Oggi si valuteranno nuove misure

Oggi si valuteranno nuove misure

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 ottobre 2020 de La Regione

«Le decisioni del Consiglio federale ricalcano quanto noi e altri Cantoni sostanzialmente abbiamo deciso venerdì scorso. La novità è la riduzione da 30 a 15 persone per quanto riguarda gli assembramenti».
Così Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato ticinese in seguito al giro di vite dato dal Consiglio federale.

Ci sono novità all’orizzonte? «Abbiamo una pianificazione su quello che potrebbero essere le misure ulteriori da attuare, ma le prenderemo solo quando sarà necessario», spiega Gobbi. «Le prime riflessioni le faremo domani (oggi per chi legge, ndr) alla luce dei casi emersi nel weekend. Valuteremo se sarà necessario prendere ulteriori misure o semmai richiamare la cittadinanza a comportamenti più corretti», aggiunge il presidente del governo. A chiedere misure più stringenti, già nei giorni scorsi, era stato invece l’infettivologo Christian Garzoni, medico presso la clinica Moncucco. «Bisogna indossare la mascherina in tutti i luoghi chiusi. Lo dicono anche molti medici ed esperti, compresi quelli della Task Force Svizzera. Da qui l’invito alle associazioni economiche di fare pressione sui loro associati affinché introducano la prassi d’indossare la mascherina ai loro dipendenti negli uffici e nei luoghi di lavoro. La mascherina è una misura semplice, efficace che costa poco e non impatta in maniera importante sulla libertà delle persone». Si tratta quindi di usare il buonsenso.
Lo stesso ragionamento vale negli assembramenti spontanei. «Evitare di frequentare luoghi affollati e ritrovare gli amici in piccoli gruppi è un’altra misura efficace».

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

“Razionalità e fermezza ma senza creare panico”

Il lavoro del Governo per contenere i contagi da Covid-19

“L’immagine del passo del montanaro vale oggi tanto quanto ieri. La strada che stiamo percorrendo è in salita e pericolosa. Sappiamo che non possiamo correre, pena il rischio di cadere e di farci male. Non possiamo nemmeno stare fermi, ma – come il buon camminatore – dobbiamo mantenere un passo regolare per essere sempre in sicurezza e con la garanzia di giungere alla meta. Nella lotta contro il coronavirus il Governo si muove proprio in questo modo”. Così si esprime il presidente del Governo Norman Gobbi, in un momento in cui la pressione mediatica per l’aumento dei casi di contagio si è fatta più insistente.

Il Consiglio di Stato ticinese ha dimostrato sinora una buona capacità di intervento. “Sono i dati a confermarlo, sottolinea Gobbi. Siamo stati i più colpiti in febbraio, marzo e aprile e abbiamo adottato le misure che ci hanno permesso di salvare il nostro sistema sanitario, mantenendo la capacità di cura di tutti gli ammalati e abbassando la curva dei contagi sino ad azzerarla. Dopo un’estate molto favorevole, il mese di ottobre si è aperto con un innalzamento dei contagi e subito siamo intervenuti, anche se la situazione ticinese è ben migliore rispetto a molti altri Cantoni. La Germania proprio per questo non ha incluso il Ticino nella lista delle aree a rischio, come invece fatto per 8 Cantoni. Abbiamo dovuto far chiudere i locali notturni (discoteche e simili); abbiamo dovuto imporre restrizioni a tutto l’ambito della ristorazione; abbiamo dovuto rendere obbligatorio l’uso della mascherina nei negozi, nei grandi magazzini e in tutti gli spazi pubblici. Oltre a tutte le altre misure già attive. L’obiettivo è chiaro: contenere i contagi non solo per non stressare il sistema sanitario, ma anche per preservare la capacità lavorativa di tutte le persone attive nelle aziende, sia pubbliche che private”.

Lei lo ha detto più volte: non possiamo giungere a un secondo lockdown. “E lo confermo. Oggi siamo in grado di seguire con molte più conoscenze le modalità di “movimento” del virus. Anche la sua virulenza – che esperti di fama mondiale affermano sia più contenuta – viene meglio affrontata. Sappiamo che lo strumento del contact tracing in Ticino funziona ed è indispensabile. L’autorità politica ha l’obbligo di soppesare tutte le variabili a sua conoscenza per giungere alle decisioni più opportune a favore della popolazione. È quanto abbiamo fatto e stiamo facendo, muovendoci, appunto, con il passo del montanaro. E applicando un’autonomia cantonale che finora ha dato, come detto, buoni risultati. Ma oggi rimane ancora indispensabile il richiamo alla responsabilità individuale. I comportamenti di ognuno di noi hanno una conseguenza diretta sulla nostra economia e sul nostro sistema sanitario. Dobbiamo esserne coscienti, applicando quindi le misure che vengono richieste, prime fra tutte l’igiene personale e il distanziamento fisico. Facciamolo tutti assieme con grande responsabilità”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi. 

“Non possiamo più comportarci come prima”

“Non possiamo più comportarci come prima”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi parla dell’obbligo in vigore da lunedì delle mascherine e della situazione nel nostro Cantone

Da lunedì entrerà in vigore nel Cantone l’obbligo delle mascherine negli spazi chiusi aperti al pubblico. Questo provvedimento si aggiunge a quello della mascherina obbligatoria nelle scuole postobbligatoria, confermato sempre oggi dal DECS. Il Presidente del Consiglio di Stato, intervistato da Teleticino, ha parlato di questa decisione, del coordinamento intercantonale contro il coronavirus, di sport, di case anziani, e dei possibili sviluppi futuri. Ricordando che: “Già in primavera avevamo capito che i nostri comportamenti devono cambiare”.

Da lunedì dunque entra in vigore l’obbligo di mascherine al chiuso?
“Esatto, è un ulteriore misura che abbiamo preso come Governo cantonale dopo quelle delle scorse settimane, che ricordo erano comunque molto più avanti rispetto ad altri cantoni che avevano registrato nelle ultime settimane un aumento esponenziale dei casi. Per esempio, a Zurigo oggi sono passati da 348 a oltre 700 casi. Noi siamo al momento siamo ancora ben al di sotto di questi numeri, anche in proporzione alla popolazione residente. L’obbiettivo non è di limitare ma di contenere il virus allo scopo di limitare il numero di quarantene che impattano sulla vita sociale ed economica di questo paese oltre a non sollecitare troppo le strutture sanitarie, che sono l’anello centrale della struttura”.

In questo modo seguite le sollecitazioni fatte anche oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità di coordinare un’azione comune tra i vari Cantoni evitando. A vostro modo di vedere in questo modo sarà più efficace la lotta al coronavirus?
La lotta al coronavirus è efficace se i cittadini di questo paese partecipano a queste misure facendole proprie. Dal disinfettarsi regolarmente le mani, evitare gli assembramenti e mettere la mascherina quando c’è troppa gente e non è possibile tenere le distanze. Ricordiamoci che il virus è comunque presente. L’obiettivo dei cantoni invece è quello di dimostrare che il federalismo funziona: penso alla riunione di stamattina fatta in videoconferenza dai direttori della sanità pubblica, che hanno voluto coordinare fra loro diverse misure allo scopo di dimostrare alla popolazione e alla Confederazione che i Cantoni sono in grado di applicare delle misure. Il Cantone dei Grigioni lo ha già comunicato stamattina, noi lo abbiamo deciso oggi pomeriggio; altri cantoni andranno a definirlo durante il fine settimana. Vogliamo anche fare il gioco di squadra nella lotta al contenimento del virus, ma soprattutto evitare che si propaghi troppo velocemente. Lo abbiamo visto recentemente nel canton Svitto che a risentire sono le strutture sanitarie”.

Avete anche confermato la chiusura dei locali notturni, delle discoteche aggiungendo quella per i locali erotici. Ci sono altre novità per la ristorazione?
“Abbiamo fatto un passo a favore degli avventori. Negli esercizi pubblici abbiamo deciso che chi entra solo a bere un caffè per un tempo limitato, entra con la mascherina, si siede ma non deve notificare i suoi dati. Questo penso sia un aspetto positivo a favore di chi negli scorsi giorni ha segnalato la necessità di uno sgravio amministrativo, penso a Gastro Ticino. L’obiettivo non è rallentare la vita quotidiana, ma rallentare il virus. Questa nuova norma permette ai cittadini di continuare nella normalità, a patto di mantenere la corretta attenzione. Infatti la notifica permette il tracciamento. È importante mantenere la responsabilità individuale perché anche il tracciamento in questi giorni è stato fortemente sollecitato. Sotto la lente degli epidemiologi ci sono anche gli eventi privati come i matrimoni, le cene o le feste che sempre più spesso si trasformano in focolai peggiorando la situazione del tracciamento dei contatti“.

In questo senso ci sono novità in Ticino?
“Rimangono in vigore le norme attuali, in Ticino non abbiamo avuto focolai importanti e credo che sia da ascrivere al buon comportamento della nostra popolazione. Importante è fare attenzione proprio in quelle situazioni. Se penso anche al mondo sportivo, nell’occhio del ciclone in questi ultimi giorni, non penso che i contatti avvengano all’interno degli spogliatoi o durante la pratica dello sport ma è soprattutto dopo o prima l’attività sportiva. È in questi momenti che bisogna richiamare la responsabilità individuale, applicare i piani di protezione: ogni singola azione ha un effetto. Magari non direttamente sul sistema sanitario, ma per esempio se metto una squadra in quarantena sfalso comunque un campionato. Lo abbiamo visto in questi giorni che alcune squadre non potranno giocare creando un problema organizzativo, anche per i tifosi che vogliono godere della loro passione. In più sono giornate di lavoro che vengono bruciate. Se si possono evitare queste “bruciature” dal punto di vista economico e sociale, si può anche evitare una bruciatura molto più grave, quella del sistema sanitario”.

Molti si complimentano con il governo per aver preso questa decisione che molti sembra aspettassero. Riguardo allo sport, alcuni si chiedono se non sia il caso di fermarlo.
“In questo momento lo sport non è un problema: lo abbiamo visto nei grandi eventi, non abbiamo nessuna prova che in quelle situazioni ci siano stati dei contagi. Proprio nel dimostrare che si può convivere con questo virus, rispettando le semplici regole di igiene accresciuta, alla fine, si concorre al raggiungimento di più obiettivi: quello di evitare il confinamento, che sia personalmente che come membro del governo, non vogliamo più avere in Canton Ticino. Ma per non averlo dobbiamo comportarci correttamente. Questo è l’elemento centrale in questa discussione. Poco fa sono passato di fianco a un matrimonio a Palazzo civico a Bellinzona: sono situazioni che possono continuare se gestite correttamente. Ovvio che non è la grande festa che tutti vorremmo fare, ma lo abbiamo capito già in primavera che i nostri comportamenti devono cambiare. Durante l’estate abbiamo avuto belle occasioni per stare assieme ma adesso dobbiamo capire che non possiamo più comportarci come prima”.

Un altro tema delicato è quello delle case anziani. Si sono appena aperte le porte di queste strutture dopo un lungo periodo e con un grande sospiro di sollievo, adesso c’è il rischio che che si scelga di richiudere le porte?
“L’ambito delle case anziani è sempre stato sensibile, di quelli maggiormente sotto la lente d’attenzione da parte dell’autorità in particolar modo del Medico cantonale. Qui si tratta di rispettare i piani di protezione che tutelano sia gli ospiti che gli operatori e che chiedono a chi arriva dall’esterno maggior cura. Importante è seguire le regole perché come detto poco fa c’è sempre una conseguenza ai nostri comportamenti. Bisogna rispettare in maniera stretta tutte le regole e se c’è un dubbio rinunciare ad una visita, proprio a tutela dei nostri cari. Se necessario l’ufficio del Medico cantonale prenderà ulteriori misure ma in questo momento non ci sono state richieste”.

Per quanto riguarda gli obblighi introdotti da lunedì, ci saranno dei controlli? Se sì come verranno effettuati, sono previste delle sanzioni in caso di non rispetto?
“Io spero di non mai dover dare troppe sanzioni e spero che chi opera sul territorio non debba mai troppo intervenire. Questo vorrebbe dire che la popolazione di questo cantone ha fatto proprie le misure volute dal governo. L’obiettivo è far proprie queste misure e penso anche ai gestori dei vari locali: abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto delle normative previste, in questo caso spetta anche al cliente chiedere il rispetto; il comportamento sbagliato di un collaboratore può mettere in difficoltà gli avventori e da cliente, pur comportandomi correttamente, rischio di essere messo in quarantena per il comportamento sbagliato di qualcun altro. È il gioco di squadra che deve funzionare”.

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

 

Da www.tio.ch
Ueli Maurer ha confermato in conferenza stampa che l’accordo sarà probabilmente sottoscritto entro fine anno.

Tuttavia, la procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà circa due anni.

L’accordo sull’imposizione dei frontalieri tra la Svizzera e l’Italia sarà firmato entro la fine dell’anno.
L’accordo, che è stato parafato da Italia e Svizzera nel 2015, sarà probabilmente sottoscritto dai due ministri delle finanze entro la fine dell’anno, hanno dichiarato il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Maurer, in visita in Ticino, e il presidente del governo ticinese Norman Gobbi in occasione di una conferenza stampa.
La procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà tuttavia circa due anni in Svizzera, ha indicato Maurer. Quest’ultimo ha sottolineato che l’obiettivo della Confederazione e del Ticino è quello di ottenere una maggiore quota sulla tassazione dei lavoratori frontalieri e di combattere il dumping salariale, che sta portando a un forte calo dei salari nel cantone a sud delle Alpi. «Sono inferiori del 20% rispetto al resto della Svizzera», ha detto Gobbi.
Ogni giorno più di 60’000 frontalieri attraversano il confine per lavorare in Svizzera, in particolare in Ticino, ma anche nel Vallese e nei Grigioni. Finora sono stati tassati solo in Svizzera, sulla base di un accordo del 1974.
Berna trasferisce il 38,8% di questa imposta alla fonte all’Italia. Il denaro viene inviato a Roma e poi trasmesso ai Comuni di residenza dei frontalieri. In base all’accordo siglato nel dicembre 2015, in futuro i frontalieri saranno tassati in entrambi i Paesi.
Alla fine di settembre la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte hanno espresso l’auspicio che l’accordo sia pronto per la fine dell’anno. Entrambi hanno espresso la loro soddisfazione per i progressi compiuti.
Maurer ha aggiunto che, dopo aver concluso l’accordo sulla tassazione dei frontalieri, vorrebbe risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri.

***

Da www.rsi.ch/news

“Vecchi e nuovi frontalieri? No”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vecchi-e-nuovi-frontalieri-No-13521709.html

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13522144

***

Da www.laregione.ch

Accordo frontalieri, sotto l’albero la firma con l’Italia
Entro la fine dell’anno Berna e Roma dovrebbero chiudere l’accordo. Si va verso due regimi: con i ristorni per i vecchi pendolari e senza per i nuovi

L’accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, o meglio la revisione di quello parafato nel dicembre del 2015, è stato al centro dell’incontro odierno tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Ueli Maurer, capo del Dipartimento federale delle finanze (Dff). «L’obiettivo è quello di arrivare una firma ministeriale entro la fine di quest’anno per poi iniziare l’iter di ratifica la quale potrebbe concludersi, almeno da parte svizzera, nel 2023», ha ricordato Ueli Mauer durante un breve incontro con la stampa. Dal punto di vista ticinese, come ha spiegato Norman Gobbi, presidente del governo, il nuovo accordo dovrebbe avere almeno due conseguenze, entrambe positive: «la lotta al dumping salariale e quindi alla concorrenza sleale sul mercato del lavoro e portare un beneficio alle casse cantonali per far fronte ai maggiori costi – soprattutto infrastrutturali – causati dagli oltre 62mila pendolari che ogni giorno entrano in Ticino».

Durante l’incontro con la stampa non sono stati presentati dettagli, in quanto ancora in evoluzione. Gobbi ha comunque affermato che la bozza di intesa che c’è ora sulla carta sembra soddisfare gli obiettivi del governo ticinese. «Bisogna ora affinare i dettagli tra le parti, perché se si può essere d’accordo sulle linee generali è nei dettagli che potrebbero annidarsi i problemi». A ogni modo la Confederazione e Cantone hanno discusso dell’accordo sull’imposizione dei frontalieri in spirito di reciproca consultazione, con l’obiettivo che Berna e Roma firmino l’intesa il prima possibile e a beneficio di entrambi: per Berna mantenere buone relazioni diplomatiche con l’Italia e per Bellinzona aumentare la certezza giuridica a lungo termine. Per quanto è dato di sapere, infatti, il regime dei ristorni (la Svizzera tassa e poi restituisce all’Italia – via Ticino – una parte delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri, ndr) dovrebbe andare a esaurirsi nel giro di qualche anno dall’entrata in vigore della revisione dell’accordo. È quindi verosimile che per un periodo di tempo coesisteranno due regimi fiscali: uno per i frontalieri di vecchia data, per i quali varrà il regime dei ristorni e un altro per i nuovi che sottostanno alla futura intesa rivista. Il Ticino, che attualmente trattiene il 62% delle imposte alla fonte dei frontalieri residenti nella fascia di 20 chilometri dal confine svizzero, potrebbe aumentare questa soglia all’80% lasciando all’Italia la tassazione sul rimanente 20%. Il rapporto previsto nell’accordo parafato nel 2015 era 70 a 30, quindi l’impatto positivo sulle casse cantonali è certo. 

La storia
Ricordiamo che nel dicembre del 2015 Svizzera e Italia hanno parafato un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri per sostituire l’accordo in vigore dal 1974. Secondo l’intesa, i frontalieri saranno tassati in linea di principio sia in Svizzera, lo Stato in cui svolgono l’attività lavorativa, sia in quello di residenza, in modo da semplificare le norme sull’imposizione.
A causa di diversi nuovi sviluppi, finora non è stato possibile firmare l’accordo parafato nel 2015. Lo scorso 28 settembre, il consigliere federale Ignazio Cassis, a sua volta a Bellinzona per incontrare gli esecutivi cantonali ticinese e grigionese, aveva indicato che negli ultimi mesi erano stati compiuti progressi in vista della conclusione dell’accordo.
L’indomani, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, dopo un incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma, aveva fatto stato di un “avanzamento” delle discussioni con l’Italia e indicato di aver potuto “concretizzare e definire i parametri di una soluzione”. ‘Abbiamo constatato che esiste questa intesa per avanzare molto rapidamente, questo vuol dire anche firmare questo accordo prima della fine di quest’anno”.
Dello stesso tenore le affermazioni del presidente del Consiglio italiano: “Con la presidente Sommaruga abbiamo salutato con favore i progressi fatti dal Ministero (italiano) dell’economia (e delle finanze) e dalla Svizzera per un negoziato sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri: vogliamo un accordo quanto più possibile favorevole nel reciproco interesse e auspichiamo che possa essere raggiunto entro fine anno”.
Pur non fornendo indicazioni temporali, l’incontro odierno sembra dunque confermare le considerazioni di Sommaruga e Conte: “In occasione dell’incontro con il Governo ticinese, il consigliere federale Ueli Maurer ha illustrato i risultati emersi dai contatti più recenti con il Ministero delle finanze italiano riguardo all’imposizione dei frontalieri. Dal canto suo, il Governo ticinese ha esposto il proprio parere sui contenuti principali dell’accordo. Anche grazie a questa consultazione tra la Confederazione e il Cantone Ticino, Svizzera e Italia auspicano di poter procedere quanto prima alla firma dell’accordo”.
L’incontro è stato inoltre l’occasione per un confronto su altri temi di attualità in ambito finanziario e fiscale, come le misure per arginare le conseguenze della crisi causata dal coronavirus. Maurer ha anche affermato che con l’Italia è sempre aperto il dossier dell’accesso al mercato per quanto riguarda gli operatori finanziari svizzeri.

****

Da www.cdt.ch
Accordo sui frontalieri in vigore non prima del 2023
Il consigliere federale Ueli Maurer ha informato il Governo ticinese sullo stato delle trattative con l’Italia: «In questi mesi i rapporti con Roma sono migliorati»
Norman Gobbi: «Finora abbiamo pagato il conto di questo stallo diplomatico»
 

Dopo cinque anni di stallo, mosse e contromosse politiche tra Berna, Roma e Bellinzona sembra proprio che la vicenda legata all’intesa sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri si stia avviando verso la tanto attesa conclusione. L’accordo, che andrebbe a sostituire quello attualmente in vigore e risalente al 1974 «potrebbe entrare in vigore già nel 2023». La conferma è arrivata direttamente dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, che ieri ha aggiornato il Governo ticinese sull’andamento dei negoziati con la vicina Penisola su questo dossier che, come detto, si trascina da ormai cinque anni.

 
Ad Agno nel 2016
Per Maurer quella di ieri non è stata l’unica visita in Ticino incentrata sull’accordo fiscale. Un incontro con il Governo cantonale si era tenuto l’8 marzo del 2016 e anche in quell’occasione si era discusso dello stato delle trattative con Roma. Eppure la sensazione comune è che questo colloquio rappresenti la tanto attesa accelerata. D’altronde in tempi non sospetti altri due consiglieri federali – Ignazio Cassis lo scorso 28 settembre a Bellinzona e Simonetta Sommaruga il giorno successivo a Roma – avevano ribadito che sì, le trattative dovrebbero concludersi entro la fine del 2020. In questo senso, Maurer ha confermato che negli ultimi mesi i rapporti diplomatici con Roma sono notevolmente migliorati. Tanto da far compiere passi avanti importanti: «Negli scorsi mesi abbiamo migliorato i rapporti con l’Italia e oggi possiamo discutere di temi che negli scorsi anni ha sempre evitato di affrontare. Adesso stiamo affinando gli ultimi dettagli in modo da arrivare alla firma entro l’anno», ha spiegato Maurer al Corriere del Ticino. Su questi dettagli, alcuni dei quali già emersi negli scorsi giorni a mezzo stampa (come ad esempio la quota di prelievo delle imposte alla fonte o la retroattività), il consigliere federale ha mantenuto il più assoluto riserbo «per non indebolire la posizione della Svizzera». Un cambio di rotta netto, il suo, rispetto agli scorsi anni, caratterizzati forse da un eccessivo trionfalismo che, come accaduto per l’accordo quadro con l’UE, ha messo i bastoni tra le ruote alla diplomazia elvetica. «In queste fasi conclusive bisogna essere prudenti affinché tutte le parti possano comprendere bene tutti questi dettagli», ci conferma il capo del Dipartimento federale delle finanze. In ogni caso, «stiamo andando verso una situazione win-win per la Svizzera e per il Ticino». E proprio le richieste ticinesi, ha evidenziato, sono state trattate in «maniera costruttiva» da Berna. Il prossimo passo, ha confermato, sarà risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli operatori elvetici.
 
L’iter parlamentare
La firma, come detto, è attesa entro il 1. gennaio 2021 ma questo atto, seppur molto atteso, non implica l’entrata in vigore immediata del nuovo accordo. Lo stesso, ha ribadito il consigliere federale, dovrà prima superare un duplice iter parlamentare, svizzero e italiano. «Dopo la firma il Consiglio federale licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento. Di norma in Svizzera questo iter dura circa due anni, in Italia un po’ meno. Quindi l’entrata in vigore è prevista non prima del 2023».
 
I due obiettivi
Un cauto ottimismo è filtrato anche dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale ha confermato che il Ticino «accoglie con favore la ripresa del dialogo e sosterrà questo nuovo accordo, a patto che consenta di raggiungere i due obiettivi che ci siamo prefissati: lottare contro il dumping salariale tramite una maggiore imposizione dei frontalieri e garantire al territorio maggiori ricadute fiscali a copertura costi generati da questi lavoratori». Su questo punto, ha sottolineato, «abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte di Maurer».«I feedback che abbiamo ricevuto oggi e l’ultima settimana di settembre da Cassis e dalla visita a Roma di Sommaruga lasciano intendere che l’intenzione sia quella di chiudere il nuovo accordo», ha proseguito. Tuttavia, ha rimarcato Gobbi, «finora il Ticino ha pagato il conto di questo stallo diplomatico, soprattutto a livello di risorse fiscali che sono venute a mancare».Il presidente del Governo ha poi ripercorso questi cinque anni di attesa, durante i quali il Ticino ha più volte fatto sentire il proprio malcontento. «Malgrado la parafatura dell’accordo l’Italia ha disatteso le aspettative di Confederazione e Cantoni. In questo quinquennio il Ticino non è però rimasto a guardare e ci siamo resi protagonisti di un’iniziativa di politica estera dal basso» culminata nella lettera firmata congiuntamente il 30 marzo scorso dall’allora presidente del Governo Christian Vitta e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna.
Nuove misure anti Covid

Nuove misure anti Covid

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 ottobre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13499011

***

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 de La Regione

Si stringe oggi, per non chiudere ancora domani
Misure ulteriori per frenare l’evoluzione del coronavirus
Gobbi: Il lockdown non è contemplato e resta l’ultima ratio”

Discoteche, sale da ballo e club chiusi da questa sera e mascherine obbligatorie nei negozi da domani, sabato. Il giro di vite del Consiglio di Stato arriva all’indomani dell’aumento dei contagi riscontrati proprio nei locali notturni. Per quanto concerne l’obbligo d’indossare le mascherine nei negozi, conferma il presidente del governo Norman Gobbi, sono previste delle sanzioni «definite nell’ambito della Legge federale sulle epidemie», in caso di mancato rispetto della disposizione adottata dal governo. Misure necessarie, quelle decise dal Consiglio di Stato, che non preludono, per ora, a un altro lockdown. «L’obiettivo dichiarato da tempo è quello di non chiudere le attività economiche che resta l’ultima ratio se viene meno la responsabilità individuale», ha commentato Gobbi che ha ribadito che la situazione epidemiologica in Ticino non è grave come in altri cantoni, ma l’ulteriore stretta si è resa necessaria per prevenire un peggioramento ulteriore. Da qui l’appello alla responsabilità individuale e al rispetto delle misure igieniche note: disinfettante, distanza e mascherine dove è necessario.

«Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e preoccupante», ha spiegato da parte sua Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e socialità, rigorosamente con la mascherina. «Abbiamo una crescita dei casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione degli ultimi tre giorni», ha affermato. Ricordiamo che ieri erano 40 i testati positivi in Ticino, mentre mercoledì 39. Durante il fine settimana 21 persone sono state trovate positive. La tendenza al rialzo è quindi chiara. «È cresciuto anche il tasso di positività, che è oggi fra il 5 e il 7%, rispetto all1% delle scorse settimane, mentre a livello nazionale siamo attorno al 10%». «Deve far riflettere anche l’aumento dei casi ‘sconosciuti’, quelli dove l’origine della malattia non si riesce a decifrare: indica quanto la diffusione sia aumentata. Al rialzo anche i contagi tra le persone sopra i 60 e i 70 anni, categorie particolarmente a rischio di complicazioni in caso di contagio».

Situazione seria anche per il dottor Giorgio Merlani, capo dellUfficio del medico cantonale: «Siamo di fronte a un raddoppio dei positivi ogni tre giorni, un aumento inaspettato. Non si tratta di un focolaio, ma di casi diffusi, presenti sul territorio cantonale e per buona parte di questi non siamo in grado di definire l’origine del contagio. Per più della metà dei casi non siamo in grado di dire l’origine del contagio. Bisogna evitare di passare a una diffusione comunitaria, senza controllo». I motivi? Per Merlani, sarebbero fondamentalmente due: «Innanzitutto il clima. Negli ultimi giorni di settembre c’è stato un tempo brutto e freddo. Inoltre, ci sono state le vacanze autunnali in vari cantoni svizzeri, che hanno portato a una mobilità interna più pronunciata». Tra le altre misure, si segnala che in tutte le strutture della ristorazione sarà ammessa solo la consumazione al tavolo. I gerenti dovranno provvedere alla raccolta dei dati di almeno una persona per tavolo, per garantire il contact tracing. Le liste dovranno essere messe a disposizione dell’autorità nel giro di due ore, tra le 7 e le 22. E questo 7 giorni su 7. Infine, anche i dipendenti dovranno indossare la mascherina facciale. Non sarà più tollerata quella in plexiglas. Sono previste sanzioni per i trasgressori.

****

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Nuove misure per non subire nuovi picchi
Il Consiglio di Stato questa sera alle 19 farà entrare in vigore un pacchetto di provvedimenti restrittivi al fine di rallentare il diffondersi del virus: chiuse le discoteche, mascherine obbligatorie nei negozi, vietato il consumo in piedi nei bar

Spesso ci è stato detto, da quando abbiamo iniziato a trattare il tema del coronavirus, che un numero non fa statistica, di non fidarci dei dati soltanto, di guardare oltre, di confrontare cifre e situazioni. Al primo netto e repentino aumento dei nuovi casi di contagio, il Consiglio di Stato ticinese ha però deciso di farne non una statistica ma comunque un segnale di allarme. E di dar seguito a questo segnale, subito, senza indugi, e quindi di intervenire. Nessuno evidentemente ha dimenticato la lezione impartitaci dal virus, dal SARS-CoV-2.

Da oggi sino al 30 ottobre
È cresciuto il numero dei nuovi casi, ma non quello soltanto. Quello in effetti non sarebbe bastato a giustificare, agli occhi della popolazione, nuove misure, nuove regole e restrizioni. È cresciuto anche il tasso di positività, così come sono aumentati i casi sconosciuti, non ricostruibili – cani sciolti nella galassia del contact tracing -. Ed è tornata a essere colpita anche la fascia più a rischio, quella legata alla cosiddetta terza età. Non si parla più di «over questo» o «over quello», ritenuti a ragione discriminatori, ma comunque di anziani risultati positivi. Raffaele De Rosa, riferendosi all’insieme degli elementi, al tutto del momento epidemiologico che stiamo vivendo, ha allora parlato di «situazione seria, preoccupante». Lo ha fatto in entrata di conferenza stampa, quasi a voler sgombrare il campo dalle discussioni: bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito. L’insieme delle nuove (vecchie) misure entrerà allora in vigore questa sera, alle 19. Il pacchetto avrà valore almeno sino al 30 ottobre, tre settimane quindi. Ma da molti fattori emersi, qui, di già, come altrove, è lecito temere che si possa anche andare oltre. Il primo citato, di questi fattori, è infatti legato alla stagione in corso, l’autunno, che altro non è – pleonastico sottolinearlo – che il preludio all’inverno, a una stagione ancora più fredda – si prosegue di pleonasmo in pleonasmo -, ancor più legata alla vita «al chiuso». Non è un caso che De Rosa abbia anche aggiunto: «La domanda, a questo punto, non è se arriverà la seconda ondata, ma piuttosto quando».

Non più «caffè» al bancone
Entrando nel vivo del pacchetto annunciato da Norman Gobbi e dallo stesso De Rosa, la misura forse più forte riguarda una volta ancora il settore della ristorazione, il più colpito – a causa della natura stessa del servizio, verrebbe da aggiungere – dall’inizio di questa lunga era pandemica. «In tutte le strutture della ristorazione è ammessa unicamente la consumazione al tavolo, rispettivamente (pensando in particolare agli stadi, ndr) al posto assegnato». Tradotto: guai in arrivo in particolare per i bar che vivono di servizio in piedi, i cosiddetti «caffè». Gli esercenti dovranno poi provvedere a raccogliere in maniera sistematica i dati degli ospiti e il personale addetto al servizio alla clientela dovrà indossare mascherine facciali. «È obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina». Stop alle visiere di plastica insomma.

Troppe quarantene «notturne»
E nuovo stop ai locali notturni, quindi alle discoteche, alle sale da ballo e ai club (ma non ai locali erotici, va sottolineato). I recenti casi emersi qua e là – colpiti locali nel Mendrisiotto, nel Luganese come nel Bellinzonese – hanno generato un’autentica esplosione delle quarantene, ponendo il sistema del contact tracing sotto una pressione sin qui inedita. Alcuni Cantoni hanno addirittura abbandonato il tracciamento a tappeto, concentrandolo soltanto sui rapporti più ravvicinati avuti dai contagiati. Un contact tracing mirato insomma. Va ricordato come le discoteche erano state riaperte soltanto lo scorso 6 giugno, dopo tre mesi di chiusura.

Far la spesa mascherati
Questa nuova chiusura non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Ancora meno sorprendente è l’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine per la clientela di negozi e centri commerciali. Più generalmente è raccomandato tale utilizzo in tutti gli spazi chiusi, ovunque non sia garantito il distanziamento fisico. Per il resto, il Consiglio di Stato ha sottolineato che rimangono vietati gli assembramenti di più di trenta persone, che per gli edifici scolastici e di formazione valgono le disposizioni degli specifici piani di protezione e, infine, che le manifestazioni pubbliche o private con presenza superiore ai 300 partecipanti devono essere preventivamente autorizzate dal Comune e approvate dal Gruppo di lavoro grandi eventi.

Già pronte ulteriori restrizioni
Norman Gobbi ha sottolineato che «sono previsti controlli nell’ambito del rispetto delle misure applicate». Potranno insomma fioccare le multe. Lo stesso presidente del Consiglio di Stato, evidenziando il ruolo principale della responsabilità individuale, lo ha detto chiaro e tondo: «Per non tornare a chiudere tutto occorre che tutti seguano le regole stabilite. Queste misure non sono d’altronde pensate per limitare le attività e le libertà, bensì per limitare il diffondersi del virus». E poi: «Il Consiglio di Stato ha comunque già immaginato un prossimo pacchetto di misure, ancora più restrittive, proprio con il preciso obiettivo di evitare un nuovo lockdown». Quello sarebbe l’ultima ratio, un fantasma che tutti vogliono fare in modo di scacciare, una volta per tutte.

La fase di contenimento
Raffaele De Rosa, direttore del DSS – che durante l’intera conferenza stampa ha indossato la mascherina -, ha aggiunto, in merito agli obiettivi da raggiungere o da evitare: «Vogliamo fare in modo di rimanere nella fase di contenimento della pandemia e di non entrare in una fase di mitigazione». Spaventano, in questo senso, l’aumento della mobilità sociale – che porta a un maggiore rimescolamento generazionale – e le situazioni venutesi a creare in altri Paesi, Francia su tutti. Le misure introdotte hanno insomma il sapore – certo non gradevole, ma sono i tempi che sono – di un atto di sensibilizzazione, di un richiamo alla responsabilità individuale. «Va tenuta alta la guardia». Soddisfatto in questo senso il medico cantonale Giorgio Merlani: «La reazione del Consiglio di Stato è stata rapidissima. Il Governo mi ha ascoltato, rivelandosi pronto a scattare di fronte al primo netto aumento dei casi. Tale reazione ci permetterà di rallentare il ritmo del virus, evitando un’immediata evoluzione esponenziale».

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha aggiornato oggi le misure cantonali per limitare la diffusione del nuovo Coronavirus, prendendo atto del significativo aumento dei contagi registrato negli ultimi giorni in Ticino. Le nuove regole entreranno in vigore alle 19.00 di venerdì 10 ottobre 2020.

Le nuove misure decise dal Consiglio di Stato prevedono in particolare la chiusura dei locali notturni (discoteche, sale da ballo, club e simili) e l’obbligo di indossare la mascherina per la clientela di negozi e centri commerciali.
Le manifestazioni con presenza di oltre 300 partecipanti, pubbliche o private, dovranno essere autorizzate preventivamente dal Comune e approvate dal «Gruppo di lavoro grandi eventi» incaricato dal Consiglio di Stato (maggiori informazioni possono essere consultate sulla pagina web www.ti.ch/grandimanifestazioni).

Il Consiglio di Stato ha inoltre adattato, anche in questo caso a partire dalle 19.00 di domani, le disposizioni che riguardano il settore della ristorazione:

  • In bar e ristoranti sarà ammessa solo la consumazione al tavolo, al posto assegnato.
  • È prevista la raccolta dei dati di almeno una persona per ogni tavolo. Il gerente (o il responsabile) deve garantire la correttezza dei dati di contatto rilevati.
  • Per il personale addetto al servizio è obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata, in buono stato e indossata coprendo bocca e naso. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina.
  • Le strutture della ristorazione dovranno essere in grado di trasmettere entro due ore al Medico cantonale le informazioni complete sugli avventori di un determinato giorno. Tale obbligo vale tra le 7.00 e le 22.00, sette giorni su sette.

Su scala nazionale continuano a essere obbligatori l’utilizzo della mascherina sui mezzi pubblici e la quarantena immediata per chi rientra da uno dei Paesi ad alto rischio di contagio (secondo la lista allestita dalla Confederazione). L’uso della mascherina è inoltre fortemente raccomandato quando non è possibile mantenere il distanziamento, come ad esempio nei veicoli privati su cui viaggiano persone non appartenenti alla stessa economia domestica.

Flyer

 

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

Da www.liberatv.ch

Le misure entreranno in vigore da domani alle 19. Nei ristoranti si potrà consumare solamente da seduti e bisognerà lasciare i nomi.
“Il lockdown è proprio l’ultima ratio”, sottolinea Gobbi

Dopo parecchio tempo, a causa dell’aumento di casi di Covid, tornano le conferenze stampa del Governo: presenti oggi a Palazzo delle Orsoline Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità e Giorgio Merlani, Medico cantonale.

Gobbi: “Noi sempre attenti”
“Il Consiglio di Stato durante l’estate ha monitorato continuamente l’evoluzione epidemiologica”.

De Rosa: “Ci preoccupano diversi fattori”
“Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e anche preoccupante. Abbiamo una crescita dei nuovi casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione, soprattutto negli ultimi tre giorni. Anche il tasso di positività è cresciuto, ora è tra il 5% e il 7%, è aumentato anche a livello nazionale dove siamo attorno al 10%. Ulteriori elementi che devono far riflettere sono quelli dei casi sconosciuti: prima i casi di cui non si rintracciava l’origine del contagio erano pochi, adesso sono aumentati e questo fa capire quanto la diffusione sia meno controllata. Mi preoccupa anche la diffusione dei contagi presso le fasce di età a rischio. Prima venivano contagiati i giovani e gli under 40, adesso vengono contagiato anche gli over 60 e 70, categorie particolarmente a rischio di complicazioni”.
“Abbiamo avuto anche l’aumento della mobilità, non solo nei trasporti ma anche sociale. Una persona si sposta sul territorio anche a livello sociale, frequentando diversi aumenti, aumentando il mescolamento sociale. Lo vediamo nel numero di quarantene per caso. A febbraio, marzo, aprile, per ogni caso avevamo diverse quarantene, nella fase del lockdown eravamo scesi a 1 o 2 contatti, con la distanza fisica molto rispettata, ora siamo risaliti a doppia cifra di quarantene per caso. Non da ultimo, anche la situazione nazionale desta molta preoccupazione, così come quella dei paesi vicini, vedesi la Francia. Questo mi porta a dire che la domanda non è da porsi se arriverà una seconda ondata ma quando e quale sarà la nostra capacità di gestirla”.
“Segnalo che ci sono state una quarantena di classe del post obbligo, due per frequentatori di locali pubblici e due per squadre non professionistiche. Stiamo andando verso la stagione fredda, dove aumentano i raduni al chiuso. Sta arrivando anche l’influenza stagionale, difficile da gestire col Covid. Abbiamo deciso di adottare una serie di misure importanti di cui parlerà Gobbi”.
“Gli obiettivi sono la tutela della salute della popolazione, imprescindibile anche per tutelare l’economia e la società. Importantissimo è frenare la crescita dei contagi. È fondamentale che riusciamo anche a salvaguardare il contact tracing che è molto sotto pressione. Dobbiamo restare nella fase di contenimento della malattia, come è ora”.
“Segnale due risoluzioni governative: la conferma del sistema sanitario di prontezza, col dispositivo a blocchi di 7 letti di cure intense e 10 per casi acuti, e il rinnovo del sistema dei check point che è stato molto prezioso. Ci sarà l’aggiornamento della nuova campagna di sensibilizzazione, anche verso i giovani, con l’importanza dell’intergenerazionalità, dato che cominciamo a vedere delle positività negli over 65 e over 70, e anche verso chi è a rischio. Abbiamo sempre parlato di maratona, ci sono momenti di crisi, di frustrazione, bisogna tener duro e applicare quanto imparato: distanza, uso della mascherina quando non si può avere la distanza, l’igiene delle mani”.

Gobbi: “Ecco le misure, il lockdown è l’ultima ratio”
“I maggiori contatti sociali portano a un numero accresciuto di persone in quarantena, tolte dalla formazione e dal posto di lavoro, effetti che vogliamo mitigare. Abbiamo preso diverse decisioni che vanno a aggiungersi a quelle in vigore, da domani alle 19”.
“Restano vietati gli assembramenti con più di 30 persone nello spazio pubblico. Viene decretata la chiusura di discoteche, sale da ballo e club, visto che in questi ambiti ci sono stati parecchi contatti, e hanno portato a molte quarantene. In tutte le strutture della ristorazione è ammessa solo la consumazione al tavolo, o al posto assegnato in caso di stadi. Bisogna prendere il nome dei presenti, almeno uno per tavolo, per favorire il contact tracing”.
“Per il personale impiegato nella ristorazione va tenuto un piano di lavoro per il contact tracing, potranno mettere solo le mascherine facciali e non più le visiere in plastica. Le strutture della ristorazione dovranno mettere a disposizione le liste 7 giorni su 7. L’estate ha mostrato come grazie all’uso della mascherina la fiducia della clientela e dei turisti è stata positiva, abbiamo vissuto un’ottima estate con pochi casi”.
“Sarà obbligatorio usare la mascherina negli spazi commerciali anche per la clientela. Una novità già introdotta in altri Cantoni, ora è arrivato il momento di attuarlo anche da noi, pensando anche alla diffusione della normale influenza. Bisognerà mettere a disposizione dei disinfettanti all’interno dei negozi. Vogliamo garantire i piani di protezione all’interno di queste strutture, con la disinfezione regolare di sportelli, cestini, carrelli. L’uso della mascherina resta fortemente raccomandato in tutte le situazioni quando non si ha la distanza sociale, così come nelle auto familiari se non si appartiene a un gruppo regolarmente a contatto. La mascherina non risolve tutto, bisogna tener presente anche le altre norme igieniche”.
“Un’ulteriore novità è per gli eventi. Quelli a cui partecipano più di 300 persone dovranno essere autorizzate dal Comune e dal gruppo grandi eventi, per poter verificare il contact tracing e i piani di protezione. Il Cantone gestisce quelli sopra i 1’000 presenti, questi spettano al Comune. Durante l’evento valgono regole strette, ma bisogna fare attenzione anche all’esterno delle strutture, perchè a quel punto è difficile ricostruire i contatti. Se il virus si diffonde velocemente, aumentano gli ospedalizzati e le persone in cure intense e noi vogliamo evitare di mettere in sovraccarico le strutture sanitarie, che comunque continuano a essere pronte, così come i check point. L’obiettivo è di evitare il peggioramento della situazione e un ritorno a quanto vissuto durante i mesi più difficili”.
“Abbiamo già pensato alle prossime misure se queste non bastassero. Andranno a restringere ma non a chiudere. Il lockdown è l’ultima ratio, se non c’è un comportamento corretto. Richiamiamo alla libertà individuale di tutti. L’obiettivo è non chiudere”.
“Con comportamenti individuali scorretti la situazione peggiore: lo Stato, i Cantoni, i Comuni possono fare molto, se il singolo pensa di poter fare quello che vuole non va bene, il suo comportamento impatta su tutti. L’auspicio è che tutti noi torniamo a essere consapevoli come durante questa primavera, che il nostro comportamento impatta sulla collettività”.
“Sono previsti controlli delle autorità, perchè abbiamo avuto più segnalazioni di disattenzioni, dalla messa a disposizione del disinfettante al porto corretto delle maschere. Il rispetto delle regole contribuisce a gestire la situazione”.

Merlani: “Rapida risposta del Consiglio di Stato un buon segnale”
“Ci aspettavamo che potevano salire i casi ma ci ha sorpreso la rapidità. Se fino a settimana scorsa eravamo sempre sotto i 10 casi, da lunedì c’è stato un aumento, un raddoppio ogni tre giorni, in maniera non molto prevista e prevedibile, accompagnato dall’aumento della positività sui testati”.
“Non possiamo stabilire su tutti da dove proviene il contagio. Prima il 90% erano per il rientro dalle vacanze, ora questo dato è sceso: almeno la metà dei casi non sappiamo dire dove sono stati contagiati. Abbiamo dei positivi tra quelli in quarantena, abbiamo focolai nello sport e nei locali di divertimento, anche negli uffici ecc. Non dobbiamo far sì che il virus circoli libero nella comunità. Chiedo ai medici di testare, isolare, contattare i sospetti. Se abbiamo sintomi asteniamoci dal lavoro, chiamiamo il dottore, facciamo il test e stiamo a casa fino al risultato del test”.
“Le probabili cause dell’aumento? La stagione ha avuto un influsso, il fenomeno è simile in tutta la Svizzera, mentre prima c’erano alcuni Cantoni in cui c’erano focolai e altri in cui non c’erano. Dobbiamo pensare che ci possa essere qualcosa a livello globale che abbia un impatto, di sicuro il clima c’entra. Una causa è il cambiamento del clima, la gente si è trovata al chiuso e non all’aperto. Un altro aspetto sono le vacanze di autunno in vari Cantoni svizzeri, portando a un rimescolamento tra vari Cantoni e potrebbe in parte spiegare l’aumento”.
“Fondamentale è che a questa rapidità di aumento si è assistito a una reazione rapida del Consiglio di Stato, che mi ha ascoltato subito. Una risposta netta e rapida è un bel segnale anche per la popolazione. Le belle giornate in termini di clima e epidemiologici sono finite, dobbiamo rimettere in campo quanto imparato per convivere con maggior tranquillità possibile con la situazione. Non a caso abbiamo visto che l’aumento dei numeri ha un piccolo impatto sia in termini di diffusione del virus. Una risposta immediata può portarci a rallentare”.
“Nel contact tracing l’obiettivo era restare sotto i 100, a livello svizzero. Adesso sono già dieci volte superiori alla capacità, la prima cosa che mi sento di dire è ringraziare chi lavora nel contact tracing. Umanamente il limite non è infinito, perchè il carico di lavoro diventa maggiore e i tempi si allungano, se le persone da chiamare sono sempre di più, aumentando anche il rischio. Ma non possiamo mettere in quarantena ogni volta mezzo Ticino. Dobbiamo tornare a maggior attenzione”.
“Non perchè le attività non sono vietate vuol dire che dobbiamo farle tutte. Usiamo la nostra libertà in maniera controllata, non abusiamone, altrimenti le misure diventano restrittive sulle nostre libertà”.

De Rosa: “Nelle case anziani anche la solitudine è un problema”.
“Case anziani? Avevamo chiuso per proteggere gli anziani dal virus ma anche la solitudine e l’isolamento facevamo male. Bisogna trovare un equilibrio. Anche le singole case e direzioni possono mettere delle misure autonome, persino la chiusura in caso di casi”.

Merlani:”Mi spezzerebbe il cuore dover richiudere le case anziani”
“Le aperture delle case anziano non sono temerarie ma proporzionate. Abbiamo acquisito ulteriori conoscenze e sono convinto che le persone sono coscienti del rischio di portare il virus in struttura, nessuno è così temerario di abbassare la mascherina o nascondere sintomi. Se dovessero aumentare troppo i casi, siamo pronti a tornare alla situazione di prima, mettendo uno stop. Mi spezzerebbe il cuore dopo due settimane dall’apertura dover richiudere”.
“Non dobbiamo vietare a nessun turista di venire da noi. Bisognerà rispettare in maniera rigorosa le misure. Se chiediamo alla gente di venire in sicurezza si può fare”.
“La strategia è di testare il più possibile. Tutto il mondo cerca di tracciare e si torna in una situazione con forte richiesta e forte crescita. Noi stiamo cercando di aumentare la capacità dei test: non solo farlo, ma formare chi deve farlo, sapere quando, dove, il tampone va inviato e analizzato da un laboratorio con macchinari e persone adeguate, il risultato va comunicato. Bisogna potenziare tutto, per esempio lascia perplessi pensare che abbiamo reagenti solo per due settimane. Dobbiamo lavorare tutti, discutere su come aumentare le capacità. Non vorrei fare passi indietro, tornando a testare solo persone con sintomi importanti, rischiando di contenere molto meno”.

Gobbi: “Siamo pronti a sanzionare”
“Già in passato abbiamo fatto controlli dando sanzioni, ci sono procedure giudiziarie in corso. Come sempre si passa dal richiamare l’attenzione a sanzionare”.
“Nei locali erotici si può garantire il tracciamento, ma dato che dovendo effettuare i controlli e segnando i nomi non ci sarà più privacy e quindi andranno a chiudere da soli”.

****

Da www.rsi.ch/news

Mascherine obbligatorie nei negozi

Giro di vite del Consiglio di Stato nella lotta contro il coronavirus dal 9 ottobre – Chiuse discoteche, club e sale da ballo

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mascherine-obbligatorie-nei-negozi-13497043.html

Mascherine obbligatorie nei negozi e nei centri commerciali e discoteche, club e sale da ballo chiuse dal 9 ottobre alle ore 19.00 fino al 30 ottobre. Sono due delle misure più incisive decise dal Consiglio di Stato ticinese, che oggi ha comunicato con una conferenza stampa una serie di misure per combattere l’impennata da contagi di coronavirus registrata sia a livello cantonale che nazionale negli ultimi giorni.
Inoltre l’Esecutivo ha decretato che, sempre dal 9 ottobre, in tutte le strutture della ristorazione e ammessa unicamente la consumazione al tavolo. Sempre per quanto concerne questo settore economico è decretato l’obbligo di un piano di lavoro per il personale della ristorazione e il porto di una mascherina chirurgica.
Per gli edifici scolastici e di formazione continuano invece a valere le disposizioni degli specifici piani di protezione. L’uso delle mascherine rimane per il resto fortemente raccomandato.
Queste misure, ha sottolineato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, durante la conferenza stampa a Bellinzona, sono necessarie per tutelare la salute della popolazione e anche l’economia. “È una maratona: occorre tenere duro, tenere alta la guardia e continuare ad applicare la distanza sociale, lavarsi frequentemente le mani e usare la mascherina quando non si può tenere la distanza”, ha aggiunto De Rosa.
“Se il virus si diffonde troppo velocemente aumenta anche il numero di ospedalizzate e di persone ricoverate in terapia intensiva: l’obbiettivo delle nuove misure è di non sovraccaricare la sanità ticinese”, ha dichiarato il presidente del Governo Norman Gobbi. Se le nuove misure appena varate non basteranno, ha aggiunto Norman Gobbi, “altre misure verranno implementate. Il lockdown, tuttavia, rimane “l’ultima ratio”.

 

Il Presidente del Governo incontra il Sindaco di Campione d’Italia

Il Presidente del Governo incontra il Sindaco di Campione d’Italia

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi Roberto Canesi, neoeletto Sindaco di Campione d’Italia per una prima visita di cortesia dopo il recente rinnovo dei poteri nell’enclave.

L’incontro odierno tra il Presidente del Governo Norman Gobbi e il Sindaco Roberto Canesi, accompagnato da una delegazione della Giunta e del Consiglio dell’enclave, ha permesso in particolare di fare il punto sulla situazione sulla situazione debitoria di Campione d’Italia nei confronti del Cantone Ticino e di valutare l’erogazione dei servizi nell’enclave dopo la modifica dello statuto doganale dell’inizio dell’anno. In questo ambito sono in particolare state sollevate le problematiche dello smaltimento degli inerti, la commutazione delle targhe e delle patenti e le numerose criticità ad esse connesse. Questioni che ad oggi non hanno ancora trovato piena risoluzione.

Il Consiglio di Stato riconosce queste problematiche, auspica una pronta risoluzione a livello dei rispettivi Governi nazionali e rimane disponibile a fornire il proprio contributo nell’ambito delle proprie competenze.

Gobbi: «Sono preoccupato. Occorre fare piena chiarezza»

Gobbi: «Sono preoccupato. Occorre fare piena chiarezza»

Da www.tio.ch
Il presidente del Governo fa il punto sulle polemiche che stanno investendo il Palazzo di Giustizia
E sui messaggini WhatsApp tra gli alti magistrati dice: «Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità nelle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».

«Sono preoccupato». Lo ripete più volte nel corso dell’intervista Norman Gobbi.
Quanto sta accadendo a Palazzo di Giustizia non lascia indifferente il Consiglio di Stato e in particolare il presidente del Governo che è anche direttore delle Istituzioni.

«Il risultato finale non mi ha sorpreso» ha dichiarato il Procuratore generale Andrea Pagani. Il preavviso negativo del Consiglio della Magistratura (CdM) per cinque dei venti procuratori ha sorpreso invece il presidente del Governo?

«Più che sorpreso direi preoccupato – risponde Norman Gobbi -. E tale preoccupazione è condivisa dal Governo cantonale, a fronte di tutti gli accadimenti occorsi dopo la notizia dei preavvisi del CdM».

Sospettiamo che il cittadino Gobbi abbia un pensiero più sanguigno sull’accaduto…
«Il mio pensiero è unico: preoccupazione per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia nella giustizia penale cantonale da parte della cittadinanza e di tutti gli attori del sistema giudiziario. Oltre che una necessità di fare piena chiarezza in maniera celere, pensando ai procuratori toccati e a tutte le collaboratrici e collaboratori del Ministero pubblico in particolare».

In questo momento si evidenziano tensioni a più livelli: evidentemente tra i preavvisati “male” e il Consiglio della Magistratura, come pure tra quest’ultimo e la Commissione Giustizia e Diritti e poi ancora tra il PG e il presidente del Tribunale penale… Come se ne esce?
«Esercitando il proprio ruolo con coscienza e astenendosi da tutto ciò che potrebbe intaccare la credibilità dell’istituzione che si rappresenta».

Secondo il PG Andrea Pagani «l’attuale situazione, in parte, è dipesa dal considerevole carico di lavoro che non tutti sempre sono in grado di reggere». La politica dovrebbe aiutare la Giustizia potenziando la Procura?
«La politica sostiene e sosterrà sempre la magistratura, ma laddove giustificato, e non solo con risorse umane, ma anche misure organizzative, legislative, logistiche e informatiche.

Sempre Pagani ha lamentato anche la mancanza di “maggiori strumenti” per migliorare la vigilanza. Anche qui si allude ad un potenziamento necessario?
«Maggiori strumenti per migliorare la vigilanza devono essere qui intesi a mio avviso con delle misure legislative sulle quali stiamo riflettendo in questo momento per rapporto a tutte le Autorità giudiziarie e non solo al Ministero pubblico».

I procuratori annaspano in una marea di casi: non c’è anche una responsabilità politica? Spesso le è stata mossa l’accusa di promuovere uno Stato di polizia…
«Il Consiglio di Stato ha supportato il Procuratore generale nelle richieste formulate a suo tempo, potenziando con segretari giudiziari l’ufficio del PG, proponendo inoltre un anno fa – sempre d’intesa con il PG – un potenziamento del Ministero pubblico oltre che ad una misura volta a rendere più efficace l’operato dell’Autorità. L’autorità politica supporta come detto le Autorità giudiziarie ma laddove giustificato».

Non si può non toccare il tema dei “WhatsApp” intercorsi tra il giudice Ermani e il PG Pagani. Secondo alcuni lo scandalo s’annida lì e i preavvisi sono solo la conseguenza di una contiguità inopportuna. Quei messaggini possono essere archiviati come semplici comunicazioni “istituzionali”?
«Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità delle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».

Lei che rapporto ha con “WhatsApp”?
«Ne faccio uso come tutti».

Potere inquirente, potere giudicante e potere vigilante sotto lo stesso tetto. Più che raccomandare un uso più istituzionale dei canali comunicativi, non sarebbe il caso finalmente di separare fisicamente questi poteri, ma forse anche alzare un muro tra le carriere?
«Dobbiamo tenere conto dell’estensione ridotta nel nostro Cantone e della conseguente concentrazione dei professionisti attivi in ambito giuridico che non permette, a mio avviso, una separazione delle carriere. L’indipendenza della Magistratura è un concetto che deve essere proprio ai magistrati».

Alla fine sarà il Parlamento, ma prima ancora i partiti, a dover rimettere assieme i cocci del vaso. Questo la preoccupa?
«Confido nelle istituzioni e in una celere, quanto riservata, trattazione della procedura di rinnovo e di nomina dei nuovi procuratori pubblici».