L’Udc chiede una sessione straordinaria

L’Udc chiede una sessione straordinaria

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione

Mentre i contorni del grave fatto di sangue avvenuto ieri a Lugano sono tutti ancora da definire, l’Unione democratica di centro (Udc) si porta avanti. Il partito infatti ha già chiesto di indire una sessione straordinaria del Consiglio nazionale incentrata sul terrorismo islamico a margine della sessione invernale di dicembre. Fra i temi che si vorrebbero affrontare, ha fatto sapere il capo del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi, vi è la revoca del passaporto ai cittadini con doppia nazionalità sospettati di jihadismo e il divieto per gli svizzeri radicalizzati di tornare in Patria.
La richiesta dovrà essere ora discussa e, eventualmente, approvata dall’Ufficio del Nazionale. In genere le sessioni straordinarie sono programmate il mercoledì dell’ultima settimana di sessione ordinaria, che a dicembre cadrebbe il 16, quando però è già prevista un’altra sessione straordinaria sul tema dell’accordo quadro con l’Unione europea. Anche questa chiesta dall’Udc.

Gobbi: ‘Più strumenti preventivi’
Dal canto suo, il presidente del governo ticinese Norman Gobbi si è rammaricato ieri al radiogiornale della Rts del fatto che il sistema legislativo non permetta di mettere determinati soggetti sotto controllo o in stato di fermo a titolo precauzionale. Secondo Gobbi, i direttori cantonali della Giustizia hanno già chiesto di rafforzare le leggi federali in questo senso, “in quanto si devono avere anche gli strumenti per intervenire nella prevenzione”.

Consiglio federale costernato
Intanto sull’accaduto si è espresso anche il Consiglio federale, che si è dichiarato costernato e ha espresso il proprio sostegno al Ticino. Lo ha dichiarato ieri il portavoce dell’esecutivo. André Simonazzi ha aggiunto che il governo si augura un pronto ristabilimento delle persone ferite. Già martedì in serata la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha contattato Gobbi per esprimergli solidarietà e sostegno. E proprio ieri si è tenuta online la seconda edizione del convegno organizzato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza nel quadro dell’attuazione del Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Covid, restrizioni almeno fino a prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione
Misure prolungate e più posti acuti negli ospedali 

Le restrizioni in atto in Ticino per contrastare la diffusione dell’epidemia da coronavirus sono state prolungate fino al prossimo 18 dicembre. Manifestazioni pubbliche e private continueranno ad avere limiti riguardo agli assembramenti: non più di 5 persone nello spazio pubblico. Numero di persone che sale a 30 per matrimoni, celebrazioni religiose, eventi culturali (cinema e teatri) e sport professionistico. Nulla di nuovo, quindi, rispetto a quanto viviamo quotidianamente da settimane. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante un breve incontro con la stampa, ha ribadito che l’obiettivo del governo è quello di evitare un lockdown. «Si tratta di conciliare l’esigenza di preservare il sistema sanitario con quella dell’economia», ha affermato Gobbi invitando i centri commerciali, in vista del periodo natalizio, a rispettare i protocolli di sicurezza (distanza e disinfettante, ndr). In occasione degli acquisti natalizi, in particolare il Black Friday, verrà potenziato «il dispositivo di controllo di polizia riguardo il rispetto dei piani di protezione all’interno delle attività commerciali». Al riguardo Gobbi ha dichiarato che «in caso di mancato rispetto dei protocolli, verranno prese decisioni anche gravi».
Per rimanere alle conseguenze economiche negative del coronavirus, la prossima settimana il Consiglio di Stato approverà il messaggio per recepire nell’ordinamento ticinese la legislazione federale sui cosiddetti casi di rigore. Si tratta di misure di sostegno a favore di imprese e persone che hanno subito gravi perdite a seguito della situazione sanitaria. «Il messaggio verrà allestito dal Dipartimento delle finanze e dell’economia e darà una risposta a settori come quello congressuale o delle agenzie di viaggio», ha affermato Gobbi che ha comunque ricordato che gli aiuti (un terzo da parte del Cantone e due terzi della Confederazione) non saranno immediati. Si parla di marzo aprile del prossimo anno. Il limite inferiore di reddito per avere accesso agli aiuti, inoltre, è stato portato da 50mila a 100mila franchi. Un’asticella più severa che di fatto esclude piccoli imprenditori e lavoratori indipendenti.

Dispositivo sanitario, più letti e prestito di personale
Riguardo all’indice di riproduzione del virus comunicato dalla task-force federale, e che si attesta a 0,78, il Ticino, ha dichiarato il direttore del Dss Raffaele De Rosa, «avrà bisogno di più tempo per ridurre il numero dei contagi, tempo da concedere riguardo la strategia della responsabilità individuale e l’adesione a tale strategia da parte dei cittadini».
Potenziato, intanto, il dispositivo ospedaliero, con il numero di letti che passa da 600 a 630, e viene rimodellato il meccanismo di prestito di personale fra strutture sanitarie in caso di necessità. Perché la clinica Moncucco possa aumentare i letti in reparto acute e cure intense, è stato definito un supporto da parte delle cliniche Ars Medica e Sant’Anna e dalla clinica Santa Chiara di Locarno integrata anche nel dispositivo di accoglienza fino a una trentina di pazienti. Il colore della campagna di prevenzione rimane ‘rosso’. L’invito di De Rosa è quello di continuare nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. Infine un pensiero sulle imminenti festività natalizie (manca un mese esatto). Il prossimo 16 dicembre il Consiglio federale emanerà le disposizioni per le feste di fine anno. Non si sa se saranno più leggere rispetto alle attuali. Ad ogni modo «sarà un Natale particolare che inviterà a farci riflettere maggiormente sui valori della vita», ha commentato De Rosa che ha invitato i ticinesi, per le strenne di fine anno, a privilegiare prodotti della filiera corta. Un modo per sostenere l’economia locale.

 

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Nessun cambio di rotta Ma si pensa già al Natale
Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre, potenziati i posti letto e personale sanitario in prestito
Norman Gobbi: «Stiamo evitando un secondo lockdown» – Raffaele De Rosa: «Rafforzato il dispositivo ospedaliero»

Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre e un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero. Sono queste le principali novità comunicate ieri durante la conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino, e a cui hanno presenziato il presidente del Governo Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. Ma vediamole nel dettaglio.

Tendenze contrastanti
A esattamente nove mesi di distanza dal primo caso di COVID-19 registrato nel nostro cantone, Norman Gobbi ha rilevato che la situazione attuale è contraddistinta da un leggero rallentamento dei contagi. Questa tendenza, però, non si riflette sul numero delle ospedalizzazioni e dei decessi, motivo per cui il Consiglio di Stato ha deciso di prolungare fino al 18 dicembre le misure attualmente in vigore. «Rimaniamo vigili – ha rimarcato – la situazione rimane seria e non è il momento di abbassare la guardia, ma grazie alla collaborazione di tutti stiamo evitando un secondo lockdown».
Toccato anche il tema caldo della sperimentazione dei vari vaccini che continua a tenere banco. Un argomento «da accogliere con il dovuto equilibrio» secondo Gobbi, dando eco alle parole pronunciate dal consigliere federale Alain Berset in visita a Lugano settimana scorsa, il quale aveva rilevato «l’impossibilità di mettere in campo una distribuzione di massa non prima della fine dell’inverno». Volgendo lo sguardo alle prossime settimane, è stato inevitabile per Gobbi non riservare un pensiero alla vicinanza con le festività natalizie (il Consiglio federale prenderà decisioni in merito il prossimo 16 dicembre), invitando la popolazione a organizzarsi per tempo nell’acquisto dei regali per evitare assembramenti nei negozi e di tendere la mano ai commerci locali e ai piccoli esercenti.

Cliniche private in soccorso
Dal canto suo, Raffaele De Rosa ha illustrato il nuovo adeguamento del dispositivo ospedaliero. Nel dettaglio, la modifica riguarda in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private – come la clinica Santa Chiara di Locarno, l’Ars Medica e la clinica Sant’Anna – alla Clinica Luganese Moncucco nel caso in cui questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i posti letto disponibili, sia nel reparto acuto che in quello di cure intense. Questo potenziamento «ha permesso di passare da 600 a 630 posti letto», ha spiegato De Rosa.

Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Coronavirus – Aggiornamento delle misure cantonali

Comunicato stampa

Alla luce dell’attuale evoluzione epidemiologica nel nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha deciso oggi di prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore nel nostro Cantone. Rimarranno quindi invariati i limiti previsti per assembramenti, manifestazioni pubbliche e private e attività sportive di gruppo. Il Governo ribadisce che la situazione rimane seria, soprattutto dal profilo del numero di ospedalizzazioni e rinnova quindi l’invito a tutta la società a mantenere alta la guardia, rispettando tutte le regole di comportamento per limitare la diffusione del virus.

La situazione nel Cantone Ticino rimane seria. Anche se il numero dei contagi ha subito un rallentamento del corso delle ultime settimane, il numero attuale di ospedalizzazioni rimane su livelli d’allerta. Come finora, sarà importante continuare a monitorare la situazione e valutarne l’evoluzione.  
Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto opportuno prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore che prevedono maggiori restrizioni rispetto al quadro federale per quanto riguarda gli assembramenti nello spazio pubblico, le manifestazioni pubbliche e private e le attività sportive di gruppo. I dettagli sull’applicazione delle misure sono descritte in una nota esplicativa aggiornata consultabile sulla pagina www.ti.ch/coronavirus.

Nella sua seduta odierna il governo ha pure approvato un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero, che regola in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private del cantone alla Clinica Luganese di Moncucco nel caso questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i letti disponibili. Il colore della campagna di prevenzione rimane «rosso». Sarà importante continuare anche nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. In caso di sintomi – quali tosse, febbre, affanno, mal di gola, perdita di olfatto e gusto e dolori al petto – è importante restare a casa e chiamare il proprio medico, la guardia medica (091 800 18 28) o la hotline cantonale (0800 144 144). In questi casi, il test è gratuito.

Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per lanciare un invito in vista del Black Friday e, più in generale, del periodo di avvicinamento al Natale. Momenti che notoriamente portano un grande numero di persone nei commerci. L’invito è di sostenere l’economia e i commerci ticinesi nel rispetto delle raccomandazioni di igiene personale e dei piani di protezione predisposti. Anche in questo ambito è importante che ognuno di noi faccia la propria parte. Il Governo invita a organizzarsi in anticipo per gli acquisti in modo da evitare concentrazioni nel corso delle ultime settimane prima di Natale.

Flyer

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Il Consiglio federale dà ascolto al Ticino

Promessi più aiuti economici agli ambienti toccati dalla pandemia.
“Aspettiamo le decisioni delle Camere”

Sono settimane difficili nella lotta al contenimento dei contagi al nuovo coronavirus. Ma le misure introdotte del Consiglio di Stato, accanto a quelle volute dell’autorità federale, negli ultimi giorni hanno dimostrato di essere efficaci per stoppare la curva ascendente. “Durante questa settimana un altro aspetto si è rivelato molto positivo – afferma il Presidente del Governo Norman Gobbi. Sto parlando del riconoscimento da parte del Consiglio federale di quanto il Ticino assieme agli altri Cantoni ha chiesto, ossia un maggior sostegno economico alle attività che soffrono di questa situazione. Occorre però ancora aspettare l’approvazione delle Camere e dunque bisogna essere prudenti. Tra le misure avanzate dal Consiglio federale sottolineo in particolare non solo agli aiuti aumentati di cui potranno beneficiare i lavoratori del mondo culturale e dello sport professionistico e semiprofessionistico, ma anche al sostegno potenziato per altre realtà economiche – definite “di rigore” – che fanno fatica a superare questi mesi difficili. La Confederazione porterebbe a 1 miliardo di franchi (mille milioni di franchi come ha sottolineato Ueli Maurer) questo aiuto e si accolla i ¾ della spesa (l’altro terzo rimane ai Cantoni). Sono gli interventi che avevamo chiesto. Ciò conferma che se si agisce uniti i Cantoni hanno una elevata forza contrattuale. E soprattutto dimostra quanto sia importante il nostro sistema federalista”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi sviluppa altri due temi. Sentiamolo: “Berna, attraverso le parole del Consigliere federale Alain Berset giunto giovedì a Lugano, ha lodato l’impegno del Ticino sia nella prima fase della crisi in primavera sia per quanto sta facendo ora. L’esperienza ticinese è stata determinante per tutta la Svizzera, anche se nell’adeguamento del sistema sanitario il Ticino ha saputo far tesoro di ciò che era capitato in marzo e aprile, un po’ meno – mi pare di constatare – è avvenuto in altri Cantoni. Vuol dire anche che la determinazione dimostrata in primavera dal Governo ticinese per ottenere da Berna una finestra speciale di crisi legata alla situazione a sud delle Alpi era più che giustificata”.

Il secondo argomento tocca invece le questioni delle multe per chi trasgredisce agli obblighi voluti per diminuire i contagi, in particolare si pensa al mancato uso della mascherina dove invece è obbligatoria: “Sottolineo subito che per me intervenire con una multa rappresenta l’ultima ratio, nel senso che più importante è riuscire a convincere i cittadini sulla necessità di seguire determinate misure, perché ne va del bene di tutti. Detto questo, è chiaro che se quanto viene richiesto non trova accoglimento positivo allora bisogna giungere a una sanzione, sempre proporzionata comunque al caso. Finora non si può dare una multa come avviene, per esempio, per chi non si allaccia la cintura di sicurezza o parcheggia in zona vietata. Bisogna seguire una procedura detta “ordinaria”, ossia aprire un’inchiesta di polizia che viene valutata dalla Magistratura per giungere quindi a un eventuale decreto d’accusa. Procedura lunga che toglie l’effetto dissuasivo su coloro che hanno intenzione di non seguire le norme. Non sarà più così. Lo avevamo chiesto come Governo cantonale e come Direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. Anche in questo caso – per fortuna – siamo stati ascoltati dal Consiglio federale. L’ultima parola anche qui però spetta al Parlamento, che ne dovrebbe discutere nell’ormai imminente sessione invernale”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Alain Berset parla al Ticino: “Colpito dalla vostra professionalità. Non esitate a testarvi. Sarà un Natale diverso, ma…”

Da www.liberatv.ch

Il consigliere federale parla alla popolazione da Lugano: “Vaccino? Sì, ma non sarà a disposizione di tutti inizialmente”

Il consigliere federale Alain Berset ha reso visita al Ticino. Dopo una riunione con il Consiglio di Stato in corpore, Berset e il presidente del Governo Norman Gobbi hanno parlato alla popolazione dalla sala del Consiglio comunale di Lugano. L’incontro informativo è stato aperto dal discorso del sindaco Marco Borradori, che ha ringraziato Berset per la visita e la popolazione per lo sforzo fatto in questi mesi.

Norman Gobbi ha a sua volta ringraziato Berset “per la vicinanza mostrata al Ticino e ai ticinesi. Il federalismo si è dimostrato una volta di più vincente. Anche i Comuni e le città si sono dimostrati reattivi attraverso servizi di supporto e vicinanza. Il Ticino segue gli sviluppi della pandemia, al proprio interno e con un occhio attento a chi ci sta vicino. Noi abbiamo la necessità di confrontarci con la Confederazione, ma dobbiamo saper anche dialogare con Lombardia e Piemonte. Ora siamo in una fase delicata. E il Consiglio Federale ha dimostrato di saper ascoltare quelle che sono le richieste dei Cantoni. I risultati dopo queste prime settimane si vedono. I nuovi casi sono in diminuzione e oggi sono diminuite anche le ospedalizzazioni, ma il numero di decessi è ancora alto”.

Prendendo la parola, Berset ha ringraziato le autorità ticinesi per “l’accoglienza e la collaborazione continua in questi mesi. In Svizzera la situazione è stabile, ma comunque preoccupante e molto seria. La buona notizia è che il sistema ospedaliero sta reggendo grazie all’implementazione dei posti in terapia intensiva. Mi hanno particolarmente colpito l’organizzazione e la professionalità degli ospedali ticinesi. Siete messi molto bene. Faccio un appello alla popolazione: testatevi, testatevi e testatevi se avete sintomi. È davvero importante. Non esitate a fare il tampone qualora presentaste qualche sintomo. Evitate gli assembramenti e indossate la mascherina. La popolazione è stanca, ma serve pazienza perché i mesi invernali saranno tosti”. 

Esprimendosi sul vaccino, il consigliere federale ha ammesso che “abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la Svizzera. Ma dovete sapere che non sarà, almeno inizialmente, a disposizione di tutti”. Quello a cui andiamo incontro “sarà un Natale diverso, come lo sono state le vacanze, la Pasqua e l’estate. Sarà un Natale diverso, ma lo festeggeremo. Onestamente mi preoccupa più la fine dell’anno”.

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

“Abbiamo imparato molto dal Ticino”

Da www.ticinonews.ch
In diretta la conferenza stampa da Lugano del Consigliere federale, accolto da Norman Gobbi a Palazzo Civico: “Acquistate 13 milioni di dosi di vaccino”
 
****
Da www.tio.ch
«Dovremo passare l’inverno senza vaccino contro il Covid-19»
Il consigliere federale Berset è tornato in Ticino a distanza di otto mesi esatti dalla prima visita durante la pandemia. Ha lodato il sistema sanitario e ospedaliero del nostro cantone, ma alla popolazione ha ricordato: «Al primo sintomo andate a fare il tampone!».
https://www.tio.ch/ticino/attualita/1475480/covid-19-vaccino-ticino-cantone-federale****

Da www.cdt.ch

«I prossimi mesi saranno duri, e non ci sarà il vaccino per tutti»
https://www.cdt.ch/ticino/i-prossimi-mesi-saranno-duri-e-non-ci-sara-il-vaccino-per-tutti-AX3462406?_sid=mB5mNE8g

 

Il consigliere federale Alain Berset ha incontrato il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi: «In Ticino ho visto una grande coesione e solidità, abbiamo imparato molto da voi, ma bisogna fare più test»

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il consigliere federale Alain Berset. La visita del capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera. Il consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus. Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico.

Il sindaco di Lugano Marco Borradori accoglie i presenti: «Avervi qui è un segno tangibile della vicinanza del Cantone e della Confederazione alla popolazione, c’è un fattore che ci ha travolti positivamente: un’ondata di solidarietà che ci ha dimostrato come la nostra società civile sia coesa nel rispondere alle difficoltà. è un fatto che mi rende fiero di essere sindaco. Però abbiamo settori che stanno soffrendo moltissimo e sono preoccupati del loro futuro. Ci conforta la presenza del Consiglio federale, Lugano e il Cantone hanno bisogno degli aiuti della confederazione per andare avanti e abbiamo bisogno di una presenza viva per sentirci parte di un solo Paese».

Prende poi la parola il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che pone l’accento sullo spirito federalista: «Il Ticino è l’unico cantone che lei ha visitato per ben due volte durante la crisi COVID. Una dimostrazione che la sua personalità ha permesso a tutta la Svizzera di affrontare con più tranquillità la crisi sanitaria. Durante la prima ondata non ci siamo fatti travolgere, grazie alle misure prese. Gli scenari peggiori non si sono manifestati, grazie all’impegno della popolazione, il dialogo e le soluzioni pragmatiche. È questa la forza della Svizzera: dialogo, confronto, valutazione e decisioni prese. In uno spirito federalista in cui il gioco di squadra è indispensabile. Il nostro cantone è stato in grado in marzo di affrontare la crisi nazionale. Siamo riusciti a far passare il messaggio al resto della Svizzera». Gobbi ha poi parlato dell’Italia: «Il Ticino continua a seguire con attenzione gli sviluppi della pandemia, con un occhio alla Confederazione e uno alle Regioni italiane, Lombardia e Piemonte. Da sempre infatti il Cantone deve saper confrontarsi anche oltre le frontiere di stato. Molti mal sopportano le nostre misure, ma attorno a noi gli Stati, dall’Austria alla Francia, stanno implementando misure più restrittive».

Il consigliere federale Alain Berset ha sottolineato il grande lavoro svolto in Ticino, dopo aver fatto visita alla clinica Moncucco e all’Ospedale italiano: «Questa è la terza volta per me in Ticino. Dall’inizio dell’anno ho avuto l’occasione di lavorare con Christian Vitta, Raffaele De Rosa, e ora sento una continuità governativa: questa è importante per affrontare una crisi del genere. A che punto siamo in questa seconda metà di novembre? La situazione è seria, non siamo più ottimisti come in estate. Il Ticino è stato tra i più colpiti all’inizio, ora è la Svizzera romanda la più in difficoltà, e le cure intense e il sistema sanitario restano sotto pressione ovunque. Il sistema però a livello svizzero, con i trasferimenti intercantonali, funziona e collabora. In Ticino ho visto una grande organizzazione, per garantire cure di qualità a tutti. Avete imparato parecchio in primavera. Siete messi bene, avete una grande solidità e siete molto efficaci. In Ticino c’è una grande coesione tra le autorità e questo permette di gestire meglio la crisi. La situazione è cambiata anche per quanto riguarda le tracciabilità. Ora c’è il materiale e il personale. Siete stati i primi toccati dal virus, avete avuto un ruolo chiave, abbiamo imparato tantissimo nello scambio con voi. I contatti con il Ticino in primavera erano molto frequenti, per trovare le soluzioni migliori. Nei prossimi mesi bisognerà stare attenti, con le temperature più basse e la popolazione sempre più stanca. È fondamentale rispettare tutte le nuove misure introdotte. La situazione è pesante e i mesi invernali saranno ancora più difficili. I test sono importanti per combattere la pandemia. Abbiamo l’impressione che non tutte le persone con sintomi si facciano testare: mi appello alle persone, fate i test senza indugio. Non dobbiamo rischiare di diffondere il contagio. Constatiamo che i test sono in diminuzione, ma di test ce n’è per tutti».

Berset ha poi parlato dei vaccini: «Non avremo il vaccino per tutti nei prossimi mesi: dovremo passare l’inverno senza il vaccino per tutta la popolazione. Dobbiamo cavarcela con le misure che conosciamo. A inizio marzo abbiamo individuato una strategia per acquistare il vaccino, oggi abbiamo 13 milioni di dosi riservate per la svizzera: in molti casi servono due dosi a testa. Le procedure per i vaccini sono le stesse che valgono per tutti i farmaci in Svizzera».

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Visita del Consigliere federale Alain Berset

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi il Consigliere federale Alain Berset. La visita del Capo del Dipartimento federale dell’interno nel nostro Cantone ha permesso di fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle misure per frenare la diffusione del coronavirus in Svizzera.

Il Consigliere federale Alain Berset, giunto in mattinata in Ticino, ha visitato la Clinica Moncucco e l’ospedale Italiano, prendendo visione dell’organizzazione adottata per gestire i pazienti ticinesi affetti da coronavirus.
Un incontro politico con il Consiglio di Stato è stato in seguito organizzato a Palazzo Civico. Si è trattato dell’occasione per tornare sulle prime fasi della crisi e sulle differenze con l’attuale seconda ondata, volgendo lo sguardo anche alle prospettive legate ai promettenti esiti delle ricerche per lo sviluppo di un vaccino. Il Consigliere federale Alain Berset ha ricordato in particolare il ruolo del Ticino durante la scorsa primavera, ed elogiato la qualità del sistema sanitario cantonale nel gestire le diverse fasi dell’emergenza.

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

‘Stimati 43 milioni per il Ticino’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 de La Regione

Nella tarda mattinata di ieri gli auspici comunicati alla stampa da Norman Gobbi e Marina Carobbio, presidenti rispettivamente di Consiglio di Stato e Deputazione ticinese alle Camere federali: più fondi per i casi di rigore, cioè al sostegno di quelle piccole imprese ancora in difficoltà dopo aver già subito pesanti perdite economiche durante la prima ondata pandemica, e l’adeguamento della Legge Covid per la creazione di una base legale che permetta di comminare multe nei casi in cui viene riscontrato il mancato rispetto delle misure di protezione. Nel giro di due ore l’annuncio del Consiglio federale (cfr. pagina 2).

È stata una coincidenza la risposta giunta da Berna a stretto giro di posta, per carità. Ma sicuramente gradita. «Innanzitutto devo dire che nella procedura di consultazione sui casi di rigore, come Canton Ticino abbiamo partecipato attivamente, sollevando criticità da un lato sull’importo e dall’altro sul meccanismo di funzionamento dello strumento», esordisce interpellato dalla ‘Regione’ per un commento il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Ieri, prosegue, «abbiamo ottenuto una prima risposta che è sicuramente positiva: quella riguardo l’aspetto finanziario. Il miliardo di franchi che è stato annunciato, cumulato tra Cantoni e Confederazione, rappresenta una dotazione sicuramente più interessante rispetto all’ipotesi iniziale di 400 milioni». E materialmente quanto verrà attribuito al Ticino? «Non abbiamo ancora delle comunicazioni ufficiali su quanto ci spetterà, ma indicativamente secondo i nostri primi calcoli, che andranno verificati soprattutto in merito alle regole di attribuzione, potrebbe esserci un importo di 43 milioni da suddividere tra Cantone e Confederazione. Ma ripeto, col beneficio d’inventario: sono prime stime». Ben più dei 17 milioni inizialmente previsti.

Sulla seconda criticità rilevata dal Consiglio di Stato, quella del meccanismo di funzionamento, «speriamo che la procedura sia rigorosa perché si tratta di soldi pubblici ed è necessario avere i giusti controlli, ma pure che allo stesso tempo non diventi troppo macchinosa perché complicherebbe il tutto. Su questo ora non possiamo pronunciarci. Quello che è importante rilevare è che parliamo di casi di rigore, non sarà un intervento ad annaffiatoio ma molto mirato in quei settori e quelle aziende che hanno subito in maniera pesante questa pandemia e potrà assumere diverse forme di intervento. La Confederazione parla di sostegni che possono passare dal credito fino al fondo perso, andrà valutato una volta che l’ordinanza sarà pubblicata».

Anche la novità in merito all’estensione delle indennità di lavoro ridotto «è una notizia positiva», rileva Vitta. Perché il lavoro ridotto «è uno di quegli strumenti che è stato più efficace negli interventi in questi mesi. Si pensi che nel solo Canton Ticino da quando è stato applicato fino all’inizio di settembre sono stati distribuiti oltre 600 milioni di franchi». Un’efficacia comprovata, quindi, e che ha aiutato «a mantenere stabile il tasso di disoccupazione in questi mesi ed evitare una sua esplosione».

A unirsi alle buone notizie è anche, per il direttore del Dfe, «il segnale di apertura, a determinate condizioni, a riattivare i crediti Covid. Bisogna dire che hanno aiutato molto in questa fase. Basti ricordare che a inizio novembre abbiamo registrato un calo di fallimenti rispetto all’inizio di novembre dell’anno scorso: nel 2019 erano 1’055, nel 2020 sono scesi a 844. Sicuramente anche frutto di questa liquidità messa nel mercato. Tutti questi strumenti ci hanno permesso di mantenere stabile questa situazione, malgrado sia difficile». C’era il timore diffuso nel vedere i reali effetti della crisi, sia sui redditi sia sull’occupazione, una volta confrontati con la fine degli aiuti. Queste decisioni in arrivo da Berna spostano in là questo momento, dando magari più tempo per (ri)organizzarsi? «Sicuramente – risponde Vitta – l’anno 2021 sarà impegnativo per chi opera a livello economico, a dipendenza dei settori in cui si è attivi. Lo Stato è intervenuto e sta intervenendo per limitare i danni di questa situazione, ma al momento che ci sarà una ripresa economica saranno solo le aziende e i settori più strutturati e solidi che avranno una prospettiva. Chi aveva già difficoltà le ha viste amplificate dalla pandemia, e non tutti riusciranno a passarla in maniera indenne. Altri avranno nuovi slanci. Come tutte le crisi, ce lo insegna la storia, anche questa purtroppo lascerà situazioni negative in ambito economico». E, conclude Vitta, «non dipenderà solo dall’andamento cantonale. Se pensiamo che abbiamo circa il 50 per cento del nostro Prodotto interno lordo che è generato dalle esportazioni bisognerà vedere come si muove il mondo a livello economico».

Anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo gli auspici mattutini, è soddisfatto di quanto emerso da Berna. Da noi raggiunto annota come «il fatto che venga riconosciuto un credito superiore rispetto a quanto inizialmente previsto per i casi di rigore, proprio perché tutti i Cantoni hanno evidenziato questa necessità, ci soddisfa perché viene dato seguito anche alle richieste del Ticino. Ma è pure la dimostrazione che se i Cantoni lavorano in maniera concertata il Consiglio federale ci ascolta, ed è importante questo gioco di squadra anche attraverso le singole conferenze dei direttori cantonali». In merito alle multe, come direttore del Dipartimento istituzioni Gobbi spiega che «ora si può farle, ma l’obiettivo non è sanzionare. Però se i comportamenti non si conformano e c’è una mancanza palese del rispetto delle norme e delle regole alla base del comportamento che ha permesso di correggere la curva dei contagi, e di farla pian pianino abbassare, significa che ogni tanto bisogna anche multare: ma solo come

soprattutto nei confronti di coloro che sono, tra virgolette, più riottosi nel recepire indirizzi e raccomandazioni delle autorità».

****

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 19 novembre 2020 del Corriere del Ticino

Multe celeri, pressing del Ticino su Berna

Le sanzioni disciplinari per chi non rispetta le disposizioni anti-COVID e gli aiuti finanziari per i casi di rigore saranno i temi centrali per la Deputazione in occasione dell’imminente sessione del Parlamento Il Consiglio federale ha intanto innalzato i fondi destinati alle aziende ticinesi, che arriveranno così a 43 milioni

Non manca molto alla sessione invernale delle Camere federali che verrà aperta il 30 novembre. Tema centrale dei dibattiti parlamentari sarà la revisione della Legge COVID in considerazione anche della seconda ondata della pandemia. «I temi all’ordine del giorno non possono fare astrazione dalla situazione sanitaria in corso», ha detto ieri a Bellinzona la presidente della Deputazione ticinese Marina Carobbio Guscetti nel corso dell’usuale conferenza stampa che si tiene prima dell’inizio della sessione, in concerto con il Consiglio di Stato. Gli scambi tra i deputati ticinesi a Berna e i consiglieri di Stato, ha spiegato il presidente del Governo Norman Gobbi, si sono incentrati su due aspetti della revisione dell’ordinanza: gli aiuti finanziari per i cosiddetti casi di rigore e la possibilità di infliggere multe disciplinari anche in caso di situazione particolare e non solo straordinaria.

Contravvenzioni più rapide
Per quel che riguarda le multe disciplinari, il tema è stato presentato sulle pagine del nostro giornale proprio la scorsa settimana. In sostanza, con il passaggio dalla situazione straordinaria, invocata dal Canton Ticino in marzo, a quella ordinaria cui si è tornati in giugno, per la polizia è venuta a mancare la possibilità di sanzionare istantaneamente chi non si attiene alle regole (per esempio multare chi non indossa la mascherina o si raggruppa in assembramenti superiori alle cinque persone proprio come si fa con chi non indossa il casco o non mette la cintura), mentre percorrendo la via «ordinaria» i tempi procedurali sono ben più lunghi. La proposta, ha confermato Carobbio Guscetti, è stata sposata dalla deputazione e verrà portata avanti a Berna a nome del Ticino.

Modifica accordata dal Governo
Nel pomeriggio di ieri anche il Consiglio federale è tornato sul tema proponendo una modifica della Legge sulle multe disciplinari. «Le contravvenzioni di lieve entità della legge sulle epidemie, come le violazioni dell’obbligo di portare la mascherina, devono poter essere punite con una semplice multa disciplinare. Abbiamo bisogno di disciplina», ha detto Ueli Maurer ribadendo che l’obiettivo è quello di ridurre il numero di infezioni. «Si può essere critici, ma indossare la mascherina, in alcune occasioni, è un obbligo».

Più soldi dalla Confederazione
Tornando ai casi di rigore (vedi box a lato), la proposta di modifica, di cui ha parlato anche il Consiglio federale poco dopo la conferenza stampa ticinese, prevede di incrementare gli aiuti finanziari per i casi di rigore fino a un importo complessivo di 1 miliardo di franchi e di aumentare la quota della Confederazione a circa due terzi. L’importo da devolvere da parte di Berna era precedentemente stato fissato a 200 milioni da dividere tra i Cantoni, ai quali questi ultimi avrebbero aggiunto una somma uguale: per il Ticino, questo avrebbe portato ad aiuti per circa 17 milioni di franchi (8,5 da Berna e altrettanti da Bellinzona). L’ammontare è però ritenuto oggi insufficiente sia dal Cantone, sia anche dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Nazionale che proprio martedì si è espressa in merito, e anche dal Consiglio federale che, come detto, ha annunciato di aumentare l’importo a 1 miliardo di franchi. L’Esecutivo federale aveva infatti già ammesso che la cifra era stata calcolata sulla base dei fabbisogni così come apparivano prima della seconda ondata. La quota totale destinata al Ticino sarà quindi di 43 milioni. Lo scopo della revisione della Legge, hanno spiegato entrambi i relatori, è ottenere più mezzi e criteri di selezione più precisi. «Molte piccole realtà – ha proseguito Carobbio Guscetti -, pur avendo necessità di essere aiutate, sono inoltre preoccupate di non poter rendere questi prestiti, verrà quindi anche discussa la possibilità di istituire sovvenzioni a fondo perso».

Dai conti alle pigioni
Tra gli altri temi di cui si discuterà a Berna, ha terminato la deputata socialista, figurano il Preventivo e il Consuntivo, che verranno eccezionalmente trattati nella stessa sessione. La Deputazione, infine, vorrebbe anche discutere di una legge a livello federale che tratti le pigioni commerciali.

 

 

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Pieni voti al Governo nella prima ondata

Da www.ticinonews.ch

Pubblicati i risultati del sondaggio promosso tra la popolazione ticinese sulla percezione della comunicazione da parte delle autorità.
Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”

https://www.ticinonews.ch/ticino/pieni-voti-al-governo-nella-prima-ondata-GA3460080

In primavera abbiamo vissuto una situazione senza precedenti, scandita da nuove misure e allentamenti del Governo, comunicati nelle famose conferenze stampa da Bellinzona e da Berna. Si poteva fare meglio o di più? A inizio estate lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta ha promosso un sondaggio online per raccogliere informazioni tra i cittadini ticinesi riguardo la loro percezione della comunicazione delle autorità durante la prima ondata. Sondaggio a cui hanno partecipato 2’856 persone, che hanno espresso giudici e formulato osservazioni sull’operato del Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il risultato è chiarissimo: i giudizi raccolti sulla qualità, l’entità e le modalità della comunicazione sono molto positivi. “La gente si è sentita informata e rassicurata” commenta l’autore dello studio Mauro Stanga dell’Ufficio di statistica ai microfoni di Teleticino. “Si cercava quasi protezione e sostegno da parte delle autorità. Nel complesso le valutazioni sono positive. Ma c’è una maggiore attitudine alla critica tra i più giovani e i più formati (che si manifesta comunque nell’ambito di valutazioni globalmente positive). C’è invece un bisogno di sostegno maggiore delle autorità da parte delle fasce più vulnerabili, come gli anziani e le persone con un livello di istruzione più basso”.

La chiarezza delle informazioni
Per quanto riguarda la chiarezza e la comprensibilità delle informazioni fornite, tre aspetti su cinque (le misure di prevenzione, gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’epidemia, come comportarsi in caso di sintomi) sono risultati molto chiari. Raggiunge invece una discreta valutazione media la percezione della chiarezza e della comprensibilità delle informazioni relative alle riaperture delle attività (fasi di allentamento: riapertura scuole, dei bar e dei ristoranti, dell’Amministrazione cantonale, ecc.)”. Anche le informazioni riguardo all’utilizzo della mascherina hanno lasciato qualche incertezza.

Ticinesi più critici verso Berna e il Gran Consiglio
Durante la crisi sanitaria le istituzioni cantonali hanno potuto contare su un elevato grado di fiducia da parte della popolazione. Ma chi ha partecipato allo studio ha manifestato meno fiducia nei confronti delle autorità federali (Ufficio federale della sanità pubblica e Consiglio federale) e del Gran Consiglio. In particolare tra la popolazione ticinese hanno avuto forte risonanza alcune incomprensioni tra le istituzioni federali e quelle cantonali. “Nell’immaginario collettivo si è alimentata ed esacerbata una sorta di contrapposizione (in buona parte preesistente) tra determinate istanze e necessità specifiche del nostro cantone e una pretesa mancanza di attenzione a queste specificità da parte delle autorità federali, ciò che spiega in parte la minor fiducia qui attribuita a queste ultime” si legge nello studio.
Per quanto riguarda il Gran consiglio, nei commenti sono stati espressi con una certa frequenza delle riserve circa le critiche formulate da parte di alcuni deputati su aspetti della gestione della crisi. “Il fatto che ci siano stati dei granconsiglieri che hanno espresso critiche sull’operato del governo è stato percepito negativamente da molte persone che hanno compilato il questionario” spiega ancora Stanga dello studio, che cita per esempio il rinvio delle sedute parlamentari previste a inizio maggio.

Le conferenze stampa, appuntamento quotidiano in tv
Il canale più utilizzato dai ticinesi per tenersi aggiornati sulla situazione è stato la televisione (46,5%), seguita dai canali informativi ufficiali delle autorità cantonali e federali (25,4%), i giornali cartacei e i portali online (16,85). Altri canali, tra cui i social media e la radio, vengono menzionati come fonte principale di informazione da meno del 10% dei partecipanti. Per Stanga la scelta della televisione come canale principale di informazione è un “ritorno al passato”, con le autorità che sono di nuovo entrate nelle case delle persone.

Gobbi: “Nella prima ondata c’era un derby Ticino-Berna”
Dalla prima ondata tante cose sono cambiate anche dal punto di vista della comunicazione. Oggi il Governo riceverebbe gli stessi voti? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Il risultato positivo della prima ondata è da leggere anche nell’ambito di un derby tra Ticino-Berna” spiega il consigliere di Stato. “In questa seconda ondata di derby non ne abbiamo fortunatamente avuti. Siamo riusciti a gestire la situazione con limitazioni che hanno permesso comunque delle aperture e di andare avanti, raggiungendo gli obiettivi prefissati”. Ma ora i rapporti tra Bellinzona e Berna sono migliorati? Per Gobbi sì, ma non sono ancora del tutto allineati.