Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Da Mattinonline.ch |

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, soddisfatto per l’approvazione di “Ticino 2.0”?
Direi proprio di sì. La proposta del Consiglio di Stato è stata fatta per rispondere a una richiesta che non è arrivata da un solo partito, bensì da tutta la fascia giovanile della politica ticinese. Una richiesta che è stata in seguito ponderata, tenendo conto di tutti gli attori coinvolti, portando una soluzione mediata rispetto alla loro proposta (le 3 di notte), ossia prolungando di un’ora l’orario di chiusura di esercizi pubblici e notturni il venerdì, sabato e prefestivi. Proposta che alla fine è stata approvata dal Gran Consiglio.

Dalla consegna delle firme alla votazione in Gran Consiglio i tempi sono stati ristretti. Quanto è stato importante dare ascolto e una risposta rapida ai giovani di tutte le forze politiche?
Come già detto, il fatto che la richiesta non venisse da un unico partito era esemplare di quanto la tematica fosse sentita dai giovani attivi nella politica ticinese. Giovani che sono in contatto quotidianamente con i propri coetanei e che vivono la realtà del nostro Cantone, e che ne percepiscono le necessità. Inoltre, dobbiamo pensare a promuovere un Ticino più turistico e al passo coi tempi e le abitudini dei clienti di oggi.

La misura è stata un “escamotage” come sottolinea Franco Celio (Plr), relatore di minoranza?
Non si tratta di un escamotage ma, anzi, è la dimostrazione di come si possa giungere a una modifica di legge in tempi brevi. Il Governo non è rimasto con le mani in mano e proponendo il compromesso delle 2 ha voluto rispondere alla richiesta delle giovani generazioni.

Che impatto concreto può avere sul turismo e sugli esercenti?
Sicuramente è una ventata di aria fresca, che permetterà di adeguare l’apertura di bar, ristoranti e discoteche alle necessità e alle abitudini attuali. Non si tratta di un cambiamento drastico, ma probabilmente darà qualche stimolo in più a chi ha la volontà di animare le serate del nostro Cantone. Inoltre, la possibilità di rilasciare permessi speciali di una durata massima di tre mesi per attività di esercizio pubblico, tipo il Mojito sul lungolago di Lugano, è una risposta alle mutate esigenze di consumo e alla promozione del periodo turistico a sud delle Alpi. Tutto ciò, sempre tenendo conto del rispetto della quiete pubblica.

Un gruppo di esercenti si vuole opporre alla misura, come valuta la loro presa di posizione?
La decisione di prolungare di un’ora l’apertura mi sembra un buon compromesso, che offre una possibilità ma che non è un obbligo per tutti. Infatti, gli esercenti sanno meglio di altri quando è interessante tenere aperto fino a tardi oppure chiudere prima. In tal senso, abbiamo anche snellito la burocrazia per le chiusure anticipate rispetto agli orari abituali del singolo ristorante o bar. In questo modo abbiamo risposto alla necessità di essere flessibili e non burocratici, richieste provenienti proprio dagli esercenti.

MS

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Dal Corriere del Ticino | Via libera del Governo all’indagine conoscitiva per rivedere il calcolo dell’imposta.

Massa a vuoto e CO2: sono questi gli ingredienti della nuova formula elaborata dal Gruppo di lavoro incaricato di rivedere il calcolo dell’imposta di circolazione. Il nuovo criterio (svelato dal Corriere del Ticino il 17 marzo) ora è oggetto di un’indagine conoscitiva che coinvolge tutte le associazioni attive nel settore e che si concluderà il 15 maggio prossimo. «Il nostro obiettivo è trovare una soluzione il più possibile condivisa», ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , che ha inoltre aggiunto come l’intento è di coinvolgere più partiti e associazioni possibili, dal WWF al TCS. L’attuale sistema di calcolo dell’imposta di circolazione è stato al centro di aspre polemiche sia da parte di numerosi automobilisti, che nel 2017 si sono visti lievitare la fattura, sia da parte del mondo politico: basti pensare il recente lancio dell’iniziativa popolare del PPD «Per un’imposta di circolazione equa: gli automobilisti non sono bancomat».

Ma la decisione delle Istituzioni di rivedere il sistema risale alla scorsa primavera: «La neutralità finanziaria è sempre più difficile da mantenere. Inoltre si tratta di cambiare una formula di base che risale a quasi 40 anni fa e che è quindi obsoleta». Sono state poi considerate anche le difficoltà di comunicazione e amministrative legate al sistema degli ecoincentivi, «che nessuno ha mai veramente capito», ha spiegato Gobbi. La nuova formula scaturita dal Gruppo di lavoro promosso dalle Istituzioni e coordinato dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova è stata approvata dal Governo e considera come criterio principale le emissioni di CO2, al quale verrà sommato quello della massa a vuoto, per dare vita alla formula (a x massa) + (b x emissioni). I coefficienti a e b potrebbero essere poi definiti dal Gran Consiglio, limitando il margine di manovra del Governo. «Il gruppo di lavoro ha deciso di considerare la massa a vuoto perché influenza l’usura della strada», ha spiegato Canova.

Confusione sulle cifre

Il grado di importanza di questi fattori sarà stabilito dopo l’indagine conoscitiva: «Può anche essere che la massa non venga più considerata, valuteremo più varianti» ha precisato Canova. Inoltre, la base di calcolo sarà unica per tutte le automobili e la modifica della formula non dovrà comportare un cambiamento del gettito a parità di parco veicoli, questo per rispettare il principio di neutralità. «A tale scopo è quindi necessario definire il temine di paragone e ciò che chiederemo nell’indagine conoscitiva è quale base di partenza adottare», ha detto Gobbi, che ha poi aggiunto: «Siccome di recente c’è stata un po’ di confusione sulle cifre, mi preme chiarire che il gettito totale dell’imposta di circolazione delle automobili è di 102 milioni di franchi. Se consideriamo che per la manutenzione delle strade si spendono ogni anno 90 milioni e che è esclusa l’attività di controllo della polizia, si può comprendere come il margine non sia ampio».

Attività in aumento per la Sezione della circolazione

Attività in aumento per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Anche nel 2016 la Sezione della circolazione resta uno fra i servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. I dati mostrano infatti che sono state più di 500’000 le pratiche evase, con una media di circa mille telefonate ricevute ogni giorno. L’incasso totale comprensivo di imposte, multe e tasse, si è attestato a quasi 163 milioni di franchi.

Il rendiconto della Sezione della circolazione mostra un ulteriore consolidamento dell’attività, che si è tradotta in 512’932 pratiche gestite dai diversi settori durante lo scorso anno, per un introito finanziario complessivo di 162’955’217,82 franchi. Di questi 133’425’911.65 franchi sono stati incassati tramite imposte, 23’449’944.53 franchi in tasse e 5’229’158.94 in multe. Per quel che concerne le imposte incassate, 102’786’314.75 franchi provengono dalle automobili.

La situazione immatricolazioni ha confermato anche nel 2016 le tendenze registrate negli scorsi anni. Il parco veicoli del Cantone Ticino è ulteriormente aumentato, e a fine 2016 contava 326’162 fra autoveicoli, motoveicoli, veicoli di lavoro, agricoli, rimorchi e altro; un dato che segnala un aumento dell’1,44% rispetto al dato dell’anno precedente (321’531). A incidere particolarmente sono state le automobili, passate da 224’322 a 226’713 unità, mentre il settore della navigazione ha conosciuto un calo da 7’551 a 7’029 natanti immatricolati.

Particolarmente significativi risultano anche i dati dell’Ufficio giuridico. Nel 2016 sono state emanate 63’651 decisioni, con una crescita di oltre il 12%. A motivare questo aumento – che conferma una tendenza pluriennale – sono soprattutto le nuove norme e i più frequenti controlli della circolazione, oltre alla crescente complessità dei procedimenti amministrativi e penali.

Per quanto riguarda infine il contatto con i cittadini, il 2016 è stato il quarto anno di attività completa per il «Contact center» che regola i contatti in entrata alla Sezione della circolazione. Il livello di sollecitazione si è confermato elevatissimo, con un totale di 212’310 chiamate telefoniche e un aumento proporzionale del traffico sulla pagina internet del servizio. A questo proposito, l’applicativo informatico adottato nel 2014 ha consentito di velocizzare le procedure e contenere i costi, migliorando il servizio ai numerosissimi utenti. Oggi è infatti diventato la norma fissare l’appuntamento per il collaudo del proprio veicolo o per l’esame di guida visitando la pagina www.ti.ch/circolazione, e selezionando il menu «online». Una dimostrazione che la Sezione della circolazione rimane all’avanguardia negli sforzi per semplificare le relazioni fra cittadino e Stato, uno degli obiettivi strategici ai quali il Dipartimento delle istituzioni sta dedicando molto energie.

Dati e informazioni più dettagliati sull’attività, i servizi e le prestazioni fornite nel 2016 dalla Sezione della circolazione sono disponibili nel Rendiconto annuale, inserito nella cartella stampa online.

La movida ticinese guadagna un’ora

La movida ticinese guadagna un’ora

Dal Corriere del Ticino | Via libera alla chiusura dei bar alle 2 e delle discoteche alle 6 – Possibile l’entrata in vigore già il 1. giugno Amanda Rückert: «Una facoltà e non un obbligo per gli esercenti» – Verso il ritiro dell’iniziativa popolare

Dal 1. giugno la notte ticinese avrà un’ora in più. Salvo un eventuale referendum, il Consiglio di Stato è infatti intenzionato a introdurre già in vista dell’estate i nuovi orari di chiusura degli esercizi pubblici. Il Gran Consiglio con 66 voti favorevoli, 8 contrari e 5 astensioni, ha deciso di dare semaforo verde all’apertura fino alle 2 di bar e ristoranti e alle 6 delle discoteche il venerdì, il sabato e nei prefestivi. A trovare ampio consenso in aula è dunque stato il compromesso elaborato dal Dipartimento delle istituzioni sull’iniziativa popolare «Ticino 3.0. Bar aperti sino alle 3», lanciata nell’agosto del 2015 da Generazione giovani PPD con l’obiettivo di rilanciare il turismo e l’economia cantonale tramite una modifica della Legga sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear). Promotori che, da noi contattati, hanno ora confermato la propensione a ritirare il testo e così a evitare una chiamata alle urne dei cittadini. E ciò nonostante la lancetta sia stata spostata solo di 60 e non di 120 minuti.

Per Gobbi nessun escamotage

Un’ora in più che, come ribadito a più riprese dalla relatrice del rapporto di maggioranza Amanda Rückert (Lega), rappresenta però «una facoltà e non un obbligo per gli esercenti. Allo stesso tempo voglio esser chiara: la possibilità di chiudere alle 2 non significa che si potrà tenere la musica ad un volume più alto. Il rispetto della quiete pubblica continuerà ad essere garantito non da ultimo perché i Comuni avranno ancora la facoltà d’intervenire». A opporsi fermamente è invece stato Franco Celio (PLR), relatore del rapporto di minoranza contrario ai nuovi orari. Il deputato ha subito lanciato una frecciata: «Vedo che il conformismo ha già fatto le sue vittime, non solo in Commissione della legislazione (ndr. l’unico commissario ad aver firmato il rapporto di Celio è stato il collega di partito Giorgio Galusero), ma anche all’interno del mio gruppo dove alcuni inizialmente critici si sono allineati al pensiero unico». Celio ha poi voluto sottolineare la celerità con la quale il tema è approdato in Parlamento. «L’impressione – ha detto – è che vi sia una discriminazione tra le iniziative popolari: quelle che piacciono al Consiglio di Stato e a determinate lobby godono di una corsia preferenziale, le altre finiscono su un binario morto». E ancora: «Il compromesso è un escamotage che toglie ai cittadini la possibilità di esprimersi alle urne».

Affermazione che non è piaciuta al direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha replicato come «non si tratta di un escamotage ma, anzi, questa è la dimostrazione di come si possa giungere a una modifica di legge in tempi brevi». Il consigliere di Stato ha poi voluto rimarcare come «il Governo non è rimasto con le mani in mano e proponendo il compromesso delle 2 ha voluto rispondere alla richiesta delle giovani generazioni, del nostro futuro».

«Una ventata d’aria fresca»

E sulla risposta celere si è espresso anche Maurizio Agustoni (PPD), in qualità di presidente della Legislazione. «Questo Parlamento – ha detto – se vuole ha tutti gli strumenti per adottare provvedimenti incisivi a favore del Cantone in tempi brevi». Per la maggioranza favorevole del PLR Fabio Käppeli (PLR) ha da parte sua parlato di una proposta «ragionevole, pragmatica e liberale». Galusero, per il fronte contrario, ha invece lanciato una provocazione ai deputati vicini ai sindacati: «Per 30 minuti in più agli orari dei negozi è venuto giù il cielo, mentre qui il silenzio è totale». Sabrina Gendotti (PPD) ha invece rilanciato, definendo il compromesso «una ventata d’aria fresca in una regione che ne ha bisogno». Salutando positivamente «un progetto ragionevole», Carlo Lepori (PS) ha ad ogni modo riconosciuto «il punto dolente inerente alla quiete pubblica, per la quale mi auguro che il Governo aiuterà i Comuni». E se Franco Denti (Verdi) ha interpretato la modifica della Lear come «un cambiamento della gestione del tempo libero da parte dei giovani», più semplicemente Lara Filippini (La Destra) ha descritto il nuovo impianto legislativo «più moderno e al passo con i tempi, anche a fronte dell’offerta da oltre confine».

(Articolo di Viola Martinelli)

Sempre più gente in prigione

Sempre più gente in prigione

Da RSI.ch | Pubblicato il bilancio di attività 2016 del settore esecuzione pene e misure: 80’633 giornate d’incarcerazione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sempre-pi%C3%B9-gente-in-prigione-8968060.html

La popolazione penitenziaria continua a crescere: nel 2016, in Ticino, sono state 80’633 le giornate d’incarcerazione. Questi i dati che emergono dal bilancio di attività dello scorso anno del settore esecuzione pene e misure, presentato lunedì dal Dipartimento delle istituzioni. Il rapporto comprende l’attività delle prigioni cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Il sovraffollamento strutturale influenza l’UAR, che si è occupato di 787 detenuti (733 uomini e 54 donne), di 153 persone in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Gli agenti di custodia sono stati confrontati con una media di 80 incarcerati in più al giorno rispetto al 2011. L’UAR è particolarmente sollecitato anche dai nuovi compiti attribuiti negli ultimi anni, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico e del lavoro di utilità pubblica.

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha sottolineato l’importanza d’intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore e la logistica delle infrastrutture.

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Carceri sovraffollate: «Chiediamo più secondini»

Dal Giornale del Popolo | Il direttore del DI Norman Gobbi presenterà a breve un messaggio

Nei prossimi anni la Stampa dovrà essere ampliata e ristrutturata. Importanti anche le misure riabilitative.

«Un posto in più non ce l’avevamo. Se quel giorno fosse arrivato un altro detenuto avremmo dovuto mettere un materasso in terra». Così Stefano Laffranchini (direttore delle strutture carcerarie) ieri mattina a Bellinzona in occasione della presentazione del bilancio del Settore esecuzioni pene e misure. Il picco è stato toccato il 14 marzo di quest’anno con 261 detenuti, quando le strutture erano state pianificate per 240 posti. In totale sono stati 80.633 le giornate di incarcerazione.

Cifre confermate dal direttore del DI Norman Gobbi. «Negli ultimi anni abbiamo constatato un aumento costante dei carcerati e questo a causa dell’allungamento delle pene. Un incremento che ha portato a un incremento dei compiti sia per le strutture carcerarie sia per l’Ufficio di assistenza riabilitativa (UAR). Oggi si fa di più con uguali risorse», ha aggiunto.

Tutto ciò ha comportato un nuovo progetto sul medio-lungo termine. Di recente, infatti, il CdS ha approvato il masterplan delle carceri per i prossimi 30 anni che prevede la ristrutturazione della Stampa con 30 posti in più. Sono inoltre in corso valutazioni per l’impiego a favore delle SCC della struttura di Torricella.

Come ha precisato lo stesso Gobbi sono due le misure concrete a cui si sta pensando per risolvere i diversi problemi delle carceri: da un lato una pianificazione logistica e d’altro lato un adeguamento graduale degli effettivi (una decina di unità in più).

Stefano Laffranchini (direttore delle carceri) si è soffermato su alcuni aspetti legati alla gestione della struttura. In particolare sulle condizioni di lavoro degli agenti, le quali sono migliorate, così come sono diminuiti i giorni di malattia e
i rilevamenti di stupefacenti e alcol nelle celle. Tuttavia il sovrappopolamento delle strutture carcerarie porta a una serie di problemi come un aumento delle attività legate alla sicurezza, un incremento dei pasti, visite mediche e trasporti verso studi medici, Ministero Pubblico e ospedali. I rischi sono la stanchezza e la distrazione in un contesto nel quale la disattenzione può comportare conseguenze anche gravi.

Un altro importante capitolo legato alle pene è quello della riabilitazione. La responsabile dell’Ufficio Luisella Demartini-Foglia ha messo in evidenza quanto fatto lo scorso anno. Sono state 940 le persone prese a carico di cui 787 erano in detenzione (733 uomini e 54 donne). Il tutto con un personale di una decina di unità. In sostanza si viaggia a 120-130 casi per operatore sociale quando la media degli altri Cantoni è di 50 casi a operatore.

Come ha spiegato la capoufficio, l’UAR ha il compito di prevenire e controllare il rischio di recidiva attraverso un’azione educativa e la reintegrazione sociale. Da segnalare, in questo senso, che nel 2016 è stato provato il nuovo braccialetto elettronico con una ventina di persone, le quali quindi hanno sgravato le carceri di 1.552 giornate di detenzione. Così come i lavori di pubblica utilità pari a 16.171 ore equivalgono a 4mila giorni di carcere non effettuato.

Sempre lo stesso ufficio, in collaborazione con la Polizia cantonale, è responsabile della gestione di chi commette violenza domestica. Lo scorso anno sono state 257 le notti passate da persone violente nelle camere messe a disposizione dallo stesso ufficio.

I cantieri legislativi aperti sono stati quindi illustrati dalla direttrice della Divisone della giustizia Frida Andreotti. Dall’inizio di quest’anno – ha detto – sono finiti i lavori per il messaggio relativo al nuovo dispositivo informatico con lo scopo di armonizzare tutta la giustizia penale. A breve il documento sarà presentato al Governo. Inoltre, dal prossimo anno, sarà introdotto un nuovo diritto sanzionatorio con il ripristino della detenzione di breve durata (meno di 6 mesi).

La stessa signora Andreotti ha ribadito gli obiettivi del settore carcerario: poter creare un ambiente disteso valorizzando la figura dell’agente di custodia, rafforzare la sicurezza e incrementare i ricavi dai laboratori arrivando a 1 milione di franchi. Oltre a rivedere il servizio medico. Mentre per la riabilitazione si metteranno in atto misure organizzative interne, si prevede un adeguamento del personale (2-3 unità) e l’adesione al sistema di valutazione del rischio per impedire la recidiva.

In sostanza, ha chiosato Gobbi, il sistema carcerario ticinese credo funzioni abbastanza bene e finora ha dato buona prova di sé. Ma per il futuro bisognerà migliorare l’aspetto logistico e quello legato al personale.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure, comprendente l’attività delle Strutture carcerarie cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Un momento di particolare pressione per questo settore: nel 2016 infatti, la popolazione carceraria ha registrato un ulteriore aumento, con un totale di 80’633 giornate d’incarcerazione. Un sovraffollamento strutturale che influenza l’attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica.

La pressione sul Settore esecuzione pene e misure è ulteriormente incrementata nel 2016, come dimostra la crescita della popolazione carceraria, che nel 2016 ha impegnato gli agenti di custodia con una media di 80 detenuti in più al giorno rispetto al 2011. Una tendenza preoccupante che ha un impatto anche sulle attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), che negli ultimi anni ha conosciuto un importante aumento dei compiti ad esso attribuiti, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico, del lavoro di utilità pubblica e dei casi di violenza domestica. Compiti che aumenteranno con l’entrata del nuovo diritto sanzionatorio il 1. gennaio 2018.

Come sottolineato durante la conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è necessario intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore la logistica delle infrastrutture. Dal punto di vista delle risorse umane, è intenzione del Dipartimento delle istituzioni presentare un aumento graduale del personale delle SCC sul prossimo triennio, mentre per quanto concerne l’UAR la questione verrà trattata nell’ambito del messaggio di adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio. A livello logistico, il Consiglio di Stato ha approvato a fine 2016 il Masterplan logistico delle SCC che permetterà di far fronte alle necessità delle strutture a medio termine, Masterplan ora al vaglio dei servizi centrali dell’Amministrazione cantonale per i dovuti approfondimenti.

Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, Stefano Laffranchini-Deltorchio, Direttore delle SCC, e Luisella Demartini-Foglia, Capo dell’UAR, che hanno presentato nel dettaglio il bilancio 2016 relativo alle attività del settore nonché gli obiettivi dell’anno corrente, che vertono sui due ambiti di intervento prioritari definiti dal Dipartimento delle istituzioni. Un intervento concreto oggi necessario per continuare a garantire l’importante servizio assicurato dalle collaboratrici e dai collaboratori di questo settore delicato e sensibile, servizio che va infine a beneficio della sicurezza dell’intera collettività.

Rinforzi da altri cantoni

Rinforzi da altri cantoni

Da RSI.ch | I dipartimenti di giustizia e polizia lavorano a una soluzione per far fronte al flusso di migranti da sud

Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Rinforzi-da-altri-cantoni-8965375.html

Un contingente costituito da agenti di altri cantoni potrebbe essere impiegato a fianco della polizia ticinese e schierato alla frontiera sud a partire dalla prossima estate, per far fronte al previsto aumento del flusso di migranti. È questa l’idea a cui stanno lavorando i direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia insieme ai comandanti dei vari corpi.

Le guardie di confine sono infatti “sotto pressione e sottodotate a livello di effettivo”, ha detto il consigliere di Stato Norman Gobbi ai microfoni delle Cronache della Svizzera italiana, che lamenta come le autorità federali non vogliano riconoscere questa situazione di difficoltà, tanto che la proposta di schierare la polizia militare è stata congelata, come ha fatto sapere Ueli Maurer.

Le discussioni sono state avviate da alcune settimane, “c’è interesse a mantenere sicura la frontiera perché ne beneficerebbero tutti”, ha detto Gobbi. Ci vorrà però ancora l’avallo di un organo politico. L’impiego di agenzie di sicurezza, ipotizzato da Maurer, “è da respingere al mittente” secondo il capo del DI, “perché si tratta di un ambito chiaramente di sovranità dello Stato”.

Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi torna sulla polemica tutta italiana della chiusura notturna dei valichi e spiega ancora una volta gli obiettivi della misura

Sì, l’ho detto. E non ho problemi a ripeterlo. Se fosse dipesa da me la decisione, avrei chiuso durante la notte tutti i valichi secondari in Ticino, e non mi sarei limitato a un fase sperimentale della durata di sei mesi. Negli scorsi giorni sono stato contattato da diversi media italiani e mercoledì pomeriggio sono stato ospite di una trasmissione radiofonica della rete italiana rai. Ho voluto ribadire la mia posizione ma anche quella del Consiglio federale perché dall’altra parte del confine regnano confusione e disinformazione.

Ancora una volta quindi, cosa è successo realmente?

Andiamo con ordine: dal 1 aprile scorso i tre valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga chiudono per un periodo di sei mesi, a titolo sperimentale, dalle ore undici di sera alle cinque di mattina. Lo scopo? Vogliamo fermare la criminalità transfrontaliera. Grazie a questa misura le nostre forze dell’ordine – così come pure quelle italiane – potranno concentrare i loro sforzi altrove. Questa è stata la volontà del Consiglio federale che ha voluto dar seguito alla mozione inoltrata dalla nostra Consigliere nazionale Roberta Pantani nel 2014. Una risposta a una richiesta chiara del Canton Ticino: far fronte al fenomeno dei furti nelle abitazioni che con l’imbrunire toccava soprattutto molti paesi situati sulla fascia di confine nel Mendrisiotto e nel Malcantone. Avrei voluto la chiusura di tutti i valichi secondari, e non solo di tre. Con questa affermazione non sto discriminando e non sto offendendo nessuno.

E allora cosa ha dato fastidio dall’altra parte del confine? La risposta è chiara: l’informazione istituzionale tra il Governo centrale italiano e i comuni di confine non è avvenuta. Invece di chiedere spiegazioni in Svizzera puntando il dito contro il Governo ticinese e quello federale, i sindaci della fascia di confine avrebbero semmai dovuto chiedere delucidazioni ai loro politici a Roma.

Infatti, nella massima trasparenza le Autorità federali – come confermato proprio da Berna negli scorsi giorni – hanno informato l’Italia già un anno fa. Il Consigliere federale Burkhalter aveva incontrato a questo proposito il ministro italiano Gentiloni già nel 2016. Da parte nostra, come Cantone, avevamo dato informazioni puntuali a partire dal 2015 tramite la Regio insubrica.

Stiamo lavorando in modo serio e coordinato e non tollero che si butti fango sull’operato delle Autorità cantonali e federali per un problema di comunicazione tra Roma e i Comuni della fascia di confine. Ma soprattutto non tollero che si faccia finta di non capire! Si è parlato di misure discriminatorie e parlo al plurale perché oltre alla chiusura notturna dei valichi nel calderone caotico montato ad arte al di là del confine è finita anche la misura del casellario. Ancora una volta: non stiamo discriminando gli italiani!
Ho provato a spiegarlo di nuovo: tutti i cittadini dell’Unione europea, di Islanda, Finlandia e Liecthenstein quando richiedono un permesso di soggiorno o di lavoro devono presentare il casellario giudiziale.

Stiamo lavorando per tutelare gli interessi dei Ticinesi. La sicurezza prima di tutto. Vogliamo impedire ai criminali di entrare a piede libero nel nostro territorio. Chi non ha commesso reati non ha nulla da temere.

Invece di scomodare l’Ambasciatore svizzero a Roma per questioni simili – evidentemente per reagire alle rimostranze dei parlamentari – alla Farnesina forse avrebbero dovuto agire diversamente. Ci sono motivi ben più gravi per cui varrebbe la pena scomodare un ambasciatore, soprattutto quando il problema è una mancata informazione tra autorità dello stesso Paese.

Per quel che mi riguarda non intendo fare dietrofront su misure come la chiusura dei valichi o la presentazione del casellario giudiziale solo perché dall’altra parte del confine è più facile sbraitare piuttosto che andare al nocciolo del problema. Continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi. La concretezza prima di tutto!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Coordinamento dei controlli di velocità sulle strade, collaborazione tra Polizie cantonale e comunali, stato del progetto «Polizia ticinese» e strategia di accoglienza dei Nomadi sul nostro territorio. Sono questi i principali temi discussi oggi pomeriggio a Bellinzona, durante il 12. incontro della Commissione cantonale consultiva sulla sicurezza.

L’incontro odierno ha permesso, come di consueto, un confronto fra i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone. Alla riunione hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e i rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.

Il centro della discussione è stato anzitutto occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il bilancio della riorganizzazione è considerato finora positivo, da tutti i partner coinvolti. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’intenzione del Dipartimento di procedere in futuro a ulteriori accorpamenti – in particolare tra Mendrisio e Chiasso e fra Locarno e Ascona – e anticipato l’intenzione di avviare a breve una procedura di consultazione.

I partecipanti alla riunione sono stati informati sulle decisioni prese dal Consiglio cantonale dei comandanti in relazione alle nuove impostazioni dei controlli di velocità sulle strade ticinesi, dando seguito a quanto approvato dal Governo nello scorso mese di febbraio. In futuro, le polizie ticinesi dovranno coordinare i loro programmi di controllo della velocità tramite apparecchi mobili, in modo da evitare sovrapposizioni nel tempo e nello spazio. Le misure necessarie saranno adottate nei prossimi mesi. A partire dal 1. luglio 2017, invece, prenderà avvio la segnalazione dei controlli radar mobili, tramite gli strumenti della comunicazione istituzionale. I dettagli in merito a questa novità saranno presentati prossimamente alla popolazione.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine reso noto che il Gruppo di lavoro sul progetto «Polizia ticinese» ha iniziato a riunirsi – i risultati saranno sottoposti al Dipartimento delle istituzioni entro la fine del 2017 – e che i Comuni riceveranno a breve nuove direttive per regolare l’occupazione abusiva degli spazi pubblici, in particolare per quanto riguarda la permanenza di carovane nomadi su territorio comunale.

La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 21 dicembre 2017.