Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Mutmasslicher IS Rekrutierer im Tessin verhaftet

Da Tages Anzeiger | Der Sicherheitsmitarbeiter soll für den Jihad rekrutiert haben. Es wurde auch ein Verfahren wegen Freiheitsberaubung eröffnet

Eine Anti-Terror-Operation dieses Ausmasses hat es im Tessin noch nicht gegeben. Mehr als 100 Beamte von Kantons- und Bundeskriminalpolizei führten gestern diverse Hausdurchsuchungen im Kanton durch. Im Fokus stand vor allem der Raum Lugano. Auch ein Gebetsraum wurde durchsucht. Es handelte sich gemäss inoffiziellen Quellen um die Moschee in Lugano-Viganello.

Das durchsuchte Gotteshaus war bereits Anfang 2015 im Zusammenhang mit einem Jihadisten in die Schlagzeilen geraten. Der sogenannte «Jihadist von Viganello» soll später in Syrien umgekommen sein soll. «Nicht alle Moscheen sind Radikalisierungsorte, aber es sind sensible Orte», betont der Tessiner Justizdirektor Norman Gobbi. «Die Radikalisierten und Radikalisierer kommen auch in die Moscheen.» Deshalb erwarte er, «dass die muslimischen Organisationen mit den Behörden zusammenarbeiten».

Der gestrige Grosseinsatz der Polizei erfolgte im Rahmen eines Verfahrens der Bundesanwaltschaft gegen einen schweizerisch-türkischen Doppelbürger, der verhaftet wurde, sowie gegen einen türkischen Staatsbürger, zu dem bislang nichts weiteres bekannt ist. Gegen die zwei Männer wird ein Strafverfahren wegen mutmasslichen Verstosses gegen das sogenannte IS-Verbot geführt. Zudem wird wegen des Verdachts auf Unterstützung beziehungsweise Beteiligung an einer kriminellen Organisation und wegen Gewaltdarstellung ermittelt. Konkret hegt die Bundesanwaltschaft den Verdacht, dass versucht wurde, Personen «für den Islamischen Staat oder verwandte Organisationen» zu rekrutierten.

Geschäftsführer verhört

Eine Schlüsselrolle in diesem Fall spielt der verhaftete schweizerisch-türkische Doppelbürger. Dieser arbeitete für eine Sicherheitsfirma aus der Region Bellinzona, die unter anderem für die Bewachung des kantonalen Asylzentrums in der Gemeinde Camorino zuständig war. Hat der Verhaftete versucht, unter den Asylbewerbern Personen für den Islamischen Staat anzuwerben? Diese Frage liegt nahe. Tatsache ist, dass diese private Sicherheitsfirma ihrerseits ins Visier der Tessiner Staatsanwaltschaft geraten ist.

Damit überlappen sich Ermittlungen der Bundesanwaltschaft mit einem Fall, den die Tessiner Staatsanwaltschaft untersucht. Wie die Kantonspolizei bekannt gab, wurde gestern auch der 36-jährige Geschäftsführer der Sicherheitsfirma verhaftet. Gegen ihn wird auf kantonale Ebene wegen Verstosses gegen das Arbeitsgesetz und das Gesetz der privaten Sicherheitsfirmen, vor allem aber wegen Freiheitsberaubung und Gewalt gegen mindestens einen Asylbewerber ermittelt. Die Sicherheitsfirma wurde umgehend von ihren Aufgaben im Migrationswesen entbunden.

Die gross angelegte Anti-Terror-Aktion kam gestern vollkommen überraschend. Am Dienstag hatte Bundesanwalt Michael Lauber bei einem Besuch seiner Kollegen in Lugano noch im Geheimen Details des Einsatzes erörtert. Danach sprach er in der Universität von Lugano in einer von Justizdirektor Gobbi lancierten Veranstaltung über «Organisierte Kriminalität in der Schweiz». Über den bevorstehenden Grosseinsatz war bei dieser Veranstaltung nichts durchgesickert. Laut dem Lega-Staatsrat sagte der Bundesanwalt, dass die Migrationsströme die Gefahr brächten, dass auch Radikalisierte davon profitieren könnten. Die Schweiz ist gemäss Gobbi weniger Anschlagsziel, als «möglicher Rekrutierungs-, Beschaffungs- und Finanzierungsort» für Terroristen. Das Tessin sei «exponiert». Gobbi verweist auch auf das nahe Mailand: «Vor unserer Grenze liegt eine grosse Metropolitanregion mit allen Risiken, mit No-go-Zonen und problematischen Stadtvierteln.»

Aus dem Gebiet stammt auch ein Freund des «Jihadisten von Viganello», ein Marokkaner, der in Italien lebte und in der Schweiz K-1 trainierte. Er wurde sogar Schweizer Meister in der Kampfsportart. Vergangene Woche ist er in Mailand wegen IS-Unterstützung zu sechs Jahren Gefängnis verurteilt worden. Seine Frau erhielt wegen ähnlicher Vorwürfe eine Freiheitsstrafe von vier Jahren.

(Articolo di Lob Gerhard / Knellwolf Thomas)

Reclutatori dell’ISIS? Maxi-blitz e un arresto

Reclutatori dell’ISIS? Maxi-blitz e un arresto

Dal Giornale del Popolo | «Neanche noi siamo esenti dalla minaccia terroristica» – Il responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Sull’inchiesta abbiamo sentito il parere del responsabile del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Consigliere di Stato un’indagine di queste dimensioni con più di 100 agenti coinvolti, e relativa al terrorismo, è una prima nel nostro Cantone?

Sì, in effetti è la prima volta che siamo confrontati con un’operazione di tale portata in Ticino. Il tutto è partito a seguito di analisi e verifiche effettuate dall’intelligence della Polizia cantonale la quale verificate le ipotesi di reato ha passato il dossier nelle mani del Ministero pubblico della Confederazione, perché di sua competenza. E questo dimostra come sia stata una scelta strategica vincente, quella di aver creato questa cellula di intelligence. In questo modo monitoriamo i nuovi fenomeni legati al terrorismo che si possono presentare anche sul territorio ticinese. Inoltre questo caso conferma quanto abbiamo sempre detto e cioè che il Ticino e la Svizzera non sono obiettivi di attacchi, ma non sono nemmeno esenti dalla minaccia terroristica.

È stato anche perquisito un luogo di culto. Come giudica questo fatto?

Come ho detto a più riprese non tutti i luoghi di culto sono luoghi di radicalizzazione, ma è vero che i luoghi di culto vengono frequentati anche da personaggi radicalizzati e dai radicalizzatori. Ed è quindi importante avere un dialogo aperto e trasparente tra chi gestisce i luoghi di culto e le autorità, al fine di creare quel rapporto di fiducia necessario per evitare qualsivoglia pregiudizio. Ed è altresì fondamentale una maggiore vigilanza da parte delle comunità religiose. Del resto è anche nel loro interesse farlo.

Dopo questo caso i cittadini devono iniziare a temere l’incombere di atti terroristici anche in Ticino?

Non credo. Ma tutto ciò dimostra come le autorità siano attente a mantenere alta l’allerta. Un’attitudine confermata martedì sera all’USI dal procuratore generale Michael Lauber. Non bisogna mai abbassare la guardia sulle minacce che arrivano dalle organizzazioni criminali, ma creare antenne e anticorpi. A maggior ragione in questo periodo di feste di carnevale, in cui la sicurezza è garantita. Inoltre, il nostro essere sull’asse migratorio Nord-Sud ci espone in modo più evidente rispetto ad altri Cantoni a questo fenomeno legato al reclutamento da parte dell’ISIS.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Swiss police lead raids, arrest 1 in probe of ISIS recruiting

Swiss police lead raids, arrest 1 in probe of ISIS recruiting

Da FoxNews.com | GENEVA – At least one person has been arrested in southern Switzerland as part of a criminal probe over suspected recruiting for the Islamic State group or related organizations.

The office of the Swiss attorney general said more than 100 federal police searched several houses in the Italian-speaking Ticino region, as well as of a house of prayer.

The federal probe centers on two men of Swiss-Turkish and Turkish nationality for alleged violation of laws banning extremist organizations such as al-Qaida and the Islamic State group.

Articolo su Foxnews.com: http://www.foxnews.com/world/2017/02/22/swiss-police-lead-raids-arrest-1-in-probe-isis-recruiting.html

“C’è da essere preoccupati”

“C’è da essere preoccupati”

Da RSI.ch | Norman Gobbi sull’arresto per terrorismo: “Il Ticino e la Svizzera non sono esenti dalla minaccia terroristica, ma la guardia è alta”

“Non bisogna spaventarsi, ma preoccuparci sì”. Così si espresso il Direttore del dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo l’operazione anti terrorismo compiuta mercoledì in Ticino. “Quanto avvenuto, dice, conferma che il Ticino e la Svizzera non sono obiettivi di attacchi terroristici ma non sono esenti dalla minaccia terroristica. Il fatto che tutta questa operazione sia partita dall’attività di intelligence condotta dalla polizia cantonale in via preliminare per poi passare alla Confederazione per competenza, conferma come siamo attenti e vigili”.

Il consigliere di Stato pone l’accento sul problema dei flussi migratori collegati alla vicinanza geografica con la metropoli milanese, un fattore che espone maggiormente rispetto ad altri cantoni a questo tipo di minaccia, un motivo per cui tenere la guardia alta.

Nel caso di specie, la persona arrestata lavorava per una agenzia di sicurezza che veniva impiegata al centro degli asilanti di Camorino. “I controlli amministrativi, ha detto Gobbi, sono fatti a monte quando vengono rilasciate le autorizzazioni, poi spettano agli inquirenti, alla polizia giudiziaria ed al Ministero pubblico, fare le opportune verifiche come in qualsiasi caso dove vengono coinvolti agenti di sicurezza privata. In questo caso i controlli hanno funzionato”. Lo stesso ministro rileva come siano utili i controlli non solo sui migranti ma anche su chi risiede nel cantone, su mandato dei Servizi informativi della Confederazione.

Nel caso in oggetto Gobbi rileva che qualcosa nel processo di integrazione non ha funzionato. Da questo punto di vista chiede una maggiore vigilanza da parte delle comunità religiose nel segnalare persone che magari esprimono pensieri estremisti, anche a loro tutela per evitare nascere di pregiudizi, un dialogo auspicato dal responsabile del Dipartimento delle istituzioni ritenuto tuttavia “difficile”.

CSI/sdr

L’approfondimento al Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/C%C3%A8-da-essere-preoccupati-8759086.html

Ticino, blitz antiterrorismo

Ticino, blitz antiterrorismo

Da RSI.ch | Indagati due presunti reclutatori dell’IS. Arrestato un turco-svizzero. Cento agenti in azione. Perquisito anche un luogo di preghiera

Operazione antiterrorismo in Ticino, alla quale oggi, mercoledì, hanno preso parte oltre 100 agenti della polizia cantonale e federale e rappresentanti del ministero pubblico cantonale e di quello federale. Si è trattato di perquisizioni condotte in tutto il cantone nell’ambito di due inchieste separate. Una condotta dal Ministero pubblico della Confederazione (MPC), l’altra dalla procura cantonale che si incrociano poiché entrambe vedono coinvolte la stessa persona: un impiegato di una ditta di sicurezza del Bellinzonese il cui titolare è stato fermato, ma per altre ragioni.

La procura federale, si legge in un comunicato, indaga nei confronti di un imputato con doppia nazionalità (svizzera e turca) e di un cittadino turco, accusati di essere reclutatori dell’organizzazione Stato islamico. Una persona è stata arrestata, ed è stato perquisito anche un luogo di preghiera; qui, tuttavia, si legge in un comunicato, nessuno è stato arrestato. Si tratta della moschea di Viganello. I responsabili raggiunti telefonicamente dalla RSI hanno categoricamente smentito. Ma la conferma giunge dallo stesso Ministero pubblico della Confederazione.

A finire in carcere è lo svizzero-turco. Si tratta di un agente, di circe trent’anni, dell’agenzia di sorveglianza finita nei guai per le sue modalità di gestione e per almeno un episodio di violenza al centro per richiedenti l’asilo di Camorino (si veda il primo correlato) imputabile al suo agente. L’MPC, da noi contattato, non fornisce dettagli sulla posizione del secondo indagato.

La reazione della Lega dei musulmani in Ticino: “Noi non sapevamo nulla”

Reclutatori dello Stato islamico

Entrambi sono perseguiti per violazione dell’articolo 2 della legge federale del 12 dicembre 2014 che vieta i gruppi “Al-Qaïda” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, sostegno o partecipazione a un’organizzazione criminale e violazione del divieto di rappresentazione di atti di cruda violenza. Il sospetto è che siano state reclutate persone a favore dello Stato islamico o di organizzazioni associate.

ludoC/Diem

I servizi al Quotidiano e al Telegiornale: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-blitz-antiterrorismo-8758468.html

Swiss police stage raids in probe of Islamist groups

Swiss police stage raids in probe of Islamist groups

Da Reuters UK | Swiss police raided several houses and searched a mosque in the southern canton of Ticino on Wednesday as part of an investigation into suspected Islamist activity, federal prosecutors said.

More than 100 officers took part in the operation and arrested one man, the Office of the Attorney General (OAG) said in a statement.

The OAG said it was conducting criminal proceedings against two men, one with dual Swiss-Turkish citizenship and the other a Turkish citizen, based on suspicions of recruiting for Islamic State or associated groups.

One of the men was detained pending further enquiries, although the OAG did not specify which one.

The operation was part of an independent Swiss investigation and was unconnected to the truck attack at a Berlin Christmas market that killed 12 people in December, the OAG said.

Amis Amri, the Tunisian asylum seeker who drove the truck, had several links to Switzerland, and may have obtained a gun in the country.

The OAG has opened its own investigation against “unknown” persons in relation to the Germany attack.

Neutral Switzerland is not a primary target for Islamist attacks because it is not part of the military campaign against groups such as Islamic State, but the security threat level has been elevated, the NDB federal intelligence service said in its annual report last year.

The Swiss took a suspected Islamist leader into custody last year in their first arrest of a senior figure from a Salafist ring based in the northern city of Winterthur.

Authorities said Wednesday’s operation was not linked to Winterthur.

Swiss authorities believe more than 70 people have travelled to the Middle East to become jihadist fighters since 2001.

A Swiss court last year sentenced three Iraqis for terrorism offences, a verdict that the senior prosecutor said should send a message to jihadists not to see the country as an easy target.

The three main defendants, who had denied wrongdoing, were arrested in early 2014 on suspicion of planning terrorist attacks and helping Islamic State militants enter the country.

(Reporting by John Revill; Editing by Michael Shields and Gareth Jones)
http://uk.reuters.com/article/uk-swiss-raids-idUKKBN1611RJ

I radar saranno meno nascosti

I radar saranno meno nascosti

Dal Corriere del Ticino | L’ubicazione dei dispositivi mobili verrà indicata in modo generico: si conoscerà la regione, non il luogo e l’ora Il direttore delle Istituzioni: «Soluzione equilibrata che evade le richieste parlamentari e ne rispetta lo spirito»

In futuro i radar mobili saranno meno nascosti in Ticino. È quanto ha deciso il Governo, dando seguito alle indicazioni del Gran Consiglio che nell’aprile dello scorso anno aveva richiesto un cambio di registro a livello di controlli di velocità. Il volere del Legislativo – che mirava alla segnalazione dei dispositivi 200 metri prima della loro ubicazione – non sarà però applicato in tutto e per tutto. A essere attuati, ha infatti precisato ieri l’Esecutivo con una nota, saranno dei provvedimenti che rispettano «lo spirito» della decisione parlamentare. Come? Non verrà posato nessun cartello d’avviso – come avviene per i radar fissi – ma l’automobilista verrà reso attento della presenza di un dispositivo mobile in modo generico. «In sostanza – indica il Consiglio di Stato – i controlli radar saranno annunciati tramite i canali istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del cantone sono previsti rilevamenti di velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari d’attività». Ciò avverrà però solo sulle strade cantonali e comunali e non sulla A2, in quanto l’USTRA «ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza» fa sapere il Governo.

Una soluzione, questa, che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritiene «equilibrata, di buon senso e che evade le richieste parlamentari». Ad aver fatto cilecca – come anticipato lo scorso 20 settembre dal Corriere del Ticino – è invece stata la segnalazione dei radar mobili, proposta dalla maggioranza del Gran Consiglio con l’appoggio a due mozioni del 2014. E in tal senso il parere inserito dal Consiglio di Stato nel rapporto inviato a tutti i parlamentari non lascia dubbi: «Dai dati emerge che, quantomeno fra il cartello segnalatore e l’apparecchio di rilevamento, gli automobilisti abbiano viaggiato commettendo al massimo delle infrazioni lievi, mentre al di fuori dei 200 metri di distanza che superano la segnalazione e l’apparecchio, il sorpasso dei limiti di velocità avviene in maniera pressoché sistematica». L’Esecutivo evidenzia inoltre come durante il test della polizia cantonale «sono state commesse infrazioni aggravate e, in alcuni casi, anche particolarmente gravi e pericolose, tanto da farne considerare i conducenti, secondo la vigente legislazione federale, pirati della strada».

Anche per questo motivo, si aggiunge, «la segnalazione della rilevazione della velocità, così come chiesta dal Legislativo, sembra infondere una sensazione di falsa protezione nei conducenti». Il tutto, rileva il Governo, non contribuendo «né alla prevenzione né ad accrescere la sicurezza sulle strade». Le conclusioni contenute nel rapporto governativo sono quindi perentorie: «L’Esecutivo è ben cosciente che chi sarà colto in flagrante si sentirà perseguitato e vessato e tenderà a considerare il provvedimento un subdolo mezzo nelle mani di Cantone e Comuni utilizzato con l’unico scopo di “far cassetta”, anziché vederlo per quello che è: una conseguenza di un comportamento inosservante delle disposizioni e punibile dalla legge». Per contro con la soluzione degli annunci generici – tramite la pagina internet, l’app e i profili social della polizia cantonale, ma ripresa anche da radio, tv e giornali – il Consiglio di Stato reputa di non «azzerare il valore del controllo stesso, aumentandone inoltre il valore preventivo». Ma fino a che punto ci si spingerà nell’informare gli automobilisti? abbiamo chiesto a Gobbi. «Questa – ci spiega – sarà una delle decisioni che dovranno prendere dal punto di vista operativo i comandanti della polizia cantonale e dei corpi comunali, con l’obiettivo di avere un’applicazione uniforme sul territorio». Sulle tempistiche, invece, Gobbi non si sbilancia: «Il nuovo sistema sarà in ogni caso implementato nel 2017».

Da subito il Governo ha invece incaricato le Istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali. L’obiettivo? «Inserire l’obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strade che deve essere posta sotto controllo» precisa il Governo.

(Articolo di Massimo Solari)

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Controlli della velocità e sicurezza stradale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approfondito cinque aspetti sollevati dal Gran Consiglio nell’aprile 2016 sul tema dei controlli di velocità e approvato, nella sua seduta odierna, l’introduzione di una serie di misure per aumentare la sicurezza sulle strade del Cantone. Nel rispetto della volontà del Parlamento, il Governo ha, in particolare, deciso che gli apparecchi mobili di rilevamento della velocità saranno utilizzati dai Corpi di polizia ticinesi come strumenti di prevenzione e di controllo, attraverso una campagna di informazione anticipata.

Votando su due mozioni dedicate al tema dei controlli della velocità sulle strade ticinesi, nella seduta del 18 aprile 2016 il Gran Consiglio aveva incaricato il Consiglio di Stato di analizzare la fattibilità di alcune misure per la prevenzione degli incidenti. Il Governo ha svolto gli approfondimenti richiesti e ha ora presentato una serie di provvedimenti che rispettano lo spirito della decisione parlamentare.

Tra le decisioni del Gran Consiglio, come noto, figurava anche l’obbligo di segnalare la posizione degli apparecchi radar mobili. Grazie a una serie di esperimenti sul campo e a un confronto con le prassi in vigore in altri Cantoni, il Consiglio di Stato ha richiesto di individuare una soluzione per avvertire gli automobilisti – come auspicato dal Parlamento – senza per questo annullare completamente l’efficacia dei controlli. In sostanza, i controlli radar saranno annunciati tramite i canali di informazione istituzionali: gli utenti della strada saranno quindi a conoscenza che in una determinata regione del Cantone sono previsti rilevamenti della velocità, senza ricevere tuttavia indicazioni precise sull’ubicazione degli apparecchi e gli orari di attività. Per quanto riguarda invece l’autostrada A2, l’Ufficio federale delle strade ha categoricamente respinto l’idea di annunciare in anticipo i controlli sui tratti di sua competenza.
Per evitare il sovrapporsi di controlli radar a distanza troppo esigua nel tempo e nello spazio, il Consiglio di Stato ha inoltre incaricato il Dipartimento delle istituzioni di valutare una modifica del Regolamento della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali; l’intento è di inserire un obbligo di coordinamento per le attività dei radar mobili, o di ripartire in modo più rigoroso le competenze, in base al tipo di strada che deve essere posta sotto controllo.

Il Consiglio di Stato rimane convinto che la prevenzione sia lo strumento più efficace nell’ambito della lotta agli incidenti stradali e del miglioramento della sicurezza. Come già accade oggi, gli apparecchi mobili per il rilevamento della velocità continueranno a essere utilizzati come opzione secondaria, solo nei punti per i quali le misure di prevenzione non portano ancora ai miglioramenti auspicati.

“Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”

“Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”

Comunicato stampa della Polizia cantonale | La Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e il programma di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade Sicure”, invitano i conducenti a seguire nove semplici regole di comportamento contenute nell’opuscolo di fresca pubblicazione “Sicuri sulla strada – Buon viaggio in autostrada”. Regole che evidenziano in particolare i comportamenti corretti da seguire all’entrata e durante i viaggi lungo le autostrade, con l’obiettivo di diminuire sensibilmente gli incidenti della circolazione su questo tipo di arterie sempre più confrontate con un intenso traffico locale ed estero.

Il forte traffico, le ormai immancabili colonne, gli incidenti, la velocità, i cellulari, la vita professionale sempre più frenetica generano numerosi pericoli sulle nostre autostrade richiedendo ai conducenti di mantenere la concentrazione alla guida sempre alta poiché la minima distrazione può essere fatale. Per questi motivi le regole basilari di comportamento al volante devono essere conosciute e seguite alla lettera per non mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri utenti della strada.

La statistica degli incidenti della circolazione stradale, in particolare sulle autostrade, testimonia come il numero di incidenti tra il 2014 (343) e il 2015 (360) è aumentato di circa il 5%, benché le vittime siano leggermente diminuite (da 102 a 96). Riguardo al numero di morti in incidenti stradali in autostrada il 2016 è stato un anno tragico con ben sei vittime, contro un singolo decesso per anno nel precedente biennio.

Con la pubblicazione del nuovo opuscolo la Polizia cantonale, il Touring Club Svizzero e “Strade Sicure” intendono quindi sensibilizzare maggiormente gli utenti delle autostrade grazie alle semplici nove regole di comportamento da adottare quando si entra e si circola in autostrada, a salvaguardia della incolumità del conducente, dei passeggeri e degli altri utenti della strada.

Due funzionari del Dipartimento delle istituzioni indagati dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale

Due funzionari del Dipartimento delle istituzioni indagati dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale

Il comunicato stampa del mio Dipartimento

Nell’ambito dell’inchiesta in corso che vede coinvolto, tra gli altri, un collaboratore dell’Ufficio della migrazione, due funzionari del Dipartimento delle istituzioni sono stati interrogati e denunciati con l’ipotesi di reato di violazione del segreto d’ufficio.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha preso atto degli sviluppi dell’inchiesta e degli ulteriori accertamenti svolti dagli inquirenti.

Come già affermato negli scorsi giorni – e senza intaccare la presunzione d’innocenza –una vicenda del genere non può che suscitare amarezza, delusione e rabbia; i funzionari coinvolti in questa vicenda hanno infatti tradito la fiducia dello Stato e soprattutto dei cittadini, i cui interessi dovrebbero sempre essere posti al centro dell’attività professionale dei collaboratori di ogni pubblica Amministrazione.

Il Dipartimento sottolinea come nei nuovi casi emersi in queste ore è venuto a meno il rispetto degli obblighi e dei doveri dei collaboratori (sanciti per altro nell’articolo 29 della legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti). Si tratta pertanto di azioni che sfuggono al controllo del datore di lavoro e che non possono essere prevenute attraverso procedure interne più severe o riorganizzazioni degli uffici trattandosi di gravi mancanze nell’ambito della cultura professionale e dell’onestà del singolo individuo.

 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi assicura che gli Uffici coinvolti continueranno la loro piena e trasparente collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Assicura inoltre che gli abusi comprovati, anche in questi casi saranno trattati con la dovuta fermezza e severità compiendo i necessari passi amministrativi.

In questo senso il Governo, dopo aver ricevuto la notifica ufficiale dell’apertura di un procedimento penale da parte del Ministero pubblico, ha provveduto ad aprire formalmente un’inchiesta disciplinare e a sospendere il funzionario dell’Ufficio della migrazione arrestato la scorsa settimana.