I radar saranno meno nascosti

I radar saranno meno nascosti

Dal Corriere del Ticino | L’ubicazione dei dispositivi mobili verrà indicata in modo generico: si conoscerà la regione, non il luogo e l’ora Il direttore delle Istituzioni: «Soluzione equilibrata che evade le richieste parlamentari e ne rispetta lo spirito»

In futuro i radar mobili saranno meno nascosti in Ticino. È quanto ha deciso il Governo, dando seguito alle indicazioni del Gran Consiglio che nell’aprile dello scorso anno aveva richiesto un cambio di registro a livello di controlli di velocità. Il volere del Legislativo – che mirava alla segnalazione dei dispositivi 200 metri prima della loro ubicazione – non sarà però applicato in tutto e per tutto. A essere attuati, ha infatti precisato ieri l’Esecutivo con una nota, saranno dei provvedimenti che rispettano «lo spirito» della decisione parlamentare. Come? Non verrà posato nessun cartello d’avviso – come avviene per i radar fissi – ma l’automobilista verrà reso attento della presenza di un dispositivo mobile in modo generico. «In sostanza – indica il Consiglio di Stato – i controlli radar saranno annunciati tramite i canali istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del cantone sono previsti rilevamenti di velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari d’attività». Ciò avverrà però solo sulle strade cantonali e comunali e non sulla A2, in quanto l’USTRA «ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza» fa sapere il Governo.

Una soluzione, questa, che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritiene «equilibrata, di buon senso e che evade le richieste parlamentari». Ad aver fatto cilecca – come anticipato lo scorso 20 settembre dal Corriere del Ticino – è invece stata la segnalazione dei radar mobili, proposta dalla maggioranza del Gran Consiglio con l’appoggio a due mozioni del 2014. E in tal senso il parere inserito dal Consiglio di Stato nel rapporto inviato a tutti i parlamentari non lascia dubbi: «Dai dati emerge che, quantomeno fra il cartello segnalatore e l’apparecchio di rilevamento, gli automobilisti abbiano viaggiato commettendo al massimo delle infrazioni lievi, mentre al di fuori dei 200 metri di distanza che superano la segnalazione e l’apparecchio, il sorpasso dei limiti di velocità avviene in maniera pressoché sistematica». L’Esecutivo evidenzia inoltre come durante il test della polizia cantonale «sono state commesse infrazioni aggravate e, in alcuni casi, anche particolarmente gravi e pericolose, tanto da farne considerare i conducenti, secondo la vigente legislazione federale, pirati della strada».

Anche per questo motivo, si aggiunge, «la segnalazione della rilevazione della velocità, così come chiesta dal Legislativo, sembra infondere una sensazione di falsa protezione nei conducenti». Il tutto, rileva il Governo, non contribuendo «né alla prevenzione né ad accrescere la sicurezza sulle strade». Le conclusioni contenute nel rapporto governativo sono quindi perentorie: «L’Esecutivo è ben cosciente che chi sarà colto in flagrante si sentirà perseguitato e vessato e tenderà a considerare il provvedimento un subdolo mezzo nelle mani di Cantone e Comuni utilizzato con l’unico scopo di “far cassetta”, anziché vederlo per quello che è: una conseguenza di un comportamento inosservante delle disposizioni e punibile dalla legge». Per contro con la soluzione degli annunci generici – tramite la pagina internet, l’app e i profili social della polizia cantonale, ma ripresa anche da radio, tv e giornali – il Consiglio di Stato reputa di non «azzerare il valore del controllo stesso, aumentandone inoltre il valore preventivo». Ma fino a che punto ci si spingerà nell’informare gli automobilisti? abbiamo chiesto a Gobbi. «Questa – ci spiega – sarà una delle decisioni che dovranno prendere dal punto di vista operativo i comandanti della polizia cantonale e dei corpi comunali, con l’obiettivo di avere un’applicazione uniforme sul territorio». Sulle tempistiche, invece, Gobbi non si sbilancia: «Il nuovo sistema sarà in ogni caso implementato nel 2017».

Da subito il Governo ha invece incaricato le Istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali. L’obiettivo? «Inserire l’obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strade che deve essere posta sotto controllo» precisa il Governo.

(Articolo di Massimo Solari)

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approfondito cinque aspetti sollevati dal Gran Consiglio nell’aprile 2016 sul tema dei controlli di velocità e approvato, nella sua seduta odierna, l’introduzione di una serie di misure per aumentare la sicurezza sulle strade del Cantone. Nel rispetto della volontà del Parlamento, il Governo ha, in particolare, deciso che gli apparecchi mobili di rilevamento della velocità saranno utilizzati dai Corpi di polizia ticinesi come strumenti di prevenzione e di controllo, attraverso una campagna di informazione anticipata.

Votando su due mozioni dedicate al tema dei controlli della velocità sulle strade ticinesi, nella seduta del 18 aprile 2016 il Gran Consiglio aveva incaricato il Consiglio di Stato di analizzare la fattibilità di alcune misure per la prevenzione degli incidenti. Il Governo ha svolto gli approfondimenti richiesti e ha ora presentato una serie di provvedimenti che rispettano lo spirito della decisione parlamentare.

Tra le decisioni del Gran Consiglio, come noto, figurava anche l’obbligo di segnalare la posizione degli apparecchi radar mobili. Grazie a una serie di esperimenti sul campo e a un confronto con le prassi in vigore in altri Cantoni, il Consiglio di Stato ha richiesto di individuare una soluzione per avvertire gli automobilisti – come auspicato dal Parlamento – senza per questo annullare completamente l’efficacia dei controlli. In sostanza, i controlli radar saranno annunciati tramite i canali di informazione istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del Cantone sono previsti rilevamenti della velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari di attività. Per quanto riguarda invece l’autostrada A2, l’Ufficio federale delle strade ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza.
Per evitare il sovrapporsi di controlli radar a distanza troppo esigua nel tempo e nello spazio, il Consiglio di Stato ha inoltre incaricato il Dipartimento delle istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali; l’intento è di inserire un obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strada che deve essere posta sotto controllo.

Il Consiglio di Stato rimane convinto che la prevenzione sia lo strumento più efficace nell’ambito della lotta agli incidenti stradali e del miglioramento della sicurezza. Come già accade oggi, gli apparecchi mobili per il rilevamento della velocità continueranno a essere utilizzati come opzione secondaria, solo nei punti per i quali le misure di prevenzione non portano ancora ai miglioramenti auspicati.

“Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”

“Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”

Comunicato stampa della Polizia cantonale | La Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e il programma di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade Sicure”, invitano i conducenti a seguire nove semplici regole di comportamento contenute nell’opuscolo di fresca pubblicazione “Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”. Regole che evidenziano in particolare i comportamenti corretti da seguire all’entrata e durante i viaggi lungo le autostrade, con l’obiettivo di diminuire sensibilmente gli incidenti della circolazione su questo tipo di arterie sempre più confrontate con un intenso traffico locale ed estero.

Il forte traffico, le ormai immancabili colonne, gli incidenti, la velocità, i cellulari, la vita professionale sempre più frenetica generano numerosi pericoli sulle nostre autostrade richiedendo ai conducenti di mantenere la concentrazione alla guida sempre alta poiché la minima distrazione può essere fatale. Per questi motivi le regole basilari di comportamento al volante devono essere conosciute e seguite alla lettera per non mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri utenti della strada.

La statistica degli incidenti della circolazione stradale, in particolare sulle autostrade, testimonia come il numero di incidenti tra il 2014 (343) e il 2015 (360) è aumentato di circa il 5%, benché le vittime siano leggermente diminuite (da 102 a 96). Riguardo al numero di morti in incidenti stradali in autostrada il 2016 è stato un anno tragico con ben sei vittime, contro un singolo decesso per anno nel precedente biennio.

Con la pubblicazione del nuovo opuscolo la Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e “Strade Sicure” intendono quindi sensibilizzare maggiormente gli utenti delle autostrade grazie alle semplici nove regole di comportamento da adottare quando si entra e si circola in autostrada, a salvaguardia della incolumità del conducente, dei passeggeri e degli altri utenti della strada.

Due funzionari del Dipartimento delle istituzioni indagati dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale

Due funzionari del Dipartimento delle istituzioni indagati dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale

Il comunicato stampa del mio Dipartimento

Nell’ambito dell’inchiesta in corso che vede coinvolto, tra gli altri, un collaboratore dell’Ufficio della migrazione, due funzionari del Dipartimento delle istituzioni sono stati interrogati e denunciati con l’ipotesi di reato di violazione del segreto d’ufficio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha preso atto degli sviluppi dell’inchiesta e degli ulteriori accertamenti svolti dagli inquirenti.

Come già affermato negli scorsi giorni – e senza intaccare la presunzione d’innocenza –una vicenda del genere non può che suscitare amarezza, delusione e rabbia; i funzionari coinvolti in questa vicenda hanno infatti tradito la fiducia dello Stato e soprattutto dei cittadini, i cui interessi dovrebbero sempre essere posti al centro dell’attività professionale dei collaboratori di ogni pubblica Amministrazione.

Il Dipartimento sottolinea come nei nuovi casi emersi in queste ore è venuto a meno il rispetto degli obblighi e dei doveri dei collaboratori (sanciti per altro nell’articolo 29 della legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti). Si tratta pertanto di azioni che sfuggono al controllo del datore di lavoro e che non possono essere prevenute attraverso procedure interne più severe o riorganizzazioni degli uffici trattandosi di gravi mancanze nell’ambito della cultura professionale e dell’onestà del singolo individuo.

 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi assicura che gli Uffici coinvolti continueranno la loro piena e trasparente collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Assicura inoltre che gli abusi comprovati, anche in questi casi saranno trattati con la dovuta fermezza e severità compiendo i necessari passi amministrativi.

In questo senso il Governo, dopo aver ricevuto la notifica ufficiale dell’apertura di un procedimento penale da parte del Ministero pubblico, ha provveduto ad aprire formalmente un’inchiesta disciplinare e a sospendere il funzionario dell’Ufficio della migrazione arrestato la scorsa settimana.

Volti coperti: è questione di principio!

Volti coperti: è questione di principio!

Dal Mattino della domenica | Il bilancio a sei mesi dall’introduzione delle nuove leggi – Non solo burqa nelle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, introdotte sei mesi fa. La maggior parte dei procedimenti avviati dalla nostra Polizia (ben 244) sono legati a casi di accattonaggio, soprattutto nel Luganese e nel Bellinzonese.

I primi mesi delle nuove leggi hanno dato i loro frutti: 384 i procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle otto regioni del nostro Cantone. Tra questi, hanno fatto scalpore i “soli” 6 procedimenti per infrazione alla Legge sulla dissimulazione del volto. Un risultato quest’ultimo, che può sembrare riduttivo, ma che presento con soddisfazione. Innanzitutto perché la Legge sulla dissimulazione del volto è stata introdotta per una questione di principio: il nostro è uno stato di diritto, nel quale uomini e donne sono allo stesso livello e nel quale mostrare il volto è una questione sia di sicurezza – ad esempio in manifestazione sportive o a certi raduni politici -, sia di definizione e di protezione dei nostri valori. Una scelta coraggiosa che, dopo qualche tempo dalla sua introduzione, è stata elogiata da molti, non solo in Svizzera e non solo da politici di destra, ma anche da chi è solito portare avanti un buonismo a tutti i costi. Questo per me è la conferma che il passo che abbiamo fatto va nella giusta via.

Il risultato che troviamo sul bilancio, a sei mesi dall’introduzione della Legge sulla dissimulazione del volto, è anche la dimostrazione di come questa novità sia stata gestita in maniera ottimale. L’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare, e per questo motivo abbiamo lavorato sull’informazione preventiva grazie alla collaborazione con il Dipartimento degli affari esteri, con le varie rappresentanze diplomatiche dei Paesi di provenienza dei turisti che portano burqa e niqab, e con GastroTicino e Hotelleriesuisse per quanto riguarda l’informazione a livello locale. Un buon lavoro di squadra che ha dato risultati più che ottimi, dimostrando che nella gran parte dei casi i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, e che sono molto più intelligenti e rispettosi di una nostra connazionale che è stata sanzionata poiché aveva indossato il burqa, per pura provocazione e voglia di visibilità.

Accattonaggio: un problema in via di risoluzione

Vorrei però ricordare che la maggior parte dei casi sanzionati riguarda l’accattonaggio: ben 244! Il risultato di una modifica della Legge sull’ordine pubblico che era necessaria, poiché era stata adottata dal Governo nel 1941, ed era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. Aveva quindi molte lacune – pensiamo a quanto è cambiata la situazione nazionale e internazionale in quasi 80 anni! – che dovevano essere colmate.

Quello dell’accattonaggio è un fenomeno che era necessario controllare meglio, e che ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza: vedere un accattone ad ogni angolo della strada abbassa il senso di sicurezza nei cittadini, ed è una cosa che non voglio assolutamente che succeda, perché ognuno ha il diritto di sentirsi sicuro a casa propria! È anche un fenomeno che spesso è solo l’effetto più visibile di problematiche ben più gravi che di solito lo accompagnano, come il crimine organizzato o la tratta di esseri umani. Si tratta quindi di percezione della sicurezza ma anche e soprattutto di evitare che certi meccanismi si instaurino nel nostro territorio: non vogliamo assolutamente che il Ticino diventi sotto questi aspetti come una periferia di Milano, dove queste organizzazione agiscono in maniera incontrollata avvalendosi di ogni tipo di attività illegale, tra le quali quella dello sfruttamento dei mendicanti. Con la nuova legge abbiamo quindi dato un segnale importante a chi approfitta della bontà e della solidarietà dei ticinesi, e a chi pensa di poter estendere il suo business alle nostre latitudini.

A sei mesi dall’introduzione delle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, vediamo già dei buoni risultati. Portiamo avanti quindi i nostri valori e nostri principi, a favore della sicurezza e del benessere di ogni ticinese!

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Comunicato stampa | Il Dipartimento del territorio, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale comunicano che è attiva la nuova applicazione mobile gratuita “Polizia e Territorio”, disponibile per smartphone e altri dispositivi mobili iPhone e Android, e scaricabile da tutti i principali shop online.

“Polizia e Territorio” è frutto dell’unione delle applicazioni “Viabilità Ticino” e “Vostra Polizia”, ed è stata realizzata allo scopo di fornire alla popolazione una versione ottimizzata dei precedenti applicativi. In aggiunta alle funzioni finora offerte, è possibile, per esempio, consultare la mappa aggiornata delle postazioni radar fisse presenti sul territorio ticinese, ed accedere ad un servizio di geolocalizzazione che permette di individuare webcam e cantieri ubicati nelle immediate vicinanze dell’utente.

Grazie a questo nuovo canale informativo, il cittadino può ora accedere, in maniera più efficace, a notizie in tempo reale relative allo stato della viabilità sulla rete stradale e autostradale della Svizzera italiana (grazie a una serie di webcam di monitoraggio del traffico), a quelle riguardanti la segnalazione puntuale dei principali cantieri e lavori in corso sulle strade cantonali, e ad informazioni concernenti eventuali allarmi e pericoli per la popolazione (rapine, ricerca di persona scomparsa,…).

L’applicazione “Polizia e Territorio” rappresenta, pertanto, un nuovo canale d’informazione a complemento di quelli già a disposizione del cittadino (siti web dedicati, organi di stampa, bollettini radiofonici, pagine Facebook).

Nella sezione webcam vengono trasmesse, in tempo reale, le immagini riprese da una vasta e articolata rete di telecamere. Inoltre, vengono fornite informazioni circa la collocazione delle stesse. Nello spazio dedicato ai cantieri è presente una mappa aggiornata con descrizione della località, del genere di conduzione del traffico e del periodo di esecuzione dei lavori. Non sono visualizzati, per contro, i cantieri di breve durata e quelli che non causano particolari problemi alla circolazione stradale. L’accesso alle webcam attive sulla rete autostradale e alle informazioni sui lavori in corso è possibile sia attraverso una mappa, sia tramite un elenco. Inoltre, le sezioni webcam e cantieri sono consultabili anche mediante un sistema di sintesi vocale e di geolocalizzazione. Quest’ultima permette di accedere ad una speciale mappa concentrata attorno alla posizione dell’utente, in modo da fornire in maniera più dettagliato le immagini delle webcam e le informazioni relative ai cantieri in corso nelle immediate vicinanze. Infine, la nuova applicazione offre l’opportunità d’inserire le sezioni webcam e cantieri nella lista dei preferiti, per una consultazione più rapida e immediata.

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Da LuzernerZeitung.ch | Nora Illi muss wegen eines Verstosses gegen das Tessiner Burkaverbot eine Busse von 250 Franken bezahlen. Sie war im Sommer voll verschleiert erwischt worden. Illi will die Busse anfechten – notfalls bis vor den Gerichtshof für Menschenrechte.

Den Bussenentscheid habe ihr die Stadt Lugano im Januar mitgeteilt, sagte Nora Illi auf Anfrage unserer Zeitung. Illi ist beim Islamischen Zentralrat der Schweiz (IZRS) für Frauenangelegenheiten zuständig. Sie war im letzten Sommer in der Stadt Lugano mit einem Nikab ertappt worden. Dieses Kleidungsstück verhüllt bis auf einen Sehschlitz den ganzen Körper.

Illi wird die Busse jedoch anfechten – notfalls bis vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte in Strassburg. «Das Tessiner Verhüllungsverbot schränkt mich in einer islamischen Kultushandlung und in meinem Recht auf Selbstbestimmung ein», sagt Illi.

Seit letztem Juli gilt im Kanton Tessin ein Burkaverbot. Verstösse dagegen können mit 100 bis 10’000 Franken sanktioniert werden. Bis jetzt wurden sechs Verfahren im Zusammenhang mit dem Burkavebot eröffnet, wie das Tessiner Sicherheitsdepartement am Montag mitteilte. Ob davon auch Touristinnen aus dem arabischen Raum betroffen sind, ist nicht bekannt.

Neben der Busse aus Lugano droht Illi eine weitere der Stadt Locarno. Am Tag des Inkrafttretens des Verhüllungsverbots schritt die Konvertitin in ihrem Nikab über die Piazza Grande und wurde dabei von der Polizei angehalten. Bis jetzt hat die Stadt Locarno Illi noch keine Busse zugestellt.

In Locarno wurde Illi von Rachid Nekkaz begleitet. Der algerische Unternehmer hat angekündigt, die Kosten für alle erwischten Burkaträgerinnen zu übernehmen. Nekkaz begleicht auch die Bussen, die sich vollverschleierte Frauen in Frankreich, Belgien und einhandeln. Nach Inkrafttreten des französischen Burkaverbots im Jahr 2010 gründete Nekkaz einen Fonds zur Verteidigung der «Freiheit und der religiösen Neutralität des Staates». Mit den Mitteln daraus finanziert er die Verstösse gegen die Burkaverbote.

(Articolo di Kari Kälin: http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/schweiz/Verstoss-gegen-Burkaverbot-Lugano-buesst-IZRS-Frau-Nora-Illi-mit-250-Franken;art66368,960979)

Burqa, pochi casi problematici

Burqa, pochi casi problematici

Da RSI.ch | Primo bilancio stilato dal Dipartimento delle istituzioni: rare le segnalazioni di persone a volto coperto

Le infrazioni registrate sul territorio cantonale dall’introduzione delle nuovi leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (entrate in vigore il 1 luglio 2016) sono state 384. Secondo il bilancio di questi sei mesi – stilato dal Dipartimento delle istituzioni – la maggior parte dei casi (244) è legato a episodi di accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto: sono state sei – in questo ambito – le procedure avviate e una decina gli ammonimenti, senza verbale di polizia.

Tolti i casi citati, come riferisce il comunicato trasmesso lunedì dalle autorità, figurano 52 episodi di imbrattamento di beni pubblici, 41 di disturbo della quiete pubblica (soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici) e 36 di animali vaganti. Più rari i casi accertati di littering, con sole cinque sanzioni.

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Burqa-pochi-casi-problematici-8682544.html

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi fa un bilancio dei primi sei mesi delle nuove leggi – Due terzi dei reati sono legati all’accattonaggio. Il consigliere di Stato: «Il burqa più che i numeri riguarda i valori».

Un primo bilancio, dopo sei mesi, dall’entrata delle nuove Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, è stato fatto dal Dipartimento delle istituzioni.
Le infrazioni in totale sono state 384. Si tratta di procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 8 regioni del Cantone. Come fa sapere il DI per la maggior parte dei casi (244) si tratta di reati legati all’accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Le nuove leggi sono entrate in vigore il 1. luglio e da quella data sono stati sei i casi in cui è stata avviata una procedura nei confronti di persone con il volto coperto. Mentre in un’altra decina di episodi vi è stato un semplice ammonimento verbale da parte dell’agente di polizia.

Le infrazioni sono state, come detto 384, di queste le più frequenti si sono registrate nel Luganese (127) e a nord di Bellinzona. La maggior parte di questi eventi è legata a fenomeni di accattonaggio (244), imbrattamento di beni pubblici (52 casi) e animali vaganti (36). Altri 41 reati sono legati al disturbo della quiete pubblica (soprattutto causato dall’attività di bar e ritrovi pubblici). Da noi interpellato il direttore del DI Norman Gobbi si è detto: «Soddisfatto del bilancio. Sapevamo che le cifre sul burqa non potevano essere molto alte. E lo abbiamo detto subito che si trattava di salvaguardare dei valori più che controllare un aspetto numericamente rilevante». Le nuove leggi secondo Gobbi: «Erano necessarie in quanto il fenomeno dell’accattonaggio era da controllare meglio. Tanto vero che due terzi delle sanzioni in sei mesi sono da ascrivere sotto questa voce. La Legge sull’ordine pubblico contiene anche questi elementi e non solo il burqa».
Lo stesso consigliere di Stato precisa: «L’accattonaggio ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza. Vedere un accattone in ogni angolo di strada abbassa la percezione di sicurezza nei cittadini. E non dimentichiamo che queste persone sono legate a organizzazioni che li sfruttano».

Un bilancio positivo che lo stesso consigliere di Stato condivide con albergatori e Comuni: «Grazie alla loro collaborazione abbiamo potuto meglio controllare questi fenomeni».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella propria seduta odierna, il Consiglio di Stato ha approvato una revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione. L’adeguamento, che giunge a dieci anni dall’entrata in vigore dell’attuale legge, mette a disposizione del Cantone un sistema strutturato, efficace, e flessibile per rispondere rapidamente e gestire al meglio le situazioni di emergenza.

La revisione parziale della Legge è stata oggetto di una ampia consultazione fra tutti gli enti – compresi anche i Comuni – che collaborano con le autorità cantonali nella gestione delle emergenze. La nuova impostazione è già stata sperimentata con successo durante la scorsa estate, in occasione dell’esercitazione internazionale «Odescalchi» e dell’esercitazione effettuata per valutare la gestione di un evento maggiore in occasione dei preparativi nell’ambito della sicurezza necessari per autorizzare l’apertura del tunnel di base del San Gottardo.

Fulcro della riforma sono la creazione della nuova struttura di Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) e lo scioglimento del Nucleo operativo di catastrofe (NOC) con la possibilità di costituire Stati maggiori regionali di condotta (SMRC), incaricati di operare a livello locale.

Rispetto all’attuale sistema di gestione delle situazioni di crisi, la nuova organizzazione pone al proprio vertice (nella fase di pianificazione e nella fase acuta) la Polizia cantonale, mentre per la fase di ripristino il compito di coordinare le attività viene ripreso dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione.

In materia di politica di sicurezza, la proposta di revisione della Legge cantonale crea infine una base legale cantonale sul tema dell’approvvigionamento economico del Paese; ciò, in base ai compiti che la nuova Legge federale assegna ai Cantoni.