Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta di martedì, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio relativo alla modifica dell’articolo 9a della Legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol) concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica. Nello specifico, la modifica proposta dal Governo prevede che spetterà sempre, come ora, all’Ufficiale di polizia decidere l’allontanamento di una persona dal suo domicilio così come il divieto di frequentare determinati luoghi, se questo mina alla sicurezza dei suoi familiari. Ciò senza tuttavia più coinvolgere sistematicamente la Magistratura, come avviene oggi. Verrà inoltre creata la base legale che permetterà al servizio competente per il sostegno e la consulenza agli autori di violenza domestica (Ufficio dell’assistenza riabilitativa) di ricevere tutte le decisioni di allontanamento e di contattare tutti gli autori. Una modifica tesa ad accrescere la sicurezza delle persone toccate da episodi di violenza domestica.

L’attuale art. 9a LPol è stato adottato il 27 febbraio 2007 quale misura preventiva con l’obiettivo di assicurare la protezione immediata della vittima indipendentemente dalla perseguibilità penale dell’atto di violenza. L’Ufficiale di polizia può decidere l’allontanamento per dieci giorni di una persona dal suo domicilio e vietargli l’accesso a determinati locali e luoghi, se essa rappresenta un serio pericolo per l’integrità fisica, psichica o sessuale di altre persone facenti parti della stessa comunione domestica. La vigente norma prevede il coinvolgimento sistematico del Pretore, che deve decidere la conferma o la revoca della misura dell’allontanamento.

Dall’esperienza di questi anni risulta che tutte le decisioni emanate dalla Polizia sono state confermate (dal 1. gennaio 2008 al 31 dicembre 2016 ben 616 decisioni di allontanamento), ad eccezione di una decisione, annullata a causa di lacune formali. Il Consiglio di Stato propone quindi di rinunciare al coinvolgimento obbligatorio del Magistrato per la conferma o revoca della misura dell’allontanamento. Tale provvedimento potrà comunque essere contestato, entro tre giorni dalla notifica, davanti al Pretore, ciò che consentirà la salvaguardia dei diritti delle persone interessate.

Il messaggio contempla anche la proposta di prevedere nella LPol la base legale per la trasmissione automatica delle decisioni di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), servizio competente per il sostegno e la consulenza in materia di violenza domestica, alfine di rendere possibile a quest’ultimo una presa di contatto proattiva con tutti gli autori di violenza domestica. L’approccio proattivo implicherà la presa di contatto con le persone violente, allo scopo di informarle rapidamente sui loro diritti e doveri e di dimostrare loro che possono ricorrere all’aiuto di servizi specializzati. Per fornire alcune cifre, nel 2016 l’UAR ha preso a carico, con il consenso dell’autore 81 persone nell’ambito della violenza domestica, contro le 76 del 2015.

Entrambe le proposte elencate vanno nella direzione auspicata dalla deputata Delcò
Petralli con la mozione del 27 giugno 2012 “Procedura in ambito di violenza domestica”.
Il Consiglio di Stato non ritiene tuttavia opportuno affrontare nell’ambito della LPol la questione del sostegno riabilitativo obbligatorio per gli autori di violenza domestica, pure richiesto dalla deputata nell’atto parlamentare citato. Tale questione necessita di approfondimenti che verranno effettuati dalla Commissione di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica. Con il messaggio in questione l’Esecutivo propone infine di istituire la base legale affinché le Polizie comunali, intervenute per conflitti in ambito famigliare, siano tenute a trasmettere automaticamente alla Polizia cantonale copia della documentazione relativa a tali interventi.

In generale, il messaggio governativo è volto ad accrescere la sicurezza delle persone
coinvolte in episodi di violenza domestica, mediante risposte più rapide ed efficaci da
parte delle autorità competenti. Un ambito, quello della violenza domestica, delicato e
sensibile, toccando la famiglia e quindi il nucleo della nostra società per il quale la
collettività chiede un intervento, a tutela anche delle generazioni future. Un ambito
all’interno del quale la sicurezza rappresenta un bene ancor più primario agli occhi delle persone toccate, che richiede un intervento deciso e responsabile da parte delle
Istituzioni.

Sempre meno furti in Ticino

Sempre meno furti in Ticino

Da Ticinonews.ch | Ecco il rapporto di attività 2016 della Sezione reati contro il patrimonio. In calo anche le truffe dei falsi nipoti

In Ticino anche nel 2016 i furti hanno fatto segnare nuovamente una importante diminuzione. Dal rapporto sull’attività della Sezione reati contro il patrimonio emerge infatti che lo scorso anno i furti (4’364, esclusi i furti di veicolo) sono ancora diminuiti del 14%.

A questo risultato hanno contribuito tutte le categorie, da quelli con scasso (1’557, -14%), a quelli senza scasso (2’340, -9%), a quelli commessi nei veicoli (467, -32%). Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni, la diminuzione è stata del 14% poiché sono passati dai 1’093 del 2015 ai 941 del 2016 (dal 2013 al 2016 si registra un -60%, da 2’328 a 941). Per quanto riguarda la totalità dei furti nelle abitazioni (compresi quelli senza scasso) la diminuzione è stata del 7%, dai 1’457 del 2015 ai 1’355 del 2016. Il 25% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati; la percentuale era del 35% nel 2015.

Il risultato positivo è dovuto ad un cambiamento nelle varie attività con una pronunciata e costante presenza capillare di agenti della Polizia cantonale sul terreno, in collaborazione con i partner della sicurezza (Polizie comunali e Guardie di confine), al costante lavoro di prevenzione e di analisi svolto quotidianamente nonché all’introduzione di mezzi tecnici e investigativi più performanti. In generale tutto il territorio cantonale, escluse alcune limitate zone, ha beneficiato della diminuzione dei furti.

Le indagini che hanno maggiormente impegnato la Sezione reati contro il patrimonio (RCP) nel 2016 sono legate a bande, composte da nomadi, albanesi e romeni, dedite ai furti con scasso in abitazioni e provenienti dalla vicina Italia e dalle nazioni dell’Est. In quest’ambito una complessa inchiesta condotta nel corso del 2016 ha permesso di porre fine alle attività criminali di una banda composta da oltre 20 autori, alcuni minorenni. Oltre una cinquantina i colpi da loro messi a segno in Svizzera con ingente refurtiva composta da denaro e gioielli. La base della banda era ubicata in un campo nomadi di Roma e da lì si spostavano verso nord utilizzando veicoli noleggiati in Svizzera. L’inchiesta, partita dal Ticino e non ancora conclusa, ha permesso di effettuare numerosi arresti pure in altri cantoni svizzeri. Un’altra indagine ha portato all’arresto di alcuni individui facenti parte di una banda dedita allo scasso che ha messo a segno 35 furti in poco più di due mesi. Valore della refurtiva circa 300’000 franchi. Un’importante inchiesta ha permesso inoltre di arrestare tre scassinatori albanesi che colpivano nella zona del Malcantone in abitazioni, case di vacanza e rustici. Gli scassinatori agivano in banda in un territorio molto vasto e si spostavano esclusivamente a piedi in zone boschive, anche impervie. Lo sforzo investigativo, che ha permesso di chiarire circa 110 furti avvenuti nel 2016 e una ventina tra il 2014 e il 2015, e sul terreno, con appostamenti e dispositivi congiunti, è stato notevole. Il loro fermo ha permesso di interrompere le scorribande.

Le aziende e i negozi non sono stati risparmiati dai malviventi. Particolarmente alcuni rivenditori del settore si sono visti alleggerire di diverse biciclette molto costose. Gli autori dei furti, di origine rumena e facenti parte di due distinti gruppi organizzati, si sono pure impossessati di alcuni volanti di prestigiose auto. Alcuni di loro sono stati identificati in fase di indagine. Per quanto riguarda i borseggi, è stata sgominata una banda che ha agito su tutto il territorio nazionale in modo meticoloso e sistematico (45 i reati commessi tra furti e prelievi di denaro contante). Si tratta di cittadini e cittadine bulgare che agivano nei supermercati, estremamente mobili ed organizzati da riuscire in una sola giornata a spostarsi in più cantoni della Svizzera. Alcuni componenti di questa banda sono stati condannati mentre altri sono ancora ricercati.

Le inchieste nell’ambito delle opere d’arte sono state una dozzina. In questo settore si evidenziano tre rogatorie provenienti da Francia, Italia e Svizzera (rogatoria intercantonale). Quest’ultima concerneva alcuni reperti archeologici egizi. Grazie alla collaborazione con il CCPD di Chiasso è stato restituito al legittimo proprietario un dipinto del famoso artista Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto. L’opera è stata sequestrata diversi anni fa. A livello locale è stato dissequestrato un dipinto di Filippo Franzoni che in passato era stato indicato come falso. Gli accertamenti esperiti hanno però permesso di ricostruirne la storia ed i passaggi di proprietà fino ai primi decenni del secolo scorso. Un‘ulteriore indagine ha portato alla luce il tentativo di vendita di alcune uova Fabergé. Le stesse, indicate come provento di un furto commesso all’estero, sono in realtà risultate delle copie dozzinali.

Al capitolo truffe dei falsi nipoti, si può affermare con soddisfazione che il fenomeno è sensibilmente diminuito grazie all’attività di contrasto e informazione effettuata negli scorsi anni. Le truffe portate a termine si sono praticamente azzerate ed i tentativi commessi tramite telefonate provenienti dall’estero si sono ridotti a poche decine. Il fenomeno è comunque ben presente negli altri cantoni della Confederazione e nel nord Italia e quindi bisogna continuare ad essere vigili. I risultati fin qui ottenuti premiano e gratificano il lavoro degli inquirenti e spronano a non abbassare mai la guardia. Parallelamente si è pure indagato su altre casistiche. Le vittime, persone anziane, venivano avvicinate da uomini che si fingevano impiegati di aziende elettriche o del gas. I finti impiegati, avanzando pretesti diversi e utilizzando a volte delle apparecchiature specifiche, riuscivano ad entrare in casa. Raggiunto lo scopo, chiedevano alle vittime di nascondere denaro e gioielli in un luogo indicato come sicuro. Dopodiché si impossessavano della refurtiva. In quest’ambito si segnalano tre colpi riusciti ed altrettanti tentativi.

In relazione ai rip-deal, alcune inchieste aperte nel 2015 sono continuate anche lo scorso anno. Una in particolare, relativa ad un bottino di 60 chili di oro, è ancora in corso in collaborazione con gli inquirenti italiani. Un ripdeal è stato portato a termine ad inizio novembre 2016 in un albergo del centro di Lugano. Vittime due cittadini stranieri residenti oltralpe che hanno consegnato 100’000 franchi in cambio di 86’000 euro, risultati poi dei “fac-simile”.

I casi di skimming (acquisizione illecita di dati) commessi in Ticino a danno di persone che utilizzano bancomat o altri apparecchi automatici funzionanti con carte di credito sono stati 5. Due nel Sopraceneri, nella prima parte dell’anno, e tre ad inizio novembre 2016 nel Luganese. Si segnala un nuovo sistema, non più basato sull’applicazione di un lettore dati sulla parte esterna del bancomat. Si tratta di un sottile lettore che viene introdotto nella fessura d’inserimento delle carte di credito che legge i dati senza ostacolare la normale funzione di immissione e di espulsione della carta. Nei casi in cui è stato usato questo stratagemma, tre lettori sono stati sequestrati e neutralizzati. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che i due autori, a volte in collaborazione con un complice, hanno effettuato skimming in sette altri cantoni svizzeri. L’inchiesta ha permesso di identificare in due cittadini bulgari gli autori dei reati, su cui pende un mandato di cattura.

Articolo: http://www.ticinonews.ch/ticino/366186/sempre-meno-furti-in-ticino

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Dal Giornale del Popolo | Il bilancio 2016 dell’attività della Polizia conferma la tendenza a una diminuzione dei reati/ Meno furti con scasso, più persone controllate. Gobbi: «Risultati frutto di scelte ben precise». Cocchi: «Sono contento»

I reati in Ticino nel 2016 sono aumentati, ma non in maniera così importante, se si guarda agli ultimi 8 anni, periodo nel quale sono sempre stati in diminuzione e, soprattutto, non così tanto come negli altri Cantoni svizzeri. A dirlo sono stati ieri i vertici della Polizia cantonale e del Dipartimento delle istituzioni (DI), convocando a Bellinzona la stampa per il bilancio 2016 d’attività della Polizia cantonale Nel “mare magnum” dei dati sui reati 2016, che saranno resi noti nei prossimi giorni in dettaglio, alcuni numeri saltano però all’occhio. E sono quelli relativi ai furti con scasso, «scesi del 14% rispetto al 2015 – ha precisato il comandante della Polizia Matteo Cocchi – e diminuiti del 60% se si confrontano i dati 2016 con quelli 2013». Non a caso «i furti con scasso – ha precisato Cocchi – erano una problematica quando sono arrivato, cinque anni fa, mentre oggi, grazie alla riorganizzazione interna, alla presenza più massiccia sul territorio di agenti e alla rinnovata collaborazione con le Guardie di confine e con le Polizie comunali», lo sono molto meno e per questo «sono contento». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il direttore del DI, Norman Gobbi. «Il successo della diminuzione dei furti con scasso, soprattutto nel Mendrisiotto – ha riferito – è ascrivibile a una migliore presenza della Polizia sul territorio, resa possibile anche dall’adeguamento degli effettivi ». «Nonostante un leggero aumento delle infrazioni – ha rilevato Paolo Bernasconi, collaboratore scientifico della Polizia – il 2016 è in linea con una riduzione degli stessi a livello storico». Sì, perché accanto alla citata diminuzione dei furti, v’è da registrare «una lieve diminuzione degli incidenti stradali – ha evidenziato il comandante –, una forte diminuzione delle vittime stradali (-19%) e un aumento dei nominativi controllati (+10%)». Particolare non trascurabile, a brillare l’anno scorso è stata anche la gestione di alcuni eventi, situazioni ed emergenze del tutto nuovi, «come la sicurezza garantita in occasione dell’inaugurazione della galleria ferroviaria di AlpTransit il 2 giugno scorso – ha rimarcato Gobbi – resa possibile grazie a un’unica condotta d’impiego tra Polizia cantonale e Polizia urana», una vera e propria «primizia a livello svizzero», ha precisato Cocchi, o «l’esercitazione “Odescalchi”, qualcosa di davvero nuovo ed eccezionale – ha continuato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni – con cui sono stati perfezionati i meccanismi di collaborazione tra Italia e Canton Ticino nell’ambito di vari partner di primo intervento». O ancora «la gestione dei flussi migratori, che, grazie alla preparazione degli enti coinvolti (esercito, polizia e uffici della migrazione) – ha aggiunto il ministro – ha permesso di evitare bivacchi all’aperto come in Italia, e assorbire al meglio una situazione davvero critica». Non meno rilevante, ha affermato il consigliere di Stato, è stata inoltre «la gestione di eventi internazionali, come il Festival del Film di Locarno », in piena emergenza terrorismo, cioè quando si era appena verificato l’attentato a Nizza e «le attenzioni e le misure di prevenzione sono state accresciute». Tutto questo, quando l’evoluzione della minaccia terroristica, ha indicato dal canto suo il comandante Cocchi, potrebbe creare problematiche anche in Ticino e per questo «deve obbligare le forze di polizia a trovare soluzioni». Come? Attraverso «un miglioramento dell’analisi del fenomeno e con un adeguamento dei dispositivi di sicurezza », ha puntualizzato Cocchi. Tra le novità in cantiere, vi è poi quella di arginare meglio la violenza domestica, attraverso un messaggio governativo ad hoc, ora sul tavolo del Consiglio di Stato, così «da abbassare il rischio recidiva ed evitare aggravi formali ai Pretori», ha affermato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Per la criminalità vita dura anche nel resto del Paese
Il 2016 in Svizzera si è distinto per un calo del 4,1% dei reati al Codice penale (CP). La diminuzione più sensibile riguarda i furti che hanno fatto segnare un -11% rispetto al 2015. Il trend positivo prosegue dal 2009 quando nella Confederazione si contavano 201 furti al giorno, contro 127 l’anno scorso. L’evoluzione è analoga per la criminalità minorile: rispetto al 2009 gli imputati di meno di 18 anni sono due volte meno numerosi. Questi i principali dati che emergono dalla statistica criminale di polizia (SCP) dell’Ufficio federale di statistica (UST) pubblicata ieri. La statistica non si limita alle violazioni del CP, che hanno raggiunto il livello più basso dal 2009, ma riguarda anche le infrazioni alla legge sugli stupefacenti (LStup), diminuite del 3,3%, quelle alla legge sugli stranieri (LStr, -0,7%) e quelle al codice della strada (stabili). Una tendenza inversa si registra riguardo alle calunnie e ingiurie. Le denunce sono aumentate del 16,5% da un anno all’altro e raddoppiate dal 2009, passando da 667 nel 2009 a 1.384.

Reati contro il patrimonio
Tra le infrazioni al CP, il 67,5% ha riguardato i reati contro il patrimonio. Un po’ meno della metà sono stati furti: circa 147mila nel 2016, che addirittura salgono a 189mila se si considerano anche i furti di veicoli. Un’altra percentuale importante di reati patrimoniali è rappresentata dai danneggiamenti alla proprietà: circa 44mila non in combinazione con furti. Con un nuovo calo di circa 20mila reati (-6,1%) tra il 2015 e il 2016, quelli contro il patrimonio registrano i valori più bassi dall’introduzione della nuova SCP nel 2009 (2016: circa 316mila; 2015: circa 336mila). Il calo più marcato riguarda i furti con scasso: -12,8% a circa 37mila.

Reati violenti
Per quanto concerne i reati violenti l’UST ha distinto quelli con una «violenza grave» dagli altri. Lo scorso anno i primi sono stati il 3,3% (3,2% nel 2015). Tra questi rientrano ad esempio gli omicidi (45 compiuti e 187 tentati), le lesioni personali gravi (573) e la violenza carnale (588). Complessivamente ne sono stati compiuti 1.407, 49 in più (+3,6%) rispetto all’anno prima. Rispetto al 2015 sono leggermente aumentate anche le lesioni semplici (+406, +5,5%), le coazioni (+260, +11,6%) e le vie di fatto (+275, +2,3%), mentre si è osservato un calo della partecipazione ad aggressioni (-106, -7,7%) e della partecipazione alle risse (-28, -3,0%).

Violenza domestica
Nel 2016 sono stati registrati 17.685 reati di violenza domestica (2015: 17.297, +2,2%). Nella maggior parte dei casi si trattava di violenza all’interno di una coppia. Il 42,2% (2015: 63,2%) degli omicidi consumati ha avuto luogo nella sfera domestica (ovvero 19 omicidi, 2015: 36). Questo dato è inferiore rispetto alla media degli ultimi anni (2009-2015: 26). Dalla statistica emerge che 18 delle 19 vittime sono state donne. Dato che i reati in relazione con la violenza domestica non danno sempre luogo a una denuncia, tali cifre non corrispondono alla violenza domestica nel suo insieme, ma soltanto ai reati segnalati e registrati dalla polizia, avverte l’UST.

Integrità sessuale
Lo scorso anno sono stati registrati 7.329 reati contro l’integrità sessuale. Le denunce hanno registrato un nuovo aumento, dell’8,5% (+573 reati rispetto al 2015), principalmente dovuto a un incremento dell’esercizio illecito della prostituzione (+211, +18,6%), della pornografia (+174, +15,6%), delle molestie sessuali (+132, +12,5%), della violenza carnale (+56, +10,5%) e del promovimento della prostituzione (+51, +39,2%).

Per il comandante servono analisi e dispositivi adeguati
«Terrorismo da tenere sott’occhio»

Per combattere la minaccia terroristica fondamentalista islamica occorre dialogare e collaborare maggiormente tra tutte le forze di polizia (cantonali e federali), anche perché l’evoluzione di questa minaccia potrebbe arrecare problemi anche al Ticino. Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale ticinese, non ci è andato giù leggero ieri, commentando gli attacchi internazionali che si sono verificati attorno ai nostri confini. Anche perché, forse, l’inchiesta della Polizia federale, partita proprio da un’indagine degli inquirenti ticinesi, che ha portato all’arresto di un presunto reclutatore dell’ISIS nell’ambito della vicenda Argo 1, qualche attenzione l’ha sollevata.

Dialogo e collaborazione però non bastano. È corretto comandante?
Certamente, servono anche un miglioramento della capacità di analisi e dispositivi adeguati. Inoltre, visto che non è possibile sapere quando un attentato terrorista si verifica, occorre aumentare anche la celerità d’intervento. Non da ultimo, è altresì importante anche la formazione e la sensibilizzazione del personale di polizia.

Un’altra sfida citata ieri in conferenza stampa rimane quella del flusso di migranti.
Sì, giacché il flusso non terminerà nel 2017 e neppure nel 2018. Grazie però a una pianificazione a lungo termine, già attivata nel 2015, abbiamo raggiunto risultati lungimiranti, tant’è vero che l’anno scorso siamo stati in grado di reagire velocemente non appena la situazione è diventata più critica. Molto importante e centrale in questo ambito è il lavoro di collaborazione tra i vari Stati Maggiori di Polizia.

Un risultato di tutt’altro tipo, ma comunque vincente, l’anno scorso l’avete raggiunto con la formazione delle Guardie pontificie.
In effetti, va sicuramente fatto un plauso a chi ha visto più in là, permettendoci di arrivare per primi. L’accordo di formazione sottoscritto con la Guardia pontificia è stato sicuramente un ottimo risultato.

La manifestazione non autorizzata di sabato scorso a Berna, in cui sono rimasti feriti otto agenti di polizia, ha riportato alla ribalta il tema della violenza nei confronti della Polizia.
Questo fenomeno c’è e deve preoccupare, tanto più che è in aumento. Sono situazioni che allarmano e devono far pensare. È importante che le Istituzioni reagiscano. Occorre insomma dare una risposta anche a livello normativo e mi sembra che si stia andando in questa direzione.

A Rancate si va sul… sicuro

A Rancate si va sul… sicuro

Da laRegione | Stanziato quasi un milione a copertura del servizio di sicurezza al Centro temporaneo migranti – Il Cantone ha già assegnato l’incarico (dietro concorso) alla Securitas. Ci si prepara a fronteggiare i flussi sino al prossimo ottobre.

Al Dipartimento delle istituzioni (Di) si monitora la situazione giorno per giorno. Al Centro unico temporaneo di Rancate, operativo dall’agosto scorso, negli ultimi tempi le presenze sono passate, infatti, da poche unità a qualche decina. Da Berna, del resto, le previsioni sono chiare: alla frontiera sud ci si deve aspettare l’arrivo di flussi migratori pari, almeno, a quelli registrati nel 2016. Occorre farsi trovare pronti. Una necessità dichiarata dal governo cantonale. Che ha cominciato a prendere le sue contromisure. Così ieri è arrivato il via libera a un credito di poco meno di un milione – si parla di circa 952mila franchi – a copertura delle spese per il servizio di sicurezza che sarà garantito all’interno della struttura da oggi all’ottobre prossimo. Un servizio che sarà commissionato alla Securitas. Di fatto si tratta di una conferma: la ditta aveva già assicurato la sorveglianza a Rancate, oltre a essere referente per i punti di accoglienza della Protezione civile del Mendrisiotto. Il Cantone, in effetti, ha già assegnato in via ufficiale il mandato. E l’impressione è che si sia voluti andare sul… sicuro. Un incarico affidato dietro concorso pubblico: il bando era stato pubblicato a inizio gennaio, raccogliendo tre candidature, tutte, si tiene a precisare da Palazzo delle Orsoline, in linea con i criteri stabiliti. Inutile dire che questa decisione del Consiglio di Stato giunge sulla scia del ‘caso Argo 1’. Ciò ha portato a irrigidire i parametri di scelta? «Li avevamo già irrigiditi in precedenza – ci fa notare il direttore del Di Norman Gobbi –. Nell’ambito del mandato diretto avevamo fissato gli aspetti richiesti, ad esempio quanto a esperienza nella gestione dei migranti – qui in situazione disagiata – in strutture simili, organizzazione e rispetto del contratto collettivo di lavoro. All’epoca si trattava di una situazione di urgenza, vedendo in seguito la necessità di strutturare l’attività 2017, si è proceduto con il concorso pubblico».

‘Qui si sono seguite le procedure’

Insomma, nella prassi quello di Rancate e quanto emerso di recente non sono casi sovrapponibili. «La gestione è stata completamente diversa: le formalità e le procedure sono state seguite», ribadisce il ministro. D’altro canto, nel Centro ci si trova a tu per tu con persone considerate su suolo svizzero irregolarmente e che, dunque, attendono di essere riammesse in Italia attraverso un iter semplificato. Di conseguenza serve un dispositivo ad hoc, flessibilità e reattività in base ai flussi. A questo proposito, quando si prevede ci si ritroverà confrontati con arrivi importanti al confine? «Già in questi giorni ricevo quotidianamente le informazioni sul numero di persone che pernottano al Centro di Rancate – ci illustra Gobbi –. E pur in modo empirico si nota come vi sia un incremento in questi ultimi tempi, in particolare rispetto a febbraio. Anche le cifre delle Guardie di confine sulle entrate illegali in due mesi sono triplicate. Ciò dà già un chiaro segnale sulla presenza di diverse persone che vanno gestite con questa procedura. Per esemplificare, a Rancate si passa dalle 6-10 alle 20-30 unità». Cantone e Confederazione su questo fronte si sanno muovendo di concerto. Una intesa che appare definita pure dal profilo finanziario: le trattative sono aperte. Obiettivo, staccare una copertura alla pari (al 50 per cento) dei costi globali. Una divisione a metà, così come era accaduto nel momento di attivare la struttura. A conti fatti, da agosto 2016 a ottobre 2017, la sicurezza peserà sui bilanci, si stima, per oltre 1,8 milioni di franchi. «Il ruolo e l’attività che stiamo svolgendo – tiene a sottolineare il capodipartimento –è a beneficio della Confederazione e pure degli altri Cantoni. Stiamo lavorando su più tavoli proprio perché è una situazione nuova e che perdura, come vediamo da queste cifre di inizio anno. Quindi l’impegno della Confederazione – ribadisce Gobbi – deve esserci. D’altro canto, come detto stiamo svolgendo un compito congiunto nell’ambito della riammissione semplificata. In tal senso anche i costi operativi che ne derivano vanno ripartiti».

(Articolo di Daniela Carugati)

Centro unico temporaneo di Rancate – Servizio di sicurezza

Centro unico temporaneo di Rancate – Servizio di sicurezza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha approvato una richiesta di credito da 952’300 franchi per garantire – nei mesi fra marzo e ottobre 2017 – il servizio di sicurezza nel Centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate, che accoglie gli illegali in attesa di essere riammessi in Italia. Il Governo si prepara così a rispondere agli arrivi previsti nei prossimi mesi alla frontiera ticinese, che nei loro volumi – in base alle previsioni della Segreteria di Stato della migrazione – confermano in tendenza le cifre registrate nel 2016.

Il Centro unico temporaneo di Rancate – aperto alla fine di agosto dello scorso anno – accoglie i migranti entrati illegalmente sul suolo elvetico, in attesa della riammissione in Italia secondo la procedura semplificata. Prendendo atto delle stime della Confederazione in merito ai flussi migratori previsti per i prossimi mesi estivi alla frontiera italo-elvetica, lo scorso 3 gennaio il Consiglio di Stato ha pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso pubblico per assegnare – a un operatore esterno – il servizio di sicurezza nella struttura. Entro il termine di consegna, fissato per il 6 febbraio 2017, sono state presentate tre offerte che rispondono ai criteri stabiliti dal Governo – in particolare per quanto riguarda l’esperienza della gestione dei migranti in strutture simili, il rispetto del contratto collettivo di lavoro, la solidità organizzativa e la disponibilità di una sede in Ticino, di almeno 50 agenti e di un servizio di picchetto in grado di intervenire con un preavviso massimo di 2 ore.

Tenendo conto del preventivo di spesa contenuto nella candidatura risultata vincitrice, la spesa totale per il servizio di sicurezza nel Centro di Rancate – fra i mesi di agosto 2016 e ottobre 2017 – potrebbe attestarsi a 1,866 milioni di franchi. A questo proposito, il Consiglio di Stato ha avviato una discussione con le autorità federali per ottenere una copertura dei costi pari al 50% del totale: la Confederazione ha infatti a suo tempo finanziato in questa percentuale anche i costi di attivazione della struttura.

Il Consiglio di Stato reputa lungimirante e opportuna la scelta di affidare a un’impresa specializzata i compiti di sorveglianza nel Centro unico temporaneo per migranti di Rancate; in questo modo, è possibile impiegare in maniera più mirata le risorse dello Stato, concentrandole su compiti prioritari come le attività di prevenzione e repressione del crimine. Questa modalità di lavoro permette inoltre di reagire in modo più tempestivo ed efficace in caso di aumento o riduzione delle necessità di sicurezza nel Centro di Rancate.

Il rischio di attentati resta

Il rischio di attentati resta

Da RSI.ch | Il maggior pericolo in Svizzera sono attacchi jihadisti di piccoli gruppi o individui isolati

Il Quotidiano, 14.03.2017 su PlayRSI: https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/14-03-2017-il-piano-contro-il-terrorismo?id=8850730

La minaccia terroristica resta presente anche in Svizzera, dove il rischio maggiore è quello di un attacco da parte di individui isolati o piccoli gruppi, secondo il terzo rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista.

Il terzo rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista (in francese)

Lo scorso anno il Servizio delle attività informative della Confederazione ha identificato 497 internauti che hanno diffuso dalla Svizzera materiale di propaganda jihadista, mentre ha consigliato di respingere 14 domande d’asilo per motivi di sicurezza. Attualmente sono invece 60 i procedimenti penali aperti nei confronti di individui che si sono uniti a organizzazioni terroriste. In totale sono 81 le persone partite dalla Svizzera per la jihad, di cui 30 con passaporto rossocrociato.

Dal terzo trimestre del 2017 sarà messo in atto un piano per contrastare la radicalizzazione delle persone, con azioni non solo di sicurezza ma anche di prevenzione e sorveglianza.

ATS/sf

Articolo: http://www.rsi.ch/news/svizzera/Il-rischio-di-attentati-resta-8849053.html

‘Lealtà verso lo Stato’

‘Lealtà verso lo Stato’

Da laRegione | ‘La dichiarazione di fedeltà alle leggi è una scelta di vita’, avverte Gobbi dopo l’arresto di funzionari per il caso permessi

La dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi «è fondamentalmente una dichiarazione d’amore verso lo Stato: con essa si fa una scelta di vita». Che poggia sulla «fiducia» accordata dallo Stato ai tutori dell’ordine e sulla «lealtà» di questi ultimi nei confronti dello Stato e dunque «dei cittadini». Non sono state certo parole di circostanza quelle che Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni, ha pronunciato sabato a Castione davanti agli agenti diplomati alla Scuola di polizia (edizione 2016) del quinto circondario prima della loro dichiarazione di fedeltà, per l’appunto, a Costituzione e leggi. Una cerimonia tenutasi a neanche un mese dagli arresti, fra gli altri, di tre (di cui due ex) collaboratori dell’Ufficio cantonale della migrazione per il giro di permessi falsi in odor di corruzione. E dall’apertura di un procedimento penale per violazione del segreto a carico di una dipendente sempre della Migrazione e di un impiegato del Contact Center dell’Ufficio esecuzione. Brutte storie. Gobbi ha quindi ricordato il sanguinoso tentativo di evasione dal penitenziario della Stampa avvenuto il 3 ottobre 1992: protagonisti «alcuni detenuti che riuscirono a corrompere degli agenti di custodia». Venticinque anni dopo, ha aggiunto il ministro, «altri pubblici funzionari – e lo dico con ancora il groppo allo stomaco – hanno tradito la fiducia riposta in loro dallo Stato». Bisogna però guardare avanti: e allora «credo che i nostri nuovi agenti di polizia sapranno rispondere alle aspettative di questo cantone e dei suoi cittadini».

Quarantaquattro, stando alla nota diffusa dalla Cantonale, le divise uscite con successo dalla Scuola 2016: ventiquattro gendarmi (Polizia cantonale), sedici agenti comunali, due della Polizia dei trasporti e due della Polizia cantonale dei Grigioni. A loro, e in particolare agli agenti ticinesi, si è rivolto anche Matteo Cocchi. «Oggi, dichiarando fedeltà alla Costituzione e alle leggi, vi impegnate pure dal punto di vista etico e morale – ha sottolineato il comandante della Cantonale –. Vi impegnate a svolgere una professione che durante il periodo di formazione vi è costata sudore e sacrifici. Spero che sappiate ricambiare la fiducia dello Stato, che a voi delega il compito di garantire la sicurezza e il mantenimento dell’ordine pubblico legalmente costituito, con un comportamento irreprensibile, sia in servizio che nel tempo libero». Di qui il richiamo «a utilizzare con buon senso i ‘social’: prestate grande attenzione ai toni che usate e ai temi che affrontate, perché voi rappresentate sempre lo Stato». Questione sicurezza: «Anche per lo scorso anno le statistiche sulla criminalità in Ticino sono positive, indicano una diminuzione dei reati». Ma, ha avvertito Cocchi, «non dobbiamo abbassare la guardia».

Al Centro EventMore di Castione è intervenuto pure il direttore delle strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini. La cerimonia dell’altro ieri ha infatti interessato anche sette neodiplomati della Scuola agenti di custodia e tre del Servizio gestione detenuti. Le strutture detentive, ha evidenziato Laffranchini, «sono confrontate con una costante sovraoccupazione: stanno gestendo quasi novanta detenuti in più al giorno rispetto a soli cinque anni fa. Vi chiederò dunque di lavorare di più per un numero maggiore di detenuti». In questo contesto, ha continuato Laffranchini appellandosi al senso di responsabilità di chi opera professionalmente dietro le sbarre, «una distrazione, una disattenzione, magari dopo otto ore di lavoro a costante contatto con la popolazione carceraria, possono avere pesanti conseguenze». Il responsabile delle strutture carcerarie cantonali non lo ha detto ma lo ha lasciato intuire: servirebbero più agenti di custodia. In Gran Consiglio c’è chi però invoca ulteriori risparmi nell’Amministrazione…

(Articolo di Andrea Manna)

Per far fronte a tutte le esigenze

Per far fronte a tutte le esigenze

Da laRegione | È stato inaugurato ieri a Mendrisio il Centro di pronto intervento – Il sindaco Croci: ‘Un centro che darà all’intera regione quella capacità e quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze’ – Pompieri, Protezione civile, Polizia comunale (e in futuro anche Cantonale) hanno aperto le porte della propria ‘casa’ alla popolazione

Pompieri da un lato, Protezione civile e polizia dall’altro. Nel mezzo il palco e il pubblico che, per l’occasione, ha trasformato lo spazio – solitamente tecnico – in un’agorà. E così, ieri, si è inaugurato il Centro di pronto intervento di Mendrisio (Cpi). Il percorso per arrivare alla realizzazione della struttura, ha ricordato il sindaco Carlo Croci durante il suo intervento, si è protratto per diverso tempo: «Un lavoro che è iniziato anni e anni fa. Sembra ieri, ma il lavoro è stato avviato nella legislatura 20042009», periodo nel quale si constatò che c’era «una situazione di base precaria, non più adatta a poter sostenere le nuove esigenze che i tempi richiedono agli enti di pronto intervento». Prende così forma il «progetto denominato ‘Fuori Porta’ dell’architetto Mario Botta». La prima fase si è dunque conclusa, aprendo le porte alla seconda fase che porterà nel Centro anche la Polizia cantonale. Il tutto per un costo totale di «circa 45 milioni di franchi – ha spiegato Croci –, con un impegno a carico della Città di 26, 27 milioni». Quello di ieri è dunque stato un «momento storico: un lavoro iniziato nel 2004 che si conclude (nella sua prima fase) il 12 marzo 2017». Mendrisio, è stato ricordato, negli ultimi anni e in quelli a venire, non è rimasta ferma. In tal senso il sindaco ha citato la nuova stazione, il centro Supsi («che arriverà»), l’Accademia di architettura, il Centro Filanda, il Museo d’Arte e piazzale alla Valle: «Strutture urbane che permetteranno la crescita» della città. Ora un altro tassello, il Cpi, «un centro che immaginiamo possa dare alla città di Mendrisio e all’intera regione quella capacità, quella possibilità di far fronte a tutte le esigenze di pronto intervento che oggi si ripetono continuamente». Come detto, quanto visibile oggi si è sviluppato grazie alla mente dell’architetto Mario Botta, il quale, insieme al suo studio, ha intrapreso il progetto otto anni fa. Da allora – spiega – si è «lavorato incessantemente a conferma di quel processo lungo, talvolta silenzioso, discreto ma necessario per poter portare a termine una costruzione pubblica». Edificio che, a tutti gli effetti, è la «porta d’ingresso alla parte alta di Mendrisio».

In arrivo la Polizia cantonale

«L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere» ha detto dal canto suo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Nel suo discorso, il consigliere di Stato ha quindi effettuato una ‘radiografia’ del momento: «Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste di intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta – ha specificato – ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia». Per Gobbi, quanto messo in atto «ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità della vita della popolazione momò». Ed è qui, inoltre, che si inserisce «il progetto del Centro di pronto intervento a Mendrisio», che «è diventato parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale.

Una giornata di festa

Come vuole la tradizione, a conclusione degli interventi, dopo la benedizione da parte di don Claudio Premoli e l’esecuzione del Salmo svizzero da parte del Gruppo Otello, si è proceduto al taglio del nastro. Taglio che ha dato il ‘la’ ai festeggiamenti continuati per l’intera giornata: dagli gnocchi per tutti, alle visite guidate agli spazi e ai servizi del Cpi, oltre all’animazione per bambini e all’esposizione del parco veicoli degli enti ‘inquilini’. Una giornata di porte aperte alla ‘porta d’ingresso’ di Mendrisio.

(articolo di Stefano Lippmann)

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’inaugurazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio | Fa stato il discorso orale

Signor Sindaco di Mendrisio Carlo Croci,
Parroco di Mendrisio Don Claudio Premoli,
Signor Architetto Mario Botta,
Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a questa giornata inaugurale.

Era il 2012 quando, con il mio Dipartimento e il Municipio di Mendrisio, ci siamo interrogati per la prima volta sulla possibilità di insediare la Polizia cantonale nel nuovo Centro di pronto intervento del quale inauguriamo oggi la prima tappa. L’obiettivo era chiaro fin da subito: mettere sotto lo stesso tetto le unità di pronto intervento e rafforzare in questo modo la collaborazione tra enti e la presenza della Polizia nella regione del Mendrisiotto, aumentando gli effettivi che operano per la sicurezza dei cittadini 24 ore su 24.

L’incremento di agenti nella regione di frontiera è una risposta doverosa alle minacce con le quali il nostro Cantone è stato confrontato nell’ultimo decennio, come ad esempio l’internazionalizzazione e la serialità dei delitti, conseguenza inevitabile dell’apertura delle frontiere. Le periferie ticinesi sono diventate infatti mete più ambite per commettere furti rispetto ai centri urbani. Il lavoro degli agenti del Sottoceneri è risultato più intenso negli ultimi anni anche a causa dell’aumento dell’intensità dei flussi migratori e quindi delle richieste d’intervento da parte del Corpo guardie di confine federale per le entrate illegali. Gran parte di questa tipologia di richiesta ha interessato infatti unicamente il Mendrisiotto, per la presenza dei principali punti d’accesso per i clandestini. Una situazione che non ci aspettiamo migliori, dipendente dalla difficile situazione internazionale, ma per la quale ci siamo dimostrati pronti, reagendo con fermezza intensificando i controlli, creando un centro a Rancate che permettesse di gestire al meglio la riammissione semplificata in Italia. Una risposta che ha avuto come effetto secondario un beneficio sulla sicurezza in generale, e quindi sulla qualità di vita della popolazione momò.

Il progetto del Comparto di pronto intervento a Mendrisio è diventato in questo senso parte della strategia nella pianificazione logistica della Polizia cantonale, grazie all’ottimo lavoro svolto in fase di progettazione da parte delle due polizie – la cantonale e la comunale. I vantaggi che potremo trarre dall’insediamento della cantonale in questi spazi tra qualche anno sono diversi.

Innanzitutto, favorirà una migliore ripartizione degli agenti nel Sottoceneri. La sede di Chiasso ha permesso infatti di raddoppiare i posti di pronto intervento e ha dimostrato, già nei primi mesi di attuazione, una maggiore efficienza. Il Centro che inauguriamo oggi consoliderà questa impostazione, con degli importanti adeguamenti in ambito logistico, a favore del personale e di un miglior servizio all’utenza.

L’evoluzione dei furti nel Mendrisiotto negli ultimi dieci anni ha dimostrato come questa nuova impostazione sia vincente. In seguito a un consistente aumento dei furti dal 2006, dal 2015 grazie al rafforzamento delle forze di polizia nella regione si è registrata una flessione in controtendenza rispetto alla media decennale. Questo per me – e l’ho ribadito più volte negli incontri con gli agenti – è un traguardo importante, poiché dimostra che con la regionalizzazione delle gendarmerie, decisa dal sottoscritto nel 2014 insieme al Comando della Polizia cantonale, stiamo percorrendo la strada giusta.

In conclusione, sono certo che continuando a unire gli sforzi, potremo gettare le basi per migliorare l’operato di tutte le forze dell’ordine presenti sul territorio. Insieme potremo contare un domani su una Polizia al servizio dei ticinesi, che abbia sempre in mente la propria missione, ovvero la sicurezza di tutti i cittadini. Che abbia come suo punto forte la capillarità sul territorio, ottimizzando le risorse a disposizione: per una Polizia sempre più efficace, efficiente e pronta all’azione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni