Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Confronto costruttivo: è questa la definizione che meglio riassume il primo Simposio Cantone-Comuni che ha avuto luogo giovedì a Castione. È stata davvero una bella e proficua occasione per affinare la reciproca conoscenza, approfondire il variegato universo delle aggregazioni e per guardare con occhio costruttivo al futuro. Questo Simposio non è che il primo di una serie di incontri regolari che spero si riveli lunga e capace di soddisfare le reciproche esigenze, portando gli enti locali a una maturazione armoniosa e congiunta. In fondo, è quanto si attendono i ticinesi, che vogliono abitare in un contesto sempre più solido, forte e stabile, in cui tutti si assumano appieno le rispettive responsabilità. Lo ripeto: i segnali sono davvero incoraggianti e lo dico non solo come Direttore del DI, ma anche come Consigliere di Stato e cittadino di questo Cantone.

Un momento storico
Non esito a definire “storico” questo momento destinato a ridefinire i rapporti tra i due livelli istituzionali: PCA, Ticino 2020, revisione della LOC sono i veicoli che ci proietteranno in un futuro che si preannuncia positivo e che, appunto, ci dirà con chiarezza quale sarà il ruolo del Comune. Comuni più forti e dinamici conducono a un Cantone a sua volta più forte e dinamico: questo assunto, quando si parla dell’importante tema dell’aggregazione, non va mai dimenticato, e questo al di là dei molti cambiamenti che hanno interessato, interessano e interesseranno il nostro territorio e i cittadini che lo popolano e che stanno mutando il volto del nostro Cantone. Il Comune di uno o due decenni fa non è ovviamente più quello attuale: in molti casi, esso va oggi considerato alla stregua di un’azienda. Emergono con intensità sempre maggiore dinamiche fondate sulla qualità del prodotto e sulla soddisfazione dei bisogni degli utenti. In questo contesto, parlando di “utenti” mi riferisco ai Cittadini che, a prescindere da qualunque ragionamento, devono sempre restare al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni di ogni Comune. Anche questo è un concetto ineludibile, che tutti noi – indipendentemente dal nostro ruolo – dobbiamo tenere in debita considerazione.

Per un Ticino ancora migliore
Proprio nell’ottica di costruire un Ticino sempre migliore, efficiente ed efficace, ci siamo dotati di alcuni strumenti che ci permettono di lavorare in modo costruttivo e con obiettivi chiari: Attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) stiamo compiendo dei decisi passi verso la concretizzazione di una visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Si tratta di un percorso iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale, che ha sempre puntato al coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Imposizioni dall’alto non ce ne devono essere e anche sui questo non deve esserci né dubbio né speculazione. Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati occorre poter contare su un consenso “reale” ed evitare forzature che si dimostrerebbero controproducenti.

Comuni forti, vitali e progettuali
Poniamoci ora un apparentemente semplice quesito: quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? La risposta non può che essere una e univoca: tanto, anzi tantissimo. Aggiungo subito che migliori e meglio gestiti saranno gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. A 20 anni di distanza, l’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che nel 1998 di fatto ha dato il via alla Riforma istituzionale dei Comuni ticinesi, resta quindi quanto mai d’attualità. Non lo dico io, ma lo dicono i fatti: la strada tracciata a suo tempo è quella corretta. L’obiettivo di fondo era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, esaltandone vitalità e progettualità, nonché rafforzandone struttura e capacità amministrativa.

La reale autonomia dell’ente locale
Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale il PCA. Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%). Cosa significa? Significa che l’ente locale ha visto la sua forza finanziaria migliorare, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone. Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo i citati criteri di efficienza ed efficacia, e che mettano tutti d’accordo.

Basi solide per un solido progetto
Quanto ho avuto modo di ascoltare giovedì scorso, mi induce a pensare che l’obiettivo che il mio Dipartimento si è posto – ovvero giungere a stabilire rapporti ancora migliori tra Cantone e Comuni – è ormai molto più di una semplice ipotesi di lavoro. Le difficoltà, così come le discussioni, non sono mancate e non mancheranno, ma le basi costruite attraverso la convergenza di idee e propositi sono solide. Confrontarsi come abbiamo fatto finora e come faremo ancora nel prossimo futuro non potrà che facilitare il processo di maturazione in corso. Saluto, infine, con soddisfazione l’esito positivo del sondaggio che abbiamo proposto alla popolazione ticinese e che verteva proprio su tematiche legate all’aggregazione: il cittadino aggregato, tanto per fare un esempio, riconosce nel nuovo Comune una forza politica e un potere contrattuale maggiori, così come ne evidenzia un’accresciuta efficienza. La via è senza dubbio quella giusta.

Turismo: ‘La cultura del fare’

Turismo: ‘La cultura del fare’

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 16 febbraio 2019 de La Regione

Alla stessa stregua degli altri pilastri che sorreggono le sorti economiche del nostro Cantone, anche il settore turistico sta vivendo in questi anni profondi cambiamenti strutturali. Si tratta di trasformazioni fondamentali, senza le quali sarebbe impossibile mantenere il passo con una concorrenza che è contemporaneamente locale, svizzera e mondiale. I mutamenti che stanno caratterizzando questo periodo storico dipendono in gran parte dalla digitalizzazione, dallo sviluppo demografico e sociale, dai cambiamenti climatici e da altri fattori primari. Un elenco eterogeneo di cui fa parte – in posizione senza dubbio dominante – anche la variazione della struttura e dei bisogni degli ospiti, oggi ben diversi da quanto si osservava fino a non tantissimi anni fa. Il turista “moderno” si muove in modo differente rispetto a prima: i periodi di vacanza si accorciano, gli spostamenti sono sempre più semplificati permettendo di arrivare ovunque in un tempo relativamente breve e attraverso l’universo di internet la scelta è praticamente infinita. La concorrenza è quindi enorme e la parola d’ordine è giocoforza diventata “competitività”. Essere competitivi significa possedere la capacità e il coraggio di investire anche in anni non facili, essere competitivi vuol dire rinnovarsi sempre senza però dimenticare chi siamo, spostare sempre più su il livello di una qua- lità che già ora è da tutti riconosciuta come molto elevata. Piccoli e grandi imprese, piccoli e grandi alberghi, che siano a conduzione famigliare oppure che appartengano a storiche catene o a proprietari che ne consegnano le chiavi a capaci direttori, concorrono a diffondere in giro per la Svizzera e nel mondo intero il buon nome del nostro Cantone. Io sposo la cultura del “fare”: invito chi opera in questo importantissimo settore a “fare”, osare, innovare perché attorno a noi nessuno se ne sta fermo ad attendere gli eventi. Come diceva Socrate: “Chi vuol muovere il mondo, prima muova se stesso”. Mi piace quindi pensare a una squadra che scende in campo indossando orgogliosa la medesima casacca, quella rossocrociata ovviamente! Ognuno di noi può fare qualcosa per mantenere la nostra Svizzera e il nostro Ticino al top e per esaltarne le qualità anche agli occhi di chi ci rende visita. Dal canto loro, Confederazione e Cantone non stanno a guardare, consapevoli della centralità del comparto turistico-alberghiero. Ad esempio, nell’autunno 2017 il Consiglio federale ha adottato la strategia per il turismo. Essa mira a rafforzare l’imprenditorialità e a supportare il settore in un periodo di marcata trasformazione digitale. Il Consiglio di Stato ha invece proposto la revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear). Si tratta di adeguamenti che permetteranno di stare al passo con i tempi e di ovviare all’eccessiva rigidità di parte delle norme vigenti. Ne beneficeranno tutti.

 

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Derby: “Il dispositivo adeguato al tutto esaurito”

Da www.ticinonews.ch

Gobbi sulle misure di sicurezza approntate questa sera in vista dell’importante partita

“Questo derby è come tutti gli altri, con un livello di rischio elevato visto l’alto numero di persone presenti e la rivalità tra le squadre. Il dispositivo sarà adeguato alle necessità visto che di solito non si svelano mai le carte tattiche”. Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento Istituzioni, di più non può dire, questioni di polizia. Ma si intuisce che le cose, in vista del derby di questa sera, sono state organizzate con cura: l’incontro è considerato ad alto rischio, le tifoserie sono guardate da vicino e il dispositivo a livello di sicurezza è alto.
“Speriamo che la tensione rimanga solo sul campo. Il dispositivo che l’HCAP ha messo in campo è adeguato a un’affluenza da tutto esaurito” aggiunge il ministro, sottolineando l’importanza del momento sociale e sportivo della partita.
Il tema della sicurezza resta un tema delicato per il Dipartimento. La mente torna ai violenti scontri del 14 gennaio 2018 alla Valascia fra le tifoserie di Ambri e Losanna. Da lì era partito il giro di vite, più volte sollecitato ai club da parte del Direttore del Dipartimento. Finora la reazione è stata tiepida: ma i tempi stringono, l’entrata in vigore delle misure anti-hooligan è previsto entro la fine del campionato.”Hanno già fatto tanto” spiega Gobbi. “Soprattutto stanno partecipando a identificare altre misure, come la sensibilizzazione e misure di controllo. A livello di videosorveglianza negli stadi è stato fatto, ma anche con il dialogo dei club con le autorità”.Secondo Gobbi il problema è da inquadrare su una scala più ampia. A vacillare è lo stesso concordato intercantonale – la convenzione che lega i vari Cantoni in materia di sicurezza. “Il concordato intercantonale è attivo da più anni ed è per questo che ho chiesto di fare una valutazione. Mi rendo conto, vedendo alcune situazioni, come la proporzionalità oggi attuata sia poco tutelante dei veri tifosi (dalla diffida del club, a quella della Cantone, al divieto d’area, all’obbligo di presentarsi in polizia, fino a misure di carattere penale). Tutti questi gradini oggi sono troppo limitanti rispetto a quello che è un vero intervento sui violenti” ha sottolineato Gobbi, citando l’esempio della Gran Bretagna, dove nel calcio hanno debellato i violenti obbligandoli a presentarsi ai posti di polizia, quindi tenendoli fisicamente distanti dagli stadi.

Primo incontro del tavolo enti locali della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Primo incontro del tavolo enti locali della Comunità di Lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa

Si è tenuto oggi a Mezzana (Cantone Ticino), presso la sala conferenze di Villa Cristina, sede della Comunità di lavoro, l’incontro con i Comuni membri della Regio Insubrica.

All’incontro, condotto dal Consigliere di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi e dall’Assessore di Regione Lombardia agli Enti locali, montagna e piccoli comuni con delega ai rapporti con la Confederazione svizzera, Massimo Sertori, rispettivamente Presidente e membro dell’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro, sono intervenuti i rappresentanti delle Province di Como, Lecco e Verbano Cusio Ossola e i Comuni rispettivamente per il Cantone Ticino Brusino Arsizio, Chiasso, Coldrerio, Lugano, Locarno, Melano, Ponte Tresa e Riva San Vitale; per la Provincia di Como i Comuni di Como, Binago, Cernobbio, Faloppio, Olgiate Comasco, Rodero, Uggiate Trevano e Valmorea; per la Provincia di Varese Lavena Ponte Tresa, Laveno Mombello, Luino e Porto Ceresio, per la Provincia del Verbano Cusio Ossola la città di Verbania.

In un clima collaborativo si è discusso, tra le altre cose, della qualità delle acque con specifico riferimento al torrente Faloppia e alle microplastiche presenti nei laghi; della mobilità riferendosi in particolare al car sharing, ai posteggi di confine, alla ferrovia AlpTransit; del turismo transfrontaliero e della ferrovia di Valmorea; e della sicurezza in relazione ad auspicabili interventi coordinati Italia – Svizzera e alla chiusura notturna dei valichi secondari. Si sono inoltre affrontate le tematiche relative al Comune di Campione d’Italia e alle possibili conseguenze a partire da gennaio 2020 e alla imminente riapertura della programmazione Interreg 2014-2020 (secondo bando che prevede risorse solo per Asse 3 Mobilità e trasporti, Asse 4 sociale e socioassistenziale e Asse 5 Governance transfrontaliera).

In particolare, i Comuni italiani e svizzeri del Lago Maggiore hanno sollevato con preoccupazione il prospettato innalzamento minimo estivo del livello delle acque del Verbano a 1,5 metri sopra lo zero idrometrico di Sesto Calende, paventando il pericolo di esondazione e danni al settore turistico ai due lati della frontiera. Il Presidente della Regio Insubrica Norman Gobbi ha accolto le preoccupazioni dei Comuni e ha assicurato di voler portare le questioni più urgenti con rito abbreviato innanzi l’Ufficio Presidenziale della Comunità di lavoro.

Al termine dell’incontro si è formalmente costituito il tavolo “Enti locali” che si riunirà almeno una volta l’anno con lo scopo di affrontare e monitorare gli sviluppi delle tematiche d’interesse comune.

“Gobbi sarà presente, Beltra no. Denti invece…”

“Gobbi sarà presente, Beltra no. Denti invece…”

Da www.ticinonews.ch

E’ ufficialmente scattato il conto alla rovescia per “Sotto a chi tocca”, più che un talk show politico una vera e propria maratona di 10 ore dove ben 70 candidati al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio, conosciuti o meno noti al grande pubblico, avranno la possibilità di presentarsi, far conoscere le proprie idee politiche o, al contrario, mostrarsi sotto una luce meno “istituzionale”.

“Ognuno avrà la possibilità di giocarsi le proprie carte come meglio crede”, commenta Matteo Pelli, deus ex machina del programma. In effetti, tramite una serie di minigiochi, i candidati potranno cambiare le sorti della loro apparizione in video, anche per quanto riguarda il tempo di permanenza in quella che è destinata a diventare la poltrona simbolo di questa campagna elettorale.
“Ma di più non posso dirvi su quello che succederà, dovrà essere una sorpresa anche per gli stessi partecipanti”, commenta il direttore di TeleTicino, che per questo programma ha lavorato tre settimane senza sosta con un team di diverse persone, allestendo uno studio davvero importante, che non mancherà di riservare alcuni colpi di scena.

Sarà però possibile avere qualche anticipazione, almeno sugli ospiti? “Posso dirvi che Norman Gobbi verrà, mentre Paolo Beltraminelli sarà assente perché fuori dal Ticino. E Gobbi non sarà l’unico Consigliere di Stato presente…”, spiega Pelli che aggiunge: “Dopo 3 ore avevamo già raggiunto il numero massimo di iscrizioni, con tutti i candidati che abbiamo selezionato che ci hanno confermato la loro presenza, anche per le fasce orarie notturne”.

Appunto, la diretta avrà inizio alle 17 per terminare alle 3 di notte: uno tra gli ultimi nomi che si presenteranno in studio? “Franco Denti, così impara a cambiare tutti quei partiti” ride il presentatore. Che per prepararsi al meglio all’evento si è sottoposto a una “rigida” dieta: “Pizza ogni giorno, rigorosamente fatta in casa. E poi sono ritornato a fare i morning show alla radio la mattina per riabituarmi alle lunghe ore di diretta. L’adrenalina per il ritorno in televisione farà il resto. Insomma, tutto ormai è pronto, quindi adesso…. Sotto a chi tocca!”

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Gobbi: ‘Finalmente!

Ieri a Lucerna ha preso ufficialmente il via il progetto Justitia 4.0, che accompagnerà la giustizia elvetica nel mondo digitale. Promuovendo questo cambiamento, questo ammodernarsi in tutti i settori del diritto: procedura penale, civile e amministrativa. «Finalmente!», commenta a nostra domanda il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, presente all’evento ieri mattina. Finalmente perché «se da un lato è avvenuta grazie a varie spinte, prima del Tribunale federale e poi di Cantoni e Confederazione in generale, è vero che quella digitale è una rivoluzione già in atto». Già, perché «prenotiamo le ferie, compriamo i biglietti, organizziamo tutto attraverso il digitale, facciamo acquisti e molte attività online nella nostra quotidianità, ma la giustizia, in questo ambito, fa ancora fatica. E siamo indietro in confronto ad altri Paesi». Justitia 4.0 quindi è una sfida ambiziosa, che «consiste nel diventare sempre più efficienti, nel garantire maggiore trasparenza e responsabilizzazione di tutte le parti nei procedimenti». Per non parlare «della gestione degli spazi, considerando che da palette di carta usate anche per un singolo incarto, finiremo col parlare al massimo di terabyte». Justitia 4.0, si legge in un comunicato del Dipartimento delle istituzioni, “è molto più di un semplice progetto informatico. Con la digitalizzazione occorrerà giocoforza ottimizzare l’ambiente di lavoro dei funzionari coinvolti. L’infrastruttura e i processi dovranno essere rivisti e adeguati: dalla comunicazione elettronica, all’esame dei dossier presso i Ministeri pubblici e quindi nei tribunali, fino alla trasmissione dei dati alle autorità penitenziarie e infine ai servizi preposti all’archiviazione”. Un cambio di paradigma quindi, a tutti gli effetti. Del quale, stando alle intenzioni, non beneficerà solo il ‘sistema giustizia’, ma la cittadinanza tutta. Sì, perché “i cittadini potranno beneficiare di un accesso facilitato e più esteso alla giustizia. I dati presenti nel sistema saranno in futuro disponibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Il tutto sarà più efficiente, perché Confederazione, Cantoni, potere giudiziario ed esecutivo remano nella stessa direzione”.

La Legge sui fiduciari “ha ancora un senso”

La Legge sui fiduciari “ha ancora un senso”

Da www.ticinonews.ch

Per il Governo le attività svolte in Ticino per conto di terzi devono essere soggette a sorveglianza e autorizzazione

Le attività di fiduciario commercialista e fiduciario immobiliare svolte per conto di terzi a titolo professionale nel Cantone Ticino devono continuare ad essere soggette ad autorizzazione e sorveglianza. Lo ha ribadito il Consiglio di Stato nella sua risposta alle due interrogazioni dei deputati PLR Giovanni Pagani e Matteo Quadranti. Entrambi gli atti parlamentari, ricordiamo, chiedevano informazioni sulle ripercussioni per la legge cantonale sui fiduciari in vista dell’entrata in vigore delle norme federali sui servizi e istituti finanziari.

Il 15 giugno 2018 le Camere federali hanno adottato la nuova Legge sui servizi finanziari (LSerFi) e la Legge sugli istituti finanziari (LIsFi). La LSerFi introduce disposizioni intersettoriali per l’offerta di servizi finanziari e la distribuzione degli strumenti finanziari mentre la LIsFi prevede una normativa differenziata in materia di vigilanza per gli istituti finanziari (gestori patrimoniali, gestori di patrimoni collettivi, direzioni dei fondi e società di intermediazione mobiliare). La novità principale consiste nell’assoggettamento alla vigilanza prudenziale dei gestori di patrimoni individuali di clienti individuali, dei gestori di valori patrimoniali di istituti di previdenza e dei trustee. La FINMA autorizzerà all’esercizio dell’attività e avrà la competenza assoluta di svolgere l’attività di enforcement nei confronti dei suddetti soggetti; la vigilanza corrente sui gestori patrimoniali indipendenti e sui trustee sarà esercitata da organismi di vigilanza senza statuto di autorità, autorizzati dalla FINMA. Queste due leggi entreranno in vigore il 1° gennaio 2020

Come detto, per il Governo le attività di fiduciario commercialista e fiduciario immobiliare svolte per conto di terzi devono continuare ad essere soggette ad autorizzazione e sorveglianza. “Lo scopo della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario è assicurare la competenza di chi svolge tale attività, penalizzando l’esercizio abusivo di tale professione – spiega il Consiglio di Stato – È dunque importante mantenere la vigilanza sui fiduciari attivi in settori professionali altrettanto sensibili e importanti quali quello commerciale e quello immobiliare, motivo per cui si reputa che l’Autorità di vigilanza debba continuare nella sua importante attività”.

Attualmente sono in corso i lavori per l’adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario che comporteranno la presentazione di un messaggio governativo che verrà posto in consultazione presso le parti interessate nel corso del mese di marzo. I dettagli relativi alla revisione delle norme cantonali sui fiduciari, come ad esempio le designazione di un tribunale come istanza unica per le controversie, verranno esposti nel suddetto messaggio governativo.

In caso di abrogazione parziale dell’Autorità di vigilanza, che è un organo amministrativo indipendente e autonomo dal punto di vista finanziario e decisionale, non vi sarebbero minori introiti o risparmi in personale per l’Amministrazione cantonale. “Già attualmente l’Autorità di vigilanza si finanzia da sé – ha spiegato il Governo – le tasse d’autorizzazione e d’esercizio permettono l’autofinanziamento dell’attività di sorveglianza, ragione per cui già attualmente non vi è alcuna incidenza finanziaria sulle casse dell’ente pubblico”.

‘Polizia unica, serve riflessione’

‘Polizia unica, serve riflessione’

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Sondaggio della Sezione enti locali: il 74% degli intervistati chiede più responsabilità del Cantone
Cavadini, sindaco di Mendrisio: la prossimità la garantisce solo un Corpo comunale.
Pissoglio (Ascona): ormai è simile alla Cantonale.

Il 74 per cento degli interpellati dal sondaggio promosso dalla Sezione degli enti locali e dal Dipartimento delle istituzioni lo dice chiaro: in materia di polizia, la preferenza è attribuire una maggiore responsabilità al Cantone. Solo il 18 per cento si è espresso a favore, invece, del fatto che questa responsabilità sia conferita ai Comuni. Un dato netto, una differenza più che ampia, che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, raggiunto dalla ‘Regione’ a margine del primo simposio tra Cantone e Comuni andato in scena ieri a Castione, rileva «vada tematizzata all’interno del progetto ‘Polizia ticinese’, soprattutto per definire meglio i ruoli tra Cantoni e Comuni». Nel senso che «oggi spesso sono sovrapposti, e per l’utenza, la cittadinanza, è difficile capire quando chiamare una o far intervenire l’altra. Insomma, chi si occupa di un tema delicato come quello della nostra sicurezza». Questa risposta, assicura Gobbi, «vale la pena discuterla, e lo faremo nelle prossime riunioni». Che la questione vada affrontata non ci piove, ci conferma Samuele Cavadini, sindaco di Mendrisio. Ribadendo però che «andare verso una polizia unica è un po’ prematuro, e nemmeno credo sia la soluzione». Una soluzione che però si può trovare nella «collaborazione tra i vari Corpi, perché ogni regione ha le sue peculiarità ed esigenze». Senza rinunciare, va da sé, alla Polizia comunale. «Ma assolutamente no – rincara Cavadini –, soprattutto per un discorso di prossimità. Certo, c’è bisogno che vengano strutturate bene, perché il fine ultimo è evitare che ci siano doppioni, e che le responsabilità, i compiti siano chiari a tutti». Per il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio, la situazione è un po’ diversa. Più «ibrida», diciamo. «Non vedrei male che alcune responsabilità, come ad esempio per quanto riguarda le rapine, fossero di competenza cantonale» ci risponde. Questo perché «la Polizia comunale, per come la vedo io ad Ascona, è sempre più simile a quella cantonale. Manca il poliziotto di quartiere, manca il vero rapporto, sano e sincero, di prossimità e vicinanza alla gente, ai concittadini. Non è più come una volta, ahimè».
Ma tanti sono stati i temi toccati dal simposio, prendendo spunto dall’indagine statistica che ha coinvolto 825 ticinesi. A farla da padrone, le aggregazioni. «Negli anni Novanta la situazione dei Comuni era molto difficile – ricorda Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali – e per fronteggiarla è stata presa la decisione di procedere con le aggregazioni». Oggi, a vent’anni di distanza, il bilancio è buono? «Stando al sondaggio, sì, lo è. Le risposte indicano che hanno portato vantaggi, più forza e potere contrattuale anche col Cantone. La gestione del nuovo Comune appare più efficiente, e i servizi hanno maggiore qualità». Ma c’è anche qualche nota stonata, a ricordare come la guardia debba rimanere sempre alta. Comuni grandi portano, leggendo le risposte, «a un allontanamento delle autorità dal cittadino, disorientamento della popolazione nei confronti dell’amministrazione perché manca prossimità. E, dopo un’aggregazione, alcune risposte lamentano la perdita di tradizioni e identità locali». Risposte che vanno ascoltate e devono essere di stimolo anche per le riflessioni che accompagnano ‘Ticino2020’, perché, conclude Della Santa, «l’allontanamento dei cittadini significa una certa disaffezione democratica, che noi dobbiamo combattere ricordando che ogni Comune ha le sue peculiarità».

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Sicurezza, giustizia. E “un pp in più”

Dibattito promosso da La Regione – 11 febbraio 2019

Siamo al quarto dei cinque dibattiti promossi da ‘laRegione’ in vista delle elezioni cantonali. Su sicurezza, giustizia e Comuni si confrontano quattro candidati: il direttore uscente del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi (Lega), Alessandro Speziali (PLR), Elia Frapolli (Ppd) e Fabrizio Sirica (Ps).

Norman Gobbi, il Ticino è un cantone più sicuro da quando lei ha ereditato dal Ppd il Dipartimento che dirige, quello delle istituzioni?
Non penso sia una questione solo di condotta partitica, piuttosto di come il Cantone abbia voluto affrontare questo tema, ritenuto che nel 2011 il tasso di criminalità era superiore a oggi. I reati comuni, come i furti, sono diminuiti quasi del 70%. Abbiamo poi dovuto affrontare crisi anche di carattere migratorio, con conseguenze subito dopo la ‘Primavera araba’, che ha ridato slancio ad alcune tipologie di furto come quelli nelle auto. Le misure messe in atto hanno permesso di ridurre i reati, grazie anche a una rafforzata collaborazione a più livelli.

Gobbi ha potenziato gli effettivi della Polizia cantonale. Il che significa anche più lavoro per la magistratura. Il Plr di conseguenza chiede di adeguare gli organi giudiziari. Una rivendicazione legittima?
Ritengo che alla richiesta del pg di un procuratore pubblico straordinario il Consiglio di Stato risponderà positivamente. E non sarà per cinque anni. Per il mio Dipartimento, infatti, questo pp dovrà essere non straordinario, ma ordinario. Anche perché, ed è innegabile, al Ministero pubblico vi è un ‘turnover’ elevato delle persone. Antonio Perugini è rimasto una vita in magistratura, oggi purtroppo le giovani generazioni non sono così fedeli alla mansione.

Radar, c’è chi dice che il Dipartimento vuole fare cassetta. È così?
È uno di quei temi di cui il capo del Dipartimento farebbe anche a meno… però nell’ambito della nostra attività rientra anche la prevenzione e la sensibilizzazione, come informare dove sono posati, rispettivamente la repressione. Ma anche, e a maggior ragione, il coordinamento con le polizie comunali, le quali compiono il maggior numero di controlli mobili.

La canapa va depenalizzata?
Depenalizzazione no, regolamentazione sì. Frapolli: Si potrebbero fare dei tentativi. Abbiamo visto nazioni come il Canada che ci hanno provato e possono esserci delle possibilità.

Un tema di questi giorni: i mezzi d’informazione devono pubblicare i nomi degli autori di reati a sfondo sessuale condannati?
In una realtà sociale così piccola come la nostra è importante sapere chi è l’orco tra noi.

Pepita Vera Conforti: l’annunciata legge contro la violenza domestica a che punto è? Se domani proponessimo di obbligare a un colloquio gli autori di violenza segnalati dalla polizia, voi sareste d’accordo?
Il Ticino è stato precursore in quest’ambito: c’è una presa a carico non solo delle vittime, ma anche degli autori, proprio per abbassare la possibilità di recidiva nell’ambito della violenza domestica. Quanto alla legge, la stiamo preparando ma è una normativa ampia, che non tocca solo questa fattispecie. Il tema, prima di competenza della Cancelleria, è stato preso in mano solo negli scorsi mesi dal Dipartimento, perché nessuno politicamente se ne voleva assumere la responsabilità a livello di Consiglio di Stato. La direttrice della Divisione della giustizia se ne è quindi fatta carico: un carico oneroso. A cui sarà legato pure l’annunciato istituto cantonale di medicina legale, visto che si tratterà di sviluppare competenza in ambito di medicina delle violenze. E questo affinché non vengano ignorate le persone, soprattutto donne, che si presentano al Pronto soccorso con dei chiari indizi di violenza domestica.

Anna De Benedetti Conti (Conferenza cantonale genitori): A che punto è il cantiere delle Autorità regionali di protezione (Arp, ex tutorie, ndr)?
Le Arp sono in fase di riorganizzazione e abbiamo chiesto ai Comuni di mettere a disposizione il personale necessario per il loro buon funzionamento. Poi è vero che il fatto che siano una loro emanazione non crea quell’unità di prassi che si dovrebbe pretendere. Oggi questo non avviene perché non c’è una rete di supporto ed è per questo che intendiamo cantonalizzare il settore, mantenendolo amministrativo e garantendo una strutturazione corretta e al contempo la prossimità sul territorio. Un tempo quando si parlava di tutorie si pensava agli orfani, agli anziani non più in grado di gestirsi, o a chi non era più in possesso dei propri diritti. Le Arp invece sempre più intervengono a livello di rapporti familiari, dopo le decisioni dei pretori su divorzi, sui diritti di visita e quant’altro, ciò che palesa la fragilità non solo della società ma anche del nucleo familiare.

Andrea Barzaghini (studente): Tifo violento: progetti o idee per arginare il fenomeno?
Nei primi cinque derby di hockey non abbiamo avuto grossi problemi di ordine pubblico. Ciò significa che il messaggio lanciato dal Dipartimento ai club è passato: le tifoserie sono coscienti che non è creando disordine che si guadagna qualcosa. È vero però che il problema è latente: sabato scorso dopo la partita Ambrì-Ginevra qualche problema c’è stato, e questo dimostra purtroppo come il concordato intercantonale non sia efficace. Faremo una valutazione, soprattutto perché le misure previste sono troppo garantiste. Il modello inglese di allontanare ‘tout court’ i violenti è l’unica soluzione.

Enzo Lucibello: Una valutazione sulle aggregazioni comunali?
Le aggregazioni promosse dal basso sono la strada da seguire. Devono essere colte dai Comuni come un’opportunità. Quella di migliorare i servizi ai cittadini e alle aziende del loro comprensorio. Al Cantone, e penso al progetto ‘Ticino 2020’, il compito di rivedere le competenze degli enti locali, che non possono essere più quelle che conoscevamo sino a pochi anni fa. Perché attualmente ci sono Comuni in grado di garantire un’ampia paletta di servizi sostituendosi al Cantone, Comuni che necessitano di interventi integrativi da parte del Cantone e Comuni che hanno bisogno invece di grossi interventi del Cantone.

Il governo ha detto che con la firma dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri la richiesta sistematica del casellario giudiziale per permessi B e G cadrebbe. Condividete?
Io non sono mai stato di questo avviso. Le misure sostitutive promesse da Berna non sono mai arrivate. L’unico strumento che ci permetterebbe di rimpiazzare il casellario sarebbe l’accesso sistematico a certe banche dati, che però non ci è consentito.

La Regione: Sul nuovo calcolo delle imposte di circolazione, basato per il 70% sulle emissioni e per il 30% sul peso, il Tcs dice che rimaniamo uno dei Cantoni più cari. È così?
No, in base alle tabelle comparative rientriamo nella media nazionale.

Brenno Pezzini (già soc. commercianti Bellinzona): La legge impone un esame della vista quando prendiamo la patente. Fissare una seconda visita a 75 anni non è un errore?
Se c’è un dubbio sulla capacità di condurre, il medico curante deve sempre rinviare a un approfondimento, anche prima dei 75 anni.

La Regione: Come si può rendere più attrattivo il servizio militare?
Negli ultimi dieci anni sono stati fatti grossi passi avanti sull’allineamento tra i calendari accennati da Speziali. Bisogna ricordarsi, inoltre, che in un esercito volontario il Qi medio del soldato, e prendo l’esempio degli Stati Uniti, è nettamente inferiore rispetto a quello di un soldato svizzero.

Carlo Rivolta (commerciante): La volontà è sempre di creare una polizia unica o di continuare ad avere la Cantonale e le polcomunali? E quale sarà il ruolo delle ditte di sicurezza private, ci sarà collaborazione?
C’è il progetto ‘Polizia ticinese’, che rivede le strutture delle polizie comunali perché oggi sono troppo frammentate. La sicurezza passa anche attraverso il supporto di agenzie private, ma le competenze di questi agenti sono uguali a quelle di un qualsiasi cittadino.

Christian Gisondi (studente): Lungo la fascia di confine i crimini sono diminuiti, ma furti e rapine avvengono lo stesso. Cosa è stato fatto per migliorare la situazione?
Grazie alla collaborazione con i colleghi italiani sono state debellate le bande che rapinavano lungo il confine. Quello dei furti nei bancomat è un fenomeno nuovo, subito represso.

Pedro Da Costa (già collaboratore Ufficio integrazione stranieri): Gobbi, quali sono state le misure adottate dal Dipartimento per rallentare la migrazione africana in Svizzera? Agli altri candidati, avete paura della migrazione in Svizzera?
L’ambito migratorio è legato alle legislazioni federali. Il Canton Ticino nei suoi margini di apprezzamento cerca di garantire maggior rigore, volontà espressa a più riprese dal popolo. Poi è importante che la persona a cui viene accordato il diritto di vivere sul nostro territorio si possa integrare correttamente.