Prima Guerra mondiale, Bellinzona commemora l’armistizio

Prima Guerra mondiale, Bellinzona commemora l’armistizio

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 11 novembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11087256

Da www.ticinonews.ch

A 100 anni dalla fine del conflitto, le autorità rendono omaggio ai caduti. Presenti Gobbi e Gianini.

L’11 novembre 1918 terminò la Prima Guerra Mondiale, uno degli eventi che segnarono maggiormente la storia mondiale del secolo scorso.
Per commemorare il centesimo anniversario della fine di questo avvenimento il Dipartimento delle istituzioni e la Città di Bellinzona hanno organizzato un evento commemorativo questa mattina, alle ore 09.30, di fronte al Monumento dedicato ai caduti, in via Dogana. Presenti all’evento il Direttore del DI Norman Gobbi e il municipale di Bellinzona Simone Gianini.

“Commemorare la fine della Prima guerra mondiale in Ticino e in Svizzera non significa esaltare una vittoria o prodezze militari, bensì ricordare solennemente tutti quei cittadini- soldato che prestarono i loro 500 giorni di servizio a favore della neutralità armata del nostro Paese e della protezione delle nostre frontiere” ha sottolineato il Consigliere di Stato. “Il loro impegno alla protezione delle frontiere svizzere, vide sicuramente momenti di grande tensione lungo il confine franco-tedesco, in quanto le due armate a nord si duellavano alla conquista di pochi metri lungo le linee di difesa rispettivamente di attacco e, come fu per lo Stato neutrale del Belgio, un attacco attraverso la Svizzera per aggirare le linee fortificate era possibile. Anche lungo il confine italo-austriaco si verificarono episodi, in cui i soldati svizzeri difesero il territorio svizzero in Val Monastero dai tentativi di aggiramento degli Alpini o dei Kaiserjäger che combattevano sui pendii dello Stelvio”.

Gobbi ha anche ricordato l’importante ruolo delle donne rimaste a casa: “Siamo qui oggi ad onorare l’impegno militare degli uomini, ma pure delle donne e delle famiglie che subirono l’assenza per quasi un anno e mezzo dei loro mariti e padri, senza che fosse prevista un’indennità di perdita di guadagno. La Prima guerra mondiale dimostrò, qualora ce ne fosse bisogno, il ruolo centrale della donna nella comunità”.

Durante la cerimonia i picchetti d’onore dell’Esercito svizzero e della Polizia cantonale hanno posato alcune corone di fiori in omaggio ai militi caduti.

Discorso pronunciato in occasione della Cerimonia commemorativa per la fine della I Guerra Mondiale

Discorso pronunciato in occasione della Cerimonia commemorativa per la fine della I Guerra Mondiale

Bellinzona, 11 novembre 2018

– Fa stato il discorso orale –

Egregi signori,
Gentili signore,

commemorare la fine della Prima guerra mondiale in Ticino e in Svizzera non significa esaltare una vittoria o prodezze militari, bensì ricordare solennemente tutti quei cittadini-soldato che prestarono i loro 500 giorni di servizio a favore della neutralità armata del nostro Paese e della protezione delle nostre frontiere.

I soldati svizzeri che siamo qui a onorare oggi, a giusto 100 anni dal termine della cosiddetta “Grande Guerra”, non vissero le dilanianti esperienze delle trincee, della guerra di logoramento, dell’uso dei gas e delle “bombe mostarda”, oppure degli ordini mortali imposti per guadagnare solo pochi metri di terreno. Niente di tutto questo, per fortuna nostra e dei nostri antenati cittadini-soldato. Solo la lontananza da casa fu il problema maggiore, visto dagli occhi del soldato che in quanto cittadino vedeva la sua mancanza quale indispensabile forza lavoro nelle attività, in buona parte ancora rurali e artigianali.

Il loro impegno alla protezione delle frontiere svizzere, vide sicuramente momenti di grande tensione lungo il confine franco-tedesco, in quanto le due armate a nord si duellavano alla conquista di pochi metri lungo le linee di difesa rispettivamente di attacco e, come fu per lo Stato neutrale del Belgio, un attacco attraverso la Svizzera per aggirare le linee fortificate era possibile. Anche lungo il confine italo-austriaco si verificarono episodi, in cui i soldati svizzeri difesero il territorio svizzero in Val Monastero dai tentativi di aggiramento degli Alpini o dei Kaiserjäger che combattevano sui pendii dello Stelvio.

Un impegno militare quindi giustificato quello degli uomini che siamo qui oggi ad onorare, ma pure delle donne e delle famiglie che – a casa – subirono l’assenza per quasi un anno e mezzo dei loro mariti e padri, senza che fosse prevista un’indennità di perdita di guadagno.

La Prima guerra mondiale dimostrò, qualora ce ne fosse bisogno, il ruolo centrale della donna nella comunità. L’assenza degli uomini in servizio militare accentuò la loro funzione sociale, soprattutto di conduzione della famiglia e delle aziende agricole; la guerra nelle campagne e in montagna aveva portato via non solo le braccia ma anche gli animali da soma. L’emancipazione completa era però ancora lontana, visto che dovettero passare quasi 50 anni per l’ottenimento del diritto di voto. Le famiglie patirono, a seguito della guerra economica tra le potenze belligeranti, di periodi di malnutrizione che poi fu il terreno fertile per la diffusione dell’epidemia influenzale (la mietitrice “spagnola” con oltre 25mila vittime), che dimostrò la debolezza fisica della nostra popolazione, soprattutto nelle città.

La “Grande guerra” evidenziò la grande spaccatura sociale, tra ricchi e poveri, ma soprattutto tra città e campagna, dove nelle aree urbane le famiglie operaie patirono molto di più la malnutrizione e il rincaro delle derrate alimentari, rispetto alle famiglie agricole nelle campagne che disponevano di prodotti propri e poterono anche approfittare del rincaro interno. Questa spaccatura venne accentuata anche dai moti rivoluzionari durante la guerra, soprattutto da quella bolscevica in Russia che veniva vista con forte diffidenza dalla classe politica e dalle classi rurali.

Seguirono periodi di confronto sociale, che portò a scontri tra autorità e operai, con l’improprio utilizzo dei cittadini-soldato quale elemento di sicurezza interna. Ma furono momenti che indicarono chiaramente che si dovevano trovare soluzioni di carattere sociale e previdenziale, rispettivamente che oltre alla conduzione della difesa bellica nell’ambito della neutralità armata, andava prevista anche una difesa spirituale che tenesse unito un Paese diviso in lingue, culture e ceti.

Attorno alla Svizzera con la fine della Prima guerra mondiale si dissolsero i Grandi imperi centrali di Germania e Austria-Ungheria, dando forza e vita all’autodeterminazione che portò alla nascita di numerosi nuovi Stati nazionali e – al nostro confine orientale, l’integrazione del Sud Tirolo e del Trentino nel Regno d’Italia. Quella che fu vista come la fine di un conflitto bellico lungo e logorante, non fu altro che il prologo di quello che seguirà 20 anni più tardi e che fu ancora più globale e devastante.

Torniamo a noi. Le Autorità militari e politiche cantonali rendono oggi onore ai cittadini-soldato che durante la Prima guerra mondiale perirono durante il servizio attivo, rispettivamente agli uomini e soprattutto alle donne che si impegnarono per tenere forte e unita la nostra comunità.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autodeterminazione: sì alla democrazia diretta e supremazia del nostro diritto

Autodeterminazione: sì alla democrazia diretta e supremazia del nostro diritto

Ci stiamo velocemente avvicinando alla scadenza elettorale del prossimo 25 novembre, giorno in cui la popolazione svizzera sarà chiamata alle urne per esprimersi sull’iniziativa per l’autodeterminazione.
Il tema è particolarmente sentito e dibattuto in questo momento per l’importante posta in gioco: occorre infatti essere ben consapevoli che ne va della Svizzera e del nostro essere Cittadini elvetici.
Dobbiamo quindi attivarci per dire in modo inequivocabile che in quanto cittadini svizzeri vogliamo continuare ad essere noi a dettare le regole più importanti del nostro Paese. Popolo e Cantoni hanno sempre avuto l’opportunità di dire l’ultima parola attraverso il meccanismo della democrazia diretta, esercitata attraverso referendum e iniziative. Si tratta di un valore a nostro modo di vedere inalienabile, perno fondamentale del nostro modello di successo che ci garantisce prosperità e qualità di vita e che numerose nazioni ci invidiano.
Il nostro impegno deve dunque essere massimo per mantenere anche in futuro la supremazia del diritto interno e della Costituzione svizzera sui tribunali e le organizzazioni internazionali.
Il Tribunale federale ha però minato questa nostra importante certezza. I giudici di Losanna, in alcune sentenze del 2012 e del 2015, hanno infatti sancito la possibilità di anteporre il diritto internazionale alla Costituzione svizzera.
Il diritto interno elvetico è stato gerarchicamente sovrastato dal diritto dei giudici stranieri e nel caso di un contrasto tra le parti la Svizzera soccomberebbe e non potrebbe fare altro che subire le decisioni prese da altri. Non ci pare accettabile.
In passato, nessuno aveva mai dubitato della superiorità del nostro diritto, che oltretutto altro non è che l’ultimo baluardo a difesa della non adesione all’Unione europea. La superiorità del diritto svizzero e della Costituzione federale va assolutamente garantita. Il pericolo che la volontà popolare non venga più considerata è concreto e già abbiamo avuto casi esemplari: abbiamo purtroppo visto che in alcuni casi i nostri tribunali hanno applicato le decisioni parzialmente o non del tutto e che diverse iniziative nemmeno sono state considerate. Troppo spesso il Consiglio federale ha dimostrato di non volersi attenere alle decisioni popolari, inchinandosi, al contrario, al cospetto degli impegni internazionali. Un esempio in questo senso è la recente decisione del Dipartimento federale degli affari esteri di voler sottoscrivere il Patto sulla migrazione delle Nazioni Unite. A Berna lo hanno definito un atto non vincolante; ma allora perché è necessaria una sottoscrizione se gli accordi possono essere interpretati a piacimento dalle parti? Ma soprattutto perché queste decisioni vengono prese senza che il Popolo svizzero possa dire la sua?
Con un deciso sì all’iniziativa, potremo adeguare o rescindere gli accordi internazionali nel caso in cui non fosse più possibile trovare una soluzione ai contrasti, ma soprattutto la Costituzione federale sarà di nuovo la fonte giuridica suprema in Svizzera.
Auspichiamo che anche in futuro si possa godere dei privilegi di un Paese libero e indipendente, nel quale tutti hanno la possibilità di esprimere la loro opinione.
Per tutte queste ragioni, il prossimo 25 novembre votiamo sì all’iniziativa per l’autodeterminazione. Noi crediamo nelle decisioni prese dal popolo e dobbiamo confermare in modo definitivo il primato diritto costituzionale svizzero sul diritto internazionale.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Claudio Zali
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento del territorio

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Strumenti e specialisti per prevenire il fenomeno

La prevenzione della radicalizzazione e della minaccia terroristica è sempre d’attualità. Il nostro Paese finora non è mai stato un obiettivo sensibile, ma questo non esclude che la situazione possa modificarsi. Il rischio zero – come tutti sappiamo – non esiste! Non dobbiamo però cedere a facili timori, bensì individuare gli strumenti che consentano di scongiurare attacchi contro l’incolumità della nostra comunità. I volti della radicalizzazione sono molteplici: si parla di estremisti di sinistra o di destra, di hooligans sportivi, di criminali, di cittadini accecati dall’odio e ancora di estremismi religiosi.
Nel 2017 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno avviato un Piano d’azione nazionale, con il coinvolgimento di numerosi partner della sicurezza nazionale, dalla Fedpol ai Servizi segreti fino alla Pretura federale. A livello cantonale, oltre all’apprezzato lavoro svolto della Polizia cantonale, ci siamo dotati di un dispositivo per accrescere la sicurezza sul territorio.

Una piattaforma contro gli estremismi
Lo scorso aprile il Consiglio di Stato – su proposta del mio Dipartimento – ha costituito una Piattaforma interdisciplinare di prevenzione contro gli estremismi composta da specialisti che operano nell’Amministrazione cantonale, nella Polizia cantonale e nella Magistratura. Molto importante è anche il ruolo svolto dai Comuni attraverso la conoscenza e la vicinanza alla popolazione residente. Inoltre, sarà fondamentale la strategia per l’integrazione degli stranieri. L’esperienza ci insegna che un processo d’integrazione, rapido e duraturo dei cittadini stranieri, resta uno degli strumenti più efficaci. Va da sé che le regole da rispettare sono sempre le nostre.

I primi risultati concreti
Questo lavoro di squadra è fondamentale: esso ci permette di sfruttare tutte le sensibilità in modo complementare. Si tratta infatti di elaborare e mettere in atto misure interdisciplinari a scopo preventivo, di accompagnamento e di deradicalizzazione. Nella prima fase d’attività della Piattaforma è stato realizzato il nuovo portale internet www.stopradicalizzazione.ch. Per eventuali necessità è anche possibile contattare una helpline confidenziale e gratuita. Due strumenti informativi e di raccolta di richieste d’informazione e di aiuto della popolazione. Le segnalazioni possono essere di tre tipi: richiesta d’informazioni, segnalazione da approfondire che vengono sottoposte a seconda dei casi ai rappresentanti del mondo della scuola e della formazione, dei servizi sociali e partner per l’integrazione e quelle di pericolo immediato subito trasmesse alla Polizia cantonale. Sito internet e linea telefonica sono misure che definisco demilitarizzate, che genitori, compagni di classe, famigliari possono utilizzare per segnalare comportamenti allarmanti. Raccogliere le segnalazioni d’aiuto della popolazione potrebbe poi permettere di trovare una tempestiva soluzione ai problemi sollevati. La società cambia velocemente e, per non perdere il contatto con la realtà, auspico un certo dinamismo del gruppo di lavoro nel mantenere aggiornati gli strumenti messi a disposizione.
Sempre in questa fase è stata avviata una serie di progetti di prevenzione rivolti agli addetti ai lavori e alla popolazione. Nei prossimi mesi, si proseguirà con il rafforzamento e l’estensione della rete settoriale intercantonale e intercomunale e sono previste delle azioni di sensibilizzazione mirate soprattutto all’interno delle scuole.

I nuovi strumenti consentono ora ai cittadini – le nostre sentinelle sul territorio – di segnalare situazioni sospette e contribuire a ridurre il rischio di minacce sul nostro territorio, a tutto vantaggio della sicurezza della popolazione ticinese.

Il Consiglio di Stato decreta l’aggregazione dei Patriziati di Arogno e Bissone

Il Consiglio di Stato decreta l’aggregazione dei Patriziati di Arogno e Bissone

Comunicato stampa

I cittadini patrizi, chiamati ad esprimersi in votazione consultiva lo scorso 9 settembre, hanno confermato all’unanimità la volontà di aggregarsi. Preso atto di questo responso, il Consiglio di Stato ha quindi decretato formalmente la nascita del nuovo Patriziato di Arogno e Bissone. Grazie all’unione delle loro forze, i cittadini patrizi dei due Enti aggregati potranno continuare a salvaguardare e promuovere i propri beni a beneficio della collettività.
Il Governo, che tramite il Dipartimento delle istituzioni ha accompagnato e sostenuto passo dopo passo la procedura di aggregazione, esprime piena soddisfazione per l’esito finale positivo. Questa aggregazione si inserisce, infatti, nella strategia cantonale di promozione e valorizzazione dei Patriziati quali Enti locali fondamentali e sussidiari nei confronti dei Comuni.
L’elezione dell’Ufficio patriziale, che determinerà formalmente la nascita del nuovo Patriziato di Arogno e Bissone, è prevista a inizio 2019.

Telecamere sugli agenti

Telecamere sugli agenti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 novembre de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11077497

Il Dipartimento delle istituzioni (DI) ticinese apre alla possibilità che anche le polizie comunali si possano dotare delle bodycam, le minivideocamere che possono essere integrate alle divise degli agenti in servizio.
Si sta infatti elaborando un progetto specifico in proposito, da sottoporre al Governo cantonale entro la fine di marzo del 2019, inserendo questa particolarità nella Legge sulla polizia che è attualmente in corso di revisione.
L’intenzione del dipartimento diretto da Norman Gobbi è stata confermata da una lettera che il DI ha inviato nei giorni scorsi al Municipio di Lugano, che aveva espressamente richiesto alle autorità cantonali di prendere posizione sull’eventualità di permettere ai poliziotti luganesi di poter disporre di tali “strumenti”.

Soddisfazione per l’approvazione dell’iniziativa cantonale “Strade più sicure subito”

Soddisfazione per l’approvazione dell’iniziativa cantonale “Strade più sicure subito”

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per la decisione odierna della Commissione dei trasporti del Consiglio nazionale di dare seguito all’iniziativa cantonale ticinese “Strade più sicure subito!” che chiede di vietare il transito dei mezzi pesanti sprovvisti dei cosiddetti sistemi di sicurezza attivi nelle gallerie alpine. Un importante passo avanti per migliorare ulteriormente la sicurezza sulla rete stradale cantonale.
L’iniziativa cantonale – promossa e accolta dal Gran Consiglio ticinese nella primavera del 2017 -chiedeva di vietare in tempi brevi nelle gallerie stradali e sui passi alpini svizzeri il transito agli automezzi pesanti non dotati dei dispositivi di sicurezza. La Commissione dei trasporti del Consiglio degli Stati si era già espressa favorevolmente all’inizio del 2018.
Si tratta di un risultato importante per il Canton Ticino che permetterà di incrementare maggiormente la sicurezza sulla rete stradale ticinese e federale e si aggiunge agli importanti sforzi in materia di prevenzione e sensibilizzazione attuati dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il progetto “Strade sicure”.
L’auspicio del Cantone è che si possa giungere in tempi brevi all’attuazione dell’iniziativa.

Lega, “prove di lista”

Lega, “prove di lista”

Da www.ticinonews.ch

Un post sulla pagina Facebook del movimento di via Monte Boglia rilancia i soliti rumors.
Sarà vero?
Un post pubblicato sulla pagina Facebook della Lega dei Ticinesi ha rilanciato i soliti rumors sulla composizione della lista per il Consiglio di Stato del movimento di via Monte Boglia in vista delle prossime elezioni cantonali.
Accanto ai due uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, ad Antonella Bignasca (che in ogni caso non dovrebbe essere della partita) e al capogruppo in Gran Consiglio Daniele Caverzasio troviamo infatti il deputato e municipale di Lugano Michele Foletti. Indizio di una sua effettiva presenza in lista dopo il no del 2015? Oppure semplicemente un post scherzoso?
Lo scopriremo solo tra diverse settimane quando la Lega, tradizionalmente ultima tra i partiti di Governo, renderà nota la rosa degli aspiranti ad un posto al sole in Consiglio di Stato.

La lotta all’estremismo passa dal web

La lotta all’estremismo passa dal web

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lotta-alla-radicalizzazione-11063739.html


Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Attivati un nuovo portale e una linea telefonica con i quali prevenire la radicalizzazione e i comportamenti violenti
Norman Gobbi: “Un canale d’ascolto demilitarizzato per riconoscere in anticipo fenomeni dagli effetti devastanti”

Le sfumature dell’estremismo violento sono diverse e non per forza legate al terrorismo di matrice jihadista. Comportamenti che possono in ogni momento insinuarsi silenziosamente tra le pieghe della società. Sul territorio serve dunque un piccolo esercito di sentinelle pronte, se necessario, a segnalare atteggiamenti sospetti. Il nuovo portale creato dal Cantone per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e di altre devianze pericolose nasce proprio da questa esigenza.
“La lotta in quest’ambito non avviene solo a livello repressivo, è cruciale che sia promossa anche in termini preventivi” ha sottolineato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: “Con questo strumento vogliamo riconoscere in anticipo quei comportamenti che potrebbero avere effetti devastanti sull’incolumità della popolazione”. E in tal senso a supporto del portale www.stopradicalizzazione.ch, che avrà soprattutto carattere informativo, è stata attivata anche una linea telefonica gratuita “per raccogliere le richieste di aiuto e le segnalazioni dei cittadini” ha indicato il consigliere di Stato. Al proposito Gobbi ha tenuto a sottolineare un aspetto centrale del nuovo dispositivo, che s’inserisce nel piano d’azione nazionale lanciato a fine 2017 da Confederazione, Cantoni e Comuni. “Con il portale e la helpline – ha spiegato – abbiamo creato un canale d’ascolto demilitarizzato, dove genitori, compagni di classe, familiari, mogli e mariti possano segnalare senza dover subito passare dalla polizia”. Sì perché, ha aggiunto la capoprogetto Michela Trisconi, “è nostra intenzione agire a monte del processo di radicalizzazione che, lo ricordo, ha molti volti: dagli estremismi di sinistra o destra agli hooligan, passando per gli estremisti religiosi o i criminali solitari”. Una paletta di profili che il Cantone affronterà con un approccio interdisciplinare. La piattaforma operativa che coordina il portale sarà composta da specialisti di più dipartimenti (Istituzioni, DSS e DECS), che a dipendenza della natura delle segnalazioni faranno capo a differenti interlocutori. “Ci si rivolgerà al Centro intercantonale d’informazione sulle credenze, mentre altri avvisi potranno essere trattati dal mondo della scuola, dai servizi sociali o dai partner che si occupano dell’integrazione degli stranieri” ha rilevato Trisconi. In caso di pericolo concreto sarà invece chiesto l’intervento degli agenti. “Se il Parlamento approverà la modifica della legge sulla polizia sarà inoltre possibile avviare indagini preliminari senza dover aprire incarti in Procura” ha ricordato Gobbi. Ma con uno strumento simile non c’è il rischio di esasperazione? “Ginevra, che ha ispirato il nostro progetto, nel 2017 ha registrato 54 segnalazioni, mentre nel 2018 i casi sono 31. Insomma, la popolazione ha capito, senza esasperarlo, la portata dello strumento” ha replicato Trisconi. Uno strumento che potrà godere anche dell’apporto dei Comuni. “Il livello che meglio rappresenta la prossimità al cittadino è quello locale” ha evidenziato Michele Bertini, vicesindaco di Lugano che come Città è parte integrante della rete di segnalazione. “In questo modo – ha notato – si va alla radice dei problemi, evitando il più possibili cerotti repressivi. Il tutto facendo tesoro dell’unica vera risposta che la comunità tutta può dare per arginare il fenomeno dell’estremismo”.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 novembre 2018 de La Regione

Anti-radicalizzazione via online
Il Cantone attiva un portale e una linea telefonica per segnalazioni e domande dei cittadini

L’imam Jelassi: giusta iniziativa, spero che non se ne faccia un uso discriminatorio.
Trisconi: prevenzione di qualsiasi estremismo violento.

«È un’iniziativa che condivido pienamente. Spero solo che non si trasformi in uno strumento di discriminazione, usato soprattutto da chi, non conoscendo l’Islam e la cultura islamica, considera ogni musulmano un estremista e quindi un potenziale terrorista. Il che non è vero, mentre è vero che le prime vittime dell’estremismo sono i musulmani. È allora importante che questo portale serva a evitare qualsiasi, ripeto qualsiasi forma di radicalizzazione, in campo religioso come in quello politico, perché l’estremismo danneggia tutti». A fugare i timori espressi alla ‘Regione’ dall’imam di Lugano Samir Radouan Jelassi (Lega dei musulmani in Ticino) di un eventuale impiego “mirato”, ossia contro gli islamici che vivono nel cantone, del sito www.stopradicalizzazione.ch, dovrebbero essere le parole pronunciate da Michela Trisconi nella conferenza stampa indetta ieri dal Dipartimento istituzioni. Il portale appena attivato, uno dei progetti curati dal gruppo di lavoro cantonale di cui Trisconi fa parte, mira a prevenire “i vari volti della radicalizzazione”. Che sono sì quelli degli “estremisti religiosi”, ma che sono anche, spiega, i volti degli “estremisti di sinistra o di destra”, degli “hooligans in ambito sportivo”, dei “criminali solitari” e dei cittadini “pieni di odio”. Il sito online si rivolge direttamente alla popolazione: “Sei preoccupato/a perché qualcuno di tua conoscenza sembra essersi isolato e/o avvicinato a un gruppo avente ideologie estremiste o violente? Tu stesso/a pensi di essere in questa situazione? Hai bisogno di ascolto? Aiuto? Consigli? Informazioni?”. Dal lunedì al venerdì, tra le 9 e le 16, è inoltre a disposizione dei cittadini, indica il Dipartimento in un comunicato, una linea telefonica – 079 953 46 82 – per “consulenze gratuite”. E meglio: “Per un ascolto, per domande o per condividere preoccupazioni, dubbi e interrogativi sul tema della radicalizzazione e sull’estremismo violento”. Portale ed helpline “vogliono essere per la popolazione un punto di riferimento, al quale poter anche segnalare comportamenti sospetti”, sottolinea il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, ricordando fra l’altro che neppure il Ticino è al riparo “dalla minaccia terroristica” e dall’estremismo in generale: “In tempi recenti abbiamo avuto più di un caso di persone potenzialmente pericolose”. Ma la sola repressione non basta. Occorre pure la prevenzione, nella quale conta molto la prossimità, cioè la conoscenza delle realtà locali. E da questo punto di vista un ruolo significativo lo svolgono i Comuni. “Gli interventi della polizia e l’uso delle videocamere sono importanti, ma sono un cerotto: con queste iniziative si intende andare alla radice del problema, prima che una data situazione degeneri”, rileva il vicesindaco e titolare del Dicastero sicurezza di Lugano Michele Bertini. Iniziative sullo sfondo delle quali vi è il piano nazionale per contrastare la radicalizzazione promosso dalla Confederazione, annota il Dipartimento. Il Ticino ha così dato vita a un dispositivo “interdisciplinare” per prevenire l’estremismo violento. Un dispositivo, rammenta Trisconi, formato, oltre che da lei quale capoprogetto, da rappresentanti fra l’altro “della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dss, del mondo scolastico e della Polizia cantonale”. Il sito online e la linea telefonica non sono e non saranno le uniche misure. Un accento particolare verrà posto ad esempio “sulla formazione di funzionari e educatori, come pure degli agenti delle ditte di sicurezza”, evidenzia ancora Trisconi. Per Gobbi, è poi “fondamentale la strategia di integrazione degli stranieri”. Tutto quello “che può essere fatto per prevenire la radicalizzazione e per favorire la deradicalizzazione è da considerare in maniera positiva, anche se da noi non c’è, per ora e almeno apparentemente, una situazione critica come in altri cantoni e nel resto d’Europa – dice, da noi interpellato, il losonese Giorgio Ghiringhelli, artefice dell’iniziativa popolare che in Ticino ha portato al divieto di indossare nei luoghi pubblici burqa e niqab –. Tuttavia sono scettico sull’utilità di simili iniziative. Il problema secondo me è la progressiva islamizzazione, attraverso forme diverse, del continente europeo, il cui obiettivo a lungo termine è di sostituire la democrazia con la sharia”.

 

Una domenica all’Osteria con Antonio Ferriroli e Norman Gobbi

Una domenica all’Osteria con Antonio Ferriroli e Norman Gobbi

Da www.liberatv.ch

Quattro chiacchiere tra passato e futuro con il ministro e l’oste, fino a qualche mese fa sindaco di Brione sopra Minusio

In attesa della capra bollita e di una puntatina tra le specialità langarole al tartufo bianco, Antonio Ferriroli continua a curare la sua griglia a legna sfornando costate e filetti di fassona, di chianina o di angus.
Può capitare, a volte, di incontrare nella sua Osteria di Contra il ministro Norman Gobbi, amico di Antonio ed estimatore della sua cucina. Com’è successo domenica scorsa. Si parla un po’ di tutto, di cucina, di vino, dei personaggi celebri (che nemmeno ci immaginiamo) che varcano regolarmente la porta dell’Osteria… e di legame con le valli (Gobbi e la sua Leventina, dove ha deciso di vivere e va fiero di questa scelta, Ferriroli della sua Verzasca, terra dei suoi avi)…
Quattro chiacchiere a ruota libera sul passato, sul presente e sul futuro, insomma, davanti a generosi bicchieri di un’ottima Barbera d’Asti e a un certo punto…
A un certo punto spunta un’immagine ‘storica’. Una foto scattata davanti all’Osteria Ferriroli parecchi anni fa, che ritrae un Norman Gobbi con diversi chili in più accanto a Umberto Bossi e Giuliano Bignasca.
Così le riflessioni sul vino e sulla ristorazione, locale, nazionale e italiana, si mescolano con la politica, con i “com’eravamo”, appunto, e come saremo…
E Antonio, che da pochi mesi ha svestito i panni di sindaco liberale di Brione Sopra Minusio, assicura che, nonostante qualche voce giri, non si candiderà per il Gran Consiglio in quota Lega… Sicuro? Beh… Di sicuro c’è che non avrebbe il tempo, lui che per nove mesi all’anno fa l’oste a pieno ritmo.