Migrazione, più controlli su frontalieri e permessi B

Dal Giornale del Popolo | A breve prenderà avvio la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione – Due le tappe previste dal Governo per terminare il progetto entro fine anno.

Dopo lo stop si riparte. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione sarà introdotta dal 19 giugno. Una seconda e definitiva fase partirà, invece, dal 4 dicembre di quest’anno. Come rende noto il Consiglio di Stato è stato stabilito che l’intera riorganizzazione sarà a regime entro la fine dell’anno. E questo considerato l’esito positivo dell’audit e il via libera al progetto giunto nelle scorse settimane dalla Sottocommissione della Vigilanza in Parlamento. Ma facciamo un passo indietro. Come si ricorderà, lo scorso 7 marzo il Consiglio di Stato aveva sospeso, in via temporanea, l’entrata in vigore di questa nuova organizzazione. E questo in attesa dei risultati della perizia che il Governo aveva dato a un perito esterno. Il tutto, lo ricordiamo, era partito a causa dello scandalo dei permessi. La perizia ha dimostrato la bontà della riorganizzazione e soprattutto l’assenza di problemi particolari. Ecco perché ora, lo stesso Esecutivo cantonale, ha dato il suo ok alla riforma. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione avverrà in due fasi. Come ci spiega il responsabile del DI Norman Gobbi «rispetto alla proposta approvata dal Consiglio di Stato in marzo non ci sono cambiamenti. Anche l’audit del giudice Lorenzo Anastasi ha verificato che la riorganizzazione permetterà di incrementare sia l’iter sia i controlli sui dossier presentati in fase di rilascio o di rinnovo di un permesso. E quindi ha dato la sua approvazione al tutto». La prima fase, ci spiega ancora il consigliere di Stato, «interessa i lavoratori frontalieri e quindi il rilascio e il rinnovo dei permessi G. La novità più importante riguarda il luogo in cui presentare i propri documenti. Dal 19 giugno, infatti, i frontalieri non dovranno più recarsi allo sportello dell’Ufficio della migrazione, ma dovranno presentarsi a un posto di gendarmeria. Una modifica che garantisce quella prossimità chiesta anche dai Comuni. Concentrando, invece, a Lugano e Bellinzona la verifica si rischiava di perderla». Questo cambiamento, precisa il capo del Dipartimento, «risponde anche alle necessità delle aziende ed è stata salutata favorevolmente dalla Camera di commercio e dagli impresari costruttori. Qualche critica era invece arrivata dall’AITI. Ma noi siamo convinti che la procedura guidata agevola anche l’azienda». Dal mese di dicembre entrerà in vigore un secondo cambiamento che il direttore del DI spiega in questo modo: «La nuova procedura sarà estesa anche ai nuovi o ai rinnovi dei permessi B. In questi casi non ci sarà l’obbligo di presentarsi in un posto di gendarmeria, ma sarà organizzato un colloquio con il richiedente, in modo da verificare eventuali criticità del dossier. In questo modo aumentiamo i controlli per gli stranieri che risiedono sul nostro territorio. È vero che si va un po’ più a fondo nell’analisi delle richieste, ma visto che queste persone risiedono sul nostro territorio e quindi hanno anche diritti (come la disoccupazione o l’assistenza) e doveri, ci è sembrato corretto agire in questo modo». Come rileva lo stesso capo del DI «revocare un permesso B è più difficile che non concederlo e quindi è molto importante il lavoro eseguito in modo preliminare». In questo senso la riorganizzazione con i due centri, a Bellinzona (dove ci si occuperà soprattutto di rifugiati e frontalieri) e quello di Lugano (dedicato ai permessi B e C) «permetterà di avere un controllo migliore della situazione e soprattutto rendere più efficace il servizio offerto alla popolazione. Il tutto mantenendo l’attuale organico». Per quanto riguarda le cifre Norman Gobbi ricorda che «il numero di decisioni, da parte degli Uffici della migrazione, ogni anno, sono diverse migliaia e sgravando la parte sui frontalieri, il loro lavoro sarà sicuramente inferiore e potranno così concentrarsi sugli altri casi».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione

Riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha definito le nuove tempistiche per la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione approvata lo scorso mese di febbraio. La nuova procedura guidata per la richiesta dei permessi G sarà introdotta a partire dal prossimo 19 giugno. La seconda fase del progetto – che prevede una procedura guidata per la presentazione di tutte le domande – avrà inizio il 4 dicembre 2017.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che la riorganizzazione dell’Ufficio sarà completata entro la fine del 2017, considerando l’esito positivo dell’audit e dopo il via libera al progetto giunto dalla Sottocomissione Vigilanza del Parlamento. Come noto, lo scorso 7 marzo il Consiglio di Stato aveva sospeso temporaneamente l’entrata in vigore della nuova organizzazione, in attesa dei risultati della perizia commissionata dal Governo a un perito esterno, con l’obiettivo di verificare l’organizzazione e l’attività dell’Ufficio della migrazione.

La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione avverrà dunque in due fasi, secondo quanto previsto inizialmente:

  • 19 giugno 2017 – Avvio della fase intermedia, con introduzione della procedura guidata per i permessi G (che prevede la verifica del documento di identità dei richiedenti da parte dei servizi della Polizia cantonale presso gli sportelli di Chiasso, Mendrisio, Noranco, Caslano, Camorino e Locarno, dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle 11.30 e dalle 14.00 alle 16.30, festivi infrasettimanali esclusi) e la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno.
  • 4 dicembre 2017 – Assetto definitivo con l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste di un permesso per stranieri, chiusura degli sportelli di tutti i Servizi regionali e costituzione del Servizio nuove entrate a Lugano, incaricato di esaminare le domande di nuovi permessi di dimora B, L e G con attività indipendente.

Come noto, la modifica organizzativa dell’Ufficio della migrazione prevede il mantenimento dell’organico attuale e mira al miglioramento della qualità del servizio offerto alla popolazione. Le nuove procedure per la richiesta di permessi di soggiorno prevedono infatti di concentrare l’attività dei funzionari sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ripercorso ieri pomeriggio a Morbio Superiore insieme ai propri funzionari dirigenti – nel consueto appuntamento semestrale – i temi che hanno occupato il Dipartimento delle istituzioni negli ultimi mesi; sono inoltre stati discussi i principali progetti in corso, e le nuove misure previste nell’ambito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali.

La prima parte della Giornata dipartimentale è stata occupata da una retrospettiva sui principali eventi degli ultimi mesi, dal procedimento penale che ha coinvolto alcuni collaboratori dell’Ufficio della migrazione, al Preventivo 2017 del Cantone, fino alle misure aggiuntive per il risanamento delle finanze cantonali. Un accento particolare è stato quindi dedicato alla gestione dei rischi, tema sul quale il Consigliere di Stato ha richiesto ai propri funzionari dirigenti la massima attenzione. Lo sguardo è stato in seguito rivolto alle sfide che attendono il Dipartimento a breve e medio termine, dalla gestione dei flussi migratori alle riforme «Ticino 2020» e «Polizia ticinese», senza tralasciare le questioni logistiche che coinvolgono le autorità giudiziarie e del dipartimento.

La Giornata dipartimentale ha avuto quale sfondo lo stand di tiro Rovagina, e ha quindi offerto ai partecipanti l’opportunità di cimentarsi nella tradizionale competizione del tiro federale in campagna, con una gara alla pistola e al fucile. Vincitore della competizione in combinata è risultato il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser, ospite d’eccezione al momento dedicato al tiro, mentre nella classifica individuale con il fucile si è distinto Athos Solcà, ufficiale della Polizia cantonale. Il migliore tiratore della gara alla pistola, ancora una volta, è stato Werner Walser. Per le donne si è classificata al primo posto alla pistola la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti mentre al fucile si è distinta Jessica Canavarro, segretaria della Direzione del Dipartimento delle istituzioni.

«Nessun costo, sono investimenti»

«Nessun costo, sono investimenti»

Dal Corriere del Ticino | Il procuratore generale John Noseda ribadisce la necessità di potenziare la Magistratura, Norman Gobbi replica: «Oltre a concentrarsi sulle risorse bisogna ragionare sui processi» – Si scalda la polemica sulle note spese degli avvocati.

Chiamati a dialogare per il bene e la sicurezza del cittadino, ma sovente costretti a fare i conti con differenti esigenze in termini di risorse. Il controverso intreccio tra il potere giudiziario e quello politico ieri sera è stato il protagonista della puntata di Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha potuto contare sulla presenza del procuratore generale John Noseda. E quest’ultimo è subito stato chiaro: «Capisco benissimo i problemi politici, ma bisogna rendersi conto di una cosa. Se chiediamo un potenziamento del Ministero pubblico o della polizia nell’ambito dei reati finanziari è perché questi generano un costo enorme per il Cantone sul piano dei fallimenti, degli oneri sociali non pagati o della fiscalità». Fatta questa premessa Noseda è quindi tornato a ribadire: «Un debito potenziamento dell’apparato giudiziario permetterebbe di reprimere maggiormente i fenomeni citati. Nessuna spesa dunque, parliamo di investimenti». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha però sottolineato: «È importante concentrarsi non solo sulle risorse ma anche sui processi e sulla loro ottimizzazione. E questo al fine di liberare forze per i dossier prioritari». Il presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser ha tuttavia ricordato come «quello della sottodotazione del personale è un tema di discussione quotidiano». E sulle possibili soluzioni ha aggiunto: «Più che magistrati abbiamo bisogno di specialisti». Un appello, questo, sposato in toto da Noseda: «Il mio problema è l’inchiesta, poiché senza di essa non si trovano i colpevoli e la verità. E per condurre un’inchiesta servono analisti, ispettori e giuristi supplementari». Riconoscendo tra il serio e il faceto di essere «cascato in un periodo sfortunato» per le casse del Cantone, il procuratore generale ha quindi esortato: «Il Parlamento, ma anche il direttore del DFE devono finalmente essere disponibili».

A proposito di Gran Consiglio e di una sorta di «carenza di vocazione» per il ruolo di procuratore pubblico, il presidente dell’Ordine degli avvocati Renato Cabrini ha poi evidenziato: «So che la legge assegna al Parlamento l’autorità di nomina. Ma si dovrebbe dare più importanza alla professionalità e alle competenze del magistrato». Dello stesso avviso Gobbi, che ha riconosciuto «un freno» nell’avvicinarsi alla carica giudiziaria. Noseda ha perciò invitato le parti in causa a studiare una struttura «che garantisca davvero l’accesso dei migliori», dando maggiore peso alle analisi approfondite della Commissione di esperti.

Tornando all’attualità e ai cantieri aperti l’attenzione si è quindi spostata sulla nomina di un procuratore pubblico straordinario e sulla riforma Giustizia 2018. In merito al primo dossier Gobbi ha anticipato: «Il messaggio arriverà prima dell’estate. Sarà un incarico a scadenza con obiettivi ben precisi in termini di incarti da evadere». Nel quadro della riforma giudiziaria la lente del direttore delle Istituzioni si è invece posata sul Ministero pubblico: «Bisogna capire se l’organizzazione così orizzontale è ancora confacente a una struttura che nel tempo è evoluta. In tal senso eliminare la figura del procuratore pubblico sostituto fu un errore». Un’affermazione condivisa da Walser, secondo cui «servono meno ufficiali e più soldati, creando un percorso di carriera interna». «Questo va fatto, non fosse altro perché è una gerarchia che esiste ovunque» ha confermato Noseda, che in merito ai compiti futuri del capo della Procura ha per contro affermato: «Il procuratore generale ha un’unica facoltà disciplinare che è quella di togliere l’incarto a un magistrato. Sarebbe forse il caso di disporre di un margine d’intervento maggiore». È per questo motivo che Noseda ha troppi incarti? lo ha sollecitato Righinetti. «No semplicemente ho assunto molti degli impegnativi incarti finanziari esplosi negli ultimi anni» ha risposto Noseda, che sulla scelta del suo sostituto ha infine affermato: «Il Gran Consiglio si dia una mossa per giungere a una soluzione in settembre». Riferendosi al periodo di nomina di soli 2 anni Cabrini ha però avvisato: «Un libero professionista avrebbe molte difficoltà ad assumere questo ruolo. Servirebbero garanzie più durature».

Va scaldandosi la polemica sulle note spese

Non accenna a placarsi la polemica innescata dal giudice Marco Villa che, al termine di un processo, aveva ridotto da 120.000 a 80.000 franchi le note spese presentate dai legali d’ufficio degli imputati, ritenendo ingiustificate diverse prestazioni (cfr. l’edizione del 6 maggio). A prendere la parola in difesa dei propri affiliati è ora l’Ordine degli avvocati (OATI) che, nel suo ultimo bollettino, non esita a parlare di «grave lesione d’immagine». Le recenti pubbliche esternazioni di un magistrato in ambito di patrocinio d’ufficio – leggiamo – «hanno gravemente leso l’immagine di alcuni affiliati OATI e dell’avvocatura in generale». Nel suo scritto, il Consiglio dell’Ordine tiene a ribadire come i regolamenti prevedano che all’avvocato sia «riconosciuto l’onorario per le prestazioni necessarie per lo svolgimento del patrocinio a un tariffario orario inferiore a quello usuale». Ma non è tutto: «L’avvocato adempie i mandati d’ufficio con la stessa diligenza profusa negli altri mandati. Uno degli aspetti più nobili dell’avvocatura è proprio quella di contribuire all’accesso alla giustizia anche alle classi sociali meno fortunate». «Non si può non sottacere che l’aumento in questo settore della spesa pubblica è indipendente dal nostro volere ed è determinato da fattori esogeni, in particolare la continua espansione del diritto penale materiale e l’introduzione delle recenti riforme di diritto penale procedurale federale».

Infine, l’affondo conclusivo: «L’avvocato si rivolge alle autorità con il rispetto loro dovuto e si attende da loro la medesima considerazione. Il Consiglio dell’Ordine esprime nell’immediato un sentimento di vicinanza ai suoi affiliati messi iniquamente in cattiva luce». Dopo il processo all’origine di tutto, la polemica era tornata a scaldare gli animi in un secondo dibattimento in cui l’avvocato Didier Lelais aveva voluto fare chiarezza per «evitare di passare da avvocato ad accusato». Lo aveva fatto spiegando nei dettagli la nota d’onorario visto che è «sacrosanto il diritto a una difesa dell’imputato».

LA SCHEDA

L’attività della procura Nel 2016 il Ministero pubblico ha aperto 11.124 incarti, ossia 366 in più rispetto al 2015. I dossier riportati sul 2017 sono per contro stati 6.181, a fronte dei 6.320 registrati all’inizio del 2016. Sempre l’anno scorso sono stati emessi 6.527 decreti d’accusa, con un incremento di 577 unità su base annua. Gli atti d’accusa hanno per invece toccato quota 202 (+28 rispetto al 2015), per quello che rappresenta un record dal 2001.

I Tribunali Nel 2016 il Tribunale penale cantonale ha aperto 237 nuovi incarti; l’anno precedente erano stati 219. Il Tribunale cantonale amministrativo lo scorso anno ha da parte sua registrato una leggera diminuzione: gli incarti sono infatti passati da 743 a 722.

Il Magistrato dei minorenni Il segno «+» ha invece accompagnato anche l’attività della Magistratura dei minorenni, con i nuovi incarti cresciuti di 54 unità, per un totale di 874 nel 2016.

Nel complesso In termini complessivi durante il 2016 sono stati 46.702 gli incarti evasi dai 117 magistrati che compongono il nostro apparato giudiziario.

(Articolo di Massimo Solari)

Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Da Ticinonews.ch | Lo hanno deciso all’unanimità la settimana scorsa i direttori cantonali militari. Si parte il 1. gennaio 2020

Dal primo gennaio 2020 la giornata informativa dell’esercito diventerà obbligatoria anche per le donne: lo hanno deciso all’unanimità i direttori cantonali militari la settimana scorsa, rivela oggi la Neue Zürcher Zeitung (Nzz).

“Vogliamo ottenere l’adesione di più donne per il servizio militare, civile e la Croce Rossa. L’idea che alla giornata informativa debbano partecipare solo gli uomini è antiquata”, ha spiegato al quotidiano zurighese Alexander Krethlow, segretario generale della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) di cui il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi (Lega) è presidente.

La proposta di rendere obbligatorio questo incontro anche per le giovani svizzere è stata avanzata dal responsabile del Dipartimento federale della difesa della protezione, della popolazione e dello sport Guy Parmelin e, dopo averne messo al corrente i Cantoni in qualità di organizzatori della giornata informativa, in febbraio l’idea era stata resa pubblica dal comandante delle Forze terrestri Daniel Baumgartner.

“I rappresentanti cantonali hanno sostenuto che le giovani donne debbano essere meglio informate sugli strumenti di sicurezza politica”, ha detto Krethlow alla NZZ.

Ora su incarico di Parmelin e di Gobbi e con il motto “Una giornata per la sicurezza della Svizzera” verrà elaborata una proposta concreta. Il progetto, portato avanti da Confederazione e Cantoni dovrebbe essere presentato nel maggio 2018.

Le disposizioni scritte nella Costituzione, secondo cui ogni svizzero è tenuto a prestare il servizio militare e secondo cui per le svizzere il servizio militare è volontario, non devono essere cambiate, dichiarano i responsabili della Confederazione e dei Cantoni: la giornata di informazione non è una giornata di servizio.

Contro questo modo di procedere si è espressa la consigliera nazionale Edith Graf-Litscher (PS/TG) secondo la quale “si vuole chiaramente introdurre un obbligo annacquato affinché non si debba procedere a una votazione popolare”. La cosa migliore per interessare le ragazze alla difesa nazionale sarebbe operare all’interno della scuola.

Accoglie invece positivamente la decisione della CG MPP la consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PVL/BE), copresidente di Alliance F, la quale ritiene persino che se già c’è un esercito, il servizio militare obbligatorio dovrebbe fondamentalmente valere per tutti.

L’articolo su Ticininonews.ch: http://www.ticinonews.ch/svizzera/380619/giornata-obbligatoria-anche-per-le-ragazze

“Nessuna svolta autocratica”

“Nessuna svolta autocratica”

Da RSI.ch | Norman Gobbi commenta l’annunciata partenza del coordinatore leghista Attilio Bignasca e la sua successione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CNessuna-svolta-autocratica%E2%80%9D-9153040.html

“Per la scelta del prossimo coordinatore apriremo un processo di scelta aperto e democratico”. Sono le parole di Norman Gobbi, chiamato a commentare la dichiarazione di Attilio Bignasca, intenzionato a lasciare il cantone (e quindi la guida della Lega) entro novembre. Seppur non sia la prima volta che si annuncia partente e invece rimane, sul tavolo rimane infatti il tema della successione alla testa del movimento di Via Monte Boglia.

Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni prende con le pinze il messaggio di Bignasca (“non è la prima volta”), ma conferma che la scelta di chi gli succederà è un argomento importante. “La Lega del 2017 non è quella del 1991, lo ha detto più volte anche Attilio, per questo escludo svolte autocratiche con una sola persona a decidere per ogni cosa, come invece accadeva in passato”.

Sul processo di selezione Gobbi sottolinea come questo dovrà essere “aperto e democratico, andando a coinvolgere tutti gli eletti nei vari consessi federali, cantonali e comunali e garantendo così l’unità. L’obbiettivo di fondo: le elezioni cantonali del 2019”.

Ma quando partirà questo iter? “Quando Attilio formalizzerà la sua partenza ai colonnelli, che finora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali”.

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Ottimo risultato per la prima asta online delle targhe ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Ha riscosso un successo immediato e superiore alle attese la nuova pagina web creata dal Dipartimento delle istituzioni per gestire l’acquisto delle targhe ticinesi, attiva da mercoledì 3 maggio. La prima asta – che metteva in palio cinque numeri per autoveicoli e  tre per motoveicoli – ha permesso di raccogliere ben 124 mila franchi; l’offerta più alta è risultata quella di 35 mila franchi, per la TI 888 888. Da segnalare anche l’ottimo successo registrato dalle 220 targhe offerte a prezzo fisso, per un incasso totale superiore ai 63 mila franchi.

Come preannunciato in occasione della serata-evento di mercoledì 3 maggio, la principale novità introdotta grazie alla nuova piattaforma web è costituita dalle aste online, che permettono agli utenti di contendersi a intervalli regolari alcuni numeri molto pregiati. I 570 utenti iscritti al sistema hanno presentato un totale di 178 rilanci per le prime targhe offerte, con il prezzo significativamente cresciuto rispetto alla base d’asta: le cifre più alte offerte sono state, nell’ordine, di 35.000 franchi (TI 888 888), 31.100 franchi (TI 94) e di 18.400 franchi (TI 353). Offerte molto elevate anche per le tre targhe per motoveicoli TI 20, 500 e 66666, aggiudicate – dopo 34 rilanci totali – rispettivamente a 7.200, 7.000 e 8.500 franchi. Successo sbalorditivo anche per le prime 220 targhe offerte a prezzo fisso – a importi compresi fra 150 e 800 franchi – che hanno trovato un detentore molto velocemente.

Conclusa la prima fase, per la Sezione della circolazione è già tempo di accogliere le nuove offerte. Sono infatti da subito aperte – fino alle 21.00 di mercoledì 31 maggio – le aste per le targhe TI 987, 1036 e 44844 (autoveicoli) e TI 77, 333 e 1036 (motoveicoli). Un ulteriore turno è poi in programma dal 24 maggio al 4 giugno, con i numeri TI 233, 5558 e 222 333 (autoveicoli) e TI 91, 166 e 1000 (moto).

In seguito le aste si susseguiranno sul sito con questi intervalli regolari, in modo da garantire sempre un’asta attiva con numeri pregiati a disposizione.

Inoltre, visto il successo riscontrato, 50-60 numeri a prezzo fisso saranno costantemente disponibili sia per autoveicoli che per motoveicoli.

Il ricavato della vendita delle targhe servirà a coprire le spese dei programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure» promossi del Dipartimento delle istituzioni.

 

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Dal Mattino della domenica | Collaborazione tra Cantoni e con la Confederazione a favore della sicurezza

Il nostro bel Cantone ha delle peculiarità che lo rendono unico nel territorio nazionale. L’essere a Sud delle Alpi, con il suo clima mediterraneo. L’italiano, che si parla in soli due cantoni elvetici su 26. I nostri modi di fare e la nostra cultura, differenti da quanto possiamo trovare oltre Gottardo.

Il Ticino ha delle caratteristiche uniche, che portano anche a delle necessità altrettanto singolari. Necessità che conosco molto bene e che cerco di portare avanti, non solo nel mio ruolo di Consigliere di Stato ma anche nei diversi impegni nei gruppi di lavoro per i quali mi reco fuori Cantone. Attualmente infatti partecipo alla Conferenza dei Governi cantonali (KDK), della quale faccio parte del Comitato direttivo, e alla Comunità di lavoro Regio Insubrica. Sono inoltre Presidente della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri (RK MZF), mentre nell’anno 2014-2015 ho presieduto la Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (SVS). Infine, sono membro del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD).

La partecipazione come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni a questi gruppi di lavoro permette al Ticino di far sentire la propria voce, e quindi di dare spazio alle nostre necessità – tenendo conto delle nostre peculiarità – nel panorama nazionale e internazionale. È questa la mia volontà, attraverso l’impegno nei comitati: farci sentire, soprattutto laddove è particolarmente necessario. Portare avanti gli interessi del nostro Cantone, far capire le specificità del nostro territorio, i nostri timori, le nostre difficoltà. Dedico tempo ai viaggi, in particolare verso Berna, con la certezza che sia importante investire sui rapporti con le altre parti coinvolte, Confederazione e Cantoni, per il bene dei ticinesi.

Il nostro Cantone ha bisogno di soluzioni per delle questioni che concernono soprattutto – se non solo – il nostro territorio, e che sono di importanza nazionale. Un esempio è la gestione dei flussi migratori, che negli ultimi anni avevo portato a più riprese all’attenzione del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia. Grazie al Comitato sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che ha destato forti preoccupazioni nei mesi estivi dello scorso anno, soprattutto nel territorio di frontiera e quindi nel nostro Cantone, la Porta Sud della Svizzera. Preoccupazione che ho voluto portare all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, e alle colleghe e ai colleghi degli altri Cantoni presenti alla conferenza. Nella proposta portata a Berna sono stati infine valutati i vari scenari possibili, per far fronte al probabile aumento dell’afflusso di migranti, che sono stati presi in considerazione e applicati. Il risultato, infine, è stato soddisfacente: ci siamo fatti trovare pronti, con l’organizzazione e le strutture adeguate ad affrontare una situazione che non era affatto evidente.

Soluzioni per la sicurezza del nostro Cantone, che hanno avuto un riscontro molto positivo, non solo in Ticino. Ricordo che alcuni colleghi Consiglieri di Stato, responsabili della sicurezza oltre Gottardo, si sono a più riprese congratulati per il lavoro svolto. Hanno in effetti ammesso come l’operato del nostro Cantone, abbia fatto sì che il problema non si riproponesse nella Svizzera interna, in realtà come quella di Zurigo. Un risultato soddisfacente che ci fa capire come il lavoro di squadra – tra Cantoni e con la Confederazione – sia essenziale e possa portare delle ricadute positive.

Negli scorsi giorni un appuntamento importante si è svolto proprio in Ticino. Lugano ha ospitato l’assemblea annuale della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri, da me presieduta. È stata un’occasione, che ho colto al volo, per invitare gli “addetti al lavoro” proprio nel nostro territorio. A partecipare alla Conferenza anche il Direttore del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), Guy Parmelin, e il capo dell’esercito, comandante Philippe Rebord. Con i responsabili della sicurezza dei Cantoni e della Confederazione abbiamo parlato di sfide importanti che ci accompagneranno nei prossimi anni. Sfide che come Ticino affronteremo, coscienti di quanto il nostro lavoro sia essenziale a favore della sicurezza del nostro Paese.

Il mio impegno in Ticino e a Berna è quindi a favore della sicurezza del nostro Cantone, nella ricerca di risposte concrete a questioni che concernono il Ticino e i ticinesi, nelle nostre peculiarità e nelle nostre necessità, collaborando con gli altri Cantoni per portare una voce univoca e forte a Berna. Ma è anche un impegno a favore del nostro Paese, per poter affermare con certezza che il Ticino c’è, ed è pronto ad operare a favore non solo dei proprio cittadini, ma di tutta la popolazione svizzera!

NORMAN GOBBI
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

Comunicato stampa della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione della popolazione e dei pompieri (RK MZF) |

Lugano, 19 maggio 2017. In occasione della riunione annuale a Lugano, la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha preso posizione in merito a numerose sfide strategiche. Temi centrali sono stati l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne, la creazione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti nonché decisioni strategiche nell’ambito della protezione NBC della Svizzera. All’incontro hanno partecipato il Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Consigliere federale Guy Parmelin, il capo dell’esercito, Comandante di corpo Philippe Rebord, e Benno Bühlmann, Direttore dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Infine oggi il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato riconfermato Presidente della Conferenza per un altro mandato della durata di quattro anni.

I membri dei governi dei Cantoni responsabili per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri a livello cantonale hanno approvato nel corso della loro odierna conferenza annuale a Lugano la proposta di elaborazione di un progetto per l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne svizzere. Attualmente, le donne interessate possono partecipare alla giornata informativa a titolo volontario. Senza mettere in discussione il carattere volontario del servizio militare, con il conferimento dell’obbligatorietà si intende utilizzare meglio il loro potenziale a favore della sicurezza. Inoltre, tramite la ristrutturazione della giornata di informazione si intende ampliare le conoscenze delle giovani cittadine e dei giovani cittadini sugli strumenti della politica di sicurezza svizzera. L’Esercito, la protezione civile e la Croce Rossa offrono numerosi, interessanti modelli di servizio, carriere dei quadri e opportunità professionali. Gli interessati possono informarsi al riguardo per esempio tramite il sito internet. In tal modo si raggiunge però solo un numero esiguo di giovani svizzere. Con l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne possibile eliminare le esistenti lacune informative. Il progetto intende verificare la fattibilità dell’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne a li-vello personale, finanziario e giuridico. Dopo gli usuali processi politici di approvazione, si prevede un’eventuale attuazione del progetto a partire da inizio 2020.

La CG MPP ha pure approvato un documento di riferimento in merito all’istituzione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti (CIAT). La CG MPP è dell’avviso che tale concordato sia da introdurre. Esso entrerà in vigore solo quando avranno aderito un numero sufficiente di Cantoni tale da riuscire a coprire almeno l’85% degli edifici e dei valori reali della Svizzera. La creazione di una CIAT è tuttavia subordinata alla partecipazione della Confederazione al finanziamento della soluzione assicurativa. Dato che non esistono ancora le necessarie basi costituzionali e normative per una tale partecipazione, la Confederazione è invitata a creare le basi per una corrispondente competenza federale. La prossima tappa prevede entro fine 2017 l’attuazione, tramite la Conferenza dei governi cantonali CdC, di un sondaggio vincolante presso i Cantoni sulla creazione di una CIAT sulla base del documento di riferimento elaborato. In seguito la CG MPP deciderà in merito all’elaborazione concreta del concordato.

Siccome un’efficace protezione NBC in Svizzera è possibile solo a condizione di una buona cooperazione tra la Confederazione, i Cantoni e terzi, il Capo del DDPS e il presidente del-la CG MPP hanno incaricato nel dicembre del 2016 un gruppo di lavoro diretto dalla ComNBC di elaborare proposte per la definizione di una piattaforma nazionale per la protezione NBC. Il gruppo di lavoro ha quindi presentato il progetto per l’istituzione di un organo di coordinamento per la protezione NBC (OrCNBC) a livello operativo. Tale concetto è stato oggi approvato dall’assemblea plenaria della CG MPP. Lo scopo dell’organo è il miglioramento della collaborazione tra Confederazione, Cantoni e gli altri attori coinvolti. Si concentrerà su pochi compiti il cui coordinamento permette di incrementare l’efficacia e l’efficienza e di ridurre i costi. I compiti dell’OrCNBC comprendono in particolare il coordinamento e la determinazione delle priorità delle misure preventive nella protezione NBC nonché l’accertamento delle competenze per il loro adempimento, il monitoraggio dell’esecuzione delle misure nella protezione NBC, la promozione della regionalizzazione nella protezione NBC, il rafforzamento del trasferimento delle conoscenze e del flusso d’informazioni tra gli attori nella protezione NBC come pure il coordinamento dei contatti internazionali in vista della protezione NBC in Svizzera. Ora la piattaforma dovrà elaborare entro novembre 2017 una convenzione da sottoporre in seguito al DDPS e alla CG MPP per la firma. La Confederazione e i Cantoni si dividono il sostegno tecnico e amministrativo del progetto, segnatamente mettendo a disposizione le risorse umane occorrenti a tal fine. Dopo al massimo tre anni dall’istituzione dell’organo di coordinamento si procederà a una valutazione d’insieme del progetto.

Inoltre, i membri della CG MPP sono stati informati dal Capo del DDPS, il Consigliere federale Guy Parmelin, su temi attuali della politica di sicurezza e della protezione della popolazione.

Il capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord, ha riferito in merito alla situazione dell’esercito, segnatamente in previsione del suo ulteriore sviluppo nel quadro del progetto Ulteriore sviluppo dell’esercito USEs.

Il Direttore dell’UFPP, Benno Bühlmann, ha informato sullo stato della Revisione della Legge sulla protezione della popolazione e delle protezione civile (LPPC) attualmente in corso. Sulla questione i membri della CG MPP si sono espressi in favore di una divisione della LPPC in due leggi separate. Alla Confederazione dovrebbero inoltre essere messi a disposizione – secondo necessità – dei membri della Protezione civile attraverso un accordo di prestazione.

Infine, l’assemblea plenaria ha confermato, per altri quattro anni, Norman Gobbi come
Presidente della Conferenza. La Consigliera di Stato argoviese Franziska Roth, la Consigliera di Stato del Canton Vaud Béatrice Métraux e il landamano del Canton Appenzello interno Martin Bürki sono invece stati eletti nuovi membri del consiglio direttivo.

Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)