“Il Consiglio federale ha ceduto a lobby e alcuni Cantoni”

“Il Consiglio federale ha ceduto a lobby e alcuni Cantoni”

Da www.ticinonews.ch

Il neo presidente del Consiglio di Stato esprime le sue riserve sulla riapertura di ristoranti e bar

Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi è entrato oggi in carica quale presidente del Governo. Intervistato da Teleticino dopo la sua prima conferenza stampa alla guida dell’Esecutivo, Gobbi ha detto: “Assumo questa carica con lo spirito della prudenza, bisogna evitare di fare il passo più lungo della gamba. Bisogna osservare ciò che avviene sul territorio per capire quali sono i veri bisogni”.

A tenere banco in questi giorni è l’improvvisa ripartenza di quasi tutte le attività commerciali, bar e ristoranti compresi. Una decisione del Consiglio federale che ha preso di sorpresa anche il Ticino. Infatti inizialmente la ristorazione avrebbe dovuto riaprire solo l’8 di giugno: “Il fatto che la Confederazione abbia anticipato significa che la quando lavora sotto pressione non fa tutto tondo, tutto preciso”, ha spiegato Gobbi. “Ne è la prova che le normative, la base legale per riaprire non è pronta. Sarà definita venerdì, solo tre giorni prima di aprire”.

Il Consiglio federale, quindi, ha ceduto alle lobby? “Ha ceduto alla pressione delle lobby, ma anche a quella di alcuni cantoni che, non essendo stati toccati così tanto dal coronavirus, non ritenevano necessario aspettare fino all’8 giugno”. C’è da dire che il Governo non ha interpellato i cantoni, ma sono questi a essersi fatti avanti, Ticino compreso: “Noi abbiamo espresso in maniera critica la nostra opinione su questa apertura”, spiega il presidente del CdS. Un punto di vista critico anche per il fatto che in Ticino, bar e ristoranti non sono solo luoghi dove mangiare e bere, “sono luoghi di aggregazione dove si va anche per socializzare”. “Questo ci insegna una cosa, che in queste situazioni una certa flessibilità comunque dovrebbe essere data ai cantoni”. Ma la finestra di crisi per il Ticino ormai è terminata, perché non vi sono più le basi per pretenderla. “La finestra di crisi può essere chiesta solo su basi mediche, sui dati sanitari. Attualmente questi in Ticino sono positivi per fortuna”.

Al pari dei ristoranti, lunedì riapriranno le scuole. Il timore è che si giochi con il fuoco. “Le indicazioni giunte sia dalle autorità sanitarie federali, ma anche da quelle cantonali, sono molto prudenti. In Ticino riapriremo la scuola su queste basi di prudenze e non sarà una scuola aperta al 100%”, ha spiegato Gobbi. “Anche in questo caso si può vedere la differenza tra i cantoni anche molto vicino, pensiamo alla Mesolcina, loro lunedì apriranno la scuola al 100%”.

Norman Gobbi prima di Pasqua aveva fatto notizia per il suo appello in svizzero tedesco, in cui invitava i confederati a rimandare la discesa in Ticino, ora cosa direbbe loro? “Tornate in Ticino, ma fatelo nel rispetto di una vita che diversa. Quello che conosceremo dall’11 maggio in avanti non sarà più lo stesso modo di godersi la tavola ticinese. Gli svizzero tedeschi vengono in Ticino anche per la nostra amabilità, ma pur mantenendola dovremo rispettare delle nuove regole”.

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa
Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto oggi la Presidenza del Consiglio di Stato, succedendo al Consigliere di Stato Christian Vitta nel secondo anno della Legislatura 2019/2023.
Il Consigliere di Stato Manuele Bertoli ha invece assunto la carica di Vicepresidente.
Governo, Gobbi presidente

Governo, Gobbi presidente

Da www.laregione.ch
Nella seduta di oggi del Consiglio di Stato verrà formalizzato il passaggio di consegne tra Vitta e l’esponente leghista. ‘Nuove sfide, anch’esse impegnative’
Consiglio di Stato, cambio della presidenza. Il passaggio delle consegne fra il liberale radicale Christian Vitta, direttore del Dipartimento finanze ed economia, e il leghista Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, verrà formalizzato nella seduta governativa di oggi. Dalla sua entrata nell’Esecutivo cantonale, nel 2011, Gobbi presiede il Consiglio di Stato per la seconda volta: la prima nell’anno 2015-2016.  Il passaggio delle consegne sarebbe dovuto avvenire a inizio aprile. “Avevo proposto io a Vitta di posticipare di un mese – spiega Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ -. Si era in piena emergenza coronavirus e un cambiamento non era opportuno, cambiare un capo in un momento estremamente delicato non è mai buona cosa. Bisognava garantire anche una continuità di messaggio e di immagine verso la popolazione. La situazione presenta ora prospettive incoraggianti dal profilo sanitario, ma le sfide che mi attendono come presidente non sono indifferenti e non sono meno impegnative: adesso sono soprattutto di natura economica e sociale. Fino ad oggi – continua Gobbi – ritengo che il governo abbia saputo gestire bene la situazione, una situazione non prevista e particolarmente difficile. Ovvio, col senno di poi tutto può essere perfettibile. In Consiglio di Stato ci si è sempre mossi e confrontati, al di là delle differenze ideologiche e al di là di puntuali differenze di vedute, nell’interesse del Paese e dei cittadini. Abbiamo lavorato in maniera unita nella consapevolezza che la popolazione in momenti come questi ha bisogno di una certa tranquillità e di certezze”.
«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Sarà un passaggio delle consegne rigorosamente senza una stretta di mano quello che avverrà questa mattina a Palazzo delle Orsoline. La presidenza del Consiglio di Stato passerà da Christian Vitta a Norman Gobbi.

Oggi assume la presidenza del Governo subentrando con un mese di ritardo a Christian Vitta che ha fatto gli straordinari per il coronavirus. L’idea del rinvio è stata sua?
«A metà marzo ci trovavamo in piena crisi e crescita di contagi e si discuteva pure di rimandare le elezioni comunali previste il 5 aprile. Ho quindi proposto al collega Christian Vitta di prorogare di un mese il passaggio, perché cambiare “il capo” in quella fase di crisi non sarebbe stato ottimale per la conduzione, i messaggi e la comunicazione istituzionale. Alla fine i lavori straordinari li abbiamo fatti tutti, chi da presidente, chi da vice con i contatti esterni e la condotta operativa, chi con il sistema sanitario. Gli straordinari li ha fatti l’intero collegio».

Come si lavora in Governo in tempi di crisi?
«Non ci si può permettere di fare “partitica”, ma occorre operare tenendo conto del quadro generale e delle particolarità territoriali e umane. In Consiglio di Stato ci siamo confrontati anche con posizioni molto diverse per poi giungere a decisioni collegiali».

Dei suoi interventi in queste settimane è rimasto l’appello in Schwiizerdütsch per sollecitare i confederati a non venire per Pasqua in vacanza in Ticino. Come le è venuta quell’idea?
«Diciamo che proprio grazie al lavoro condotto a livello intercantonale abbiamo anche ottenuto per primi i controlli alla frontiera (inizialmente garantiti dalla Polizia cantonale); questo lavoro nei gremii intercantonali – che impegna molto – mi ha fatto capire come per giungere al cuore dei nostri confederati bisognasse parlare con la lingua del loro cuore. La comunicazione efficace ha bisogno del giusto veicolo, che talvolta parla anche Schwiizerdütsch».

A volte a livello di comunicazione i suoi interventi e quelli del responsabile dello Stato maggiore Matteo Cocchi sono sembrati un po’ autoritari. È una critica che condivide?
«I due ruoli sono ben distinti, il mio e quello del capo dello Stato maggiore cantonale di condotta, anche se ci accomuna da sempre la missione di garantire la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini. Accetto la critica perché è legittimo criticare, ma va inserita nella situazione vissuta, in cui abbiamo sempre mirato alla proporzionalità e talvolta assumere dei toni diretti è l’unico modo per far capire in maniera chiara e inequivocabile che la situazione è seria, come lo è stata alcune settimane fa».

Nella memoria è rimasta la frase di Cocchi che invitava gli anziani ad andare in letargo. Quando l’ha sentita cosa ha pensato?
«Il capo dello Stato maggiore cantonale di condotta ha genitori over 65 e talvolta trovare parole e termini giusti, adeguati e condivisi per tutti è difficile, soprattutto nell’urgenza. Il letargo permette di sopravvivere in natura, poiché significa proteggersi da condizioni estreme e difficili in cui il rischio di non farcela aumenta fortemente. Anche noi in famiglia, con mio nonno materno, abbiamo dovuto far comprendere che andare a fare la spesa non era più opportuno; dopo l’inverno torna la primavera e il risveglio ci fa capire quanto importante sia stato proteggersi. Usando quei toni si è assunto le responsabilità per il ruolo che in quel momento era necessario assumersi».

Vitta ha gestito la crisi sanitaria, a lei toccherà la complicata fase della ripartenza, con le categorie professionali che fanno pressione per tornare attive, ma non sempre c’è chiarezza sulle regole. C’è davvero confusione?
«Abbiamo gestito e continueremo a gestire le fasi della crisi come Governo, ognuno coi suoi ruoli e le sue funzioni, nell’interesse del Paese e della popolazione. Le autorità federali emanano diverse direttive, le quali vengono discusse ma in cui talvolta ci si dimentica di dettagli rilevanti. Se a Berna lavorano velocemente e magari cambiando i termini, l’errore è dietro l’angolo e quindi la confusione».

Ha riconosciuto di essere rimasto sorpreso della decisione di Berna di dare il via libera ai ristoranti da lunedì prossimo. È tra coloro che credono che stiamo andando troppo in fretta?
«Sì, e mi spiego. L’apertura dei ristoranti era prevista per inizio giugno; la settimana scorsa invece il Consiglio federale ha deciso di anticipare questo termine all’11 maggio, dimenticandosi però di aggiornare l’ordinanza che verrà modificata unicamente venerdì 8 maggio».

A proposito di bar e ristoranti c’è chi si chiede se avrà senso riaprire con costi fissi immutati e la possibilità di ospitare pochi avventori.
«Abbiamo interpellato GastroTicino la quale ci ha detto che vogliono aprire. Non sarà però facile viste le direttive trasmesse ieri. Prima di tutto bisognerà capire se e come i bar potranno aprire e la loro redditività con soli posti a sedere diventa ancora più fragile. Stesso discorso per ristoranti, osterie e grotti; meno coperti significa minori introiti potenziali e decisiva sarà la voglia della gente di tornare al ristorante seguendo regole molto più rigide e strette. La sfida non è delle più semplici e prevedo purtroppo diverse chiusure in questo settore».

Senza bar, ristoranti e punti d’attrazione è difficile fare turismo. Eppure quella alle porte sarà una stagione molto importante. Ha un suggerimento per gli attori del turismo?
«Crisi significa anche opportunità. Dare un volto al turismo, alla gastronomia e a chi fornisce prestazioni essenziali alla vita, come abbiamo visto in questa crisi sanitaria, può essere una chiave di volta. Garantire una tavola con prodotti del territorio, a tutela dell’economia locale, della tracciabilità e della reperibilità, va già di moda. Il chilometro zero è forse autarchia, ma soprattutto è responsabilità sociale ed ecologica».

È possibile che quest’anno sarà tassativo fare le vacanze in Svizzera. Un’occasione anche per lei o è già abituato a non andare in ferie all’estero?
«Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi in cui altri vengono a fare vacanza e questo talvolta lo dimentichiamo. Spesso le mie vacanze le faccio con la famiglia anche qui in Svizzera, anche se non sono mancate puntate all’estero. Vedere altri Paesi è sempre bello, anche per i figli. Quest’anno godremo ancora di più il nostro Ticino e la nostra Svizzera, dove di cose da fare e vedere ce ne sono».

C’è da credere che il suo anno di presidenza sarà contraddistinto dal coronavirus. Ma c’è un altro tema che le sta particolarmente a cuore?
«Il mondo che conosceremo dopo questa crisi sarà un altro; le relazioni e il modo di comportarci sarà diverso. Se penso alle sfide che nascono da questa crisi, beh, il pensiero va alla tutela del nostro territorio. La Svizzera ha dimostrato prontezza e immediatezza nelle misure a sostegno di aziende e lavoratori, mentre l’Italia ha tribolato non poco. Prevedo purtroppo una crisi economica importante in Italia, che porterà molte persone a premere sul nostro confine in cerca di lavoro. Dovremo valorizzare i nostri punti di forza (sicurezza, stabilità, responsabilità) tutelando la nostra popolazione e sviluppando possibilità di crescita su questi valori che comportano anche una responsabilità sociale e ambientale per il territorio ticinese, in cui Cantone e Comuni collaborano per il rilancio armonico del Ticino».

“L’apertura dei ristoranti ci ha colto di sorpresa”

“L’apertura dei ristoranti ci ha colto di sorpresa”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI ha chiesto chiarimenti a Berna in vista della riapertura degli esercizi pubblici l’11 maggio

In piena emergenza coronavirus il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva lanciato un appello in svizzero tedesco, esortando i confederati a non recarsi in Ticino per le vacanze di Pasqua. Ora, alla luce della conferenza stampa di ieri a Bellinzona con la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, durante la quale gli svizzero tedeschi sono stati invitati nuovamente a recarsi a Sud delle Alpi, i colleghi di Teletiicino hanno chiesto al ministro ticinese se questo ritorno di turisti lo preoccupa. 

“Già in queste settimane abbiamo visto un leggero aumento di traffico nord-sud da parte di confederati o privati che scendono in Ticino per occuparsi delle proprie proprietà, soprattutto case di vacanza” spiega Norman Gobbi. “Ora si tratta di gestire i mesi che arriveranno. Sarà importante che tutta l’offerta del Ticino possa accogliere il maggior numero di ospiti, ma nelle possibilità di questo numero e sempre nel rispetto delle distanze sociali e delle misure accresciute di igiene. Sarà importante aspettare quelle che saranno le disposizioni federali per l’ambito della ristorazione. Sappiamo che accanto all’alloggio, il Ticino è famoso per la propria gastronomia e accoglienza”.

Come vede questa accelerazione delle aperture dettata da Berna? “L’apertura degli esercizi pubblici ci ha colto di sorpresa poiché non era preventivata in questo momento, ma al mese di giugno. Come autorità cantonale, che è responsabile dei controlli, abbiamo sollevato diversi quesiti all’autorità federale proprio perché non c’è chiarezza. Abbiamo visto diverse incongruenze tra quanto dichiarato in conferenza stampa e quanto prodotto a livello di ordinanza federale. Abbiamo quindi chiesto questi chiarimenti poiché per riattivare gli esercizi pubblici è necessario un tempo di adeguamento e l’allestimento di singoli piani di protezione. E questo non si può fare dall’oggi al domani. Vogliamo evitare un crash, che ha un impatto dal punto di vista economico per chi opera nel settore e dal punto di vista della salute pubblica”. 

“Allentamento non significa fine dei controlli”

“Allentamento non significa fine dei controlli”

Da www.ticinonews.ch

Oggi in conferenza stampa Karin Keller-Sutter ha parlato di un progressivo allentamento delle misure alle frontiere a partire dall’11 maggio. La Consigliera federale ha inoltre spiegato che sulla questione della riapertura dei valichi secondari ci sarà un dialogo con i Cantoni. Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle Istituzioni, è intervenuto al TG Speciale di Teleticino per esprimersi in merito.

Com’è la situazione alle frontiere?
Siamo in contatto regolare con le regioni Lombardia e Piemonte per capire quali sono le necessità dei nostri sindaci e di quelli al di là della frontiera. Il messaggio importante è che i controlli alla frontiera rimangono, dall’11 maggio non si abbassano le barriere di protezione e non significa che le frontiere vengono aperte, ma che vengono aperte di concerto con le autorità cantonali e con le necessità degli allentamenti in ambito economico. Non saranno inoltre rilasciati nuovi permessi in questa fase perché bisogna tutelare l’economia ed essa lavora ancora a regime ridotto.

Quindi i valichi secondari verranno riaperti, o solo in parte?
Dobbiamo attendere la decisione del direttore dell’Amministrazione federale delle dogane, il signor Boch, che ha detto che dovrà discuterne sia con i Cantoni che con i Paesi limitrofi. Nel nostro caso con l’Italia, che comunque presenta limitazioni di movimento molto maggiori delle nostre anche nel caso delle mobilità interna, tantopiù sulla frontiera. Il dialogo avviene comunque tramite lo Stato maggiore cantonale di condotta in cui sono inserite le guardie di confine.

Vediamo che ormai c’è un allentamento generale e una ripresa delle attività economiche. Qualcuno si chiede se stiamo correndo troppo. Lei cosa ne pensa?
Noi la trincea l’abbiamo vissuta, altri cantoni no. Abbiamo vissuto una progressiva limitazione delle libertà, economiche e individuali, quindi anche in fase d’allentamento il messaggio principale è la prudenza. Le aperture sono comunque prudenti, visto che non si apre tutto e quando si apre lo si fa solo con un piano di protezione a disposizione, sia dei lavoratori che dei clienti. Chiaramente bisogna continuare a restare prudenti nei nostri comportamenti individuali ma anche nel quadri responsabili di attività economiche o ricreative.

Questione delle scuole: Berset ha dimostrato una certa apertura, spiegando che sono i cantoni a dover decidere come applicare le direttive. Lei cosa ne dice?
L’autonomia dei cantoni è un elemento fondamentale del nostro sistema federalista e l’educazione pubblica è uno di quei baluardi in cui i cantoni hanno dovuto sì coordinarsi ma in cui rimane comunque la sovranità, come nel settore delle autorità di polizia. In Consiglio di Stato si determinerà nelle prossime ore.

Cantone e Comuni discutono della riapertura delle scuole

Cantone e Comuni discutono della riapertura delle scuole

Comunicato stampa

Si è tenuto a fine mattinata il secondo incontro del Gruppo di lavoro «Istituzioni», coordinato congiuntamente dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e dal Dipartimento delle istituzioni, al quale hanno preso parte i rappresentanti di Cantone e Comuni. La seduta, organizzata dalla Sezione degli enti locali in video conferenza, è stata voluta per approfondire le motivazioni e le modalità della riapertura delle scuole comunali identificando una soluzione sostenibile e condivisa da tutti gli attori coinvolti.

Nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ha deciso di istituire tre gruppi di lavoro con rappresentanti del Cantone e dei Comuni allo scopo di approfondire e definire gli interventi da adottare per uscire dalla crisi generata dal Covid-19 negli ambiti delle «istituzioni», dei «cittadini (persone fisiche)» e del «mondo dell’economia (persone giuridiche)».

L’incontro odierno – che ha avuto luogo in un clima caratterizzato da un buon spirito di collaborazione – ha permesso di discutere e approfondire la situazione epidemiologica attuale, le motivazioni di natura psicologica legate al rientro degli allievi in classe e le modalità che i Comuni dovranno adottare per rispettare le misure di igiene e la distanza sociale accresciuta. L’accento è stato messo in particolare sul benessere psico-fisico dei bambini che in questa situazione di crisi è possibile garantire solo ricostruendo una quotidianità rassicurante, anche se solo parziale, all’interno della comunità scolastica.

I Comuni, dal canto loro, hanno riconosciuto l’autonomia e la responsabilità cantonale nella decisione di riaprire le sedi scolastiche. In generale la maggior parte di essi si è detta favorevole alla riapertura delle scuole. Non sono tuttavia mancate le voci critiche, che hanno ribadito le difficoltà pratiche che alcuni di essi incontrano nel farlo.

In questo senso il Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura dello sport ha espresso la propria disponibilità a prendere in esame e a considerare eventuali problemi che si dovessero porre per gli istituti comunali. Di comune accordo verrà introdotta una deroga all’obbligatorietà di frequenza per gli allievi della scuola dell’infanzia. Al contempo i Comuni oggettivamente in difficoltà nell’adottare le direttive cantonali potranno, se del caso, richiedere al proprio ispettorato di riferimento una deroga alla frequenza obbligatoria per gli allievi dei primi due anni di scuola elementare.

Infine, da entrambe le parti è stata salutata positivamente la possibilità per le scuole comunali di sperimentare una serie di modalità didattiche alternative. Con un approccio che riconosce le differenze, verranno così gettate le basi per definire le modalità con cui affrontare il prossimo anno scolastico tenuto conto della necessità per tutta la popolazione di convivere a lungo con il virus.

Alla video conferenza, coordinata dalla Sezione degli enti locali, hanno partecipato i Consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi, il Medico cantonale Giorgio Merlani, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, alcuni funzionari cantonali e i rappresentanti dei Municipi di Lugano, Locarno, Stabio, Faido, Biasca, Melide, Vernate nonché il rappresentante dell’Associazione dei Comuni Ticinese (ACT) e dell’Ente Regionale per lo Sviluppo del Luganese.

Cantone e Comuni uniti per rilanciare il Paese

Cantone e Comuni uniti per rilanciare il Paese

Comunicato stampa

Primo incontro oggi pomeriggio del Gruppo di lavoro Cantone/Comuni sulla tematica “persone giuridiche”, coordinato dal Dipartimento delle finanze e dell’economia, assieme al Dipartimento delle istituzioni, con il coinvolgimento dei Comuni di Lugano, Bellinzona, Mendrisio, Ascona, Bioggio e Maggia, nonché con l’Associazione dei Comuni Ticinese (ACT) e gli Enti Regionali per lo Sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio, del Luganese, di Bellinzonese e Valli e del Locarnese e Valle Maggia. La seduta, organizzata in video conferenza, è stata voluta per coordinare gli interventi di rilancio del tessuto economico cantonale per superare la crisi legata al Coronavirus.

Lo scopo del Gruppo di lavoro è quello di condividere e coordinare gli interventi di rilancio promossi dai due livelli di Governo. In particolare si vuole garantire al Comune la possibilità di elaborare misure di sostegno all’economia sussidiarie a quelle introdotte da Confederazione e Cantone, attraverso un utilizzo ottimale delle risorse pubbliche.
La prima riunione – caratterizzata da un ottimo spirito di collaborazione – ha già permesso una serie di riflessioni, aperte e costruttive, che verranno sviluppate partendo dal settore turistico e che andranno a trattare anche tematiche diverse nell’ambito di puntali sotto gruppi di lavoro.
In questa prima fase di corto termine, grazie alle iniziative intraprese da Confederazione, Cantone e Comuni sono già stati stanziati mezzi finanziari per oltre fr. 1,5 mia.
Nelle prossime settimane ci si concentrerà sulle misure di rilancio strutturali del paese.      

Coronavirus: adesso cosa ci aspetta?

Coronavirus: adesso cosa ci aspetta?

Comunicato stampa

Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) con l’aiuto del Medico cantonale Giorgio Merlani, ha creato un video informativo nel quale si ipotizzano due possibili scenari sull’evoluzione della diffusione del Coronavirus.

La discriminante di questi scenari sarà il rigore con il quale verranno rispettate le norme igieniche e di distanza sociale accresciute. Sarà quindi necessario riuscire a convivere serenamente una dimensione diversa rispetto a quella conosciuta sino a poche settimane fa, scoprendo soluzioni rispettose dei nuovi parametri che questo virus ci impone, alfine di evitare una nuova importante ondata di contagi.

“Non è ancora finita, sarà fondamentale proteggere le persone più vulnerabili come abbiamo fatto finora e continuare a farlo. Siamo noi che decidiamo come si diffonderà di nuovo il virus” ricorda il Medico cantonale.              

Il video è visibile al seguente link:

https://youtu.be/ErhImdaaqss

“Difficile dire quando lo sport potrà tornare”

“Difficile dire quando lo sport potrà tornare”

Da www.ticinonews.ch

Così il vicepresidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a Fuorigioco @ home: “Tutto dipenderà dall’evoluzione del virus, ma le istituzioni stanno facendo la loro parte”

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, è intervenuto questa sera nell’ambito della trasmissione “Fuorigioco @ home”, trasmessa in diretta sulla pagina Facebook di Teleticino. Il vicepresidente del Consiglio di Stato ha inizialmente ripercorso le ultime, intensissime settimane: “Era impossibile ipotizzare qualcosa di simile a capodanno 2019; le prospettive qualche mese fa erano decisamente diverse. Anche per lo sport, perché nessuno credo avrebbe mai potuto immaginare l’annullamento o lo spostamento di eventi come i campionati nazionali, gli Europei e le Olimpiadi”.
In questo momento così delicato una delle sfide più difficili è quella della ricerca dell’equilibrio tra le esigenze della salute pubblica e dell’economia: “È un po’ come quando nell’ambito della sicurezza, devi garantire quest’ultima senza al contempo andare a intaccare la libertà di ognuno. Riuscire a farcela è difficile, anche perché non si può ragionare in maniera lineare come siamo abituati a fare solitamente. Al contrario, ogni giorno si deve tornare a riflettere e rivalutare su diversi aspetti, prima di prendere una decisione”. Senza contare che – rispetto ad altre situazioni – non ci si può nemmeno aggrappare agli insegnamenti derivanti dal passato, visto che si tratta di una problematica inedita: “Esatto, la mancanza di informazioni non ci permette di essere strutturati e coordinati a livello di Paesi. Le crisi epidemiche si ripropongono ciclicamente, ma questa è la prima volta da diversi anni che tocca tutti in maniera così sentita. A livello mondiale molti governi hanno adottato approcci differenti per gestire questa pandemia, creando un po’ di disorientamento. Soltanto adesso, a settimane di distanza, i dati che emergono stanno permettendo di trarre le prime conclusioni su chi ha agito meglio. Il tutto poi è stato fin qui messo a dura prova da una mobilità che rispetto al passato, al giorno d’oggi è totalmente differente e ci espone a dei rischi. L’Islanda, ad esempio, è un’isola separata dal resto dell’Europa. Eppure, nonostante non sia strettamente a contatto con una zona rossa come il Ticino – e abbia circa lo stesso numero di abitanti del nostro cantone – ha comunque fatto registrare diversi casi positivi di coronavirus”.
Per quel che concerne le discussioni tra Berna e il Consiglio di Stato, Gobbi ha espresso soddisfazione: “Fino ad ora ci hanno capiti, permettendo – al di là delle leggi federali – di avere delle finestre regionali di crisi che noi abbiamo chiesto e ottenuto. Questo è importante, perché dimostra la sensibilità di un Consiglio Federale in grado di comprendere che ogni cantone è confrontato con una situazione differente, come dimostra ad esempio il tasso di ospedalizzazioni, che in Ticino è più elevato che in altre regioni elvetiche. Questa attenzione da parte del Consiglio Federale ha permesso di tutelare il più possibile sia il territorio che le aziende”.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha poi espresso il suo parere su quanto sta accadendo anche in ambito sportivo, dove a regnare sovrana è l’incertezza: “Come e quando lo sport potrà riprendere dipenderà dall’evoluzione del virus. Trovare una risposta è difficile, tant’è vero che persino l’Oktoberfest è stata annullata oggi con oltre cinque mesi di anticipo rispetto alla manifestazione. I club ticinesi attivi nelle leghe nazionali si sono informati per determinare come e quando riprendere gli allenamenti, soprattutto quelli in gruppo per gli sport di squadra. L’introduzione di sedute a gruppetti ridotti è un tema, ma nulla è ancora stato deciso. Ogni passo verrà monitorato ed effettuato in maniera proporzionale. Ci tengo però a sottolineare che lo sport individuale non è proibito e gli sportivi d’élite devono continuare ad allenarsi – con le dovute precauzioni – per farsi trovare pronti alla ripresa delle attività”.
La situazione però è diversa da sport a sport, con ad esempio l’hockey che non sa se potrà ripartire a settembre e il calcio che invece dovrebbe ancora terminare la stagione attuale: “I punti interrogativi sono diversi. Tornare a giocare a porte chiuse potrebbe creare difficoltà dal punto di vista della resa economica, con una mancanza di introiti derivanti dal pubblico. Sappiamo però anche che andare allo stadio e vedere una partita – specialmente in curva – comporta una vicinanza con altri individui che non si trova per esempio a teatro. Le problematiche da legate a igiene e distanze sociali sarebbero dunque più difficili da risolvere e contenere. Questa pandemia ci ha toccato negli ultimi due mesi e purtroppo probabilmente ci accompagnerà anche nei prossimi, per questo per decidere quali saranno i prossimi passi bisognerà valutare l’evoluzione del virus”.
Un aiuto per club e manifestazioni sportive sta però giungendo dalle istituzioni: “La Confederazione ha compreso la gravità della situazione, interrompendo subito i vari tornei e fornendo delle rassicurazioni economiche, legate in particolare all’indennità per lavoro ridotto. Dal canto nostro, come cantone abbiamo sospeso l’intimazione delle quote per la partecipazione ai costi della sicurezza. Evidentemente queste misure non possono coprire tutti i danni e i costi che ancora vi sono e che ci saranno in futuro, come quelli fissi legati alle infrastrutture (seppur minori ora che tutto è fermo), ma credo che Ticino e Svizzera abbiano dato delle risposte corrette fin qui. Ora bisognerà valutare come affrontare il futuro”.