La riforma delle ARP è un passo storico

La riforma delle ARP è un passo storico

Con la votazione cantonale del 30 ottobre le cittadine e i cittadini ticinesi potranno contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognosi di protezione. Un passo per una società migliore, che si inserisce in un contesto sempre più delicato e complesso in cui soprattutto gli individui più fragili e deboli si trovano confrontati. Sono queste le finalità a cui mira la creazione delle future Preture di protezione, che andranno a sostituire le attuali sedici Autorità regionali di protezione.
Il 21 giugno scorso con una decisione unanime il Gran Consiglio ha dato avvio a una riforma storica e tra le più importanti per il Ticino. Una riforma, come detto, che vuole proteggere meglio un segmento di persone fragili, che vivono un momento di grave difficoltà. La riforma proposta dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, è il risultato di una serie di riflessioni svolte sull’arco di sei anni condotte assieme a tutti i partner toccati dalla tematica.
Sono stati coinvolti i Comuni, in primis, che sino a oggi hanno la responsabilità primaria nella gestione delle attuali Autorità regionali di protezione (ARP), già conosciute come Delegazioni tutorie comunali o Commissioni tutorie regionali. Nello stesso tempo hanno partecipato anche tanti enti para pubblici e privati, nonché tutte le associazioni che si occupano di assistere, di seguire e di aiutare persone in difficoltà. Il risultato ottenuto – ossia la proposta di creare le nuove Preture di protezione presenti sul territorio, come le Preture civili, considerate le Autorità giudiziarie più vicine al cittadino con le Giudicature di pace – è stato posto in consultazione a non meno di 200 attori della società civile. Le osservazioni ricevute sono confluite nella riforma contenuta in un messaggio licenziato dal Consiglio di Stato e come detto, accolto nei suoi principi cardine all’unanimità
dal Parlamento.
Per procedere alla riforma e passare dalle ARP alle Preture di protezione, ossia da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, occorre modificare la Costituzione cantonale; da qui la chiamata alle urne del 30 ottobre. Le Preture di protezione saranno composte da un maggior numero di specialisti, così come vuole il diritto federale. Non soltanto giuristi, ma professionisti nell’ambito del lavoro sociale, della pedagogia e psicologia, e nel campo medico. Vi sarà così un miglioramento con misure di protezione, più adeguate all’esigenze della persona. Misure che vanno dalle curatele alle tutele, dalla regolamentazione del diritto di visita alla privazione dell’autorità parentale, sino a giungere a collocamenti in istituti per minorenni.
Interventi che toccano la sfera della libertà individuale: per questo ogni decisione deve essere il risultato di un processo decisionale che coinvolge specialisti attivi in più discipline. Il mio invito è rivolto a tutte le ticinesi e a tutti i ticinesi: partecipate al voto cantonale del 30 ottobre e sostenete in modo convinto il cambiamento della nostra Costituzione a favore della creazione delle nuove Preture di protezione.

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì14 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

«Lega-UDC: discussioni di famiglia Ma la concorrenza non va temuta»

«Lega-UDC: discussioni di famiglia Ma la concorrenza non va temuta»

Nel centrodestra ticinese c’è fermento e una bozza d’accordo elettorale sull’asse Lega-UDC che stenta a decollare anche perché contraddistinto da clausole che animano i fronti. Troppi vincoli?
Troppi timori? Il 23 ottobre, e sarà una prima, toccherà all’assemblea della Lega decidere, poi si determinerà anche il partito di Piero Marchesi. Il presidente democentrista ha manifestato tutte le sue intenzioni politiche e Claudio Zali ha replicato.

Ne abbiamo parlato con il consigliere di Stato leghista, ma tesserato UDC, Norman Gobbi.

Tensioni, botta, risposta e frecciatine. Ma cosa sta succedendo sull’asse Lega-UDC?
«Ciò che succede in ogni famiglia quando si devono prendere decisioni. Non dico decisioni importanti, ma buone decisioni. Ci si deve confrontare sulla scorta di esigenze e aspirazioni anche discordanti, per trovare – appunto – una buona decisione per continuare a garantire un’adeguata rappresentanza istituzionale del centrodestra ticinese. Lasciar passare magari anche del tempo per pensarci su bene e per fare le dovute considerazioni, che devono tener conto del bene di ogni figlio, per esempio».

Leghista e tesserato UDC, idealmente molto vicino a quello che non è storicamente il suo partito. Si sente un po’ la voce della ragione in vista delle prossime settimane decisive per l’alleanza?
«Beh, credo sia normale che un consigliere di Stato porti in dote la ragionevolezza all’interno di ogni discussione. A mio favore gioca anche un po’ l’esperienza, visto che qualche discussione strategica l’ho già portata avanti e in più ambiti».

Il 23 ottobre si riunirà l’assemblea della Lega, un debutto per una decisione di grande importanza. Lei vuole l’intesa, ma nella pancia della Lega «torcono le budella» (per riprendere una sua espressione). Teme una decisione emotiva, ovvero il rovesciamento del tavolo?
«Anche nella mia pancia si “torcono ancora le budella”, ma su diversi temi che tutta la Lega e la gente che si riconosce in noi portano avanti: l’aumento della cassa malati, la crescita del costo della vita con le bollette per l’energia sempre più salate, con l’aumento dei prezzi dei prodotti al supermercato, una presenza massiccia di lavoratori frontalieri in Ticino e altro ancora. Dico solo – per tornare ai “tatticismi preelettorali” a lei cari – che la Lega adotterà la migliore decisione per rafforzare il centrodestra in Ticino ed essere così in grado di continuare ad incidere realmente sulla politica cantonale».

Nella Lega sembrava tutto più facile quando c’era meno democrazia interna. Condivide?
« I leghisti la democrazia la esprimono quando vanno a votare. Se però vogliamo rimanere fermi al passato, allora sì, le dico che quando c’era il Nano era tutto più semplice ».

L’UDC e in primis il suo presidente Piero Marchesi conducono una campagna senza troppi peli sulla lingua ed esprimono le loro intenzioni. Ha qualche rimprovero nei loro confronti?
«Che l’UDC abbia idee chiare è solo un vantaggio, sia per la nostra democrazia sia per l’eventuale intesa di destra».

D’altra parte anche il suo collega Claudio Zali (molto mediatico nelle ultime settimane) sta rispondendo ad ogni colpo. Vede un po’ di nervosismo o una legittima e misurata risposta all’UDC e Marchesi?
«Claudio da politico e da persona intelligente sa come affrontare i temi e non mi è parso particolarmente nervoso nelle ultime settimane».

C’è poi la traccia per l’intesa con l’UDC che reputa indigesta la facoltà di inserire nella corsa al Consiglio degli Stati chi tra lei e Zali non dovesse essere confermato. Questo è ragionevole?
«Nessuno dovrebbe mai temere la concorrenza interna, perché permette di mobilitare i propri elettori. Lo sta facendo l’UDC per il Consiglio di Stato e la Lega può chiedere altrettanto, indipendentemente dal risultato di aprile. Infatti, sappiamo che alle federali i leghisti sono più tiepidi nel recarsi alle urne. Trattandosi di una traccia, vanno ipotizzate tutte le opzioni e possibili scenari, perché come detto in precedenza l’obiettivo dell’accordo è garantire un’adeguata rappresentanza del centrodestra ticinese e nessuno deve sentirsi bistrattato. E sono convinto che alla fine ne usciremo bene tutti: uscenti e non».

E cosa ne dice, lei che ha vissuto l’era in cui i leghisti contestavano spesso il proprio rappresentante in Governo, del fatto che l’UDC non potrebbe opporsi a una proposta d’estrazione governativa leghista?
«Non mi sembra che in questi anni vi sia stato un silenzio ideologico nei confronti dei propri consiglieri di Stato, anzi. È giusto che i gruppi parlamentari facciano la loro parte, con critiche che però non devono mettere in discussione l’alleanza strategica ed elettorale. Anche qui stiamo parlando per ora di ipotesi. Una cosa è certa: per i ticinesi rafforzare il centrodestra è la soluzione migliore. Se vogliamo guardare al futuro con ottimismo, in un contesto difficile, si passa dall’intesa con l’UDC. Anche la forza della lista avrà il suo peso per il successo o l’insuccesso »

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 13 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

‘Targhe, l’obiettivo: nuova formula dal 1° gennaio 2023’

‘Targhe, l’obiettivo: nuova formula dal 1° gennaio 2023’

Il direttore del Di Gobbi: ‘Noi e la Sezione della circolazione abbiamo fatto, facciamo e faremo tutto il possibile’. Il nodo dei cicli di omologazione.

Se approvata dal popolo, «il nostro obiettivo è introdurre la nuova formula per il calcolo delle imposte di circolazione il 1° gennaio 2023». Raggiunto da ‘laRegione’, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi sgombra il campo e – nonostante il ginepraio causato dai due cicli di omologazione per rilevare le emissioni di CO2 – conferma che il tema è sul tavolo del Consiglio di Stato.
Le “assicurazioni ricevute negli ultimi giorni dal consigliere di Stato Gobbi, in merito al fatto che il testo di legge verrà applicato nel rispetto della volontà dell’iniziativa di diminuire l’imposta di circolazione in maniera equa e giusta” sono state uno dei motivi portati dai firmatari dell’iniziativa al voto il prossimo 30 ottobre (assieme al controprogetto targato Ps e Verdi) per motivare la scelta di non inoltrare ricorso al Tribunale federale sull’opuscolo informativo dopo che la Cancelleria dello Stato ha modificato alcune parti del loro testo. Le parti, detto in breve, dove viene indicato a quanto ammonterebbe il risparmio per i cittadini. Ma le “assicurazioni” erano richieste anche per un altro motivo: vale a dire la girandola di calcoli e prese di posizione di alcuni attori riguardo al reale impatto sul portafoglio degli automobilisti.

Direttore Gobbi, di quali assicurazioni parla il comunicato del Centro/Ppd?
In questo caso il nocciolo della questione riguarda i due cicli di omologazione per il rilevamento delle emissioni di CO2, denominati rispettivamente Nedc (New european driving Cycle) e Wltp (Worldwide harmonized Lightduty vehicles test procedures). A partire dal settembre del 2017 in Svizzera e nell’Unione europea è stato introdotto gradualmente un nuovo ciclo di omologazione (il Wlpt), in sostituzione del Nedc. Il ciclo Wltp è stato adottato in particolare poiché permette di rilevare, e omologare, valori di consumo ed emissioni più simili alla realtà; il Nedc è stato infatti sovente criticato in quanto rilevava valori di consumo di carburante ed emissioni più bassi rispetto a quelli che avrebbe poi riscontrato il consumatore finale alla guida del veicolo. A partire da settembre del 2018 tutti i veicoli di nuova immatricolazione dispongono di valori calcolati secondo il Wltp. In alcuni casi vi sono veicoli che dispongono sia del valore Nedc che del valore Wltp. A partire dal 1° gennaio 2021 i veicoli di nuova immatricolazione dispongono solo del valore Wltp. Poiché il ciclo Wltp è stato concepito per omologare valori di consumi ed emissioni maggiormente simili alla realtà, sottoponendo la stessa vettura a entrambi i cicli di omologazione verranno rilevati tendenzialmente valori di consumo ed emissioni più alte con il ciclo Wltp. Anche per questa ragione l’Ustra ha modificando le sue prescrizioni sul CO2, mi riferisco agli obiettivi ambientali, innalzando da 95 a 118 g CO2/km la media massima delle emissioni per le vetture immatricolate in Svizzera. Dal momento che entrambe le formule proposte dal Gran Consiglio si basano in maniera preponderante sulle emissioni di CO2, il Dipartimento sta attualmente valutando alcune possibilità per “correggere” la formula stessa (o la sua applicazione) affinché i proprietari delle vetture più recenti – e tendenzialmente più rispettose dell’ambiente – non vengano svantaggiati unicamente perché la loro automobile è stata omologata secondo un nuovo ciclo, il Wltp.

Quali possibilità sono sul tavolo ora?
Tra quelle attualmente individuate vi è quella di aumentare – per le vetture con omologazione Wltp – la soglia della formula da 95 a 118 g CO2/km, allineandoci alle prescrizioni federali in materia.

Il Consiglio di Stato come può, operativamente, agire affinché la questione dei cicli di omologazione sia chiarita una volta per tutte e gli scopi dell’iniziativa vengano garantiti?
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici agendo come ho detto in precedenza. Per quanto concerne invece le possibilità di applicazione di un’eventuale modifica, sono attualmente in corso approfondimenti di natura giuridica e procedurale. Ho informato in questo senso i miei colleghi nel corso della riunione odierna (di ieri, ndr) del Consiglio di Stato.

Forse con un messaggio dopo la votazione?
Come detto, sono in corso approfondimenti.

Ma nel caso sarebbero sufficienti i tempi tecnici per garantire che il nuovo calcolo entri in vigore già a partire dal 2023, e che quindi gli automobilisti paghino di meno?
L’obiettivo del Consiglio di Stato è quello di poter introdurre entro il 1° gennaio 2023 la nuova formula per l’imposta di circolazione che verrà approvata dal popolo. Il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione della circolazione hanno fatto e faranno tutto il possibile affinché ciò possa avvenire.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 ottobre 2022 de La Regione

“Immagini scioccanti, violenza senza limiti”

“Immagini scioccanti, violenza senza limiti”

Il Consigliere di Stato sul pestaggio in Rotonda: ‘In quell’area più presenza delle autorità locali. Ma occorre agire anche sul disagio sociale’

«Sono immagini allucinanti, scioccanti. Una violenza senza limiti. Che va condannata. Come ogni forma di violenza, indipendentemente dalle cause o dai motivi». Parole del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, raggiunto dalla ‘Regione’. “Ora, è noto – aggiunge il consigliere di Stato – che quell’area nella Rotonda di Piazza Castello a Locarno è purtroppo e spesso teatro nelle ore notturne – e non solo nel fine settimana, ma anche in altri giorni – di gravi fatti. Che richiederebbero una maggiore attenzione da parte del Municipio e quindi anche un maggior presidio da parte del Corpo di polizia cittadino, quale organo preposto alla sicurezza di prossimità.

Concretamente?
Più videosorveglianza e pattugliamento accresciuto delle forze dell’ordine, in auto e a piedi, considerato oltretutto che la zona in questione non è molto distante dal Comando della Polizia comunale e dal Municipio. Tengo però a precisare che la sola presenza della polizia non basta. Può costituire un deterrente, ma non risolve il problema. Bisogna infatti agire pure sul disagio sociale, che può sfociare anche in atti di violenza. E qui richiamo quanto si è fatto in un’altra realtà vicina, anche questa a suo tempo piuttosto problematica.

Cioè?
Mi riferisco a quanto avevamo messo in piedi come Cantone in collaborazione con il Comune di Muralto per riportare calma e ordine nei dintorni della stazione ferroviaria.

Come Dipartimento istituzioni intendete concertare con la Città di Locarno uno o più interventi sul piano preventivo?
Dato l’incancrenirsi della situazione in Rotonda, ritengo che la questione vada affrontata non solo in termini operativi per garantire la sicurezza – che peraltro la Polizia cantonale e la Polizia comunale già affrontano insieme, confrontate con una violenza giovanile più strutturata del passato –, ma anche a livello politico. Per questo contatterò il sindaco di Locarno Scherrer. Proprio perché non esiste solo un problema di sicurezza pubblica, c’è anche un altro problema: il disagio sociale, che non di rado si staglia sullo sfondo di certi episodi violenti. C’è però un ulteriore tema su cui vorrei porre l’accento”.

Quale?
Il senso civico. Chi ha girato il video di questo pestaggio brutale alla Rotonda ha chiamato anche il 117? Ha allertato anche la polizia? O si è limitato a far girare quel video sui social?

Da www.laregione.ch

«Tanti sono arrivati ai vertici anche grazie all’esercito»

«Tanti sono arrivati ai vertici anche grazie all’esercito»

Intervista a Marco Mudry, comandante del Centro di competenza sport dell’esercito di Macolin

Dal 1. gennaio 2021, il colonnello SMG Marco Mudry, di Bellinzona, dirige il Centro di competenza sport dell’esercito di Macolin. Martedì 18 ottobre terrà una conferenza a Lugano (organizzata dalla Rivista militare) sulla promozione dello sport di punta. Lo abbiamo intervistato.

Ci fu un tempo in cui un grado nell’esercito favoriva la carriera civile. Oggi l’obbligo di servire e l’esercito di milizia viene giudicato da molti un ostacolo per le aziende e per chi vuol avere un buon posto. Non è cosí?
«C’è stato un momento in cui si è dubitato dell’utilità della carriera militare per la società e l’economia. Ma oggi si constata che quelle che sembravano essere evidenze a svantaggio del servizio militare in realtà non lo sono: possono invece dimostrarsi un valore aggiunto per la formazione e la carriera dei giovani e anche delle giovani che sempre più numerose scelgono di fare il servizio militare. L’esperienza di direzione e conduzione di decine di persone che fa un(a) sottufficiale superiore o un(a) ufficiale dell’esercito gli permette infatti di acquisire un capitale di conoscenze pratiche che molte formazioni teoriche non offrono. Non è un caso che molte scuole universitarie accreditino punti ECTS per la formazione militare di condotta ricevuta. Oggi, in un curriculum, le esperienze sul terreno valgono quanto e a volte di più della formazione teorica pura. L’esercito sostiene il binomio praticateoria: ufficiali o sottufficiali superiori che svolgono servizio a capo di una truppa possono infatti beneficiare, se lo desiderano, di un buono di formazione di 10.600 franchi pagato dall’esercito per consolidare la loro formazione civile».

Il Dipartimento federale della difesa non poteva scegliere miglior ambasciatore per riconciliare economia ed esercito dell’attuale capo dell’Esercito, Thomas Süssli, che è stato il CEO di grandi aziende…
«L’attuale capo dell’esercito Thomas Süssli è presente regolarmente agli incontri delle associazioni economiche svizzere. Non è facile per dei dirigenti aziendali – in particolare per quelli provenienti dall’estero che non conoscono il sistema di formazione svizzero e le virtù del binomio pratico-teorico – capire il valore aggiunto del sistema di milizia elvetico. Thomas Süssli non perde occasione per illustrare quali opportunità rappresentano per l’economia elvetica i quadri formati dall’esercito e perché è preziosa una sinergia fra esercito ed economia».

Lei è a capo del Centro di competenza Sport dell’esercito a Macolin. L’obbligo di servire non è un andicap per i giovani sportivi svizzeri d’élite che già devono conciliare studi e sport?
«La miglior risposta sono i fatti. Dario Cologna, Marco Odermatt, Jolanda Neff o Ricky Petrucciani sono arrivati ai vertici grazie, certo, al loro talento ma non malgrado l’esercito, bensì anche grazie al sostegno attivo dell’esercito durante la formazione specialistica di cui hanno potuto godere durante il servizio militare. Sarà interessante ascoltare le testimonianze di Ricky Petrucciani (vicecampione europeo dei 400 m piani), Linda Indergand (bronzo olimpico in mountain bike) o Michelle Heimberg (vicecampionessa europea di tuffi) all’evento organizzato dall’Associazione per la rivista militare svizzera di lingua italiana ARMSI il 18 ottobre a Lugano. Tenga presente che delle 15 medaglie della Svizzera alle Olimpiadi invernali di Pechino, 7 sono state vinte da soldati sportivi in servizio».

In cosa consiste questo sostegno attivo agli sportivi da parte dell’esercito?
«È la realizzazione di un’intuizione lanciata negli Anni Novanta dal Consigliere federale Adolf Ogi, che voleva rendere lo sport elvetico competitivo ai massimi livelli internazionali. Si trattava di trovare delle soluzioni “win win” per i giovani chiamati a svolgere il servizio militare e in possesso delle qualità per eccellere nello sport. Il Consiglio federale ha istituito dapprima i percorsi di istruzione speciale per sportivi d’élite; poi la Scuola reclute per sportivi di punta. Il consigliere federale Ueli Maurer ha successivamente introdotto i cento giorni di servizio volontario pagato dopo la scuola reclute, che permettono non solo a campioni ma anche a centinaia di grandi talenti di svolgere un servizio militare specifico per sportivi, godendo delle infrastrutture per un allenamento di assoluta eccellenza rispondente alle esigenze di una preparazione atletica ottimale (a Macolin, Andermatt o Tenero) ».

Come si svolge concretamente la scuola reclute per sportivi di punta?
«La durata è di 18 settimane, come per tutti. Tutto si svolge al Centro nazionale dello Sport di Macolin. Le prime tre settimane prevede mezza giornata di formazione militare di base senza l’arma e mezza giornata di sport. La struttura offre ad atleti e atlete massaggi da parte di professionisti o fisioterapisti. In seguito viene impartita la formazione di monitore sport militare e quindi, per 13 settimane, il focus verte sulla loro attività agonistica specifica: campi di allenamento e/o partecipazione alle gare se sono in calendario. La formazione comprende anche questioni rilevanti per gli sportivi: comunicazione con i media e il pubblico; antidoping; pianificazione di carriera. Corsi tenuti da specialisti e docenti della Scuola universitaria federale dello sport che garantiscono un livello di eccellenza rispondente agli standard internazionali ».

Immagino esista una collaborazione con Swiss Olympic. Gli standard sono definiti e coordinati con l’organizzazione mantello delle federazioni sportive elvetiche?
«Certamente. Swiss Olympic partecipa d’altronde alla selezione dei partecipanti alla Scuola reclute per sportivi di punta, un processo che dura 14 mesi prima della scuola reclute. Noi sosteniamo gli atleti delle discipline ritenute più importanti da Swiss Olympic, ad esempio lo sci o la mountain bike, le discipline olimpiche ma anche quelle di importanza nazionale (Lotta svizzera). Gli atleti – oltre ad essere abili al servizio – devono avere un potenziale non solo nazionale ma internazionale, riconosciuto dalle federazioni. La scelta viene fatta dall’Esercito e da Swiss Olympic sulla base di una short list inviata dalle Federazioni. Non fissiamo contingenti di nessun tipo ma scegliamo l’eccellenza degli sportivi in modo da favorire il raggiungimento al meglio degli obiettivi fissati: risultati sportivi d’eccellenza di atleti che hanno un grande potenziale».

Gli sportivi maschi hanno l’obbligo di servire; le atlete la libera scelta. Anche le sportive mostrano interesse?
«Direi proprio di sì. I nomi di Corinne Suter, Michelle Gisin, Jolanda Neff parlano da soli… ne potrei citare molti altri. C’è grande interesse anche perché durante le pause stagionali fra le competizioni, poter godere di infrastrutture di sostegno professionali al massimo livello è prezioso. Esiste una volontà politica dichiarata da parte della responsabile del Dipartimento difesa e sport di incentivare il servizio femminile e il fatto di poter sostenere le atlete di punta rappresenta un contributo che va in questa direzione».

Stiamo parlando di atlete e atleti di punta. Che costano. Quando gli atleti partecipano – magari durante la scuola reclute – a campi di allenamento all’estero o a competizioni, chi paga?
«Pagano le Federazioni e non la Confederazione. L’esercito offre le infrastrutture, i servizi e la formazione specifica fornita nei centri di Macolin, Andermatt e Tenero. Paga la scuola reclute con alcuni servizi specifici per questi militi, sapendo che con loro – che non hanno una formazione militare armata – si risparmia su altre voci di spesa».

Quanti sono gli atleti e le atlete che fanno la scuola reclute per sportivi di punta?
«Dal 2023, sono 140 all’anno, scelti come detto sulla base dell’eccellenza e non per quote e suddivise in due scuole reclute: una primaverile-estiva (cui partecipano in genere gli atleti che fanno competizioni invernali) e una autunnale-invernale per gli altri (ad esempio una centometrista ad ostacoli come Ditaji Kambundji)».

E terminata la scuola reclute restano in servizio?
«Sì. Vengono incorporati nei Corsi di ripetizione dello Stato maggiore specialistico Sport. Oggi sono 703 fra atlete e atleti attivi, cui si aggiungono 145 fra allenatori e tecnici e 33 massaggiatori. Tutti possono fare fino a un massimo di 130 giorni di servizio ogni anno. O nei centri in Svizzera, oppure all’estero a dipendenza delle competizioni. A Pechino, le atlete e gli atleti svizzeri che hanno vinto le 7 medaglie erano in servizio, con un ordine di marcia. Su 167 atleti svizzeri partecipanti, la metà erano soldati sport. Ovviamente il viaggio e i costi di permanenza erano a carico di Swiss Olympic, ma Odermatt, Gisin e gli altri soldati sport erano di fatto in servizio di truppa».

Con l’ordine di rientrare in caserma alle 22?
«L’ordine di rientro non veniva da me… (ride)».

Per gli sportivi d’élite che non hanno fatto ancora il salto verso risultati di importanza internazionale cosa fate?
«Anzitutto fra i 703 soldati sport citati, sono diversi ad avere già raggiunto il vertice. Gli altri approfittano delle nostre infrastrutture e sostegno, assai utile proprio per poter fare il salto di qualità. Oltre a questi, abbiamo introdotto lo statuto specifico di “sportivi di punta contrattuali” con un impiego a metà tempo. Fra donne e uomini (scelti a partire dal potenziale e non per quote), sono 18. A questi atleti particolarmente promettenti si garantisce uno statuto di impiegato della Confederazione con un salario (per un metà tempo) di 2.000-2.500 franchi al mese netti, oltre all’assicurazione militare ».

Qual è il ruolo del Centro di Tenero in questo sistema di promozione degli sportivi d’élite?
«Macolin e Tenero sono le due perle dell’Ufficio federale dello sport. Il Centro di Tenero – che ha una lunga e proficua tradizione al servizio dell’esercito e dello sport su scala nazionale – offre infrastrutture d’eccellenza preziose per i militari sportivi svizzeri. Un solo esempio: per il nuoto è riconosciuto come centro di prestazione da Swiss aquatics. Ma anche per molti altri sport, parte della scuola reclute dei soldati sport si svolge in Ticino, nel Centro nazionale sportivo di Tenero».

Perché un Paese dovrebbe sostenere i propri sportivi più talentuosi?
«Il motivo che mi sta più a cuore è che sono dei modelli positivi per i giovani. Non solo per i successi sportivi che ottengono. Ma perché per raggiungere una vetta è necessario saper affrontare la fatica, avere tenacia, superare situazioni difficili, battute d’arresto. Saper ripartire guardando in alto per realizzare il meglio di sé».

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 11 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.vtg.admin.ch)
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A Lugano si parlerà anche di sicurezza con Thomas Süssli

Il 18 ottobre al LAC

L’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana, editrice dell’omonima rivista, organizza per martedì 18 ottobre, al LAC di Lugano, con inizio alle 18, la sua conferenza annuale. L’evento sarà diviso in due parti. Nella prima parte, il colonnello SMG Marco Mudry presenterà il Centro di competenza sport nell’Esercito. Seguirà una tavola rotonda con i soldati sport Ricky Petrucciani (vicecampione europeo dei 400m), Linda Indergand (bronzo olimpico in mountain bike a Tokyo) e Michelle Heimberg (vicecampionessa europea di tuffi).

Ci sarà il capo dell’esercito
Nella seconda parte, il comandante di corpo Thomas Süssli, capo dell’esercito, terrà una relazione dal titolo «Impegno Sicurezza Svizzera» e risponderà alle domande del pubblico.

Per motivi organizzativi è richiesta l’iscrizione: manifestazioni@rivistamilitare.ch oppure via telefono/SMS allo 079/704 39 05.

 

 

 

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI  

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI  

Comunicato stampa

Casa Pessina a Ligornetto e l’adiacente atelier dello scultore Ivo Soldini hanno ospitato la seconda Giornata dipartimentale annuale dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni. Un’occasione privilegiata per il Consigliere di Stato Norman Gobbi di incontrare i suoi alti funzionari e di trasmettere alcuni messaggi-chiave sia di bilancio, ma soprattutto in prospettiva, in vista dei molti impegni che il DI e tutta l’amministrazione cantonale saranno chiamati ad assolvere nei prossimi mesi. Durante il pomeriggio è intervenuto l’eticista Emmanuel Toniutti, ospite della Giornata, che ha parlato di leadership e dello sviluppo di comportamenti etici nell’interesse di organismi pubblici e privati.

Il Direttore del Dipartimento ha presentato ai funzionari dirigenti la situazione finanziaria accompagnata da alcuni dati sul personale. Dopo aver ricordato le due votazioni cantonali sull’importante riforma delle Autorità regionali di Protezione (ARP) e sulla nuova imposta di circolazione in programma domenica 30 ottobre, si è soffermato sulle principali sfide che attendono il Dipartimento nel 2023. In questo contesto, ha sottolineato i temi principali legati all’apertura dell’Ufficio delle scienze forensi, dell’avvio dell’attività del Centro controllo veicoli pesanti di Giornico, nonché il messaggio governativo sul Centro polivalente di Camorino. Inoltre si è soffermato sullo stato del progetto Servizio eccellente e sui primi risultati. Ricordiamo che questo progetto – sviluppato all’interno di tutto il Dipartimento –  mette al centro il cittadino per migliorare le modalità di approccio delle collaboratrici e dei collaboratori attraverso un ascolto attivo e la capacità di adattare la comunicazione in base al proprio interlocutore, in modo oggettivo e a garanzia della correttezza e della legalità delle procedure. Su questo tema è intervenuto Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, che ha portato l’esperienza diretta della sua Sezione dopo i primi mesi di implementazione del progetto.

Nel corso della Giornata il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla ha aggiornato sull’emergenza ucraina, ponendo l’attenzione sullo stato della situazione a fine settembre e ipotizzando – a titolo personale – dei possibili scenari futuri. Ha inoltre offerto qualche spunto di riflessione sulle attuali potenziali situazioni di crisi (oltre all’Ucraina, anche quella energetica e quella sull’immigrazione in forte crescita al confine sud) e su cosa comporterebbe l’attivazione dello Stato maggiore cantonale di condotto (SMCC). Dal canto suo il segretario generale Luca Filippini ha informato sulle misure di contenimento del consumo di energia messe in atto dall’amministrazione cantonale.

Nel suo intervento, l’ospite Emmanuel Toniutti ha in particolare parlato di leadership e di etica, portando l’attenzione sui motivi per i quali funzionari dirigenti possano sviluppare comportamenti non etici, rispettivamente che cosa fare per sviluppare dei comportamenti etici, finalizzati a una conduzione dei collaboratori più virtuosa.

La Giornata Dipartimentale si è conclusa con una visita all’atelier dello scultore ticinese Ivo Soldini. L’artista momò ha presentato la sua attività e le motivazioni profonde che animano la sua vena creativa, portando i presenti all’interno di un percorso artistico affascinante, quanto rigoroso e impegnativo.

C’è speranza per un carnevale senza limitazioni

C’è speranza per un carnevale senza limitazioni

I gruppi carnevaleschi svizzeri si sono riuniti questo sabato a Bellinzona; c’è fiducia circa un ritorno alla normalità per la prossima stagione.

A Bellinzona si respira già aria di carnevale, nonostante ci si trovi ben in anticipo coi tempi. La causa, è stata la riunione di Hefari, l’associazione svizzera dei carnevali, che ha avuto luogo all’Espocentro. Tuttavia, per i carnevali, anche il 2023 sarà un anno ricco di incognite, tra guerra e crisi energetica. I colleghi di Ticinonews hanno sentito Paolo Deprati, presidente di giornata e membro della società Rabadan. 

In attesa del via libera delle autorità
Da parte delle società carnevalesche trapela cauto ottimismo: “come strategia non abbiamo ancora elaborato niente, aspettiamo che le autorità comunali e cantonali ci dicano se hanno intenzione o meno di attuare delle limitazioni. Malgrado ciò, dopo due anni di pandemia speriamo che ci venga dato via libera per proseguire con una buona dose di normalità”. 

Il dialogo, l’importanza di stare assieme
In questo senso, le autorità sperano di dover attuare il minor numero di misure possibile. Norman Gobbi ha messo l’accento sull’importanza del dialogo con le varie associazioni: “sono motivati ed è importante che abbiano qualche certezza, ce l’hanno chiesto e sarà importante dialogare con loro. Sappiamo benissimo che anche nella popolazione c’è questo bisogno di stare assieme, passare dei momenti di festa per alleggerire la testa dai problemi di cui stiamo risentendo un po’ tutti: covid, guerra, possibile penuria energetica”. 

Esposito e Mistri sono i Re del Tiro 2022

Esposito e Mistri sono i Re del Tiro 2022

Una giornata intensa per gli organizzatori che hanno accolto 50 sezioni in gara per un totale di 680 tiratrici e tiratori, ben 124 in più rispetto al 2021. Nelle competizioni si laureano Re del Tiro Flavio Esposito (UTG Airolo) alla pistola 25m e Maurizio Mistri (C+C Bellinzona) al fucile 300m; Daniel Marchetti (2003, UTG Airolo) si distingue risultando il miglior Giovane in gara sia al fucile che alla pistola, mentre in gara vi era pure un centenario Edgar Strub della SG Liestal.

Una competizione giunta alla sua 14esima edizione con gare con l’arma d’ordinanza alla pistola 25m e fucile 300m al poligono di Airolo, che ha saputo resistere alla crisi pandemica e dopo un’edizione 2021 con limitazioni imposte ancora dal COVID, quest’anno le tiratrici e i tiratori sono tornati in massa al Tiro Storico del San Gottardo.
Nella gara alla pistola 25m si laurea Re del Tiro – dopo averlo già fatto nel 2010 – il bellinzonese Flavio Esposito dell’Unione Tiratori del Gottardo di Airolo con 136 punti e grazie ai migliori punteggi di serie, superando così l’obvaldese Pirmin Kaslin che conquista il titolo di miglior Elite. Miglior Veterano risulta Diego Nodari dell’Unione Tiratori di Locarno con 133, mentre miglior Giovane è Daniel Marchetti dell’UTG Airolo con 126 punti.
Nelle sezioni ospiti si impone nuovamente la Schützengesellschaft Liestal con 1026 punti, seguita dalla Pistolenschützen Sarnen a 1016 (che riceve la vetrata premio di sezione offerta da Vanni Donini) e la Schützengesellschaft der Stadt Zürich a 956 punti e seguite da altre sei sezioni. Nelle sezioni ticinesi la locale società Unione Tiratori del Gottardo di Airolo conquista la vetta con 1037 punti, seguita dalla Civici Carabinieri di Lugano a 1006 (che riceve il premio di sezione) e l’Unione Tiratori di Locarno a 1000 punti, seguono altre nove sezioni.
Nella gara al fucile 300m si laurea Re del Tiro il bellinzonese Maurizio Mistri della Castello e Campagna di Bellinzona con 74 punti su 75. Miglior Elite è Nicola Stempfel della Tiratori Santa Maria di Iseo-Cimo con 73 punti e Andrea Bonoli della Carabinieri Faidesi risulta miglior Veterano con lo stesso punteggio. Il miglior Giovane è Daniel Marchetti dell’UTG Airolo, pure con 73 punti, e conquista per la prima volta in assoluto entrambe i premi individuali destinati agli U20.
Nelle sezioni ospiti si impone la Schützengesellschaft der Stadt Zürich con 540 punti, sovrastando la Schützengesellschaft der Stadt Luzern che si ferma a 537 e la Obwaldner Kantonalschützengesellschaft con 533 punti; seguono altre sei sezioni. Nelle sezioni ticinesi la locale società di Airolo bissa il primo rango ottenuto alla pistola e con 567 punti vince la gara (e riceve la vetrata premio di sezione), superando la Castello e Campagna di Bellinzona a 562 e La Mendrisiense a 561 punti; seguono 17 sezioni in classifica.
Alla cerimonia di premiazione sono intervenuti il presidente dell’Associazione Tiro Storico del San Gottardo Norman Gobbi, il presidente della Federazione svizzera sportiva di tiro Luca Filippini e lo sponsor principale della manifestazione Securitas con il direttore regionale Stefano Moro. Nei loro discorsi hanno ringraziato i numerosi partecipanti alla manifestazione, che hanno dimostrato che il tiro sportivo tradizionale è ancora vivo e sa muovere giovanissimi, adulti ed anziani, creando una vera comunità.

(Foto: www.tirostorico.ch)

Incontro annuale tra il Dipartimento delle istituzioni e la Giustizia di pace

Incontro annuale tra il Dipartimento delle istituzioni e la Giustizia di pace

Comunicato stampa

Nell’aula magna della Scuola cantonale di Commercio di Bellinzona si è svolto martedì l’annuale incontro organizzato dal Dipartimento delle istituzioni con la Giustizia di pace. Un’occasione per il Consigliere di Stato Norman Gobbi di ribadire l’importanza della figura del Giudice di pace quale primo tassello di giudizio a stretto contatto con il cittadino. Un’occasione anche per sottolineare l’impegno della Divisione della giustizia assieme all’Associazione dei Giudici di pace nel rafforzare e aggiornare la formazione a favore dei Giudici di pace, che in Ticino possono anche non essere giuristi di formazione. Proprio in questo ambito, l’incontro è stato caratterizzato dall’intervento dal già Pretore di Mendrisio Sud e consulente per i Giudici di pace, avv. Enrico Pusterla, che ha tenuto una lezione su “Il gratuito patrocinio e le spese processuali”.

Il Ticino è suddiviso in 38 Circoli. In ogni Circolo vi è un Giudice di pace con un supplente. Il periodo di nomina dei Giudici di pace è di dieci anni (quello attuale si estende sino al 2029). Sono eletti dal popolo – gli unici all’interno della magistratura cantonale – nei rispettivi Circoli con il sistema della maggioranza assoluta. Il Giudice di pace funge da autorità di conciliazione nelle controversie patrimoniali fino a un valore litigioso di 5’000 franchi, con possibilità di sottoporre alle parti una proposta di giudizio; giudica inoltre in prima istanza le cause patrimoniali fino a un valore litigioso di 5’000 franchi.
Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato come anche le Giudicature di pace sono oggetto di una riforma che intende proporre degli adeguamenti per adattare questa carica e lo statuto di chi la ricopre, alle esigenze odierne derivanti dall’evoluzione della nostra società. In questo senso, ha indicato che si prevedono due fasi di implementazione della stessa. La prima – dando seguito alle risultanze del Parere giuridico sulla conformità alla Costituzione della figura del giudice di pace redatto dai Professori Bohnet e Mahon dell’Università di Neuchâtel – sancirà la formazione obbligatoria per i magistrati popolari e formalizzerà nella legge la presenza dei consulenti giuridici che supportano oggi i giudici di pace laici. La seconda – che sarà discussa in un gruppo di lavoro specifico che verrà riattivato il prossimo anno – interesserà in particolare lo statuto del Giudice di pace, le competenze, il carico di lavoro per comprensorio e le supplenze.
La neo Presidente dell’Associazione, Emma Crugnola, ha dal canto suo sottolineato la buona collaborazione intessuta con il Dipartimento e in particolare con la Divisione della giustizia e ha colto l’occasione per indicare alla sessantina di giudici presenti, il suo impegno in qualità di Presidente, nel rafforzare la coesione tra i magistrati popolari nell’ottica di condividere le rispettive esperienze nonché la sua volontà di visitare le 38 Giudicature di pace presenti sul territorio. La Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ha quindi puntualizzato gli intendimenti in vista di una prima fase della riforma concernente l’obbligo formativo, imprescindibile per i magistrati senza formazione giuridica, per una giustizia equa e indipendente. La Direttrice aggiunta della Divisione della giustizia Monica Bucci ha infine presentato la proposta di percorso formativo organizzato in collaborazione con la SUPSI che caratterizzerà la formazione obbligatoria dei giudici di pace.