Volti coperti: è questione di principio!

Volti coperti: è questione di principio!

Dal Mattino della domenica | Il bilancio a sei mesi dall’introduzione delle nuove leggi – Non solo burqa nelle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, introdotte sei mesi fa. La maggior parte dei procedimenti avviati dalla nostra Polizia (ben 244) sono legati a casi di accattonaggio, soprattutto nel Luganese e nel Bellinzonese.

I primi mesi delle nuove leggi hanno dato i loro frutti: 384 i procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle otto regioni del nostro Cantone. Tra questi, hanno fatto scalpore i “soli” 6 procedimenti per infrazione alla Legge sulla dissimulazione del volto. Un risultato quest’ultimo, che può sembrare riduttivo, ma che presento con soddisfazione. Innanzitutto perché la Legge sulla dissimulazione del volto è stata introdotta per una questione di principio: il nostro è uno stato di diritto, nel quale uomini e donne sono allo stesso livello e nel quale mostrare il volto è una questione sia di sicurezza – ad esempio in manifestazione sportive o a certi raduni politici -, sia di definizione e di protezione dei nostri valori. Una scelta coraggiosa che, dopo qualche tempo dalla sua introduzione, è stata elogiata da molti, non solo in Svizzera e non solo da politici di destra, ma anche da chi è solito portare avanti un buonismo a tutti i costi. Questo per me è la conferma che il passo che abbiamo fatto va nella giusta via.

Il risultato che troviamo sul bilancio, a sei mesi dall’introduzione della Legge sulla dissimulazione del volto, è anche la dimostrazione di come questa novità sia stata gestita in maniera ottimale. L’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare, e per questo motivo abbiamo lavorato sull’informazione preventiva grazie alla collaborazione con il Dipartimento degli affari esteri, con le varie rappresentanze diplomatiche dei Paesi di provenienza dei turisti che portano burqa e niqab, e con GastroTicino e Hotelleriesuisse per quanto riguarda l’informazione a livello locale. Un buon lavoro di squadra che ha dato risultati più che ottimi, dimostrando che nella gran parte dei casi i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, e che sono molto più intelligenti e rispettosi di una nostra connazionale che è stata sanzionata poiché aveva indossato il burqa, per pura provocazione e voglia di visibilità.

Accattonaggio: un problema in via di risoluzione

Vorrei però ricordare che la maggior parte dei casi sanzionati riguarda l’accattonaggio: ben 244! Il risultato di una modifica della Legge sull’ordine pubblico che era necessaria, poiché era stata adottata dal Governo nel 1941, ed era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. Aveva quindi molte lacune – pensiamo a quanto è cambiata la situazione nazionale e internazionale in quasi 80 anni! – che dovevano essere colmate.

Quello dell’accattonaggio è un fenomeno che era necessario controllare meglio, e che ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza: vedere un accattone ad ogni angolo della strada abbassa il senso di sicurezza nei cittadini, ed è una cosa che non voglio assolutamente che succeda, perché ognuno ha il diritto di sentirsi sicuro a casa propria! È anche un fenomeno che spesso è solo l’effetto più visibile di problematiche ben più gravi che di solito lo accompagnano, come il crimine organizzato o la tratta di esseri umani. Si tratta quindi di percezione della sicurezza ma anche e soprattutto di evitare che certi meccanismi si instaurino nel nostro territorio: non vogliamo assolutamente che il Ticino diventi sotto questi aspetti come una periferia di Milano, dove queste organizzazione agiscono in maniera incontrollata avvalendosi di ogni tipo di attività illegale, tra le quali quella dello sfruttamento dei mendicanti. Con la nuova legge abbiamo quindi dato un segnale importante a chi approfitta della bontà e della solidarietà dei ticinesi, e a chi pensa di poter estendere il suo business alle nostre latitudini.

A sei mesi dall’introduzione delle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, vediamo già dei buoni risultati. Portiamo avanti quindi i nostri valori e nostri principi, a favore della sicurezza e del benessere di ogni ticinese!

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Comunicato stampa | Il Dipartimento del territorio, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale comunicano che è attiva la nuova applicazione mobile gratuita “Polizia e Territorio”, disponibile per smartphone e altri dispositivi mobili iPhone e Android, e scaricabile da tutti i principali shop online.

“Polizia e Territorio” è frutto dell’unione delle applicazioni “Viabilità Ticino” e “Vostra Polizia”, ed è stata realizzata allo scopo di fornire alla popolazione una versione ottimizzata dei precedenti applicativi. In aggiunta alle funzioni finora offerte, è possibile, per esempio, consultare la mappa aggiornata delle postazioni radar fisse presenti sul territorio ticinese, ed accedere ad un servizio di geolocalizzazione che permette di individuare webcam e cantieri ubicati nelle immediate vicinanze dell’utente.

Grazie a questo nuovo canale informativo, il cittadino può ora accedere, in maniera più efficace, a notizie in tempo reale relative allo stato della viabilità sulla rete stradale e autostradale della Svizzera italiana (grazie a una serie di webcam di monitoraggio del traffico), a quelle riguardanti la segnalazione puntuale dei principali cantieri e lavori in corso sulle strade cantonali, e ad informazioni concernenti eventuali allarmi e pericoli per la popolazione (rapine, ricerca di persona scomparsa,…).

L’applicazione “Polizia e Territorio” rappresenta, pertanto, un nuovo canale d’informazione a complemento di quelli già a disposizione del cittadino (siti web dedicati, organi di stampa, bollettini radiofonici, pagine Facebook).

Nella sezione webcam vengono trasmesse, in tempo reale, le immagini riprese da una vasta e articolata rete di telecamere. Inoltre, vengono fornite informazioni circa la collocazione delle stesse. Nello spazio dedicato ai cantieri è presente una mappa aggiornata con descrizione della località, del genere di conduzione del traffico e del periodo di esecuzione dei lavori. Non sono visualizzati, per contro, i cantieri di breve durata e quelli che non causano particolari problemi alla circolazione stradale. L’accesso alle webcam attive sulla rete autostradale e alle informazioni sui lavori in corso è possibile sia attraverso una mappa, sia tramite un elenco. Inoltre, le sezioni webcam e cantieri sono consultabili anche mediante un sistema di sintesi vocale e di geolocalizzazione. Quest’ultima permette di accedere ad una speciale mappa concentrata attorno alla posizione dell’utente, in modo da fornire in maniera più dettagliato le immagini delle webcam e le informazioni relative ai cantieri in corso nelle immediate vicinanze. Infine, la nuova applicazione offre l’opportunità d’inserire le sezioni webcam e cantieri nella lista dei preferiti, per una consultazione più rapida e immediata.

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Da LuzernerZeitung.ch | Nora Illi muss wegen eines Verstosses gegen das Tessiner Burkaverbot eine Busse von 250 Franken bezahlen. Sie war im Sommer voll verschleiert erwischt worden. Illi will die Busse anfechten – notfalls bis vor den Gerichtshof für Menschenrechte.

Den Bussenentscheid habe ihr die Stadt Lugano im Januar mitgeteilt, sagte Nora Illi auf Anfrage unserer Zeitung. Illi ist beim Islamischen Zentralrat der Schweiz (IZRS) für Frauenangelegenheiten zuständig. Sie war im letzten Sommer in der Stadt Lugano mit einem Nikab ertappt worden. Dieses Kleidungsstück verhüllt bis auf einen Sehschlitz den ganzen Körper.

Illi wird die Busse jedoch anfechten – notfalls bis vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte in Strassburg. «Das Tessiner Verhüllungsverbot schränkt mich in einer islamischen Kultushandlung und in meinem Recht auf Selbstbestimmung ein», sagt Illi.

Seit letztem Juli gilt im Kanton Tessin ein Burkaverbot. Verstösse dagegen können mit 100 bis 10’000 Franken sanktioniert werden. Bis jetzt wurden sechs Verfahren im Zusammenhang mit dem Burkavebot eröffnet, wie das Tessiner Sicherheitsdepartement am Montag mitteilte. Ob davon auch Touristinnen aus dem arabischen Raum betroffen sind, ist nicht bekannt.

Neben der Busse aus Lugano droht Illi eine weitere der Stadt Locarno. Am Tag des Inkrafttretens des Verhüllungsverbots schritt die Konvertitin in ihrem Nikab über die Piazza Grande und wurde dabei von der Polizei angehalten. Bis jetzt hat die Stadt Locarno Illi noch keine Busse zugestellt.

In Locarno wurde Illi von Rachid Nekkaz begleitet. Der algerische Unternehmer hat angekündigt, die Kosten für alle erwischten Burkaträgerinnen zu übernehmen. Nekkaz begleicht auch die Bussen, die sich vollverschleierte Frauen in Frankreich, Belgien und einhandeln. Nach Inkrafttreten des französischen Burkaverbots im Jahr 2010 gründete Nekkaz einen Fonds zur Verteidigung der «Freiheit und der religiösen Neutralität des Staates». Mit den Mitteln daraus finanziert er die Verstösse gegen die Burkaverbote.

(Articolo di Kari Kälin: http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/schweiz/Verstoss-gegen-Burkaverbot-Lugano-buesst-IZRS-Frau-Nora-Illi-mit-250-Franken;art66368,960979)

Burqa, pochi casi problematici

Burqa, pochi casi problematici

Da RSI.ch | Primo bilancio stilato dal Dipartimento delle istituzioni: rare le segnalazioni di persone a volto coperto

Le infrazioni registrate sul territorio cantonale dall’introduzione delle nuovi leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici (entrate in vigore il 1 luglio 2016) sono state 384. Secondo il bilancio di questi sei mesi – stilato dal Dipartimento delle istituzioni – la maggior parte dei casi (244) è legato a episodi di accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto: sono state sei – in questo ambito – le procedure avviate e una decina gli ammonimenti, senza verbale di polizia.

Tolti i casi citati, come riferisce il comunicato trasmesso lunedì dalle autorità, figurano 52 episodi di imbrattamento di beni pubblici, 41 di disturbo della quiete pubblica (soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici) e 36 di animali vaganti. Più rari i casi accertati di littering, con sole cinque sanzioni.

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Burqa-pochi-casi-problematici-8682544.html

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Pochi i volti coperti Molti, invece, gli accattoni

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi fa un bilancio dei primi sei mesi delle nuove leggi – Due terzi dei reati sono legati all’accattonaggio. Il consigliere di Stato: «Il burqa più che i numeri riguarda i valori».

Un primo bilancio, dopo sei mesi, dall’entrata delle nuove Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, è stato fatto dal Dipartimento delle istituzioni.
Le infrazioni in totale sono state 384. Si tratta di procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 8 regioni del Cantone. Come fa sapere il DI per la maggior parte dei casi (244) si tratta di reati legati all’accattonaggio, mentre sono state rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Le nuove leggi sono entrate in vigore il 1. luglio e da quella data sono stati sei i casi in cui è stata avviata una procedura nei confronti di persone con il volto coperto. Mentre in un’altra decina di episodi vi è stato un semplice ammonimento verbale da parte dell’agente di polizia.

Le infrazioni sono state, come detto 384, di queste le più frequenti si sono registrate nel Luganese (127) e a nord di Bellinzona. La maggior parte di questi eventi è legata a fenomeni di accattonaggio (244), imbrattamento di beni pubblici (52 casi) e animali vaganti (36). Altri 41 reati sono legati al disturbo della quiete pubblica (soprattutto causato dall’attività di bar e ritrovi pubblici). Da noi interpellato il direttore del DI Norman Gobbi si è detto: «Soddisfatto del bilancio. Sapevamo che le cifre sul burqa non potevano essere molto alte. E lo abbiamo detto subito che si trattava di salvaguardare dei valori più che controllare un aspetto numericamente rilevante». Le nuove leggi secondo Gobbi: «Erano necessarie in quanto il fenomeno dell’accattonaggio era da controllare meglio. Tanto vero che due terzi delle sanzioni in sei mesi sono da ascrivere sotto questa voce. La Legge sull’ordine pubblico contiene anche questi elementi e non solo il burqa».
Lo stesso consigliere di Stato precisa: «L’accattonaggio ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza. Vedere un accattone in ogni angolo di strada abbassa la percezione di sicurezza nei cittadini. E non dimentichiamo che queste persone sono legate a organizzazioni che li sfruttano».

Un bilancio positivo che lo stesso consigliere di Stato condivide con albergatori e Comuni: «Grazie alla loro collaborazione abbiamo potuto meglio controllare questi fenomeni».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella propria seduta odierna, il Consiglio di Stato ha approvato una revisione parziale della Legge sulla protezione della popolazione. L’adeguamento, che giunge a dieci anni dall’entrata in vigore dell’attuale legge, mette a disposizione del Cantone un sistema strutturato, efficace, e flessibile per rispondere rapidamente e gestire al meglio le situazioni di emergenza.

La revisione parziale della Legge è stata oggetto di una ampia consultazione fra tutti gli enti – compresi anche i Comuni – che collaborano con le autorità cantonali nella gestione delle emergenze. La nuova impostazione è già stata sperimentata con successo durante la scorsa estate, in occasione dell’esercitazione internazionale «Odescalchi» e dell’esercitazione effettuata per valutare la gestione di un evento maggiore in occasione dei preparativi nell’ambito della sicurezza necessari per autorizzare l’apertura del tunnel di base del San Gottardo.

Fulcro della riforma sono la creazione della nuova struttura di Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) e lo scioglimento del Nucleo operativo di catastrofe (NOC) con la possibilità di costituire Stati maggiori regionali di condotta (SMRC), incaricati di operare a livello locale.

Rispetto all’attuale sistema di gestione delle situazioni di crisi, la nuova organizzazione pone al proprio vertice (nella fase di pianificazione e nella fase acuta) la Polizia cantonale, mentre per la fase di ripristino il compito di coordinare le attività viene ripreso dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione.

In materia di politica di sicurezza, la proposta di revisione della Legge cantonale crea infine una base legale cantonale sul tema dell’approvvigionamento economico del Paese; ciò, in base ai compiti che la nuova Legge federale assegna ai Cantoni.

Casellario giudiziale: non molliamo!

Casellario giudiziale: non molliamo!

Dal Mattino della Domenica | Divieto d’entrata a 64 criminali pericolosi sul nostro territorio

64. È il numero di criminali stranieri a cui è stato impedito di venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone dall’aprile del 2015 alla fine del mese di dicembre scorso. Come è stato possibile? Grazie alla misura straordinaria sul casellario giudiziale che ho introdotto ad aprile del 2015 per tutelare maggiormente la sicurezza sul nostro territorio. E negli scorsi giorni, per la seconda volta, la nostra misura ha fatto breccia nella Berna federale! Una notizia incoraggiante per il nostro Cantone e per tutti i cittadini e le cittadini ticinesi.

Sono passati poco più di due mesi da quando il Consiglio di Stato ha inviato una missiva a Berna invitando i parlamentari della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati a sostenere le due iniziative del Gran Consiglio ticinese che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria.
Venerdì, infatti, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha sostenuto la richiesta del nostro Parlamento che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini che provengono dall’Unione europea e che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.
Un passo importante e che fa ben sperare: nella capitale elvetica la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini è vista sempre più positivamente!

Quella sul casellario è una misura che ha fatto storcere il naso a molti – tra cui le Autorità italiane – ma che ha raccolto da subito un ottimo consenso: dapprima dal Popolo, che l’ha sostenuta attraverso una petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, e in seguito dal Parlamento e dal Governo ticinesi. E dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, ora anche la medesima Commissione del nazionale sostiene la nostra proposta. Una proposta osteggiata da più parti soprattutto dai partiti per l’apertura sconsiderata delle nostre frontiere a livello federale PLR, PS e Verdi che proprio negli scorsi giorni hanno votato compatti contro la misura ticinese! Grazie all’ottimo lavoro di squadra con la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani e al ticinese Marco Romano abbiamo ottenuto un altro traguardo importante.

D’altra parte è chiaro a tutti ormai che non si tratta di una misura che vuole discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare nel nostro Cantone, come hanno fatto intendere dalla vicina Italia! Quello che vogliamo – e che abbiamo sempre voluto – è offrire più sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

I servizi del mio Dipartimento trattano migliaia di pratiche di rinnovo e di rilascio dei permessi ogni mese e non dispongono degli strumenti adatti per poter effettuare verifiche approfondite e identificare eventuali elementi di rischio. Non possono infatti accedere alle banche dati di cui dispongono le forze dell’ordine. L’unico mezzo a disposizione dell’Autorità amministrativa è quindi la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale.

Grazie a questo efficace strumento abbiamo impedito l’entrata sul nostro territorio a 64 cittadini stranieri che si erano macchiati di reati quali – per citarne alcuni: sequestro di persona, furti, spaccio di droga, estorsioni, porto illegale d’armi, reati economici, rapine, omicidio e distruzione di cadavere (!).

Un’ulteriore conferma per tutti noi: stiamo lavorando nella giusta direzione. Qualche settimana fa mentre mi recavo a Berna per uno dei tanti incontri con le Autorità federali in un commento sulla mia pagina Facebook qualcuno ha insinuato che queste azioni non servono a nulla e non portano a niente. “Tutto tempo sprecato”. E invece no! È quello che ho risposto: farmi portavoce degli interessi del nostro Cantone con le Autorità federali e i Consiglieri federali non è mai tempo sprecato. Non intendo mollare su questo fronte. Perché con tenacia, impegno e costanza anche nella nostra capitale si stanno rendendo conto delle criticità alle quali è sottoposto il nostro Cantone. I risultati però non mancano: a inizio anno – per citare un esempio – il Consigliere federale Ueli Maurer ha annunciato che partirà da questa primavera un progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari. Un tema che ho portato sul tavolo della discussione regolarmente nei miei viaggi d’Oltralpe. Un ottimo lavoro di squadra su più fronti che ha consentito al Ticino di portare a casa un successo!

Non dimentichiamo poi che il Ticino è spesso un laboratorio per il resto della Svizzera: di frequente ci capita di testare misure che risolvono problematiche che inizialmente sono una prerogativa tutta ticinese e solo in seguito diventano una preoccupazione condivisa dal resto del Paese. Pensiamo ad esempio alla problematica legata ai flussi migratori: siamo stati i primi a toccare con mano il problema, e ce ne siamo fatti carico dando una mano al resto della Svizzera.

Non è solamente uno slogan elettorale: la sicurezza è un bene primario e fondamentale non solo per i Ticinesi ma per tutta la Svizzera. Continuerò sulla strada tracciata: non mollerò e continuerò a difendere la misura del casellario. Per il nostro bene, e per quello di tutto il Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Radicalizzazione jihadista e Ticino

Radicalizzazione jihadista e Ticino

Da Il Mattino della domenica | Verso la via dell’estremismo: come evitarlo?

Il terrore ha colpito ancora. È successo prima di Natale, tra le bancarelle di Berlino, e poi ancora a Instanbul, du­rante la notte di Capodanno. Quando ci stavamo preparando ad assaporare a pieno un momento di serenità con i nostri cari e i nostri amici, il terrore è entrato ancora una volta nelle nostre vite. Sotto forma di un camion cata­pultato a tutta velocità tra le bancarelle di un mercatino natalizio o in una raf­fica di spari all’interno di una disco­teca. Ha portato via ghirlande di luci e alberi di Natale, ha fatto cadere a terra calici di vino. E con essi ha trascinato via molte, troppe vite umane.

Berlino. L’autore dell’attentato ai mer­catini natalizi, dopo essere riuscito a farla franca in Germania, è stato ca­sualmente fermato e ucciso da due po­liziotti durante un controllo in Lombardia, a pochi chilometri dal confine. Come raccontano i quotidiani nei giorni seguenti, sembra che lo ji­hadista in questione abbia attraversato la frontiera franco-tedesca in bus e quella italo-francese in treno, giun­gendo infine a Milano.

Da migrante ad attentatore

Nei giorni seguenti l’attentato, si sco­pre come il passato dell’attentatore in effetti nasconda dei dettagli piuttosto inquietanti. Il tunisino Anis Amri era già stato in Italia per cinque anni, quasi tutti trascorsi dietro alle sbarre. Arri­vato a Lampedusa nel febbraio del 2011 con un barcone, il giovane già maggiorenne si finge minorenne per approfittare di un’accoglienza più age­volata. Arrivato in un centro di acco­glienza per minori si fa notare per il suo comportamento poco ricono­scente: si lamenta per la qualità del cibo e per la lentezza delle autorità ita­liane, fino a minacciare e picchiare il custode del centro, dando in seguito fuoco con altri quattro tunisini ai ma­terassi delle stanze. Questo lo porta alla detenzione, anch’essa segnata da un atteggiamento violento. Dopo il carcere, per il tunisino è richiesta l’espulsione, ma la Tunisia non rico­noscendo il proprio cittadino blocca la procedura. Amri rimane quindi in Ita­lia fino al 2015, quando decide di diri­gersi verso la Germania, dove compirà un atto estremo.

Radicalizzazione e luoghi di culto

La radicalizzazione islamica torna agli onori di cronaca per l’attentato di Ber­lino, e ci riporta nella mente la se­guente questione: come fare a sradicare l’estremismo, come indivi­duare questi lupi vestiti da agnelli prima che sia troppo tardi, in una realtà politica nella quale è sempre più diffi­cile controllare il movimento degli in­dividui, e nella quale un terrorista ricercato internazionalmente può spo­starsi indisturbato di nazione in na­zione?

Per rispondere, spostiamoci in Sviz­zera. Nuovo fatto di cronaca, fortuna­tamente questa volta non si parla di at­tentato – ma delle sue potenziali pre­messe. Dopo una retata della polizia, l’attività nella moschea An’Nur di Winterthur viene sospesa. A far scatu­rire l’operazione, la frase di un imam: aveva esortato i fedeli durante un ser­mone a “uccidere i musulmani che non partecipano alla preghiera comune”. La moschea in questione aveva già la fama di essere luogo di radicalizza­zione per giovani che volevano partire per combattere la guerra in Siria.

Com’è possibile sconfiggere la radica­lizzazione eliminandola sul nascere, scovandola anche all’interno dei luo­ghi di culto? Che responsabilità hanno le comunità religiose al riguardo?

È chiaro che la moschea non è al­l’unico luogo d’incontro e di contatto, poiché i giovani possono essere arruo­lati facilmente via internet, o incon­trarsi in un semplice bar. Le moschee possono però essere viste come luogo di passaggio di queste persone che, pur non essendo imam e quindi non predi­cando all’intera comunità, possono co­munque esporre i loro pensieri estremisti e violenti in questo am­biente. Le comunità religiose, ma anche le associazioni culturali che so­stengono finanziariamente questi luo­ghi di culto, devono quindi avere un compito attivo nella segnalazione di possibili casi di radicalizzazione.

La situazione in Ticino

Lo Stato ha il compito di vigilare in modo che sul proprio territorio non vi siano persone che possano mettere in pericolo la sicurezza interna ed esterna. Purtroppo queste persone pos­sono essere presenti anche in Ticino, come ci ricorda la cronaca: proprio qualche mese fa è iniziato in Italia il processo per Abderrahim Moutahar­rik, il kickboxer che si allenava in una palestra del Luganese.

Spesso scovare persone potenzial­mente pericolose è un compito com­plesso, poiché è difficile comprendere quando questi giovani radicalizzati possono rappresentare un pericolo. Proprio per questo è importante che nei luoghi d’incontro, come ad esem­pio nelle moschee, vi sia la volontà di monitorare delle possibili devianze estremiste. È inoltre importante risa­lire alla fonte del problema, e indivi­duare i reclutatori che portano i giovani verso la via del radicalismo e della violenza.

Si tratta quindi di lavorare su più li­velli, come Stato ma anche come cit­tadini e come comunità religiose che vogliono essere parte integrata del no­stro Paese. Ognuno deve impegnarsi nel segnalare un certo tipo di atteggia­mento: a scuola, al lavoro, all’interno dei luoghi di culto. In particolar modo, è importante che questo sia fatto per chi entra e prende la parola nelle mo­schee, e nella selezione degli imam, che hanno un potere e un’influenza maggiore sulle scelte dei fedeli.

Ci sono comunità che fanno un la­voro utile di prevenzione, c’è chi in­vece potrebbe fare di più o che addirittura promuove idee estreme. In Svizzera il problema non è ancora così radicato come in altri Stati con­finanti, ma è importante monitorare la situazione in modo che il feno­meno rimanga circoscritto. Dob­biamo togliere la pelle d’agnello ai lupi, ognuno di noi può contribuire. Per una maggiore sicurezza nel no­stro Cantone e in Svizzera!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

L’ira del Pirellone sul Ticino

L’ira del Pirellone sul Ticino

Dal Giornale del Popolo | Dopo la tentata rapina a Monteggio e il traffico in tilt, la Regione Lombardia approva una mozione con cui si chiede di vietare la chiusura delle frontiere

Tutti contro la Svizzera. È stato unanime, ieri pomeriggio, il voto del Consiglio
regionale della Lombardia a favore di una mozione vertente su quanto capitato il 5 dicembre, dopo la fallita rapina alla Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio, ovvero la chiusura dal versante ticinese dei valichi di frontiera, che ha causato code chilometriche, giacché l’orario del tentato assalto è coinciso con il rientro a casa dei frontalieri.

Marsico (FI): «Violato Schengen»
Il primo firmatario dell’atto parlamentare presentato al Pirellone è stato il varesino Luca Marsico (Forza Italia), il quale ha sostenuto che «attraverso l’approvazione di questo atto, il Consiglio regionale lombardo ha declinato un impegno preciso che va nella direzione dell’assoluta tutela degli oltre 60.000 lavorativi italiani frontalieri. È necessario infatti che non si ripetano azioni unilaterali da parte della Confederazione Elvetica in violazione del trattato di Schengen, oltre che lesive dei diritti dei lavoratori italiani». Delle parole per nulla tenere nei confronti delle autorità ticinesi, anche se, ha concluso Marsico, «auspico che per il futuro si possa giungere a una piena condivisione, evitando azioni, come quella di specie, non motivate né giustificate dalle norme come nel caso occorso lo scorso dicembre, che non presentava affatto minaccia grave per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato».
Come detto, anche gli altri gruppi (PD, Lega Nord, Movimento 5 stelle) hanno appoggiato compattamente la mozione, che, rispetto al testo originale, è stata resa più stringente da un emendamento avanzato dai leghisti d’oltreconfine. Come ha proposto il consigliere del Carroccio Dario Bianchi, il testo approvato dalla Lombardia impone alla sua giunta di pretendere, tramite il Governo romano, spiegazioni formali dalla Svizzera, e, qualora queste spiegazioni non fossero ritenute pertinenti, di chiedere il deferimento della Confederazione di fronte al Comitato esecutivo di Schengen, per violazione dei trattati. Oltretutto il leghista ha chiesto che «vengano riconosciuti formalmente da parte elvetica i danni causati ai nostri cittadini». Inoltre va detto che anche la giunta regionale, per bocca dell’assessora Francesca Attilia Brianza (Lega Nord), ha appoggiato la mozione. La rappresentante dell’Esecutivo in particolare ha sostenuto che «c’è stato sicuramente un disagio, causato anche dalla coincidenza col rientro dei frontalieri proprio a quell’ora, ma è un disagio che noi non giustifichiamo». L’esponente della giunta ha affermato anche che, a suo avviso, il Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso «non sarebbe stato sufficientemente sollecitato» in tale circostanza e che, per evitare in futuro situazioni simili, della questione verrà investito anche il “tavolo sulla sicurezza” della Regio Insubrica.

Gobbi ribatte: «Tutto regolare»
Quanto accaduto ieri al Pirellone ovviamente non cambia la posizione già espressa dal Consiglio di Stato, in particolare dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale, raggiunto a Berna dal GdP subito dopo il voto lombardo, ha ribadito che le autorità ticinesi hanno agito correttamente. Inoltre ha sostenuto che «le nostre forze dell’ordine hanno una missione primaria: garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio in cui viviamo. È quello che ho evidenziato a inizio dicembre dello scorso anno quando ho commentato una prima reazione da parte italiana. Ed è quello che voglio ribadire anche di nuovo alla luce della mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia». Dunque il consigliere di Stato ha confermato che «non si è trattato di un’azione spropositata: il dispositivo cantonale in caso di questi reati gravi prevede dei controlli intensivi alle frontiere nel momento in cui scatta l’allarme. Tra le misure è anche possibile bloccare le frontiere in modo temporaneo per evitare la fuga oltreconfine. Il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale è stato inoltre da subito coinvolto nell’operazione e ha informato i comandi provinciali di polizia della chiusura dei valichi».

Il precedente degli arresti nel 2015
Infine il consigliere di Stato ha ricordato che il sigillo dei nostri confini è stato attuato diverse volte anche in passato, con successo. «Il blocco della frontiera scattò anche alla fine di marzo 2015 – ha concluso Gobbi – quando fu commessa una rapina a mano armata ai danni di un distributore di benzina. Grazie alla chiusura temporanea dei valichi regionali fu possibile procedere all’arresto sul nostro territorio degli autori del reato. Misure di questo tipo servono per tutelare un bene fondamentale: la sicurezza del Ticino e della regione intera. Non sono atti discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri. La collaborazione con le autorità italiane in materia di sicurezza è ottima, l’ho già ribadito a più riprese. Prossimamente incontrerò ancora il prefetto di Como, con il quale abbiamo degli ottimi rapporti. Inoltre il Governo di Roma sta collaborando attivamente con le autorità federali e cantonali per l’esperimento di chiusura notturna di alcuni valichi annunciato dal Consiglio federale».

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Da Mattinonline.ch |

In questo Natale dalle temperature primaverili e contraddistinto dal vento da nord, il sistema di protezione della popolazione non può abbassare la guardia. E i nostri pompieri non l’hanno fatto, rispondendo subito presente ai vari incendi nelle zone montane e boschive divampati prima e dopo la Santa festività. Dai corpi urbani sino a quelli di montagna, lo spirito pompieristico ticinese si fonda sul volontariato, indispensabile al fine di garantire gli effettivi e la capacità di risposta immediata in caso di eventi.

L’attaccamento del milite alla sua missione di pompiere è alto ed è stato dimostrato ancora in questi giorni con militi impegnati anche di notte a lottare contro gli incendi in zone impervie. Rivolgo quindi un grazie a tutti i pompieri impegnati nella nostra protezione, anche e soprattutto in questi dì di festa.

Norman Gobbi