Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Il Dipartimento delle istituzioni vuole ridiscutere le convenzioni con i club sportivi
Norman Gobbi: «Le spese sono ingenti e il modello attuale non tiene conto di chi genera più costi»
L’FC Lugano: «Prendiamo atto» – Preoccupato l’HCL – Più conciliante l’HCAP

I costi legati agli interventi di sicurezza fuori dagli stadi sono diventati particolarmente onerosi. Le convenzioni attualmente in vigore con le società sportive risalgono al 2015 e necessitano pertanto di una revisione con l’obiettivo di garantire una distribuzione più equa degli oneri e di ridurre complessivamente la spesa a carico della collettività. La decisione del Dipartimento delle istituzioni ( DI) è stata comunicata ieri nel corso della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, l’organo che riunisce sotto la direzione del capo del DI i responsabili dei competenti dicasteri dei Comuni polo ticinesi, ossia Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca. «Le spese generate dagli interventi della Polizia cantonale e delle polizie comunali per le manifestazioni sportive hanno raggiunto costi ingenti », ha dichiarato Norman Gobbi al CdT. Le attuali convenzioni con le società sportive di hockey e calcio di LNA e LNB verranno pertanto annullate e ridiscusse con i club interessati.

Le proposte sul tavolo
Attualmente le società sportive pagano la cifra forfettaria di 1 franco per spettatore. Il criterio tuttavia potrebbe essere rivisto. « I club di calcio, pur avendo meno pubblico rispetto all’hockey, generano costi molto più elevati. Questo crea un problema di equità, che dovremo affrontare nelle nuove convenzioni», ha commentato Gobbi. Le squadre di calcio pagheranno quindi di più? «Potrebbe essere una delle opzioni, oppure si potrebbe prevedere una riduzione per le squadre di hockey». Il calcio, da solo, genera infatti costi per 1,1 milioni di franchi su un totale di 1,9 milioni. «È una differenza significativa di cui dovremo tenere conto durante il rinnovo degli accordi». Altre soluzioni andranno comunque considerate, aggiunge Gobbi. Si tornerà a discutere di biglietti nominali, già ventilati in passato dal ministro leghista? «Sappiamo che le società sportive, sul tema, non ci sentono». Questa volta ci sarà margine per un cambio di approccio da parte dei club? «Gli incontri serviranno per definire un nuovo punto d’incontro, per concordare soluzioni. L’idea è anche di ottimizzare l’organizzazione dei dispositivi di sicurezza, riducendo l’impatto finanziario soprattutto per il Cantone e per la città di Lugano, oggi maggiormente esposti sul tema».

Le reazioni
«Siamo stati informati qualche tempo fa, ma non abbiamo avuto voce in capitolo». JJ Aeschlimann, Chief Operating Officer dell’HC Lugano, è preoccupato. Per il club bianconero, i costi per la sicurezza rappresentano già un’uscita importante. « Specialmente per le cosiddette ‘ partite a grande impiego’», aggiunge. Insomma, il Lugano fa la sua parte in materia di sicurezza e la prospettiva di una diversa ripartizione non lascia tranquilla la dirigenza. «Anche perché il budget per la prossima stagione è stato stabilito praticamente un anno fa », nota ancora Aeschlimann. Una cosa, però, è certa: se i costi per l’HCL dovessero aumentare, «andremmo incontro a grandi difficoltà» economiche. Che potrebbero riflettersi anche sul costo degli abbonamenti. Il dirigente si augura dunque di trovare presto una soluzione con le autorità cantonali, in modo da pianificare da subito il futuro.
Per quanto riguarda il calcio, considerato il poco preavviso, il commento del FC Lugano è stato laconico e tranciante: «Prendiamo atto della decisione». Un ‘no comment’ che lascia intravedere le tensioni che la nuova convenzione e la possibile redistribuzione dei costi potrebbero facilmente innescare.
Più conciliante la posizione del presidente dell’HCAP, Filippo Lombardi: «In effetti, il sistema forfettario di 1 franco per spettatore per partita penalizza l’hockey rispetto al calcio, e probabilmente l’Ambrì rispetto ad altre società, nella misura in cui gli interventi delle forze dell’ordine nell’ambito dell’hockey sono decisamente più rari». Il passaggio da un sistema forfettario a uno basato sull’effettivo impiego delle forze di polizia potrebbe quindi risultare più vantaggioso per le squadre di hockey. Quanto alle possibili alternative, Lombardi è chiaro: «Come società, puntiamo sul convincimento dei tifosi che un comportamento corretto è vantaggioso per tutti. Inoltre, investiamo in modo significativo nella sicurezza privata, con costi superiori a quelli sostenuti per la polizia all’esterno della pista». Sui biglietti nominativi, per contro, il presidente taglia corto: «Le società sportive si sono sempre espresse in senso contrario. È una posizione consolidata e tuttora ampiamente sostenuta all’interno della Lega svizzera di hockey».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Consigli per una montagna sicura

Consigli per una montagna sicura

Nell’ambito del progetto di prevenzione Montagne sicure, promosso dal Dipartimento delle istituzioni, è stata realizzata la nuova versione del libretto “Consigli per una montagna sicura.“.
Le persone interessate possono richiederlo scrivendo a di-montagnesicure@ti.ch oppure scaricarlo direttamente dal sito internet www.montagnesicure.ch

 

 

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Il Consigliere di stato ticinese, direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha spiegato l’obiettivo della misura approvata oggi dai direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia.

Introdurre i biglietti nominali negli stadi: oggi la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) ha avviato un progetto con questa misura volto a intensificare la lotta al tifo violento, che avverrà grazie alla revisione del concordato anti-hooligan. “Dovrà essere rivisto il Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive del 2 febbraio 2012”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Questo dovrà passare attraverso un’approvazione da parte della Cddgp e dei singoli parlamenti cantonali. L’iter è ancora lungo, ma è frutto di una rottura avvenuta nelle scorse settimane dopo che la Sfl, quando si sono identificate delle misure a cascata condivise con le società sportive, ha voluto rompere il tavolo di discussione, interrompendo così il dialogo e il rapporto di fiducia. La nostra volontà come Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è quella di continuare a lavorare con il dialogo e la fiducia, restano però fermi sulla nostra posizione per quanto riguarda questo il fenomeno della violenza nello sport, che costa socialmente e finanziariamente alla collettività”.

 “Vogliamo sapere chi è allo stadio”
L’obiettivo della misura, ha continuato Gobbi, “è sapere chi c’è all’interno dello stadio” perché “con il biglietto nominale in altri paesi si è debellato il fenomeno dell’hooliganismo”.
Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita di due personalità ticinesi attive ai massimi livelli del mondo del calcio; Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali maschili, e Vincent Cavin, che è stato da poco scelto come assistente allenatore della selezione nazionale degli Stati Uniti.

Il Consiglio di Stato ha espresso ai due ospiti i propri complimenti per le rispettive carriere sportive e dirigenziali, e colto l’occasione per una chiacchierata legata a temi d’attualità nel mondo del calcio svizzero e internazionale, e dello sport più in generale.
Con Pierluigi Tami – che dal 2019 lavora ai massimi livelli dell’Associazione svizzera di football (ASF) e ricopre il ruolo di direttore delle squadre nazionali maschili – sono state discusse le prospettive della selezione elvetica in vista dei prossimi Campionati europei, in programma fra giugno e luglio in Germania.
Insieme a Vincent Cavin, vodese di nascita ma per molti anni attivo nel mondo del calcio ticinese, è stata invece discussa la nuova carica per la quale è stato scelto l’ex assistente allenatore della squadra nazionale rossocrociata. A partire da questo mese, infatti, Cavin è entrato a fare parte dello staff di Gregg Berhalter, allenatore della selezione nazionale statunitense – con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per la Coppa del Mondo 2026, che proprio gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Tutti seduti e mascherati. Si riparte così

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 del Corriere del Ticino
Il Cantone approva i piani di protezione dei tre club professionistici di punta.
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sottolinea la collaborazione delle società «Hanno affrontato questa situazione di buzzo buono, senza mai mollare il disco o il pallone»

Ci siamo, oramai. Da giovedì, i grandi eventi saranno un po’ più grandi. Addio al limite di mille spettatori. Stadi e piste torneranno a riempirsi, previa autorizzazione cantonale. Eccolo, il gol che tutti stavano aspettando.
I piani di protezione di HC Ambrì Piotta, HC Lugano e FC Lugano sono stati accettati. Su base stagionale, in linea di massima. Poi, va da sé, le autorità potranno intervenire riducendo le capienze o, peggio, annunciando misure più drastiche se le condizioni quadro venissero meno. Intanto, però, le società sportive tirano un grande, grandissimo sospiro di sollievo. Banalmente, all’aumentare dei tifosi sugli spalti aumentano anche gli introiti.

Tante limitazioni
È tutto pronto, dunque. O quasi. Certo, non è stato facile arrivare ad un simile risultato: nello specifico, garantire una capienza pari ai due terzi dei posti a sedere. Non è stato facile considerando le caratteristiche della Valascia, della Cornèr Arena e di Cornaredo. Un risultato possibile grazie agli sforzi, importanti, dei club e all’operato di un gruppo creato ad hoc dal Consiglio di Stato. «Il nostro compito era quello di definire delle linee guida» ha sottolineato Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e responsabile del gruppo di lavoro grandi manifestazioni. Linee guida o se preferite direttive uniformi. Nel gruppo sono rappresentati i Dipartimenti delle istituzioni, della sanità e della socialità, dell’educazione, della cultura e dello sport, delle finanze e dell’economia.
Dicevamo delle direttive. Ai club è stato chiesto di allestire un piano di protezione dettagliato e, parallelamente, di garantire il tracciamento dei contatti. A monte, affinché una partita possa disputarsi con oltre mille spettatori devono sussistere condizioni epidemiologiche buone. Allo stadio e in pista, infine, bisognerà adattarsi alla cosiddetta nuova normalità. Addio ai posti in piedi, obbligo della mascherina, obbligo di consumare cibi e bevande al proprio posto, nessun contingente previsto per i tifosi ospiti. Toccherà alle società punire le eventuali trasgressioni.

L’esperienza accumulata
Ecco, ma come si sono organizzati i club? Quali le modifiche attuate? Cosa dovranno aspettarsi i tifosi? «Noi abbiamo accumulato una certa esperienza durante l’estate» ha esordito Michele Campana, direttore generale del Football Club Lugano. «Ci siamo buttati alle spalle sette partite. L’ultima, contro il Lucerna, è stata una sorta di prova generale in vista di cosa succederà con i prossimi allentamenti. Gli spettatori, in generale, sono stati coscienziosi. La configurazione di Cornaredo in tre settori ha funzionato e, credo, funzionerà». Il piano già esistente non è stato modificato più di quel tanto: in totale, saranno 2.416 gli spettatori che potranno accedere allo stadio bianconero. Tutti gli abbonati, quindi, potranno esserci, mentre la società, a seconda dell’avversario, metterà in vendita fra gli otto e i novecento biglietti.
L’Ambrì, innanzitutto, ha puntato su una vera e propria campagna di sensibilizzazione. Spiegando, informando, cercando insomma il contatto diretto con i propri abbonati. La Valascia, al suo ultimo ballo prima di cedere il passo alla nuova pista, avrà un volto differente. «Passeremo da 6.500 a 3.100 posti, con varie modifiche ai flussi e agli accessi degli spettatori». Ecco, il pubblico non potrà interagire con le squadre in pista. Né prima, né dopo la partita. «Chiediamo soprattutto pazienza» ha concluso Mona. «Pazienza e capacità di adattamento. Non sarà facile, tante cose sono cambiate rispetto a prima».
Tanto alla Valascia quanto alla Cornèr i posti in piedi sono stati convertiti in tribune. «In questo senso ci tengo a ringraziare la Città di Lugano e la Protezione civile per l’aiuto fornitoci» ha detto il direttore operativo dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. I bianconeri hanno testato il loro piano sabato scorso, in occasione del derby amichevole. «Abbiamo capito quale strada percorrere» ha proseguito il dirigente. «Anche noi, come l’Ambrì, abbiamo creato una zona di interesse piuttosto estesa, entro la quale i nostri steward sensibilizzeranno i tifosi sull’uso della mascherina e su altri aspetti, come la registrazione dei dati personali». La nuova capienza sarà di 3.904 persone. «Per ogni settore avremo circa il 35 percento di posti liberi, il che ci permette di garantire un ottimo distanziamento. Apriremo la vendita libera di biglietti, quindi, cercando di rispettare questa percentuale».
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, in conclusione, ha speso parole al miele per le tre dirigenze: «Hanno dimostrato grande flessibilità nell’affrontare una situazione nuova, magari anche scoraggiante vedendo la riduzione dei posti. Ma l’hanno affrontata di buzzo buono, senza lasciare andare il disco o il pallone. C’è stato, inoltre, dialogo con le autorità. Il mondo dello sport, durante e dopo il lockdown, ha vissuto momenti di incertezza. L’obiettivo, adesso, è quello di tornare a vivere le nostre passioni. Ci vorrà capacità di adattamento, già soltanto nei percorsi di avvicinamento allo stadio. Mi dispiace per i ragazzini che non potranno aspettare i propri beniamini ai cancelli, ma bisogna tutelare la salute. Queste limitazioni sono lo scotto da pagare o, meglio, l’investimento affinché i campionati possano ripartire. Rispettare le regole significa mantenere in vita le attività sportive, anche a livello economico».

Il tracciamento
Ci siamo, oramai. Pazienza, capacità di adattamento e, non da ultimo, anche un po’ di savoir-faire sul fronte tecnologico. Già, perché andare allo stadio sarà un po’ come fare il check-in in aeroporto. HC e FC Lugano in tal senso si affidano alla nota piattaforma loggaTI, l’Ambrì Piotta invece sfrutterà Ticketcorner. Il tifoso, in ogni caso, dovrà registrare i suoi dati prima della partita quindi, armato di abbonamento e smartphone, grazie ad un apposito codice QR potrà accedere all’impianto. Per alcuni sembrerà complicato, ma in fondo è un piccolo sacrificio nel nome di una grande passione. Lo sport. Ci si vede giovedì.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 settembre 2020 de La Regione

Ecco i numeri della nuova normalità
Da giovedì nello sport inizia la fase due: via il limite di mille spettatori. ‘Servirà pazienza’.
Dopo le parole ecco le cifre. Nel lunedì che precede l’avvio del campionato di hockey, ma pure una decina di giorni dopo l’inizio di quello del calcio, il Cantone ufficializza infine quanta gente potrà affollare (si fa per dire) le tribune ad Ambrì e a Lugano nella stagione della pandemia. Numeri impietosi: 3’100 posti alla Valascia – il 52% meno del solito, per capirci –, 3’904 alla Cornèr Arena e, fronte calcio, 2’416 a Cornaredo.
Numeri ufficializzati ieri pomeriggio in una conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato e dal Gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni”, istituito a fine agosto per dare risposte agli organizzatori di eventi con oltre mille persone dopo la decisione adottata il 2 settembre dal Consiglio federale. «L’ordinanza federale parla chiaro – dice Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni –, e dice che sono occupabili due terzi dei posti disponibili. Pensando allo sport professionistico, cioè a calcio e hockey, per ottenere l’autorizzazione sono diverse le condizioni da rispettare. La prima è che ci siano soltanto posti a sedere, senza alcun contingente destinato ai tifosi ospiti. Poi, ogni spettatore dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina, e nel caso in cui decidesse di rifocillarsi lo farà al proprio posto. In caso di trasgressioni spetterà all’organizzatore intervenire». In altre parole, sarà il club stesso a dover vegliare sul rispetto delle regole. «L’autorizzazione speciale che abbiamo rilasciato, di principio vale per tutta la stagione – puntualizza Filippini –. Naturalmente dopo una fase iniziale di rodaggio magari bisognerà ritoccare qualcosina, lavoro che eventualmente dovranno fare i club. Da parte nostra potremmo invece intervenire nel caso in cui la situazione pandemica dovesse peggiorare, o nel caso in cui le direttive non venissero rispettate». Nuova normalità, però, fa rima anche con nuove misure. A cominciare dalle due distinte zone delineate all’esterno di Valascia e Cornèr Arena, per entrare in tema hockey: la prima detta d’interesse, la seconda di responsabilità. «Ad Ambrì – spiega il direttore generale Nicola Mona – la zona d’interesse s’estende dalla zona dell’aeroporto, dall’hangar 5 per chi se ne intende, fino alla stazione ferroviaria. In questo spazio avverrà sostanzialmente una prima cernita, con i nostri steward e le nostre hostess che chiederanno ai tifosi, in maniera anche selettiva, se hanno con sé la mascherina e se hanno registrato i propri dati personali. Se invece non fosse il caso verrebbero dirottati all’infopoint, dove potrebbero acquistare la mascherina e registrare i propri dati personali nel sistema». All’interno della zona d’interesse si trova poi quella di responsabilità: «Vi si potrà accedere unicamente indossando la maschera protettiva», spiega Mona. Quanto alla registrazione dei dati personali, fondamentale per il tracciamento nel caso in cui si dovessero ricostruire i contatti in caso di contagio, Mona rivela che gli abbonati biancoblù «avranno due possibilità: registrarsi via internet sul sito di Ticketcorner, oppure farlo tramite l’applicazione da scaricare sul telefonino: il risultato sarà un codice QR (una sorta di codice a barre, ndr) che riporta nome, indirizzo e posto a sedere del tifoso in questione. Starà poi agli addetti alla sicurezza verificare la corrispondenza tra quei dati e quelli riportati sull’abbonamento». Abbonamento che arrischia di essere il solo modo per poter seguire le partite alla Valascia. «A oggi abbiamo venduto il 95% dei posti a disposizione tramite abbonamento – conclude –, e nelle prossime ore riapriremo la campagna così che anche le ultime tessere possano essere vendute».

‘Ci vorrà tempo per abituarsi’
A Lugano, invece, un primissimo indizio di ciò che succederà lo si è avuto sabato, al secondo e ultimo derby amichevole. «Diciamo che abbiamo avuto le prime indicazioni sulla strada intrapresa e capito ciò che c’è ancora da fare – dice Jean-Jacques Aeschlimann, direttore amministrativo del Lugano –. Il più grande cambiamento per il pubblico riguarda la gestione dei flussi e le differenti entrate: sono cose a cui servirà tempo per abituarsi, perché ci sono tifosi che fanno il medesimo percorso magari da vent’anni».
Alla Cornèr Arena, la zona di interesse si estenderà dall’ipermercato Resega fino alla fermata Tpl davanti al Cinestar. «Sarà il primo punto di contatto tra il personale appositamente istruito e i tifosi, che verranno informati su tutto ciò che devono sapere prima di entrare nella zona di responsabilità, dove si può accedere unicamente indossando la mascherina, e dove gli agenti della sicurezza si occuperanno di verificare che le direttive vengano scrupolosamente osservate». Tra cui quella riguardante il tracciamento. «Anche noi, come l’Fc Lugano, ci appoggiamo a LoggaTi.ch,
sito al quale gli abbonati devono annunciarsi una sola volta per tutta la stagione, per poi effettuare semplicemente la scansione del codice QR che troveranno all’entrata del loro settore allo stadio. Tuttavia, sabato al derby ci siamo accorti che questo cambiamento non è ancora stato recepito, pertanto vorrei fare un appello a tutti i nostri tifosi affinché effettuino la registrazione a casa loro, prima di arrivare in zona pista. E voglio ringraziare anticipatamente tutti per la pazienza che dovranno avere nei prossimi mesi. Nei confronti del nostro personale in particolare – conclude Aeschlimann –, che si prodiga per far sì che la gente possa venire alla pista in tutta sicurezza».

Campana: ‘I tifosi sono collaborativi’
Un filo meno complicata dovrebbe essere la gestione a Cornaredo. Anche perché l’Fc Lugano una prova generale già l’ha effettuata, per quanto ancora con mille spettatori, all’esordio in campionato contro il Lucerna. «Ne abbiamo tratto indicazioni positive – afferma il direttore generale Michele Campana –, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento dei tifosi, rivelatosi collaborativo e coscienzioso. Rispetto alle esperienze effettuate dalla ripresa dell’attività (24 giugno), la società bianconera ha deciso di non modificare il piano esistente. La configurazione dello stadio a tre settori rimarrà invariata, con due entrate dalla tribuna Monte Brè (897 posti ciascuno) e una dalla tribuna principale (622 posti). Tutti i circa 1’500 abbonati avranno dunque accesso allo stadio, i posti rimanenti (800-900) verranno messi in vendita secondo modalità che saranno comunicate nei prossimi giorni. Tutti gli spettatori dovranno registrarsi alla piattaforma loggaTi per permettere il checkin all’entrata nel proprio settore. Il Ristorante 1908 sarà invece accessibile solo agli spettatori della tribuna principale.

Filippini: ‘Restano le analisi dei rischi’

Pur se da piste e stadi spariranno temporaneamente i posti in piedi, il Cantone ribadisce che sul piano della gestione della sicurezza niente cambierà. «Come negli scorsi anni, anche quest’anno la polizia farà le sue analisi dei rischi, cercando di capire che piega potrebbe prendere la situazione alle partite – spiega Filippini –. In altre parole, questo lavoro di tipo preventivo da parte di polizia, Lega e club andrà avanti come d’abitudine. Tuttavia, ricordiamoci che attorno agli stadi ci sono zone in cui non si può arrivare senza mascherina, senza contare che a livello ticinese resta in vigore la proibizione di assembramenti sopra le trenta persone. Chi di dovere dovrà far rispettare tali misure».

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Da www.teleticino.ch

https://www.ticinonews.ch/sport/piani-approvati-da-giovedi-si-riparte-BA3244715

Piani approvati, da giovedì si riparte
Da giovedì stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Tutto diverso dal periodo pre-Covid: 3’100 posti alla Valascia, 2’416 a Cornaredo e 3’904 alla Cornèr Arena

Non manca molto a giovedì primo ottobre. Gli amanti dello sport lo sanno: fra tre giorni stadi e piste potranno accogliere più di mille spettatori a partita. Ma non come eravamo abituati prima del Covid: i club hanno dovuto ottenere un’autorizzazione cantonale che include tante regole precise.

Grandi eventi, sì ma solo con regole precise
Si potranno organizzare grandi manifestazioni, è vero, ma le cose a cui tenere conto sono diverse. Nel caso specifico dello sport oltre ad essere muniti di un piano di protezione e ad avere una situazione epidemiologica favorevole, i club devono garantire la tracciabilità dei contatti e garantire il posto a sedere a tutti i tifosi. Ma non solo: sarà obbligatoria la mascherina e bibite e cibo si potranno consumare solo ed esclusivamente al posto. Inoltre, lo ricordiamo, non saranno ammessi i tifosi della squadra ospite. Oggi a Rivera il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” ha presentato i piani di protezione nel dettaglio per Cornaredo, Cornèr Arena e Valascia. Quest’ultima, infatti, potrà accogliere 3’100 spettatori (riduzione del 52%), Cornaredo 2’416 e la Cornèr Arena 3’904.

Il compito di far rispettare le norme ai Club
Le criticità emerse dai piani sono essenzialmente tre: l’afflusso e il deflusso delle persone, l’esterno delle piste e degli stadi e il rispetto delle regole all’interno. Norman Gobbi, ai microfoni di Teleticino, ha sottolineato la responsabilità dei Club: “Sarà compito delle società gestire e punire le eventuali trasgressioni”. Ora che i piani sono stati approvati Gobbi specifica: “Le autorità continueranno a monitorare il virus per valutare se intervenire con ulteriori restrizioni”. “L’obiettivo era trovare un accordo, ma soprattutto un dialogo”, ha aggiunto.

“Positivo sperimentare”
Per l’FC Lugano, il direttore generale Michele Campana ha dichiarato: “È stato positivo sperimentare quest’estate un piano per mille persone, abbiamo riscontrato un comportamento ineccepibile dei tifosi”. “La configurazione dello stadio in tre settori rimarrà la medesima”, ha aggiunto.

“Contenti di ripartire ma ai tifosi chiedo rispetto”
Nicola Mona, direttore generale dell’Ambrì Piotta, ha commentato: “Conciliare grandi eventi con le misure di sicurezza non è un compito semplice”. Da una parte per l’HCAP, dunque, “significa un mancato ricavo in termini di biglietti”, dall’altro “siamo contenti di poter ripartire in questo modo”. Per i tifosi Mona sembra fiducioso: “Ultimamente tutti abbiamo imparato a convivere con questo virus, la mascherina fa parte del nostro assetto ordinario, ma quello che chiedo è i il rispetto delle regole e una certa dose di flessibilità e di rispetto”.“Tanta felicità”
“Proviamo un sentimento di felicità”, così Jean Jacques Aeschlimann, direttore operativo HC Lugano. “Fino a qualche mese fa non si pensava nemmeno di giocare”. Sulla particolarità del cashfree nelle piste spiega: “Abbiamo la fortuna di avere un partner che è riuscito a fare lo stadio tutto cashfree per evitare che la gente debba portare le banconote”.

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Da www.tio.ch

Alla pista e allo stadio in più di 1’000: i club sono pronti
Le società e il gruppo di lavoro “Grandi manifestazioni” hanno lavorato per garantire gli standard di sicurezza

Con la Super League che ha già consumato due giornate e l’hockey pronto all’ingaggio d’inizio della nuova stagione, il 1. ottobre è ormai alle porte e porterà con sé importanti novità relative ai grandi eventi. Previa autorizzazione cantonale – a questo proposito verrà sempre monitorata la situazione epidemiologica sul territorio -, gli impianti potranno infatti accogliere più di mille spettatori a partita. Nello specifico in piste e stadi si potranno occupare i 2/3 dei posti a sedere disponibili, con l’Ambrì pronto ad accogliere fino a 3’100 spettatori, l’HC Lugano fino a 3’904 e l’FCL fino a 2’416.
Nella conferenza stampa organizzata ieri a Rivera dal Consiglio di Stato e dal “Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni” – creato appositamente per gestire la situazione e del quale è responsabile Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni -, sono stati presentati i piani di protezione degli impianti e ribaditi anche alcuni aspetti essenziali. Garanzia del tracciamento dei contatti, posti unicamente a sedere, uso obbligatorio della mascherina e consumo al posto di cibi e bevande, anche per favorire il distanziamento sociale.
Il dg dell’FCL Michele Campana, quello dell’Ambrì Nicola Mona e il direttore operativo del Lugano J.J. Aeschlimann hanno poi ribadito in coro l’importanza dell’igiene personale e del distanziamento, spiegando poi i sistemi che garantiranno la tracciabilità dei tifosi. Alla Cornèr Arena e a Cornaredo i fan dovranno registrarsi sulla piattaforma loggaTI, mentre alla Valascia per i dati personali ci si affiderà ad un’app di Ticketcorner.
Dopo aver ringraziato le società per la loro applicazione e flessibilità – come nel caso dei piani per gestire i flussi di persone e gli adattamenti agli impianti -, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha poi voluto elogiare anche i tifosi, dimostratisi sin qui coscienziosi nei loro comportamenti.

Paura per l’autunno sportivo

Paura per l’autunno sportivo

Da www.ticinonews.ch
 
Il campionato d’hockey rischia di ripartire con mille spettatori, ma gli abbonamenti venduti sono già molti di più
A gettare scompiglio nel mondo sportivo, ma non solo, ci ha pensato in questi giorni il presidente dell’Hockey Club Losanna Patrick de Preux. Durante una conferenza stampa ha svelato quali sono gli scenari del Consiglio federale per i grandi eventi a partire da settembre:

Scenario 1: Riapertura normale
Scenario 2: Massimo 1’000 spettatori fino a fine marzo 2021
Scenario 3: Competenza delegata ai cantoni.

Se il primo è il sogno non solo dei club, ma di tutti gli svizzeri (infatti vorrebbe dire che la situazione pandemica sarà molto positiva), gli altri rischiano di mettere in seria difficoltà club sportivi, organizzatori di eventi e mondo culturale.

La conferma
In diretta al Tg Estate di Teleticino, la conferma che questi siano gli scenari sul tavolo arriva da Norman Gobbi. “Mi permetto di dire che il concetto di confidenzialità per il presidente del Losanna è un po’ vago”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato. Berna infatti aveva chiesto che gli scenari rimanessero top secret.

Limitazioni probabili
Secondo Gobbi, anche gli eventi e lo sport dell’autunno e inverno non saranno più fortunati di quelli estivi. “Soprattutto nei luoghi chiusi, in cui c’è un contatto e una promiscuità, la diffusione del virus è molto più elevata”, ha detto. “I grandi eventi rischiano di dover subire limitazioni come quelle conosciute durante l’estate. Questo evidentemente pone dei grossi problemi dal punto di vista della sostenibilità finanziaria ed è una delle preoccupazioni che come autorità abbiamo, ma al primo posto evidentemente poniamo la salute pubblica”.

Mille spettatori
Il calcio ticinese ha vissuto mesi duri, ricominciando con mille spettatori l’Fc Lugano ha dovuto fare acrobazie per accontentare tutti. Ma, si sa, nell’hockey si parla di altri numeri e il caos rischia di essere servito. “I nostri club hanno già fatto una forte campagna abbonamenti, hanno diverse migliaia di abbonati. Il fatto di avere un limite di mille evidentemente porrebbe dei problemi di gestione, dovremo trovare una soluzione ed è stato uno dei segnali che abbiamo dato all’autorità federale”, spiega Gobbi.

Competenza cantonale
E se si optasse per lo Scenario 3? Quello in cui il pallino è in mano ai cantoni? Il Ticino avrebbe paura di assumersi questo compito? “Il problema diventa non tanto la paura di assumersi un compito, perché lo ricordo che il Ticino è il Cantone che ha di fatto bloccato il campionato di hockey”, risponde Gobbi. “Non parlerei quindi di paura, ma di una necessità di coordinamento: se abbiamo lo stesso campionato che si svolge in diversi cantoni o dei grandi eventi sportivi o culturali, serve un coordinamento per evitare che ci sia una concorrenza sleale o una ponderazione sbagliata”.

“Mantenere viva la passione”
Una cosa, però, è sicura secondo il presidente del governo ticinese, Confederazione e cantoni dovranno trovare una quadra per salvare alcuni dei settori più amati dalla popolazione: “L’obiettivo è di mantenere viva la passione per lo sport e la cultura”.

 
Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Tifo: se calcio e violenza vanno a braccetto

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 luglio 2019 del Corriere del Ticino
 
L’analisi delle partite di Super League e Challenge League della scorsa stagione ha rilevato disordini nel 46% dei casi Paul Winiker: «Troppi problemi avvengono fuori dallo stadio» – Norman Gobbi: «In Ticino abbiamo già fatto molto»
Il mondo del calcio ha un problema, e si chiama violenza fuori e dentro gli stadi. Secondo uno studio pubblicato ieri, basato per la prima volta su tutte le partiti di Super League e Challenge League di un’intera stagione (2018/2019), ovvero 457 incontri, nel 46% dei casi sono stati rilevati disordini. In sostanza, in Svizzera la violenza è presente in quasi la metà dei match del calcio professionistico. «Il 46% è troppo», ha spiegato Paul Winiker, consigliere di Stato lucernese e membro della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDCGP), nel commentare i dati presentati in conferenza stampa a Berna. Secondo Winiker, per affrontare il problema, sarà necessario verificare se le misure previste dal Concordato intercantonale anti-hooligan debbano essere adattate. Entro il primo trimestre del 2020 è atteso un primo rapporto in questo senso, ma Winiker ha precisato che bisognerà agire prima e quindi, nel frattempo, le misure già esistenti dovranno essere applicate con maggiore fermezza e in modo più omogeneo.
Ricordiamo che, proprio in questo senso, la consigliera federale Viola Amherd, in collaborazione con l’Associazione Svizzera di Football (ASF) e la Swiss Football League (SFL), ha presentato martedì scorso le tre priorità del suo Dipartimento contro la violenza durante le partite di calcio. Priorità che prevedono di «emanare in modo coerente i divieti di accedere agli stadi», «migliorare la collaborazione tra i club e le autorità» e infine di «verificare i certificati dei club nell’ambito della sicurezza». A tal proposito, ieri il segretario generale della CDCGP Roger Schneeberger ha spiegato che i divieti di accesso saranno emanati il prima possibile e l’obbligo di presentarsi in Polizia verrà applicato in modo più rigoroso. Inoltre, ha sottolineato Schneeberger, il processo di identificazione e di sanzione dei tifosi violenti sarà intensificato e armonizzato a livello intercantonale.
 
Materiale pirotecnico
Dai dati presentati ieri è inoltre emerso che negli stadi il problema principale riguarda il materiale pirotecnico: durante la stagione 2018/2019, il 44,6% delle infrazioni era infatti legato al suo utilizzo. Tuttavia, ha voluto evidenziare Paul Winiker, la maggior parte delle violenze e dei danni materiali avvengono al di fuori dello stadio, a margine della partita. In particolare lungo il percorso dall’impianto sportivo alle stazione, spesso teatro di cortei dei tifosi. Il presidente della SFLHeinrich Schifferle, a questo proposito, ha spiegato che in futuro i treni speciali destinati ai tifosi non potranno più avere finestrini che si possono aprire, per evitare che vengano lanciati oggetti dal convoglio in corsa. L’introduzione di biglietti nominali e personalizzati, invece, è in fase di studio ma al momento non sembra essere una valida alternativa, ha fatto capire il presidente della SFL.

Registrati 1.579 supporter
A fine giugno di quest’anno, il registro degli hooligan (HOOGAN) conta 1.579 persone. Tra le misure messe in atto figurano 573 divieti di accesso allo stadio, 371 divieti di perimetro e in venti casi vi è l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia. Tra i casi maggiormente citati e perseguiti vi sono infrazioni della legge sugli esplosivi (289 casi), violazione del divieto di coprirsi il volto (225) e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (135).

«Semplificare le misure»
Nel nostro cantone la questione ha fatto parecchio discutere e ha visto in particolare attivo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, per trovare delle soluzioni per combattere il fenomeno. Gobbi ha infatti elaborato lo scorso anno una serie di misure che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della stagione: due delle quali – il rafforzamento della video sorveglianza e il vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono in linea che le priorità proposte dalla consigliera federale Viola Amherd. Un Ticino precursore in questo ambito? «Sì, io stesso – ci spiega Norman Gobbi – come ha fatto il consigliere di Stato lucernese Paul Winiker oggi (ieri per chi legge, nrd.), diversi mesi fa ho chiesto una valutazione del Concordato intercantonale anti-hooligan, proprio per verificare se questo strumento sia efficace nel reprimere un fenomeno presente nel calcio svizzero». Con quale obiettivo? «L’obiettivo generale è di rafforzare le misure ed evitare di dover fare troppi scalini per tenere i violenti fuori dagli stadi. In quest’ambito dovremo cercare di semplificare le misure: penso soprattutto all’obbligo di presentarsi in Polizia. Ci vuole sempre troppo tempo per attuare questo genere di misure. È necessario, altrimenti si fa solo il gioco dei violenti, e non l’interesse dello sport. E poi – prosegue Gobbi – se penso alla realtà ticinese, al Comunale, al Riva IV o a Cornaredo, è necessario sottolineare che all’interno dello stadio grossi problemi non ce ne sono mai stati. È invece il tragitto tra la stazione e lo stadio a rappresentare un grosso problema. E qui sarà necessario anche l’aiuto delle ferrovie». Serve una maggiore collaborazione tra autorità, club e ferrovie? «Sì, deve essere un gioco di squadra il più ampio possibile. Evidentemente il gioco principale devono farlo le federazioni e, se posso permettermi, quella di calcio a differenza di quella dell’hockey ha un po’ sottovalutato il fenomeno cercando di portare dei piccoli correttivi. Ma sappiamo che i problemi principali li abbiamo riscontrati nel calcio e non nell’hockey». E il Ticino a che punto si trova? «Abbiamo già fatto molto. Penso in particolare al rafforzamento della video sorveglianza per poter identificare i violenti ed essere sicure della loro identità: perché spesso è il modo in cui cercano di nascondersi alla giustizia».

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Tifo violento, sì ai controlli d’identità per le partite a rischio

Da www.ticinonews.ch

Raggiunto un accordo con HC Lugano e HC Ambrì-Piotta. Gobbi: “In Ticino casi gravi non ce ne sono più stati”

Dopo gli ennesimi episodi di violenza negli stadi svizzeri, la ministra Viola Amherd ha avanzato ieri il suo piano anti-hooligan, un tema decisamente caldo anche in Ticino.
Per i club ticinesi, però, non dovrebbe cambiare molto. Due delle tre misure anti hoolingan proposte ieri – il potenziamento della videosorveglianza negli stadi e il rafforzamento del vincolo licenza sportiva-sicurezza – sono già state implementate a livello cantonale. “La videosorveglianza è stata rafforzata alla Corner Arena, alla Valascia e allo stadio di Cornaredo.
La sicurezza interna è un obbligo già imposto, non solo dagli organi di polizia ma anche da quelli di sicurezza”, ha dichiarato il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino.
Nuova, per contro, la misura che impone alle società sportive di procedere di fronte a casi concreti al divieto d’entrata senza tentennamenti. Per legge, infatti, non serve il giudizio di un tribunale.
“È una novità, ma caldeggiata dal sottoscritto già un anno fa – ha spiegato Gobbi – Ci rendiamo conto come l’attuale strumentario di misure (il divieto d’accesso allo stadio, d’area e l’obbligo d’annuncio in posto di polizia, ndr) richiede troppo tempo ed è troppo garante nei confronti delle persone che devono essere subito allontanate dagli stadi”.
Il giro di vite chiesto a livello federale dalla ministra dello Sport giunge dopo una stagione calcistica segnata da diversi episodi di violenza che hanno portato alla sospensione di due partite a Lucerna e Sion. Più positivo, per contro, il bilancio in Ticino dove la riforma del direttore del DI, portata avanti dopo i fatti della Valascia del gennaio 2018, sembra aver dato i suoi primi frutti.
“Casi gravi non ce ne sono stati”, ha commentato Gobbi. “E questo grazie al potenziamento della videosorveglianza e al maggiore flusso di informazioni tra club e autorità”.
Passi avanti anche per la controversa misura del controllo dell’identità all’entrata, invisa a tutte le società sportive del Cantone.
In primis all’Ambri Piotta, che un anno fa prese posizione ufficiale con una nota stampa. Nelle scorse settimane è infatti stato trovato un accordo con HCL e HCAP:
“C’è stato un incontro con i due club ticinesi e con il responsabile della sicurezza della Lega nazionale, i quali ci hanno mostrato le misure che saranno implementate per migliorare i controlli. Abbiamo anche concordato l’introduzione dell’obbligo di identificazione degli ospiti presenti nelle partite a rischio in modo da ridurre i pericoli ed evitare che le persone segnalate entrino illegalmente”, ha concluso Gobbi.

http://teleticino.ch/il-tg/si-ai-controlli-d-identita-per-le-partite-a-rischio-XJ1380321

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 3 luglio 2019 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11939438

 

 

 

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Da www.ticinonews.ch

Gobbi sulle misure di sicurezza approntate questa sera in vista dell’importante partita

“Questo derby è come tutti gli altri, con un livello di rischio elevato visto l’alto numero di persone presenti e la rivalità tra le squadre. Il dispositivo sarà adeguato alle necessità visto che di solito non si svelano mai le carte tattiche”. Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento Istituzioni, di più non può dire, questioni di polizia. Ma si intuisce che le cose, in vista del derby di questa sera, sono state organizzate con cura: l’incontro è considerato ad alto rischio, le tifoserie sono guardate da vicino e il dispositivo a livello di sicurezza è alto.
“Speriamo che la tensione rimanga solo sul campo. Il dispositivo che l’HCAP ha messo in campo è adeguato a un’affluenza da tutto esaurito” aggiunge il ministro, sottolineando l’importanza del momento sociale e sportivo della partita.
Il tema della sicurezza resta un tema delicato per il Dipartimento. La mente torna ai violenti scontri del 14 gennaio 2018 alla Valascia fra le tifoserie di Ambri e Losanna. Da lì era partito il giro di vite, più volte sollecitato ai club da parte del Direttore del Dipartimento. Finora la reazione è stata tiepida: ma i tempi stringono, l’entrata in vigore delle misure anti-hooligan è previsto entro la fine del campionato.”Hanno già fatto tanto” spiega Gobbi. “Soprattutto stanno partecipando a identificare altre misure, come la sensibilizzazione e misure di controllo. A livello di videosorveglianza negli stadi è stato fatto, ma anche con il dialogo dei club con le autorità”.Secondo Gobbi il problema è da inquadrare su una scala più ampia. A vacillare è lo stesso concordato intercantonale – la convenzione che lega i vari Cantoni in materia di sicurezza. “Il concordato intercantonale è attivo da più anni ed è per questo che ho chiesto di fare una valutazione. Mi rendo conto, vedendo alcune situazioni, come la proporzionalità oggi attuata sia poco tutelante dei veri tifosi (dalla diffida del club, a quella della Cantone, al divieto d’area, all’obbligo di presentarsi in polizia, fino a misure di carattere penale). Tutti questi gradini oggi sono troppo limitanti rispetto a quello che è un vero intervento sui violenti” ha sottolineato Gobbi, citando l’esempio della Gran Bretagna, dove nel calcio hanno debellato i violenti obbligandoli a presentarsi ai posti di polizia, quindi tenendoli fisicamente distanti dagli stadi.

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea generale della Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud

19 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

a un anno esatto dalla vostra precedente assemblea, lasciatemi dapprima ribadire la riconoscenza del Governo per quanto avete fatto anche in questi 12 impegnativi mesi. Un meritatissimo apprezzamento a 360 gradi che concerne il lavoro che avete svolto nelle vostre Società di salvataggio, attraverso i vostri volontari, nell’ambito dei soccorsi, della formazione e della sensibilizzazione.

Riferendomi a quest’ultimo tema, e dunque alla prevenzione, ricordo che il mio Dipartimento, in collaborazione con l’omonima Commissione consultiva del Consiglio di Stato presieduta proprio dal presidente della Società svizzera di salvataggio Regione Sud, Boris Donda, nel 2018 ha riproposto con convinzione il programma “Acque sicure”.
Nato nel 2016, ma attivato de facto diversi anni prima sotto il nome di “Fiumi sicuri”, mira ad informare residenti e turisti sui rischi che si nascondono nelle acque della nostra regione. Acque trasparenti ed accattivanti, meravigliose attrazioni turistiche e luogo ideale per lo svago e la pratica sportiva che, però, se non affrontate nel modo dovuto, possono rivelarsi molto pericolose.
Da qui l’accento posto sulla sicurezza che passa giocoforza dalla prevenzione: il vecchio adagio che recita “Meglio prevenire che curare” resta quanto mai attuale!

Il bilancio relativo all’estate 2018, e inerente il numero degli incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone, è sostanzialmente positivo: si sono purtroppo verificati tre incidenti mortali (due in contesti fluviali, uno nel Ceresio), ma le azioni preventive sono state generalmente ben recepite, cosa che mi rende oltremodo soddisfatto e che conferma – semmai ce ne fosse ancora bisogno – che la strada da percorrere è questa.

Il numero dei decessi è in costante diminuzione, e questo a dispetto del fatto che i nostri laghi e i nostri fiumi siano sempre più presi d’assalto specialmente da turisti confederati e italiani che, generalmente, ne conoscono solo in modo sommario la pericolosità: ciò che rappresenta di per sé un forte rischio. Occorre dunque informare, informare e ancora informare.
Come ormai consuetudine, non siamo stati a guardare e durante tutta la stagione estiva abbiamo riproposto la campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”.

L’iniziativa è stata sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie.
In hotel, campeggi e presso gli enti turistici locali sono stati distribuiti efficaci opuscoli informativi che pongono l’accento sui rischi nei fiumi e sulle regole da rispettare quando ci si avventura nei laghi; sono inoltre stati installati manifesti sui bus che percorrono le tratte di valle e nei centri turistici.
Infine, per veicolare in modo ancor più capillare questo importante messaggio, sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.

La campagna multilingue, che tornerà anche nella prossima stagione estiva, ha posto l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo ed è fortemente legato al nostro comportamento.

Va da sé che spesso, al di là dell’efficacia di ogni e qualunque campagna preventiva, a fare la differenza è appunto l’atteggiamento adottato dal singolo: i nostri corsi d’acqua e i nostri laghi rappresentano un eccezionale attrattore ma, appunto, non sono dei parchi-gioco privi di pericoli e dove al massimo si cade e ci si sbuccia un ginocchio. Il pericolo c’è sempre e non va mai sottovalutato.

Accanto alla prevenzione attiva, il mio Dipartimento ha poi proseguito nell’altrettanto importante lavoro di formazione per aumentare le competenze di soccorso in caso di bisogno, di sorveglianza e pattugliamento nelle zone o nei luoghi ritenuti a rischio.
Anche qui i risultati sono molto interessanti.
Tra le novità di quest’anno, segnalo infatti l’attività proposta alla spiaggia del Meriggio a Losone: alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza, in una delle zone più frequentate del Locarnese durante la stagione calda, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto è stata organizzata la presenza dei pattugliatori, che hanno fornito informazioni ai bagnanti circa i comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza.
È la conferma che la presenza capillare sul territorio paga, così come ha dato buoni frutti la paziente reiterazione dei messaggi preventivi. Sarebbe però uno sbaglio enorme riposare sugli allori.
Anzi: i successi ottenuti ci spronano a insistere, estendendo e perfezionando le misure di prevenzione e informazione, così come era capitato a suo tempo quando allargammo l’orientamento generale passando da “Fiumi sicuri” ad “Acque sicure”.

Tutto questo lo possiamo fare soprattutto per merito dei nostri partner che offrono la loro competenza e le loro conoscenze in modo da garantire l’indispensabile sicurezza nell’approccio con l’elemento acquatico. E se penso ai partner, be’ non posso che citare con particolare riconoscenza le varie sezioni della Società Svizzera di Salvataggio qui rappresentate.

Grazie anche a nome di chi già conosce e ama il Ticino e di chi – presto o tardi – ne scoprirà bellezza e fascino!