“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 14 novembre 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 de La Regione

Gobbi: “Nel 2019 alcune proposte di modifica della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e comunali”

Si prospetta il ritorno in Gran Consiglio per la LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le polcomunali varata nel marzo 2011 e in vigore a tutti gli effetti da tre anni, da quando sono operative le regioni di polizia comunale (oggi sette) facenti capo a Comuni polo. Un ritorno in parlamento per dare base legale ai primi capitoli del progetto ‘Polizia ticinese’ di cui si sta occupando il gruppo di lavoro costituito dal governo nel dicembre 2016. Tra i punti forti della revisione legislativa? L’aumento del numero minimo di agenti perché una comunale possa definirsi strutturata e dunque essere riconosciuta dalla LcPol – da cinque poliziotti più il comandante a quindici più il responsabile –, nonché l’assegnazione di nuovi compiti ai corpi locali, per esempio in materia di “legge sugli stranieri (dimore fittizie), incidenti stradali e commercio ambulante”.
È l’idea di manovra del Dipartimento istituzioni, che, spiega il suo direttore Norman Gobbi, conta di porre in consultazione le relative modifiche normative «la prossima primavera», così che «nell’estate 2019» il Consiglio di Stato abbia la possibilità di pronunciarsi su una bozza di messaggio. Licenziandola, si augura il ministro, all’indirizzo del Gran Consiglio. L’obiettivo della nuova organizzazione è di «migliorare ulteriormente» la cooperazione fra la Polcantonale e le comunali. Ciò «a beneficio dei cittadini, che quando sollecitano l’intervento della polizia devono confidare in una risposta celere», sottolinea Gobbi nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento, e tenutasi ieri, per indicare i “prossimi passi” di ‘Polizia ticinese’.
Un progetto preannunciato nel giugno 2015 dallo stesso Gobbi in parlamento ritirando il messaggio governativo favorevole alla mozione del liberale radicale Giorgio Galusero che chiedeva un solo corpo di polizia in Ticino. Archiviato (pare) il dossier polizia unica, si sono quindi cominciate a studiare “nuove forme di collaborazione” tra la Polcantonale e i corpi locali.
Per questo il Consiglio di Stato ha incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini e composto di rappresentanti dei Comuni, della Cantonale e dell’Associazione delle polcom. Sugli scenari suggeriti per rendere maggiormente performante il dispositivo di sicurezza introdotto dalla LcPol, il governo ha avviato negli scorsi mesi una consultazione. «Hanno preso posizione sei Comuni polo, cinquantadue Comuni, di cui dodici dotati di polizia strutturata, associazioni e Ministero pubblico», ricorda Filippini: «C’è chi ha condiviso le proposte, chi ha rilanciato l’ipotesi polizia unica e chi si è espresso per lo statu quo». Controverso si è rivelato il ventilato incremento del numero minimo di agenti – contestato dalla «maggior parte» dei cinquantadue Comuni – affinché un corpo di polizia locale sia considerato strutturato. Cosa d’altronde prevedibile e comprensibile, visto che l’aumento degli effettivi mette a rischio l’esistenza di quelle comunali che attualmente dispongono di sei agenti, comandante compreso. Il Dipartimento puntava sulla formula venticinque poliziotti più il capo. Alla fine si è optato per quella auspicata dall’Associazione delle polizie comunali, ovvero quindici agenti più il comandante. Secondo il gruppo di lavoro l’incremento del numero minimo di poliziotti, che può passare anche «dall’accorpamento di due o più polizie comunali strutturate», è in ogni caso necessario: lo è, evidenzia Filippini, «per agevolare il coordinamento delle forze dell’ordine nella regione e per garantire un servizio sulle ventiquattro ore». Con il primo pacchetto di correttivi alla LcPol che il Dipartimento istituzioni intende tradurre in modifiche legislative da trasmettere al Gran Consiglio, si mira anche «a rafforzare il ruolo dei Comuni polo per un più efficace coordinamento nelle regioni di polizia», fa sapere Gobbi. Ma il progetto ‘Polizia ticinese’ contempla pure «una seconda fase»: il passaggio «graduale» da quindici a venti agenti più il comandante quale numero minimo per i corpi strutturati e la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia. Musica (forse) del futuro.

Bossalini: un numero che ci permette un controllo efficace del territorio
Presente alla conferenza stampa, Dimitri Bossalini, alla testa dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali ticinesi, è visibilmente soddisfatto.
Per finire il Dipartimento istituzioni ha aderito – perlomeno per quel che riguarda la “prima fase” del progetto ‘Polizia ticinese’ – alla richiesta dell’Apcti: sì all’aumento del numero minimo degli agenti dei corpi locali cosiddetti strutturati, ma da cinque agenti più il capo a quindici più il comandante. Non oltre.
«Questa formula consente ancora un controllo efficace del territorio da parte delle polcomunali – dice Bossalini – . La situazione risulterebbe invece problematica passando a venticinque agenti più il comandante, come proposto inizialmente dal Dipartimento: in certe situazioni la nuova polizia strutturata si troverebbe infatti a garantire la sicurezza di prossimità in un territorio dove vi sono magari venti Comuni e altrettanti Municipi con esigenze diverse. Per il resto eravamo e siamo d’accordo con la necessità di una riorganizzazione del dispositivo introdotto dalla Legge sulla collaborazione tra Cantonale e polizie comunali». In prospettiva, e siamo alla “seconda fase” del progetto indicata dal Dipartimento istituzioni, si parla tuttavia di un incremento, sempre con riferimento al numero minimo di effettivi per le comunali strutturate, da quindici poliziotti più il comandante a venti più il capo, secondo la formula suggerita a suo tempo dalla maggioranza del gruppo di lavoro, del quale Bossalini fa parte. La seconda fase contempla pure la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia comunale e dunque dei Comuni polo. «Una diminuzione del numero delle regioni agevolerà il coordinamento tra forze dell’ordine», osserva il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, anch’egli nel gruppo di lavoro. Come Roberto Torrente. Il progetto ‘Polizia ticinese’, evidenzia il comandante della polcomunale di Lugano, «valorizza ruolo e competenze delle comunali. Migliora inoltre il coordinamento nelle regioni e con la Cantonale». Tant’è che una delle modifiche legislative cui sta pensando il Dipartimento prevede “l’obbligo per le pattuglie delle polcom di usare il sistema di auto alla condotta impiegato dal Cantone».
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 del Corriere del Ticino

A piccoli passi verso la polizia ticinese
Prevista una nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e comunali e un minimo di 15 agenti per i corpi strutturati.
Norman Gobbi: «Interventi graduali» – Roberto Torrente: «Valorizzato il ruolo di prossimità» – I timori degli enti locali.

Sono passati oltre tre anni da quando, spiazzando il Gran Consiglio, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto
di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e
costruito insieme ai corpi comunali e regionali ». Il frutto di queste riflessioni è ora maturo e, dopo l’esame da parte di un gruppo di lavoro ad hoc e un primo giro
di pareri, pronto per essere posto in consultazione nella primavera del 2019. Le preoccupazioni tra gli enti locali non mancano. In particolare c’è chi teme che
a seguito della riorganizzazione venga meno la conoscenza del territorio e con essa un servizio di prossimità adeguato. «Il progetto – ha però ricordato Gobbi –
punta a una migliore offerta del servizio di polizia sul territorio 24 ore su 24. Perché ai cittadini non interessa chi effettua l’intervento tra polizia cantonale e agenti
delle comunali, ma che s’intervenga». Da qui la necessità di pensare a un’impostazione della collaborazione tra forze dell’ordine (e della relativa legge cantonale)
più efficiente e finanziariamente sopportabile per i cittadini. Non tutti gli interventi strutturali inizialmente previsti hanno tuttavia superato lo scoglio della consultazione d’inizio 2018. «La strategia – ha rilevato Gobbi – deve godere del maggior consenso possibile e in tal senso abbiamo recepito le preoccupazioni
dei Comuni, prevedendo dei cambiamenti graduali». Ecco dunque che gli effettivi delle polizie strutturate in una prima fase dovranno essere portati dagli
attuali 5 a 15 agenti (più un comandante). «Il minimo sindacale» ha notato il direttore delle Istituzioni, che originariamente aveva posto l’asticella a 25 agenti
minimi. La soglia in questione era stata criticata apertamente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi, che ieri per bocca del suo presidente Dimitri
Bossalini ha espresso soddisfazione per il parziale cambio di rotta. «La maggioranza dei 52 Comuni che ha risposto alla consultazione si è detta contraria all’aumento degli effettivi» ha spiegato il coordinatore dipartimentale e presidente del gruppo di lavoro «Polizia ticinese» Luca Filippini. Per poi aggiungere: «Probabilmente non è passato il messaggio corretto. In molti hanno pensato che sarebbe stato necessario quintuplicare i propri effettivi, quando invece si tratterà di procedere a degli accorpamenti». Una soluzione, quest’ultima, che ha però fatto storcere il naso a Comuni come Stabio, sede di un corpo di polizia strutturata che nella propria presa di posizione rilevava: «Se l’obiettivo del Dipartimento è che le 24 ore vengano coperte sull’intero cantone da parte delle polizie comunali è sufficiente pretendere che le polizie strutturate siano costrette a garantirlo. Spetta poi a loro decidere se farlo attraverso una convenzione tra polizie strutturate, un
aumento degli effettivi, una convenzione con una polizia polo o una fusione tra più corpi di polizia strutturata. Ma non compete al Cantone entrare nel merito
dell’autonomia comunale». In merito Gobbi ha però replicato: «Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio. Significa invece valorizzare
il ruolo degli agenti delle comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine a favore dei cittadini. E una manciata di piccoli corpi comunali
non è più in grado di rispondere a questa esigenza in termini di efficacia. Basta l’assenza di un agente è la polizia va in default». Ciò detto, le modifiche di legge
previste – che il Governo dovrebbe consolidare con un messaggio nell’estate del 2019 – oltre a concedere alle polizie strutturate un margine di 2 anni per adattarsi,
non contemplano alcuni interventi più drastici agendati in un primo momento. «Il numero minimo di 20 agenti per le polizie strutturate e la riduzione dei
poli regionali da 7 a 5 sono ipotesi che restano sul tavolo, ma che potranno semmai essere implementate in una seconda fase» ha chiarito Gobbi. La legge rivista,
oltre a rafforzare il ruolo dei corpi delle polizie polo all’interno delle regioni, codificherà invece i nuovi compiti delle comunali, secondo quanto previsto nel
quadro del progetto Ticino 2020. «Parliamo di compiti che si fondano sull’essenza del ruolo di agente comunale, quello della prossimità» ha indicato Gobbi:
«Dal monitoraggio dei disordini e dei rumori molesti, al controllo dei permessi nell’ambito della legge sugli stranieri, passando al commercio ambulante e alla
gestione degli incidenti stradali senza gravi conseguenze». In questo quadro c’è però chi guarda con preoccupazione alle nuove competenze in materia di polizia
giudiziaria che passeranno al livello comunale. «Con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione» ha però precisato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. «La separazione dei compiti è quindi cruciale» ha sottolineato, ricordando come attraverso
i suoi specialisti la polizia cantonale sia vieppiù chiamata a fornire risposte in operazioni intercantonali, collaborando con la Fedpol e sul piano della cooperazione
internazionale. Ma un giudizio positivo al progetto in rampa di lancia l’ha fornito anche il comandante della polizia della Città di Lugano Roberto Torrente: «Per i poli come il nostro è un buon progetto. Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze 24 ore su 24. La riorganizzazione
inoltre valorizza il ruolo e le competenze, in termini di prossimità, degli agenti locali, la cui professione diventa per altro maggiormente attrattiva».

 

La polizia ticinese del futuro

La polizia ticinese del futuro

Da www.liberatv.ch

Riforma della polizia, avanti tutta: ecco l’organizzazione futura Cantonali-comunali. Ma lo scoglio è il numero minimo di agenti…

La riorganizzazione della Polizia ticinese prosegue in modo spedito. Oggi a Palazzo governativo sono stati presentati i risultati della consultazione avviata tra i Comuni per ridefinire i rapporti tra Polizia cantonale e Polizie locali. Il ministro delle istituzioni Norman Gobbi, il segretario generale del Dipartimento, Luca Filippini, che ha presieduto il gruppo di lavoro, hanno presentato il progetto insieme al comandante della Cantonale Matteo Cocchi e al comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente.

Alla consultazione hanno preso parte 6 comuni polo, 52 Comuni, 2 associazioni e il Ministero pubblico. Dalla consultazione è emerso un sì alla nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e Comunali, alla riduzione del numero delle regioni polo, a un migliore coordinamento all’interno delle regioni, ma un sostanziale no all’aumento degli effettivi delle polizie strutturate.

Attualmente queste ultime devono avere almeno cinque agenti più un comandante. In futuro dovranno averne almeno quindici più un comandante. E in una seconda fase il numero minimo di agenti sarà portato a venti. Norman Gobbi ha spiegato che il passaggio da un minimo di cinque a un minimo di quindici agenti avverrà entro un paio di anni dal momento in cui la riforma verrà approvata dal Gran Consiglio. Ma ha precisato: “Saremo flessibili e daremo il tempo alle singole polizie di reclutare il personale necessario per adeguarsi, come siamo stati flessibili nella concretizzazione dell’attuale organizzazione”.

“La criminalità evolve – ha detto il comandante della Cantonale Cocchi – e cresce la collaborazione intercantonale e con la Polizia Federale, e sempre di più in futuro dovremo mettere in campo degli specialisti, anche nelle attività di supporto informatiche e logistiche. Oggi, con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione”.

“Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze – gli ha fatto eco il comandante della polizia di Lugano Torrente –. Dobbiamo aumentare il livello di competenza delle polizie locali, rendere più attrattiva la professione, pur mantenendo la nostra strategia di prossimità con agenti attivi sul territorio e vicini alla popolazione. Occorre chiarezza nell’ambito della condotta e delle responsabilità, ci vogliono strategia comuni e mezzi adeguati”.

“Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio – ha aggiunto Gobbi –. Significa invece valorizzare il ruolo degli agenti delle Comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine”.

Ora si tratta di superare lo scoglio “politico” relativo all’aumento del numero minimo degli effettivi. Ma è un punto fondamentale senza il quale la riforma non potrà andare in porto.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona. Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente. Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese.

Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”. Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.

Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

 

Da www.rsi.ch/news

Presentato il nuovo assetto delle forze dell’ordine cantonali e comunali, frutto di un progetto approfondito

Un’inedita suddivisione degli incarichi tra la polizia cantonale ticinese e le comunali sarà definita nei mesi a venire, mentre il numero minimo di agenti per le polizie maggiormente strutturate aumenterà da 5 a 20 (a cui si somma il comandante del corpo). Sono queste alcune delle particolarità che caratterizzeranno il nuovo assetto, presentate mercoledì a Bellinzona.

Il gruppo istituito due anni fa dal Consiglio di Stato nell’ottica di riorganizzare la polizia in Ticino e formato da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale ha sviluppato un progetto denominato “Polizia ticinese”.

Sulla base di quest’ultimo e dopo le considerazioni emerse in fase consultiva, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere, entro breve, alla definizione di nuove competenze per le comunali, tra cui spiccano i controlli per violazione della legge sugli stranieri, incidenti stradali (senza vittime) e commercio ambulante. Alla fine del periodo d’assestamento dell’inedita organizzazione le regioni di polizia comunale cantonali dovrebbero passare da 7 a 5.

 

Pretori supplenti presso i Distretti di Blenio e Leventina

Pretori supplenti presso i Distretti di Blenio e Leventina

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa circa le recenti decisioni governative prese nell’ambito di attività delle Preture dei Distretti di Blenio e Leventina, volte a garantire l’operatività delle Autorità giudiziarie interessate, a beneficio del buon funzionamento generale della giustizia ticinese.

Per quanto attiene alla Pretura del Distretto di Blenio, il Consiglio di Stato ha designato Gabriele Fossati, avvocato di formazione e attuale Segretario assessore presso la predetta Pretura, quale Pretore supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, vista l’assenza temporanea del Pretore titolare
Flavio Biaggi. La cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del Pretore supplente ha avuto luogo oggi a Bellinzona, in presenza del Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, del Consigliere di Stato Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, delle Pretori viciniori Sonia Giamboni e Elettra Orsetta Bernasconi Matti, del Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar e del Presidente del Consiglio della Magistratura
Werner Walser. Il Governo tiene a formulare i migliori auguri per una buona convalescenza al Pretore Flavio Biaggi, ringraziando Gabriele Fossati per la disponibilità ad assumere temporaneamente la carica di Pretore supplente del Distretto di Blenio.

Per quanto concerne la Pretura del Distretto di Leventina, il Governo – preso atto della decisione del Consiglio della Magistratura, che ha confermato il congedo, nella misura del 50%, della Pretore titolare Sonia Giamboni sino alla fine del 2019 nonché dell’attestazione positiva quanto all’attività svolta da Elettra Orsetta Bernasconi Matti quale Pretore supplente da parte del Presidente della Pretura penale –, ha prolungato sino a tale termine l’incarico affidato a quest’ultima nell’autunno 2016, nella misura del 50%. A livello organizzativo, viene dunque mantenuta la situazione attuale, con la Pretore titolare attiva in ambito civile presso la Pretura in questione e la Pretore supplente sul fronte penale presso la Pretura penale. Il Governo tiene in particolare a ringraziare Elettra Orsetta Bernasconi Matti della disponibilità a proseguire nella funzione di Pretore supplente del Distretto di Leventina.

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni

Un anno dopo essere stato presentato, il “Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento” (PAN) sembra essere sulla buona strada.
La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni, stando a un primo bilancio stilato nel corso di un convegno organizzato oggi a Berna, cui hanno partecipato circa 200 addetti ai lavori, tra cui operatori sociali, insegnanti e poliziotti.

Il Piano d’azione era stato presentato al pubblico il 4 dicembre 2017 dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, ministra di giustizia e polizia, e da rappresentanti dei governi cantonali e degli esecutivi di Comuni e Città. Il Consiglio federale aveva manifestato l’intenzione di promuovere la sua attuazione con un programma d’incentivazione quinquennale da 5 milioni di franchi.

Le varie misure sono attuate in via prioritaria a livello locale. Ad esempio, ogni Cantone ha nominato una persona di contatto a cui la popolazione e gli specialisti possono rivolgersi e i cui recapiti sono disponibili sui siti web ch.ch e della Rete integrata Svizzera per sicurezza (RSS), che dipende dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) e che ha organizzato il convegno, insieme al servizio intercantonale Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC).

Anche le organizzazioni della società civile stanno lavorando sul tema della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Diversi progetti e iniziative sono in fase di sviluppo per prevenirne insorgere. Un gruppo di 15 esperti sta inoltre sviluppando un catalogo di misure per il reinserimento delle persone radicalizzate nella società.

Strategia su tre pilastri – Oltre al PAN il Consiglio federale ha previsto altre due vie d’azione nella sua strategia di lotta al terrorismo. L’esecutivo vuole completare l’articolo 260ter del Codice penale sull’organizzazione criminale, vietando il reclutamento, l’addestramento e i viaggi per atti terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Saranno perseguiti gli appelli al crimine e l’apologia del terrorismo.

La vigente legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaida” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, ottiene così una base legale permanente e le disposizioni in merito sono formulate in modo più chiaro, ritiene il governo, che ha trasmesso il suo messaggio al parlamento lo scorso 14 settembre.

La terza componente d’intervento riguarda l’azione della polizia. L’obiettivo è fornirle mezzi supplementari per intervenire al di fuori dei procedimenti penali contro persone potenzialmente pericolose. L’obbligo di presentarsi regolarmente a un posto di polizia, il divieto di lasciare il territorio e l’assegnazione ad un luogo specifico sono alcune delle possibilità previste. I risultati della consultazione avviata l’8 dicembre 2017 e conclusasi a fine marzo sul relativo disegno preliminare di legge sono in corso di valutazione.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Comunicato stampa

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).
È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona.

Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente.

Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese. Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”.

Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico. Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo). Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

Ex primi cittadini a pranzo

Ex primi cittadini a pranzo

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 13 novembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ex-primi-cittadini-a-pranzo-11093064.html

Numerosi ex presidenti del Gran Consiglio si sono ritrovati a Castelgrande per un incontro ormai diventato una tradizione
Si è tenuto martedì al ristorante Castelgrande di Bellinzona il tradizionale pranzo in comune degli ex presidenti del Gran Consiglio ticinese.
Si tratta di un incontro che rientra in una tradizione ormai consolidata, che consente di mantenere i contatti tra chi ha presieduto il Parlamento cantonale.

All’evento erano presenti in totale oltre una ventina di ex presidenti del Legislativo, oltre a Pelin Kandemir Bordoli, che lo presiede attualmente, unitamente ai consiglieri di Stato Paolo Beltraminelli, Manuele Bertoli, Norman Gobbi e Christian Vitta, il cancelliere Arnoldo Coduri e svariate altre personalità politiche (in attività e non) ticinesi.

 

 

Autodeterminazione: Il diritto interno svizzero deve tornare a prevalere

Autodeterminazione: Il diritto interno svizzero deve tornare a prevalere

Opinione pubblicata nell’edizione di martedì 13 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Il prossimo 25 novembre le cittadine e i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi sull’iniziativa per l’autodeterminazione, un tema molto dibattuto e di grande importanza per il futuro della Svizzera.

Grazie alla democrazia diretta, popolo e Cantoni nel nostro Paese hanno sempre potuto decidere le regole che vogliono attuare. Alcune sentenze del Tribunale federale (del 2012 e 2015) hanno però sancito che la Costituzione federale non è più il nostro riferimento giuridico supremo. Prima di allora, nessuno aveva mai messo in dubbio il rango superiore del nostro diritto interno quando la Costituzione e il diritto internazionale si contraddicono. Il nostro diritto interno è stato declassato a vantaggio di quello internazionale. Si tratta di una chiara e intollerabile limitazione della nostra democrazia diretta, che da sempre è all’origine della prosperità e della qualità di vita che ci contraddistingue.

Un valore che ci è invidiato e che va assolutamente conservato. Con il voto popolare dobbiamo decidere se vogliamo mantenere o cedere alcuni nostri diritti fondamentali: l’iniziativa mira infatti a garantire che il diritto di partecipazione dei cittadini (iniziative, referendum) rimanga un punto fermo del modello svizzero. In futuro devono essere ancora le cittadine e i cittadini a prendere le decisioni e non subire quelle di tribunali e organizzazioni internazionali. Il popolo sovrano deve avere la possibilità di dire l’ultima parola. È dunque necessario che venga mantenuta la superiorità del diritto svizzero e della Costituzione federale. Non dimentichiamoci, inoltre, che la nostra Costituzione è l’ultimo baluardo contro l’insidiosa adesione all’Unione europea.

Per illustrare meglio il mio punto di vista, faccio due esempi concreti che si sono verificati in presenza di conflitti tra i due diritti di riferimento. Richiamando dapprima il tema della libera circolazione delle persone, in passato sono stati presi degli accordi che come tali vanno rispettati. Se però le condizioni di partenza si modificano, dobbiamo avere la possibilità di ridiscuterli. Originariamente si parlava di 8.000 persone che avrebbero potuto raggiungere il nostro Paese per anno, ma il loro numero è poi cresciuto fino a 80.000, ben dieci volte di più! Più della metà dei lavoratori transfrontalieri d’Europa sono occupati in Svizzera, prevalentemente il Ticino e in Romandia. Se i tribunali europei dovessero decidere di concedere a queste persone le indennità di disoccupazione, noi non potremmo fare altro che accettare la decisione, indipendentemente dalla nostra volontà.

A volte, poi, è praticamente impossibile espellere qualcuno dal nostro Paese, anche se si tratta di persone che rappresentano una chiara minaccia alla sicurezza cantonale e che sono totalmente a carico dei servizi sociali finanziati da Comuni e Cantoni. Troppo spesso è sufficiente fare riferimento alla giurisprudenza internazionale per bloccare la pratica in atto e il rimpatrio. Così facendo, non si rispettano più né la legge cantonale né quella federale votate dal popolo.

Sono due semplici esempi che dimostrano come troppo spesso ci sia la tendenza a non rispettare la volontà popolare, applicando parzialmente o non applicando del tutto delle decisioni che appartengono al popolo.
Senza dimenticare che alcune iniziative non vengono nemmeno considerate.

Appoggiando l’iniziativa, in caso di contrasto tra la Costituzione e gli accordi internazionali, potremo adeguare gli accordi o rescinderli quando non sia più possibile trovare una soluzione. Auspico pertanto che i cittadini ticinesi approvino con convinzione questa iniziativa, per consentire la modifica della Costituzione federale e garantire così anche alle future generazioni un Paese libero e indipendente, nel quale a tutti sia data la facoltà di esprimersi. Il 25 novembre votiamo sì all’iniziativa per l’autodeterminazione per ridare preminenza al diritto svizzero, perché noi crediamo nelle decisioni del popolo sovrano!

 

Dibattito Asilo, è duello tra destra e sinistra

Dibattito Asilo, è duello tra destra e sinistra

Da www.teleticino.ch
http://teleticino.ch/home/la-domenica-del-corriere-11-11-18-il-duello-destra-sinistra-XF447110


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 12 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Confronto a La domenica del Corriere tra Norman Gobbi e Franco Cavalli in un faccia a faccia su elezioni e migranti
Il socialista: “Se il PS perderà un seggio sarà perché se l’è cercata” – Il leghista: “I centri per rifugiati non sono prigioni”

La corsa verso le elezioni cantonali è lanciata e se in questi mesi i partiti stanno affinando le strategie e individuando gli avversari in vista dell’appuntamento del 7 aprile, a sinistra tira aria di tempesta: “Se a queste elezioni il partito socialista dovesse perdere il seggio direi che se l’è cercata”. Parole di Franco Cavalli, tra i fondatori del Forum Alternativo e già consigliere nazionale socialista, che ospite di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere sul TeleTicino assieme al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato diretto: “Basta pensare a quanto successo con la Riforma fiscale e sociale che ha visto il consigliere di Stato Manuele Bertoli – che nella struttura del partito è sempre stato una figura determinante – schierarsi a favore del pacchetto, in contrasto con la posizione della base del PS”. Una rottura che per Cavalli “ha sicuramente indebolito il Partito socialista. Ma d’altronde lo diceva già il Nano: l’unico pericolo per la Lega sarebbe se in Ticino ci fosse un PS come si deve. Io, ad unire le forze di sinistra per dare vita a un partito forte, ci ho provato per vent’anni”. Ma a vivere una situazione un po’ complicata non è solo la sinistra. Sollecitato da Righinetti sulla fumata nera scaturita dalle trattative per una lista unica tra Lega e UDC e sul timore di perdere il proprio seggio in Governo, Gobbi ha precisato: “In un sistema proporzionale si deve fare uno score di squadra e uno personale. È dunque importante lavorare per il risultato di squadra. Detto questo, credo che già oggi l’UDC svizzera abbia un consigliere di Stato visto che, dopo la mia candidatura per il Consiglio federale nel 2015, figuro sul sito nazionale come consigliere di Stato ticinese. Questo non è un appello al voto utile, ma una costatazione: ricordo infatti che partecipo regolarmente alle attività dell’UDC svizzera e che intrattengo degli stretti contatti con i colleghi democentristi presenti negli Esecutivi cantonali con i quali, due volte all’anno, ci troviamo e ci confrontiamo con la direzione del partito”. Per poi rimarcare: “Inoltre, nel mio ruolo sono spesso e volentieri oltre Gottardo. Un impegno questo che mi viene riconosciuto”. Detto delle cantonali, il 2019 sarà però anche l’anno delle federali. E in vista del rinnovo dei poteri sotto il Cupolone, il Forum Alternativo si è già attivato. “Stiamo cercando di avere una lista comune di tutta la sinistra, scusatemi il gioco di parole, a sinistra del PS – ha spiegato Cavalli – compresi anche i Verdi. E sicuramente questa unione non si chiamerà Forum alternativo”. Pungolato da Righinetti, l’ex consigliere nazionale ha dichiarato che “le discussioni per il nome sono in corso, ma ammetto che mi piacerebbe qualcosa come Ticino Alternativo. Potrebbe essere una soluzione”.

In attesa di conoscere il verdetto dei cittadini sul piano cantonale e federale, c’è un altro tema che vede destra e sinistra duellare da anni senza esclusione di colpi: l’immigrazione. Un dossier questo caldo in Ticino non da ultimo in seguito ai disordini emersi nella serata di presentazione del nuovo centro federale per richiedenti l’asilo in zona Pasture e per la gestione dei migranti a Camorino. “La realtà è che al centro di Camorino la situazione è disumana. Non solo dal punto di vista igienico ma anche psicologico – ha dichiarato Cavalli – si vedono persone costrette a vivere sotto terra in condizioni pessime. Persone che arrivano da paesi dove, sottoterra, ci stanno solo i morti. È inaccettabile e occorre agire al più presto”. Pronta la replica del direttore delle Istituzioni che ha messo i puntini sulle i: “Nessuno costringe i rifugiati a restare tutto il giorno al chiuso nel Centro della Protezione civile. Se lo fanno, è per una loro decisione: un centro per rifugiati non è una prigione e vorrei ricordare che i richiedenti l’asilo hanno comunque la possibilità di svolgere lavori di pubblica utilità e di uscire. Evidentemente non è una soluzione ottimale ma permette di rispondere a un bisogno del cantone che, in questa fase, mira a conformare il richiedente a un modo di vivere”. Per poi precisare: “Quando i migranti venivano sistemati nelle pensioni o negli appartamenti emergevano problematiche di spaccio o incendi delle abitazioni. Fatti che hanno contribuito a creare un certo malumore tra la popolazione e quindi il Cantone ad agire. Camorino rappresenta quindi una fase di transizione prima di poter indirizzare i richiedenti verso gli appartamenti”. Una spiegazione che non ha convinto Cavalli: “C’è gente che è a Camorino da mesi ed è chiaro che sono spaesati. Non è facile integrarsi in un simile contesto”. Infine, ampliando lo sguardo alle dinamiche internazionali Gobbi ha rilevato come “se grazie alle politiche di Matteo Salvini in Italia l’afflusso di migranti è nettamente diminuito, d’altra parte nei centri federali vediamo che arrivano molti rifugiati a seguito di pratiche che non condivido. Penso ad esempio ai ricongiungimenti familiari non sempre valutati correttamente”. E riconoscendo come il tema della frontiera sia divenuto sempre più delicato, il direttore delle Istituzioni ha rimarcato come “quando si parla di migrazione serve pragmatismo: si deve comunque applicare le leggi e prendere decisioni che possono non essere condivise o comprese. Ma l’obbligo dell’autorità è quello di far rispettare le leggi. E ammetto che se il Ticino non dovesse sottostare alle disposizioni federali, in campo migratorio su certi aspetti sarei sicuramente più risoluto”.

Rimuovi il ghiaccio, equipaggiati e viaggia… e senza brividi

Rimuovi il ghiaccio, equipaggiati e viaggia… e senza brividi

Comunicato stampa

Con la stagione invernale ormai alle porte, il programma di prevenzione «Strade sicure» invita anche quest’anno gli automobilisti a equipaggiare i propri veicoli con le gomme termiche e a circolare sempre con il parabrezza libero dal ghiaccio. Tutti i suggerimenti per viaggiare sicuri nella stagione fredda saranno contenuti in un opuscolo informativo, accompagnato da un «raschia ghiaccio» sponsorizzato dalla campagna «Rifletti».
Il programma «Strade sicure» – gestito dal Dipartimento delle istituzioni, insieme a Polizia cantonale e corpi comunali – dà oggi avvio a una campagna di sensibilizzazione invernale intitolata «Rimuovi il ghiaccio e viaggia sicuro». Un opuscolo con i principali suggerimenti sarà distribuito in tutti gli sportelli accessibili al pubblico dei posti di polizia, e da alcuni gommisti.
Le principali raccomandazioni ai conducenti del nostro Cantone riguardano l’esigenza di equipaggiare i veicoli con le gomme termiche e l’obbligo di mettersi in moto solo dopo avere completamente liberato il parabrezza da neve o ghiaccio. Comportarsi correttamente garantisce un controllo ottimale del proprio veicolo e riduce il rischio di incidenti; è una scelta che mostra attenzione per la sicurezza propria e di tutti gli utenti della strada.
Il Dipartimento delle istituzioni e le polizie colgono l’occasione per ricordare che le gomme invernali migliorano in modo indiscutibile le prestazioni dell’automobile, accrescendo l’aderenza e, di conseguenza, il controllo del veicolo. Ciò si traduce, ad esempio, in una riduzione sensibile dello spazio di frenata: a una velocità di 40 km/h, su una strada innevata, un’auto dotata di pneumatici invernali si ferma completamente in uno spazio di 29 metri, contro i 61 che servono a un veicolo che monta pneumatici estivi. Le autorità cantonali ricordano a questo proposito che – sebbene in Svizzera non esista l’obbligo di dotare la propria automobile di gomme invernali – chi crea problemi alla circolazione a causa di un equipaggiamento inadeguato può inoltre essere sanzionato.
Ulteriori informazioni sono disponili sull’opuscolo informativo allegato nella cartella stampa elettronica.