Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Appuntamenti online per la Sezione della circolazione

Comunicato stampa
A partire dal 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni effettuati dalla Sezione della circolazione, consentendo così all’utenza di evadere le proprie pratiche allo sportello con la massima priorità.  

Nel corso delle ultime settimane è stato messo in funzione e testato presso la Sezione della circolazione a Camorino un nuovo e moderno sistema di ticketing che ha dato ottimi risultati, garantendo una gestione dell’utenza ancora più efficace e funzionale.
Sempre grazie a questo sistema, a partire da martedì 21 febbraio 2023 sarà possibile prenotare online gli appuntamenti del Servizio conducenti e del Servizio immatricolazioni. Si tratta di una prima per tutta l’Amministrazione cantonale e di un altro importante passo del Dipartimento delle istituzioni nel segno della digitalizzazione, che garantisce servizi online moderni e sempre attivi.
L’operatività su appuntamento, introdotta durante le fasi acute della pandemia, ha da subito avuto molti estimatori tra l’utenza della Sezione della circolazione; allo stesso modo, le prime settimane di test su questo nuovo sistema hanno dato risultati molto incoraggianti. I vantaggi saranno infatti innumerevoli.
I cittadini e le cittadine che decideranno di prendere appuntamento online per evadere le proprie pratiche allo sportello avranno ovviamente la massima priorità. Questo non andrà però a discapito di coloro che si recheranno a Camorino senza appuntamento: l’evasione delle pratiche continuerà a essere garantita in tempi sempre più brevi. Grazie infatti a questo sistema, la Sezione della circolazione si prefigge di abbassare ulteriormente i tempi di attesa, dopo averli già ridotti del 75% negli ultimi 5 anni. Tutto a fronte di una mole di lavoro che rimane molto elevata, considerando che il solo Servizio immatricolazione evade annualmente oltre 200’000 pratiche, accogliendo agli sportelli una media di circa 300 utenti al giorno.
Per prendere appuntamento online basterà seguire passo per passo le istruzioni presenti sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione), per poi recarsi puntualmente a Camorino con la conferma della prenotazione ricevuta via email. All’entrata dello Stabile amministrativo sarà presente un totem tramite il quale effettuare il check-in (in caso di appuntamento) e attendere pochissimi istanti prima di poter accedere allo sportello. Chi non ha riservato online il suo appuntamento prenderà il ticket dal medesimo totem in attesa del proprio turno.
Ricordiamo che oltre a proporre l’orario continuato di apertura degli sportelli (dalle 07.30 alle 16.15), la Sezione della circolazione incoraggia l’invio delle pratiche per posta. Le pratiche vengono evase il giorno stesso della ricezione e rispedite rapidamente al mittente. La bucalettere situata all’esterno dello Stabile amministrativo permette inoltre di depositare targhe o altre pratiche in qualsiasi momento della giornata. 

All’overtime passa il compromesso

All’overtime passa il compromesso

Con 60 voti a 1, approvata in Gran Consiglio la formula che aveva trovato la quadra in Gestione. Partiti infine uniti ‘contro le disparità e nell’interesse dei cittadini’.

«Al 91esimo», anzi «all’overtime» – per usare due metafore risuonate in aula – il Gran Consiglio ha approvato il compromesso sulle imposte di circolazione «per applicare quanto votato dal popolo ma evitando disparità di trattamento», come detto dal presidente della Commissione della gestione nonché iniziativista Fiorenzo Dadò. Con 60 voti favorevoli e uno contrario, il parlamento ha infatti dato luce verde all’iniziativa parlamentare urgente presentata dalla Gestione che per il 2023 prevede un gettito totale di 81,5 milioni di franchi (con la moratoria per le auto immatricolate prima del 2009), a metà strada quindi tra i 77 milioni auspicati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Consiglio di Stato. Il tutto lavorando sull’esponente per il calcolo delle emissioni di CO2– che sono al centro della formula per il nuovo calcolo – così da togliere le disparità di trattamento tra cicli di omologazione. Fermo restando che per gli anni successivi se ne dovrà ridiscutere. Come ripercorso da Dadò, il 30 ottobre scorso il 60,3% dei ticinesi che si sono recati alle urne ha approvato l’iniziativa lanciata nel 2017 dal Ppd (ora Centro) «in seguito a un aumento sproporzionato delle imposte di circolazione. Un verdetto popolare che ha dato un chiaro messaggio al Consiglio di Stato e che come classe politica siamo tenuti ad applicare cercando però di evitare le disparità di trattamento». Disparità dovute all’introduzione di un nuovo sistema di calcolo per le emissioni di CO2 nelle vetture di nuova generazione – 53mila quelle immatricolate in Ticino, un quarto del totale – che sarebbero state penalizzate dalla formula votata dai cittadini.
Per cercare di sanare la stortura il Consiglio di Stato aveva presentato tre diverse formule con dei decreti legislativi, che però non hanno trovato una maggioranza in Commissione a causa dell’ammontare del gettito: «Malumori e nessuna convergenza – ha riassunto Dadò –. Quindi comprensibilmente il Consiglio di Stato ha ritirato il proprio messaggio, lasciando però di fatto irrisolto il problema di disparità di trattamento che dapprima avrebbe ingiustamente penalizzato migliaia di cittadini e secondariamente generato verosimilmente un certo numero di ricorsi». Una situazione non certo ideale, per cui «tutte le forze politiche presenti in Commissione hanno ritenuto opportuno cercare un rimedio». Ed ecco il compromesso «tipicamente elvetico, secondo la buona tradizione che l’ottimo è nemico del bene – ha detto Dadò –, trovato grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche e del Consiglio di Stato, in particolare Norman Gobbi, che appoggiandolo dopo un fin troppo lungo e tortuoso iter hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando un po’ tutti le relative posizioni, possiamo riuscire a fare buone cose per il nostro amato Paese».

‘Collaborazione e dialogo siano da esempio’
Ed è stato proprio il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a parlare di overtime, «che è previsto quando si arriva a una fase di parità. In questo caso dovuta a incomprensioni ma anche alla mancanza di comunicazione per cui non si era arrivati a trovare quella quadra a cui finalmente si è giunti negli ultimi giorni grazie a una collaborazione fattiva e al dialogo». Perché se l’accordo non è stato trovato prima «è dovuto al fatto che ci si arroccava su posizioni diverse senza condividere quello che era un obiettivo di carattere finanziario», ha sottolineato Gobbi. Col compromesso viene quindi sanato l’anno 2023, «ma deve esserci un insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo nell’ambito della revisione della legge formale – ha commentato il consigliere di Stato –. Sapendo da un lato che il parco veicoli è in continua evoluzione (quindi meno emissioni e di conseguenza meno gettito, ndr) e dell’altro che il Cantone investe per un patrimonio stradale sempre più performante ma anche rispettoso dell’impatto fonico e quindi del benessere dei cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 de La Regione

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Imposta corretta e senza disparità
Approvato dal Gran Consiglio il compromesso da 81,5 milioni di franchi di gettito

Dopo tante discussioni, qualche spaccatura politica e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione, almeno per il 2023, può essere considerato chiuso. Il Gran Consiglio ha infatti approvato il compromesso che permetterà di evitare le disparità di trattamento tra i veicoli vecchi e nuovi e che fissa il gettito per le casse dello Stato a 81,5 milioni di franchi. Tutte soddisfatte le forze politiche.
Approvata dal Gran Consiglio la soluzione di compromesso che permetterà nel 2023 di evitare disparità di trattamento tra vetture vecchie e nuove, fissando il gettito a 81,5 milioni di franchi – Soddisfatte tutte le forze politiche – Il dossier tornerà comunque l’anno prossimo.

Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo mesi di accese discussioni, spaccature politiche e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione ( perlomeno per il 2023) ha finalmente il suo lieto fine. Il Gran Consiglio ha approvato con 58 voti favorevoli e 1 contrario la soluzione di compromesso trovata negli scorsi giorni dalla Commissione gestione e finanze. Una soluzione che, lo ricordiamo, prevede innanzitutto di correggere la problematica legata ai differenti cicli di omologazione che creava una disparità di trattamento tra le vetture immatricolate prima e dopo il 2018, svantaggiando in particolare le automobili più recenti. Su questa soluzione tecnica, però, tutti i partiti erano d’accordo.
Il vero compromesso politico, infatti, riguardava essenzialmente un problema di natura finanziaria, ossia il gettito che la nuova imposta avrebbe generato a partire dal prossimo anno. E ora l’incasso totale è stato posto a metà strada tra quanto chiedevano gli iniziativisti (77) e quanto proponeva il Governo (85), a 81,5 milioni di franchi. Un compromesso trovato, come detto, negli scorsi giorni in Commissione e che ieri ha retto alla prova del Parlamento.
Ora, concretamente, il primo gennaio entrerà quindi in vigore la nuova imposta di circolazione «corretta» e senza disparità di trattamento. Va però anche detto che, trattandosi di un decreto legislativo urgente, la nuova imposta tornerà per forza di cose in Parlamento l’anno prossimo, quando sarà discussa l’imposta per il 2024 e pure l’attuale moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009. Questi ultimi veicoli, infatti, come previsto dall’iniziativa popolare, almeno per il prossimo anno continueranno a pagare la stessa imposta, senza modifiche. Insomma, il capitolo dell’imposta di circolazione per il 2023 si è chiuso per davvero, ma una parte del libro rimane ancora tutta da scrivere.

Uno sguardo al futuro
Molto soddisfatto del risultato l’iniziativista e presidente del Centro/PPD, Fiorenzo Dadò: «La disparità di trattamento avrebbe creato una situazione non ideale. E questa proposta rappresenta un compromesso tipicamente elvetico ». Rimarcando che « la virtù sta nel mezzo», Dadò ha poi ringraziato tutte le forze politiche per la collaborazione. Cosi facendo, ha rimarcato, Parlamento e Governo «hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando le proprie posizioni, si possono fare buone cose per il Paese. E questo fa onore al Parlamento e al Governo».
Soddisfatte, va da sé, anche le altre forze politiche che hanno appoggiato il compromesso, le quali hanno però poi gettato pure uno sguardo al prossimo futuro, al 2024, quando l’imposta tornerà sul tavolo della politica. «Il fatto di essere arrivati finalmente a una soluzione condivisa è sicuramente un passo avanti», ha spiegato la capogruppo del PLR, Alessandra Gianella. «Auspichiamo dunque di trovare lo stesso spirito (di collaborazione, ndr) anche nel 2024».
Sulla stessa linea anche il capogruppo socialista Ivo Durisch: «È nell’interesse dei cittadini, e quindi anche noi sosteniamo questa proposta. Speriamo anche nel prossimo futuro di trovare questo tipo di convergenze».

Più aspettative
Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni NormanGobbi si è detto contento della soluzione trovata grazie « alla collaborazione e al dialogo», anche se « giunta all’over-time».
Una soluzione che « permette di rispondere a più aspettative», sia dal punto di vista finanziario sia ambientale (poiché la nuova formula terrà conto in maniera molto più importante rispetto a oggi delle emissioni di CO2), e che concretamente permetterà di evitare una disparità di trattamento che «avrebbe riguardato circa 53 mila automobilisti ». Anche Gobbi ha poi gettato uno sguardo al futuro, spiegando che ciò che è accaduto in questi mesi «dovrà servire da insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo e pure gli anni successivi, visto che il parco veicoli è in costante evoluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 del Corriere del Ticino

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Via libera all’imposta di circolazione
Il Gran Consiglio ha approvato l’accordo raggiunto martedì – Il nuovo calcolo entrerà in vigore il primo gennaio

Il Gran Consiglio ticinese ha dato il via libera all’ultimo momento possibile all’imposta di circolazione, con il nuovo calcolo sul quale la gestione aveva trovato un accordo martedì. In aula c’è stato un solo voto contrario. Il nuovo calcolo dell’imposta entrerà quindi in vigore il prossimo primo gennaio.
Il compromesso raggiunto dalla Commissione della gestione prevede una distinzione delle auto prodotte prima o dopo il dieselgate, così come un aumento del coefficiente per le auto più inquinanti.
Il gettito fiscale previsto per il 2023 è di circa 81 milioni di franchi, una via di mezzo tra i 77 milioni caldeggiati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Via-libera-allimposta-di-circolazione-15866977.html

Da www.rsi.ch/news

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

La formula presentata dal Governo per la nuova imposta di circolazione 2023

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a nome del Governo ha presentato questa settimana il Decreto legislativo urgente che mira a correggere alcuni aspetti critici della formula per calcolare l’imposta di circolazione approvata dal popolo lo scorso 30 ottobre; criticità già emerse in occasione del dibattito e confermate dagli stessi iniziativisti. Il Decreto verrà ora discusso dal Gran Consiglio.
“Bisogna subito specificare – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – che questo Decreto è unicamente per l’imposta di circolazione del 2023. In sostanza il Consiglio di Stato ha trovato una soluzione ai problemi tecnici legati alla formula per calcolare l’imposta di circolazione. Problemi tecnici che avrebbero creato una disparità di trattamento tra chi è in possesso di un’auto più nuova e meno inquinante, rispetto a chi ha una vettura più inquinante. L’iniziativa accolta dal Popolo vuole infatti premiare chi inquina meno; senza un intervento in tal senso verrebbe disattesa la volontà popolare. Responsabilmente abbiamo corretto il sistema di calcolo e anche l’introduzione di un coefficiente di moltiplicazione risponde a questa esigenza, oltre a essere una misura equa per tutti i detentori di veicoli. Quindi parità di trattamento, equità e responsabilità per trovare una stabilità finanziaria che andrà a favore di tutta la collettività. La proposta del Governo per il 2023 permetterà comunque di lasciare “nelle tasche dei ticinesi”, come dicono gli iniziativisti, globalmente 20 milioni di franchi. Si passerà da un incasso attuale di 106 milioni nel 2022 a 87.5 milioni nel 2023. Non dimentichiamo che per le nostre strade (manutenzione, miglioramento, sviluppo) ogni anno spendiamo 100 milioni di franchi. L’imposta di circolazione serve proprio a coprire questi costi e dunque per mantenere il nostro patrimonio stradale”.
Il decreto legislativo urgente proposto dal Governo sarà ora discusso dal Gran Consiglio. “Con la speranza che si possa trovare una convergenza su una soluzione equa e responsabile a favore di tutta la collettività, in modo da rapidamente mettere in esecuzione la volontà popolare”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Una buona notizia per il nuovo anno”

“Una buona notizia per il nuovo anno”

Imposta di circolazione e storica riforma delle ARP: la soddisfazione del direttore del DI Norman Gobbi 

È stata un’ottima giornata quella di domenica scorsa per il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Infatti la modifica costituzionale che dà il la all’introduzione delle nuove Preture di Protezione e dunque permetterà l’avvio dell’iter per riformare le Autorità regionali di protezione (ARP) è stata quasi plebiscitata in votazione popolare. “Una riforma storica – afferma Norman Gobbi – se appena si pensa che l’attuale modello è in vigore dal 1803, ossia dalla nascita della Repubblica e Cantone Ticino!”. Ma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è soddisfatto anche per l’approvazione dell’iniziativa popolare sull’imposta di circolazione. “Il 60% delle ticinesi e dei ticinesi che hanno votato hanno detto sì all’iniziativa del Centro, sostenuta dalla Lega e dall’UDC. Le imposte di circolazione saranno dunque calcolate in base alle emissioni di CO2, secondo il principio “più inquini, più paghi”, oltre a una tassa base di 120 franchi. Una scelta chiara, che ora vedrà impegnato il Governo, gli stessi iniziativisti e in ultima battuta il Gran Consiglio in un lavoro celere per permettere l’abbassamento dell’imposta di circolazione già a partire dal 2023, come era stato promesso alla vigilia del voto. Personalmente si tratta di un impegno prioritario e per il quale stiamo lavorando già da diverse settimane. D’altronde non possiamo permetterci di perdere tempo e confido nella collaborazione di tutti, affinché si giunga alla soluzione sperata, ossia la riduzione dell’imposta come voluto dall’iniziativa già a partire dal 2023, che è ormai alle porte! Ho constatato una volontà comune da parte delle forze politiche e anche la sinistra ha dimostrato di voler affrontare il tema con coerenza, nonostante il suo controprogetto non abbia fatto breccia tra i cittadini votanti. D’altra parte la volontà popolare è sacrosanta!”, sottolinea Norman Gobbi.

Di fronte all’aumento della cassa malati, alla crescita delle bollette per l’elettricità, all’aumento della benzina e di molti altri beni di consumo, generi alimentari in primis, la riduzione generalizzata dell’imposta di circolazione è una delle poche belle notizie. I ticinesi non si sono fatti scappare questa possibilità”, afferma il Consigliere di Stato, che, come detto, domenica scorsa “ha portato a casa” un altro importante risultato: la riforma delle ARP. “È stato un voto molto importante, oltre che storico, perché tocca persone – minorenni e adulti – bisognosi di protezione. Si tratta quindi di un passo per andare verso una società migliore, capace di proteggere chi si trova in un momento di bisogno. Il lavoro più difficile inizia però ora, con l’implementazione vera e propria della riforma delle ARP che passerà nuovamente davanti al Gran Consiglio. Un lavoro che coinvolgerà ancora in modo attivo i Comuni e tutti gli attori interessati a questo delicato tema”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Le modifiche entreranno in vigore dal primo gennaio, ma rimane da definire la formula esatta da adottare. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato

Si concretizza dunque quanto deciso dai ticinesi domenica sull’imposta di circolazione. Perché se è vero che è stato approvato il principio – quello delle emissioni – rimane da definire la formula esatta da adottare, visto che non tutte le auto hanno lo stesso sistema di calcolo del CO2. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato.
La formula che farà capire a quanto ammonterà dunque l’imposta di circolazione per il prossimo anno, non sarà per tutti gli automobilisti uguale, visto che negli anni è cambiata la procedura di prova per le emissioni di CO2. Insomma, per le auto immatricolate prima del 2017 si è utilizzato un sistema, per quelle immatricolate successivamente un altro, rendendo i valori non comparabili tra loro.
Così per le auto immatricolate prima del 2020 – si stima 120’000 – il coefficiente sarà 95. Per le circa 60’000 più recenti e con già il dato WLPT di 118.
Per le circa 40mila auto immatricolate prima del 2009, il 2023 sarà un anno di transizione, durante il quale, in sostanza, dovrebbero pagare la stessa imposta di quest’anno. La cosiddetta moratoria.
Dettagli che sono inseriti in un messaggio urgente e i cui dettagli verranno illustrati lunedì agli iniziativisti e presentati mercoledì al Consiglio di Stato. L’obiettivo è che il Gran Consiglio ne discuta nella sessione del 21 novembre. Anche perché se l’entrata in vigore della nuova imposta di circolazione è prevista il primo gennaio 2023, il tempo stringe.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-il-tempo-stringe-15761164.html

Da www.rsi.ch/news

Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

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Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

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Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

‘Targhe, l’obiettivo: nuova formula dal 1° gennaio 2023’

‘Targhe, l’obiettivo: nuova formula dal 1° gennaio 2023’

Il direttore del Di Gobbi: ‘Noi e la Sezione della circolazione abbiamo fatto, facciamo e faremo tutto il possibile’. Il nodo dei cicli di omologazione.

Se approvata dal popolo, «il nostro obiettivo è introdurre la nuova formula per il calcolo delle imposte di circolazione il 1° gennaio 2023». Raggiunto da ‘laRegione’, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi sgombra il campo e – nonostante il ginepraio causato dai due cicli di omologazione per rilevare le emissioni di CO2 – conferma che il tema è sul tavolo del Consiglio di Stato.
Le “assicurazioni ricevute negli ultimi giorni dal consigliere di Stato Gobbi, in merito al fatto che il testo di legge verrà applicato nel rispetto della volontà dell’iniziativa di diminuire l’imposta di circolazione in maniera equa e giusta” sono state uno dei motivi portati dai firmatari dell’iniziativa al voto il prossimo 30 ottobre (assieme al controprogetto targato Ps e Verdi) per motivare la scelta di non inoltrare ricorso al Tribunale federale sull’opuscolo informativo dopo che la Cancelleria dello Stato ha modificato alcune parti del loro testo. Le parti, detto in breve, dove viene indicato a quanto ammonterebbe il risparmio per i cittadini. Ma le “assicurazioni” erano richieste anche per un altro motivo: vale a dire la girandola di calcoli e prese di posizione di alcuni attori riguardo al reale impatto sul portafoglio degli automobilisti.

Direttore Gobbi, di quali assicurazioni parla il comunicato del Centro/Ppd?
In questo caso il nocciolo della questione riguarda i due cicli di omologazione per il rilevamento delle emissioni di CO2, denominati rispettivamente Nedc (New european driving Cycle) e Wltp (Worldwide harmonized Lightduty vehicles test procedures). A partire dal settembre del 2017 in Svizzera e nell’Unione europea è stato introdotto gradualmente un nuovo ciclo di omologazione (il Wlpt), in sostituzione del Nedc. Il ciclo Wltp è stato adottato in particolare poiché permette di rilevare, e omologare, valori di consumo ed emissioni più simili alla realtà; il Nedc è stato infatti sovente criticato in quanto rilevava valori di consumo di carburante ed emissioni più bassi rispetto a quelli che avrebbe poi riscontrato il consumatore finale alla guida del veicolo. A partire da settembre del 2018 tutti i veicoli di nuova immatricolazione dispongono di valori calcolati secondo il Wltp. In alcuni casi vi sono veicoli che dispongono sia del valore Nedc che del valore Wltp. A partire dal 1° gennaio 2021 i veicoli di nuova immatricolazione dispongono solo del valore Wltp. Poiché il ciclo Wltp è stato concepito per omologare valori di consumi ed emissioni maggiormente simili alla realtà, sottoponendo la stessa vettura a entrambi i cicli di omologazione verranno rilevati tendenzialmente valori di consumo ed emissioni più alte con il ciclo Wltp. Anche per questa ragione l’Ustra ha modificando le sue prescrizioni sul CO2, mi riferisco agli obiettivi ambientali, innalzando da 95 a 118 g CO2/km la media massima delle emissioni per le vetture immatricolate in Svizzera. Dal momento che entrambe le formule proposte dal Gran Consiglio si basano in maniera preponderante sulle emissioni di CO2, il Dipartimento sta attualmente valutando alcune possibilità per “correggere” la formula stessa (o la sua applicazione) affinché i proprietari delle vetture più recenti – e tendenzialmente più rispettose dell’ambiente – non vengano svantaggiati unicamente perché la loro automobile è stata omologata secondo un nuovo ciclo, il Wltp.

Quali possibilità sono sul tavolo ora?
Tra quelle attualmente individuate vi è quella di aumentare – per le vetture con omologazione Wltp – la soglia della formula da 95 a 118 g CO2/km, allineandoci alle prescrizioni federali in materia.

Il Consiglio di Stato come può, operativamente, agire affinché la questione dei cicli di omologazione sia chiarita una volta per tutte e gli scopi dell’iniziativa vengano garantiti?
Per quanto riguarda gli aspetti tecnici agendo come ho detto in precedenza. Per quanto concerne invece le possibilità di applicazione di un’eventuale modifica, sono attualmente in corso approfondimenti di natura giuridica e procedurale. Ho informato in questo senso i miei colleghi nel corso della riunione odierna (di ieri, ndr) del Consiglio di Stato.

Forse con un messaggio dopo la votazione?
Come detto, sono in corso approfondimenti.

Ma nel caso sarebbero sufficienti i tempi tecnici per garantire che il nuovo calcolo entri in vigore già a partire dal 2023, e che quindi gli automobilisti paghino di meno?
L’obiettivo del Consiglio di Stato è quello di poter introdurre entro il 1° gennaio 2023 la nuova formula per l’imposta di circolazione che verrà approvata dal popolo. Il Dipartimento delle istituzioni e la Sezione della circolazione hanno fatto e faranno tutto il possibile affinché ciò possa avvenire.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 ottobre 2022 de La Regione

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

A partire dal 1. aprile 2023 l’avv. Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, beneficerà del pensionamento anticipato. Il Dipartimento delle istituzioni ha proceduto oggi a pubblicare il bando di concorso per la ricerca del nuovo o della nuova capo Sezione della circolazione, bando che rimarrà aperto sino al 14 ottobre 2022.

Cristiano Canova è funzionario dirigente del Dipartimento delle istituzioni da oltre 30 anni. È infatti stato nominato dal Consiglio di Stato a capo della Sezione della circolazione nel 1990, all’età di 30 anni, dopo aver ottenuto la licenza in diritto a Berna nel 1986 e il brevetto d’avvocato nel 1988 al termine della pratica svolta presso lo studio legale avv. Gian Mario Pagani di Chiasso. Dopo il praticantato, per tre anni, è stato segretario assessore alla Pretura di Mendrisio-Sud. Durante la sua attività quale capo Sezione è stato membro del comitato dell’Associazione svizzera dei servizi della circolazione per oltre 20 anni; presidente della Commissione giuridica della citata Associazione dal 2000 al 2008; membro di comitato del Fondo svizzero per la sicurezza stradale dal 2012 ad oggi e presidente in carica della Commissione cantonale Strade sicure.

La candidata o il candidato a capo della Sezione della circolazione dovrà avere una formazione a livello universitario, scuola politecnica federale o scuola universitaria professionale (livello bachelor+master) preferibilmente nell’ambito del diritto, economico e tecnico specialistico, nonché vantare una pluriennale esperienza di conduzione di gruppi medio/grandi ed avere ottime conoscenze della lingua italiana e buone conoscenze (scritte e parlate) delle lingue ufficiali e conoscenze dell’inglese. Il bando di concorso rimarrà aperto sino a venerdì 14 ottobre 2022.

È possibile consultare le condizioni d’impiego e inviare la candidatura all’indirizzo www.ti.ch/concorsi

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

‘Non lavoro collegialmente? Lo rifiuto in toto’

L’accordo tra Lega, Ppd, Ps, Udc e Verdi porta alle urne
Imposte di circolazione, in parlamento è finale ‘thriller’. Dopo il no al rapporto di maggioranza, sì a quello Ps/Verdi: andrà al voto contro l’iniziativa.

La replica di Gobbi è arrivata subito: «Quando nel 2016 il sottoscritto uscì con l’aumento delle imposte di circolazione, senza ricevere tanti applausi dalla mia fazione, ha fatto il compito del governo. Mettere in dubbio che io non lavori collegialmente lo rifiuto in toto, oggi in questa gazzarra (il dibattito prima del voto è stato senza esclusione di colpi, ndr) ho fatto l’arbitro, non potendo fare altro». Questo prima del voto che con 59 favorevoli, 3 contrari (Mps) e 23 astenuti (Plr) ha chiuso quattro ore di dibattito, entrate a gamba tesa, colpi sotto la cintura. E strategia. Tanta strategia.

Cui hanno partecipato anche Lega e Udc. I democentristi con Paolo Pamini rilevano come «qualsiasi misura che lasci risorse nelle tasche di chi le produce è da noi sostenuta con convinzione e molto piacere». Per i leghisti, con il capogruppo Boris Bignasca, «i cittadini si aspettano questo piccolo sgravio fiscale che per il ceto medio e medio basso diventa importante». A sinistra, negli interventi di Anna Biscossa, Ivo Durisch, Clauda Crivelli Barella e Matteo Buzzi si registra l’importanza di «rendere più sociale e ambientale» l’iniziativa popolare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 de La Regione

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I ticinesi voteranno sull’imposta di circolazione

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15427324

Intervento all’interno dell’edizione di mercoledì 22 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Ai ticinesi l’ultima parola
Dopo un acceso scontro, in Gran Consiglio a spuntarla sono state due proposte: quella dell’asse PPD-Lega-UDC e quella del fronte rossoverde

In poche settimane, la vicenda dell’imposta di circolazione è diventata tanto contorta da sembrare la trama di un thriller psicologico scritto e diretto da Christopher Nolan. Tra rapporti commissionali, controprogetti, cavilli giuridici ed emendamenti incrociati, il dossier è diventato così complesso da confondere i politici più navigati e i cittadini più attenti alla cosa pubblica. Alla fine dei “giochi”, però, in Parlamento a spuntarla sono state due proposte (quella di PPDLega- UDC e quella di PS e Verdi) che a novembre – salvo sorprese dell’ultimo minuto – saranno sottoposte al voto popolare. La “strana” alleanza tra l’ala destra del Parlamento e l’ala sinistra ha dunque schiacciato il centro (o meglio, il PLR) e, dopo un duello parlamentare con qualche colpo sotto la cintura, i ticinesi saranno chiamati a esprimersi su due varianti della futura imposta di circolazione: una che propone di limitare l’incasso a 80 milioni (come chiedeva l’iniziativa originale del PPD) e una «più sociale ed ecologica», avanzata da PS e Verdi, che fissa l’importo massimo a 96 milioni.

Democrazia e conformità
L’acceso dibattito in aula è stato degno, appunto, del finale di un thriller. In Parlamento, prima di votare le tre proposte sul tavolo, i deputati si sono dati battaglia su una questione in particolare: decidere quale «testo conforme» sottoporre al voto popolare.
Detto in parole povere, il «testo conforme» è il testo di legge che concretizza l’iniziativa popolare secondo i principi sottoscritti da proponenti e cittadini.
Da una parte, l’asse PPD-Lega- UDC ha proposto il suo «testo conforme» (riprendendo le richieste originali dell’iniziativa) e dall’altra il PLR ha proposto un altro «testo conforme » (andando però a modificare alcune delle richieste originali degli iniziativisti).
Apriti cielo: da parte del PPD le dichiarazioni sono state pesanti. Il presidente Fiorenzo Dadò non ha esitato a parlare di «palese violazione dei più elementari principi della democrazia » e di «inaccettabile stortura messa in piedi per evitare l’esercizio democratico». I popolari democratici hanno contestato il fatto che i liberali radicali volessero portare al voto popolare una proposta differente da quella sottoscritta dagli iniziativisti.
Sul fronte opposto, il relatore del rapporto del PLR, Bixio Caprara, ha rimandato le accuse al mittente, criticando il fatto che da parte del PPD e della Lega nelle scorse settimane non ci sia stata la minima apertura al dialogo o al compromesso: «Ci avete detto: o mangi la minestra, o salti dalla finestra ». Caprara ha inoltre ricordato che è prassi comune, di fronte a un’iniziativa generica, discutere in commissione per trovare un compromesso. «Noi abbiamo cercato una sintesi tra la proposta degli iniziativisti e quella del Governo, tenendo conto di alcune criticità tecniche presenti nel testo originale e fissando l’importo a 96 milioni. Non si tratta di voler evitare il voto popolare, ci mancherebbe, ma di trovare un testo conforme condiviso dalle parti».
Sulla questione del compromesso, poco dopo, è tornato il capogruppo della Lega Boris Bignasca: «La nostra proposta è di per sé un compromesso, poiché sottoscritta da tre forze politiche, e non da una sola» come quella del PLR. E a rincarare la dose ci ha poi pensato il capogruppo PPD Maurizio Agustoni. «È un precedente grave. Oggi il Gran Consiglio non è chiamato a dire se è d’accordo o meno con l’iniziativa, ma a decidere se vuole assumersi, o no, la responsabilità, per la prima volta nella storia, di impedire ai cittadini di esprimersi su un’iniziativa popolare ».
E critiche importanti, per tutti, sono poi giunte dalla deputata socialista Anna Biscossa. «In Commissione gestione e finanze non ho mai vissuto situazioni come questa. Da parte del PPD è stato alzato un muro contro la possibilità di trovare una posizione condivisa e temo che sia dovuto al fatto che si è voluta fare una battaglia partitica in vista della campagna elettorale; da parte del Consiglio di Stato c’è stato un modo di procedere un po’ strano, con una proposta, che si è rilevata fragile di fronte alle considerazioni del Servizio giuridico, arrivata oltre la zona Cesarini; da parte del PLR, strenuo sostenitore del decreto Morisoli, ci si è spaventati di fronte a 15 milioni di mancati introiti, come se da questa somma dipendesse la stabilità finanziaria del Cantone, e invece penso che tale preoccupazione sia dettata dal fatto che poi mancheranno le risorse per una manovra fiscale per i ricchi». Dal canto suo, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha detto di voler vestire i panni dell’arbitro, senza sbilanciarsi sulle proposte e attendendo l’esito del voto. Un atteggiamento che gli è poi valso molte critiche da parte del PLR.

Votazioni ed emendamenti
Ebbene, dopo quattro ore di attacchi incrociati, per una manciata di voti il Parlamento ha in prima battuta bocciato il rapporto di maggioranza, ossia la proposta originale targata PPD-Lega-UDC: 44 i contrari, 41 i favorevoli, zero gli astenuti. Poi, si è trattato di decidere quale rapporto di minoranza portare al voto finale. La proposta del PLR è stata bocciata senza appello: 23 i voti a favore, ossia quelli dell’intera deputazione dei liberali radicali. La proposta rossoverde, invece, ha incassato il sostegno dell’asse PPD-Lega-UDC, per un totale di 61 voti. Ed è a questo punto, nel voto finale, che la proposta PPD-Lega-UDC è “rientrata dalla finestra” grazie a una serie di emendamenti proposti dal primo firmatario Marco Passalia e dall’MPS, emendamenti che hanno incassato il sì del Parlamento.
Il Gran Consiglio, in ultima battuta, si è quindi espresso a favore del controprogetto di PS e Verdi, reintegrando allo stesso tempo il «testo conforme » di PPD-Lega-UDC tramite gli emendamenti. Detto altrimenti: saranno i ticinesi a scrivere il finale del thriller, esprimendosi su queste due proposte.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 giugno 2022 del Corriere del Ticino

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Gobbi: ‘Ci preoccupa la mancanza di un’ampia condivisione’

Imposte di circolazione, i partiti aspettano che la commissione riceva il Consiglio di Stato. Passalia: ‘Positivo che si consideri il principio del CO2’.

«Nelle ultime settimane abbiamo ricevuto diverse richieste di approfondimento su impatti e calcoli elaborati da varie parti – commenta da noi interpellato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi -, e come governo ci preoccupa la mancanza di una condivisione ampia per applicare la nuova formula a partire dal 1° gennaio 2023». Motivo per cui il governo ha accelerato, con una formula «che evita disparità e ripristina l’aspetto della massa, perché in tre anni il parco veicoli si è evoluto con molte più auto elettriche che inquinano meno, ma che hanno un peso che impatta sulle strade per le quali noi stiamo investendo molto sia a livello di manutenzione, sia a livello di asfalto fonoassorbente» rileva Gobbi. Il quale rimarca come «la sostenibilità da raggiungere è sicuramente ambientale ma anche finanziaria, perché stiamo già cominciando a pensare al Preventivo 2023 e gli ultimi due anni tra pandemia e guerra in Ucraina hanno portato crisi con impatti non indifferenti». La controproposta governativa, riprende il direttore del Di, «risponde all’obiettivo di ridurre il prelievo e di allineare quest’imposta a quelle degli altri cantoni». E l’auspicio va da sé è quello «di un’ampia convergenza».

Martedì la discussione in commissione
Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta e il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali saranno ricevuti dalla commissione della Gestione martedì 7 giugno e lì illustreranno nei dettagli un progetto che, benché provi ad avvicinarcisi, resta lontano dall’iniziativa popolare Ppd (e dal rapporto Dadò/Caverzasio già firmato da popolari democratici, Lega e Udc) che chiede il plafonamento a 80 milioni dell’imposta e che vengano prese in considerazione solo le emissioni per il calcolo. Il primo firmatario dell’iniziativa ‘Per un’imposta di circolazione più giusta’, il deputato Ppd Marco Passalia, da noi raggiunto prende tempo: «Aspettiamo l’incontro che il governo avrà con la Gestione per capire le motivazioni che stanno dietro a questa nuova proposta. Fa comunque piacere vedere che anche il Consiglio di Stato intenda utilizzare il criterio della CO2 come, peraltro, da noi auspicato».

Caprara (Plr): ‘Serve riduzione equilibrata’
«Mi sembra che si vada nella buona direzione. Ma parlo a titolo personale, visto che non abbiamo ancora avuto modo di confrontarci», afferma Bixio Caprara (Plr). «Nel rapporto che ho presentato in gestione chiedevamo in particolare la verifica della formula». Per il deputato liberale il progetto del Consiglio di Stato è da ritenersi soddisfacente anche sul piano finanziario. «Il tema di fondo a livello d’impostazione l’hanno capito anche i sassi. Siamo a favore di una riduzione dell’imposta ragionevole e soprattutto sostenibile a 95-96 milione. Altri invece vorrebbero scendere a 80. È manifestamente una forzatura e bisognerebbe capire dove propongono di prendere i soldi».

Durisch (Ps): ‘Non penso faremo in tempo’
Più tiepida la reazione a sinistra. «La formula sta in piedi, anche se avremmo preferito che venisse tenuta in considerazione tra i criteri anche la potenza del veicolo, che renderebbe la formula più sociale», spiega il capogruppo del partito socialista in Gran Consiglio Ivo Durisch. «La vera novità è però politica, con il Consiglio di Stato che a un minuto a mezzanotte fa una sua controproposta tramite comunicato stampa. Entreremo nel merito di quanto abbiamo letto martedì, quando verrà presentata in commissione. Non penso però che ci saranno i tempi necessari per portare il tema in parlamento già a giugno. Bisognerà discuterne». Le discussioni non mancheranno anche per quanto riguarda l’aspetto finanziario. «È chiaro che con la proposta Ppd e Lega mancherebbero ancora più soldi alle casse dello Stato e questo potrebbe significare maggiori tagli a servizi e prestazioni. Con i liberali potremmo convergere sulle cifre, ma non sul loro utilizzo. Non saremo mai d’accordo su sgravi per i più ricchi», afferma Durisch. «Il Plr negli ultimi due anni si è spostato molto a destra e al momento abbiamo prospettive completamente diverse»

Da www.laregione.ch

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Imposta di circolazione: la sterzata del Governo

Il Consiglio di Stato fa parziale marcia indietro e propone un nuovo sistema di calcolo: una formula per le vetture più inquinanti e una per quelle che lo sono di meno – Tiepide, per ora, le reazioni

È una sterzata decisa, se non quasi un’inversione a U. Dopo settimane di animate discussioni politiche in Commissione gestione e finanze, con tre fronti contrapposti, il Governo interviene sulla nuova imposta di circolazione e propone una modifica del sistema di calcolo che aveva illustrato nel messaggio del 2019, quando ipotizzava una formula basata sulla somma tra la massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso e le emissioni di C02 moltiplicate per un coefficiente variabile. Ebbene, la manovra del Consiglio di Stato porta sul tavolo della politica un sistema di calcolo rivisto, in aggiunta alla formula sostenuta dal fronte PPD, Lega e UDC (che vuole plafonare gli incassi a 80 milioni) e a quella proposta dal PS e ripresa dal PLR (con le due forze politiche che hanno però visioni divergenti sul montante).

Gettito ridotto a 95 milioni
Secondo il Governo, questo nuovo sistema fornisce «una risposta ragionevole ed equilibrata» che tiene conto anche «delle esigenze di riequilibrio finanziario votate dal popolo». Più in dettaglio, esso prevede due sistemi di calcolo: per le automobili sino a 3.500 chilogrammi di peso e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 grammi di CO2 al chilometro ammonta alla massa a vuoto moltiplicata per 0,11; per le altre automobili sino a 3.500 chilogrammi e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 grammi di CO2 al chilometro, a questo risultato va sommata la differenza tra le emissioni e un valore fisso di 95 g/km elevata a 1,385. Per il Consiglio di Stato, l’adozione di questo nuovo sistema «permette di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, tra le quali vi è comunque una differenza di imposizione in base alla loro massa. D’altro canto, oltre alla massa a vuoto, l’imposta di circolazione delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO2 verrebbe calcolata proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”». Quanto messo sul tavolo dal Governo comporterà, in soldoni, una riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi e, a conti fatti, si arriverebbe quindi a un tetto di 95 milioni di franchi, ossia una soglia ben lontana rispetto al plafone di 80 milioni chiesto dall’iniziativa popolare democratica.

I tre fronti
L’auspicio del Governo è che la Commissione riesca a convergere su una soluzione «nell’interesse degli automobilisti permettendo così l’entrata in vigore di una soluzione tecnicamente valida, equilibrata e giuridicamente sostenibile a partire dal 1° gennaio 2023». Uno scenario tutt’altro che scontato: in Gestione, come detto, ci sono infatti almeno tre fronti e gli iniziativisti hanno già annunciato di voler portare il tema in aula già a fine giugno. «Innanzitutto spiace constatare che dobbiamo apprendere questa proposta dalla stampa», osserva il presidente del PPD e iniziativista, Fiorenzo Dadò. «Ascolteremo il Governo martedì in Commissione, ma a un primo colpo d’occhio quanto messo sul tavolo dal Consiglio di Stato è abbastanza distante da quanto chiede la nostra iniziativa». Il deputato popolare democratico è categorico: «O c’è una riduzione sostanziale di quella che è l’imposta di circolazione più alta di tutta la Svizzera oppure è solo un esercizio di cosmesi. L’iniziativa prevede di abbassare l’incasso totale di 30 milioni, lasciando questo importo nelle tasche dei ticinesi già afflitti da altri costi eccessivi come l’aumento dei premi di cassa malati, della benzina e dei generi alimentari». Nonostante il tentativo in extremis del Governo, per il PPD è tempo che il Gran Consiglio e il popolo possano dire la loro: «L’iniziativa è datata 2017. La legge prevede che dopo 18 mesi il Gran Consiglio debba esprimersi. Ne sono passati oltre 60 e il tempo è ampiamente scaduto. Se ci saranno altri rapporti con altre proposte non c’è nessun problema, ma in giugno intendiamo andare in aula».
Come noto, il PS sta riflettendo se proporre un terzo rapporto insieme ai Verdi, ma per ora si valuterà il da farsi: «La novità è politica: il Governo fa una controproposta tramite comunicato stampa», commenta il capogruppo socialista Ivo Durisch. «Non entro nel merito del sistema di calcolo, anche se avremmo preferito che includesse pure la potenza del veicolo. Valuteremo martedì in Commissione».
La controproposta del Governo potrebbe convincere il PLR. «Il Consiglio di Stato conferma la volontà di diminuire l’imposta di circolazione, con la premessa importante che sia sostenibile, ragionevole e proporzionata», osserva Bixio Caprara, relatore del rapporto commissionale del PLR. «Mi fa piacere che la formula proposta corregga le criticità rilevate e sia più progressiva». Pure il prelievo massimo fissato a 95 milioni va nella stessa direzione del PLR ma certo è presto per parlare di accordo: «Ci sono ancora alcuni aspetti da valutare e vedremo come si posizioneranno i colleghi. Faccio mio l’auspicio del Governo di arrivare a un accordo senza strappi da 30 milioni che sono molto difficili da recuperare. Dal 2017 è cambiato tanto e bisogna tenerne conto».

«Soluzione sostenibile»
Dal canto suo, il direttore del DI, Norman Gobbi, difende il “controprogetto”: «Risponde a varie necessità, come quella ambientale, includendo le emissioni di CO2 e reintroducendo il criterio della massa del veicolo, che ha un considerevole impatto sulle nostre strade, infrastrutture sulle quali investiamo molto». Come detto, la riduzione del gettito è lontana dal limite di 80 milioni chiesto dal PPD nella sua iniziativa. Ancora Gobbi: «Stiamo lavorando al Preventivo 2023 e dobbiamo fare i conti con il contenimento della spesa e l’impatto delle varie crisi internazionali che si susseguono». Tradotto in parole povere, ridurre eccessivamente le entrate creerebbe non pochi problemi. Quella proposta è una soluzione sostenibile: spingere su una versione estrema da una parte o dall’altra non è invece sostenibile». Nella sua controproposta, il Governo esclude anche la possibilità di una moratoria: «Dopo 13 anni è superata dagli eventi e premierebbe ulteriormente veicoli poco efficienti creando disparità di trattamento».

Quanto pagherebbe la Tesla e quanto il Pandino?
Mettiamo a confronto una Tesla Model S con una Fiat Panda. Con il nuovo sistema di calcolo del Governo, la vettura elettrica dal peso di circa 2.162 kg costerebbe 237,82 franchi. Una Fiat Panda relativamente datata (peso 1.015 kg e emissioni pari a 130 g/km CO2) ne costerebbe invece circa 250.

Da www.cdt.ch

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Imposta circolazione, il compromesso
Il Consiglio di Stato ha elaborato la modifica di legge: “Risposta ragionevole ed equilibrata” – Combinazione di emissioni di CO2 e massa dei veicoli

Alla controversa questione dell’imposta di circolazione in Ticino si aggiunge un nuovo capitolo. Il Consiglio di Stato ha infatti elaborato una modifica di legge da sottoporre alla Commissione della Gestione e al Parlamento. Il calcolo della nuova tassa si basa su una combinazione di emissioni di CO2 e peso del veicolo.
La modifica prevede “l’auspicata riduzione del gettito complessivo quantificabile in circa 10 milioni di franchi, che andrebbero ad aggiungersi ai 5 milioni di franchi già raggiunti con la modifica di alcuni anni fa” scrive il Governo in una nota. Governo che sottolinea pure come si tratti di una proposta “equilibrata e ragionevole in grado di conciliare le esigenze di equilibrio finanziario votate dal popolo con quelle delle categorie di automobilisti attualmente penalizzate nel confronto intercantonale”. 
Martedì prossimo, 7 giugno, la modifica di legge verrà presentata alla Commissione Gestione e finanze che si sta occupando di allestire un modello d’imposta da sottoporre a breve termine al Gran Consiglio.  

La formula, evoluta rispetto a quella presentata precedentemente, è la seguente:  

  • Per le automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni fino a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg)  
  • Per le altre automobili sino a 3’500 kg e le automobili pesanti con emissioni superiori a 95 g/km CO2: fr. 0.11 x massa a vuoto (kg) + (emissioni CO2 g/km – 95 g/km)*1,385

Secondo il Governo questa formula permetterà di avere una “tassa base” attrattiva per le automobili particolarmente rispettose dell’ambiente, a cui si aggiunge comunque una differenza di imposizione in base alla massa e di conseguenza al loro impatto sulle strade.
Allo stesso tempo l’imposta delle vetture con emissioni superiori ai 95 g/km di CO verrebbe calcolata “proporzionalmente in base al livello di emissioni, coerentemente quindi con il concetto di causalità “chi più inquina, più paga”” scrive ancora il Governo.  
Per le autorità cantonali il nuovo sistema di calcolo è giustificato anche dalla volontà di cancellare le disparità a favore di veicoli più vecchi e maggiormente inquinanti. L’intenzione, Gestione, Parlamento e iniziativa PPD permettendo (vedi correlati), è quella di fare entrare in vigore il nuovo sistema dal primo gennaio 2023.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-circolazione-il-compromesso-15382537.html

Da www.rsi.ch