Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Con testa sulla strada e nei laghi e fiumi

Importanti attività di prevenzione durante l’estate
La stagione balneare è iniziata da settimane e, come tradizione, residenti e i turisti che hanno raggiunto il Ticino per le vacanze hanno iniziato ad affollare le rive di fiumi e laghi nonché lidi e piscine per rinfrescarsi.
Nel contempo, il traffico sulle nostre strade non è diminuito, ma si è modificato nelle modalità di spostamento e negli orari.
Per questo motivo il mio Dipartimento è particolarmente attivo, anche durante l’estate, nell’attività di prevenzione, per ridurre l’eventualità che si verifichino gravi infortuni nei fiumi e nei laghi rispettivamente incidenti sulle strade. Un lavoro svolto con l’importante supporto di specialisti e di partner settoriali che nel corso degli anni ha permesso di diminuire il numero di incidenti, così come documentano le statistiche della Polizia cantonale. 
 
Regole di balneazione e per gli sport acquatici
Il nostro Cantone propone scenari paesaggistici gradevoli, dove trascorrere momenti di relax e attività sportive a contatto con l’acqua. Non dobbiamo comunque mai scordare che lo svago può rapidamente trasformarsi in tragedia se si sottovalutano le insidie che si nascondono nelle acque. Il progetto di sensibilizzazione “Acque sicure” ha l’obiettivo di coinvolgere e informare i bagnanti che non valutano adeguatamente o non sanno riconoscere le possibili situazioni di difficoltà che potrebbero verificarsi. Il numero crescente di bagnanti presenti in riva ai fiumi e nei laghi, oltre all’incremento degli appassionati di attività sportive estreme, ha reso necessaria una comunicazione particolareggiata con la messa in evidenza dei rischi associati alle varie attività. L’attenzione deve comunque restare alta, perché sono in aumento gli incidenti nei laghi, solitamente considerati meno impegnativi per l’assenza di mulinelli o dell’innalzamento improvviso delle acque. Una tendenza dovuta essenzialmente alla scarsa conoscenza dei pericoli e delle proprie capacità. Mi auguro pertanto il rispetto e la condivisione delle regole per il bagnante promosse dal progetto.
 
Stile di guida ottimizzato per motociclisti
In questo periodo la meteo favorevole e le temperature gradevoli inducono numerosi automobilisti ad accantonare temporaneamente l’auto per spostarsi con scooter o moto. Ricordo che quando si viaggia su due ruote l’attenzione alla strada deve essere superiore poiché il rischio d’incidenti gravi o letali cresce esponenzialmente. Per fronteggiare questa criticità, il mio Dipartimento in collaborazione con la Polizia cantonale nelle scorse settimane ha organizzato una giornata di sensibilizzazione alla sicurezza in moto sui passi alpini. Questo per ottimizzare lo stile di guida e rendere attenti i motociclisti sui rischi della guida fuori dalle località. Altre campagne nell’ambito del progetto “Strade sicure” hanno invece sottolineato l’importanza di essere vigili e rendersi ben visibili nel traffico e di limitare le distrazioni al volante. L’uso del telefonino alla guida, assieme alla velocità e all’alcool, è tra le prime cause di violazione del codice stradale e di incidenti spesso anche gravi. 
Le campagne promosse dai servizi del mio Dipartimento, soprattutto i positivi risultati conseguiti, dimostrano l’utilità e l’efficacia del lavoro svolto: i pericoli sono ora maggiormente conosciuti dalla popolazione e gli incidenti si verificano con minore frequenza. Il tema dell’acqua è affrontato con l’apertura della stagione balneare mentre i temi sulla sicurezza stradale possono essere puntuali (inizio delle scuole), stagionali (equipaggiamento invernale) o sempre validi (distrazioni, alcool e velocità).
Per un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini, l’attività di prevenzione è fondamentale e può aiutare a salvare delle vite. Assieme possiamo contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, con un comportamento responsabile e una buona dose di buonsenso.
 
Sicurezza negli stadi, Gobbi: “Un gesto di fiducia verso i club”

Sicurezza negli stadi, Gobbi: “Un gesto di fiducia verso i club”

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 luglio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10684625 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 luglio 2018 de La Regione

Da Aeschlimann (Hcl) e Lombardi (Hcap) soddisfazione per la scelta di non identificare tutti i tifosi ma solo gli ospiti.

Nessuna schedatura in entrata per i tifosi locali di hockey su ghiaccio e calcio, nessun obbligo per le società di dotarsi di sistemi informatici che registrino alle casse i volti delle persone come inizialmente ventilato. La soluzione tracciata ieri dal Dipartimento istituzioni per evitare che si ripetano incidenti e tafferugli, come quelli accaduti alla Valascia e alla Resega, è ‘soft’ e, per certi versi, pedagogica. Se da una parte le piste di Ambrì Piotta e Hockey Club Lugano dovranno ‘‘attrezzarsi entro marzo 2019 di sistemi per identificare i tifosi dei settori ospiti’’, ai sodalizi sportivi non vengono date direttive particolari su come provvedere. Nessun obbligo dall’alto insomma, nessuna direttiva ‘ad hoc’. «È una soluzione evidentemente di compromesso – annota interpellato dalla ‘Regione’ Norman Gobbi, direttore del Di –, ora starà ai club attivarsi. La nostra decisione è anche un gesto di fiducia nei loro confronti». Fiducia che però dovrà avere riscontri, «perché sennò le prime ipotesi formulate potrebbero tornare in campo». Ma c’è ottimismo, anche perché, rileva Gobbi, «è anche nel loro interesse evitare che le piste vengano viste da parte dei tifosi come luoghi insicuri, e che quindi smettano di vedere le partite dal vivo nonostante la passione». Se situazioni come quelle post Ambrì Piotta-Losanna si dovessero ripetere, insomma, a essere danneggiati in primis sarebbero i club secondo il direttore delle Istituzioni, «perché ciò porterebbe famiglie con bambini, o coloro che amano lo sport, a rimanere distanti dagli stadi creando un danno economico ai club». Il monitoraggio, leggasi identificazione facciale, dei settori ospiti, d’accordo. Ma nel frattempo? «Quello che chiediamo alle società è di sedersi subito a un tavolo assieme alla Polizia cantonale per valutare gli accorgimenti migliori» spiega Gobbi. La decisione del Di è «valutata abbastanza positivamente» da Filippo Lombardi, presidente dell’Hcap, «ma ci riserviamo, negli incontri che terremo nei prossimi mesi, di discutere col Dipartimento e le forze di polizia». Per Lombardi «era importante che non ci fossero controlli per i settori dei nostri tifosi, sia per i costi sia per l’effetto deterrente che avrebbe un provvedimento simile sul venire o meno alla pista a vedere la partita. Constatiamo con piacere che si sia presa una strada diversa».«Si va nella giusta direzione» per Jean-Jacques Aeschlimann, direttore generale dell’Hcl. Vale a dire «quella della collaborazione, perché Gobbi ha accolto alcune delle nostre perplessità. Noi, ovviamente, siamo pronti a fare la nostra parte». Alcuni punti interrogativi certo rimangono, «soprattutto su chi finanzierà il tutto. A inizio agosto avremo una riunione del nostro Cda, e arriveremo agli incontri con istituzioni e Polizia cantonale con una posizione ufficiale». Per Aeschlimann, ad ogni modo, è importante che «il Dipartimento istituzioni abbia mostrato un’apprezzabile capacità di ascolto».


‘La sicurezza? Tra 20 e 30mila franchi a partita’

Se per l’hockey ci sono quindi cambiamenti all’orizzonte, all’Fc Lugano «abbiamo chiesto di attivarsi presso l’Associazione svizzera di calcio per trovare una soluzione sul come evitare disordini prima, durante e dopo le partite a rischio» afferma Norman Gobbi. Niente riconoscimento facciale quindi, né identificazione alle entrate. Con un avviso neanche tanto velato, però. ‘‘Se la situazione non migliorasse – scrive infatti il Dipartimento istituzioni – ci riserveremo di tornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti’’. Di più. ‘‘In assenza di significativi miglioramenti, il Dipartimento potrà decidere di aumentare sensibilmente gli importi a carico dell’Fc Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione delle partite a rischio’’. Costi già alti, dato che «ogni partita per la sicurezza spendiamo tra i 20 e i 30mila franchi» risponde da noi interpellato Michele Campana, direttore generale dell’Fc Lugano. «Ci invitano a discutere con le autorità e la Swiss football league per individuare possibili miglioramenti al più presto – continua Campana – e noi sicuramente lo faremo. Siamo disposti a rimettere in discussione la situazione attuale, ma penso che non ce ne siano tante di più efficienti, anzi. Però siamo a disposizione».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 luglio del Corriere del Ticino

Tifosi: il giro di vite soft convince a metà

Il Dipartimento delle istituzioni corregge il tiro e punta a controlli d’identità solo nel settore ospiti delle piste di hockey Ancora scettici i club – Aeschlimann: «Infelice il termine a marzo» – Lombardi: «Disparità di trattamento con il calcio»

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi lo definisce «un compromesso», le società sportive coinvolte e la Città di Lugano continuano però a storcere il naso. Per arginare gli episodi di violenza negli stadi ticinesi le autorità cantonali ritengono necessari degli interventi, anche infrastrutturali. Ma se alla luce degli scontri avvenuti alla Valascia il 14 gennaio scorso tra gli ultras biancoblù e quelli del Losanna il consigliere di Stato aveva inizialmente proposto l’introduzione di controlli d’identità generalizzati all’entrata di piste e stadi, ieri a Comuni e club è stata annunciata una parziale retromarcia. «È confermata – in particolare – la richiesta che le piste di ghiaccio Valascia e Cornèr Arena siano attrezzate – entro il mese di marzo 2019 – di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti» fanno sapere le Istituzioni. Il provvedimento non riguarderà dunque Curva Sud e Curva Nord e nemmeno il pubblico delle tribune.
Risparmiato dalla misura sarà anche Cornaredo. «È stato chiesto al FC Lugano di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio. Una richiesta analoga sarà inoltrata all’ASF dal Dipartimento, in accordo con il Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano». Detto ciò, le Istituzioni precisano che se la situazione non migliorasse, «il Dipartimento si riserva di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti». Da noi contattato, Gobbi spiega le ragioni alla base di questo giro di vite soft: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita considerata tranquilla può causare».

Badaracco: «Il Cantone contribuisca»

Fin qui la visione dipartimentale. Le società tuttavia condividono solo in parte. «Da subito abbiamo garantito la nostra collaborazione, chiedendo però misure adeguate per risolvere un problema che nessuno nega» indica il managing director dell’HC Lugano Jean-Jacques Aeschlimann. In tal senso, aggiunge, «siamo soddisfatti che Gobbi abbia corretto il tiro». La soluzione ora sul tavolo «è una base sulla quale si può discutere, anche se vi sono alcuni aspetti problematici». Quali? «Il termine di fine marzo per attrezzarsi del sistema d’identificazione non è ideale. Probabilmente si sarebbe in pieni playoff ma – a livello operativo – implementare un dispositivo simile creerebbe qualche grattacapo anche a stagione in corso». C’è poi un altro aspetto sul quale Aeschlimann pone l’accento: «Dotarsi di un sistema di controllo facciale rischia di richiedere dei lavori infrastrutturali, anche perché solo un apparecchio non sarebbe sufficiente per gestire centinaia di tifosi. Bisogna dunque capire se la Città di Lugano, proprietaria della pista, è disposta ad assumersi i relativi oneri. Un dispositivo simile costa attorno ai 30.000 franchi». Abbiamo girato direttamente l’interrogativo al responsabile del Dicastero cultura, sport ed eventi Roberto Badaracco: «Sarò molto chiaro: la Città non è disponibile a farsi carico da sola di altri investimenti». In questo quadro Badaracco critica dunque le indicazioni giunte da Bellinzona: «Il Dipartimento impone delle misure, ma vuole che siano gli altri ad assumersene i costi. Così non va bene. Nei prossimi mesi sarà necessario tornare a sedersi attorno a un tavolo e definire una chiave di riparto alla quale partecipi anche il Cantone». E dello stesso avviso si dice anche il presidente dell’Ambrì Piotta Filippo Lombardi: «C’è soddisfazione poiché rispetto ai preannunci ultimativi degli scorsi mesi ora non si avanza un giudizio definitivo e si ragiona su misure applicabili. Siamo pronti al dialogo, ma sicuramente vi sono alcuni punti sui quali bisognerà avviare nuove discussioni. Penso al timing di fine marzo e al finanziamento del sistema di controllo richiesto». Non solo. Lombardi non nasconde la propria «perplessità» per «la disparità di trattamento tra hockey e calcio. E questo quando è appurato che la sicurezza durante i match di calcio comporta delle spese per singolo spettatore di sette volte superiori a quelle hockeistiche». Nonostante il parziale sconto delle Istituzioni, a regnare in casa FC Lugano non è comunque l’entusiasmo. «Non si capisce quale sia l’obiettivo delle autorità: diminuire i costi o aumentare il controllo dei tifosi?» rileva il direttore generale Michele Campana. Per poi aggiungere: «Noi di margini sul piano logistico e strutturale non ne abbiamo. Già oggi per le partite a rischio spendiamo 30.000 franchi in sicurezza. Accoglieremo però l’invito a farci avanti con l’ASF, anche se rimaniamo perplessi sull’utilità di questa mossa. Il motivo? Per l’accoglienza delle tifoserie ospiti l’ASF promuove le trasferte organizzate, con treni speciali e cortei. E ciò proprio per permettere alle forze dell’ordine di monitorare nel suo insieme i tifosi. Ora – se la volontà è questa – si può anche proibire questo genere di organizzazione. Ma mi chiedo se vi sarebbero più vantaggi o svantaggi».

 

 

 

 

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Sicurezza negli stadi – Il Dipartimento risponde a Comuni e club

Il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato oggi ai Club sportivi e ai Comuni toccati da manifestazioni sportive sottostanti al regime di autorizzazione le proprie decisioni sulle misure di sicurezza a margine delle partite di hockey e di calcio, precisando che la protezione dell’incolumità del pubblico resta la priorità, insieme al contenimento dei costi a carico della collettività. È stata confermata – in particolare – la richiesta che le piste di ghiaccio Valascia e Resega siano attrezzate – entro il mese di marzo 2019 – di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto delle osservazioni dei club sportivi ticinesi e dei Comuni coinvolti.
In una lettera, le Autorità cantonali hanno quindi precisato le proprie intenzioni, ricordando che il pacchetto di misure proposte intende tutelare in modo più incisivo la stragrande maggioranza dei tifosi, che desiderano assistere alle partite di hockey e calcio in piena sicurezza, accompagnati anche dai propri figli.

Nel dettaglio, il Dipartimento delle istituzioni ha comunicato che:

È confermata la richiesta che gli stadi della Valascia e della Resega siano attrezzati – entro il marzo 2019 – di sistemi per identificare i tifosi nel settore ospiti. Le caratteristiche dei dispositivi dovranno essere definite insieme agli specialisti della Polizia cantonale, e i costi di installazione dovranno essere ripartiti fra i club e i proprietari degli stadi. Questa misura non sarà per contro attuata, per il momento, negli stadi di calcio.

È stato chiesto al FC Lugano di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio (ASF) per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio. Una richiesta analoga sarà inoltrata all’ASF dal Dipartimento, in accordo con il Dicastero sicurezza e spazi urbani della Città di Lugano. Se la situazione non migliorasse, il Dipartimento si riserva di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio di Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti.

I responsabili di tutte le strutture sono stati invitati a voler identificare, unitamente agli specialisti della Polizia cantonale e – per Lugano – della locale polizia cittadina, ulteriori misure di tipo logistico, strutturale e in ambito di videosorveglianza, utili ad aumentare sensibilmente la prevenzione di atti di violenza.

Qualora le misure indicate in precedenza non comportassero dei miglioramenti significativi per quanto attiene l’ordine e la sicurezza all’interno e all’esterno degli stadi, il Dipartimento delle istituzioni si riserva di aumentare sensibilmente gli importi a carico del FC Lugano per il mantenimento dell’ordine pubblico in occasione di partite a rischio.

Centro di Rancate: operatività prolungata

Centro di Rancate: operatività prolungata

Il Consiglio di Stato, in accordo con il Municipio di Mendrisio, ha avallato il prolungamento fino alla fine del 2019, con opzione per il 2020, dell’operatività del centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. La decisione è stata presa tenendo conto della costante presenza della spinta migratoria al confine sud del Cantone Ticino.

Durante il 2017 non si sono ripetuti i numeri di entrate illegali registrate nel corso del 2016, ciononostante è ipotizzabile che anche in futuro i migranti continueranno a percorrere le rotte attraverso l’Europa centrale e questo comporterà una costante sollecitazione alla frontiera sud. In base alle proiezioni degli arrivi si conferma l’intenzione generalizzata dei migranti a non chiedere più sistematicamente asilo, bensì quella di usufruire della Svizzera unicamente quale corridoio di transito.
Il capillare ma costante arrivo di migranti sul nostro territorio necessita dunque la presenza di una collocazione degna e rispettosa delle persone, le quali all’interno della struttura possono rifocillarsi, riposare e usufruire di servizi igienici. Grazie alla sua modularità il Centro di Rancate permette inoltre di separare i migranti ritenuti bisognosi di attenzioni particolari (donne sole e minorenni non accompagnati) e offre degli spazi per le famiglie con figli minorenni. La Commissione nazionale per la tortura (CNPT) ha visitato senza preavviso il Centro senza rilevare criticità insormontabili.
In tal senso, il Centro unico temporaneo di Rancate continua a rispondere alle necessità per quei migranti che non richiedono asilo alla Confederazione e le cui pratiche di riammissione semplificata non possono essere evase entro la chiusura notturna degli uffici della Polizia di frontiera italiana, con la quale la collaborazione continua a essere ottima.

Con questa disposizione s’intende quindi rispondere in modo adeguato e proporzionale al contesto attuale e agli scenari futuri, nell’ottica della continuità e secondo le positive esperienze riscontrate dall’apertura del Centro. Il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto adottato una serie di misure che permettono di ottimizzare ulteriormente i costi di gestione del Centro unico di Rancate e quelli legati alle attività svolte dalla Protezione civile (PCi). Sono in effetti state rivalutate le prestazioni relative all’agenzia di sicurezza e a tutti gli aspetti logistici in modo da renderle flessibili e adattabili al numero di migranti giornalmente alloggiati. Tali accorgimenti hanno permesso una riduzione del 50% dei costi fissi.
Parallelamente alla costruzione del nuovo Centro federale per l’asilo (CFA) si valuteranno possibili ubicazioni del Centro unico per migranti in procedura di riammissione semplificata, al fine di trovare una soluzione logistica definitiva.

Il mandato attribuito all’attuale agenzia di sicurezza privata che si è aggiudicata il concorso del gennaio 2017 scade alla fine dell’anno. Un nuovo bando di concorso sarà pubblicato nel corso della prossima settimana. Infine, il Consiglio di Stato tiene a ringraziare l’Autorità comunale di Mendrisio e la popolazione residente anche nei comuni limitrofi per la collaborazione e la disponibilità dimostrata.

La campagna di prevenzione “Acque sicure” entra nel vivo

La campagna di prevenzione “Acque sicure” entra nel vivo

Sabato 14 luglio a Losone, a partire dalle 14.00, alcuni rappresentanti della Commissione consultiva cantonale «Acque sicure» animeranno uno stand informativo durante un evento sportivo previsto nell’area di svago del Meriggio. Entra così nel vivo la campagna di prevenzione promossa dal Dipartimento delle istituzioni, che punta come sempre ad attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.
La spiaggia del Meriggio – alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza – è una delle più frequentate del Locarnese e uno dei nuovi luoghi in cui da quest’anno, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto, è prevista la presenza dei pattugliatori, che forniranno informazioni ai bagnanti sui comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza. Per presentare questa nuova offerta, il Presidente della Commissione consultiva «Acque sicure» Boris Donda parteciperà – insieme ad alcuni agenti della sezione lacuale della Polizia cantonale – all’evento sportivo in programma nel pomeriggio di sabato 14 luglio nell’area di svago losonese.
Le regole più importanti per frequentare in sicurezza i nostri lidi saranno ricordare a tutti i presenti grazie alla presenza di uno stand informativo, che organizzerà giochi e la distribuzione di gadget della campagna di sensibilizzazione. A partire dalle 14.00, il Presidente Boris Donda sarà inoltre a disposizione degli organi d’informazione per rilasciare interviste.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare le sei regole dei bagnanti, pubblicate anche sul sito internet www.acquesicure.ch

1.
Non perdere mai di vista i bambini
2.
Non accamparsi sulle rive o sugli isolotti di un fiume
3.
Prestare grande attenzione alle condizioni meteorologiche: le piogge fanno aumentare rapidamente il livello dell’acqua
4.
Valutare bene il luogo e le caratteristiche del fiume: gole strette e cascate sono pericolose. I vortici non si vedono ma imprigionano sul fondo
5.
Seguire le indicazioni e i suggerimenti delle persone competenti
6.
Attenersi alla segnaletica delle officine idroelettriche

Semplici accorgimenti per bloccare i ladri durante le vacanze

Semplici accorgimenti per bloccare i ladri durante le vacanze

Un’informazione chiara contro i furti
Il periodo estivo coincide per buona parte di noi con le tanto attese vacanze. Non si vede l’ora di poter staccare un attimo dal ritmo quotidiano per concedersi qualche giornata con i propri cari o praticando gli hobby preferiti. 
Non siamo però i soli ad attendere questo momento: assieme a noi ci sono i ladri che non vedono l’ora di approfittare della nostra assenza per violare gli spazi più intimi della nostra quotidianità alla ricerca di una interessante refurtiva. 
Il mio Dipartimento, in particolare la Polizia cantonale, prima dell’estate ricorda alla popolazione di mettere in pratica alcuni accorgimenti che possono aiutare a combattere il fenomeno dei furti nelle abitazioni. Prima di partire per le vacanze, consiglio vivamente di seguire le indicazioni fornite dalla Prevenzione svizzera della criminalità. Oltre all’accurata pianificazione del viaggio e del soggiorno, è indispensabile ridurre il rischio che la nostra abitazione possa suscitare l’attenzione dei ladri durante il periodo in cui resterà incustodita. Sarebbe piuttosto sgradevole doversi occupare delle pratiche di notifica di un furto al rientro dalle vacanze.
 
Trend in diminuzione per i furti nelle abitazioni
Grazie al buon lavoro della Polizia cantonale, i furti nelle abitazioni sono diminuiti in maniera importante negli ultimi anni (da 1’455 nel 2015 a 926 nel 2017). Dobbiamo comunque tenere alta la guardia per ribadire il trend positivo anche per il 2018. Sono molteplici le motivazioni che hanno permesso di conseguire questo risultato: da un lato la maggiore e migliore presenza sul territorio degli agenti favorita dalla riorganizzazione della Polizia, dall’altro una comunicazione più efficace e attiva sul tema con l’utilizzo dei canali classici e l’aggiunta dell’App e dei social media della Polizia cantonale. Pure i cittadini hanno dato il loro prezioso contributo con la segnalazione alla Centrale operativa di situazioni sospette, rendendo più efficace il lavoro di prevenzione e repressione degli agenti.

L’assenza da casa deve essere comunicata con attenzione
Per ridurre il rischio di furti, è opportuno insinuare nei ladri il dubbio che l’abitazione non sia abbandonata, delegando a conoscenti fidati il compito di “farla vivere” o automatizzando con dei timer alcune attività abituali. Tra queste – in estrema sintesi – evidenzio la necessità di vuotare la bucalettera, di aprire e chiudere le tapparelle o persiane e di accendere e spegnere le luci (ma anche televisori e radio) nei locali ad intervalli irregolari. Oltre a ciò, prima della partenza, è fondamentale assicurarsi che tutti gli accessi siano stati correttamente chiusi (pure i lucernari) e che l’impianto d’allarme, se presente, sia stato correttamente programmato. Ricordarsi anche di depositare in cassaforte o nelle cassette di sicurezza banconote e oggetti di valore economico o affettivo.
In parallelo, è opportuno riflettere su che cosa comunicare specialmente con i social media (ma anche sulla segreteria telefonica). Evitate di dare troppo risalto alla vostra lontananza con scritti ed immagini dei luoghi di villeggiatura. I ladri potrebbero trovare la conferma della vostra assenza proprio sfogliando i profili social. Non dimenticate infine di fare attenzione ai borseggiatori, particolarmente abili a sfruttare le vostre distrazioni in presenza di un folto numero di persone. Non perdete mai di vista borsette e portamoneti!

Per non cancellare i benefici delle vacanze appena rientrati a casa, mi auguro possiate fare tesoro di questi utili suggerimenti. Assieme all’attività di prevenzione svolta dalla Polizia cantonale e dalle polizie comunali sarà così più facile combattere i tentativi dei malintenzionati, agevolando l’operato delle forze dell’ordine. I dati statistici sono favorevoli ma basta un attimo per peggiorarli. Faccio quindi affidamento anche sul vostro apprezzato ruolo di sentinelle sul territorio.
Accorgimenti antifurto prima delle ferie

Accorgimenti antifurto prima delle ferie

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 luglio 2018 de La Regione

I consigli della Polizia cantonale. E sui social ‘non postare la propria assenza’.
I furti, compresi quelli con scasso, sono in calo in Ticino, come ha pure evidenziato il rapporto sull’attività 2017 della Polizia cantonale. Ma è meglio non abbassare la guardia e sul piano della prevenzione molto possono fare anche i singoli cittadini. E allora nel periodo delle partenze per le tanto sospirate vacanze estive, le forze dell’ordine rinnovano l’invito ad adottare alcuni accorgimenti, suggeriti dal servizio intercantonale Prevenzione svizzera della criminalità, così da evitare spiacevoli sorprese al rientro dalle ferie. Ferie, occorre ricordare, che i ladri non fanno. Prima di partire è allora buona cosa, oltre che controllare i dettagli del viaggio e in particolare la validità dei documenti, incaricare vicini o parenti oppure conoscenti di svuotare periodicamente la cassetta delle lettere, di aprire e chiudere le tapparelle o le persiane, di accendere alla sera la luce per non dare l’impressione che l’abitazione sia abbandonata. Se non c’è nessuno che possa provvedere a tutto ciò, la Polcantonale raccomanda di sospendere la consegna della posta, di installare un timer per l’illuminazione interna, per la radio o la televisione e di avvisare una persona di fiducia “della vostra assenza”. Immediatamente prima della partenza è consigliabile depositare oggetti di valore e documenti “in cassaforte o nella cassetta di sicurezza in banca”; chiudere “finestre, box, cantina e portefinestre del balcone”; chiudere “il cancello del giardino con il chiavistello”; mettere in un luogo sicuro “gli attrezzi da giardino”, controllare che “i lucernari siano chiusi e i tendoni arrotolati”, attivare il sistema d’allarme. La polizia richiama poi l’attenzione sulle cose “da non fare assolutamente”: non inserire il messaggio sulla segreteria telefonica per informare della vostra assenza, non postare la propria assenza sui social. Altri consigli da seguire ma durante il viaggio. Ad esempio “negli Internet Café e reti Wlan pubbliche non protette, non effettuare mai operazioni bancarie e non digitare mai i dati delle vostre carte di credito”. Questo perché “keylogger che intercettano i vostri dati o l’accesso illecito al vostro laptop rappresentano un rischio elevato”, avvertono le forze dell’ordine.

Una quarantina di centauri sui passi alpini con la Polizia

Una quarantina di centauri sui passi alpini con la Polizia

Servizio all’interno dell’edizione di sabato 30 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10643592

 

Da www.tio.ch

Si è rivelata un successo la prima edizione di “In sicurezza sui passi alpini”

Complice una splendida mattinata estiva, questa mattina si sono scaldati i motori ed una quarantina di centauri hanno affrontato i passi alpini con la Polizia cantonale.
A salutare i partecipanti della prima edizione di “In sicurezza sui passi alpini” è giunto il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

La gita era organizzata da “Strade sicure” e dal V° Reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale allo scopo di effettuare prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti. Agenti esperti hanno accompagnato gli amanti delle due ruote sui passi alpini del San Gottardo e della Novena fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori delle località abitate.

L’appuntamento prevedeva anche la presenza di un apposito stand ad Airolo sul piazzale del Forte Albinengo, con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. 

Va ricordato che in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno visto il coinvolgimento di motociclisti per un totale di 51 decessi e ben 1074 feriti gravi.

Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi alla giornata dedicata alla sicurezza in moto sui passi alpini

Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi alla giornata dedicata alla sicurezza in moto sui passi alpini

Sabato 30 giugno 2018 avrà luogo sui passi del San Gottardo e della Novena una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. In mattinata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi porterà il suo saluto ai motociclisti che prenderanno parte alla manifestazione.

L’appuntamento è previsto alle ore 9.15 di sabato 30 giugno 2018 sul piazzale del Forte Albinengo di Airolo.
In seguito i partecipanti riceveranno le informazioni pratiche sulla giornata e saranno poi accompagnati alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena da motociclisti esperti della polizia, dai quali riceveranno utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e saranno resi attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate.
Maggiori dettagli sulla manifestazione sono disponibili sul sito internet di Strade sicure e nel comunicato stampa del 7 giugno 2018.