Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Il ricordo «Quella sera a Parigi fu l’apocalisse»

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Il governatore militare della capitale francese Bruno Le Ray ha ripercorso gli attentati del 13 novembre 2015 Ospite a Bellinzona, il generale ha difeso i suoi uomini: «Al Bataclan nessuno ci ordinò di fare irruzione»

È in carica dal 1. agosto 2015 e, dopo nemmeno quattro mesi dalla sua entrata in funzione, ha dovuto fare i conti con la barbarie dei fondamentalisti islamici.
Il governatore militare di Parigi, Generale di corpo d’armata Bruno Le Ray ricorda bene la notte del terrore tra il 13 e il 14 novembre, quando una serie di attentati colpì al cuore la capitale francese causando oltre cento vittime.
Le Ray ieri era l’ospite d’onore all’incontro tra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli ufficiali e sottufficiali professionisti.
E il dispositivo antiterrorismo «Sentinelle», creato a seguito dell’assalto alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo del 7 gennaio 2015, è stato al centro del suo intervento. «Un’operazione inedita, che per contratto può far capo fino a 10.000 uomini» ha rilevato il generale francese ponendo l’accento sulle tre parole chiave del dispositivo: «Proteggere, dissuadere e rassicurare». Questo gruppo operativo, è giusto ricordarlo, è stato però criticato duramente dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli attacchi parigini per essere stato sorpreso dagli attentatori e soprattutto per il mancato intervento attivo al Teatro Bataclan, dove il terrorismo di matrice islamica fece 90 morti. «Mi chiedete del Bataclan? Sì, l’ho vissuto e sono anche stato sentito dalla commissione d’inchiesta. Quella sera ero allo Stade de France, nei pressi del quale è scoppiata la prima bomba. E miei soldati, in quei frangenti, hanno fatto tutto quanto gli agenti della polizia hanno richiesto. Né più né meno». Sulla mancata incursione all’interno del teatro Le Ray ha quindi aggiunto: «Nessuno ha dato e nemmeno pensato un ordine in questo senso. I miei soldati erano in misura di neutralizzare i terroristi qualora fossero usciti dallo stabile. Purtroppo non è stato il caso. Brutalmente, non c’è stato nulla a cui sparare. Detto questo il 13 novembre le forze armate hanno compiuto molteplici missioni, in particolare a supporto della polizia». Impossibile, ha ad ogni modo riconosciuto il generale, attendersi un evento di tale portata. «Non avevamo mai vissuto una cosa simile, con attacchi simultanei in più luoghi. Una situazione apocalittica».
Ospiti nell’aula del Gran Consiglio, gli ufficiali e i sottufficiali hanno sollecitato a più riprese Le Ray sugli attacchi di Parigi e sulle difficoltà operative in un simile contesto. «Di fronte a una fattispecie così straordinaria, quella sera è stato innanzitutto complicato contare su una chiara linea di comando».
Da quel giorno Parigi ha cambiato volto. «Si pensi che nel giro di 24 ore sono stati mobilitati sulla città 1.000 uomini in più». Ma a mutare radicalmente è stata anche la vita dei soldati impiegati nel dispositivo Sentinelle. «Nel 2016 questi uomini sono stati lontani da casa per 200-250 giorni. Paradossalmente le forze militari hanno smesso di esercitarsi per convogliare su Parigi e per affrontare la minaccia terroristica». E la popolazione, ha rilevato Le Ray, ha apprezzato. «Stando a un sondaggio dello scorso marzo il 78% dei francesi approva l’operazione Sentinelle». La sfida «che ci spinge oggi a interrogarci – ha concluso il generale – è come adattare il dispositivo a un contesto mutato in pochi anni».

Gobbi e i dossier strategici
Attento spettatore all’intervento di Le Ray, il direttore delle Istituzioni Gobbi in apertura aveva per contro fatto il punto su alcuni importanti cantieri per l’Esercito: dal futuro poligono di tiro coperto del Monte Ceneri – che si mira a mettere in funzione dal 2025 dopo un investimento di 52 milioni» – ai comparti dei Saleggi e di Pollegio per i quali il Cantone ha trattato e sta trattando con Armasuisse. «Un dossier, quest’ultimo, strategico poiché finalizzato a degli investimenti logistici a sud del San Gottardo, penso in particolare a delle nuove caserme» ha spiegato. E se sul piano politico Gobbi ha presentato il progetto di revisione della legge federale sul servizio civile elaborato dalla Conferenza governativa per gli affari militari, guardando al 2017 ha ricordato gli oltre 3.000 militari della «piramide italofona» dell’Esercito: le truppe ticinesi di fanteria (bat fant mont 30), artiglieria (gr art 49), salvataggio (bat salv 3) e difesa contraerea (gr DCA 32). «Ma soprattutto, da quando esiste l’esercito moderno, mai come nel 2018 è importante la presenza di italofoni con una stella sulla spalla e alla testa dei centri di competenza dell’esercito» ha infine sottolineato Gobbi.

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Tre giornate di esercitazioni per i partner della protezione della popolazione

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni hanno avuto luogo tre esercitazioni che hanno visto coinvolti Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici ed Esercito. Gli enti di primo intervento, insieme ai rappresentanti della Protezione Civile Strutture carcerarie cantonali, Ufficio del veterinario cantonale e Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo hanno potuto consolidare la collaborazione in caso di catastrofe.
Il 26 settembre al Centro d’istruzione della Protezione civile a Rivera è stato organizzato un seminario per gestire un blackout al sistema di comunicazione radio. All’esercitazione hanno partecipato rappresentanti della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale nonché comandanti e quadri delle Organizzazioni regionali di Protezione civile. L’esercizio ha soprattutto permesso di riflettere sulle possibili soluzioni volte a mantenere operativo il sistema di comunicazione Polycom in caso di assenza parziale o totale di elettricità.
Nel secondo esercizio, svoltosi al Carcere aperto a Torricella tra mercoledì 26 e giovedì 27 settembre, è stata simulata un’operazione di trasferimento di alcuni detenuti causata dall’inagibilità di alcuni locali al Carcere penale La Stampa. La situazione ha richiesto un intenso lavoro di pianificazione e di condotta delle operazioni, in particolare sulla predisposizione di strutture alternative atte ad accogliere i detenuti evacuati.
La terza esercitazione è stata messa in pratica sull’arco di tre giornate (da martedì 25 a giovedì 27 settembre) al Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna con sede a Mezzovico. Lo scenario iniziale presentava una situazione di contagio da virus di afta epizootica riscontrata in alcuni animali presso un’azienda agricola, con conseguente propagazione su vasta scala. La simulazione ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale.
Nelle prossime settimane saranno valutati i risultati delle tre esercitazioni e laddove necessario verranno predisposti dei correttivi per migliorare ulteriormente l’efficacia degli interventi in situazioni particolari, che superano cioè l’ordinaria attività dei servizi coinvolti.

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale, ha incontrato nelle scorse settimane il Presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite Herbert Winter e il segretario generale Jonathan Kreutner. L’incontro ha permesso un proficuo scambio di opinioni tra le parti al fine di chiarire i dubbi che la Federazione aveva espresso sulla promozione di un agente della Polizia cantonale oggetto negli scorsi anni di una condanna penale sospesa condizionalmente, per alcune sue dichiarazioni sui social media.

Durante l’incontro il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto illustrare in maniera dettagliata e approfondita le motivazioni che hanno spinto la Polizia cantonale e il Consiglio di Stato a incaricare l’agente per la funzione di sergente maggiore, come pure tutti gli aspetti e le sensibilità che vengono tenuti in considerazione dal Comando per assunzioni e promozioni all’interno del Corpo.
Si ricorda come la recente nomina sia stata oggetto anche di atti parlamentari. La procedura seguita è stata conforme alle disposizioni vigenti, non da ultimo per quanto riguarda le formalità necessarie ad una promozione. Per questo motivo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sostenuto la proposta del Comando della Polizia cantonale, assumendosi così la responsabilità di questa nomina.
A prescindere dal caso in oggetto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale confermano la piena condanna di ogni forma di discriminazione razziale e di ideologia radicale, sottolineando come non si intenda tollerare eventuali comportamenti inadeguati da parte degli agenti. Chi di loro dovesse violare tale principi sarà sanzionato.
A seguito della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha discusso con i colleghi di Governo in merito all’opportunità di verificare anche la sfera digitale nei processi di selezione e promozione per determinate funzioni in seno all’Amministrazione cantonale. Il Consiglio di Stato ritiene che ulteriori verifiche di questo tipo saranno effettuate ponderando i rischi operativi e di reputazione delle unità amministrative con la protezione della sfera privata e della libertà di espressione del candidato.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per l’esito dell’incontro reputandolo un prezioso momento di dialogo costruttivo e dai toni pacati che ha permesso di comprendere le rispettive sensibilità instaurando una discussione pragmatica e orientata al futuro.

La risposta alle urgenze

La risposta alle urgenze

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 19 settembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10895948


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la Centrale comune di allarme (Cecal). Polizia e Guardie di confine gomito a gomito.
Oltre 400mila telefonate all’anno da gestire. La maggior parte al 117.
Solcà, Polizia cantonale: “Più efficienti”

Ogni due minuti un telefono suona. E per la maggior parte sono chiamate al 117, il numero d’emergenza della Polizia cantonale, che fanno scattare il dispositivo di intervento. Eppure nella nuova Centrale comune d’allarme (Cecal) in via Chicherio a Bellinzona non si sente volare una mosca: il brusio di fondo è dovuto alla giornata particolare. Quella dell’inaugurazione ufficiale, ieri, a circa sei mesi dalla messa in esercizio del nuovo stabile da 27 milioni di franchi che raduna sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle guardie di confine nonché il segretariato della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri.
Il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto, come sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi durante la cerimonia ufficiale per l’inaugurazione della struttura «che non esito a definire di rilevanza primaria». Comparto, si diceva, che ora «ha assunto una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accomunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti». Adesso in Centrale basta uno sguardo tra chi è di turno e alla chiamata per una rapina in un benzinaio viene allertata la pattuglia della polizia e, contemporaneamente, vengono chiusi i valichi.
«La situazione in questo senso è cambiata drasticamente – sottolinea il capitano della Polizia cantonale Athos Solcà alludendo alla collaborazione con le Guardie di confine –. Prima bisognava passare dal telefono, ora ci si parla. Ciò consente una reazione nettamente più rapida».
Entro il 2020 (c’è già l’avallo del Consiglio di Stato) nella stessa centrale confluiranno pure le chiamate del 118, così da potenziare ulteriormente le sinergie tra gli enti di primo intervento. Senza dimenticare che al secondo piano dello stabile vi è pure la sala operativa dello Stato maggiore cantonale di condotta, che viene attivato nel caso di eventi particolarmente gravi o complessi. «Abbiamo tra l’altro la possibilità di istituire una ‘hotline’ in caso di incidenti particolari, con nove linee telefoniche d’entrata – aggiunge Solcà –. Sperando sempre che ciò non accada, se dovesse ad esempio esserci un incidente nella galleria di base del San Gottardo tutto l’intervento sarebbe gestito da qui, con la collaborazione dei diversi partner». Con un unico scopo: garantire la migliore assistenza alla popolazione.


Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 20 settembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Agenti più vicini per combattere il crimine
Prende vita la Centrale comune d’allarme a Bellinzona – Cocchi: «Gestione flessibile delle urgenze» – Gobbi: «Un passo avanti»

La sicurezza in Ticino fa quadrato per offrire una risposta più celere e tempestiva alle richieste di aiuto del cittadino. È questo il concetto alla base della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL), inaugurata a Bellinzona a dieci anni dall’avvio delle discussioni. La struttura, realizzata con un investimento complessivo di 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della polizia cantonale, il Comando e la centrale operativa delle Guardie di confine nonché il segretariato professionale della Federazione ticinese dei corpi pompieri. Una vicinanza che, per dirla con le parole del comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, consentirà di avere «una gestione delle urgenze ancor più flessibile, più dinamica e ulteriormente organizzata». Il tutto grazie a un nuovo sistema informatico e alla prossimità degli agenti. «Rispetto al passato la situazione è radicalmente mutata», rileva Athos Solcà della polizia cantonale che evidenzia come «se prima a separare gli agenti della Cantonale e dell’Amministrazione federale delle dogane erano i 50 chilometri che dividono Camorino da Chiasso, oggi ci sono 50 centimetri: basta girare la testa e il collega è lì, consentendo in tal modo una reazione più rapida». Ma come funziona nel concreto? L’iter è semplice: non appena arriva una telefonata, l’agente vede sul monitor il luogo in cui si trova il cittadino e in base all’emergenza – aggressione, furto o altro – invia alla pattuglia più vicina le informazioni necessarie e la procedura da seguire. «Grazie al nuovo sistema possiamo gestire più rapidamente i casi e, di conseguenza, trattare più richieste razionalizzando le risorse», rileva Solcà. Aspetto questo non da poco considerando che, all’anno, le forze dell’ordine ricevono oltre 400mila chiamate. Pari a una ogni due minuti.
«Un passo avanti», come definito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che permette di «colmare una lacuna: la situazione precedente non era ottimale vista la compresenza a livello cantonale di numerose centrali d’allarme». Una realtà insomma «dispersiva» che ha lasciato il posto a un «solido punto di riferimento del soccorso» capace di rispondere «con prontezza alle attuali possibili minacce», aggiunge Gobbi facendo riferimento «al terrorismo, alle infiltrazioni criminali come pure ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone».
Dello stesso avviso il comandante ad interim delle Guardie di confine Silvio Tognetti che precisa come «oggi le forze dell’ordine si interfacciano quotidianamente con un ventaglio di sollecitazioni più ampio e variegato rispetto al passato».
In quest’ottica, la creazione di «una sorta di “città della sicurezza’’ permette al comparto dell’ex arsenale di Bellinzona di assumere una forte importanza strategica, logistica e organizzativa», ricorda il direttore del DFE Christian Vitta.
Inaugurata la CECAL, a completare la sede manca solo la Centrale cantonale d’allarme dei pompieri, attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano, e che dovrebbe trasferirsi a Bellinzona nel 2020. Avviata la nuova struttura, gli addetti ai lavori hanno già lo sguardo rivolto al futuro quando oltre ad «implementare delle soluzioni di monitoraggio del territorio e delle vie di comunicazione» si punta altresì «ad un’attività congiunta tra Svizzera e Italia, prevista per il 2020», ha annunciato Cocchi.

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Guardie di confine: “Vorremmo parlare, ma non possiamo”

Da www.ticinonews.ch

Il comandante ad interim della regione IV Silvio Tognetti ha rotto il silenzio spiegando i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini

Mentre l’inchiesta militare prosegue, oggi il comandante ad interim della Regione IV delle Guardie di confine Silvio Tognetti ha rotto il silenzio. Ai microfoni di TeleTicino ha spiegato i cambiamenti introdotti nel corpo dopo il trasferimento di Mauro Antonini. “Siamo consapevoli che ora in Ticino c’è un problema e delle difficoltà, queste difficoltà sfociano anche nelle certezze tra i collaboratori e nella politica e popolazione. Per noi, per evitare tutto questo è necessaria chiarezza, trasparenza e rapidità nell’ambito dell’inchiesta. Questi sono i motivi che ci devono portare avanti velocemente per togliere ogni dubbio”, commenta Tognetti. Ha parlato oggi per la prima volta Silvio Tognetti, chiamato a dirigere la regione IV delle Guardie di confine dopo il trasferimento del comandante Mauro Antonini nell’ambito delle presunte irregolarità all’interno del corpo. Un’inchiesta su cui non trapela nulla e che sta mettendo in seria difficoltà il corpo. Tanto che in queste settimane al comando sono stati fatti numerosi cambiamenti. Ancora Tognetti: “Abbiamo rafforzato il comando con degli aiuti esterni, abbiamo chiesto e ottenuto da Berna un supporto in questo senso. Quindi abbiamo un ufficiale che ci garantisce un certo tipo di servizio e abbiamo definito nuove persone in nuovi ruoli. Ciò ci permette di essere al 100% operativi e di garantire l’operatività al fronte e la collaborazione anche con le altre forze sul territorio”. Ciò che sta succedendo tra le guardie di confine ticinesi, però, è ancora avvolto dal mistero. Anche perché le notizie ufficiali vengono date con il contagocce. Non è una scelta comunicativa che rischia di essere controproducente.
Oggi, per la prima volta anche il direttore del dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi si è espresso sul tema: “È un periodo non facile per le guardie di confine ma anche per chi operativamente a fronte deve lavorare, perché quando la testa è occupata da pensieri di questo tipo chi è operativo ha qualche pensiero e conseguenza. Come Cantone siamo in stretto contatto con l’autorità federale, con il comando centrale di Berna e con la direzione generale dell’Amm. federale delle dogane, per seguire insieme la situazione e avere risposte che tranquillizzino. Per fortuna la polizia cantonale era, è e sarà comandata dal comandante Cocchi”.

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

Discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Centrale comune di allarme (CECAL)

18 settembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

Lasciatemi dapprima esprimere la mia soddisfazione personale nel poter essere qui, oggi, all’inaugurazione ufficiale di una struttura che non esito a definire di rilevanza primaria. Una struttura che è nata di fatto nell’ottobre 2012, all’indomani di un concorso a procedura libera per architetto e team di progettisti indetto dalla Sezione della logistica, ma di cui si è cominciato a discutere ben prima. Infatti, il Dipartimento che dirigo ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto (Christian Cattaneo) e a un suo sostituto (Athos Solcà) che ne hanno coordinato passo dopo passo lo sviluppo, dall’idea iniziale all’odierna festosa giornata. E permettetemi di ringraziare anche la Sezione Logistica del DFE, il Centro Sistemi Informativi, gli architetti e le aziende coinvolte a vario titolo nel progetto per la proficua collaborazione. L’opera è dunque stata portata a compimento nel modo e nei tempi previsti e, come tutti possono vedere, il risultato ottenuto è davvero eccellente.

A fine 2008, il DI e il CGCF hanno avviato contatti con l’obiettivo di esplorare la linea da seguire per favorire la creazione di una Centrale d’allarme unica che potesse riunire, oltre ai partner della protezione della popolazione cantonali, anche le Guardie di Confine. I rispettivi enti hanno successivamente confermato l’adesione al principio di approfondire questa opportunità e, dal canto suo, il Governo ha istituito un Gruppo di lavoro per l’allestimento di uno studio di fattibilità e per verificare l’interesse di integrare nella CECAL anche gli altri enti di primo intervento, cosa poi avvenuta. In questo modo, dopo anni di discussioni parlamentari sul nuovo Comando della polizia cantonale, si è privilegiato la politica del fare e del trovare delle soluzioni pragmatiche.

Un’altra data da citare è il 19 ottobre 2011, giorno che ha coinciso con la richiesta di un credito di 1,76 milioni di franchi per la progettazione di un Centro comune di condotta e la ratifica di una Convenzione che regolasse i rapporti tra Cantone e Confederazione per la realizzazione del progetto stesso. Il via libera del Gran Consiglio è arrivato il 13 marzo 2012, ed esattamente un anno dopo la preposta Giuria ha scelto in un lotto di 17 qualificati progetti quello denominato “AL DI LÀ DAL FIUME”, presentato dalla comunità di lavoro composta dagli architetti Luca Pessina di Camorino e Simone Tocchetti di Lugano. Un percorso lineare per un progetto condiviso e universalmente apprezzato.

Con l’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale ha mutato radicalmente aspetto: esso ha ora assunto, unitamente alle altre attività di supporto (penso ad esempio alla gestione reperti, alla piazza di mobilitazione per i servizi di mantenimento e avvenimenti di forza maggiore, eccetera), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Sullo sfondo c’è un obiettivo che deve accumunarci tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti. E va da sé – quasi inutile ricordarlo – che poter lavorare sotto lo stesso tetto, confrontandosi così nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che faciliterà i contatti reciproci e, di riflesso, renderà più semplice lo svolgimento delle operazioni.

La nuova Centrale comune di allarme rappresenta dunque un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale: sapete bene quanto sia significativo, in un ambito delicato come quello della sicurezza, garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi il cittadino si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: in primis, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi. Si tratta quindi di una sede perfettamente in grado di accogliere tutti i partner di primo intervento, il che permetterà anche di migliorare la gestione delle urgenze, offrendo a chi ne fa riferimento i mezzi tecnici adeguati.

Ho già detto di alcuni dei benefici più significativi che questa struttura porta in dote, facendo espresso riferimento al concetto di sicurezza del cittadino. Tengo ancora a evidenziare un tema a me caro, ma sono sicuro che valga lo stesso per voi, ovvero quello della capillare copertura del territorio: grazie alla coabitazione di Polizia cantonale e Corpo delle Guardie di confine nella medesima centrale, sarà possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità. Anche in questo caso, a tutto vantaggio della popolazione.

Non posso quindi che salutare con orgoglio la messa in funzione, che ormai risale a qualche mese fa, del nuovo stabile: è il più moderno in Svizzera per apparecchiature e centralizzazione delle risorse e impiega operatori multidisciplinari appositamente formati. Esso garantisce altresì il perfezionamento di tutti gli interventi, nonché il potenziamento della collaborazione tra gli altri partner di sicurezza presenti sul territorio cantonale.

Un doveroso accenno finale va poi alla recentissima approvazione del messaggio di 6,55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom, progetto coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. La rete Polycom si inserisce perfettamente nel solco del discorso precedente, quando facevo riferimento alla necessità di far fronte nel modo più efficace ed efficiente alle diversificate sollecitazioni esterne. La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento – anzi, lo dobbiamo anticipare! – in modo da fornire la giusta risposta alle attuali possibili minacce. Alludo qui al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.  Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, la stessa cosa facciamo noi attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia. Se gli altri corrono, noi facciamo altrettanto e di certo non ci facciamo distanziare!

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina sempre più il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Bellinzona, inaugurata la Centrale comune d’allarme (CECAL)

Comunicato stampa

Inaugurata oggi a Bellinzona la Centrale comune d’allarme (CECAL). La nuova struttura, realizzata con un investimento complessivo di oltre 27 milioni di franchi, riunisce sotto lo stesso tetto il Centro comune di condotta, la Centrale operativa della Polizia cantonale, il Comando e la Centrale operativa del Corpo delle Guardie di confine nonché il Segretariato professionale della Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri. Lo stabile dispone di infrastrutture moderne e di dotazioni informatiche all’avanguardia nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta per tutte le forze dell’ordine coinvolte nel progetto. Presenti alla cerimonia i Consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti nonché gli architetti Luca Pessina e Simone Tocchetti.

Il nuovo edificio è il frutto di uno sforzo comune. Una sinergia a vari livelli, federale e cantonale, e tra vari Corpi, Polizia cantonale, Guardie di confine e Pompieri, che ha permesso di centrare l’obiettivo poiché “l’unione fa sempre la forza” a beneficio della sicurezza della popolazione. Grazie alla CECAL sono state implementate idonee soluzioni a molteplici problematiche, riunendole al contempo sotto lo stesso tetto. Gli addetti ai lavori della Polizia cantonale e delle Guardie di confine, chiamati a gestire oltre 400’000 chiamate annue, hanno ora a disposizione mezzi tecnici adeguati e moderni mentre i cittadini possono contare già da alcuni mesi su una gestione delle urgenze ancor più flessibile e organizzata rispetto agli scorsi anni. In quest’ambito, visto il ruolo sempre più centrale della Polizia cantonale, non solo a livello di lotta alla criminalità, ma anche in altri settori di intervento quali i dispositivi in caso di eventi maggiori, anche naturali, l’edificazione della CECAL e il nuovo sistema di condotta operativa (FUELS) rivestono un ruolo imprescindibile nella coordinazione degli interventi, dei partner della sicurezza e degli enti di soccorso cantonali.

Nel suo discorso inaugurale il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha evidenziato che grazie all’edificazione dello stabile CECAL, il comparto dell’ex Arsenale, dove hanno pure sede il Comando e la Scientifica della Polizia cantonale, ha mutato radicalmente aspetto assumendo, unitamente ad altre attività di supporto (gestione reperti, piazza di mobilitazione per i servizi di Mantenimento Ordine…), una valenza strategica, operativa e organizzativa di rilievo. Questo con sullo sfondo un obiettivo che deve accumunare tutti: garantire una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità in modo da essere ancora più efficienti nell’assicurare la sicurezza e il soccorso alla popolazione.

Da parte sua il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, ha sottolineato come, per un buon coordinamento della sicurezza e degli interventi d’urgenza, servano mezzi tecnici adeguati e moderni. In questo senso, nell’edificazione della CECAL, il Centro sistemi informativi (CSI) del DFE si è impegnato per mettere a disposizione della struttura e degli enti che la utilizzano le tecnologie e gli strumenti più all’avanguardia. Il Direttore del DFE si è inoltre soffermato sull’importanza degli aspetti architettonici, di cui hanno tenuto conto la Sezione della logistica del DFE e i progettisti nell’edificare la struttura, per la quale l’investimento complessivo ammonta a poco più di 27 milioni di franchi.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha rilevato che la logistica e i mezzi moderni al passo coi tempi sono sicuramente degli aspetti estremamente importanti ma altrettanto importante è il fattore umano. Ad iniziare da coloro che hanno progettato e seguito l’edificazione della CECAL, un fiore all’occhiello non solo a livello cantonale ma anche nazionale, che sono stati ringraziati per il lavoro svolto in questi anni. Non bisogna poi dimenticare chi rende viva la nuova struttura con il suo lavoro quotidiano a favore della sicurezza delle cittadine e dei cittadini del Cantone Ticino ma anche del resto della Svizzera. Questo vista anche la collocazione del Ticino quale “Porta sud”, soggetta a varie minacce sempre in evoluzione e che richiedono la costante collaborazione di tutti gli enti preposti alla tutela dell’ordine.

Il capo del Circondario doganale IV e Comandante ad interim del Corpo delle guardie di confine regione IV Silvio Tognetti ha evidenziato quanto la CECAL sia fondamentale per la collaborazione tra due forze dell’ordine al servizio del cittadino: l’Amministrazione federale delle dogane – per mano del suo Corpo delle guardie di confine – e la Polizia cantonale. Ha sottolineato poi come la CECAL sia anche la dimostrazione di quanto la collaborazione possa migliorare questo servizio, stando al passo con i più recenti aggiornamenti tecnologici e seguendo l’evoluzione della società e dei suoi bisogni: oggi la casistica si è ampliata tanto da rendere ormai imprescindibile la messa in opera di sistemi tecnologici all’avanguardia e strutture più complesse. Il tutto attraverso l’armonizzazione dei processi di lavoro.

Infine, l’architetto Luca Pessina ha ripercorso le tappe principali del progetto CECAL e della sua edificazione iniziata a febbraio 2016.

Interventi tempestivi a vantaggio del cittadino

Interventi tempestivi a vantaggio del cittadino

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 19 settembre 2018 de La Regione

Con l’odierna inaugurazione ufficiale della Centrale comune di allarme di Bellinzona, il Cantone si è dotato di uno strumento che il resto della Svizzera gli invidia e di cui vado personalmente molto fiero: la CECAL, questo il suo acronimo, rappresenta infatti un passo avanti per quanto concerne l’efficienza e la prontezza di intervento sul territorio cantonale.

La CECAL ha risolto alcuni problemi: per prima cosa, ha ottimizzato le risorse disponibili; poi, ha reso perfettamente efficiente la catena di trasmissione delle informazioni, azzerando, o perlomeno limitando al massimo, le perdite di tempo e la gestione non performante delle stesse; inoltre, ha creato un solido punto di riferimento del soccorso, e questo a livello cantonale. Infine, ma non certo in ordine di importanza, il Canton Ticino dispone ora di una sede idonea per la gestione coordinata di eventi maggiori e catastrofi.

In un ambito delicato come quello della sicurezza, la priorità è data: garantire al cittadino la massima tempestività di intervento. Egli si attende che a un’azione o a una sollecitazione corrisponda una nostra reazione, coordinata, efficace e puntuale. Insomma: da noi si aspetta risultati concreti. In questo senso, la situazione precedente, non era ottimale: vista la compresenza a livello cantonale di numerose Centrali d’allarme e Centrali operative, caratterizzate da sistemi indipendenti di condotta, era da considerarsi dispersiva e di non semplice gestione. Ora la lacuna è colmata, almeno a livello cantonale.

Il mio Dipartimento ha da subito creduto in questa idea, tanto da affidarla a un capoprogetto che, all’interno di un eccellente gruppo operativo, l’ha sviluppata e concretizzata nel modo e nei tempi previsto. Il Dipartimento ha così dato seguito alle indicazioni parlamentari di circa 10 anni fa, evitando inutili giochi di potere e puntando alla ricerca di soluzioni pragmatiche e orientate al fare.

L’atout di questa struttura è presto spiegato: il fatto che Polizia cantonale e Corpo delle guardie di confine operino sotto lo stesso tetto garantisce una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità. Il che comporta una conseguenza virtuosa: essere ancora più efficienti in un territorio di frontiera. Confrontarsi nel quotidiano e senza barriere di spazio e di tempo, rappresenta un valore aggiunto che favorisce i contatti reciproci e, di riflesso, rende più semplice lo svolgimento delle operazioni, anche quelle maggiormente complesse. Senza dimenticare che sarà altresì possibile coordinare più facilmente la presenza preventiva di forze sul territorio, con interventi di accresciuta qualità.

Reputo la CECAL un eccellente esempio di come si possano portare avanti in modo condiviso progetti che vanno a beneficio del cittadino. Un modus operandi che il mio Dipartimento ha assunto come regola.

La società muta, cambia, si trasforma e mette sul tavolo sfide sempre nuove: noi dobbiamo essere pronti al cambiamento in modo da fornire la giusta risposta alle attuali minacce. Alludo al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione, così come ai problemi riconducibili all’accresciuta mobilità delle persone.
Ma se la criminalità si sposta sempre più velocemente, allo stesso modo dobbiamo combatterla attraverso supporti tecnologici sempre più ottimizzati e all’avanguardia.

Il livello qualitativo degli scambi di informazioni determina il confine tra un successo e un insuccesso operativo. Agire in anticipo, leggere le varie situazioni e interpretarle in modo corretto, disporre della migliore tecnologia e di uomini preparati, essere appunto veloci e proattivi… Tutto questo non farà altro che migliorare ulteriormente i nostri già ottimi risultati.

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Più sicurezza con una comunicazione condivisa

Una maggiore tempestività al servizio del cittadino

Nell’ultima seduta di Consiglio di Stato è stato approvato il messaggio che chiede al Gran Consiglio un credito di 6.55 milioni di franchi per aggiornare la rete radio nazionale di sicurezza Polycom. Sarà così garantita la funzionalità e la disponibilità della rete fino almeno al 2030 attraverso un aggiornamento della piattaforma attuale. Il progetto è coordinato dall’Ufficio federale della protezione della popolazione.
Sono soddisfatto del sostegno ottenuto dai colleghi di Governo poiché si tratta del principale sistema di comunicazione delle autorità e delle organizzazioni attive nel campo della sicurezza e del salvataggio. Sono infatti oltre 55’000 gli utenti della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni che possono trasmettere conversazioni e piccole quantità di dati tramite un’infrastruttura condivisa.
Le soluzioni tecnologiche innovative che possono facilitare il lavoro quotidiano sono da implementare in quanto necessarie per incrementare l’efficienza, l’efficacia e la sicurezza degli interventi.
La società evolve e occorre adattarsi al cambiamento per fornire la giusta risposta alle possibili minacce odierne: penso in particolare al terrorismo, alle infiltrazioni criminali, alla radicalizzazione e alla mobilità accresciuta delle persone. La criminalità si sposta rapidamente e non possiamo limitarci al solo controllo del nostro territorio. Lo scambio di informazioni diventerà sempre più importante e farà la differenza tra un successo e un insuccesso operativo. Per questo, oltre all’aggiornamento della rete radio, per i servizi della Polizia cantonale sono previsti ulteriori strumenti informatici e la connessione alle più ampie banche dati settoriali. Questo per semplificare gli impieghi nazionali e internazionali e le operazioni di polizia giudiziaria. La possibilità di disporre di strumenti al passo con i tempi permette di agire con maggiore tempestività, ma soprattutto di lavorare d’anticipo sulla prevenzione.

Una rete radio più performante
La rete Polycom consente la comunicazione criptata che, contrariamente a quanto accadeva in passato con la radio analogica, impedisce l’ascolto da parte di privati o organizzazioni criminali. In Ticino vi sono oltre 2’500 radio portatili, sui veicoli e fisse nelle centrali, gestite dal servizio tecnico della Polizia cantonale. Inoltre, la rete Polycom di proprietà del Cantone verrà a breve resa resistente ai blackout per almeno tre giorni consecutivi con il potenziamento delle batterie e la collaborazione con la Protezione civile. Con il rafforzamento della rete Polycom sarà facilitata la trasmissione di volumi superiori di dati, voce, immagini e altro.

Una migliore prontezza d’intervento
Sempre con l’obiettivo di una maggiore collaborazione e comunicazione tra le singole entità, il prossimo 19 settembre verrà inaugurata la nuova Centrale comune d’allarme (CECAL): essa creerà le premesse ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi sul territorio rafforzando la collaborazione tra i partner (Polizia cantonale e Guardie di confine). La scelta di mettere sotto un unico tetto le principali unità d’intervento non potrà che agevolare il lavoro, anche grazie alla prossimità degli uffici. La CECAL fungerà da mezzo di condotta (numeri telefonici 112 e 117), coordinerà e dispiegherà i mezzi di soccorso attraverso la rete Polycom. Nel 2020 si concluderà l’integrazione con l’inserimento della Centrale cantonale d’allarme dei pompieri (118), attualmente gestita dal Corpo civici pompieri di Lugano. Pertanto, l’unico numero d’emergenza che non sarà integrato è quello di Ticino Soccorso (144).

La prontezza d’intervento risulta spesso fondamentale. In questo contesto, la creazione di un unico spazio condiviso come la CECAL e il rafforzamento dell’efficienza della rete Polycom non potranno che giovare a tutti i cittadini ticinesi. Un traguardo importante per la sicurezza del nostro Cantone.