapere se questa persona è già nota ad altre polizie cantonali e stabilire di conseguenza dei collegamenti tra gli illeciti che le vengono contestati. «Oggi è molto più facile ottenere informazioni per esempio da Strasburgo o da Bruxelles, che nel nostro paese», commenta il procuratore generale della Confederazione. La banca dati comune «è un’urgenza e non si cominci a discutere di protezione dei dati quando ci sono di mezzo dei criminali: ci sono informazioni che è indispensabile acquisire in tempo reale per contrastare con successo la criminalità, organizzata e non. Ciò nell’interesse della collettività». Sull’argomento è peraltro pendente un’interrogazione di Giorgio Galusero: il deputato del Plr ed ex ufficiale della Polizia cantonale chiede al Consiglio di Stato se non ritenga “urgente” attivarsi con i parlamentari ticinesi alle Camere per avviare il database nazionale.
La mafia, rammenta la direttrice di Fedpol della Valle, «è presente nel nostro paese da decenni. Un tempo vedevamo gli illeciti: traffico di armi, riciclaggio, reati economici e anche reati violenti. Oggi siamo in grado di stabilire legami fra i vari reati» e di attribuirne la paternità a questa o a quella organizzazione criminale. Non solo: «Emaniamo divieti di entrata in Svizzera nei confronti di persone condannate in Italia per mafia e ordini di espulsione». Un’attività di contrasto possibile anche grazie alla fattiva e preziosa collaborazione della Polizia cantonale ticinese. In altri cantoni non si è invece ancora pienamente consapevoli del pericolo di stampo mafioso. Per citare le parole del procuratore generale della Confederazione, occorre fare di più.
Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata
Comunicato stampa
La crescente digitalizzazione dell’economia e della società, fenomeno acceleratosi in conseguenza delle restrizioni imposte dalla crisi pandemica e dalle misure prese per contrastarla, ha fortemente aumentato i cyber-rischi nella sfera pubblica e privata. Una frazione crescente di reati è direttamente o indirettamente legata ad aspetti di natura informatica o telematica. Per l’autorità giudiziaria l’aumento delle competenze tecniche e giuridiche è divenuta una priorità nella gestione delle inchieste.
A livello di reati informatici, per la prima volta in Svizzera, la Statistica federale fornisce dei dati nazionali e cantonali relativi al 2020 e al 2021. In quest’ambito in Ticino nel 2021 sono stati registrati 338 reati (237 nel 2020) suddivisi nelle categorie cibercriminalità economica (160 nel 2020 e 255 nel 2021), ciberdelitti sessuali (53, 65) e ciberlesione della reputazione e pratiche sleali (24,18). La raccolta dei dati necessiterà nel corso dei prossimi anni di aggiustamenti anche procedurali per poterli affinare e per dare un quadro maggiormente chiaro della problematica.
Tornando all’attività della Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) della Polizia cantonale, nel corso del 2021 ha sviluppato 36 inchieste, svolto 72 perquisizioni in supporto ad altri servizi, effettuato 1’095 analisi informatico-forensi, elaborato 43 analisi criminali operative, collaborato durante 27 ricerche d’urgenza ed evaso 250 richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti permangono le truffe Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware. I BEC prevedono, attraverso le tecniche del social engineering, l’accesso illecito a una casella di posta elettronica (solitamente aziendale) e la conseguente scoperta di una relazione finanziaria. I truffatori, spacciandosi quindi per il creditore o il CEO dell’azienda, comunicano alla controparte delle false coordinate bancarie sulle quali indirizzare il trasferimento fraudolento. Per le 9 inchieste aperte lo scorso anno è stato
appurato un danno economico pari a circa 550’000 franchi. La seconda tipologia si riferisce, invece, ad attacchi veicolati allo scopo di criptare i dati contenuti nei dispositivi, così da poter chiedere un riscatto in cambio della chiave di decifratura. Gli autori operano prevalentemente dall’estero e utilizzano complessi espedienti che facilitano il mantenimento dell’anonimato. Gli illeciti vengono incassati sempre più spesso in cripto-valute. La prevenzione riveste quindi estrema importanza e la popolazione ha la possibilità di informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.
Infine, sono state evase diverse richieste provenienti da autorità estere che, in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest, che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini, chiedono la conservazione dei dati presenti su server di società ticinesi.
Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike
Comunicato stampa
Da domani, venerdì 1. aprile, scatta l’obbligo di circolare con le luci accese anche di giorno con le biciclette elettriche, alfine di aumentare la visibilità e la sicurezza dei conducenti di questi specifici veicoli a due ruote. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della sicurezza lanciano un’azione di sensibilizzazione.
La sicurezza stradale è una realtà sempre in evoluzione nella quale è necessario trovare le giuste contromisure ai possibili nuovi pericoli. L’importante aumento di veicoli a due ruote elettrici sulle nostre strade registrato negli ultimi tempi, unito al volume di traffico urbano, richiede da parte dell’utenza un’accresciuta attenzione e prudenza.
È in questo contesto che s’inserisce l’introduzione dell’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici (e-bike, monopattini elettrici, ecc.). Durante le ore diurne è sufficiente avere la luce anteriore accesa, sebbene il consiglio sia di avere entrambe le luci (anteriore e posteriore) sempre accese, al pari dei veicoli a motore.
Questa novità legislativa non implica modifiche circa i requisiti di equipaggiamento. Infatti già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci (potenza massima 1 kw) devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili.
Al fine di permettere una corretta applicazione della nuova norma, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti, unitamente a Strade sicure lanceranno un’azione di sensibilizzazione sul terreno. In questo contesto sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per viaggiare in piena sicurezza sulle nostre strade e per mantenersi costantemente aggiornati.
Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’
Il comandante della Cantonale: ‘Importante il ruolo dei Comuni’. L’attività 2021 della PolTi
‘Monitoriamo la situazione per evitare che i rifugiati ucraini finiscano nelle mani di gente senza scrupoli’. Così il comandante Cocchi alla presentazione dell’attività 2021 della Cantonale.
«Con l’arrivo dei primi profughi in Ticino ci siamo subito attivati come forze dell’ordine per monitorare e analizzare la situazione allo scopo di evitare, attraverso la prevenzione e se del caso la repressione, che queste persone, oggi particolarmente vulnerabili, diventino vittime di sfruttamento e più in generale di tratta di esseri umani da parte di gente senza scrupoli». Nel presentare ieri il bilancio dell’attività 2021 della Polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi si è soffermato anche su accoglienza e gestione dei numerosi rifugiati provenienti dalla martoriata Ucraina. Donne e bambini in fuga dalla guerra che potrebbero finire, nel nostro come in altri Paesi di approdo dei migranti, nel mirino di organizzazioni criminali o di singoli malintenzionati. Per scongiurare che ciò avvenga occorre, ha sottolineato Cocchi, «un lavoro di squadra». Che coinvolga – oltre alle forze di polizia – i Comuni e la popolazione. «L’Ufficio federale di polizia – ha aggiunto il comandante della Cantonale – ha emanato delle direttive perché sia prestata un’attenzione accresciuta a quest’ambito. Il tema, inoltre, è stato affrontato di recente in seno alla Conferenza svizzera dei comandanti di polizia. Importante è anche il ruolo dei Comuni per quanto riguarda il controllo abitanti e quindi il movimento della popolazione. Così come importante è il ruolo dei cittadini residenti nell’informare i servizi pubblici competenti dell’intenzione di ospitare profughi, ma anche nel segnalare situazioni anomale sul territorio». Per prevenire e contrastare lo sfruttamento, ha evidenziato ancora Cocchi, «è necessario un continuo scambio di informazioni fra attori istituzionali cantonali, tra le autorità dei vari Cantoni e ovviamente è necessario lo scambio di informazioni fra nazioni. Tutto questo per sapere anche come i profughi sono distribuiti sul territorio e dove sono alloggiati».
Aumentate le rapine Dalla drammatica realtà di queste settimane all’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. Che nel 2021 ha constatato «17’943 infrazioni», ha indicato il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento istituzioni. Quasi 18mila infrazioni: non solo al Codice penale, ma anche a leggi come quelle sugli stupefacenti e sugli stranieri. Rispetto all’anno precedente, vi è stato un aumento del «16,1 per cento» degli illeciti rilevati. Tuttavia le infrazioni complessivamente registrate sono state «inferiori» a quelle riscontrate nel 2019 («19’877»). L’anno passato, ha ancora fatto sapere Zambetti, i furti constatati sono stati 3’499, di cui 576 di veicoli: per rapporto al 2020, c’è stato un lieve aumento, pari «all’1,8 per cento». Anche in questo caso però il numero dei furti rilevato è assai più basso di quello registrato nel 2019 (4’540). Non così si può dire a proposito delle rapine: nel 2021 la Polizia cantonale ne ha constatate «39», contro le 23 dell’anno precedente e le 34 del 2019. Trentanove rapine: la maggior parte, ha precisato il responsabile della Gendarmeria, è stata commessa sulla via pubblica: una invece ai danni di un ufficio postale e quattro (tre nel 2020) quelle messe a segno in altrettanti distributori di benzina.
‘Più interventi per aggressioni e risse’ È «ulteriormente» salito il numero degli interventi di polizia per aggressioni e risse. Il grosso delle quali è avvenuto «sulla pubblica via o all’esterno di esercizi pubblici». Autori e vittime, ha ricordato Zambetti, «erano in prevalenza giovani adulti di sesso maschile: circa un terzo dei protagonisti erano minorenni». Le armi usate? Quando girano, soprattutto armi «da taglio». Comunque e fortunatamente «solo in pochi episodi le vittime hanno riportato lesioni giudicate gravi». A scatenare le zuffe «erano perlopiù futili motivi, in parte riconducibili alle persistenti restrizioni sanitarie legate alla pandemia». Senza dimenticare «l’abuso di alcol e droga». Un dato incoraggiante arriva dal numero degli interventi di polizia per violenza domestica, leggermente diminuiti. Nel 2021, ha spiegato il capo della Gendarmeria, «sono stati 958, di cui 207 per reati d’ufficio»: l’anno prima sono stati 1’105, dei quali 199 per reati perseguibili d’ufficio. Secondo Zambetti, il calo degli interventi è da attribuire anche alle campagne di sensibilizzazione al fenomeno della violenza tra le pareti di casa e a quelle di informazione sull’attività dei servizi cantonali per ciò che concerne la presa a carico di autori di violenza e vittime. Campagne che spingono sempre più persone «a denunciare i maltrattamenti subìti». Nel 2021 sono proseguiti i controlli (788) sulla manodopera estera. Stando sempre ai dati forniti dall’ufficiale della Cantonale, le persone oggetto di verifiche sono state 2’588, ottantasei delle quali «sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico». Otto i datori di lavoro segnalati alla Procura. Lo scorso anno è stato contrassegnato ancora dai provvedimenti per arginare la diffusione della pandemia, alle forze dell’ordine il compito di far rispettare le misure sanitarie: 2’800 i controlli eseguiti in collaborazione con le polizie comunali, che hanno portato all’emanazione di «324 multe disciplinari per infrazioni all’Ordinanza Covid-19».
‘Violenza, l’agente come bersaglio’ Dalle considerazioni dei tecnici a quelle del politico. Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, aggressioni e risse sono tra i fenomeni da monitorare con particolare attenzione. «Preoccupa il ricorso sempre più frequente alla violenza per risolvere i problemi – ha sostenuto il consigliere di Stato –. Bisogna lavorare pure sulle cause e ciò richiede un approccio interdisciplinare». Vittime di aggressioni, verbali e fisiche, sono anche agenti di polizia, in particolare quando sono impegnati nel mantenimento dell’ordine in occasione di manifestazioni pubbliche. «L’agente come bersaglio», ha sintetizzato Gobbi.
‘Investimenti per la sicurezza dei cittadini’ Ma il capo del Dipartimento istituzioni ha anche tracciato un bilancio degli ultimi undici anni «di sicurezza» in Ticino. Un lasso di tempo scelto non a caso. Nel 2011 infatti c’è stata l’entrata in Consiglio di Stato di Gobbi (elezioni cantonali di aprile) e c’è stata anche la nomina governativa (in luglio) di Cocchi alla testa della Polizia cantonale. Undici anni, ha rammentato il ministro, contraddistinti fra l’altro dalla riforma (‘regionalizzazione’) della Gendarmeria «per una polizia più vicina al cittadino», dal potenziamento del numero di agenti, dall’ammodernamento dell’informatica, dalla realizzazione della nuova sede del Comando e della Centrale comune d’allarme (Cecal), dalla costituzione di un reparto di Polizia giudiziaria per rafforzare il lavoro di intelligence della Cantonale e dalla costruzione del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (prossimo all’inaugurazione). Gobbi: «Sono investimenti per rispondere alle sfide della criminalità, investimenti dunque a favore dei cittadini e della loro sicurezza».
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 de La Regione
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La violenza domestica sotto la lente della polizia
Il 2021 è stato un anno tranquillo ma le sfide da affrontare sono tante Preoccupano le liti e le risse, soprattutto tra i giovani –Matteo Cocchi: «C’è un disagio che va monitorato» – Norman Gobbi: «Troppi insulti agli agenti: sono persone, non bersagli»
Il 2021, per la Polizia cantonale, è stato un anno tutto sommato tranquillo ma le nuove sfide decisamente non mancano. Come ricordato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa sul bilancio dell’attività dello scorso anno, ci sono diverse tendenze e aspetti sotto la lente delle forze dell’ordine: tra questi, le risse e gli episodi di violenza, gli insulti nei confronti degli agenti e la sicurezza sui cantieri.
Futili motivi
Negli ultimi 10 anni in Ticino c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale, mentre a preoccupare maggiormente sono gli episodi di violenza. Gobbi ha rilevato come un terzo vedano coinvolti minorenni, mentre i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», come l’abuso di alcol o il malessere per le restrizioni sanitarie. «C’è un disagio giovanile che va monitorato in collaborazione con gli enti sul territorio e i Comuni», ha affermato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi (si veda anche il servizio a pagina 13). Restando nell’ambito dei reati violenti, un tema molto importante è quello della violenza domestica. Se da un lato è vero che nel 2021 i casi sono lievemente diminuiti (958, ossia 147 in meno rispetto al 2020), dall’altro gli agenti sono molto impegnati su questo fronte e la guardia non va abbassata. A questo proposito Gobbi ha ribadito che in Ticino si stanno portando avanti progetti per migliorare il coordinamento, la prevenzione e la presa a carico sia delle vittime che degli autori. «Queste situazioni vanno denunciate sia dalle vittime, sia da chi è loro vicino», ha sottolineato il consigliere di Stato. Il secondo “trend” è la «predisposizione a vedere un agente di polizia come bersaglio per insulti». A questo proposito, Gobbi ha citato le scritte ACAB (acronimo di «All Cops Are Bastards») spesso visibili sul territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene. Gli agenti di polizia sono persone e non bersagli». Il terzo aspetto, infine, è la sicurezza sui cantieri. «Vengono svolti circa due controlli al giorno ma ci vuole un coordinamento tra tutti gli enti coinvolti, come la SUVA o l’Ispettorato del lavoro. Serve gioco di squadra».
Specializzazione e innovazione
Oltre alla collaborazione e al coordinamento, per far fronte alle sfide dei prossimi anni, la Polizia cantonale dovrà continuamente specializzarsi, proseguendo lungo un percorso iniziato oltre dieci anni fa e ripercorso in apertura di conferenza stampa dal direttore delle Istituzioni. Dalla nomina di Cocchi, il 13 luglio 2011, fino all’inaugurazione della Centrale comune d’allarme nel 2021, «la polizia è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano di mezzi sempre nuovi». Dal canto suo, il capo della Gendarmeria, Marco Zambetti, ha illustrato le cifre più significative di un 2021 caratterizzato da circa 80 mila infrazioni, in aumento del 16% rispetto al 2020 ma inferiori alla situazione pre-COVID. In particolare è stato registrato un aumento dei furti (+1,8%) e delle rapine (da 23 a 39). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha spiegato Zambetti. Il 2021 è stato un anno di verifica del rispetto delle misure sanitarie. In cifre, i 2.800 controlli sono sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza COVID-19.
La statistica 2021
In tutta la Svizzera, con 42 omicidi si è raggiunto il numero più basso dal 1982. Di questi,il 54,8% (23) sono avvenuti nella sfera domestica. Tra le vittime vi sono 15 donne e un uomo, uccisi da attuali o ex partner, e tre bambini, uccisi da uno dei genitori. Il numero totale di reati di violenza grave denunciati nel 2021 è rimasto stabile attestandosi a 1.665. A fronte della contrazione di omicidi, tentati omicidi e lesioni gravi, il numero di violenze carnali è aumentato di 44 reati per un totale di 757, la cifra più alta dell’ultimo decennio. In totale, 82.284 persone hanno commesso reati penali: il 13,3% sono minorenni (+3,5% rispetto al 2020), il 15,9% giovani adulti (dai 18 ai 24 anni) e il 70,9% sono adulti. Ben 3.455 minorenni sono stati denunciati per reati di violenza: rispetto all’anno precedente, il numero di giovani imputati denunciati alla polizia è dunque aumentato del 2,7%.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 del Corriere del Ticino
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Ti, più violenza di strada
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200050
Polizia in aiuto ai profughi ucraini
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200047
Da www.rsi.ch/ilquotidiano
Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti
La Polizia cantonale ha tracciato un bilancio del 2021 e si è detta pronta alle «nuove sfide» legate alla criminalità.
L’analisi tocca vari ambiti. Ma oltre agli andamenti puramente statistici preoccupano alcune tendenze: la crescita di liti e risse, ma anche gli insulti gratuiti nei confronti degli agenti.
«La Polizia cantonale è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano mezzi sempre nuovi». Si è aperta con queste parole la conferenza di presentazione del bilancio d’attività 2021 della Polizia cantonale. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha infatti innanzitutto stilato un bilancio degli ultimi 10 anni, da quando Matteo Cocchi ha sostituito al comando Romano Piazzini. Ripercorrendo le principali tappe che hanno portato a un adeguamento degli effettivi e «a un sistema di condotta moderno». Un miglior coordinamento sfociato nel nuovo centro d’intervento cantonale (Cecal).
Vicinanza ai cittadini e nuove sfide – Tutti i cambiamenti che hanno toccato la Polizia «per renderla più vicina al cittadino» hanno evidentemente avuto un costo. «Ma i soldi per la sicurezza sono un investimento in favore di tutta la popolazione e di tutta l’economia cantonale», ha precisato Gobbi. Aggiungendo che i costi si sono comunque stabilizzati «a fronte di altre spese pubbliche che sono invece aumentate». Rivolgendo il suo sguardo al futuro, Gobbi ha poi messo l’accento sulla necessità di essere sempre al passo con i tempi – le «nuove sfide» di cui ha parlato all’inizio del suo intervento – ad esempio facendosi trovare pronti nei confronti della crescente criminalità informatica.
Reati in calo nell’ultimo decennio – Numeri alla mano, invece, in questi 10 anni c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale (con alcune variazioni di anno in anno), ha illustrato Gobbi. «Abbiamo qualche problemino in più» – ha aggiunto – per quanto riguarda le infrazioni contro la vita e l’integrità della persona. «Usare la violenza per risolvere i problemi interpersonali è un aspetto che ci preoccupa». Per quanto riguarda i furti, c’è invece stato un sensibile calo. E anche le rapine sono scese nell’ultimo decennio.
Disagio giovanile – Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi è entrato maggiormente nel dettaglio sul 2021. Un anno contraddistinto da un lento ritorno alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, ma anche da un crescente disagio giovanile che non lascia indifferente la polizia. «La problematica va monitorata. Cosa che stiamo facendo grazie alla collaborazione con gli altri enti e dipartimenti». Nelle ultime settimane si è poi aggiunto l’afflusso dei rifugiati ucraini. A riprova che «flessibilità e capacità d’adattamento rimangono cruciali per la polizia».
Anche i reati tornano alla normalità – Anche il capo Gendarmeria Marco Zambetti ha parlato delle variazioni rispetto all’anno precedente: il 2021 si è distinto per un lento ritorno alla situazione corrente. Le infrazioni alla legge constatate sono state quasi 80’000: il 16,1% in più del 2020, ma sensibilmente inferiori rispetto al 2019. Nel 2021 sono cresciuti i furti (+1.8%) e le rapine (da 23 a 39, una avvenuta in un ufficio postale e quattro a stazioni di servizio). Sono aumentati anche gli interventi per incidenti della circolazione (+14%): 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha sottolineato Zambetti. Rispetto al 2019 in reati sono infatti generalmente diminuiti. Il 2021 è però stato anche un anno di controllo del rispetto delle misure sanitarie: in tutto sono stati effettuati 2800 controlli, sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza Covid-19.
Gli “osservati speciali” – Più in generale, vi sono alcuni “trend” sotto la lente della polizia. Innanzitutto un’ulteriore crescita di liti e risse (principalmente sulla pubblica via e all’esterno degli esercizi pubblici). Un terzo di queste riguardano minorenni e i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», ma principalmente l’abuso di alcol e il malessere per le restrizioni. Un fattore positivo è invece la (lieve) diminuzioni di casi di violenza domestica (958, 147 in meno rispetto al 2020). Infine, è stata constatata una crescente ostilità nei confronti degli agenti di polizia.
«Sono persone, non bersagli» – «Il 2021 è stato nonostante tutto sommato un anno tranquillo», ha infine riassunto Norman Gobbi. «Ma questi trend ci fanno riflettere: un agente di polizia è una persona, non un bersaglio al quale indirizzare insulti gratuiti». Il consigliere di Stato ha preso quale esempio alcuni graffiti con la scritta ACAB (acronimo di “All Cops Are Bastards” – “Tutti i poliziotti sono bastardi”) apparsi qua e là sul nostro territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo spesso viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene». Gli altri due elementi “di tendenza” richiedono invece «coordinamento e specializzazioni», ha concluso Gobbi legandosi alle parole usate all’inizio della conferenza stampa.
Da www.tio.ch
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Più liti e risse tra i giovani adulti
Bilancio 2021 della polizia ticinese: diminuiscono gli interventi legati al disagio famigliare – Gobbi: “La pandemia influenza ancora le statistiche”
Tra i giovani adulti, un terzo dei quali minorenni, crescono in Ticino gli episodi di risse e liti, con motivazioni legate alle restrizioni imposte dal Governo contro il coronavirus o all’abuso di alcool e droghe. Diminuisce invece il disagio in famiglia, gli interventi di polizia in questo ambito sono stati 958, quasi 150 in meno rispetto al 2020. Lo indicano le cifre sull’attività della polizia cantonale nel 2021, presentate oggi, lunedì, in conferenza stampa a Bellinzona.
Le infrazioni segnalate nel 2021 sono state quasi 80’000, in crescita del 16,1% rispetto al 2020, ma inferiori alla situazione del 2019, prima dell’arrivo del Covid, ha spiegato il capo della gendarmeria Marco Zambetti. Per quanto riguarda il rispetto delle misure sanitarie sono stati effettuati 2’800 controlli, scaturiti in 324 multe disciplinari.
Il 2021 “è stato un anno tranquillo. Non ci sono elementi o eventi particolari da portare all’attenzione”, rileva il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzione, che ha sottolineato come i dati risentano ancora della situazione eccezionale legata alla crisi pandemica.
Furti in leggero aumento
In leggero aumento i furti (+1,8% rispetto al 2020); dati che rimangono comunque nettamente inferiori al 2019, anche se i primi mesi del 2022 hanno segnato un incremento simile alla situazione pre-Covid. In crescita anche il numero di rapine: sono state 39, 16 in più rispetto all’anno precedente.
Gli interventi per incidenti alla circolazione sono aumentati del 14%: 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%).
Aumentano anche i casi di aggressività nei confronti di agenti, riconducibili sia al dissenso sulle decisioni delle autorità, sia agli eventi riconducibili allo sgombero e alla demolizione di parte del Centro sociale Il Molino a Lugano.
Da www.rsi.ch/news
“Non sono necessari provvedimenti speciali”
“Possiamo parlare di diversi livelli di minaccia”
“La Svizzera già dal 2014 ha rivisto l’ordinanza che chiede di avere scorte sufficienti per rifornire la popolazione di queste famose ‘tablette’ di iodio” commenta Gobbi, aggiungendo che in particolare, queste “tablette” “erano già pensate per coloro che abitano a ridosso di centrali nucleari in Svizzera”, ma restano ovviamente a disposizione di tutta la popolazione. “Il Canton Ticino ha rivisto regolarmente questo dispositivo, d’intesa con il farmacista cantonale e la sezione del militare protezione popolazione, l’ultima volta del 2019”. Un piano di approvvigionamento di questi medicamenti c’è per tutta la popolazione, rassicura Gobbi, aggiungendo che ovviamente servono a evitare danni per la salute in caso di minaccia nucleare.
“La Confederazione ha bloccato la fornitura alle farmacie private”
In queste ultime ore, al fine di garantire le scorte a tutta la popolazione elvetica “la Confederazione ha bloccato la fornitura di questi farmaci alle farmacie private” per garantire le scorte a favore del Paese in caso di necessità. “Come con qualsiasi medicamento, anche con questi non bisogna scherzare, soprattutto in caso di un attacco o di un rischio per la salute”. La situazione viene costantemente monitorata per controllare le particelle presenti sia nell’aria che nel suolo, anche in coordinamento con i Paesi confinanti, commenta Gobbi.
“Non sono necessari provvedimenti speciali”
“In Svizzera siamo ben messi perché c’è una capacità di accoglienza per circa 9 milioni di persone e anche in Ticino la copertura è garantita per tutti, sia in quelli pubblici sia quelli costruiti all’interno di abitazioni private”. È importante sottolineare che è necessario avere un ordine delle autorità “non è che la gente può andare nel rifugio perché ha paura” aggiungendo che “al momento, nonostante se ne parli molto, non c’è una reale minaccia per la popolazione elvetica e quindi non bisogna prendere misure o provvedimenti speciali”.
Scorte di emergenza: “è un richiamo”
Ieri la Confederazione ha suggerito di fare delle scorte d’emergenza, ma è solo un richiamo in quanto “teoricamente e in maniera preventiva da buoni svizzeri dovremmo sempre avere delle scorte in casa perché possono succedere degli imprevisti, è quindi giusto avere sempre in casa circa 9l di acqua a testa per una settimana, rispettivamente pasta e riso e scatolame, ma solo come misura preventiva. Una volta era normale averlo”. Oggi però sono sempre più le persone che vivono sole e che fanno la spesa per la giornata, senza quindi avere delle scorte; “questi momenti dovrebbero farci riflettere su come le emergenze e le crisi possano arrivare in qualsiasi momento e non solo in caso di conflitto armato” conclude Gobbi.
Da www.ticinonews.ch
“Distratti mai”, il cellulare alla guida può costar caro
Comunicato stampa
Si è chiusa a inizio febbraio la campagna di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni. Gli agenti hanno in particolare portato a termine un’azione di prevenzione sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare alla guida, effettuando delle azioni di sensibilizzazione ma anche dei controlli mirati tradottisi in numerose sanzioni nei confronti dei conducenti sorpresi al volante mentre usavano il telefonino. Come già emerso in occasione di analoghe azioni effettuate in passato, l’uso di questi apparecchi durante la guida continua a essere una pratica frequente. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e degli altri utenti della strada. Appare quindi importante e opportuno rammentare che l’uso del telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, oltre che essere un comportamento illegale allunga fortemente i tempi di reazione. Accanto all’attività di sensibilizzazione, la campagna appena conclusa ha permesso di effettuare sull’arco di due mesi (dicembre e gennaio) 375 controlli della circolazione durante i quali sono state elevate 1.018 contravvenzioni che possiamo distinguere in 853 multe disciplinari (OMD) e 165 contravvenzioni intimate con procedura ordinaria tramite l’Ufficio giuridico della circolazione. Da segnalare, tra le varie denunce, quelle inoltrate nei confronti di un conducente di autocarro sorpreso mentre effettuava una videochiamata con WhatsApp, di un conducente
d’auto che stava manipolando un navigatore e di un autista con licenza in prova che stava manipolando il cellulare. Analoghe attività di prevenzione e repressione da parte della Gendarmeria della Polizia cantonale saranno effettuate anche nei prossimi mesi.
Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”
La proposta di Norman Gobbi contro la violenza negli stadi approvata dai suoi colleghi della KKJPD
“Sono convinto che una delle misure più efficaci contro la violenza negli stadi sia l’introduzione del biglietto d’entrata nominativo”. Un’affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi contenuta in una recente intervista, che potrebbe diventare presto realtà. “In effetti venerdì a Mendrisio la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD) ha deciso all’unanimità dei presenti di chiedere alle autorità autorizzative dei Cantoni e delle Città di introdurre a partire dalla stagione 2022-2023 l’obbligo del biglietto d’entrata con il nominativo di chi lo acquista e si reca allo stadio. Avevo portato mesi fa all’attenzione della KKJPD questa soluzione e sono soddisfatto che i miei colleghi l’abbiano accolta positivamente. Inoltre avevo tematizzato questa problematica anche nel recente incontro del Governo ticinese con la Deputazione a Berna, svoltosi proprio mercoledì scorso”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il tema della violenza negli stadi si ripropone ciclicamente. Con il ritorno del pubblico, purtroppo sono ritornati anche episodi di violenza e di vandalismo. “Gli ultimi casi a cui abbiamo dovuto assistere si sono verificati in particolare nella città di Zurigo a seguito di una partita di calcio di Super League. Il vaso è colmo e assieme alle altre misure già introdotte adesso potrebbe essere la volta, finalmente, del biglietto nominativo. Un ticket che è conosciuto nei maggiori campionati europei e che ha dimostrato di portare benefici sotto l’aspetto dell’ordine pubblico. Spero che le autorità competenti dei Cantoni e delle Città si allineino a questa richiesta e che siano pronte, a partire dai campionati 2022-2023 di massima divisione di calcio e hockey, a introdurla”, ribadisce Norman Gobbi.
Come detto, la decisione è stata presa nel corso dell’Assemblea della KKJPD a Mendrisio. “Essere riusciti a portare in Ticino dopo 16 anni l’Assemblea plenaria della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia è stata un’ottima occasione, anche perché per la prima volta dopo diversi mesi abbiamo potuto farla in presenza. Inoltre ci ha dato l’opportunità di far giungere a Mendrisio due consiglieri federali, la signora Karin Keller-Sutter e il suo collega Ueli Maurer. I miei colleghi degli altri 25 Cantoni hanno apprezzato molto l’organizzazione e hanno potuto visitare, seppur in modo limitato, alcuni angoli del Mendrisiotto, toccando però anche con mano i problemi legati al traffico, soprattutto di carattere transfrontaliero”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Donne in grigioverde: “Opportunità da cogliere”
“Il Ticino primo della classe con l’8% delle 18enni alle giornate d’informazione”
Tra le sfide che il nuovo capo dell’Esercito Thomas Süssli si trova ad affrontare vi è quella di fronteggiare e arginare il calo degli effettivi. “È una preoccupazione che viviamo da alcuni anni – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni – in cui constatiamo come i giovani, dopo la scuola reclute, non vogliono più impegnarsi per i sei corsi di ripetizioni, da svolgere sull’arco di 10 anni. Proprio a Lugano nella sua visita in Ticino Süssli ha indicato una possibile soluzione a questo problema, ossia l’interesse crescente per il grigioverde da parte delle donne. E il Ticino in questo contesto è uno dei Cantoni in cui si sta facendo di più per motivare le ragazze verso un possibile reclutamento”.
Intervistato dalla RSI il capo dell’Esercito ha evidenziato in modo positivo il dato ticinese di giovani donne che si presentano alle giornate informative, aperte a tutti i 18enni. “Siamo a una soglia dell’8 per cento di ragazze che partecipano alle giornate informative e questa cifra è più alta rispetto a molti altri Cantoni. Poi non tutte decidono di arruolarsi, ma l’interesse c’è. Uno degli obiettivi del mio Dipartimento e in particolare della Sezione del militare e della protezione della popolazione è quello di incrementare ancora maggiormente l’interesse verso il grigioverde da parte delle ragazze. Faremo azioni di sensibilizzazione mirate, affinché la scuola reclute possa essere vista come una opportunità anche dalle donne. Oggi abbiamo la fortuna di avere alcune “testimonial” di assoluto valore, come la donna pilota di jet da combattimento. Senza dimenticare che una donna ha raggiunto il grado di divisionaria e un’altra quello di comandante di battaglione. L’obiettivo dell’Esercito è quello di avere entro il 2030 il 10 per cento di donne nell’Esercito. È un’asticella ambiziosa. Per questo in Ticino ci impegneremo per fare la nostra parte e contribuire a raggiungere questo traguardo”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
“L’Esercito oggi è una struttura moderna che offre molte opportunità anche di formazione, con corsi che possono essere validati con crediti per le università. L’Esercito può offrire pari opportunità uomo-donna, in un contesto sociale sempre in trasformazione e che manifesta un crescente bisogno di sicurezza. Per questo sono sicuro che il ruolo della donna sarà sempre più una ricchezza nel contesto militare nazionale e internazionale”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.