Il pirata tedesco è finito in cella

Da www.rsi.ch/news

Prelevato e condotto in carcere il 44enne condannato a Lugano, che nel 2014 superò a tutta velocità una decina di veicoli nel San Gottardo.

Quattro anni dopo le sue “scorribande” lungo le strade svizzere, è finito in prigione il pirata della strada tedesco resosi protagonista di un inseguimento degno di un film hollywoodiano. Il 44enne è stato infatti prelevato dalla polizia questo martedì mattina dalla sua abitazione di Ludwigsburg, per essere condotto dietro le sbarre, riferisce la Procura di Stoccarda. A nulla sono valsi i vari richiami affinché l’uomo, finora a piede libero e che recentemente si era dichiarato inabile alla carcerazione poiché malato, si recasse volontariamente in carcere.

Nel 2014, a bordo della sua BMW, sfrecciò ad altissima velocità lungo l’autostrada, venne inseguito dalla polizia, e superò, correndo a oltre 130 km/h, decine di veicoli nella galleria del San Gottardo. Fatti che gli costarono una condanna definitiva a trenta mesi di prigione, 12 dei quali da scontare, emanata dalla Corte delle Assise Criminali di Lugano nel febbraio del 2017.

Tornato in Germania, si burlò tuttavia più volte delle autorità elvetiche, sostenendo che in patria non sarebbe mai finito in prigione. Invece, nonostante le divergenze in materia di codice penale e norme sulla circolazione, la Corte d’appello di Stoccarda ha ribaltato la sentenza di primo grado e stabilito lo scorso aprile che l’imputato deve scontare la condanna inflitta in Svizzera. Da qui l’intervento odierno della polizia tedesca.

Nach vier Jahren sitzt der Gotthard-Raser im Gefängnis

Nach vier Jahren sitzt der Gotthard-Raser im Gefängnis

Da www.blick.ch

Nach vier Jahren sitzt der Gotthard-Raser im Gefängnis. Deutsche Polizei holte Christian R. zu Hause ab.

Gut vier Jahre nach seiner gefährlichen Fahrt durch den Gotthard-Tunnel sitzt der Deutsche Christian R. (44) seit Dienstag im Gefängnis.
Dafür musste er von der Polizei abgeholt worden. Freiwillig wollte er nicht in den Knast.

Die Odyssee um den Gotthard-Raser Christian R.* (44) hat endlich ein Ende. Jetzt sitzt der 44-Jährige im Gefängnis. Freiwillig wollte er aber nicht gehen. Polizisten mussten den Gotthard-Raser am Dienstagmorgen an seinem Wohnort im Kreis Ludwigsburg (D) abholen. Das teilt die Staatsanwaltschaft Stuttgart heute mit.

Angeblich zu krank fürs Gefängnis
Eigentlich sollte Christian R. schon seit Anfang Juni hinter Gittern sein. Zuerst habe er sich kurzerhand selbst für krank erklärt, weshalb er nicht in den Knast habe wandern können. Danach habe R. laut Staatsanwaltschaft Stuttgart mehrere Aufforderungen ignoriert, sich endlich bei den Behörden zu melden.
Also musste die Polizei vorbeikommen und ihn abholen, damit er seine Strafe endlich absitzt. Vier Jahre ist es mittlerweile her, dass Christian R. auf seiner Rüpelfahrt mit 200 km/h durch den Gotthardtunnel gerast war und dabei zehn andere Autos überholt hatte. «Ich bin durchgebolzt wie ein Affe!», kommentierte R. damals gegenüber BLICK seine Rüpelfahrt.

Gobbi: «Gut so!»
Dann folgte eine Verurteilung durch das Kantonsgericht Lugano TI. Ein Jahr sollte er ins Gefängnis. Doch R. hatte damals nur ein müdes Lächeln übrig für die Schweizer Justiz. «Das Urteil interessiert mich nicht!», sagte er zu BLICK nach dem Urteil. Diese Antwort dürfte sich nun geändert haben. Jetzt sitzt der Gotthard-Raser im Knast.
Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi sagt zu BLICK: «Jetzt schliesst sich der Kreis. Endlich. Ich bin froh, dass die Spielchen mit ärztlichen Attesten, mit denen Christian R. versucht hat, der Haftstrafe zu entgehen, keinen Erfolg hatten.» Gobbi sagt, dass er nichts anderes erwartet habe. «Gut so!»

Übrigens: Der BMW des Rasers wird weiterhin durch die Schweiz fahren. Anfang Oktober wurde der Sportwagen nämlich versteigert. Der glückliche Neu-Besitzer ist Andrea Escaleira (26) aus Cresciano TI. Der Tessiner versprach: «Rasen werde ich höchstens in Deutschland.»

Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita venerdì pomeriggio a Bellinzona la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza diretta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’ordine del giorno figuravano l’evoluzione del progetto “Polizia ticinese”, un aggiornamento sulla creazione del portale per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento e la definizione di una strategia per i controlli di velocità.
Anche per la sedicesima riunione della Conferenza consultiva cantonale si sono riuniti venerdì pomeriggio a Bellinzona i principali attori istituzionali chiamati a garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Come di consueto l’incontro si è aperto con l’aggiornamento dell’attuazione della Legge sulla collaborazione tra polizie entrata a regime a partire dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni nelle quali è suddiviso a livello di sicurezza il territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che ogni regione deve garantire per legge la presenza di un numero adeguato di agenti nell’organico e in quest’ottica ha reso attenti i presenti che i poli ancora sottodotati dovranno provvedere ad adattare i propri corpi di polizia.
La discussione è poi proseguita con la presentazione del progetto di prevenzione sulla radicalizzazione e l’estremismo violento da parte della responsabile Michela Trisconi la quale ha illustrato gli obiettivi della strategia nazionale e cantonale. Prossimamente saranno presentati pubblicamente il nuovo portale e la helpline ideati per prevenire questi fenomeni.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di marzo.

Incidente di Sigirino, coinvolto un bus di ragazzi

Incidente di Sigirino, coinvolto un bus di ragazzi

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI Norman Gobbi ha ringraziato le forze di primo intervento, la Protezione civile e il Care Team

Nel grave incidente avvenuto questa mattina sull’A2 a Sigirino è rimasto coinvolto un bus tedesco di ragazze e ragazzi diretti a sud e proveniente da Colonia.
A confermarlo, in un tweet, è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il ministro ha pure voluto ringraziare le forze di primo intervento, la Protezione civile e il Care Team che si sono presi cura delle persone coinvolte nello schianto del torpedone. “Grazie a tutti coloro che sono in impiego, dalle forze di primo intervento alla Protezione civile e Care Team, nel prendersi cura di feriti e superstiti di questo tragico incidente in Ticino con coinvolto un bus tedesco di ragazze e ragazzi diretti a sud”, ha scritto Gobbi.
Il bilancio dell’incidente è per ora di 3 feriti gravi. Una donna versa in gravissime condizioni e diversi media hanno riferito di un morto, ma la Polizia cantonale non ha per ora confermato la notizia. La comitiva farebbe parte di una parrocchia.

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Scuola di Polizia: la sicurezza passa dalla formazione

Confermare la tendenza al ribasso della criminalità

Di recente ho partecipato alla giornata di “porte aperte” della Scuola di Polizia a Isone: si tratta di un momento in cui gli aspiranti agenti presentano a famigliari e amici ciò che hanno appreso nelle prima fase di formazione. Per rispondere alle nuove minacce, la professione di agente di polizia nel corso degli anni si è trasformata: la percezione di sicurezza della popolazione è cambiata e nella quotidianità si è confrontati con scenari sempre più complessi e spesso imprevedibili.
Rispetto al passato, gli agenti sono ora impegnati non solo a garantire la sicurezza del nostro Cantone, ma anche quella nazionale e internazionale: la criminalità sta infatti assumendo una dimensione sempre più transfrontaliera. La formazione deve quindi tenere conto di questi scenari ed evolvere di conseguenza, in modo da permettere alle forze dell’ordine di raggiungere gli obiettivi operativi stabiliti.
Da parte mia, nel ruolo di Direttore del Dipartimento delle istituzioni continuerò a intrattenere contatti regolari con le autorità politiche degli altri Cantoni, della Confederazione e delle altre nazioni. Questo perché la collaborazione e il flusso informativo tra le parti è fondamentale per l’attività di prevenzione.
Non bisogna però dimenticare che il nostro Cantone resta un territorio sicuro: le statistiche sulla criminalità confermano un regolare calo dei reati penali strettamente correlato alle novità introdotte e agli strumenti messi a disposizione degli inquirenti.
Purtroppo, vi sono però delle tendenze negative da non sottovalutare: penso ad esempio agli episodi di violenza presso esercizi pubblici (in particolare discoteche) oppure all’ambito famigliare.
I futuri agenti avranno quindi il compito di confermare i buoni risultati raggiunti e di combattere le minacce cui saremo in futuro confrontati.

Una formazione solida e di qualità
Gli aspiranti che quest’anno hanno avuto la possibilità di frequentare la Scuola di polizia (SCP) sono 44, di cui 6 donne. Si tratta di un percorso formativo orientato allo sviluppo delle necessarie competenze, che fornisce strumenti indispensabili per gestire compiti impegnativi. L’intento è di formare dei validi poliziotti attraverso l’istruzione teorica, tecnica e pratica impartita da professionisti e specialisti di materia. Il programma segue un piano d’insegnamento condiviso a livello nazionale: si compone di materie di cultura generale e di materie specifiche per lo sviluppo di competenze professionali di polizia quali circolazione stradale, Polizia di prossimità, Polizia giudiziaria, sicurezza personale, tecniche d’intervento, diritto, etica e psicologia. Un periodo di stage in un contesto lavorativo completa il periodo di formazione.

L’importanza di una struttura morale adeguata
Mi preme sottolineare l’aspetto etico che deve sempre accompagnare lo svolgimento dei compiti degli agenti. Sulle loro spalle grava una significativa responsabilità: quali tutori dell’ordine, essi sono costantemente esposti a critiche, sia a livello pubblico che privato. La popolazione e i media si attendono da loro un comportamento esemplare. Ogni scelta è importante e va, nel limite del possibile, condivisa con chi ha più esperienza facendo tesoro dei consigli di chi ne sa di più. Il senso di responsabilità e la disciplina (nel lavoro e nella vita privata), unitamente al coraggio e la forza di volontà, contribuiscono a sviluppare il senso di appartenenza al corpo di Polizia.

Sono convinto che la nostra Scuola di Polizia continuerà a formare degli ottimi agenti. Dei validi professionisti – siano essi impiegati nella Polizia cantonale, nelle polizie comunali o negli altri partner della sicurezza – ai quali verrà affidato il delicato incarico di custodire la sicurezza sul nostro territorio. Forze nuove che vanno a integrarsi in una struttura qualificata portando dinamismo e altre modalità di lavoro.

Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Il governatore militare della capitale francese Bruno Le Ray ha ripercorso gli attentati del 13 novembre 2015 Ospite a Bellinzona, il generale ha difeso i suoi uomini: «Al Bataclan nessuno ci ordinò di fare irruzione»

È in carica dal 1. agosto 2015 e, dopo nemmeno quattro mesi dalla sua entrata in funzione, ha dovuto fare i conti con la barbarie dei fondamentalisti islamici.
Il governatore militare di Parigi, Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray ricorda bene la notte del terrore tra il 13 e il 14 novembre, quando una serie di attentati colpì al cuore la capitale francese causando oltre cento vittime.
Le Ray ieri era l’ospite d’onore all’incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti.
E il dispositivo antiterrorismo «Sentinelle», creato a seguito dell’assalto alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, è stato al centro del suo intervento. «Un’operazione inedita, che per contratto può far capo fino a 10.000 uomini» ha rilevato il generale francese ponendo l’accento sulle tre parole chiave del dispositivo: «Proteggere, dissuadere e rassicurare». Questo gruppo operativo, è giusto ricordarlo, è stato però criticato duramente dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli attacchi parigini per essere stato sorpreso dagli attentatori e soprattutto per il mancato intervento attivo al Teatro Bataclan, dove il terrorismo di matrice islamica fece 90 morti. «Mi chiedete del Bataclan? Sì, l’ho vissuto e sono anche stato sentito dalla commissione d’inchiesta. Quella sera ero allo Stade de France, nei pressi del quale è scoppiata la prima bomba. E miei soldati, in quei frangenti, hanno fatto tutto quanto gli agenti della polizia hanno richiesto. Né più né meno». Sulla mancata incursione all’interno del teatro Le Ray ha quindi aggiunto: «Nessuno ha dato e nemmeno pensato un ordine in questo senso. I miei soldati erano in misura di neutralizzare i terroristi qualora fossero usciti dallo stabile. Purtroppo non è stato il caso. Brutalmente, non c’è stato nulla a cui sparare. Detto questo il 13 novembre le forze armate hanno compiuto molteplici missioni, in particolare a supporto della polizia». Impossibile, ha ad ogni modo riconosciuto il generale, attendersi un evento di tale portata. «Non avevamo mai vissuto una cosa simile, con attacchi simultanei in più luoghi. Una situazione apocalittica».
Ospiti nell’aula del Gran Consiglio, gli ufficiali e i sottufficiali hanno sollecitato a più riprese Le Ray sugli attacchi di Parigi e sulle difficoltà operative in un simile contesto. «Di fronte a una fattispecie così straordinaria, quella sera è stato innanzitutto complicato contare su una chiara linea di comando».
Da quel giorno Parigi ha cambiato volto. «Si pensi che nel giro di 24 ore sono stati mobilitati sulla città 1.000 uomini in più». Ma a mutare radicalmente è stata anche la vita dei soldati impiegati nel dispositivo Sentinelle. «Nel 2016 questi uomini sono stati lontani da casa per 200-250 giorni. Paradossalmente le forze militari hanno smesso di esercitarsi per convogliare su Parigi e per affrontare la minaccia terroristica». E la popolazione, ha rilevato Le Ray, ha apprezzato. «Stando a un sondaggio dello scorso marzo il 78% dei francesi approva l’operazione Sentinelle». La sfida «che ci spinge oggi a interrogarci – ha concluso il generale – è come adattare il dispositivo a un contesto mutato in pochi anni».

Gobbi e i dossier strategici
Attento spettatore all’intervento di Le Ray, il direttore delle Istituzioni Gobbi in apertura aveva per contro fatto il punto su alcuni importanti cantieri per l’Esercito: dal futuro poligono di tiro coperto del Monte Ceneri – che si mira a mettere in funzione dal 2025 dopo un investimento di 52 milioni» – ai comparti dei Saleggi e di Pollegio per i quali il Cantone ha trattato e sta trattando con Armasuisse. «Un dossier, quest’ultimo, strategico poiché finalizzato a degli investimenti logistici a sud del San Gottardo, penso in particolare a delle nuove caserme» ha spiegato. E se sul piano politico Gobbi ha presentato il progetto di revisione della legge federale sul servizio civile elaborato dalla Conferenza governativa per gli affari militari, guardando al 2017 ha ricordato gli oltre 3.000 militari della «piramide italofona» dell’Esercito: le truppe ticinesi di fanteria (bat fant mont 30), artiglieria (gr art 49), salvataggio (bat salv 3) e difesa contraerea (gr DCA 32). «Ma soprattutto, da quando esiste l’esercito moderno, mai come nel 2018 è importante la presenza di italofoni con una stella sulla spalla e alla testa dei centri di competenza dell’esercito» ha infine sottolineato Gobbi.

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale, ha incontrato nelle scorse settimane il Presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite Herbert Winter e il segretario generale Jonathan Kreutner. L’incontro ha permesso un proficuo scambio di opinioni tra le parti al fine di chiarire i dubbi che la Federazione aveva espresso sulla promozione di un agente della Polizia cantonale oggetto negli scorsi anni di una condanna penale sospesa condizionalmente, per alcune sue dichiarazioni sui social media.

Durante l’incontro il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto illustrare in maniera dettagliata e approfondita le motivazioni che hanno spinto la Polizia cantonale e il Consiglio di Stato a incaricare l’agente per la funzione di sergente maggiore, come pure tutti gli aspetti e le sensibilità che vengono tenuti in considerazione dal Comando per assunzioni e promozioni all’interno del Corpo.
Si ricorda come la recente nomina sia stata oggetto anche di atti parlamentari. La procedura seguita è stata conforme alle disposizioni vigenti, non da ultimo per quanto riguarda le formalità necessarie ad una promozione. Per questo motivo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sostenuto la proposta del Comando della Polizia cantonale, assumendosi così la responsabilità di questa nomina.
A prescindere dal caso in oggetto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale confermano la piena condanna di ogni forma di discriminazione razziale e di ideologia radicale, sottolineando come non si intenda tollerare eventuali comportamenti inadeguati da parte degli agenti. Chi di loro dovesse violare tale principi sarà sanzionato.
A seguito della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha discusso con i colleghi di Governo in merito all’opportunità di verificare anche la sfera digitale nei processi di selezione e promozione per determinate funzioni in seno all’Amministrazione cantonale. Il Consiglio di Stato ritiene che ulteriori verifiche di questo tipo saranno effettuate ponderando i rischi operativi e di reputazione delle unità amministrative con la protezione della sfera privata e della libertà di espressione del candidato.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per l’esito dell’incontro reputandolo un prezioso momento di dialogo costruttivo e dai toni pacati che ha permesso di comprendere le rispettive sensibilità instaurando una discussione pragmatica e orientata al futuro.