Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa
Oggi, venerdì 21 giugno, sul Foglio Ufficiale è stato pubblicato il bando di concorso volto all’assunzione di aspiranti Agenti di custodia per le Strutture carcerarie cantonali. Una serata informativa rivolta agli interessati si terrà lunedì 1° luglio 2019 dalle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera.
La professione di Agente di custodia assume all’interno delle nostre istituzioni un’importanza sempre crescente. Analogamente all’Agente di polizia, anche per questa funzione viene organizzata una specifica formazione, con lo scopo di fornire alle donne e agli uomini che intendessero intraprendere questo lavoro i migliori strumenti conoscitivi per affrontare l’impegnativo percorso professionale. Al termine della scuola sarà quindi rilasciato l’Attestato cantonale, che consentirà di accedere al posto di lavoro all’interno delle Strutture carcerarie. Il percorso formativo proseguirà quindi con il percorso volto al conseguimento dell’Attestato professionale federale, valido su tutto il territorio elvetico.
Per meglio informare coloro che volessero intraprendere la formazione, il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia assieme ai responsabili delle Strutture carcerarie, organizza una serata informativa prevista il 1° luglio 2019, con inizio alle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera. Saranno presenti alla serata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, il Responsabile del personale Enrico Ghilardi, il Responsabile della formazione Jean-Claude Corazzini e diversi Agenti di custodia.
La Scuola per agenti di custodia, della durata di 8 mesi, prenderà avvio nel primo trimestre del 2020. Il concorso è aperto a donne e uomini nati fra il 1974 e il 1995. Le candidature dovranno pervenire entro il 22 luglio ed esclusivamente on-line, attraverso il sito www.ti.ch/concorsi. Tutte le informazioni sui requisiti, le competenze e i compiti richiesti agli aspiranti, possono pure essere reperite consultando il sito www.ti.ch/carcere.

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Comunicato stampa

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur (la riapertura 2019 è prevista per sabato 30 marzo), oggi sono stati presentati alla stampa i contenuti di una particolare collaborazione tra il parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri.

La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri la lavorazione è stata confermata, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D.

Nel corso della conferenza stampa, il Direttore del DI, Norman Gobbi, fra le altre cose, ha sottolineato l’importanza del lavoro all’interno delle quattro mura di una prigione, evidenziandone la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

Dal canto suo, il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini, ha illustrato i contorni dell’organizzazione del lavoro in carcere e l’evoluzione del fatturato ad esso riconducibile: lo stesso è passato dai 464’000 franchi del 2014 agli 820’000 del 2018.

Positivo anche il giudizio espresso dal Direttore del Parco, Joël Vuigner: “Siamo soddisfatti sia per il livello qualitativo della collaborazione (i risultati sono davvero molto buoni), che per aver dato una possibilità di lavoro e di apprendimento a queste persone. È un genere di collaborazione che potremo senz’altro riproporre”.

Più over 60 dietro le sbarre

Più over 60 dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 marzo 2019 de La Regione

Il 2018 delle strutture carcerarie ticinesi nei dati illustrati dal Dipartimento istituzioni. Il crimine non conosce età e sesso: in aumento i reclusi ultrasessantenni e le detenute.
Persiste il sovraffollamento. Allo studio fra l’altro la realizzazione alla Stampa di un comparto interno per la gestione dei casi psichiatrici non gravi.

Luisella Demartini-FogliaSezione esecuzione pene e misure: alcuni dati relativi allo scorso anno Norman Gobbi

Anziani in aumento dietro le sbarre. Del resto il crimine non ha età. Anche in Svizzera. Dove cresce il numero dei detenuti ultrasessantenni. «Una tendenza che notiamo anche nelle carceri ticinesi», afferma Luisella Demartini-Foglia, responsabile al Dipartimento istituzioni dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa cui compete la presa a carico di reclusi ed ex in vista del loro reinserimento nella società. «Durante lo scorso anno – fa sapere Demartini-Foglia, intervenendo alla presentazione da parte del Dipartimento, ieri a Bellinzona, dell’attività 2018 del settore esecuzione pene e misure (vedi anche sotto) – ci siamo occupati di sessantasette persone over 60: ventotto avevano addirittura un’età superiore ai 70, delle quali diciannove erano in detenzione al 31 dicembre». Una situazione che «preoccupa». Soprattutto in prospettiva: «Secondo recenti studi, gli ultrasessantenni nelle strutture detentive svizzere potrebbero passare dai 125 del 2010 a 500 nel 2030, per raggiungere quota mille dieci anni dopo». Il progressivo invecchiamento (anche) della popolazione carceraria, rileva Demartini-Foglia, complica inevitabilmente la ‘gestione’ dei singoli casi all’interno della prigione: non di rado si tratta di persone che finiscono in detenzione avendo già problemi di salute, che accusano per esempio un «decadimento cognitivo». Problemi che una struttura carceraria, in mancanza di spazi adeguati, rischia di acutizzare. Non solo: ci si potrebbe chiedere se lo scopo riabilitativo della pena sia realizzabile considerata l’età avanzata di questi detenuti, che rende assai difficile, per non dire impossibile, il loro inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro.

Aumentano anche le detenute
Lo Stato, l’autorità politica, saranno chiamati quanto prima ad affrontare non solo la questione degli over 60 dietro le sbarre. Un’altra tendenza evidenziata da Demartini-Foglia riguarda le detenute. Anch’esse in aumento. Nel corso del 2018 l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito in totale «ottantanove» donne in carcere: «trentuno» quelle in esecuzione pena o di una misura al 31 dicembre. Numeri che non sono certo quelli «del 2006», quando il Cantone alla luce dell’esigua casistica decise di chiudere la sezione femminile all’interno del Penitenziario della Stampa.
La situazione «da due, tre anni» è però cambiata. E così oggi le donne condannate scontano la pena detentiva o alla Farera, cioè nel carcere giudiziario che dovrebbe essere però riservato unicamente alla preventiva e quindi a chi è in attesa di giudizio, oppure in prigioni d’oltre Gottardo: «Nel canton Berna o nel canton Vaud». Una soluzione non proprio ideale per quelle detenute con marito, figli o genitori che vivono in Ticino: il reinserimento nella società passa infatti anche dal mantenimento dei rapporti con la famiglia.

Possibile soluzione
Il Dipartimento istituzioni sta comunque lavorando a una soluzione, sottolinea il suo direttore Norman Gobbi durante l’incontro con i media. L’obiettivo è infatti di adattare, ricorda il consigliere di Stato, il carcere aperto di TorricellaTaverne in modo che possa ospitare le detenute. Si tratta tuttavia di ragionare pure sui costi. Anche per questo «si è deciso di chiedere alla Sezione della logistica uno studio di fattibilità».

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Carceri ancora sovraffollate. Aumenterà la videosorveglianza

Carceri ticinesi ancora sotto pressione a causa del sovraffollamento di detenuti. Lo scorso anno, segnala il Dipartimento istituzioni, “l’occupazione media ha superato il 91 per cento”. Popolazione carceraria in crescita non solo nel nostro cantone. «Negli ultimi trent’anni vi è stato in Svizzera un incremento del 50 per cento del numero di detenuti: da 4’621 a 6’907», osserva il capo del Dipartimento Norman Gobbi. In Ticino nel 2018 il tasso di occupazione – circa 234 presenze giornaliere – «ricalca quello del 2017, già elevato (238, ndr)», commenta il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Al Penitenziario della Stampa a Cadro la maggior parte dei reclusi («il 40 per cento») sta scontando condanne «per traffici di droga o per furti per procurarsi lo stupefacente». Nazionalità: «Il 70 per cento» in esecuzione pena è costituito da stranieri. La percentuale sale «al 90» per quel che riguarda le presenze alla Farera, il carcere giudiziario destinato alle persone in attesa di giudizio. Va detto che nel caso dei non residenti il rischio di fuga, data il piu delle volte l’assenza qui di legami, è uno degli elementi che porta spesso l’autorità giudiziaria a disporre la detenzione preventiva. Sempre alla Farera si è registrata «una presenza media di oltre 73 prevenuti, con picchi sopra gli 80». Numeri consistenti. Eppure nonostante il sovraffollamento, le carceri ticinesi «sono strutture sicure». E per rafforzare la sicurezza, alla Stampa «verrà aumentata la videosorveglianza», preannuncia Gobbi, accennando anche al futuro Penitenziario («Stampa 2030»), che «non sarà sul Piano della Stampa». Musica del futuro. Cure mediche ai detenuti: lo scorso anno, ricorda la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, è stata avviata la collaborazione con l’Ente ospedaliero e l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonali, «con risultati positivi». Allo studio la realizzazione in carcere di un comparto per la gestione dei casi psichiatrici non gravi. Il settore esecuzione pene e misure coinvolge pure l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, sempre più sollecitato, sottolinea il suo presidente Maurizio Albisetti: nel 2018 sono state emanate ben «1’400» decisioni di esecuzione della sanzione penale.

 

Da www.rsi.ch/news

Link

 

 

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Da www.cdt.ch

Nel 2018 l’occupazione ha toccato il 91,9%
Norman Gobbi: «Servono misure d’urgenza» – Intanto si lavora al nuovo carcere cantonale
Le carceri ticinesi sono sotto pressione e, anche se la sicurezza rimane garantita, occorre individuare al più presto nuove soluzioni. È quanto emerso nel corso del bilancio del settore esecuzione pene e misure durante il quale il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha annunciato che, per far fronte al continuo aumento dell’occupazione delle carceri, «verrà creato un comparto per la gestione dei detenuti definiti “particolari”.
Una tipologia questa che comprende casi psichiatrici non gravi o tossicodipendenti e che sta registrando una continua crescita che diventa sempre più onerosa in termini organizzativi». Entro la fine dell’anno verranno così create 12 nuove celle destinate a questa categoria di detenuti e come pure «incrementata la videosorveglianza». Una contromossa questa che mira a risolvere, almeno in parte, il problema dell’occupazione media che nel 2018 ha toccato il 91,9%.
«L’anno scorso il tasso di occupazione ha ricalcato quello del 2017 attestandosi attorno alle 234 presenze giornaliere», ha rimarcato il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio. «Cifre queste tutt’altro che positive. Anzi, si può dire sì che siamo rimasti stabili. Ma nella criticità. Basta pensare che la Farera, con una presenza media di 73 prevenuti, ha ripetutamente sfiorato il collasso. Sia per i posti a disposizione, sia per le difficoltà date dalla gestione dei detenuti problematici». Cifre alla mano, se la maggioranza dei reati concerne violazioni alla Legge federale sugli stupefacenti legate soprattutto al traffico e al consumo di droga, in termini di nazionalità il 70% di detenuti alla Stampa sono stranieri mentre alla Farera la percentuale sale al 90%. Un aspetto questo da non sottovalutare poiché, come sottolineato da Gobbi, «il fatto che due terzi dei carcerati siano stranieri influisce sull’occupazione poiché, sovente, per evitare il rischio di fuga di queste persone non viene loro concessa la reintroduzione sul territorio. Andando così ad incidere sull’occupazione». Da qui l’urgenza di implementare al più presto le misure citate in apertura.
E se queste si introducono nel corto-medio termine, lo sguardo del Dipartimento delle istituzioni si rivolge già al 2030. Quando dovrebbe vedere la luce il nuovo carcere cantonale. «Stiamo valutando nuove strutture per l’esecuzione della pena in altre località rispetto al Piano della stampa – ha precisato Gobbi – non dimentichiamo che la Stampa ha ormai 50 anni». E in attesa di individuare la nuova struttura, il Dipartimento ha incaricato la Sezione della logistica di avviare uno studio di fattibilità per ristrutturare il carcere cantonale di Torricella-Taverne da adibire a penitenziario femminile. «Entro giugno dovremmo ricevere i risultati dell’analisi – ha spiegato il consigliere di Stato – ci siamo infatti accorti che la popolazione carceraria femminile è in aumento anche a causa di bande rom che entrano in Ticino per commettere crimini sfruttando spesso minori e, appunto, donne». Per dirlo in cifre, l’anno scorso erano «89 le donne seguite in detenzione dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa», ha precisato la capoufficio Luisella Demartini-Foglia rilevando come «questo numero è in costante aumento e la crescita di detenute è un problema che si fa sentire».

Un aumento generale della popolazione carceraria che si è riflessa anche nel «raddoppio dei reclami ricevuti dalla Divisione della giustizia», ha rilevato la direttrice Frida Andreotti che ha poi lanciato uno sguardo all’organizzazione del settore rimarcando come «la frammentazione dei diversi attori attivi nel ramo non è sempre ottimale. Ecco perché abbiamo deciso di dare mandato a una società esterna per valutare una nuova organizzazione del settore più efficiente ed equilibrata. Analisi che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno e fungerà da base per una futura revisione della legge». E proprio in termini di modifiche normative, a dirsi preoccupato per il continuo aumento della mole di lavoro è stato anche Maurizio Albisetti Bernasconi, presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che nello snocciolare i dati che hanno contraddistinto il 2018 (circa 2.000 decisioni prese di cui 1.400 di esecuzione della sanzione penale), ha precisato come «il lavoro continuerà ad aumentare se vengono affidati ulteriori compiti e nuove competenze al giudice dei provvedimenti coercitivi come con la nuova Legge sulla polizia. Insomma, non dimentichiamo che noi svolgiamo il ruolo di guardiani della sicurezza della collettività. Certo, poter disporre di un effettivo maggiore sarebbe auspicabile ma, d’altra parte, siamo consapevoli che la popolazione si è espressa chiaramente quando è stata chiamata a votare in merito al taglio del numero di giudici da 4 a 3».

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure, che comprende tra i vari attori le Strutture carcerarie cantonali (SCC) e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR). Anche il 2018 si è confermato un anno di pressione, se consideriamo ad esempio l’occupazione media che ha superato il 91%. Al di là dei numeri e delle cifre, è stata anche l’occasione per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, di fare il punto sul carcere della Stampa, sui puntuali progetti sul breve, medio e lungo periodo che lo riguardano.
Norman Gobbi, durante la conferenza stampa svoltasi a Bellinzona, ha dapprima riservato un particolare apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale delle SCC: “Un personale preparato e motivato – ha detto – garantisce un’elevata qualità del servizio”. Il Direttore del DI ha poi parlato delle misure di urgenza che si intendono implementare alla Stampa: è allo studio la possibilità di realizzare un comparto per la gestione dei detenuti cosiddetti “particolari” (casi psichiatrici non gravi, alta sicurezza e tossicodipendenti) così come l’incremento della videosorveglianza e la regolamentazione del flusso di accesso alle SCC. Ha concluso il suo intervento con un accenno alla ipotizzata edificazione di una nuova struttura carceraria.
Dal canto suo, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha meglio contestualizzato l’attività generale del settore, di cui fanno parte anche altri attori tra cui la Divisione stessa e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ha pure presentato un dettagliato rendiconto dell’attività svolta dalla DG così come indicato quali sono le prospettive future: il CdS ha dato mandato a una società esterna di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del Settore esecuzione pene e misure il cui esito è atteso nel corso del 2019 ed è prevista la valutazione di una nuova organizzazione del Settore, più efficiente ed equilibrata.
Successivamente, ha preso la parola il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi: dopo aver spiegato quale sia il ruolo del GPC, ha spiegato qual è lavoro svolto dal suo Ufficio che, tanto per fare una significativa cifra, si occupa di emanare 2’000 decisioni ogni anno (600 provvedimenti coercitivi e 1’400 esecuzioni della sanzione penale). Infine, ha rivolto anche lui uno sguardo al futuro, evidenziando come l’aumento della mole di lavoro sia ormai una costante.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha invece posto l’accento sull’evoluzione dell’attività delle SCC dal profilo della loro occupazione e della sicurezza. Un’evoluzione che ha delle conseguenze sia in termini numerici (sovraoccupazione) sia dal punto di vista della complessità e dell’eterogeneità dei casi da gestire. Quali obiettivi 2019 ha ricordato anche lui il progetto delle 12 celle da destinare a detenuti pericolosi o con turbe psichiche minori e l’ulteriore miglioramento dell’ambiente di lavoro.
La Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), Luisella Demartini-Foglia, ha descritto gli ambiti di competenza del medesimo, che negli ultimi anni ha conosciuto, oltre a un aumento dell’attività, una crescita significativa dei compiti attribuiti: ultimi in ordine di tempo quelli riferiti al nuovo diritto sanzionatorio federale e alla violenza domestica. Ha poi dettagliato il bilancio 2018 dell’UAR e quali sono le problematiche e le tendenze che lo caratterizzano.

Orecchie elettroniche in carcere

Orecchie elettroniche in carcere

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Orecchie-elettroniche-in-carcere-10958156.html

Il Governo prevede di installare apparecchi per rilevare i cellulari alla Stampa e un impianto per captare le conversazioni alla Farera. La sicurezza, anche nelle carceri ticinesi, passa sempre più dall’elettronica.
Il Consiglio di Stato prevede di dotare il penitenziario della Stampa di un nuovo sistema di rilevazione in grado di scovare i telefoni cellulari che potrebbero aver superato le maglie dei controlli fisici e la Farera di un impianto per captare eventuali conversazioni fra chi si trova in detenzione preventiva.
Le strutture carcerarie, spiega alla RSI il direttore Stefano Laffranchini-Deltorchio, ritengono entrambe le misure necessari ed urgenti per garantire la sicurezza, soprattutto in questo periodo di transizione mentre si ristruttura il carcere cantonale a Lugano-Cadro.
Prossimamente sulla questione dovrà esprimersi il Gran Consiglio, chiamato a concedere un credito aggiuntivo di 10 milioni di franchi per manutenzione e risanamento degli edifici di proprietà della Stato. Per le carceri sono stati chiesti complessivamente 840’000 franchi. Una cifra che, oltre ai nuovi sistemi di sorveglianza, comprende anche l’ampliamento della zona colloqui e della palestra per gli agenti.

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Verso una ristrutturazione ragionata

A inizio agosto il carcere della Stampa di Lugano-Cadro ha tagliato il traguardo dei 50 anni di esistenza. Lungo l’arco di questo periodo non sono certo mancate le riflessioni sul futuro di una struttura che oggi – e tutti ne siamo consapevoli – necessita di un restyling. Da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di risolvere, o perlomeno attenuare, l’ormai cronico problema della mancanza di spazi e la conseguente sovraoccupazione (sovraffollamento). Preoccupazioni di varia natura che il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sue ormai da diversi anni, proponendo concrete soluzioni e fornendo il necessario appoggio per interventi puntuali di riqualifica e di mantenimento dell’attuale struttura. Ci troviamo confrontati con una situazione oggettivamente particolare e con l’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena, rispetto della dignità del detenuto e reinserimento sociale: concetti ineludibili che, a loro volta, vanno però inseriti in un contesto economico di non facile lettura e che ci impone profonde riflessioni. Cosa che abbiamo fatto. La prospettata ristrutturazione del penitenziario ha pertanto subito un ridimensionamento dovuto proprio a necessità di bilancio: da un progetto di 142 milioni di franchi siamo passati a uno di poco più di 35. Così come ho già avuto modo di spiegare, è stata una mia scelta, maturata in piena autonomia, coscienza e responsabilità. Abbiamo compiuto minuziose ponderazioni allo scopo di meglio ottimizzare gli investimenti, un esercizio che è stato fatto e andrà ancora fatto in altri settori dello Stato.

Guardiamo al domani
Ma ciò non significa che l’idea di costruire un nuovo penitenziario sia caduta né tantomeno che si intenda sottovalutare l’importanza di questa struttura. Anzi. Il Consiglio di Stato, ed è storia recente, ha conferito al mio Dipartimento e alla Sezione logistica il mandato di intraprendere una valutazione di ubicazioni alternative proprio in vista della realizzazione di un nuovo complesso carcerario. Non è però per domani. Il domani prevede invece interventi puntuali, ragionati e soprattutto atti a mantenere l’alto livello di sicurezza garantito fin qui dal penitenziario della Stampa. Il carcere persegue l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, ma è altrettanto chiaro che per prima cosa è un luogo di espiazione della pena e questo va garantito in un contesto di totale e granitica sicurezza. Fatto sta che sono previsti anche alcuni nuovi spazi e si sta vagliando la possibilità di riaprire il Naravazz di Torricella-Taverne per adibirlo a carcere femminile per detenute che devono scontare pene contenute.

Un po’ di storia
La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo. In precedenza, il carcere sorgeva in piena Lugano, sul terreno delle Suore Cappuccine. L’inaugurazione risale al 1. luglio 1873 e il primo direttore fu Fulgenzio Chicherio, illuminato avvocato, giurista, sociologo e umanista, che propose una gestione innovativa del carcere imperniata sul rispetto della dignità dell’uomo e sulla sicurezza. A quasi 150 anni di distanza è un punto di vista ancora attuale e io non posso che essere d’accordo con lui. Quando fu chiaro a tutti che il carcere di Lugano aveva ormai fatto il suo tempo, prima di scegliere Cadro si scartarono altre ipotesi: Piano del Vedeggio, Piano di Magadino, Castello di Trevano e Boscone di Biasca. Per ragioni logistiche e pratiche, la spuntò l’attuale ubicazione. Sono appunto trascorsi 50 anni.
Ora è tempo di un compiere un ulteriore sforzo che permetterà al nostro Cantone di continuare a disporre di una struttura all’avanguardia, in grado di opportunamente soddisfare le esigenze di tutti.

Radicalizzazione, la miglior offensiva sta nel collaborare

Radicalizzazione, la miglior offensiva sta nel collaborare

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 14 settembre del Corriere del Ticino

Per il direttore delle Istituzioni è indispensabile fare squadra

Il problema del sovraffollamento delle carceri è annoso. Per cercare di risolverlo si sta valutando di convertire il carcere di Torricella-Taverne in una struttura per detenute. A che punto siamo?
«L’ipotesi sul tavolo è quella di adibire lo stabile di Torricella a un carcere femminile, ma solo per le pene di breve durata. Attualmente il Canton Ticino non dispone di una struttura per l’esecuzione della pena dedicata alle detenute donne e di conseguenza stiamo cercando una soluzione a breve termine. Per questo motivo sono stati avviati i contatti con il Comune di Torricella che ci ha confermato la propria disponibilità a dare vita al progetto. Una buona notizia che ci permette di avanzare con gli approfondimenti di carattere logistico e finanziario che dovrebbero giungere nel corso della primavera del prossimo anno».

Per ragioni di contenimento della spesa, da un progetto iniziale di 142 milioni di franchi per ristrutturare il carcere penale della Stampa si è però scesi a un budget di 35 milioni. Significa che sulla sicurezza si può tagliare?
«Assolutamente no. Per una ragione di contenimento dei costi e delle risorse a suo tempo proposi di rinunciare alla realizzazione di un nuovo stabile, optando per una ristrutturazione delle strutture esistenti. Il Governo si è impegnato per risanare le finanze cantonali, chiedendo un sacrificio anche ai cittadini, pertanto non ho ritenuto rispettoso nei loro confronti portare avanti il progetto di allora per la costruzione di un carcere ex novo».

Ma a che punto siamo con il progetto di ristrutturazione della Stampa?
«Abbiamo individuato tramite il direttore della struttura una serie di misure che intendiamo attuare nel breve termine e che consentiranno di gestire al meglio la popolazione carceraria. Nel lungo termine il Governo ha invece deciso di incaricare la Sezione della logistica di presentare una valutazione su ubicazioni alternative per l’edificazione di un nuovo stabile».

Di recente si è parlato dell’allontanamento dal territorio svizzero di una persona pericolosa e vicina agli ambienti terroristici. Il direttore delle strutture carcerarie ci ha confermato che il problema della radicalizzazione ha toccato anche il Ticino. Cosa può fare la politica per far fronte a queste situazioni?
«Per far fronte a questo genere di minaccia la miglior risposta che possiamo dare è collaborare: grazie allo scambio di informazioni possiamo infatti favorire il lavoro di intelligence tra le forze dell’ordine. Questo sul territorio. All’interno del carcere bisogna puntare, oltre che sull’attività di prevenzione, soprattutto su quella di formazione, perché gli agenti di custodia devono disporre degli strumenti utili all’identificazione del processo di radicalizzazione. La priorità infatti sta nell’individuare i segnali di una possibile radicalizzazione e non nella sua successiva gestione. In questo senso per acquisire le competenze necessarie è stata avviata una collaborazione proficua con la Facoltà di teologia dell’USI per la formazione del personale in tema di religione. Inoltre sono state proposte alcune giornate di approfondimento dal Centro svizzero per la formazione del personale penitenziario, incentrate sul tema della diversità e della cultura islamica».