Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Prosecuzione del progetto di aggregazione Val Mara

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato proporrà al Gran Consiglio l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, che in votazione consultiva hanno accolto il progetto aggregativo, senza includere il Comune di Arogno, dove avevano invece prevalso i voti negativi. I sostegni cantonali verranno adattati di conseguenza.

Lo scorso 18 ottobre 2020 la cittadinanza di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio si è espressa in votazione consultiva sul progetto di aggregazione tra i loro comuni, accolto con chiare maggioranze in tre comuni (Melano 67% di sì, Maroggia e Rovio 63%) e respinto ad Arogno (53% di no), con una maggioranza favorevole complessiva nei quattro comuni del 59%. L’abbandono dell’intero progetto, non entrando in considerazione con tale esito, rimanevano le ipotesi di proseguire l’aggregazione limitatamente ai tre comuni favorevoli o in alternativa l’attuazione completa, con l’inclusione di Arogno in via coatta.

Nei giorni successivi la votazione, la Sezione degli enti locali ha discusso i risultati e le conseguenze della consultazione con i sindaci dei quattro comuni coinvolti (nonché membri della Commissione di studio che ha elaborato il progetto) e, separatamente, con il Municipio di Arogno. Nel complesso è in sostanza emerso che, a determinate condizioni, entrambe le strade sono ritenute percorribili dai rappresentanti dei comuni favorevoli, posto in particolare che la costituzione del nuovo Comune non si protragga oltremisura. Il Municipio di Arogno, prendendo atto del voto ma facendo anche un bilancio complessivo della situazione e delle prospettive, continua a ritenere che lo studio di aggregazione proposto dalla Commissione sia un progetto da realizzare.

In linea con la politica aggregativa cantonale proposta nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) e ritenuto che per Arogno l’aggregazione costituisce al momento più un’opportunità che una necessità, il Governo ha deciso di orientare la propria proposta verso l’aggregazione di Maroggia, Melano e Rovio, con l’esclusione di Arogno, nel nuovo Comune di “Val Mara”, denominazione che ha raccolto maggiori preferenze rispetto all’alternativa di “Basso Ceresio”.

Questa aggregazione a tre comuni risulta conforme alle condizioni poste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in quanto manifestamente coerente dal profilo territoriale, nonché in grado di rispondere alle aspettative presentate alla popolazione prima della votazione. Inoltre, non risente di alcun pregiudizio finanziario dall’assenza di Arogno e potrebbe avviarsi in un clima verosimilmente meno laborioso che con un’inclusione forzata, auspicata da una parte ma che la maggioranza non sembra ritenere al momento interessante.

Come a suo tempo anticipato, in caso di aggregazione ridotta i sostegni cantonali vengono rivisti, adattandoli alla nuova situazione. Riguardo gli aiuti finanziari all’aggregazione di Val Mara limitatamente a Maroggia, Melano e Rovio, il Consiglio di Stato proporrà 0,3 milioni di franchi per aiuti alla riorganizzazione amministrativa (per l’aggregazione completa erano previsti 0,4 mio) e 1,2 milioni per sostenere investimenti di sviluppo (1,6 mio erano stati proposti per l’aggregazione completa).

Il relativo messaggio governativo verrà licenziato nelle prossime settimane.

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

“Non ci aspettiamo novità da Berna”

Da www.ticinonews.ch

Così Norman Gobbi sui mormorii relativi a una nuova stretta. E sui malumori in Ticino: “Li comprendo – spiega – ma il nostro agire è nell’interesse di tutti”

Situazione straordinaria? Confinamento nazionale? Nuove restrizioni localizzate? Sono tante le domande alle quali oggi potrebbe rispondere il Consiglio federale (una conferenza stampa è attesa per le 14.30 con Alain Berset). Da un lato l’appello dei Cantoni, dall’altro quello di una parte della componente economica: il comune denominatore è uno solo. Berna deve far sentire la sua voce. Nell’attesa Radio 3i ne ha parlato con il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, partendo proprio dalla richiesta del Ticino della situazione particolare. “Non penso che la Confederazione voglia andare in questa direzione” spiega Gobbi. “Questa situazione però pone qualche difficoltà al Cantone, che è chiamato a vigilare sul rispetto delle norme federali e cantonali. Non c’è la base legale per poter sanzionare immediatamente con pene pecuniarie, che è prevista solo nell’ambito di una situazione straordinaria”. Una questione, quella delle multe disciplinari, che è stata sottoposta anche all’attenzione di Berna perché aggirare la questione, spiega Gobbi, è difficile. “Ci hanno provato i ginevrini, che sono stati richiamati sul fatto che non dispongono delle basi legali conformi. Abbiamo fatto verifiche anche noi. Purtroppo, con questa situazione, per i Cantoni diventa difficile e vanifica un po’ tutti gli sforzi”.

Le richieste di parte dell’economia
Parte dell’economia ha chiesto a gran voce una sorta di lockdown nazionale al posto di misure restrittive localizzate. In mancanza di una presa di posizione di Berna, potrebbe essere questo il prossimo passo? “Saranno temi da discutere e sui quale dovrà essere data una risposta, ma garantendo una visione d’insieme che deve essere sostenibile, sopportabile e supportabile” precisa il consigliere di Stato.

I malumori in Ticino
In queste ore in Ticino c’è un po’ di malumore per il parziale dietrofront sulle misure, in particolare per quel che riguarda le limitazioni a cinema, teatri e impianti sportivi. “Ci sono degli ambiti in cui un contagio è più evidente, dove c’è una maggiore o minore attenzione delle regole. È soprattutto questo uno dei motivi che ci ha spinto a chiarire in quale situazione dovevano essere ripristinati determinati valori e corretti degli altri”. Ma non era forse più giusto chiudere del tutto queste attività? “È una misura che potremo sempre prendere qualora la curva non dovesse appiattirsi o abbassarsi”.

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

‘Monitoriamo il pericolo estremismo’

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Norman Gobbi su Covid e proteste, stanchezza della gente e misure ‘necessarie’

In Italia e nei Paesi a noi vicini si stanno moltiplicando le proteste in strada contro le misure sanitarie prese dalla politica per fronteggiare il coronavirus. Anche in Ticino, storia di dieci giorni fa, è stata organizzata la prima manifestazione dal centro sociale ‘Il Molino’, finita con una testata subita da una nostra collega che era lì semplicemente per svolgere il proprio lavoro: fare cronaca. C’è il pericolo che con i contagi in crescita e le paure per ulteriori misure in aumento la protesta si allarghi a macchia d’olio? E soprattutto, la situazione è preoccupante per il governo? «In Ticino, per il momento, non si sono palesati movimenti anti-Covid simili per portata e conseguenze a quanto visto in altri Paesi», risponde il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a colloquio con ‘laRegione’.

Eppure la manifestazione di venerdì 30 ottobre potrebbe essere una ‘prima’.
L’evento che lei cita è stato organizzato da un gruppo già noto per la sua indole anti-sistema, che come in passato aveva già fatto usando dei pretesti, ha preso spunto dall’attuale situazione sanitaria per sfogare la sua violenza. Al di là di questo episodio, credo che le dimensioni demografiche ridotte del Ticino non favoriscano l’emergere di veri e propri gruppi organizzati. L’abbiamo visto con i movimenti estremisti di destra o sinistra, che difficilmente sopravvivono al salto generazionale.

Però in Italia, ad esempio, si sono verificate infiltrazioni di persone che avevano l’unico scopo di scatenare il caos, indipendentemente dalle ragioni dei manifestanti.
Esatto, diverso è invece il rischio che soggetti isotuna lati si aggreghino attraverso internet per fomentare messaggi estremisti nei confronti di autorità o persone, oppure agiscano in piccoli numeri in nome di ideologie estremiste. Per questo motivo stiamo monitorando il fenomeno dell’estremismo attraverso la Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e in collaborazione con la Polizia cantonale, non tanto o non solo con il Gruppo prevenzione e negoziazione, quanto con il Servizio d’informazione della Confederazione e in particolare con la sua antenna cantonale.

Ciò detto, nella popolazione comincia a emergere una certa stanchezza, sebbene le misure decise vengano seguite. Il Consiglio di Stato come si rapporta al binomio tra importanza della salute pubblica, quindi qualcosa di collettivo, e il timore per il proprio reddito, per la situazione economica o per il posto di lavoro che è qualcosa di personale?
Preoccupazione e stanchezza nei confronti di un fenomeno di cui ancora oggi non conosciamo tutti i contorni e conseguenze mi paiono sentimenti del tutto umani e comprensibili. Ho piena consapevolezza e comprensione dei disagi che la popolazione sta affrontando. So anche che stiamo chiedendo molti sacrifici alla popolazione. Anche per questo abbiamo sempre proposto misure necessarie per contenere il virus che siano sopportabili per la popolazione e pure supportabili, ossia nella massima parte condivisibili, stante l’attuale momento. Alla cittadinanza tutta va il mio e nostro plauso per l’ampio rispetto delle misure e nel contempo chiedo di rinnovarci la fiducia. Come governo stiamo lavorando sette giorni su sette per cercare in tutti i modi di offrire aiuti, sostegno, cure.

Può fare qualche esempio?
Se consideriamo il profilo economico il Consiglio di Stato ha da subito adottato, già in marzo, delle misure urgenti volte a sostenere l’economia cantonale. Inoltre, per portare un esempio concreto, il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tramite la Sezione del lavoro, si è impegnato per ottimizzare lo strumento del lavoro ridotto, che permette di rispondere alle esigenze delle aziende in questo periodo di emergenza e di preservare occupazione e competenze al loro interno. Dal profilo sanitario, il Dss mette in campo giornalmente tutti gli sforzi necessari sia per l’adeguamento delle strutture ospedaliere alle reali necessità d’impiego legate alle persone contagiate, sia a sostegno delle persone in difficoltà. Abbiamo la fordi avere un elevato sistema sociale che sinora si è dimostrato in grado di assorbire molti tra i bisogni della nostra popolazione.

Un suo predecessore, Alex Pedrazzini, intervenendo a un’assemblea di giovani Ppd definì il Consiglio di Stato in quel momento ‘una cacofonia di tenori stonati’. Questa definizione per lei potrebbe essere estesa a un mondo medico spesso in contraddizione al suo interno?
Innanzitutto mi conceda una premessa indipendente dalla sua domanda ma penso utile per i lettori: se guardo alle decisioni del Consiglio di Stato degli ultimi otto mesi non mi sembra di ravvisare né una cacofonia, né tenori stonati. Dico questo per ribadire un concetto che per me, per tutti noi consiglieri di Stato, è di assoluta importanza: il governo si sta muovendo unito anche di fronte a questa imprevista situazione. Una coesione che non significa avere tutti la stessa idea. Ci confrontiamo giornalmente su determinate posizioni. Ci possono essere divergenze di vedute, di interpretazione. Dal confronto nascono le decisioni, che poi vengono sostenute in modo compatto, unanime. Per quanto riguarda invece la cacofonia, come dice lei, tra i medici la considero un elemento che permette al politico di farsi un’opinione. Non credo che i professionisti del settore vogliano “confondere le acque” o “giocare sporco” di fronte a questa emergenza che li tocca in prima persona. Senza dimenticare poi che il confronto tra medici ed esperti rientra nel “dibattito scientifico”. È proprio una caratteristica del funzionamento delle “scienze”.

Il governo però poi deve trovare una sintesi di tutto questo. È difficile?
All’autorità politica spetta il compito di prendere decisioni, sostenute anche dai servizi e dalle persone che l’organizzazione statale ha previsto per queste situazioni. Sappiamo inoltre perfettamente che siamo inseriti in un mondo in cui l’informazione, di qualità ma anche farlocca, gira velocemente ed è nelle mani di tutte le persone. Ne teniamo conto. Per questo cerchiamo di fare una comunicazione chiara, trasparente e il più possibile univoca. Mi rendo conto che non è sempre facile riuscirvi.

La comunicazione è fondamentale, ma poi occorre anche un’azione mirata. Il problema in questo momento è che le esigenze della popolazione sono varie: si passa da chi ha visto calare il proprio reddito a chi ha perso il lavoro, da chi si è trovato isolato a chi per motivi personali ha vissuto peggio di altri questi mesi. Tutti con diverse ragioni chiedono sostegno, ma anche ascolto da parte del governo. Come fate a concertare il tutto?
Mettendo a disposizione prima di tutto i propri servizi. Faccio un esempio che tocca il mio Dipartimento, assieme al Dss. Parlo della violenza domestica, in particolare contro le donne. Già durante il lockdown avevamo avvertito che la situazione avrebbe potuto aggravare questo fenomeno. E per questo avevamo incrementato l’attività di informazione verso le cerchie più a rischio. Come detto in precedenza, abbiamo una socialità che offre molte risposte, anche concrete, ai bisogni in particolare delle cittadine e dei cittadini più deboli. È evidente che occorre avere le antenne ben alzate. I servizi statali, le collaboratrici e i collaboratori che vi lavorano, sono chiamati a uno sforzo supplementare. Una consapevolezza e una responsabilità che deve riguardare ogni funzionario dello Stato, a partire dai consiglieri di Stato, anche e soprattutto in questa situazione che a tutti richiede sacrifici. Li ringrazio già sin d’ora per il loro prezioso lavoro a favore della collettività ticinese.

Volgendo uno sguardo al futuro, a che punto è il Gruppo di lavoro per il rilancio economico del Paese?
Questo Gruppo strategico, costituito in aprile su impulso del Dfe, si è riunito diverse volte negli scorsi mesi e ha messo a confronto, all’interno di tavoli tematici e trasversali, imprenditori, sindacati, politica e specialisti. Gli approfondimenti sono tuttora in corso e la discussione dei risultati emersi dai tavoli tematici e trasversali all’interno del Gruppo strategico è prevista prossimamente, anche in funzione dell’evolversi della situazione epidemiologica.

Stop a sport e ad assembramenti

Stop a sport e ad assembramenti

Da www.rsi.ch/news

Le nuove misure anti-Covid in vigore in Ticino da lunedì: non più di 5 persone insieme – Allerta diventa rosso

A partire da domani (lunedì) e fino al 30 novembre in Ticino saranno vietati gli assembramenti con più di 5 persone negli spazi pubblici, nelle manifestazioni pubbliche e private. Stop (con alcune eccezioni) anche alle attività sportive di gruppo, salvo quelle per i giovani fino ai 16 anni. Sono queste alcune delle nuove misure decise dal Consiglio di Stato per contenere la pandemia, misure rese note domenica nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bellinzona.

“Ultima chiamata”
Questa è l’ultima chiamata (“Last call”), se la situazione non cambia, rischiamo davvero di dover prendere misure ancora più incisive. Dobbiamo riuscire insieme a contenere i contagi. È quanto affermato dal presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi.

Livello di attenzione sale a “colore rosso”
Il Consiglio di Stato ha inoltre deciso di alzare il livello di attenzione al “colore rosso”, e di lanciare un nuovo messaggio: “Insieme facciamo la differenza”. “Limitiamo i contatti personali e rispettiamo scrupolosamente le regole (distanziamento, igiene delle mani e uso della mascherina), solo in questo modo potremo rallentare la diffusione del virus”.

Situazione straordinaria
Il Governo ha scritto al Consiglio federale “affinché venga decretata la situazione straordinaria, provvedimento che permetterebbe di dare uniformità sul territorio nazionale alle misure per frenare i contagi e di creare ancora maggiore efficienza e chiarezza sul fronte della gestione e il coordinamento tra Cantoni”.  Inoltre, lo Stato maggiore di condotta è stato messo in prontezza: ogni settimana ci sarà una riunione per capire come affrontare l’evolversi della situazione.

Vietate le manifestazioni
Saranno vietate tutte le manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 persone. Le uniche eccezioni riguardano assemblee di organi legislativi cantonali e comunali, assemblee inderogabili di diritto pubblico e le raccolte di firme. Saranno ammesse anche le celebrazioni religiose, funerali e matrimoni, con un massimo di 30 partecipanti. 

Stop allo sport di gruppo
Sono vietate tutte le attività sportive di gruppo con alcune eccezioni come per le attività con giovani fino a 16 anni e per attività professionistiche e legate a quadri nazionali (per i dettagli consultare la risoluzione governativa 5692 dell’8 novembre 2020, pubblicata sul sito web del Cantone (www.ti.ch/coronavirus). 

Pressione sugli ospedali a livello di guardia
il Governo ha dato il via libera a un ulteriore potenziamento del dispositivo ospedaliero che ora sale a un totale di 600 letti disponibili, così suddivisi: fino a 82 letti di cure intense e 340 posti nel settore acuto (ripartiti fra Ospedale La Carità di Locarno, Clinica Luganese di Moncucco e Cardiocentro), 150 per il trattamento di pazienti stabili per i quali non si prevede un passaggio in cure intense (Ospedale Faido, Ospedale Italiano e Ospedale Malcantonese di Castelrotto) e 28 posti in riabilitazione (Clinica di riabilitazione di Novaggio e Clinica Hildebrand). Qualora fosse necessario, per ulteriori ampliamenti del dispositivo Covid, il Consiglio di Stato potrà imporre il blocco degli esami e dei trattamenti procrastinabili senza pregiudizio per il paziente, e questo per reindirizzare le risorse di cura nella presa a carico di malati Covid. 

Il medico cantonale, Giorgio Merlani, lo ricordiamo, sabato ha avvertito che, se i numeri della pandemia proseguono con l’andamento attuale, il picco dell’epidemia potrebbe arrivare tra 4-5 settimane.  Merlani ha ribadito che “al di là dei decessi ci sono anche persone giovani che finiscono all’ospedale, anche sotto i 40 anni, in terapia intensiva”. Persone che possono impiegare mesi a riprendere uno stato di salute adeguato.

Case per anziani: 170 positivi
Nelle case per anziani ticinesi sono stati censiti 170 casi. Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha affermato che saranno le singole strutture a comunicare direttamente e pubblicamente i contagi interni.

“Nessuno si può considerare immune”
Raffaele De Rosa ha affermato che l’adeguamento del dispositivo per far fronte ai malati di coronavirus ha un impatto particolare su ospedali e pazienti. “Non possiamo continuare a lungo chiedendo il potenziamento, senza chiedere alla società intera che faccia la sua parte. Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli. Se il virus continuerà la sua corsa, saremo costretti a intervenire più drasticamente. Circa il 25% dei pazienti ricoverati nei nostri ospedali ha meno di 60 anni e circa la metà dei pazienti ha meno di 70 anni. In cure intense anche un giovane di 33 anni. Nessuno si può considerare immune”.

Sostegni economici
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha affermato che il Governo continuerà a sostenere l’economia del Cantone. Continuano a essere in vigore le misure nel campo del lavoro ridotto e dell’indennità di perdita di guadagno (IPG Corona). Quest’ultima misura è stata prorogata fino a giugno 2021. Inoltre, a seguito di questa seconda ondata, il Cantone sta partecipando alla consultazione della Confederazione che riguarda un nuovo strumento di sostegno finanziario per le aziende in difficoltà che operano in settori particolarmente in crisi. Questo strumento andrà ad aggiungersi ai crediti COVID-19 e agli interventi cantonali già messi in atto. In Ticino, attraverso lo strumento del lavoro ridotto, sono già stati erogati oltre 610 milioni di franchi, attraverso lo strumento dell’indennità di perdita di guadagno circa 150 milioni, a cui si aggiungono circa 1.3 miliari di crediti COVID-19 e misure specifiche cantonali per circa 120 milioni, sotto forma di sostegni o rinunce di incasso.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Stop-a-sport-e-ad-assembramenti-13586308.html

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Da www.ticinonews.ch

Stop agli assembramenti con più di 5 persone
Il Consiglio di Stato ha presentato nuove misure restrittive anti-Covid. Stop anche a sport di gruppo e a manifestazioni con più di 5 persone. Gobbi: “È l’ultima chiamata”
Le ospedalizzazioni continuano ad essere alte e costanti in Ticino. Gli ospedali Covid, ieri, hanno ricevuto un’ordinanza governativa per aumentare i posti letti acuti ma, il direttore della Clinica Luganese Moncucco ha detto ai microfoni di Teleticino di non essere sicuro possa essere una misura sufficiente.
Il Consiglio di Stato ha deciso di limitare gli assembramenti. Da domani infatti saranno possibili assembramenti con al massimo cinque persone sullo spazio pubblico, manifestazioni pubbliche e private con non più di 5 partecipanti e stop alle attività sportive di gruppo. Queste le misure decise in Ticino per contrastare la diffusione del nuovo coronavirus, diffusione che sta mettendo sotto pressione il sistema sanitario ticinese. Sono previste delle eccezioni: per le manifestazioni, sono escluse dal divieto le assemblee di organi legislativi, le assemblee inderogabili di diritto pubblico e la raccolta firme. Cerimonie religiose, funerali e matrimoni sono consentiti con un massimo di 30 partecipanti. Per quanto riguarda lo sport, non sottostanno alle limitazioni le attività con giovani fino a 16 anni e le attività professionistiche.
 
 
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione

Non più di cinque nello spazio pubblico.
Coronavirus, le nuove misure decise dal governo. Altri contagi nelle case anziani

‘The last call’, come il titolo di un film apocalittico. A coniarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel descrivere, ieri in conferenza stampa a Bellinzona, la situazione – «seria», addirittura «fatale» per le strutture sanitarie e che «urge quindi correggere» – e nel presentare le ulteriori misure decise dal governo – soprattutto nuove restrizioni alle libertà individuali – per cercare di appiattire la curva dei contagi in Ticino da Covid-19. Per contrastare l’impennata dei casi, che sta drammaticamente caratterizzando qui come altrove questa seconda ondata. Fra sabato e domenica 186 le persone risultate positive, 27 i ricoveri (otto pazienti dimessi) e 6 i decessi. «Questa – dice Gobbi – è l’ultima chiamata». Prima di? La parola lockdown ancora non la pronuncia: parla solo di «altri provvedimenti» se le cose non dovessero migliorare. Una nuova chiusura totale, aveva del resto dichiarato qualche mese fa, “sarebbe psicologicamente, socialmente ed economicamente insostenibile”. Proprio per questo l’obiettivo è di scongiurare assolutamente un lockdown bis. Da qui il giro di vite che scatta stamane e che durerà almeno sino al 30 novembre.

Le disposizioni da subito in vigore
Secondo la nuova risoluzione governativa, sono vietati gli assembramenti di più di 5 persone nello spazio pubblico, “segnatamente in piazze pubbliche, luoghi di passeggio e parchi, salvo per persone che vivono nella stessa economia domestica”. È vietato lo svolgimento di manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 partecipanti. Fanno eccezione: le assemblee degli organi legislativi cantonali (Gran Consiglio) e comunali (Consiglio o assemblea comunali), quelle “inderogabili” di enti di diritto pubblico e le raccolta di firme. Matrimoni, funerali e cerimonie religiose: massimo 30 persone. Il limite massimo delle cinque persone «vale anche per teatri e cinema», conferma alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Per musei e sale di esposizione si veda l’Ordinanza federale Covid, all’articolo 6f capoverso 1 che rimanda ai piani di protezione.

Sono inoltre vietate, tornando alla risoluzione del Consiglio di Stato, tutte le attività sportive di gruppo “salvo: quelle di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni, ad eccezione delle competizioni; dal compimento del 16esimo anno di età gli allenamenti organizzati da società sportive affiliate a federazioni riconosciute, svolti alla presenza di 15 persone al massimo, senza contatto tra gli atleti, e per i quali sono predisposti specifici piani di protezione (“anche in questa categoria le competizioni sono vietate”); gli allenamenti e le competizioni di atleti di punta membri dei quadri nazionali di una federazione sportiva nazionale svolti alla presenza di 15 persone al massimo o in squadre di competizione a composizione stabile per i quali sono predisposti specifici piani di protezione; gli allenamenti e le competizioni di membri delle squadre “che fanno parte di una lega prevalentemente professionistica per i quali sono predisposti specifici piani di protezione”.

Per la ristorazione, valgono le misure già in vigore: 4 persone per tavolo, chiusura dalle 23 fino alle 6, obbligo di restare seduti e di fornire i dati di contatto per permanenze superiori ai 15 minuti.

In una nota diffusa in serata il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti e l’esperto in malattie infettive Christian Garzoni si appellano alla popolazione per scongiurare “una catastrofe sanitaria”. Invitano pertanto i cittadini a “evitare contatti sociali al di fuori del nucleo famigliare”.

Allarme rosso
È quindi ‘allarme rosso’ in Ticino, colore che si riflette nella nuova tonalità della campagna di sensibilizzazione contro il coronavirus (“Insieme facciamo la differenza. Limitiamo i contatti e applichiamo sempre le regole. Così blocchiamo la trasmissione del virus”). E con il nuovo grado d’allerta arrivano anche le nuove misure per contenere la pandemia. «È l’ultima chiamata: se il numero di contagi non diminuirà, se il numero di ospedalizzazioni rimarrà alto, dovremo prendere altri provvedimenti», insiste Gobbi. «Se non ci saranno cambiamenti, la situazione diventerebbe insostenibile sia per il sistema sanitario, sia per chi lavora al contact-tracing – avverte il presidente del governo –. Il virus continua a diffondersi e, a differenza della primavera, non stiamo andando verso un periodo dove si può stare molto all’aperto». Ci vuole pertanto «equilibrio tra sicurezza sanitaria e libertà: abbiamo fatto sempre passi ragionati, che consentissero ai cittadini di capire la gravità della situazione per permettere di combattere assieme il coronavirus». Le nuove disposizioni «vogliono diminuire le possibilità di contatto. Sono limitazioni delle libertà emanate dallo Stato, tuttavia non sono e non saranno i divieti a sconfiggere il virus, ma le azioni dei cittadini. Serve il senso di responsabilità di ognuno».

Intanto lo Stato Maggiore cantonale di condotta, che ha gestito la prima ondata, è stato posto «in stato di prontezza»: terrà per ora «una riunione alla settimana». All’ospedale La Carità di Locarno sono intanto già impiegati 12 militi dell’esercito. Inoltre una quarantina di uomini della Protezione civile stanno dando supporto al sistema di gestione della pandemia.

Pressione sugli ospedali già alta
«Ognuno deve fare la sua parte per preservare l’attività del sistema sanitario» perché «la seconda ondata sarà ancora più lunga» di quella di questa primavera «durata sei settimane e contenuta grazie al lockdown», osserva il ministro della Sanità e socialità De Rosa, ringraziando chi sta lavorando in ambito sociosanitario in questo periodo. «La pressione sugli ospedali ticinesi è già a livello di guardia e aumenterà ancora nei prossimi giorni. Giorni, non settimane». Attualmente «i posti letto occupati aumentano tra 15 e 20 pazienti ogni giorno, al netto delle dimissioni».

Per questo il Consiglio di Stato ha deciso di incrementare la disponibilità di posti in cure intense dagli attuali 60 a «82». Altri 20 letti sono stati aggiunti in cure intermedie. Inoltre sono previsti «320» letti nei reparti acuti delle due strutture Covid (Carità e Clinica luganese Moncucco) e altri 150 letti per il trattamento dei pazienti stabili sono stati ricavati a Faido, all’ospedale Italiano e all’Ospedale di Castelrotto. Per la riabilitazione sono previsti una trentina di posti letto tra la clinica di Novaggio e la Clinica Hildebrand. «In totale circa seicento posti letto sono disponibili per la gestione della crisi», precisa De Rosa, facendo notare che è stato possibile raggiungere questo obiettivo «con la diminuzione dell’attività elettiva». Un dispositivo sanitario cantonale potenziato che deve contare sulla collaborazione anche delle cliniche private. Ad ogni modo, fa sapere De Rosa, il governo ha delegato al Dss «la competenza di precettare il personale necessario». Se le nuove restrizioni non diminuiranno la circolazione del virus «dovremo imporre il blocco degli interventi non urgenti».

‘Nessuno può escludere di finire in ospedale’
La casistica dei pazienti ospedalizzati è molto simile a quella della prima ondata, rileva De Rosa: «Un ricoverato su quattro ha meno di 60 anni e poco meno della metà ha meno di 70 anni. Alla Carità però troviamo malati di 31, 38 e 45 anni, così come persone senza patologie pregresse. In cure intense il più giovane ha 33 anni. È doveroso quindi rendersi conto che tutti potremmo essere esposti a un decorso grave della malattia e nessuno, a priori, può saperlo».

Case anziani: 170 residenti già colpiti

Nelle case anziani si registrano già 170 residenti malati «e il conteggio è in aumento», commenta il capo del Dss: «La situazione è seguita da vicino dall’Ufficio del medico cantonale e dalle autorità sul territorio. I singoli istituti comunicheranno, d’ora in poi, direttamente i contagi interni alla struttura».

Sostegno alle aziende ‘di rigore’
Il perdurare della pandemia rischia di impattare pesantemente sull’economia cantonale. Economia che «il governo vuole sostenere», sottolinea il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E ricorda che in Ticino tramite lo strumento delle indennità per lavoro ridotto sono stati erogati finora «circa 610 milioni di franchi» e «circa 150 milioni» di indennità di perdita di guadagno («L’Ipg Corona è stata prorogata sino al prossimo giugno»). Senza dimenticare i «circa 1,3 miliardi di franchi» di crediti Covid, i «120 milioni fra sostegni puntuali e rinunce di incasso» e altre misure decise a livello comunale.

Non solo. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione avviata dalla Confederazione per sostenere, assieme a Berna, le attività più in difficoltà, i cosiddetti casi di rigore». Ovvero le aziende «particolarmente colpite dalla pandemia». La Confederazione, settimana prossima, stabilità, «assieme ai Cantoni, i criteri di accesso». Nell’ordinanza in consultazione il Consiglio federale, come indica l’Ats, propone di stanziare 200 milioni di franchi, contribuendo per il 50 per cento alle misure adottate dai Cantoni: il totale degli aiuti ammonterebbe così al massimo a 400 milioni. Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica, Christoph Brutschin, ritiene che i fondi debbano essere portati ad almeno un miliardo di franchi. I 200/400 milioni «erano quanto valutato prima di questa seconda ondata pandemica», afferma Vitta, che della Conferenza fa parte: «Si tratta di importi insufficienti, al Ticino spetterebbero infatti tra gli otto e i nove milioni di franchi. Sarebbe dunque meglio puntare a 800 milioni o a un miliardo di franchi»

Chiesta la situazione straordinaria
C’è di più. Il governo ticinese ha chiesto al Consiglio federale di prendere il timone e introdurre la situazione straordinaria. Ciò permetterebbe a Berna, come in primavera, di prendere in mano le redini delle misure di contenimento: «Ci sono approcci troppo difformi tra i vari cantoni», puntualizza Gobbi.

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Mascherina obbligatoria anche alle medie

Da www.liberatv.ch

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”

I contagi da coronavirus in Ticino aumentano di giorno in giorno. In Ticino, per il momento, non sono previste nuove misure. Ma le autorità cantonali fanno oggi il punto della situazione per aggiornare la popolazione. All’incontro informativo hanno preso parte il presidente del Governo Norman Gobbi, il Medico Cantonale Giorgio Merlani e il direttore del DECS Manuele Bertoli.

La cronaca della conferenza

“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.

Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.

Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.

Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.

Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.

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Da www.ticinonews.ch
 
Mascherina obbligatoria anche alle medie
La misura entra in vigore il 9 novembre fino alle vacanze natalizie. Il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna controlli in entrata e in uscita dall’Italia

Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.

Per quanto riguarda invece il nuovo Dpcm italiano Norman Gobbi ha spiegato che il Consiglio di Stato ha chiesto a Berna ulteriori controlli per l’entrata e l’uscita dall’Italia. Non sarà possibile fare acquisti e incontrare parenti o amici nelle zone rosse, in questo caso Lombardia e Piemonte, ma sarà possibile transitare (senza però sostare) dalle regioni munendosi di autocertificazione. In caso contrario, le multe potrebbero variare dai 400 ai mille euro. L’appello, in ogni caso, è sempre lo stesso: limitare i contatti ed evitare spostamenti inutili.
 
“In Ticino non sono previste nuove misure”

“In Ticino non sono previste nuove misure”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi commenta lo sviluppo della situazione italiana e anticipa: “Per il momento in Ticino nessuna nuova misura”

Il nuovo decreto in Italia è stato firmato, è vero. Ma nonostante la conferma delle nuove misure sul territorio nazionale rimane un grosso dubbio: quali saranno le regioni a rischio? E come verranno decretate zone rosse, gialle o verdi? Su questo infatti il Ministero della salute si deve ancora esprimere e deve ancora confrontarsi con i territori interessati. Sul tavolo delle regioni “rosse” al momento ci sarebbero Lombardia e Piemonte. E, nonostante regni la confusione, una cosa è certa: se le due regioni dovessero confermate i contraccolpi della misura si sentirebbero anche da noi.

In attesa delle discussioni su Lombardia e Piemonte
“Dobbiamo ancora attendere le discussioni, per quanto ne so c’è in corso una disputa su quali dati epidemiologici devono essere valutati, soprattutto per la Lombardia”, ha confermato Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, ai microfoni di Teleticino.

Cosa vuol dire per il Ticino
Qualora dovessero finire nella lista rossa questo dovrebbe prevedere un divieto di spostamento in entrata e in un’uscita dal territorio “rosso” salvo per esigenze lavorative, di salute o di situazione di necessità. “Quindi i frontalieri potranno continuare a muoversi ma non ci sarà più il turismo della spesa o della ristorazione e saranno interrotte le visite tra amici e famigliari. Questo creerà malcontento”, ha aggiunto Gobbi.

Autocertificazione necessaria
Per quanto riguarda l’autocertificazione, Gobbi specifica: “È una premunizione doverosa, il decreto vale sull’interno territorio nazionale, quindi anche sulla mobilità individuale e chi deve recarsi in Italia è meglio faccia l’autocertificazione”.

Chiudere, di nuovo, le dogane?
A marzo si toccò l’apice con le misure con la chiusura delle dogane. Non è escluso, visto l’aumento repentino dei contagi sia in Italia che in Svizzera che si possa arrivare a tanto. “Dipende come verrà inteso il decreto, questa è l’incognita più grande di questo momento”.

“Nessuna nuova misura in vista”
Per quanto riguarda il Ticino, il Governo ha indetto una conferenza domani pomeriggio per aggiornare sulla situazione del Cantone. Diversi i cantoni che hanno deciso di optare per un mini-confinamento e di chiudere quindi bar, ristoranti e negozi non indispensabili. Ma Gobbi rassicura: “In questo momento non sono previste nuove misure”

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

«Chi frequenta i bordelli deve avere paura di altre malattie oltre al covid»

Da www.tio.ch
Gobbi a tutto tondo sul tema coronavirus: «Varchiamo il confine solo se strettamente necessario».
Quindi un barlume di ottimismo: «Sempre più persone in cure acute, ma fortunatamente i più vengono dimessi»

Cerca di stemperare un po’ le polemiche degli ultimi giorni Norman Gobbi, interpellato sulla decisione di tenere aperti i bordelli quando gli altri locali devono chiudere i battenti. «Il fenomeno della prostituzione non è limitato ai postriboli e ai locali erotici – spiega ai microfoni di Radio Ticino -, ma viene anche praticato in appartamenti da professionisti e professioniste in maniera indipendente. Credo che questo sia un aspetto da considerare».
Il presidente del Governo ticinese non manca di esprimere un’opinione personale sull’argomento, sostenendo che chi frequenta questi posti «dovrebbe preoccuparsi di altre malattie e non solo del covid».
Uno spiraglio di ottimismo – Non nasconde quindi un certo ottimismo guardando alle cifre degli ultimi giorni: «Aldilà dei casi positivi, leggermente in calo forse anche grazie alle misure prese nelle ultime settimane, bisogna tenere conto delle prese a carico, quindi dei posti disponibili sia in cure acute che intense. Questo è il termometro che dobbiamo guardare per capire se stiamo andando verso un “full booking”, che porterebbe di riflesso a ulteriori misure restrittive». Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni fa notare che, se è vero che aumentano le prese a carico, «assistiamo anche a un numero di dimessi che è regolare. Quindi la gente entra in cure acute, ma ne riesce a uscire».
Gli anziani – Non manca un cenno agli anziani, categoria a rischio e che quindi occorre tutelare: «Già in primavera avevamo preso misure a loro tutela – aggiunge -. Se ce ne sarà bisogno lo faremo di nuovo».
«In Italia solo se necessario» – Sull’Italia e l’atteso DPCM di Conte, Gobbi non esclude ripercussioni anche per i ticinesi: «La svolta restrittiva potrebbe esserci, ma non come accaduto in maggio. Prevedo qualche restrizioni in più per Milano, oggi la zona maggiormente colpita assieme al basso varesotto. Potrebbe cambiare qualcosa anche per noi. Io invito comunque alla prudenza: se quelle sono inserite come regioni ad alto rischio, forse è il caso di varcare il confine solo se strettamente necessario».
“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

“Limitazioni a spesa e affetti transfrontalieri”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il presidente del Consiglio di Stato a essere più toccati dal previsto decreto ministeriale italiano saranno turisti della spesa e chi ha affetti Oltreconfine

“Ci sarà sicuramente una maggior difficoltà per coloro che hanno gli affetti dall’altra parte del confine di potersi muovere liberamente, rispettivamente il turismo del commercio vedrà una frenata proprio per queste limitazioni”. È questo che prevede il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in vista del nuovo decreto italiano per lottare il Covid-19. Le misure che saranno decise dal governo italiano non sono ancora chiare, ma una limitazione alla mobilità sembra ormai fuori discussione. “Sarà importante capire cosa ci sarà veramente in questo decreto”, conferma Gobbi. Il consigliere di Stato, invece, non crede che sarà toccata la circolazione dei lavoratori frontalieri in un senso e nell’altro.

Conseguenza delle misure interne
L’Italia, verosimilmente, non toccherà direttamente quello che è l’attraversamento del confine, ma pare difficile che gli svizzeri con interessi in Italia saranno al riparo dalle misure. “La mobilità internazionale non sembra toccata in questa fase, però è una conseguenza delle limitazioni di movimento interne che verranno decretate”, ha detto Gobbi in diretta su Teleticino. Come è successo a marzo, insomma, il rischio è che per attraversare il confine si debba giustificare il motivo del proprio viaggio.
Norman Gobbi, comunque, sottolinea come il previsto lockdown italiano sarà comunque diverso da quello vissuto a inizio anno. “È importante capire che non è più come a marzo, quando in Lombardia si fermò quasi tutta l’economia, anche quella produttiva”.

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L’Italia, il Ticino e i nuovi limiti

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LItalia-il-Ticino-e-i-nuovi-limiti-13572871.html

Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi sull’atteso decreto italiano: “Probabili limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia”

Viaggi e turismo della spesa in Italia saranno probabilmente di nuovo sospesi – a breve – a causa del coronavirus. E questo per effetto delle previste decisioni del Governo italiano, che sta ancora trattando con le regioni e tutti gli attori coinvolti e il nuovo decreto è in fase di approvazione.
Oggi il premier italiano Giuseppe Conte, davanti al parlamento, ha comunque delineato lo scenario che si vuole applicare da mercoledì: ci saranno delimitazioni valide per tutto il territorio nazionale, la chiusura dei centri commerciali nel fine settimana, lo stop a mostre e musei e un probabile coprifuoco. Soprattutto però le regioni verranno classificate in base al rischio; per chi è messo peggio in termini epidemiologici verranno definite restrizioni ancora più severe, ma soprattutto vigerà il divieto di spostamento da e per quella regione. Una decisione che avrà un impatto sugli spostamenti dalla Svizzera italiana visto che pur non essendo ancora stata ufficializzata la lista delle zone rosse, sembra abbastanza scontato che le due regioni di confine – Lombardia e Piemonte – saranno tra quelle off limits.

Gobbi: “I frontalieri non dovrebbero avere problemi”
Se quindi non siamo di fronte a una chiusura vera e propria delle frontiere come tra marzo e giugno, di fatto poco cambia per gli svizzeri italiani, come conferma ai microfoni della RSI il presidente del governo ticinese Norman Gobbi: ”Dovremo attendere i reali contenuti del decreto presidenziale del Consiglio dei ministri per capire quali influssi ci saranno sulla mobilità transfrontaliera. È vero che se l’Italia verrà divisa in tre in base al rischio basso o medio, evidentemente sappiamo che la Lombardia – con l’attuale epicentro di Milano – rischierà di essere toccata dalle misure più severe e ci saranno quindi forti limitazioni anche sui movimenti dalla Svizzera verso l’Italia. Quello che sappiamo è che già nel primo decreto della scorsa primavera i lavoratori avevano potuto continuare a muoversi, mentre i contatti famigliari si erano interrotti proprio per le difficoltà a oltrepassare la frontiera.”
Per quanto riguarda il transito dei frontalieri le prospettive sembrano quindi simili alla scorsa primavera: “Questo dipenderà dalle loro valutazioni, però quello che è già certo è che la Confederazione ha già previsto delle eccezioni per le zone di frontiera, non solo il Ticino.”
Così come nella prima ondata niente più viaggi, né turismo degli acquisti oltre frontiera. A destare però maggiore preoccupazione è il delicato tema dell’annullamento dei contatti famigliari, con i legami affettivi di nuovo spezzati: “Questa è la variante peggiore che potrebbe presentarsi, proprio perché abbiamo visto i grossi problemi e le incomprensioni creati in primavera. Nel caso dovremo impegnarci a gestire queste situazioni, rispettivamente ci sarà anche un impatto sul fronte del turismo del commercio in entrambe le direzioni” conclude Gobbi. 

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Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 2 novembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13573390

“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

“L’acquisto della Saleggina è la soluzione vincente”

16 milioni per creare la base a tre progetti strategici di Confederazione, Cantone e Città

Il Consiglio di Stato nella settimana appena conclusa ha approvato un credito di 16 milioni di franchi che servirà, tra l’altro, per acquistare i terreni oggi di proprietà dell’esercito ai Saleggi di Bellinzona (più di 200mila metri quadrati). Un’operazione che dà il là all’avvio della pianificazione del futuro Ospedale regionale di Bellinzona, ma che permetterà di raggiungere altri due importanti obiettivi: la rinaturalizzazione del Fiume Ticino, che consentirà alla popolazione di Bellinzona proprio ai Saleggi di riappropriarsi di uno spazio che permette di accedere al fiume, e il salvataggio dalla demolizione dell’Infocentro di Pollegio. “Abbiamo compiuto un passo decisivo per sviluppare tre iniziative a favore delle cittadine e dei cittadini, in particolare di Bellinzona, ma non solo”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che si è speso in prima persona per riuscire a mettere d’accordo, come vedremo, molti portatori d’interesse. E aggiunge: “Come avevo già avuto modo di sottolineare a fine agosto da queste colonne, anche in questo periodo difficile, in cui stiamo affrontando tutti assieme la seconda ondata dei contagi legati al COVID-19, si può, anzi si deve, guardare avanti, e continuare a fare politica a favore della gente e mettere le basi anche per progetti a lungo termine”.

Il Cantone entrerà in possesso del vasto terreno ai Saleggi di Bellinzona oggi di proprietà della Confederazione. “Si tratta di una superficie di oltre 214mila metri quadrati – spiega il presidente del Governo Norman Gobbi – in una posizione molto centrale e facilmente fruibile, soprattutto quando sarà realizzato il semisvincolo di via Tatti. L’unico terreno che l’ente ospedaliero cantonale aveva individuato per poter pianificare il futuro Ospedale Regionale di Bellinzona, tenuto conto che il San Giovanni tra 10/15 anni non sarà più in grado di rispondere al meglio a tutte le funzioni a cui un ospedale acuto è chiamato. Oggi quest’area è di proprietà della Confederazione e per essa armasuisse. E l’Esercito la utilizza quale piazza d’esercizio per le truppe sanitarie di Airolo e per altre attività, mettendola inoltre a disposizione dell’agricoltura. Si trattava quindi di trovare un’area sostitutiva per garantire l’attività del nostro esercito. Una minuziosa trattativa portata avanti dal mio Dipartimento – in particolare dal capo della Sezione militare e protezione della popolazione Ryan Pedevilla – ha permesso, dopo aver individuato l’area a Pollegio che ha ospitato il cantiere per la costruzione di AlpTransit e su cui sorge anche l’Infocentro, di far combaciare i diversi interessi. Con questo “scambio” l’Esercito proseguirà la sua attività a Pollegio e il Cantone entrerà in possesso dello stabile dell’Infocentro, che AlpTransit aveva intenzione di demolire, ma che politici e cittadini chiedevano a gran voce (e con la raccolta di firme) di mantenere in vita”.

C’è poi un altro progetto che sarà reso possibile dall’acquisto dei terreni ai Saleggi. “Esatto, ed è quello della sistemazione idraulica e della rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino a opera del Consorzio correzione Fiume Ticino. Un altro attore che entra in questa interessante combinazione di protagonisti e che darà alla città un parco e un’accessibilità al fiume sinora sconosciute. Aumentando così la qualità dei residenti della città e del futuro inserimento dell’ospedale. Questi 16 milioni approvati dal Governo – a cui mi auguro il Parlamento possa dare precedenza – rappresentano davvero la chiave per realizzazioni importanti. Sinora vi è stata una collaborazione ottimale tra Cantone (con diversi dipartimenti coinvolti: DI, DT, DSS e DFE), Comuni (Bellinzona e Pollegio), Confederazione (con il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport) e altri enti (EOC, Consorzio correzione fiume Ticino, AlpTransit Gottardo AG)”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 de La Regione

Ospedale e Infocentro, dal Cantone 16 milioni Licenziato il messaggio per l’acquisizione della Saleggina e dell’edificio dismesso in Leventina

Soddisfazione è stata la parola più utilizzata durante la conferenza stampa di presentazione del messaggio licenziato dal Consiglio di Stato: parlamento permettendo, segna infatti un passo decisivo per tre importanti progetti delle regioni del Bellinzonese e dell’Alto Ticino. Ovvero la realizzazione del nuovo Ospedale regionale di Bellinzona, l’acquisizione del Cantone dell’ex Infocentro di Pollegio e la progettazione dei lavori riguardanti la rivitalizzazione del fiume Ticino nell’ambito del Parco fluviale Boschetti-Saleggi. Il governo mette sul piatto 16,06 milioni di franchi. L’operazione, un Tetris sull’asse Bellinzona-Pollegio-Berna, consiste nella cessione del terreno della Saleggina da Armasuisse al Cantone e nel passaggio di proprietà del terreno di Pollegio da AlpTransit ad Armasuisse, con successivo acquisto del Cantone dell’ex Infocentro per servizi di pubblica utilità.
Partendo dai progetti che riguardano il Comune di Bellinzona, il Cantone intende acquisire dall’Esercito (al prezzo di 13,7 milioni) i 214’246 metri quadri del comparto della Saleggina affacciato sul fiume Ticino tra Bellinzona e Giubiasco. Ciò che consentirà di avviare l’iter di progettazione del nuovo ospedale, previsto su una parte del terreno (circa 130mila m2) che da decenni viene utilizzato come stand di tiro, sede di accampamenti militari ma soprattutto per il pascolo (204mila m2).
I terreni della Saleggina rappresentano l’unico comparto ritenuto adeguato dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc): superficie ampia, pianeggiante e ben collegata. Lo sviluppo della rete ferroviaria e la realizzazione del futuro semisvincolo accorceranno ancora di più i tempi di raggiungimento del nuovo ospedale, ponendo importanti presupposti per un buon funzionamento della struttura. Il 15 settembre scorso il Cda dell’Eoc ha confermato al Cantone l’interesse ad acquisire (modalità favorita) o utilizzare sulla base di un diritto di superficie circa 130mila metri quadri. Il futuro nosocomio rientra nel concetto di Ospedale cantonale multisito, inteso come una moderna rete ospedaliera che sul fronte delle cure somaticoacute prevede due ospedali di riferimento: Lugano e Bellinzona. La missione dell’Eoc è inoltre quella di rafforzare i settori della ricerca e dell’insegnamento. Si stima che la prima fase dei lavori, prevista indicativamente a partire dal 2028, richiederà 12 anni, con termine di realizzazione ipotizzato nel 2046. Nel frattempo per l’attuale ospedale San Giovanni – considerato troppo vetusto per essere ristrutturato in maniera efficace e duratura – sono previsti investimenti milionari lungo i prossimi 15 anni, direttamente proporzionali ai tempi di attesa per il nuovo edificio.

Saleggi: tappa fulcro del Parco fluviale
La parte della Saleggina che si affaccia direttamente sul fiume Ticino sarà invece utilizzata per ultimare il progetto e iniziare i lavori della tappa fulcro della rinaturazione di alcuni punti del fiume da Bellinzona (già iniziati i lavori in zona Torretta) a Gudo. L’intera operazione del progetto denominato Parco fluviale (80 milioni di franchi in massima parte sussidiati da Confederazione e Cantone) ha quali scopi la messa in sicurezza degli argini, la sua rivitalizzazione ambientale e una migliore fruizione di un comparto già oggi molto frequentato da famiglie, sportivi ed escursionisti. «Piace molto l’idea di avere un Parco fluviale accanto al futuro ospedale», ha affermato il sindaco Mario Branda, ricordando come fino al 1’500 l’allora ospedale si trovasse già nei pressi di un corso d’acqua, ovvero il riale Dragonato. La struttura fu poi temporaneamente trasferita vicino alla chiesa San Biagio a causa dei pericoli generati dalla periodiche piene. Convivenza e sinergia tra fiume e ospedale che saranno invece garantite in futuro.

Attività militari dirottate in Leventina
Ma dove compensare la perdita delle attività militari attualmente presenti alla Saleggina? Dopo il parere positivo della Confederazione sull’eventualità di rinunciare alle truppe a Bellinzona (ma con conseguente esigenza di trovare una soluzione alternativa), nel 2017 il Dipartimento delle istituzioni (Di) ha avviato le trattative facendo da tramite tra Confederazione e AlpTransit Gottardo Sa, proprietaria dell’ex Infocentro di Pollegio ubicato sui 124’200 metri quadri utilizzati per la fase di cantiere del traforo ferroviario del San Gottardo. Un accordo di massima sulla fattibilità dell’operazione è stato raggiunto nel 2019. Il Cantone occuperà i 2’756 metri quadri su cui sorge l’ex Infocentro, mentre saranno 7’244 i metri quadri dove Armasuisse potrà costruire un edificio modulare (caserma) al servizio delle attività militari. L’operazione, iniziata già nel 2015 e definita complessa dal capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla, ha permesso di scongiurare la demolizione dell’ex Infocentro ventilata da AlpTransit in quanto obbligata a restituire terreni verdi al Comune di Pollegio. La struttura – costruita per una funzione informativa e rappresentativa nell’ambito della costruzione del traforo – passerà inizialmente nelle mani di Armasuisse, con successivo passaggio al Cantone. Sarà il Di che procederà poi ad adattarla a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali. L’investimento per acquisto e sistemazione dell’edificio ammonta a 1,15 milioni di franchi.

Riconversione dei terreni Sac Compresi nei 16 milioni, anche 1’220’057 franchi per la riqualifica di 10’000 metri quadri del terreno della Saleggina in zona agricola Sac (superfici per l’avvicendamento delle colture), ovvero la stessa superficie che in Leventina sarà convertita in zone per attrezzature ed edifici pubblici (Ap/Ep). Per questa procedura servirà una variante del Piano regolatore dei Comuni di Bellinzona e Pollegio (saranno chiamati a esprimersi i rispettivi Consigli comunali).
‘Operazione Win-Win’ Norman Gobbi, direttore del Di, parlando di un’operazione «Win-Win» ha espresso grande soddisfazione per esseri riusciti a fare convergere gli interessi degli attori coinvolti, che ne escono tutti vincitori. «Ora speriamo che il credito possa essere accolto in tempi brevi», ha aggiunto. Sarà il voto del Gran Consiglio – indicativamente previsto a febbraio 2021– a definire l’inizio o meno dell’iter che prevede la firma del contratto di compravendita per la Saleggina, il risanamento dei terreni Sac, la firma del diritto di superficie con Armasuisse relativo al comparto di Pollegio e lo svolgimento dei necessari interventi infrastrutturali.

Stand di tiro sul Monte Ceneri
Come noto, sarà il poligono cantonale previsto sul Monte Ceneri a rimpiazzare lo stand di tiro della Saleggina per il quale è previsto lo smantellamento. All’investimento finanziario di 60 milioni di franchi parteciperà anche la Città di Bellinzona. La messa in esercizio del nuovo poligono non è prevista prima del 2026.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Tetris completo per l’ospedale
Il Consiglio di Stato chiede 16 milioni al Parlamento per acquistare dalla Confederazione i terreni alla Saleggina necessari alla costruzione della nuova struttura sanitaria, effettuare la relativa bonifica e rilevare l’Infocentro di Pollegio nei cui pressi si sposteranno le attività militari.
Per il nuovo ospedale di Bellinzona il tetris è compiuto, almeno sulla carta. Dopo anni di valutazioni, studi, contatti e trattative, un mattoncino fondamentale è stato posato mercoledì dal Consiglio di Stato con la firma del messaggio contenente la richiesta al Gran Consiglio di un credito di 16 milioni necessario principalmente all’acquisto dei terreni in zona Saleggina a Bellinzona, ritenuti ideali per ospitare la struttura sanitaria che nei prossimi decenni, con avvio della costruzione stimato nel 2028, dovrà sostituire il vecchio San Giovanni. Mentre quest’ultimo non è più adeguato per la sua situazione collinare e l’impossibilità di un ampliamento ulteriore, la zona individuata al confine tra la città ed il quartiere di Giubiasco è considerata appropriata in quanto ampia, pianeggiante, ben collegata e attrezzata per poter essere edificata e messa a disposizione per scopi di carattere pubblico. L’acquisizione, fatta salva l’approvazione del Parlamento cantonale prevista indicativamente per febbraio 2021, aprirà la strada alla procedura di progettazione. Ma il tetris – come è stato definito ieri nella presentazione alla stampa da parte del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – non si ferma qui. Il credito permetterà infatti non solo l’acquisto di questi terreni ma anche il compimento di altri due obiettivi: la sistemazione idraulica e la rivitalizzazione integrale dell’area tramite il progetto del Parco fluviale (che proprio nel comparto avrà il suo cuore) e il rilevamento da parte del Cantone dell’ex Infocentro AlpTransit di Pollegio, i cui vicini terreni passeranno all’Esercito per spostare le attività militari ora svolte proprio alla Saleggina. Si tratta quindi di un’operazione su tre fronti, che parte appunto dall’acquisizione di cinque particelle nella capitale per un totale di oltre 214.000 metri quadrati, che per altro andranno in parte bonificati a causa dell’inquinamento determinato dall’attività dello stand di tiro, che da parte sua come sostituto avrà dal 2026-27 il futuro poligono del Monte Ceneri (con un ulteriore investimento di 60 milioni). La superficie è l’unica ritenuta adeguata per le esigenze manifestate dalla direzione dell’Ente ospedaliero cantonale nell’ottica di un nuovo ospedale regionale. Ma è ancora oggi di proprietà della Confederazione, ed utilizzata dall’Esercito quale piazza d’esercizio, in particolare per le truppe sanitarie e altre unità attive in Ticino. Già cinque anni fa il Dipartimento delle istituzioni – con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla in prima linea – aveva quindi avviato le trattative con il Dipartimento federale della difesa per trovare un’area sostitutiva da mettere a disposizione dei militari. Scartate le ipotesi di Gorduno, Gudo e Quartino, la soluzione è poi stata individuata nel terreno di Pollegio. Di 124.200 metri quadrati e appartenente ad AlpTransit Gottardo SA, vi sorge l’Infocentro che tra l’altro grazie a questo mosaico potrà essere mantenuto in piedi e destinato a scopi sociali di cui diremo.

Demolizione scongiurata
La mediazione svolta dal Dipartimento delle istituzioni, come ricordato dal direttore Norman Gobbi, ha permesso di raggiungere altri obiettivi. La Città di Bellinzona, da subito interessata a questa trattativa per l’importanza di mantenere sul proprio territorio l’ospedale regionale, ha potuto inserire anche la progettazione definitiva – in collaborazione con il Consorzio correzione fiume Ticino e il Dipartimento del territorio – della citata sistemazione completa del corso d’acqua. Ciò permetterà la messa in sicurezza del territorio, aumentandone il valore ecologico e la disponibilità per la popolazione. «Con il nuovo ospedale e il Parco fluviale centriamo così due obiettivi strategici del progetto aggregativo» ha ricordato allo stesso infopoint sul posto il sindaco di Bellinzona Mario Branda. Inoltre con l’acquisizione da parte dell’Esercito dei terreni di Pollegio, il Consiglio di Stato è riuscito a garantire un futuro all’Infocentro raggiungendo gli obiettivi fissati negli anni passati ed evitando quindi la demolizione della struttura che verrà destinata a un uso polivalente: formazione degli addetti alla protezione della popolazione; laboratorio alimentare a gestione privata (con inclusa una mensa); spazi amministrativi e spazi per attività espositive e socioculturali.

Le cifre dell’operazione
Il costo per l’acquisizione delle cinque particelle alla Saleggina per un totale di 214.246 metri quadrati ammonta a 13 milioni e 582.702 franchi. I costi per rilevare l’Infocentro (135.000 franchi) e per la sua sistemazione e riconversione ammontano in totale a 1,152 milioni. Altri 1,220 milioni (di cui circa la metà solo per lo smaltimento del materiale inquinato) andranno per la riqualifica di 10.000 metri quadrati di terreno, così da compensare il «sacrificio» dei terreni agricoli a Pollegio.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 30 ottobre 2020 de Il Quotidiano

Il Cantone compra i Saleggi
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13561057