“Rifletti” amplia i suoi… effetti

“Rifletti” amplia i suoi… effetti

Nell’intervista al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che potete leggere su questo sito, si parla in modo esteso di sicurezza. Ne fanno parte integrante anche le varie campagne di prevenzione che si stanno portando avanti con diffuso successo. E tra queste c’è anche “Rifletti”. Ne abbiamo già parlato in modo approfondito al momento del suo lancio, ma è solo di un paio di giorni fa l’ufficializzazione di un’interessante novità: la campagna di sensibilizzazione è diventata parte integrante della formazione di conducenti e utenti della strada.
“Con questa proposta – commenta Gobbi – ampliano ulteriormente l’efficacia di questa campagna, dandole ancora maggiore eco”. Il tutto avviene in collaborazione con l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti Ticino: “Questa campagna di sensibilizzazione di sicurezza stradale è stata integrata nei momenti formativi legati alla circolazione stradale, con lo scopo di diffondere con maggiore enfasi il concetto del “vedere ed essere visti” nonché sensibilizzare ogni utente della strada (pedoni compresi) circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità. A prescindere dai contenuti della campagna e dal target cui si rivolge, è indispensabile un’accresciuta presa di coscienza personale. Maggiore è la consapevolezza del proprio comportamento, minore sarà la possibilità di incorrere in evitabili incidenti”.
Da qui la creazione di un kit di formazione destinato ai maestri conducenti con il quale diffondere i messaggi della campagna nei diversi momenti formativi che spaziano dai corsi di sensibilizzazione ai corsi “due fasi” per neo-conducenti, passando per le svariate conferenze sul tema della sicurezza stradale organizzate presso gli istituti scolastici del Cantone.

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Quella volontà di lottare contro tutte le tirannie

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 26 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Ricorre domani la Giornata della memoria, che riporta le nostre menti e le nostre coscienze al 27 gennaio del 1945, quando venne liberato il campo di concentramento di Auschwitz. Questa Giornata è un’accorata dedica alla sofferenza dei popoli oppressi, ma è anche un momento di profondo significato che deve risvegliare in noi la volontà di lottare contro tutte le tirannie, le dittature, le ingiustizie e le paure che condizionano e negano la libertà di ogni essere umano. Non dobbiamo mai smettere di condannare le violenze del passato e di lottare contro quelle attuali, fisiche o verbali; dobbiamo impegnarci quotidianamente a favore della nostra società e della dignità di ogni individuo, pur sempre nello stato di diritto.

Il dolore e la riflessione dovrebbero essere di tutti e tutti dovremmo impegnarci a fondo affinché questa terribile tragedia non accada mai più, e invece c’è qualcuno che non la pensa così. Per quanto incomprensibile, paradossale e inumano possa apparire, ancora oggi c’è infatti chi minimizza o nega quanto è accaduto nei terribili anni della Seconda guerra mondiale, quando l’uomo si rese protagonista di comportamenti criminali e abominevoli. Sto parlando dei cosiddetti negazionisti: questi signori, in base a tesi tanto fantasiose quanto offensive, minimizzano, banalizzano, addirittura negano fatti assodati e con i quali siamo chiamati a fare i conti, senza se e senza ma.

Ai soldati e agli ufficiali che entrarono per primi nei campi di concentramento e si ritrovarono di fronte a scene surreali, mai viste prima e destinate a segnarli per la vita, il generale americano, nonché 34° presidente degli Stati Uniti, Dwight Eisenhower, ordinò di registrare tutte le prove, filmare ogni cosa, raccogliere tutte le testimonianze possibili, circostanziare ogni fatto, fissare in un modo o nell’altro ciò che stavano vedendo perché – e riprendo le sue esatte parole – «lungo la strada della storia qualcuno si alzerà e dirà che queste cose non sono mai accadute». Ebbe, ahimè, ragione… Quel qualcuno si è davvero fatto avanti, sdoganando tesi assurde che hanno alimentato l’immenso dolore provocato dai deliri della presunta onnipotenza nazista.

Negare o banalizzare equivale a iniettare il veleno del dubbio, significa causare un danno enorme, vuol dire nascondere ciò che la Storia ci ha lasciato in eredità. Non dobbiamo sottovalutare il danno potenziale ed effettivo che simili prese di posizione possono arrecare specie nelle nuove generazioni, tenendo poi ben presente che maggiore è la distanza che ci separa dal periodo 1939-1945, più efficace diventa il veleno.

Ma l’uomo – perlomeno l’ampia parte di umanità non ottenebrata da false e opportunistiche credenze – ha eretto robusti argini, confinando l’indecenza di simili posizioni in spazi chiusi e angusti: il negazionismo, inteso come negazione del genocidio del popolo ebraico e di alcuni altri eventi come il genocidio degli armeni, è infatti punito in Svizzera, Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Polonia, Spagna, Romania e anche in Canada e Australia. In Svizzera dal 1994 è in vigore una legge che per questo specifico reato prevede una pena detentiva fino a 5 anni.

Il tempo passa e il ricordo rischia di affievolirsi: ecco che una Giornata come questa assume un valore essenziale perché lo rafforza, lo perpetua, lo ravviva e lo attualizza. Dimenticarsi di ricordare, fare finta di nulla o – peggio! – negare sono un’offesa nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle i dolori più atroci, delle loro famiglie e verso chi crede ancora nella nobiltà dell’animo e dell’anima umani.

Educhiamo quindi i nostri giovani alla consapevolezza, spieghiamogli ciò che è successo, non nascondiamogli nulla, mettiamoli a confronto con il passato: in questo modo si svilupperà, forte e indistruttibile, la certezza che tragedie simili non accadano più. Abbiamo tutti una grande responsabilità: impegniamoci con serietà a favore della nostra società e della dignità di ogni singolo individuo che la compone. Lunga vita alla memoria, allora. Memoria che in ogni sua forma – dalla storia al racconto, dall’arte visiva alla musica – è importante poiché, appunto, ci permette di non cadere ancora nell’errore. La memoria non è fine a se stessa. Essa ci fa un regalo enorme: permette di comprendere fino in fondo la realtà che ci circonda, analizzandola in relazione ai fatti che storicamente conosciamo.

La campagna di sensibilizzazione “Rifletti” diventa parte integrante nella formazione di conducenti

La campagna di sensibilizzazione “Rifletti” diventa parte integrante nella formazione di conducenti

Comunicato stampa

Grazie alla collaborazione con l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti Ticino (ASMCTI), la campagna di sensibilizzazione di sicurezza stradale “Rifletti” è stata integrata nei momenti formativi legati alla circolazione stradale, con lo scopo di diffondere con maggiore enfasi il concetto del “vedere ed essere visti” nonché sensibilizzare ogni utente della strada (pedoni compresi) circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità.

Nata quale complemento a “Made Visibile”, campagna nazionale di sensibilizzazione nazionale sulla sicurezza stradale, la campagna “Rifletti” – ideata e promossa dalla Commissione Strade Sicure – amplia ulteriormente il suo raggio d’azione. Su proposta del Dipartimento delle istituzioni, e grazie alla collaborazione con l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti Ticino, è stato creato un kit di formazione destinato ai maestri conducenti con il quale diffondere i messaggi della campagna nei diversi momenti formativi che spaziano dai corsi di sensibilizzazione ai corsi “due fasi” per neo-conducenti, passando per le svariate conferenze sul tema della sicurezza stradale organizzate presso gli istituti scolastici del Cantone.

Poiché la responsabilità di ogni singolo utente della strada e il concetto del “vedere ed essere visti” sono componenti basilari di ogni formazione relativa alla sicurezza stradale, i responsabili del progetto hanno pensato di sfruttare l’accattivante idea creativa della campagna per trasmettere i messaggi della stessa in occasione dei numerosi momenti di formazione. La campagna poggia sul duplice significato della parola “rifletti”: da una parte il comportamento responsabile, ovvero riflettere inteso come l’atto di pensare, ragionare, prendere coscienza e responsabilità; dall’altra la visibilità fisica, ovvero riflettere rifrangendo la luce, rendendosi quindi maggiormente visibile.

Con questa iniziativa il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione Strade Sicure daranno un importante contributo alla sicurezza stradale grazie ad un’idea innovativa nell’ambito delle campagne di sensibilizzazione.

 

Nuovi ufficiali professionisti per la Protezione civile/Sezione del militare e della protezione della popolazione

Nuovi ufficiali professionisti per la Protezione civile/Sezione del militare e della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 7 nuovi ufficiali professionisti nell’ambito della Protezione civile e della sezione del militare e della protezione della popolazione.

Lo scorso 18 gennaio 2019, il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera ha ospitato una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti e di diversi istruttori professionisti della Protezione civile, Il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ten col SMG Ryan Pedevilla, si è complimentato con i neo promossi ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e consegnando loro i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi Bellinzonese
tenente Gottardi Samuele

Regione PCi Lugano-Campagna
tenente Muschietti Massimo e tenente Regazzoni Stefano

Regione PCi Lugano-Città
tenente Canepa Nevio e tenente Canonica Gabriel

Regione PCi Mendrisiotto
tenente Cometta Raoul

Sezione del militare e della protezione della popolazione
tenente Bettoni Flaviano

 

Prevenzione reati informatici

Prevenzione reati informatici

Comunicato stampa

“Alto pericolo! Il tuo account è stato attaccato”.
È l’oggetto di un’email che numerose persone hanno ricevuto negli scorsi giorni nella loro casella di posta elettronica; un fenomeno non nuovo che si ripresenta a scadenze regolari. Si tratta di una missiva che riporta una serie di pressioni nei confronti del destinatario con la richiesta di pagamento di una somma in denaro mediante criptovalute, in questo caso 246 euro in bitcoin come da esempio allegato.
In particolare, gli autori dello scritto minacciano la diffusione in rete, o a famigliari, amici, conoscenti e colleghi di lavoro, di presunti filmati o immagini che mostrano il destinatario mentre compie atti di natura sessuale.
L’obiettivo è quello di individuare fra i vari destinatari le persone più vulnerabili tanto da indurle a pagare.
In realtà gli autori della truffa non sono affatto in possesso di materiale compromettente.
Rendiamo attenti al particolare che l’email inviata recentemente riporta quale mittente e destinatario lo stesso indirizzo di posta elettronica. Questo non significa necessariamente che chi sta dietro al raggiro si è “impossessato” del nostro computer. Semplicemente esistono sistemi che permettono di inviare email con lo stesso indirizzo, sia in qualità di mittente sia in qualità di destinatario.
Per evitare spiacevoli sorprese, la Polizia cantonale invita quindi la popolazione a prestare particolare attenzione quando naviga nel web, segnatamente si raccomanda di seguire queste indicazioni:

  • Diffidate delle e-mail ricevute senza sollecitazione. Solitamente, in particolare nei casi di phishing, il mittente sfrutta indirizzi riconducibili a ditte degne di particolare fiducia.
  • Diffidate delle e-mail di cui non conoscete l’indirizzo del mittente ed evitate di rispondere.
  • Non date seguito a richieste di pagamento
  • Usate prudenza se ricevete e-mail che sollecitano un’azione da parte vostra e vi minacciano altrimenti di conseguenze (perdita di denaro, querela penale, blocco del conto, occasione mancata, disgrazia)
  • In caso di e-mail sospette non aprite allegati, link, e allegati, in particolare file eseguibili (.exe).
  • Mantenete costantemente aggiornati il sistema operativo e le applicazioni presenti sui vostri dispositivi (ad es. antivirus).
Discorso pronunciato in occasione della presentazione degli atti di “Lugano Città Aperta”

Discorso pronunciato in occasione della presentazione degli atti di “Lugano Città Aperta”

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,

vi saluto anche a nome del Consiglio di Stato, esprimendo grande onore nel poter partecipare a questo incontro.
Il mio intervento prende spunto da un verbo all’infinito, ovvero “ricordare”. È un verbo saldamente ancorato alla memoria e che ci fa tornare indietro nel tempo per riportarci a ciò che è stato e che tende a sbiadire con il trascorrere degli anni.
“Ricordare” è un esercizio a volte faticoso, ma sempre molto utile in quanto ci mette a confronto con il nostro passato: un passato che può però essere estremamente doloroso.

Nel caso specifico, il dolore provocato dalla follia nazista è stato di immani dimensioni, tanto da non essere neppure misurabile.
Ma non per questo dobbiamo far finta di nulla o – peggio – sottostimare ciò che la memoria ha riportato a galla: “ricordare” significa infatti anche capire e implica uno sforzo, una precisa presa di coscienza.

La memoria, in ogni sua forma – dalla storia al racconto, dall’arte visiva alla musica – assume un ruolo di primaria importanza poiché ci permette di non cadere ancora nell’errore.
La memoria non è mai fine a se stessa, non è un semplice esercizio di stile: essa ci fornisce invece l’assist per comprendere fino in fondo la realtà che ci circonda, analizzandola in relazione ai fatti che storicamente conosciamo.
La memoria rifiuta le interpretazioni false, forzate e offensive che, ad esempio, propongono i negazionisti. La memoria è Verità. La memoria va alimentata, non avvilita. La memoria è Storia.

Chi concorre a “costruire” la Storia?
Sono le donne e gli uomini, le generazioni che si avvicendano e si sovrappongono, i protagonisti ma anche i comprimari.
In buona sostanza, siamo noi con le nostre azioni e le nostre scelte.

Occorre quindi fare in modo di non dimenticare gli errori commessi e da quelli ripartire per diventare persone migliori, in modo da costruire tutti assieme una società migliore.

“Ricordare” significa perciò anche educare. Per quanto paradossale possa apparire, sussiste il rischio che il ricordo dei milioni di morti, degli indicibili soprusi e delle nefandezze commesse allora si affievolisca anno dopo anno. Questo rischio va scongiurato in ogni modo, anche – per non dire soprattutto – attraverso l’educazione delle nuove generazioni. Va detto a chiare lettere: chi non sa, chi non ha capito o chi finge di non sapere va informato e, appunto, educato.

L’educazione passa anche dagli atti pratici, fisici, che si possono vedere e toccare con mano: un bell’esempio è senza dubbio rappresentato dal “Giardino dei Giusti” che, al Parco Ciani di Lugano, rende omaggio ad alcune figure di ticinesi che hanno contrastato l’oppressore e salvato la vita di chi era perseguitato.
Leggere le loro gesta e comprendere il contesto storico con cui sono stati chiamati a fare i conti, è quanto di più didattico ci possa essere.

E in questo solco “divulgativo” si inseriscono perfettamente la presentazione di oggi degli atti di “Lugano Città Aperta” e la conferenza del Direttor Piotr Cywinski.

Concludo il mio breve intervento, rendendo omaggio a Federica Spitzer: una testimonianza come la sua, perpetuata dall’omonima Fondazione, risulta essenziale per comprendere fino in fondo tragedie come l’Olocausto.

Ringrazio quindi chi ha contribuito a crearla e in primis il presidente Moreno Bernasconi: coerentemente con gli ideali sostenuti da Federica Spitzer per tutta la sua vita, e che ci ha lasciato quale preziosissima eredità, la Fondazione si propone di diffondere la memoria dei genocidi, delle persecuzioni e dei totalitarismi, promuovendo il valore della libertà e la comprensione tra popoli, religioni e culture diverse.

Un obiettivo nobile, a cui tutti noi dovremmo tendere. Noi che siamo i protagonisti della Storia che stiamo contribuendo a scrivere.

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Kommission tritt auf Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes ein

Mediemitteilung

Für die Sicherheitspolitische Kommission des Nationalrats (SiK-N) ist die Stärkung des Bevölkerungs- und Zivilschutzes zentral. Sie ist deswegen einstimmig auf die vom Bundesrat vorgeschlagene Totalrevision (18.085) eingetreten. Da sie indes grössere Differenzen zwischen den Kantonen und dem Bundesrat zur genauen Ausgestaltung der Vorlage feststellte, möchte sie eine Subkommission einsetzen, die offene Fragen klärt.

Die SiK-N anerkennt Anpassungsbedarf im Bevölkerungs- und Zivilschutz, um den aktuellen und künftigen Schutzbedürfnissen der Schweizer Bevölkerung und der veränderten Risikosituation Rechnung zu tragen. Das Eintreten war entsprechend unbestritten.

Vor der Diskussion hörte die SiK-N eine Delegation der Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) an, die der Kommission umfangreiche Änderungsanträge unterbreitete. Die Kommission stellte in diesem Zusammenhang fest, dass zwischen Bundesrat und Kantonen insbesondere im Bereich der Rechtsetzungsdelegation, der Transparenz der Kostenfolgen sowie strategischer Grundlagen grössere Differenzen bestehen. Vor diesem Hintergrund entschied sie mit 11 zu 9 Stimmen bei 3 Enthaltungen, dem Büro des Nationalrats die Einsetzung einer Subkommission zu beantragen. Letztere soll sich aus 7 Mitgliedern (2 SVP, 1 SP, 1 FDP, 1 CVP, 1 Grüne, 1 GLP) zusammensetzen. Sie erhält den Auftrag, die Anliegen der Kantone zu prüfen und der Kommission bis Ende April die notwendigen Änderungen vorzuschlagen.

Aus Sicht der SiK-N kann durch das Einsetzen einer Subkommission das Ziel, eine konsensfähige Vorlage zu verabschieden, am schnellsten und erfolgversprechendsten vorangetrieben werden. Andere Anträge, welche die Vorlage an den Bundesrat zurückweisen bzw. Bestimmungen zu Telekommunikationssystemen separat verabschieden wollten, lehnte sie mit 15 zu 8 Stimmen bzw. mit 13 zu 8 Stimmen bei 2 Enthaltungen ab.

Nationales sicheres Datenverbundsystem

Die Kommission entschied ohne Gegenstimme, ihren Entscheid über den Verpflichtungskredit für das nationale und sichere Datenverbundsystem (18.088) zu vertagen. Mit der Vorlage werden 150 Millionen Franken für die Entwicklung und Beschaffung des Systems beantragt. Die Regelung der Zuständigkeiten und der Finanzierung des Systems zwischen Bund, Kantonen und Dritten sind jedoch in der Totalrevision des Bevölkerungs- und Zivilschutzgesetzes enthalten. Aufgrund dieser engen Verknüpfung entschied die Kommission, die Arbeiten der Subkommission abzuwarten und die Behandlung des Geschäfts zu sistieren.

Die Kommission hat am 21./22. Januar 2019 unter dem Vorsitz von Nationalrat Werner Salzmann (SVP, BE) und erstmals in Anwesenheit von Bundesrätin Viola Amherd, Chefin des VBS, in Bern getagt.

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Tutto pronto per la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”

Giampiero Storelli: “Ecco la ricetta proposta dallo chef Luigi Veronelli”

Il presidente del “Cazzoeula Club Ticino” spiega i motivi per cui ha fondato l’associazione nel 1994: “Volevo valorizzare le pietanze ticinesi. Ma è stato un po’ anche per ritorsione verso mia figlia…”
Prenderà il via giovedì 24 gennaio e durerà fino al 3 febbraio la sesta “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla”, organizzata da Ticino a Tavola su idea del “Cazzoeula Club Ticino”, presieduto da Giampiero Storelli.
In scia allo straordinario successo riscosso nelle precedenti edizioni, anche quest’anno “sono molti – dichiara Storelli a Liberatv – i ristoranti che hanno deciso di aderire a questa speciale rassegna”.
“La Cazzoeula – continua – è un piatto invernale che continua a riscuotere grande successo, nonostante il passare degli anni.
I segreti per una Cazzoeula perfetta? Esistono innumerevoli ricette e varianti, ma di sicuro non possono mancare piedini, costine, cotenne, testa, la verza e i salamini”.
Ma come si prepara un piatto tanto semplice quanto complesso? Ecco la ricetta fornita dall’Associazione di Storelli al sito di Ticino a Tavola, tratta dal libro “La pacciada – Mangiabere in pianura padana” scritto da Gianni Brera e dallo chef Luigi Veronelli.
“Spacco il piedino di maiale nella lunghezza, lo lavo e lo metto in una casseruola con la cotenne bene raschiate, passate alla fiamma e nettate; li copro abbondantemente d’acqua e passo in cottura a calore moderato. Sgocciolo prima le cotenne, dopo circa di cottura, poi il piedino dopo altri 30-40 minuti; taglio le cotenne a pezzi rettangolari, il piedino a tronchetti; tengo a parte 3 decilitri del liquido di cottura. Taglio a pezzi le costine; bucherello i salamini; sfoglio e lavo le verze. Metto in un tegame il trito e la noce di burro; lo faccio imbiondire a calore moderato; aggiungere le costine, le cotenne e i tronchetti di piedino. Condisco con sale e pepe: bagno con 3 decilitri del liquido di cottura tenuto da parte e faccio prendere l’ebollizione; continuo la cottura per un’ora mescolando sovente; aggiungo salamini e verze e cuocere tutto insieme. Servo caldissimo”.
Nell’anno appena iniziato, il ‘Cazzoeula Club Ticino’ spegnerà le 25 candeline. Un traguardo importante per Storelli e compagni, anche se il presidente è intenzionato a gettare la spugna. “Ho 81 anni, non ho più tutte le energie di un tempo. L’associazione è nata con lo scopo di valorizzare le pietanze ticinesi, anche se la Cazzoeula, qui in Ticino, è stata importata dalla Brianza. Non a caso, durante la rassegna, i ristoranti del Mendrisiotto sono presi d’assalto”.
“Il secondo motivo per cui ho fondato questo club di amici è un po’ per ritorsione verso mia figlia. Mi spiego, abitavamo nel Bellinzonese e lei continuava a dire che a Lugano c’era il McDonald’s e ristoranti vari, mentre Bellinzona era una città di miseria. Poi sono spuntate le prime pizzerie e i primi kebabbari. A quel punto mi sono detto: “ma perché non valorizzare e dare importanza ai nostri piatti e le loro tradizioni…””.

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

La Polizia ticinese presente al WEF 2019 di Davos

Comunicato stampa

Così come avvenuto negli scorsi anni, anche in occasione del WEF 2019 di Davos la Polizia cantonale, rinforzata da un agente della polizia comunale Ceresio Nord, mette a disposizione un contingente a favore della sicurezza dell’importante evento di risonanza mondiale.
Per la sua riuscita, questa operazione di polizia può contare sulla partecipazione di tutti i Corpi a livello nazionale.
In questi giorni infatti, gli agenti sono stazionati nella cittadina grigionese garantendo attività di protezione a persone e a strutture in collaborazione con le locali forze di sicurezza.
Fra le diverse missioni, i nostri agenti sono pure chiamati ad assicurare la protezione dell’eliporto di Davos e di edifici particolarmente sensibili, mentre un ulteriore gruppo di agenti garantisce la scorta ravvicinata di alcune personalità presenti.