Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Il Governo approva il credito da 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio degli enti di primo soccorso

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio con il quale propone al Parlamento di stanziare un credito da 6,55 milioni di franchi, quale contributo del Cantone all’aggiornamento della rete radio nazionale di sicurezza (Polycom), utilizzata dagli enti di primo intervento, soccorso, sicurezza e protezione civile.

L’infrastruttura Polycom conta oggi a livello nazionale circa 750 antenne e oltre 55’000 utenti tra Confederazione, Cantoni e Comuni; una parte delle componenti tecniche del sistema è tuttavia in servizio da oltre 15 anni e dovrà essere rimpiazzata a breve termine. Il Parlamento federale ha approvato a questo scopo il progetto «Werterhalt Polycom 2030» (WEP2030), che intende prolungare la durata di utilizzo della rete fino almeno al 2035. L’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP) è stato pertanto incaricato di coordinare gli interventi di sostituzione e aggiornamento insieme ai Cantoni, che dovranno inoltre partecipare alla spesa.

Con la propria decisione il Consiglio di Stato ha ora proposto di confermare la partecipazione del Cantone al progetto WEP2030; grazie al credito da 6,55 milioni di franchi, entro il 2023 il Ticino potrebbe così introdurre la nuova rete – basata sulla tecnologia Internet Protocol – collegandola alle 21 antenne di proprietà dell’ente pubblico. La vecchia rete sarebbe inoltre mantenuta attiva, in parallelo, fino alla disattivazione finale e allo smantellamento previsti, a livello federale, a partire dal 2025. Va inoltre sottolineato che la stretta collaborazione tra il Cantone e il corpo delle Guardie di confine, a loro volta proprietarie di oltre 30 antenne, garantirà che la fase esecutiva si svolga nei tempi previsti e che tutta l’infrastruttura presente sul territorio ticinese sia pronta entro la scadenza definita dal UFPP.

Il Governo ritiene che – con il finanziamento e l’attuazione del progetto – il Cantone potrà dotarsi di un’infrastruttura adeguata alle tecnologie attuali e soprattutto sarà in grado di garantire il collegamento Polycom in tutta la rete nazionale e con gli altri Cantoni.

(nella foto una stazione di base Polycom)

 

Arriva “Montagne sicure”

Arriva “Montagne sicure”

Da www.rsi.ch

“Stiamo pensando di avviare, in parallelo a strade sicure e ad acque sicure, un progetto che potremmo chiamare montagne sicure. Però per tutto l’anno, quindi…dal verde al bianco della neve”. Così il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni delle CSI, sottolineando che “non si vuole creare qualcosa di nuovo ma, semmai, ottimizzare tutte le campagne di sensibilizzazione e prevenzione che già oggi vengono fatte, ma con una certa continuità”.

“Dobbiamo renderci conto che l’elemento natura è un elemento non controllabile, anche se l’essere umano, ogni tanto, pensa di essere onnipotente e di poter controllare tutti gli elementi. E’ importante richiamare l’attenzione sugli imprevisti che possono creare un potenziale pericolo, per esempio il distacco di un sasso da una parete rocciosa sovrastante un sentiero o un corso d’acqua”. Il rischio zero, ribadisce Gobbi, non può garantirlo nessuno.

L’avvicinarsi della stagione fredda può essere un buon momento per lanciare la campagna “montagne sicure”, spiega Gobbi. “Speriamo che l’inverno porti molta neve sulle nostre montagne, con la possibilità di divertirsi sulle piste e fuori. La stagione invernale, quindi, deve essere un’occasione privilegiata per confrontarci con questo nuovo progetto, che ha bisogno comunque dell’appoggio e della condivisione di altri partner”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Arriva-Montagne-sicure-10820330.html

Andar per funghi in sicurezza

Andar per funghi in sicurezza

Comunicato stampa

Con la fine dell’estate inizia la stagione della raccolta di funghi. Una passione che a volte purtroppo può trasformarsi in tragedia. Per questo motivo, come Polizia cantonale, torniamo nuovamente a sensibilizzare i raccoglitori di funghi e gli escursionisti che percorrono montagne e vallate del Canton Ticino. Negli scorsi anni vi sono stati diversi infortuni ed è estremamente importante invertire la tendenza. In quest’ambito, visti anche i recenti gravi eventi, torniamo a fornire alcuni consigli per andare in montagna in sicurezza e per evitare di incorrere in cadute con conseguenze anche molto serie.

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario a parenti, amici e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, da bere, cibo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare con batterie cariche (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento.

Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere
addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno
la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini di stato). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

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“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

“Tutti a scuola” in sicurezza: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso

Comunicato stampa

Con l’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico il percorso casa – scuola diventerà una consuetudine per allievi e adulti che lo percorreranno giornalmente. Un tragitto imprescindibile ma non esente da pericoli: per questo motivo la Polizia cantonale e il programma di prevenzione “Strade sicure” desiderano sensibilizzare tutti gli utenti della strada fornendo una serie di consigli sul comportamento da adottare mentre si cammina per raggiungere la sede scolastica. A partire da quest’anno tutti gli allievi – oltre a un opuscolo informativo – riceveranno anche un pieghevole ideato sotto forma di gioco.

Per coloro che si spostano a piedi il consiglio è di procedere in fila indiana, il bambino più grande dietro, il più piccolo davanti. Questo permette a tutti di avere una maggiore visibilità e il controllo della strada. Negli altri casi è bene camminare a coppie, tenendosi per mano. Il genitore o il bambino più grande deve camminare di fianco al più piccolo stando sul lato della strada dove è più pericoloso. Le tre regole fondamentali che chiunque deve applicare prima dell’attraversamento sulle strisce pedonali sono: mi fermo e aspetto, guardo e ascolto, attraverso.
Alcuni suggerimenti si rivolgono in particolare ai genitori che spesso, accompagnando i figli a scuola utilizzano l’auto per paura del traffico, ma non considerano che il traffico in prossimità delle sedi scolastiche è generato da loro stessi. Se tuttavia si sceglie comunque di utilizzare l’automobile, è necessario prevedere all’interno del veicolo l’obbligo per i bambini di sedersi in un dispositivo adatto. I bimbi devono infatti prendere posto sui seggiolini omologati. Inoltre si ricorda che non vi è un’età minima per sedersi a lato del conducente (basta rispettare le regole precedenti) e che la responsabilità in auto è sempre conferita al conducente.
Per chi accompagna i bambini a scuola in auto si ricorda di non fermarsi vicino al perimetro scolastico bensì nei parcheggi ufficiali. Particolare attenzione va posta poi durante le manovre, poiché vi è sempre il rischio di non avere il controllo totale delle vicinanze, soprattutto quando vi sono dei bambini. L’invito è di non fidarsi mai solamente dei sensori della macchina, ma di verificare con i propri occhi Si ricorda inoltre di evitare di fermarsi sul marciapiede, poiché si rende difficoltoso il passaggio ai pedoni creando loro un possibile pericolo.

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Centro di Rancate: flessibilità e prontezza per ogni scenario futuro

Soluzione adeguata per la gestione del flusso migratorio

Flessibilità e prontezza grazie al centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Struttura che permette di rinviare celermente in Italia i migranti che non hanno richiesto asilo in Svizzera.
Il prolungamento della sua attività è stato deciso dal Consiglio di Stato in accordo con il Municipio di Mendrisio. Si tratta a mio parere di una decisione estremamente positiva – e da me sostenuta – che permette al nostro Cantone di gestire con estrema  efficacia la spinta migratoria alla porta sud della Svizzera. La soluzione adottata è infatti il giusto compromesso tra sicurezza, aspetti logistici, sostenibilità finanziaria e tutela della realtà locale.

L’incidenza delle politiche europee e delle nuove procedure
La situazione nel 2017 è decisamente migliorata rispetto all’anno precedente. È tuttavia necessario restare vigili anche in futuro perché i migranti continueranno a muoversi attraverso l’Europa centrale e la nostra frontiera non cesserà di essere sollecitata. Al momento è impossibile prevedere l’evoluzione dei flussi migratori nei prossimi mesi, in quanto la scelta delle rotte è influenzata dalle decisioni politiche europee. Toccherà alle Autorità federali fornire le previsioni sugli arrivi. Indipendentemente da ciò, ho osservato una modifica nelle richieste dei migranti: non chiedono più sistematicamente l’asilo, bensì si limitano ad assicurarsi la possibilità di poter attraversare la Svizzera per raggiungere altre destinazioni. Con i servizi del mio Dipartimento e i vari partner dobbiamo quindi predisporre una soluzione che consenta di farsi trovare pronti per affrontare qualsiasi scenario e non subire lo “stato di necessità”. Anche perché prossimamente entrerà in vigore la fase pilota delle nuove procedure per la valutazione delle richieste d’asilo che renderanno meno attrattiva la richiesta d’asilo in Svizzera. Per questo motivo, da marzo 2019 i casi di migranti in procedura di riammissione semplificata in Italia potrebbero aumentare.

L’esperienza maturata e la diminuzione dei costi
La soluzione di continuità consente di far tesoro delle positive esperienze maturate dall’apertura del Centro. Inoltre, il mio Dipartimento ha adottato delle misure che consentono di ottimizzare i costi di gestione e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile. I costi a carico del Cantone sono stati dimezzati con l’introduzione di maggiore flessibilità e l’abbattimento di una parte importante di costi fissi. La struttura è ora condotta in modo più snello, con le spese che variano a dipendenza del numero di migranti giornalmente alloggiati grazie alla modularità degli spazi. A livello logistico il Centro ha dimostrato di non essere problematico anche dal profilo dell’accoglienza dei cittadini. E’ certamente meno invasivo dei centri della Protezione civile che si trovano in prossimità di scuole, impianti sportivi e zone residenziali. Nella ripartizione dei costi complessivi, evidenzio che tutte le spese della sicurezza sono assunte dalla Confederazione mentre le spese operative sono a carico dell’Autorità cantonale.
Come già anticipato, il Centro di Rancate non resterà a tempo indeterminato. Dopo l’apertura del Centro federale per l’asilo, saranno valutate le possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata. Con la Confederazione andrà trovata, sempre nel Mendrisiotto per la prossimità con la frontiera, la soluzione logistica definitiva in grado di rispondere alle sfide della pressione migratoria sul lungo periodo.

Dopo la difficile situazione del 2016, il mio Dipartimento ha dimostrato di saper proporre una soluzione convincente, seppur provvisoria, per la gestione dei migranti. La struttura ha retto bene dal profilo della sicurezza e l’impatto sulla regione è stato minimo. Oggi siamo pronti a gestire differenti scenari collegati al fenomeno migratorio nell’interesse dei cittadini che popolano le zone limitrofe e più in generale del Ticino e della Svizzera.

Sanzionati 42 hooligans

Sanzionati 42 hooligans

Intervista all’interno delle Cronache regionali della RSI di lunedì 20 agosto 2018
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sanzionati-42-hooligans-10793336.html

Intervista all’interno dell’edizione di lunedì 20 agosto 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10794587

Le autorità hanno identificato vari tifosi al centro degli scontri durante il match Ambrì-Losanna dello scorso gennaio alla Valascia. La polizia cantonale ha reso noto lunedì che una sanzione amministrativa è stata inflitta a 37 persone in relazione ai tumulti scoppiati dopo l’incontro di hockey su ghiaccio tra Ambrì-Piotta e Losanna, del 14 gennaio 2018 alla Valascia.
La misura, rilevano le autorità, è prevista dal Concordato contro la violenza durante le manifestazioni sportive. Altri cinque tifosi, di nazionalità tedesca, saranno oggetto di provvedimenti simili nelle prossime settimane.

Godersi lo sport in sicurezza: è questo l’obiettivo che voglio raggiungere con i servizi del mio Dipartimento. Per questo motivo a luglio ho ribadito a club e Comuni l’intenzione di voler attuare misure come l’utilizzo di sistemi per identificare i tifosi nel settore ospiti durante le partite di hockey.
 Oggi le persone coinvolte nei disordini alla Valascia di inizio anno sono state sanzionate dal profilo amministrativo. Chi disturba l’ordine pubblico creando caos e pericolo in un momento di condivisione non può e non deve rimanere impunito. Come la maggior parte dei ticinesi voglio vivere gli eventi sportivi in serenità, insieme alla mia famiglia e agli amanti dei nostri sport!

Il preciso “lavoro d’inchiesta degli inquirenti della polizia cantonale ha perciò permesso di identificare e sanzionare, complessivamente, 42 persone, tra chi faceva parte della tifoseria locale e appartenenti a quella losannese”.
Parallelamente, si rileva, va avanti l’inchiesta penale “nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo e con diverse responsabilità ai disordini”. Le ipotesi di reato evocate sono quelle di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamenti, infrazione alla Legge federale sugli esplosivi, nonché dissimulazione del volto.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 21 agosto 2018 de La Regione

Valascia, multe a 42 tifosi
Avevano provocato disordini lo scorso 14 gennaio

I tifosi facinorosi sono stati multati. È il primo provvedimento intrapreso nei confronti degli autori dei disordini provocati a margine dell’incontro di disco su ghiaccio nella partita tra Hcap e Hc Losanna dello scorso 14 gennaio alla Valascia.
Lo comunica la Polizia cantonale, precisando che la sanzione è prevista dal Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Dopo le prime 37 persone, altre cinque di nazionalità tedesca saranno oggetto di analoghe misure nelle prossime settimane. Sono dunque 42, in totale, le persone appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese identificate e sanzionate amministrativamente. Parallelamente prosegue l’inchiesta penale nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini. Le ipotesi di reato sono quelle di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sugli esplosivi, nonché dissimulazione del volto.
Il lavoro d’identificazione dei facinorosi è stato lungo e ha richiesto la visione di numerosi filmati.

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: scattano le misure amministrative

Disordini a margine della partita Hcap-Hc Losanna: scattano le misure amministrative

La Polizia cantonale comunica che, in relazione ai disordini scoppiati a margine dell’incontro di disco su ghiaccio HCAP-HC Losanna del 14 gennaio 2018, 37 persone sono state oggetto di una sanzione amministrativa come previsto dal Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Altre 5 persone di nazionalità tedesca saranno oggetto di analoghe misure nelle prossime settimane.
Grazie al minuzioso lavoro di inchiesta degli inquirenti della Polizia cantonale, sono dunque 42, in totale, le persone appartenenti alla tifoseria locale e a quella losannese identificate e ora sanzionate amministrativamente. Parallelamente prosegue l’inchiesta penale nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato a vario titolo e con varie responsabilità ai disordini. Come si ricorderà, le ipotesi di reato sono quelle di sommossa, violenza contro funzionari, lesioni, vie di fatto, danneggiamento, infrazione alla Legge federale sugli esplosivi, nonché dissimulazione del volto.

«Acque sicure» presente alla Traversata del Lago di Lugano

«Acque sicure» presente alla Traversata del Lago di Lugano

Domenica 19 agosto è previsto un nuovo momento informativo nell’ambito della campagna di prevenzione “Acque sicure”, promossa dal Dipartimento delle istituzioni. L’occasione per attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole da rispettare nei laghi è data dalla Traversata del Lago di Lugano, un evento che vede ogni anno la partecipazione di centinaia di appassionati del nuoto in acque libere.

La manifestazione, che si svolgerà in sicurezza grazie al prezioso servizio di supporto della Polizia lacuale e della Società Svizzera di Salvataggio Sezione Lugano in collaborazione con natanti privati, consentirà di presentare alcune regole fondamentali per coloro che decidono di entrare nei nostri laghi, spesso da soli.

La tranquillità dei laghi, considerati meno impegnativi dei fiumi per l’assenza di mulinelli o innalzamenti improvvisi delle acque, rende questi spazi comunque più insidiosi per la difficoltà nell’intuire i possibili rischi.

Il numero di incidenti e di annegamenti complessivo è diminuito negli ultimi anni. Una tendenza al ribasso favorita anche dalle campagne di sensibilizzazioni promosse dal Dipartimento delle istituzioni. Rispetto al passato, la maggiore criticità è oggi associata ai grandi specchi d’acqua per diversi fattori, tra i quali il sensibile aumento dei bagnanti, rispettivamente la scarsa conoscenza dei rischi legati alla navigazione e dei propri limiti fisici.

Ricordiamo pertanto a coloro che desiderano nuotare nei laghi di prestare particolare attenzione alla propria condizione e preparazione fisica e di sempre segnalare la presenza in acqua con un mezzo di galleggiamento (boe) ben visibile sia di giorno che di notte agli altri utenti del lago, soprattutto alle imbarcazioni a motore. Si consiglia inoltre, ai nuotatori non esperti, di non allontanarsi troppo dalla riva (massimo 150 metri), dovendo mantenere le forze per un rientro senza difficoltà.

Le regole di balneazione più importanti saranno illustrate con uno stand informativo alla manifestazione, dove presenzieranno Marcel Luraschi, membro della Commissione consultiva “Acque sicure” e responsabile della Sezione lacuale della Polizia cantonale, e Tiziano Putelli, pure membro della Commissione e rappresentante del Dipartimento del territorio. Allo stand verranno organizzati dei giochi di sensibilizzazione e distribuiti dei gadget della campagna.

Infine comunichiamo che il presidente della Commissione consultiva “Acque sicure” Boris Donda sarà lo starter ufficiale della 86esima edizione della Traversata del Lago di Lugano.

Sul sito internet www.acquesicure.ch sono indicate le informazioni per una maggiore sicurezza in acqua e da qualche giorno sono consultabili anche alcuni video di sensibilizzazione, mentre su www.traversatalagolugano.ch i dettagli dell’evento.

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Dal sito rsi.ch, un articolo del 9 agosto 2018

Avrebbe legami con il jihad islamico l’uomo fermato nelle scorse settimane in Ticino durante un controllo – Parla Norman Gobbi

L’articolo completo è disponibile al seguente link: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sospettato-di-terrorismo-rimpatriato-10763027.html

 

Sicurezza – Espulso un presunto terrorista

Sicurezza – Espulso un presunto terrorista

L’articolo e la mia intervista – a cura di Gianni Righinetti e Massimo Solari – sono stati pubblicati sull’edizione del Corriere del Ticino del 10 agosto 2018

Bloccato al confine e rimpatriato un migrante nordafricano sospettato di avere legami con ambienti radicalizzati I servizi segreti lo ritenevano una minaccia per la sicurezza interna – Matteo Cocchi: «Cruciale il gioco di squadra»

L’ombra del terrorismo islamico torna a sfiorare il Ticino. Grazie al lavoro congiunto delle autorità federali e di quelle cantonali la minaccia la scorsa primavera si è però arrestata al confine. A seguito delle analisi dei servizi segreti della Confederazione e al conseguente divieto d’entrata emanato a livello nazionale, un uomo nordafricano è stato fermato dopo un controllo avvenuto alla frontiera. Era ritenuto un pericolo per la sicurezza interna del Paese, a fronte di presunti legami con il terrorismo di matrice islamica. Il tutto con la Svizzera che gli sarebbe servita quale nazione di transito, dopo aver fatto richiesta d’asilo. L’agire del migrante è però stato bloccato e la procedura amministrativa portata avanti dalla Sezione della popolazione e dalla polizia cantonale mercoledì è sfociata nel rimpatrio forzato dell’uomo nel suo Paese d’origine.

Il fermo è avvenuto nel Mendrisiotto già alcuni mesi fa, quando in occasione di un controllo il nome dell’uomo ha fatto scattare l’allarme. «Su questa persona pendeva un divieto d’entrata sul territorio svizzero, emanato dalle autorità federali» spiega, da noi contattato, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. «Nell’ambito del proprio lavoro d’indagine a protezione dello Stato – sottolinea –, gli enti preposti avevano infatti ritenuto la figura in questione un pericolo per la sicurezza interna». Nel dettaglio, la Svizzera sarebbe dovuta servire al diretto interessato come nazione di transito. Da qui l’intenzione di avanzare una richiesta d’asilo al fine di sfruttare il nostro territorio, bloccata però sul nascere grazie alla messa in rete e la condivisione del divieto a livello cantonale e comunale.

«Ne è scaturito un iter, è importante dirlo, di natura amministrativa, che ha visto la Sezione della popolazione del Canton Ticino e la polizia cantonale attivarsi in prima battuta» evidenzia Cocchi. Per poi aggiungere: «Ha fatto seguito il coordinamento con i partner a livello federale per l’applicazione di tutte quelle misure che, mercoledì, hanno portato la stessa polizia cantonale a mettere in atto la decisione amministrativa di espulsione». E come detto – dopo un periodo di carcerazione –, accompagnato dagli agenti della cantonale per l’uomo è scattato il rimpatrio forzato nel proprio Paese d’origine nel Nord Africa tramite un volo speciale. La riuscita dell’operazione, tiene a evidenziare il comandante della polizia cantonale, «è da ricondurre al gioco di squadra delle forze in campo». Ciò detto, Cocchi pone l’accento sul fatto che «il Canton Ticino per questo specifico caso ha fatto il suo e l’ha fatto ottimamente. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto un livello tale che nelle operazioni coordinate con le autorità federali riusciamo a farci ascoltare e dunque ad avere voce in capitolo». Il nostro interlocutore rimarca inoltre l’importanza dell’episodio agli occhi della popolazione: «La rete sul piano nazionale e cantonale ha dimostrato di funzionare una volta di più. A riprova della positività del lavoro squadra. Il Ticino senza la Confederazione non può fare nulla e viceversa. Di casi simili non ve ne sono stati molti in passato, in futuro è però probabile che situazioni di questo tipo possano ripresentarsi». Due recenti episodi erano stati svelati dal Corriere del Ticino, che il 29 agosto scorso aveva riferito dell’espulsione dal nostro territorio di un turco e di un afgano che vivevano a contatto con ambienti radicalizzati.

Ma con che grado di allerta va interpretata la pericolosità per la sicurezza interna accostata all’uomo rimpatriato? chiediamo a Cocchi. «Il grado di pericolosità per la Svizzera riferito a questo personaggio è quello generalizzato, che è presente ma non risulta essere concreto. Come qualsiasi paese europeo risultiamo essere a rischio, ma attualmente non vi sono minacce effettive per il territorio nazionale e ticinese». È chiaro che se qualcuno utilizza la Svizzera come via di transito, ecco che diventa pericoloso sia per gli altri sia per noi stessi. Mi sento in tal senso di poter dire che il lavoro congiunto della Sezione della popolazione, della polizia cantonale e della Fedpol ha permesso di arginare il sorgere di un problema, non solo per gli svizzeri ma forse anche per altri paesi».

L’INTERVISTA Norman Gobbi*

«Lupo travestito da agnello: è il quinto caso in Ticino»

Ad annunciare il successo dell’operazione di intelligence è stato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con un post sulla sua pagina Facebook. Lo abbiamo intervistato.

La prevenzione in Ticino ha vinto una volta ancora. Un pericoloso migrante, camuffato da richiedente l’asilo è stato smascherato. Ci si deve chiedere se, di fronte a questi casi che si ripetono, siamo davvero un paese a rischio?

«Non è il primo caso, è già il quinto di questo genere che trattiamo come autorità cantonale e che è andato a buon fine. In questo ambito va proprio detto che l’unione fa la forza, ed è stata la collaborazione di tutti che ha permesso di potere dire con orgoglio che questo pericoloso uomo non è più in Ticino».

Il fatto che voleva mettere radici da noi nascondendosi dietro a quello che è un diritto per persone in difficoltà, come richiedente l’asilo, cosa le fa dire?

«Che l’attenzione e i controlli, anche se qualcuno reputa siano eccessivi, si dimostrano giustificati e utili per la sicurezza e l’incolumità di tutti. Purtroppo c’è chi tenta di approfittare per propri fini certamente non nobili. Sono quelli che io descrivo come lupi vestiti d’agnello».

Ma com’è andata?

«Il sistema di controllo e di depistaggio che sono attivi già alla frontiera ha permesso di riconoscerlo. La scheda elaborata dai servizi segreti ha dato gli elementi necessari per arrestarlo e poi procedere con tutte le misure di allontanamento forzato che si sono concluse nella giornata di mercoledì 8 agosto. Solo quando abbiamo avuto la certezza che non fosse più qui, ma nel suo paese africano d’origine, abbiamo tirato un giustificato sospiro di sollievo».

E questo è il lato positivo. Grazie a chi in particolare?

«Al lavoro attento, serio e puntiglioso di molte donne e uomini che lavorano all’ombra dei riflettori, con grande confidenzialità e con quello che si definisce il senso dello Stato, per rendere più sicuri e tranquilli tutti noi. Sono orgoglioso di queste persone, che hanno un nome, un cognome e una propria vita e che danno tutto per il loro importante lavoro».

Ora si tratterà di alzare ulteriormente la guardia?

«Direi piuttosto di essere ben coscienti che il pericolo s’insinua spesso dove credi che non ci possa o debba essere. Quello dei flussi migratori è una nicchia che, è dimostrato, viene anche sfruttata bassamente».

Dei cinque casi ticinesi, due li avevamo anche raccontati sul Corriere del Ticino un anno fa: un turco e un afgano. Uno con lo statuto di rifugiato, l’altro con quello di richiedente l’asilo. Ricorda? Dobbiamo avere paura?

«Li ricordo eccome, due casi delicati e problematici. Io dico di no, non dobbiamo iniziare ad avere paura, perché è proprio quello l’obiettivo finale di questi movimenti radicalizzati: insinuare la paura nella popolazione. Ricordo anche che la Svizzera non è un obiettivo primario di questi attacchi, tuttavia l’allerta rimane alta, perché la certezza assoluta purtroppo non esiste. Grazie all’ottima collaborazione tra autorità politiche e forze dell’ordine a livello nazionale e internazionale e allo scambio continuo di informazioni possiamo contrastare questo genere di situazioni».

Non le chiederò dettagli sul lavoro d’intelligence. Ma è un lavoro fatto in particolare in Ticino?

«L’antenna ticinese sotto la polizia cantonale che riferisce direttamente alla polizia federale e ai servizi segreti della Confederazione è certamente territoriale. Per quanto concerne la migrazione, per contro, la gestione è maggiormente centralizzata con il contributo dei servizi ticinesi quando necessario. La condivisione delle informazioni dalla Svizzera con gli altri Paesi è sempre più importante. Il migrante espulso poteva arrivare anche in un altro paese d’Europa, penso a Italia, Francia e Germania. Il fronte dell’intelligence è sempre più globale, la cooperazione vede tutti al fronte perché l’obiettivo non è solo che non arrivi in Svizzera, ma da nessuna parte nel nostro continente».

Questo compito richiede mezzi e investimenti. Da questo punto siamo ben messi?

«L’attenzione politica mi sembra ci sia e i mezzi necessari impiegati sono importanti. Ma anche per il tramite del nuovo direttore dei servizi segreti svizzeri Jean Phlippe Gaudin abbiamo chiesto più risorse perché la minaccia terroristica richiede più risorse per combatterla».

Concludiamo con una curiosità. Nel suo post su Facebook c’era una foto con lei e il collega socialista Manuele Bertoli. Una scelta mirata o un caso?

«Si tratta di un caso, ho pescato una foto e l’ho inserita. Tra l’altro Manuele è un po’ di spalle. Comunque non c’è alcun intendimento polemico o altro. Credo che la sicurezza e la necessità di mantenere attenzione di fronte a questi fenomeni non è una questione di colore politico. Ho colleghi di giustizia e polizia non della mia area politica ma di un fronte progressista. È il caso a Zurigo, ad Argovia e in altri Cantoni».