Trenta voci per dire che così non va

Trenta voci per dire che così non va

Da www.rsi.ch/news
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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 dicembre del Corriere del Ticino

Sfonda l’iniziativa dei Comuni che chiede di rivedere la ripartizione della spesa per i beneficiari dell’aiuto sociale
Natascia Caccia: «Costi insostenibili per alcune realtà» – Norman Gobbi: «Ticino 2020 resta la soluzione più idonea»

Alleviare il peso delle spese dell’assistenza sui Comuni dove risiede una percentuale significativa dei beneficiari di aiuto sociale. È quanto chiede l’iniziativa legislativa lanciata a fine ottobre da otto Municipi (Cadenazzo, Bellinzona, Bodio, Chiasso, Locarno, Maroggia, Novazzano, Ponte Tresa) che, salvo sorprese, può dirsi riuscita. Il testo legislativo ha infatti raccolto l’adesione di 30 enti locali, a fronte dei 23 richiesti (un quinto dei 115 in Ticino). Le sottoscrizioni sono state consegnate a Palazzo delle Orsoline, a tre giorni dal termine fissato al 31 dicembre. E il sostegno è giunto dal Sopra e dal Sottoceneri, sia nei centri sia nelle valli. In attesa che la riforma Ticino 2020 si concretizzi – rivedendo anche i flussi finanziari legati alla spesa assistenziale – la proposta mira a introdurre dei correttivi in via transitoria e fondandosi sul principio della solidarietà fra i Comuni. Oggi il criterio per il quale gli enti locali sono chiamati a versare al Cantone la quota parte richiesta (il 25% delle prestazioni erogate) si basa infatti esclusivamente sulla spesa generata dai casi di residenti nel Comune interessato. Da qui la volontà, da parte di una fetta degli enti locali ticinesi, di correggere il tiro per rivedere l’attuale paradigma per il quale – indicano i promotori – «più il numero di casi è alto, più è elevato l’importo che il Comune deve pagare». Nel dettaglio si vuole dunque intervenire sulla legge sull’assistenza sociale: «Applicando un sistema transitorio che limiti la modifica di ripartizione della spesa tra i Comuni a 2 milioni di franchi, lasciando la situazione pressoché invariata a circa il 25% dei Comuni, sgravando parzialmente quelli con una percentuale significativa di persone in assistenza e tenendo conto della forza finanziaria (tutti i Comuni con una percentuale di assistiti superiore alla media cantonale che non sono di forza finanziaria superiore e i Comuni con una percentuale leggermente inferiore a quella media con forza finanziaria debole o media inferiore per un totale indicativo del 40% dei Comuni)». E ciò al fine di chiamare a partecipare parzialmente i Comuni con un’incidenza particolarmente bassa, tenuto conto della rispettiva forza finanziaria e della popolazione.

«Tema urgente per la politica»
«Da un lato il nostro obiettivo è quello di far passare un messaggio di solidarietà tra i Comuni, dall’altro quello di lanciare un segnale al Cantone per dire che così non va» afferma Natascia Caccia, a capo del Dicastero sanità e socialità di Cadenazzo e coordinatrice dell’iniziativa. Per la municipale «la modifica dell’attuale sistema è da ritenersi urgente, in quanto a fronte del trend in crescita dei beneficiari d’assistenza diversi Comuni finanziariamente non ce la fanno più». Ma perché non attendere i cambiamenti previsti da Ticino 2020? Stando a quanto emerso sin qui potrebbero portare il Cantone ad assumersi in futuro il 100% della spesa in quest’ambito. «Purtroppo da quanto ci risulta la concretizzazione del progetto è ancora lontana» rileva Caccia. La promotrice tiene comunque a evidenziare che «l’iniziativa non propone una soluzione definitiva, ma quale scopo principale si prefigge di riportare il tema al centro del dibattito del Gran Consiglio. La problematica, come dimostrano le adesioni raccolte in tutte le aree del cantone, è trasversale. La legge attuale risale ormai al 1971 ed è dunque cruciale introdurre procedure più al passo con i tempi».

«Finanze locali non così deleterie»
Una finalità che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ribadisce di voler perseguire attraverso Ticino 2020. «Resta la piattaforma più idonea per valutare la spinta data da questa iniziativa relativa alle spese assistenziali, ma pure quella in arrivo dal testo che chiede di rivedere partecipazione dei Comuni al finanziamento dei compiti cantonali. L’onere del progetto, in cui continuo a credere poiché nell’interesse dei cittadini, ricade sul mio Dipartimento. Ma essendo competenti in questi ambiti da un lato il DSS e dall’altro il DFE si rende necessaria una visione complessiva». Ora, sottolinea Gobbi, «le due iniziative potrebbero fungere da catalizzatore per accelerare i processi di norma più lenti della politica». A fronte dell’urgenza di un cambio di rotta rimarcata dai promotori, il direttore delle Istituzioni invita però alla prudenza: «Negli ultimi anni a livello comunale si è osservato un abbassamento generalizzato del moltiplicatore. E anche a fronte dei benefici dati dal sistema perequativo mi permetto di dire che la situazione finanziaria, nel complesso, è tutto fuorché deleteria».

Perdita milionaria: Lugano dice no
Scorrendo la lista dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa, spicca l’assenza di Mendrisio e Lugano. Una realtà, quella in riva al Ceresio, comunque toccata in modo importante dal fenomeno dell’assistenza. «Ma quest’iniziativa si concentra molto sulla forza finanziaria dei Comuni e a seconda delle ipotesi abbiamo stimato un ammanco per le nostre finanze che va da un minimo di 120.000 franchi a un massimo di 1,1 milioni» indica il sindaco di Lugano Marco Borradori. Per poi aggiungere: «Riteniamo che sia preferibile che il tema venga risolto in modo chiaro nel quadro dei lavori sulla riforma Ticino 2020». A chi potrebbe accusare Lugano di essere poco solidale, Borradori replica invece così: «In questo senso siamo tranquilli perché la Città ha sempre dato il suo contributo e anche in momenti di difficoltà. Detto questo è senz’altro vero che un certo malessere tra i Comuni è presente, poiché il margine di manovra tende a ridursi. Per farvi fronte abbiamo tuttavia optato per sostenere l’altra iniziativa dei Comuni che mira a rivedere il contributo di finanziamento al Cantone».

Oggi si realizza un sogno

Oggi si realizza un sogno

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Oggi-si-realizza-un-sogno-11241984.html

Da www.rsi.ch/ilquotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11242434

Così il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini, ha aperto la festa per il primo colpo di piccone della nuova Valascia

“E’ un giorno storico. Ci abbiamo messo otto anni, ma oggi si realizza un sogno. E per il popolo biancoblu, che non ha pari nel resto del globo, questo è l’inizio di una grande avventura”. E’ con queste parole che il sindaco di Quinto, Valerio Jelmini, ha dato il via sabato pomeriggio in un gremito hangar 6 dell’ex aerodromo di Ambrì, alla grande festa biancoblu per il simbolico primo colpo di piccone della nuova Valascia.

“Il progetto costerà 51,5 milioni di franchi. E la pista ospiterà 7’000 spettatori”, ha ricordato Carlo Croci, presidente Valascia Immobiliare SA. “Il vero architetto di questa pista sarà il tempo, facendola entrare nella storia”, ha dichiarato l’architetto Mario Botta, che l’ha progettata. “Ci sono stati dei momenti difficili”, ha ammesso il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “Ringrazio tutti quelli che hanno permesso la realizzazione di questo progetto”, ha invece detto il presidente biancoblu Filippo Lombardi. “Sono qui perché sono da sempre tifoso dell’Ambrì. Ma per me Ambrì Piotta è molto più che hockey: è il cuore della Svizzera”, ha infine affermato il presidente della Confederazione Ueli Maurer.

I lavori di scavo veri e propri inizieranno dopo l’inverno, con l’obiettivo di giocare la prima partita nel nuovo impianto nel campionato 2021/22.

(Foto: Tipress)

Magistratura, pacchetto rinforzi

Magistratura, pacchetto rinforzi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 21 dicembre 2018 de La Regione

Il Consiglio di Stato dà luce verde al Dipartimento istituzioni per la stesura di una bozza di messaggio
Un pp straordinario, un giudice in più per il Tribunale penale, un supplente per l’Ufficio dei gpc…

Il via libera è nero su bianco, protocollato.
Nella seduta di mercoledì il Consiglio di Stato ha “autorizzato” il Dipartimento istituzioni ad allestire una bozza di messaggio per la modifica della Log, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, così da concretizzare una serie di potenziamenti per la magistratura.
Ovvero: aumento (di un’unità) del numero dei giudici ordinari del Tribunale d’appello, in modo da portare da quattro a cinque i magistrati del Tribunale penale cantonale; attribuzione di un giudice supplente all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi; nomina – da parte del Gran Consiglio – di un procuratore pubblico straordinario che opererà – per “cinque anni” – in seno alla Sezione reati economico-finanziari del Ministero pubblico.
Ma anche “aumento di un giudice di pace aggiuntivo” alla Giudicatura del Circolo di Bellinzona. «A breve – dice Norman Gobbi – conto di sottoporre il progetto di messaggio all’approvazione dei colleghi di governo».
In caso di luce verde, toccherà poi al parlamento pronunciarsi sulla revisione legislativa e dunque sui rinforzi prospettati. «A quel punto – riprende il direttore del Dipartimento istituzioni – mi auguro che il Gran Consiglio accolga le modifiche della Log e che possa farlo in tempi ragionevolmente celeri, specie con riferimento alla nomina di un procuratore straordinario. Avrà comunque anche la possibilità di esprimersi con rapporti puntuali sulle singole proposte di potenziamento, dando la priorità a quella o a quelle che non necessitano di particolari approfondimenti. Ricordo che alcune misure sono già state oggetto di dibattito pubblico e questo dovrebbe facilitarne, sia in commissione che nel plenum del parlamento, l’esame e l’evasione».
Il Dipartimento guidato da Gobbi si appresta quindi a conferire base legale ai potenziamenti sollecitati pure dalla medesima magistratura.
Come appunto il pp straordinario, chiesto dal precedente procuratore generale John Noseda e dall’attuale pg Andrea Pagani: un procuratore pubblico straordinario chiamato a occuparsi di procedimenti penali datati su reati economico-finanziari.
L’intenzione di incrementare l’organico dei magistrati del Tribunale penale cantonale, da quattro a cinque giudici, è stata ufficialmente manifestata dal Dipartimento la scorsa estate.
«Ciò soprattutto – rileva Gobbi – per evitare ritardi nello svolgimento dei processi, dato che una giustizia tardiva non è più giustizia». Tra i rinforzi indicati figura pure il giudice supplente per l’Ufficio dei gpc, i giudici dei provvedimenti coercitivi: «Questa misura agevolerà l’operatività dell’Ufficio giudiziario», osserva il ministro. In Gran Consiglio i socialisti rivendicano intanto, con un’iniziativa, il ripristino a quattro della squadra dei gpc, dopo il taglio di un giudice con la manovra di risparmio del 2016. «Bisogna però considerare anche la decisione con cui l’anno scorso il popolo ha ratificato la riduzione da quattro a tre del numero di gpc. Detto questo, siamo in attesa – spiega Gobbi – di conoscere i risultati della valutazione esterna commissionata dal Dipartimento in vista dell’eventuale attribuzione a un’autorità amministrativa di una delle competenze dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quella dell’applicazione della pena».

Vicecancellieri e un amministrativo
C’è di più. Sempre l’altro ieri il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento istituzioni a redigere, d’intesa con il Tribunale d’appello, anche una bozza di risoluzione per il potenziamento del citato Tribunale con due vicecancellieri a tempo pieno per due anni da destinare alla Corte di appello e revisione penale, con la nomina al 60 per cento di un vicecancelliere alla Camera di diritto tributario e con la nomina di un collaboratore amministrativo al 50 per cento per il Tribunale penale cantonale. «I potenziamenti proposti – afferma il capo del Dipartimento istituzioni – avranno ovviamente un costo. Gli sforzi da noi chiesti alle autorità giudiziarie per razionalizzare con le risorse attuali i flussi di lavoro sono stati fatti e li abbiamo riconosciuti. I casi però che finiscono sotto la lente della magistratura aumentano anche perché aumenta la popolazione. Pertanto – sottolinea Gobbi – ritengo che un adeguamento delle risorse umane anche nel settore della giustizia sia oggi una risposta conseguente a questa evoluzione».

Targhe, meno 5% confermato

Targhe, meno 5% confermato

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-scontata-11233635.html

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 21 dicembre 2018 de La Regione

Il governo dà il via libera alla proposta di Gobbi.
Lo sconto per le imposte di circolazione dal 2019 Da gennaio in consultazione la proposta di revisione del meccanismo di calcolo
Imposta di circolazione meno cara del 5% il prossimo anno per i ticinesi che possiedono un’auto immatricolata dal 2009 in poi. Il governo ha quindi dato il proprio via libera alla proposta di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, formulata l’11 luglio. La decisione è stata formalizzata in occasione dell’ultima seduta del Consiglio di Stato prima delle vacanze natalizie.
Il meccanismo di calcolo dell’imposta continuerà a basarsi sul principio degli ecoincentivi. Ma “la modifica normativa approvata dal governo – in base a quanto concordato nello scorso mese di luglio – ridurrà di 5 milioni di franchi il ricavato totale dell’imposta”, scrive il Consiglio di Stato precisando che questo “consentirà tra l’altro di applicare una riduzione media pari quasi al 5 per cento sull’importo dovuto per il 2009 dai detentori di veicoli immatricolati in Ticino a partire dal 2019”.
Il Preventivo per l’anno prossimo recentemente approvato dal Gran Consiglio prevede già 5 milioni di franchi da restituire a chi ha subito l’aumento sproporzionato della tassa nel 2018. Ma c’è dell’altro. E anche questa non è una novità, visto che lo stesso Gobbi l’aveva anticipato la scorsa settimana in parlamento. Il Consiglio di Stato, infatti, ha stabilito che in gennaio invierà in consultazione il nuovo meccanismo di calcolo per l’imposta di circolazione. La proposta, intesa come risposta alle richieste avanzate dal Ppd con il lancio di due iniziative popolari, sarà sottoposta ad Automobile club svizzero, Touring club svizzero, Associazione traffico e ambiente e ai partiti. Una volta ricevute le rispettive osservazioni, il governo elaborerà il messaggio da sottoporre al plenum del Gran Consiglio.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 21 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Strade: Fattura addolcita del 5%
L’imposta di circolazione sarà meno salata per i proprietari di un’auto immatricolata dal 2009.
Nelle casse cantonali mancheranno 5 milioni – Al via la consultazione sulla nuova formula.
Uno sconto del 5% sull’imposta di circolazione 2019. È quanto troveranno sotto l’albero i proprietari di una vettura immatricolata a partire dal 2009. Lo rende noto il Dipartimento delle istituzioni precisando come «nella sua ultima seduta dell’anno, il Consiglio di Stato ha approvato la modifica del Regolamento sulle imposte di circolazione, che definisce l’importo che gli automobilisti ticinesi dovranno versare nel 2019».
E anche se l’anno prossimo il meccanismo di calcolo continuerà a basarsi sul principio degli ecoincentivi, la modifica normativa approvata dal Governo «ridurrà di 5 milioni di franchi il ricavato totale dell’imposta.
Questo – aggiunge il dipartimento di Norman Gobbi – consentirà tra l’altro di applicare una riduzione media pari quasi al 5% sull’importo dovuto per il 2019 dai detentori di veicoli immatricolati in Ticino a partire dal 2009».

Esborso troppo alto, è ricorso
Uno sconto sulla fattura questo che, ricordiamo, fa seguito a una sentenza della Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello che ad inizio anno aveva accolto parzialmente il ricorso di tre cittadini che avevano contestato l’aumento dell’imposta di circolazione per il 2017. In particolare, nella sentenza i giudici hanno ritenuto «troppo alto» il margine d’apprezzamento che l’attuale legge – basata appunto sul sistema della neutralità finanziaria tra bonus e malus – lascia al Consiglio di Stato. In tal senso, la sentenza del Tribunale d’appello ha quantificato in una variazione massima del 10% lo spazio di manovra «accettabile».

Per adeguarsi, a luglio Norman Gobbi aveva dunque proposto all’Esecutivo di rimborsare, oltre ai ricorrenti, tutti i cittadini che erano stati penalizzati con il calcolo d’imposta per il 2017. Il tutto ricalibrando anche il prelievo stimato nel 2018. Costo totale dell’operazione: circa 4 milioni di franchi. Approdato il dossier sul tavolo del Governo, da parte sua il Consiglio di Stato ha però preferito optare per lo sconto del 5%. Una riduzione che si inserisce altresì nel controprogetto governativo alle iniziative popolari lanciate dal PPD denominate «Gli automobilisti non sono bancomat» e «Per un’imposta di circolazione più equa» – che avevano raccolto 23.116 sottoscrizioni – chiedono non solo la restituzione dell’aumento deciso dal Governo per il 2017, ma anche di instaurare un’imposta di circolazione «più semplice ed equa».

Questione di massa e d’emissione
E proprio in tal senso, nella sua riunione settimanale il «Consiglio di Stato ha inoltre condiviso il principio che definisce il nuovo meccanismo di calcolo, in risposta alle richieste di due iniziative popolari tuttora pendenti».
Nel mese di gennaio, la proposta sarà sottoposta a «una fase preliminare di consultazione che coinvolgerà Automobile club svizzero, Touring club svizzero, Associazione traffico e ambiente e i partiti rappresentati in Gran Consiglio. Una volta ricevute le osservazioni ai quesiti posti – conclude il Governo – il Consiglio di Stato elaborerà il messaggio definitivo da sottoporre al Parlamento». E in attesa di conoscere l’esito della consultazione, gli ingredienti fondamentali della nuova formula sono soprattutto due: la massa a vuoto del veicolo e le emissioni di CO2.

Imposta di circolazione 2019: confermata la riduzione del 5%

Imposta di circolazione 2019: confermata la riduzione del 5%

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha confermato che il prossimo anno l’imposta di circolazione per i detentori di un’automobile immatricolata a partire dal 2009 sarà ridotta del 5%, come proposto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il nuovo sistema di calcolo dei tributi a carico degli automobilisti ticinesi sarà invece posto in consultazione nel corso del mese di gennaio.

Nella sua ultima seduta dell’anno, il Consiglio di Stato ha approvato la modifica del Regolamento sulle imposte di circolazione, che definisce l’importo che gli automobilisti ticinesi dovranno versare nel 2019. Anche per il prossimo anno il meccanismo si baserà sul principio degli ecoincentivi, ma la modifica normativa approvata dal Governo – in base a quanto concordato nello scorso mese di luglio – ridurrà di 5 milioni di franchi il ricavato totale dell’imposta. Questo consentirà tra l’altro di applicare una riduzione media pari quasi al 5% sull’importo dovuto per il 2019 dai detentori di veicoli immatricolati in Ticino a partire dal 2009.

Il Consiglio di Stato ha inoltre condiviso il principio che definisce il nuovo meccanismo di calcolo per l’imposta di circolazione, in risposta alle richieste di due iniziative popolari tuttora pendenti. Nel mese di gennaio la proposta sarà sottoposta a una fase preliminare di consultazione che coinvolgerà Automobile club svizzero, Touring club svizzero, Associazione traffico e ambiente e i partiti rappresentati in Gran Consiglio. Una volta ricevute le osservazioni ai quesiti posti il Consiglio di Stato elaborerà il messaggio definitivo da sottoporre al Parlamento.

Infocentro di Pollegio:  la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Infocentro di Pollegio: la mediazione avviata dal DI conclusa con successo

Comunicato stampa

Si è conclusa con successo la mediazione avviata da tempo dal Dipartimento delle istituzioni, volta a garantire un futuro all’immobile denominato “Infocentro” di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA. Vi sono ora le premesse per consolidare una convenzione tra le parti: il Cantone, l’attuale proprietario AlpTransit e il futuro proprietario armasuisse Immobili. Da definire ancora le future sinergie per l’uso dell’immobile, una volta conclusa l’operazione e, se del caso le necessarie misure pianificatorie. La trattativa, condotta dal Dipartimento delle istituzioni, ha permesso quindi di raggiungere gli obiettivi fissati dal Consiglio di Stato durante la scorsa primavera, evitando pure la demolizione della struttura.

Il Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) e il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) hanno risposto positivamente alla proposta presentata dal Canton Ticino in merito al futuro dell’Infocentro di Pollegio: sarà quindi sottoscritta una convenzione che prevede entro la fine del 2019 il ritiro dello stabile di AlpTransit da parte della Confederazione, e per essa il DDPS e la sua agenzia Armasuisse inserendola nel Piano Settoriale Militare (PSM).
Le trattative, che duravano da anni, hanno subito un’accelerazione negli ultimi mesi, in particolare grazie a un incontro tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Consigliere federale Guy Parmelin.
L’operazione prevede che la cessione alla Confederazione di una parte dei terreni di proprietà di AlpTransit San Gottardo SA a Pollegio avvenga in cambio del passaggio al Cantone del comparto Saleggi a Bellinzona, destinato a ospitare due progetti strategici di importanza regionale e cantonale: il nuovo Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e la rivitalizzazione integrale di un tratto del Fiume Ticino. La convenzione destinata a concretizzare l’accordo politico sarà firmata nei prossimi mesi; e verrà consolidata a fine 2019 grazie all’approvazione della scheda del PSM, la quale grazie alla disponibilità della Segreteria Generale del DDPS seguirà una procedura specifica  al fine di garantire i termini imposti da AlpTransit.

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per l’avvio della progettazione della ristrutturazione del Pretorio di Locarno e dei progetti correlati delle sedi provvisorie. Nel complesso il Governo chiede al Gran Consiglio lo stanziamento di un credito di circa 11,8 milioni di franchi.
A oltre cento anni dalla sua costruzione, il palazzo del Pretorio di Locarno necessita di essere sottoposto a una ristrutturazione, così da poter continuare a rispecchiare il carattere istituzionale e rappresentativo degli organi dell’autorità cantonale ivi insediati.
Con il messaggio licenziato oggi il Consiglio di Stato chiede pertanto un credito di progettazione per la sua ristrutturazione di circa 3.9 milioni di franchi, a fronte di un investimento complessivo stimato in circa 30 milioni di franchi.
Contestualmente, per attuare questa ristrutturazione è necessario liberare completamente gli spazi interni del Pretorio: di conseguenza si prevede di predisporre delle sedi transitorie per i Servizi ora insediati nel palazzo, per il cui allestimento sono previsti altri quattro crediti, ammontanti a circa 7.9 milioni di franchi.
Queste sedi – che verranno progettate e allestite dopo l’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio – saranno operative per tutta la durata dei lavori, fino alla riconsegna degli spazi rinnovati.

In particolare saranno:
–  l’ex sede del Credit Suisse in Piazza Grande, dove si propone di trasferire i servizi della Magistratura;
–  La Ferriera, dove s’intende trasferire la Polizia cantonale, l’ufficio di supporto del Ministero pubblico e l’Ufficio stima;
–  lo stabile della Direzione dei lavori del Sopraceneri a Tenero, dove si propone di insediare gli uffici forestali del Dipartimento del territorio, oggi alla Ferriera;
–  Villa Erica, dove vi è l’intento di trasferire in modo definitivo la sotto-sede del Centro Professionale Commerciale (CPC) del Dipartimento dell’educazione, della
cultura e dello sport (DECS).

Il risanamento e la ristrutturazione totale del Palazzo del Pretorio permetteranno all’edificio di tornare, dopo oltre un secolo, ad assumere un rinnovato carattere rappresentativo degli organi istituzionali statali, così come a riaffermarsi nel contesto urbano del Quartiere Nuovo della città di Locarno.

Opere, la firma prima di Natale

Opere, la firma prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 de La Regione

Ticino e Lombardia sottoscriveranno l’intesa a Milano.
Gobbi: “Col sud dinamiche nuove e fattuali”.
Condivisa dal parlamento la bontà della strategia messa in atto con il Delegato per le relazioni esterne. A cui si potenzia lo staff a Berna.

Per un accordo che naufraga ce n’è uno che nasce. Di portata diversa, fosse solo perché le parti contraenti sono un Cantone e una Regione, non certo due Stati.
Ma la ‘roadmap’ che Ticino e Lombardia si apprestano a sottoscrivere dimostra che qualche margine in materia di “politica estera” può essere sfruttato anche da Bellinzona.
La firma dell’intesa sulle opere di interesse transfrontaliero è imminente, dichiara Norman Gobbi in Gran Consiglio, intervenendo in materia di relazioni bilaterali coltivate dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini. L’incontro a Milano è previsto la settimana prima di Natale. “I rapporti con il sud oggi sono rinvigoriti – commenta il direttore del Dipartimento delle istituzioni, che presiede anche la Comunità di lavoro Regio Insubrica –. Il Consiglio di Stato porta avanti dinamiche nuove e fattuali”, alludendo ai risultati che con la Lega al governo in Italia il Ticino sta ottenendo con Lombardia e Piemonte. Regioni disposte appunto a sottoscrivere impegni sulle infrastrutture, includendo pure le tempistiche per la loro realizzazione, e vincolando così l’utilizzo dei ristorni delle imposte pagate in Svizzera dai frontalieri. “Il ruolo di Quattrini rappresenta per noi un valore aggiunto nell’intrattenere queste relazioni verso sud”, aggiunge ancora Gobbi, confermando pure al parlamento un parziale potenziamento dello staff dell’area delle relazioni esterne (è stato aperto un concorso per l’antenna a Berna). Gran Consiglio che dal canto suo ha confermato la bontà della strategia cantonale di puntare sul lavoro di “lobbying”, sia a sud che a nord, direzione capitale federale. Fino al 2016 i delegati erano due, uno per fronte. Con la nomina di Jörg De Bernardi a vicecancelliere della Confederazione, il governo ha optato per razionalizzare, estendendo i compiti di Quattrini anche al nord. “La decisione di optare per una sola figura è stata presa per ottimizzare la gestione dei dossier”, ha ribadito Gobbi. Per Lega e Ppd la scelta giusta, per Plr e Ps da tenere sott’occhio e potenziare appena le risorse lo permettono o i compiti lo richiedono, per l’Udc da ampliare a prescindere.
Quanto al congelamento a Roma del nuovo accordo sui frontalieri parafato da Svizzera e Italia nel 2015 non sono mancate le reazioni. Quella della Lega dei ticinesi, in primis, che con un comunicato stampa ha stigmatizzato la scelta della maggioranza del governo di non bloccare il versamento dei ristorni, come avevano proposto ancora quest’anno i ministri leghisti. Dal canto suo Marco Chiesa (Udc) sollecita con un’interrogazione urgente il Consiglio federale. “In buona sostanza – scrive il consigliere nazionale – dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale”. Chiede quindi qual è lo stato del processo di sottoscrizione dell’accordo sui frontalieri e, in merito alla negoziazione che ha portato alla ‘firma tecnica’ del nuovo testo, domanda al governo federale una “valutazione complessiva”. “Vi sono forse ingenuità da attribuire alla nostra delegazione? Quali vantaggi ha ottenuto il nostro Paese dall’Italia e quali contropartite ha effettivamente concesso la Svizzera nell’ambito della Roadmap? Il Consiglio federale intende prendere delle iniziative nei confronti dell’Italia o si accontenta di subire le conseguenze delle scelte di Roma?”. Chiesa ricorda infine che a suo tempo il Consiglio federale aveva rifiutato di immaginare una compensazione per il Cantone in caso di una mancata sottoscrizione dell’accordo. “Il Ticino rimarrà dunque con un pugno di mosche in mano? Nella Roadmap si configurava anche l’accesso al mercato finanziario italiano. A che punto siamo? Gli operatori ticinesi possono sperare che a breve tale accesso sia sbloccato? Sono previste pressioni da parte svizzera nei prossimi tempi affinché l’accesso sia garantito?”.