La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

Non siamo un’isola felice immune da tutto
Stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Dobbiamo pertanto vigilare.

Nessuno spazio all’improvvisazione
Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle. Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione.

Prevenire radicalizzazione ed estremismi violenti
In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici. Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che tra l’altro presenteremo domani, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto. Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti. Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Terrorismo, la lotta passa dal web

Terrorismo, la lotta passa dal web

Da www.rsi.ch/news

Il portale ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è pronto e verrà messo online nelle prossime settimane.

Uno sportello ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è stato presentato martedì sera durante una conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare Svizzera di lingua italiana (ARMSI).
Obiettivo: la lotta al terrorismo. La messa in rete del servizio, prevista nelle prossime settimane, è stata annunciata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Lo strumento verrà presentato ufficialmente a inizio novembre ed è il risultato del lavoro di quasi un anno.

Il portale segue il modello di quello ginevrino, disponibile al pubblico da quasi due anni, e offrirà ascolto e indicazioni sul tema. “È importante che i sensori attivi sul terreno non siano solo quelli del Dipartimento di giustizia e polizia, ma anche quelli della società – ha spiegato Gobbi -Se c’è maggiore attenzione, si possono raccogliere più informazioni”.

L’esempio citato durante la serata è quello della Commercio di Bellinzona. Un giovane è infatti stato arrestato in maggio perché sospettato di voler compiere una strage a scuola.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrorismo-la-lotta-passa-dal-web-11018001.html

Infocentro, “cerchiamo soluzioni”

Infocentro, “cerchiamo soluzioni”

Da www.rsi.ch/news

Guy Parmelin si esprime sul futuro dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio mentre il PPD ha depositato le firme contro la demolizione dell’edificio.

Il consigliere federale Guy Parmelin lascia la porta aperta sul futuro dell’Infocentro AlpTransit di Pollegio. L’evoluzione della situazione è emersa dall’incontro avuto giovedì a Berna con il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“In questo dossier ci sono vari fattori in gioco: quelli che riguardano l’esercito, le problematiche di gestione del territorio e gli interessi del Ticino – spiega alla RSI il capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) -. Stiamo cercando una soluzione, ma oggi è troppo presto per capire se si riuscirà a trovarla”.

Il Partito popolare democratico (PPD) giovedì ha consegnato le quasi 7’700 firme raccolte per la petizione “No alla demolizione dell’Infocentro Alptransit”, con la quale si chiede al Consiglio di Stato di intervenire. I costi di adeguamento della struttura sono stati stimati attorno agli 800’000 franchi, mentre quelli annuali di gestione a 80’000.

Guardando alla periferia

Guardando alla periferia

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10941353

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 ottobre 2018 de La Regione

Una strategia per andare in periferia
Riaffiora la richiesta delle regioni discoste di ottenere alcuni uffici pubblici: “Serve una strategia”

Gobbi sentito dalla Gestione: tra le strutture che potrebbero essere trasferite c’è anche il carcere.
Intanto a Biasca e Faido i ‘traslochi’ del Di sembrano aver portato frutto.
Il prossimo carcere cantonale in zona periferica? L’ipotesi è riemersa ieri durante l’incontro tra la Commissione parlamentare della Gestione e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Durante una discussione più generale sulla strategia cantonale (o, per dirla come il presidente commissionale Raffaele De Rosa, la mancata strategia) di delocalizzazione di alcuni servizi, Gobbi ha ribadito che lo spostamento della struttura carceraria fuori dai centri sarebbe attualmente sotto la lente del dipartimento, attraverso «un’analisi di alcuni comparti territoriali». Comparti che potrebbero accogliere la struttura entro il 2030-40, spiega Gobbi.
L’obiettivo, come per altre delocalizzazioni, sarebbe quello di portare posti di lavoro e indotto in periferia, come sembra essere avvenuto per i primi due “esperimenti” di spostamento di uffici in Valle portati avanti proprio dal Di: nel 2013 il trasloco a Biasca dell’Ufficio del Registro di commercio e la creazione, nel ottobre del 2016 a Faido, del ‘Contact Center’ unico per gli uffici di esecuzione.
A Biasca, spiega Gobbi, dopo la rotazione del personale, la quasi totalità della decina di collaboratori risiede nella regione. A favorire i locali una clausola nei concorsi di lavoro. Allo stesso modo, a Faido si sarebbero già registrate le prime due assunzioni di personale residente nella regione, rileva il sindaco del capoluogo leventinese Roland David, secondo cui «ogni posto di lavoro è sicuramente importante per la Valle». Aggiunge però di attendersi dal Cantone la delocalizzazione anche di servizi capaci di portare in dote impieghi di un «certo peso», come «poteva essere il museo di storia naturale», assegnato nel frattempo a Locarno. Anche perché, fa notare dal canto suo il sindaco di Biasca Loris Galbusera, non servirebbe a nulla spostare impieghi da una regione discosta all’altra: «Alcuni uffici sono andati a Faido. Fa piacere che sia rimasto nella regione, ma è un trasloco ‘tra poveri’. Serve altro: abbiamo sempre chiesto, senza rivendicare e piangere, la possibilità di avere degli uffici cantonali sul nostro territorio». Non qualsiasi ufficio, però: «Le delocalizzazioni devono essere logiche: spostare da noi un servizio la cui attività principale è, per esempio, a Chiasso, è un problema per il cittadino prima ancora che un guadagno per Biasca». Un concetto su cui insiste anche Gobbi: «Non è sempre opportuno delocalizzare tutto. In primo luogo viene il servizio ai cittadini e solo in seconda battuta l’obiettivo di favorire le regioni discoste». E proprio di cosa, come e quando spostare in periferia degli impieghi dovrebbe farsi carico un piano di delocalizzazione cantonale, che attualmente non esiste e che la trentina di deputati del Gran Consiglio, che fa parte dell’intergruppo ‘Regioni rurali, periferiche e di montagna’, vogliono chiedere di istituire. A breve dovrebbe essere presentato un atto parlamentare in questo senso.

 

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.

Il Consiglio di Stato riceve il Governo del Canton Nidvaldo

Il Consiglio di Stato riceve il Governo del Canton Nidvaldo

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto il Governo del Canton Nidvaldo, per una visita di cortesia che contraccambia la giornata trascorsa oltre Gottardo dal Governo ticinese nello scorso mese di aprile.

L’incontro di due giorni si inserisce nel programma di rafforzamento dei legami fra il Ticino e la Svizzera centrale. Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha accolto ieri e oggi in Ticino il Governo del Canton Nidvaldo al completo, guidato dal Landamano Res Schmid accompagnato dal vice Alfred Bossard, e dai Consiglieri di Stato Michèle Blöchliger, Joe Christen, Othmar Filliger, Karin Kayser-Frutschi, Josef Niederberger-Streule e dal Cancelliere dello Stato Hugo Murer. Nella giornata di ieri, i due Esecutivi hanno visitato l’azienda Terreni alla Maggia di Ascona, mentre nella mattinata di oggi sono state organizzate visite guidate al Centro Dannemann e al Sacro Monte di Brissago; il programma si è poi concluso, nel primo pomeriggio, con una presentazione dell’attività produttiva della diga della Verzasca.

Torricella-Taverne sanzionato

Torricella-Taverne sanzionato

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 17 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10887998


Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 18 settembre 2018 de La Regione

Contributi di miglioria non prelevati: multa in arrivo per sindaco e due municipali I fatti risalgono alla legislatura precedente: 138’000 franchi per l’arginatura del Vedeggio. La Sel: ‘Danno significativo’.

Trecento franchi a testa, per un totale di novecento. Non è finanziariamente pesante, ma è una macchia sulla compagine politica di Torricella-Taverne.
Il Consiglio di Stato sanziona tre esponenti del Municipio: la procedura di prelievo dei contributi di miglioria legati alle opere di arginatura del fiume Vedeggio non è stata avviata in tempo, facendo pertanto ‘perdere’ al Comune 138’000 franchi.
La notizia è arrivata ieri: a darla, la Sezione enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni. “A giudizio del Consiglio di Stato – si legge –, il Municipio non ha ottemperato a un suo preciso dovere: eseguire e fare eseguire con la dovuta diligenza entro i termini di legge le decisioni prese dal Consiglio comunale”.
Il riferimento è a una risoluzione, votata dal legislativo nel 2009, che indicava di prelevare contributi di miglioria del 30% a carico dei proprietari interessati dalle suddette opere edilizie. All’esecutivo la Sel contesta “la non adeguata sorveglianza sull’operato dell’amministrazione e la presa a carico tardiva del dossier”.
«Il danno è significativo. L’investimento è stato coperto dall’erario pubblico – spiega il capo della Sel, Marzio Della Santa –: il 30% è stato inconsapevolmente pagato dai cittadini». Prelevare ora i 138’000 franchi non si può più.
«Ci sono Comuni che di fronte a situazioni simili si sono rivolti ai cittadini – osserva Della Santa –, ammettendo l’errore e chiedendo loro un atto di responsabilità ‘morale’: pagare anche se non è stato fatto. Nulla di obbligatorio chiaramente, ma è una modalità che salutiamo positivamente». Ad aver sbagliato è il Municipio nel suo insieme, ma solo tre degli attuali membri verranno multati: il sindaco Tullio Crivelli (Lega) e i municipali Lorenzo Montini (Ppd) e Michele Ferrario (Plr). Alla misura sono scampati il vicesindaco Franco Voci (Lega) e il municipale Francesco Giudici (Ps), che all’epoca dei fatti – che riguardano la precedente legislatura – non sedevano in esecutivo. Esclusi anche Amalia Mirante (Ps) e Antonello Gatti (Plr), che pur essendo stati municipali, hanno annunciato le proprie dimissioni l’autunno scorso: secondo la Legge organica comunale una volta lasciata la carica decade anche la perseguibilità. Raggiungere il sindaco è stato impossibile.
«È una problematica di cui ci siamo accorti solo in questa legislatura – ci dice Voci – e abbiamo sanzionato due membri dell’amministrazione comunale». Secondo nostre informazioni, si tratta di un funzionario dell’Ufficio tecnico – che avrebbe dovuto portare avanti la pratica: colpito più pesantemente, ha ammesso le ‘colpe’ – e l’ex segretario comunale. Quest’ultimo ha invece presentato ricorso, decaduto anch’esso in quanto non più dipendente del Comune.