‘Sovraoccupazione carceri, la situazione è migliorata’

‘Sovraoccupazione carceri, la situazione è migliorata’

Il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: ‘Alla Farera detenute 74 persone’. Il 24 maggio erano 86, a fronte di una capienza massima di 88 posti
Sovraffollamento prigioni ticinesi, non c’è più il (quasi) tutto esaurito, in particolare alla Farera, riscontrato lo scorso mese. «La situazione è migliorata», ha detto, numeri alla mano, il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi rispondendo in serata in Gran Consiglio a un’interpellanza inoltrata da Daria Lepori per il gruppo socialista dopo l’intervista della ‘Regione’ al direttore delle Strutture carcerarie ticinesi. Intervista pubblicata il 25 maggio in cui Stefano Laffranchini segnalava un’occupazione – soprattutto del carcere giudiziario della Farera (86 detenuti il 24 maggio) riservato alle persone in preventiva – a livelli mai registrati in passato. L’emergenza nel frattempo è rientrata (per ora). «Ad oggi, il dato è del 20 giugno, alla Farera sono presenti 74 persone su una capienza massima di 88 posti», ha indicato Gobbi.
Ieri, martedì, nel carcere penale del Penitenziario cantonale della Stampa destinato a chi è stato condannato a una pena detentiva c’erano «144 persone». Nel carcere aperto (il cosiddetto Stampino), ha aggiunto il consigliere di Stato, «26 persone: 22 uomini e 4 donne». Alla Farera 74 persone: «55 uomini e 19 donne».
Dall’inizio dell’anno la media giornaliera, «calcolata al 31 maggio», è stata, ha ancora spiegato Gobbi, «di 136 persone al Carcere penale della Stampa, di 24 alla Sezione aperta del carcere penale dello Stampino e di 69 persone al Carcere giudiziario della Farera».
L’effettivo del personale delle Strutture carcerarie cantonali, ha continuato il capo del Dipartimento istituzioni, «è tarato su un’occupazione media: un effettivo pensato per i periodi di sovraoccupazione comporterebbe costi aggiuntivi che questo stesso parlamento ha chiesto di contenere».
I diversi attori istituzionali del settore esecuzione pene e misure «sono oggi costantemente in contatto, ma l’intenzione è di avere un coordinamento per permettere una gestione ottimale delle diverse, e complesse, tematiche che concernono il settore medesimo, tra le quali il sovraffollamento». In tal senso, ha fatto sapere il consigliere di Stato, «la prossima seduta del Consiglio di vigilanza del settore esecuzione pene e misure getterà le basi per rafforzare i rapporti di collaborazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 22 giugno 2023 de La Regione

Dai patriziati un manifesto per i rustici

Dai patriziati un manifesto per i rustici

L’assemblea dell’ALPA si è svolta a Biasca – I suoi membri vogliono rafforzare il proprio ruolo

I patriziati garantiscono stabilità e coesione custodendo l’identità ticinese, è stato detto sabato a Biasca, dove negli storici stabili delle officine ai piedi della cascata di Santa Petronilla si sono incontrati i rappresentanti dell’ALPA, l’alleanza che raggruppa circa 200 patriziati e 90’000 patrizi nel cantone.
Si è discusso di rafforzarne il ruolo, in collaborazione anche con gli enti regionali di sviluppo, per portare avanti un’annosa battaglia fortemente legata proprio all’identità ticinese e alla gestione del territorio, quella sui rustici.
I 142 delegati hanno sottoscritto un vero e proprio manifesto per promuovere il restauro. “Se non riusciamo a invertire la tendenza entro i prossimi dieci anni”- ha affermato ai microfoni della RSI il granconsigliere Aron Piezzi, membro del consiglio direttivo – “rischiamo di perdere uno dei nostri patrimoni”. Accanto al citato manifesto sono previste anche mozioni e iniziatiative parlamentari: si cerca il sostegno del Governo perché si attivi presso i cantoni alpini per promuovere una revisione della legge sulla pianificazione territoriale, di competenza federale.
Il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha promesso attenzione nella promozione della specificità dello spazio alpino e della sua agricoltura e nella difesa della sua vitalità.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Dai-patriziati-un-manifesto-per-i-rustici-16312540.html

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 10 giugno 2023 de Il Quotidiano

Sezione femminile, adesso si accelera

Sezione femminile, adesso si accelera

La Commissione della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei 3 milioni necessari per le nuove celle Sirica (PS): «Passo importante per la nostra società» Fonio (Il Centro): «Si sana una situazione al limite» – Andreotti: «Rispetteremo i tempi previsti»

Il progetto per la creazione di una nuova sezione per le detenute ora procede spedito. Ieri, a poco più di due mesi dal via libera del Consiglio di Stato all’apposito messaggio, la Commissione gestione e finanze ha firmato all’unanimità il rapporto per lo stanziamento dei circa 3 milioni di franchi che serviranno per la creazione di 11 celle riservate alle donne alla Stampa. «Si tratta di un passo importante per la nostra società », ha commentato al termine della riunione commissionale Fabrizio Sirica (PS), co-relatore del rapporto che andrà in Gran Consiglio nella prossima sessione, tra due settimane. «Mi fa particolarmente piacere – ha aggiunto – che il progetto abbia raccolto il sostegno di tutti i gruppi parlamentari, a dimostrazione dell’urgenza del tema. Le donne incarcerate in Ticino, infatti, oggi si vedono negare il diritto a svolgere attività di risocializzazione e di reinserimento nel mondo del lavoro ». Non solo. A differenza dei detenuti di sesso maschile, «sono costrette a trascorrere in cella 22 ore al giorno e, nelle ore d’aria, non possono neppure vedere il cielo visto che le sbarre sono ovunque». La nuova sezione – che secondo i piani dovrebbe essere aperta tra poco meno di due anni – «permetterà di sanare una situazione al limite », ha evidenziato da parte sua il co-relatore del rapporto Giorgio Fonio (Il Centro). Inoltre, «consentirà di dare maggiore sostegno a chi lavora all’interno della struttura carceraria, visto che anche il personale è fortemente sotto pressione ». Soddisfatta anche la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, che ci ha tenuto a ringraziare la Commissione «per la celerità con cui ha evaso un tema che ridà dignità al nostro cantone in materia di detenzione femminile ». Una volta ottenuto l’avallo del Parlamento, ha evidenziato Andreotti, «procederemo con tutte le incombenze per poter attivare la struttura nei tempi previsti», ossia 20 mesi.

Il progetto e i costi
Nel nostro cantone, lo ricordiamo, la sezione femminile era stata chiusa nel 2008. Da quel momento, quindi, le donne condannate a una pena breve vengono collocate alla Farera, che però è un carcere giudiziario e, come tale, ha regole molto più rigide. Le detenute che invece devono scontare una pena più lunga vengono trasferite fuori cantone, nel carcere di Hindelbank (BE) o nella struttura di La Tuilière di Lonay (VD) «con tutte le conseguenze sia a livello personale (lingua, distacco dai legami familiari), che si ripercuotono pure sul percorso di risocializzazione delle detenute, sia a livello di costo », fa notare la Commissione nel rapporto. Solo nel 2022, infatti, il Ticino ha speso 800 mila franchi per i collocamenti negli altri cantoni.
La Commissione «saluta quindi positivamente il progetto che vuole fornire finalmente una risposta a questa criticità che da tempo richiede un intervento concreto per assicurare la parità di trattamento delle detenute donne rispetto ai detenuti uomini che eseguono una pena nelle strutture del nostro cantone, perseguendo pure un miglioramento nell’onere di presa a carico del personale penitenziario». Nel dettaglio, le 11 celle – una delle quali destinate alle mamme con figli – saranno ricavate ristrutturando la Sezione D, prima riservata agli autori di reati contro l’integrità sessuale. Dal profilo logistico, i costi si aggirano attorno a un milione e 250 mila franchi.
Ma la creazione di una sezione femminile comporterà soprattutto il reclutamento di personale. Stando ai calcoli del Governo, serviranno 7 agenti di custodia in più, «idealmente di sesso femminile», un capo sorvegliante, un capogruppo e un sostituto capogruppo. Inoltre, occorreranno almeno cinque persone per l’ambito socioeducativo e amministrativo. Il tutto, per un costo di quasi 1,8 milioni. Complessivamente, quindi, per creare la nuova sezione serviranno circa 3 milioni di franchi. Un costo che – scrivono i commissari della Gestione – «risulta finanziariamente circoscritto e limitato, pensando ai benefici attesi con la risoluzione dell’annosa problematica legata alla carcerazione femminile in Ticino, così come le ricadute positive per la gestione di tali detenuti sul nostro territorio». Questo «passo avanti», concludono i due relatori, «non rappresenta un “lusso” o un’accresciuta sensibilità per le condizioni detentive della popolazione carceraria, ma il minimo per smettere di discriminare le donne rispetto ai detenuti uomini».

“Non si risparmi (troppo) sulla giustizia”

“Non si risparmi (troppo) sulla giustizia”

È il messaggio lanciato in occasione dell’inizio dell’anno giudiziario in Ticino
I risparmi non devono intaccare eccessivamente il settore della giustizia in Ticino: è l’appello che è stato lanciato oggi, lunedì, dal Palazzo dei Congressi di Lugano in occasione dell’inizio formale dell’anno giudiziario.
Sono stati due gli interlocutori istituzionali che hanno preso la parola, il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, e il presidente del Tribunale d’Appello Damiano Bozzini.
Hanno affrontato il tema della disciplina finanziaria obbligata del cantone, come pure la necessità di digitalizzare il settore, come previsto dalla Confederazione, entro il 2026 nel progetto “Iustitia 4.0”. Per Gobbi, adattare un ambito tradizionalmente cartaceo e analogico alle tecnologie digitali, necessità anche di nuove soluzioni logistiche. Ecco allora emergere uno dei temi politici più spinosi degli ultimi mesi, quello dell’acquisto dello stabile ex EFG a Lugano da tramutare in una sorta di città della giustizia, ma il progetto rischia di arenarsi.
“Oggi abbiamo solo due stabili che hanno la predisposizione tecnica per poter gestire la nuova piattaforma che nascerà a livello nazionale per lo scambio dei documenti su base elettronica; questo mi preoccupa, proprio perché significa che se non si interviene a livello di soluzione logistiche, la giustizia ticinese sarà zoppa”, spiega Gobbi.
Domani, la Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio incontrerà proprio il Dipartimento delle istituzioni per salvare il salvabile. Un rapporto di minoranza targato PLR, favorevole all’acquisto dello stabile, è pronto ma occorrerà convincere altri parlamentari, tra cui alcuni leghisti, colleghi di movimento di Gobbi.
“Il mio obiettivo – spiega Gobbi stesso ai nostri microfoni – è di convincere tutti: proprio perché non deve essere un messaggio di bandiera, ma un atto di sostegno a favore del terzo potere, quello della giustizia”.
L’acquisto dello stabile EFG rientra nel contesto delle ristrettezze economiche del cantone. “L’auspicio è che anche in questa fase di riequilibrio dei conti non si adottino misure che incidano negativamente sul buon funzionamento della giustizia, che è un elemento fondamentale delle nostre istituzioni”, sottolinea per parte sua il presidente del Tribunale d’Appello Damiano Bozzini.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Non-si-risparmi-troppo-sulla-giustizia-16299595.html

Da www.rsi.ch/news

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Giustizia ticinese, si alla digitalizzazione e no ai tagli

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/16300831

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 5 giugno 2023 de Il Quotidiano

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‘Giustizia sguarnita, effetti negativi per tutti’
Apertura anno giudiziario 2023-2024, il presidente del Tribunale d’appello sulla manovra di risparmio: la politica valuti attentamente l’impatto delle misure

Tra codici da applicare, sentenze da emettere… e risparmi da effettuare. «La magistratura sente già ora i primi effetti tangibili di questa intensa ricerca di margini per ridurre i costi ricorrenti. La preoccupazione è concreta». Il presidente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini dedica l’ultima parte del suo discorso, tenuto ieri a Lugano all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2023-2024, al principale tema dell’agenda politica cantonale, che si riverbera e si riverbererà anche sulla magistratura: la manovra di rientro cui sta lavorando il Consiglio di Stato per conseguire entro fine 2025 l’agognato pareggio di bilancio delle finanze pubbliche. Un percorso impegnativo, ostico. E inevitabile, soprattutto dopo il sigillo popolare al decreto Morisoli taglia spese, o meglio per contenere la crescita “fuori controllo” della spesa pubblica, per dirla con i fautori del provvedimento. Già, risparmiare. Dove? Come? Di qui l’appello del responsabile della massima autorità giudiziaria ticinese a governo e Gran Consiglio affinché valutino attentamente «le conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani». Avverte Bozzini: «La contingenza politica delle finanze cantonali passa, invece il buon funzionamento della magistratura è stato ed è una costante del nostro cantone che va assolutamente preservata: i magistrati ne saranno garanti».

‘Non chiediamo privilegi’
Al suo secondo e ultimo anno alla testa del Tribunale d’appello, Bozzini soppesa le parole, rivolgendosi a colleghi magistrati, avvocati e vertici del Dipartimento istituzioni, inclusi quelli della Divisione giustizia. Nei prossimi mesi, riprende il giudice, Consiglio di Stato e parlamento «saranno impegnati nella nota manovra definita “di riequilibrio delle finanze”, perseguendo un obiettivo contabile di “pareggio dei conti” voluto dal Gran Consiglio e approvato dai cittadini» con il sì, poco più di un anno fa, al decreto Morisoli. I Tribunali, rammenta, «non sono parte dell’apparato amministrativo cantonale, ma gli oneri finanziari del funzionamento di questo ‘terzo potere’ saranno oggetto di decisioni politiche degli altri due poteri statali, all’opera per il raggiungimento del citato obiettivo di finanza pubblica», ovvero il pareggio di bilancio nei conti del Cantone. «Posso assicurare – tiene a precisare Bozzini – che da sempre i tribunali prestano attenzione all’uso razionale delle risorse». Consiglio di Stato e Gran Consiglio, riconosce, «hanno in più occasioni preso atto delle accresciute esigenze della magistratura e, prestando la giusta attenzione al buon funzionamento della giustizia, hanno approvato negli anni i necessari adeguamenti, con l’assunzione dei relativi costi. Ebbene, il mio auspicio è che anche con l’esame che si apprestano a compiere nell’ottica dell’allestimento del Preventivo 2024 i membri del governo e del parlamento dedichino la medesima attenzione alle conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani. Non si chiede alcun privilegio per i magistrati. Si chiede un’attenzione accresciuta a garanzia di una funzione istituzionale essenziale». Specie in un momento in cui «la conflittualità sociale» è aumentata. E «le difficoltà economiche per le famiglie e le imprese si ripercuotono anche sul lavoro della magistratura: le vertenze causano un numero maggiore di procedimenti, ma soprattutto è la loro complessità ad aumentare». Rammenta Bozzini, chiudendo la relazione: «Giovedì scorso in occasione di un’importante conferenza nazionale, che ha riunito a Lugano magistrati e avvocati provenienti da tutto il Paese, il sindaco Michele Foletti ha tenuto a sottolineare l’importanza del funzionamento della giustizia, ricordando come le decisioni celeri e la certezza del diritto siano elementi di garanzia delle condizioni quadro di un Paese. Prendo in prestito le sue parole e ripropongo qui il suo invito ai magistrati a “tenere duro” e in particolare la sua esortazione alla politica ad “avere un occhio di riguardo”».

Logistica, sull’acquisto dello stabile Efg Gobbi non molla
Il presidente del Tribunale d’appello cita e fa proprie le considerazioni del sindaco leghista di Lugano, leghista come il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che nel suo intervento all’apertura dell’anno giudiziario 2023-2024 si sofferma tra l’altro sullo scottante e annoso dossier riguardante la logistica del potere giudiziario. E dunque sull’acquisto a Lugano dello stabile Efg: una spesa/investimento di duecento milioni e passa, se si considera pure il risanamento del vicino Palazzo di giustizia. Un importo rilevante sul quale in seno alla commissione parlamentare della Gestione i partiti sono profondamente divisi. In altre parole, manca attualmente una maggioranza d’accordo con l’operazione, anche e soprattutto per le non indifferenti implicazioni finanziarie. Gobbi però non molla. «Confermo – sostiene il consigliere di Stato – la validità della proposta governativa contenuta nel messaggio licenziato nel novembre 2019”, la proposta cioè “di acquistare l’immobile ex Banca del Gottardo, oggi Efg, volto a ospitare il Tribunale di appello e altre autorità giudiziarie e amministrative legate all’amministrazione della giustizia». Non solo: con questo edificio, prosegue il ministro accennando alla prospettata digitalizzazione in Svizzera della giustizia, «avremmo una certezza in più di poter implementare entro i tempi definiti dal parlamento federale il progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, progetto che difficilmente senza investimenti milionari a Palazzo di giustizia e nello stabile delle Preture in via Bossi a corto termine potremo realizzare». Un immobile, sottolinea il consigliere di Stato, destinato «alla giustizia ticinese». Un immobile «istituzionalmente rappresentativo, di indubbio pregio architettonico e di rilevanza storica, in quanto concepito da un architetto ticinese di fama mondiale», Mario Botta.

‘Confido nella lungimiranza del parlamento’
Il capo del Dipartimento istituzioni si augura allora che il Gran Consiglio «sappia essere lungimirante, anche in un momento di difficoltà finanziaria, investendo – ripeto, investendo – in uno stabile di pregio, già edificato e funzionale a corto termine per le esigenze digitali, riconoscendo così implicitamente il ruolo fondamentale del potere giudiziario in uno Stato di diritto. E spero che a questo mio pensiero si associ il vostro quali magistrati, addetti ai lavori e cittadini tutti, in favore della giustizia cantonale». Se l’operazione non andasse in porto, chiarisce Gobbi avvicinato dalla ‘Regione’, «si farebbe uno sgarbo non al sottoscritto, bensì alla giustizia ticinese». Stamattina l’incartamento concernente l’immobile Efg dovrebbe tornare sui banchi della commissione della Gestione, con la prevista audizione di Gobbi. Si profila un piano B per sbloccare il dossier logistica?

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 giugno 2023 de La Regione

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Un occhio di riguardo per la Giustizia tra finanze cantonali e stabile EFG
Il presidente del Tribunale d’appello ha chiesto a Governo e Parlamento «un’attenzione accresciuta» per il terzo potere in vista della manovra di rientro
Gobbi non demorde sulla «cittadella della Giustizia», mentre Quadranti annuncia: «Il rapporto in aula anche se di minoranza»

Sulla manovra di riequilibrio delle finanze cantonali la preoccupazione della Magistratura ticinese «è concreta». Essa chiede dunque a Governo e Parlamento «un’attenzione accresciuta», in particolare a garanzia del buon funzionamento del «terzo potere» nel nostro cantone. A dirlo, senza troppi giri di parole, è stato il presidente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, in occasione del tradizionale discorso per l’apertura dell’anno giudiziario, tenutosi ieri mattina al Palazzo dei Congressi di Lugano.
«Nei prossimi mesi Governo e Parlamento saranno impegnati nella nota manovra di riequilibrio delle finanze, perseguendo un obiettivo contabile di pareggio dei conti, voluto dal Parlamento e approvato dai cittadini», ha innanzitutto ricordato Bozzini. «La Magistratura – ha proseguito – sente già ora i primi effetti tangibili di questa intensa ricerca di margini per ridurre i costi ricorrenti. La preoccupazione è concreta». E, in questo senso, Bozzini ha pure ricordato che «da sempre i Tribunali prestano attenzione all’uso razionale delle risorse», così come «Governo e Parlamento hanno in più occasioni preso atto delle accresciute esigenze e, con la giusta attenzione al buon funzionamento della Giustizia, hanno approvato i necessari adeguamenti, con l’assunzione dei relativi costi». Fatte queste premesse, concretamente l’auspicio di Bozzini è che «anche con l’esame che si apprestano a compiere» con il Preventivo 2024, «i membri del Governo e del Parlamento dedichino la medesima attenzione alle conseguenze estremamente negative su cittadini e imprese di un sistema giudiziario che dovesse ritrovarsi inadeguatamente dotato di mezzi finanziari, logistici e umani». Insomma, occorre prestare la massima attenzione alle conseguenze negative (per la società tutta) di eventuali tagli alla Giustizia. Ad ogni modo – ha tenuto a precisare il presidente del Tribunale d’appello – «non si chiede alcun privilegio per i magistrati », ma «un’attenzione accresciuta a garanzia di una funzione istituzionale essenziale». Detto diversamente: «La contingenza politica delle finanze cantonali passa, ma il buon funzionamento della Magistratura è una costante del nostro cantone che va assolutamente preservata».
Nel suo discorso, Bozzini ha pure brevemente fatto riferimento agli aspetti logistici della Magistratura, ossia all’acquisto dello stabile EFG a Lugano per la cosiddetta «cittadella della Giustizia ticinese». Un’operazione – dal costo complessivo di oltre 200 milioni di franchi – ormai da anni ferma nella Commissione della Gestione, senza una solida maggioranza parlamentare favorevole.
«Da decenni – ha rimarcato Bozzini – si attendono scelte lungimiranti da Governo e Parlamento. È urgente dotare la Magistratura di adeguate e rimodernate strutture». E questo perché «condizioni di lavoro ottimali migliorano il buon funzionamento dei Tribunali, a beneficio dei cittadini e delle aziende. Il 2023 dovrebbe essere un momento decisivo al riguardo, restiamo fiduciosi ».

Il Legislativo sia lungimirante
Proprio il tema dello stabile EFG è stato affrontato nel suo discorso anche dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Palazzo di giustizia a Lugano soffre da anni di carenze strutturali. Ho preso atto di quanto indicato nel rapporto annuale 2022 dal Consiglio della magistratura, che ha evidenziato come “la situazione logistica generale (…) è da troppo tempo indiscutibilmente critica”». Condivido le parole del Consiglio della magistratura e confermo la validità della proposta del Governo », presentata nel messaggio del novembre 2019, «di acquistare l’ex Banca del Gottardo/ oggi EFG (…) per ospitare il Tribunale di appello e altre autorità giudiziarie e amministrative legate all’amministrazione della Giustizia».
Insomma, malgrado oggi non ci sia una maggioranza parlamentare a favore di quel messaggio, Gobbi non demorde. E questo anche perché si tratta di «un immobile istituzionalmente rappresentativo, di indubbio pregio architettonico e di rilevanza storica», ma soprattutto perché si tratta di «un immobile per la Giustizia cantonale nel Luganese che agli occhi dei cittadini verrebbe indubbiamente col tempo associato alla Giustizia ticinese – come oggi avviene per il Palazzo di giustizia – e a una Giustizia moderna, capace di rispondere » alle esigenze della società. L’auspicio del direttore del DI è quindi «che il Parlamento cantonale sappia essere lungimirante, anche in un momento di difficoltà finanziaria, investendo in uno stabile di pregio, già edificato e funzionale a corto termine per le esigenze digitali, riconoscendo così implicitamente il ruolo fondamentale del Potere giudiziario in uno Stato di diritto».

Una strada in salita
Proprio questa mattina Norman Gobbi e Damiano Bozzini saranno nuovamente sentiti dalla Commissione gestione e finanze per discutere dell’acquisto dello stabile EFG. Difficile, in ogni caso, che l’audizione di oggi possa sbloccare il dossier. Tuttavia, il relatore del rapporto favorevole all’acquisto dello stabile (ad oggi l’unico rapporto pronto sul dossier), Matteo Quadranti (PLR), non intende aspettare oltre. Da noi contattato, infatti, afferma: «L’idea è di mandarlo in aula comunque, anche se sarà di minoranza. Il gruppo parlamentare del PLR (ndr, attualmente l’unico partito favorevole all’operazione) lo firmerà in questi giorni e poi staremo a vedere che cosa succederà in Gran Consiglio». Quadranti, in ogni caso, è cosciente che la strada sarà in salita: «Vedremo come andrà il dibattito in Gran Consiglio. Ma, d’altronde, un “piano B” oggi non c’è, se non quello di bocciare tutto e tornare alla situazione del 2015, quando si chiese al Governo di cercare altre soluzioni, che vennero poi tutte scartate». E nel frattempo, ricorda il liberale radicale, «il dossier è rimasto fermo per oltre tre anni. Decidere di non decidere è sì un’opzione politica, ma di certo non è una soluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 6 giugno 2023 del Corriere del Ticino

Ticino 2020 presentato ai Comuni «È un progetto di cultura politica»

Ticino 2020 presentato ai Comuni «È un progetto di cultura politica»

Molti i campi d’azione toccati dalla riforma, ma oltre agli aspetti finanziari a incidere maggiormente saranno due settori sensibili: anziani e scuola
Marzio Della Santa, capo sezione Enti locali: «È il miglior compromesso politico immaginabile su un tema tanto complesso»

«Ticino 2020 è solo in apparenza un progetto tecnico. In realtà è un progetto al 100% politico. Di cultura politica di questo cantone». Marzio Della Santa, capo sezione Enti locali, ha a lungo accompagnato la riforma Cantone-Comuni. Una riforma laboriosa, che ha dovuto superare numerosi ostacoli e il cui risultato finale non soddisfa appieno le parti. Banalmente, nel corso del tempo sono stati inseriti tanti paletti che non hanno permesso il raggiungimento completo dell’obiettivo finale: chiarire e semplificare i rapporti tra i due livelli istituzionali.

Ristabilire un principio
Negli ultimi sessant’anni, il Ticino dei Comuni ha cambiato pelle, ricorda Della Santa. «Si è assistito a un progressivo trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone». Piccoli paesi che, non sapendo come far fronte alle nuove sfide amministrative, politiche e finanziarie, chiedevano a Bellinzona di riprendere o farsi carico di determinate responsabilità. Venendo però meno al principio di equivalenza, secondo cui «se è il Cantone a decidere una determinata politica, è giusto che se ne assuma anche l’intero onere», dice il capo sezione. Detto in altre parole: chi decide, deve assumere il costo delle proprie decisioni.

La spinta aggregativa che ha attraversato da nord a sud l’intero territorio ticinese negli ultimi 20 anni – si è passati da 245 Comuni ai poco più di 100 di oggi – ha però reso evidente la necessità di rimettere ordine fra le cose. Ma oramai bisognava muoversi in una realtà nuova, con differenze sempre più crescenti fra piccoli e grandi. «Un contesto che non ha certo facilitato il raggiungimento della totalità degli obiettivi», sottolinea Della Santa. «Ma aggiungo anche che neppure il Cantone, oggi, ha le stesse libertà di ieri. Prendiamo ad esempio il settore degli anziani, regolato da una legge a livello federale. Oggi, la risposta che si cerca di dare ai bisogni della società è talmente complessa che su alcuni grossi temi – come appunto gli anziani o la scuola – la competenza è quantomeno cantonale». Ticino 2020, dunque, è un compromesso. «Il miglior compromesso politico immaginabile su un tema tanto complesso». Anche alla luce della volontà – non prevista dal progetto originale ma inserita in un secondo momento – di rendere l’intero progetto finanziariamente neutro non solo per il cittadino, bensì anche per Cantone e l’insieme dei Comuni.

Meno direzioni, ma più solide
Riassumendo all’osso: il grosso delle competenze trasferite in esclusiva dagli enti locali al Cantone, riguarda flussi finanziari. «Ma si chiede ai Comuni, su altre questioni, come l’assistenza, di giocare comunque un ruolo in termini esecutivi. Più che altro per mantenere la prossimità al cittadino», spiega il capo sezione. «I veri compiti dati ai Municipi con la riforma, riguardano gli anziani e la scuola». Due settori molto sensibili, e che toccano da vicino la popolazione. «Per quanto riguarda la politica scolastica, bisogna essere consapevoli che la competenza, oggi, è del Cantone, visti anche gli accordi Harmos», premette Della Santa. «Detto questo, con Ticino 2020 la responsabilità esecutiva rimane condivisa fra i due livelli istituzionali. Tuttavia, ciò che il Cantone ha chiesto ai Comuni è di creare degli istituti di una dimensione tale da garantire le condizioni necessarie per un’istruzione di qualità».

La proposta comprende dei requisiti minimi da rispettare, come il numero delle sezioni (7), il numero di allievi (150) e il numero di abitanti serviti dal comprensorio (2.500). Se almeno due di questi criteri sono rispettati, allora verrà concessa la possibilità di disporre di un istituto scolastico comunale. È verosimile, quindi, che in futuro ci saranno meno istituti sul territorio cantonale, una cinquantina in tutto. «Ma ciò non si tradurrà necessariamente con meno sedi scolastiche », evidenzia Della Santa. «Il Comune inteso come autorità politica potrà infatti determinarsi a livello di localizzazione delle sedi scolastiche che fanno parte di quell’istituto». In pratica, verranno raggruppateuna o più sedi in comprensori più ampi. Cambierà dunque la mappa organizzativa. «Avremo meno direzioni, ma più solide. Scompariranno le forme consortili: i tre consorzi oggi esistenti in Ticino sono destinati a estinguersi, a vantaggio dei comuni-sede che potranno stabilire delle convenzioni con i paesi della zona.
Di conseguenza, all’interno del nuovo istituto bisognerà chiarire come ripartire i costi. Un Comune convenzionato, avendo i numeri, può anche decidere di mantenere aperta una sede anche quando razionalmente converrebbe centralizzare ». Tanto farà la coerenza politica dei Municipi, i quali dovranno riuscire nell’esercizio di equilibrare le finanze e l’attrattività del Comune. «In alcuni comprensori sarà necessario un vero dibattito locale sul tema», rileva Della Santa. «Per alcuni Comuni periferici il mantenimento di una sede scolastica non è solo una questione di attrattività, ma di sopravvivenza. Ciò detto, non si può sacrificare a oltranza la corretta istruzione degli adulti di domani. La comunità locale deve trovare il giusto equilibrio ».

Sei comprensori regionali
L’altro ambito sensibile toccato dalla riforma Ticino 2020 è il settore degli anziani. Un settore che, visti i dati sull’invecchiamento della popolazione, vedrà fortemente aumentare i bisogni. Non potendo modificare la chiave di riparto per garantire l’obiettivo di neutralità (i costi rimarranno all’80% a carico dei Comuni, mentre il Cantone continuerà a coprire il rimanente 20%, ndr), per il principio di equivalenza abbiamo voluto riconoscere maggiore autonomia decisionale ai Municipi». Il tutto si è tradotto nella creazione di 6 comprensori regionali (Mendrisiotto, Luganese, Malcantone e Vedeggio, Bellinzonese, Tre Valli e Locarnese e Valli) e di altrettante commissioni regionali, che dovranno discutere e decidere, per esempio, come ottimizzare l’offerta sul proprio territorio. «Sarà fondamentale, a questo proposito, la messa in rete delle strutture sociosanitarie comunali e private», spiega Della Santa. «Attraverso queste entità regionali, si è dunque voluto dare maggiore autonomia e responsabilità esecutiva ai Comuni ». Con la semplificazione e il raggruppamento degli attori attivi in questo settore, si creano le premesse per scongiurare il rischio di frammentazione, che avrebbe potuto pregiudicare il raggiungimento pieno degli obiettivi – molto importanti – della Pianificazione integrata 2021-2030.

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I prossimi passi
Durante l’estate arriveranno i dettagli

Misurare l’impatto
Giovedì sera, con l’ultimo appuntamento di Locarno, si sono concluse le quattro serate di presentazione del progetto ai Municipi. Successivamente, durante il mese di luglio, arriveranno – per ogni singolo Comune – i risultati dettagliati dell’impatto della riforma.

In vigore nel 2025
Una volta inviata tutta la documentazione, si aprirà la fase di consultazione, che si concluderà nel mese di ottobre.
I Comuni saranno chiamati a esprimersi sulla totalità del progetto Ticino 2020, non sulle singole aree toccate dalla riforma. Una volta valutate le proposte e le osservazioni, il Governo licenzierà il messaggio al Parlamento (la data prevista è aprile 2024). Il progetto, nelle intenzioni del Dipartimento delle Istituzioni, dovrebbe entrare in vigore a partire dal gennaio 2025.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 3 giugno 2023 del Corriere del Ticino

Operazione di controllo in Valle Leventina

Operazione di controllo in Valle Leventina

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che il 28 e 29.05.2023, presso il Centro di controllo veicoli pesanti (CCVP) di Giornico, è stata effettuata un’operazione di controllo da parte di agenti del V Reparto Gendarmeria stradale con il supporto dello Stato Maggiore della Polizia cantonale e dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC).
Questo con l’obiettivo di incrementare la sicurezza stradale sull’asse del San Gottardo attraverso il nuovo e moderno centro, che facilita in maniera importante le verifiche. In questa occasione l’attenzione è stata posta sui bus per accertare in particolare la loro idoneità alla circolazione. In quest’ambito si evidenzia che su strada questo tipo di controlli sono resi difficoltosi dalla struttura di questa tipologia di veicoli e dalla non facile gestione della sicurezza delle persone a bordo.
Lo scopo dell’operazione consisteva nella constatazione di eventuali infrazioni relative alla Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr), all’Ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli a motore (OLR), all’Ordinanza concernente le esigenze tecniche per i veicoli stradali (OETV) e alla Legge federale sugli stupefacenti. Pure in programma la verifica dei documenti di viaggio dei passeggeri e la loro autenticità.
In totale sono stati controllati 13 bus e 387 persone. Sono state riscontrate le seguenti infrazioni: 4 relative all’Ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli a motore (OLR), 2 all’Ordinanza concernente le esigenze tecniche per i veicoli stradali (OETV) e una alla Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr).

 

 

Gobbi: “Ticino maestro nella prevenzione”

Gobbi: “Ticino maestro nella prevenzione”

La sensibilizzazione non ha eguali in Svizzera. E i risultati si vedono

Campagna Acque sicure

Sta arrivando la bella stagione (speriamo) e con essa anche il forte afflusso di turisti. “Il Ticino è un Cantone che piace anche per i suoi laghi, i suoi fiumi e torrenti, oltre che per le sue montagne. Offre molte opportunità a chi scegli di passare un po’ di vacanza a sud delle Alpi e a chi già vi risiede. Se poi la stagione sarà caratterizzata dal bel tempo, ecco che i corsi d’acqua saranno nuovamente e giustamente presi d’assalto per trovare refrigerio, divertimento, ma anche per praticare sport”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Vogliamo che queste belle opportunità offerte dalla natura vengano godute pienamente e nella massima sicurezza possibile. Per questo anche nel 2023 presentiamo una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione con molte iniziative, sotto il cappello di Acque sicure”.

La campagna Acque sicure è ormai diventata un punto di riferimento nel campo della sensibilizzazione sul tema. “Il Ticino – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – rappresenta un unicum al livello elvetico. Siamo gli unici ad avere questo tipo di campagna”. E i risultati si vedono! “L’anno scorso in Ticino abbiamo registrato una diminuzione di annegamenti, passati da 9 nel 2021 a 6 nel 2022. In Svizzera invece vi è stata una forte impennata, purtroppo: da 36 a 60 annegamenti. L’impegno della commissione cantonale Acque sicure, presieduta da Boris Donda e di tutti i partner coinvolti – Comuni e Società Svizzera di Salvataggio Regione Sud in primis – anche quest’anno cercherà di sensibilizzare tutti i target, con particolare riferimento ai cittadini stranieri, tenuto conto che oltre l’80% delle vittime non risiedevano in Ticino”. Un programma molto intenso che vedrà anche una particolare cura della presenza di pattugliatori lungo i fiumi Verzasca e Maggia e alla Foce del Cassarate sul lago di Lugano. “La presenza fisica di questi pattugliatori per tutto il mese di luglio e per tutto il mese di agosto in Valle Maggia e in Valle Verzasca e i fine settimana e i giorni festivi di luglio e agosto alla Foce del Cassarate garantirà più sicurezza. Per questo ringrazio l’Organizzazione Turistica Regione di Locarno e Valli, nonché la Città di Lugano per collaborare con Acque sicure in questa preziosa azione”.

L’inizio della campagna di Acque sicure è coinciso con l’inserimento del tema della violenza domestica nell’ambito delle attività di Ticino sicuro. “La prevenzione e la sensibilizzazione sono fattori distintivi dell’attività del Dipartimento delle istituzioni e hanno in “Ticino sicuro” il cappello sotto il quale trovano casa tutte le campagne. Dopo Strade sicure, Acque sicure, Montagne sicure, stop radicalizzazione e Cyber sicuro, proprio in settimana si è aggiunta una sesta attività, legata alla prevenzione contro la violenza domestica e denominata Stop.violenzadomestica. Anche per Stop.violenzadomestica – al pari delle altre campagne – saranno utilizzati i canali social Facebook e Instagram per diffondere messaggi di sensibilizzazione a 360 gradi. Con un obiettivo; rendere il nostro Cantone più forte, ma soprattutto il Ticino sicuro e accogliente”, ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 maggio 2023 de Il Mattino della domenica28

Cerimonia di consegna dei diplomi CAS CEP 2021-2022

Cerimonia di consegna dei diplomi CAS CEP 2021-2022

Comunicato stampa

Cerimonia di consegna dei diplomi CAS CEP oggi presso il Teatro Sociale di Bellinzona. Si tratta di una formazione, giunta alla sesta edizione e promossa dall’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) e dalla Haute école de gestion Arc (HEG Arc), destinata agli ufficiali delle polizie ticinesi e romande, di fedpol, della Polizia militare, dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e della Polizia dei trasporti. Al termine della formazione, declinata in corsi intensivi ripartiti in sei settimane sull’arco di due anni, si ottiene il Certificato di studi avanzati per la condotta di eventi di polizia a livello di ufficiale. La sessione 2021-2022 ha visto la partecipazione di 48 ufficiali che hanno ottenuto l’importante diploma. Per quanto riguarda i ticinesi si tratta di 2 della Polizia cantonale, uno della Polizia della città di Lugano, uno della Polizia comunale di Chiasso e 2 dell’UDSC. L’evento ha visto la partecipazione del Consigli ere di Stato nonché Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Direttore della Haute école de gestion Arc Olivier Kubli, del Direttore dell’Istituto Svizzero di Polizia Stefan Aegerter e del Direttore CAS CEP Sébastien Jaquier. Nel suo discorso il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha evidenziato che “il tema della formazione professionale è determinante per la missione di un’autorità quale è la polizia. L’aggiornamento delle capacità e il rinnovamento delle competenze sono infatti indispensabili per poter assicurare alla nostra popolazione la sicurezza che ci viene da molti invidiata“. La polizia deve rimanere al passo coi tempi ed essere moderna cercando di prevenire e contrastare le nuove sfide che la criminalità pone sul suo cammino. Da non dimenticare poi un secondo aspetto estremamente importante: la collaborazione tra forze di polizia. In quest’ambito, la formazione di base è già stata standardizzata a livel lo svizzero, e nella formazione CAS CEP “vedo l’opportunità di un primo passo verso l’armonizzazione della formazione degli alti funzionari di polizia. Ciò che è in atto da diversi anni a livello latino dovrebbe servire da esempio, incoraggiandoci a lavorare tutti in modo sinergico e coordinato a livello nazionale nella prevenzione del crimine e nelle attività di contrasto” ha rilevato il Comandante che ha poi augurato ai neodiplomati del corso di affrontare le nuove sfide professionali con le capacità acquisite, l’entusiasmo necessario, la motivazione dovuta nonché con una buona dose di saggezza.

Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Violenza domestica: seconda serata pubblica a Lugano di un ciclo di quattro appuntamenti  

Comunicato stampa

“Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società”: è questo il titolo della seconda serata del ciclo di incontri che la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni organizza nell’ambito delle attività di sensibilizzazione previste dal Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica. L’appuntamento è fissato per martedì 6 giugno 2023 alle 18.00 presso il Centro La Piazzetta a Lugano.

A 5 anni dall’entrata in vigore in Svizzera della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, è tempo di bilanci e di nuove prospettive. In tale contesto la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Municipio di Lugano, organizza la seconda delle 4 serate previste durante l’anno, che si focalizzeranno ognuna su uno degli assi strategici delineati nel Piano d’azione cantonale: prevenzione, protezione della vittima, perseguimento dell’autore e politiche coordinate.  
La seconda serata pubblica, dedicata alla prevenzione e dal titolo “Prevenire la violenza domestica nei diversi ambiti della società” è prevista martedì 6 giugno 2023 a Lugano presso il Centro La Piazzetta alle ore 18.00. Alla presenza della Capo Dicastero sicurezza e spazi urbani Karin Valenzano Rossi, parteciperanno al dibattito Luca Dattrino, docente mediatore presso il Centro Professionale Tecnico di Bellinzona, Pepita Vera Conforti, esperta della formazione continua della Divisione della formazione professionale, Francesco Lepori, giornalista RSI, Angelica Lepori Sergi del Collettivo Io l’8 ogni giorno e Emma Brugnoli, rappresentante dei Club di servizio.  
Dopo un bilancio sull’implementazione della Convenzione di Istanbul a livello svizzero a cura di Marie-Claude Hofner rappresentante della Svizzera per il Gruppo di esperti per la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (GREVIO)  e di Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sul Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, la Capo Dicastero Karin Valenzano presenterà un progetto pilota di prevenzione in partenariato con la Divisione polizia e con la Divisione socialità della Città di Lugano.  
La seconda serata, che segue quella del 21 marzo a Locarno dedicata al tema del perseguimento degli autori, metterà l’accento sulla prevenzione della violenza domestica, un elemento chiave della lotta contro questo fenomeno. Per una prevenzione efficace è necessario il coinvolgimento di tutti gli ambiti della società che comprendono le istituzioni, la scuola, la società civile e i media, per citarne i principali. È infatti indispensabile che il lavoro di sensibilizzazione ed educazione parta sin dalla giovane età, in particolare nell’ambito scolastico. È altresì necessario, affinché si riescano a superare una serie di stereotipi ereditati dal passato e si promuova un’educazione collettiva basata sul rispetto per sé stessi e per gli altri, che anche i media parlino “correttamente” di violenza domestica. In questo contesto anche il contributo della società civile è fondamentale. Al dibattito interverranno per questo alcuni referenti dei diversi ambiti citati.  
Gli approfondimenti tematici promossi dalla Divisione della giustizia proseguiranno nei prossimi mesi a Mendrisio e Bellinzona, per giungere così, in novembre, al lancio della Campagna dei “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”. Tali occasioni – grazie alla collaborazione con i Comuni interessati – permetteranno di sensibilizzare la cittadinanza su un tema delicato e costituiranno un momento privilegiato di scambio tra istituzioni cantonali, comunali e società civile.   

‘Carcere giudiziario pieno, siamo in grosse difficoltà’

‘Carcere giudiziario pieno, siamo in grosse difficoltà’

Prigioni mai così piene in Ticino. Soprattutto La Farera, il carcere giudiziario. Dove vengono rinchiusi gli imputati in attesa di giudizio dei quali il Ministero pubblico, con l’ok del giudice dei provvedimenti coercitivi, ha deciso la detenzione preventiva. «Siamo in difficoltà, in grosse difficoltà», conferma, interpellato dalla ‘Regione’, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini.
«In passato abbiamo avuto situazioni di sovraffollamento, ma a questi livelli è storicamente la prima volta», sottolinea. Il problema, continua Laffranchini, «ha cominciato a manifestarsi un paio di settimane fa, negli ultimi giorni si è però aggravato».

Direttore, i numeri?
Oggi (ieri, ndr) alla Farera, che ha una capienza massima di 88 posti, ci sono 86 detenuti, il novanta per cento stranieri. Nella vicina Stampa, ossia il carcere penale, destinato a coloro che sono stati condannati a una pena detentiva, ci sono 144 persone: la capienza massima è di 144 posti. Alla Stampa dunque si registra il tutto esaurito. A preoccuparmi sono in particolare le cifre che riguardano il carcere giudiziario della Farera. E che sono da ricondurre all’accavallarsi in questo periodo di diverse inchieste del Ministero pubblico con un numero importante di persone delle quali viene ordinata la carcerazione. Spesso sono cittadini stranieri per i quali sussiste un marcato rischio di fuga prima del processo. Ora, non potendo intervenire sulla logistica, dato che eventuali misure concernenti le strutture non competono al sottoscritto, devo trovare delle soluzioni sul piano organizzativo.

Le ha già trovate?
Qualcosa sì. All’interno della Stampa, per esempio, abbiamo due celle ubicate in un luogo per fortuna fisicamente ben separato dagli spazi riservati ai detenuti in esecuzione di pena. Le ultime due ancora disponibili. Che come Direzione abbiamo momentaneamente trasformato in celle per prevenuti. Cioè per quelle persone di cui il procuratore pubblico ha disposto la detenzione, confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi, per rischio di recidiva o di collusione oppure di fuga e che di regola vengono rinchiuse alla Farera in attesa della conclusione dell’inchiesta. Questi imputati non possono avere contatti con il resto della popolazione carceraria, ma come detto alla Stampa le due celle sono separate da quelle per i detenuti che, condannati, stanno espiando la pena. Ricordo che nella capienza massima di posti alla Stampa rientrano anche quelle due celle. Alla Farera, dove la stragrande maggioranza dei detenuti è di sesso maschile, alcuni imputati uomini siamo ora costretti a collocarli nelle celle, libere, del comparto femminile. Con notevoli sforzi sul piano organizzativo per rispettare anche in questo caso la legge: nella fattispecie per evitare che questi imputati vengano a contatto con le detenute presenti nel comparto.

Soluzioni sufficienti?
Lo vedremo. Intanto sono anche in contatto con la Polizia cantonale per quanto riguarda l’uso delle celle di polizia di Mendrisio e Lugano. Si sta valutando la possibilità, in questa fase di urgenza, di evitare l’immediato trasferimento alla Farera delle persone tratte in arresto. In altre parole, si sta valutando la possibilità di prolungare la loro permanenza nelle celle di Mendrisio e Lugano sino a quando si libereranno posti nel carcere giudiziario.

Direttore Laffranchini, in questa fase appunto di emergenza, ha dovuto rivedere turni e congedi degli agenti di custodia?
Per ora no. Il numero di agenti è adeguato per una situazione normale, non a un simile livello di occupazione del carcere giudiziario della Farera. Ma so, per esperienza, di poter contare su personale capace e con un elevato spirito di servizio.

Individuati dei rimedi
Quanto sta interessando il settore carcerario è ovviamente sotto la lente anche della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni. «Ho già informato della situazione le autorità giudiziarie penali e la Polizia cantonale: abbiamo nel frattempo individuato dei rimedi per gestire subito e al meglio questo sovraffollamento nel carcere giudiziario – afferma, da noi contattata, la direttrice della Divisione Frida Andreotti –. Ho anche preannunciato al Consiglio di vigilanza del settore esecuzione pene e misure un incontro per discutere di questa situazione, guardando pure al futuro».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 maggio 2023 de La Regione