Nuove misure anti Covid

Nuove misure anti Covid

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 ottobre 2020 de Il Quotidiano

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 de La Regione

Si stringe oggi, per non chiudere ancora domani
Misure ulteriori per frenare l’evoluzione del coronavirus
Gobbi: Il lockdown non è contemplato e resta l’ultima ratio”

Discoteche, sale da ballo e club chiusi da questa sera e mascherine obbligatorie nei negozi da domani, sabato. Il giro di vite del Consiglio di Stato arriva all’indomani dell’aumento dei contagi riscontrati proprio nei locali notturni. Per quanto concerne l’obbligo d’indossare le mascherine nei negozi, conferma il presidente del governo Norman Gobbi, sono previste delle sanzioni «definite nell’ambito della Legge federale sulle epidemie», in caso di mancato rispetto della disposizione adottata dal governo. Misure necessarie, quelle decise dal Consiglio di Stato, che non preludono, per ora, a un altro lockdown. «L’obiettivo dichiarato da tempo è quello di non chiudere le attività economiche che resta l’ultima ratio se viene meno la responsabilità individuale», ha commentato Gobbi che ha ribadito che la situazione epidemiologica in Ticino non è grave come in altri cantoni, ma l’ulteriore stretta si è resa necessaria per prevenire un peggioramento ulteriore. Da qui l’appello alla responsabilità individuale e al rispetto delle misure igieniche note: disinfettante, distanza e mascherine dove è necessario.

«Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e preoccupante», ha spiegato da parte sua Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e socialità, rigorosamente con la mascherina. «Abbiamo una crescita dei casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione degli ultimi tre giorni», ha affermato. Ricordiamo che ieri erano 40 i testati positivi in Ticino, mentre mercoledì 39. Durante il fine settimana 21 persone sono state trovate positive. La tendenza al rialzo è quindi chiara. «È cresciuto anche il tasso di positività, che è oggi fra il 5 e il 7%, rispetto all1% delle scorse settimane, mentre a livello nazionale siamo attorno al 10%». «Deve far riflettere anche l’aumento dei casi ‘sconosciuti’, quelli dove l’origine della malattia non si riesce a decifrare: indica quanto la diffusione sia aumentata. Al rialzo anche i contagi tra le persone sopra i 60 e i 70 anni, categorie particolarmente a rischio di complicazioni in caso di contagio».

Situazione seria anche per il dottor Giorgio Merlani, capo dellUfficio del medico cantonale: «Siamo di fronte a un raddoppio dei positivi ogni tre giorni, un aumento inaspettato. Non si tratta di un focolaio, ma di casi diffusi, presenti sul territorio cantonale e per buona parte di questi non siamo in grado di definire l’origine del contagio. Per più della metà dei casi non siamo in grado di dire l’origine del contagio. Bisogna evitare di passare a una diffusione comunitaria, senza controllo». I motivi? Per Merlani, sarebbero fondamentalmente due: «Innanzitutto il clima. Negli ultimi giorni di settembre c’è stato un tempo brutto e freddo. Inoltre, ci sono state le vacanze autunnali in vari cantoni svizzeri, che hanno portato a una mobilità interna più pronunciata». Tra le altre misure, si segnala che in tutte le strutture della ristorazione sarà ammessa solo la consumazione al tavolo. I gerenti dovranno provvedere alla raccolta dei dati di almeno una persona per tavolo, per garantire il contact tracing. Le liste dovranno essere messe a disposizione dell’autorità nel giro di due ore, tra le 7 e le 22. E questo 7 giorni su 7. Infine, anche i dipendenti dovranno indossare la mascherina facciale. Non sarà più tollerata quella in plexiglas. Sono previste sanzioni per i trasgressori.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Nuove misure per non subire nuovi picchi
Il Consiglio di Stato questa sera alle 19 farà entrare in vigore un pacchetto di provvedimenti restrittivi al fine di rallentare il diffondersi del virus: chiuse le discoteche, mascherine obbligatorie nei negozi, vietato il consumo in piedi nei bar

Spesso ci è stato detto, da quando abbiamo iniziato a trattare il tema del coronavirus, che un numero non fa statistica, di non fidarci dei dati soltanto, di guardare oltre, di confrontare cifre e situazioni. Al primo netto e repentino aumento dei nuovi casi di contagio, il Consiglio di Stato ticinese ha però deciso di farne non una statistica ma comunque un segnale di allarme. E di dar seguito a questo segnale, subito, senza indugi, e quindi di intervenire. Nessuno evidentemente ha dimenticato la lezione impartitaci dal virus, dal SARS-CoV-2.

Da oggi sino al 30 ottobre
È cresciuto il numero dei nuovi casi, ma non quello soltanto. Quello in effetti non sarebbe bastato a giustificare, agli occhi della popolazione, nuove misure, nuove regole e restrizioni. È cresciuto anche il tasso di positività, così come sono aumentati i casi sconosciuti, non ricostruibili – cani sciolti nella galassia del contact tracing -. Ed è tornata a essere colpita anche la fascia più a rischio, quella legata alla cosiddetta terza età. Non si parla più di «over questo» o «over quello», ritenuti a ragione discriminatori, ma comunque di anziani risultati positivi. Raffaele De Rosa, riferendosi all’insieme degli elementi, al tutto del momento epidemiologico che stiamo vivendo, ha allora parlato di «situazione seria, preoccupante». Lo ha fatto in entrata di conferenza stampa, quasi a voler sgombrare il campo dalle discussioni: bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito. L’insieme delle nuove (vecchie) misure entrerà allora in vigore questa sera, alle 19. Il pacchetto avrà valore almeno sino al 30 ottobre, tre settimane quindi. Ma da molti fattori emersi, qui, di già, come altrove, è lecito temere che si possa anche andare oltre. Il primo citato, di questi fattori, è infatti legato alla stagione in corso, l’autunno, che altro non è – pleonastico sottolinearlo – che il preludio all’inverno, a una stagione ancora più fredda – si prosegue di pleonasmo in pleonasmo -, ancor più legata alla vita «al chiuso». Non è un caso che De Rosa abbia anche aggiunto: «La domanda, a questo punto, non è se arriverà la seconda ondata, ma piuttosto quando».

Non più «caffè» al bancone
Entrando nel vivo del pacchetto annunciato da Norman Gobbi e dallo stesso De Rosa, la misura forse più forte riguarda una volta ancora il settore della ristorazione, il più colpito – a causa della natura stessa del servizio, verrebbe da aggiungere – dall’inizio di questa lunga era pandemica. «In tutte le strutture della ristorazione è ammessa unicamente la consumazione al tavolo, rispettivamente (pensando in particolare agli stadi, ndr) al posto assegnato». Tradotto: guai in arrivo in particolare per i bar che vivono di servizio in piedi, i cosiddetti «caffè». Gli esercenti dovranno poi provvedere a raccogliere in maniera sistematica i dati degli ospiti e il personale addetto al servizio alla clientela dovrà indossare mascherine facciali. «È obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina». Stop alle visiere di plastica insomma.

Troppe quarantene «notturne»
E nuovo stop ai locali notturni, quindi alle discoteche, alle sale da ballo e ai club (ma non ai locali erotici, va sottolineato). I recenti casi emersi qua e là – colpiti locali nel Mendrisiotto, nel Luganese come nel Bellinzonese – hanno generato un’autentica esplosione delle quarantene, ponendo il sistema del contact tracing sotto una pressione sin qui inedita. Alcuni Cantoni hanno addirittura abbandonato il tracciamento a tappeto, concentrandolo soltanto sui rapporti più ravvicinati avuti dai contagiati. Un contact tracing mirato insomma. Va ricordato come le discoteche erano state riaperte soltanto lo scorso 6 giugno, dopo tre mesi di chiusura.

Far la spesa mascherati
Questa nuova chiusura non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Ancora meno sorprendente è l’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine per la clientela di negozi e centri commerciali. Più generalmente è raccomandato tale utilizzo in tutti gli spazi chiusi, ovunque non sia garantito il distanziamento fisico. Per il resto, il Consiglio di Stato ha sottolineato che rimangono vietati gli assembramenti di più di trenta persone, che per gli edifici scolastici e di formazione valgono le disposizioni degli specifici piani di protezione e, infine, che le manifestazioni pubbliche o private con presenza superiore ai 300 partecipanti devono essere preventivamente autorizzate dal Comune e approvate dal Gruppo di lavoro grandi eventi.

Già pronte ulteriori restrizioni
Norman Gobbi ha sottolineato che «sono previsti controlli nell’ambito del rispetto delle misure applicate». Potranno insomma fioccare le multe. Lo stesso presidente del Consiglio di Stato, evidenziando il ruolo principale della responsabilità individuale, lo ha detto chiaro e tondo: «Per non tornare a chiudere tutto occorre che tutti seguano le regole stabilite. Queste misure non sono d’altronde pensate per limitare le attività e le libertà, bensì per limitare il diffondersi del virus». E poi: «Il Consiglio di Stato ha comunque già immaginato un prossimo pacchetto di misure, ancora più restrittive, proprio con il preciso obiettivo di evitare un nuovo lockdown». Quello sarebbe l’ultima ratio, un fantasma che tutti vogliono fare in modo di scacciare, una volta per tutte.

La fase di contenimento
Raffaele De Rosa, direttore del DSS – che durante l’intera conferenza stampa ha indossato la mascherina -, ha aggiunto, in merito agli obiettivi da raggiungere o da evitare: «Vogliamo fare in modo di rimanere nella fase di contenimento della pandemia e di non entrare in una fase di mitigazione». Spaventano, in questo senso, l’aumento della mobilità sociale – che porta a un maggiore rimescolamento generazionale – e le situazioni venutesi a creare in altri Paesi, Francia su tutti. Le misure introdotte hanno insomma il sapore – certo non gradevole, ma sono i tempi che sono – di un atto di sensibilizzazione, di un richiamo alla responsabilità individuale. «Va tenuta alta la guardia». Soddisfatto in questo senso il medico cantonale Giorgio Merlani: «La reazione del Consiglio di Stato è stata rapidissima. Il Governo mi ha ascoltato, rivelandosi pronto a scattare di fronte al primo netto aumento dei casi. Tale reazione ci permetterà di rallentare il ritmo del virus, evitando un’immediata evoluzione esponenziale».

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Coronavirus – Disposizioni cantonali valide dal 9 ottobre 2020

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha aggiornato oggi le misure cantonali per limitare la diffusione del nuovo Coronavirus, prendendo atto del significativo aumento dei contagi registrato negli ultimi giorni in Ticino. Le nuove regole entreranno in vigore alle 19.00 di venerdì 10 ottobre 2020.

Le nuove misure decise dal Consiglio di Stato prevedono in particolare la chiusura dei locali notturni (discoteche, sale da ballo, club e simili) e l’obbligo di indossare la mascherina per la clientela di negozi e centri commerciali.
Le manifestazioni con presenza di oltre 300 partecipanti, pubbliche o private, dovranno essere autorizzate preventivamente dal Comune e approvate dal «Gruppo di lavoro grandi eventi» incaricato dal Consiglio di Stato (maggiori informazioni possono essere consultate sulla pagina web www.ti.ch/grandimanifestazioni).

Il Consiglio di Stato ha inoltre adattato, anche in questo caso a partire dalle 19.00 di domani, le disposizioni che riguardano il settore della ristorazione:

  • In bar e ristoranti sarà ammessa solo la consumazione al tavolo, al posto assegnato.
  • È prevista la raccolta dei dati di almeno una persona per ogni tavolo. Il gerente (o il responsabile) deve garantire la correttezza dei dati di contatto rilevati.
  • Per il personale addetto al servizio è obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata, in buono stato e indossata coprendo bocca e naso. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina.
  • Le strutture della ristorazione dovranno essere in grado di trasmettere entro due ore al Medico cantonale le informazioni complete sugli avventori di un determinato giorno. Tale obbligo vale tra le 7.00 e le 22.00, sette giorni su sette.

Su scala nazionale continuano a essere obbligatori l’utilizzo della mascherina sui mezzi pubblici e la quarantena immediata per chi rientra da uno dei Paesi ad alto rischio di contagio (secondo la lista allestita dalla Confederazione). L’uso della mascherina è inoltre fortemente raccomandato quando non è possibile mantenere il distanziamento, come ad esempio nei veicoli privati su cui viaggiano persone non appartenenti alla stessa economia domestica.

Flyer

 

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

“Il Consiglio di Stato ha reagito con rapidità”. Chiusi discoteche e locali notturni, mascherine obbligatorie nei negozi

Da www.liberatv.ch

Le misure entreranno in vigore da domani alle 19. Nei ristoranti si potrà consumare solamente da seduti e bisognerà lasciare i nomi.
“Il lockdown è proprio l’ultima ratio”, sottolinea Gobbi

Dopo parecchio tempo, a causa dell’aumento di casi di Covid, tornano le conferenze stampa del Governo: presenti oggi a Palazzo delle Orsoline Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità e Giorgio Merlani, Medico cantonale.

Gobbi: “Noi sempre attenti”
“Il Consiglio di Stato durante l’estate ha monitorato continuamente l’evoluzione epidemiologica”.

De Rosa: “Ci preoccupano diversi fattori”
“Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e anche preoccupante. Abbiamo una crescita dei nuovi casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione, soprattutto negli ultimi tre giorni. Anche il tasso di positività è cresciuto, ora è tra il 5% e il 7%, è aumentato anche a livello nazionale dove siamo attorno al 10%. Ulteriori elementi che devono far riflettere sono quelli dei casi sconosciuti: prima i casi di cui non si rintracciava l’origine del contagio erano pochi, adesso sono aumentati e questo fa capire quanto la diffusione sia meno controllata. Mi preoccupa anche la diffusione dei contagi presso le fasce di età a rischio. Prima venivano contagiati i giovani e gli under 40, adesso vengono contagiato anche gli over 60 e 70, categorie particolarmente a rischio di complicazioni”.
“Abbiamo avuto anche l’aumento della mobilità, non solo nei trasporti ma anche sociale. Una persona si sposta sul territorio anche a livello sociale, frequentando diversi aumenti, aumentando il mescolamento sociale. Lo vediamo nel numero di quarantene per caso. A febbraio, marzo, aprile, per ogni caso avevamo diverse quarantene, nella fase del lockdown eravamo scesi a 1 o 2 contatti, con la distanza fisica molto rispettata, ora siamo risaliti a doppia cifra di quarantene per caso. Non da ultimo, anche la situazione nazionale desta molta preoccupazione, così come quella dei paesi vicini, vedesi la Francia. Questo mi porta a dire che la domanda non è da porsi se arriverà una seconda ondata ma quando e quale sarà la nostra capacità di gestirla”.
“Segnalo che ci sono state una quarantena di classe del post obbligo, due per frequentatori di locali pubblici e due per squadre non professionistiche. Stiamo andando verso la stagione fredda, dove aumentano i raduni al chiuso. Sta arrivando anche l’influenza stagionale, difficile da gestire col Covid. Abbiamo deciso di adottare una serie di misure importanti di cui parlerà Gobbi”.
“Gli obiettivi sono la tutela della salute della popolazione, imprescindibile anche per tutelare l’economia e la società. Importantissimo è frenare la crescita dei contagi. È fondamentale che riusciamo anche a salvaguardare il contact tracing che è molto sotto pressione. Dobbiamo restare nella fase di contenimento della malattia, come è ora”.
“Segnale due risoluzioni governative: la conferma del sistema sanitario di prontezza, col dispositivo a blocchi di 7 letti di cure intense e 10 per casi acuti, e il rinnovo del sistema dei check point che è stato molto prezioso. Ci sarà l’aggiornamento della nuova campagna di sensibilizzazione, anche verso i giovani, con l’importanza dell’intergenerazionalità, dato che cominciamo a vedere delle positività negli over 65 e over 70, e anche verso chi è a rischio. Abbiamo sempre parlato di maratona, ci sono momenti di crisi, di frustrazione, bisogna tener duro e applicare quanto imparato: distanza, uso della mascherina quando non si può avere la distanza, l’igiene delle mani”.

Gobbi: “Ecco le misure, il lockdown è l’ultima ratio”
“I maggiori contatti sociali portano a un numero accresciuto di persone in quarantena, tolte dalla formazione e dal posto di lavoro, effetti che vogliamo mitigare. Abbiamo preso diverse decisioni che vanno a aggiungersi a quelle in vigore, da domani alle 19”.
“Restano vietati gli assembramenti con più di 30 persone nello spazio pubblico. Viene decretata la chiusura di discoteche, sale da ballo e club, visto che in questi ambiti ci sono stati parecchi contatti, e hanno portato a molte quarantene. In tutte le strutture della ristorazione è ammessa solo la consumazione al tavolo, o al posto assegnato in caso di stadi. Bisogna prendere il nome dei presenti, almeno uno per tavolo, per favorire il contact tracing”.
“Per il personale impiegato nella ristorazione va tenuto un piano di lavoro per il contact tracing, potranno mettere solo le mascherine facciali e non più le visiere in plastica. Le strutture della ristorazione dovranno mettere a disposizione le liste 7 giorni su 7. L’estate ha mostrato come grazie all’uso della mascherina la fiducia della clientela e dei turisti è stata positiva, abbiamo vissuto un’ottima estate con pochi casi”.
“Sarà obbligatorio usare la mascherina negli spazi commerciali anche per la clientela. Una novità già introdotta in altri Cantoni, ora è arrivato il momento di attuarlo anche da noi, pensando anche alla diffusione della normale influenza. Bisognerà mettere a disposizione dei disinfettanti all’interno dei negozi. Vogliamo garantire i piani di protezione all’interno di queste strutture, con la disinfezione regolare di sportelli, cestini, carrelli. L’uso della mascherina resta fortemente raccomandato in tutte le situazioni quando non si ha la distanza sociale, così come nelle auto familiari se non si appartiene a un gruppo regolarmente a contatto. La mascherina non risolve tutto, bisogna tener presente anche le altre norme igieniche”.
“Un’ulteriore novità è per gli eventi. Quelli a cui partecipano più di 300 persone dovranno essere autorizzate dal Comune e dal gruppo grandi eventi, per poter verificare il contact tracing e i piani di protezione. Il Cantone gestisce quelli sopra i 1’000 presenti, questi spettano al Comune. Durante l’evento valgono regole strette, ma bisogna fare attenzione anche all’esterno delle strutture, perchè a quel punto è difficile ricostruire i contatti. Se il virus si diffonde velocemente, aumentano gli ospedalizzati e le persone in cure intense e noi vogliamo evitare di mettere in sovraccarico le strutture sanitarie, che comunque continuano a essere pronte, così come i check point. L’obiettivo è di evitare il peggioramento della situazione e un ritorno a quanto vissuto durante i mesi più difficili”.
“Abbiamo già pensato alle prossime misure se queste non bastassero. Andranno a restringere ma non a chiudere. Il lockdown è l’ultima ratio, se non c’è un comportamento corretto. Richiamiamo alla libertà individuale di tutti. L’obiettivo è non chiudere”.
“Con comportamenti individuali scorretti la situazione peggiore: lo Stato, i Cantoni, i Comuni possono fare molto, se il singolo pensa di poter fare quello che vuole non va bene, il suo comportamento impatta su tutti. L’auspicio è che tutti noi torniamo a essere consapevoli come durante questa primavera, che il nostro comportamento impatta sulla collettività”.
“Sono previsti controlli delle autorità, perchè abbiamo avuto più segnalazioni di disattenzioni, dalla messa a disposizione del disinfettante al porto corretto delle maschere. Il rispetto delle regole contribuisce a gestire la situazione”.

Merlani: “Rapida risposta del Consiglio di Stato un buon segnale”
“Ci aspettavamo che potevano salire i casi ma ci ha sorpreso la rapidità. Se fino a settimana scorsa eravamo sempre sotto i 10 casi, da lunedì c’è stato un aumento, un raddoppio ogni tre giorni, in maniera non molto prevista e prevedibile, accompagnato dall’aumento della positività sui testati”.
“Non possiamo stabilire su tutti da dove proviene il contagio. Prima il 90% erano per il rientro dalle vacanze, ora questo dato è sceso: almeno la metà dei casi non sappiamo dire dove sono stati contagiati. Abbiamo dei positivi tra quelli in quarantena, abbiamo focolai nello sport e nei locali di divertimento, anche negli uffici ecc. Non dobbiamo far sì che il virus circoli libero nella comunità. Chiedo ai medici di testare, isolare, contattare i sospetti. Se abbiamo sintomi asteniamoci dal lavoro, chiamiamo il dottore, facciamo il test e stiamo a casa fino al risultato del test”.
“Le probabili cause dell’aumento? La stagione ha avuto un influsso, il fenomeno è simile in tutta la Svizzera, mentre prima c’erano alcuni Cantoni in cui c’erano focolai e altri in cui non c’erano. Dobbiamo pensare che ci possa essere qualcosa a livello globale che abbia un impatto, di sicuro il clima c’entra. Una causa è il cambiamento del clima, la gente si è trovata al chiuso e non all’aperto. Un altro aspetto sono le vacanze di autunno in vari Cantoni svizzeri, portando a un rimescolamento tra vari Cantoni e potrebbe in parte spiegare l’aumento”.
“Fondamentale è che a questa rapidità di aumento si è assistito a una reazione rapida del Consiglio di Stato, che mi ha ascoltato subito. Una risposta netta e rapida è un bel segnale anche per la popolazione. Le belle giornate in termini di clima e epidemiologici sono finite, dobbiamo rimettere in campo quanto imparato per convivere con maggior tranquillità possibile con la situazione. Non a caso abbiamo visto che l’aumento dei numeri ha un piccolo impatto sia in termini di diffusione del virus. Una risposta immediata può portarci a rallentare”.
“Nel contact tracing l’obiettivo era restare sotto i 100, a livello svizzero. Adesso sono già dieci volte superiori alla capacità, la prima cosa che mi sento di dire è ringraziare chi lavora nel contact tracing. Umanamente il limite non è infinito, perchè il carico di lavoro diventa maggiore e i tempi si allungano, se le persone da chiamare sono sempre di più, aumentando anche il rischio. Ma non possiamo mettere in quarantena ogni volta mezzo Ticino. Dobbiamo tornare a maggior attenzione”.
“Non perchè le attività non sono vietate vuol dire che dobbiamo farle tutte. Usiamo la nostra libertà in maniera controllata, non abusiamone, altrimenti le misure diventano restrittive sulle nostre libertà”.

De Rosa: “Nelle case anziani anche la solitudine è un problema”.
“Case anziani? Avevamo chiuso per proteggere gli anziani dal virus ma anche la solitudine e l’isolamento facevamo male. Bisogna trovare un equilibrio. Anche le singole case e direzioni possono mettere delle misure autonome, persino la chiusura in caso di casi”.

Merlani:”Mi spezzerebbe il cuore dover richiudere le case anziani”
“Le aperture delle case anziano non sono temerarie ma proporzionate. Abbiamo acquisito ulteriori conoscenze e sono convinto che le persone sono coscienti del rischio di portare il virus in struttura, nessuno è così temerario di abbassare la mascherina o nascondere sintomi. Se dovessero aumentare troppo i casi, siamo pronti a tornare alla situazione di prima, mettendo uno stop. Mi spezzerebbe il cuore dopo due settimane dall’apertura dover richiudere”.
“Non dobbiamo vietare a nessun turista di venire da noi. Bisognerà rispettare in maniera rigorosa le misure. Se chiediamo alla gente di venire in sicurezza si può fare”.
“La strategia è di testare il più possibile. Tutto il mondo cerca di tracciare e si torna in una situazione con forte richiesta e forte crescita. Noi stiamo cercando di aumentare la capacità dei test: non solo farlo, ma formare chi deve farlo, sapere quando, dove, il tampone va inviato e analizzato da un laboratorio con macchinari e persone adeguate, il risultato va comunicato. Bisogna potenziare tutto, per esempio lascia perplessi pensare che abbiamo reagenti solo per due settimane. Dobbiamo lavorare tutti, discutere su come aumentare le capacità. Non vorrei fare passi indietro, tornando a testare solo persone con sintomi importanti, rischiando di contenere molto meno”.

Gobbi: “Siamo pronti a sanzionare”
“Già in passato abbiamo fatto controlli dando sanzioni, ci sono procedure giudiziarie in corso. Come sempre si passa dal richiamare l’attenzione a sanzionare”.
“Nei locali erotici si può garantire il tracciamento, ma dato che dovendo effettuare i controlli e segnando i nomi non ci sarà più privacy e quindi andranno a chiudere da soli”.

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Da www.rsi.ch/news

Mascherine obbligatorie nei negozi

Giro di vite del Consiglio di Stato nella lotta contro il coronavirus dal 9 ottobre – Chiuse discoteche, club e sale da ballo

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Mascherine-obbligatorie-nei-negozi-13497043.html

Mascherine obbligatorie nei negozi e nei centri commerciali e discoteche, club e sale da ballo chiuse dal 9 ottobre alle ore 19.00 fino al 30 ottobre. Sono due delle misure più incisive decise dal Consiglio di Stato ticinese, che oggi ha comunicato con una conferenza stampa una serie di misure per combattere l’impennata da contagi di coronavirus registrata sia a livello cantonale che nazionale negli ultimi giorni.
Inoltre l’Esecutivo ha decretato che, sempre dal 9 ottobre, in tutte le strutture della ristorazione e ammessa unicamente la consumazione al tavolo. Sempre per quanto concerne questo settore economico è decretato l’obbligo di un piano di lavoro per il personale della ristorazione e il porto di una mascherina chirurgica.
Per gli edifici scolastici e di formazione continuano invece a valere le disposizioni degli specifici piani di protezione. L’uso delle mascherine rimane per il resto fortemente raccomandato.
Queste misure, ha sottolineato Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, durante la conferenza stampa a Bellinzona, sono necessarie per tutelare la salute della popolazione e anche l’economia. “È una maratona: occorre tenere duro, tenere alta la guardia e continuare ad applicare la distanza sociale, lavarsi frequentemente le mani e usare la mascherina quando non si può tenere la distanza”, ha aggiunto De Rosa.
“Se il virus si diffonde troppo velocemente aumenta anche il numero di ospedalizzate e di persone ricoverate in terapia intensiva: l’obbiettivo delle nuove misure è di non sovraccaricare la sanità ticinese”, ha dichiarato il presidente del Governo Norman Gobbi. Se le nuove misure appena varate non basteranno, ha aggiunto Norman Gobbi, “altre misure verranno implementate. Il lockdown, tuttavia, rimane “l’ultima ratio”.

 

Il Presidente del Governo incontra il Sindaco di Campione d’Italia

Il Presidente del Governo incontra il Sindaco di Campione d’Italia

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricevuto oggi Roberto Canesi, neoeletto Sindaco di Campione d’Italia per una prima visita di cortesia dopo il recente rinnovo dei poteri nell’enclave.

L’incontro odierno tra il Presidente del Governo Norman Gobbi e il Sindaco Roberto Canesi, accompagnato da una delegazione della Giunta e del Consiglio dell’enclave, ha permesso in particolare di fare il punto sulla situazione sulla situazione debitoria di Campione d’Italia nei confronti del Cantone Ticino e di valutare l’erogazione dei servizi nell’enclave dopo la modifica dello statuto doganale dell’inizio dell’anno. In questo ambito sono in particolare state sollevate le problematiche dello smaltimento degli inerti, la commutazione delle targhe e delle patenti e le numerose criticità ad esse connesse. Questioni che ad oggi non hanno ancora trovato piena risoluzione.

Il Consiglio di Stato riconosce queste problematiche, auspica una pronta risoluzione a livello dei rispettivi Governi nazionali e rimane disponibile a fornire il proprio contributo nell’ambito delle proprie competenze.

Gobbi: «Sono preoccupato. Occorre fare piena chiarezza»

Gobbi: «Sono preoccupato. Occorre fare piena chiarezza»

Da www.tio.ch
Il presidente del Governo fa il punto sulle polemiche che stanno investendo il Palazzo di Giustizia
E sui messaggini WhatsApp tra gli alti magistrati dice: «Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità nelle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».

«Sono preoccupato». Lo ripete più volte nel corso dell’intervista Norman Gobbi.
Quanto sta accadendo a Palazzo di Giustizia non lascia indifferente il Consiglio di Stato e in particolare il presidente del Governo che è anche direttore delle Istituzioni.

«Il risultato finale non mi ha sorpreso» ha dichiarato il Procuratore generale Andrea Pagani. Il preavviso negativo del Consiglio della Magistratura (CdM) per cinque dei venti procuratori ha sorpreso invece il presidente del Governo?

«Più che sorpreso direi preoccupato – risponde Norman Gobbi -. E tale preoccupazione è condivisa dal Governo cantonale, a fronte di tutti gli accadimenti occorsi dopo la notizia dei preavvisi del CdM».

Sospettiamo che il cittadino Gobbi abbia un pensiero più sanguigno sull’accaduto…
«Il mio pensiero è unico: preoccupazione per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia nella giustizia penale cantonale da parte della cittadinanza e di tutti gli attori del sistema giudiziario. Oltre che una necessità di fare piena chiarezza in maniera celere, pensando ai procuratori toccati e a tutte le collaboratrici e collaboratori del Ministero pubblico in particolare».

In questo momento si evidenziano tensioni a più livelli: evidentemente tra i preavvisati “male” e il Consiglio della Magistratura, come pure tra quest’ultimo e la Commissione Giustizia e Diritti e poi ancora tra il PG e il presidente del Tribunale penale… Come se ne esce?
«Esercitando il proprio ruolo con coscienza e astenendosi da tutto ciò che potrebbe intaccare la credibilità dell’istituzione che si rappresenta».

Secondo il PG Andrea Pagani «l’attuale situazione, in parte, è dipesa dal considerevole carico di lavoro che non tutti sempre sono in grado di reggere». La politica dovrebbe aiutare la Giustizia potenziando la Procura?
«La politica sostiene e sosterrà sempre la magistratura, ma laddove giustificato, e non solo con risorse umane, ma anche misure organizzative, legislative, logistiche e informatiche.

Sempre Pagani ha lamentato anche la mancanza di “maggiori strumenti” per migliorare la vigilanza. Anche qui si allude ad un potenziamento necessario?
«Maggiori strumenti per migliorare la vigilanza devono essere qui intesi a mio avviso con delle misure legislative sulle quali stiamo riflettendo in questo momento per rapporto a tutte le Autorità giudiziarie e non solo al Ministero pubblico».

I procuratori annaspano in una marea di casi: non c’è anche una responsabilità politica? Spesso le è stata mossa l’accusa di promuovere uno Stato di polizia…
«Il Consiglio di Stato ha supportato il Procuratore generale nelle richieste formulate a suo tempo, potenziando con segretari giudiziari l’ufficio del PG, proponendo inoltre un anno fa – sempre d’intesa con il PG – un potenziamento del Ministero pubblico oltre che ad una misura volta a rendere più efficace l’operato dell’Autorità. L’autorità politica supporta come detto le Autorità giudiziarie ma laddove giustificato».

Non si può non toccare il tema dei “WhatsApp” intercorsi tra il giudice Ermani e il PG Pagani. Secondo alcuni lo scandalo s’annida lì e i preavvisi sono solo la conseguenza di una contiguità inopportuna. Quei messaggini possono essere archiviati come semplici comunicazioni “istituzionali”?
«Posso solo esprimere preoccupazione per la credibilità delle istituzioni che ne deriva a fronte di questi fatti».

Lei che rapporto ha con “WhatsApp”?
«Ne faccio uso come tutti».

Potere inquirente, potere giudicante e potere vigilante sotto lo stesso tetto. Più che raccomandare un uso più istituzionale dei canali comunicativi, non sarebbe il caso finalmente di separare fisicamente questi poteri, ma forse anche alzare un muro tra le carriere?
«Dobbiamo tenere conto dell’estensione ridotta nel nostro Cantone e della conseguente concentrazione dei professionisti attivi in ambito giuridico che non permette, a mio avviso, una separazione delle carriere. L’indipendenza della Magistratura è un concetto che deve essere proprio ai magistrati».

Alla fine sarà il Parlamento, ma prima ancora i partiti, a dover rimettere assieme i cocci del vaso. Questo la preoccupa?
«Confido nelle istituzioni e in una celere, quanto riservata, trattazione della procedura di rinnovo e di nomina dei nuovi procuratori pubblici».

“Dopo anni e anni di attesa magari è la volta buona”

“Dopo anni e anni di attesa magari è la volta buona”

Accordo fiscale per i frontalieri

La notizia è rimbalzata da Roma questa settimana in concomitanza con la presenza nella capitale italiana della presidente del Consiglio federale Simonetta Sommaruga. Alcune dichiarazioni hanno lasciato intendere che entro la fine di quest’anno potrebbe essere finalmente firmato l’accordo sulla tassazione dei frontalieri. Sentiamo il consigliere di Stato Norman Gobbi: “Mi auguro che davvero ciò possa avvenire. Dal 2015 sul piano tecnico l’accordo è pronto. Come è noto questo nuovo accordo permette al Ticino di avere maggiori introiti fiscali legati alla presenza dei lavoratori frontalieri. Se li proiettiamo su questi ultimi 5 anni fanno circa 70 milioni di franchi in totale”.
Che cosa ha dato secondo lei una spinta affinché oggi ci sia una speranza in più verso il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri? “Credo – afferma Norman Gobbi –  che ci siano diversi fattori che abbiano dato una spinta positiva per la firma dell’accordo. Cito, per esempio, la lettera congiunta inviata a Roma da Regione Lombardia e Canton Ticino, ma anche la perizia che abbiamo fatto fare dall’Università di Lucerna sulla possibilità di disdetta unilaterale dell’accordo del 1974. Inoltre la collaborazione transfrontaliera, anche attraverso la Regio Insubrica, ma pure con l’azione del Consiglio di Stato, sta migliorando e portando frutti positivi. Questo è quanto di positivo abbiamo fatto in Ticino. Tutto il resto è il lavoro svolto dalla Confederazione. Senza dimenticare – come ha sottolineato la presidente del Consiglio federale Signora Sommaruga – che ormai il primo ministro Conte è il leader con cui la Svizzera ha potuto trattare per più anni in questo ultimo periodo. Se l’interlocutore non cambia anche le trattative possono fare progressi, senza la necessità di dover sempre ritornare ai piedi della scala”.

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Intanto il Governo giovedì ha presentato i preventivi per il 2021. E, come era immaginabile, sono previsioni in rosso. Il deficit calcolato per l’anno prossimo è di 230 milioni di franchi. “La crisi legata al coronavirus – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi –  è stata, come ho più volte detto, in una prima fase d’ordine sanitario. Ma successivamente si è trasformata in crisi economica e finanziaria. La situazione è seria e occorre una presa di coscienza da parte della politica. Governo e Parlamento dovranno agire di concerto per evitare il peggio. In questo senso giovedì ho annunciato un incontro tra il Consiglio di Stato e i partiti di Governo per analizzare questa situazione e indicare assieme i correttivi e le misure da introdurre guardando agli anni 2022 e 2023”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

 

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della centrale di teleriscaldamento e consegna certificazione Città dell’energia ad Airolo

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della centrale di teleriscaldamento e consegna certificazione Città dell’energia ad Airolo

Gentili signore e signori,

che bello essere qui!
Non siamo stati fortunati con il tempo e fa un po’ freddo, e quindi il motivo che ci riunisce ci riscalda davvero. È bello intervenire in primo luogo come cittadino di Airolo. Sentire casa. Sentirmi a casa con voi.  
In maggio, quando sono diventato presidente del Governo, non abbiamo potuto festeggiare. Nessun momento ufficiale ma soprattutto nessun momento conviviale, come invece piace a noi in Valle.  
Peccato, ma la situazione consigliava molta prudenza. Il contenimento della pandemia ci ha portato per forza di cose a ridurre gli eventi. Con il nostro sindaco ci siamo sentiti e subito abbiamo deciso che avremmo avuto altre occasioni di incontro.  Oggi è una di queste occasioni.  
E diventa ancora più significativo – e ripeto, bello – poter parlare in una circostanza in cui possiamo sottolineare qualcosa di importante. Qualcosa che è stato realizzato per migliorare la qualità di vita della nostra comunità.  
La centrale di teleriscaldamento e tutte le altre misure adottate dal Comune in ambito ambientale e di risparmio energetico hanno permesso ad Airolo di ottenere la certificazione di Città dell’energia.   Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a raggiungere questo risultato. Ma è importante esservi arrivati a dimostrazione che Airolo ha a cuore la nostra magnifica natura e vuole preservarla per le generazioni future.  
Perché tutti i nostri sforzi a livello comunale e anche a livello cantonale sono improntati a migliorare le condizioni di vita di ogni ticinese e creare le giuste premesse per consegnare nelle mani dei nostri figli – diciamolo – un mondo migliore. È l’aspirazione che ci deve muovere dentro, come politici, ma principalmente come cittadini.  
Airolo ha dimostrato di prendere sul serio questo impegno e la consegna del certificato di Città dell’energia lo attesta. Ma soprattutto Airolo dimostra di avere una visione, una prospettiva a lunga scadenza.  
Qui sto pensando al risultato finale della costruzione del secondo tunnel autostradale, quando una poderosa opera di genio civile permetterà al nostro villaggio di recuperare lo spazio del fondovalle. La copertura delle vie di comunicazione che tagliano in due il paese ci consegnerà un territorio nuovo che migliorerà decisamente il nostro vivere comune.  
Ecco, questi progetti sono la testimonianza di quanto le nostre autorità vogliono bene ad Airolo e ai suoi abitanti. Ma niente si raggiunge dal niente. Bisogna avere le idee, bisogna avere la passione, bisogna amare il nostro territorio e la sua gente.  
Come presidente del Consiglio di Stato sono particolarmente orgoglioso di ciò che si sta facendo qui a casa nostra.  
Sono felice per ciò che si prospetta per i miei figli e per la loro generazione.  
In un periodo delicato, in cui un piccolo virus ha rischiato di metterci in ginocchio, poter inaugurare oggi la centrale di teleriscaldamento e ricevere il label di Città dell’energia ci deve rendere orgogliosi.  
Personalmente io lo sono e per questo ringrazio tutte le nostre autorità comunali e tutte le persone che si sono impegnate, si impegnano e si impegneranno per fare di Airolo un borgo vitale e sempre più vivibile.

Licenziato il credito per il nuovo Centro polivalente di Camorino

Licenziato il credito per il nuovo Centro polivalente di Camorino

Comunicato stampa

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio Governativo relativo alla concessione di un credito di CHF 11’000’000.- per la realizzazione del nuovo Centro polivalente di Camorino.

Il progetto prevede l’edificazione, sopra l’attuale impianto di Protezione civile, di un edificio di 3 piani e la riorganizzazione degli spazi delle strutture protette sottostanti. Gli spazi interni dell’edificio principale potranno essere organizzati in compartimenti separati, in modo da permetterne l’utilizzo da parte di differenti tipologie di utenza in maniera flessibile e razionale.
La nuova struttura avrà una capacità complessiva di circa 180 posti letto. La sua gestione prevede una collaborazione tra il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e il Dipartimento delle Istituzioni (DI), volta a garantire un’adeguata e tempestiva presa a carico degli ospiti. Il DI assumerà la responsabilità della gestione operativa del centro, mentre il DSS la gestione degli aspetti d’integrazione degli ospiti, coerentemente con quanto previsto dall’agenda integrazione svizzera.
La nuova struttura avrà inoltre una doppia funzione. Da una parte permetterà di adeguare la capacità ricettiva nell’ambito dell’asilo, considerando anche quella che andrà persa a seguito della chiusura del centro collettivo di Paradiso. Dall’altra, andrà a inserirsi nel dispositivo cantonale di Protezione della popolazione e consentirà l’accoglienza – in caso di necessità – di persone bisognose di protezione a causa di eventi particolari o eccezionali. In caso di occupazione bassa, la struttura potrà inoltre essere utilizzata da altri partner, quali per esempio la polizia o l’esercito, per altri scopi strettamente legati alla protezione della popolazione.
L’apertura del nuovo Centro è pianificata nella seconda metà del 2022.

Il peso della pandemia sui conti

Il peso della pandemia sui conti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 1 ottobre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13478917

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 2 ottobre 2020 de La Regione

“Ora responsabilità dalla politica”Annunciato, è arrivato. È un preventivo a tinte rosse, quasi bordeaux, quello per il 2021 del Canton Ticino. Il disavanzo d’esercizio calcolato è di 230,7 milioni di franchi. Il livello di guardia è alto, considerando come il 2020 dovrebbe già chiudersi in pesante rosso: 270 milioni di perdite, secondo il pre-consuntivo di agosto. E la preoccupazione del direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta è evidente: «La difficile situazione venutasi a creare si protrarrà e senza interventi correttivi attivi da parte della politica, evidentemente, avremo una perdita del controllo del disavanzo nei prossimi anni» dice in conferenza stampa. Perché «la ripartenza non sarà immediata, e purtroppo torniamo ad avere un autofinanziamento negativo: per finanziare le spese correnti in parte dovremo attingere al debito. Quello che ci preoccupa è l’evoluzione del capitale proprio. Nel 2019 eravamo tornati a creare un po’ di riserva, purtroppo con queste cifre avremo spazzato via il poco accumulato e creato un buco finanziario. E anche il debito pubblico conoscerà un’impennata, superando i 2 miliardi di franchi». Detta breve: «Stiamo ipotecando oggi riserve future».

Per quanto riguarda il 2021, Vitta annuncia che i conti «non permettono di rispettare il parametro riguardo al disavanzo annuo massimo possibile. Con i 230 milioni siamo oltre al limite posto a 173 milioni. Dovremo chiedere al parlamento una deroga del rispetto di questo vincolo, in quanto se avessimo dovuto rispettarlo avremmo dovuto presentare un preventivo, appunto, con un rosso di 173 milioni. Con una differenza di quasi 60 milioni. Come governo abbiamo dato priorità a ridurre i nuovi oneri e al non portare avanti un rientro di questo volume adesso».

Le note dolenti non si fermano al 2021. Perché il Consiglio di Stato ha varato anche il piano finanziario per il periodo 2022-2024, e – prosegue il direttore del Dfe – «purtroppo i dati a disposizione ci dicono che questo deficit attorno ai 250 milioni si confermerà nei prossimi anni. Una situazione di questo tipo ci deve preoccupare sul medio termine, se queste previsioni dovessero concretizzarsi arriveremmo a un capitale proprio negativo che supera il miliardo di franchi». E c’è un convitato di pietra in questo preventivo: i costi sociali. «Non abbiamo considerato un loro possibile aumento», dice Vitta. Anche perché quantificarli oggi è difficile. Ciò detto, «se la crisi dovesse farsi più acuta anche le spese subirebbero un maggiore aumento. Si sta aprendo un gap tra entrate e uscite che pesa sulle finanze del Cantone». Già, le entrate. Il gettito fiscale diminuirà sia per le persone fisiche sia per quelle giuridiche. Le preoccupazioni sono condivise da tutto il collegio, e il presidente del governo Norman Gobbi rileva che il momento «richiede da parte di tutti una presa di coscienza per capire che al di là della crisi sanitaria c’è una crisi di carattere economico e sociale. Sarà necessario agire di concerto tra governo e parlamento nell’ottica di trovare una risposta che sia solida come nella scorsa legislatura, quando è stata sanata la situazione finanziaria. Per far questo, intendiamo incontrare i partiti di governo per sensibilizzarli sulla gravità della situazione e per informare su quanto stiamo misurando sul fronte delle entrate e sulle uscite».