Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Nuovo ospedale a Bellinzona e un centro formativo a Pollegio

Da www.laregione.ch
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni per acquistare i terreni in città e riorientare l’ex Infocentro di AlpTransit nella Bassa Leventina

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio.  

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dall’Esercito dei terreni della Saleggina a Bellinzona, da decenni usati come stand di tiro e sede di accampamenti militari, oltre che per il pascolo di mucche. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, di sistemazione idraulica e di rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino con l’inserimento del previsto parco fluviale. La richiesta di credito che il Governo cantonale ha sottoposto al Gran Consiglio consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio. Il costo per l’acquisizione di cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri in zona agricola qualità Sac (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità Sac).    L’operazione, una sorte di Tetris presentato ufficialmente questa mattina alla stampa, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo passaggio dell’Infocentro dall’Esercito al Cantone per servizi di pubblica utilità.

I terreni alla Saleggina – l’unico comparto ritenuto adeguato per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale in ottica nuovo ospedale regionale – appartengono oggi al Dipartimento difesa, protezione della popolazione e sport. Attualmente l’Esercito li usa quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo Sa (Atg) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Parlamento cantonale approverà il messaggio – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’Eoc per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività. 

L’Infocentro verso una seconda vita
La mediazione svolta dal Di ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione col Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – del previsto parco fluviale nei comparti Saleggina e Boschetti (Sementina). Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Atg a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. 

Questa mattina, durante la presentazione del messaggio governativo, il direttore del Di Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per esseri riusciti a mettere insieme gli interessi di tutti gli attori coinvolti, i quali ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi dal parlamento», ha aggiunto Gobbi, ricordando il lungo ma accurato iter osservato negli ultimi 5 anni.

Mario Branda, sindaco di Bellinzona, ha evidenziato l’appagamento a nome di tutto il Municipio in un giorno che segna un passo decisivo per entrambi i progetti che riguardano la Città. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha detto il sindaco, ricordando come fino al 1’500 l’ospedale San Giovanni si trovasse presso il viale del Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene del riale Dragonato. Una prossimità tra ospedale e fiume che sarà invece garantita in futuro, grazie appunto al Parco fluviale che andrà ad offrire alla popolazione maggiori opportunità per fruire del fiume e della natura circostante. 

Stand di tiro sul Monte Ceneri 
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina (che sarà smantellato). All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026. 

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Da www.cdt.ch

Il Governo pensa al futuro dell’ospedale di Bellinzona
Con un credito di oltre 16 milioni di franchi il Consiglio di Stato ha acquisito i terreni in zona Saleggina per la progettazione del nuovo comparto del nosocomio e la sistemazione del fiume Ticino – Questo passo consentirà anche l’acquisto dell’Infocentro a Pollegio

Il Consiglio di Stato ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Un passo per tre obiettivi: futuro nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, rivitalizzazione fiume Ticino e acquisto dell’Infocentro di Pollegio  

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, nella sua ultima seduta, ha approvato il credito di 16’060’000 franchi necessario all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona. Tale acquisizione permetterà di avviare l’iter di progettazione del nuovo comparto dell’Ospedale regionale di Bellinzona e la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino. Il credito accolto dal Governo consentirà inoltre di acquistare l’Infocentro di Pollegio.

Si tratta di un’operazione su tre fronti che parte dall’acquisizione di 5 particelle alla Saleggina in territorio di Bellinzona per un totale di oltre 214mila metri quadrati. Una superficie – l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) in ottica nuovo ospedale regionale – oggi di proprietà della Confederazione (Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport). Attualmente l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Il Dipartimento delle istituzioni ha quindi avviato le trattative con la Confederazione per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dell’Esercito. Dopo gli approfondimenti del caso il terreno è stato individuato a Pollegio nella zona dove sorge l’Infocentro. I fondi in questione sono di proprietà di AlpTransit Gottardo SA (ATG) e si sviluppano su una superficie di 124’200 metri quadrati. Le complesse trattative tra tutte le parti in gioco consentono oggi – se il Gran Consiglio approverà il messaggio adottato dal Consiglio di Stato – di mettere quindi il terreno della Saleggina a disposizione dell’EOC per pianificare la realizzazione del futuro ospedale regionale di Bellinzona, così come all’Esercito di continuare la sua attività.

Ma la mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni ha permesso di raggiungere altri qualificanti obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del Territorio – della sistemazione del Fiume Ticino, Parco fluviale Saleggina e Boschetti. Ciò permetterà ampliamenti dell’ambito fluviale, così da rendere più sicuro il territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di ATG a Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Il costo per l’acquisizione delle 5 particelle per un totale di 214’246 metri quadrati ammonta a 13’582’702 franchi. I costi per l’acquisto dell’Infocentro (135mila franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1’152’060 franchi, mentre verranno investiti altri 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 m2 in zona agricola, qualità SAC (597’393 franchi per lo smaltimento di materiale inquinato – importo detratto dal prezzo d’acquisto – e il rimanente per garantire la qualità SAC).        

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Gobbi: «Sui grandi eventi si è andati oltre»

Da www.cdt.ch

La reazione del Governo ticinese ai provvedimenti su scala nazionale annunciati oggi a Berna – De Rosa: «Siamo già all’opera per i test rapidi»

Il Consiglio federale ha adottato oggi nuove misure per limitare la diffusione del coronavirus. Tra queste figurano la chiusura di bar, ristoranti e discoteche dalle 23 alle 6; divieto di manifestazioni con più di 50 persone e di attività sportive e culturali nel tempo libero con più di 15 persone; l’obbligo della mascherina ulteriormente esteso; scuole universitarie a distanza; nuove disposizioni sulla quarantena per chi viaggia e testi rapidi. Abbiamo chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e al direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa di commentare con noi questi nuovi provvedimenti che, in alcuni casi, in Ticino erano già in vigore.

Il Ticino ha anticipato Berna proponendo sue misure, ora in gran parte riprese dalla Confederazione; direttor Gobbi si aspettava più coraggio o le sembrano ancora adeguate di fronte alla situazione odierna?
«Le ritento adeguate e lasciano comunque la possibilità ai Cantoni maggiormente colpiti di stringere ulteriormente. Da un lato è stata data una risposta alle aspettative cantonali, se penso ad esempio all’orario di chiusura degli esercizi pubblici portato dalle 22 ad almeno le 23. Dall’altra parte se penso ai grandi eventi si è andati oltre vanificando un po’ tutti gli sforzi fatti dagli organizzatori e dai club, dal mondo culturale e sportivo che comunque hanno messo in piedi e applicato dei Piani di protezione molto stretti e rispettandoli così come li hanno rispettati gli spettatori. Quindi è un peccato che questi eventi non potranno più tenersi nella forma che abbiamo conosciuto in queste ultime settimane».

Anche se va pur detto che sono comunque dei grossi assembramenti di persone…
«L’obiettivo in generale delle misure odierne di Berna è infatti quello di limitare in generale il movimento della popolazione, e i grandi eventi comunque mobilitano e fanno muovere tanta gente. Qui è dunque il richiamo all’attenzione e alla prudenza da parte di tutti proprio perché in ogni occasione, se non facciamo la scelta giusta e se non ci comportiamo correttamente mettiamo a rischio la nostra salute e anche quella degli altri, se siamo portatori ad esempio asintomatici».

Dal suo punto di vista, Berna ha invaso le competenze cantonali o effettivamente serviva una maggiore uniformità?
«È stata molto stretta senza però passare ad uno stato di situazione straordinaria, cosa che avrebbe rafforzato il ruolo della Confederazione. Ha voluto regolamentare molto, andando anche in parte sui piedi dei Cantoni, ma è anche vero che la Conferenza dei direttori cantonali della sanità pubblica ha sostanzialmente accolto le proposte fatte da Berna, e quindi i direttori cantonali hanno comunque accolto le proposte della Confederazione».

I club, dopo aver sostenuto ingenti spese nell’ambito dei protocolli e dei piani di protezione per il pubblico, si vedono bloccati dalle quarantene e senza pubblico; come legge le loro “lamentele”?
«Da un lato sono lamentele giustificate perché come detto hanno fatto degli sforzi rispondendo a tutte le richieste dell’autorità federale, penso in particolare ai posti tutti seduti, limitando le capacità, applicando dei Piani di protezione e modificando le abitudini dei tifosi, ma si arriva comunque purtroppo a una chiusura del settore, con lo svolgimento delle manifestazioni senza più pubblico. Questo evidentemente crea un danno economico e dovrà trovare una risposta da parte dell’autorità federale».

I club puntano all’aiuto a fondo perso, accogliendo freddamente gli annunciati prestiti della Confederazione; la SFL ad esempio punta ad un coinvolgimento di Città e Cantoni ritenendo i club “patrimoni culturali”. Cosa può fare oggi il Cantone? E lo stesso può valere nell’ambito della cultura?
«Qui dipenderà da quanto vorrà mettere in campo la Confederazione: ritengo che se la Confederazione ha deciso di limitare il numero di spettatori a 50, beh, è la Confederazione che ha deciso: di solito chi comanda paga, hanno comandato loro questa misura, pagano loro».

De Rosa: “È importante fare tutto il possibile”

Direttore De Rosa, il mondo della sanità si può dire soddisfatto delle misure prese da Berna alla luce del fatto che la Svizzera è l’hotspot europeo del coronavirus?
«Le misure presentate oggi sono salutate positivamente dal Cantone e rispecchiano in gran parte quelle poste in consultazione nel weekend a cui il Cantone aveva risposto; su diverse misure il Consiglio di Stato si era chinato nel weekend in vista della seduta straordinaria di lunedì, e aveva anticipato queste decisioni proprio perché ogni giorno conta e la progressione della malattia è esponenziale e quindi è importantissimo non perdere tempo e intervenire immediatamente con misure adeguate per fare tutto il possibile per rallentare l’evoluzione dei contagi. In questo senso diverse misure sono perfettamente in linea con decisioni già prese dal Consiglio di Stato mentre per altre avevamo deciso Berna ritenendo che sia importante avere una soluzione coerente a livello nazionale».

I Cantoni hanno ancora margini di manovra. Il Ticino alla luce degli ultimi numeri intende andare oltre le misure decise da Berna?
«Nella situazione particolare è importante coordinarsi bene tra i due livelli istituzionali, quindi Confederazione e Cantone, e anche tra i Cantoni stessi. È importante sapere che in questa situazione i Cantoni possono essere più restrittivi ma non meno restrittivi rispetto alle decisioni del Governo federale. Ma questa flessibilità è importante perché la pandemia si trova a livelli diversi nei vari Cantoni e quelli più colpiti possono così agire con misure più restrittive. Per quanto ci riguarda, continueremo a valutare costantemente e quotidianamente la situazione e poi sulla base dell’evoluzione valuteremo se ci sarà la necessità di introdurre ulteriori provvedimenti per rallentare il ritmo dei contagi».

Test rapidi: quando arrivano e quando saranno a disposizione? Chi gestisce tutta la catena ticinese?
«Salutiamo positivamente la possibilità di sfruttare anche i test rapidi all’interno della strategia molto importante e che va mantenuta, formata da testing, tracing, isolating e quarantine (TTIQ). È importante però anche sapere che ci sono delle raccomandazioni molto stringenti da parte dell’autorità federale e quindi questi test rapidi non saranno per tutti. In questo senso la cellula sanitaria capitanata dal medico cantonale già questa sera sarà al lavoro per integrare al meglio questa opportunità data dai test rapidi all’interno della strategia di test. È difficile esprimersi in termini temporali, cercheremo di fare il più rapidamente possibile, ritenendo anche che i test rapidi partiranno a inizio novembre».

 
“Dobbiamo bloccare i contagi”

“Dobbiamo bloccare i contagi”

Da www.rsi.ch/news

Christian Garzoni caldeggia l’adozione di nuovi provvedimenti in Ticino – Ricoverati per Covid-19 anche dei trentenni senza malattie pregresse

L’adozione in Ticino di nuovi e più incisivi provvedimenti per ridurre la diffusione del coronavirus tra la popolazione è urgente. Ne è assolutamente convinto Christian Garzoni che alla RSI non nasconde la sua preoccupazione per l’evoluzione della situazione che ha indotto l’Ente ospedaliero e la Clinica Moncucco a rivolgersi nuovamente al Consiglio di Stato per chiedere, tra le altre cose, l’introduzione dell’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi, in quelli all’esterno affollati e anche alle medie. Inoltre le scuole dovrebbero evitare le gite.
“Si tratta di raccomandazioni facilmente attuabili che non ledono la libertà individuale e che non hanno conseguenze economiche”, sottolinea il membro della task force cantonale che non ha dubbi: “se non blocchiamo la diffusione del virus tra la popolazione le ospedalizzazioni, i ricoveri in cure intense e i decessi aumenteranno ancora”, avverte alla luce dell’evoluzione della seconda ondata. I contagi sono cresciuti in modo esponenziale (da alcuni giorni sono costantemente più di 250), da oltre una settimana crescono velocemente anche i ricoveri e vi sono stati altri decessi.
“Il virus non è cambiato – ribadisce il direttore sanitario della Moncucco, specialista di malattie infettive -. Attualmente ci sono ricoverate varie persone che sono nelle categorie a rischio, ma purtroppo abbiamo anche pazienti giovani, dei trentenni, senza nessuna malattia di base che hanno dei decorsi molti brutti”.

Il Consiglio di Stato si riunirà in seduta straordinaria lunedì per valutare sia le misure sottoposte ai cantoni dalla Confederazione sia le richieste degli esperti ticinesi.

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Croazia

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice della Croazia

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline Andrea Bekić, Ambasciatrice della Croazia per la Svizzera. L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di attualità.

La visita di cortesia dell’Ambasciatrice Andrea Bekić è stata l’occasione per discutere svariati temi di attualità in campo politico e sociale, e per analizzare le relazioni economiche a livello federale – dati gli intensi scambi che legano i due Paesi e che fanno della Croazia il secondo partner commerciale della Confederazione del sud-est europeo. È stata inoltre dedicata particolare attenzione alla situazione della pandemia da coronavirus, che sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari di tutta l’Europa. 
Il Presidente del Consiglio di Stato ha inoltre condiviso alcune informazioni sulle particolarità che distinguono il Ticino nel contesto culturale, politico e socio-economico svizzero, e discusso i progetti attuali e le sfide che attendono il Cantone.

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Coronavirus – Il Governo rilancia la campagna di prevenzione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato oggi il proprio punto della situazione, in merito alla diffusione del coronavirus in Ticino. L’evoluzione dei contagi è seria e preoccupa il Governo, che ha ricordato le misure in vigore e presentato la nuova campagna di sensibilizzazione intitolata «Le scelte giuste ci proteggono». Sarà fondamentale, oltre al rispetto delle misure di igiene personale e di distanziamento, anche limitare i contatti e proteggere se stessi e le persone più vulnerabili.

Il Consiglio di Stato ha ricordato che le priorità delle autorità federali e cantonali è salvaguardare la salute della popolazione ed evitare un nuovo «lockdown», che non sarebbe sostenibile né socialmente né economicamente. La campagna di sensibilizzazione viene rilanciata oggi con il messaggio «Le scelte giuste ci proteggono». Oltre al rispetto delle raccomandazioni igieniche e di distanziamento, il Governo intende porre l’accento sull’importanza di limitare il numero quotidiano di contatti personali, una scelta che contribuisce in maniera significativa a evitare la diffusione incontrollata del virus. Un altro aspetto importante è l’uso della mascherina che solo se utilizzata in maniera corretta, in modo che copra naso e bocca, offre una protezione efficace. 

Le autorità cantonali rimangono attente alla situazione epidemiologica e agiscono con proporzionalità, in modo tempestivo e progressivo, mantenendo la calma e introducendo di volta in volta le misure più adeguate alla situazione. L’obiettivo è di mantenere la situazione sanitaria sotto controllo e salvaguardare la vita e la libertà delle cittadine e dei cittadini. Il Governo ha poi ricordato che il nostro sistema sanitario è in stato di prontezza, e che medici e personale sanitario hanno acquisito negli scorsi mesi una migliore conoscenza della malattia, per curare ancora meglio la nostra popolazione.

Per quanto riguarda la scuola, è stato spiegato che la situazione è sotto controllo e conferma la bontà dei piani di protezione adottati in Ticino. Il numero di contagi è molto basso in relazione agli oltre 50 mila allievi degli istituti del nostro Cantone, e la ricostruzione dei pochi casi positivi mostra che il virus viene contratto al di fuori dell’ambiente scolastico.

In merito alle misure in vigore in Ticino, è stato ricordato che a partire da questa settimana il Governo ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina a tutti gli edifici dell’Amministrazione cantonale. Da ieri, e almeno fino al 15 novembre, l’accesso al telelavoro per il personale dell’Amministrazione cantonale è stato inoltre facilitato.

Flyer – le scelte giuste ci proteggono

Flyer – come si usa la mascherina

 

Oggi si valuteranno nuove misure

Oggi si valuteranno nuove misure

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 ottobre 2020 de La Regione

«Le decisioni del Consiglio federale ricalcano quanto noi e altri Cantoni sostanzialmente abbiamo deciso venerdì scorso. La novità è la riduzione da 30 a 15 persone per quanto riguarda gli assembramenti».
Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato ticinese in seguito al giro di vite dato dal Consiglio federale.

Ci sono novità all’orizzonte? «Abbiamo una pianificazione su quello che potrebbero essere le misure ulteriori da attuare, ma le prenderemo solo quando sarà necessario», spiega Gobbi. «Le prime riflessioni le faremo domani (oggi per chi legge, ndr) alla luce dei casi emersi nel weekend. Valuteremo se sarà necessario prendere ulteriori misure o semmai richiamare la cittadinanza a comportamenti più corretti», aggiunge il presidente del governo. A chiedere misure più stringenti, già nei giorni scorsi, era stato invece l’infettivologo Christian Garzoni, medico presso la clinica Moncucco. «Bisogna indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi. Lo dicono anche molti medici ed esperti, compresi quelli della Task Force Svizzera. Da qui l’invito alle associazioni economiche di fare pressione sui loro associati affinché introducano la prassi d’indossare la mascherina ai loro dipendenti negli uffici e nei luoghi di lavoro. La mascherina è una misura semplice, efficace che costa poco e non impatta in maniera importante sulla libertà delle persone». Si tratta quindi di usare il buonsenso.
Lo stesso ragionamento vale negli assembramenti spontanei. «Evitare di frequentare luoghi affollati e ritrovare gli amici in piccoli gruppi è un’altra misura efficace».

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

Il lavoro del Governo per contenere i contagi da Covid-19

“L’immagine del passo del montanaro vale oggi tanto quanto ieri. La strada che stiamo percorrendo è in salita e pericolosa. Sappiamo che non possiamo correre, pena il rischio di cadere e di farci male. Non possiamo nemmeno stare fermi, ma – come il buon camminatore – dobbiamo mantenere un passo regolare per essere sempre in sicurezza e con la garanzia di giungere alla meta. Nella lotta contro il coronavirus il Governo si muove proprio in questo modo”. Così si esprime il presidente del Governo Norman Gobbi, in un momento in cui la pressione mediatica per l’aumento dei casi di contagio si è fatta più insistente.

Il Consiglio di Stato ticinese ha dimostrato sinora una buona capacità di intervento. “Sono i dati a confermarlo, sottolinea Gobbi. Siamo stati i più colpiti in febbraio, marzo e aprile e abbiamo adottato le misure che ci hanno permesso di salvare il nostro sistema sanitario, mantenendo la capacità di cura di tutti gli ammalati e abbassando la curva dei contagi sino ad azzerarla. Dopo un’estate molto favorevole, il mese di ottobre si è aperto con un innalzamento dei contagi e subito siamo intervenuti, anche se la situazione ticinese è ben migliore rispetto a molti altri Cantoni. La Germania proprio per questo non ha incluso il Ticino nella lista delle aree a rischio, come invece fatto per 8 Cantoni. Abbiamo dovuto far chiudere i locali notturni (discoteche e simili); abbiamo dovuto imporre restrizioni a tutto l’ambito della ristorazione; abbiamo dovuto rendere obbligatorio l’uso della mascherina nei negozi, nei grandi magazzini e in tutti gli spazi pubblici. Oltre a tutte le altre misure già attive. L’obiettivo è chiaro: contenere i contagi non solo per non stressare il sistema sanitario, ma anche per preservare la capacità lavorativa di tutte le persone attive nelle aziende, sia pubbliche che private”.

Lei lo ha detto più volte: non possiamo giungere a un secondo lockdown. “E lo confermo. Oggi siamo in grado di seguire con molte più conoscenze le modalità di “movimento” del virus. Anche la sua virulenza – che esperti di fama mondiale affermano sia più contenuta – viene meglio affrontata. Sappiamo che lo strumento del contact tracing in Ticino funziona ed è indispensabile. L’autorità politica ha l’obbligo di soppesare tutte le variabili a sua conoscenza per giungere alle decisioni più opportune a favore della popolazione. È quanto abbiamo fatto e stiamo facendo, muovendoci, appunto, con il passo del montanaro. E applicando un’autonomia cantonale che finora ha dato, come detto, buoni risultati. Ma oggi rimane ancora indispensabile il richiamo alla responsabilità individuale. I comportamenti di ognuno di noi hanno una conseguenza diretta sulla nostra economia e sul nostro sistema sanitario. Dobbiamo esserne coscienti, applicando quindi le misure che vengono richieste, prime fra tutte l’igiene personale e il distanziamento fisico. Facciamolo tutti assieme con grande responsabilità”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi. 

“Non possiamo più comportarci come prima”

“Non possiamo più comportarci come prima”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi parla dell’obbligo in vigore da lunedì delle mascherine e della situazione nel nostro Cantone

Da lunedì entrerà in vigore nel Cantone l’obbligo delle mascherine negli spazi chiusi aperti al pubblico. Questo provvedimento si aggiunge a quello della mascherina obbligatoria nelle scuole postobbligatoria, confermato sempre oggi dal DECS. Il Presidente del Consiglio di Stato, intervistato da Teleticino, ha parlato di questa decisione, del coordinamento intercantonale contro il coronavirus, di sport, di case anziani, e dei possibili sviluppi futuri. Ricordando che: “Già in primavera avevamo capito che i nostri comportamenti devono cambiare”.

Da lunedì dunque entra in vigore l’obbligo di mascherine al chiuso?
“Esatto, è un ulteriore misura che abbiamo preso come Governo cantonale dopo quelle delle scorse settimane, che ricordo erano comunque molto più avanti rispetto ad altri cantoni che avevano registrato nelle ultime settimane un aumento esponenziale dei casi. Per esempio, a Zurigo oggi sono passati da 348 a oltre 700 casi. Noi siamo al momento siamo ancora ben al di sotto di questi numeri, anche in proporzione alla popolazione residente. L’obbiettivo non è di limitare ma di contenere il virus allo scopo di limitare il numero di quarantene che impattano sulla vita sociale ed economica di questo paese oltre a non sollecitare troppo le strutture sanitarie, che sono l’anello centrale della struttura”.

In questo modo seguite le sollecitazioni fatte anche oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità di coordinare un’azione comune tra i vari Cantoni evitando. A vostro modo di vedere in questo modo sarà più efficace la lotta al coronavirus?
La lotta al coronavirus è efficace se i cittadini di questo paese partecipano a queste misure facendole proprie. Dal disinfettarsi regolarmente le mani, evitare gli assembramenti e mettere la mascherina quando c’è troppa gente e non è possibile tenere le distanze. Ricordiamoci che il virus è comunque presente. L’obiettivo dei cantoni invece è quello di dimostrare che il federalismo funziona: penso alla riunione di stamattina fatta in videoconferenza dai direttori della sanità pubblica, che hanno voluto coordinare fra loro diverse misure allo scopo di dimostrare alla popolazione e alla Confederazione che i Cantoni sono in grado di applicare delle misure. Il Cantone dei Grigioni lo ha già comunicato stamattina, noi lo abbiamo deciso oggi pomeriggio; altri cantoni andranno a definirlo durante il fine settimana. Vogliamo anche fare il gioco di squadra nella lotta al contenimento del virus, ma soprattutto evitare che si propaghi troppo velocemente. Lo abbiamo visto recentemente nel canton Svitto che a risentire sono le strutture sanitarie”.

Avete anche confermato la chiusura dei locali notturni, delle discoteche aggiungendo quella per i locali erotici. Ci sono altre novità per la ristorazione?
“Abbiamo fatto un passo a favore degli avventori. Negli esercizi pubblici abbiamo deciso che chi entra solo a bere un caffè per un tempo limitato, entra con la mascherina, si siede ma non deve notificare i suoi dati. Questo penso sia un aspetto positivo a favore di chi negli scorsi giorni ha segnalato la necessità di uno sgravio amministrativo, penso a Gastro Ticino. L’obiettivo non è rallentare la vita quotidiana, ma rallentare il virus. Questa nuova norma permette ai cittadini di continuare nella normalità, a patto di mantenere la corretta attenzione. Infatti la notifica permette il tracciamento. È importante mantenere la responsabilità individuale perché anche il tracciamento in questi giorni è stato fortemente sollecitato. Sotto la lente degli epidemiologi ci sono anche gli eventi privati come i matrimoni, le cene o le feste che sempre più spesso si trasformano in focolai peggiorando la situazione del tracciamento dei contatti“.

In questo senso ci sono novità in Ticino?
“Rimangono in vigore le norme attuali, in Ticino non abbiamo avuto focolai importanti e credo che sia da ascrivere al buon comportamento della nostra popolazione. Importante è fare attenzione proprio in quelle situazioni. Se penso anche al mondo sportivo, nell’occhio del ciclone in questi ultimi giorni, non penso che i contatti avvengano all’interno degli spogliatoi o durante la pratica dello sport ma è soprattutto dopo o prima l’attività sportiva. È in questi momenti che bisogna richiamare la responsabilità individuale, applicare i piani di protezione: ogni singola azione ha un effetto. Magari non direttamente sul sistema sanitario, ma per esempio se metto una squadra in quarantena sfalso comunque un campionato. Lo abbiamo visto in questi giorni che alcune squadre non potranno giocare creando un problema organizzativo, anche per i tifosi che vogliono godere della loro passione. In più sono giornate di lavoro che vengono bruciate. Se si possono evitare queste “bruciature” dal punto di vista economico e sociale, si può anche evitare una bruciatura molto più grave, quella del sistema sanitario”.

Molti si complimentano con il governo per aver preso questa decisione che molti sembra aspettassero. Riguardo allo sport, alcuni si chiedono se non sia il caso di fermarlo.
“In questo momento lo sport non è un problema: lo abbiamo visto nei grandi eventi, non abbiamo nessuna prova che in quelle situazioni ci siano stati dei contagi. Proprio nel dimostrare che si può convivere con questo virus, rispettando le semplici regole di igiene accresciuta, alla fine, si concorre al raggiungimento di più obiettivi: quello di evitare il confinamento, che sia personalmente che come membro del governo, non vogliamo più avere in Canton Ticino. Ma per non averlo dobbiamo comportarci correttamente. Questo è l’elemento centrale in questa discussione. Poco fa sono passato di fianco a un matrimonio a Palazzo civico a Bellinzona: sono situazioni che possono continuare se gestite correttamente. Ovvio che non è la grande festa che tutti vorremmo fare, ma lo abbiamo capito già in primavera che i nostri comportamenti devono cambiare. Durante l’estate abbiamo avuto belle occasioni per stare assieme ma adesso dobbiamo capire che non possiamo più comportarci come prima”.

Un altro tema delicato è quello delle case anziani. Si sono appena aperte le porte di queste strutture dopo un lungo periodo e con un grande sospiro di sollievo, adesso c’è il rischio che che si scelga di richiudere le porte?
“L’ambito delle case anziani è sempre stato sensibile, di quelli maggiormente sotto la lente d’attenzione da parte dell’autorità in particolar modo del Medico cantonale. Qui si tratta di rispettare i piani di protezione che tutelano sia gli ospiti che gli operatori e che chiedono a chi arriva dall’esterno maggior cura. Importante è seguire le regole perché come detto poco fa c’è sempre una conseguenza ai nostri comportamenti. Bisogna rispettare in maniera stretta tutte le regole e se c’è un dubbio rinunciare ad una visita, proprio a tutela dei nostri cari. Se necessario l’ufficio del Medico cantonale prenderà ulteriori misure ma in questo momento non ci sono state richieste”.

Per quanto riguarda gli obblighi introdotti da lunedì, ci saranno dei controlli? Se sì come verranno effettuati, sono previste delle sanzioni in caso di non rispetto?
“Io spero di non mai dover dare troppe sanzioni e spero che chi opera sul territorio non debba mai troppo intervenire. Questo vorrebbe dire che la popolazione di questo cantone ha fatto proprie le misure volute dal governo. L’obiettivo è far proprie queste misure e penso anche ai gestori dei vari locali: abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto delle normative previste, in questo caso spetta anche al cliente chiedere il rispetto; il comportamento sbagliato di un collaboratore può mettere in difficoltà gli avventori e da cliente, pur comportandomi correttamente, rischio di essere messo in quarantena per il comportamento sbagliato di qualcun altro. È il gioco di squadra che deve funzionare”.

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

 

Da www.tio.ch
Ueli Maurer ha confermato in conferenza stampa che l’accordo sarà probabilmente sottoscritto entro fine anno.

Tuttavia, la procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà circa due anni.

L’accordo sull’imposizione dei frontalieri tra la Svizzera e l’Italia sarà firmato entro la fine dell’anno.
L’accordo, che è stato parafato da Italia e Svizzera nel 2015, sarà probabilmente sottoscritto dai due ministri delle finanze entro la fine dell’anno, hanno dichiarato il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Maurer, in visita in Ticino, e il presidente del governo ticinese Norman Gobbi in occasione di una conferenza stampa.
La procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà tuttavia circa due anni in Svizzera, ha indicato Maurer. Quest’ultimo ha sottolineato che l’obiettivo della Confederazione e del Ticino è quello di ottenere una maggiore quota sulla tassazione dei lavoratori frontalieri e di combattere il dumping salariale, che sta portando a un forte calo dei salari nel cantone a sud delle Alpi. «Sono inferiori del 20% rispetto al resto della Svizzera», ha detto Gobbi.
Ogni giorno più di 60’000 frontalieri attraversano il confine per lavorare in Svizzera, in particolare in Ticino, ma anche nel Vallese e nei Grigioni. Finora sono stati tassati solo in Svizzera, sulla base di un accordo del 1974.
Berna trasferisce il 38,8% di questa imposta alla fonte all’Italia. Il denaro viene inviato a Roma e poi trasmesso ai Comuni di residenza dei frontalieri. In base all’accordo siglato nel dicembre 2015, in futuro i frontalieri saranno tassati in entrambi i Paesi.
Alla fine di settembre la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte hanno espresso l’auspicio che l’accordo sia pronto per la fine dell’anno. Entrambi hanno espresso la loro soddisfazione per i progressi compiuti.
Maurer ha aggiunto che, dopo aver concluso l’accordo sulla tassazione dei frontalieri, vorrebbe risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri.

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Da www.rsi.ch/news

“Vecchi e nuovi frontalieri? No”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vecchi-e-nuovi-frontalieri-No-13521709.html

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13522144

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Da www.laregione.ch

Accordo frontalieri, sotto l’albero la firma con l’Italia
Entro la fine dell’anno Berna e Roma dovrebbero chiudere l’accordo. Si va verso due regimi: con i ristorni per i vecchi pendolari e senza per i nuovi

L’accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, o meglio la revisione di quello parafato nel dicembre del 2015, è stato al centro dell’incontro odierno tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Ueli Maurer, capo del Dipartimento federale delle finanze (Dff). «L’obiettivo è quello di arrivare una firma ministeriale entro la fine di quest’anno per poi iniziare l’iter di ratifica la quale potrebbe concludersi, almeno da parte svizzera, nel 2023», ha ricordato Ueli Mauer durante un breve incontro con la stampa. Dal punto di vista ticinese, come ha spiegato Norman Gobbi, presidente del governo, il nuovo accordo dovrebbe avere almeno due conseguenze, entrambe positive: «la lotta al dumping salariale e quindi alla concorrenza sleale sul mercato del lavoro e portare un beneficio alle casse cantonali per far fronte ai maggiori costi – soprattutto infrastrutturali – causati dagli oltre 62mila pendolari che ogni giorno entrano in Ticino».

Durante l’incontro con la stampa non sono stati presentati dettagli, in quanto ancora in evoluzione. Gobbi ha comunque affermato che la bozza di intesa che c’è ora sulla carta sembra soddisfare gli obiettivi del governo ticinese. «Bisogna ora affinare i dettagli tra le parti, perché se si può essere d’accordo sulle linee generali è nei dettagli che potrebbero annidarsi i problemi». A ogni modo la Confederazione e Cantone hanno discusso dell’accordo sull’imposizione dei frontalieri in spirito di reciproca consultazione, con l’obiettivo che Berna e Roma firmino l’intesa il prima possibile e a beneficio di entrambi: per Berna mantenere buone relazioni diplomatiche con l’Italia e per Bellinzona aumentare la certezza giuridica a lungo termine. Per quanto è dato di sapere, infatti, il regime dei ristorni (la Svizzera tassa e poi restituisce all’Italia – via Ticino – una parte delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri, ndr) dovrebbe andare a esaurirsi nel giro di qualche anno dall’entrata in vigore della revisione dell’accordo. È quindi verosimile che per un periodo di tempo coesisteranno due regimi fiscali: uno per i frontalieri di vecchia data, per i quali varrà il regime dei ristorni e un altro per i nuovi che sottostanno alla futura intesa rivista. Il Ticino, che attualmente trattiene il 62% delle imposte alla fonte dei frontalieri residenti nella fascia di 20 chilometri dal confine svizzero, potrebbe aumentare questa soglia all’80% lasciando all’Italia la tassazione sul rimanente 20%. Il rapporto previsto nell’accordo parafato nel 2015 era 70 a 30, quindi l’impatto positivo sulle casse cantonali è certo. 

La storia
Ricordiamo che nel dicembre del 2015 Svizzera e Italia hanno parafato un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri per sostituire l’accordo in vigore dal 1974. Secondo l’intesa, i frontalieri saranno tassati in linea di principio sia in Svizzera, lo Stato in cui svolgono l’attività lavorativa, sia in quello di residenza, in modo da semplificare le norme sull’imposizione.
A causa di diversi nuovi sviluppi, finora non è stato possibile firmare l’accordo parafato nel 2015. Lo scorso 28 settembre, il consigliere federale Ignazio Cassis, a sua volta a Bellinzona per incontrare gli esecutivi cantonali ticinese e grigionese, aveva indicato che negli ultimi mesi erano stati compiuti progressi in vista della conclusione dell’accordo.
L’indomani, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, dopo un incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma, aveva fatto stato di un “avanzamento” delle discussioni con l’Italia e indicato di aver potuto “concretizzare e definire i parametri di una soluzione”. ‘Abbiamo constatato che esiste questa intesa per avanzare molto rapidamente, questo vuol dire anche firmare questo accordo prima della fine di quest’anno”.
Dello stesso tenore le affermazioni del presidente del Consiglio italiano: “Con la presidente Sommaruga abbiamo salutato con favore i progressi fatti dal Ministero (italiano) dell’economia (e delle finanze) e dalla Svizzera per un negoziato sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri: vogliamo un accordo quanto più possibile favorevole nel reciproco interesse e auspichiamo che possa essere raggiunto entro fine anno”.
Pur non fornendo indicazioni temporali, l’incontro odierno sembra dunque confermare le considerazioni di Sommaruga e Conte: “In occasione dell’incontro con il Governo ticinese, il consigliere federale Ueli Maurer ha illustrato i risultati emersi dai contatti più recenti con il Ministero delle finanze italiano riguardo all’imposizione dei frontalieri. Dal canto suo, il Governo ticinese ha esposto il proprio parere sui contenuti principali dell’accordo. Anche grazie a questa consultazione tra la Confederazione e il Cantone Ticino, Svizzera e Italia auspicano di poter procedere quanto prima alla firma dell’accordo”.
L’incontro è stato inoltre l’occasione per un confronto su altri temi di attualità in ambito finanziario e fiscale, come le misure per arginare le conseguenze della crisi causata dal coronavirus. Maurer ha anche affermato che con l’Italia è sempre aperto il dossier dell’accesso al mercato per quanto riguarda gli operatori finanziari svizzeri.

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Da www.cdt.ch
Accordo sui frontalieri in vigore non prima del 2023
Il consigliere federale Ueli Maurer ha informato il Governo ticinese sullo stato delle trattative con l’Italia: «In questi mesi i rapporti con Roma sono migliorati»
Norman Gobbi: «Finora abbiamo pagato il conto di questo stallo diplomatico»
 

Dopo cinque anni di stallo, mosse e contromosse politiche tra Berna, Roma e Bellinzona sembra proprio che la vicenda legata all’intesa sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri si stia avviando verso la tanto attesa conclusione. L’accordo, che andrebbe a sostituire quello attualmente in vigore e risalente al 1974 «potrebbe entrare in vigore già nel 2023». La conferma è arrivata direttamente dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, che ieri ha aggiornato il Governo ticinese sull’andamento dei negoziati con la vicina Penisola su questo dossier che, come detto, si trascina da ormai cinque anni.

 
Ad Agno nel 2016
Per Maurer quella di ieri non è stata l’unica visita in Ticino incentrata sull’accordo fiscale. Un incontro con il Governo cantonale si era tenuto l’8 marzo del 2016 e anche in quell’occasione si era discusso dello stato delle trattative con Roma. Eppure la sensazione comune è che questo colloquio rappresenti la tanto attesa accelerata. D’altronde in tempi non sospetti altri due consiglieri federali – Ignazio Cassis lo scorso 28 settembre a Bellinzona e Simonetta Sommaruga il giorno successivo a Roma – avevano ribadito che sì, le trattative dovrebbero concludersi entro la fine del 2020. In questo senso, Maurer ha confermato che negli ultimi mesi i rapporti diplomatici con Roma sono notevolmente migliorati. Tanto da far compiere passi avanti importanti: «Negli scorsi mesi abbiamo migliorato i rapporti con l’Italia e oggi possiamo discutere di temi che negli scorsi anni ha sempre evitato di affrontare. Adesso stiamo affinando gli ultimi dettagli in modo da arrivare alla firma entro l’anno», ha spiegato Maurer al Corriere del Ticino. Su questi dettagli, alcuni dei quali già emersi negli scorsi giorni a mezzo stampa (come ad esempio la quota di prelievo delle imposte alla fonte o la retroattività), il consigliere federale ha mantenuto il più assoluto riserbo «per non indebolire la posizione della Svizzera». Un cambio di rotta netto, il suo, rispetto agli scorsi anni, caratterizzati forse da un eccessivo trionfalismo che, come accaduto per l’accordo quadro con l’UE, ha messo i bastoni tra le ruote alla diplomazia elvetica. «In queste fasi conclusive bisogna essere prudenti affinché tutte le parti possano comprendere bene tutti questi dettagli», ci conferma il capo del Dipartimento federale delle finanze. In ogni caso, «stiamo andando verso una situazione win-win per la Svizzera e per il Ticino». E proprio le richieste ticinesi, ha evidenziato, sono state trattate in «maniera costruttiva» da Berna. Il prossimo passo, ha confermato, sarà risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli operatori elvetici.
 
L’iter parlamentare
La firma, come detto, è attesa entro il 1. gennaio 2021 ma questo atto, seppur molto atteso, non implica l’entrata in vigore immediata del nuovo accordo. Lo stesso, ha ribadito il consigliere federale, dovrà prima superare un duplice iter parlamentare, svizzero e italiano. «Dopo la firma il Consiglio federale licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento. Di norma in Svizzera questo iter dura circa due anni, in Italia un po’ meno. Quindi l’entrata in vigore è prevista non prima del 2023».
 
I due obiettivi
Un cauto ottimismo è filtrato anche dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale ha confermato che il Ticino «accoglie con favore la ripresa del dialogo e sosterrà questo nuovo accordo, a patto che consenta di raggiungere i due obiettivi che ci siamo prefissati: lottare contro il dumping salariale tramite una maggiore imposizione dei frontalieri e garantire al territorio maggiori ricadute fiscali a copertura costi generati da questi lavoratori». Su questo punto, ha sottolineato, «abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte di Maurer».«I feedback che abbiamo ricevuto oggi e l’ultima settimana di settembre da Cassis e dalla visita a Roma di Sommaruga lasciano intendere che l’intenzione sia quella di chiudere il nuovo accordo», ha proseguito. Tuttavia, ha rimarcato Gobbi, «finora il Ticino ha pagato il conto di questo stallo diplomatico, soprattutto a livello di risorse fiscali che sono venute a mancare».Il presidente del Governo ha poi ripercorso questi cinque anni di attesa, durante i quali il Ticino ha più volte fatto sentire il proprio malcontento. «Malgrado la parafatura dell’accordo l’Italia ha disatteso le aspettative di Confederazione e Cantoni. In questo quinquennio il Ticino non è però rimasto a guardare e ci siamo resi protagonisti di un’iniziativa di politica estera dal basso» culminata nella lettera firmata congiuntamente il 30 marzo scorso dall’allora presidente del Governo Christian Vitta e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna.