Approvato il messaggio per l’aggregazione dei Comuni della Verzasca

Approvato il messaggio per l’aggregazione dei Comuni della Verzasca

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato formalmente l’aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo che daranno vita a un unico Comune denominato «Verzasca» confermando pure gli aiuti finanziari pari a 18,4 milioni di franchi. Sarà ora il Gran Consiglio ad avere l’ultima parola sulla nascita del nuovo ente locale.

Lo scorso 10 giugno ha avuto luogo la votazione consultiva che ha visto l’ampia adesione da parte di tutti i Comuni coinvolti nel progetto aggregativo, ottenendo complessivamente l’84% dei consensi.

Il Consiglio di Stato propone quindi l’aggregazione dell’intero territorio della Valle Verzasca che include i Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno nonché i territori in valle di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo in un unico Comune denominato Verzasca. Quale risultato dello scorporo dei propri territori siti in Valle nasceranno sul Piano pure i «nuovi» Comuni di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo.

Riservata la crescita in giudicato della decisione del Gran Consiglio, l’entrata in funzione del nuovo Comune, con l’elezione del Municipio e del Consiglio comunale, è prevista in parallelo alle elezione comunali generali previste nella primavera del 2020.

 

Giustizia, aria di potenziamento

Giustizia, aria di potenziamento

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 12 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10869161


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 settembre 2018 de La Regione

Il governo condivide l’idea di rafforzare il Ministero pubblico con un procuratore straordinario
Vertice ieri mattina fra il Consiglio di Stato e Andrea Pagani, procuratore generale: rafforzare l’Mp non è un costo ma un investimento

Un incontro «franco e trasparente, con informazioni aggiuntive da parte del Ministero pubblico che hanno portato il governo a confrontarsi sul tema di un procuratore pubblico straordinario». Sono le parole con cui ieri, in conferenza stampa a Palazzo delle Orsoline, il ministro delle Istituzioni Norman Gobbi ha lasciato intendere che dati e motivazioni fornite dal procuratore generale Andrea Pagani nel corso dell’incontro con il Consiglio di Stato potrebbero bastare per scendere sulla strada di un potenziamento del Ministero pubblico.
Qualora si decidesse per il rafforzamento, ha aggiunto Pagani, la nuova figura difficilmente verrà assunta a concorso, perché il profilo dei candidati è solitamente troppo “verde” per un impegno simile. «Ci vuole un giurista o un avvocato di “peso” – ha detto il pg – che dal primo giorno possa essere pienamente operativo». «La richiesta di un potenziamento della sezione partiva da una lettera da me scritta all’inizio di giugno.
Il problema, noto, è che la sezione dei reati economico-finanziari ha un numero di procedimenti penali pendenti, in parte fermi, che non permette di ossequiare al principio della celerità».
Oggi, ha proseguito, «con il governo è stato fatto un discorso molto franco e trasparente. Sono particolarmente soddisfatto di quanto è emerso da parte del Consiglio di Stato, che si riserva comunque di verificare e di esaminare un documento da me redatto e che fotografa con dati e considerazioni l’attuale situazione della sezione. Per il governo c’è materia sufficiente. Sono fiducioso per la risposta che si darà non tanto al Ministero pubblico che rappresento, quanto alla popolazione del Canton Ticino».
Secondo Pagani, «una giustizia non celere non è giustizia. Inoltre, un potenziamento del Ministero pubblico non va visto come un costo, ma come un investimento: ci sono milioni sequestrati pendenti da 10-15 anni, che rischiano la prescrizione. Davanti a queste motivazioni, e al sistema di monitoraggio delle entrate e delle pendenze che c’è ora in Ministero pubblico, il governo potrà decidere in serenità».
Per Gobbi «è stato importante, per il governo, prendere atto del chiaro segnale d’indirizzo della direzione del Ministero pubblico sulla gestione operativa del Ministero stesso. Rispetto al passato, emerge una nuova volontà di gestione attiva, per evitare prescrizioni che danneggino l’immagine del funzionamento della giustizia in Ticino. Si tratta di un cambio d’indirizzo da salutare». Pertanto, «guardiamo con più tranquillità alle richieste, che devono essere sostanziate da dati come quelli ottenuti da Pagani. L’obiettivo non è dare “tout court” un procuratore pubblico in più, quanto piuttosto una risorsa per evadere le pendenze che giacciono da tempo, ottenendo chiusure che permettano di contenere i danni, anche magari non con piena soddisfazione di tutte le parti in causa».
La conferma del “nuovo corso” in Ministero pubblico è stata data da Pagani: «Ho segnalato al CdS che la nuova direzione del Ministero si prodiga per fare in modo che ci sia una migliore ridistribuzione dei dossier nell’ufficio. Non sarà più solo il caso, secondo il criterio del picchetto, a determinare l’attribuzione di un procedimento. Questa sarà, invece, il frutto di un lavoro che andrà fatto quotidianamente, tramite un miglior monitoraggio generale».
Interrogato circa la presenza, nel pacchetto di richieste, anche dei 3 segretari giudiziari supplementari evocati qualche mese fa, il Pg ha parlato di priorità: «Prima il pp straordinario, poi il resto, in base alla politica dei piccoli passi che permette di solito di ottenere un consenso allargato». Pagani ha ammesso che per il pp straordinario ci sarebbero già «2-3 nomi» di papabili. In merito infine alla situazione di perenne instabilità all’interno del Ministero pubblico, il Pg ha rilevato che «negli ultimi 7 anni il 66% dei procuratori è cambiato. Quindi molti dossier sono passati di mano. Chi arriva non sa esattamente cos’ha in dotazione. L’ultimo pp entrato in carica è da un mese che legge i dossier per capirlo».

Verso un procuratore in più

Verso un procuratore in più

Dalle Cronache regionali RSI
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Verso-un-procuratore-in-pi%C3%B9-10868246.html

Da www.rsi.ch/news

Il Governo ticinese apre all’introduzione di un rinforzo straordinario per smaltire gli arretrati del Ministero pubblico
Il Consiglio di Stato ticinese è “meno scettico” sulla richiesta di nominare un procuratore straordinario al Ministero pubblico, come ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, al termine di un incontro con il procuratore generale Andrea Pagani. Il confronto ha avuto luogo mercoledì mattina ed è stato definito da entrambi “franco e trasparente”.
L’introduzione di un aiuto supplementare, per cinque anni, sarebbe “una misura d’urgenza” per permettere ai procuratori di svolgere al meglio il loro lavoro perché, per dirla con le parole del PG, “una giustizia che non è celere non è una giustizia”. Il rinforzo si occuperebbe solo degli incarti che riguardano i reati economico-finanziari. Questa sezione, infatti, ha diversi procedimenti penali fermi e che rischiano di cadere in prescrizione.
L’incontro non si è quindi concluso con una vera e propria approvazione della richiesta di potenziamento del Ministero pubblico.
Un potenziamento che tuttavia, afferma Pagani, “non va visto come un costo ma come un investimento”.

 

Da www.ticinonews.ch

Un potenziamento della Magistratura è possibile
Il pg Andrea Pagani ha incontrato il ministro Norman Gobbi. Non si esclude un procuratore straordinario

Sia il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sia il procuratore generale Andrea Pagani hanno definito “franco e trasparente” il vertice d questa mattina tra Consiglio di Stato e Ministero pubblico.
Punto centrale della discussione, la richiesta della Procura di un procuratore pubblico straordinario per far fronte all’aumento degli incarti pendenti. Pagani ha presentato al direttore del DI dati e motivazioni alla base della richiesta di un potenziamento del Ministero pubblico e in particolare della Sezione reati economici in quanto “ci sono milioni sequestrati pendenti da 10-15 anni, che rischiano la prescrizione”.
“Ci vuole un giurista o un avvocato di peso che dal primo giorno possa essere pienamente operativo”, ha spiegato, escludendo de facto un concorso pubblico per questa eventuale nuova funzione.
Il Governo ha preso atto del chiaro segnale della direzione del Ministero pubblico sulla gestione operativa del Ministero stesso, con una nuova volontà di gestione attiva per evitare prescrizioni che danneggino l’immagine del funzionamento della giustizia – ha commentato il direttore del DI Norman Gobbi – Si tratta di un cambio d’indirizzo da salutare”.
Un mese fa, ricordiamo, Gobbi aveva dichiarato al Corriere del Ticino che “il Consiglio di Stato è molto critico sulla figura del procuratore straordinario, attorno al quale regna forte scetticismo”.
L’ultima parola sul rinforzo temporaneo in seno alla Magistratura spetterà in ogni caso al Gran Consiglio.

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Una maggiore tempestività al servizio del cittadino

Nell’ultima seduta di Consiglio di Stato è stato approvato il messaggio che chiede al Gran Consiglio un credito di 6.55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom. Sarà così garantita la funzionalità e la disponibilità della rete fino almeno al 2030 attraverso un aggiornamento della piattaforma attuale. Il progetto è coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione.
Sono soddisfatto del sostegno ottenuto dai colleghi di Governo poiché si tratta del principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono infatti oltre 55’000 gli utenti della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni che possono trasmettere conversazioni e piccole quantità di dati tramite un’infrastruttura condivisa.
Le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare il lavoro quotidiano sono da implementare in quanto necessarie per incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza degli interventi.
La società evolve e occorre adattarsi al cambiamento per fornire la giusta risposta alle possibili minacce odierne: penso in particolare al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione e alla mobilità accresciuta delle persone. La criminalità si sposta rapidamente e non possiamo limitarci al solo controllo del nostro territorio. Lo scambio di informazioni diventerà sempre più importante e farà la differenza tra un successo e un insuccesso operativo. Per questo, oltre all’aggiornamento della rete radio, per i servizi della Polizia cantonale sono previsti ulteriori strumenti informatici e la connessione alle più ampie banche dati settoriali. Questo per semplificare gli impieghi nazionali e internazionali e le operazioni di polizia giudiziaria. La possibilità di disporre di strumenti al passo con i tempi permette di agire con maggiore tempestività, ma soprattutto di lavorare d’anticipo sulla prevenzione.

Una rete radio più performante
La rete Polycom consente la comunicazione criptata che, contrariamente a quanto accadeva in passato con la radio analogica, impedisce l’ascolto da parte di privati o organizzazioni criminali. In Ticino vi sono oltre 2’500 radio portatili, sui veicoli e fisse nelle centrali, gestite dal servizio tecnico della Polizia cantonale. Inoltre, la rete Polycom di proprietà del Cantone verrà a breve resa resistente ai blackout per almeno tre giorni consecutivi con il potenziamento delle batterie e la collaborazione con la Protezione civile. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitata la trasmissione di volumi superiori di dati, voce, immagini e altro.

Una migliore prontezza d’intervento
Sempre con l’obiettivo di una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità, il prossimo 19 settembre verrà inaugurata la nuova Centrale comune d’allarme (CECAL): essa creerà le premesse ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi sul territorio rafforzando la collaborazione tra i partner (Polizia cantonale e Guardie di confine). La scelta di mettere sotto un unico tetto le principali unità d’intervento non potrà che agevolare il lavoro, anche grazie alla prossimità degli uffici. La CECAL fungerà da mezzo di condotta (numeri telefonici 112 e 117), coordinerà e dispiegherà i mezzi di soccorso attraverso la rete Polycom. Nel 2020 si concluderà l’integrazione con l’inserimento della Centrale cantonale d’allarme dei pompieri (118), attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano. Pertanto, l’unico numero d’emergenza che non sarà integrato è quello di Ticino Soccorso (144).

La prontezza d’intervento risulta spesso fondamentale. In questo contesto, la creazione di un unico spazio condiviso come la CECAL e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potranno che giovare a tutti i cittadini ticinesi. Un traguardo importante per la sicurezza del nostro Cantone.

 

Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con il quale propone al Parlamento di stanziare un credito da 6,55 milioni di franchi, quale contributo del Cantone all’aggiornamento della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), utilizzata dagli enti di primo intervento, soccorso, sicurezza e protezione civile.

L’infrastruttura Polycom conta oggi a livello nazionale circa 750 antenne e oltre 55’000 utenti tra Confederazione, Cantoni e Comuni; una parte delle componenti tecniche del sistema è tuttavia in servizio da oltre 15 anni e dovrà essere rimpiazzata a breve termine. Il Parlamento federale ha approvato a questo scopo il progetto «Werterhalt Polycom 2030» (WEP2030), che intende prolungare la durata di utilizzo della rete fino almeno al 2035. L’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) è stato pertanto incaricato di coordinare gli interventi di sostituzione e aggiornamento insieme ai Cantoni, che dovranno inoltre partecipare alla spesa.

Con la propria decisione il Consiglio di Stato ha ora proposto di confermare la partecipazione del Cantone al progetto WEP2030; grazie al credito da 6,55 milioni di franchi, entro il 2023 il Ticino potrebbe così introdurre la nuova rete – basata sulla tecnologia Internet Protocol – collegandola alle 21 antenne di proprietà dell’ente pubblico. La vecchia rete sarebbe inoltre mantenuta attiva, in parallelo, fino alla disattivazione finale e allo smantellamento previsti, a livello federale, a partire dal 2025. Va inoltre sottolineato che la stretta collaborazione tra il Cantone e il corpo delle Guardie di confine, a loro volta proprietarie di oltre 30 antenne, garantirà che la fase esecutiva si svolga nei tempi previsti e che tutta l’infrastruttura presente sul territorio ticinese sia pronta entro la scadenza definita dal UFPP.

Il Governo ritiene che – con il finanziamento e l’attuazione del progetto – il Cantone potrà dotarsi di un’infrastruttura adeguata alle tecnologie attuali e soprattutto sarà in grado di garantire il collegamento Polycom in tutta la rete nazionale e con gli altri Cantoni.

(nella foto una stazione di base Polycom)

 

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Apprendisti dell’Amministrazione cantonale: cerimonia di chiusura del ciclo di formazione

Comunicato stampa

Palazzo delle Orsoline ha ospitato ieri la cerimonia di consegna dei diplomi di apprendistato a 34 giovani che hanno terminato con successo il loro ciclo di formazione in seno all’Amministrazione cantonale.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, a nome del Consiglio di Stato, li ha invitati a considerare questo attestato come un primo traguardo, da arricchire grazie all’esperienza professionale e a una formazione individuale permanente.  

L’ultimo anno di apprendistato dei 34 giovani si è concluso simbolicamente con una cerimonia nella corte interna di Palazzo delle Orsoline, alla quale hanno partecipato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Caposezione delle risorse umane Daniel Fischbach, il Presidente dell’Associazione dei pensionati dello Stato Franco Lazzarotto e un numeroso pubblico costituito da genitori, parenti, responsabili della formazione e rappresentanti dei servizi dello Stato.
Tutti i relatori che si sono rivolti ai neodiplomati hanno evidenziato il ruolo attivo dell’Amministrazione cantonale nella formazione dei giovani e la volontà di offrire anche in futuro alle giovani generazioni l’opportunità di formarsi in un ambiente ricco di competenza, stimoli e varietà di mansioni. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha in particolare esortato i giovani presenti a considerare l’attestato di fine tirocinio come un traguardo intermedio, che dovrà essere arricchito in futuro dall’esperienza professionale e da una formazione individuale permanente.

I 34 apprendisti che hanno terminato con successo il tirocinio dell’Amministrazione cantonale, suddivisi per categoria professionale, sono:

Impiegati di commercio AFC:
Matteo Bazzotti (maturità), Nicola Bontà, Jason Caggia, Virginia Crotta (maturità), Vittorio Fruci (maturità), Mattia Lukic, Emma Pellanda (maturità), Federica Urietti (maturità), Patrick Vinelli
Assistenti d’ufficio CFP:
Mohamad Eye Alshikh, Qendresa Fazlijaj, Alexia Martena
Cuochi AFC:
Mahe Acunzoli, Serena Beltrametti
Operatori di edifici e infrastrutture AFC:
Miroslav Ilic, Simone Lerose
Addetto operatore di edifici e infrastrutture CFP:
Philipp Schönenberger
Impiegato in logistica AFC:
Dylan Santini
Laboratorista in biologia AFC:
Raul Machado
Laboratorista in chimica AFC:
Nina Kuster
Addetta d’economia domestica CFP:
Gloria Da Cunha Figueiredo
Operatrice per la comunicazione con la clientela AFC:
Sara Kobkyn
Gestori dell’informazione e della documentazione AFC:
Matteo Galli, Denis Lovatti, Elena Mafferetti
Giardiniere AFC:
Milo Camponovo
Selvicoltori AFC:
Simone Ambrosini, Isacco Caretti
Geomatico AFC:
Damiano Del Biaggio
Informatici AFC:
Matteo Cartolano, Alessio Conceprio, Andrea Navarra, Elia Salmina
Addetto all’informatica CFP:
Daniele Migliari

Il premio speciale dell’Associazione dei pensionati dello Stato, destinato agli apprendisti che più si sono distinti nel loro tirocinio, è stato attribuito a Damiano Delbiaggio (geomatico), Miroslav Ilic (operatore di edifici e infrastrutture), Sara Kobkyn (operatrice per la comunicazione con la clientela), Nina Kuster (laboratorista in chimica), Alessandra Mafferetti (gestrice dell’informazione e della documentazione) e Patrick Vinelli (impiegato di commercio).

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Il testo del comunicato stampa inviato ai media

A due anni dall’entrata in vigore delle Leggi cantonali sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto un bilancio delle infrazioni registrate sul territorio ticinese. Su un totale di 1’319 procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 7 regioni del Cantone, il 66% dei casi è legato all’accattonaggio, mentre sono state molto rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Dando seguito al risultato della votazione popolare del 22 settembre 2013, il 1. luglio 2016 sono entrate in vigore in Ticino la Legge sull’ordine pubblico e la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A due anni dalla modifica normativa, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto i dati sulle procedure avviate dalle Polizie comunali delle 7 Regioni ticinesi, incaricate di applicare le nuove norme.

Dall’introduzione delle nuove leggi, sono state registrate un totale di 1’319 infrazioni alle norme sull’ordine pubblico, concentrate nelle Regioni di polizia del Luganese (561). La maggior parte delle procedure riguarda l’accattonaggio (868), il disturbo della quiete (133 casi, soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici), l’imbrattamento di beni pubblici (102) e casi di animali vaganti (77). Più rari i casi accertati di littering, con sole 38 sanzioni. Anche le infrazioni alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici sono risultate numericamente rare, con un totale di 37 procedure avviate ed alcuni ammonimenti senza verbale di polizia. Nei primi sei mesi del 2018 sono stati registrati una decina di casi di dissimulazione del volto, ma principalmente avvenuti nell’ambito di episodi di hooliganismo sportivo.

Il bilancio delle due Leggi, a due anni dall’entrata in vigore, conferma l’ampiezza degli ambiti toccati, che non si limitano alla sola dissimulazione del volto. Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per l’attività svolta dalle Polizie, e ricorda che le nuove norme sono state volute dai cittadini non per dare vita a un elevato numero di procedure di contravvenzione, ma per tutelare la sicurezza e per salvaguardare valori e peculiarità del nostro Cantone.

“Il nuovo Governo italiano è più sensibile”

“Il nuovo Governo italiano è più sensibile”

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 31 luglio 2018 del Corriere del Ticino

Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia

Il presidente della Regione Lombardia sulla Svizzera e la «Roma ladrona» che non c’è più.
Il Consiglio di Stato e la Regione Lombardia oggi tornano al tavolo delle discussioni. Il 25 maggio il numero uno lombardo, il leghista Attilio Fontana, era stato ricevuto a Palazzo delle Orsoline e ora tocca al presidente dell’Esecutivo Claudio Zali e all’altro leghista Norman Gobbi recarsi a Milano. L’incontro è stato voluto per fare un passo in avanti nella definizione di una road map per trovare soluzioni condivise lungo il confine dopo anni di strappi e sgambetti: dalle liste nere italiane ai ristorni dei frontalieri congelati. Il Corriere del Ticino ha intervistato il presidente della Regione Lombardia Fontana che sottolinea il cambio di passo del nuovo Governo italiano con Lega e Movimento 5 stelle.

Questa mattina Regione Lombardia e Canton Ticino torneranno al tavolo. Con quale spirito affronta questo nuovo tentativo di riavvicinamento?
«Con spirito assolutamente costruttivo e, lasciatemi dire, anche con spirito da autonomista quale sono e pertinente con le politiche che sto attuando, dato che in questi giorni ho anche formalizzato la richiesta del progetto di maggior autonomia al Ministro italiano Stefani. I tavoli con il Canton Ticino hanno come obiettivo di individuare le priorità dei progetti tra Regione Lombardia e Canton Ticino: sono convinto che la progettualità, e quindi le priorità, debbano essere stabilite dai territori e questo lo abbiamo condiviso con gli amici ticinesi che hanno certamente un grado di autonomia gestionale superiore rispetto a quella lombarda. L’auspicio è quello di arrivare ad un livello di autonomia simile a quello che hanno i Cantoni in Svizzera».

Da anni dai due fronti della frontiera ci si guarda con diffidenza reciproca. Come lo spiega?
«È evidente che ci possono essere anche degli interessi contrapposti, ma credo che la formula che stiamo utilizzando sia quella vincente. Laddove ci siano delle esigenze o posizioni diverse, grazie al confronto obiettivo e costruttivo, si possono trovare le soluzioni. Questo è il metodo che stiamo utilizzando».

Nel 2011 la maggioranza del Governo aveva congelato parte dei ristorni dei frontalieri. Fu quella mossa a creare uno strappo fino ad oggi apparso come non ricucibile?
«Durante il recente incontro avuto a Bellinzona con il presidente e il Governo ticinese, abbiamo parlato anche dei ristorni dei frontalieri. La richiesta del Governo ticinese era quella di utilizzare queste risorse per migliorare i collegamenti viari e ferroviari o in quei progetti che possono comportare un alleggerimento delle situazioni creatasi con i frontalieri (che sono quasi 64.000). Da questo punto di vista ci siamo permessi di segnalare che l’attuale Governo italiano ha una forte sensibilità nei rapporti con la Svizzera e il Ticino che è oggettivamente superiore rispetto ai Governi che si sono succeduti fino ad ora e conosce perfettamente i problemi che vi sono tra la Svizzera e i territori lombardi confinanti. Questa è l’occasione per avere un Governo a Roma che possa incidere nella risoluzione definitiva di quei problemi che sono cronici e storici. Con un Governo amico e sensibile riusciremo ad affrontare delle problematiche che sono state lasciate in sospeso a livello nazionale».

In sostanza lei cosa proporrà oggi alla delegazione leghista che verrà a Milano?
«Più che una proposta saranno istituiti tavoli di lavoro su singole tematiche, con un livello tecnico che cercherà di trovare soluzioni comuni e un momento politico che a seguito di risultanze tecniche, determinerà, nell’ordine dei progetti, quali sono ritenuti prioritari. Una volta stilata una graduatoria, sarà a cura di Regione Lombardia trasferire questo elenco al Governo di Roma e da parte del Cantone del Ticino fare altrettanto con la Confederazione e quindi con Berna. Tutto questo deve però fare seguito ad un momento di sintesi da parte dei territori che sono quelli che effettivamente conoscono le problematiche e come affrontarle».

Si è parlato di una road map. Ma questa non è la solita roboante definizione in politichese, ma priva di sostanza?
«Direi esattamente il contrario. Credo che sia un passaggio fondamentale e concreto. Poi se vogliamo utilizzare un altro termine va bene lo stesso, ma si tratta di incontri costruttivi».

Il nodo da sciogliere, in fin dei conti, è l’accordo fiscale tra Svizzera e Italia?
«Perché è fondamentale che Canton Ticino e Regione Lombardia si trovino per discutere e stabilire progetti e priorità? Proprio perché se la discussione si sposta tra Roma e Berna, non si discute di parcheggi, trasporti e collegamenti tra Province, ma la discussione si allarga a temi di natura nazionale. E questo inevitabilmente mette in secondo ordine i problemi reali che constatiamo tutti i giorni. Ecco perché crediamo sia strategico che le due Regioni dialoghino e individuino le priorità comuni».

Ma ha ancora senso tenere in vita l’accordo fiscale italo-svizzero parafato quando al Governo in Italia c’era un’altra maggioranza?
«A noi interessa prevalentemente risolvere i problemi locali e stabilirne le priorità. Nello sfondo c’è anche questo accordo che non è mai stato ratificato, ma era contenuto in una cornice più ampia. Oggi in Svizzera c’è un Governo che ha al proprio interno una componente che ha una forte sensibilità nei rapporti tra Italia e Svizzera. Rivedere e affinare questi accordi è conveniente non solo all’Italia, ma anche alla Svizzera».

La Lega sarebbe pronta ad affossarlo e ripartire su basi nuove?
«Oggi, ripeto, ci sono situazioni che sono differenti da quelle che c’erano ieri. E noi siamo convinti che siano molto più favorevoli rispetto ai temi di interesse comune».

C’è chi sostiene che la parola magica sia appunto «Lega». Partito forte in Italia e che in Ticino ha la maggioranza relativa in Governo. Lei la pensa così?
«Se dovessi trovare uno degli elementi più comuni tra la Lega in Italia e la Lega dei ticinesi, direi che è l’attaccamento al proprio territorio e alle proprie popolazioni, questo non mi sembra un elemento banale anzi credo sia una buona base sulla quale costruire in modo fondato dei rapporti nuovi. Con una assonanza così forte, ci sono temi che possono essere affrontati con condivisione di intenti».

Le due leghe saranno anche simili, ma difendono interessi contrapposti dei propri cittadini. Allora quella che è stata avviata non è una mission impossible?
«Non la metterei così. La Lega italiana difende gli interessi degli italiani così come la Lega ticinese difende gli interessi dei ticinesi. Entrambi i partiti sono guidati da persone che sapranno trovare le soluzioni che comporteranno benefici per i propri cittadini».

C’è un punto che appare comune: i ristorni oggi il Ticino li versa a Roma che, con calma e trattenendone il 30%, poi li girerà ai Comuni italiani di confine. Va bene così?
«Ho iniziato questa intervista dicendo che sono un convinto autonomista. È chiaro che per la politica del mio partito e per quella che ho in testa bisogna cambiare. Il progetto che sto portando avanti come Regione Lombardia infatti mira ad avere delle forme di autonomia più spiccate rispetto a quanto lo siano state fino ad ora. Più avviciniamo le decisioni alle popolazioni e più l’efficienza è garantita. Più le decisioni vengono assunte lontano dai fruitori dei benefici, e più è garantita l’inefficienza. Basta guardare la differenza tra l’Italia – che è una nazione non federale e quindi ha un’autonomia limitata – e la vicina Svizzera che ha una confederazione e gradi di autonomia importanti. La politica che sto portando avanti come governatore di Regione Lombardia va proprio nella direzione di costruire un’architettura che si avvicini a quella svizzera, guadagnando in termini di efficienza».

Ma questa non è la «Roma ladrona» denunciata per anni dalla Lega, seppur da quella targata Umberto Bossi?

«Sono cambiati i tempi e le situazioni, ma il progetto è immutato. E il progetto consta in maggiori gradi di autonomia. Possiamo utilizzare un sistema piuttosto che un altro, ma lo spirito è il medesimo: padroni a casa nostra».

Con Matteo Salvini ha già avuto modo di parlare dei rapporti con i vicini del Ticino?
«Più volte abbiamo avuto modo di parlare con Salvini dei rapporti con la Svizzera e il nostro leader anche a livello nazionale ha sottolineato che per tante questioni il suo modello è proprio quello svizzero. Oggi ci sono condizioni che prima non c’erano: Salvini, che ora ricopre un ruolo assolutamente importante nel nostro Paese, sa perfettamente come funziona la Svizzera e quali sono gli elementi positivi rispetto all’Italia. Quindi ribadisco che oggi ci sono condizioni radicalmente diverse rispetto a quelle che ci sono state in passato. Per cui è questa una occasione da non perdere sicuramente per noi italiani, per noi lombardi ma, anche per la Svizzera, è una straordinaria opportunità».

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Il Consigliere di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’assemblea generale tenutasi a Mezzana. La riunione ha permesso di presentare un documento su strategia e obiettivi della Comunità di lavoro, che si è inoltre dotata di un rinnovato sito internet e di un nuovo logo.

Si è svolta oggi a Mezzana l’Assemblea generale della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro – nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini – che riunisce il Canton Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del VCO, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese. La seduta ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Piemonte al Canton Ticino.

Il Presidente uscente Aldo Reschigna – Vicepresidente della Regione Piemonte – ha anzitutto ricordato l’importanza delle attività di dialogo e confronto transfrontaliero rese possibili dalla Regio Insubrica. La relazione si è concentrata sullo stato dell’esperienza avviata nel 1995, esprimendo in particolare l’auspicio che il coinvolgimento delle istituzioni e delle comunità locali venga posto sempre più al centro dell’attività della Regio, per favorirne il riconoscimento anche da parte della società civile. A questo proposito, è stata salutata con favore la continua crescita della qualità dei progetti presentati nell’ambito del programma di cooperazione Interreg.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, che ha assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro per l’anno entrante, ha in seguito presentato un documento che ne delinea strategia e obiettivi per il prossimo futuro. È stato evidenziato che, dopo la riorganizzazione avvenuta nel 2016, la Regio Insubrica è oggi pienamente in grado di svolgere il proprio ruolo di espressione del territorio – complementare a quello dei Governi – stimolando lo sviluppo di una progettualità condivisa e la risoluzione dei problemi transfrontalieri.

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori – nuovo membro dell’Ufficio Presidenziale – ha poi proposto alcune riflessioni in merito all’opportunità di sfruttare la Comunità di lavoro quale canale preferenziale per contribuire a risolvere – adottando una logica di prossimità – i potenziali conflitti che possono emergere nell’ambito delle relazioni italo-svizzere, e quale organo di contatto con il nuovo Governo nazionale italiano. È stato inoltre suggerito di potenziare la comunicazione verso i territori, per contribuire ad aumentare l’autorevolezza della Regio Insubrica.

Le numerose attività svolte nel 2017 dalla Regio Insubrica sono state poi ripercorse dal Segretario della Comunità di lavoro, Francesco Quattrini. In generale, nel corso del 2017 la Comunità di lavoro ha rafforzato il proprio ruolo nell’ambito delle relazioni italo-svizzere; ciò è emerso ad esempio con la riunione del luglio dello scorso anno, nella quale i Presidenti della Regione Lombardia e del Consiglio di Stato ticinese hanno potuto chiarire alcune questioni cruciali legate alla mobilità ferroviaria transfrontaliera. Sono stati inoltre ricordati l’importante accordo fra Lombardia e Ticino per ottimizzare la gestione dei materiali inerti – con un’accresciuta collaborazione in materia di monitoraggio – e la cooperazione su temi ambientali e di sicurezza, ad esempio con il gruppo di lavoro Protezione civile per la gestione dei casi di dissesto idrogeologico. È stato infine menzionato anche il recente accordo istituzionale fra Ticino e Piemonte.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2018 e consuntivo 2017. In coda ai lavori sono inoltre stati presentati il rinnovato sito internet e il nuovo logo della Regio.

Il Consiglio di Stato alle Isole di Brissago

Il Consiglio di Stato alle Isole di Brissago

La riunione settimanale del Consiglio di Stato si è svolta oggi sulle Isole di Brissago. Su proposta del Presidente Claudio Zali, il Governo ha voluto così cogliere l’occasione per omaggiare un luogo di assoluto valore naturalistico e turistico, che merita un adeguato rilancio.

L’iniziativa del Presidente del Governo Claudio Zali – che ha inoltre trasferito sulle Isole di Brissago, per tutta la settimana, la Direzione del Dipartimento del territorio – è stata ideata allo scopo di sensibilizzare il mondo politico, le associazioni di categoria e la popolazione ticinese sull’unicità di un luogo che rappresenta un fiore all’occhiello del Ticino a livello internazionale.

Il Governo ha accolto con piacere la proposta, nell’intento di dare visibilità tanto al Parco Botanico – che ospita oltre duemila specie di piante, provenienti dalle principali zone del Pianeta a clima mediterraneo e subtropicale umido – quanto agli edifici pregevoli e carichi di storia che arricchiscono il patrimonio delle Isole.