‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

Massiccio sì delle urne (77,5%) alle Preture di protezione. 

«Ora abbiamo una sorta di mandato, un mandato popolare per continuare in questa direzione, approfondendo gli altri aspetti del grande e importante cantiere: mi riferisco agli aspetti organizzativi, procedurali e finanziari». Relatore con la leghista Sabrina Aldi, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, sulla riforma in Ticino, proposta dal Consiglio di Stato, riguardante le autorità chiamate ad applicare le misure di protezione per minori e adulti previste dal Codice civile (tutele, curatele, privazione dell’autorità parentale…), il deputato del Centro/Ppd Luca Paganicom – menta così il risultato di ieri delle urne.
Il passaggio dal vigente modello amministrativo – incentrato sulle sedici Arp, le Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con la creazione di Preture ad hoc, le Preture di protezione, e la conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema, è stato plebiscitato. Il 77,5 per cento dei e delle ticinesi che si sono espressi ha detto sì alla modifica della Costituzione ticinese, raccogliendo l’invito di governo e Gran Consiglio.
È stata quindi ancorata alla Carta una nuova figura di magistrato, ossia il Pretore di protezione: i Pretori di protezione, i loro aggiunti, e gli specialisti (in psicologia, pedagogia e lavoro sociale), che affiancheranno i magistrati nel decidere le misure di protezione da attuare, verranno eletti dal Gran Consiglio, che già oggi nomina tutti gli altri giudici e i procuratori pubblici.
Ok dunque al sistema giudiziario. Alle Preture di protezione. Il lavoro sul piano politico non è però concluso: bisogna tradurre in pratica il principio accolto dai cittadini, con una valanga di sì. «Il mandato popolare – riprende Pagani, contattato dalla ‘Regione’ – è molto chiaro, nitido. Sul principio, sull’adozione cioè del modello giudiziario, non c’è più discussione. Come granconsiglieri, vi è ancora più determinazione, alla luce del verdetto delle urne, nell’andare avanti per concretizzare la volontà popolare».
I tempi, tenuto pure conto che stiamo per entrare nell’anno elettorale? «La mia speranza è che sugli aspetti che ho citato prima il parlamento possa determinarsi ancora in questa legislatura, dunque entro metà marzo del 2023. Faremo il possibile. Adesso aspettiamo il messaggio aggiuntivo del governo sugli aspetti procedurali di questa riforma». Le relative norme, concernenti il funzionamento delle future Preture di protezione, saranno proposte dal Dipartimento istituzioni, il quale dovrebbe metterle in consultazione prima di Natale.

Gobbi: positivo l’ok di tutti Comuni
In Consiglio di Stato si prende intanto atto del forte consenso dei cittadini al sistema giudiziario. «Un dato estremamente positivo è che tutti i Comuni hanno votato a favore di questo modello – sottolinea man Gobbi.

Sulla validità della riforma, che a più riprese ha definito storica, il direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi: «Ci sarà una maggiore professionalizzazione del settore e ci saranno uniformità di prassi e parità di trattamento sull’intero territorio cantonale, cose oggi non date per via della ‘frammentazione’ dell’apparato in sedici Autorità regionali di protezione». Senza dimenticare «la maggiore autorevolezza di cui gode in quest’ambito

(…)

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

****

Promossa a pieni voti la riforma delle ARP
Via libera con il 77,5% di sì alla riorganizzazione delle Autorità di protezione – Norman Gobbi: «Un voto storico a vantaggio delle persone bisognose» Ora il Parlamento dovrà discutere le questioni finanziarie, organizzative e procedurali

Un risultato netto per una riforma più volte definita «storica ». Con il 77,5 % di sì, ieri, il popolo ticinese ha approvato la riforma delle ARP. Le Autorità regionali di protezione (ARP) andranno sostituite dalle Preture di protezione, una nuova Autorità giudiziaria sul modello delle Preture. «La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza», ha commentato al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Ma soprattutto nessun Comune ticinese vi si è opposto». Un segnale importante, prosegue Gobbi, visto che la riforma, promossa dal DI, prevede di togliere alcune competenze che storicamente fanno capo ai Comuni per attribuirle a una nuova autorità giudiziaria. «In questo senso possiamo parlare di cambiamento storico. Dal 1803, ossia dall’inizio della Repubblica del Cantone Ticino, le misure di protezione – come le curatele e le tutele – sono di competenza comunale».

Nel concreto
Il compito di proteggere i minori e gli adulti in difficoltà passerà quindi di mano: da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, nel segno di una maggiore competenza e al servizio di un ambito della società sempre più delicato: «La riforma vuole contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognose di protezione», ha ricordato il consigliere di Stato. Le future Preture di protezione del minore e dell’adulto saranno infatti composte da specialisti con competenze interdisciplinari: persone formate in diritto, lavoro sociale, pedagogia e psicologia, come pure in ambito medico. «Nonostante il passaggio di competenze, i Comuni hanno comunque richiesto di essere parte attiva della futura organizzazione che prenderà la decisioni, ossia le Preture di protezione».

I prossimi passi
Per questo motivo, il Consiglio di Stato presenterà un nuovo messaggio nel quale verranno definite le procedure di intervento.«Nel concreto – spiega Gobbi – si tratta di definire una prassi unica per il funzionamento delle nuove Preture». Con il voto di ieri, infatti, è stata approvata unicamente la modifica costituzionale,ricorda il consigliere di Stato. Le questioni procedurali, finanziarie e organizzative verranno discusse in un secondotempo in Parlamento. L’auspicio del direttore del DI è che le nuove Preture di protezione subentrino definitivamente alle Autorità di protezione entro il 2025-2026.

«Maggiore uniformità»
«Grazie a questa norma costituzionale le attuali autorità di protezione amministrative potranno diventare vere e proprie corti civili», ha commentato il PS. «Questa riforma porterà un po’ più di certezza del diritto, nonché una maggior professionalizzazione ed un coordinamento che permetteranno migliori tempistiche di evasione dei casi». Soddisfatto per l’esito del voto anche l’UDC Ticino che «sosteneva la riforma, convinta della necessità di un passaggio delle attuali competenze comunali alle nuove preture di protezione a livello cantonale». Di fronte alle necessità e alle situazioni sempre più complesse, e anche per garantire la parità di trattamento, «la professionalizzazione e il coordinamento cantonale degli organi di protezione appaiono la soluzione più ragionevole », si legge nella nota stampa UDC. Una posizione condivisa anche dal sindacato VPOD, «che da anni riscontra problemi nel funzionamento delle attuali sedici ARP». Ogni anno prendono 11.000 decisioni, «non sempre seguendo la stessa linea e gli stessi metodi», osserva il sindacato, per il quale la riorganizzazione rappresenta quindi un grande passo avanti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

****

La svolta epocale delle ARP
Ampiamente promossa la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione, risalente al 1803 – Da organismi amministrativi ad autorità giudiziarie

La riforma delle ARP, le autorità di protezione, è stata ampiamente promossa ieri (domenica) nelle urne: il 77,5% dei votanti ticinesi ha infatti approvato la svolta che si può definire epocale.
Epocale perché il principio su cui si basa il sistema attuale risale addirittura al 1803, l’anno di nascita del Canton Ticino. L’iter che porterà alla forma definitiva delle nuove ARP non sarà brevissimo, con altre tappe previste in Parlamento. Domenica però il popolo ha sancito il passaggio dalle 16 autorità che fanno capo ai comuni alle Preture di protezione che, negli intenti delle autorità, saranno solo quattro.
In altre parole, si passerà da organismi puramente amministrativi a un’autorità giudiziaria a tutti gli effetti. Si tratterà di mettere in campo competenze specifiche che, fino ad ora, non sempre hanno funzionato, come sottolinea alla RSI il presidente dell’Associazione genitori affidatari Pietro Vanetti: “Il sistema era già cambiato nel 2001 con l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali, ma è stata l’implementazione purtroppo che non è andata bene. Mancavano risorse umane e qualità, o il metodo di valutazione della situazione, variava in modo eccessivo e ingiustificato. Inoltre le nomine erano più politiche che di competenza…”.
La risposta arriva dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile del dossier: “Al centro devono esserci prima di tutto proprio le competenze, dal momento che interveniamo – nel limitare le libertà individuali – in maniera forse anche più importante rispetto al diritto penale. E in questo senso non dubito che il Parlamento cantonale riuscirà a porre al centro queste competenze, al di là delle diverse sfumature politiche.”

Da www.rsi.ch/news
 
****
Un sì convinto alla riforma delle ARP
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano
Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

****

Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

****

La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

****

Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

****

Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

Aumento degli stranieri illegali: “Tutti facciano la loro parte”

Aumento degli stranieri illegali: “Tutti facciano la loro parte”

Norman Gobbi sottolinea gli sforzi del Ticino e chiede l’impegno di tutti i Cantoni

Aumenta e di molto il numero di migranti che entrano illegalmente in Svizzera e la pressione sulle frontiere si fa sempre più forte. Il Ticino per forza di cose è in prima linea nel dover assorbire queste ondate. “Siamo la Porta Sud della Confederazione e registriamo un crescente numero di entrate illegali di stranieri negli ultimi mesi e settimane. Siamo giunti a toccare cifre che non si riscontravano dal termine dell’ultima crisi migratoria del 2016, quando venne decretato lo stato di necessità. Oggi la situazione non è ancora a quel livello, ma il contemporaneo arrivo di decine e decine di migliaia di ucraini a partire da febbraio ha sottoposto le Segreteria di Stato della migrazione (SEM) a una forte pressione. Il Ticino ha fatto e fa la sua parte, nel rispetto degli accordi, ma non gli si può chiedere uno sforzo supplementare. Grazie alla buona collaborazione con l’autorità federale attiva in Ticino, riusciamo a far comprendere anche a Berna i nostri sforzi. Purtroppo a livello centrale alcune pecche non mancano”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Lo sforzo intrapreso dal Ticino sul fronte dell’accoglienza degli ucraini è lì da vedere e ci costa parecchi soldi, oltre all’impegno organizzativo e logistico. Inoltre nel Basso Mendrisiotto sono presenti i centri federali di registrazione, e in parallelo operiamo per il fermo e la registrazione degli stranieri illegali: un lavoro che con l’aumento riscontrato si fa sempre più pesante. È importante che nelle situazioni di emergenza, o comunque di forte pressione migratoria, vi sia una solidarietà confederale rafforzata: gli altri Cantoni devono dimostrare tale solidarietà e impegno. Penso in particolare ai Cantoni della Svizzera centrale, che per la loro collocazione geografica non subiscono le stesse conseguenze operative e di carico di lavoro che abbiamo in Ticino e oggi ancora di più nel Canton San Gallo; infatti, alla frontiera Est entra quasi il 60% del totale dei migranti di questa ondata”, specifica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Tra le preoccupazioni del Consigliere di Stato Gobbi vi è la poca chiarezza della SEM sul futuro del Centro federale d’accoglienza di Glaubenberg (OW), il secondo centro, accanto a quello di Balerna Pasture che serve la “Regione asilo Ticino – Svizzera centrale” (di cui fanno parte Ticino, Uri, Svitto, Lucerna, Nidwaldo e Obwaldo). “Non abbiamo ancora rassicurazioni sul fatto che il centro possa rimanere aperto sino al 2025. La chiusura nel caso la SEM non individuasse una sede alternativa – eppure sappiamo che vi sono Cantoni interessati ad accogliere questa seconda sede – sarebbe decretata alla fine del 2022. Uno scenario per il Ticino improponibile, perché tutta la pressione ricadrebbe sul centro di Pasture. Una situazione che fermamente non vogliamo si verifichi, soprattutto poi in questo momento dove i numeri delle entrate illegali sono decisamente molto elevati alla frontiera Sud”, sottolinea Norman Gobbi, che non manca di evidenziare anche un aspetto positivo: “Abbiamo maturato negli ultimi 10 anni una buona esperienza su come affrontare questo tipo di emergenze. Questo ci permette e ci permetterà di farci trovare pronti anche questa volta”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Comunicato stampa

La salute della democrazia a livello locale è stata al centro della discussione delle visite del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. Il ciclo di incontri questa settimana è proseguito in alcuni comuni della regione Tre Valli e del distretto del Locarnese. Tra le suggestioni raccolte vi è l’introduzione di un incentivo per i Comuni che prediligono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. Questo e altri spunti confluiranno nelle riflessioni per la revisione totale della Legge organica comunale, che sarà sviluppata durante la Legislatura cantonale 2023/2027.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dall’ispettrice comunale Aurora De Donatis nonché dagli ispettori comunali Nicola Rossetti e Alberto Gamboni ha incontrato negli scorsi giorni i municipi di Airolo, Faido, Biasca, Cugnasco-Gerra e Losone.
Le visite nei Comuni ticinesi, introdotte dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni nel 2018, sono state pensate per favorire il dialogo e lo scambio di informazioni tra il Cantone e gli enti locali. In quest’ultima serie di appuntamenti della legislatura cantonale, si intende da una parte avviare una riflessione con gli Esecutivi sullo stato di salute della democrazia a livello locale e dall’altra raccogliere spunti che confluiranno nella modifica del quadro normativo.  
Un tema che ha suscitato grande interesse e che ha fatto da filo conduttore a tutte le visite è quello delle azioni che i comuni possono intraprendere per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini. In particolare, l’accento è stato messo ancora una volta sul fatto che un coinvolgimento attivo della popolazione nei processi decisionali permette di evitare in alcuni casi la raccolta firme su temi strategici per i Comuni, come ad esempio l’edificazione di una casa per anziani.  
In questo senso il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di sensibilizzare di persona gli Esecutivi comunali per stimolarli a trovare nuove modalità di coinvolgimento della propria cittadinanza. «Si tratta di un cambiamento epocale – ha spiegato Norman Gobbi – che spesso rompe equilibri locali ereditati dalle generazioni precedenti. Siamo fermamente convinti che per invertire la rotta il primo tabù da sciogliere sia quello di parlarne apertamente. Per questo motivo saluto molto positivamente gli incontri con i Municipi. Ci permettono da una parte di raccogliere spunti per modificare il quadro normativo, ma dall’altra di iniziare a intavolare una riflessione che vuole essere una vera e propria rivoluzione per ridare slancio alla nostra democrazia».  
Il capo della sezione degli enti locali Marzio Della Santa dal canto suo ha rilevato che «tutti i Comuni che abbiamo incontrato finora concordano sul fatto che la difficoltà non sta unicamente nel trovare persone che si mettono a disposizione per assumere una carica pubblica ma anche nel rimanere in carica a lungo termine. Per farlo bisogna dare degli stimoli concreti perché spesso molti politici, scoraggiati dalla propria esperienza, decidono di non più candidarsi. Un esempio ricorrente è la bocciatura di un dossier in votazione popolare che genera frustrazione per chi lo ha portato avanti».  
Tra gli spunti emersi e che saranno approfonditi nell’ambito della revisione totale della Legge organica comunale raccoglie un certo consenso la proposta di favorire i Comuni che prediligono la partecipazione attiva alzando per essi, ad esempio, l’asticella per inoltrare un referendum.  

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il mountainbiker Filippo Colombo e il podista Roberto Delorenzi, specializzato in skyrunning. Il Governo ha reso ufficialmente omaggio ai due atleti cresciuti nel Comune di Monteceneri, che nelle scorse settimane sono diventati rispettivamente vicecampione e campione mondiale.

Il Governo ha espresso ai due campioni le proprie congratulazioni, a nome di tutta la popolazione ticinese, per le eccellenti prestazioni ai Campionati mondiali di mountain bike a Les Gets (Francia) e a quelli di skyrunning in Val d’Ossola (Italia). Filippo Colombo ha conquistato la medaglia d’argento nella specialità cross country short track, mentre Roberto Delorenzi è risultato vincitore nelle categorie sky e combinata.
L’incontro ha anche offerto l’occasione per discutere degli ottimi risultati che i due atleti hanno ottenendo negli ultimi anni. Nel 2022 Filippo Colombo ha infatti vinto anche la medaglia di bronzo agli Europei di cross country di Monaco di Baviera, è diventato campione svizzero di short track e ha vinto due tappe della Coppa del Mondo. Roberto Delorenzi, invece, nel 2021 ha conquistato il terzo posto ai Mondiali di skyrunning in Spagna, e quest’anno ha tagliato per primo il traguardo della Maratona più alta al Mondo, disputata sul Kilimangiaro, tra i 4.000 e 5.895 metri di quota.
Il Governo ha infine consegnato ai due giovani campioni ticinesi un omaggio, cogliendo l’opportunità per rivolgere loro i migliori auguri per il loro futuro sportivo.

Più richiedenti l’asilo per Cantone? «Noi il nostro lo facciamo, tocca ad altri»

Più richiedenti l’asilo per Cantone? «Noi il nostro lo facciamo, tocca ad altri»

La Confederazione ha oggi annunciato che l’elevato e continuo flusso di richiedenti l’asilo ha portato le strutture federali al massimo delle loro capacità, e che avrà bisogno dell’aiuto dei Cantoni, che dovranno accogliere più persone per permettere alla Svizzera di poter continuare a ospitare e accogliere tutti i richiedenti.

Anche il Ticino dovrà addossarsi sulle proprie spalle una quantità maggiore di richiedenti l’asilo? «Il lavoro che è stato fatto negli scorsi anni, con ad esempio il Centro federale d’asilo Pasture (Balerna e Novazzano) che è ormai operativo, ci permette di evitare che il Ticino si faccia un carico di attribuzioni superiore a quello che invece dovranno fare ora altri Cantoni», ha spiegato il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino.

Ma cosa ha detto Gobbi a Berna? «Noi una maggiore disponibilità di posti non possiamo garantirla: abbiamo già un numero elevato di ucraini, più i centri federali del Mendrisiotto e questo è già un contributo essenziale alla gestione migratoria. È anche una questione di solidarietà, nell’ambito della ripartizione quei Cantoni che non hanno dei centri federali devono assumersi questo carico. Penso ad esempio alla Svizzera centrale».

Dettagli sulla ripartizione non sono però stati resi noti dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), e per questo ora il Ticino (ma non solo) si aspetta chiarimenti: «Vogliamo chiarimenti perché ho chiesto rassicurazioni su questa ripartizione, che deve avvenire in maniera tutelante del Ticino, o di San Gallo (cantone che è diventato un grande focus d’ingresso per molti afgani che arrivano dall’Austria)».

In generale, come guarda Norman Gobbi al maggior flusso di migranti e dei disordini recenti (con manifestazioni e scioperi della fame) avvenuti anche qui da noi? Il Consigliere di Stato leghista ha qui fissato una priorità: «Dobbiamo garantire la sicurezza in primis. So che il Comune di Chiasso ha preso contatto con la SEM visto che la presenza accresciuta di persone qualche problema di ordine pubblico lo crea. Per quanto riguarda queste manifestazioni (scioperi della fame) mi fanno sorridere, visto che non mi sembra che qui da noi queste persone vengano trattate male, dovrebbero fare paragoni con altre situazioni, anche territorialmente a noi vicine».

In relazione alla situazione migratoria, non manca infine una frecciatina alla Confederazione: «Seppur il tema della migrazione sia di competenza federale, la Confederazione non l’ha gestito in maniera corretta», ha accusato Gobbi. «Il problema relativo a una sufficiente capacità di accoglienza in proprio per gestire la procedura di asilo nelle prime fasi l’ho già alzato dieci anni fa, ma da Berna non hanno fatto i compiti a casa. Questo lo rimarcherò».

Da www.tio.ch

Cassis incontra i Governi di Ticino e Grigioni

Cassis incontra i Governi di Ticino e Grigioni

L’incontro è avvenuto a Berna. Discussi più temi, dal plurilinguismo ai rapporti con l’Italia, passando per la penuria energetica.

Sono stati accolti oggi a Berna i Consigli di Stato di Ticino e Grigioni. A fare gli onori di casa è stato il presidente della Confederazione e direttore del Dfae Ignazio Cassis. “Fra i temi discussi” – come si legge nel comunicato diffuso dal Dfae – c’è stata “l’attualità legata alla guerra in Ucraina e le ripercussioni sulla Svizzera, le relazioni transfrontaliere, la politica europea e la promozione del plurilinguismo”. L’incontro trilaterale odierno avviene a due anni di distanza dall’ultimo.
“È stata l’occasione per confrontarsi su temi di interesse comune e per trarre un primo bilancio dell’anno presidenziale, che Ignazio Cassis ha voluto improntare sulla pluralità e che lo ha portato in più occasioni in terra ticinese e retica. La Ukraine Recovery Conference, organizzata a inizio luglio a Lugano, ha ad esempio dato particolare risalto internazionale alla Svizzera italiana. Altri momenti salienti sono stati la Conferenza annuale degli ambasciatori a Pontresina, la seduta extra Muros del Consiglio federale in Val Müstair e la gita annuale del Consiglio federale in Ticino”.

Penuria energetica
Durante l’incontro, Cassis ha ricordato le iniziative prese dal suo Dipartimento per sostenere il plurilinguismo. Le discussioni si sono poi trasferite sull’attualità, inclusa la penuria energetica. Il consigliere federale ticinese “ha ribadito l’importanza della collaborazione fra Confederazione, Cantoni e industrie del settore per adottare le misure necessarie a garantire l’approvvigionamento, creare riserve, ridurre la dipendenza da gas e petrolio e rafforzare le energie rinnovabili nazionali”.

Rapporti con l’Italia
È pure stato affrontato il tema dei rapporti con l’Italia. “Le relazioni con Roma continuano ad essere buone e i due Paesi lavorano insieme alla risoluzione dei dossier aperti, fra cui il processo di ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. La prevista visita di Stato del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in Svizzera sarà inoltre un’occasione per meglio approfondire le diverse tematiche transfrontaliere di interesse per Confederazione e Cantoni”.

(Immagine: Twitter Ignazio Cassis)

Da www.ticinonews.ch

Riforma delle Autorità di protezione: in un video il dibattito pubblico promosso dal Dipartimento delle istituzioni  

Riforma delle Autorità di protezione: in un video il dibattito pubblico promosso dal Dipartimento delle istituzioni  

Comunicato stampa

Con il dibattito pubblico dello scorso 11 ottobre si è concluso il ciclo di incontri organizzato dal Dipartimento delle istituzioni in relazione alla riforma delle Autorità di protezione, tra gli oggetti in votazione popolare il prossimo 30 ottobre. Gli incontri coordinati dalla Divisione della giustizia hanno dapprima coinvolto tutti i Comuni ticinesi, competenti per il funzionamento delle attuali Autorità regionali di protezione, e in seguito le Autorità stesse con i membri e il personale, per poi giungere alla serata pubblica aperta alla popolazione.

Le serate informative organizzate dal Dipartimento delle istituzioni si sono svolte in un clima proficuo e costruttivo, permettendo di presentare e discutere i contenuti principali della riforma nel merito della quale il Popolo ticinese il 30 ottobre prossimo si determinerà sul principio del passaggio dalle attuali Autorità regionali di protezione, che fanno capo ai Comuni, alle nuove Preture di protezione, Tribunali cantonali. Gli incontri coordinati dalla Divisione della giustizia hanno quindi consentito di promuovere momenti di scambio e di condivisione. Un approccio partecipato che ha permeato questa importante riforma approvata dal Consiglio di Stato a fine del 2021 a seguito di un’ampia procedura di consultazione che ha coinvolto gli oltre 200 attori interessati dalla riorganizzazione e dal Parlamento nel corso del mese di giugno 2022.  
La riforma delle Autorità di protezione con l’istituzione delle nuove Preture di protezione, Autorità giudiziarie cantonali, s’inserisce nella nostra società in continua evoluzione, per la quale le Istituzioni devono adeguarsi ai bisogni della cittadinanza. Una riforma sulla quale il Parlamento si chinerà in relazione agli aspetti organizzativi e procedurali a seguito della decisione popolare, tesa infine a migliorare la risposta dello Stato in favore delle fasce più fragili della popolazione.  
Il video del dibattito pubblico dell’11 ottobre 2022 trasmesso in diretta streaming è visibile al seguente link: https://youtu.be/9ydL4VnUw6kb  

Per maggior dettagli sulla votazione popolare relativa alla votazione popolare del 30 ottobre 2022 vertente anche sulla riforma delle Autorità di protezione si rimanda al rispettivo link della Cancelleria dello Stato.

La Lega ratifica all’unanimità l’alleanza con i democentristi

La Lega ratifica all’unanimità l’alleanza con i democentristi

Governo: ratificate le candidature dei due consiglieri di Stato uscenti e del capogruppo. Parlamento: non si ripresentano Michele Foletti ed Enea Petrini
Il movimento approva l’accordo con l’Udc per la corsa al Consiglio di Stato e ratifica la terza candidatura (Boris Bignasca). 

L’Assemblea della Lega dei Ticinesi benedice l’alleanza con l’Udc e dice quindi sì alla lista unica nella corsa per il Consiglio di Stato alle elezioni cantonali del prossimo aprile (due liste distinte invece per il parlamento). Il movimento di via Monte Boglia schiererà i ministri uscenti Norman Gobbi e Claudio Zali. Nonché l’attuale capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca. Anche se c’è chi ha sollevato la questione della rappresentanza regionale e chi avrebbe preferito una candidatura femminile per il terzo posto in squadra. Nei giorni scorsi Bignasca, figlio dell’artefice del movimento Giuliano, deceduto nel 2013, si era messo a disposizione. La sua candidatura è stata ratificata. Come da intesa, gli altri due nomi della lista saranno quelli dell’Udc: con il presidente cantonale Piero Marchesi, potrebbe esserci Paolo Pamini, granconsigliere, o Tiziano Galeazzi, municipale di Lugano e anche lui deputato.

Un’ottantina i partecipanti
È l’esito dei lavori– a porte chiuse– dell’Assemblea della Lega tenutasi nel tardo pomeriggio di ieri al Centro cantonale della Protezione civile a Rivera. Diversi i presenti alla seduta dell’organo del quale fanno parte i consiglieri di Stato, i deputati federali e al parlamento cantonale, i membri fondatori, quelli onorari e i municipali. Erano in un’ottantina, tra cui trentuno nuovi candidati al Gran Consiglio (senza diritto di voto). Primo punto del programma: l’accordo elettorale con l’Udc, la premessa per affrontare e decidere il resto dei temi all’ordine del giorno. Accordo che è stato approvato praticamente all’unanimità (un’astensione). La discussione non è mancata sull’opportunità o meno dell’alleanza. Alla fine però ha prevalso il pragmatismo. L’alleanza con i democentristi, stretta peraltro anche nella tornata del 2019, sarebbe d’altronde l’unica possibilità per cercare di mantenere i due seggi in Consiglio di Stato, quantunque, e non è un mistero, ci sia in via Monte Boglia preoccupazione per la riconferma di Zali, considerate le ambizioni di Marchesi.

Quei punti dell’accordo
L’accordo, spiega ai giornalisti la vicecapogruppo in Gran Consiglio e portavoce Sabrina Aldi, riguarda non solo il rinnovo dei poteri cantonali nel 2023 ma anche le elezioni federali nell’ottobre dello stesso anno. Concretamente? «Liste congiunte per il Consiglio nazionale. Lista unica per il Consiglio degli Stati con un solo candidato (leggi il democentrista Marco Chiesa, ndr), ma con la facoltà – precisa Aldi – di ridiscutere con l’Udc quest’ultimo aspetto qualora alle ‘cantonali’ uno dei due consiglieri di Stato uscenti non venga rieletto». In altre parole: o corsa solitaria di Chiesa oppure (forse) in tandem con il leghista non rieletto ad aprile. Forse. Perché se del caso i due partiti ne discuteranno. Altro punto dell’accordo. «È stato preso un impegno generico da parte dei membri dei due partiti – afferma Aldi – di non muoversi attacchi personali». L’obiettivo «non può e non deve essere quello di attaccarci reciprocamente, l’obiettivo – dichiara alla ‘Regione Norman Gobbi – è quello, insieme, di attaccare politicamente le posizioni di coloro che vogliono indebolire questo Paese. Oggi più che mai dobbiamo portare avanti anche i seguenti temi: sovranità, indipendenza e neutralità». Lega e Udc «devono pertanto lavorare uniti», sottolinea Gobbi, fra i negoziatori dell’accordo: «È stato un percorso tortuoso, ma stasera (ieri sera, ndr) ne siamo arrivati a una». E ancora: «L’auspicio dell’Assemblea è che l’intesa con l’Udc valga anche per le prossime elezioni comunali, presentando dove possibile liste uniche per i municipi».

Marchesi: finalmente ci si potrà concentrare sulla campagna elettorale
Toccherà ora all’Udc, al suo Comitato cantonale per la precisione, pronunciarsi sull’accordo. «Per il momento – dice il presidente Piero Marchesi, da noi interpellato – non abbiamo fissato alcuna data, verosimilmente ci riuniremo nella seconda settimana di novembre, quando al Comitato cantonale sottoporremo per ratifica anche i nomi dei due nostri candidati sulla lista unica». E uno dei due sarà lo stesso Marchesi, che nelle scorse settimane in un’intervista alla ‘Regione’ ha annunciato la propria discesa in campo. Nel frattempo la Lega ha sottoscritto l’accordo elettorale con i democentristi… «all’unanimità, salvo un’astensione», rileva soddisfatto Marchesi. Che aggiunge: «Da mesi l’Udc sostiene che ci vuole un accordo. Poi durante le trattative sono stati messi alcuni paletti, alcune virgole. Ma va bene. Ora il sì massiccio della Lega all’intesa mi fa piacere. Finalmente ci si potrà concentrare sulla campagna elettorale». Si attende intanto l’esito della riunione del Comitato democentrista.

Il sindaco di Lugano: oggi in parlamento è tutti contro tutti
Tornando in casa Lega, l’Assemblea ha inoltre ratificato la lista per il Gran Consiglio. Ottantuno finora gli aspiranti deputati. Il Consiglio esecutivo del movimento è stato incaricato di trovare i restanti nove per completare la compagine. Degli ottantuno in corsa, dodici sono municipali, quindici coloro che ci riprovano mentre trentasei si candidano per la prima volta. Dei diciotto componenti l’attuale gruppo parlamentare, non si ripresenteranno in due. Uno è Michele Foletti, sindaco di Lugano, di tutti i granconsiglieri in carica è quello con più anni di presenza nell’emiciclo di Palazzo delle Orsoline: dal 1995 siede infatti nel Legislativo cantonale, del quale è stato anche presidente. È stato pure capogruppo e per diversi anni nella commissione ‘Gestione e finanze’. L’altro deputato della Lega che non si ricandiderà è Enea Petrini, membro della commissione ‘Giustizia e diritti’. Petrini è in parlamento dal novembre 2017. «Questi ultimi anni in Gran Consiglio li ho vissuti male, non c’è più un clima costruttivo», osserva Michele Foletti, avvicinato dalla ‘Regione’: «Quando per esempio c’era Alex Farinelli (attualmente consigliere nazionale, ndr) come capogruppo del Plr, abbiamo portato a casa due riforme fiscali e la manovra di rientro del 2016. Ora è tutti contro tutti».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 ottobre 2022 de La Regione

****

Lega-UDC, «alla fine ha prevalso il pragmatismo»
Dopo lunghe discussioni (e pure qualche frecciatina), la Lega ha detto sì all’alleanza con l’UDC
Gobbi: «Questa è la formulazione dell’accordo che, magari non è perfetta, però accontenta tutti»
Marchesi: «Confido che il Comitato dell’UDC dia seguito a questa decisione»

Alla fine è passata la linea del pragmatismo. Della «realpolitik». Dopo lunghe discussioni (e pure qualche frecciatina), alla fine la Lega dei ticinesi ha detto sì all’alleanza con l’UDC per le elezioni cantonali del prossimo aprile. Un sì sancito dall’assemblea del Movimento di via Monte Boglia che, per la prima volta nella sua storia, è stata chiamata a un esercizio democratico di questo tipo. Ora, va detto, la palla passa al Comitato cantonale dei democentristi, il quale dovrebbe approvare l’accordo con i «cugini» leghisti verso la metà del prossimo mese.

Che cosa prevede l’alleanza?
I «punti forti» all’ordine del giorno, durante l’assemblea svoltasi a porte chiuse, erano essenzialmente due: l’accordo con l’UDC (per le cantonali, ma con uno sguardo pure alle federali e alle comunali) e la terza candidatura nella lista per il Consiglio di Stato. Il primo punto è stato accolto all’unanimità dall’assemblea, fatta eccezione per l’astensione di un diretto interessato: il consigliere di Stato Claudio Zali. L’accordo con i democentristi, in sostanza, prevede una lista unica in corsa per l’Esecutivo cantonale, formata da tre leghisti e due democentristi. Ma oltre a ciò (e questo era il primo elemento di discordia), l’intesa prevede pure che, nel caso in cui uno dei due consiglieri di Stato uscenti della Lega non dovesse essere rieletto, i due partiti torneranno a sedersi al tavolo per ridiscutere l’accordo in vista delle elezioni federali. E questo perché, così facendo, la Lega si riserva la possibilità di candidare un suo esponente nella corsa per la Camera alta. Se, invece, sia Gobbi che Zali fossero riconfermati, allora l’intesa prevede che per il Consiglio agli Stati sia candidato l’uscente Marco Chiesa su una lista unica Lega-UDC. Sempre riguardo alle elezioni federali, viene confermata la lista congiunta per il Consiglio nazionale. Resta poi il secondo elemento di discordia, ossia la seconda ‘‘clausola’’ dell’accordo. Essa, in sintesi, prevede che i membri dei due partiti s’impegnino – in una sorta di codice di comportamento – a non attaccarsi personalmente. Sì, quindi, all’opposizione in Gran Consiglio. Ma no agli attacchi diretti e personali. L’assemblea ha inoltre già ratificato 81 candidati (su 90) per il Gran Consiglio, dando delega al Consiglio Esecutivo del partito di completare la lista con gli ultimi 9 candidati. Si ripresenteranno tutti gli uscenti, fatta eccezione per il sindaco di Lugano Michele Foletti ed Enea Petrini, in Parlamento dal 2017. Infine, l’assemblea ha pure ratificato il terzo nome sulla lista per il Governo. In corsa, assieme ai due uscenti, ci sarà (senza sorprese) Boris Bignasca. Durante la discussione, alcuni hanno chiesto la presenza in lista di un momò, oppure di una donna. Anche in questo caso, però, è passata la linea del pragmatismo, mettendo in lista un nome di spicco che si identifica con la storia del Movimento.

Soddisfazione
Parecchia soddisfazione per il risultato ottenuto l’ha espressa, da noi interpellato a fine serata, il consigliere di Stato Norman Gobbi: «Al di là delle differenze d’opinione su alcuni temi, ciò che conta è l’obiettivo strategico dell’alleanza: ribadire che questo Paese deve rimanere libero, indipendente e neutrale. E naturalmente pure confermare che la destra in Ticino è presente. Con l’auspicio della Lega di confermare i due uscenti». Ha quindi vinto la linea del pragmatismo? «Si tratta di punti di incontro che occorre trovare», risponde Gobbi. «Da parte loro c’erano delle richieste, così come da parte nostra. E questa è la formulazione dell’accordo che, magari non è perfetta, però accontenta tutti». Dal canto suo, la vicecapogruppo e portavoce del Movimento Sabrina Aldi parla anch’essa di realpolitik: «Alla fine ha prevalso il pragmatismo», commenta al CdT. «Ossia la volontà di avere in Ticino una destra forte che possa mantenere i due seggi in Governo».

I prossimi passi
A questo punto, come detto, tocca all’UDC confermare a sua volta l’intesa. Lo stesso accordo approvato dalla Lega sarà dunque sottoposto al Comitato cantonale democentrista che, come ci spiega il consigliere nazionale Piero Marchesi, «dovrebbe verosimilmente tenersi nella prima metà di novembre». Lo stesso Marchesi, sull’accordo approvato dal Movimento di via Monte Boglia, si dice contento: «Mi rallegro del fatto che, praticamente all’unanimità, l’accordo sia stato approvato dalla Lega. Ciò dimostra che, al di là di qualche mal dipancia, quando si tratta decidere, da una parte come dall’altra, siamo pragmatici. Confido che il Comitato dell’UDC darà seguito a quanto deciso dalla Lega». Anche perché, chiosa Marchesi, «l’accordo è nell’interesse di entrambi i partiti e soprattutto del centro destra». Lo stesso comitato che deciderà dell’alleanza con la Lega, va detto, sarà pure chiamato a decidere i due nomi che l’UDC metterà in campo per la corsa al Consiglio di Stato. Ad oggi, sono tre le persone che si sono messe a disposizione: Piero Marchesi, Paolo Pamini e Tiziano Galeazzi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 24 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

****

Lega: alleanza con UDC e Boris Bignasca in lista
Queste le decisioni principali prese dall’Assemblea della Lega dei ticinesi, riunita domenica a Rivera

Alleanza con l’UDC per il Consiglio di Stato e il capogruppo Boris Bignasca in lista con gli uscenti Norman Gobbi e Claudio Zali. Queste le decisioni principali prese dall’Assemblea della Lega dei ticinesi, riunita domenica a Rivera a porte chiuse.
Un appuntamento importante sotto più punti di vista. Prima di tutto in ottica elezioni cantonali del prossimo aprile. E poi c’è una novità interna non indifferente per un Movimento come la Lega: l’Assemblea appunto, il confronto allargato, un esercizio di democrazia interna finora negletto. È la prima volta che questo accade.
In merito alla decisione sul nome di Boris Bignasca “magari qualcuno avrebbe preferito avere una componente femminile piuttosto che una componente regionale però, alla fine, il Consiglio direttivo ha spiegato che la volontà era quella di candidare un profilo forte e questa è stata la decisione”, ha spiegato alle telecamere della RSI Sabrina Aldi, granconsigliera leghista e portavoce del Consiglio esecutivo.
Sull’alleanza con l’UDC, sempre Sabrina Aldi, ha spiegato che “alla fine ha prevalso il pragmatismo e quindi” la proposta “è stata accolta positivamente, praticamente all’unanimità dall’Assemblea. La volontà che è emersa oggi è quella comunque di correre con l’UDC per avere una destra forte”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lega-alleanza-con-UDC-e-Boris-Bignasca-in-lista-15729208.html

Da wwww.rsi.ch/news

****

Sì all’accordo elettorale con l’UDC

L’assemblea del partito di via Monte Boglia ha approvato l’accordo con l’Udc e i candidati in Gran Consiglio; accanto agli uscenti Gobbi e Zali sarà schierato Boris Bignasca.
La Lega dei Ticinesi si è riunita questa sera a Rivera per l’assemblea straordinaria (con un’ottantina di presenti, di cui 48 con diritto di voto). I soci presenti hanno approvato l’accordo elettorale con l’Udc Ticino e i candidati leghisti al Consiglio di Stato: accanto ai due uscenti Norman Gobbi e Claudio Zali, la Lega schiera il capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca.
I presenti hanno poi ratificato le candidature sin qui raccolte per il Gran Consiglio (81 nominativi su 90), demandando al Consiglio esecutivo della Lega il completamento delle liste.

https://www.ticinonews.ch/ticino/si-allaccordo-elettorale-con-ludc-369026

Meno annegamenti nel Ceresio, nel Verbano e nei nostri fiumi

Meno annegamenti nel Ceresio, nel Verbano e nei nostri fiumi

Norman Gobbi commenta in modo positivo la campagna di prevenzione 2022 di Acque sicure

La stagione turistica estiva è terminata. Tempo di bilanci. Anche sul fronte della sicurezza. Per questo il Dipartimento delle istituzioni ha presentato i risultati della sua campagna di prevenzione e di sensibilizzazione “Acque sicure”. “Il caldo dei mesi estivi – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ha favorito una forte presenza di ticinesi e di turisti sulle rive del Ceresio, del Verbano, dei fiumi Maggia e Verzasca e ai bordi di tutti i corsi d’acqua del nostro territorio. Una ricerca di refrigerio, ma anche occasioni di sport, come quelli praticati in particolare nei torrenti della Riviera e della Leventina dai molti canyonisti che giungono dalla Svizzera interna e dall’estero, attratti dalla bellezza di questi fiumi, che scendono a precipizio dalle nostre vallate laterali. Poter godere della meravigliosa natura che abbiamo in Ticino è un piacere e proprio per questo occorre sempre attirare l’attenzione anche sui pericoli che si possono incontrare. Da qui l’impegno del Dipartimento delle istituzioni nel lavoro di sensibilizzazione e di prevenzione, in collaborazione con la commissione cantonale Acque sicure. Un’attività che anno dopo anno, proprio grazie ai nostri partner, definisce strategie di prevenzione sempre più mirate”.

Quale bilancio traccia in questo 2022 sulla campagna Acque sicure? “Sostanzialmente positivo, per la mole di lavoro svolto e per l’andamento in generale degli incidenti”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Di fronte a una massiccia presenza di persone nei laghi, sui fiumi, ma anche nelle piscine pubbliche e private, abbiamo avuto meno annegamenti rispetto allo scorso anno. Certo, ogni morto è una disgrazia che tutti vorremmo evitare e quindi le sei vittime registrate quest’anno (a fronte delle 9 avvenute nel 2021) ci devono lanciare il messaggio di proseguire nella prevenzione e nella sensibilizzazione. Solo il richiamo puntuale alla prudenza e la messa in guardia sui pericoli faranno in modo che gli incidenti calino di conseguenza”, afferma Norman Gobbi.

Un dato risalta in modo rilevante al termine di questa stagione estiva: in Svizzera vi è stato un forte aumento di annegamenti (da 35 nel 2021 a 60 quest’anno e la cifra non è ancora definitiva). “Il Ticino, come abbiamo visto, è per fortuna in controtendenza. Potremmo quindi dedurre che la campagna Acque sicure abbia dato un esito positivo. Interpretiamo questo dato favorevolmente, coscienti però, come detto, che non possiamo mai abbassare la guardia. E proprio in questo senso la commissione cantonale Acque sicure, che ringrazio per il lavoro che svolge in collaborazione con il DI, è già proiettata nel 2023, cercando di analizzare le cause degli incidenti avvenuti quest’anno per proporre misure e lanciare messaggi preventivi sempre meglio mirati. Come, per esempio, il rafforzamento della collaborazione con i Comuni, già messo in campo quest’anno. Una collaborazione che a Lugano ha sortito l’ottimo risultato di avere zero annegamenti alla Foce del Cassarate, dopo i 2 morti del 2021”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.