Per l’Antidroga un 2017 fra marijuana e canapa light

Per l’Antidroga un 2017 fra marijuana e canapa light

L’attività della Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale lo scorso anno non si è solo concentrata nella lotta al traffico di stupefacenti ma ha dovuto pure confrontarsi con il nuovo fenomeno della “canapa light”. Si tratta di una sostanza legale,
contenente meno dell’1% di THC e che non soggiace alla Legge federale sugli stupefacenti, la cui coltivazione e vendita devono comunque essere monitorate in collaborazione con il Servizio armi, esplosivi e sicurezza privata. Per quanto riguarda i sequestri di droga, la collaborazione tra il SAD e i suoi partner, ha permesso di intercettare nel corso dell’anno oltre 75 chili di marijuana (130 nel 2016), 2’369 piante di canapa (18’000), 38 chili di hashish (11), 26 chili di cocaina (7), nonché 14 chili di eroina (4). Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono salite a 1’880 (1’525 nel 2016), di cui 1’623 uomini e 257 donne (347 minorenni). Gli arresti hanno raggiunto quota 138 (130). Le morti per overdose sono state 2 (7).

A livello internazionale si rileva che la produzione di cocaina in Colombia è aumentata notevolmente. Allo stesso tempo sono pure aumentate negli Stati Uniti e in Europa le morti per overdose da cocaina, nonché la qualità della sostanza. Risulta comunque difficile determinare un nesso di causalità tra questi due fattori. Il consumo di canapa è rimasto pressoché stabile.

In Ticino gli importanti risultati ottenuti nell’ambito del contrasto al traffico di stupefacenti sono il frutto dell’attiva collaborazione con i principali partner della Sezione antidroga (SAD) della Polizia cantonale ossia le polizie comunali, le Guardie di confine, la Polizia dei trasporti e la fedpol. Nel 2017 non ci sono stati particolari cambiamenti legati alle dinamiche dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Sempre presenti spacciatori di eroina albanesi, favoriti nell’illecita attività da tossicodipendenti locali che offrono loro ospitalità in cambio di droga. Nonostante i numerosi arresti e i sequestri operati, le organizzazioni dei trafficanti hanno continuato ad inviare in Ticino nuovi spacciatori. Costantemente presenti sul territorio cittadini dominicani, attivi nello spaccio di cocaina. Per quanto riguarda i consumi la situazione è sostanzialmente stabile, con la cocaina e la canapa che la fanno da padrone. Sempre attuale la presenza di politossicodipendenti, dediti al consumo di più sostanze stupefacenti, in particolare cocaina ed eroina. Si evidenzia infine come nell’ambito delle varie attività legate alla lotta al traffico di stupefacenti e al riciclaggio di denaro ad esso correlato, vi siano stati importanti sequestri di denaro per oltre mezzo milione di franchi. Al capitolo sequestri di droga nel nostro cantone si ribadisce che è estremamente importante contestualizzare le cifre, considerato come il Ticino sia un cantone di frontiera attraversato dai principali assi ferroviari e stradali tra il nord e il sud dell’Europa, e di conseguenza sovente i sequestri sono riconducibili ad attività criminali esterne ai confini nazionali.

Nel corso del 2017, con l’arresto di due autori residenti in Ticino, è stato riscostruito un traffico di circa 2 chili di cocaina, venduta a una quarantina di consumatori del Luganese. L’indagine ha inoltre permesso di risalire a uno dei fornitori, residente all’estero, attualmente ricercato. In marzo è stato arrestato un cittadino italiano, fermato dalle Guardie di confine alla guida di un’automobile al cui interno sono stati rinvenuti poco più di 14 chili di cocaina, proveniente dal Nord Europa e destinata al mercato italiano. L’inchiesta ha permesso di
risalire a un ulteriore viaggio intrapreso dal corriere. Sono stati pure arrestati due cittadini di origini balcaniche, autori dell’importazione in Svizzera di poco più di 5 chili di eroina e circa un chilo di sostanza da taglio. La sostanza stupefacente proveniva dall’Italia ed era destinata al mercato d’oltre Gottardo. Un’altra indagine ha portato all’arresto di tre persone, due delle
quali residenti nel nostro cantone. È stato ricostruito un traffico di 240 grammi di cocaina, di oltre 12 chili di canapa e poco meno di 3 chili di hashish. Oltre ai tre imputati principali sono state denunciate una quindicina di persone, acquirenti della sostanza stupefacente, tutte residenti nel Luganese. Due cittadini di origini nord africane e due cittadini svizzeri residenti nel Luganese sono invece finiti in manette per un traffico superiore ai 2 chili di cocaina, in gran parte venduti ad acquirenti residenti in Ticino. Infine, nell’ambito di un’inchiesta relativa ad un traffico di eroina e cocaina sono state arrestate 16 persone. La droga, che veniva
spacciata soprattutto nel Locarnese, proveniva in prevalenza dalla Svizzera Interna. L’inchiesta ha potuto accertare un volume di spaccio, avvenuto nel corso degli ultimi tre anni, di circa 9 chili di eroina e 7 chili di cocaina, oltre a diversi chili di canapa.
La Legge federale sugli stupefacenti prevede la procedura della multa disciplinare canapa che permette in determinate circostanze di sanzionare con una multa di 100 franchi il consumo e il possesso fino a 10 grammi di canapa e derivati da parte di maggiorenni. Nel 2017 ne sono state comminate 969 (737 nel 2016). Nonostante non si tratti di stupefacente, considerata l’attenzione mediatica dedicatale e il fatto che la materia prima, essendo la medesima, può indurre in errore, si ritiene opportuno
indicare che lo scorso anno è stato pure caratterizzato dalla nascita del fenomeno della coltivazione, vendita e consumo di canapa con tenore di THC inferiore all’1%. Non sono mancati interventi legati alla sua coltivazione e vendita effettuate senza i necessari permessi dettati dalla Legge sulla coltivazione della canapa e sulla vendita al dettaglio dei suoi prodotti (Lcan).

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato nomina Michele Fattorini aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato ha nominato Michele Fattorini quale aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni.

Michele Fattorini, classe 1969, è coniugato e padre di due figli. Durante la sua attività lavorativa dapprima presso un istituto bancario e in seguito nel settore della moda, dal 1996 ha prestato servizio quale pompiere volontario e a partire dal 2002 ha deciso di mettere le sue competenze completamente a disposizione della popolazione in qualità di professionista. Attualmente è ufficiale del Corpo civici pompieri di Lugano con il grado di maggiore nella funzione di Vice Comandante. Un’esperienza che lo vede impegnato da 22 anni di servizio nella protezione della popolazione, durante il quale ha potuto maturare competenze nell’ambito della condotta operativa nonché nella gestione del personale e nella formazione. Nell’Esercito svizzero ha conseguito il brevetto di ufficiale nel 1991 ed è stato prosciolto dagli obblighi militari nel 2005.

Il nuovo aggiunto avrà in particolare il compito di assistere e supportare il Capo sezione Ryan Pedevilla nella direzione di tutti i servizi dell’unità amministrativa, oltre ad assumere la conduzione di alcuni importanti progetti in corso. Infine ricoprirà pure il ruolo di Capo di Stato Maggiore dello Stato maggiore di condotta cantonale durante le fasi di ripristino dell’emergenza e dovrà collaborare attivamente nella formazione dei partner della protezione della popolazione.

Il Consiglio di Stato esprime a Michele Fattorini i migliori auguri per la nuova sfida professionale che lo attende all’interno del Dipartimento delle istituzioni a partire dal mese di agosto 2018.

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)

 

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Furti Biciclette e anziani nel mirino dei malviventi

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

È una chiara flessione quella che ha registrato la statistica dei furti in Ticino. In particolare, oltre al calo dei furti con scasso (–29%) già emerso durante il bilancio dell’operato della Polizia cantonale, l’attività della Sezione reati contro il patrimonio ha registrato una riduzione «della totalità dei colpi nelle abitazioni, dove la diminuzione è stata del 32%. Ovvero dai 1.355 nel 2016 ai 926 del 2017», precisa la Polizia. Unica eccezione sono i furti di veicoli, in particolar modo delle biciclette. «Un fenomeno questo che si è accentuato lo scorso anno», rileva la Polizia che evidenzia poi come «visto l’elevato valore delle biciclette sportive ed elettriche, si è di fronte a un vero e proprio fenomeno finalizzato alla rivendita. Sono stati effettuati diversi arresti, in particolare di cittadini italiani che agivano come pendolari del furto entrando in Ticino con il preciso scopo di rubare biciclette elettriche, per poi rivenderle su internet o in Italia presso negozi specializzati». In tal senso, l’inchiesta più importante ha riguardato un negozio del Sopraceneri, svaligiato a fine maggio da quattro lituani, che hanno sottratto merce per circa 100.000 franchi. Detto delle biciclette elettriche, nel corso del 2017 gli agenti sono altresì stati sollecitati nella lotta ai falsi nipoti. Truffatori che, «grazie all’ottimo lavoro di prevenzione svolto negli ultimi anni erano diminuiti. Purtroppo, dopo il periodo di tranquillità, il fenomeno dei falsi nipoti è ricomparso in Ticino, soprattutto nella seconda metà del 2017». In tal senso, le truffe nei confronti degli anziani hanno raggiunto quota 7, per un importo complessivo di 230.000 franchi.

Il futuro delle Polizie comunali

Il futuro delle Polizie comunali

Intervista all’interno dell’edizione di martedì 27 marzo de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10295861

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo de La Regione

Polizie strutturate, sì dei Poli ai 25 agenti più capo
Sì a un minimo di 25 agenti più il comandante perché una polizia comunale possa definirsi strutturata. La proposta del Dipartimento istituzioni ha ricevuto l’ok ieri, in occasione della riunione della Conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza, dei municipali titolari dei dicasteri polizia dei Comuni polo. Si è invece convenuto di soprassedere sulla prospettata riduzione delle regioni di polizia comunale e quindi dei Comuni polo. In base alla legge vigente, i corpi locali strutturati devono essere composti almeno di 5 agenti più un comandante. Il gruppo di lavoro “Polizia ticinese” suggeriva 20 agenti più il comandante. L’Associazione delle polizie comunali, presieduta da Dimitri Bossalini, e il rappresentante dei comandanti delle polizie polo Roberto Torrente proponevano 15 agenti più il comandante, ritenendolo un numero sufficiente per garantire il servizio sulle 24 ore. Il Dipartimento chiedeva come detto 25 agenti più il comandante. Ed è questo lo scenario condiviso dai politici, ovvero dai municipali dei Comuni polo. Alla riunione, coordinata dal direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, hanno preso parte, oltre ai capidicastero, rappresentanti della Polizia cantonale e delle polcomunali. Quanto al numero delle regioni di polizia si è optato per lo statu quo, per il momento. Il gruppo di lavoro prevedeva quattro regioni di polizia, unendo i Comuni polo Chiasso e Mendrisio. L’Associazione delle polcom suggeriva cinque regioni, mantenendo i poli Mendrisio e Chiasso. Si resta per ora a sette (prima della nuova Bellinzona le regioni erano otto, con Giubiasco Comune polo). Sette regioni con altrettanti Comuni polo: Ascona, Locarno, Bellinzona, Biasca, Lugano, Chiasso e Mendrisio. «Il risultato più importante della riunione odierna (di ieri, ndr) è stato l’approvazione da parte dei Comuni polo del nuovo numero minimo di agenti per le polizie comunali strutturate: la presenza di 25 agenti più il comandante garantirebbe un vero servizio efficace sull’arco delle ventiquattro ore nel comprensorio della polizia strutturata», afferma Norman Gobbi. Scatterà ora la consultazione presso gli enti locali in vista di un’eventuale modifica di legge da sottoporre al Gran Consiglio.

 

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 28 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle polizie comunali la riduzione resta ferma ai box
La riorganizzazione della polizia è stata al centro della 15.esima Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi ieri a Bellinzona e alla quale hanno partecipato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine cantonale e comunali. In particolare, per il momento sarebbe sospesa «la riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale – precisano le Istituzioni in una nota – in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di ‘’Polizia ticinese’’ possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione». L’idea di ridurre i poli delle polizie comunali da 7 a 5 resta dunque per il momento ai box. Al contrario, i presenti si sono detti concordi «sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente l’effettivo minimo per i corpi di polizia comunale». Effettivo minimo che è stato fissato a 25 agenti più il comandante. Durante l’incontro si è poi accennato all’applicazione della nuova legge cantonale sulla prostituzione – avallata dal Gran Consiglio a fine gennaio – e che entrerà in vigore il prossimo 1. gennaio 2019. In merito, Gobbi ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali. Infine, il consigliere di Stato ha informato i presenti sull’intenzione di elaborare una «strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio».

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

L’evoluzione del progetto «Polizia ticinese», la riduzione del numero di Regioni di polizia, la revisione della Legge sull’esercizio della prostituzione – le sue conseguenze per i Comuni – e la definizione di una strategia cantonale sulla questione dell’accattonaggio; questi i temi principali trattati oggi a Bellinzona, durante la 15. riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 15. seduta della Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, questa mattina a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato le proposte scaturite dal rapporto redatto dal gruppo di lavoro per la definizione della futura «Polizia ticinese». La proficua discussione avuta tra Direttore del Dipartimento e Capi dicastero delle polizie polo ha permesso di convenire sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente effettivo minimo per i corpi di polizia comunale strutturata fissato a 25 più il comandante. L’importanza degli equilibri politici – questione spesso molto delicata nel nostro Cantone – ha portato invece i presenti a voler escludere la discussione sulla riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale, in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di «Polizia ticinese» possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione, garantendo in futuro una maggiore capacità operativa sulle 24 ore nei territori interessati e concentrandosi sui fattori che determinano la prontezza e l’efficacia operativa delle nostre forze di polizia.
Si è poi accennato a un altro tema rilevante per i Comuni: l’applicazione della nuova Legge cantonale sulla prostituzione, destinata a entrare in vigore il 1 gennaio 2019. Il Consigliere di Stato ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali.
I presenti sono stati infine orientati sull’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di definire – in base alla Legge sull’ordine pubblico – una strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio, che tocca sempre più aree del nostro territorio. Nelle prossime settimana i Comuni Polo riceveranno una serie di linee guida su come comportarsi.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di ottobre.

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

Intervista apparsa nell’edizione di martedì 27 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Elio Genazzi si appresta a lasciare la guida della Sezione degli enti locali per passare al beneficio della pensione. Lo abbiamo incontrato per un bilancio della sua attività dal 2006. Genazzi parla a ruota libera dei Comuni, delle aggregazioni, di Ticino 2020, ma anche dei suoi due direttori: prima Luigi Pedrazzini, poi Norman Gobbi.

Il 1. aprile (e non è uno scherzo) passerà al beneficio della pensione. È pronto per il passaggio delle consegne?
“Il tempo trascorre inesorabile e anche per me, senza quasi nemmeno accorgermene, è giunto il momento di staccare. Con la pubblicazione del concorso per il mio successore si è aperta una fase di transizione, una scintilla che mi ha permesso di riflettere davvero sul mio nuovo futuro. Se la salute me lo concederà, vorrei tornare a fare qualcosa, questa volta da gregario, per la mia valle – la Vallemaggia – cui devo molto. Ma sarà anche il tempo di godermi qualche momento in più con la mia famiglia e, soprattutto, con i miei nipotini”.

Aveva assunto la guida della Sezione degli enti locali nel 2006. Quanto è cambiato il Comune ticinese in genere da allora?
“Il Comune ticinese è cambiato molto e le trasformazioni sono tuttora in corso. L’evoluzione è stata favorita dalla politica, ma è altresì conseguenza dei mutamenti sociali, economici e anche infrastrutturali. Le aggregazioni comunali hanno segnato la via e preparato il Cantone alle nuove sfide: AlpTransit, LAC, Palacinema fino al rilancio delle periferie. L’organizzazione comunale, rimasta praticamente immutata sin dall’Ottocento, ha vissuto un vero mutamento, necessario per adattarsi alle nuove esigenze della popolazione ticinese. Per alcuni – pochi a dire il vero – è stato uno sgarbo al passato. Ma a loro rispondo che si è trattato di un atto di responsabilità per il Ticino delle future generazioni”.

Lei arrivava dal privato, titolare di uno studio di ingegneria. Come mai l’idea di lanciarsi in quel nuovo compito?
“Una scelta sino a quel momento inimmaginabile, ma non casuale. Accanto all’attività d’ingegnere svolta per 27 anni, fonte d’importanti sacrifici ma anche di altrettante soddisfazioni, ho sempre coltivato la passione per la cosa pubblica. Grazie alle nozioni di civica apprese sui banchi della Scuola maggiore (tempi in cui la materia non appariva ancora un tabù), ho subito scoperto dentro di me un forte senso civico. Dopo essere stato attivo in alcune associazioni di valle, l’entrata nel Municipio di Maggia (nel 1988) e gli otto anni da sindaco hanno rappresentato la mia prima vera palestra istituzionale, cui ne sono seguite altre. L’esperienza maturata e il desiderio di vivere una nuova avventura mi hanno condotto alla scelta di cui non mi sono mai pentito”.

All’epoca era anche parlamentare. Fu difficile lasciare?
“Nel 1992, con grande onore, assunsi la carica di granconsigliere. Un’esperienza impegnativa ma gratificante, che mi ha permesso di conoscere e ispirarmi a personalità illustri. Lasciare il Parlamento dopo 15 anni – la mia esperienza si sarebbe comunque conclusa l’anno successivo – non mi è pesato. Il compito che andavo ad assumere mi ha permesso – e così è stato – di mantenere uno stretto contatto con l’attività parlamentare. Una nuova veste più affine alla mia stessa indole, volta a preferire ai giochi politici, gli interessi del cittadino”.

Si dice che chi è stato in politica e poi la osserva dall’esterno abbia la visione più chiara e nitida di quanto accade. Cos’è cambiato in questi 12 anni?
“La politica rispecchia umori ed esigenze di una società che, malgrado la salute dell’economia e una protezione sociale solida, è divenuta più fragile e complessa rispetto al passato: un contesto che si ripercuote inevitabilmente sulla strategia dei partiti. Ai tempi le trasversalità erano piuttosto limitate agli interessi dei Comuni, difesi dal cosiddetto “Partito dei sindaci”, o delle periferie che riuscivano immancabilmente a raccogliere il sostegno del resto dell’emiciclo. Oggi la trasversalità abbraccia temi sociali, economici e ambientali, spingendo i partiti a sacrificare la propria identità sull’altare del successo elettorale. Tuttavia ciò non ha avvicinato le parti alla ricerca di soluzioni convergenti e risolutorie, poiché la politica “urlata” – che corre sul web e sconfina in Parlamento – si contrappone alla progettualità e alla mediazione, che hanno sin qui consentito di raggiungere grandi traguardi”.

Veniamo al processo delle aggregazioni. Qual è stato il progetto che ha creato maggiori attriti e tensioni?
“In ogni progetto aggregativo si celano delle insidie. La chiave sta nello spiegare alla gente, cosa non sempre evidente, che gli aspetti positivi della scelta prevalgono su quelli negativi. Vero, il Comune è il livello istituzionale più prossimo al cittadino ed è inevitabile che gli aspetti affettivi ed emozionali vengano a galla, anche scaltramente. Ma se ci si convince dei vantaggi concreti, si accantonano gli attriti e le tensioni. In certi casi non ci siamo purtroppo riusciti, ma a prevalere è comunque stato – com’è giusto che sia – il processo democratico. Su tutti il rammarico maggiore è stato di non essere riusciti a convincere il Locarnese sulla necessità di una sua riorganizzazione”.

E quale quello al quale oggi guarda con orgoglio come esempio d’esercizio ben riuscito?
“Per dimensione, ma soprattutto considerando le reticenze iniziali, penso alla nascita della nuova Bellinzona. Una realtà ancora in fase di assestamento, che richiederà importanti sforzi agli attuali amministratori, ma che il tempo consacrerà come una scelta vincente anche per il Cantone. Guardo però con altrettanto orgoglio quelle realtà di periferia che, grazie alla lungimiranza dei propri Cittadini, per prime hanno creduto nelle aggregazioni, indicando la via al resto del Cantone”.

Qual è il progetto che lascia in eredità al suo successore e al quale tiene in maniera particolare?
“Malgrado le criticità emerse recentemente, il cantiere più importante permane senza dubbio quello della riforma Ticino 2020. Un progetto il cui beneficiario, è bene ricordarlo, non è né il Cantone né i Comuni, bensì il cittadino. Sono sicuro che sia Governo sia rappresentanti dei Comuni, dopo aver registrato in passato troppi fallimenti su tale fronte, sappiano riportare il progetto sui giusti binari. C’è stato un lungo lavoro preparatorio per costruire un progetto solido e un clima positivo fra gli attori in gioco. È perciò indispensabile trovare delle soluzioni moderne, che aiutino i Comuni a riacquistare una vera autonomia e il Cantone a bloccare la centralizzazione dei compiti onde mantenere sani i principi fondanti del federalismo, fiore all’occhiello della nostra organizzazione istituzionale”.

Lei ha pure vissuto un cambio della direzione del Dipartimento delle istituzioni. Dal PPD (come lei) Luigi Pedrazzini al leghista Norman Gobbi. Quale il principale cambiamento?
“Sono due personalità assai diverse, che tuttavia hanno sempre mostrato una particolare sensibilità per le zone periferiche. Le Valli, infatti, non possono divenire dei musei a cielo aperto: occorre farle vivere. Ho potuto osservare, con soddisfazione, come le politiche dipartimentali abbiano sempre tenuto conto delle esigenze dei territori più discosti, pur nel rispetto dell’interesse dell’intero Cantone. Forse l’ex consigliere di Stato era più incline alla concertazione, mentre l’attuale possiede una trazione decisionale che ricalca maggiormente la volontà dipartimentale. Ad ogni modo, sono riconoscente a entrambi per questi anni di lavoro di squadra e per la fiducia che non ho mai sentito mancare”.

Si dice che Gobbi sia un direttore molto presente ed esigente con i suoi collaboratori. A volte magari anche un po’ invadente?
“Come detto, è un consigliere di Stato che ha una propria impronta politica e che dalla sua elezione ha saputo orientare in tal senso i suoi collaboratori. Non la concepirei come un’invasione, anche perché a essere eletto – e a godere del sostegno così come delle aspettative dei cittadini – è il direttore di Dipartimento e non i funzionari”.

Dire Sezione degli enti locali significa anche parlare di problemi e attriti con i Comuni e alcuni amministratori. Qual è stata la situazione che ha creato grosse difficoltà?
“Ci sono stati Comuni che hanno manifestato evidenti difficoltà, sia sul piano amministrativo sia politico. Occorreva recuperare ritardi che azzoppavano la macchina comunale e scalfivano seriamente la sua efficienza, a scapito anche dei servizi offerti. Dopodiché ci sono state situazioni su cui si sono accesi insistenti riflettori mediatici su singole persone, che hanno recato pregiudizio all’immagine del Comune e di riflesso alla credibilità delle istituzioni. Episodi difficili che per fortuna sono stati risolti, grazie all’intervento del Cantone ma anche alla propositività e all’etica pubblica che, per fortuna, ancora caratterizza la stragrande maggioranza degli amministratori locali”.

C’è chi negli anni avrebbe voluto dalla vostra sezione anche interventi più decisi e profilati nei confronti di chi aveva compiuto scivoloni. Condivide la critica?
“È una critica comprensibile, anche perché oggi piace lanciare i famosi “segnali”. Talvolta gli interventi potevano mostrarsi più autoritari, ma abbiamo sempre preferito risolvere i problemi alla radice, intervenendo appena possibile e, soprattutto, cercando ripristinare prima possibile la corretta funzionalità degli enti locali. Ben consapevoli della centralità dell’interesse collettivo, il cui primo custode è, e rimarrà, il Comune”.