Dibattito andato in onda mercoledì 24 ottobre 2018
“Spécial votation – Les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?”
https://www.rts.ch/play/tv/redirect/detail/9943440
Dibattito andato in onda mercoledì 24 ottobre 2018
“Spécial votation – Les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?”
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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 23 ottobre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11016231
Da www.liberatv.ch
Nelle scorse ore, in un comunicato congiunto, la Polizia ha reso note le cifre relative ad una vasta operazione, con controlli in tutta la Svizzera: oltre 4’000 persone controllate, 3 arresti, 43 conducenti fermati per inabilità alla guida e diverse altri infrazioni constatate.
Ma da dove nasce l’idea di un’operazione di tale portata e quali sono i suoi obiettivi? Lo abbiamo chiesto al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che, nel 2012, ha dato il via a questo importante progetto partendo proprio dal Ticino.
“Effettivamente, sei anni fa siamo partiti con l’intenzione di effettuare dei controlli congiunti con le Polizie cantonali di Uri, Svitto, Grigioni e le Guardie di confine, presidiando in particolare l’asse Nord-Sud, tanto sulla A2 compreso il passo del San Gottardo, che sulla A13. Lo scopo era quello di aumentare la presenza sul territorio anche in zone periferiche, attraverso controlli sia preventivi che repressivi. Era il periodo dei furti con scasso che preoccupavano cittadini e forze dell’ordine”.
Infatti il nome dell’operazione, CONTRALPI, non è causale…
“Il nome significa ‘controlli alpini’, ed è da contestualizzare in un momento in cui i furti erano in aumento e molti degli autori utilizzavano la “Porta Sud” della Svizzera quale via d’accesso per poi compiere vere e proprie razzie su tutto il territorio nazionale e soprattutto lungo gli assi autostradali a poca distanza dagli svincoli. Da qui la doppia valenza dei controlli, quella prettamente legata all’operatività e agli aspetti di polizia giudiziaria, e quella rivolta a mandare un messaggio di presenza e di sicurezza alla popolazione attraverso la prevenzione. Prevenzione che è uno dei compiti fondamentali delle forze di polizia e che passa anche per la presenza visiva e a volte persistente”.
Il progetto si può dire che abbia colpito nel segno…
“L’operazione ha conosciuto una costante evoluzione, dapprima con l’adesione di altri corpi di Polizia della Svizzera centrale fino a quella zurighese, così come della Polizia dei Trasporti, per poi espandersi sino ad arrivare ai 18 corpi di Polizia che hanno partecipato all’operazione dello scorso fine settimana, denominata, per questa occasione, ‘contralpi plus’. Su preciso spunto voluto dal Ticino, l’operazione si è trasformata in un’attività congiunta e coordinata a livello nazionale”.
Insomma, un’idea vincente…
“Direi di sì. Sebbene lo scenario legato alle criminalità in questi ultimi anni sia cambiato e la pressione in fatto di furti si sia notevolmente allentata, il concetto di creare una rete comune di controlli tra diverse forze di polizia svizzere è un’idea sicuramente vincente e che potrà essere ulteriormente sviluppata. Operazioni di questo tipo non possono essere organizzate all’ordine del giorno, ma con una pianificazione coordinata che segue un’analisi approfondita della situazione a livello svizzero, possono essere vincenti e dare un chiaro segnale di sicurezza. Tutti i partner contribuiscono a dare il loro apporto in un progetto che, di fatto, abbatte le barriere cantonali e garantisce un accresciuto controllo del territorio. Questo anche nell’ottica della sempre maggiore cooperazione intercantonale necessaria per affrontare i problemi del nostro tempo. Il progetto nato in Ticino e sviluppato a cavallo del San Gottardo è dunque divenuto una realtà consolidata a livello nazionale, garantendo quella capillarità di controlli che il cittadino si attende per poter vivere in un Ticino e in una Svizzera più sicura e accogliente”.
Questa sera alle ore 20.15 sarò ospite della trasmissione INFRAROUGE su RTS Un.
In studio si discuterà dell’Iniziativa per l’autodeterminazione.
***
Quatre ans après le traumatisme du 9 février 2014, une nouvelle initiative lancée par l’UDC tient le pays en haleine: l’initiative pour l’autodétermination.
Un texte qui entend consacrer la primauté de la Constitution suisse sur le droit international en cas de conflit entre les deux.
Quelles conséquences pour les droits des citoyens, pour l’économie et pour la relation de la Suisse au monde?
Partisans et adversaires du texte en débattent mercredi soir autour d’une invitée de marque, la conseillère fédérale Simonetta Sommaruga.
Alors les juges étrangers menacent-ils notre souveraineté?
Invité-es
POUR
Jean-Luc Addor, conseiller national UDC/VS
Norman Gobbi, conseiller d’Etat tessinois, chef du Département des institutions
Kevin Grangier, membre du comité de l’Asin (Action pour une Suisse indépendante et neutre)
CONTRE
Simonetta Sommaruga, conseillère fédérale, cheffe du Département fédéral de justice et police
Christian Lüscher, vice président du PLR, conseiller national GE
Manon Schick, directrice d’Amnesty International Suisse
Da www.rsi.ch/news
Il portale ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è pronto e verrà messo online nelle prossime settimane.
Uno sportello ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è stato presentato martedì sera durante una conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare Svizzera di lingua italiana (ARMSI).
Obiettivo: la lotta al terrorismo. La messa in rete del servizio, prevista nelle prossime settimane, è stata annunciata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Lo strumento verrà presentato ufficialmente a inizio novembre ed è il risultato del lavoro di quasi un anno.
Il portale segue il modello di quello ginevrino, disponibile al pubblico da quasi due anni, e offrirà ascolto e indicazioni sul tema. “È importante che i sensori attivi sul terreno non siano solo quelli del Dipartimento di giustizia e polizia, ma anche quelli della società – ha spiegato Gobbi -Se c’è maggiore attenzione, si possono raccogliere più informazioni”.
L’esempio citato durante la serata è quello della Commercio di Bellinzona. Un giovane è infatti stato arrestato in maggio perché sospettato di voler compiere una strage a scuola.
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrorismo-la-lotta-passa-dal-web-11018001.html
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 ottobre 2018 del Corriere del Ticino
Lotta e prevenzione: conferenza a Lugano sul ruolo delle forze di sicurezza e militari.
Sottolineata l’importanza delle sinergie – Della Valle: «Si deve migliorare ogni giorno»
Certezze, non ce ne sono. Garanzie, nemmeno. Se la materia è il terrorismo e la posta in gioco l’incolumità di noi tutti, bisogna prenderne atto. E vigilare. Parola del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ieri – dopo il saluto di Marco Netzer, presidente dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana (ARMSI) – ha così introdotto la conferenza tenutasi al LAC. Tema: il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione del terrorismo.
“Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni, alcune vicine a noi, hanno dovuto più volte patire”, ha spiegato Gobbi, che da agosto è a capo della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. “D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo”. Il consigliere di Stato ha esortato gli attori coinvolti a collaborare. Non solo a livello preventivo, ma anche per quanto riguarda la sensibilizzazione e l’”uso repressivo della forza”. Ha poi menzionato il portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino (opera congiunta di DI, DECS e DSS), che verrà presentato il 5 novembre.
“Siamo sempre al fronte”
Il colonnello Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, ha sottolineato la peculiarità del contesto svizzero, che – analogamente alle tre regioni linguistiche e culturali – conosce tre differenti modi di lavorare dal punto di vista della polizia, nonché i concordati di polizia (di cui Zurigo ed il Ticino non sono membri). Essendo i Cantoni i responsabili della sicurezza interna, “siamo sempre al fronte”. Si registra tuttavia una “moltitudine di enti preposti alla sicurezza”: la fedpol, le polizie cantonali e municipali, il SIC, il Corpo delle Guardie di confine e l’attività giudiziaria legata ai ministeri pubblici e all’MPC. Un chiaro esempio dell’importanza delle sinergie, anche internazionali, è il caso Moutaharrik: grazie al lavoro di polizia cantonale, SIC, MPC e polizia federale si è giunti all’arresto all’estero. Cocchi ha poi evidenziato le misure prese a seguito degli attacchi del 2015, sia a livello svizzero (come la creazione di uno Stato maggiore di condotta della polizia) sia a quello ticinese (dispositivi di difesa messi in atto per Expo 2015 e oggi ancora attivi). La parola è poi passata al brigadiere Peter Candidus Stocker, comandante dell’Accademia militare al Politecnico di Zurigo, che ha spiegato come “la minaccia rimanga elevata”. Gli attacchi terroristici di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare richiedono interventi all’insegna della collaborazione civile e militare; ed è in questo ambito che si può parlare di ruolo sussidiario dell’esercito. La sussidiarietà, definita nella legge militare, determina il ruolo di sostegno alle autorità civili quando le risorse non sono più sufficienti. Dal canto suo, il colonnello Andrea Torzani, comandante provinciale Corpo dei Carabinieri di Como, ha illustrato la strategia dell’Arma: proiettare stabilità ed esportare il “modello Carabinieri” all’estero. L’attività della cosiddetta polizia di stabilità si suddivide nella polizia esecutiva (l’Arma sostituisce le forze di polizia collassate o in via di ricostruzione in teatri postconflittuali, anche nell’ambito della lotta al terrorismo), nella polizia di rafforzamento e nella “military diplomacy”. Tra le expertise da valorizzare, ci sono la tutela del patrimonio culturale, la protezione del patrimonio agro-forestale e la tutela delle identità culturali. Torzani ha infine sottolineato la doppia anima dell’Arma: civile e militare.
La sfida: il volume di informazioni
Si è quindi aperto un dibattito moderato dal già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena a cui ha partecipato, oltre ai relatori, anche la direttrice della fedpol, Nicoletta della Valle. Della Valle ha ricordato come la sfida più importante per quanto riguarda il terrorismo sia la quantità di informazioni, anche a livello europeo: scambiarsi informazioni tra le varie polizie e riconoscere l’informazione giusta e importante in quel momento. “Il lavoro e la cooperazione sono buoni, ma come polizia federale ogni giorno dobbiamo migliorare”. La priorità: rimanere nello spazio Schengen. “Non serve una hotline nazionale per la famiglia che ha paura che il figlio si sia radicalizzato: la mamma va a chiamare il poliziotto municipale, che conosce”, ha detto, sottolineando l’importanza della conoscenza reciproca in Svizzera. La direttrice di fedpol ha quindi precisato che la lotta al terrorismo deve cominciare nella società. Quanto al cybercrimine, è necessaria la cooperazione internazionale, ma anche la prevenzione: “Vent’anni dopo la creazione di Internet c’è sempre gente che in Rete si comporta in modo irresponsabile”.
“Il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo”
23 ottobre 2018, LAC Lugano
– Fa stato il discorso orale –
Gentili signore ed egregi signori,
stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. La complessità e l’interconnessione sono ormai due costanti della nostra società.
Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente.
Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre.
Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato.
Dobbiamo pertanto vigilare. Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti.
Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato.
Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio.
Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.
Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione.
Temi che saranno affrontati stasera da qualificati relatori e da cui, ne sono sicuro, emergerà la centralità della collaborazione tra le forze di sicurezza e quelle militari.
Non mi stancherò mai di ribadirlo: se vogliamo centrare i nostri obiettivi, dobbiamo unire le forze e collaborare in modo attivo e proattivo. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione. In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici.
Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, e poi realizzato in collaborazione con il DSS e il DECS, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che presenteremo nel dettaglio nelle prossime settimane, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto.
La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci e da oggi abbiamo a disposizione anche un nuovo valido strumento per ridurre l’esposizione alle intimidazioni e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.
Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti.
Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.
Dibattito andato in onda venerdì 19 ottobre 2018
https://www.srf.ch/play/tv/redirect/detail/a2fc748c-1cd9-49c3-882d-be245ce5dcd5
Primo intervento: dopo 38 minuti.
Secondo intervento: al termine della prima ora.
Organizzata dall’Associazione per la Rivista Militare Svizzera di lingua italiana
Oggi, martedì 23 ottobre 2018, ore 18.00-20.00
LAC sala 1. terzo piano
Piazza B. Luini 6, Lugano
Saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi
Interverranno:
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK (Comandante dell’Accademia militare presso il Politecnico federale, Zurigo)
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como
Seguirà dibattito aperto al pubblico moderato da Giancarlo Dillena
Parteciperanno:
Nicoletta della Valle, Direttrice Ufficio Federale della polizia (fedpol)
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como
Maggiori dettagli:
http://rivistamilitare.ch/wp-content/uploads/2018/10/Conferenza-del-23-ottobre-2018-flyer-rev-2018.10.22.pdf
Informazioni: manifestazioni@rivistamilitare.ch
ARMSI, www.rivistamilitare.ch
Comunicato stampa
Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per l’assunzione del nuovo Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri, che avrà il compito di dirigere le sedi di Lugano e Mendrisio assicurandone la conduzione e la gestione.
Il nuovo responsabile dell’Ufficio di esecuzione del Sottoceneri, subordinato alla Divisione della giustizia e che ingloba le sedi di Lugano e Mendrisio, sarà chiamato a sostituire l’attuale Ufficiale avv. Andrea Carri, di recente nominato dal Consiglio di Stato quale Presidente della nuova Autorità cantonale di I. istanza LAFE che, contestualmente alla riorganizzazione del settore dei registri della Divisione della giustizia, entrerà in funzione il prossimo 1° dicembre 2018. L’Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri dovrà occuparsi della conduzione, della gestione, del coordinamento, della pianificazione e del controllo dell’attività degli Uffici. In particolare, garantirà la corretta e tempestiva esecuzione dei compiti previsti nell’ambito della legislazione sull’esecuzione e sui fallimenti, partecipando altresì alla gestione di progetti che toccano il settore esecutivo in campo amministrativo, organizzativo, informatico e logistico.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica in diritto rilasciata da un’università svizzera e in possesso di un brevetto di avvocato, che disponga di esperienza nella conduzione del personale e di autorevolezza nell’esercizio della funzione. Capacità decisionali, di analisi, spirito di iniziativa e flessibilità, come pure spiccate doti di comunicazione, sono altri aspetti che si rivelano essenziali vista l’importanza del ruolo di Ufficiale di esecuzione del Sottoceneri.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 6 novembre 2018, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.