Premiate le forze politiche vicine ai cittadini

Premiate le forze politiche vicine ai cittadini

Commento sulle elezioni italiane apparso su Ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta l’esito delle elezioni italiane. “Modo di proporsi che terrò in considerazione”

Il risultato del voto italiano ha premiato il Movimento 5 Stelle e la Lega, con il partito di Matteo Salvini che, all’interno della sua coalizione, ha addirittura sorpassato Forza Italia contro ogni previsione. Il candidato alla presidenze della Regione Lombardia Attilio Fontana, inoltre, ha nettamente staccato il rivale Gori del centrosinistra alle regionali .

Ancora non si sa chi sarà il premier e se e come potrà governare, ma il risultato è stato salutato favorevolmente da Norman Gobbi, amico di vecchia data del leader dell’ex Carroccio. Ticinonews lo ha dunque contattato per un commento sul voto italiano.

“I risultati delle elezioni italiane dimostrano che le forze politiche che sono più vicine ai cittadini hanno vinto: penso alla Lega che è cresciuta dal 4 al 18% (superando Forza Italia e avvicinandosi al PD) e al Movimento 5 Stelle che si attesta sul 32%”, ha spiegato il consigliere di Stato ticinese.

“Un cittadino su due ha dato piena fiducia a uno di questi due movimenti, che più degli altri hanno dimostrato di sapersi adeguare alle mutate aspettative e ai bisogni reali della popolazione. E ciò, grazie alla volontà di stare vicini alla gente, di comunicare con loro attraverso i social media e presenziando in tutte le piazze d’Italia”.

Secondo Gobbi “proprio il dialogo costante ha convinto Matteo Salvini che fosse finalmente giunto il momento per la Lega di espandersi su tutto il territorio nazionale”. Una decisione che “ha richiesto un importante cambiamento del modo di proporsi prima di muoversi alla ricerca di consensi nelle varie regioni”.

“Durante la campagna elettorale i segnali sono stati spesso positivi e il voto di ieri, con ottimi risultati in tutte le regioni del Nord e anche in quelle del Centro, è stato la conferma della percezione di Salvini e della sua abilità politica. Il successo è completato dalla posizione di netto vantaggio nella corsa alla guida della Regione Lombardia del candidato leghista del centrodestra Attilio Fontana, di recente incontrato a Lugano”.

“Sono particolarmente felice per il successo degli amici della Lega Nord (oggi semplicemente Lega), con i quali esiste un solido rapporto di amicizia e una proficua collaborazione – ha concluso Gobbi – Sono riusciti a diffondere i loro valori in modo vincente su tutto il territorio nazionale, assumendo la leadership all’interno della coalizione di centrodestra. Un modo di proporsi che terrò in considerazione per i prossimi appuntamenti elettorali”.

Vita dura per i criminali

Vita dura per i criminali

Doppio successo per la Polizia cantonale

Negli ultimi giorni la Polizia cantonale ha ottenuto due importanti successi operativi che hanno portato all’arresto di pericolosi malviventi attivi a livello internazionale. Nel corso di due distinte operazioni, sono stati fermati prima a Lugano quattro rapinatori di una pericolosa banda di ex militari dei Balcani e poi a Chiasso altri 5 ladri provenienti dal Sud Italia (ulteriori 7 delinquenti sono stati fermati su territorio italiano).

Questi arresti sono stati resi possibili grazie alla pianificazione e alla coordinazione della Polizia cantonale nonché al clima di collaborazione da me favorito instauratosi in questi anni tra i partner della sicurezza cantonale: nei casi specifici con la Polizia comunale di Lugano, la Polizia comunale di Chiasso e le Guardie di confine, coadiuvati dalle autorità di polizia svizzere, in particolare del Canton Zurigo, e da quelle della vicina penisola.

Sgominate due pericolose bande di criminali internazionali
Nel primo caso si è trattato del tentativo di rapina portato avanti dalla banda denominata “Pink Panthers”, conosciuta per le rapine perpetrate nelle gioiellerie di tutto il mondo. È stata fermata quando l’attacco al negozio di gioielli di Lugano stava iniziando. Tutti i malviventi sono stati arrestati e sono state sequestrate armi cariche a dimostrazione della pericolosità e determinazione dei rapinatori, che avrebbero agito nel giro di pochi minuti nel pieno centro cittadino.

Nel secondo caso si è trattato del tentativo di un furto con scasso con bottino ingente pianificato da una banda di ladri specializzata che ha preso di mira una ditta attiva nella logistica di valori. La banda ha cercato di introdursi nell’edificio per sottrarre dal caveau denaro e preziosi, con l’intenzione di creare una via d’accesso alla ditta. In questo caso, sotto sequestro è finito anche il materiale usato, quale una carotatrice in grado di bucare le pareti e dei sistemi informatici atti a neutralizzare il segnale d’allarme dell’azienda e addirittura la possibilità di collegamenti telefonici. I componenti della banda sono stati arrestati quando ancora si trovavano all’esterno dell’edificio.

Interventi sicuri e tempestivi
In entrambe le situazioni si è trattato di bande criminali altamente specializzate in colpi complessi con un importante valore in gioco. I rapinatori hanno preparato minuziosamente i loro attacchi criminali, utilizzando sofisticati mezzi e tecnologie d’avanguardia. Nelle due operazioni le forze dell’ordine hanno impiegato un numero proporzionato di agenti che hanno operato in sicurezza, bloccando tutti i malviventi senza ferimenti, seppure i criminali abbiano cercato di fuggire. Il buon risultato dimostra che è stato svolto un lavoro di elevata qualità e professionalità, in contesti impegnativi e non esenti da rischi. La collaborazione con altre forze dell’ordine svizzere e italiane ha inoltre permesso di operare con un grado di prontezza tale da scongiurare minacce per i cittadini.

Più sicurezza con le indagini preventive
La possibilità di svolgere delle indagini preventive risulta sempre più efficace grazie alle collaborazioni transfrontaliere e internazionali ormai consolidate, e fondamentali nella raccolta di tutte le informazioni indispensabili per preparare al meglio degli interventi impegnativi come quelli indicati in precedenza.

Quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono particolarmente fiero dei brillanti risultati raggiunti dalla Polizia cantonale e in senso più ampio dalle forze dell’ordine ticinesi e federali a distanza di pochi giorni. Si è trattato di un utile banco di prova nella lotta a bande criminali internazionali. Questo successo mi consente di dire che possediamo le competenze necessarie per rispondere ai pericoli che possono presentarsi in Ticino. E’ stato dimostrato che il nostro Cantone non è territorio di conquista, bensì un territorio dove sappiamo lavorare bene per la sicurezza di tutti i cittadini.

Un vessillo per le Strutture carcerarie cantonali

Un vessillo per le Strutture carcerarie cantonali

Ieri a Bellinzona il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e dal Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha presentato il vessillo delle Strutture carcerarie cantonali. L’evento, organizzato nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona, ha visto l’adesione di un pubblico composto da esponenti del mondo politico e giudiziario cantonale.

Nel nuovo stendardo, lo stemma del Canton Ticino è posato su due spade incrociate, simbolo della difesa, funzione cardine che la società affida al proprio sistema penitenziario, unitamente a quella della risocializzazione.

Nel proprio intervento, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato l’importanza del ruolo svolto dal personale delle strutture carcerarie cantonali, in un settore che vede toccate le dimensioni fondamentali della vita umana, e ha spiegato l’opportunità di riconoscere sempre e di nuovo il ruolo sociale di questa istituzione, anche attraverso una adeguata veste grafica.

Il Direttore delle Strutture carcerarie ha ribadito da parte sua l’importanza, per i collaboratori delle SCC, di riconoscersi in valori quali la correttezza, la responsabilità e il coinvolgimento, che trovano la loro consacrazione in qualcosa di altamente simbolico, come lo può essere un vessillo.

Al termine dei saluti ufficiali, è stata data la parola a Padre Michele Ravetta, dall’ottobre 2010 nominato da Monsignor Vescovo Cappellano del Penitenziario cantonale “La Stampa”, che ha impartito la benedizione alla nuova bandiera.

A partire da subito il nuovo vessillo sarà esposto all’interno dello stabile La Farera a Cadro e utilizzato in occasione di eventi ufficiali come la cerimonia di Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi degli agenti di custodia e della scuola di polizia in programma il 17 marzo 2018.

Nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio del registro di commercio

Nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio del registro di commercio

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha nominato il Signor Andrea Porrini quale nuovo Capo dell’Ufficio del registro di commercio di Biasca.

Nato nel 1987 a Locarno, Andrea Porrini è cresciuto a Losone e nel 2013 ha conseguito il master in diritto presso l’università di Zurigo. Al termine degli studi universitari ha svolto la pratica legale seguita da quella notarile, che lo ha portato nel 2016 all’Ufficio del registro di commercio di Biasca, dopo aver ottenuto la patente di avvocato. Al termine del 2016 egli ha inoltre conseguito il certificato di capacità all’esercizio del notariato. Il signor Porrini è alle dipendenze dell’Ufficio del registro di commercio da quasi due anni, ciò che gli ha permesso di maturare esperienza e conoscenza del settore, in particolare affiancando la Capoufficio Sonia Cereghetti e tutto il personale dell’Ufficio. Dal mese di ottobre del 2017 egli rappresenta inoltre il Canton Ticino all’interno del Comitato della Conferenza delle autorità cantonali del registro di commercio.

In qualità di responsabile dell’Ufficio del registro di commercio, il Signor Porrini dovrà continuare a garantire l’adempimento degli importanti compiti attribuiti all’Ufficio, che negli ultimi anni è stato confrontato con diversi cambiamenti, primo fra tutti il trasferimento fisico, avvenuto nel 2013, da Lugano a Biasca, che costituisce un ottimo esempio di valorizzazione delle regioni periferiche cantonali, con una decina di posti di lavoro dell’Amministrazione cantonale portati nel Distretto di Riviera. In questo contesto, si rimarca come l’Ufficio sia parte integrante della riorganizzazione del settore registri, approvata dal Governo lo scorso luglio e attualmente al vaglio del Parlamento, che prevede avantutto la creazione della Sezione dei registri, cui l’Ufficio del registro di commercio sarà subordinato, unitamente agli Uffici dei registri, all’Ufficio del registro fondiario federale e alla futura Autorità LAFE di I. istanza. L’obiettivo, in generale, è quello di accrescere l’efficacia organizzativa del settore, compiendo un salto di qualità a tutti i livelli.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine a Sonia Cereghetti per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua esperienza presso l’Ufficio del registro di commercio e per rivolgerle i migliori auguri per la sua nuova funzione all’interno del Dipartimento delle istituzioni, quale referente in ambito informatico della Divisione della giustizia, formulando altresì i propri auguri ad Andrea Porrini per questa nuova sfida professionale all’interno dell’Amministrazione cantonale.

 

Chiasso, sventato il colpo al caveau

Chiasso, sventato il colpo al caveau

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 26 febbraio 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10182776

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 27 febbraio 2018 de La Regione

Organizzati e professionisti
Quella sgominata nella notte a Chiasso «è una banda organizzata e di professionisti specializzata in furti con la tecnica comunemente definita ‘del buco’. Una tecnica che presuppone l’utilizzo di materiale abbastanza specifico».
Con il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli entriamo nei dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto di 12 persone. Sotto sequestro «è finita una carotatrice che permette di bucare anche pareti in cemento armato – continua Pizolli –.
Per introdursi in ditte come quella a cui hanno mirato, devono entrare in considerazione anche dei sistemi di sicurezza superiori alla media, tra questi anche la fattura dello stabile». L’azione dei malviventi «era prevista sull’arco di qualche ora». Un lasso di tempo durante il quale avrebbero creato un foro sufficientemente grande per permettere l’ingresso di una persona, che si sarebbe occupata di svuotare il caveau. Per riuscire nel loro intento, nella serata di domenica i malviventi «hanno piazzato sul tetto dello stabile adiacente un’apparecchiatura per inibire l’entrata in funzione del sistema di allarme». La stessa è stata recuperata in mattinata con il supporto dei pompieri di Chiasso. Avuta la certezza del colpo imminente – «l’azione preventiva e lo scambio di informazioni con le autorità italiane e in particolare con i Carabinieri di Cerignola, Abbiategrasso e Como ci ha permesso di essere sufficientemente pronti al momento giusto» –, il dispositivo, coordinato dalla Polizia cantonale e composto da diverse decine di agenti, è entrato in funzione intorno alle 2 del mattino. «Le persone sono state bloccate in maniera incruenta, nessuno si è fatto male – precisa ancora Pizolli –. Non si può dire che i fermati si siano consegnati alla Polizia: hanno infatti cercato di evitare il fermo, ma non hanno potuto sottrarsi». Durante l’operazione «non sono state utilizzate armi da fuoco». I colpi uditi e segnalati da diverse persone potrebbero essere riconducibili, ma la polizia preferisce non fornire dettagli in merito, a petardi stordenti. Il fatto certo, conclude Renato Pizolli, è che quelli sventati nella notte «non sono atti preparatori: queste persone stavano commettendo un reato: il materiale che abbiamo recuperato sul tetto è stato montato per un motivo».

Un ottimo banco di prova
La settimana scorsa a Lugano sono finiti in manette quattro componenti delle ‘Pink Panthers’ pronti a rapinare una gioielleria. Ieri tra Chiasso e la Lombardia sono state arrestate 12 persone che hanno pianificato un’azione criminale in Ticino. «È la dimostrazione che le forze dell’ordine hanno un grado di preparazione sufficiente per rispondere anche a minacce di una certa gravità», è il commento del portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli. Oltre allo scambio di informazioni, le due operazioni hanno avuto esito positivo «anche grazie alla collaborazione con le altre forze dell’ordine in campo – conclude Pizolli –. Questo permette di operare con un numero sufficiente di persone e di essere preparati per rispondere a questo tipo di minacce. Un ottimo banco di prova per il nostro operato».

Prevenzione: strumenti moderni

Prevenzione: strumenti moderni

Modifica alla Legge sulla polizia

Dopo un lungo lavoro preparatorio e un’estesa fase di consultazione, il mio Dipartimento ha presentato pubblicamente il primo pacchetto di modifiche alla Legge sulla polizia, che è stata completamente rivista per l’ultima volta nel lontano 1989.

L’evoluzione della società e le nuove minacce, ma anche le nuove esigenze di operatività quotidiana, chiedono alla polizia degli interventi che trent’anni fa non erano nemmeno immaginabili e per i quali è richiesto un approccio sensibile e delicato. Penso ad esempio alle innumerevoli chiamate per far rispettare le decisioni dell’autorità riguardo al diritto di visita ed ai rapporti genitori-figli. La nostra società è sempre più fragile: da una parte chiede maggiore libertà ma poi, invece di responsabilizzarsi, sollecita e pretende più aiuti dalle istituzioni.

Per questo motivo, ritengo necessario un ammodernamento delle norme vigenti per colmare le lacune legislative nel frattempo emerse, prendendo spunto dalle esperienze maturate anche in altri Cantoni.
Ecco quindi il bisogno di un primo adattamento della Legge in vista di una sua futura revisione totale. Gli articoli modificati sono quelli che permettono di rispondere alle aspettative, ma anche di mantenere efficace il lavoro fondamentale di prevenzione.
Di seguito riprendo i tre punti principali della revisione.

La custodia di polizia
È una misura coercitiva della durata massima di 24 ore che comporta la privazione temporanea della libertà alle persone che costituiscono un imminente pericolo per l’integrità fisica o psichica propria o di terzi. Permette cioè di custodire e proteggere una persona in assenza di reato e di tutelare quindi la sicurezza pubblica, colmando una lacuna della legge. Per citare dei casi concreti, si pensi alle persone con uno scompenso psichico, a quelle che manifestano la volontà di suicidio, a persone in grave stato di ubriachezza e così via. Questa decisione spetterà ad un ufficiale della Polizia cantonale; la norma non ha come scopo la repressione, bensì la prevenzione e una forma di protezione. Quali soluzioni logistiche per la custodia si pensa alle celle di fermo delle strutture di polizia, mentre per i minorenni dei locali più adatti alla loro giovane età.

La trattenuta e la consegna di minorenni
Consiste in una misura simile alla precedente, ma pensata per gli adolescenti che devono essere riconsegnati alla famiglia o alle autorità di protezione dei minori. Si rende necessaria, ad esempio, per  ritrovamenti di minori fuggiti da casa o da strutture d’accoglienza, per minorenni che a causa dell’abuso di alcool o di altre sostanze non sono più in grado di gestirsi correttamente. Lo scopo è la tutela della salute e dell’incolumità del giovane in un momento di difficoltà.

Le indagini preventive di polizia
Le nuove misure consentono l’inizio dei lavori d’indagine con maggiore anticipo, prima cioè che il reato vero e proprio venga commesso. Affinché la Polizia cantonale possa assolvere con efficacia i propri compiti, al fine di prevenire ed impedire la commissione di reati, occorre fornirle strumenti d’inchiesta preventivi, quali: monitoraggio ed osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata, sorveglianza discreta. Si tratta ad esempio di attività, come quelle su internet, sui social media o altri canali di comunicazione. L’obiettivo è quello di raccogliere le informazioni per individuare situazioni potenzialmente criminose e scongiurare il concretizzarsi di un reato con anticipo. Non si vuole disporre di una libertà illimitata di indagare, bensì di una misura di prevenzione concordata tra Magistratura e l’autorità inquirente. Le basi legali in questo settore politicamente delicato sono state confermate dal Tribunale federale. Questo tipo di intervento non potrà durare più di un mese: qualora il caso richiedesse più tempo, dovrà essere espressamente autorizzato dal Ministero pubblico.

Il mio Dipartimento si impegna perciò nel modernizzare leggi ormai superate, per dotare la polizia di mezzi che le consentano di svolgere in modo incisivo il proprio lavoro e per allinearci a quanto già avvenuto negli altri Cantoni. Nel caso in questione, le modifiche consentiranno di incrementare la prevenzione di atti illeciti e di fornire al cittadino ticinese maggior sicurezza e protezione.

Un 2017 nel segno della professionalità per la Polizia cantonale

Un 2017 nel segno della professionalità per la Polizia cantonale

Nelle giornate di ieri e oggi, presso il Centro cantonale della protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. In apertura, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è complimentato con tutti i presenti per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo, e per i successi ottenuti dalla Polizia cantonale nel 2017, segnatamente nell’ambito di un maggiore e capillare presidio del territorio con diminuzione del numero di reati commessi e della notevole professionalità ed efficienza dimostrata a livello svizzero ed estero.

Il Comandante Matteo Cocchi ha in seguito ripercorso, a parole e immagini, quanto svolto durante lo scorso anno, e informato agenti, inquirenti e amministrativi sugli obiettivi che s’intendono raggiungere nel 2018. Nella sua retrospettiva lo stesso ha rievocato l’importanza di una visione a medio-lungo termine, in particolare nell’ambito dei progetti logistici e delle nuove tecnologie. Tra i diversi progetti portati avanti nel 2017 si è ricordata la realizzazione della nuova Centrale comune di allarme (CECAL), che sarà operativa a partire dal mese prossimo. La messa in funzione del nuovo stabile, il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse, segnerà il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale. Nel 2017 si è rilevata inoltre la diminuzione della pressione migratoria presso i confini cantonali, evoluzione che ha del resto permesso di agevolare il lavoro degli enti di sicurezza coinvolti nella gestione delle entrate illegali. Il Comandante ha pure ricordato il fondamentale apporto di ogni singolo componente del Corpo, senza il quale non si renderebbe possibile il raggiungimento di importanti risultati comuni.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato Maggiore, al tenente colonnello Flavio Varini a capo della Polizia giudiziaria e al tenente colonnello Decio Cavallini a capo della Gendarmeria, i quali hanno esposto ai presenti l’insieme delle attività del Corpo svolte nel 2017 proponendo, a supporto, delle retrospettive statistiche sui fatti di stretta competenza della Polizia cantonale. In questa circostanza, particolare accento è stato posto sugli adattamenti organizzativi, tra i quali l’allestimento dei nuovi organigrammi, validi dal 01.01.2018. Il personale è inoltre stato informato sui numerosi progetti che miglioreranno l’operatività grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie e sulle sfide alle quali sarà confrontato nell’immediato futuro.

 

 

Donne&Uomini: L’estetista che sceglie il carcere

Donne&Uomini: L’estetista che sceglie il carcere

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Dice addio a smalti e unghie per lanciarsi in una nuova avventura: essere una guardia di custodia alla Farera «Ero stufa della superficialità di alcuni clienti» – Sul rapporto con i detenuti è schietta: «Basta farsi rispettare»

L’agente di sicurezza, la camionista o ancora la boscaiola. Anche in Ticino sono sempre di più le donne che, in barba ai pregiudizi più datati, si cimentano con mestieri «da uomini». Nelle scorse puntate abbiamo incontrato l’ispettrice di cantieri Marika Beretta (vedi edizione del 28 novembre), la spazzacamina Jessica Kosky (22 dicembre), la camionista Monica Menegola (30 dicembre) e la vigilessa del fuoco Ottavia Gaggini (27 gennaio). Oggi il Corriere del Ticino dedica spazio a Selene Alcini, ex estetista ora guardia carceraria alla Farera.

Lasciare il lavoro da estetista per diventare una guardia carceraria. È la strabiliante storia di Selene Alcini, classe 1988, che da un giorno all’altro ha detto addio a trucchi e smalti per le unghie ed è diventata un’agente di custodia presso il carcere della Farera. Una scelta che Selene che ci racconta con voce chiara e frizzante mentre la incontriamo sul posto di lavoro dove, rigorosamente in divisa, unico indizio del suo passato sono le curatissime unghie nere. «C’è stato un momento in cui non riuscivo più a sopportare la superficialità di un certo tipo di clientela – ci spiega – allora ho deciso di cambiare e mi sono informata per quanto concerne la formazione in Polizia. E lì ho scoperto che c’era anche questa possibilità». A spingere la nostra interlocutrice verso questa professione non solo un carattere forte e deciso, ma anche una certa curiosità: «Alcuni miei amici si erano lanciati in Polizia ed era una scelta che mi solleticava. A differenza di loro però, non mi convinceva l’idea dell’arma. Quindi sono ben contenta che qui non portiamo la pistola».

Come ci racconta Selene, a caratterizzare il lavoro in carcere è anche il fatto che «si gestisce la persona. Non è un pronto intervento come per gli agenti di polizia. Qui, con il tempo, si conosce il detenuto e si sviluppa un rapporto di dialogo: c’è chi ti racconta che la moglie gli ha fatto visita, chi ti mostra la foto del bambino o ancora chi aspetta una lettera e ti chiede dei consigli. Alla fine, noi donne siamo impiegate nelle strutture carcerarie non solo per una questione pratica come lo spoglio delle detenute, ma anche per una questione emotiva. Non dimentichiamo che il detenuto uomo si confida molto più facilmente con una donna, le racconta di una problematica e, non da ultimo, manteniamo viva una propensione al dialogo che per una persona incarcerata da molto tempo tende ad affievolirsi». Soddisfatta della propria decisione, oggi Selene non ha dubbi: è stata la scelta giusta. Ma come hanno reagito parenti e marito di fronte ad una simile capriola? «I miei ex colleghi come pure i clienti non ci credevano. Anzi, ritenevano che semplicemente non fosse possibile perché questo è un mondo prettamente maschile. E devo dire che non ho ricevuto un gran sostegno da parte loro. Tutt’altra storia per quanto concerne i miei genitori che mi hanno sempre spinta a seguire l’istinto. Ecco, forse mio marito è rimasto un po’ scioccato – ride – diciamo che non è molto favorevole all’idea che io sia all’interno di una struttura chiusa, circondata da persone che stanno attraversando un periodo difficile». E per riuscire a conciliare vita professionale e vita privata, Selene ha delle regole ben precise: a separare i due mondi sono le mura della Farera. «Quando si esce da qui bisogna essere capaci di ‘’decomprimere’’ – ci spiega – evitare insomma di portarsi a casa il lavoro e viceversa: come entro nel carcere tutti i problemi di vita quotidiana restano fuori». Una separazione che viene facilitata anche dalle norme stesse della struttura dal momento che all’interno della Farera sono banditi telefonini e l’accesso a internet o ai social media. «Per otto ore siamo tagliati fuori dal flusso delle notizie e dei contatti – continua la nostra interlocutrice – e ammetto che all’inizio è stato abbastanza difficile perché sono sempre stata una persona molto attiva sui social. Ma è una questione di sicurezza e, dopo tre anni di lavoro alla Farera, posso dire di essermi abituata».

Superati i test fisici e psicologici d’entrata, per diventare guardia carceraria Selene ha seguito la scuola cantonale per agenti di custodia e al momento frequenta la formazione federale a Friburgo. E, proprio come tutti gli studenti, non si scappa alla tesi di laurea: «Mi piacerebbe approfondire il tema delle incarcerazioni di transessuali – racconta – un argomento di cui si parla ancora poco in Svizzera ma che esiste e che richiede un’attenzione particolare. Soprattutto per quanto concerne la gestione e l’integrazione di questi detenuti». Ma la lezione più importante, la nostra interlocutrice la vive tutti i giorni sulla propria pelle, a stretto contatto con i detenuti. E anche se giovanissima, porta con sé una valigia già piena di esperienze. «Non mi dimenticherò mai di quando, l’anno scorso, mi sono trovata confrontata con un acuto problema di salute di un detenuto – ci racconta – mi ricordo ancora di quando ho aperto la cella e ho capito cosa stava succedendo, trovandolo privo di sensi. Con i colleghi sono riuscita a rianimarlo ma poi, quando a qualche ora di distanza ripensi a quanto accaduto, ti stupisci della lucidità con la quale hai agito. Ed è merito della formazione. Ma non puoi sapere di essere pronto finché, effettivamente, non ti succede». Sollecitata sulle difficoltà di questo mestiere, la nostra interlocutrice non ha un attimo di esitazione: «Quando di fronte ti trovi un bambino». Come ci spiega Selene infatti, per legge le detenute donne hanno il diritto di tenere in carcere il figlio fino all’età di tre anni. «E ce ne sono – continua – ma mantenere le distanze con un bebè non è evidente. Chiaramente in questi casi si mettono a disposizione dei giochi nella cella e il necessario affinché il bimbo possa svilupparsi correttamente, ma non è facile. Non dimentichiamo che, anche se piccolissimi, imparano già tutto». Schietta e diretta, Selene è una persona con la quale ci si trova subito a proprio agio e, tra una chiacchiera e l’altra, ci si dimentica di essere in un carcere. Ma come reagiscono i detenuti quando, di fronte, si trovano una giovane ragazza? «Generalmente portano rispetto – assicura– l’importante è non lasciare mai che venga oltrepassato il limite. È basilare. Poi è chiaro che con i detenutisi instaura un rapporto perché loro hanno bisogno di parlare. L’importante è che sia un’apertura a senso unico: non devi mai raccontare qualcosa di te. Ognuno ha i suoi trucchi: c’è chi la butta sul ridere, chi risponde con un’altra domanda. Basta non rivelare mai dei dettagli personali». Senza infine dimenticare che «i detenuti sono persone – conclude Selene – come vedono che tu rispetti loro, loro rispettano te. Non lo nego, ci sono nazionalità che non concepiscono l’idea di ricevere ordini da una donna e in questi casi, piuttosto che forzare, semplicemente li si affida ad agenti uomini. Quando si parla di sicurezza non c’è spazio per questioni di genere».

Sia un leader e tiri il carro con i colleghi

Sia un leader e tiri il carro con i colleghi

Intervista apparsa nell’edizione di martedì 20 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Andrea Pagani rispecchia l’identikit del procuratore generale da lei tracciato?
«Starà a lui dimostrare con le azioni di disporre della leadership necessaria per guidare il Ministero pubblico.
Ritengo infatti importante che il ruolo di procuratore generale non sia meramente amministrativo. E quando parlo di leader non penso a un padre padrone, ma un profilo capace di indicare la direzione ai colleghi e a tirare il carro insieme a loro. La sfida principale, oltre che sul piano della conduzione, starà quindi nella capacità di convincere i propri collaboratori che è possibile lavorare in modo più coordinato e fissando delle priorità».

Quali sfide attendono il neoeletto?
«Innanzitutto si rendono vieppiù necessarie delle specializzazioni. E oggi ritengo che vi siano delle particolari necessità nell’ambito della lotta alla mala-economia. La tendenza, a livello giudiziario svizzero, vede i procuratori pubblici fungere da riferimento su determinate materie, come può essere il caporalato o la tratta di esseri umani – sul fronte del lavoro – o come detto sulla diseconomia che può rivelarsi essere l’anticamera del riciclaggio».

L’attuale pg John Noseda ha più volte rivendicato maggiori risorse per l’apparato giudiziario.
Quale approccio si attende da Pagani verso la politica e il suo Dipartimento?
«È sbagliato parlare solo di risorse. Queste sono la conseguenza di misure di tipo organizzativo e procedurale. Una struttura come la Procura, composta da oltre 100 persone, necessita dapprima di una visione d’insieme per semmai correggere quei comportamenti che nel recente passato hanno portato alle dimissioni di alcuni procuratori. Ho scritto un messaggio a Pagani, auspicando un incontro a breve per discutere delle sfide e delle aspettative reciproche, anche in termini legislativi».